Intervista per “Moz O’Clock”
Vi segnalo questa mia intervista recentemente apparsa su Moz O’Clock. Moz, il padrone di casa, è il boss della lobby dei cazzari… quindi non aggiungerò altro: buona lettura!
Vi segnalo questa mia intervista recentemente apparsa su Moz O’Clock. Moz, il padrone di casa, è il boss della lobby dei cazzari… quindi non aggiungerò altro: buona lettura!

I burattinai di Larry Niven riesce a farmi mettere in discussione quanto di buono detto pochi giorni fa sulla lista Hugo-Nebula: sfogliando le mie annotazioni devo andare a ritroso fino a marzo 2005 per trovare un libro a cui ho dato il minimo dei voti.
Con questo – oltre ai premi Hugo, Nebula e Locus del 1970/1971 – I burattinai vince anche il premio come peggior romanzo letto da me negli ultimi 10 anni. Sono senza parole!
Parte così così, ma il personaggio del protagonista sembra buono. Dopo poco, però, si cambia rotta e tutto è variabile fra il banale, lo scontato e il ridicolo. I personaggi sono di un piattume esasperante e la trama sembra l’esempio da non seguire nella guida alla letteratura fantascientifica.
A proposito di guida: per farvi un’idea immaginate la Guida galattica per gli autostoppisti senza le parti originali e divertenti: ecco.
Ad un uomo che compie duecento anni non sono sufficienti ventiquattr’ore.
Pagina 4 | Pos. 54-58
Non si differenziavano gli americani dai tedeschi o dagli egiziani: erano una sola massa di gente piatta e uniforme. Questo in tre secoli e mezzo erano riuscite a fare le cabine transfert alle infinite varietà della Terra. Coprivano tutto il mondo con una rete di viaggi istantanei. La differenza tra Mosca e Sydney consisteva in un attimo di tempo e in una moneta da dieci stelle. Era inevitabile che le città si mescolassero, sino a trasformare i nomi dei luoghi in nient’altro che reliquie del passato.
Pagina 6 | Pos. 83-87
— Posso aiutarti? — disse Louis. — Sì! — rispose l’alien… … con una voce che suscitava i sogni dell’adolescenza. Se avesse immaginato una donna con una voce simile sarebbe stata la somma di Cleopatra, Elena di Troia, Marilyn Monroe e Lorelei Huntz. — Maledizione! — L’imprecazione era quanto mai appropriata. Non c’è giustizia! Una simile voce appartenere a un alien con due teste e di sesso indefinito!
Pagina 8 | Pos. 111-12
Louis percepì un odore pungente, piuttosto gradevole, che gli richiamava alla mente gli scaffali delle spezie e i gabinetti chimici.
Pagina 11 | Pos. 164-65
sembri apprezzare la compagnia degli alien. — Certo — Louis aveva conosciuto alcuni xenofobi. Li considerava imbecilli. La vita si riduceva ad una noia mortale, se si era costretti a dialogare solo con gli umani.
Pagina 13 | Pos. 199-201
Louis, tracannando il resto della sua bibita, decise che la cosa non aveva importanza. L’insulto era mortalmente offensivo e tutt’al più si poteva finire sbranati una volta sola.
Pagina 18 | Pos. 268-69
I suoi lineamenti non erano né caucasici né negroidi e neppure mongoloidi, pur conservando le tracce di tutte e tre le razze: una semplice mescolanza di quelle caratteristiche acquisita col passare dei secoli.
Pagina 55 | Pos. 831-32
La cabina era semplice: piena di spigoli, ottimi per urtarci gomiti e ginocchia.
Pagina 81 | Pos. 1233-34
— Sei indelicato, Louis. Non si discute di sesso con una razza alien.
Pagina 98 | Pos. 1490-91
Louis fu colto da un brivido. Cominciava a rendersi contro delle dimensioni di Ringworld. Era sgradevole, come tutti i processi della conoscenza.
Pagina 140 | Pos. 2137
La differenza tra cibo e immondizia era soltanto una questione culturale.
Pagina 154 | Pos. 2359
Potresti essere proprio tu la prima vittima del controllo della nascita retroattiva.
Pagina 168 | Pos. 2565-66
La morte era sempre la stessa, ovunque.
Pagina 181 | Pos. 2761-62
Il prete temeva seriamente di perdere la sua congregazione… come farebbe ogni altro prete, se il suo dio sorgesse in vita cercando di usurpargli il posto.
Pagina 201 | Pos. 3068-69
Louis Wu, tocca a te. Discendi dalle scimmie, quindi ti arrampichi meglio dello kzin.
Pagina 246 | Pos. 3771
Ognuno di noi vuole essere un dio. Vuole il potere ma senza le responsabilità.
Come diavolo sia riuscito I burattinai a vincere tanti prestigiosi premi è senza dubbio un mistero da cui potrebbe nascere un romanzo molto migliore di questo.
L’unica spiegazione che posso supporre nasce da una curiosità che ho notato leggendo alcune recensioni: molto positive quelle in lingua straniera, molto negative quelle italiane. Colpa dunque di una traduzione devastante? Se qualcuno potesse far luce sulla questione, per favore si faccia avanti!
Per quanto mi riguarda I burattinai si merita dieci Cappuccetto Rosso della vergogna, e che non capiti più!
![]()
| 30 libri | x x x x x x x x x x x x x x x | 50,00% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x x x x x x x x x | 110,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x x x | 100,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x x x | 100,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x x | 60,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |
Guerra eterna inaugura il nuovo ciclo delle scelte letterarie pilotate dai premi Hugo e Nebula, avendoli vinti entrambi nel 1976. Joe Haldeman, l’autore, è stato reduce della guerra del Vietnam e sono molti gli aspetti che il romanzo ha in comune con altre opere ispirate a questo conflitto: l’utilizzo di droghe (vedi anche il ruolo del cognac nella prima guerra mondiale descritto da Lussu in Un anno sull’altipiano), le carneficine ai danni di nemici inermi, i danni psichici dei veterani tornati in patria (Rambo l’abbiamo visto tutti, vero?) e i problemi del loro reintegro in una società diversa da quella che conoscevano prima di partire.
Ho avuto l’impressione di avere fra le mani un moderno Fanteria dello spazio, specie per la sua durezza: ti fa sentire come se stessi marciando anche tu con gli stivali nel fango spaziale. Anche lo stile è adatto all’argomento: schietto, diretto e senza compromessi, nato dalla viva esperienza dell’autore.
A dispetto di tutto ciò, il tema di fondo è una condanna a ogni forma di guerra.
Una delle risposte al sondaggio su come scegliere un libro era ho trovato una lista dei libri fondamentali e la sto seguendo, ed è proprio quello che ho fatto di recente: ho recuperato l’elenco dei romanzi vincitori di ambedue i prestigiosi premi Hugo e Nebula (quelli con l’asterisco hanno vinto anche il premio Locus) e la consulto quando ho bisogno di un suggerimento. Alcuni li avevo già letti (li ho sottolineati o li ho linkati al post in cui ne parlo), altri me li sono procurati, altri ancora non mi convincono molto (negli ultimi anni sono premiati anche i romanzi fantasy).
Se al sondaggio avete votato la risposta sulla lista, magari questa può tornare utile anche a voi!
Se siete lettori casuali (che in Italia sono chiamati lettori forti) probabilmente non avete mai avuto il problema di popolare una coda di lettura, in modo da evitare di rimanere a secco.
(altro…)
Alla domanda avete un bookstore on line di preferenza? i lettori del blog hanno decretato la stravittoria di Amazon, con un 10% di vantaggio sulla seconda scelta (29% contro il 19% di nessuno store in particolare) e più del doppio dei voti sulla terza (il 13% di IBS).
Un 8% dei votanti s’è lamentato perché ho scelto il termine bookstore on line e non libreria on line (per la precisione mi hanno scritto Io quel negozio li lo chiamo libreria, quando parlo ai miei compatrioti, gli italiani, e così tutti mi capiscono e di librerie ne trovo quante ne voglio. Perciò non ho bisogno di parole inglesi, lascio che siano altri ad esibirvisi, sculettandosi di sod… e poi ha finito i caratteri ma non se n’è accorto. Oppure gli piaceva così).

Sapete che vi dico? YEAH, RIGHT!
Questo vuoi dire che quasi la metà dei votanti acquista abitualmente o su Amazon o – per buona pace degli altri store – valuta di volta in volta in funzione di promozioni, sconti, offerte ecc.
Se avete voglia di sculettare di sod anche voi date un’occhiata ai risultati completi del sondaggio!
Un cantico per Leibowitz di Walter M. Miller è un romanzo post apocalittico caratterizzato da importanti riferimenti a scienza, filosofia e religione. Il romanzo è basato su tre racconti:
Che mi sia di monito per il futuro: anche questa volta la lettura di un romanzo scritto da un autore con la voglia di riciclare suoi vecchi racconti mi ha deluso. So tuttavia che ci cascherò ancora ma, grazie a questa nota, se in futuro me ne dovessi lamentare potrete insultarmi a gran voce.
Masticava e sputava con eccessivo gusto per essere una apparizione
Pagina 15 | Pos. 228-29
se c’era già qualcosa che viveva in quel buco, Francis pensava che sarebbe stato meno rischioso farne la conoscenza di giorno, piuttosto che di notte.
Pagina 18 | Pos. 261-62
Non aveva mai visto un fallout e sperava di non doverlo vedere mai. Non era rimasta alcuna consistente descrizione del mostro, ma Francis aveva udito le leggende.
Pagina 22 | Pos. 327-28
I miracolosi aggeggi degli antichi non dovevano essere manomessi spensieratamente, come molte volte i dissotterratori del passato avevano testimoniato con il loro ultimo respiro.
Pagina 32 | Pos. 479-80
Una chiamata dal cielo non comprende necessariamente la facoltà miracolosa di sottomettere le bestie feroci o di farsi amici i lupi affamati.
Pagina 35 | Pos. 527-30
il prete continuava a chiedersi come fosse possibile che quel giovane (non particolarmente intelligente, a quanto poteva stabilire) riuscisse a trovare occasioni o quasi-occasioni di peccato mentre era completamente isolato nel deserto spoglio, lontano da ogni distrazione e da ogni palese fonte di tentazione. C’erano ben pochi peccati che un giovane poteva commettere in quel luogo, armato come era soltanto di un rosario, di una pietra focaia, di un temperino e di un libro di preghiere.
Pagina 41 | Pos. 616-18
Fingo era senza dubbio l’uomo più brutto del mondo e quando rideva il vasto spiegamento di gengive rosee e di grossi denti di vario colore aggiungeva ben poco al suo fascino
Pagina 60 | Pos. 917-20
Le principali industrie del continente, a eccezione di poche regioni costiere, erano la caccia, l’agricoltura, il combattimento e la stregoneria… quest’ultima era l’industria più promettente per un giovane che aveva possibilità di scegliersi una carriera e che aveva in mente, come scopi primari, la massima ricchezza e il massimo prestigio.
Pagina 77 | Pos. 1169-71
Divenne apprendista copista di un anziano monaco che si chiamava Horner, e, se le cose fossero andate bene, avrebbe potuto con ragione pensare a tutta una vita da trascorrere nella copisteria, dove avrebbe dedicato il resto dei suoi giorni a copiare a mano testi di algebra e a decorarne le pagine con fronde d’olivo e ridenti cherubini che circondavano le tavole dei logaritmi.
Pagina 88 | Pos. 1337-38
in un buio mare di secoli, in cui nulla sembrava scorrere, una vita intera era soltanto una breve marea, anche per l’uomo che la viveva.
Pagina 99 | Pos. 1514-16
L’avvocato del diavolo non poteva fare di peggio che farlo a pezzi un’unica volta, e la certezza che l’operazione sarebbe finita presto aiutò il paziente a sopportare il dolore. Quando era di fronte all’abate, invece, Francis si rendeva sempre conto che uno sbaglio poteva essere punito molte volte, poiché Arkos era il suo superiore a vita e l’inquisitore perpetuo della sua anima.
Pagina 101 | Pos. 1538
non v’era richiesta di libri poco costosi, in un mondo che si vantava del proprio analfabetismo.
Pagina 102 | Pos. 1558-59
Il viaggio a Nuova Roma avrebbe richiesto almeno tre mesi, forse di più, poiché la sua durata dipendeva in parte dalla distanza che Francis sarebbe riuscito a coprire prima che l’inevitabile banda di predoni gli togliesse l’asino.
Pagina 102 | Pos. 1561-62
fra i banditi della strada vi erano alcuni ladri di animo gentile che rubavano soltanto gli oggetti di valore, e permettevano alle vittime di conservare la vita, la carcassa e gli effetti personali.
Pagina 118 | Pos. 1795-97
sul viso di Leone il monaco vide una gentile mitezza che indicava come lui fosse degno del titolo, molto più sommesso di quello concesso a ogni principe o re, per cui lui era chiamato “servo dei servi di Dio”.
Pagina 122 | Pos. 1866
Di nuovo vide uno spettacolo di povertà velato dalla dignità.
Pagina 126 | Pos. 1922-24
Le poiane deposero le uova, nella giusta stagione, e sfamarono amorosamente i piccini: un serpente morto, pezzi di cane selvatico. La generazione più giovane crebbe forte, volò alta e lontana sulle ali nere, attendendo che la fruttifera terra cedesse loro la sua misericordiosa carogna.
