Aprite, è la SIAE!

Aprite, è la SIAE!

La mia esperienza con la SIAE nel corso degli anni è stata un susseguirsi costante di vicende negative. In tutti i reading che ho organizzato i gestori degli spazi (locali, librerie, alberghi ecc.) hanno sempre avuto noie per via dell’accompagnamento musicale che proponevamo.
Nessuno di noi era iscritto alla SIAE, ciononostante eravamo costretti a una trafila burocratica che avrebbe scoraggiato un vampiro di fronte a una giugulare scoperta, e alla fine il nostro ospite aveva due scelte:

  • Pagare un fisso per la nostra musica (ma se nessuno di noi era tesserato SIAE, alla fine quei soldi chi li prendeva?).
  • Far finta di nulla rischiando una bella multa.

Bene, appurato che ho il dente avvelenato nei confronti di questo monopolio, qualche giorno fa mi è capitato di trovare nel mio stream Linkedin il post che vi condivido ora e cui non ho saputo resistere.

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La parola contraria – Erri De Luca (citazioni)

La parola contraria – Erri De Luca (citazioni)

Con La parola contraria, Erri De Luca espone in modo completo e impeccabile la propria posizione riguardo la querela nei suoi confronti da parte di LTF (Lyon Turin Ferroviaire, l’azienda costruttrice della TAV) per istigazione a delinquere a seguito delle sue dichiarazioni a Huffington Post e ANSA sul perché sia giusto sabotare la TAV.

Il web si è mobilitato indignato per quello che è sembrato a tutti una negazione del diritto di espressione e pensiero, purtroppo anche in una specie di sgradevole competizione per decidere chi fosse il più coinvolto. Molti gli hashtag di successo sui social, e anche La parola contraria riporta #iostoconerri sulla fascetta (finalmente hanno dato un senso a quello stupido pezzo di carta!).

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La riscrittura (la scrittura secondo Raymond Carver)

La riscrittura (la scrittura secondo Raymond Carver)

Nello scorso appuntamento sui consigli di scrittura di Raymond Carver ci siamo interrogati su quale fosse il rapporto fra lavoro duro e talento; in questo quarto episodio il tema è invece quasi interamente dedicato al manovale che vi è in ogni scrittore.
La riscrittura è quel processo ciclico che trasforma una prima scrittura in bozza, la bozza in lavoro presentabile, e il lavoro presentabile in un’opera pubblicabile.

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Il serpente dell’oblio – Vonda N. McIntyre (citazioni)

Il serpente dell’oblio – Vonda N. McIntyre (citazioni)

Ho letto Il serpente dell’oblio sull’onda della serie positiva di crocette spuntate sulla mia lista dei vincitori sia del premio Hugo che del Nebula: con questo romanzo Vonda N. McIntyre li vince entrambi nella stagione 1978/79, e in aggiunta si aggiudica anche il premio Locus.
Purtroppo, come ho sperimentato sulla mia pelle qui e qui, non sempre questo è sinonimo di qualità – o almeno di vicinanza ai miei gusti – quindi ero un po’ timoroso nell’intraprendere questa lettura.
È invece stato sufficiente un capitolo per assicurarmi che quello che impugnavo fosse qualcosa di straordinario.

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Presentazione Pelicula @ Cascina Bertelli Franzelli

Presentazione Pelicula @ Cascina Bertelli Franzelli

Lo scorso 25 settembre ho presentato Pelicula presso lo spazio teatrale della Cascina Bertelli Franzelli. Si è trattato dell’inaugurazione della rassegna Incontri d’Autore, organizzata dal Circolo Culturale Don Emilio Verzeletti in collaborazione con l’Associazione Pagus Farraticanus di San Paolo e con il patrocinio dell’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di San Paolo (BS). Ha condotto la presentazione Davide Baresi.

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Autobiobibliografia parziale globale

Autobiobibliografia parziale globale

Raccolgo con grande interesse il meme proposto da Ivano Landi e, come qualcun altro prima di me, ho deciso di stilare la mia autobibliografia, ovvero la lista dei libri che maggiormente mi hanno influenzato.

[…] non si tratta di compilare la lista dei 100 libri che consideriamo i migliori o i più belli, bensì dei 100 libri che […] sono diventati inchiostro del nostro inchiostro e, perché no?, sangue del nostro sangue. In fin dei conti proprio questa è l’essenza dell’autobiobibliografia.
Ivano Landi

Io cento libri che mi abbiano tanto influenzato non sono riuscito a trovarli, dopo un bello scartabellare sono arrivato a trenta… ma fatto trenta si può far trentuno: tali infatti i libri del mio elenco.

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L’impegno (la scrittura secondo Raymond Carver)

L’impegno (la scrittura secondo Raymond Carver)

In questo terzo appuntamento analizziamo i pensieri di Raymond Carver sull’impegno nella scrittura, su quello che potremmo definire mestiere. Qual è la differenza fra la scrittura di un semplice uomo che scrive e quella di uno scrittore?
Cos’è che ci affascina e rende credibile una prosa, quanto di ciò può essere frutto di manovalanza e quanto invece è innato? Già in passato ho parlato del rapporto lavoro/talento, il mix vincente in quali proporzioni è secondo Carver?

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Le fontane del paradiso – Arthur C. Clarke (citazioni)

Le fontane del paradiso – Arthur C. Clarke (citazioni)

Ho letto Le fontane del paradiso di Clarke proseguendo nella mia rassegna dei romanzi fantascientifici vincitori dei principali premi del settore: il Nebula e l’Hugo: li ha infatti vinti entrambi nella stagione 1979/80.
Con questo romanzo, Clarke mostra al grande pubblico il concetto di ascensore spaziale: nel romanzo un team di ingegneri lo costruisce sulla cima di un picco montano sull’immaginaria isola equatoriale di Taprobane.

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Presentazione Pelicula @ Cascina Bertelli Franzelli (achtung!)

Presentazione Pelicula @ Cascina Bertelli Franzelli (achtung!)

Pelicula @ Cascina Bertelli Franzelli

Venerdì 25 settembre alle 20:45 presenterò il mio romanzo Pelicula allo Spazio Teatrale presso la Cascina Bertelli Franzelli (via XXV Aprile 15, Cremezzano di San Paolo (BS)).
La presentazione è il primo appuntamento della rassegna Incontri d’Autore, organizzata dal Circolo Culturale Don Emilio Verzeletti in collaborazione con l’Associazione Pagus Farraticanus di San Paolo e con il patrocinio dell’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di San Paolo.
Conduce la presentazione Davide Baresi, l’ingresso è libero e gratuito.

Melancholic Blues Sporting Club – free download

Melancholic Blues Sporting Club – free download

Melancholic Blues Sporting Club è il primo a esser reso pubblico fra i racconti concepiti al laboratorio di scrittura (ri)creativa che frequento da un po’ di tempo a questa parte.
Come dico spesso: amo il calcio giocato, mal sopporto quello guardato e odio quello parlato; non mi ero mai espresso su quello scritto, ecco dunque la risposta: un racconto sul mondo del calcio, lontano però dai riflettori delle massime serie, una storia vista con gli occhi di un ragazzino che – nel pieno della sua innocenza – si diverte con gli amici tirando calci a una palla. O comunque è quello che vorrebbe fare.

