La strada – Cormac McCarthy (citazioni)

La strada – Cormac McCarthy (citazioni)

La strada è un romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy, autore di cui desideravo leggere qualcosa da diverso tempo, così quando scoprii che fra i suoi lavori era presente un romanzo di fantascienza me lo sono procurato.
La storia di La strada è molto cupa e angosciante, e per certi versi mi ha ricordato Io sono leggenda di Matheson, per altri – stilistici soprattutto – qualcosa di Hemingway.
Lo scenario inquietante e desolato contrasta con l’intimo rapporto fra l’uomo e il figlio, e la loro marcia verso sud alla ricerca di cibo e riparo è sempre molto coinvolgente.

Citazioni da La strada

Pagina 7

Ricordati che le cose che ti entrano in testa poi ci restano per sempre, gli disse. Forse dovresti rifletterci. Però certe cose uno se le dimentica, no? Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.

Pagina 9

Nevica, disse il bambino. Guardò il cielo. Un unico fiocco grigio che planava leggero. Lo prese in mano e lo guardò disfarsi come se fosse l’ultimo esercito della cristianità.

Pagina 11

diceva che i sogni giusti per un uomo in pericolo erano sogni di pericolo, e tutto il resto era il richiamo languido della morte.

Pagina 13

Quanto colore invece nei sogni. In che altro modo poteva chiamarti a sé la morte? Poi ti svegliavi in un’alba fredda e tutto si riduceva immediatamente in cenere.

Pagina 15

Mai è un sacco di tempo.

Pagina 16

Guardò il bambino. Vuoi aspettarmi qua? No. Dici sempre così. Mi dispiace. Lo so. Ma lo dici sempre.

Pagina 17

Io dormivo qui. In un lettino contro questa parete. Migliaia di notti a sognare i sogni della fantasia di un bambino, mondi di volta in volta generosi o terrificanti ma mai il mondo che sarebbe stato davvero.

Pagina 18

L’ultimo esemplare di una data cosa si porta con sé la categoria.

Pagina 20

che differenza c’è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?

Pagina 22

Non ti preoccupare, ripeté l’uomo. Prima o poi tutti gli alberi del mondo cadranno. Ma non addosso a noi.

Pagina 41

Aveva una barba quadrata che era stata mozzata via con le forbici e la figura di un uccello tatuata sul collo, opera di qualcuno che degli uccelli aveva un’idea molto approssimativa.

Pagina 44

quella luce avara che chiamavano giorno

Pagina 56

Arrivati a un incrocio si sedettero nella penombra del crepuscolo, l’uomo stese a terra i pezzi della cartina e li studiò. Ci puntò sopra il dito. Questi siamo noi, disse. Siamo esattamente qui. Il bambino si ostinava a non guardare. L’uomo continuò a studiare l’intricata matrice di strade in rosso e nero, tenendo il dito sull’incrocio dove gli sembrava che potessero trovarsi. Come se lì accucciate vedesse le loro due figure in miniatura.

Pagina 57

Quel cane era un intreccio di ossa con la pelle stesa sopra.

Pagina 58

Cercò di pensare a qualcosa da dire ma non gli venne in mente nulla. Aveva già provato quella sensazione, qualcosa che andava oltre l’intorpidimento e la disperazione sorda. Il mondo che si riduceva a un nocciolo nudo di entità analizzabili. I nomi delle cose che seguivano lentamente le cose stesse nell’oblio. I colori. I nomi degli uccelli. Le cose da mangiare. E infine i nomi di ciò in cui uno credeva. Più fragili di quanto avesse mai pensato. Quanto di tutto questo era già scomparso?

Pagina 75

Rimasero a terra, in ascolto. Ce la farai? Quando sarà il momento? Quando sarà il momento non ci sarà tempo. È questo il momento. Bestemmia Dio e muori. E se si inceppa? Non può incepparsi. Ma se si inceppa? Saresti capace di fracassare quel cranio adorato con un sasso? C’è un essere simile, dentro di te? Di cui tu non sai nulla? Ci può essere? Tienilo stretto. Ecco, così. L’anima è un soffio. Abbraccialo. Bacialo. Svelto.

Pagina 85

Quello che riusciva a sopportare di giorno di notte diventava insopportabile, e rimase sveglio per paura che l’incubo si ripresentasse.

Pagina 86

Usci fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli.

Pagina 95

Si era preparato a morire e ora che non sarebbe più morto ci doveva riflettere su.

Pagina 101

Non poteva ricostruire il mondo perduto per compiacerlo senza trasmettergli anche il dolore della perdita

Pagina 101

una parte di lui rimpiangeva di aver trovato quel rifugio. Una parte di lui continuava a desiderare la fine.

Pagina 107

anche rispetto agli standard del nuovo mondo puzzava da morire

Pagina 107

Non siamo ladri. Il viandante protese un orecchio. Come?, gridò. Ho detto che non siamo ladri. E allora cosa siete? Non c’era modo di rispondere alla domanda.

Pagina 112

La gente si preparava sempre al domani. A me sembrava assurdo. Il domani non si stava certo preparando per loro. Non sapeva neppure che esistessero.

Pagina 113

Non c’è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti.

Pagina 115

Dove gli uomini non riescono a vivere gli dèi non se la cavano certo meglio.

Pagina 186

quando l’uomo si stese a terra capì che non si sarebbe più rialzato e che quello era il posto dove sarebbe morto.

Pagina 188

Ma chi lo troverà se si è perso? Chi lo troverà, quel bambino? Lo troverà la bontà. È sempre stato così. E lo sarà ancora.

Pagina 192

Nelle terre dove vivevano ogni cosa era più antica dell’uomo, e vibrava di mistero.

La strada: giudizio finale

Verso la fine m’ha fatto storcere un po’ il naso l’ennesima ripetizione dello schema fisso dell’uomo che vuole allontanarsi da solo e del bambino che cerca rassicurazioni: questi dialoghi sempre identici – per quanto vivi e caratterizzanti – alla lunga mi hanno scocciato (l’ho già detto che sono sempre identici?), per questo motivo nella mia classificazione priva di criterio La strada di Cormac McCarthy non riesce ad andare oltre alle sei confezioni di tonno in scatola.

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Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x x x x x30,00%
Libri di 10 autori mai lettix x x x x50,00%
5 titoli non italiani o anglofonix x x x80,00%
3 libri di cui non so nullax x66,67%
5 titoli non SF consecutivix x x x x100,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix x x60,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox100,00%
Notre-Dame de Paris, di monsieur Victor Hugo: frasi e citazioni

Notre-Dame de Paris, di monsieur Victor Hugo: frasi e citazioni

Notre-Dame de Paris è per quasi un terzo della sua lunghezza un interminabile arazzo in cui Victor Hugo intende erudire il lettore soprattutto su argomenti di contorno: la geografia di Parigi, l’architettura della cattedrale, la natura dell’alchimia ecc.
Confesso che se Hugo non mi avesse del tutto ammaliato con la lettura de I Miserabili avrei sicuramente abbandonato molto presto la lettura di Notre-Dame de Paris.

(altro…)
Un anno sull’altipiano – Emilio Lussu (citazioni)

Un anno sull’altipiano – Emilio Lussu (citazioni)

Un anno sull'altipiano non è un saggio, non è nemmeno un romanzo. Ha qualche cosa del diario ma non è nemmeno questo. Come dichiara l'autore stesso (Il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia), si tratta dei suoi ricordi d'un anno di guerra sull'altipiano di Asiago dall'estate del 1916 a quella del 1917.

Questa è una testimonianza importantissima che chiunque avesse il desiderio di approfondire il tema della guerra dovrebbe leggere. Più dei confini, delle date, dei nomi delle battaglie e dei ritagli di terra conquistati o persi, questo libro trasmette il senso di quello che la guerra è stata per uno dei suoi protagonisti.

Se non sapessi fin troppo bene che costringere una lettura ne genera soprattutto il rigetto, sarei favorevole a introdurre Un anno sull'altipiano fra i libri della scuola media, che meglio di tanta cronaca e teoria sa trasmettere lo spirito di quello che è stato la prima guerra mondiale (dicasi lo stesso de Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern per la seconda guerra mondiale).

Citazioni da Un anno sull'altipiano

Pagina 6 | Pos. 79-84

Ma era anche il segnale convenuto perché il 1° plotone entrasse in azione. Immediatamente, si svelò tutta una fanfara accuratamente organizzata. Una tromba, fatta con una grande caffettiera di latta, squillò il segnale d’attenti cui rispose l’accordo degli strumenti più svariati. Erano tutti strumenti improvvisati. Abbondavano quelli che facevano maggior chiasso per accompagnare il passo. I piatti erano rappresentati da coperchi di gavetta. I tamburi erano avanzi di vecchie ghirbè di salmeria, fuori uso, sapientemente adattate. Pistoni, clarini e flauti erano ricavati dai pugni chiusi, in cui gli specialisti, aprendo ora un dito, ora l’altro, sapevano soffiare nelle forme più efficaci. Ne risultava un insieme mirabile di musicata allegria di guerra.

Pagina 7 | Pos. 98-100

per quel briciolo di malvagità che serpeggia nel cuore degli uomini più miti, pensò d’impressionare ancora di più il sindaco. Egli comandò: – Signori ufficiali, viva il re! – Viva il re! – ripetemmo noi, urlando la frase come un monosillabo.

Pagina 7 | Pos. 103-4

– Noi vinceremo, perché ciò è scritto nel libro del destino… Dove fosse quel libro, certo, nessuno di noi, compreso il sindaco, lo sapeva. E, ancora meno, che cosa fosse scritto in quel libro irreperibile.

Pagina 8 | Pos. 110

Perché, o signori, sì, bello è morire per la patria… Quest’accenno non piacque a nessuno, neppure al colonnello.

Pagina 9 | Pos. 135-36

Ci saremmo finalmente potuti sdraiare, nelle ore di ozio, e prendere il sole, e dormire dietro un albero, senza esser visti, senza avere per sveglia una pallottola nelle gambe.

Pagina 10 | Pos. 139

Avremmo finito d’ucciderci l’un l’altro, ogni giorno, senza odio.

Pagina 10 | Pos. 143-46

Un reggimento di cavalleria ci traversò la strada e noi dovemmo fermarci per lasciarlo sfilare. Beati loro che stavano a cavallo! Ma ci accorgemmo subito che anch’essi erano stanchi morti. – La guerra dei signori, – gridavano i soldati ai lancieri curvi sulla sella. – Beati voi, – rispondevano questi, – che potete camminare a piedi. Noi, sempre a cavallo, sempre a cavallo. Non poter marciare con le proprie gambe! Dover faticare per sé e poi per il cavallo. Che vita!

Pagina 10 | Pos. 150-51

I contadini allontanati dalla loro terra, erano come naufraghi. Nessuno piangeva, ma i loro occhi guardavano assenti. Era il convoglio del dolore.

Pagina 12 | Pos. 183-84

I gruppi si rianimarono quando un graduato ritornò dal vivandiere con i fiaschi del vino e col tabacco. Egli aveva speso tutte le venti lire. In guerra, non si pensa al domani.

Pagina 14 | Pos. 209-13

Egli mi accolse molto gentilmente e mi offrì un bicchierino di cognac. – Molte grazie, – dissi, – non bevo liquori. – Non beve liquori? – mi chiese, preoccupato, il tenente colonnello. Tirò dal taschino della giubba un taccuino e scrisse: «Conosciuto tenente astemio in liquori. 5 giugno 1916». Si fece ripetere il mio nome, che io gli avevo già detto presentandomi, e lo aggiunse alla nota.

Pagina 15 | Pos. 224-27

– Dove sono gli austriaci? – chiesi. – Ah, questo non lo so. Questo non lo sa nessuno. Sono di fronte a noi. Potrebbero, da un momento all’altro, essere anche alle nostre spalle. Ciò dipende dalle circostanze. Quello che è certo è che essi sono dappertutto e che, oltre al mio battaglione, non vi sono truppe italiane.

Pagina 20 | Pos. 302

Ti sei sbaffato il cioccolato come un vero austriaco.

Pagina 22 | Pos. 328-31

– Prenda due portaordini, – mi disse il maggiore, – vada nella Malga e s’informi di ciò che è avvenuto, durante la notte. Dica al comando degli alpini che noi siamo arrivati e che attendiamo ordini. Il maggiore ornò il discorso di qualche bestemmia. Era toscano, di Firenze, e bestemmiava di giorno e di notte. Quando era eccitato, adoperava, senza parsimonia, tutto il repertorio del Lung’Arno.

Pagina 26 | Pos. 399-400

– Io mi difendo bevendo. Altrimenti, sarei già al manicomio. Contro le scelleratezze del mondo, un uomo onesto si difende bevendo.

Pagina 27 | Pos. 401-2

Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! È orribile! È per questo che ci ubriachiamo tutti, da una parte e dall’altra.

Pagina 27 | Pos. 409-10

L’anima del combattente di questa guerra è l’alcool. Il primo motore è l’alcool. Perciò i soldati, nella loro infinita sapienza, lo chiamano benzina.

Pagina 29 | Pos. 431-32

A meno che i due carabinieri non fossero toscani, essi non sentirono in vita loro tante bestemmie come in quei pochi minuti.