Pagina 139 | Pos. 2123-24
Si sussurrava che, se l’abate avesse udito tutti quei mormorii, i mormoratori avrebbero dovuto scavalcare il muro in gran fretta.
Pagina 161 | Pos. 2457-58
Voi costringereste Nostro Signore a spostarsi per fare posto al progresso!
Pagina 164 | Pos. 2507-8
Quanto pesava il mondo? Pesa, ma non è pesato.
Pagina 165 | Pos. 2518-22
Persino il dotato e Venerabile Boedullus osservò ironicamente, una volta, che almeno metà dei Memorabilia avrebbero dovuto essere chiamati gli Inscrutabilia. Erano veramente frammenti tesaurizzati di una civiltà morta… ma quanto di essi era stato ridotto a balbettamenti incomprensibili, abbelliti di rami d’ulivo e di cherubini, da quaranta generazioni di monaci ignoranti, bambini dei secoli dell’oscurantismo cui gli adulti affidarono un messaggio incomprensibile, che doveva essere imparato a memoria e consegnato ad altri adulti…
Pagina 167 | Pos. 2558-61
Ordinò che i guerrieri venissero frustati, perché Hongan Os – Orso Pazzo – era conosciuto come un capitano misericordioso. Non aveva mai maltrattato un cavallo. — Uccidere i prigionieri è un lavoro da femmina — grugnì rivolto ai colpevoli. — Purificatevi, se non volete essere additati come femmine, e ritiratevi dal campo fino alla Luna Nuova, perché siete banditi per dodici giorni.
Pagina 171 | Pos. 2617-18
— Si dice che l’acqua è per il bestiame e per gli agricoltori, il latte è per i bambini e il sangue è per gli uomini. Dovrebbe essere altrimenti?
Pagina 187 | Pos. 2857-58
Non vedo niente di assurdo, se i monaci di Cristo costruiscono una macchina volante; anche se sarebbe più confacente ai loro principi costruire invece una macchina per pregare.
Pagina 210 | Pos. 3213-14
Per il Frate Bibliotecario, il cui compito, nella vita, era la conservazione dei libri, la principale ragione dell’esistenza dei libri era la loro conservazione perpetua. Il loro uso era secondario, e doveva essere evitato, se ne minacciava la longevità.
Pagina 217 | Pos. 3314-16
Il Poeta sorrise garbatamente all’abate. — Sta bene così, Monsignore — disse. — Non mi dispiace minimamente scusarmi per voi. Voi vi siete scusato per me, io mi scuso per voi, non è questa una adeguata manovra di carità e di buona volontà? Nessuno deve scusarsi per se stesso… il che è sempre così umiliante.
Pagina 242 | Pos. 3708-10
Voi avete un istinto per queste cose. Io trovo molto più facile sviluppare una teoria astratta che realizzare un metodo pratico per provarla. Ma voi avete il dono straordinario di vedere tutto sotto forma di viti, fili e lenti, mentre io sto ancora pensando a simboli astratti.
Pagina 248 | Pos. 3800-3801
— Dio abbia misericordia di questa casa! — gridò Don Paulo, avanzando verso l’alcova. — Risparmiaci, o Signore… noi non sappiamo quello che facciamo. — Io dovrei saperlo — mormorò lo studioso,
Pagina 253 | Pos. 3874-76
Gli uomini devono dibattersi per qualche tempo nell’errore per separarlo dalla verità, io credo… purché non afferrino avidamente l’errore solo perché ha un sapore più gradevole.
Pagina 258 | Pos. 3956-61
Le poiane si avvicinarono; si allisciarono le penne, e litigarono sul pranzo; non era ancora adeguatamente preparato. Attesero i lupi per qualche giorno. Ce n’era per tutti. E finalmente mangiarono il Poeta. Come sempre, i neri becchini dei cieli deposero le uova nella stagione adatta, e nutrirono amorosamente i piccini. Volarono alti sulle praterie, sulle montagne e sulle pianure, adempiendo al destino della vita che spettava loro, secondo il piano della Natura. I loro filosofi dimostravano, mediante la sola ragione e senza altri aiuti, che il Supremo Cathartes aura regnans aveva creato il mondo specialmente per le poiane. Lo onorarono con cordiale appetito per molti secoli.
Pagina 260 | Pos. 3985-86
barzellette sconce su una ragazza di campagna chiamata Eva e su un commesso viaggiatore chiamato Lucifero.
Pagina 279 | Pos. 4267-69
Qual è l’elemento irritante fondamentale, l’essenza della tensione? Filosofie politiche? Economia? Pressione demografica? Differenza di civiltà e di credo? Lo chieda a una dozzina di esperti, otterrà una dozzina di risposte.
Pagina 285 | Pos. 4356-60
Ascolta, siamo impotenti? Siamo destinati a farlo ancora e ancora e ancora? Non abbiamo altra scelta se non fare la parte della Fenice, in una interminabile sequenza di ascese e di cadute? Assiria, Babilonia, Egitto, Turchia, Cartagine, Roma, l’impero di Carlomagno, l’impero ottomano. Ridotti in polvere e cosparsi di sale. Spagna, Francia, Bretagna, America… bruciate nell’oblio dei secoli. E ancora e ancora e ancora. Siamo destinati a questo, Signore, incatenati al pendolo del nostro pazzo orologio, impotenti a fermare la sua oscillazione?
Pagina 286 | Pos. 4379-81
cominciò come un piano per mandare qualche prete insieme a un gruppo di coloni diretto ad Alfa Centauri. Ma non funzionava, perché occorrono vescovi per ordinare i preti, e dopo la prima generazione di coloni, sarebbe stato necessario mandare altri preti
Pagina 301 | Pos. 4611
Ho voglia di dire parole che non ho mai neppure udito.
Pagina 307 | Pos. 4699-4700
La troppa speranza per la Terra aveva guidato gli uomini a farne un Eden, e di questo potevano disperare fino al tempo della consunzione del mondo…
Pagina 309 | Pos. 4727
Il destino sembra sempre lontano decenni interi, ma all’improvviso non è più così lontano; è subito.
Pagina 316 | Pos. 4838-40
L’Abate Zerchi sorrise, a labbra strette. — Voi non avete un’anima, dottore. Voi siete un’anima. Voi avete un corpo, temporaneamente.
Pagina 319 | Pos. 4892-97
— Ascoltatemi, padre. Stanno lì seduti, e vi guardano. Qualcuno grida. Qualcuno piange. Qualcuno si limita a starsene lì seduto. E tutti dicono: “Dottore, cosa posso fare?” E io, che cosa dovrei rispondere? Non dovrei dire nulla? “Devo dire: ‘Puoi morire, ecco tutto’. Voi che cosa direste?” — “Prega”. — Sì, voi lo direste, non è vero? Ascoltate, la sofferenza è l’unico male che io conosco. È l’unico che io sappia combattere. — E allora Dio vi aiuti. — Mi aiutano di più gli antibiotici.
Pagina 322 | Pos. 4923-24
In distanza, gli avversari sembravano malvagi, ma quando li guardavi da vicino, ne vedevi la sincerità, che era grande quanto la tua.
Pagina 322 | Pos. 4938-45
Quando il progetto della prima astronave vide la luce, fu chiaro che nessuna istituzione, ad eccezione del governo, disponeva dei mezzi o dei fondi per costruirle; che non sarebbe derivato alcun profitto dal trasporto di colonie ai pianeti extrasolari, a scopo di “mercantilismo interstellare”. Tuttavia, i dirigenti asiatici, avevano fatto partire la prima astronave coloniale. Poi, in Occidente, si era levato il grido: “Dobbiamo permettere che le ‘razze inferiori’ ereditino le stelle”? C’era stata una breve serie di lanci di astronavi coloniali cariche di gente nera, bruna, bianca e gialla, mandate nei cieli, verso il Centauro, in nome del razzismo. Poi, gli specialisti di genetica avevano maliziosamente dimostrato che – poiché ogni gruppo razziale era così piccolo che, se i discendenti non avessero praticato il matrimonio misto, ciascuno di essi avrebbe subito una degenerazione genetica a causa dell’accoppiamento tra consanguinei nei pianeti coloniali – i razzisti avevano reso necessaria, per la sopravvivenza, la mescolanza delle razze.
Pagina 329 | Pos. 5033-34
Frate Pat trovatemi cinque bravi novizi, giovani e sani, preferibilmente con il complesso del martire.
Pagina 339 | Pos. 5190-5201
— Ci sono molte poiane, oggi — disse Zerchi, quietamente, guardando il cielo, oltre il finestrino. La ragazza rimase seduta, con il viso privo di espressione. Per un momento l’abate studiò quel viso. — Soffrite, figliola? — Non importa. — Offrite la vostra sofferenza al cielo, figliola. Lei lo guardò freddamente. — Credete che Dio ne sarebbe compiaciuto? — Se voi gliela offrite, sì. — Non riesco a comprendere un Dio che si compiace delle sofferenze della mia bambina! Il religioso rabbrividì. — No, no! Non è della sofferenza che Dio si compiace, figliola. Si compiace della perseveranza dell’anima nella fede e nella speranza e nell’amore, nonostante le afflizioni del corpo. La sofferenza è come una tentazione negativa. Dio non si compiace delle tentazioni che affliggono la carne; si compiace quando l’anima si leva al di sopra delle tentazioni e dice “Vai, Satana”. E lo stesso è per la sofferenza, che è spesso una tentazione alla disperazione, all’ira, alla perdita della fede… — Risparmiate il fiato, Padre. Non mi lamento. È la bambina che si lamenta. La bambina non può capire il suo sermone. Può soffrire, però. Può soffrire, ma non può capire.
Pagina 342 | Pos. 5233-34
Quando la Santa Chiesa faceva capire, di tanto in tanto, che considerava assoluta la propria autorità sulle nazioni, superiore all’autorità degli stati, gli uomini, in quei tempi tendevano a sghignazzare.
Pagina 348 | Pos. 5324
Anche se sulla macchina c’erano cinque novizi, Zerchi era solo con la sua vergogna.
Pagina 353 | Pos. 5403
Il guaio, quando si è un prete è che bisogna accettare i consigli che si danno agli altri.
Un cantico per Leibowitz è iniziato piuttosto bene, sia per l’ambientazione che per la caratterizzazione dei personaggi, posso tranquillamente affermare che m’è piaciuta tutta la prima parte. La seconda parte invece non l’ho digerita: letta con molta fatica non mi è parsa nemmeno lontanamente all’altezza della prima; con la terza si migliora (soprattutto nel finale) ma a mio parere la prima è ancora superiore… ma la cosa che salta maggiormente all’occhio è che – come dicevo all’inizio – si tratta di tre capitoli uniti da un legame molto debole, che a volte pare addirittura forzato.
Questo detto, nella mia classifica anonima e incoerente Un cantico per Leibowitz guadagna nove vispi occhietti di vetro, perfetti anche come fermacarte (occhio che rotolano!).
![]()
| 30 libri | x x x x x x x x x x x x x | 43,33% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x x x x x x x | 90,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x x x | 100,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x x x | 100,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x x | 60,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |

Underworld di Don De Lillo è un rappresentante di prim’ordine dei romanzi appartenenti alla letteratura postmoderna americana. Caratterizzato da uno stile molto frammentato, gli episodi che lo compongono si intersecano fra loro così che descrizioni, dialoghi e pensieri dei personaggi si accavallino in modo apparentemente confusionario, e sia compito del lettore tirare le fila delle differenti linee narrative.
La linea temporale della narrazione va a ritroso: prologo ed epilogo esclusi, le parti del romanzo sono cronologicamente invertite. Questa la struttura di Underworld
La storia inizia il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York, stadio in cui si sta disputando la storica partita di baseball tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers. Dopo essere stati in svantaggio per l’intera partita, al nono inning i Giants, con Bobby Thomson, eseguono un fantastico fuoricampo con tre basi occupate, guadagnando così la vittoria della partita e del campionato.
In Underworld, la palla del fuoricampo è recuperata da un ragazzino entrato allo stadio di straforo, ma al quale è tolta quasi subito. La palla passa così di mano in mano, e viene usata da DeLillo come collante per i diversi episodi del romanzo.
Questo lo storico fuoricampo di Bobby Thomson:
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=LJmtCKLYrJY&w=640&h=475]
Sono i desideri su vasta scala a fare la storia.
Pagina 7 | Pos. 106-7
un brivido letale che richiederebbe un parolone preso a prestito dal tedesco per spiegare il misto di piacere, timore e suspense che ha provocato
Pagina 9 | Pos. 129-30
Quando si vede una cosa del genere, una cosa che diventa un servizio del cinegiornale, ci si incomincia a sentire portatori di un solenne brandello di storia.
Pagina 10 | Pos. 147-48
Leo la roccia, il più grintoso della gang del gasometro, una faccia uscita dritta dalle guerre galliche, che dice col pugno davanti alla bocca: – Oh cazzo di un merdosissimo stronzo.
Pagina 11 | Pos. 163-65
Negli ultimi anni ha messo su peso, e ormai quando si veste davanti allo specchio, inquartato e con la testa da Buddha, è un uomo basso e rotondetto a restituirgli lo sguardo.
Pagina 12 | Pos. 169-70
e allora le spiritosaggini sui piccoletti cominceranno a volare nell’aria come la proverbiale merda che va a sbattere contro il ventilatore.
Pagina 14 | Pos. 211
tirano monete con colpi di pollice e lanci del disco, e la mano del venditore sembra inalare il metallo volante.