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Il processo creativo (la scrittura secondo Raymond Carver)

Il processo creativo (la scrittura secondo Raymond Carver)

Ho letto molti racconti di Raymond Carver; all’inizio mi piacevano ma non ne capivo bene la ragione, poi invece ho capito: i suoi racconti sono semplicemente perfetti. Non necessariamente i più belli in assoluto, o anche solamente belli, solo erano come avrebbero dovuto essere: mai una sbavatura, mai un pensiero di troppo, mai una frase fuori posto.
Oggi lo considero un grande maestro e studio avidamente i suoi consigli, provenienti soprattutto dai suoi seminari di scrittura creativa e dalle molte interviste rilasciate nel corso della sua carriera. Con questo post intendo inaugurare una serie di sette approfondimenti dei suoi pensieri sul mondo della scrittura, organizzati in questo modo:

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Il Riparatore – Elia Spinelli (citazioni)

Il Riparatore – Elia Spinelli (citazioni)

L’idea alla base de Il Riparatore di Elia Spinelli è l’ancestrale quesito sul libero arbitrio: la nostra vita è regolata dalle decisioni che prendiamo quando ci troviamo di fronte a una scelta, o invece segue alla lettera un copione già scritto su cui l’esito del nostro intervento è già previsto?
Oltre a invogliare i lettori più attenti in una serie di riflessioni su questo tema, Il Riparatore ci propone anche la propria versione, ed è qui che entrano in ballo le tre figure cardine dell’opera:

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I reietti dell’altro pianeta – Ursula K. Le Guin (citazioni)

I reietti dell’altro pianeta – Ursula K. Le Guin (citazioni)

I reietti dell’altro pianeta è il primo romanzo del Ciclo dell’Ecumene, secondo l’ordine cronologico, e nel 1975 è stato insignito del Premio Hugo e del Premio Nebula.
Come La mano sinistra delle tenebre, sempre della Le Guin, ci troviamo di fronte a un romanzo di fantascienza sia molto profondo che avventuroso, particolarmente ricco e – come nella migliore tradizione – capace di affrontare un vasto spettro di riflessioni.

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Campagna di crowdfunding: Pelicula #promo

Campagna di crowdfunding: Pelicula #promo

Il successo del crowdfounding è ampiamente celebrato sia dai vecchi media (es: radio, giornali) che dai nuovi, per progetti dalla natura più varia (anche qui: sia tradizionali che innovativi). Per chi non avesse idea di che cosa sto parlando, viene in aiuto questa citazione tratta da Wikipedia:

Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.

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Neanche gli dei – Isaac Asimov (citazioni)

Neanche gli dei – Isaac Asimov (citazioni)

Neanche gli dei di Isaac Asimov è uno dei pochi romanzi fantascientifici riusciti nell’impresa del triplete: infatti è risultato vincitore dei premi Hugo, Nebula e Locus per la stagione 1972-73.
Oltre a questi meriti, ha quello di essere spesso portato come esempio di bella fantascienza, quando un novellino chiede suggerimenti (es: su un forum/gruppo/chat) su titoli must-have del genere; ciononostante – per quello che mi riguarda – Neanche gli dei è uno dei peggiori libri che mi sia capitato di leggere.

Neanche gli dei - Isaac AsimovNeanche gli dei è il mio primo romanzo asimoviano esterno sia alla saga di Lucky Starr che alla Grande Saga Galattica; pubblicato inizialmente a puntate, è composto da tre parti ben distinte (attenzione: non si tratta di tre racconti riciclati in romanzo, ma di un romanzo diviso in tre parti) che narrano tre diverse fasi della storia.
La narrazione inizia sulla Terra, la parte centrale è ambientata in un para-universo (universo parallelo), infine si termina sulla Luna.
La prima e la terza parte sanno semplicemente di vecchio, fantascienza dell’epoca dell’oro con però 20 anni di ritardo sul groppone: semplicistica, quasi tendente al magico, e povera di argomentazioni; la parte centrale invece è la sagra del cliché: personaggi privi del benché minimo spessore e una società che fa dello stereotipo il proprio vanto. Anni fa un amico mi disse che aveva smesso di leggere Asimov quando aveva capito che per Asimov tutto era logica. Allora non capii che cosa significasse, ora invece sì: i suoi non sono personaggi, ma formule matematiche e – in quanto tali – si muovono solo secondo uno schema rigidissimo… e quando si riesce a capire le regole del gioco, il bello della lettura fa a farsi friggere.

Citazioni da Neanche gli dei

Pagina 2 | Pos. 29

L’espressione imbronciata era presente anche nei suoi momenti migliori, e quello non era uno dei suoi momenti migliori.

Pagina 3 | Pos. 44-45

Direi persino che il cervello gli smette di funzionare, se avessi la prova che in qualche altro momento funziona.

Pagina 8 | Pos. 113

Non serve discutere i fatti.

Pagina 17 | Pos. 261-62

L’espressione “para-universo”, in apparenza impiegata come abbreviazione di “universo parallelo”, da quel momento entrò nell’uso comune.

Pagina 21 | Pos. 308-9

In un quarto di secolo la sua posizione nella stima del pubblico era diventata talmente stratosferica che ci si poteva meravigliare che il naso non gli sanguinasse.

Pagina 23 | Pos. 338-39

– Posso dedicarvi qualche minuto. Cosa volete sapere? – Hallam era sorridente. Fu l’ultima volta che sorrise in presenza di Lamont.

Pagina 30 | Pos. 451-52

ogni lingua terrestre è stata scritta da esseri umani, che hanno un modo di pensare umano.

Pagina 44 | Pos. 672-73

“Tutte le fonti di energia del nostro universo vanno in discesa, cioè si consumano, e noi non possiamo impedirlo.

Pagina 51 | Pos. 769-70

Supponi che la Terra si trasformi in una nuvoletta di gas nel giro di circa cinque minuti. Questo, tu lo chiameresti un guaio?

Pagina 54 | Pos. 815-16

Tentare di convincere gli altri a fare pressione su Hallam sarebbe come chiedere a una manciata di spaghetti cotti di mettersi sull’attenti.

Pagina 60 | Pos. 909-11

– È un errore – riprese a dire – ritenere che l’uomo della strada voglia che l’ambiente sia protetto o che gli risparmino la vita, e che sia grato agli idealisti che lottano per lui a tale scopo. Quello che l’uomo della strada vuole è la sua personale comodità.

Pagina 60 | Pos. 912-13

Una volta assodato che le sigarette favorivano l’insorgere del cancro ai polmoni, il rimedio più ovvio sarebbe stato quello di smettere di fumare, ma il rimedio desiderato e richiesto era una sigaretta che non favorisse il cancro.

Pagina 64 | Pos. 977-78

Le virtù della Pompa erano limpide e ovvie: limpide come la totale assenza d’inquinamento e ovvie come tutto ciò che è gratuito.

Pagina 70 | Pos. 1074

Vogliono tutti delle prove, ma, se gliene dai una, la respingono.

Pagina 76 | Pos. 1158-60

È scoraggiante, davvero, la stupidità umana! Credo che non me la prenderei tanto se l’umanità si suicidasse a causa della sua crudeltà o anche solo per la sua temerarietà e imprudenza. Ma è così maledettamente poco dignitoso andare incontro alla distruzione per pura ottusità e stupidità!

Pagina 88 | Pos. 1342-43

“Come farò a sentirmi pronto, se non vorrei mai pensare che non c’è più niente da imparare?”.

Pagina 106 | Pos. 1622-24

In realtà, lei sapeva già ciò che Odeen le raccontava, ma non conosceva le parole adatte, le lunghe parole scientifiche che invece Odeen conosceva e che rendevano più preciso e più significativo ogni e qualunque fatto normale.

Pagina 118 | Pos. 1801-2

il desiderio di verità è cresciuto dentro di me al punto che la curiosità è diventata più forte della paura.

