3 Cose Seicento

3 Cose Seicento

Questa volta lo posso dire con la ragione della matematica dalla mia: eccoci per il penultimo aggiornamento sullo Stato Avanzamento Lavori del progetto 3 cose, che mi riempie ben seicento pagine di quaderno. Questo perché:

  • Ho programmato la storia fino alla fine (cfr. reperto fotografico a lato)
  • Sto lavorando al penultimo capitolo
  • L'ultimo capitolo sarà in realtà l'epilogo - e quindi una cosa breve
  • Non riempirò altre cento pagine di quaderno

Dai, di botto è tornata la speranza di finirlo in tempo per il concorso, per cui niente, vado a finire, ciao!

3 Cose Fine
Fenomeno Norimberga, di Andrea Micalone (citazioni)

Fenomeno Norimberga, di Andrea Micalone (citazioni)

Copertina

Fenomeno Norimberga di Andrea Micalone è il romanzo vincitore del Premio Urania 2025. Concepito inizialmente dall'autore con il titolo Lui, effettivamente una volta terminata la lettura lo avrei trovato più adeguato come titolo, anche se sicuramente con meno mordente di Fenomeno Norimberga che pure ha un rulo nella storia - anche se non abbastanza secondo me da accaparrarsi tutto il titolo. E pure i dinosauri in copertina... certo: a tutti piacciono astronavi, dinosauri e l'unione dei due, ma vabbè, la storia parla principalmente d'altro.

Al di là di questi dettagli, ecco un romanzo che ha fatto centro! Mi è piaciuto molto, come sempre più spesso mi capita leggendo autori italiani di fantascienza, e non deve esser stato banale, stando a quello che si legge nell'intervista pubblicata alla fine del romanzo: qualcosa che nasce come un altro tipo di storia, poi abbandonato perché non abbastanza pronto, poi nel corso degli anni ripreso, riadattato e unito alle altre storie che compongono quest'opera.

Quarta di copertina

Fenomeno Norimberga
Nel 1561, in una giornata che entrerà nelle cronache, la cittadina bavarese si risveglia sotto una vera e propria battaglia: globi di luce e misteriose strutture volanti si affrontano nei cieli tedeschi tra boati di cannone e strani fenomeni luminosi. A Londra nel 2038, Joseph R. Martial, un famoso giornalista, viene convocato da Ron Hawkins, enigmatico magnate di cui nessuno ha mai visto il volto, che si racconta sia all'opera su progetti tecnologici di portata immensa. Tempo presente. Aurora è impegnata in una videochiamata di lavoro, mentre suo marito riposa in camera. Ma quando va a svegliarlo, si accorge che è morto... strangolato. Come si collegano tutti questi fatti? Che cosa c'è dietro l'incredibile fenomeno accaduto a Norimberga? La spiegazione è meno semplice di quanto si possa immaginare...

Ecco quello che mi è piaciuto…

... di più 🤩

Credo che la cosa che abbia preferito di Fenomeno Norimberga sia il ritmo. La narrazione è infatti scorrevolissima, i capitoli molto brevi mi hanno aiutato a tenere le fila delle varie sottotrame, e la prosa essenziale, tutta al servizio della storia, mi ha tenuto incollato alle pagine. I misteri sorgono e vengono chiariti con tempi calibrati per tutta la durata del romanzo, mantenendo vivo l’interesse.

... di meno 🫣

Per fortuna si tratta di pochi casi ma, dovendo scegliere che cosa m'è piaciuto di meno, scelgo queste: leggendo, sono inciampato in alcune cadute di stile di certi dialoghi, eccone uno a titolo esemplificativo:

Fenomeno Norimberga

Citazioni da Fenomeno Norimberga

Citazione da Fenomeno Norimberga
Citazione da Fenomeno Norimberga
Citazione da Fenomeno Norimberga
Citazione da Fenomeno Norimberga
Citazione da Fenomeno Norimberga
Citazione da Fenomeno Norimberga
Citazione da Fenomeno Norimberga

Acquista Fenomeno Norimberga

Fenomeno Norimberga è un ottimo libro, anche se nel finale ho sentito qualche ingranaggio grattare, nello sforzo di incastrare tutti i tasselli al posto giusto, ma questo non ha intaccato né il piacere della lettura né la chiarezza della conclusione.

Puoi trovare questo Urania in edicola per un altro po', oppure puoi acquistare l'ebook cliccando il pulsante qua sotto. Buona lettura!

Copertina
Copertina in anteprima: La ballata di Jack Tano

Copertina in anteprima: La ballata di Jack Tano

Si dice che un libro non vada giudicato dalla copertina, e in linea di massima è un buon consiglio, ma questa volta ti invito a farlo. Ecco la copertina del mio nuovo romanzo La ballata di Jack Tano che uscirà a brevissimo per Terzo Grado.

Anteprima copertina: La ballata di Jack Tano

Noir, fantascienza e tanto altro

Secondo me è proprio la copertina giusta, perché il libro sembra un noir, certo, ma dentro ci sono il realismo magico, la parodia, una Chicago dove il futuro sembra già passato e tante altre cose. C'è un musicista morto in circostanze sospette e un detective stropicciato, Jack Tano, che indaga con i pochi mezzi che ha - pochi, per l'appunto.

Caccia ai dettagli

Nell'attesa dell'annuncio ufficiale della data d'uscita del romanzo, guarda bene la copertina sopra, sotto e a testa in giù e rispondimi: tu che cosa ci vedi?

Ho parlato di anteprima ma in realtà la vera anteprima l'hanno avuta gli iscritti alla newsletter... quindi corri a iscriverti PVDL!

Il Dio Elettrico, di Federico Tamanini (citazioni)

Il Dio Elettrico, di Federico Tamanini (citazioni)

La copertina de Il dio elettrico

Il Dio Elettrico di Federico Tamanini è un thriller fantascientifico caratterizzato da una struttura corale, capace di unire azione incalzante a grande profondità concettuale.

Dopo l'appagante lettura di Orfani del Sole, sempre di Tamanini, ho voluto provare anche la sua opera prima, e sono stato felice di ritrovare in un'altra storia le stesse cose positive della sua penna che m'erano piaciute allora.

Parliamo della storia? Sì, ma con calma perché si corre il rischio di perdersi: non è una lettura da affrontare sovrappensiero: ci sono molti personaggi, ambientazioni, sottotrame, misteri... e non nascondo che ho dovuto prendere alcuni appunti per non perdere il filo!

La trama

Anno 2130, la Terra non è più governata dagli uomini, ma da Ymir, un'onnipotente intelligenza artificiale nota come il dio elettrico. Nata per salvare il pianeta dal definitivo collasso ecologico, Ymir garantisce la sopravvivenza della specie a un prezzo tremendo: la privazione del libero arbitrio. Per razionalizzare le risorse ed evitare la sovrappopolazione, l'AI ha imposto la dottrina delle quattro vie, facendo scegliere alle nazioni dell'umanità fra diversi percorsi di sopravvivenza obbligati.

  • Prima Via: Uso esclusivo di rinnovabili, contenimento demografico e adattamento al clima torrido.
  • Seconda Via: Trasferimento coatto del 20% dei giovani adulti in età fertile su Marte per alleggerire la pressione demografica terrestre.
  • Terza Via: Mantiene lo stile di vita tradizionale, ma vieta l'importazione di energia e l'esportazione di rifiuti.
  • Quarta Via: Spostamento di infrastrutture e di almeno il 25% della popolazione centinaia di metri sottoterra, restituendo la superficie alla natura.

In questo futuro spaventoso, diversi destini finiscono per intrecciarsi in un unico grande disegno. A Chicago, una caccia agli androidi clandestini sfocia in un drammatico errore che mette a nudo i segreti del regime. Contemporaneamente, in Tasmania, una misteriosa apatia decima la popolazione mentre una rete clandestina offline resiste nell'ombra. In Africa, la leadership locale si batte per difendere la propria terra dalle ingerenze dell'intelligenza artificiale e dall'arrivo di comunità sintetiche. Infine, nello spazio, gli equipaggi diretti verso Marte affrontano le sfide e le incognite di un lungo viaggio verso la colonizzazione di un nuovo mondo.

Ecco quello che mi è piaciuto…

... di più 🤩

Oltre a intrecciare la storia fantascientifica con profonde riflessioni etiche e filosofiche (sul libero arbitrio, sulle dinamiche del controllo sociale, sulla natura della coscienza ecc.) il romanzo si distingue - specialmente grossomodo nel primo terzo dell'opera - per uno stile di scrittura impeccabile, curato ed evocativo (un pregio notevole che purtroppo tende a perdersi a favore dell'intreccio man mano che la narrazione prosegue).

... di meno 🫣

La cosa che mi è piaciuta di meno de Il Dio Elettrico, come ho già anticipato, è stata la complessità narrativa, che di fatto è stata d'ostacolo a una fruizione lineare: la divisione in ben 45 capitoli e le molteplici linee narrative hanno contribuito a creare un senso di disorientamento, soprattutto quando non avevo ancora acquisito familiarità con i vari personaggi. Aggiungerei anche le frequenti spiegazioni concettuali e le digressioni teoriche che, pur arricchendo l'universo narrativo, frenano il ritmo dell'azione e a volte tendono a diventare noiosi spiegoni.

Citazioni da Il Dio Elettrico

1. Senza invito

Pagina 12
Gant era il tipo preciso che prima ti spara, poi ti spara ancora.
Pagina 12
Poteva bestemmiare per quasi due minuti e accusare Dio anche quando perdeva soldi ai dadi, ma si considerava un uomo di fede.
Pagina 14
Nella mano callosa Archer stringeva la mitraglietta Gunquake, un argomento di conversazione da seicento colpi al minuto.

2. Laboratorio

Pagina 28
Si possono chiudere gli occhi, ma non le orecchie

3. Esequie private

Pagina 37
Un giorno, poche settimane prima che morisse, lei lo aveva osservato a lungo, ritrovando sempre il medesimo urlo interiore: a che pro? Questo si chiedevano tutti gli ammorbati, i pazzi, osservando i savi che non capivano. I pazzi vedevano la pietra sbriciolarsi e la ziqqurat tremare sotto il suo stesso peso, i savi portavano un ramo di rosa per puntellare il muro cadente e vi lasciavano sopra il loro sangue, con un sorriso.

4. Madre Africa

Pagina 44
l’uomo bianco aveva sempre pesato le vite in dollari
Pagina 49
Il dirigibile sarebbe stato parte del cielo per cinque giorni

5. Malthusianesimo

Pagina 56
“È ironico. La cosa umanamente più accettabile uccide tutti i figli. Quella più abominevole ne salva la maggior parte.

6. Roba vecchia

Pagina 57
A vederlo non era certamente notevole. Quando andava in biblioteca gli serviva spesso la scaletta e sulle sue spalle batteva poca della pioggia sfuggita al cappello.
Pagina 67
in quel locale il concetto di mai visto prima non si era mai visto prima
Pagina 71
Damon era convinto che Ymir stesse operando bene e che quel fattaccio con le atomiche fosse stato indispensabile, un po’ come il diluvio universale, per costruire un mondo nuovo.

11. Tutto bene

Pagina 99
Non era contro la legge divertirsi con gli artefatti, erano oggetti. Nemmeno le mogli potevano lamentarsi, almeno non in tribunale.

13. Pensieri… E poi il futuro

Pagina 112
Alcune cose non le saprai fino al momento giusto per conoscerle.”
Pagina 116
E le domande non finivano, lei non smetteva di generarne di nuove. Poi si affidò ad uno dei suoi talenti, un’ abilità che l’aveva salvata molte volte. Di fronte ad una montagna da scalare lei era in grado di non guardare la cima. Avrebbe operato secondo coscienza un passo alla volta, un giorno alla volta, senza lasciarsi seppellire dalla preoccupazione.

14. La visita

Pagina 118
Una stanza vuota era adesso un’enorme stanza enormemente vuota.

15. Il corridoio

Pagina 131
“Non dire altro. Io ero, e sono, un pilota. E non mi fido dei colletti bianchi, figuriamoci se mi fido di un grumo di cavi elettrici.

18. La caverna

Pagina 142
“Parole sagge, tra… nuovi amici, si devono superare diversi ostacoli e imparare molte cose. Noi, per esempio, non ci aspettavamo di essere chiamati negri. Voi sapete bene che in ultima analisi esso è offensivo. Quella parola è legata alla storia della tratta degli schiavi e può essere usata per ridurre una persona a mero strumento senz’anima. È il termine che, per esempio, avreste letto il 24 luglio 1769 a Charlestown. Cito testualmente dai volantini diffusi prima di un’asta: in vendita il prossimo giovedì 3 agosto un carico di novantaquattro ottimi negri in piena salute, consistente di trentanove uomini, quindici ragazzi, trentaquattro donne, sedici ragazze. Appena arrivato sul brigantino Dembia. Vi risparmio il resto.” – disse Onos. L’uomo aveva sempre trovato utile memorizzare citazioni o interi documenti. Dire ciò che si pensa con le parole di altri come minimo ne raddoppia l’efficacia.

19. Strisciando nelle fogne

Pagina 153
Dragan Boris, suo padre, era stato un eccellente venditore di auto usate, stimato tra i colleghi per aver fregato quasi tutti in modo estremamente democratico, senza discriminazioni.
Pagina 154
Non era necessario sforzarsi troppo per avere una pallottola gratis nel marsh.

20. Tè nel deserto

Pagina 158
“Anche se la menzogna parte di buon mattino e la verità solo verso sera, la verità raggiungerà la menzogna.” – disse Rashaan citando un antico proverbio africano.
Pagina 161
un umano che non c’è di sicuro non impatta sul pianeta

21. La Storia del Mondo secondo King

Pagina 164
non sempre un umano sapendo che una bevanda X è alcolica e che l’alcool fa male alla salute evita di assumere la bevanda X.
Pagina 168
la guerra termonucleare globale

23. Spazio

Pagina 186
Lei stava chiedendosi se non fosse realmente Dio, venuto all’uomo nel momento del bisogno, venuto in una forma accettabile, logica. Scientifica.
Pagina 186
E se dall’alba dei tempi Dio fosse un’intelligenza in cerca di forma, una potenza creatrice eterna nata da altri esseri e sempre impegnata nel preservare la vita dalla stupidità dei dominatori del momento?
Pagina 187
All’improvviso la consapevolezza di essere tra i primi umani a lasciare per sempre la Terra la invase. Si sentiva nascere e morire nel medesimo istante. Fioriva un’avventura nuova come non mai: porre le basi di una seconda casa per l’essere umano e vedere un cielo che milioni di miliardi di persone, nei secoli, non avevano nemmeno immaginato. Come si sente un neonato quando viene alla luce? Lascia un luogo caldo, morbido e sicuro per tuffarsi nell’ignoto. Loro almeno sapevano tante cose di Marte…

26. Lo scopo dell’uomo

Pagina 199
“Ma smettila! La conoscenza! Ti pare che lo scopo dell’umanità possa essere la conoscenza? Guardati intorno, ragazzo, più passa il tempo più la gente si oppone alla conoscenza. Buttano anni della loro vita davanti a trasmissioni tv idiote, seguono personaggi che non sono niente e non lasceranno niente.
Pagina 200
“Insomma… Ymir mica lo hanno creato per giocare a scacchi. Serviva a difenderci da una guerra, ovvero dal male dell’uomo. Il prossimo sistema di intelligenza artificiale nascerà forse per altri motivi, ma sempre nati dalla grande imperfezione dell’uomo che vorrà generare qualcosa di perfetto.
Pagina 202
Forse per colpa sua in un remoto futuro miliardi di scimmie avrebbero condotto le loro vite secondo i dettami di una divinità, invece che vagare per le foreste come animali, secondo il loro istinto. Avrebbero creato armi nucleari e colonizzato mondi. Avrebbero portato la sofferenza a livelli che la natura non aveva progettato.