Pagina 16 | Pos. 245-46
La prossima volta che senti qualcuno nominare il settimo cielo, pensa a questo.
Pagina 18 | Pos. 275-77
Non si tratta di un impiego pacifico di energia atomica applicata al riscaldamento domestico. È una bomba rossa che produce un gran nuvolone bianco come un dio del tuono dell’antica Eurasia.
Pagina 25 | Pos. 376-78
– Tratta bene quest’uomo, – dice Frank. – Ne ha fatta di strada, per un ebreo sbevazzone. È pappa e ciccia con leader mondiali di cui tu non hai neanche sentito parlare. Prima o poi finiscono tutti nel suo locale a buttar giù un brandy con Toots. Eccetto forse il Mahatma Gandhi. E a lui gli hanno sparato.
Pagina 28 | Pos. 417-19
– È questo che conta nel baseball. Fare quello che si è sempre fatto prima. È questo il collegamento che si crea. È una lunga trafila. Un uomo porta il figlio alla partita e trent’anni dopo è di questo che parlano, quando il vecchio babbeo sta tirando le cuoia in ospedale.
Pagina 34 | Pos. 518-20
Adesso parte l’applauso ritmico, incerto sulle prime, poi sempre più diffuso di gradinata in gradinata. Questo è il modo in cui la folla si introduce nella partita. La ripetuta scansione dei tre applausi ha la forza di una fede abietta, una specie di volontà disperata di evocare qualcosa di magico.
Pagina 36 | Pos. 537-38
L’allenatore entra in campo e mettono Mueller su una barella e lo portano verso gli spogliatoi. Mueller soffre, è la sofferenza che esige la partita -qui un uomo su una barella ha senso.
Pagina 38 | Pos. 574-76
In un paese che ha fretta di creare il futuro, i nomi legati ai prodotti costituiscono una durevole rassicurazione. Johnson & Johnson, e Quaker State, e Rca Victor, e Burlington Mills, e Bristol Myers, e General Motors. Questi sono i venerati emblemi di un’economia fiorente, più facili da identificare dei nomi di battaglie o di presidenti morti.
Pagina 47 | Pos. 714
C’è gente con le mani nei capelli, per tenere il cervello al suo posto.
Pagina 53 | Pos. 802-4
E qual è il rapporto tra Noi e Loro, quanti collegamenti troviamo nel labirinto neurale? Non basta odiare il proprio nemico. Bisogna capire che ciascuno dei due contribuisce alla completezza dell’altro.
Pagina 56 | Pos. 846-47
ha un sorriso sciocco stampato in faccia perché è un uomo di quarantun anni con la febbre alta che sta attraversando di corsa un campo da baseball per intavolare una conversazione con un branco di atleti in mutande.
Pagina 57 | Pos. 872
Ho vomitato addosso a uomini migliori di te.
Pagina 60 | Pos. 918-19
Bill si ferma del tutto ma è troppo furbo per guardarsi intorno. Meglio limitare il campo visivo alla zona immediatamente circostante. Perché non sai chi potrebbe ricambiare il tuo sguardo.
Pagina 62 | Pos. 950
Cos’è una partita di baseball, per farci sentire così?
Pagina 65 | Pos. 991-92
Più in fretta uno decide, meglio si libera del debito con la memoria.
Pagina 85 | Pos. 1293-94
Sapevo che non eravate il Texas Highway Killer perché questo non è il Texas.
Pagina 87 | Pos. 1324
Fece di nuovo quel rumore. Una lunga e uggiolante lettera k. e io conclusi che più parlava più mi era debitrice.
Pagina 87 | Pos. 1334-35
È interessante pensare alla grande esplosione del cielo che noi riduciamo a forme di animali e utensili da cucina.
Pagina 89 | Pos. 1363-64
A volte mi capita di vedere qualcosa di così emozionante che so di non dovermi attardare. Guardalo e vai. Se rimani troppo a lungo, esaurisci l’impatto indescrivibile. Amalo, credici e vattene.
Pagina 94 | Pos. 1432-36
Viaggiavo fino alle pianure costiere del Texas e controllavo uomini in tuta spaziale che seppellivano bidoni di rifiuti pericolosi in giacimenti di sale sotterranei vecchi di milioni d’anni, i resti disseccati di un oceano mesozoico. Nel nostro mestiere era una convinzione religiosa, che questi depositi di salgemma non avrebbero lasciato trapelare le radiazioni. I rifiuti sono una cosa religiosa. Noi seppelliamo rifiuti contaminati con un senso di reverenza e timore. È necessario rispettare quello che buttiamo via.
Pagina 95 | Pos. 1443-46
Mio figlio un tempo era convinto di poter guardare un aereo in volo e farlo esplodere a mezz’aria con la semplice forza del pensiero. Era convinto, a tredici anni, che il confine tra lui e il mondo fosse abbastanza esile e permeabile da permettergli di influenzare il corso degli eventi. Un aereo in volo era una provocazione troppo forte per ignorarla.
Pagina 95 | Pos. 1446-47
Guardava un aereo prendere quota dopo il decollo da Sky Harbor e intuiva un elemento catastrofico insito nel fatto stesso di un oggetto volante pieno di gente.
Pagina 95 | Pos. 1450-51
È tipico dell’adolescente immaginare la fine del mondo come un accessorio del proprio scontento.
Pagina 96 | Pos. 1460-61
Lamentatevi della tecnologia finché volete, ma in realtà aumenta la stima di noi stessi, e ci collega, con i nostri abiti ben stirati, alle cose che passano nel mondo altrimenti inosservate.
Pagina 110 | Pos. 1682-83
Alle persone famose non piace sentirsi dire che qualcun altro condivide le loro qualità.
Pagina 118 | Pos. 1795-96
Sentii una musica di sottofondo, un cantante melodico che interpretava una canzone dimenticata, il tipo di ballata che a volte comprende un paio di strofe in un italiano biascicato, ed era gradevolmente sommessa, pensai, genuina, priva di umorismo condiscendente.
Pagina 118 | Pos. 1801-7
– Questo negozio è in una posizione strategica, -disse Brian, – ai confini della nuova frontiera. Mi sembra già di vederla, una città satellite, svilupparsi a partire da quest’unico negozio, un migliaio di fabbricati, è così che me l’immagino, disposti a raggiera intorno alla rivendita di preservativi. Come una città medioevale con il castello in pieno centro. – I castelli allora li costruivano alla periferia. – Ma vaffanculo. Dai qualche segno di sorpresa, no? Hanno preservativi al gusto di pesca. E i ragazzi vengono qui a socializzare, danno un’occhiata in giro, per vedere che aria tira. Mi aspetto di sentire Al Hibbler cantare Unchained Melody. – Al Hibbler era bravo. – Bravo? Ma che cazzo, era fantastico! Tu credi che Ray Charles sia cieco? Al Hibbler sì che era cieco. Dai, reagisci!
Pagina 119 | Pos. 1816-17
Mio fratello è andato in giro con un preservativo in tasca per tutta l’adolescenza. Una volta me lo mostrò, dovevo avere dodici anni, credo. Aprì il portafoglio e mi mostrò un aggeggio avvizzito come un pene moscio e non credo di essermi più riavuto.
Pagina 120 | Pos. 1831-32
lui cantava con sentimento, con una voce sommessa e roca – il ritmo e il fraseggio erano perfetti, la pigra fine dei versi insipidi, su una lettera d’addio, ma resi vivi e passionali dalla sua voce tormentata
Pagina 120 | Pos. 1838-39
C’erano preservativi lecca-lecca, c’erano boxer con personaggi da fumetto a forma di preservativo, fluttuanti e con le teste a capezzolo, che parlavano in Spermiano.
Pagina 121 | Pos. 1849-51
hanno fatto un’esercitazione a scuola, la Giornata di Simulazione dell’Apartheid. – Cosa sarebbe? – Esattamente quello che dicono le parole.
Pagina 125 | Pos. 1902-4
Avevo cercato di bere porto per un po’, giusto per vedere che effetto faceva, come suonava, un bicchiere da porto, un vino rinforzato, e adesso usavo il bicchiere da porto per la mia vodka, versandola ghiacciata, sciropposa e opalescente.
Pagina 126 | Pos. 1918
Io soffro di un disturbo raro che affligge gli uomini mediterranei. Si chiama amor proprio.
Pagina 127 | Pos. 1937-40
Tornai in cucina e spensi la luce. Poi andai in soggiorno e guardai il divano color terra di Siena. Era un mobile nuovo, una cosa da guardare e assorbire, un oggetto che la stanza avrebbe incorporato col tempo. Toglieva la maledizione al pianoforte. Avevamo un piano che nessuno suonava, uno dei pezzi dell’eredita di Marian, un oggetto che ci opprimeva tutti con la sua vita precedente, come un tappeto di pelle d’orso.
Pagina 128 | Pos. 1948-51
Esitò a rispondere. Forse la mia era un’osservazione divertente, al di la delle intenzioni. Marian mi guardò e uscì dalla stanza. Sentii lo scroscio della doccia dall’altra parte del corridoio, e capii di aver sbagliato tutto. Avrei dovuto intavolare l’argomento quando ero sulla porta e lei guardava la tv. Così avrei potuto farla io, la scena di chi esce dalla stanza.
Pagina 129 | Pos. 1964-66
A casa nostra volevamo una spazzatura pulita, sana e sicura. Sciacquavamo le bottiglie vecchie e le mettevamo negli appositi bidoni. Toglievamo doverosamente la carta frusciante dalle scatole di cereali. Era come preparare un faraone per la morte e la sepoltura.
Pagina 129 | Pos. 1975-80
Nella torre bronzea usavamo la retorica delle minoranze oppresse per bloccare misure legislative che avrebbero nuociuto ai nostri affari. Arthur Blessing era convinto, il nostro direttore, che i sentimenti autentici si levassero dalle strade fluttuando verso l’alto, pronti a essere manipolati dall’azienda. Imparammo a lamentarci, ad appropriarci del linguaggio della vittimizzazione. Arthur ascoltava gangsta rap tutte le mattine alla radio. Canzoni sul dare di fuori, darla via e andare in pari, prendere quello che ci spetta di diritto con mezzi violenti se necessario. Era convinto che questo fosse l’unico tipo di approccio che faceva colpo su Washington.
Pagina 130 | Pos. 1980-81
Arthur una volta mi recitò alcune strofe sull’aereo dell’azienda e insieme ridemmo la sua risata balorda, una serie di ah ah articolati, chiari, lenti e ben distanziati, come ridere con le parole.
Pagina 130 | Pos. 1986-88
Bisogna tagliarlo grosso. Questo lo diceva del pane, la pagnotta rotonda dalla crosta spessa che lui chiamava pane di Campobasso, dal nome del negozio, che a sua volta prendeva nome da una città di montagna sulla spina dorsale d’Italia. Anche il pane migliore, diceva, se lo tagli fine, non vale niente.
Pagina 131 | Pos. 2000-2004
Marian e io vedevamo i prodotti in termini di spazzatura anche quando luccicavano sugli scaffali dei negozi, ancora invenduti. Non ci chiedevamo, Che pietanza sarà? Ci chiedevamo, Che tipo di spazzatura sarà? Sicura, pulita, ordinata, facile da eliminare? La confezione potrà essere riciclata e trasformata in buste marroncine difficili da incollare? Prima vedevamo la spazzatura, poi vedevamo il prodotto come cibo, lampadine o shampoo antiforfora. Quanto vale come spazzatura, ci chiedevamo. Ci chiedevamo se fosse corretto consumare un certo prodotto venduto in una confezione destinata a durare un milione di anni.
Pagina 133 | Pos. 2037-39
Jerry il pilota disse: – Bisogna che il vento resti esattamente com’è. Allora possiamo farcela senza problemi, credo. Ma dobbiamo essere fortunati. Questo fece ridere entrambi. Ridevamo, più leggeri dell’aria, e il pallone non sembrava tanto un prodotto della scienza quanto una preghiera improvvisata.
Pagina 138 | Pos. 2115-16
Sono anni che non guardo una mappa vera. È una cosa alla Robert Louis Stevenson, studiare una mappa. Noi abbiamo cartine di autostrade e motel. Le nostre cartine hanno punti di ristoro e simboli di sedie a rotelle.
Pagina 139 | Pos. 2121-23
Usava un cuscino da lettura quando era a letto. Glielo avevo ordinato io da un catalogo, jacquard color rubino, un cuscino a forma di cuneo che si bilancia perfettamente in grembo e regge il libro o la rivista alla giusta angolazione, con i tasselli per il libro incorporati e un’asola dietro per infilarci gli occhiali da lettura.
Pagina 140 | Pos. 2143-44
L’ultima volta l’ho installata da sola, ma questa volta non combaciava niente. – Perché l’universo è in espansione.
Pagina 142 | Pos. 2170-77
Bisogna conoscerla, la sensazione di una palla da baseball nella mano, bisogna tornare un po’ indietro, collegare molte cose, prima di riuscire a capire perché si possa stare seduti in poltrona alle quattro del mattino con in mano un oggetto del genere, e stringerlo – il modo rassicurante in cui aderisce al palmo, il centro di sughero che la rende leggera, e le zone ruvide di una palla vecchia, la pelle segnata, il piacere con cui il pollice strofina pigramente il cuoio liso. Una palla da baseball la si strizza. La si spreme, per così dire, o la si munge. La resistenza del materiale pressato fa venir voglia di stringere più forte. C’è un equilibrio, una piacevole tensione animale tra l’oggetto di pelle dura e la mano ad artiglio, con le vene gonfie per lo sforzo. È la sensazione delle cuciture in rilievo sulla punta delle dita, contorni di filo simili a gobbe sotto le articolazioni delle nocche – il cotone ritorto che può esser visto come un’impronta di pollice ingigantita, un ingrandimento delle spirali sul polpastrello del tuo pollice.
