Occhi dal cielo di Elia Gonella è il romanzo di fantascienza italiano vincitore del prestigioso Premio Urania 2024.
Le vicende iniziano nel 2034 con un ritrovamento inaspettato nei ghiacciai in scioglimento sulle Dolomiti: una mummia di circa cinquemila anni, il cui petto ospita un misterioso occhio d'argento che si muove.
Questo organismo alieno o tecnologia sconosciuta elude ogni analisi scientifica, l'unica pista porta a un film del 1986, in cui apparivano occhi d'argento incredibilmente simili a quello della mummia. Per fare luce sul mistero, Daniele De Torres, esperto di interfacce uomo-macchina, si mette alla ricerca del regista di quel film, Mic Vitali, scomparso dalla scena da decenni.
Il protagonista si ritrova così in un vortice di enigmi e rivelazioni, in un mondo in bilico tra la minaccia dell’apocalisse climatica e la speranza di una vita oltre la Terra.

La visione e l’inspiegabile
In Occhi dal cielo è estremamente tangibile il tema della visione e quello dell’esperienza diretta di qualcosa di intangibile e inspiegabile.
Il mistero ruota attorno all'Aleph, l'occhio d'argento ritrovato sul petto della mummia preistorica. La scienza tenta di analizzare questa tecnologia sconosciuta, ma non riesce a dimostrare una verità che i cineasti del terrore avevano intuito decenni prima, come a ribadire la discordanza tra percezione razionale e intuizione.
Il protagonista è immerso in un vortice di enigmi e visioni. Egli stesso ribadisce che vediamo con il cervello, non con gli occhi, e che la vista è un lavoro di interpretazione e scambio continuo di informazioni.
Di fronte a un fenomeno che rende l’indagine razionale completamente impotente, la narrazione suggerisce che l’unica via sia un salto della fede. Le visioni, come quelle sperimentate dalla ex moglie di De Torres, sono presentate come una forma di consapevolezza, e la fiducia in esse batte la razionalità di fronte all'ignoto.
Citazioni da Occhi dal cielo
Il tempo è il terrore dei ministri, ancora più dello spazio: non riescono a vedere oltre l’orizzonte del loro mandato.Pagina 29 | posizione 313-314
In ogni ripetizione mi illudevo di trovare una conferma, cedevo alla tentazione umana di attribuire un significato a tutto ciò che ritorna, e che spesso si rivelava soltanto una manifestazione periodica del caos.Pagina 49 | posizione 540-540
«La vista evolve da milioni di anni. Il linguaggio umano appena da centomila.»Pagina 59 | posizione 655-656
quel corpo asciugato dai millenni, che non poteva pesare più di dieci chili, mi sembrò illimitato, molto più vasto della montagna che lo conteneva, dell’universo conoscibile.Pagina 111 | posizione 1260-1261
Gli artisti lavorano con l’intuito. Perché non dovrebbero arrivare alla verità prima di voi teste quadrate?»Pagina 142 | posizione 1627-1628
Vitali non riesce nemmeno a vederlo mentre vola giù. In un fotogramma è lassù sul ponte, nel successivo è un buco nell’acqua, uno schianto che solleva spuma bluastra.Pagina 160 | posizione 1821-1823
«La verità!» Vitali ridacchiò tra la tosse. «Vediamo come in uno specchio, oscuramente, non lo sai? La verità non mi è mai interessata. Raccontare il mondo così com’è… una presunzione ottusa e sterile.Pagina 165 | posizione 1871-1873
«Sono disposto a credere a qualsiasi cosa, per un’ora e mezzo o due. Poi le luci si accendono, lo schermo torna vuoto, esci dal cinema e la realtà ti colpisce di nuovo. Le storie restano storie.»Pagina 183 | posizione 2081-2084
«Tu pensi che un uomo sia quello che fa.» Il rumore statico delle interferenze si mescolava ai fischi del vento, ai tremori delle tegole e delle assi sopra la mia testa. A tratti manciate di polvere di legno piovevano giù nel buio. «Il lavoro, le passioni, le persone che scegli di amare o di evitare. Ho scoperto che le nostre certezze sono solo strati che indossiamo sopra la pelle per proteggerci, per nasconderci. Si possono togliere, sai? Quasi senza dolore.»Pagina 185 | posizione 2102-2105
Vitali si annoda la cravatta e guarda sua figlia, le scarpe di vernice, la gonna al ginocchio. È già tanto diversa dalla Ginevra di sei mesi fa, quando l’ha filmata nel monastero di Torino. Chissà che effetto prova a rivedersi sullo schermo, ancora un po’ bambina. Si riconosce, si piace, la imbarazza essere mostrata agli altri come non è più? Vitali non ha ancora trovato il momento per chiederglielo.Pagina 190 | posizione 2154-2157
Si raccontavano l’un l’altro una storia fantastica, nella quale i cori e i volantini, i loro corpi sporchi e smagriti a duecento metri dallo scavo potevano davvero fermare la costruzione di un reattore nucleare. Eppure forse non erano più dissociati di me, e se non altro non erano soli nella loro allucinazione.Pagina 197 | posizione 2223-2223
Mi sentivo così solo che accesi il televisorePagina 209 | posizione 2342-2343
«Le piace stare in mezzo alla gente?» «Preferisco stare solo. La città è l’ideale, per questo.»Pagina 227 | posizione 2575-2577
Mi sforzavo di descriverti quello che vedevo con il distacco che avrei usato per parlare di un elettrodomestico da riparare, ma mi sentivo annientato da quello spettro di carne, da quello sconosciuto morto cinquemila anni prima che ora, riemerso dalla tomba, torreggiava su tutti noi.Pagina 247 | posizione 2800-2801
“La Mancia,” pensa Vitali “un posto buono per morire, per impazzire e prendere d’assalto i mulini a vento.”

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