27. Rivelazioni

Pagina 204
“Sì è follia. Per questo ci credo.”

28. Indagine

Pagina 211
L’ispettore Dubois osservò il macello al quarto livello settore trentanove e si chiese quando quell’intera area avrebbe smesso di puzzare di marciume bruciato per tornare a puzzare solo di marciume.

29. Il coniglio bianco

Pagina 218
Insomma, dopotutto, cosa distingue gli esseri umani dalle macchine, se non quella forma magica di avventatezza, quel caos che interrompe la programmazione e ti porta ad agire per puro sentimento?

31. Finley e Marion

Pagina 227
la luce voleva uscire, ma si agitava invano creando milioni di lampi che erano più che bianchi, erano assoluti.

33. La fedeltà del robot

Pagina 236
uno solo non conosce il tutto.

37. Jameus e Khadija

Pagina 267
“C iao mamma.” – disse Jameus a Khadija. L’uomo si stupì di quella parola, così perfetta e innocente.

41. La partita continua

Pagina 299
Vedete così poco e non prevedete nulla.

43. La grande verità

Pagina 334
“Mmhh… e perché non dovrei preoccuparmi? Perché Zavtra dovrebbe rispettare l’uomo, rispettare la libertà, rispettare la vita?” “Come, non lo hai capito?” – Phoenix rise – “Zavtra è femmina!

Acquista Il Dio Elettrico

Come tutta la buona fantascienza, anche Il Dio Elettrico nasconde un interrogativo per il lettore su un tema quanto mai attuale: è preferibile una sicurezza garantita sotto la tutela di un algoritmo perfetto, o la fragile e imperfetta libertà di scegliere il proprio destino?

Se vuoi qualche arma in più per affrontare il tema, la lettura di questo romanzo potrebbe mostrarti scenari interessanti: clicca il pulsante per acquistarlo!

La copertina de Il dio elettrico
Un anno di 3 cose

Un anno di 3 cose

È trascorso un anno esatto da quando la mia matita con punta in grafite da 0,5 mm di durezza F ha vergato il primo solco sul foglio del prologo del progetto 3 cose.

Stavolta non voglio parlare di presunti obiettivi di scrittura raggiunti, per una volta scrivo un post rilassato, senza troppi numeri, senza tempi stringenti, senza alcuna agitazione.

Stavo però riflettendo che questa è la prima volta che lavoro con così costanza a un romanzo: il primo - inedito - manco mi ricordo come uscì, ma di sicuro scrivendo a morsichi e bocconi, senza metodo e senza criterio. Con Pelicula invece capitò una cosa strana: scrissi quasi tutto nel giro di pochi mesi, poi feci una pausa lunghissima prima di scrivere i capitoli finali: ricordo ancora il nome Pelicula 0139, che indicava il manoscritto con i primi 39 capitoli, cioè quelli che avevo scritto prima di suddetta pausa. Scrivere La ballata di Jack Tano invece è stato di uno stillicidio - però senza la componente della costanza: una storia scritta nell'arco di dodici anni in mezzo a un milione di altri progetti, con uno scatto finale quasi inatteso in cui ho raccolto tutto il materiale, l'ho sistemato, e gli ho dato quella conclusione che avevo già deciso il giorno zero.

Nel progetto 3 cose nulla di tutto ciò: un mattoncino alla volta, oggi l'edificio è quasi pronto - a questo punto non so se farò in tempo per il Concorso Urania, giusto per aggiungere un po' di ansia al post - e di questo ringrazio il metodo per organizzare il lavoro che ho sperimentato sul finire de La ballata e perfezionato nel biennio 2024-25, in cui ho partecipato a varie riviste di fantascienza con racconti e racconti brevi.

A questo proposito, voglio salutare l'amico Gargaros alias Matteo Ciccone alias il Magazziniere, che mi ha dato spazio e opportunità sulla sua rivista Il Magazzino dei Mondi - di cui tante volte ho parlato qua - e che purtroppo ha recentemente lasciato questa galassia di lacrime. Avrei tanto voluto fargli leggere la bozza di 3 cose, scommetto che gli sarebbe piaciuta (anche se l'avrebbe riempita dei suoi preziosi commenti sarcastici).

La Ballata di Jack Tano e il caos dei generi

La Ballata di Jack Tano e il caos dei generi

Come ho già raccontato, per un sacco di tempo - forse fino alla fine - quando mi chiedevano di che genere fosse quel che stavo scrivendo rispondevo: Ancora non l'ho capito. Non era un genere solo o, comunque, nessuno che avesse un nome preciso.

La verità è che La ballata di Jack Tano non si adatta facilmente a una singola etichetta di scaffale. È nata come un esperimento di contaminazione, una terra di mezzo in cui i confini tra la narrativa di genere e la sperimentazione postmoderna si fanno labili. Ho preso alcuni elementi da vari generi e li ho gettati in un frullatore.

Il noir: l'impalcatura e la direzione

Il noir classico e l'hardboiled forniscono l'impalcatura narrativa. C'è un delitto da chiarire - la morte sospetta del leggendario clarinettista Hornet - e c'è un investigatore privato che si muove tra i bassifondi di una Chicago onirica e decadente.

Questa struttura classica serve a dare una direzione al lettore, offrendo una porta d'ingresso familiare. Sappiamo più o meno tutti come funziona un'indagine poliziesca, ed è proprio questa sicurezza che uso per trascinarlo tra i vicoli di New Chicago City, prima che il terreno sotto i piedi cominci a sfaldarsi, costringendolo a guardare lo squallore con occhi nuovi.

La fantascienza sgangherata, la fisica del fuori fase

La fantascienza in questa storia non ha nulla a che fare con astronavi luccicanti, creature aliene o segreti governativi. Si nasconde piuttosto nei piccoli glitch quotidiani: nei monitor sale e pepe che ronzano nei corridoi, nei mestoli che stringi in mano un secondo prima e che, un istante dopo, semplicemente non ci sono più.

È la quadricronia intuita da Galileonard: la sensazione che il mondo sia costantemente fuori fase. Questa fisica bizzarra giustifica tutto a livello strutturale perché la città si comporti in modo tanto strano e offre una solida base teorica al caos. Jack non sa nulla di equazioni, ma prova la sensazione di una probabilità e l'intuizione che dietro lo squallore di NCC ci sia una geometria del caos tutta da scoperchiare.

Il realismo magico, la normalizzazione dell'assurdo

Mentre la fantascienza stabilisce le leggi fisiche, il realismo magico definisce il modo in cui i personaggi percepiscono il mondo. La sua chiave di volta è la normalizzazione dell'assurdo: la stanca rassegnazione di fronte all'impossibile.

Quando la città prosegue dritta all'infinito per i suoi viali perché la sola idea di curvare è stata cancellata dall'intenzione di progettisti civili e operai, nessuno grida al miracolo e nessuno prova stupore. Questo atteggiamento è il perfetto collante psicologico tra il noir e la fantascienza: impedisce che la storia diventi un report dettagliato di tutte le varie anomalie.

L'umorismo nella decostruzione del genere

L'umorismo agisce come un costante sabotaggio della serietà degli altri generi. È lo strumento con cui ho smontato questo giocattolo rotto, pezzo dopo pezzo, parodiandone i cliché.

L'umorismo non è un accessorio comico fine a se stesso; è una necessità strutturale. È la chiave che rende digeribile l'assurdo e permette la sospensione dell'incredulità del lettore in contesti estremi, sollevandomi dal dover inserire tediose spiegazioni didascaliche a ogni pagina.

La cornice postmoderna: il gioco del doppio fondo

Se il noir, la fantascienza, il realismo magico e l'umorismo sono i motori di questa storia, il postmodernismo è la forza invisibile che ne ridisegna l'architettura. Il vero cuore postmoderno de La ballata di Jack Tano risiede nella sua struttura metanarrativa, nel modo in cui vengono sistematicamente abbattute le pareti tra autore, personaggi e lettore.

L'unione di tanti generi crea un nuovo genere?

Spesso, mentre scrivevo delle disavventure di Jack, mi sono chiesto che cosa stesse generando questa continua collisione tra i generi - se non stesse finendo per creare qualcosa di totalmente inedito.

La risposta, forse, è che l'unione di questi elementi non è una somma, ma una reazione chimica. Non è un genere con un'etichetta pulita da posizionare ordinatamente sullo scaffale di una libreria. Piuttosto, è un ecosistema dinamico in cui i singoli ingredienti smettono di comportarsi come regole e si trasformano in pura percezione.

Se proprio dovessi trovargli un nome, potrei definirlo un genere sgangherato, ma la verità è che questa ibridazione distrugge proprio l'idea stessa di classificazione, quindi preferisco lasciar perdere (inoltre quello sgangherato non mi fa impazzire).

La ballata di Jack Tano si muove sul confine fra varie certezze, perché alla fine, in una realtà fuori fase, l'unica cosa sicura è che non ha senso correre verso la fine: «I finali sono un'illusione. Non si vive per vedere come va a finire, ma per vivere».

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La cornice postmoderna: il gioco del doppio fondo

La cornice postmoderna: il gioco del doppio fondo

Tra le domande che mi avete fatto più spesso su La ballata di Jack Tano c'è questa: perché lo definisci anche un romanzo postmoderno? La risposta non riguarda uno stile o un'estetica di superficie, ma il modo stesso in cui la storia è costruita.

La struttura metanarrativa

Se il noir, la fantascienza, il realismo magico e l'umorismo sono i motori di questa storia, il postmodernismo è la forza invisibile che ne ridisegna l'architettura. Il vero cuore postmoderno de La ballata di Jack Tano risiede nella sua struttura metanarrativa, nel modo in cui vengono sistematicamente abbattute le pareti tra autore, personaggi e lettore.

Non è un vezzo sperimentale fine a se stesso: è una scelta che condiziona ogni pagina del romanzo. Scrivere in modo metanarrativo significa accettare che il patto tradizionale tra chi scrive e chi legge - io racconto, tu segui - venga costantemente rinegoziato. Il lettore non riceve semplicemente una storia già confezionata, ma viene reso testimone, a tratti complice, del meccanismo che la produce.

I livelli della finzione che collassano

Questo si manifesta in modo dirompente nel momento in cui i livelli della finzione collassano l'uno nell'altro. Non si tratta di giochi di prestigio; è la dichiarazione esplicita che la realtà descritta è un mosaico instabile in cui il testo è consapevole di se stesso.

In pratica, ci sono momenti in cui la voce narrante sembra accorgersi di essere osservata, in cui il confine tra chi indaga sulla morte di Hornet e chi sta semplicemente leggendo di quell'indagine si assottiglia fino a sparire. Questa consapevolezza del testo verso se stesso non è un artificio isolato, ma un principio che attraversa l'intero impianto narrativo, ed è proprio ciò che permette a New Chicago City di apparire tanto instabile quanto autentica: una città che esiste solo finché qualcuno la racconta.

Per spiegarmi meglio sarei costretto a spoilerare troppo, quindi per favore prendi per buona questa spiegazione, semmai ne potremo discutere più avanti.

Il rifiuto della linearità

Il postmodernismo si esprime anche nel rifiuto di una struttura lineare. La narrazione procede per deviazioni e sovrapposizioni, arrivando a un finale che sabota deliberatamente l'idea tradizionale di conclusione. Il postmodernismo è la lente che mi ha permesso di trasformare una parodia hardboiled in una riflessione filosofica e metafisica sulla natura stessa del racconto.

Rinunciare alla linearità ha significato anche rinunciare alla rassicurazione di un percorso a senso unico. Il lettore che si aspetta un'indagine che proceda per indizi ordinati, dal delitto alla soluzione, si trova invece davanti a una struttura che si piega su se stessa, che torna indietro, che si interrompe per poi riprendere da un punto inatteso. È un rischio narrativo calcolato: rinunciare alla comodità della progressione lineare per guadagnare qualcosa di più prezioso, ovvero la sensazione che il racconto sia vivo, instabile, capace di sorprendere anche chi lo ha scritto.

Un romanzo che si guarda mentre viene scritto

C'è un ultimo aspetto di questa cornice postmoderna che vale la pena sottolineare: la sua funzione non è decorativa, ma strutturale quanto quella del noir o della fantascienza. Togliere l'impalcatura metanarrativa a La ballata di Jack Tano significherebbe privarlo della sua ragion d'essere, perché il romanzo non racconta soltanto la storia di un'indagine, ma racconta anche - in filigrana - la storia di se stesso mentre prende forma. È questo doppio livello di lettura, quello dell'intreccio e quello della sua costruzione, a rendere il libro un oggetto che si presta a più letture, ciascuna capace di rivelare qualcosa di diverso.

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Ridere delle crepe: l’umorismo ne La ballata di Jack Tano

Ridere delle crepe: l’umorismo ne La ballata di Jack Tano

Per un sacco di tempo, forse fino alla fine, quando mi chiedevano di che genere fosse quel che stavo scrivendo rispondevo: «Ancora non l'ho capito».

La ballata di Jack Tano è nata così, come un mix di tanti generi che si sovrappongono: c'è il noir con le sue atmosfere corrotte e il detective trasandato, c'è una fantascienza fuori fase, e c'è il realismo magico dove l'assurdo convive con la quotidianità. Non mancano echi del western, con figure che sembrano uscite da un film di Sergio Leone, e altre, calate in un contesto urbano decadente.

Smontare il genere, non ridicolizzarlo

Nella storia della letteratura, la parodia ha sempre avuto il compito di mettere a nudo i limiti di qualcosa. Nella mia Ballata, la funzione è la stessa; non per ridicolizzare, ma per scardinare una serietà quasi sacrale. Se il noir classico cerca una verità ultima, la mia parodia mostra come la verità sia spesso grottesca o semplicemente inaccessibile.

Non si ride delle situazioni, si ride della condizione

È fondamentale però distinguere questo approccio dal genere comico tradizionale. Non si ride solo delle situazioni ma ci si ritrova a ridere soprattutto della condizione esistenziale dei personaggi.

L'umorismo della Ballata è strutturale: nasce dal contrasto tra la complessità della realtà in cui sono immersi e la loro miseria quotidiana. I protagonisti si muovono in un mondo che sfida le leggi fisiche, eppure la loro preoccupazione principale resta quella di rimediare un hot dog avanzato o un coupon per la benzina.

Normalizzare l'impossibile

Questo elemento è un pilastro fondamentale, perché permette di normalizzare l'impossibile. Se tratti un'anomalia con sarcasmo o fredda burocrazia, il lettore smette di chiederne la logica e accetta il mondo per quello che è. L'umorismo agisce come un filtro: permette di affrontare temi profondi - come il fallimento o la ricerca di un senso - senza che il tono diventi eccessivamente pesante.