Pagina 148 | Pos. 2261
Forse desidera che lo smascherino in modo da poterle mettere a parte del segreto.
Pagina 148 | Pos. 2267-71
È strano il modo che ha sua madre di entrare a spintoni dalla porta, introducendosi con una spallata insieme ai sacchetti della spesa, ai fagotti e alla borsetta che porta con la tracolla infilata dalla testa e di traverso sul corpo, o trascinando una sacca per il manico, tirandola dentro a strattoni dal corridoio con un movimento a perno della gamba, producendo nel contempo almeno sei tipi diversi di rumore anche quando non è carica di pacchi, portandosi dentro le strade, la metropolitana, gli autobus, tutti i rumori e la fatica di battere la città in lungo e in largo
Pagina 150 | Pos. 2294-2301
C’è un ragazzo nella sua classe che mangia le pagine del libro di storia quasi ogni giorno. Bisogna vederlo, si piazza il libro aperto sulle ginocchia, sotto il banco, e accartoccia furtivamente una pagina man mano che la strappa dalla costa cercando di farla frusciare il meno possibile. Poi la sua strategia è di aspettare un po’ prima di portarsi la mano alla bocca fingendo di tossire, con la pagina stretta in pugno, come se niente fosse. Poi si ficca in bocca la pagina con tutte le lettere stampate a inchiostro e le date imparate a memoria, e assimila in silenzio. Aspetta un altro po’, lasciando poltrire la pagina in bocca. Poi la mastica lentamente, con cura ma non fino in fondo, badando bene a non serrare i denti per ridurre il rumore al minimo, e Cotter cerca di immaginare che sapore abbia, la carta con tutti i punti e gli spigoli inzuppati di saliva, mentre si ammorbidisce, si affloscia e si spappola in modo da andare giù liscia. Bè, non è che gli vada giù così liscia.
Pagina 155 | Pos. 2368-70
Cotter non vuole andare troppo in là. Sa che la peggior trappola del mondo è schierarsi con suo padre contro sua madre. Deve calibrare ogni mossa, dire questo e fare quest’altro, ma la cosa a cui deve fare più attenzione è stare dalla parte di sua madre. Altrimenti è spacciato.
Pagina 157 | Pos. 2408-10
Si mette alla finestra a guardare la strada sottostante. A scuola gli dicono sempre di smetterla di guardare fuori dalla finestra. Questo o quell’insegnante. La risposta non è la fuori, gli dicono. E lui vorrebbe sempre rispondere che invece è proprio là, che sta la risposta. C’è chi guarda fuori dalla finestra e c’è chi si mangia i libri.
Pagina 159 | Pos. 2426-27
La sua mente è presa da altri problemi al punto che guardando il cibo nel piatto deve fare uno sforzo per ricordarsi a cosa serve.
Pagina 162 | Pos. 2475
Il nastro si snoda con quella traballante assenza di eventi che contraddistingue i video familiari.
Pagina 166 | Pos. 2540-43
Te ne stai lì seduto e ti chiedi se questo tipo di crimine non sia più facile da quando sono diventati di uso comune i mezzi per registrare un evento e proiettarlo immediatamente, senza un intervallo neutrale, uno spazio e un lasso di tempo equilibranti. La registrazione-e-proiezione intensifica e comprime l’evento. Suscita il bisogno di ripeterlo.
Pagina 167 | Pos. 2546-47
È famosa alla maniera moderna delle persone i cui nomi vengono strategicamente taciuti.
Pagina 167 | Pos. 2550-51
È istruttivo, guardare un uomo colpito a morte mentre guida tranquillamente la macchina in una giornata di sole. Dimostra una verità elementare, che ogni respiro che fai ha due possibili conclusioni.
Pagina 172 | Pos. 2636-38
Le mancavano più che mai sua madre e suo padre, ed erano morti da nove e sei anni, e adesso erano forze più potenti, così profondamente presenti nella sua vita che capiva perfettamente come mai la gente vedesse i fantasmi e parlasse con i morti.
Pagina 173 | Pos. 2640
Gli disse che rimpiangeva il fumo sebbene non fosse riuscita a smettere di fumare.
Pagina 173 | Pos. 2650-52
Tutte quelle macchine avevano il cosiddetto look d’avanguardia. Aerodinamiche come jet da combattimento. Ma poi si scoprì che avanguardia non voleva dire futuro. Voleva dire fallo adesso, goditela, perché stanno arrivando gli anni Sessanta, bim bum bam.
Pagina 179 | Pos. 2743-45
Deve sapere che per tutti gli anni Cinquanta la gente è rimasta chiusa dentro casa. Uscivamo solo per salire in macchina. I parchi pubblici non erano pieni di gente come adesso. Un museo era una serie di stanze vuote con cavalieri in armatura e un guardiano insonnolito ogni sette secoli.
Pagina 180 | Pos. 2750-53
La gente aveva il presentimento che quella partita fosse legata a qualcosa di molto più grosso. Per cui passarono attraverso il processo mentale di chiedersi, Voglio davvero uscire e trovarmi tra la folla, che è il posto peggiore in cui essere se succede qualcosa di orribile, oppure sarà meglio che resti a casa con la mia famiglia e il mio televisore nuovo di zecca, come suggerisce il buon senso, nel suo mobiletto impiallacciato d’acero.
Pagina 192 | Pos. 2931-32
La realtà non accade finché non si analizzano i puntini.
Pagina 193 | Pos. 2952-54
Allora, c’erano due tunnel, uno qui e uno là, e Marvin gli fornì tutte le indicazioni per entrambi i percorsi e le possibili alternative. Brian il tonto strinse gli occhi e annuì vigorosamente, sebbene sapesse che non avrebbe ricordato una parola, una volta salito in macchina.
Pagina 203 | Pos. 3100-3103
– Ho un tumore a forma di fungo. – Sì. – Il dottore lo chiama massa funghifera. – Non conosco il termine. – Non lo conosco neanch’io. Sul vocabolario non c’è, l’ho cercato su due vocabolari diversi. Quando devono coniarli, i loro termini, significa che ti stanno dicendo addio e tanti saluti.
Pagina 205 | Pos. 3140-41
Si strinsero la mano scambiandosi il sorriso ironico di due avversari che non possono massacrarsi di botte solo perché il contesto non lo permette.
Pagina 214 | Pos. 3279-82
Lui era un solitario, per usare un termine romantico, solo che era peggio di così, era di un egocentrismo patologico, non per vanità o per stupidità, ma per una forma di paura, una mentalità congenita, una ristrettezza di vedute che equivaleva a una forma di paura. Una paura che gli impediva di vedere gli altri se non come ostacoli, piccole forme nebulose che interferivano con la sua solitudine, con la durezza del suo modo di essere.
Pagina 216 | Pos. 3306-7
Si è macchiato di un crimine impensabile, per un italiano. Ha abbandonato la sua famiglia. Non hanno neanche la parola, per una cosa del genere.
Pagina 218 | Pos. 3329-30
Non hai idea della stazza di Mingus, era grosso come tre uomini infilati nello stesso vestito.
Pagina 219 | Pos. 3358-60
Vuole che vada allo zoo perché gli animali sono veri. Sono animali da zoo, gli ho detto. Animali che vivono nel Bronx. Alla televisione posso vedere gli animali nelle foreste pluviali o nel deserto. E allora quali sono quelli veri e quali quelli finti?
Pagina 225 | Pos. 3436-37
Aveva studiato il libro da cima a fondo e si era messo davanti alla scacchiera, a provare una mossa dopo l’altra. Suo fratello entrava nella stanza, rovesciava i pezzi sulla scacchiera e usciva dalla porta senza dire una parola.
Pagina 225 | Pos. 3446-48
A scacchi, l’avversario lo schiacci. Non è che vinci o perdi. Lo schiacci. Lo annienti. Lo spogli della sua dignità, della sua virilità o femminilità, lo distruggi, lo smascheri pubblicamente come un essere inferiore. E poi godi alla faccia sua. Tutte le cose che mi davano un piacere così scoperto, ho incominciato a odiarle.
Pagina 245 | Pos. 3744-46
Il caffè lo beveva nero, il mattino con un filo di whiskey di segale, giusto uno schizzetto, una punta, e il pomeriggio con l’anisette. Una bella botta, una sorsata di essenza di finocchio, e forse ancora un goccino di whiskey, giusto per il sapore, prima di andare a letto, senza caffè questa volta, proibito dal medico, era ovvio, ma proprio un filino, un’idea, la sorsata più rapida nella storia delle bevute colpevoli.
Pagina 249 | Pos. 3812-14
Gli sembrava di ricordare che lo Spirito Santo venisse rappresentato in forma di colomba, giusto? Ogni fantasma è santo, pensò tra sé, ma bisognerà che me ne facciate vedere uno prima che mi genufletta.
Pagina 252 | Pos. 3856-57
Le stagioni si fondevano l’una con l’altra, gli anni erano una stordita macchia confusa. Come il tempo sui libri. Il tempo sui libri passa nel giro di una frase, molti mesi e anni.
Pagina 254 | Pos. 3887-88
Sapeva che circolavano storie sul suo passato, sul fatto che faceva roteare il rosario dai grossi chicchi per sbattere la croce di ferro sulla bocca degli allievi, le cose allora erano più semplici.
Pagina 259 | Pos. 3969-70
Gracie non riusciva a capire perché i tossici non badassero a usare un ago pulito. Questa trascuratezza la faceva sbuffare di rabbia.
Pagina 259 | Pos. 3971
Se si sa di non valere niente, solo la scommessa con la morte può gratificare la vanità.
Pagina 270 | Pos. 4134-35
Mise la copia di Time nell’armadio insieme alle vecchie riviste che aveva smesso di leggere ormai da decenni, da quando aveva perso la fede nelle stelle del cinema.
Pagina 271 | Pos. 4149-51
Nick stava cercando la rivista che aveva messo da parte per il viaggio a Houston. Riservava certe letture ai viaggi d’affari, cose che altrimenti non avrebbe mai degnato d’uno sguardo, riviste le cui pile erano un rimprovero costante fin quando non finivano sul marciapiede nel giorno designato.
Pagina 291 | Pos. 4457
non hai mai sentito qualcosa straripare dal centro della persona che sei per assumere la forma della persona che dovresti essere?
Pagina 292 | Pos. 4464-65
La sua arma era la vecchia 38 di suo padre. Non aveva una grande potenza, non sparava attraverso blocchi di cemento né faceva buchi grossi come un pugno nelle silhouette dei bersagli. Uccideva la gente e basta.
Pagina 301 | Pos. 4606-7
Enormi quantità di eroina, ho sentito dire. Ma da quando in qua l’eroina viene spedita dagli Stati Uniti in estremo oriente? Non ha senso.
Pagina 309 | Pos. 4733-40
Ti dirò cosa vedo qui, Sims. Il panorama del futuro. L’unico panorama che resterà da guardare. Più i rifiuti saranno tossici, più aumenterà il livello di sforzo e di spesa che i turisti saranno disposti a tollerare per visitare il sito. Però credo che non dovreste isolare questi siti. Isolare i rifiuti tossici va bene. Li rende più grandiosi, più minacciosi e magici. Ma la spazzatura ordinaria dovrebbe essere piazzata nelle città che la producono. Esponete la spazzatura, fatela conoscere. Lasciate che la gente la veda e la rispetti. Non nascondete le vostre strutture. Create un’architettura fatta di immondizia. Progettate fantastiche costruzioni per riciclare i rifiuti e invitate la gente a raccogliere la propria spazzatura e a portarla alle presse e ai convogliatori. Così imparerà a conoscere la propria spazzatura. Il materiale a rischio, i rifiuti chimici, le scorie nucleari, tutto questo diventerà un remoto paesaggio all’insegna della nostalgia. Gite in autobus e cartoline, posso garantirlo.
Pagina 323 | Pos. 4946-49
Il sesso è qualcosa che puoi avere. Per alcune persone, per la maggior parte delle persone, è la cosa più importante che possono avere senza essere nati ricchi o intelligenti e senza dover rubare. È ciò che la vita può darti nella stessa misura in cui lo concede ad altri, se non addirittura in misura maggiore. Una cosa che puoi avere senza dover andare al college per sei anni. E poi, non è né una religione né una scienza, ma si può esplorarlo e imparare molto su se stessi.
Pagina 345 | Pos. 5278-81
– E qual è il segreto della Groenlandia? – Primo, esiste sul serio? Secondo, perché continua a cambiare dimensioni e posizione? Terzo, come mai non si riesce a trovare nessuno che ci sia stato personalmente? Quarto, una decina di anni fa, un B-52 precipitò sull’isola, ma non misero forse tutto a tacere, tanto che non si è mai saputo se a bordo ci fossero armi nucleari? Marvin disse nuculari.
Pagina 345 | Pos. 5286-87
L’Islanda è verde. L’Islanda si vede alla tv. Si vedono le case e la campagna. Se l’Islanda è verde, di che colore è la Groenlandia, bianca?