Pagina 32 | Pos. 489

Chi ha assistito agli avvenimenti di quel giorno, credo che li rivedrà in punto di morte.

Pagina 37 | Pos. 565-66

L’ordine del giorno del comandante di corpo d’armata ce lo presentò «un soldato di provata fermezza e d’esperimentato ardimento».

Pagina 59 | Pos. 902-4

Egli non gridava. Egli urlava a voce altissima, e con tono di comando, come se si rivolgesse non ad una persona isolata, ma a tutto un reparto, a un battaglione in ordine chiuso. Egli diceva «cognac» con la stessa voce con cui, da cavallo, avrebbe comandato «battaglione in colonna!» o «colonna doppia!»

Pagina 61 | Pos. 935-37

Arrivavano, ogni giorno, munizioni e tubi di gelatina. Erano i grandi tubi di gelatina del Carso, lunghi due metri, costruiti per aprire dei varchi fra i reticolati. E arrivavano pinze tagliafili. Le pinze e i tubi non ci erano serviti mai a niente, ma arrivavano egualmente.

Pagina 62 | Pos. 937-38

arrivò il cognac, molto cognac: eravamo dunque alla vigilia dell’azione.

Pagina 63 | Pos. 963-68

– Tuttavia… E ripeté, dopo una boccata di fumo: – Tuttavia… Se Ettore avesse bevuto un po’ di cognac, del buon cognac, forse Achille avrebbe avuto del filo da torcere… Anch’io rividi per un attimo, Ettore, fermarsi, dopo quella fuga affrettata e non del tutto giustificata, sotto lo sguardo dei suoi concittadini, spettatori sulle mura, slacciarsi, dal cinturone di cuoio ricamato in oro, dono di Andromaca, un’elegante borraccia di cognac, e bere, in faccia ad Achille.

Pagina 75 | Pos. 1140-41

Una batteria motorizzata fece un’apparizione sulla strada di Gallio, tirò un centinaio di granate, che caddero sui nostri, e scomparve.

Pagina 76 | Pos. 1161-62

per me è tutt’uno morire a destra oppure a sinistra.

Pagina 88 | Pos. 1344-46

Di tutti i momenti della guerra, quello precedente l’assalto era il più terribile. L’assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non ha conosciuto la guerra.

Pagina 92 | Pos. 1403-5

Dalle trincee, nessuno sparava. In una ampia feritoia, di fronte, scorsi la testa d’un soldato. Egli mi guardava. Io non ne vidi che gli occhi. Vidi solo gli occhi. E mi sembrò ch’egli non avesse che occhi, talmente mi parvero grandi.

Pagina 94 | Pos. 1431-32

– Io ho paura di diventare pazzo, – mi disse. – Io divento pazzo. Un giorno o l’altro, io mi uccido. Bisogna uccidersi.

Pagina 94 | Pos. 1441-43

La vita di trincea, anche se dura, è un’inezia di fronte a un assalto. Il dramma della guerra è l’assalto. La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono.

Pagina 95 | Pos. 1443-48

Nella vita normale della trincea, nessuno prevede la morte o la crede inevitabile; ed essa arriva senza farsi annunciare, improvvisa e mite. In una grande città d’altronde vi sono più morti d’accidenti imprevisti di quanti ve ne siano nella trincea di un settore d’armata. Anche i disagi sono poca cosa. Anche i contagi più temuti. Lo stesso colera che è? Niente. Lo avemmo fra la 1a e la 2a armata, con molti morti, e i soldati ridevano del colera. Che cosa è il colera di fronte al fuoco d’infilata d’una mitragliatrice?

Pagina 95 | Pos. 1450-52

Qualche giornale ci arrivava ogni tanto e ce li passavamo fra di noi. Erano tutti gli stessi e c’irritavano. La guerra vi era descritta in modo così strano che ci era irriconoscibile. La Valle di Campomulo che, dopo Monte Fior, noi avevamo attraversato senza incontrare un ferito, vi era dipinta «imbottita di cadaveri». Di austriaci, naturalmente.

Pagina 96 | Pos. 1461-63

– E la biancheria? – gli chiesi – Non essendo un genere di prima necessità, l’ho abolita. La mia fauna mi obbligava a tali fatiche di caccia, piccola e grossa, che ho preferito bruciarne i ricoveri. Ora mi sento più uomo. Voglio dire più animale.

Pagina 96 | Pos. 1465-67

– Bere e vivere. Cognac. Dormire e vivere e cognac. Stare all’ombra e vivere. E ancora del cognac. E non pensare a niente. Perché, se dovessimo pensare a qualcosa, dovremmo ucciderci l’un l’altro e finirla una volta per sempre.

Pagina 97 | Pos. 1474-77

– Il libro è interessante. Bertoldo e Bertoldino mi faceva ridere di più, ma questo è più attraente e vario. Tutti gli uccelli sono qua dentro. Non ne manca uno. Ci sono persino i beccafichi. Non dico di no, a me piacciono gli uccelletti alla polenta. I beccafichi vi stanno bene. Ma, senza far torto ai veneti, io preferisco i merli e i tordi arrosto.

Pagina 98 | Pos. 1492-93

Simile a lui, simile a mille altri dei miei compagni, egli aveva bisogno di bere per stordirsi e dimenticare. La vita era, per lui, ciò ch’era per noi la guerra.

Pagina 99 | Pos. 1509-11

La questione divenne intricata. Nel breve chiarimento che ne seguì, capii che io parlavo di Orlando, il «Furioso», quello d’Ariosto, mentre il mio collega intendeva parlare dell’onorevole Orlando, deputato al Parlamento e Ministro di Grazia e Giustizia nel Ministero Boselli.

Pagina 99 | Pos. 1518-21

Io lo precedetti e salimmo in trincea. Egli non aveva paura. E, quel ch’è sempre un pericolo grave in trincea, ci teneva a dimostrare di non aver paura. Io gli dicevo «fa’ come me», «qui curvati», «qui tocca terra con le mani», «qui fermati», ed egli non si curvava, non toccava terra, non si fermava.

Pagina 102 | Pos. 1557-60

Chi non ha fatto la guerra, nelle condizioni in cui noi la facevamo, non può rendersi un’idea di questo godimento. Anche un’ora sola, sicura, in quelle condizioni, era molto. Poter dire, verso l’alba, un’ora prima dell’assalto: «ecco, io dormo ancora mezz’ora, io posso ancora dormire mezz’ora, e poi mi sveglierò e mi fumerò una sigaretta, mi riscalderò una tazza di caffè, lo centellinerò sorso a sorso e poi mi fumerò ancora una sigaretta» appariva già come il programma gradito di tutta una vita.

Pagina 102 | Pos. 1562-63

L’eccezionale onore, che ci distingueva ancora una volta fra tutte le brigate di fanteria, sarebbe stato da noi tutti più apprezzato se fossimo stati a riposo.

Pagina 103 | Pos. 1568-70

Eravamo giunti all’altezza del comando del 1° battaglione, quando ci arrivò la notizia che il generale Leone era morto, colpito al petto da una pallottola esplosiva. Perché non chiamare le cose con il loro vero nome? Fu una gioia, un tripudio. Il capitano Zavattari, c’invitò a fermarci al suo comando e fece sturare delle bottiglie.

Pagina 103 | Pos. 1575-76

La pace sia con lui! Con lui la pace e con noi la gioia. E ci sia infine consentito rispettare da morto un generale che detestavamo da vivo.

Pagina 117 | Pos. 1791-98

Quelle trincee, che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente, così viva ne era stata la resistenza, avevano poi finito con l’apparirci inanimate, come cose lugubri, inabitate da viventi, rifugio di fantasmi misteriosi e terribili. Ora si mostravano a noi, nella loro vera vita. Il nemico, il nemico, gli austriaci, gli austriaci! … Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi, che ora si muovevano, parlavano e prendevano il caffè, proprio come stavano facendo, dietro di noi, in quell’ora stessa, i nostri stessi compagni. Strana cosa. Un’idea simile non mi era mai venuta alla mente. Ora prendevano il caffè. Curioso! E perché non avrebbero dovuto prendere il caffè? Perché mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè? E, verso le 10 o le 11, avrebbero anche consumato il rancio, esattamente come noi. Forse che il nemico può vivere senza bere e senza mangiare? Certamente no. E allora, quale la ragione del mio stupore?

Pagina 118 | Pos. 1805-11

Io facevo la guerra fin dall’inizio. Far la guerra, per anni, significa acquistare abitudini e mentalità di guerra. Questa caccia grossa fra uomini non era molto dissimile dall’altra caccia grossa. Io non vedevo un uomo. Vedevo solamente il nemico. Dopo tante attese, tante pattuglie, tanto sonno perduto, egli passava al varco. La caccia era ben riuscita. Macchinalmente, senza un pensiero, senza una volontà precisa, ma così, solo per istinto, afferrai il fucile del caporale. Egli me lo abbandonò ed io me ne impadronii. Se fossimo stati per terra, come altre notti, stesi dietro il cespuglio, è probabile che avrei tirato immediatamente, senza perdere un secondo di tempo. Ma ero in ginocchio, nel fosso scavato, ed il cespuglio mi stava di fronte come una difesa di tiro a segno. Ero come in un poligono e mi potevo prendere tutte le comodità per puntare. Poggiai bene i gomiti a terra, e cominciai a puntare.

Pagina 120 | Pos. 1826-28

Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo!

Pagina 120 | Pos. 1830-32

Condurre all’assalto cento uomini, o mille, contro cento altri o altri mille è una cosa. Prendere un uomo, staccarlo dal resto degli uomini e poi dire: «Ecco, sta’ fermo, io ti sparo, io t’uccido» è un’altra.

Pagina 121 | Pos. 1850-52

Il freddo, la neve, il ghiaccio, le valanghe non rendono la guerra più dura, per uomini validi. Sono elementi che ben conoscono, in tempo di pace, quanti vivono in alta montagna e nelle regioni dalla neve perenne. La guerra, per la fanteria, è l’assalto. Senza l’assalto, v’è lavoro duro, non guerra.

Pagina 131 | Pos. 2005-6

la prigione non si scontava, in trincea, e si faceva solo la ritenuta sul soldo.

Pagina 141 | Pos. 2148-49

La specialità consisteva in tre bicchieri di cognac finissimo e che si bevevano così: uno, prima del caffè, uno nel caffè e uno dopo il caffè.

Pagina 141 | Pos. 2162-63

– L’esperienza serve a valutare la vita per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse.

Pagina 145 | Pos. 2211-13

– Secondo te, Antonio, finirà presto la guerra? Io, fino ad allora, avevo evitato si parlasse di guerra. Antonio rispose con sicurezza: – Non finirà mai. La guerra è un macello permanente.

Pagina 149 | Pos. 2278-82

Sono ufficiale di carriera ed è probabile che anch’io avanzi ancora di grado. Ma le assicuro che le più belle soddisfazioni della mia carriera sono come questa d’oggi. Noi siamo professionisti della guerra e non ci possiamo lamentare se siamo obbligati a farla. Ma, quando siamo pronti per un combattimento, e, all’ultimo momento, arriva l’ordine di sospenderlo, glielo dico io, mi creda, si può essere coraggiosi finché si vuole, ma fa piacere. Sono questi, lealmente, i più bei momenti della guerra.

Pagina 151 | Pos. 2311-15

– I comandanti non si sbagliano mai e non commettono errori. Comandare significa il diritto che ha il superiore gerarchico di dare un ordine. Non vi sono ordini buoni e ordini cattivi, ordini giusti e ordini ingiusti. L’ordine è sempre lo stesso. È il diritto assoluto all’altrui ubbidienza. – Così tu, caro collega, puoi comandare un bel manico di scopa, posto che tu l’abbia fra le mani. Ma non comanderai mai reparti italiani, francesi, belgi o inglesi. – È che voi avete introdotto la filosofia nell’esercito. Ecco la ragione della nostra decadenza.

Pagina 152 | Pos. 2326-29

– Compagnia in riga, fucile alla mano! I soldati si disposero, correndo per eseguire l’ordine. Io pensavo: se i soldati malmenano gli ufficiali ed io do l’ordine di prendere le armi, non corro più il rischio d’essere bastonato. Se essi hanno le armi, rifletteranno maggiormente e, tutt’al più, io corro il rischio di essere sparato. Debbo dirlo: preferivo essere ucciso che bastonato.

Pagina 164 | Pos. 2514-16

Lo avete visto l’altro giorno con le scarpe distribuite al battaglione Che belle scarpe! Sulle suole, con bei caratteri tricolori, c’era scritto «Viva l’Italia». Dopo un giorno di fango, abbiamo scoperto che le suole erano di cartone verniciato color cuoio.

Pagina 173 | Pos. 2647-55

Un giorno, passando lungo i filari d’una vigna per controllarvi un filo telefonico del battaglione, guardando per aria, inciampai su un soldato della 10a. Egli era con una giovane contadina. Sdraiati sull’erba, sotto un arco di viti, essi si confidavano i loro segreti. Io non m’ero accorto di loro, altrimenti li avrei evitati. L’incontro fu improvviso, per me e per loro. Il soldato scattò in piedi, sull’attenti, e salutò. Egli era rosso e confuso. Al suo fianco, lentamente, lentamente, con una calma leggiadra, anche la donna si levò in piedi. Snella e bionda, essa appariva ancora più bionda accanto all’uomo bruno dai capelli neri. Mi guardò per un istante, con un sorriso timido, abbassò gli occhi e si strinse al soldato, protettrice. Io levai il portafoglio, ne tolsi dieci lire e dissi, dandole al soldato: – Il capitano è fiero di vedere un suo soldato in così bella compagnia. Il soldato prese il denaro, ancora imbarazzato, e la giovine donna sorrise a lungo, dondolandosi, i grandi occhi aperti e colmi di grazia. Com’erano felici! Anch’io mi sentivo felice.