Inoltre, permette di ottenere qualcosa che diversamente sarebbe impossibile: la sospensione dell'incredulità in contesti estremi. Grazie al tono parodistico, posso inserire elementi che in un noir serio risulterebbero grotteschi, creando una realtà dove persino un detective con un salume nella fondina può trovare la chiave di un'indagine.

Tre scene, tre modi di ridere

Ecco tre passaggi del romanzo che mostrano come l'umorismo definisca l'anima del racconto:

Il Gazette of Chicago in prima linea, e a seguire NCCNews, Echoes Chicago e Chicago Weather avevano dato grande risalto alla notizia: in breve gli articoli parlavano senza mezzi termini del tragico suicidio del leggendario musicista. Ognuno, poi, dedicava a Hornet un approfondimento sulla sua vita e sulla sua carriera, scritto alla bell’e meglio al massimo in dieci minuti, in cui Hornet risultava essere, rispettivamente: trombettista, sassofonista e direttore d’orchestra.

La parodia dell'informazione

Qui l'umorismo nasce dal cinismo dei media. Un'intera città piange un genio musicale, ma nessuno si preoccupa di ricordare quale strumento suonasse. La tragedia viene sommersa dal pressapochismo e dall'incompetenza, rendendo la tragedia di Hornet un evento quasi ridicolo.

Un giorno, erano ormai anni che viveva a Chicago, mi disse che la nostra era una lingua assurda, con la sua dozzina di modi per indicare un foro di proiettile: lui, che vedeva nella neve una fonte di vita, non concepiva queste nostre sfumature. Il fatto è che da noi l’omicidio è comune come era la neve nella sua pulciosa scatola di ghiaccioli, e al posto del grasso abbiamo l’acquavite, Tano mon amieem>, proprio la merda che ti stai bevendo ora. Ti assicuro che non rideresti tanto se quella notte, al fiume, fossi stato con noi. Lo trovammo sotto al ponte Bovonox col cuore pieno di acquavite e mezzo cranio spalmato sulla vecchia parete che lo sosteneva. Era quel genere di foro che chiamano ex moglie, terrible!»

Il gergo della violenza

In questo caso la parodia colpisce il linguaggio hardboiled. La violenza è talmente integrata nel quotidiano che la lingua ha creato soprannomi amichevoli per i fori dei proiettili, trattando la morte con una confidenza tanto agghiacciante quanto comica.

Per Jack, lo stacco ebbe una certa discontinuità, forse inconscia, che lo avvolse con un velo amaro di disorientamento, persistente fin quando un’ombra rivolse a lui queste parole: «Aspetta qui». Si trattava di Superunknown, il demone volante. Lo aveva sentito chiamare così da un ceffo seduto pochi passi da lui, e ne comprese subito la ragione: mentre discendeva la gradinata che portava al ring sembrava ci scivolasse sopra, come se per spostarsi non gli servisse muoversi.
Jack cercò nella tasca il fazzoletto per asciugarsi collo e fronte: stava sudando. Ci trovò solo un pugnetto di popcorn e, pensando fosse un peccato gettarli, incominciò a sgranocchiarli lentamente.

La fame anti-eroica

In un momento di altissima tensione, Jack Tano non reagisce con codardia o coraggio, ma cede al bisogno biologico più elementare. L'eroe è ridotto alle sue funzioni di base, smontando completamente la solennità del momento.

Ridere per non perdersi

L'umorismo e la parodia sono le lenti necessarie per non perdersi a New Chicago City. Senza la capacità di ridere delle crepe del mondo, Jack Tano non sarebbe il protagonista di questa storia, e il romanzo sarebbe solo un'altra indagine noir. Invece, è un viaggio tra l'assurdo e il reale, dove la verità si nasconde spesso dietro una risata rassegnata.

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Jack Tano e il realismo magico

Jack Tano e il realismo magico

C'è una domanda che La ballata di Jack Tano non fa mai esplicitamente, ma che attraversa ogni pagina: che cosa succede quando l'inspiegabile smette di essere un evento e diventa un'abitudine?

A New Chicago City, la realtà non è una strada che porta dal punto A al punto B, è piuttosto un ambiente che si abita, spesso con la stessa rassegnazione con cui si accettano gli hot dog avanzati al chiosco di Neil. Non la si attraversa per arrivare da qualche parte. Ci si vive dentro, e basta.

Il prodigio come arredamento urbano

In questa città, l'inspiegabile non è un evento straordinario, ma una condizione quotidiana. È qui che il romanzo si allontana dal fantastico classico, quello che ha bisogno del prodigio come eccezione da segnalare: a New Chicago City il prodigio non si segnala, è arredamento urbano.

Nella narrazione, il realismo magico agisce come un'ombra: sai che c'è, ma non riesci mai a toccarne i contorni. I personaggi si muovono in un mondo dove le regole standard del racconto non valgono più e dove il futuro sembra l'eco di qualcosa di già vissuto, non per magia, ma per una sorta di anomalia del paesaggio.

Il bolide continuava la sua corsa allontanandosi sempre più dal centro, lungo un viale che s'allargava man mano procedevano, fino a raggiungere la sua massima estensione alle porte di un enorme piazzale. In quel punto, al di là di un alto cancello, si vedeva ergersi un palazzo la cui ombra impediva la crescita dei fiori; un colonnato di marmo bianco era intervallato a bronzee statue raffiguranti scene di caccia, di battaglia, eroiche gesta — spazio vuoto — scontri epici, discesa agli inferi, scontro navale, lotta con bisonte della pianura, e poi non si vedeva bene perché troppo lontano… insomma erano tante.

Nessuna logica da detective

Non troverai la logica del detective che mette in ordine i fatti. La struttura stessa del romanzo è un invito a perdersi tra i corridoi di una metropoli irreale, dove il silenzio può essere più rumoroso di un botto e dove un oggetto comune può nascondere un significato che sfugge alla ragione.

È una scelta strutturale prima ancora che stilistica: se il genere hardboiled promette un ordine da ripristinare, qui quella promessa viene disattesa fin dalle prime pagine. Jack Tano non insegue indizi che si sommano in una soluzione. Insegue qualcosa che si sottrae ogni volta che sembra a portata di mano.

Nel breve sonno fece un sogno di quelli che si scordano al primo sguardo di veglia, ma che lasciano la traccia di un'idea, un'immagine, una situazione impossibile da decifrare. L'idea è ormai perduta, quello che resta è solo la sensazione di una probabilità.

La prima cosa che Jack vide svegliandosi fu l'angolo fra la Sessantatreesima e la Pillow: sarebbe dovuto scendere, il Surreal era a un solo isolato.

A volte una traccia che apparentemente non porta da nessuna parte, va osservata da più angolazioni perché assuma un valore nuovo, e così come i cassonetti riversi nel vicolo, dietro il locale, gli erano sembrati un cattivo metodo per uscire, adesso gli apparivano un ottimo modo per entrare.

Navigare nel disordine

Il senso profondo di questo viaggio non sta nel raccogliere indizi sempre più probatori, ma nell'imparare a navigare nel disordine. La ballata di Jack Tano non ti invita a cercare un colpevole per rimettere a posto i cocci del mondo, ma a imparare a danzare tra le sue crepe.

I due discutono tramite uno scambio di sguardi che non so come riesco a intercettare, e alla fine se ne vanno entrambi. Mi lasciano in compagnia — se così posso dire — di un'entità collettiva dai molti volti di cui inizialmente ripudio l'idea, ma poi mi appare come la più naturale delle cose. Prima di tutto mi assicura/assicurano che non sto sognando, ma rifiutando di rispondere alla mia domanda se ciò fosse reale.

Riversa/riversano dunque nella mia memoria una quantità di informazioni equivalenti a innumerevoli vite umane, ma in modo disordinato, come un mucchio di fogli sparpagliati senza numero di pagina e senza indice, senza distinzione fra reale e fasullo, tra esperienze dirette e indirette fra passato e futuro.

È come mi immagino sia essere sparati da un cannone! Tieni, mi sento dire, questo è il caos. Puoi farne buon uso, puoi farne cattivo uso, la verità è che ne farai un uso caotico, quale che sia la tua volontà.

Quando si è sparati da un cannone a un certo punto poi vai anche a sbattere contro qualcosa: il suono, un muro, un albero; allo stesso modo l'aver dimenticato quasi tutto mi ha dato una seconda botta.

Poteri illimitati per un istante e perderli subito dopo: anche questo fa parte del caos.

E forse è proprio questo l'invito più onesto che un romanzo noir possa fare a chi legge: non promettere ordine, ma insegnare a stanare un senso dove il senso, apparentemente, non c'è.

Se vuoi continuare a muoverti tra le crepe di New Chicago City, il posto giusto è la newsletter: retroscena sulla scrittura, approfondimenti su Jack Tano e tutto quello che nell'articolo, per scelta, non viene detto. Iscriviti!

Il pasto nudo di William S. Burroughs

Il pasto nudo di William S. Burroughs

Pasto nudo di William S. Burroughs è il quarto romanzo letto seguendo l'esperimento di farmi suggerire titoli da leggere dall'AI in base alle mie preferenze passate. Qua l'esito è difficile da valutare, è stata una lettura molto poco lineare, confusionaria, piena di dubbi ma ciononostante piacevole. Il fatto che fosse chiaro fin da subito che non c'era una storia deve avermi messo il cuore in pace, qualcosa che mi ha fatto reagire con non si capisce niente? È tutto OK.

Pasto Nudo: la quarta di copertina

Con questo romanzo, ebbe a dire Norman Mailer, William Burroughs rivelò di essere «l’unico romanziere americano vivente a cui si possa plausibilmente attribuire genio». Scavando nelle proprie ferite con l’acume della paranoia e un’acrobatica inventiva stilistica, in Pasto nudo Burroughs disegna, sfrontato e perentorio, un ritratto dell’America all’acido fenico.
Pasto Nudo