Pagina 352 | Pos. 5393-94
Tommy fece un sorriso così fugace e impercettibile che avrebbe potuto essere impresso solo su una pellicola sviluppata dalla Nasa.
Pagina 353 | Pos. 5405-6
Marvin sentì una fitta al petto come un coreano in pigiama che spezza un mattone con la forza della mano nuda.
Pagina 355 | Pos. 5440-41
scoprì che la Lucky Argus aveva già scaricato ed era ripartita, trasportata dalla corrente, una forma scura che avanzava a tutto vapore – è così che si dice? – nella notte fitta di pericoli.
Pagina 357 | Pos. 5467-68
Voglio farti vedere una fotografia che ho a casa. Una foto fantastica, degli anni Cinquanta, credo, ma non sono sicuro. Charlie Parker in completo bianco in un locale non so dove. Una foto davvero grande, grande.
Pagina 360 | Pos. 5513-14
Lo sai come va con le voci. Non è che qualcuno te lo dica. Le senti e basta.
Pagina 363 | Pos. 5557-60
L’ho visto una volta alla tv, – disse Sims, – mentre lo facevano salire su una macchina non numerata per portarlo in tribunale, e un detective gli mise una mano sulla testa perché non la sbattesse contro il telaio della portiera, e ricordo di aver pensato, ma tu guarda quanti sforzi fa la polizia per impedire che questi criminali sbattano la testa quando salgono in macchina, è una vera e propria mania dei poliziotti, ultimamente, questa mano sulla testa.
Pagina 365 | Pos. 5589-92
East Coast è un’espressione che sento ripetere continuamente da quando sono venuto in questa parte del paese. Ma per me non è un luogo geografico. È un riferimento temporale, un’affermazione di tipo temporale, che parla di tutti gli strati della vita e dell’esperienza, è tempo camuffato, è ora di godersela, è tempo fumoso e fugace spacciato per un posto ben preciso.
Pagina 369 | Pos. 5651-54
Ascoltai il trombettista blues, un ragazzo con un vestito malandato, e mi colpì la sua negritudine, una nerezza africana, sapete, quel nero saturo di una certa fascia del continente, una striscia nomadica di gente dalla grazia estrema e slanciata del deserto, ma vidi nei gesti e nella postura, da come si asciugava la saliva dalle labbra con la lingua tra un attacco e l’altro, l’appartenenza alla cultura popolare locale – uno dei tanti trombettisti inquieti di un ghetto urbano.
Pagina 370 | Pos. 5660-79
Dieci minuti dopo eravamo fuori dal locale e, mentre aspettavamo che ci riportassero la macchina, Sims mi appoggiò le mani sulle spalle e mi diede una testata. Non sapevo bene come prenderla. Sims fece un sorriso tirato e mi colpì di nuovo, sulla fronte, e io non riuscivo a capire se il suo era un gesto impulsivo alla fine di una lunga serata, quando si è inebetiti dall’alcol e arrochiti da chiacchiere e fumo, un gesto che sanciva la chiusura della serata, o se era qualcosa di più intenzionale. Scostai le sue braccia e gli restituii la testata, gli appoggiai le mani sulle spalle e lo colpii, e lui mi guardò con interesse e tornò a colpirmi. Faceva male naturalmente, provocava una pulsazione dolorosa, era un gesto breve, un colpo, una botta, un trauma che si ripercuoteva sulla nuca, scendendo come una scossa elettrica sul collo e sulle spalle. Ed era a distanza ravvicinata, occhi negli occhi, una zona di combattimento che non lasciava spazio di manovra e impediva una tattica più raffinata, il campo visivo invaso da una certa dose di rancore esplicitato, uno sguardo torvo e minaccioso, con le palpebre semiabbassate, una specie di occhiata assassina sonnacchiosa, ottusa e pesante. Ero più alto di Sims ma non altrettanto solido e voluminoso, per di più non avevo mai usato la testa come uno strumento da assedio medievale. Gli diedi una testata appena sopra il naso, che gli fece male, me ne accorsi, fece partire un messaggio che gli risuonò nel cranio. Sims reagì a tono. Mi colpì così forte che per poco non caddi all’indietro, sfuggendo alla sua presa, e in quella comparve il ragazzo con la macchina e si fermò a guardare. Era un dolore elettrico e compatto, che riduceva tutto al suo particolare tipo di intontimento, che faceva sembrare il mondo oltre la mia testa piccolo e annebbiato. Era proprio questo che stavamo facendo, ci stavamo scornando, escludendo tutto eccetto le testate, gli sguardi torvi e il dolore. Quando Sims mi diede un’altra testata mi ritrassi di qualche centimetro nel tentativo di attutire il colpo, e lui sporse il mento e mi fulminò con lo sguardo. Il dolore, in fondo, è un tipo di informazione come un altro. Ci scornammo ancora una volta, una volta per ciascuno, e il ragazzo rimase a guardare con le chiavi della macchina in mano.
Pagina 376 | Pos. 5761-66
Lessi la scritta su una placca e poi osservai Jeff che faceva la posta a uno scoiattolo. Non portava il berretto, ma non dissi niente, mi limitai a pensare, cazzi tuoi piccolo, non dire che non ti avevamo avvertito. Poi mi intenerii e lo chiamai per dargli le chiavi della macchina. Lo sforzo per addolcirmi, lo sforzo per mollare e cedere, per amarlo nella sua incurante e pigra goffaggine, bè, fu una cosa terribilmente difficile, per quanto piccola, per quanto piccola e fugace possa sembrare – fu sorprendentemente difficile. Ma alla fine lo chiamai e gli diedi le chiavi della macchina, sapevo che gli sarebbe piaciuta l’idea, e gli dissi di prendere il berretto, chiudere a chiave la macchina e riportarmi le chiavi, e lui partì a razzo, felice come una pasqua.
Pagina 393 | Pos. 6020-22
Tu non sei un uomo geloso, capisci. Io invece sono proprio geloso. E quando dico geloso, intendo nel senso pieno della parola. Geloso di tutti, – dice Antoine. – La parola non vuol dire un cazzo se non la prendi nel suo significato pieno. Ha bisogno di un aggettivo. Tipo geloso pazzo, o geloso perso. Così quando dico che sono geloso, devi immaginare occhi iniettati di sangue.
Pagina 397 | Pos. 6087-88
Cosa ci fa una piramide su una banconota americana? Questa è una domanda che è giusto porsi.
Pagina 398 | Pos. 6088-89
un cane che ha preso tanti di quei calci da scambiarli per coccole.
Pagina 412 | Pos. 6304-5
– Non ti dà fastidio lavorare nello stesso posto in cui vivi? – Per me lavorare e vivere sono una cosa sola
Pagina 414 | Pos. 6345-47
Si rese conto che da un po’ vedeva la bocca di Mick Jagger dovunque andasse. Forse era il logo del mondo occidentale, lo sberleffo e il broncio che ti segue per strada – le piaceva vederlo ballare col suo passo diabolico, ma la bocca le sembrava un oggetto a sé, come un effetto aggiunto in seguito.
Pagina 424 | Pos. 6497-99
Era un uomo alto e florido, Jack Marshall, un pubblicitario di Broadway perennemente sul punto di restarci secco, avete presente il tipo, fumano e bevono pesantemente, non dormono mai, hanno il cuore malandato e quando tossiscono sollevano tempeste di catarro e il fatto eccitante di conoscerli è, pensava Klara, indovinare quando cascheranno a testa in giù nella minestra.
Pagina 425 | Pos. 6513-15
– Ho dovuto lasciarlo perché non volevo più vivere con lui. – Qual era il problema? – È un uomo, – disse Acey.
Pagina 432 | Pos. 6615-17
Acey mi ha detto che è andata a una festa e ha chiesto a un uomo, Cosa vogliono veramente gli uomini dalle donne?, e lui le ha risposto, Pompini, e lei gli ha detto, Ma quelli ve li potete fare anche tra di voi.
Pagina 461 | Pos. 7065-66
L’evento consisteva nella proiezione del leggendario film perduto di Sergej Ejzenastejn intitolato Unterwelt
Pagina 463 | Pos. 7089-91
Miles conosceva Ejzenastejn a menadito. Lo conosceva più di quanto non fosse umanamente salutare. Conosceva a memoria la sequenza della gradinata della Corazzata Potemkin. La cadenza mortale degli stivali neri. Le giubbe bianche dei soldati. La madre che si porta debolmente la mano alla vita. Le ruote posteriori della carrozzina che girano uscendo dal quadro.
Pagina 464 | Pos. 7109-11
Era solo un film, per l’amor del cielo, muto oltretutto, del quale probabilmente nessuno aveva mai sentito parlare fino a quando il Times non aveva pubblicato un articolo sul supplemento domenicale. Ma è così che un’aberrazione comportamentale, una volta messa in moto, si trasforma in frenetico fanatismo.
Pagina 474 | Pos. 7265-67
Non si faceva arte bombardando marciapiedi e muri. Bisogna firmare i treni. I treni arrivano rombando dalle gallerie, tutti uguali, ne becchi uno e quello diventa tuo, visibile su tutta la rete, così entri nella testa della gente e gli vandalizzi i bulbi oculari.
Pagina 487 | Pos. 7467-69
Aveva avuto la sensazione di intravedere un orribile sistema di collegamenti in cui era impossibile stabilire la differenza tra una cosa e l’altra, tra una lattina di minestra e un’autobomba, perché erano fatte dalla stessa gente nello stesso modo e in ultima analisi si riferivano alla stessa cosa.
Pagina 499 | Pos. 7638
Bisogna fare la cosa che si sa fare meglio. Questa è la sicurezza.
Pagina 520 | Pos. 7973-74
Fare complimenti falsi è una faticaccia, – disse Klara. – Ecco perché lo evito.
Pagina 529 | Pos. 8103-10
Perché l’hai scritto così, disse sua madre, Sachs non è un nome difficile. E lui disse, Non è questione di facile o difficile. Cosa sarebbe questo s-a-x, disse sua madre. Cos’è, stai cambiando mestiere, è questo che significa? Adesso abbiamo in casa un musicista jazz? Lui disse, È una sciocchezza, lascia perdere. Non è affatto una sciocchezza, disse sua madre. Si pronuncia allo stesso modo, disse lui. È veramente una sciocchezza. L’ho scritto così perché è più facile da pronunciare in treno, per gente abituata a nomi facili. Se ci fai caso, tutti i nomi sono semplici, in affari. Sachs è un nome facile, disse sua madre. Non è un nome difficile, a meno che il treno di cui parli non sia pieno di gente, diciamo, debole di comprendonio. Il nome da ragazza di sua madre era Soloveichik.
Pagina 530 | Pos. 8117-19
E com’era curioso, quanta distanza cercava di percorrere dal suono rasposo di quel c-h, con tutta la sua ampiezza di riferimenti, la sua storia e la sua cultura gutturali, tutti quei pesanti odori e accenti nel corridoio – da tutto questo alla x di ignoto, al simbolo di mister anonimo.
Pagina 536 | Pos. 8215-17
quello era il famoso sparo alla testa e la gente dovette fare i conti con l’impatto – a parte il fatto che era il presidente la vittima, al di là dei limiti estremi di questo fatto, dovettero tutti fare i conti con l’impatto che qualunque proiettile ad alta velocità progettato per essere letale crea con qualsiasi testa umana
Pagina 541 | Pos. 8291
C’è gente che finge di morire, io fingo di vivere.
Pagina 550 | Pos. 8431-36
Ma prima che arrivasse la neve e il terreno si indurisse, installarono il campo da golf. Un minigolf, una novità. Scaricarono l’equipaggiamento in un campo vicino alla sala mensa in una dolce e limpida giornata di novembre. Castelli e rampe di compensato. Paccottiglia sufficiente per nove buche. Piccoli mulini ad acqua, ponti e non so che altro. Osservai il tutto prendere forma con una strana incredulità. Mi sentivo imbrogliato e tradito. Ero qui per un’accusa seria, un omicidio, e quale che fosse la definizione, quale che fosse l’etichetta burocratica con cui lo classificavano, si trattava pur sempre della distruzione di una vita, e questo era il posto che mi spettava, confinato in un correzionale, ma la gente che mi ci aveva messo si stava prendendo gioco della mia mente.
Pagina 552 | Pos. 8459-70
– Capito, ragazzi? E devo dire che a un certo livello mi prende. Essere sul filo del rasoio. È un bella botta, ragazzi. Potete dire quello che volete a proposito di vivere al limite estremo. Sì, lo so, fumate un po’ d’erba il sabato sera. Per essere a la page. In più, una sera vi è capitato di attraversare Watts in macchina e non riuscite a smettere di parlarne. Vi ha fatto accapponare la pelle. Tutti quei negri con i loro cappelli bassi e rotondi. No, lasciate che ve lo dica, il limite estremo è questa roba qui. Il vero estremo non è dove scegliete di vivere voi, ma dove vi sistemano loro, contro la vostra volontà. Questo evento è infinitamente più profondo e più elettrizzante di qualsiasi cosa possiate mai decidere di fare in vita vostra. E sapete cos’è? Sapete di cosa si tratta? Si tratta di ventisei ragazzi di Harvard che decidono del nostro destino. Si girò verso le quinte e indicò un’oscura presenza, mentre uno scoppio di risate esplodeva sopra le teste ammassate. – Capito? Questi qui sono i ragazzi dei ristoranti esclusivi e delle società segrete. Hanno strette di mano in codice talmente complicate che ci vogliono tre minuti buoni per fare tutte le mosse. Se salti un passaggio sei fottuto per sempre. Devi dimetterti dal country club, dire addio alle opzioni in borsa e alla pensione da dirigenti, mentre tua moglie scompare in una nebbia di sbronze segrete. Devi essere hip per restare in contatto. Questi ragazzi portano boxer a disegni geometrici con l’itinerario di fuga loro assegnato per quando cominceranno a piovere i missili.