Pagina 118 | Pos. 1804-7

Dato che ora vuoi sapere, è facile dirti che le caverne disabitate sono effettivamente disabitate. Sono tutte vuote. In esse restano soltanto le poche cose senza importanza lasciatevi nei tempi passati. – Lasciatevi da chi, Duro signore? – Benché a disagio, Odeen si sentiva costretto a usare l’appellativo onorifico tutte le volte che si trovava in presenza di una conoscenza che a lui mancava, ma che l’altro possedeva.

Pagina 145 | Pos. 2219-20

Tritt aveva sentito quella spiegazione e aveva chiesto a cosa serviva che quelle stelle esistessero, se non potevano essere viste

Pagina 154 | Pos. 2360

Tritt fermerebbe il mondo, se pensasse che il suo moto ti disturba mentre mangi.

Pagina 184 | Pos. 2807-10

– Dua, quando trapassiamo noi non veniamo distrutti. – No? Cosa ci succede allora? – Io… io non lo so. Penso che entriamo in un altro mondo, un mondo migliore e più felice, e diventiamo… diventiamo come… be’, molto migliori di quello che siamo. Dua aveva riso.

Pagina 207 | Pos. 3163-66

Se hai consumato tutta la razione di acqua, Selene, forse sarà difficile farci una seconda tazza di caffè. – Infatti. E, già che siamo sul discorso, mi hai aiutato anche tu a sprecare acqua. La settimana scorsa ti sei fatto due docce in casa mia! – Ti darò un buono. Non sapevo che tu ne tenessi conto! – Non io, ma il serbatoio.

Pagina 208 | Pos. 3177-78

E che cosa ti ha offerto in cambio di quello che tu con tanta delicatezza definisci “quello che sai”?

Pagina 211 | Pos. 3227-30

– Già, immagino che riprendere gli altri cinque sesti sarà dura – ammise Gottstein. – Io sono qui solo da pochi giorni, ma sento già che un sesto di g è perfetto. – Cambierete parere quando comincerà la stitichezza e sarete costretto a bere olio di vaselina

Pagina 221 | Pos. 3382

La mia ignoranza mi fa paura.

Pagina 223 | Pos. 3405-6

“Be, se fossi vissuto cent’anni fa, l’unico modo di lasciare questo mondo sarebbe stato morire, invece adesso… posso andare sulla Luna”.

Pagina 240 | Pos. 3668-69

il computer, personale, in mostra nel suo angolo

Pagina 256 | Pos. 3918-19

Avendo ingollato una cucchiaiata di minestra, Denison aveva l’aria di non saper cosa fare del resto. A malincuore, si decise a finirla.

Pagina 279 | Pos. 4267

Il modo più semplice di risolvere un problema è negare che esista.

Pagina 287 | Pos. 4390-91

Se l’universo veniva distrutto, niente importava più.

Pagina 293 | Pos. 4479

Che io ci creda o meno, non importa.

Pagina 294 | Pos. 4502

È davvero deludente! Possibile che uno debba credere solo a quello che desidera?

Pagina 295 | Pos. 4514-16

A venticinque anni ero ancora così infantile da insultare uno stupido per il solo motivo che era stupido. E poiché non aveva colpa, se era così, mi rivelavo più stupido io di lui.

Pagina 296 | Pos. 4534-38

Per esempio, se la Pompa fosse pericolosa e io potessi provarlo, sarei considerato il salvatore dell’umanità. Ma quello che mi interesserebbe più di ogni altra cosa sarebbe l’espressione della faccia di Hallam. Non è un sentimento di cui andare fiero, per cui ho il sospetto che insisterò a dividere a metà il merito con Lamont, il quale dopotutto se lo merita, e mi limiterò a godere osservando la faccia di Lamont mentre lui guarda quella di Hallam. Così, non mi sentirei più tanto meschino…

Pagina 341 | Pos. 5228-29

nella storia il lieto fine non esiste. Esistono solo momenti critici da superare.

Una curiosità: unendo i titoli di ogni parte del romanzo (parte 1: Contro la stupidità…; parte 2: …Neanche gli Dei…; parte 3: …Possono nulla?) si ottiene una frase che cita il poeta/filosofo/drammaturgo/storico tedesco Friedrich Schiller: Contro la stupidità neanche gli dei possono nulla.

Neanche gli dei: giudizio finale

Probabilmente ricorderete quando ho scritto che Neanche gli dei è uno dei peggiori libri che mi sia capitato di leggere. Per questo, secondo i canoni della mia classificazione per lo più senza canoni, non posso assegnargli più di tre dei:

Neanche gli dei - Zeus Neanche gli dei - Poseidone Neanche gli dei - Ade

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x x x x x x x x x x x x x x60,00%
Libri di 10 autori mai lettix x x x x x x x x x x x120,00%
5 titoli non italiani o anglofonix x x x x100,00%
3 libri di cui non so nullax x66,67%
5 titoli non SF consecutivix x x x x100,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix x x x80,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox100,00%
Pagina 69

Pagina 69

Il metodo infallibile per capire se un libro ci piacerà o meno, suggerito dal sociologo canadese Marshall McLuhan (1911-1980), è quello di aprire il libro e leggere pagina 69. Se quella pagina piace, molto probabilmente piacerà anche il resto.
Ma perché proprio pagina 69? Sappiamo che l’incipit di un libro è il suo biglietto da visita, quindi è prevedibile uno sforzo particolare dell’autore per far girare al meglio questa parte, quindi per un giudizio obiettivo potrebbe non essere attendibile.
Il finale – tranne in casi di malattie mentali personali – solitamente si cerca di conservarlo per la fine, così da non rovinarsi la sorpresa… pagina 69 probabilmente è un buon compromesso: è tendenzialmente vicino all’inizio ma sufficientemente in là da aspettarsi che la storia sia già ingranata. Inoltre avrete certo notato che McLuhan è vissuto fino all’età di 69 anni… non vorrete farmi credere che si tratti d’una coincidenza!

Pagina 69 di Pelicula

Vuole il caso che pagina 69 di Pelicula sia anche l’ultima di un breve capitolo di tre pagine, quindi ho deciso di metterle tutte e tre:

Che ne pensate? Secondo voi funziona questo metodo della pagina 69? E della pagina 69 di Pelicula che mi dite? Vi piace?

Intervista per “MeBook!”

Intervista per “MeBook!”

Sono stato intervistato dal social network per la cultura MeBook!, partner dell'Associazione Culturale Fahrenheit 451. L'intervista è bella ricca e mi è piaciuto molto come sono stato presentato (SUPEREGO MODE ON):

Passare dalla poesia alla science-fiction è un percorso inconsueto. Andrea Cabassi (1978), con il suo estro intellettuale, ha concepito il suo futuro da autore in tre atti, dimostrando 'con le parole' che scrivere è uno sconfinato modo d'essere.
MeBook!
Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia (citazioni)

Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia (citazioni)

Ho letto Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia ignorando di avere per le mani un gioiello della letteratura italiana del 900. Il giorno della civetta è un romanzo con la forza del racconto breve, schietto, ironico e - al contempo - terribile. Pubblicato nel 1961, è una storia ambientata nella profonda provincia siciliana e narra un episodio di mafia con le conseguenti implicazioni sia a livello locale sia nazionale, in un periodo nel quale il governo addirittura negava l'esistenza della mafia.

Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia

Oltre a mettere in scena episodi in cui è protagonista la mentalità mafiosa (e di chi ne è colluso, quindi mafioso a sua volta), Il giorno della civetta mostra le ramificazioni della mafia anche ai vertici della politica italiana, specie fra gli esponenti della mai citata ma sempre presente Democrazia Cristiana che, nel finale, [SPOILER ON] si rivela perfetto deus ex machina nello sbrogliare la situazione a favore del capomafia di turno. [SPOILER OFF]

Citazioni da Il giorno della Civetta

Pagina 3 | Pos. 41-44

Il bigliettaio bestemmiò, era un bestemmiatore di fama tra viaggiatori di quella autolinea, bestemmiava con estro: già gli avevano minacciato licenziamento, che tale era il suo vizio alla bestemmia da non far caso alla presenza di preti e monache sull’autobus. Era della provincia di Siracusa, in fatto di morti ammazzati aveva poca pratica: una stupida provincia, quella di Siracusa; perciò con più furore del solito bestemmiava.

Pagina 3 | Pos. 44-45

Vennero i carabinieri, il maresciallo nero di barba e di sonno.

Pagina 4 | Pos. 48-49

Intorno al morto stavano ora una cinquantina di persone, gli operai di un cantiere-scuola ai quali non pareva vero di aver trovato un argomento così grosso da trascinare nell’ozio delle otto ore.

Pagina 5 | Pos. 70-73

«Manca qualcosa» disse il maresciallo al carabiniere Sposito che, col diploma di ragioniere che aveva, era la colonna della Stazione Carabinieri di S. «manca qualcosa, o qualcuno…». «Il panellaro» disse il carabiniere Sposito. «Perdio: il panellaro» esultò il maresciallo, e pensò delle scuole patrie ‘non lo danno al primo venuto, il diploma di ragioniere’.

Pagina 7 | Pos. 107

Niente è la morte in confronto alla vergogna.

Pagina 8 | Pos. 115-17

Il capitano era giovane alto e di colorito chiaro; dalle prime parole che disse i soci della Santa Fara pensarono ‘continentale’ con sollievo e disprezzo insieme; i continentali sono gentili ma non capiscono niente.

Pagina 8 | Pos. 120-21

Bianca campagna, nera semenza: l’uomo che la fa, sempre la pensa dice l’indovinello della scrittura.

Pagina 13 | Pos. 186-88

Il maresciallo non capiva perché il capitano stesse applicato a studiare quelle scritture. «È come spremere una cote, non esce niente» disse, alludendo ai fratelli Colasberna e soci, e a tutto il paese, e alla Sicilia intera.

Pagina 13 | Pos. 189

«Contento tu, contenti tutti» pensò il maresciallo, che nei suoi pensieri si prendeva lo sfizio di dare del tu anche al generale Lombardi.

Pagina 19 | Pos. 277-79

Che la legge fosse immutabilmente scritta ed uguale per tutti, il confidente non aveva mai creduto, né poteva: tra i ricchi e i poveri, tra i sapienti e gli ignoranti, c’erano gli uomini della legge; e potevano, questi uomini, allungare da una parte sola il braccio dell’arbitrio, l’altra parte dovevano proteggere e difendere.

Pagina 22 | Pos. 334-35

Noi due, siciliani, alla mafia non ci crediamo:

Pagina 26 | Pos. 397-99

Parlava un dialetto comprensibile, il capitano non ebbe bisogno che il maresciallo facesse da interprete: alla signora stessa domandava il significato di certe parole, e lei qualche volta riusciva a trovare la parola italiana, o con una frase in dialetto spiegava il termine dialettale.

Pagina 28 | Pos. 425-28

Quello era, secondo il maresciallo, il momento buono per farglielo crescere, lo sgomento: per farle tanta paura da costringerla a dirlo, quel nome o soprannome: che, quant’è vero Dio, lei ce l’ha stampato in mente ce l’ha. E invece il capitano era diventato anche più gentile del solito. ‘Ma chi crede di essere, Arsenio Lupin?’ pensava il maresciallo, nei suoi lontani ricordi di lettore scambiando per poliziotto un ladro

Pagina 35 | Pos. 526-29

Che fiuto aveva, figlio di…: era nato sbirro così come si nasce preti o cornuti. Non credere che uno è cornuto perché le corna gliele mettono in testa le donne, o si fa prete perché ad un certo punto gli viene la vocazione: ci si nasce. Ed uno non si fa sbirro perché ad un certo punto ha bisogno di buscare qualcosa, o perché legge un bando d’arruolamento: si fa sbirro perché sbirro era nato.

Pagina 36 | Pos. 548-53

«Nel ’27» disse il giovane «c’era il fascismo, la cosa era diversa: Mussolini faceva i deputati e i capi di paese, tutto quello che gli veniva in testa faceva. Ora i deputati e i sindaci li fa il popolo…». «Il popolo» sogghignò il vecchio «il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza e che il fascismo appendeva una bandiera solo alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione appresso all’altra…».

Pagina 37 | Pos. 562-65

«Il popolo, la democrazia» disse il vecchio rassettandosi a sedere, un po’ ansante per la dimostrazione che aveva dato del suo saper camminare sulle corna della gente «sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole nel culo dell’umanità, con rispetto parlando…

Pagina 57 | Pos. 867-69

Forse il resto della sua vita avrebbe passato in carcere: ma a parte il fatto che c’era ormai l’abitudine, che il carcere era per lui un po’ come la casa cui si torna volentieri dalla fatica di un viaggio, forse che la vita non era un carcere?

Pagina 63 | Pos. 959-60

Di colpo le lontane vibrazioni e voci si dissolsero in una voce anch’essa lontana ma irritata e inflessibile: e sua eccellenza si trovò fuori del letto in pigiama, scalzo, ad inchinarsi e a sorridere come se inchini e sorrisi avessero potuto colare dentro il microfono.

Pagina 65 | Pos. 986

calò il telefono sulla forcella come una martellata.

Pagina 67 | Pos. 1019-26

«E come si chiama?» domandò il capitano, incuriosito dallo strano nome che il vecchio aveva pronunciato per acquietarlo. «Barruggieddu si chiama» disse il vecchio. «E che vuol dire?» domandò il capitano. «Vuol dire uno che è cattivo» disse il vecchio. «Mai sentito» disse il brigadiere. E in dialetto chiese altre spiegazioni al vecchio. Il vecchio disse che forse il nome giusto era Barricieddu, o forse Bargieddu: ma in ogni caso significava malvagità, la malvagità di uno che comanda; che un tempo i Barruggieddi o Bargieddi comandavano i paesi e mandavano gente alla forca, per piacere malvagio. «Ho capito» disse il capitano «vuol dire Bargello: il capo degli sbirri». Imbarazzato, il vecchio non disse né sì né no.

Pagina 68 | Pos. 1031-35

Salutò il vecchio e per il viottolo si avviò allo stradale. Strattando la corda che lo legava, il cane abbaiò un’ultima minaccia. ‘Bargello’ pensò il capitano ‘bargello come me: anch’io col mio breve raggio di corda, col mio collare, col mio furore’: e più si sentiva vicino al cane di nome Barruggieddu che all’antico, ma non tanto antico, bargello. E ancora pensò di sé ‘cane della legge’; e poi pensò ‘cani del Signore’, che erano i domenicani, e ‘Inquisizione’: parole che scese come in una vuota oscura cripta, cupamente svegliando gli echi della fantasia e della storia.

Pagina 69 | Pos. 1057-58

Il vostro difetto è quello di non capire che un uomo, capace di uccidere dieci persone o mille o centomila, può anch’essere un vigliacco…

Pagina 70 | Pos. 1061-62

io i conti li faccio sempre sul peggio che può venire.