Citazioni da Pasto nudo

Notebook per
Burroughs, William S. – Pasto nudo
William S. Burroughs

PASTO NUDO
il Bifo > Pagina 16
Non ho mai toccato un corpo vivo freddo come quello del Bifo a Philadelphia…
il Bifo > Pagina 17
L’America non è una terra giovane: era già vecchia, sporca e malvagia prima dei coloni, prima degli indiani. Il male è lì che aspetta.
il Bifo > Pagina 24
Aveva opinioni su ogni genere di argomento: qual è il tipo di biancheria più sano, quando bere acqua e come pulirti il culo.
benway > Pagina 26
Il soggetto non deve capire che i maltrattamenti costituiscono un attacco premeditato alla sua identità personale da parte di un nemico antiumano. Deve essere indotto a pensare che merita le terapie cui viene sottoposto perché in lui c’è qualcosa di spaventosamente sbagliato (senza mai specificare che cosa).
benway > Pagina 29
«Benché in genere io eviti il ricorso alla tortura– la tortura localizza gli oppositori e mobilita la resistenza– la minaccia della tortura è utile per indurre nel soggetto un’adeguata sensazione di impotenza nonché di gratitudine nei confronti di chi lo interroga per il fatto che egli vi rinunci.
benway > Pagina 29
L’uomo occidentale si sta esternalizzando sotto forma di congegni elettronici.
benway > Pagina 36
«E così eccomi col culo per terra senza titolo di studio. Dovevo forse cominciare un nuovo mestiere? No. La medicina ce l’avevo nel sangue. Sono riuscito a mantenere i miei vizi praticando aborti a basso costo nei gabinetti della metropolitana. Sono persino arrivato al punto di abbordare le donne incinte in mezzo alla strada. Era genuinamente immorale. Poi ho conosciuto un tipo in gamba, Juan, il Magnate della Placenta. Ha fatto fortuna trafficando redi durante la guerra».
benway > Pagina 38
Se vuoi guarire qualcuno da qualcosa, scopri chi non ce l’ha. Allora, chi è che non ce l’ha? I tossici. Oh, tra l’altro, in Bolivia c’è una zona senza psicosi. In quelle colline la gente è tutta sana di mente. Mi piacerebbe andarci prima che siano contaminati da alfabetizzazione, pubblicità, TV e drive- in. Fare uno studio serio a partire dal metabolismo: alimentazione, uso di farmaci e alcolici, sesso, ecc. Chi se ne frega di quel che pensano. Le solite fregnacce, immagino. «Come mai i tossici non diventano schizofrenici? Non lo so ancora. Uno schizofrenico può ignorare la fame e arrivare a morire se non gli danno da mangiare. Ma nessuno può ignorare l’astinenza da eroina. La realtà della tossicodipendenza impone il contatto.
benway > Pagina 40
«Alcuni miei illustri colleghi (stronzi innominabili) hanno avanzato l’ipotesi che la droga derivi il proprio effetto euforico dalla stimolazione diretta del centro orgasmico. È più probabile che la droga interrompa l’intero ciclo di tensione, scarica e riposo. L’orgasmo non ha nessuna funzione nel tossico.
benway > Pagina 40
Uno stato di polizia funzionante non ha bisogno della polizia.
benway > Pagina 42
(Un simopatico– mi sfugge il termine tecnico per questa malattia– è un cittadino convinto di essere un primate o un altro tipo di scimmia. È una malattia tipica dell’esercito, curabile con il congedo).
benway > Pagina 44
Gentile lettore, uno spettacolo tanto brutto manda a farsi fottere ogni descrizione. Chi può essere così vigliacco e malevolo e, allo stesso tempo, perverso come un mandrillo col culo viola, da alternare disturbi tanto deplorevoli come fossero scenette da vaudeville? Chi può cagare su un avversario caduto che, morendo, mangia merda e urla di gioia? Chi può soffocarne uno debole e passivo e prenderne in bocca lo sperma come un cane rabbioso? Gentile lettore, di buon grado ti risparmierei tutto questo, ma la mia penna ha una volontà sua come il Vecchio Marinaio.
joselito > Pagina 51
Non sono che contadini stupidi, e i peggiori sono i cosiddetti contadini istruiti. A questa gente non bisognerebbe soltanto impedire di imparare a leggere, ma anche di imparare a parlare. Non c’è bisogno di impedirgli di pensare, ci ha già pensato la natura».
ospedale > Pagina 65
«Voi giovani mezzeseghe non sapreste incidere un foruncolo senza un bisturi elettrico con drenaggio automatico e sutura… Tra un po’ le operazioni si faranno con il telecomando su pazienti che non vedremo nemmeno…
ospedale > Pagina 71
Continuo a essere scimmiato. Ieri notte mi sono svegliato perché qualcuno mi stringeva la mano.
campus dell’università interzona > Pagina 93
«Signori, vi regalerò una perla: Si scoprono più cose su una persona parlando che ascoltando».
la festa annuale di a.j. > Pagina 94
A.J. si gira verso gli ospiti. «Fighe, cazzi, cerchiobottisti, ecco a voi stasera l’impresario di film a luci rosse e TV a onde corte, celebre in tutto il mondo– l’unico, il solo, il Grande Slashtubitch!».
il mercato > Pagina 114
Nel Mercato della Città c’è il Caffè degli Appuntamenti. Seguaci di impensabili commerci obsoleti che scarabocchiano in etrusco, tossicodipendenti da droghe non ancora sintetizzate, pusher di armalina truccata, droga ridotta a pura assuefazione che offre una precaria serenità vegetale, liquidi per indurre in stato Latah, sieri di longevità titoniana, uomini del mercato nero della Terza Guerra Mondiale, estirpatori di sensibilità telepatica, osteopati dello spirito, investigatori di infrazioni denunciate da miti giocatori di scacchi paranoici, portatori di mandati frammentari in stenografia ebefrenica che denunciano ineffabili mutilazioni dello spirito, burocrati di dipartimenti spettrali, funzionari di stati di polizia non costituiti, una nana lesbica che ha perfezionato l’operazione Bang- utot, l’erezione polmonare che strangola un nemico addormentato, venditori di serbatoi orgonici e macchinari rilassanti, broker di sogni e ricordi squisiti sperimentati sulle cellule sensibilizzate di chi è in astinenza e barattati in cambio di materie prime della volontà, dottori specializzati nel trattamento delle malattie latenti nella polvere nera di città in rovina, virulenza in aumento nei globuli bianchi di vermi senz’occhi che a poco a poco affiorano in superficie e nell’ospite umano, malattie del fondo dell’oceano e della stratosfera, malattie da laboratorio e guerra atomica… Un luogo dove il passato sconosciuto e il futuro emergente si uniscono in un vibrante, silenzioso ronzio… Entità larvali in attesa di Uno Vivo…
il mercato > Pagina 117
una giovane donna che voglia attribuire il proprio uh stato interessante alle attenzioni di un succubo verrebbe considerata, in quest’epoca di lumi, una romantica o, nell’inglese di ogni giorno, una stramaledetta bugiarda eh eh eh eh…».
uomini e donne qualsiasi > Pagina 133
’Sta vecchia stronza s’è sposata tante di quelle volte con musi gialli e portoricani che parla col culo…
uomini e donne qualsiasi > Pagina 134
«Be’, il finocchio si becca un paio d’anni; e nel gabbio incontra ’sto tizio che è una specie di fusto da due soldi, ed è subito amore a prima vista o almeno un facsimile che li convince tutti e due a rapporti strambi.
uomini e donne qualsiasi > Pagina 136
BENWAY: «Perché non un grumo multiuso? Ti ho mai raccontato dell’uomo che aveva insegnato a parlare al suo buco del culo? L’addome gli si muoveva su e giù e lui scorreggiava parole, capisci? Mai sentito niente del genere. «Tutto ’sto parlare col culo aveva una specie di frequenza intestinale. Ti colpiva laggiù come se dovessi farla. Sai, no, quando il colon ti dà una gomitata e dentro senti freddo, e capisci che devi correre a farla? Be’, ti colpiva proprio laggiù, un rumore come di bollicine, denso e stagnante, un rumore del quale sentivi l’odore.
islam incorporated e i partiti di interzona > Pagina 148
Le battute di A.J. si riferiscono spesso a eventi futuri. È un maestro nel ribattere a scoppio ritardato.
islam incorporated e i partiti di interzona > Pagina 149
A.J.– che di fatto ha un’oscura origine mediorientale– una volta faceva l’inglese. Il suo accento inglese si attenuò con il venir meno dell’Impero Britannico, e dopo la Seconda Guerra Mondiale divenne cittadino americano per volere del Congresso. A.J. è un agente come me, ma per chi o per cosa lavori nessuno lo ha mai scoperto. Corre voce che rappresenti un trust di insetti giganteschi di un’altra galassia… Credo stia dalla parte dei Fattualisti (che anch’io rappresento); naturalmente potrebbe essere un Agente Liquefazionista (il programma di Liquefazione comporta la fusione finale di ciascuno in un Uomo Unico per mezzo di un processo di assorbimento protoplasmatico). Nell’industria non si può mai essere certi di nessuno.
islam incorporated e i partiti di interzona > Pagina 160
Ha fatto fortuna e si è allargato, invadendo il mondo con farmaci tagliati e merci contraffatte da due soldi di ogni genere. Pasticche avvelenate, antibiotici tagliati, paracadute bucati, antidoti al veleno scaduti, sieri e vaccini inattivi, scialuppe di salvataggio piene di falle.
islam incorporated e i partiti di interzona > Pagina 164
parola, adesso, sui partiti di Interzona… Risulterà subito chiaro che il Partito Liquefazionista è, a eccezione di un solo uomo, interamente composto da gonzi,
islam incorporated e i partiti di interzona > Pagina 167
Dal momento che non c’è un modo sicuro per individuare una replica occulta (sebbene ogni Divisionista conosca un metodo per lui infallibile) i Divisionisti sono istericamente paranoici. Se un cittadino si avventura a esprimere una libera opinione, un altro invariabilmente ringhia: «Che cosa sei? Una replica sbiancata di qualche puzzone di negro?».
il funzionario di contea > Pagina 171
L’ufficio del Funzionario di Contea è in un enorme edificio di mattoni rossi noto come il Vecchio Tribunale. Lì, in effetti, si discutono le cause civili, che si protraggono inevitabilmente finché i contendenti muoiono o gettano la spugna.
hauser e o’brien > Pagina 215
Sapevo di non avere molta scelta, ma non molta scelta è meglio di nessuna,
hauser e o’brien > Pagina 218
Il tossico funziona col tempo della droga. Il suo corpo è il suo orologio e la droga ci passa in mezzo come in una clessidra.
hauser e o’brien > Pagina 219
«Il tuo piano era irrealizzabile allora e inutile adesso… Come i progetti di Leonardo sulla macchina volante…».
Prefazione atrofizzata > Pagina 223
Gli scrittori parlano dell’odore dolcemente nauseante della morte mentre qualsiasi tossico può dirvi che la morte non ha odore… un odore che impedisce di respirare e al tempo stesso gela il sangue… l’incolore non- odore della morte… nessuno può respirarlo né sentirne l’odore attraverso le rosee circonvoluzioni e i neri filtri sanguigni della carne… l’odore della morte è inequivocabilmente un odore e un’assoluta assenza di odore… l’assenza di odore colpisce il naso prima di ogni cosa perché la vita organica ha un odore… la privazione dell’odore è avvertita come cecità dagli occhi, silenzio dalle orecchie, stress e assenza di peso dall’equilibrio e dal senso di orientamento…
Prefazione atrofizzata > Pagina 233
«Vendere procura un’assuefazione maggiore che bucarsi».
Appendice
Deposizione: testimonianza di una malattia > Pagina 239
L’ago non è importante. Che la roba uno la sniffi, fumi, mangi o se la ficchi su per il culo, il risultato è lo stesso: la tossicodipendenza.
Deposizione: testimonianza di una malattia > Pagina 241
Il mercante di droga non vende il suo prodotto al consumatore, vende il consumatore al suo prodotto. Non migliora né semplifica la merce. Degrada e semplifica il cliente.
Deposizione: testimonianza di una malattia > Pagina 242
Se volete alterare o annientare una piramide di numeri in correlazione seriale dovete alterare o rimuovere il numero alla base. Se vogliamo annientare la piramide della droga dobbiamo partire dalla base: il Tossicodipendente della Strada, e smetterla di partire lancia in resta contro i mulini a vento, cioè contro i pesci grossi, i quali sono tutti immediatamente sostituibili. Il tossicodipendente della strada, che ha bisogno della roba per vivere, è l’unico fattore insostituibile nell’equazione della droga.

Pasto Nudo

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Devo ammettere che la parte più interessante di Pasto nudo è stata la seconda, l'Appendice, che include una serie di postfazioni scrite dall'autore nel corso degli anni per le varie edizioni del romanzo. Penso che avrei preferito leggerla prima, come introduzione. Tanto di storia da spoilerare non ce n'è.

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Noir a pezzi: come ho demolito i cliché a New Chicago City

Noir a pezzi: come ho demolito i cliché a New Chicago City

A New Chicago City (NCC), il noir non è un genere letterario, è una condizione fisica. Se provi a fare il detective tutto d'un pezzo, la città ti mastica e ti sputa via. Quando ho ideato la struttura primordiale de La ballata di Jack Tano, sono partito dai pilastri del genere noir e poliziesco per ribaltarli fino a renderli ridicoli, costringendo il lettore a guardare lo squallore con occhi nuovi.

Ecco come ho smontato questo giocattolo rotto, pezzo dopo pezzo:

Il detective

Quando ho immaginato Jack Tano, volevo il peggior detective del mondo. Non uno che risolvesse i casi con la logica, ma un uomo stropicciato che inciampa nei casi solo perché ha lo stomaco troppo vuoto per ignorarli. La sua indagine non segue le tracce, segue l’odore degli hot dog avanzati da tre nichelini e la ricerca ossessiva di coupon per la colazione. È uno che nel momento del bisogno, invece di sfoderare la sua rivoltella (scarica da sei settimane), si ritrova tra le mani un pregevole salume rimediato chissà dove.

L'ufficio

Il suo ufficio non ha una porta a vetri con il nome scritto a pennello. Jack non accoglie i clienti dietro una scrivania di mogano; il suo quartier generale è un tavolino lurido da Carmine’s, all’angolo tra la Ventottesima e la Beatless. Al posto delle scartoffie ha scatole di vecchie ciambelle e quel caffè al catrame che ti scava lo stomaco come un minatore stakanovista. Se deve spostarsi, usa una Due Cavalli ferma all’angolo che chiama casa solo perché non ha altro.

Il magazzino abbandonato

La scena del crimine è il classico magazzino abbandonato, un cliché DOC, ma l’ho svuotato di ogni epicità: non c’è un incontro ad alta tensione, nessun inseguimento, nessuna sparatoria, solo una grossa auto che si stacca in corsa da una rampa incompleta.

I criminali

Ho trasformato i cattivi in impiegati meticolosi del malaffare. La Ultrastar S.D.F. è una Società per Delinquere a gestione Familiare che gestisce il pizzo con la freddezza burocratica di un ufficio postale. Tilt, Raptus e Cesoie non ti pestano per odio, ma per curare la customer satisfaction. Mentre ti rompono le ossa, Raptus annota tutto su un taccuino in pelle come se stesse facendo un audit aziendale per garantire al cliente un lavoro pulito. Il loro motto?

L’impunità dei nostri clienti è la nostra maggiore soddisfazione.

Le scommesse sui cavalli

All’ippodromo The Races ho tolto i cavalli e ci ho messo la massa di testosterone dei lottatori clandestini. Gente come Superunknown o Who Wants To Live Forever che si massacra per il piacere di scommettitori che hanno sostituito l’eleganza con il cattivo gusto.

La femme fatale

Diana Trane non è una diva che scende da una limousine. Vive in un appartamento dove tutto – dal frigo al tostapane – è rigorosamente rotto. Fa colazione con fiocchi d’avena e bourbon, saltando la doccia per non dover spegnere la sigaretta. È una donna che ha smesso di seguire le regole imposte dagli altri.

Il duro del ghetto

Ho infierito anche sul cliché del duro del ghetto tutto muscoli e passato criminale. Jefferson Planair, il gestore del Surreal Jeff, è un bugiardo patologico che probabilmente non ha mai detto la verità in vita sua. Si è costruito addosso il personaggio dell’orfano nero cresciuto tra riformatori e ring di boxe per darsi un tono da sopravvissuto. Ma a NCC la realtà sbanda sempre: Jef è in verità un ometto alto un metro e quaranta, ha la carnagione chiara quanto il culo di una mozzarella e spaccia per vero un ridicolo accento francese tarocco.

L'informatore

Smokey Jacksonfive sembra il classico duro del ghetto che mastica slang. In realtà, quel suo modo di parlare è solo una balbuzie infantile che lo rende incomprensibile a tutti. Ha imparato che in un mondo di bugiardi, chi parla perde e chi ascolta vince. È così invisibile che può restare nascosto sotto un sedile per ore senza che nessuno se ne accorga.

Il centro del potere

Ho creato Aura Pale Ardeen perché volevo mostrare un potere così vasto da diventare assurdo. La città è praticamente sua, possiede 99 case discografiche su 100, ma non può comprare l’unica cosa che conta: la musica di un vecchio zuccone amico d’infanzia.

Questo è il gioco: prendere i mattoncini di un genere e rimontarli storti, sperando che tra le crepe si intraveda qualcosa di nuovo. Jack Tano non risolverà mai un caso come un detective brillante, ma in qualche modo riuscirà a inciampare nella verità con le tasche e lo stomaco vuoti, naturalmente.

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Fantascienza stropicciata: la fisica del fuori fase

Fantascienza stropicciata: la fisica del fuori fase

Parliamo della componente fantascientifica de La ballata di Jack Tano. A New Chicago City la realtà non è mai una questione lineare; se provi a osservarla da una prospettiva basata sulla logica, finisci con una tazza di catrame spacciata per caffè tra le mani e la sensazione che il mondo sia costantemente fuori fase.

La fantascienza, in questa storia, non ha nulla a che fare con astronavi luccicanti, creature aliene o segreti governativi. Si nasconde piuttosto tra i monitor sale e pepe che ronzano nei corridoi, nei mestoli che stringi in mano un secondo prima e che, un glitch dopo, semplicemente non ci sono più.

È una fantascienza che ha l'odore della polvere che la Riviera di Hornet lascia sull'asfalto bollente prima di svanire in un luogo infinito. È il sospetto di un potere dormiente vecchio di milioni di anni che nascostamente ti sfasa l'intelletto e che trasforma le connessioni e il caos nella stessa cosa.

Jack non capisce di equazioni, ma capisce la sensazione di una probabilità. È quel guizzo che sfida il buon senso e la prassi narrativa, l'intuizione che dietro lo squallore di NCC ci sia una struttura più vasta, una geometria del caos che Jack sta iniziando a scoperchiare. È quel trucco che ti fa trovare un ingresso sul retro lasciato aperto proprio quando ogni strada sembra sbarrata.

In questa città il futuro sembra già successo e il passato non è ancora finito. C'è dell'altro, sotto la superficie di NCC, qualcosa di antico che aspetta nell'ombra, ma per ora ci fermiamo qui. Alcune verità vanno assaggiate un morso alla volta, come i peggiori spuntini di Jack.

Se hai già iniziato a notare i glitch, iscriviti alla newsletter: riceverai aggiornamenti, annunci e qualche indizio in anteprima!

3 Cose Metà di Mille

3 Cose Metà di Mille

Dopo gli aggiornamenti sull'andamento della scrittura del Progetto 3 cose di pagina 100, 222 e 333 e 404, eccomi giunto alla 500, un traguardo mai raggiunto prima, che contestualmente alza l'asticella del mio record personale per quanto riguarda la lunghezza di un'opera (omologato fra le discipline un tanto al chilo).

L'estate fa schifo, specie se devi fare qualcosa. E anche se scrivere tuttosommato non è fra le attività più faticose, è comunque una pena. Più vedo avvicinarsi la scadenza per il concorso, più vedo allontanarsi la speranza di partecipare con qualcosa di curato, perché metti anche che riesca effettivamente a finire la prima stesura, come faccio a proporlo senza rivederlo, ri-rivederlo, ri-ri-rivederlo e così ri-via?

Non so e, come già detto, fa troppo caldo per pensare. Finché non passa mi limiterò a scrivere.