Pagina 185 | Pos. 2823-39

Io non mi ero accorto che sul letto, sotto la sua mano distesa, v’era una lettera. Egli la prese e me la mostrò. – Fammi il favore, leggimela. Vieni vicino, vienimi vicino. Io presi la lettera. Mi sedetti accanto al letto, fino a toccarne le coltri. La busta era ancora chiusa. Io chiesi: – Debbo dunque aprirla? – Sì, sì. Ma vienimi più vicino. Io m’addossai al letto. Guardai la busta. Era indirizzata a lui e portava il timbro di Marostica. Io tremavo. L’aprii e ne trassi due fogli. Non osavo leggere. Egli mi chiese: – L’hai aperta? – Sì. – Leggi dunque, fammi il piacere. Io spiegai i fogli e il mio sguardo corse alla firma. Era il nome della signorina bionda. Cominciai a leggere. La voce mi tremava: «Mio piccolo…» Avellini si portò le mani agli occhi bendati, quasi volesse con le mani nascondermi le lacrime. Egli piangeva. Io avevo interrotto la lettura e non parlavo più. Lo lasciai piangere, senza dire una parola. Dopo qualche minuto, mi disse: – Continua, continua. Proseguii la lettura. Una donna non può scrivere parole più tenere di quelle che io lessi quel giorno. Dovetti interrompere la lettura ancora, più volte, perché Avellini non riusciva a frenare il pianto. – Che m’importa di morire? che m’importa? Finii di leggere la lettera. Egli mi pregò di leggergliela una seconda volta. Ed io la rilessi, spesso interrompendomi, come prima, talmente intensa era la commozione dell’amico. – Anche la morte è bella… Egli riprese la lettera fra le mani e l’accarezzò lungamente. Mi disse: – Lasciamela qui. Verrai a prenderla dopo la mia morte.

Pagina 187 | Pos. 2864-65

Non è vero che l’istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita. Vi sono dei momenti, in cui la vita pesa più dell’attesa della morte.

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Un anno sull'altipiano: audiolibro
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Non ora, non qui – Erri De Luca (citazioni)

Non ora, non qui – Erri De Luca (citazioni)

Non ora, non qui è la mia seconda esperienza come lettore di Erri De Luca, persona che stimo oltre che come autore anche per il suo impegno sociale.
Di suo ho già letto Sulla traccia di Nives, cronaca romanzata di un’escursione alpina, e anche in Non ora, non qui (suo romanzo d’esordio) ho ritrovato quello stile a metà fra il romanzo e il diario di memorie.
Uno scritto nostalgico, quasi poetico, prolisso e frastagliato in cui un anziano rievoca la l’infanzia e la giovinezza, probabilmente una sorta di autobiografia sbagliata (l’età del protagonista e dell’autore sono troppo diverse).
Ora vi lascio alla raccolta delle frasi che più mi hanno colpito di questo ricco e intenso romanzo.

Citazioni da Non ora, non qui

Pagina 2 | Pos. 17

Finché ebbe luce negli occhi, mio padre fece fotografie.

Pagina 2 | Pos. 19-20

Gli album, gli archivi non mi sorreggono la memoria, invece la sostituiscono.

Pagina 4 | Pos. 47-49

Mi affezionai a una palla gialla dai molti colori sbiaditi e al suo buon odore di gomma. Quand’ero solo nella stanza la palla mi saltava addosso per la gioia e giocava a non farsi acchiappare. D’improvviso mia madre gridava di smetterla e la palla finiva sotto il letto per la paura.

Pagina 5 | Pos. 73-74

Il freddo faceva venire la cacarella. Solo da bambino l’ho saputo e ora mi pare quasi di inventare una notizia anziché ricordarla.

Pagina 6 | Pos. 90-91

Non erano anni per ragazzi quelli che stavano accadendo a noi.

Pagina 7 | Pos. 94-99

In aula durante l’appello il mio nome esclamato mi scuoteva. Era solo una sigla ed era già un ordine, mal pronunciato, mal annunciato. Era da poco il mio ed era già gualcito. Il fastidio di portarne uno mi venne fin da bambino e mi istigava a non rispondere alla domanda anche cortese del “come ti chiami?.” Mio padre che teneva molto al nome, attribuiva la mia scostumatezza alla vergogna di non saperlo dire bene nella balbuzie. Era perciò comprensivo e mi sostituiva nella risposta con tono solenne. Mi inculcava così il rispetto del nome, ma io stentavo ad impadronirmene e quello da lui pronunciato era solo una variante del suo, non ancora il mio. Perciò stavo zitto, rispondevo di me in silenzio.

Pagina 7 | Pos. 107-8

La gente esce dalle pasticcerie con i pacchi avvolti nella carta blu con la fontana stampata in bianco. Scartandola a fine pasto produceva chiasso a coprire ogni voce e richiamava l’attenzione e la saliva.

Pagina 14 | Pos. 210-12

“Filomé, se telefonano per me chiamami, sono nel bagno.” Anche in questo caso la sua risposta garantiva “vai, vai, figlio mio, ’a Madonna t’accumpagna.” “No, Filomé, in bagno è meglio che ci vado da solo.”

Pagina 14 | Pos. 214-15

Veniva da un’isola ma era contadina. Sapeva che la terra, come il mare, erano ricchi e, come i ricchi, avari.

Pagina 16 | Pos. 239-40

il difetto attira l’attenzione al punto che basta da solo a dare la definizione dell’intera persona.

Pagina 17 | Pos. 251-52

banche dove ogni volta bisognava andare a chiedere quasi per favore di prendere dei soldi che erano suoi.

Pagina 17 | Pos. 256-58

In quel punto dovetti sapere per la prima volta che il male è irreparabile e non c’è modo di risanare un torto qualunque cosa si faccia dopo. Non c’è rimedio al di fuori di non commetterli e non commetterli è opera la più ardua e segreta in mezzo al mondo.

Pagina 22 | Pos. 330-32

Ogni tuffo contiene la sessantesima parte di un addio. Scese per scendere, come un’ancora senza catene, con le orecchie chiuse e gli occhi fissi al fondo. Apriva il buio dell’acqua con le braccia, il mare si accumulava in alto.

Pagina 28 | Pos. 418-19

Accadde così anche all’universo, dicono, che è invecchiato nei primi secondi della sua formazione più che nei miliardi di anni successivi.

Pagina 28 | Pos. 426-27

Solo in morte la vita è interamente di chi l’ha vissuta, e il possesso è senza donatori, senza rimproveri.

Pagina 37 | Pos. 553

Avevo sei anni e la rassegnazione alle smentite che quell’età comporta

Pagina 40 | Pos. 604-7

Papà si radeva nel piccolo bagno che aveva la serratura difettosa e perciò la porta restava dischiusa. Mi accostai allo spiraglio e chiesi il permesso di fargli una domanda. “Sentiamo,” rispose continuando a radersi allo specchio. Presi sul tragico un mio pensiero ridicolo: che allo specchio erano in due, perciò diceva “sentiamo.”

Pagina 45 | Pos. 690-91

Se Iddio fosse una circonferenza la chiesa ne sarebbe il centro, che è il punto più distante possibile.

Pagina 55 | Pos. 837-39

Nelle nuove case gli unici a proprio agio erano gli americani. Ma loro sono gli stranieri del mondo, abitano da sempre in zone appena costruite, in città fresche di intonaco. Il nuovo è una loro abitudine. Sono stranieri anche a casa loro.

Pagina 56 | Pos. 857-59

Li vidi dal basso dov’ero accovacciato: contro il cielo la sua testa bionda mi guardava con due fessure vuote. Mi parve che avesse in faccia due buchi attraverso i quali si poteva vedere il cielo. Io lo vedevo. Forse attraverso i miei poteva vedere la terra.

Pagina 60 | Pos. 913

Ci sono poveri per i quali il ricco non è un’aspirazione.

Pagina 60 | Pos. 916-18

Il male che mi insegnavi a riconoscere, io lo vedevo causato dalle persone. Mi sorvegliavo per non procurarlo, perché anche un rossore risparmiato ad un altro fa parte delle proprie responsabilità. Non tutti ebbero una madre che spiegava il male.

Pagina 61 | Pos. 933

Era un’età, forse è così anche adesso, in cui bisognava diventare diversi da sé, per poter raggiungere una giustezza di immagine.

Pagina 62 | Pos. 938-39

Molti particolari non formano un ricordo, molti ricordi non costituiscono un passato.

Pagina 63 | Pos. 966-67

Si stupiva in quel tempo del fatto che le molte esperienze non producessero persone eccellenti.

Pagina 68 | Pos. 1031-33

Confuso dall’attrazione sentivo il tempo come un galoppo, ogni mattina fuggiva ed io inghiottivo con la saliva le parole più belle che non riuscivo a dire.

Non ora, non qui: giudizio finale

Non ora, non qui di De Luca è un libro da consigliare, giudizio in gran parte motivato dalla sua ottima scrittura e, nella mia classifica generale senza punti di riferimento, si merita la bellezza di tre macchine fotografiche di diverso colore (ditemi se è poco!):

Non ora, non qui - Erri De Luca Non ora, non qui - Erri De Luca Non ora, non qui - Erri De Luca

Obiettivi di lettura 2015: parziale

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La Gabriella doveva morire

La Gabriella doveva morire

L’ultimo racconto scritto nel corso del 2014 al laboratorio si intitola Il mio bar, che è una storia inventata che sotto sotto ha qualcosa di vero.

Il mio bar

La cosa vera è che sono un cliente spocchioso che pretende un servizio degno di questo nome anche frequentando bar cenciosi; sono tuttavia disposto a concedere una seconda possibilità, forse anche una terza, ma poi se non sono soddisfatto io-cambio-bar.
Che ne frega a voi, dite? Non so, magari qualcuno gestisce un bar e ha bisogno che gli racconti una sequela di ovvietà.
La parte inventata è invece quella dove si narra del nostro protagonista impegnato in una missione disperata: trasformare la Gabriella in una barista decente. Ce la farà? Non ce la farà? Chi lo sa? Io lo so, voi per ora no.

Firmato Parpot – Alain Monnier (citazioni)

Firmato Parpot – Alain Monnier (citazioni)

Firmato Parpot - Alain MonnierFirmato Parpot aspettava silenzioso fra gli scaffali della mia libreria da almeno dieci anni; a quel tempo scoprii un bookstore online che all’atto dell’iscrizione rilasciava un buono spesa da 10 euro.
So che questo non rende merito, tuttavia la cronaca dei fatti mi vide spendere questo buono per un libro di cui non sapevo nulla, se non che il suo costo più le spese di spedizione era pari all’ammontare del mio buono. Detto in altri termini: libro gratis!
Di fatto però non ho mai avuto voglia di leggerlo (l’unica ragione per cui l’ho scelto era il prezzo e la copertina, non sapevo nemmeno che genere di libro fosse), per cui l’esperimento è sostanzialmente fallito… fino a oggi, quando finalmente ho letto il corpo del reato, e m’è pure piaciuto!

Firmato Parpot è un romanzo epistolare in cui ai classici scambi di lettere si aggiungono scontrini, fax, estratti di diario.
Ora, come di consueto, lo spazio riservato alle mie sottolineature.

Citazioni da Firmato Parpot

Pagina 15
Firmato Parpot p. 15

Pagina 27
Firmato Parpot p. 27

Pagina 51
Firmato Parpot p. 51

Pagina 106
Firmato Parpot p. 106

Pagina 128
Firmato Parpot p. 128/A

Pagina 128/129
Firmato Parpot p. 128/BFirmato Parpot p. 129

Pagina 142
Firmato Parpot p. 142

Firmato Parpot: giudizio finale

Firmato Parpot è un noir insolito che è riuscito ad appassionarmi e a stupirmi e per questo nella mia speciale classifica senza punteggi razionali si aggiudica sei revolver scarichi da usare contro nemici immaginari.

Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x16,67%
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5 titoli non italiani o anglofonix x x60,00%
3 libri di cui non so nullax x66,67%
5 titoli non SF consecutivix x40,00%
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5 libri di autori italianix20,00%
3 titoli di autori esordientix33,33%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox100,00%

Eccoci al secondo traguardo dell’anno, infatti Firmato Parpot era un libro acquistato da almeno un anno e non ancora letto:

Leggere un libro acquistato ma lasciato in sospeso da almeno un anno

Bel-Ami – Guy de Maupassant (citazioni)

Bel-Ami – Guy de Maupassant (citazioni)

Ottimo lavoro, specialmente per quanto riguarda la prima parte, Bel-Ami di Guy de Maupassant narra la scalata di Georges Duroy, giovane ex militare e squattrinato, che da impacciato impiegato delle ferrovie diventa uno dei protagonisti dell’alta società parigina.
Duroy non è un uomo particolarmente intelligente, colto o competente. Il segreto del suo successo è l’opportunismo e l’arguzia con cui sfrutta donne che lo circondano.
Molto interessante lo spaccato della società francese di fine XIX secolo descritto da Bel-Ami, che forse altro non è che la versione più elegante della nostra società, con tutte le sue bassezze e i suoi difetti, i suoi chiaroscuri e le sue ombre, le sue piccole persone e le sue grandi ingiustizie.