Pagina 70 | Pos. 1063-67

o la catena finisce con Mariano, o Mariano, vecchio com’è, sofferente, comincia a cantare il suo rosario… E in questo caso, mio caro, la catena si allunga si allunga, si allunga tanto che mi ci posso trovare impigliato anch’io, e il ministro, e il padreterno… Un disastro, mio caro, un disastro…». «Lei vuole farmi diventare il cuore nero come la pece… Madonna santissima, e non conosce che uomo è don Mariano? Una tomba». «In gioventú era una tomba: ora è un uomo che nella tomba ha già un piede…

Pagina 70 | Pos. 1069-71

Io ho avuto tra le mani, nel ventisette, il suo fascicolo: più grosso di questo libro» indicò un volume del Bentini «e si poteva cavarne fuori una enciclopedia criminale: non mancava niente, dalla a, abigeato, alla zeta, zuffa…

Pagina 70 | Pos. 1072-73

altri amici, più grossi di me, hanno fatto il giuoco delle tre carte, con quel fascicolo

Pagina 71 | Pos. 1085-91

Certo, soffrirà di qualche scomodità: la camera di sicurezza non è il grand hotel, il tavolaccio è duro, il bugliolo fa venire la nausea; e gli mancherà il caffè, poveretto, che ne beveva una tazza ogni mezz’ora, e fortissimo… Ma tra qualche giorno lo rimettono fuori, illuminato d’innocenza come un arcangelo Gabriele: e la sua vita riprende sesto i suoi affari continuano a prosperare…». «Un momento fa lei mi ha stroncato le gambe, mi ha fatto morire la speranza: e ora…». «Un momento fa era la faccia con la croce, ora è la faccia con la testa: io dico che deve venire testa, che le cose debbono andar bene; ma può anche venire croce». «Facciamo venire testa: e la croce lasciamola a Gesú Cristo».

Pagina 72 | Pos. 1094-95

preparate per Diego un alibi di quelli che, a tentare di morderli, ci si rimettono i denti

Pagina 73 | Pos. 1111-14

Il delitto passionale, il capitano Bellodi pensava, in Sicilia non scatta dalla vera e propria passione, dalla passione del cuore; ma da una specie di passione intellettuale, da una passione o preoccupazione di formalismo, come dire?, giuridico: nel senso di quella astrazione in cui le leggi vanno assottigliandosi attraverso i gradi di giudizio del nostro ordinamento, fino a raggiungere quella trasparenza formale in cui il merito, cioè l’umano peso dei fatti, non conta più; e, abolita l’immagine dell’uomo, la legge nella legge si specchia.

Pagina 73 | Pos. 1119-21

la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano.

Pagina 79 | Pos. 1209-10

«Sono un ignorante; ma due o tre cose che so, mi bastano: la prima è che sotto il naso abbiamo la bocca: per mangiare più che per parlare…».

Pagina 80 | Pos. 1214-20

«Io» proseguì poi don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parole piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; mezz’uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere che la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…».

Pagina 81 | Pos. 1232-35

«Io dunque non la offendo?». «No: lei è un uomo» affermò ancora don Mariano. «E le pare cosa da uomo ammazzare o fare ammazzare un altro uomo?». «Io non ho mai fatto niente di simile. Ma se lei mi domanda, a passatempo, per discorrere di cose della vita, se è giusto togliere la vita a un uomo, io dico: prima bisogna vedere se è un uomo…».

Pagina 81 | Pos. 1237

le parole non sono come i cani cui si può fischiare a richiamarli.

Pagina 82 | Pos. 1249-56

«Certi suoi amici dicono che lei è religiosissimo». «Vado in chiesa, mando denaro agli orfanotrofi…». «Crede che basti?». «Certo che basta: la Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio». «Non ha mai letto il Vangelo?». «Lo sento leggere ogni domenica». «Che gliene pare?». «Belle parole: la Chiesa è tutta una bellezza». «Per lei, vedo, la bellezza non ha niente a che fare con la verità». «La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità».

Pagina 92 | Pos. 1409-11

«Eh sì, dici bene: incredibile… Ho conosciuto anch’io dei siciliani: straordinari… E ora hanno la loro autonomia, il loro governo… Il governo della lupara, dico io… Incredibile: è la parola che ci vuole».

Pagina 92 | Pos. 1411-12

Incredibile è anche l’Italia: e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l’Italia.

Giudizio finale

Il giorno della civetta è un giallo di casa nostra, molto sensibile alla sua ambientazione siciliana, alle tradizioni e anche alle influenze linguistiche di quel territorio. Oltre alla sua importanza politica e sociale, leggerlo è stato un grande piacere e quindi si merita la bellezza di sette civette che, nella mia classificazione senza senso, valgono un po' meno di sette aquile ma sono tuttavia più di sette pisquani.

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Fa caldo

Fa caldo

Visto che sul blog sono particolarmente attento ai temi d’attualità (?) come esimermi dal commentare il caldo estremo di questo inizio luglio (la temperatuta percepita si aggira attorno a 232°C abbondandi (451°F) più o meno)? Questo, oltre a condizionare le mie giornate (nel senso che il condizionatore è sempre acceso), mi ricorda un pezzo di Geloso permaloso lunatico e noioso (è disponibile l’eBook!) sull’asfissiante tema della canicola, che estraggo immediatamemte dal cassetto: Fa caldo (si noti l’ermetismo del titolo).

Fa caldo

Sperando di avervi rinfrescato almeno… le idee, vi auguro una buona estate!

Pace eterna – Joe Haldeman (citazioni)

Pace eterna – Joe Haldeman (citazioni)

Pace eterna - Joe HaldemanCon il suo Pace eterna, Joe Haldeman mette nuovamente in discussione il mio ultimo metodo di scelta delle letture, sarebbe a dire quello di rovistare fra i titoli vincitori sia del premio Hugo che del Nebula.
L’inizio è lento (sono dovuto ripartire da capo perché credevo di essermi perso alcuni pezzi… e invece era proprio così!) ma dopo poco la storia ingrana e Haldeman è bravo a presentarci questo mondo diviso in tue blocchi – paesi sviluppati e terzo mondo – in guerra fra loro, e le tecnologie belliche utilizzate: per i primi la fanteria classica è sostituita da fantunità, ovvero armature controllate a distanza mediante collegamento neurale che non richiedono la presenza di soldati umani sul campo di battaglia; i secondi invece devono combattere alla vecchia. Se questi sono costretti a rischiare la pelle, gli altri vanno incontro a problemi di tipo psicologico, quindi non è tutto rosa e fiori nemmeno per loro. E fino a questo punto la storia fila, arriviamo a metà ed ecco la svolta inattesa: il complotto! I protagonisti scoprono un progetto che potrebbe distruggere l’universo generando un nuovo Big Bang.
E io dico: scusate?!
Sì, proprio così: dalla guerriglia si passa di punto in bianco all’apocalisse asimoviana. Beh, io non ho gradito. Anche perché da questo punto in avanti accade veramente il degenero: fanatici religiosi, politici irresponsabili (più di quanto ci si possa ragionevolmente aspettare, intendo. Molto – molto – di più!), voragini nella trama… e un finale tirato per i capelli che conclude ben poco.

Citazioni da Pace eterna

Pagina 9 | Pos. 130-34

Non sapevo che con Sara sarebbe stato “amore”, ma è una differenza accademica. Lei non è molto attratta da me, e certo non può nascondere quello che prova, o quello che non prova. In senso fisico siamo più uniti di qualsiasi altra coppia di civili, dato che in piena fusione di combattimento siamo questa creatura di venti braccia e venti gambe con dieci cervelli, cinque vagine e cinque membri. Alcuni lo chiamano sentirsi onnipotenti, e credo che esistano dèi costruiti su linee simili. Quello con cui sono cresciuto io era un caucasico con la barba bianca senza nemmeno una vagina.

