
Il Re Nero è un romanzo di fantascienza italiana ambientato in un'Emilia futuristica e distopica, le città di Reggio, Modena e Bologna si sono fuse per dare vita alla Polis Aemilia, un'isola di ordine e tecnologia avanzata che cerca di isolarsi dal caos esterno.
L’investigatore privato Riccardo Mieli viene incaricato di un caso impossibile: dimostrare l'estraneità dell'onorevole Mattia Raimondi dal brutale omicidio di una prostituta, nonostante prove schiaccianti che sembrano condannarlo senza appello.
Mieli non è un uomo comune; porta su di sé le cicatrici di un passato traumatico come cavia umana per il tentacolare Policlinico di Modena, dove il suo sangue unico veniva utilizzato per stabilizzare impianti biotecnologici.
Mentre l'indagine si dipana tra i lussuosi palazzi dell'Acropoli e le desolate Zone Blu della periferia, riemergono gli spettri della Crisi dei Dissonanti, un'ondata di follia omicida che anni prima aveva rischiato di distruggere la regione.
Nell'ombra, una figura enigmatica e letale nota come il Re Nero muove le sue pedine in una spietata partita a scacchi contro le autorità della Polis. Mieli si ritroverà coinvolto in una vasta cospirazione scientifica e politica, dove il confine tra uomo e macchina si fa sempre più sottile e la sopravvivenza della Polis stessa dipende dalla capacità di affrontare i propri demoni genetici.
Citazioni da Il Re Nero
Non gli erano mai piaciuti gli ospedali. L’idea stessa di ammassare tutte insieme le persone malate aveva qualcosa di innaturale.
Pagina 21 | posizione 249-251
La più grande magia di quei tempi era l’esercito instancabile di psicologi (o terapeuti del lavoro, come preferivano essere chiamati) insediato nelle ricche profondità del tessuto sociale. Come grassi parassiti succhiavano i deliri e le paure dei padroni per poi distorcerli e adattarli alle loro parcelle.
Pagina 30 | posizione 401-402
Dare un giorno di vantaggio a Mieli avrebbe reso la sfida ancora più interessante. D’altra parte, negli scacchi, è il bianco a muovere per primo.
Pagina 33 | posizione 452-453
Cosa devo fare perché qualcuno, per una volta, si mostri felice di vedermi?
Pagina 36 | posizione 494-495
Una colpevolezza granitica.
Pagina 40 | posizione 564-565
un passato orribile, cucito al presente da profonde cicatrici.
Pagina 44 | posizione 618-620
Si sedette sul letto, massaggiandosi una spalla. Le dita sfiorarono le molte cicatrici che aveva deciso di non eliminare con banali interventi di chirurgia plastica. Perché il suo mondo funzionasse, aveva bisogno di ricordare continuamente da dove veniva.
Pagina 56 | posizione 819-820
La microcriminalità, gli stupri, i borseggi e tutti i tributi da pagare alla modernità
Pagina 70 | posizione 1046-1047
Attaccano me, ma il vero bersaglio è il partito. Tuttavia, la politica non è più quella di un tempo e oggi la mia caduta non danneggerebbe più di tanto l’ideologia di cui sono portavoce.
Pagina 72 | posizione 1087-1088
In primavera bastava allontanarsi di poco dalla città per non sentire più il pesante respiro di Polis Aemilia: un mostro di cemento, acciaio e accordi fiscali che prosperava nella monotona pianura padana, tra sacche di illegalità e città morenti.
Pagina 73 | posizione 1095-1096
Quell’avvocato era un tipo strano. Di un’antipatia quasi studiata a tavolino, eppure con un acuto senso dell’umorismo.
Pagina 76 | posizione 1156-1158
Non lasci niente al caso, vero? — Stai scherzando? Tutto quanto è casuale. lo metto solo in moto le probabilità e cerco di essere nel posto giusto al momento giusto.
Pagina 77 | posizione 1168-1169
Quartieri ordinati, strutture e infrastrutture, servizi e benessere sociale; uno specchietto per allodole destinato ad attirare il substrato di povertà indispensabile al prosperare della Città Stato.
Pagina 95 | posizione 1458-1459
Annusò l’aria. Introdursi in casa altrui era un rito carico di significati. Ogni ambiente era pieno dell’essenza di chi vi abitava, saturo di abitudini e di routine.
Pagina 101 | posizione 1563-1564
Sono troppo incazzato e teso dopo le tre ore che ho passato lì dentro per preoccuparmi della sensibilità di una tizia che sventra cadaveri.
Pagina 132 | posizione 2065-2067
Non gli piaceva volare in quel modo perché si sentiva isolato dal mondo. Alti nel cielo, da soli, non si potevano cogliere le infinite sfumature della gente che camminava per strada, non si potevano rubare piccoli segreti da un gesto, da uno sguardo o una parola.
Pagina 136 | posizione 2130-2131
La debolezza di Polis Aemilia era la convinzione che tutti i suoi nemici fossero all’esterno della città.
Pagina 143 | posizione 2222-2225
È lei l’uomo delle ipotesi, Mieli. lo mi limito a raccogliere dati, metterli uno accanto all’altro e trarre conseguenze dalle cause. — Sta parlando del suo lavoro o della sua vita? — Fa differenza?
Pagina 143 | posizione 2233-2234
Vede, Mieli, lei vive qui e odia Polis Aemilia, ma non la comprende. — Il leggero accento croato speziò ogni parola, prima di sparire di nuovo.
Pagina 144 | posizione 2249-2250
A differenza dei più, se non capiva qualcosa, o se percepiva riferimenti a cose che non conosceva, il medico preferiva tacere.
Pagina 292 | posizione 4686-4688
Krajicek, il fatto che lei apra la gente morta non le dice niente sulle sue capacità di giudicare le persone vive?
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