(altro…)

Cuore di cane – Michail Bulgakov (citazioni)

Cuore di cane – Michail Bulgakov (citazioni)

Cuore di cane - Mikhail BulgakovCuore di cane è uno dei romanzi che ai tempi della scuola mi sono stati imposti dai professori e che – ovviamente – allora non ho minimamente preso in considerazione… infatti l’ho letto solo in età adulta (proprio come per I promessi sposi).
Peccato che non mi sia ravveduto prima, perché si tratta di un libro veramente intelligente e ricco di ironia (l’innocente inconsapevolezza del protagonista invischiato nelle sue sventure, le sue soluzioni di spirito e – in generale – l’aria tragicomica che si respira all’inizio del romanzo mi hanno ricordato i primi episodi della saga del Ragionier Fantozzi).
Protagonisti il cane Pallino alias cittadino Pallini Poligràf Poligràfovič, il professor Filìppovič e il suo assistente dottor Bormentàl’ in una sorta di moderno Frankenstein (Cuore di cane è del 1925, cioè 107 anni dopo le avventure del moderno Prometeo.
Per farvi un’idea di quanto detto scorrete pure con calma l’elenco delle mie sottolineature dal romanzo di Bulgakov.

Citazioni da Cuore di cane

Pagina 2 | Pos. 19-20

Mica mando sul lastrico il Consiglio dell’Economia Nazionale, se frugo un po’ col muso nella pattumiera, no?

Pagina 2 | Pos. 21-22

adesso è buio, saranno pressappoco le quattro del pomeriggio, se si giudica dall’odore di cipolla che viene dalla caserma dei pompieri

Pagina 2 | Pos. 31-32

Ho provato di tutto, accetto la mia sorte, e se ora piango, è soltanto per il dolore fisico e per il freddo, perché il mio spirito non si è ancora spento…

Pagina 3 | Pos. 40-42

Quando un cane è malato, quello che conta è mangiare un boccone: i vecchi cani dicono che Vlas ti poteva gettare un osso e, magari, anche un po’ di carne. Gli auguro un bel posto in paradiso. Vlas era un vero uomo, era un cuoco da signori: serviva dai conti Tolstoj

Pagina 4 | Pos. 49-50

Quaranta copechi per due portate che messe insieme non ne valgono neanche quindici: gli altri venticinque, è chiaro, se l’è intascati l’economo.

Pagina 4 | Pos. 55-56

Adesso è venuto il mio turno. Sono diventato Presidente, e tutto quello che rubo voglio spendermelo in donne, code di gamberi e champagne.

Pagina 5 | Pos. 69-71

mi ha chiamato Pallino! Pallino un corno! Pallino è rotondo e ben pasciuto, stupido, mangia la polenta d’avena ed è figlio di nobili genitori; io invece sono uno spilungone irsuto e spelacchiato, e per giunta vagabondo senza fissa dimora… Comunque, grazie per la buona parola.»

Pagina 5 | Pos. 75-78

Ma gli occhi: lì non si sbaglia, sia che li guardi da vicino che da lontano. Eh, sì, sono assai importanti gli occhi, sono una specie di barometro. Ci vedi quello dal cuore duro, che può schiaffarti la punta dello stivale nelle costole, senza nessun motivo; e ci vedi quello che ha paura di tutto e di tutti. Ecco, proprio un lacché come questo tipo qui mi divertirebbe prendere a morsi nelle caviglie. — Hai fifa, eh? Se ce l’hai vuol dire che te la meriti… Tie’… grr… rrr… bau, bau!»

Pagina 6 | Pos. 87-88

Che cos’è? Salame! Ah, caro signore, se avesse visto come lo fanno, quel salame, non si sarebbe neanche avvicinato al negozio. Via, lo dia a me!»

Pagina 9 | Pos. 128-29

«Qui? Beniss… Un momento. Qui no: c’è il portiere. È molto più pericoloso d’uno spazzino, è quanto c’è di peggio al mondo. Odio i portieri, una razza più repellente dei gatti.

Pagina 31 | Pos. 473-76

Se lei tiene a digerire bene, le dò un buon consiglio: a tavola non parli né di bolscevismo né di medicina. E prima del pasto — per l’amor di Dio — non legga giornali sovietici». «Hmm… Ma non ce ne sono altri.» «E lei non ne legga nessuno. Vuole sapere una cosa? Ho fatto trenta esperimenti nella mia clinica, ebbene: i pazienti che non leggevano giornali stavano benissimo. Quelli che costringevo a leggere la Pravda perdevano peso.»

Pagina 40 | Pos. 605-13

Dopo aver apprezzato i vantaggi del collare, il cane fece la prima visita al reparto principale del paradiso, al quale fino a quel momento gli era stato categoricamente proibito l’accesso: cioè al regno della cuoca Dar’ja Petrovna. Tutto l’appartamento non valeva neanche due palmi del reame di Dar’ja. Ogni giorno sul fornello annerito e rivestito di mattonelle, la fiamma infuriava, scoppiettava, e il forno crepitava. Tra le rosse fiamme ardeva il viso di Dar’ja Petrovna; eterno tormento del fuoco e inestinguibile passione. Era lucido e unto; sull’acconciatura alla moda che copriva le orecchie e terminava in un crocchio di capelli chiari sulla nuca, splendevano ventidue brillanti falsi. Alle pareti erano appese pentole dorate. Tutta la cucina traboccava di odori, gorgogliava e sfrigolava nei recipienti chiusi… «Fuori!», strillò Dar’ja Petrovna. «Fuori, ladruncolo, vagabondo! Ci mancavi anche tu qui dentro! Adesso ti faccio vedere coll’attizzatoio, ti…» «Che fai? Ma che abbai?», adulava il cane strizzando gli occhi. «Ladruncolo, io? Non vedi il collare», e si avvicinò di fianco alla porta, infilandoci dentro il muso.

Pagina 55 | Pos. 837-39

L’essere pronuncia molte parole: «carrozza», «esaurito», «giornale della sera», «regalo per bambini», e tutte quelle imprecazioni che esistono solo nel lessico russo.

Pagina 56 | Pos. 846

«Le voci riguardanti la presenza di un marziano nel vicolo Òbuchov risultano del tutto infondate.

Pagina 57 | Pos. 861-65

Nello studio ha riso. Il suo sorriso è sgradevole e innaturale. Poi si è grattato la nuca, si è guardato intorno e io ho annotato una nuova parola, distintamente pronunciata: «borghesi». Ha bestemmiato. Lo fa metodicamente, ininterrottamente e in apparenza senza alcun motivo. Le sue bestemmie hanno un carattere fonografico; è come se le avesse udite nel passato, e avendole inconsciamente registrate nel cervello, ora le vomitasse a interi blocchi. Del resto, che diavolo, non sono mica uno psichiatra!

Pagina 82 | Pos. 1257

«A teatro non ci voglio andare», ribatté Pallini burbero, e si fece un segno della croce sulla bocca, ruttando.

Pagina 85 | Pos. 1289-91

«È stata quella là a darmi una sberla sul muso!», guaì Pallini. «La mia faccia non è mica un bagno pubblico!» «Gliel’ha data perché lei le aveva dato un pizzicotto sul seno», urlò Bormentàl’ facendo cadere un boccale.

Pagina 94 | Pos. 1428-33

Neanche lei è di origine proletaria, vero, carissimo?» «Io? Per carità. Mio padre era giudice istruttore a Vilna», rispose tristemente Bormentàl’, finendo il cognac. «Vede; malissimo. È una pessima eredità. Non si potrebbe immaginare nulla di più spregevole. Del resto, mi scusi, la mia è peggio ancora: mio padre era arciprete di una cattedrale. “Da Siviglia a Granada. Nella penombra silenziosa delle notti…” Già. Accidenti al diavolo.» «Ma, professore, lei è uno scienziato di fama mondiale. Come potrebbero toccarla, mi dica, a causa di…, mi scusi l’espressione, di questo figlio d’un cane?»

Pagina 96 | Pos. 1460-61

Ma perché farlo? Me lo dica lei, per favore: perché fabbricare artificialmente gli Spinoza quando una qualsiasi donnetta è capace di sfornarne uno in qualsiasi momento.

Pagina 103 | Pos. 1571-72

«Cosa fate con quei… gatti ammazzati?». «Pellicce, scoiattolo imitato», fu la risposta, «a credito per i lavoratori. Andranno a ruba.»

Pagina 110 | Pos. 1676-77

e infine Bormentàl’, semisvestito, che cercava pudicamente di nascondere il collo privo di cravatta.

Pagina 113 | Pos. 1721-22

E vero che m’hanno tagliuzzato la testa in lungo e in largo e chissà perché… ma passerà. E poi, chi deve guardarla?»

Cuore di cane: giudizio finale

La mia parte preferita è stata sicuramente l’inizio del romanzo, con Pallino invischiato in qualche cosa che… non solo non capisce, ma rifiuta anche di farlo! Quando Pallino diventa Pallini l’attenzione si focalizza più sulla satira della società sovietica e secondo me perde un po’ fascino.
Nella mia classifica statisticamente incomprensibile, Cuore di cane guadagna matematicamente quattro cuoricini. Non ho detto tre, non ho detto cinque, ho detto quattro, e quattro sia:

Non ho detto un cuore di cane Non ho detto due cuori Non ho detto nemmeno tre Quattro, ho detto quattro! Non cinque, quattro!

Obiettivi di lettura 2015: parziale

L’unica cosa da segnalare è che tutte le fonti che ho consultato classificano Cuore di cane come un romanzo di fantascienza. Non ci avevo pensato, e anche leggendo non m’è affatto sorto il dubbio, tuttavia gli esperimenti che portano il cane Pallino a trasformarsi in essere umano parlano chiaro… quindi devo azzerare il punteggio di 5 titoli non SF consecutivi.

30 librix x x10,00%
Libri di 10 autori mai lettix x20,00%
5 titoli non italiani o anglofonix20,00%
3 libri di cui non so nullax33,33%
5 titoli non SF consecutivi0,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix20,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un anno0,00%
Libro in un giornox100,00%
Pelicula su Rai Radio 1: le citazioni musicali nascoste

Pelicula su Rai Radio 1: le citazioni musicali nascoste

Pelicula su Rai Radio 1 le citazioni musicali

La storia di Pelicula è ambientata in un futuro alternativo e, al momento di scegliere la nomenclatura di luoghi, personaggi e altro, ho optato per inventarli di sana pianta attingendo ai nomi dei miei beniamini debitamente taroccati e camuffati.
Ciò mi ha permesso di partecipare al programma radiofonico King Kong in onda nel pomeriggio di Rai Radio 1, presentando una playlist di canzoni collegate a citazioni nascoste in Pelicula.

Questa la registrazione del programma andato in onda martedì 10 febbraio; a seguire il dettaglio delle citazioni.

Yebba Daor

Il primo personaggio-citazione è Yebba Daor, regina autoproclamata delle piratesse del fiume E70. Yebba è una valorosa piratessa, oltre che mistica, resa temibile alle orecchie dei predoni in istanza sulle rive dell’E70 grazie alle sue azioni temerarie.
Cogliere la citazione in questo caso non è difficilissimo, Yebba Daor è infatti la scrittura al contrario di Abbey Road.
Abbey Road è stato il mio primo CD dei Beatles, di quando i CD li si ascoltava davvero fino a consumarli e che, piaccia o no, qualcosa dentro lo lasciavano in maniera indelebile.
Scegliere un pezzo da Abbey Road però sarebbe banale, e inoltre ammazzarebbe la playlist (se non si fosse capito i Beatles li ADORO in maiuscolo), ma essendo anche il nome dei celebri studi di registrazione usati dai fabfour mi prendo la libertà di scegliere un altro pezzo beatlesiano; ecco il titolo del primo pezzo della playlist: Hey Bulldog (che probabilmente è il loro brano più sottovalutato).

La madre della piccola Matilda

Per passare alla seconda citazione leggiamo un breve stralcio dal capitolo 28:

[…] era riuscita ad afferrare la carrozzella con la piccola Matilda prima che si rovesciasse. La madre aveva assistito a tutta la scena con le lacrime congelate […]

Prima di tutto voglio assicurarvi che alla piccola Matilda non è capitato nulla di male; comunque l’oggetto della seconda citazione non è la piccina ma è sua madre: Matilda Mother è anche il titolo di un pezzo psichedelicissimo targato Pink Floyd composto da Syd Barrett (Wondering and dreaming/the words have different meanings). Venero i Pink Floyd almeno quanto i Beatles.

