Per un sacco di tempo, forse fino alla fine, quando mi chiedevano di che genere fosse quel che stavo scrivendo rispondevo: «Ancora non l'ho capito».
La ballata di Jack Tano è nata così, come un mix di tanti generi che si sovrappongono: c'è il noir con le sue atmosfere corrotte e il detective trasandato, c'è una fantascienza fuori fase, e c'è il realismo magico dove l'assurdo convive con la quotidianità. Non mancano echi del western, con figure che sembrano uscite da un film di Sergio Leone, e altre, calate in un contesto urbano decadente.
Smontare il genere, non ridicolizzarlo
Nella storia della letteratura, la parodia ha sempre avuto il compito di mettere a nudo i limiti di qualcosa. Nella mia Ballata, la funzione è la stessa; non per ridicolizzare, ma per scardinare una serietà quasi sacrale. Se il noir classico cerca una verità ultima, la mia parodia mostra come la verità sia spesso grottesca o semplicemente inaccessibile.
Non si ride delle situazioni, si ride della condizione
È fondamentale però distinguere questo approccio dal genere comico tradizionale. Non si ride solo delle situazioni ma ci si ritrova a ridere soprattutto della condizione esistenziale dei personaggi.
L'umorismo della Ballata è strutturale: nasce dal contrasto tra la complessità della realtà in cui sono immersi e la loro miseria quotidiana. I protagonisti si muovono in un mondo che sfida le leggi fisiche, eppure la loro preoccupazione principale resta quella di rimediare un hot dog avanzato o un coupon per la benzina.
Normalizzare l’impossibile
Questo elemento è un pilastro fondamentale, perché permette di normalizzare l'impossibile. Se tratti un'anomalia con sarcasmo o fredda burocrazia, il lettore smette di chiederne la logica e accetta il mondo per quello che è. L'umorismo agisce come un filtro: permette di affrontare temi profondi - come il fallimento o la ricerca di un senso - senza che il tono diventi eccessivamente pesante.
Inoltre, permette di ottenere qualcosa che diversamente sarebbe impossibile: la sospensione dell'incredulità in contesti estremi. Grazie al tono parodistico, posso inserire elementi che in un noir serio risulterebbero grotteschi, creando una realtà dove persino un detective con un salume nella fondina può trovare la chiave di un'indagine.
Tre scene, tre modi di ridere
Ecco tre passaggi del romanzo che mostrano come l'umorismo definisca l'anima del racconto:
Il Gazette of Chicago in prima linea, e a seguire NCCNews, Echoes Chicago e Chicago Weather avevano dato grande risalto alla notizia: in breve gli articoli parlavano senza mezzi termini del tragico suicidio del leggendario musicista. Ognuno, poi, dedicava a Hornet un approfondimento sulla sua vita e sulla sua carriera, scritto alla bell’e meglio al massimo in dieci minuti, in cui Hornet risultava essere, rispettivamente: trombettista, sassofonista e direttore d’orchestra.
La parodia dell'informazione
Qui l'umorismo nasce dal cinismo dei media. Un'intera città piange un genio musicale, ma nessuno si preoccupa di ricordare quale strumento suonasse. La tragedia viene sommersa dal pressapochismo e dall'incompetenza, rendendo la tragedia di Hornet un evento quasi ridicolo.
Un giorno, erano ormai anni che viveva a Chicago, mi disse che la nostra era una lingua assurda, con la sua dozzina di modi per indicare un foro di proiettile: lui, che vedeva nella neve una fonte di vita, non concepiva queste nostre sfumature. Il fatto è che da noi l’omicidio è comune come era la neve nella sua pulciosa scatola di ghiaccioli, e al posto del grasso abbiamo l’acquavite, Tano mon amieem>, proprio la merda che ti stai bevendo ora. Ti assicuro che non rideresti tanto se quella notte, al fiume, fossi stato con noi. Lo trovammo sotto al ponte Bovonox col cuore pieno di acquavite e mezzo cranio spalmato sulla vecchia parete che lo sosteneva. Era quel genere di foro che chiamano ex moglie, terrible!»
Il gergo della violenza
In questo caso la parodia colpisce il linguaggio hardboiled. La violenza è talmente integrata nel quotidiano che la lingua ha creato soprannomi amichevoli per i fori dei proiettili, trattando la morte con una confidenza tanto agghiacciante quanto comica.
Per Jack, lo stacco ebbe una certa discontinuità, forse inconscia, che lo avvolse con un velo amaro di disorientamento, persistente fin quando un’ombra rivolse a lui queste parole: «Aspetta qui». Si trattava di Superunknown, il demone volante. Lo aveva sentito chiamare così da un ceffo seduto pochi passi da lui, e ne comprese subito la ragione: mentre discendeva la gradinata che portava al ring sembrava ci scivolasse sopra, come se per spostarsi non gli servisse muoversi.
Jack cercò nella tasca il fazzoletto per asciugarsi collo e fronte: stava sudando. Ci trovò solo un pugnetto di popcorn e, pensando fosse un peccato gettarli, incominciò a sgranocchiarli lentamente.
La fame anti-eroica
In un momento di altissima tensione, Jack Tano non reagisce con codardia o coraggio, ma cede al bisogno biologico più elementare. L'eroe è ridotto alle sue funzioni di base, smontando completamente la solennità del momento.
Ridere per non perdersi
L'umorismo e la parodia sono le lenti necessarie per non perdersi a New Chicago City. Senza la capacità di ridere delle crepe del mondo, Jack Tano non sarebbe il protagonista di questa storia, e il romanzo sarebbe solo un'altra indagine noir. Invece, è un viaggio tra l'assurdo e il reale, dove la verità si nasconde spesso dietro una risata rassegnata.
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