Pagina 580 | Pos. 8883-84
gli ingredienti di questi fertilizzanti, con l’aggiunta di un carburante, potevano produrre un contrattempo piuttosto rumoroso se prendevano fuoco.
Pagina 592 | Pos. 9073-75
quanto può essere serio un uomo se non sperimenta fino in fondo gli appetiti e le passioni della sua razza, anche solo per reprimerle o usarle, in un modo o nell’altro, proficuamente?
Pagina 596 | Pos. 9136
Le cose di ogni giorno rappresentano la conoscenza più trascurata.
Pagina 601 | Pos. 9208-26
– L’arcangelo Gabriele appare nel cielo sopra l’Avana. Le guardie del corpo svegliano Castro che dice, Lasciatemi in pace, ma loro gli riferiscono che c’è un messaggero di Dio e allora lui monta su un elicottero e sale in cielo. L’angelo indossa una tunica bianca e tiene in mano una tromba fiammeggiante e Castro si incuriosisce nel vedere che Gabriele è nero. Fantastico, pensa, un negro articolato, possiamo avere un dialogo autentico senza tante stronzate. Castro dice all’angelo, Io non credo in Dio, ma permettimi di chiedertelo, Da che parte state voi in questa crisi? E l’angelo dice, Te lo dirò soltanto una volta. Dalla parte che ha il baseball e il jazz. Noi abbiamo il baseball e il jazz, fa Castro. La chiamiamo musica afrocubana e ti piacerebbe un casino, amico. Va forte. E Gabriele dice, Non fare tanto il furbo con me, rottinculo. Io ho suonato con Bird, tanto perché tu lo sappia. Sì, facevamo jam session al Minton, ai vecchi tempi. Okay, vuoi sapere da che parte stiamo. Dalla parte che ha la mamma e la torta di mele. No problema, dice Castro. I russi hanno la mamma e la torta di mele. La chiamano jablochnyj pirog. Okay, visto che sei tanto furbo, dice l’angelo, Dalla parte che ha Paperino, Topolino e la mafia. E Castro dice, Maledizione, noi l’abbiamo buttata fuori la mafia, da Cuba. Ma come mai state dalla loro parte? Il Signore Gesù, fa l’angelo, ha un debole per la mala. Come mai? chiede Castro. E l’angelo dice, E me lo chiedi, amico? Il ragazzo è italiano, no? Castro dice, Aspetta un minuto. Gesù è italiano? L’angelo fa, Bè, non è così? E sembra un po’ incerto. Incomincia a scuotere via la saliva dall’imboccatura della tromba, una cosa che Gabe fa ogni volta che è insicuro. È molto suscettibile quando si tratta della sua istruzione. Dice, un po’ sulla difensiva, Tutti i papi sono wop, guappi, no? Lo sanno tutti, amico. E questo perché anche Gesù è wop. Gesù è un guappo da che mondo è mondo. Basta guardare la sua carnagione, cocco. Gesù è vissuto in Medio Oriente, fa Castro. E Gabriele dice, Devi essere matto, per dire stronzate del genere. Il ragazzo è napoletano. Parla con le mani. Era ebreo, dice Castro, se proprio vuoi sapere la verità. L’angelo dice, Lo so che era ebreo, un ebreo italiano. Esistono, giusto? E Castro dice, Perché sto qui ad ascoltare queste idiozie? Sei completamente loco, bello. E l’angelo dice, Vorresti dirmi che per tutta la vita ho creduto che Gesù ha trasformato l’acqua in vino a un matrimonio italiano, e non è vero?
Pagina 611 | Pos. 9359-61
Comprai una cartolina da spedirle, dopo che lei se ne fu andata per la sua strada e io per la mia, una cartolina che mostrava un tavolo da picnic tra gli alberi, e la infilai in un libro dentro la sacca in attesa del momento in cui avrei avuto il tempo di decidere che tipo di messaggio mandarle.
Pagina 617 | Pos. 9449-51
Una lampadina da 60 watt nuova di zecca nella lampada a stelo. Il Direttore non voleva respirare la polvere di vecchie lampadine che avevano illuminato il materiale di lettura di perfetti sconosciuti.
Pagina 622 | Pos. 9531-33
– Comincia nel profondo delle persone, – disse Edgar. – Una volta che cedi ai tuoi istinti sessuali, ai tuoi capricci, vuoi vedere tutto allentarsi. Scambi la tua dissolutezza per un concetto politico, mentre in realtà. Non terminò la frase. Alcuni pensieri devono rimanere inespressi. Incompiuti persino nella propria mente.
Pagina 638 | Pos. 9783-84
Nella sala da ballo, meta degli ospiti se n’era andata. Il resto aspettava che passasse abbastanza tempo perché la loro partenza non sembrasse provocata dallo spettacolo, dalla contestazione, o qualunque cosa fosse
Pagina 644 | Pos. 9875
Chi altri c’era in sala? Comici di Second City, come viene spesso chiamata Chicago
Pagina 648 | Pos. 9928-29
Luci soffuse. Cool jazz sul piatto del giradischi. Metteremo Miles, yeah, del periodo triste. Se non riesce ad ammorbidirla Miles, probabilmente è una camionista lesbica.
Pagina 654 | Pos. 10018
non abbiamo neanche perso la guerra e siamo già passati al sistema metrico.
Pagina 654 | Pos. 10020-21
il bello è che non ci ammazzeranno perché siamo ebrei. Macché. Ci ammazzeranno perché siamo americani.
Pagina 656 | Pos. 10048-49
la bomba atomica è roba da Antico Testamento. È la Bibbia ebraica in tutto e per tutto. Ci sentiamo a nostro agio con questo giudizio, questa punizione che pende sopra le nostre teste.
Pagina 656 | Pos. 10052-54
Volete i nomi, e io vi do i nomi. Il mio nome è Leonard Alfred Schneider. Cosa avevo in mente quando ho assunto il nome Lenny Bruce? Volevo la normalità, volevo diventare invisibile.
Pagina 657 | Pos. 10067-68
Quando le radiazioni ti fanno stare troppo male per vomitare, ecco che c’è il vomito di gomma, per tirarti su il morale.
Pagina 657 | Pos. 10069-70
Tutti quei cartelli gialli e neri che vedete dappertutto ma non avete mai notato veramente fino a sei giorni fa, rifugio antiatomico.
Pagina 671 | Pos. 10283
Non si può combattere una guerra senza acronimi.
Pagina 674 | Pos. 10328-29
Louis disse bambolina con una voce sprezzante da nero, ma visto e considerato che Louis era nero e sprezzante, non c’era di che meravigliarsi.
Pagina 678 | Pos. 10393-98
Le bombe cadevano tanto sull’Nva – North Vietnam Army – quanto sull’Arvn – Army of the Republic of Vietnam -, perché se i soldati di entrambe le parti si assomigliavano e se i loro acronimi contenevano più o meno le stesse lettere, bisognava bombardare entrambe le parti per ottenere risultati soddisfacenti. Le bombe cadevano anche sui vietcong, i viet minh, i francesi, i laotiani, i cambogiani, i pathet lao, i khmer rossi, i montagnardi, gli hmong, i maoisti, i taoisti, i buddisti, i monaci, le suore, i coltivatori di riso, gli allevatori di maiali, gli studenti contestatori, gli obiettori di coscienza e i figli dei fiori, i Chicago 7, i Chicago 8, i Catonsville 9 – tutti quanti rappresentavano il nemico.
Pagina 679 | Pos. 10406-28
La storia di come Louis, superata per il rotto della cuffia la scuola per bombardieri, si ritrova nell’equipaggio di un B-52 a una quota di novemila metri sopra il Nevada Test Site, a simulare lo sgancio di una bomba nucleare di cinquanta chilotoni. A simulare, badate bene, mentre un ordigno vero della stessa grandezza viene fatto esplodere dalla torre di lancio direttamente sotto il velivolo. Perché l’idea era, Vediamo come reagiscono l’aereo e l’equipaggio, il metallo e la carne, al flash, all’esplosione, allo shock, allo spettacolo e così via. E se ne vengono fuori più o meno intatti, forse un giorno lasceremo che sgancino loro la bomba. Tutto l’aereo è oscurato. Finestrini schermati da imbottiture coperte di Reynolds Wrap. L’equipaggio ha i tamponi sugli occhi. Piccoli cuscinetti di nylon che per Louis hanno l’odore curioso ed eccitante di biancheria intima femminile. Un volontario paramedico è sistemato su un sedile con quindici centimetri di cordino e una targhetta tipo bustina di tè che gli penzolano dalla bocca. Ha inghiottito il resto del cordino, a cui è attaccata una piccola lastra radiografica rivestita di gelatina di alluminio, che ora è da qualche parte sotto l’esofago, per misurare il passaggio delle radiazioni attraverso il suo corpo. Louis fa il suo finto conto alla rovescia e aspetta il flash. Un giovane forte e immortale in una nobile missione. – Tre, due, uno. Poi il mondo si illumina. Il corpo viene invaso da un bagliore che è come il tocco di Dio. E Louis riesce a vedere le ossa della propria mano attraverso gli occhi chiusi, attraverso lo spesso tampone piantato sulla sua faccia. Giro la testa e tutt’intorno ci sono scheletri che ballano nel flash. L’ufficiale di rotta, l’istruttore-ufficiale di rotta, l’artigliere di coda, povero stronzo. Siamo morti volanti. Ho pensato o Signore Gesù. Giuro su Dio che credevo di essere in paradiso. Il sudore mi scorre a rivoli sulla faccia e dagli interruttori esce fumo e la detonazione ci catapulta in su per migliaia di metri, contro le nostre migliori intenzioni. Mi sembrava di volare dritto verso il giorno del giudizio con un reggiseno di nylon incollato alla faccia. E quando l’onda d’urto ci ha colpito, siamo stati sbalzati in alto di altri settecento metri, e quell’aereo enorme si comportava come una foglia in una notte di vento. E io continuavo a vedere i morti volanti attraverso gli occhi chiusi, uomini scheletro con knee bone connected to the thigh bone, I hear the word of the Lord. E pensavo che, essendo nero, sarei stato meno trasparente, più impenetrabile. E invece vedevo le mie ossa attraverso la pelle. Quel flash era troppo brillante per fare preferenze razziali.
Pagina 681 | Pos. 10433-34
Ho spalancato gli occhi e sono rimasti così e non si sono mai più veramente chiusi.
Pagina 706 | Pos. 10820-22
Quante migliaia, centinaia di migliaia di persone intrappolate nella metropolitana o a mezz’aria, in attesa, dentro ascensori affollati. Il sospetto sempre alle porte, il sospetto della paralisi, una cosa implicita nella città spingibottone, il sospetto che si sarebbe bloccata di colpo, lasciandoci impotenti al buio come topi, e allora avremmo cominciato a chiederci, come stavo facendo io, in che modo funziona tutta la faccenda.
Pagina 707 | Pos. 10839
un’oscurità così fitta da avere una massa fisica.
Pagina 723 | Pos. 11078
D’altra parte è l’acquirente, che deve diffidare.
Pagina 729 | Pos. 11171-72
Bronzini non possedeva una macchina, non la guidava, non la desiderava, non ne aveva bisogno, non l’avrebbe accettata se qualcuno gliel’avesse regalata. Se smetti di camminare, pensava, muori.
Pagina 731 | Pos. 11202-4
È incredibile come i bambini si adattino alle superfici disponibili, usando marciapiedi, gradini e tombini. E come sappiano valersi di un mondo butterato per effettuare una delicata inversione, inventando qualcosa di armonioso e intelligente e governato da regole, per poi passare il resto della vita cercando di ripetere il processo.
Pagina 735 | Pos. 11258-59
Evidentemente i ritardatari erano gente che rifiutava di lasciarsi condizionare da squallide questioni di tempo e coscienza.
Pagina 737 | Pos. 11299-302
Bisognava guardare attentamente Andrew Paulus per individuare qualche traccia di invecchiamento. Nessuna ruga e una carnagione stranamente luminosa, una specie di patina tostata che gli manteneva la pelle rosea e fresca. Capelli castano chiaro e sfrangiati irregolarmente sulla fronte in ciuffetti da ragazzo. Bronzini si chiese se era questo che succedeva agli uomini che rinunciavano alle carezze e all’amore avvolgente di una donna. Rimangono bambini
Pagina 749 | Pos. 11472-73
Accese, spense la fiamma scuotendo la mano e si concesse l’uso dell’altra per staccare il fiammifero spento dalla bustina e spedirlo all’inferno dei fiammiferi.
Pagina 755 | Pos. 11571-72
Niente si adatta al corpo meglio dell’acqua.
Pagina 764 | Pos. 11706-7
Arrivò il cane ad annusare le scarpe di Nick, un bastardo, un cane randagio che Mike l’Allibratore si era portato a casa un bel giorno. Qualcuno lo aveva chiamato Mike il Cane.