Wistroge Munpete

Citazione numero tre, un super trivia per gli amanti del rock con la W maiuscola: il nome del personaggio Wistroge Munpete (funzionario dell’ufficio per la censura della XXV circoscrizione, si occupa della gestione della censura da Pelicula agli agenti speciali di polizia dell’intera città… insomma un vero cattivone!) è scomponibile in quattro parti, ognuna corrispondente al nome di uno dei componenti del gruppo The Who:

  • Wist- → John Entwistle
  • -roge → Roger Daltrey
  • Mun- → Keith Moon
  • -pete → Pete Townshend

(Se credete che questa sia tosta guardate un po’ la prossima!)
Degli Who entra in playlist il brano 1921 tratto dal loro capolavoro Tommy.
Premessa: fino a qualche anno fa, quando ancora strumenti come Internet, gli mp3 e la ruota erano pressoché sconosciuti, l’unico modo per conoscere musica nuova (attenzione: con nuova intendo anche classici che radio o TV non passavano più da anni e che quindi mi ero perso) era il passaparola; gli Who li ho conosciuti proprio grazie a una VHS (VADE RETRO!) consumatissima del film di Woodstock dove la performance più sconvolgente era proprio un brano estratto da Tommy degli Who.
Immaginatevi cosa possa essere successo nell’eterna lotta fra le forze del bene e del male, del giorno e della notte, dello Yin e dello Yang… che nella mia cerchia di amicizie musicali erano rappresentati da Led Zeppelin e Deep Purple, con vere e proprie tifoserie schierate (decidete pure voi chi sia lo Yin e chi lo Yang): gli Who hanno improvvisamente rappresentato l’elemento di rottura che tutto ha rimesso in discussione.

Bela Batrane

Altro stralcio, dal capitolo 11 questa volta:

Nel taxi Indra gridava, stava letteralmente percuotendo Bela a colpi di urla. Bela, il maggiore dei fratelli Batrane, alla guida cercava di andare il più veloce possibile, coniugando la linea retta agli ostacoli che trovava sul tragitto.

Come da copione, il nome di Bela Batrane nasconde più di quel che sembra. Parliamo un po’ di vampiri, quelli veri che gelano il sangue però, non i vampiri moderni che sberluccicano e bevono succo di pomodoro:

  • Il nome Bela è un riferimento a Bela Lugosi, storico interprete del conte Dracula nei film horror anni 30.
  • Il cognome Batrane è una parola rumena (la lingua della terra di Dracula) che significa uomo vecchio.
  • Uomo vecchio in inglese diventa old man che – guarda un po’ – richiama il buon Gary Oldman, che nel film Dracula di Bram Stoker interpreta nientepopodimeno che… il conte Dracula.

Tutto questo per dire che nel mio romanzo di vampiri non ce n’è, ma sono un estimatore del romanzo Dracula e della canzone Bela Lugosi’s Dead, dei Bauhaus, che diventa istantaneamente il quarto pezzo della mia playist.

Where did you sleep last night

La quinta citazione in realtà non è una citazione dal mio romanzo ma di un mio racconto breve, scritto prendendo un brano della tradizione folk americana risalente alla fine del diciannovesimo secolo e provando a metterlo in prosa.
Il brano, conosciuto con vari titoli fra cui Black Girl, Black Gal o In the Pines, è stato reso celebre dai Nirvana grazie a una loro celebre rivisitazione nell’Unplugged di MTV con il titolo Where Did You Sleep Last Night, che è anche il titolo del mio racconto e infine quinto pezzo della playlist.
Where Did You Sleep Last Night fa parte di quell’insieme di canzoni che chiamo Bad Loop Song (qui alcune e qui altre), ovvero quelle canzoni che – a volte – capita ascolti a ripetizione senza mai cambiarle per tutto il giorno: metto in ciclo continuo una singola canzone e da mattino a sera ascolto sempre quella.
Voi a casa non provateci.

Sei vite (Luca Maria Gambardella)

Sei vite (Luca Maria Gambardella)

Sei vite di Luca Maria Gambardella è un romanzo breve (o racconto lungo? Faccio sempre confusione) pubblicato a fine 2013 da 0111 Edizioni.
Sei vite è caratterizzato da uno stile di scrittura molto curioso, infatti Luca Maria Gambardella utilizza quasi sempre il dialogo diretto anche per le descrizioni di luoghi e personaggi; nella raccolta delle mie sottolineature troverete qualche buon esempio di questo. Personalmente non mi è affatto dispiaciuto anzi, l’ho letto tutto d’un fiato (vabbè, facciamo due fiati e mezzo!).
Ho sentito parlare di questo libro in rete, l’ho cercato nella libreria dove mi servo abitualmente ma non lo avevano. Solitamente se un libro non lo hanno in magazzino riescono a recuperarmelo al massimo in una settimana, per questo però non hanno saputo dirmi nulla, nemmeno se avrei potuto riceverlo entro un mese. Troppo tempo e troppe incertezze, così ho provato in altre librerie della città, ma ovunque la stessa storia.

Decisamente strano per un libro pubblicato da solamente un anno, ho avuto anche il dubbio che esistesse solamente la versione digitale, infatti alla fine sono stato costretto a ripiegare sull’eBook. Non mi è ancora chiaro se il cartaceo esista, di fatto non fa alcuna differenza perché – esistente o meno – è introvabile.
Dettaglio che esula dalla bontà del libro: € 4,49 per un eBook di mediocre fattura (che cosa ci vuole a fare la TOC in modo sensato? Niente, ecco che cosa ci vuole: n-i-e-n-t-e!) mi sembra un prezzo esagerato. Troppo spesso gli editori vedono nell’eBook un mercato dove investire il meno possibile (meglio se niente: vedi per esempio la TOC incomprensibile) per guadagni facili, dovrebbero invece capire che l’eBook è un mezzo dalle grandi potenzialità: non solo una trasposizione in digitale di un volume di carta!

Sei vite - Luca Maria Gambardella - Ex LibrisPer esempio, che senso ha un ex libris (che non posso scegliere) in un eBook che non posso copiare, non posso prestare e non posso lasciare in eredità a nessuno? Non è forse meglio lasciarsi alle spalle questi retaggi del passato e investire per offrire al lettore qualche cosa di nuovo? Nei DVD ci sono i contenuti speciali, negli eBook non c’è un tubo.
Certo, si potrebbe affermare che l’importante è la sostanza, e che sto parlando solo dei fronzoli… ma anche la sostanza lascia a desiderare: alcune scelte risultano molto molto ingenue, tanto che un buon editing le avrebbero segnalate immediatamente permettendone la correzione. Alcuni temi sono introdotti e mai più approfonditi, dicono la loro anche un pugno di refusi (ma niente di ché), in definitiva Sei vite poteva essere un buon lavoro, ma è penalizzato da alcune scelte (o meglio: non-scelte).

Riporto dal sito dell’autore:

Sei vite - Luca Maria GambardellaĖ la storia di adolescenti che rincorrono la vita, di adolescenti che diventano adulti, di adulti che si scoprono indifesi. Sei vite, così imperfette da sole, così perfette nel loro muoversi in un unico percorso, come torrenti sotterranei in costante ricerca del fiume in superficie. Storia che nasce con una vacanza indimenticabile, si ingrossa rapidamente con una tragica profezia, si inabissa all’improvviso con un mistero senza risposta.

Citazioni da Sei vite

Pagina 9 | Pos. 125-26

La mamma lo temeva, lo odiava, lo amava. Tutto, in una volta sola. Si può provare tutto questo per un uomo? Lei ci è riuscita.

Pagina 11 | Pos. 156

In una cosa credo ciecamente. Nel tempo. Il tempo fa crescere tutti.

Pagina 11 | Pos. 167-68

Ma che esempio è, così, nascondere le debolezze. Non sarebbe meglio ammettere qualche errore? Fai vedere che poi si rimedia.

Pagina 16 | Pos. 233-38

Iniziamo a camminare verso il buio. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Gli sguardi si incrociano. Tutto perfetto. Il buio. Lontano. Il rumore del fuoco. Il rumore del vento. Il rumore del cuore. Il rumore delle stelle. Il rumore della pelle. Le labbra si avvicinano. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Tutto perfetto. Il buio. Il profumo del fuoco. Il profumo del vento. Il profumo del cuore. Il profumo delle stelle. Il profumo della pelle. Lei chiude gli occhi. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Tutto perfetto. Il buio. Il colore del fuoco. Il colore del vento. Il colore del cuore. Il colore delle stelle. Il colore della pelle. Tutto perfetto. Mi fermo un istante. Il fuoco si ferma. Il vento si ferma. Il cuore si ferma. La stella si ferma. La pelle si ferma.

Pagina 18 | Pos. 267-68

Suo figlio è intelligente, ma potrebbe studiare di più. Facile da dirsi. Queste insegnanti mi fanno ridere. Dicono le stesse frasi da duemila anni.

Pagina 27 | Pos. 409

Spegne la luce. Solo il rumore delle candele.

Sei vite: giudizio finale

Sicuramente originale, anche se non condivido l’averlo classificato come thriller. Narrazione velocissima, a volte confusa, tuttavia apprezzabile nonostante qualche infodump e qualche brano che un lavoro di limatura probabilmente avrebbe eliminato. Voto insensato definitivo: quattro ami con testa di pesce mozzata.

Primo amo da pesca Primo amo da pesca Amo da pesca centrale Ultimo amo da pesca

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x6,67%
Libri di 10 autori mai lettix10,00%
5 titoli non italiani o anglofoni0,00%
3 libri di cui non so nullax33,33%
5 titoli non SF consecutivix x40,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix20,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un anno0,00%
Libro in un giornox100,00%
“Un futuro da incubo”, Pelicula sul Corriere della Sera

“Un futuro da incubo”, Pelicula sul Corriere della Sera

Qualche tempo fa sono stato intervistato da Alessandra Troncana del Corriere della Sera a proposito di Pelicula; da quella chiacchierata è nato un bell'articolo comparso ieri nell'inserto cittadino del Corriere dal titolo Un futuro da incubo a Brescia fra cent'anni:

L'articolo integrale

Corriere della Sera Brescia p. 11, 4 febbraio 2015
Corriere della Sera Brescia 4/2/15 p.11

Note & precisazioni

A seguire, alcune note/precisazioni in ordine sparso:

  • L'articolo mi dà un anno in più... ma non è stato scritto nel futuro.
  • Il nome Pelicula l'ho sempre pensato al maschile, eppure anche al femminile non è male. Facciamo che ognuno decida da sé il genere da usare.
  • I riferimenti a Brescia - così come tutte le altre citazioni - sono un simpatico bonus per chi li sa trovare; non coglierli non significa perdersi qualcosa!
  • Onde evitare fraintendimenti tengo a specificare che Matilde danza sulla riva è un'autopubblicazione, non sono ricorso all'editoria a pagamento.

Naturalmente scherzo: l'articolo è ottimo e mi ha fatto immenso piacere leggerlo; fatemi sapere le vostre impressioni!

Pelicula

Volume in brossura
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Il richiamo della foresta – Jack London (citazioni)

Il richiamo della foresta – Jack London (citazioni)

Il richiamo della foresta di Jack London probabilmente è stato il primo libro che ho letto in vita mia. Devo andare molto a ritroso con la memoria e dunque non ci metterei la mano sul fuoco, ma di sicuro è uno dei primi che ricordo di aver letto e cui sono più affezionato, specie ripensando a quegli anni (chiamai il mio primo cane Buck come omaggio al protagonista del romanzo).
Non mi capita spesso di rileggere un romanzo ma, in linea con gli obiettivi di lettura per questo 2015, penso dovrei farlo più frequentemente.

Siccome credo (spero) che tutti conoscano il libro, passo immantinente a introdurvi le mie sottolineature:

Citazioni da Il richiamo della foresta

Pos. 457

Buck non leggeva i giornali

Pos. 478-80

Suo padre, Elmo, un enorme San Bernardo, era stato il compagno inseparabile del giudice e Buck prometteva di seguirne le orme. Non era altrettanto grosso – pesava solamente sessantatré chili – perché aveva preso dalla madre, Shep, un pastore scozzese.

Pos. 488-89

Inoltre, nel gioco d’azzardo aveva una debolezza ancor più pericolosa: credeva in un sistema. Questo rendeva inevitabile la sua rovina

Pos. 505

Aprì gli occhi e in essi balenò la collera violenta di un monarca rapito.

Pos. 576-79

Si rese conto una volta per tutte che contro un uomo armato di bastone non c’era niente da fare: aveva imparato la lezione e non la dimenticò più finché visse. Quel bastone fu una rivelazione, lo introdusse nel regno della legge primitiva ed egli la imparò bene. Le vicende della vita assumevano un aspetto più duro e Buck le affrontava con coraggio, ma anche con tutta la sua istintiva accortezza, prima latente e ormai ben desta.

Pos. 615-18

Al primo passo che fece sulla superficie fredda Buck sentì i piedi affondare in qualcosa di bianco e molle, molto simile al fango: balzò indietro sbuffando. Altra roba bianca come quella stava cadendo dal cielo; si scrollò, ma gliene cadde addosso dell’altra. L’annusò curiosamente e la leccò: bruciava come il fuoco e un momento dopo era scomparsa. La cosa lo lasciò perplesso. Provò ancora con lo stesso risultato. Tutti quelli che lo guardavano ridevano forte e Buck ebbe vergogna, senza sapere perché: era la prima volta che vedeva la neve.

