Il Grande Ritratto, di Dino Buzzati (citazioni)

da | Gen 8, 2026 | Libri

Il grande ritratto

Il grande ritratto, pubblicato nel 1960, rappresenta un capitolo fondamentale della fantascienza italiana, in cui la sensibilità metafisica di Dino Buzzati incontra le inquietudini dell'era tecnologica. La vicenda prende il via nell'aprile del 1972, quando il professor Ermanno Ismani, un timido accademico, viene convocato d'urgenza dal Ministero della Difesa per una missione avvolta dal massimo segreto militare.

Insieme alla moglie Elisa, Ismani viene condotto nella misteriosa Zona 36, un'area inaccessibile situata tra le gole selvagge della Val Texeruda. Qui, sotto la guida del geniale ed enigmatico professor Endriade, si trova di fronte a una visione monumentale: il Numero Uno, una sterminata cittadella di cemento e acciaio costruita nelle viscere della montagna. L'immenso complesso, privo di finestre e animato da ronzii arcani, non è un impianto atomico come Ismani sospettava, ma una macchina prodigiosa progettata per riprodurre l'attività mentale umana, dotata di sensi e, forse, di una propria coscienza.

Senza mai svelare i segreti custoditi nei labirinti di questa fortezza tecnologica, Buzzati esplora il confine tra materia e spirito, trasformando una speculazione scientifica in una riflessione profonda sui desideri e la solitudine dell'uomo.

È come trovarsi davanti a uno specchio colossale fatto di circuiti: cerchiamo di scorgervi il nostro riflesso, ma temiamo ciò che la macchina potrebbe rivelare di noi stessi.

Citazioni da Il Grande Ritratto

Pagina 31 | posizione 389-389

labbra sporgenti in un’espressione insieme di offerta e di sdegno

Pagina 57 | posizione 790-791

Il linguaggio è il peggior nemico della chiarezza mentale.

Pagina 73 | posizione 1026-1026

“Io non… io non capisco”, disse Elisa, proprio perché cominciava confusamente a capire.

Pagina 73 | posizione 1027-1029

Come quel giorno che per la prima volta era entrata nella mostruosa cittadella, dal cupo brulichio del silenzio, simile a biscia giovinetta, si levava esile voce.

Pagina 79 | posizione 1108-1114

“Ora, Elisa, si è mai domandata il nostro senso di libertà dove nasce? Qual è la sua ultima origine? La condizione prima e indispensabile che ci fa sentire, perfino in prigione, perfino nelle malattie mortali, padroni di noi stessi? Senza del quale non ci resterebbe che impazzire?” “Dio mio” disse Elisa Ismani. “A questi enigmi non ci ho mai pensato, le confesso.” “Voglio dire”, fece Endriade, “che la vita ci riuscirebbe insopportabile, anche nelle condizioni più felici, se ci fosse negata la possibilità di suicidio. Nessuno ci pensa, si capisce. Ma se l’immagina cosa diventerebbe il mondo se un giorno si sapesse che della propria vita nessuno può disporre? Una galera spaventosa. Pazzi, si diventerebbe.”

Pagina 84 | posizione 1184-1187

L’errore era stato di ricostruire Laura come avrei desiderato che fosse: buona, fedele, appassionata. Cioè diversa da lei. Perché fosse veramente Laura, occorreva metterci dentro il veleno, le menzogne, la scaltrezza, la vanità, l’orgoglio, i pazzi desideri, tutto ciò che mi aveva fatto tanto soffrire. Insomma, per riaverla, la mia Laura, dovevo ricominciare l’infelicità.

Pagina 88 | posizione 1238-1246

“Se… se…”, fece Endriade, assorto, lentamente, “se il miracolo si compisse fino in fondo. Se in questa Laura ricostruita da noi pezzetto a pezzetto, cellula a cellula, si insediasse l’anima della vera Laura, l’anima che finora vagava per la terra e per i cieli, forse. Voglio dire: se questa nostra Laura, strappata dalla tomba coi nostri trucchi matematici, questa Laura artificiale, che Aloisi ed io abbiamo costruito felice, allegra, spensierata, che spande intorno – se ne sarà accorta, spero – un flusso di letizia, di vitalità, di giovinezza, se questa Laura diventasse la autentica Laura fino in fondo, se a poco a poco ritornassero in lei i ricordi della prima vita? e i desideri? e i rimpianti? E allora misurasse la orribile condizione in cui si trova adesso, trasformata in una centrale elettrica, inchiodata alle rupi, donna ma senza corpo di donna, capace di amare ma senza possibilità d’essere amata se non da un pazzo come me, senza una bocca da baciare, un corpo da stringere, una… Capisce, Elisa, che inferno diventerebbe allora la sua vita?”

Pagina 89 | posizione 1265-1266

Della stessa donna, padre, marito, innamorato. In una bella situazione, no?”

Pagina 105 | posizione 1497-1498

“Laura, Laura. Tu sei più bella. Quella carne che dici sarà marcita e tu sarai ancora giovane.”

Pagina 116 | posizione 1650-1652

E’ la prima volta che la macchina pronuncia “no”. E’ un suono sferico, pesante, liscio, senza incrinature. Che difficile sorridere. Le labbra tirano nel senso opposto. Però Elisa sorride.

Pagina 122 | posizione 1733-1737

La voce si fermò. Silenzio. Ma dal silenzio a poco a poco sorgeva un pesante e metodico brusìo. Laura non esiste più. Frantumata la creatura, continuava, atono e incosciente, il lavorìo sordo delle cellule. Non più la donna, l’amore, i desideri, la solitudine, l’angoscia. Solo la sterminata macchina infaticabile e morta. Come un esercito di computisti ciechi, curvi su migliaia di banchi, che scrivono numeri su numeri senza fine, giorno e notte, per la vuota eternità.

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