Pagina 766 | Pos. 11738-41
– Ho trovato un lavoretto part-time. – E dove? – In uno stabilimento di gelati. A impacchettare e spacchettare dentro il freezer. – È un lavoro regolare, riconosciuto dal sindacato? – Quale sindacato? Il sindacato vuole che gli impacchettatori di gelato facciano venti minuti dentro il freezer, e venti minuti fuori. In modo da non gelarsi le chiappe. Per questo la ditta assume i cretini come me.
Pagina 782 | Pos. 11989-90
– Volevo ben dire. L’ho visto proprio ieri al mercato. Come fa a essere morto? – Bè, non è che ci vuol molto a schiattare
Pagina 793 | Pos. 12157
Matty non sapeva cosa significasse, osanna nell’alto dei cieli, e aveva paura di chiederlo.
Pagina 795 | Pos. 12183-84
La suora disse: – Sia maledetto il bambino che non porta la piastrina o ha indosso la piastrina di qualcun altro.
Pagina 813 | Pos. 12463-64
È impossibile vedere il mondo con chiarezza fino a quando non si capisce com’è organizzata la natura.
Pagina 815 | Pos. 12483-84
Come possono pochi segni tracciati col gesso su una lavagna, pochi piccoli scarabocchi, cambiare il corso della storia? Energia, massa, velocità della luce.
Pagina 818 | Pos. 12532-33
– Questa è stata davvero una pessima idea. Voglio andar via. – Aspetta. Non subito. Dì una preghiera. Fai vedere che stai pregando. Mostra rispetto, – disse Nick.- Le donne vestite di nero. Se non mostriamo rispetto ci fanno a pezzi.
Pagina 835 | Pos. 12792-93
– Come fai a salire queste scale tutti i giorni. – Tre, quattro volte, – disse Carmela. – Conosco ogni gradino per nome.
Pagina 850 | Pos. 13028-30
La storia divertì i giocatori di carte. Era molto divertente. Mancare di rispetto ai morti era una cosa crudele e divertente, specialmente per uomini di una certa età. Una battuta sui morti era una bella battuta. Una battuta con le palle.
Pagina 851 | Pos. 13041-42
Gli uomini parlavano per lo più inglese, ma usavano il dialetto quando un’idea aveva bisogno di una spinta
Pagina 851 | Pos. 13044-45
l’inglese per lui era il presente e l’italiano lo riportava al passato, bastava un’intonazione, una lingua inesorabilmente segnata dal passato.
Pagina 855 | Pos. 13096-98
Quella sera Albert e Klara fecero l’amore al chiaro di luna. Fu dolce e piacevole e sembrò durare all’infinito, un amore così dimentico del tempo che Albert ebbe la sensazione che avessero scoperto un’energia capace di proteggerli dai difetti umani
Pagina 863 | Pos. 13222-23
non ci ho nemmeno provato, a vincere. Perché vincere è un insulto alla mia dignità.
Pagina 873 | Pos. 13385-86
Sono stati gli U.S., dice Viktor, a progettare la bomba al neutrone. Molti neutroni, pochissimi danni alle cose. Il perfetto strumento capitalista. Uccidere la gente, risparmiare la proprietà.
Pagina 874 | Pos. 13390-92
Mi dice che il nome della società l’ha scelto lui. Acajka significa gabbiano, e si riferisce in modo poetico al fatto che essenzialmente l’azienda si occupa di scorie. Gli piace il modo in cui i gabbiani piombano sui mucchi di immondizia e seguono le navi in attesa del luccichio degli scarichi a poppa. E poi è un nome più carino di Ratto o Maiale.
Pagina 881 | Pos. 13500-13501
Nessuna di queste cose era mai appartenuta a me se non nel senso che avevo riempito i moduli.
Pagina 882 | Pos. 13520-23
Una volta preso atto del fatto di essere stato colpito, torna a guardarmi. So cosa vede quando mi guarda. Un uomo più grosso di lui, più svelto, seduto tra lui e la porta. È questo il messaggio che ronza nell’aria. Non le parole, le storie personali, il vantaggio o lo svantaggio morale, qualunque manovra di bluff e controbluff possa adornare il momento.
Pagina 887 | Pos. 13597-99
Prima immaginano la bomba, scrivono le equazioni, dicono che è possibile costruirla, la costruiscono, la sperimentano nel deserto americano, la buttano sui giapponesi, ma è l’averla immaginata, all’inizio, a rendere tutto vero, – dice. – Tutto quello in cui si crede diventa vero.
Pagina 892 | Pos. 13675-76
Jeff ci racconta queste cose con quel suo sorriso timido e ammiccante, e non si capisce se sorrida perché trova tutto questo buffo o perché trova tutto questo buffo e ci crede.
Pagina 893 | Pos. 13680-83
Matt è venuto al funerale, è arrivato in aereo la sera prima con due dei suoi figli, poi è crollato davanti alla fossa e i ragazzi l’hanno guardato stupefatti. Sconvolti nel vederlo in quello stato, perché lo consideravano un padre, non un figlio, e hanno distolto lo sguardo, e poi hanno di nuovo guardato da un’altra parte quando Matt mi è crollato addosso e si è messo a piangere, e mi hanno visto abbracciarlo, e hanno dovuto adattarsi alla novità, allo shock di vederlo come fratello e figlio.
Pagina 908 | Pos. 13908-9
Mangia senza sentire il sapore del cibo perché ha deciso anni fa che il sapore non è il punto. Il punto è ripulire il piatto.
Underworld appartiene a quell’insieme di romanzi che la lettura mi ha imposto questa domanda: com’è possibile che mi piaccia leggere qualcosa pur non capendone praticamente niente?
Beh, questa è anche la sintesi del mio giudizio.
A un primo capitolo (il prologo) assolutamente magnifico, effervescente e brillante, sono seguiti capitoli dove mi ha pervaso un senso di labirintite, con qualche lampo di luce, ma fondamentalmente ho fatto una faticata a portare il libro a termine.
Per questo, Underworld di Don DeLillo non riesce a guadagnare più di dieci palline da baseball su un totale segreto che dovrete dedurre dalle fluttuazioni del valore della granodiorite al mercato nero della Papuasia.
![]()
| 30 libri | x x x x x x x x x x x x | 40,00% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x x x x x x | 80,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x x x | 100,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x x x | 100,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x x | 60,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |
Ho scoperto Il primo dio ascoltando un programma alla radio in cui venivano spese lodi per Emanuel Carnevali, questo sconosciuto scrittore italiano emigrato sedicenne negli Stati Uniti a cercar fortuna.
Fortuna non ne ha trovata ed è diventato poeta; Il primo dio è il romanzo autobiografico dall’infanzia al ritorno in Italia.
Mi ha affascinato in particolare scoprire che tutta la sua opera (quindi incluso Il primo dio), è stata scritta dapprima in inglese e poi tradotta in italiano, non conoscendo altri casi simili di autori italiani ho ricercato questo romanzo, e le seguenti sono le frasi che più mi hanno colpito dell’opera.
Per tenermi al mondo mi davano latte d’asina, mi pare, e il latte d’asina è assolutamente imbevibile. Non sono, però, molto pratico in materia.
Pagina 5 | Pos. 74-75
Penso che tutti i guai che ho causato si sarebbero potuti evitare, se fossi morto.
Pagina 6 | Pos. 92-93
Era tenebrosa, quella villa, come se fosse stata abitata da fantasmi, fantasmi di gente che aveva vissuto una vita tenebrosa.
Pagina 7 | Pos. 94-95
Biella, detta la Manchester italiana, terribilmente industriosa e variamente industriale.
Pagina 9 | Pos. 134
se la terra si potesse spremere come un limone, ne verrebbe fuori dolore e dolore e dolore.
Pagina 10 | Pos. 142
all’età di cinque o sei anni, pensassi che la prodezza più grande fosse dare della puttana a una donna.
Pagina 10 | Pos. 142-43
Quella parola aveva qualcosa di magico, di misterioso, di astruso, di profondo, di filosofico, di provocante. Con questa parola io battezzavo una donna.
Pagina 10 | Pos. 150-51
Il dolore dev’essere la cosa più importante della mia vita.
Pagina 14 | Pos. 201-2
Una volta, molto tempo prima di sposarsi, mi aveva detto di avere trentun anni. E, ahimè, la poverina non diventò mai più vecchia di così: aveva sempre trentun anni.
Pagina 14 | Pos. 209-11
io non credo che tu, da morta, non mi possa sentire, non mi possa vedere, non mi possa tenere d’occhio. E questo non è un concetto cattolico: perché io sono convinto che solamente certe persone belle mantengano integre le loro facoltà, anche da morte.
Pagina 15 | Pos. 217
La morte non le aveva certo recato alcun riposo, deve aver sofferto anche da morta,
Pagina 15 | Pos. 217-18
Ah, se la morte si accontentasse di prendere tutto di noi, senza anche distorcere le nostre miserabili facce.
Pagina 15 | Pos. 225
All’età di tre anni il maggiore era così terribile che tutte le bambinaie cui era affidato ne avevano un terrore superstizioso.
Pagina 16 | Pos. 240-41
Mi dava una lira la settimana e, poiché spesso comperavo dei libri (libriccini, voglio dire), profetizzava che sarei diventato un poeta o una bestia del genere.
Pagina 16 | Pos. 241-42
Legge con tanta freddezza che quando lo sento temo per la salvezza della sua anima.
Pagina 19 | Pos. 283-87
Finalmente un colpo liquidò la nonna. Era grassa, molto grassa, ma distesa nella bara sembrava più magra. Era stata una donna energica, una donna robusta, piena di forza, ma la morte l’aveva trasformata in qualcos’altro. Era una vecchia fastidiosa, stupida e volgare, e non le andava mai bene niente. Mi dispiaceva così poco della sua morte, che per farmi venire le lacrime agli occhi, mi sforzavo di tenere lo sguardo fisso su qualcosa.
Pagina 21 | Pos. 312-13
certi terribili romanzi d’appendice, datimi da un mio vecchio zio il quale, con gran pazienza, aveva raccolto e rilegato una sessantina di queste pubblicazioni.
Pagina 21 | Pos. 315-16
era un meschinello, schiavo della professione, schiavo delle abitudini che la professione comportava, schiavo, perfino, della sua poca cultura di cui subito mi appropriai.
Pagina 21 | Pos. 319-20
Eravamo un gruppo di tre: Mario, Marcello e io. Quando uno di noi dava segni di volersi mettere sulla retta via, gli altri due facevano di tutto per tirarlo indietro.
Pagina 25 | Pos. 369-70
Ho la fronte molto alta (una volta Oscar Wilde disse che la fronte alta è segno di stupidità; lui, naturalmente, aveva la fronte bassa).
Pagina 25 | Pos. 374
Le mie scarpe non sono mai lucidate, perché una lucidatura costa dieci centesimi e dieci centesimi sono denaro anche per un milionario,
Pagina 27 | Pos. 402-4
Facevamo l’amore. Eravamo tanti ragazzi e ragazze, tutti insieme. Amori di ragazzi sotto i dieci anni. Lei mi teneva la mano e mi parlava a bassa voce. Facevamo l’amore o credevamo di farlo, poiché l’amore è una cosa così delicata, che far l’amore o pensare di farlo son quasi la stessa cosa.
Pagina 27 | Pos. 405-6
«Amo te e amo Riccardo e amo anche Beppe». Ero contento della precedenza,
Pagina 30 | Pos. 455
Il fango è quasi blu, tanto è nero!
Pagina 30 | Pos. 455-56
se il Canal Grande non è pulito, non lo erano nemmeno le mani di Michelangelo.
Pagina 30 | Pos. 456-57
neppure Dante avrebbe potuto metterla all’Inferno, perché Venezia è tutta Paradiso.
Pagina 35 | Pos. 536-37
A quell’epoca, del resto, ero sempre pronto a innamorarmi di qualsiasi ragazza:
Pagina 36 | Pos. 547
(non mi picchiò mai, mi odiava troppo per picchiarmi),
Pagina 37 | Pos. 561-62
Così dissi addio all’Italia, quell’Italia cui ho dato così poco e dalla quale ho ricevuto ancor meno.
Pagina 38 | Pos. 579-80
Ricordo che in America quando mi capitava di cantare per la strada una canzone italiana, mi mettevo a piangere come uno sciocco. Una canzone può a volte significare una nazione intera.
Pagina 38 | Pos. 581
si può provare ancora più nostalgia per un paese in cui si è molto sofferto.
Pagina 38 | Pos. 581-82
La nostalgia, col tempo, diventa una specie di compenso per la sofferenza.
Pagina 40 | Pos. 600
siete servili, onde, perché non fate che riflettere il colore del cielo).
Pagina 41 | Pos. 617-19
(le prime parole che s’imparano di una lingua straniera son sempre oscenità e bestemmie. Perché le oscenità costituiscono una buona metà del vocabolario del popolo e la cosa che più gli interessa. La bestialità organizzata è sempre di gran lunga più comprensibile della bellezza organizzata).
Pagina 42 | Pos. 636-37
L’aria era diventata terribilmente fredda e una mattina ci svegliammo e vedemmo per la prima volta l’inizio dell’America.
Pagina 43 | Pos. 649-50
(Uno di loro pensò che fosse molto gentile chiedere a ciascun emigrante se fosse mai stato in prigione).
Pagina 43 | Pos. 659-60
L’intera colonia italiana di Mott Street e di Mulberry Street, disse Oronzo Marginati, non valeva neppure il prezzo della carica di dinamite occorrente per farla saltare in aria.