Pagina 9 | Pos. 137-38

Non era un compito particolarmente pericoloso, ma era disgustoso, come andare a fare i bulli, dato che i ribelli non avevano niente a che vedere con i soldati.

Pagina 12 | Pos. 176-77

Avevano scritto libri sulla guerriglia basata sullo scontro di ricchezze, anziché sulla perdita di vite. Ma era stato sempre più facile creare nuove vite che nuove ricchezze.

Pagina 16 | Pos. 243

Quello di cui si ha bisogno sono ventiquattrore circa di isolamento, nel bosco, o tra la folla.

Pagina 27 | Pos. 400-401

Una delle cose su cui tutti siamo d’accordo è che l’universo esiste (e chi lo nega in genere segue più qualche suo vantaggio economico piuttosto che la scienza).

Pagina 28 | Pos. 416-17

Dormire in quel modo ti dà l’idea di vuoto totale, una mancanza completa di sensazioni o di pensieri. Si faceva pratica per la morte. Però era rilassante.

Pagina 29 | Pos. 434-35

Quello di cui avevamo veramente bisogno era un accordo sugli accordi: “Se promettiamo qualcosa, bisogna mantenere la promessa per almeno trenta giorni”. Nessuna delle parti voleva accettare.

Pagina 29 | Pos. 443-46

Alla fine ammise che ero proprio io. — Ha armi? — chiese mentre riempiva il modulo di accesso. — No — risposi io. — Non di giorno. — Il suo funerale. — Piegò con precisione il modulo in due e me lo porse. Veramente ero armato; avevo un coltello e una piccola Beretta laser. Forse un giorno sarebbe stato il suo funerale, se continuava a non riuscire a distinguere se un uomo era armato o meno.

Pagina 37 | Pos. 555-56

La differenza tra i loro combattimenti e i nostri era profonda: come la differenza tra un incidente grave e un brutto sogno.

Pagina 37 | Pos. 558-61

Il confuso protagonista, Henry, era troppo coinvolto per riuscire a vedere questa semplice realtà, ma la descriveva in maniera accurata. Mi chiedevo cosa avrebbe pensato il povero Henry delle nostre guerre, e se nella sua epoca si conoscesse la metafora più vera: lo sterminio. E mi chiedevo quale fosse la semplice verità che il “mio” coinvolgimento mi impediva di vedere.

Pagina 39 | Pos. 591-93

Se poi erano stati proprio gli Ngumi a farlo. Nessun gruppo di ribelli si era addossato la responsabilità dell’azione, e Nairobi pretendeva di essere quasi in grado di affermare che la bomba era uscita dagli arsenali nucleari dell’Alleanza; avevano sacrificato cinque milioni di vite americane per fare strada alla guerra – e all’annichilimento – totale.

Pagina 47 | Pos. 712

Come moltissime cose che la gente sa, non era vero.

Pagina 47 | Pos. 714-15

Spesso cancellavano la memoria di un avvenimento in un soldato per ragioni di sicurezza; meno spesso per motivi umani.

Pagina 49 | Pos. 740-41

Se una fantunità veniva colpita e fatta a pezzi, bastava metterne una nuova. O così pensavano loro. Non sapevano cosa si provava.

Pagina 53 | Pos. 809-10

Mi allontanai verso la stanzetta. — Be’… — cominciò Candi, ma non terminò la frase. O forse la frase era tutta lì.

Pagina 56 | Pos. 845-46

Aveva bagnato il letto fino alla pubertà, e si era sentito in colpa da piccolo per aver ucciso una tartaruga.

Pagina 57 | Pos. 863-64

— Non mi dispiacerebbe. È la differenza tra gli uomini e le donne o tra me e te? — Credo che sia la differenza tra te e la gente normale.

Pagina 58 | Pos. 876-77

Chi non faceva parte dell’Esercito aveva modi legittimi di guadagnarsi da vivere, anche se non molti erano pagati tanto quanto le prostitute.

Pagina 69 | Pos. 1045-47

Intervistarono persino alcuni dei miei studenti per capire come l’avevo presa, e naturalmente loro furono lesti a difendermi dicendo che in classe tutto si era svolto come al solito. Il che naturalmente dimostrava come fossi indifferente, o forte e resistente, o traumatizzato, a seconda del giornalista.

Pagina 71 | Pos. 1080-81

Non ci sarebbe mai stata un’altra Carolyn, e non soltanto perché era morta. Era morta anche quella parte di me.

Pagina 76 | Pos. 1160

Sorrise come se avesse appena mangiato un limone, poi cercò di sorridere davvero.

Pagina 78 | Pos. 1191

non si poteva pensare che i neri fossero inferiori se si viveva in una pelle nera dieci giorni l’anno.

Pagina 78 | Pos. 1192-93

La nostra prima missione aveva molte probabilità di riuscire male. Avevamo dovuto “trattenere per accertamenti” (rapire) una donna sospettata di essere una leader ribelle.

Pagina 83 | Pos. 1264-68

I ribelli si raccontano storie raccapriccianti di quello che facciamo ai prigionieri per farli parlare. Perché prendersi il disturbo di torturare qualcuno quando tutto quello che devi fare è farla stendere, praticarle un buco nel cranio e impiantarla? In quel modo non può mentire. Certo, le leggi internazionali non sono chiare nella loro pratica. Gli Ngumi la chiamano una violazione fondamentale dei diritti umani; noi lo chiamiamo interrogatorio umano. Il fatto che uno su dieci finisce per morire o per riportare la morte cerebrale la dice lunga, a mio avviso, sulla moralità dell’atto.

Pagina 86 | Pos. 1313-14

Fece l’atto di sputare. — Pepe Ano. — Il nome vero era Pellipianocio, un italiano, ma in spagnolo era stato soprannominato “lo stronzo”.

Pagina 102 | Pos. 1549-51

Un sussurro orribilmente pratico mi disse di aspettare fino all’operazione. Ma decisi che comprare il regalo sarebbe in ogni caso servito più a me che a lei. Un sostituto commerciale alla preghiera.

Pagina 102 | Pos. 1551-52

C’era una enorme bancarella che vendeva libri antichi, in carta, e le prime versioni dei libri ottici, la maggior parte con formati e voltaggio fuori uso da decine di anni, per collezionisti o curiosi dell’elettronica, non certo per amanti della lettura.

Pagina 124 | Pos. 1888-89

Era rigida, e tremava leggermente. — Rilassati — dissi io, prendendole le spalle. — Ho paura che non succeda niente. — Se non succede niente, proveremo di nuovo.

Pagina 127 | Pos. 1938-39

Julian aveva una visione della realtà sufficientemente cupa da non essere entusiasta di mettere al mondo una nuova vita.

Pagina 129 | Pos. 1976

A seconda se sarebbe stato in grado di contare fino a venti senza togliersi scarpe e calzini

Pagina 135 | Pos. 2059-61

Avevamo anche granate-scossa fuori ordinanza, anche se non sono sicuro che usarle con i civili sia una buona idea. Far scoppiare i timpani a qualcuno e aspettarsi che ti sia grato, perché non gli hai fatto di peggio.

Pagina 140 | Pos. 2147

Un grosso elicottero emette sempre un suono aggressivo, non importa quale sia la sua funzione.

Pagina 146 | Pos. 2232

Qualsiasi cosa io dicessi potrebbe essere prova della mia infermità mentale. Se lei è convinto che io sia pazzo.

Pagina 147 | Pos. 2246-47

Se fossi riuscito a uccidere qualche generale con la mia uscita, avrebbero potuto anche promuovere qualche colonnello. Non c’è mai scarsità di carne.