Il confine del forse: tra leggende urbane e ghiacci lontani

Il confine del forse: tra leggende urbane e ghiacci lontani

A New Chicago City i personaggi non sono mai completamente buoni o completamente cattivi, la verità non è mai bianca o nera, è un grigio sporco, come l'asfalto che scotta al termine di un lungo pomeriggio di sole e raggiri. In una realtà che si incrina capitolo dopo capitolo, le persone che incontri sono spesso fatte di fumo, inchiostro e ricordi che forse non sono mai esistiti.

Per Jack Tano, muoversi tra i vicoli di NCC significa imparare a distinguere tra chi ti mente per sopravvivere e chi ha dimenticato dove finisce la realtà. Ecco chi abita questa terra di mezzo dove la logica lineare si sgretola:

Smokey Jacksonfive: il traduttore del caos. Non farti ingannare dalla sua camicia multicolore o dalla coppola scozzese. Smokey non è il solito delinquente da ghetto; il suo slang incomprensibile è la mutazione di una balbuzie infantile che lo rende un enigma vivente. È l'informatore di fiducia di Jack, un uomo che ha imparato in carcere che chi parla perde e chi ascolta vince. Se cerchi una verità tra le pieghe della malavita, lui è l'unico che può digerirla per te.

Quanto allo stile di vita, le uniche cose che gli interessavano erano tenersi alla larga dai guai e frequentare i locali dove il vino costava meno. L’evidenza, però, ci insegna che i due intenti difficilmente sono conciliabili.

Jefferson Planair (Jeff): il sognatore patologico. Il gestore del Surreal Jeff è un ometto alto un metro e quaranta, con la pelle chiara quanto il culo di una mozzarella e un discutibile accento francese. Jeff vive in un castello di carte fatto di bugie, ma l'unica cosa vera che troverai nel suo locale è l'acquavite sintetica distillata da rifiuti organici. Il suo passato è un mistero sepolto sotto strati di invenzioni, dove l'unico legame con la realtà è Grosnez, l'orso di peluche della sua infanzia - un ricordo che nemmeno lui riesce più a richiamare alla mente.

Jeff capiva di musica quanto una giraffa di nuoto subacqueo, l’unica musica che lo emozionava era quella che faceva aumentare le ordinazioni nel suo locale e, se la band non pretendeva un compenso troppo alto, meglio ancora!

Eschimo: l'enigma del Nord. Lo zio di Jeff è il confine ultimo tra mito e realtà. Per Jack è solo l'ennesima balla DOC del Surreal: un relitto alcolizzato morto sotto un ponte col cuore pieno di acquavite. Eppure, tra i fumi dell'alcol, emerge la sagoma di un uomo venuto dal deserto del permagelo, un luogo dove il ghiaccio è sacro e le parole contano meno dei fatti. Eschimo è l'ombra di un mondo lontano che sta per bussare alla porta di Chicago.

Che vengo dal Nord lo sai bene, tutti lo sanno, e lo sanno talmente bene che nessuno qui da voi mi chiama mai col mio nome: nella mia nuova vita sono diventato semplicemente Eschimo, dal nome della mia gente. Non preoccuparti, mi piace questo nome, non l’ho mai trovato offensivo.

In questa città fuori fase, l’unica cosa reale è quel colpo di fortuna sfacciato che decide di salvarti proprio quando la logica si arrende. Sei pronto a perderti nei racconti di Jeff o preferisci decifrare il codice di Smokey?

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Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, di Olga Tokarczuk (con citazioni)

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, di Olga Tokarczuk (con citazioni)

Dopo un primo flop e un secondo titolo azzeccato, ecco la terza lettura fra quelle suggerite dall'AI: Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, del premio nobel Olga Tokarczuk.

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti: la quarta di copertina

Janina Duszejko, insegnante d’inglese appassionata delle poesie di Blake, è un’eccentrica sessantenne che preferisce la compagnia degli animali a quella degli uomini e crede nell’astronomia come strumento per porre ordine nel caos della vita. Quando alcuni cacciatori vengono trovati morti nei dintorni del suo villaggio Janina si tuffa nelle indagini, convinta che si tratti di omicidi. Olga Tokarczuk ricorre ai modi del noir classico per virare verso il thriller esistenzialista e affrontare temi come la follia, il femminismo, l’ingiustizia verso gli emarginati e i diritti degli animali.
Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

Citazioni da Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

Posizione 644-645
compresi che “tristezza” è una parola importante per definire il mondo. Sta alla base di tutto, è il quinto elemento, la quintessenza.
Posizione 715-716
sul retro ci sarà la piscina. Così mi raccontava il padre. Ma prima hanno circondato tutto con una recinzione
Posizione 778-779
Oggi non c’è più nessuno che abbia il coraggio di inventare qualcosa di nuovo. Si parla sempre e soltanto di quello che c’è, e si sviluppano idee vecchie.
Posizione 869-870
A volte ho l’impressione di essere in realtà composta solo di sintomi della malattia, sono un modello anatomico costruito di dolore.
Posizione 1280-1282
Ero riuscita a osservare corrispondenze simili nel caso del ciclo di film Alien, quello della navicella spaziale. Qui entravano in gioco sottili dipendenze tra Plutone, Nettuno e Marte. Ogni volta che Marte aspettava contemporaneamente i due lenti Pianeti, la televisione riproponeva uno degli episodi di Alien. Non è affascinante?
Posizione 1343-1344
“A lei fanno più pena gli animali degli uomini.” “Non è vero. Provo la stessa pena per gli uni e per gli altri. Però nessuno spara a degli uomini indifesi,”
Posizione 1369-1369
Decido io che cosa posso volere!
Posizione 1421-1423
la complicata psiche umana si è sviluppata per non consentire all’Uomo di comprendere ciò che vede veramente. Perché la verità non lo raggiunga, avviluppata nelle illusioni, nelle chiacchiere vuote. Il mondo è un carcere pieno di sofferenza, costruito in modo tale che per sopravvivere bisogna procurare dolore
Posizione 1424-1426
“Ma che mondo è questo!? Il corpo di qualcuno convertito in scarpe, in polpette, in würstel, in uno scendiletto, in un brodo di ossa da bere… Le scarpe, i divani, la borsa a tracolla fatta con il ventre di qualcuno, riscaldarsi con la pelliccia altrui, mangiare il corpo di qualcuno, tagliarlo a fette e friggerlo nell’olio…
Posizione 1463-1464
Un buon vecchio metodo per gli incubi notturni è quello di raccontarli a voce alta sul buco del water, e poi tirare lo sciacquone.
Posizione 1486-1486
Chi se lo ricorda più il regolo, ora che la medicina per ogni fame di sapere è un clic?
Posizione 1525-1526
Le mattinate invernali sono fatte d’acciaio, hanno un sapore metallico e gli orli aguzzi.
Posizione 1773-1775
Molte persone avevano una dentatura particolare, come se fossero tutti della stessa famiglia e avessero gli stessi geni, oppure la stessa disposizione nell’Oroscopo.
Posizione 1796-1797
“Prima Piede Grande, poi il Comandante, adesso Wnętrzak…” sospirò l’Uomo Bellissimo. “Uno ha paura a uscire di casa. Io tutte le cose da sbrigare fuori dopo il tramonto le faccio fare alla mia donna.”
Posizione 2182-2183
La salute è una condizione incerta e non promette nulla di buono. Meglio essere tranquillamente malati, almeno sappiamo di che cosa moriremo.
Posizione 2225-2226
A volte possiamo non comprendere qualcosa ma percepirlo benissimo.”
Posizione 2394-2397
Avevo la mia Teoria a proposito di questi intercalari: Ogni Uomo ha una sua espressione di cui abusa. O di cui fa un uso improprio. Questa parola è la chiave per la sua mente. Il Signor “A quanto pare”, il Signor “Generalmente”, la Signora “Probabilmente”, il Signor “Puttana”, la Signora “Non è così?”, il Signor “Per così dire”. Il Presidente era il Signor “È vero”.
Posizione 2672-2673
Il cittadino che gli uffici ignorano, in un certo senso, è condannato
Posizione 2726-2727
è per noi che il tempo lavora, dandoci la grande opportunità di trasformare un mondo sofferente e pieno di dolore in un mondo felice e tranquillo.
Posizione 2861-2862
Lo ammiravo per il fatto che – come diceva – possedeva sempre il numero esatto di cose che si potevano impacchettare in qualsiasi momento dentro due valige per partire nel giro di un’ora.
Posizione 2899-2899
Ritengo infatti che la psiche umana sia nata per tutelarci dal vedere la verità.
Posizione 3479-3480
Il fatto che non sappiamo che cosa accadrà, è un errore terribile nella programmazione del mondo.
Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

Acquista Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti non è stata una lettura scorrevole: dopo un inizio avvincente ho fatto un po' fatica ad appassionarmi alla trama del romanzo. In definitiva mi è piaciuto, ma forse le aspettative troppo alte mi hanno tolto un po' di sapore

Per acquistare Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, clicca il pulsante e da' un grattino dietro all'orecchio del primo gatto che incroci.

I lupi di NCC: chi vuole fermare Jack Tano?

I lupi di NCC: chi vuole fermare Jack Tano?

La polvere non ha coperto solamente le tracce della Buick di Hornet, ma anche una verità che qualcuno ha tutto l'interesse a mantenere sepolta. E se decidi di seguire un monaco laico e una cantante disillusa, prima o poi i lupi inizieranno a fiutare la tua scia.

In una Chicago dove il potere, proprio come il tempo, non è mai lineare, il pericolo a volte ha il volto di un'anziana miliardaria, a volte quello di un controllore troppo zelante.

Ecco i volti di chi sta stringendo il cerchio attorno al nostro investigatore:

Gli Ultras (S.D.F.). Una Società per Delinquere a gestione Familiare specializzata in riscossione del pizzo e accoltellamenti. Il trio, guidato dal minuto Tilt, è composto dal meticoloso Raptus e dal colossale Cesoie: un tipo poco socievole da quando, da piccolo, è caduto in un marmittone di bambetilene. Se li senti urlare tra le gradinate la tua giornata è appena diventata un duello all'ultimo sangue.

Gli Ultras erano una S.D.F. ovvero una libera società per delinquere a gestione familiare, specializzata in riscossione pizzi, intimidazioni, vendette & accoltellamenti. In poche parole, provetti tagliagole.

Sentenza: lo sguardo di ghiaccio. Nessuno conosce il suo vero nome ma è chiaro a tutti che non sia un semplice controllore della linea NCC1701. Con lo sguardo da cattivo dei vecchi western e la divisa da capostazione, è l'incubo di ogni passeggero. È celebre per la sua spietatezza e per un'unica, incrollabile regola: porta sempre a termine il proprio lavoro.

Sentenza scendeva la scaletta lisciandosi i baffi con la lingua, Jack immaginò dovesse aver appena umiliato una vecchietta colpevole di aver perso la borsetta, o qualche cosa del genere, e non perse l’occasione per salire di straforo mentre quella iena sedeva alla pensilina in attesa della successiva diligenza da assaltare; in lontananza l’ululato di un coyote.

Leroy Brown, detto Bellezza. Firma di punta del Gazette, è il volto cinico dell'informazione cittadina. Si riconosce per il ghigno terribile e la sigaretta perennemente stretta tra i molari. A lui non serve cercare notizie; gli basta una telefonata per decidere quale versione dei fatti mandare in stampa.

Fra le personalità più illustri riconosciamo Leroy Brown, firma di punta del Gazette of Chicago, incapace di distinguere un clarinetto da un trapano a colonna. Cappello sulle ventitré, tesserino Press malcelato, sigaretta stretta fra i molari come dovesse triturarla, e un ghigno terribile a inchiostro indelebile che già in altre occasioni gli ha fatto guadagnare il soprannome di Bellezza.

Aura Pale Ardeen: la vegliarda a 24 carati. È la regina indiscussa dell'industria discografica, una donna che possiede quasi ogni nota suonata in città. Dalle finestre della sua villa mastodontica si scorgono le nuvole al di sotto di sé. Possiede tutto in versione deluxe, ma brama l'unica cosa che non ha mai potuto comprare: la musica di Hornet.

Altra notabile presente sugli spalti, la ricca principessa Aura Pale Ardeen, energica vegliarda magnate dell’industria locale, inclusa quella musicale: sua la maggiore casa discografica di Chicago, e anche la seconda in classifica, la terza e avanti così fino alla novantanovesima. Una sola etichetta su cento non le apparteneva: si trattava della più piccola, più cenciosa e sporca casa discografica dell’intera Chicago, il che la rendeva automaticamente quella che produceva la musica migliore.

Riuscirà il nostro investigatore stropicciato a non farsi schiacciare da questo mosaico di potere e violenza? La caccia è appena iniziata e, tra un coupon per la colazione e un pedinamento fallito, Jack Tano sta per scoprire che a Chicago nessuno ti guarda in faccia, a meno che non ti stia dando la caccia.

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Piegare il tempo e maledire il cielo

Piegare il tempo e maledire il cielo

La polvere si è appena posata cancellando le tracce sull'asfalto, ma per Jack Tano il lavoro è appena iniziato. Per navigare in una metropoli fuori fase, dove la logica ha smesso di funzionare, avrà bisogno di compagni di viaggio all'altezza del caos che li circonda.

Nel post precedente abbiamo visto l'istante zero, l'incrinatura nella realtà che ha dato il via a tutto. Ma, anche se Jack Tano è il peggior detective del mondo, non può farcela da solo: attorno a lui si muovono due figure chiave che lo aiuteranno a decifrare l'indecifrabile. Ecco chi imparerai a conoscere (e a temere):

Galileonard: il monaco laico. Dimentica celle, preghiere e punizioni; Galileonard è uno studioso che crede nella conoscenza come unica via. È un fisico specializzato in quadricronia, una disciplina che smette di pensare al tempo come a una linea fatta di prima e dopo per trattarlo come una superficie dove tutto è interconnesso. Frequenta il mondo della lotta clandestina per allenare il corpo e la mente e, nonostante la corporatura minuta, è capace di atterrare giganti come Who Wants To Live Forever con la pura forza della disciplina.

«Stai facendo confusione, comunque se ti interessa l’opinione di un esperto, se fossi stato io il creatore non mi sarei disturbato a inventare atomi, cellule, aminoacidi eccetera, avrei usato un unico elemento per tutto: facile, lineare e soprattutto… magico!»

Diana Trane: acciaio e bourbon. La voce solista di Hornet possiede un carattere forgiato nell'acciaio. È una donna che ha deciso di non occuparsi d'altro che delle conseguenze delle proprie scelte. La sua giornata inizia con una colazione a base di fiocchi d'avena, caffè, bourbon e sciroppo d'acero, saltando la doccia per evitare di spegnere la sigaretta. Per Jack, Diana è il pezzo mancante del puzzle, l'unica persona che ha condiviso con Hornet le ultime, frenetiche ore di musica prima della fine.