Pos. 703-6

Buck era stato messo apposta tra Dave e Sol-leks perché imparasse. Era un bravo allievo e gli altri due erano bravi maestri: non gli consentivano di persistere a lungo in un errore e gli imponevano il loro insegnamento con i denti aguzzi. Dave era leale e saggio, non mordeva mai Buck senza motivo, ma non mancava mai di farlo quando era necessario. Poiché c’era anche la frusta di François, Buck trovò che costava meno correggersi che ribellarsi.

Pos. 731-34

Questo primo furto dimostrò che Buck era adatto a sopravvivere nell’ambiente ostile del Nord. E rivelò la sua capacità di adattamento a condizioni mutevoli, senza la quale avrebbe incontrato ben presto una morte orribile. Segnò anche il decadimento e lo sfacelo dei suoi princìpi morali, un inutile intralcio nella lotta spietata per l’esistenza.

Pos. 750-60

Non imparava soltanto dall’esperienza; anche gli istinti, a lungo sopiti, si ridestarono in lui. L’eredità delle generazioni addomesticate lo abbandonava. Riandava confusamente con la memoria alle origini della sua specie, al tempo in cui i cani selvaggi vagavano in branchi nella foresta primordiale e si procuravano il cibo cacciando e uccidendo la preda. Non gli costò fatica imparare a combattere a colpi di denti, con lo scatto fulmineo del lupo: così avevano combattuto i suoi progenitori dimenticati; essi resuscitavano in lui l’antica vita, e le antiche astuzie che avevano trasmesso a tutta la specie erano le sue stesse astuzie. Riaffioravano in lui senza sforzo, senza che dovesse scoprirle, come se le avesse possedute da sempre. Quando nelle notti tranquille e gelide puntava il naso in direzione di una stella e ululava a lungo come fa il lupo, erano i suoi antenati, morti e ormai polvere, a levare il muso verso le stelle e a ululare giù dai secoli attraverso di lui. Le sue modulazioni erano le loro, quelle stesse con cui avevano espresso il dolore e ciò che significavano per loro la quiete, il freddo e le tenebre. Così, esempio di come siamo marionette in balia della vita, l’antico canto riaffiorò in lui ed egli ritornò alle origini: ritornò alle origini perché gli uomini avevano trovato un metallo giallo nel Nord e perché Manuel era un aiuto-giardiniere il cui salario non bastava a mantenere sua moglie e molte piccole copie di se stesso.

Pos. 850-52

mise a correre a tutta velocità con Dolly ansimante e schiumante che lo seguiva a brevissima distanza: lei non poteva raggiungerlo, tanto era il suo terrore, e lui non poteva distanziarla tanta era la sua follia.

Pos. 859-62

Allora intervenne la sferza di François e Buck ebbe la soddisfazione di vedere Spitz ricevere la peggiore frustata che mai fosse stata somministrata a un cane della muta. «Un demonio, quello Spitz», commentò Perrault. «Un dannato giorno farà fuori Buck.» «Quel Buck vale due demoni», fu la replica di François. «Più lo guardo e più me ne convinco. Credi a me: un dannato giorno si infurierà come l’inferno, se lo masticherà tutto e lo sputerà nella neve.

Pos. 921-23

François tirava fuori certe bestemmie incomprensibili, batteva i piedi sulla neve con rabbia impotente e si strappava i capelli; la sua frusta continuava a sibilare sui cani, ma serviva a poco: appena voltava la schiena quelli ricominciavano.

Pos. 923-26

François sapeva che dietro ogni agitazione c’era lui, e Buck sapeva che l’altro lo sapeva, ma era troppo astuto per farsi cogliere ancora una volta in flagrante. Con i finimenti addosso tirava coscienziosamente, perché il lavoro era diventato un piacere per lui; ma un piacere ancora più grande era provocare scaltramente una rissa tra i suoi compagni e fare ingarbugliare le tirelle.

Pos. 959-61

La sua rabbia era accanita, mai cieca. Nel suo desiderio appassionato di dilaniare e distruggere non dimenticava mai che un’uguale passione di lacerare e distruggere animava l’avversario.

Pos. 976-77

Per lui non c’era speranza, Buck era inesorabile: la pietà si addiceva a climi più miti.

Pos. 998-99

mentre girava intorno teneva d’occhio il bastone in modo da evitarlo se François glielo avesse scagliato contro, perché la sapeva lunga ormai in fatto di bastoni.

Pos. 1068-69

Quel suo corpo aveva una particolare elasticità e agilità, quasi ferina, e la prontezza vigile di chi vive nel continuo timore di cose visibili e invisibili.

Pos. 1070-72

Intorno a quel fuoco, nelle tenebre, Buck poteva vedere molti tizzoni ardenti, due a due, sempre due a due, e sapeva che erano gli occhi di grandi animali da preda.

Pos. 1237-38

Era semplice dare ai cani meno cibo, ma era impossibile farli camminare più in fretta

Pos. 1319

Ma la muta non si alzò in piedi al comando. Era da un pezzo arrivata allo stadio in cui soltanto le percosse potevano farla alzare.

Pos. 1330-31

Si sentiva stranamente intorpidito e si rendeva conto di essere percosso, ma come attraverso una grande distanza.

Pos. 1333-34

John Thornton si scagliò sull’uomo che brandiva il bastone. Hal venne proiettato all’indietro come se un albero cadendo lo avesse colpito in pieno.

Pos. 1129-31

Il loro male era uno solo: una stanchezza mortale. Non quella che proviene da uno sforzo breve e intenso, da cui ci si riprende in qualche ora, ma la stanchezza che segue a una perdita graduale e prolungata di forze dovuta a mesi di fatica. Non avevano più potere di recupero, né una riserva di energia a cui fare appello. Tutto era stato bruciato, fino all’ultima briciola.

Pos. 1377

«Dio, ti manca soltanto la parola».

Pos. 1379-80

E come Buck capiva che le ingiurie erano parole d’amore, così l’uomo capiva che questo finto morso era una carezza.

Pos. 1405-11

Era più vecchio dei giorni che aveva vissuto e degli anni da cui respirava. Era un anello tra il passato e il presente; l’eternità che stava alle sue spalle pulsava in lui con un ritmo possente al quale si conformava come le maree e le stagioni. Quello che sedeva accanto al fuoco di John Thornton era un cane dall’ampio petto, le zanne bianche e il pelo lungo; ma dietro vi erano le ombre di cani di ogni specie, mezzi lupi e lupi selvaggi, che lo incalzavano e lo incitavano, assaporavano i cibi che mangiava ed erano assetati dell’acqua che beveva, fiutavano con lui il vento e con lui stavano in ascolto, gli insegnavano i suoni della vita selvatica della foresta, determinavano i suoi stati d’animo, dirigevano le sue azioni, si sdraiavano a dormire con lui quando si stendeva a terra, sognavano con lui e diventavano essi stessi l’oggetto dei suoi sogni.

Pos. 1558-59

Potete andare all’inferno, signore. È tutto quello che posso fare per voi, signore.»

Pos. 1572-77

John Thornton chiedeva poco all’uomo e alla natura. Non temeva i luoghi selvaggi: con una manciata di sale e un fucile poteva addentrarsi nella foresta e nutrirsi dove voleva e per quanto tempo voleva. Non avendo fretta, alla maniera degli Indiani, si procurava il cibo con la caccia durante il viaggio; se non ne trovava, come gli Indiani, proseguiva, sicuro che prima o poi lo avrebbe trovato. Così, in questo grande viaggio verso l’Est, la lista delle vivande era composta esclusivamente di carne fresca, il grosso del carico della slitta era costituito dalle munizioni e dagli attrezzi, e il programma era tracciato senza limiti di tempo.

Pos. 1683-84

Appena visto un movimento e udito un suono reagiva in un tempo minore di quello necessario a un altro cane soltanto per percepire il movimento o il suono. Percepiva, decideva e reagiva nello stesso istante.

Pos. 1773-78

La morte, come cessazione del movimento, come fuga della vita dagli esseri viventi, la conosceva e sapeva che John Thornton era morto. Lasciava in lui un gran vuoto, qualcosa di simile alla fame ma che continuava a dolere e il cibo non valeva a colmarlo. Quando si fermava a contemplare le carcasse degli Yeehat, dimenticava per un istante il proprio dolore e provava un orgoglio profondo, superiore a ogni altro fino ad allora provato. Aveva ucciso l’uomo, la preda più nobile, e l’aveva ucciso a dispetto della legge del bastone e della zanna. Annusava incuriosito i cadaveri: erano morti con tanta facilità. Era più difficile uccidere un cane eschimese. Se non avessero avuto le loro frecce, le lance e i bastoni, non avrebbero potuto neanche misurarsi con lui.

Pos. 1783-84

Andò nel centro della radura e rimase in ascolto: era il richiamo, il richiamo dalle molte note, che risuonava più allettante e imperioso che mai, e come mai prima di allora egli era pronto a obbedire.

Pos. 1806-7

Non passarono molti anni che gli Yeehat notarono un cambiamento nella razza dei lupi del bosco

Il richiamo della foresta: giudizio finale

Il richiamo della foresta - BuckBellissimo romanzo che – nonostante sia spesso classificato come per ragazzi – presenta temi molto maturi. Buck impara a scoprire la legge del bastone e della zanna, legge che abilmente sintetizza la lotta per l’esistenza in un ambiente aspro come quello raccontato e che alla fine rappresenterà la sua quotidianità. Non solo lotta, però: anche grande libertà e sentimenti che mai aveva provato prima, in contrasto con la vita agiata e piatta dei suoi primi anni di vita.
Nella mia classifica insensata versione 2015 (che è esattamente identica a quella degli anni scorsi) Il richiamo della foresta si merita sette belle ossa da sgranocchiare:

Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix3,33%
Libri di 10 autori mai letti0,00%
5 titoli non italiani o anglofoni0,00%
3 libri di cui non so nulla0,00%
5 titoli non SF consecutivix20,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italiani0,00%
3 titoli di autori esordienti0,00%
Libro in sospeso da un anno0,00%
Libro in un giornox100,00%

Eccezionale: addirittura con il primo titolo dell’anno taglio un traguardo! Ecco dunque il mio premio autoassegnato per aver letto un libro in un giorno solo:

Leggere un libro in un giorno solo

Ventimila leghe sotto i mari (Jules Verne)

Ventimila leghe sotto i mari (Jules Verne)

Nel corso del 2014 ho letto soprattutto fantascienza e grandi classici… così ho pensato di chiudere l’anno leggendo… un grande classico della fantascienza: Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne (o Giulio Verne, come sentivo dire da bambino).Ventimila leghe sotto i mariVentimila leghe sotto i mari - NautilusDa sempre affascinato dalla figura del Capitano Nemo e del suo Nautilus, ho assistito nel corso degli anni a un mare di trasposizioni più o meno fedeli di questo romanzo, senza però mai aver letto l’originale, e così mi sono sentito in dovere di rimediare a questa mancanza.
Come a volte accade, però, le aspettative erano talmente alte che alla fine del libro ho sentito un po’ d’amaro in bocca. Il romanzo mi è piaciuto molto ma probabilmente mi aspettavo qualcosa di diverso.
Ulteriore nota negativa: durante la lettura di Ventimila leghe sotto i mari il mio Kindle s’è preso uno svarione (per fortuna tutto risolto da un riavvio del sistema) e ha smesso di memorizzare le mie sottolineature, che purtroppo questa volta sono costretto a mostrarvi in versione tronca:

Metà citazioni da Ventimila leghe sotto i mari

Pos. 198-99

Era un uomo di trent’anni e la sua età stava a quella del suo padrone nella proporzione di tre a quattro.

Pos. 233-34

– Qui staremo benissimo dissi soddisfatto a Conseil. – Bene quanto un paguro bernardo nel guscio di una conchiglia – fu la risposta di Conseil.

Pos. 252-54

Nessun dubbio lo sfiorava per ciò che riguardava l’esistenza del cetaceo e non permetteva che a bordo si discutesse sull’argomento. Ne era convinto così come certe contadine credono nell’esistenza delle streghe, per fede, cioè, non per ragionamento.

Pos. 264-65

Tutti scrutavano il mare con attenzione scrupolosa, tanto più che il comandante Farragut aveva accennato a un paio di migliaia di dollari riservati a chiunque, ufficiale, marinaio o mozzo, avesse avvistato l’animale.

Pos. 277-79

Il comandante Farragut aveva avuto buon fiuto nell’ingaggiarlo nel proprio equipaggio: per la sua mira e la sua forza valeva da solo il resto della ciurma. Non saprei descriverlo meglio che paragonandolo a un incrocio fra un telescopio e un cannone costantemente carico.

Pos. 279

Chi dice canadese dice francese.

Pos. 302-3

– Che il profano possa attribuire poteri straordinari alle comete si può capire, ma non è ammissibile che vi credano l’astronomo e il geologo. Ciò vale anche per i balenieri.

Pos. 312-13

Per forza di cose bisogna rigettare nel mondo delle leggende le prodezze delle piovre o di altri mostri di questo genere.

Pos. 348-51

Al largo delle isole Malvine, incrociammo alcuni balenieri americani che ci comunicarono di non avere nessuna notizia sul narvalo. Ma uno di loro, il comandante della “Monroe”, avendo saputo che Ned Land era imbarcato sull'”Abraham Lincoln”, richiese il suo aiuto per cacciare una balena appena avvistata.