Pagina 152 | Pos. 2331-32

bevvi il doppio whisky in tre sorsate veloci. Poi suonai per averne un altro, ma il tavolo disse che non avrebbe potuto servirmi altro alcol per un’altra ora.

Pagina 153 | Pos. 2338-41

Ci pensai su per un momento e decisi di prendere il resto delle pasticche, ma riuscivo soltanto a far penzolare le braccia. Non riuscivo a mettere a fuoco le pillole, comunque. Mi gettai all’indietro e fu la pace, tutto rilassato come fluttuare nello spazio. Mi venne in mente che era l’ultima sensazione che avrei mai provato, e che era bello. Era molto meglio che andar dietro a tutti quei generali.

Pagina 154 | Pos. 2350-51

Non era abbastanza forte da reggerlo per molto in quel modo, però, e finì per trascinarlo ignominiosamente per i piedi per tutto l’appartamento.

Pagina 161 | Pos. 2461-63

Julian resistette ancora un giorno a letto e poi fu trasferito all’unità di osservazione, simile a una stanza d’albergo con la sola eccezione che si chiudeva a chiave soltanto dall’esterno

Pagina 164 | Pos. 2509-10

Una persona che non può vivere pensando di averne uccisa un’altra arriva a distruggere tutte le vite, dovunque vada.

Pagina 167 | Pos. 2557-62

Il Progetto Giove doveva morire. Oppure saremmo dovuti morire tutti noi. Mentre passavo dagli speedies al caffè nero mi passò per la mente un pensiero orribile: avrei potuto ammazzare entrambi con due colpi. Poi avrei potuto distruggere tutti i dati e uccidermi. Sarei diventato Shiva, il distruttore dei mondi, per parafrasare un pioniere nucleare. Con un semplice atto di violenza, avrei potuto distruggere l’universo. Per fortuna ero sano di mente.

Pagina 179 | Pos. 2744-45

Avevo anche il coltello elettrico, ma con quello il formaggio sarebbe diventato una massa molliccia, o una bomba.

Pagina 183 | Pos. 2793-2809

Ci fu un altro lungo silenzio. — Be’ — dissi io — questo risolve qualche mistero. La gente si chiede da dove arrivi la legge della fisica. Voglio dire, supponendo che tutte le leggi che governano la materia e l’energia debbano essere create con il tocco di bacchetta magica che ha iniziato la Diaspora. Sembra impossibile, o superfluo. — Allora se Belda ha ragione — disse Amelia — le leggi della fisica sono tutte in ordine. Venti miliardi di anni fa qualcuno ha premuto il pulsante del RESET per ricominciare. — E qualche miliardo di anni prima ancora — disse Belda — era già stato fatto da qualcun altro. L’universo dura soltanto il tempo necessario per far evolvere creature come noi. — Puntò due dita ossute a forma di v verso me e Amelia. — Gente come voi due. — Be’, questo veramente non risolve il mistero della Causa Prima; cioè, prima o poi deve esserci stata una vera prima volta. — Io mi chiedo — disse Reza — certamente tra tutti i milioni di galassie che ci sono ci saranno ben altre razze che hanno fatto la stessa scoperta. Migliaia o milioni di volte. Evidentemente sono state tutte psicologicamente incapaci di distruggerci tutti. — Sono evoluti oltre quella fase — disse Asher. — Peccato che noi non lo abbiamo fatto. — Girò il ghiaccio nel suo whisky. — Se Hitler avesse avuto quel pulsante nel suo bunker, o Caligola, o Gengis Khan…. — Hitler ha perso la nave per un secolo — disse Reza. — Credo che non siamo evoluti più della possibilità di produrne un’altra. — E non lo faremo — disse Belda — l’aggressione è una caratteristica della sopravvivenza. Ci mette alla base della catena alimentare. — Come la cooperazione — corresse Amelia. — L’aggressione non funziona contro una tigre con i denti a sciabola. — È una combinazione, te lo garantisco — disse Belda. — Cooperazione e aggressione — disse Marty.

Pagina 188 | Pos. 2869-70

È da Hiroshima che siamo in declino.

Pagina 188 | Pos. 2871

L’esercito tollera il pacifismo teorico

Pagina 192 | Pos. 2942-43

Una delle cose che abbiamo imparato dallo Stato Assistenziale è che la gente dà poco valore alle cose perché non le paga.

Pagina 201 | Pos. 3074-76

Feci un gesto in direzione della riserva di Armagnac, whisky di puro malto e Anejos. — Cosa avete, una stamperia di tessere di razionamento? Lui sorrise e scosse la testa, riempiendo due tazze. — Niente di così legale.

Pagina 202 | Pos. 3096-98

Tornai al tavolo di servizio e mi versai una goccia di rum nel caffè. Era un rum troppo buono per sprecarlo in quel modo, ma momenti disperati richiedono misure disperate.

Pagina 209 | Pos. 3203-7

Cameron era un uomo anziano, recluta professionista per undici anni, da quando si era offerto volontario per il progetto. Aveva seguito un corso per spie in Georgia, ed era stato addestrato per l’omicidio a distanza con vari tipi di armi. Aveva usato per lo più Mauser Fernschiesser, che potevano centrare la gente dietro gli angoli o anche fuori dalla vista. Aveva all’attivo cinquantadue omicidi, e un dolore diverso per ciascuno di essi, più un singolo grosso strazio per l’umanità che aveva perduto con il primo colpo.

Pagina 212 | Pos. 3240-41

Non litigavano mai, se non per ridere. Erano gentili e contenti. Erano umani… ma erano veramente esseri umani?

Pagina 218 | Pos. 3335-36

— Quand’è stata l’ultima volta che ha incontrato qualcuno senza disturbarlo?

Pagina 223 | Pos. 3415-17

Si comprano i biglietti a una macchinetta, con lo stesso tipo di crediti divertimento che si usano per il taxi. La burocrazia e i moralisti vorrebbero che questo stupido sistema fosse rimpiazzato dalla plastica, come le vecchie tessere contante, ma gli elettori smetterebbero immediatamente di far sapere al governo quello che fanno, quando e con chi.

Pagina 231 | Pos. 3531

Probabilmente voleva spappolarmi via il cervello, ma nessuno è perfetto.

Pagina 240 | Pos. 3675

Sospetto che sia più difficile muovere oggetti fisici che informazioni

Pagina 242 | Pos. 3706

La mattina successiva mi collegai con il bastardo per un’ora, un periodo troppo lungo di cinquantanove minuti.

Pagina 242 | Pos. 3707-9

Io e Amelia trovammo dei costumi da bagno e pedalammo fino alla spiaggia. Nello spogliatoio degli uomini due tizi mi osservavano in modo stranamente ostile. Supponevo che i neri fossero rari da quelle parti. O forse i neri ciclisti.

Pagina 243 | Pos. 3713-15

A paragone delle spiagge del Texas dove eravamo stati in vacanza, Padre Island e Matagorda, era veramente un posto strano. Niente uccelli, né conchiglie, né granchi. Soltanto un grosso artefatto rotondo di acqua alcalina. Un lago creato da un dio dalla mente semplice, aveva detto Amelia.

Pagina 243 | Pos. 3719

La realtà fa più paura dei sogni, se ci si avvicina.