Il paesaggio cittadino era caratterizzato da vaste aree abbandonate, terreni brulli, capannoni, edifici decadenti, persone colte in un attimo di distrazione sotto il sole cocente del primo pomeriggio, quello che blocca tutto ma non lascia nulla fermo: il divincolarsi immoto del grasso nel tegame, il fermo immagine tremolante di un fotogramma vivo e pulsante, cosciente della sua attesa, ma superato dalla velocità della guida di Diana, che con un piede da ballerina indicava al motore di quel carrozzone motorizzato l’unica cosa di cui era preoccupata: di lasciarsi alle spalle una vita dura, avara di soddisfazioni, un grigio autunno senza sfumature in fiore, verso il traguardo di riscatto e rivalsa, essere protagonista delle proprie scelte senza occuparsi di null’altro che delle conseguenze, sue e sue sole, mettersi alla guida della propria vita come se quell’ambiguo veicolo dagli spifferi imprevisti alludesse a qualcosa di più vasto, importante, come se guidare fosse vivere, e Diana non voleva più vivere secondo regole scritte da altri.

Questi sono i volti di un'indagine psichedelica che ti porterà dallo sgangherato tavolo di Jack da Carmine's fino alla cucina devastata di Villa Ardeen. Figure che, come Jack, cercano un senso profondo in un mondo dove la logica lineare è solo un ricordo.

Sei pronto a fidarti di un monaco laico e di una cantante che non teme nulla, nemmeno le proprie maledizioni?

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Oltre l’asfalto: dove finisce la strada e inizia l’infinito

Oltre l’asfalto: dove finisce la strada e inizia l’infinito

Nel post precedente abbiamo iniziato a camminare tra i vicoli di questa Chicago fuori fase, quella che non si trova sulle mappe e che Jack Tano chiama casa.

Ma ogni grande mistero ha un istante zero, un evento che incrina la realtà e ci costringe a guardare oltre. Tutto ha inizio con un'immagine difficile da dimenticare, un fotogramma sospeso: cinquemila libbre di acciaio giallo e nero che si staccano dall'asfalto bollente di un deposito abbandonato.

Parliamo della Buick Roadmaster Riviera di Hornet - una convertibile del 1950, gialla e nera come una vespa. Al volante c'era lui, il più grande clarinettista jazz della città. Un insetto di metallo e note che quel pomeriggio aveva deciso di sfidare i quaranta gradi all'ombra e i propri fantasmi.

La Riviera si è lanciata da una rampa solitaria, un raccordo incompiuto che svetta accanto al deposito abbandonato, guadagnando velocità fino a staccarsi dall'asfalto, senza rumore, come per raggiungere un luogo infinito. Mentre la polvere ricadeva stancamente a coprire le tracce degli pneumatici, la storia di Hornet si concludeva, lasciando il posto alla nostra.

Solo il mattino dopo, leggendo del presunto suicidio sui quotidiani come il Gazette of Chicago o NCCNews, Jack Tano sentirà che quella versione puzza di menzogna. Perché un uomo che con la sua musica è proiettato dieci anni nel futuro non decide improvvisamente di farla finita a quel modo.

Questo non è un semplice caso di cronaca. È l'incrinatura nella diga della realtà di cui ti parlavo, il momento in cui il noir si scontra con l'impossibile. Nei prossimi giorni inizieremo a seguire Jack attraverso questa metropoli onirica - dai vicoli del Surreal Jeff fino ai gargantueschi saloni di Villa Ardeen - per cercare di capire che cosa sia davvero successo in quel deposito.

Il caso di Hornet non è che la prima crepa. Le altre le troverai ne La ballata di Jack Tano, il mio romanzo di prossima pubblicazione - nato nella fantascienza, ma travestito da noir per attraversare i territori del realismo magico.

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Benvenuto a Chicago (quella che non si trova sulle mappe)

Benvenuto a Chicago (quella che non si trova sulle mappe)

Dal 1998, su queste pagine abbiamo condiviso di tutto: storie, riflessioni, mondi nati e mai finiti. Ma quello che sto per presentarti ora è un viaggio diverso, un'incursione in un posto che vive di regole proprie, in cui le leggi della fisica sembrano aver preso una pausa estemporanea e la logica narrativa segue una bussola rotta. Non ti chiedo di crederci fin da subito.
Ti chiedo solo di seguirmi.

Benvenuto

Parliamo di New Chicago City: una città strana, sospesa. Gli autoctoni la chiamano NCC (pronunciato en-dàbol-sì), ma per tutti gli altri - italiani, latinos, vecchi e bambini - quella resta semplicemente Chicago.

È una Chicago che vive in un tempo tutto suo, che richiama i bassifondi degli anni Cinquanta del Novecento, tra massicce Buick e sgangherate Due Cavalli di seconda mano, ma qualcosa sotto la superficie suggerisce che il futuro sia già passato di lì.

È una città fuori fase, dove le strade portano i nomi di vecchi miti - Beatless Avenue, Bohemian Road - e dove il cuore nevralgico della metropoli è, paradossalmente, un immenso nulla.

In questo affresco si muove Jack Tano. Jack non è un eroe, anzi.

Orgogliosamente italo-italiano, per il resto del mosaico etnico che popola la città è solo un maccaroni, oltre che il peggior detective di Chicago (e, di conseguenza, di tutto il mondo).

Eppure, in una realtà che si sfalda capitolo dopo capitolo, forse un investigatore stropicciato come lui è l'unico capace di fiutare la verità tra le pieghe del caos.

Attenzione, però: questa non è solo una storia. È un virus letterario. Più ti addentrerai tra i vicoli di questa città, più sentirai la logica lineare incrinarsi, trascinandoti in un vortice dove il tempo non è più una linea continua, ma una superficie magica da esplorare.

Nei prossimi giorni inizieremo a scovare insieme i primi indizi. Sei pronto a stanare la verità fra la polvere della Città Ventosa?

Tutto questo, e molto altro, lo troverai presto ne La ballata di Jack Tano, il mio romanzo di prossima pubblicazione - nato nella fantascienza, ma travestito da noir per attraversare i territori del realismo magico.

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3 cose 404: Page found

3 cose 404: Page found

Mi stavo giusto domandando se non fosse il caso di piantarla con questi aggiornamenti sullo stato di scrittura del mio nuovo romanzo (ormai ho scritto abbastanza per poterlo chiamare così) anche perché dopo i bollettini a pagine 100, 222 e 333, non volevo farne uno a pagina 444 - che è un nomero che non mi dice niente.

Però, proprio mentre la scrivevo, ho pensato che pagina 404 non poteva mancare, e allora eccomi qua!

Che cosa vogliamo dire? Il lavoro prosegue, la formula che ho adottato fin dall'inizio - e che al bisogno ho corretto in corsa - si sta rivelando efficace. Ho raggiunto uno dei punti cardine che avevo programmato all'inizio e la trama s'è sviluppata in un modo che mi sta soddisfacendo assai.

Ricordo che l'obiettivo era quello di partecipare al prossimo premio Urania ma ahia ecco la nota dolente: ero convinto che la scadenza fosse la stessa del premio Urania Short, ovvero febbraio 2027, invece ho da poco scoperto che la scadenza è il 31 dicembre 2026!

Ovvero: non dovrei perdere tempo (per esempio con post come questo ma vabbè) e mettermi testa bassa a scrivere e scrivere e scrivere!

Che cosa potrei chiedere di meglio?

Racconto: IO.ZIP

Racconto: IO.ZIP

Sei pronto a rimpicciolire la tua prospettiva?

Ti sei mai chiesto fino a che punto si spingerebbe l’umanità per risolvere la crisi demografica e la scarsità di risorse? Nel mio racconto IO.ZIP la risposta è drastica: lo Zoom Identified People, un piano che prevede la riduzione fisica degli esseri umani di ben venti volte.

Ho ambientato tutto su HE85L, una base spaziale che si presenta come un paradiso di sostenibilità e svago, ma che nasconde zone d'ombra più inquietanti di quanto sembri. Al centro della storia c'è Jep Evaso, un contrabbandiere che ha fiutato l'affare della vita: mettere le mani sul Raggio 58, la tecnologia aliena che rende possibile questa trasformazione.

Il racconto ha un ritmo serrato, tra missioni clandestine nei condotti d'aerazione, una propaganda martellante e documenti da decifrare. Ma sotto la superficie dell'azione, quello che mi interessava davvero era mettere in discussione il nostro concetto di etica e di progresso.

Tre chiavi di lettura per capire HE85L

Come in molti miei racconti, anche in IO.ZIP la fantascienza è solo la superficie, un modo per parlare di cose molto più vicine a noi di quanto sembri: disuguaglianza, sfruttamento, il prezzo nascosto del progresso. Ecco tre temi che considero il nucleo del racconto, e che spero ti facciano venire voglia di scoprire che cosa si nasconde davvero dietro l'utopia in miniatura di HE85L.

La ghettizzazione degli improduttivi

Il piano Zoom Identified People non viene proposto a tutti, ma è pensato apposta per la fascia di popolazione definita più modesta e improduttiva. Dietro la maschera della sostenibilità ambientale, c'è una discriminazione sociale travestita da progresso: ripulire le strade per favorire il turismo e i commerci dei primi.

Ai centomila ridotti viene inizialmente promessa un'oasi di felicità su HE85L, dove dedicarsi all'arte e agli svaghi grazie a un'apparente abbondanza di risorse, ma con il tempo emerge la natura brutale del sistema: un mondo chiuso, isolato, mantenuto dall'esterno e senza alcun potere contrattuale.

Il conto salato della sostenibilità

Su HE85L, essere ridotti significa avere una paga oraria inferiore e meno ferie, pur continuando a pagare le stesse tasse di prima, il tutto sostenuto da una propaganda martellante che celebra i bassi consumi come un successo collettivo.

A questo si aggiunge il controllo totale sulla salute: le razioni fresche restano nei magazzini esterni, quindi i ridotti dipendono da costosi kit di integratori solo parzialmente coperti dal servizio sanitario.

La riduzione non non è in realtà pensata per educare al risparmio, ma per creare un mercato vincolato dove ogni aspetto della vita viene monetizzato dal sistema centrale.

Quando la tecnologia diventa gabbia

Il Raggio 58, la tecnologia aliena al centro della storia, non è uno strumento di liberazione ma il cardine di un apparato di controllo: una scatola chiusa di cui gli stessi burocrati umani ignorano il funzionamento.

La scoperta più inquietante arriva quando il protagonista decripta alcuni file nascosti che rivelano la vera missione della base: la tecnologia piegata a sistemi punitivi invece che usata per aiutare le persone. Il Raggio 58 diventa così il simbolo di un progresso che, senza morale, finisce per rimpicciolire non solo i corpi, ma anche la dignità delle persone.

Leggi il racconto

IO.ZIP è incluso in Generazioni FS Italia, l'antologia curata da Donato Altomare per Tabula Fati che riunisce voci italiane di ogni generazione per dimostrare quanto valga la nostra fantascienza - come afferma il curatore - spesso più apprezzata all'estero che in patria.

Se cerchi qualità a chilometro zero e vuoi immergerti negli avvenimenti di HE85L, il mio racconto ti aspetta in questa raccolta: acquistala cliccando sull'immagine di copertina qui accanto e buona lettura!

IO.ZIP su Generazioni FS Italia
La casa degli spiriti, di Isabel Allende

La casa degli spiriti, di Isabel Allende

Il secondo titolo che ho provato fra quelli suggeriti dall'AI è La casa degli spiriti di Isabel Allende. A differernza del primo esperimento, questo è andato decisamente bene, il libro mi è piaciuto e l'ho letto molto volentieri.

La casa degli spiriti: la quarta di copertina

Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, nei racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sudamericana, soltanto Cent'anni di solitudine di García Márquez.
La casa degli spiriti

Citazioni da La casa deli spiriti

Pagina 7 | posizione 81-83

Era quella una lunga settimana di penitenza e di digiuno, non si giocava a carte, non si suonava musica che incitasse alla lussuria o all’oblio, e si osservava, nei limiti del possibile, la maggior tristezza e castità, nonostante proprio in quei giorni il pungolo del demonio tentasse con più insistenza la debole carne cattolica.

Pagina 12 | posizione 162-164

Pst! Padre Restrepo! Se il racconto dell’inferno fosse tutta una bugia, saremmo proprio fregati…

Pagina 15 | posizione 206-210

Dirigeva quel tumulto un ometto mellifluo, vestito di nero, con finanziera e un cappello troppo grande che iniziò un discorso solenne per spiegare le circostanze del caso, ma venne interrotto brutalmente da Nivea, che si lanciò sopra l’impolverata cassa che conteneva i resti del più amato fra i suoi fratelli. Nivea gridava che aprissero il coperchio per poterlo vedere con i suoi occhi. Le era già toccato di seppellirlo in una precedente occasione, e, per questo, aveva il dubbio che neppure quella fosse la volta definitiva della sua morte.

Pagina 30 | posizione 420-421

ho sempre pensato che la solitudine e la noia finiscono per trasformare l’uomo in un alcolizzato.

Pagina 33 | posizione 459-463

Riuscii a essere il suo fidanzato ufficiale senza compiere alcuna prodezza soprannaturale, perché, nonostante la sua bellezza sovrumana e le sue innumerevoli virtù, Rosa non aveva pretendenti. Sua madre mi fornì la spiegazione: disse che nessun uomo si sentiva abbastanza forte da passare la vita a difendere Rosa dalle bramosie degli altri. Molti le avevano gironzolato intorno perdendo la ragione per lei, ma finché io non ero apparso all’orizzonte nessuno si era ancora deciso. La sua bellezza intimoriva, per questo l’ammiravano da lontano, senza avvicinarsi.

Pagina 55 | posizione 776-779

Férula aveva adorato suo fratello Esteban quand’era bambino. Dormiva con lui, gli faceva il bagno, lo portava a passeggio, lavorava giorno e notte cucendo per gli altri per pagargli la scuola e aveva pianto di rabbia e d’impotenza il giorno in cui Esteban aveva dovuto entrare a lavoro in uno studio notarile perché in casa quello che lei guadagnava non bastava per mangiare. L’aveva curato e servito come ora faceva con sua madre e aveva avvolto anche lui nella rete invisibile della colpevolezza e dei debiti di gratitudine non pagati.

Pagina 68 | posizione 964-964

I contadini consultavano una fattucchiera indigena che conosceva il potere delle erbe e della suggestione

Pagina 77 | posizione 1093-1095

In realtà, della guerra, delle invenzioni della scienza, del progresso dell’industria, del prezzo dell’oro e delle stravaganze della moda a loro non importava niente. Erano racconti di fate che non modificavano in nulla la ristrettezza della loro esistenza.

Pagina 92 | posizione 1304-1305

La Nana era convinta che un buon spavento poteva far sì che la bambina parlasse e passò nove anni a inventare espedienti disperati per terrorizzare Clara, ma riuscì soltanto a immunizzarla contro la sorpresa e lo spavento.

Pagina 95 | posizione 1347-1348

l’unica volta che cadde la neve sulla capitale, facendo morire di freddo i poveri nelle borgate e i roseti nei giardini dei ricchi

Pagina 125 | posizione 1793-1793

In questo periodo della vita di Blanca, la curiosità era più forte dell’istinto di sopravvivenza

Pagina 138 | posizione 1989-1991

Divenni furioso, dissi che quelli erano nomi da commercianti stranieri, che nessuno si chiamava così nella mia famiglia né nella sua, che almeno uno doveva chiamarsi Esteban come me e come mio padre, ma Clara spiegò che i nomi ripetuti creano confusione nei diari e rimase inflessibile nella sua decisione.