Pos. 364-65

Per tre mesi – tre mesi in cui ogni giorno durava un secolo l'”Abraham Lincoln” perlustrò tutti i mari settentrionali del Pacifico

Pos. 390-91

Enormi pezzi di lardo furono lanciati in mare con vivissima soddisfazione dei pescecani.

Pos. 439-40

Verso mezzanotte, però, scomparve o, più precisamente, si spense come un’enorme lampada. Fuggito? Era il nostro timore, non la speranza.

Pos. 648-49

– Corpo di mille diavoli! – gridava. – Questa gente in fatto di ospitalità può andare a scuola dai cannibali.

Ventimila leghe sotto i mari: giudizio finale

Ventimila leghe sotto i mari - Capitano NemoMolto gradevoli le citazioni a Moby Dick (il personaggio di Ned Land, il premio a chi per primo avvistasse il mostro, l’incontro con i balenieri ecc.), le spiegazioni (poco fanta e molto) scientifiche delle attrezzature del Nautilus, le descrizioni dei luoghi fantastici visitati (esclusa Atlantide che secondo me è stata buttata nel romanzo senza l’approfondimento necessario) e in generale le riflessioni del protagonista, il Professor Pierre Aronnax.

Fantascienza datata 1870, se non fosse che tutto quello che Verne ha descritto è stato realizzato per davvero e oggi è addirittura superato (l’energia elettrica che muove il Nautilus è considerata assolutamente all’avanguardia) direi che non soffre dei suoi anni. In verità il bello è proprio vestire i panni dei coevi di Verne che negli ultimi anni del XIX secolo sognavano di viaggi in luoghi inesplorati con macchine al limite del magico.

Nella mia solita classificazione rigidamente senza termini di paragone o logica, Ventimila leghe sotto i mari si merita la bellezza di quattro piovre giganti in miniatura.

Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari

L’impero dell’atomo (A. E. van Vogt)

L’impero dell’atomo (A. E. van Vogt)

L'impero dell'atomoL’impero dell’atomo è il secondo libro di A. E. van Vogt che leggo, dopo Il segreto degli Slan; confesso di averlo scelto solo perché non sapevo che cosa leggere e il primo non m’era dispiaciuto, ma per diversi capitoli me ne sono pentito.
Questa faccenda degli eserciti che si spostano con le astronavi e poi combattono con frecce e lance è una stronzata (perdonate il francese): non venitemi a raccontare che avendo a disposizione un’astronave da analizzare non si riesce a buttare giù il progetto di un archibugio!
Poi però la storia svela la sua vera natura e sono felice di aver seguito il mio istinto che suggeriva di proseguire: intrighi, complotti, tradimenti, assassinii… un’emozionante lotta fra famiglie (ma anche all’interno della stessa) per il controllo del potere dell’impero e un protagonista originale e molto acuto cui affezionarsi.

Ora, come di consueto, lo spazio riservato alle mie sottolineature.

Citazioni da L’impero dell’atomo

Pos. 8-9

Sua madre, Lady Tania, quando si svegliò, rimase in ascolto di quel pianto pietoso, e poi commentò, acida: «Chi ha spaventato questo piccolo disgraziato? Già sembra temere la vita»

Pos. 221-22

Non ci voleva molto per rendersi conto che i mille uomini che aveva mandato in giro per propagandare la sua versione riguardo alle impiccagioni, stavano facendo un buon lavoro.

Pos. 319-35

«Credi veramente a ciò che dici?», chiese. La domanda mise a disagio Joquin, perché c’era stato un tempo in cui non credeva in nulla. Piano piano, tuttavia, si era quasi convinto che la forza terribile e invisibile emanata dal più piccolo atomo di materia radioattiva non potesse avere altra spiegazione. Rispose prudentemente: «Durante i viaggi che feci da giovane, vidi delle tribù primitive che adoravano gli Dei della Pioggia, dei Fiumi, degli Alberi, e diversi Dei animali. E vidi popoli più progrediti, alcuni anche qui sulla Terra, il cui Dio era un essere invisibile onnipotente che vive da qualche parte nello spazio, in un luogo chiamato Paradiso. Osservai tutte queste cose, e allo stesso modo ascoltai come ognuno di questi gruppi descriveva le origini dell’universo. In una versione, eravamo tutti nati dalla bocca di un serpente, che non ho mai visto. Un’altra storia diceva che ci fu una grande alluvione che invase i pianeti, anche se come possa accadere una cosa del genere con l’acqua disponibile, non lo so. Una terza storia affermava che l’uomo fu creato dal fango, e la donna dall’uomo». Guardò il suo interlocutore. Il Lord Condottiero fece un cenno col capo. «Continua», lo esortò. «Ho visto gente che adorava il fuoco, e ho visto gente che adorava l’acqua. Poi, come hanno fatto tanti altri prima di me, finalmente visitai le valli in cui si dice si trovino i nostri Dei. Scoprii i loro luoghi di residenza su ogni pianeta: vasti, desolati, larghi, lunghi e profondi diverse miglia. E in quelle zone vidi, a distanza di sicurezza e protetto da barriere di piombo, i fuochi incredibilmente splendenti che bruciano ancora con furia inestinguibile nelle fantastiche profondità della terra.» In verità, pensai fra me e me, gli Dei Uranio, Plutonio, Radio ed Ecks, debbono essere gli Dei più potenti dell’universo. Sicuramente, stabilii, nessun uomo sano di mente farebbe alcunché per offenderli. Il Lord Condottiero, che era stato anche lui a visitare le residenze degli Dei durante i suoi viaggi, borbottò solo: «Uhm…».

Pos. 373-74

Nessun essere umano fu trovato vivo in alcuno dei quattro Templi. Di Alden non era rimasto né un pezzettino di carne, né una goccia di sangue.

Pos. 608-9

Capiva come mai fosse così riservato. Le persone che scoprivano troppe cose riguardo ai progetti altrui, avevano la spiacevole abitudine di morire.

Pos. 1296-97

In questo periodo della mia vita, mi avrebbe fatto comodo avere una mente un po’ più semplice.»

Pos. 1299-1300

«È un fatto ben noto che gli Dei dell’Atomo sono interessati solo agli ignoranti, ai semplici e ai credenti, e ovviamente ai loro fedeli servitori

Pos. 1870-74

Ai vertici del governo e dell’esercito, a Linn e su Venere, il susseguirsi di battaglie contro le tribù venusiane delle tre isole centrali venivano chiamate col suo vero nome: guerra! Per motivi di propaganda la parola ribellione veniva ostentata a ogni occasione. Era un diversivo necessario. Il nemico combatteva con la ferocia dei popoli che hanno conosciuto la schiavitù. Per provocare una rabbia e un odio uguali nelle truppe, non c’era nulla che funzionasse meglio di quella parola: ribelle.

Pos. 1924-25

Era naturale che un politico cercasse di ingannare gli altri, ma c’era qualcosa di innaturale e di brutto in un politico che ingannava se stesso.

Pos. 2004-6

Visto così da vicino, non sembrava più un edificio, bensì una protuberanza di cemento e metallo, un resto di ciò che doveva esser stato un cunicolo scavato dall’uomo nelle profondità della terra, un monumento alla futilità del cercare la salvezza con mezzi meccanici, piuttosto che intellettuali e morali.

Pos. 2071-77

All’inizio, ogni isola sarebbe stata amministrata come colonia separata ma, già durante la prima fase, si sarebbe restaurata la lingua comune, e sarebbe stato permesso il commercio fra le isole. Nella seconda fase, che sarebbe iniziata dopo circa cinque anni e dopo molta propaganda preliminare, si sarebbero stabiliti dei governi responsabili sulle diverse isole, ma quei governi avrebbero fatto parte dell’Impero, e avrebbero mantenuto le truppe d’occupazione. La terza fase sarebbe iniziata dieci anni dopo, e prevedeva l’organizzazione di una amministrazione centrale costituita da Venusiani, con un sistema di governo federale. Anche questo ordinamento non prevedeva un esercito proprio, e sarebbe stato organizzato all’interno della struttura dell’Impero. Cinque anni più tardi, si sarebbe potuto dare inizio alla fase finale.

Pos. 2159-60

Ogni piano che dipende dalla segretezza è inevitabilmente fragile.

Pos. 2433-34

Czinczar. Quel nome aveva un suono sinistro, un che di violenza contenuta, un tintinnio duro e metallico.

Pos. 2476-77

Si rese conto che stava facendo appello alla loro prudenza, ma la ragione gli diceva che nelle grandi crisi gli uomini non sempre consideravano tutte le possibilità esistenti.

Pos. 2612-15

Lydia tacque. Quella frase «potete dirgli», aveva avuto un profondo effetto chimico sul suo corpo. Non si era resa conto di quanto era stata tesa. Le sembrava che, se avesse parlato, avrebbe rivelato il suo sollievo. Potete dirgli… non poteva avere che un solo significato: le sarebbe stato permesso di andarsene. Rimase ancora una volta in attesa.

Pos. 2627-30

L’ingegnere esaminò la base della fontana. Non aveva fretta: era un uomo grassoccio, conosciuto per le sue barzellette così sconce da far vergognare persino quegli uomini forzuti. Si era già stabilito in uno dei grandi palazzi con tre ragazze di Linn come amanti e cento uomini e donne di Linn come schiavi. Era un uomo felice, con una scarsa ambizione e poco orgoglio.

Pos. 2675-79

Nell’esercito di Linn c’era un vecchio detto secondo il quale, durante il primo mese di addestramento, una recluta, se mandata in battaglia, causava la morte dei suoi compagni addestrati; durante il secondo mese, ostacolava le ritirate rese necessarie dalla sua presenza e, durante il terzo mese, era appena abbastanza brava da farsi ammazzare al primo scontro. Ciane, guardando un gruppo di reclute che avevano cominciato l’addestramento da diverse settimane, si rese conto con angoscia che quel detto era del tutto vero.

Pos. 2751-52

Chi non era addestrato stava semplicemente combattendo per la vita.

Pos. 2761-62

Dopo un mese e mezzo di addestramento, erano troppo preziosi per sacrificarli in una lotta all’ultimo sangue.

Pos. 2763-64

Il suo esercito, cui si andavano unendo gli schiavi ribelli, s’ingrossava di giorno in giorno, ma più s’ingrossava, meno avrebbe potuto controllarlo.

Pos. 2853-54

Czinczar provò la soddisfazione di un essere logico la cui logica aveva funzionato.

Pos. 2940-44

La voce di Ciane spezzò il silenzio: «Ancora non credete negli Dei?». «Sono molto meravigliato», disse Czinczar, «che non temiate il diffondersi della superstizione più che il diffondersi della scienza. Noi cosiddetti barbari», continuò in tono orgoglioso, «vi odiamo per il vostro tentativo di porre dei limiti allo spirito umano. Noi siamo liberi pensatori, e tutta la vostra energia atomica non riuscirà a imprigionarci.

Pos. 2966-67

Ciane scosse il capo, ma non disse nulla. Aveva dato l’unica spiegazione in suo possesso, che si era scontrata contro il magnifico realismo di quell’uomo.


L’impero dell’atomo: giudizio finale

L’impero dell’atomo è stato pubblicato a puntate fra il 1946 e il 1947, e purtroppo ha risentito del lento trascorrere degli anni, e leggendo appare molto chiaro. La lettura di questo lavoro di van Vogt è iniziata nel peggiore dei modi ma – come ricorda un vecchio adagio – tutto è bene quel che finisce bene, quindi sono felice di premiare L’impero dell’atomo con cinque atomi di uranio (configurazione elettronica [Rn]5f³6d¹7s²) che nella mia classificazione senza senso rappresentano grosso modo quello che volete voi:

Un atomo di uranio Un altro atomo di uranio Un atomo di uranio ancora Ennesimo atomo di uranio Ultimo atomo di uranio

Classifica libri 2014

Classifica libri 2014

Come già fatto per il 2013, ecco la classifica dei tre libri che nell’anno appena trascorso si sono maggiormente guadagnati il mio favore, accompagnati da una citazione in rappresentanza di tutta l’opera:

Classifica libri 2014 – il podio

  1. In terza posizione troviamo un romanzo di viaggi, motociclette e… qualità:

    Classifica libri 2014 - Medaglia di bronzoLo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig

    Non ci si consacra mai a una causa in cui si ha piena fiducia. Nessuno si mette a gridare fanaticamente che domani sorgerà il sole.

  2. Si è classificato secondo un libro fantascientifico che è anche un romanzo sulla montagna, un saggio di sociologia e tante altre cose:

    Classifica libri 2013 - Medaglia d'argentoLa mano sinistra delle tenebre di Ursula K. Le Guin

    Anime avvolte dall’oscurità, primitive, appassionate, ignoranti, contadini di una terra povera, la loro generosità diede una conclusione nobile a quel duro viaggio. Diedero con entrambe le mani, generosamente, senza fermarsi. Non misurarono, non contarono, non esitarono. E così Estraven ricevette quel che essi ci davano, come un Lord tra i lords suoi pari, o come un mendicante tra i mendicanti, un uomo tra la gente del suo popolo. Per gli abitanti di quel villaggio di contadini e pescatori, gente povera che vive sul bordo del bordo, all’estremo limite abitabile di un continente a malapena abitabile, l’onestà è essenziale come il cibo. Devono comportarsi con giustizia e onestà l’uno con l’altro; non c’è abbastanza per ingannare, giocare, nascondersi.

