A New Chicago City (NCC), il noir non è un genere letterario, è una condizione fisica. Se provi a fare il detective tutto d'un pezzo, la città ti mastica e ti sputa via. Quando ho ideato la struttura primordiale de La ballata di Jack Tano, sono partito dai pilastri del genere noir e poliziesco per ribaltarli fino a renderli ridicoli, costringendo il lettore a guardare lo squallore con occhi nuovi.
Ecco come ho smontato questo giocattolo rotto, pezzo dopo pezzo:
Il detective
Quando ho immaginato Jack Tano, volevo il peggior detective del mondo. Non uno che risolvesse i casi con la logica, ma un uomo stropicciato che inciampa nei casi solo perché ha lo stomaco troppo vuoto per ignorarli. La sua indagine non segue le tracce, segue l’odore degli hot dog avanzati da tre nichelini e la ricerca ossessiva di coupon per la colazione. È uno che nel momento del bisogno, invece di sfoderare la sua rivoltella (scarica da sei settimane), si ritrova tra le mani un pregevole salume rimediato chissà dove.
L'ufficio
Il suo ufficio non ha una porta a vetri con il nome scritto a pennello. Jack non accoglie i clienti dietro una scrivania di mogano; il suo “quartier generale” è un tavolino lurido da Carmine’s, all’angolo tra la Ventottesima e la Beatless. Al posto delle scartoffie ha scatole di vecchie ciambelle e quel caffè al catrame che ti scava lo stomaco come un minatore stakanovista. Se deve spostarsi, usa una Due Cavalli ferma all’angolo che chiama “casa” solo perché non ha altro.
Il magazzino abbandonato
La scena del crimine è il classico magazzino abbandonato, un cliché DOC, ma l’ho svuotato di ogni epicità: non c’è un incontro ad alta tensione, nessun inseguimento, nessuna sparatoria, solo una grossa auto che si stacca in corsa da una rampa incompleta.
I criminali
Ho trasformato i cattivi in impiegati meticolosi del malaffare. La Ultrastar S.D.F. è una Società per Delinquere a gestione Familiare che gestisce il pizzo con la freddezza burocratica di un ufficio postale. Tilt, Raptus e Cesoie non ti pestano per odio, ma per curare la customer satisfaction. Mentre ti rompono le ossa, Raptus annota tutto su un taccuino in pelle come se stesse facendo un audit aziendale per garantire al cliente un lavoro pulito. Il loro motto?
L’impunità dei nostri clienti è la nostra maggiore soddisfazione.
Le scommesse sui cavalli
All’ippodromo The Races ho tolto i cavalli e ci ho messo la massa di testosterone dei lottatori clandestini. Gente come Superunknown o Who Wants To Live Forever che si massacra per il piacere di scommettitori che hanno sostituito l’eleganza con il cattivo gusto.
La femme fatale
Diana Trane non è una diva che scende da una limousine. Vive in un appartamento dove tutto – dal frigo al tostapane – è rigorosamente rotto. Fa colazione con fiocchi d’avena e bourbon, saltando la doccia per non dover spegnere la sigaretta. È una donna che ha smesso di seguire le regole imposte dagli altri.
Il duro del ghetto
Ho infierito anche sul cliché del duro del ghetto tutto muscoli e passato criminale. Jefferson Planair, il gestore del Surreal Jeff, è un bugiardo patologico che probabilmente non ha mai detto la verità in vita sua. Si è costruito addosso il personaggio dell’orfano nero cresciuto tra riformatori e ring di boxe per darsi un tono da sopravvissuto. Ma a NCC la realtà sbanda sempre: Jef è in verità un ometto alto un metro e quaranta, ha la carnagione chiara quanto il culo di una mozzarella e spaccia per vero un ridicolo accento francese tarocco.
L'informatore
Smokey Jacksonfive sembra il classico duro del ghetto che mastica slang. In realtà, quel suo modo di parlare è solo una balbuzie infantile che lo rende incomprensibile a tutti. Ha imparato che in un mondo di bugiardi, chi parla perde e chi ascolta vince. È così invisibile che può restare nascosto sotto un sedile per ore senza che nessuno se ne accorga.
Il centro del potere
Ho creato Aura Pale Ardeen perché volevo mostrare un potere così vasto da diventare assurdo. La città è praticamente sua, possiede 99 case discografiche su 100, ma non può comprare l’unica cosa che conta: la musica di un vecchio zuccone amico d’infanzia.
Questo è il gioco: prendere i mattoncini di un genere e rimontarli storti, sperando che tra le crepe si intraveda qualcosa di nuovo. Jack Tano non risolverà mai un caso come un detective brillante, ma in qualche modo riuscirà a inciampare nella verità con le tasche e lo stomaco vuoti, naturalmente.
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