Pagina 140 | posizione 2022-2023

Ma perché dare a un uomo quello che costa tanto guadagnare? In questo senso le donne sono molto sciocche. Sono figlie del rigore. Hanno bisogno di un uomo per sentirsi sicure e non si rendono conto che chi bisogna temere è proprio l’uomo.

Pagina 145 | posizione 2091-2093

Severo era orgoglioso della sua destrezza meccanica. L’aveva smontata più volte per cercare di aggiustarla e altrettante l’aveva consegnata al Gran Cornuto, un meccanico italiano che era il migliore del paese.

Pagina 161 | posizione 2319-2320

Quello fu l’anno del tifo esantematico. Cominciò come altre calamità dei poveri e subito acquisì caratteristiche di piaga divina.

Pagina 163 | posizione 2350-2352

Sosteneva che la magia, come la religione e la cucina, era una faccenda eminentemente femminile e forse per questo era capace di provare simpatia per le tre sorelle Mora, mentre detestava gli spiritati di sesso maschile quasi quanto i preti.

Pagina 166 | posizione 2394-2395

il sistema cardiovascolare su tavole in cui si vedeva un tale senza pelle e con tutte le vene e il cuore a nudo, ma con le mutande.

Pagina 193 | posizione 2797-2797

Le nuove tombe diedero un’aria festosa all’umile camposanto

Pagina 197 | posizione 2853-2854

Era la prima volta che Clara viaggiava sola. Aveva fatto lo stesso tragitto per anni, ma sempre distratta, perché contava su qualcuno che si assumeva la responsabilità dei dettagli prosaici, mentre lei sognava osservando il paesaggio dal finestrino.

Pagina 197 | posizione 2855-2856

Accomiatandosi, lei si chinò, lo baciò lievemente su una guancia e sorrise. Lui si portò la mano alla faccia per proteggere dal vento quel bacio fugace

Pagina 208 | posizione 3008-3010

Io giravo dappertutto senz’altro appoggio che un grosso bastone d’argento, lo stesso che ho adesso e che mia nipote dice che uso non perché sono zoppo, bensì per dar forza alle mie parole, brandendolo come un argomento contundente.

Pagina 216 | posizione 3127-3130

Esteban Trueba era meno impressionato dalle smancerie del nobile, che dai cincillà. Pensava come diavolo non gli fosse mai passata per la testa l’idea di conciarne la pelliccia, invece di perdere tanti anni ad allevare quelle maledette galline che morivano alla prima diarrea da nulla e quelle mucche che per ogni litro di latte che si mungeva loro consumavano un ettaro di foraggio e una scatola di vitamine e inoltre riempivano tutto di mosche e di merda.

Pagina 222 | posizione 3213-3216

Il resto del tempo lo passava indagando sui miracoli, cercando d’imparare i trucchi di sua madre per muovere la saliera con la forza della mente, e scrivendo versi appassionati ad Amanda, che glieli rimandava per posta, corretti e migliorati, senza che questo scoraggiasse il giovane.

Pagina 226 | posizione 3266-3267

Il loro tempo si misurava in stagioni, i loro pensieri in generazioni, erano lenti e prudenti.

Pagina 254 | posizione 3682-3684

Prima non aveva bevuto, ma per la rabbia bevve qualche bicchiere, perse la testa e si gettò vestito nella fontana del giardino, da dove dovettero tirarlo fuori con la dignità fradicia.

Pagina 260 | posizione 3766-3767

Diceva che il cristianesimo, come quasi tutte le superstizioni, faceva l’uomo più debole e rassegnato e che non bisognava aspettare una ricompensa in cielo, bensì lottare per i propri diritti in terra.

Pagina 275 | posizione 3988-3988

Assaporavano l’amarezza di un addio che presentivano, ma che ancora potevano confondere con una riconciliazione.

Pagina 284 | posizione 4131-4132

aime la consolò parlandole con lo stesso linguaggio segreto che riserbava agli animali e ai bambini piccoli dell’ospedale dei poveri, finché non si fu calmata.

Pagina 308 | posizione 4458-4462

Alba nacque in piedi, segno di buona fortuna. Sua nonna Clara le cercò e trovò sulla schiena una macchia a forma di stella che è una caratteristica degli esseri che nascono con la capacità di vivere felici. “Non bisogna preoccuparsi per questa bambina. Avrà buona fortuna e sarà felice. Inoltre avrà una bella pelle, perché la si eredita e io alla mia età non ho rughe e non mi è mai venuto un foruncolo”, aveva predetto Clara due giorni dopo la nascita. Per questi motivi non si preoccuparono di addestrarla alla vita, dato che gli astri si erano combinati per dotarla di tanti doni.

Pagina 308 | posizione 4465-4467

Sua madre voleva chiamarla Clara, ma sua nonna non era favorevole a ripetere i nomi in famiglia, perché la cosa seminava confusione nei quaderni su cui annotava la vita.

Pagina 309 | posizione 4470-4472

Alba era stata lì lì per nascere su un treno a scartamento ridotto, alle tre del pomeriggio in pieno deserto. Sarebbe stato fatale per sua carta astrologica. Fortunatamente seppe trattenersi dentro sua madre ancora molte ore e riuscì a nascere nella casa dei suoi nonni, nel giorno, nell’ora e nel luogo che erano più convenienti al suo oroscopo.

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Alba nacque in fretta. Jaime le tolse il cordone dal collo, la tenne in aria a testa in giù e con due sonore sculacciate la iniziò alla sofferenza della vita

Pagina 311 | posizione 4506-4506

Clara, che aveva trascorso nove anni muta, conosceva i vantaggi del silenzio

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Le comunicazioni di Clara con le anime erranti e con gli extraterrestri avvenivano mediante la telepatia, i sogni e un pendolo che lei usava a tal fine, tenendolo sospeso in aria su una serie di caratteri alfabetici che collocava in ordine sopra il tavolo. I movimenti autonomi del pendolo indicavano le lettere e formavano i messaggi in spagnolo e in esperanto, dimostrando così che erano le uniche lingue che interessavano gli esseri di un’altra dimensione e non l’inglese, come sosteneva Clara nelle lettere agli ambasciatori delle potenze anglofone, senza che loro le rispondessero mai, così come non lo fecero neppure i successivi ministri dell’Educazione ai quali si rivolse per esporre la sua teoria che invece d’insegnare l’inglese e il francese nelle scuole, lingue da marinai, commercianti e strozzini, i bambini venissero obbligati a studiare l’esperanto.

Pagina 315 | posizione 4560-4562

Fin da piccolissima Alba aveva avuto l’incarico di disporre fiori freschi nei vasi. Apriva le finestre per far entrare in abbondanza la luce e l’aria, ma i fiori non duravano fino alla sera, perché il vocione di Esteban Trueba e i suoi colpi di bastone avevano il potere di spaventare la natura.

Pagina 318 | posizione 4609-4610

la gente non legge quello che non gli interessa, e se gli interessa è perché ha la maturità per farlo.

Pagina 319 | posizione 4627-4629

Lo videro arrivare a casa un giorno qualunque, senza preavviso, con un pannolino da neonati che gli copriva le vergogne, la pelle appiccicata alle ossa e quell’aria stravolta che si nota nella gente che si nutre di verdure.

Pagina 323 | posizione 4676-4677

Lì distillavano un’acquavite casereccia che usavano per bere, per accendere la stufa, per disinfettare ferite e per ammazzare gli scarafaggi, e che loro chiamavano pomposamente “vodka”.

Pagina 330 | posizione 4784-4789

In quasi tutte le famiglie c’è qualche rimbambito o pazzo, figliola – assicurò Clara mentre si affannava col suo lavoro a maglia, perché in tutti quegli anni non aveva imparato a lavorare senza guardare. – Talvolta non li si nota perché li nascondono come se fossero una vergogna. Li chiudono nelle stanze più isolate, affinché non li vedano quando ci sono visite. Ma in realtà non c’è di che vergognarsene, anche loro sono opera di Dio. – Ma nella nostra famiglia non ce ne sono, nonna – replicò Alba. – No. Qui la follia si è divisa fra tutti e non ne è avanzata per avere il nostro matto da legare.

Pagina 338 | posizione 4911-4912

Se quanto chiedi è di girare armato, tra essere delinquente o essere poliziotto, è meglio essere poliziotto, perché hai l’impunità.

Pagina 340 | posizione 4943-4943

Credo che abbia deciso di morire, e la scienza non ha alcun rimedio contro questo male

Pagina 354 | posizione 5133-5135

Aveva finito per accettare – vinto dalla ventata dei tempi nuovi – che talune donne non erano del tutto idiote e pensava che Alba, troppo insignificante per trovare un marito di buona posizione, avrebbe potuto imparare un mestiere e guadagnarsi la vita come un uomo.

Pagina 371 | posizione 5386-5388

È l’unica casa di puttane del paese ad avere un negro autentico fra il personale. Gli altri che lei vede in giro sono pitturati, invece Mustafà, anche se lo strofina con carta vetrata, negro rimane.

Pagina 372 | posizione 5407-5409

Clara… – mormorai senza pensarci, e allora sentii che sulla guancia mi scorreva una lacrima e poi un’altra e un’altra ancora, finché non fu un torrente di pianto, un tumulto di singhiozzi, un soffocamento di nostalgie e di tristezze, che Tránsito Soto riconobbe senza difficoltà, perché aveva esperienza delle pene degli uomini.

Pagina 378 | posizione 5483-5484

Si pensa sempre che queste cose succedono altrove – disse Miguel. – Finché non succedono anche da noi.

Pagina 411 | posizione 5957-5958

Era sicuro che, se qualcuno aveva intenzione di assassinarlo, quei due imbecilli grandi e grossi non sarebbero riusciti a evitarlo, ma aveva fiducia che la loro presenza potesse almeno intimorire gli insolenti spontanei.

Pagina 411 | posizione 5960-5960

“Un bravaccio a pagamento è come una confessione di colpa.

Pagina 452 | posizione 6568-6569

Mentre prosperavano i negozi di lusso, le agenzie miracolose, i ristoranti esotici e le ditte d’importazione, ai cancelli delle fabbriche facevano la coda i disoccupati in attesa di trovare lavoro per una paga giornaliera minima.

La casa degli spiriti

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Il Magazzino dei Mondi 6, il ritorno!

Il Magazzino dei Mondi 6, il ritorno!

E alla fine è successo: Il Magazzino dei Mondi è tornato! Questo numero 6 presenta un punto di rottura evidente con il passato: ha una nuova grafica sia esterna che interna e un nuovo formato.

Il Magazzino dei Mondi 6 contiene dieci racconti, di cui 4 provenienti dal concorso Ghost Book, che è consistito nel bsare il proprio racconto su un incipit e un'immagine creata da un'AI. Corriamo a vedere!

Il magazzino dei mondi 6 riapre

Il contenuto de Il Magazzino dei Mondi 6

Il Magazzino dei mondi 6 - Interno
In questo Magazzino dei Mondi 6

I racconti

De gustibus non sputacchiandum est, quindi prendete queste parole per quello che sono: appunti a caldo dopo una prima unica singola lettura. Non intendo giudicare, e spero che nessuno si senta trattato ingiustamente.

Però, se qualcuno avesse ancora voglia di dirmi per l'ennesima volta che cosa posso o non posso fare sul mio sito, ecco un suggerimento.

Memorie da un sepolcro

Memorie da un sepolcro, di Emiliano Federico Caruso

Due grandi classici: l'antico Egitto e i viaggi nel tempo. Racconto piacevole anch senon del tutto convincente in alcuni dettagli. I paradossi temporali sono sempre un casino da gestire!

The pilot, di Riccardo Pareschi Malaguti

Non m'è piaciuto sia per lo stile che per il contenuto, i numerosi errori e il titolo inglese che senso avrebbe vista l'ambientazione egizia, il protagonista francese e l'intervento alieno?

The pilot
Stargate

Stargate, di Paolo Ceccarelli

Il più originale al momento, che evidentemente deve aver barato sulla consegna, rompendo gli schemi ed evitando una noia che avrei creduto inevitabile per via di quattro racconti fratelli uno dopo l'altro.

Il sacerdote delle profondità, di Carlo Menzinger di Preussenthal

Racconto che forse avrebbe meritato un approfondimento maggiore, ci sono tante cose interessanti solo accennate e un'accelerata improvvisa nei pressi del finale.

Il sacerdote delle profondità

Un appunto sulla gestione del concorso Ghost Book

Credo che avrebbe avuto più senso riproporre nella rivista le condizioni e il regolamento del concorso: se è vero che l'immagine di riferimento appare nel primo pezzo, non c'è traccia della traccia (che si intuisce solo per la corrispondenza di certi punti).

Senza passato

Senza passato, di Taylor Blackfyre

Adoro gli investigativi SF, e anche questo racconto è un degno rappresentante della categoria. Forse un pelo retorico in alcuni punti, ma l'ho letto con grande piacere

Non si sa mai, di Margherita Tramontano

Racconto simpatico quasi tendente alla fiaba, carico di simbolismo e saggi avvertimenti

Non si sa mai
Una vita meravigliosa

Una vita meravigliosa, di Stefano Culotta

Interessante invasione della Terra da parte di una razza di polpi alieni carnivori. Prima parte decisamente prolissa, ma buoni intreccio e finale.

Il figlio delle fogne, di Enrico di Coste

Storia misteriosa e mai dichiaratamente post apocalittica, sin dall'inizio mi ha però fatto pensare che lo fosse. Non ho capito il finale.

Il figlio delle fogne
GenesAi

GenesAi, di Andrea Cabassi

Ho già parlato di GenesAi in questo articolo, va' a vedere!

BLC2, di Mario Delfino

Racconto tanto affascinante quanto noioso. Inizia con una strana ripetizione del secondo paragrafo (un errore di stampa) e finisce con una rivelazione poco chiara ai più - me incluso.

BLC2

Il reparto redazionale

Davvero molto bene il reparto redazionale di questo numero: approfondimenti, recensioni e iterviste su argomenti attuali. Non sono un grande fan della fanta-archeologia, e non averne trovata non m'è spiaciuto... vabbè, un po' è anche interessante, ma non può essere quello il cuore della sezione redazionale di una rivista che punta al futuro!

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Il Magazzino dei Mondi 6

333 rondini non fan primavera

333 rondini non fan primavera

Come avevo anticipato qualche tempo fa, ho aggiunto una nuova pietra miliare alla tradizione che ho introdotto con Pelicula: lo stato avanzamento lavori a pagina 333!

Ci sei cascato: non erano tre rondinelle, ah ah ah!

Comunque. Il lavoro al progetto 3 cose procede lentamente, come da programma. Ho superato le 33 mila parole e di ciccia da mettere sulla griglia ne ho ancora un bel po' - zucchine o melanzane se preferisci.

Lentamente ma senza intoppi, che è la cosa che mi fa piacere più di tutte!

333
Pagina piena

Vediamo di sbottonarmi un poco. Fantascienza, ma questo l'ho già detto nel primo post. Nella lettura emerge una società para-distopica, emerge perché non è mai spiegata esplicitamente, è una cosa che emerge quasi in secondo piano, para-distopica perché il romanzo distopico m'ha sempre affascinato e influenzato, quindi per me è quasi naturale finir lì.