  3. Medaglia d’oro 2014 è il romanzo di cappa e spada per eccellenza:

    Classifica libri 2013 - Medaglia d'oroI tre moschettieri di Alexandre Dumas

    “Debole o forte che sia” diceva Milady “quell’uomo ha dunque nell’animo un barlume di pietà; di questo barlume io farò un incendio che lo divorerà. Quanto all’altro, egli mi conosce, mi teme e sa che cosa può aspettarsi da me se gli sfuggo, è dunque inutile ch’io faccia dei tentativi su di lui. Ma Felton è un’altra cosa; è un giovanotto ingenuo, puro e che sembra virtuoso; c’è dunque modo di perderlo.” E Milady si coricò e si addormentò col sorriso sulle labbra; chi l’avesse veduta addormentata, l’avrebbe creduta una giovanetta sognante la corona di fiori che deve mettere sulla sua fronte in una festa imminente.

Per il secondo anno consecutivo i classici spadroneggiano seguiti a ruota dalla fantascienza; vedremo se grazie ai buoni propositi del 2015 qualche cosa cambierà. Accetto scommesse!

Keep calm and tre parole per il 2015

Keep calm and tre parole per il 2015

Keep calm and tre parole per il 2015Cogliendo l’invito di Daniele di Penna Blu a scegliere tre parole per creare una sorta di percorso da seguire per realizzare se stessi e le proprie ambizioni mi sono spremuto le meningi per trovare le mie.
Come volevasi dimostrare è stato del tutto inutile, così appena ho iniziato a fare tutt’altro ecco che mi si sono rivelate fra squilli di trombe e cori angelici.
Ognuna di esse incarna lo spirito guida delle mie principali attività nel mondo della scrittura: la lettura (non mi stancherò mai di ripetere che leggere è alla base di tutto), la scrittura (quella che sporca le mani di inchiostro e matita) e Pelicula, il mio romanzo da poco uscito in libreria.
Ecco la terna:

Obiettivo

Di questo ne parlavo nello scorso post; ora che ci penso anche quello è nato da una discussione proprio su Penna Blu, quindi doppio merito a Daniele.
L’obiettivo è quello di leggere di più: ho fissato una serie di traguardi per spronarmi nella lettura: lo scorso anno ho letto con poca costanza, alternando periodi relativamente intensi a vuoti causati soprattutto dalla mancanza di idee e stimoli. Al di là dei numeri, che sono solo un gioco, spero di riuscire negli obiettivi di:

  • Leggere di più
  • Scoprire nuovi autori/generi
  • Valorizzare letture del passato

Ritmo

Quest’anno ho partecipato con costanza a un laboratorio di scrittura sperimentale, un nome altisonante per indicare un gruppo di persone sedute in una stanza a scrivere. Non che ci volesse il laboratorio per scrivere, ma a me è servito tantissimo per lasciare qualche ora il mondo all’esterno. Era quello di cui avevo bisogno: un impegno fisso dedicato unicamente alla scrittura (qualche volta anche a pane e salsiccia), che è un po’ come fare la tessera in palestra per il tapis roulant quando si può uscire a correre… quel che cambia è l’appuntamento fisso!
Insomma, questo mi ha aiutato a raggiungere l’equilibro di cui avevo bisogno per continuare il mio nuovo lavoro: non basta la volontà, serve costanza per fare scorrere il pensiero sui giusti binari così da avere poi il giusto ritmo per continuare.

Consolidare

Pelicula è in libreria dallo scorso ottobre, che ridere aver pensato che raggiungere la pubblicazione fosse un punto d’arrivo! Come nella vita, si tratta solamente di un passaggio che porta a un punto successivo. Ecco perché è vietato abbassare la guardia: scrivere il libro è stato facile piacevole, farlo pubblicare molto difficile… convincere la gente a leggerlo sarà un’impresa!
Organizzare presentazioni in libreria, cercare i giusti contatti per la promozione via web, essere presente a eventi e manifestazioni sarà il mio modo di consolidare tutto il lavoro fatto fino a oggi. Non a caso questa terza parola del 2015 è un verbo: indica l’azione, indica che ciò che è stato fatto non è abbastanza; è un messaggio che mi ricorda datti da fare.

Ci vediamo da queste parti fra una dozzina di mesi per verificare come sono andate le cose, nel frattempo – se vi va – pensate anche voi a tre parole-avatar per il nuovo anno!

Obiettivi di lettura 2015

Obiettivi di lettura 2015

LimboStavo sfogliando la mia lista dei libri letti nell’ultimo periodo e ho notato (a dire il vero senza troppo stupore) che negli ultimi cinque anni non sono stato affatto un buon lettore; con una media annuale di 16,4 libri mi posiziono a malapena fuori dal limbo dell’analfabetismo.
Avendo preso coscienza di ciò, ho deciso di pormi un obiettivo di lettura per questo 2015, in termini di libri letti più qualche obiettivo intermedio per non perdere l’entusiasmo in corsa.
Questi gli obiettivi che mi sono fissato, dal più importante a scendere:

  1. Leggere 30 libri
  2. Leggere libri di 10 autori mai letti
  3. Leggere 5 titoli non italiani e non anglofoni
  4. Leggere 3 libri di cui non so assolutamente nulla
  5. Leggere consecutivamente 5 titoli non fantascientifici
  6. Rileggere 2 libri già letti in passato
  7. Leggere 5 libri di autori italiani
  8. Leggere 3 titoli di autori esordienti
  9. Leggere un libro acquistato ma lasciato in sospeso da almeno un anno
  10. Leggere un libro in un giorno solo

Credete possa servire a spronarmi nella lettura? Declinando quegli obiettivi al 2014 avrei completato solo due degli obiettivi (#4: libri sconosciuti e #9: libro lasciato in sospeso)… probabilmente sì!

Come sono andate le letture del vostro 2014? Per il 2015 vi siete posti qualche obiettivo?

Il segreto degli Slan (A. E. van Vogt)

Il segreto degli Slan (A. E. van Vogt)

Il segreto degli SlanIl segreto degli Slan (noto anche come Slan) è un romanzo d’appendice di Alfred Elton van Vogt pubblicato originariamente su rivista nel 1940 e come volume a sé stante nel 1946.
Molto brevemente: il romanzo narra la vita di Jommy Cross, un appartenente alla razza degli Slan, in un mondo dove questi ESP mutanti sono temuti e sterminati dagli umani.
La storia non risente quasi per nulla dei suoi oltre 70 anni, come spesso succede quando al centro delle vicende c’è l’uomo (in questo caso lo slan) con i suoi dilemmi; anzi, questo romanzo è un esempio per chiunque si approcci al genere e pietra miliare dell’epoca d’oro della fantascienza.

Ora, come di consueto, lo spazio riservato alle mie sottolineature.

Citazioni da Il segreto degli Slan

Pagina 2 | Pos. 29-30

Era terribile essere piccoli, deboli e inesperti, mentre la loro vita richiedeva la forza della maturità

Pagina 3 | Pos. 41

Perché era così necessario che lui morisse?

Pagina 8 | Pos. 115-16

Cercò di liberarsi da quei pensieri orribili e dal più terribile suono del mondo: il clamore acuto di gente disperatamente povera, che a dozzine correva dietro una ricchezza che superava ogni sogno.

Pagina 27 | Pos. 410-12

L’uomo che desidera il potere deve, dal momento in cui l’ottiene, rendere la sua posizione sicura. Ciò significa esecuzioni capitali, esilio, confisca, incarcerazione, tortura… tutto, naturalmente, per quelli che gli si sono opposti o non hanno avuto fiducia in lui.

Pagina 30 | Pos. 455-56

Sì, ho detto “massa”. Ecco cos’è il popolo al giorno d’oggi. Una massa, una bestia che noi abbiamo contribuito a creare con la solita propaganda.

Pagina 59 | Pos. 892

gli uomini in quanto massa fanno sempre il gioco di qualcun altro… mai il proprio.

Pagina 62 | Pos. 946-48

Tu hai tenuto quel tuo collo di vecchia tartaruga sempre bel oliato, perciò può darsi che non scricchioli quando ti impiccheranno, ma sgambetterai ben bene con quei tuoi stecchi di gambe.»

Pagina 69 | Pos. 1058-59

La nobiltà d’animo era una gran bella cosa, e forse lui aveva vissuto troppo a lungo fra gli esseri umani per essere un vero Slan, ma non poteva liberarsi dall’idea che lottare era meglio che morire.

Pagina 94 | Pos. 1435-36

«Va tutto bene», mormorò la donna. «La Nonnina ha un sacco di denaro. Non si impiccano i ricchi: non sarebbe ragionevole.»

Pagina 157 | Pos. 2394-95

Erano innamorati? Come potevano due persone incontrarsi e innamorarsi quando, per quel che ne sapevano, c’erano milioni di Slan al mondo fra i quali potevano esserci dozzine di uomini e donne che avrebbero potuto scegliere se le circostanze fossero state diverse?

Pagina 171 | Pos. 2608-9

Marte, visto attraverso un telescopio elettronico, a sessantamila chilometri di distanza somigliava a un uomo vecchissimo, rugoso, ossuto, brutto, infreddolito, bavoso, infinitamente repellente.

Pagina 185 | Pos. 2825-26

Non ci si aspetta che una fortezza sia bella: le torrette dei cannoni in genere vengono costruite tenendo presente la funzionalità, e non per essere poemi di architettura.

Pagina 191 | Pos. 2914-16

C’era una strada dai tenui colori cangianti, e la magnifica realizzazione di un antichissimo sogno degli architetti: degli edifici di forma perfetta che erano vivi come è viva la musica.

Pagina 191 | Pos. 2923

la logica diceva anche che i bambini mostri non venivano creati da gente perbene.

Pagina 196 | Pos. 2993

Tutto può succedere dove ci sono degli uomini: sono solo degli asini superstiziosi ed emotivi».

Pagina 197 | Pos. 3012-13

«Quando la posta è alta, il rischio deve esserne all’altezza.

Pagina 197 | Pos. 3019-20

un uomo nudo contro tutto l’universo era un triste simbolo dell’energia atomica che lui controllava.

Pagina 201 | Pos. 3078-79

Stringendo i denti, con il corpo rigido e diritto, le braccia tese al di sopra della testa, balzò come un tuffatore, con i piedi in avanti, e si infilò nella galleria in modo così preciso che solo dopo parecchi secondi i suoi vestiti cominciarono a strisciare contro le pareti verticali.

Pagina 202 | Pos. 3085-86

Una dozzina di lampade sulla sua testa strinsero gradualmente il cerchio e diventarono un’unica fioca lampadina

Pagina 208 | Pos. 3187

La Natura contava sulla legge delle probabilità: non esisteva un piano preordinato.

Pagina 211 | Pos. 3228

L’uomo entrerà nella storia insieme all’uomo-scimmia di Giava, all’uomo-animale di Neanderthal, al primitivo di Cro-Magnon.


Il segreto degli Slan: giudizio finale

Come accennavo prima, la storia è ancora attuale, il che basterebbe per considerarla un’opera notevole. Per di più è anche molto avvincente e le avventure di Jommy sono caratterizzate da un’inaspettato realismo: è lasciato molto spazio a una vasta gamma di sentimenti (paura, odio, amore, speranza) e la parte tecnica (città, fonti energetiche, mezzi di trasporto, tecnologia, armi) è sicuramente ben delineata.
In definitiva Il segreto degli Slan si merita la bellezza di sei-mutanti-sei nella mia spietata classificazione interregionale senza logica e senza costume:

Primo slan mutante con la nausea Secondo slan mutante con la nausea Terzo slan mutante con la nausea Quarto slan mutante con la nausea Quinto slan mutante con la nausea Sesto e ultimo slan mutante con la nausea

Se non ti piratano non sei nessuno!

Se non ti piratano non sei nessuno!

Non ve l’hanno mai detto? Se non ti piratano non sei nessuno!
Finalmente oggi esco dall’anonimato (dovrò cambiare nome al sito!) grazie a un simpatico trio di utenti Yahoo Answers alla ricerca di Pelicula, ecco la prova:

Pirati Pelicula

Dopo essermi gongolato un po’ ho rotto con decisione il vetro della scatola d’emergenza posta al muro, e ho tirato la leva rossa. In meno di un minuto è arrivata sul posto l’unità d’intervento speciale anti-pirateria della mia casa editrice:

Ciao abbiamo visto un post su Yahoo Answers dove dici di poter dare l’eBook Pelicula della nostra casa editrice gratuitamente. Al di là che questo è illegale, volevamo anche portare alla tua attenzione che siamo la prima casa editrice italiana ad aver abbassato drasticamente i prezzi degli eBook ma la pirateria ci porterà a rialzarli di nuovo… se voi lettori invece di premiarci per questo piratate i nostri titoli rovinate un lavoro che stiamo portando avanti per voi. Spero che questo malinteso si risolva e che non si troveranno nostri titoli illegalmente sui tuoi siti. Grazie per l’attenzione

Nessuno ha più avuto notizia di loro.