Pagina 246 | Pos. 3761-69

Mi sedetti di fronte a lui e feci ruotare un limone tra i palmi. — Migliaia di persone, tutte di cultura diversa. Il procedimento funziona, ma è stato provato soltanto su venti americani, venti americani bianchi. — Non c’è motivo di pensare che potrebbero esserci influenze di carattere culturale. — È quello che dicono loro. Ma non possiamo provare nemmeno il contrario. Suppongo che alla fine ci ritroveremmo con tre pazzi in libertà? — Non credo. E una buona scienza di conservazione dobbiamo soltanto fare prima un test su scala ridotta ma non possiamo permettercelo. Non stiamo parlando di scienza adesso, stiamo parlando di politica. — Oltre la politica — dissi io. — Non ci sono parole per quello che stiamo facendo. — Ingegneria sociale? Dovetti ridere. — Non direi così dell’ingegneria. È come fare ingegneria meccanica con una chiave inglese e uno schiacciasassi.

Pagina 247 | Pos. 3773

Mia madre dice sempre: fai qualcosa, anche se è sbagliato. Credo che siamo in quella fase.

Pagina 257 | Pos. 3938-39

— Accidenti che piano sballato. Te ne vai per un paio di settimane e impazziscono tutti. — Alcuni nascono pazzi — disse Amelia. — Alcuni la pazzia se la guadagnano. Ce la portiamo dietro.

Pagina 260 | Pos. 3985-87

Un progetto innocuo che, ora che era stato messo in moto, non costava niente a nessuno, e che avrebbe potuto fornire informazioni vere sulla nascita dell’universo. Non c’era da stupirsi che questi fanatici religiosi volessero sopprimerlo! Avrebbe potuto provare che Dio non esisteva!

Pagina 262 | Pos. 4013

alcuni amano servire Dio ammazzando i senza Dio.

Pagina 263 | Pos. 4028-31

Non credo che presidi e professori vogliano vedere il vantaggio di guadagnare conoscenze senza operare attraverso le loro istituzioni. Signor Mendez, lei si è collegato con i suoi amici e parla cinque lingue. Io ne parlo soltanto quattro, e nessuna molto bene, e c’è voluta una grossa fetta della mia giovinezza, passata seduta a memorizzare, per impararne tre su quattro. Gli insegnanti sono gelosi del tempo e dell’energia che investono per guadagnare conoscenze, e lei le offre alla gente come pasticchette di zucchero.

Pagina 269 | Pos. 4113-15

Attraverso una serie di tre o quattro intermediari, supervisionava la maggior parte degli assassinii e delle torture che, sfortunatamente, erano necessari per mettere in pratica i piani di Dio.

Pagina 269 | Pos. 4122-23

L’esercito non lo avrebbe rimosso dall’incarico per quel motivo, ma avrebbero potuto farlo diventare l’addetto alle poste di grado più alto del mondo.

Pagina 276 | Pos. 4228-31

— Blaze mi ha chiesto se debbo proprio. Nei confronti di Ingram provo ancora sentimenti da uomo delle caverne. — Non riesco a capire. Ha cercato soltanto di uccidere la sua donna e poi lei. — Per non parlare del fatto che mi ha insultato come uomo e ha cercato di distruggere l’universo.

Pagina 277 | Pos. 4239-41

Marty andava avanti con il piano, anche se questo significava rischiare che un miliardo o più di persone perdessero il ben dell’intelletto. Forse che io perdessi o tenessi i ricordi non era poi un punto tanto importante nella lista delle priorità.

Pagina 279 | Pos. 4270-74

— Come si fa a “capire” qualcuno che riesce a eseguire l’ordine di stuprare una donna e poi mutilarla in modo specifico? L’ha lasciata legata e imbavagliata a sanguinare a morte. Non si può definire nemmeno umano. — Ma “è” umano — disse Jefferson — per quanto sia strano il suo comportamento, è sempre un comportamento umano. Credo che è per questo che si è chiuso: abbiamo rifiutato di vederlo come una specie di angelo vendicatore. Soltanto un uomo profondamente malato che stavamo cercando di aiutare.

Pagina 283 | Pos. 4325-26

Quando ti ha guardato, e ha guardato me, ha fissato prima al centro del petto e poi in mezzo agli occhi. Stava prendendo la mira. Non farei certo movimenti inconsulti davanti a lei.

Pagina 291 | Pos. 4454-55

— Il Governo non ha “assassini” alle sue dipendenze. — Ah, davvero. Credi anche a Babbo Natale?

Pagina 293 | Pos. 4478-80

Tornato alla sala osservazione incontrò Lalo, che aveva le braccia delle dimensioni delle cosce di Rav. Non parlava inglese e si muoveva con la delicatezza nervosa di un uomo che sa quanto si rompano facilmente le cose.

Pagina 296 | Pos. 4527-28

— Señora — le disse — lei è matta da legare. Jefferson si era scollegato un minuto prima. — Questa è anche la mia opinione professionale.

Pagina 301 | Pos. 4601

Non c’è niente di meglio che essere troppo prudenti.

Pagina 329 | Pos. 5033-35

Il Dottor Roman è decano di scienze all’Università del Texas, dove la professoressa Harding lavora e insegna. — Insegnare non è lavoro? — dissi io, e lei mi fece cenno di tacere.

Pagina 334 | Pos. 5119-21

Io dovevo guardare. Dalla vita in su non sembrava nemmeno umana: soltanto un montaggio disastroso di carne e interiora. Il resto di lei era intatto. Per qualche ragione tirai su la mano per non vedere le viscere e rimasi inorridito nello scoprire che la parte inferiore del corpo era in posa rilassata, spontanea e seducente.

Pagina 336 | Pos. 5138-39

Non avrei riportato indietro Gavrila se non per ammazzarla di nuovo.

Pagina 336 | Pos. 5139-41

Per qualche motivo ricordai mia madre, e la sua rabbia quando era stato assassinato il presidente Brenner. Avevo quattro anni. Non le era mai piaciuto Brenner, lo avevo scoperto più tardi, e questo rendeva le cose più difficili, come se avesse avuto una qualche complicità nel delitto. Come se l’assassinio fosse un qualche tipo di desiderio avverato.

Pagina 341 | Pos. 5228-29

Il mal di testa stava passando, ma dovette chiudere gli occhi davanti allo specchio dell’ascensore, o trovarsi di fronte alla prospettiva di guardarsi vomitare mille volte.

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Sull’angolo dello schermo apparve una foto dell’interrogatore, Carew, con un fischio leggero. Lo toccò e apparve un ipertesto di centomila parole. Sospirò e decise di prendersi una seconda spruzzata di whisky, nel caffè.

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quattro fantunità erano sembrate più che sufficienti. Prima che ci trovassimo in mezzo a una guerra.

Pagina 358 | Pos. 5487-89

— Eppure lei ha ammazzato un uomo per le sue convinzioni religiose. — Ammazzerei il mio cane se avesse la rabbia.

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è difficile esprimere il pacifismo con granate e laser

Pace eterna: giudizio finale

Come dichiarato dallo stesso Haldeman, Pace eterna non è il seguito del suo capolavoro Guerra eterna e, sebbene lo stile sia decisamente simile, se ne discosta molto e non si avvicina ai livelli di quest’ultimo. Vincitore dei premi Hugo e Nebula nel 1998, il romanzo è quasi esclusivamente per la prima metà godibilissimo, come mostrano le numerose citazioni… purtroppo il discorso non vale per il resto. Tirate le somme, nella mia graduatoria casuale e stocasticamente illogica, Pace eterna si guadagna sei colombelle della pace.

Pace Eterna - Joe Haldeman - Colomba Pace Eterna - Joe Haldeman - Colomba Pace Eterna - Joe Haldeman - Colomba Pace Eterna - Joe Haldeman - Colomba Pace Eterna - Joe Haldeman - Colomba Pace Eterna - Joe Haldeman - Colomba

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x x x x x x x x x x x x53,33%
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