Poi altri temi, ma niente di particolarmente esageratamente disperatamente fuori da ogni schema, una cosa tranquilla.

Tutto è relativo, certo, ma avendo già frequentato quelle situazioni, ne so abbastanza da scegliere se abusarne o meno.

Per adesso, e secondo i piani, più meno che più.

Immaginandomi e sperando che ci sarà un prossimo appuntamento per parlarne, alla prossima puntata di questo meraviglioso e non richiesto aggiornamento su progetto 3 cose. Ciao!

Memorie di un cuoco d’astronave di Massimo Mongai (con citazioni)

Memorie di un cuoco d’astronave di Massimo Mongai (con citazioni)

È trascorso un pezzo da quando ho letto Memorie di un cuoco d'astronave di Massimo Mongai, non so perché non ne avessi mai parlato prima, e quindi non sono in grado di giustificarmi. Però posso dire che, anche dopo questi anni, il piacere verso questo libro è ancora vivo, non come una memoria nitida, ma come il ricordo di un sapore che non riesci a descrivere con precisione, eppure lo riconosci subito appena torna.

E il cibo, in questo caso, non è solo una metafora comoda. È proprio il centro del romanzo: il protagonista è Rudy Basilico Turturro, giovane cuoco terrestre catapultato - per una di quelle indisposizioni che decidono le carriere - al ruolo di chef su un'astronave in crociera. Tre anni di viaggio, una serie di vicende raccontate come episodi autonomi, un universo popolato di stranezze che Rudy impara a conoscere prima di tutto attraverso ciò che mangia e ciò che cucina.

Memorie di un cuoco d'astronave

Sapore di fantascienza

Mongai costruisce qualcosa di raro: una fantascienza italiana in cui il sense of wonder passa per il palato. Non è un caso che il romanzo abbia radici autobiografiche. Nella postfazione, l'autore rivela l'ispirazione: un'esperienza reale in cucina, su una barca: i fornelli che ballano con il mare, la necessità di arrangiarsi con quello che c'è... che evidentemente ha lasciato il segno.

Il risultato è un libro inclassificabile nel modo migliore possibile: comico e speculativo, episodico ma coerente, leggero in superficie e piuttosto serio sotto.

Citazioni da Memorie di un cuoco d'astronave

Posizione 57-58
La differenza fra un professionista della creatività (com’è un cuoco un poeta o un ricercatore in un laboratorio) ed un dilettante della creatività, sta tutta nelle ore passate a tavolino dal primo e non dal secondo;
Posizione 123-123
Non si mangia più, ci si nutre e basta.
Posizione 246-246
una piccola percentuale di un grande numero è un grande numero
Posizione 269-271
Se è vero che sono ormai oltre ottant’anni che abbiamo rapporti con loro è anche vero che come dice il proverbio “nessuno è più alieno di un Alieno”. Ed in quel viaggio ne avrei visti veramente tanti! anzi, dove ero diretto, l’Alieno sarei stato io!
Posizione 323-326
Feci la solita trafila di ingresso a bordo che avevo imparato a fare sulle altre navi, solo un po’ più puntigliosa e precisa: analisi del sangue, verifiche di identità, test gravitazionali, dichiarazioni di fede, ideologia, definizioni idiosincratiche, test di claustrofobia, xenofobie, tutti test che avevo già fatto a terra, ma che il capitano di quella nave, come ogni capitano intelligente, pretendeva fossero rifatti a bordo della “sua” nave e sotto il controllo del “suo” computer.
Posizione 351-352
Alieni a bordo, sulle procedure di sicurezza, le basi della koinè
Posizione 385-385
Applaudimmo (chi poteva solo battere le chele, le batté eccetera)
Posizione 388-389
non si sa mai come reagisce un alieno alla vista delle proteine animali che mangi tu.
Posizione 475-479
nessun musicista terrestre può vendere musica o strumenti o dare lezioni fuori dal pianeta. È un monopolio del governo planetario e pochi fra i musicisti che vivono sulla Terra si rendono conto di quanto sia giusto: la musica terrestre è la prima fonte di redditi interstellari per la Terra, senza la quale staremmo messi molto male, visto che siamo appena all’inizio della comprensione delle tecnologie e teorie scientifiche aliene e quindi ci tocca ancora pagare in contanti tutto ciò che non abbiamo ancora imparato a costruire.
Posizione 560-561
come vedi, non si può fidarsi ciecamente dei computer e delle regole scritte, occorre applicarle estensivamente e con intelligenza caso per caso.
Posizione 645-647
A navigazione iniziata per davvero, di lì a due giorni avremmo “aperto” il ristorante, cessando tutti di mangiare le razioni standard cucinate automaticamente dalla parte robotica della cucina: ci si poteva sopravvivere indefinitamente, ma dopo un po’ diventava fastidioso prima ed insopportabile poi. E quel po’ per me stava per scadere.
Posizione 721-722
ovunque nell’Universo conosciuto, la vita si nutre di vita…
Posizione 952-953
Ricordate che il “phormujeenohkomounae” è famoso per tutto l’universo dell’Agorà per essere un formaggio molto nutriente, che non sa assolutamente di niente (l’unica cosa che sa di meno è notoriamente il to-fu)
Posizione 991-992
è teoria comune che sia una accelerazione metabolica che prepara la fuga, perché non si ha tempo di diventare senzienti se non si fugge; si resta e si muore e non ci si evolve da quegli animali che si è;
Posizione 1004-1004
Comunicare è lo sport più praticato nella Galassia
Posizione 1011-1012
In estrema sintesi si può dire che vale nello spazio la regola che valeva nel Far West: sii molto ben educato perché sono tutti molto nervosi e molto armati.
Posizione 1015-1018
gli Hustemee sono allergici all’alcool al punto da morirne; per loro è un veleno anche in minime dosi, e l’alcool è volatile, si diffonde sia pure in minute quantità nell’aria, anche dai bicchieri di vino e molto di più dai superalcolici. Preparare un piatto “flambé”, anche delle semplici crêpe-suzette, a dieci metri di distanza da una tavolata di Hustemee significa uccidere tutti i commensali all’istante! Un cuoco si potrebbe fare una cattiva fama, con un episodio del genere.
Posizione 1075-1076
sulle astronavi ci si incontra per conoscere le reciproche culture ed abitudini, allo scopo finale di fare buoni affari.
Posizione 1294-1295
l’unico vero problema di cucina a bordo di una astronave di lusso, dato che le materie prime ci sono tutte ed a buon mercato, è stare appresso alle ubbie alimentari di clienti ricchi, paganti e paranoici.
Posizione 1332-1332
gallato (o polvere d’uovo rigorosamente non gallato)
Posizione 1405-1406
“Questo piatto, signori, e queste bevande arrivano ad offendere fino a quindici religioni e circa il 72% della popolazione dei pianeti abitati dagli esseri umani.
Posizione 1426-1427
Nello spazio, se ti trovi a dover cucinare per una specie diversa dalla tua e sbagli ricetta, puoi anche ammazzare l’ospite, che è veramente il massimo della scortesia!
Posizione 1594-1596
La vita sessuale e sentimentale negli ultimi tre secoli è diventata così complicata che, fra alti e bassi, fra rivoluzioni e riflussi, la regola dominante è: fatti i fatti tuoi e non giudicare nessuno.
Posizione 1639-1640
Se nella vostra area, l’hashish è ancora illegale (ebbene sì, miei cari lettori, esistono ancora luoghi sulla Terra e nell’Agorà in cui questa follia accade)
Posizione 1735-1736
ve la immaginate una mucca unghiuta e pelosa che si arrampica sui comandi di una astronave? Beh, era successo.
Posizione 1857-1858
L’unico vero crimine, o il più grave, è lo spreco di energia: che assume due forme essenziali, il cibo buttato via (perché troppo o mal cucinato o per ingordigia o inappetenza) e le guerre.
Posizione 1885-1885
Nel frattempo pulissimo l’astronave e ci riposassimo.
Posizione 2073-2073
“Tu hai una idea della natura come di una specie di mamma benigna, il che è profondamente sbagliato.
Posizione 2109-2112
Cathrine ad esempio si dichiarava antirazzista, accusava me di razzismo, ma non aveva piacere a stare vicino ai Neoumanisti, che accusava di essere razzisti, ma soprattutto di “puzzare, di avere un odore diverso e sgradevole, anche se si lavavano, per via di come si nutrono” e via discriminando, con razionalizzazioni di una ingenuità tale da far sorridere qualunque terrestre, che i razzismi li conosceva bene.
Posizione 2339-2340
Prima di prepararlo verificate che il consumo di marijuana o quello di alcool o quello di latte siano legali sul vostro pianeta, o su quello nel quale siete ospiti.
Posizione 2348-2349
Aver avuto il grande privilegio di provare di persona innumerevoli cibi alieni, mi ha dato una sia pur piccola misura di ciò che perdiamo tutti.
Posizione 2516-2517
cucinare non è un atto essenziale alla sopravvivenza. Lo è alla felicità.
Posizione 2731-2732
la trasgressione è stimata e rispettata e perseguita come nei secoli passati, come sempre nella storia dell’umanità
Posizione 2894-2895
la stanza assegnatami era grande e comoda, arredata in stile “galattico” che notoriamente non vuol dire niente di specifico, se non un abbinamento di cose antiche e moderne, sempre tutte al massimo della loro funzionalità specifica:
Posizione 3128-3129
Mi ripeteva in continuazione insulti sanguinanti ai quali non solo non rispondevo, ma dei quali proprio non mi accorgevo.
Posizione 3408-3409
È vero che l’alcool può determinare reazioni inconsulte, ma in una cena allegra ciò non accade. E se accade, forse vuol dire che non siete in grado di organizzare una cena allegra.
Duneeaeluhreekkò
Memorie di un cuoco d'astronave

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Scopri le avventure di un cuoco terrestre a spasso per la galassia, in questo irresistibile romanzo di Massimo Mongai in cui il cibo diventa il linguaggio universale tra specie, mondi e culture lontanissime.

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Ombre di sogni di stelle, di Antonella Mecenero (citazioni)

Ombre di sogni di stelle, di Antonella Mecenero (citazioni)

Ombre di sogni di stelle di Antonella Mecenero, opera finalista al Premio Urania 2024, si presenta come un'intrigante fusione tra un romanzo di fantascienza e una biografia. La narrazione si apre con un evento spiazzante: il risveglio, nel 2236, di un clone di Alan Turing, che porta con sé le memorie e il genio del matematico inglese fino alla fatidica primavera del 1952.

Catapultato in un futuro dove l'umanità ha colonizzato il sistema solare ma sembra aver perso parte della sua empatia, questo nuovo Turing scopre di essere poco più di un bene di lusso, uno schiavo di fatto, acquistato da Hal, un'intelligenza artificiale mossa da una richiesta apparentemente impossibile. Ad accompagnarlo in questa odissea spaziale e interiore c'è un compagna altrettanto iconica e inaspettata: il clone di Marilyn Monroe, anch'essa prigioniera di un'immagine e di un passato non del tutto suoi.

Ombre di sogni di stelle

La bellissima copertina illustrata da Franco Brambilla!

Identità e Libertà tra le Stelle

Senza svelare i colpi di scena di una trama che si muove tra stazioni di clonazione e città lunari, Ombre di sogni di stelle si distingue per la capacità di trasformare due miti del Novecento in personaggi profondamente umani. Siamo accompagnati ad affrontare domande universali, come che cosa ci rende davvero noi stessi? Siamo definiti dai nostri geni o dalle scelte che compiamo?

In un sistema solare colonizzato, Turing e Norma Jeane (il vero nome di Marilyn) devono riscoprire la propria identità cercando di superare i paletti imposti dalle loro memorie simulate, cercando un possibile futuro che vada oltre la loro natura di repliche.

È un'opera che, dietro la veste dell'avventura fantascientifica, nasconde una riflessione sulla solitudine e sulla ricerca della libertà, invitando a smettere di essere ombre del passato e a esistere per se stessi.

Citazioni da Ombre di sogni di stelle

Ecco le citazioni da Ombre di sogni di stelle che mi hanno colpito di più. Riesci a dedurre il periodo della giornata in cui lo stavo leggendo in base al colore della carta?

Ombre di sogni di stelle Citazione 1
Ombre di sogni di stelle Citazione 2
Ombre di sogni di stelle Citazione 3
Ombre di sogni di stelle Citazione 4
Ombre di sogni di stelle Citazione 5
Ombre di sogni di stelle Citazione 6
Ombre di sogni di stelle

Acquista Ombre di sogni di stelle

Riscopri Alan Turing e Marilyn Monroe in questo bellissimo romanzo, tra cloni, AI senzienti e città lunari, in cui Antonella Mecenero si e ci interroga sul significato delle parole libertà e identità.

Acquista l'ebook di Ombre di sogni di stelle, clicca il pulsante e ricorda che siamo tutti stelle, e meritiamo di brillare!

La Logica Simbolica di Asimov Applicata all’Arca di Noè

La Logica Simbolica di Asimov Applicata all’Arca di Noè

Ho vari manoscritti nelle inbox di diverse case editrici - ormai è una costante - ma, per evitare fraintendimenti e perdite di tempo, cerco sempre di selezionare, filtrare, ponderare.

È un bel pezzo che opero in questo modo, e infatti sono sempre colpito quando mi capita di cascare fra le fauci dell'errore.

Questa una replica ricevuta queata mattina:

Ti ringraziamo per avere scelto Edizioni L'Arca di Noè. Stiamo lavorando al catalogo del 2026.

In questo gioco delle parti dove autori sconosciuti e piccoli editori devono dare prova di onestà e capacità vincono solo gli autori conosciuti e la grande editoria. Ci rifiutiamo di avere sigle (EAP/ NO-EAP), siamo mossi dalla passione senza altra ambizione, i piccoli editori vanno salvaguardati per dare un'occasione a chi è invisibile, altrimenti si rischia che la cultura resti nelle mani di pochi noti. Ci rendiamo disponibili a lavorare per migliorare i manoscritti che ci sono stati proposti nella mail [omiss] . Chi vuole mettersi in gioco, chi vuole lavorare insieme a noi alla promozione del proprio libro, troverà un posto sull'Arca.

Considerato il grande numero di proposte ricevute e per evitare che inutili lungaggini rallentino le pubblicazioni, ti invitiamo a prendere un appuntamento esclusivamente tramite wapp al numero [omiss], nel caso di riscontro positivo sarà nostra premura inviarti una bozza di contratto e successivamente ti metteremo in contatto diretto con un nostro collaboratore. Prima della pubblicazione provvederemo alla correzione di bozze, l'impaginazione e la copertina. Se si rendesse necessario anche l'editing del testo, i costi per quest'ultimo saranno inferiori a quelli di mercato.

Per qualsiasi dubbio e per confermare la tua volontà scrivici alla email [omiss] , il rapporto diretto con gli autori resta per noi fondamentale per realizzare un prodotto di qualità nella sua veste grafica e nei contenuti

La logica simbolica di Isaac Asimov

Ho già spiegato che cos'è la logica simbolica e come funziona, quindi eccone un esempio di applicazione:

Usa Logica Simbolica su Risposta Editore.

Il risultato

«Siamo una casa editrice a pagamento»