Pagina 45 | Pos. 689-90
Qui non c’è compromesso per amore dell’apparenza: qui la povertà è sfacciata, se ne frega di tutto e di tutti, e avendo perso tutto non ha più, in compenso, nulla da perdere.
Pagina 46 | Pos. 696-97
La grande contraddizione di New York, la regina dell’aria con i suoi fantastici grattacieli, stava nel fatto che essa era anche una miserabile bagascia, con le sue case dalle piccole finestre.
Pagina 46 | Pos. 700-703
Il lavoro, questa miserabile faccenda, il lavoro. Incubo dei perseguitati! Il lavoro, questa povertà, questa angoscia, questa specie di nevrastenia, questa cosa che ti succhia il sangue! Il lavoro, questa morte che ti divora a poco a poco, questa paura che ti afferra allo stomaco, questa donna tirannica che propaga il terrore, che divora il cuore stesso di un uomo!
Pagina 47 | Pos. 720-22
Sebbene l’Italia sia sporca, molto sporca, mai vi avevo visto le cimici, mentre ora interi battaglioni di cimici tormentavano le mie notti. New York è spietata con i miserabili.
Pagina 49 | Pos. 743-44
Perché questa preoccupazione per le parole, pensavo, se non c’è nessuno che le ascolti?
Pagina 49 | Pos. 747
io e la miseria ci accoppiavamo, come due cani agli angoli delle strade.
Pagina 51 | Pos. 771-72
Essere uomo d’onore significa dire sempre tutto, anche le cose più strane, i fatti più comuni, anche le oscenità più impubblicabili.
Pagina 52 | Pos. 790-91
Raccogliere cicche per strada non fu certo la cosa più spregevole cui mi ridussi, allora, ma non tesi mai la mano per mendicare
Pagina 52 | Pos. 792-93
la ricchezza non è nulla di più che uno stato d’animo e il peggior vizio per un povero.
Pagina 53 | Pos. 799-800
Se tutte le ore che ho passato in camere ammobiliate potessero diventare dure come grani di rosario, esse formerebbero le note di un grido senza fine, che, forse, raggiungerebbe le orecchie di Dio.
Pagina 53 | Pos. 804
In quella pensione passavo per francese, perché ero giunto alla conclusione che fuori d’Italia gli italiani non erano ben visti.
Pagina 53 | Pos. 809
Aveva spalle strette e fianchi larghi. Migliaia d’anni di prostituzione erano sfociati in questa spirituale progenie.
Pagina 53 | Pos. 812-13
Lui mi chiamò figlio di puttana e minacciò di uccidermi. Ma non era cattivo e presto diventammo amici.
Pagina 53 | Pos. 813
Lei non lo amava, ma aveva paura di lui, un sentimento non lontano dall’amore.
Pagina 54 | Pos. 813-14
Mi disse che il proprio compito era quello di «soulager le genre humain», e certamente il suo peccato non fu mai così nobilitato.
Pagina 55 | Pos. 834-35
America, tu eri un peso terribile sulle mie fragili spalle. A volte mi pareva di portarti, tutta intera, sulla schiena. Non sono mai stato capace di prenderti alla leggera, di scherzare con te…
Pagina 57 | Pos. 862-63
Persi un posto e ne trovai un altro, ma nell’intervallo imparammo che cosa volesse dire morire lentamente di fame.
Pagina 57 | Pos. 863-64
Mangiavamo ogni due giorni, in uno dei sudici ristoranti del Bowery, dove ti lasciano mangiare tutto il pane che vuoi… cioè non è che te lo permettano, si affidano alla tua discrezione.
Pagina 57 | Pos. 872-73
m’innamorai della parola disparagingly di cui però non riuscivo a intendere il significato
Pagina 57 | Pos. 873-74
Sapevo che avrei potuto amare fino alla violenza, che avrei potuto stringere una donna fino a farle uscire l’anima.
Pagina 58 | Pos. 875-76
una donna bella non può cambiare se non in peggio, qualsiasi cambiamento non può tendere che al brutto, mentre una donna brutta può cambiare solo in meglio.
Pagina 58 | Pos. 876-78
Avevo in mente l’idea di una gallina che fa le uova: c’è in essa qualcosa di dolcemente familiare e tranquillo e fecondo e fertile, ma anche di sporco, perché tutto ciò che è familiare, tranquillo e fecondo è, in fondo, sporco.
Pagina 58 | Pos. 884-87
Ma soprattutto ero, e sono, invidioso, follemente geloso di tutti gli scrittori che abbiano pubblicato più di un libro. Ero geloso (pensate a che punto arrivavo!), geloso perfino di Shakespeare. Sentivo un frenetico bisogno di essere lodato e impazzivo per il desiderio di essere considerato un grande poeta. Il fatto che vi potessero essere poeti maggiori di me mi faceva soffrire. Eppure sapevo di esser futile, il trionfo della futilità.
Pagina 58 | Pos. 889-98
Essere con Dio e non essere con Dio: questa è una frase drammatica che funziona in ambedue i sensi. Cristo non ha mai cessato d’essere immenso, per me, e penso che il Vangelo sia il libro più bello che sia mai stato scritto; tutto l’armamentario della divinità non ha fatto altro che danneggiare quell’uomo splendente che fu Cristo. La religione ha sempre torto, Cristo ha sempre ragione, anche quando parla in chiave minore del Regno dei Cieli. Non gli ho mai rivolto le mie preghiere, ma lui può benissimo farne a meno. Gesù Cristo è stato l’uomo più fiero di tutti i tempi: se è divino, ciò è dovuto unicamente alla sua fierezza. (Amante di dispute poetiche fu anche lui, questo biondo, grande poeta, bellissimo per alcuni e per altri bruttissimo). Non ho mai creduto in Dio, nemmeno da bambino, e quando pronuncio la parola ‘Dio’, si tratta solamente di un simbolo sentimentale. In un modo o nell’altro Dio non ha trovato posto nel mio spirito. Ho sempre davanti agli occhi le cose che la religione ha compiuto contro di me e contro altri mortali. Spesso Dio è equivalso all’inquisizione spagnola… A me pare che, per aver cura dell’intero universo, delle stelle, dei pianeti e di tutto il resto, Dio dovrebbe muoversi un po’ più in fretta. (Ma questo è soltanto un tentativo da parte mia di ridicolizzare Dio).
Pagina 59 | Pos. 899-900
Se sapeste com’ero coraggioso, quando non c’era alcun bisogno di esserlo… Se sapeste come amavo la letteratura e con quanto disprezzo, invece, la respingevo!
Pagina 60 | Pos. 916-17
si potevano mangiare pannocchie di granoturco bollite sulla cui pulizia bisognava chiudere un occhio.
Pagina 60 | Pos. 919-20
Dormivo troppo poco e troppo male, eppure ogni mattina riuscivo a far un bagno in mare. Fu quello il mio gran matrimonio con la miseria, e il risultato di tale accoppiamento fu la fame.
Pagina 62 | Pos. 936-38
Lanciai disperati appelli ai direttori di riviste, fra cui William Rose Benet. Lui mi scrisse che le mie poesie erano «turgide» e io persi del tempo prezioso, per cercare sul vocabolario l’esatto significato della parola.
Pagina 64 | Pos. 971-72
Era talmente ignorante che un giorno mi chiese chi fosse Shakespeare e io le dissi d’averlo appena incontrato per strada. Lo stesso con Dante.
Pagina 64 | Pos. 978-79
salvare il mondo è più facile dirlo che farlo.
Pagina 65 | Pos. 990
Avete mai provato a fermare un’ora che passava troppo in fretta?
Pagina 67 | Pos. 1020
Lou mi piaceva tanto perché pensavo che fosse un’edizione riveduta e corretta di me stesso.
Pagina 72 | Pos. 1102-4
Gli scrissi una tale quantità d’insolenze e lo vituperai a tal segno che senza perdere tempo rispose minacciandomi: «Vedremo cosa varrà la tua agile penna, quando verrò a mostrarti i pugni»).
Pagina 74 | Pos. 1122-23
Con quel lavoro riuscii a mettere insieme una ventina di dollari con cui comperare un orologio d’oro da regalare a mia moglie. Li spesi, invece, con Mitterlechner e un paio di puttane.
Pagina 74 | Pos. 1132-33
Non ho mai avuto un’ora di lavoro piacevole, non una sola ora, a meno che non fossi ubriaco, il che mi accadeva spesso.
Pagina 77 | Pos. 1168
Non era capace di domandare perdono e questo vuol dire che c’era in lei una grande debolezza.
Pagina 79 | Pos. 1201-2
Quando Waldo Frank vide la grafia del mio futuro principale, disse subito: «Che essere orrendo!». E aveva ragione. Costui aveva la faccia di un arcigno pastore presbiteriano, com’era poi in realtà.
Pagina 79 | Pos. 1210-11
Quest’uomo orribile era il padre di una robustona, che aveva bisogno di ben altre cose che le prediche presbiteriane.
Pagina 79 | Pos. 1211-12
La religione andava bene per le vecchiette, le dicevo, per la gente stanca, per gli stupidi.
Pagina 80 | Pos. 1213-14
Cristo avrebbe potuto farsi chiamare Dio, ma aveva preferito esser chiamato uomo, sapendo per istinto che la parola ‘uomo’ è più estesa e più grande che la parola ‘dio’.
Pagina 80 | Pos. 1214-15
La religione, dicevo, insegna al mondo a far a meno dell’amore, a far a meno del peccato, perché la religione perdona tutti i peccati.
Pagina 80 | Pos. 1215
La mitologia è bella, la religione contorta e brutta.
Pagina 82 | Pos. 1255-56
In quegli ultimi giorni a New York avevo sofferto parossismi di pensiero. Pensavo così intensamente come deve aver pensato la Sfinge egizia, prima che il naso rotto la rendesse ridicola.
Pagina 83 | Pos. 1262-64
Uno dei segni che Chicago è felice è la terribile sporcizia che abbandona per le strade, e non gliene importa niente se le strade sono molte o se sono poche. Mi piacevano i buffi ponticelli sul fiume di questa città teppista.
Pagina 83 | Pos. 1270-72
Certe volte ho tenuto stretto fra le braccia un albero, e l’ho chiamato mio caro, mio bene e veramente mi era molto molto caro. A lungo andare però cominciò a darmi fastidio il fatto che l’albero non rispondesse al mio affetto.
Pagina 84 | Pos. 1274-75
Ero troppo povero o troppo timido per poterlo sapere veramente, ma credo che fossero molto generose di sé, queste ragazze di Chicago.
Pagina 84 | Pos. 1279-80
nel tempio della sapienza, la biblioteca pubblica di Chicago, c’è questo cartello: METTERSI IN ORDINE GLI ABITI, PRIMA DI USCIRE. Sapreste trovarne uno migliore?
Pagina 84 | Pos. 1284-85
pensare che un fattore puramente economico diede l’avvio a tale bellezza: il terreno costava troppo, sicché si dovettero costruire i grattacieli.
Pagina 86 | Pos. 1313-14
Ricordi quando ti diedi il manoscritto della mia lunga poesia su Marianne Moore e tu dicesti che esprimeva soltanto il mio odio per quella stupida donna?
Pagina 87 | Pos. 1333-34
dovevo essere come un uomo dalle mani tremanti che non osa cogliere il fiore per timore di sciuparlo.
Pagina 88 | Pos. 1336-37
Quanti giorni di fame uccisi col sonno a Chicago!
Pagina 89 | Pos. 1354-55
Ti ricordi quando dicevi che io ero il fratello minore di Dio, mentre io credevo d’essere Dio stesso?
Pagina 89 | Pos. 1355-56
in ogni ora della mia vita c’è un minuto per te
Pagina 89 | Pos. 1362-63
Questo piccolo club era la fiera dei mostri, la società degli eccentrici, il foro di quelli che arrivano nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, e ricevono un’accoglienza sbagliata.
Pagina 92 | Pos. 1401-2
Ricordavo com’eran dolci le sue labbra la prima volta che le avevo baciate e andavo cercando, e andrò sempre cercando, qualcosa di simile alla dolcezza di quel bacio.
Pagina 93 | Pos. 1414
egli aveva un tempio, piccolo e spoglio e senza ordine, come tutte le cose più grandi.
Pagina 93 | Pos. 1422-23
chi diavolo ascolta i poeti se non altri poeti?).
Pagina 93 | Pos. 1426-27
L’artista parla di Dio come di un parente, lo tratta come un cugino, sia che lo insulti sia che lo lodi.
Pagina 95 | Pos. 1449-51
Avevo per compagne la tremenda Paura delle Paure, la paura di non esser più in grado di capire il significato delle cose e la Miseria di tutte le Miserie: quella di capire che era scomparsa in me la facoltà di distinguere una cosa dall’altra e perfino la volontà di distinguerle.
Pagina 97 | Pos. 1477-79
Andai di nuovo fuori, nella neve, mezzo svestito questa volta, ma gli dèi è raro che prendano un raffreddore. Sedetti nuovamente sul letto nella mia stanza, così infelice, così disperato, così freneticamente convinto d’essere un dio, da non capire che ero completamente pazzo.
Pagina 103 | Pos. 1570-71
(Chi si nutre di ricordi è già parzialmente morto
Pagina 104 | Pos. 1583
Aveva una di quelle facce, che si vedono meglio dopo che ci si è voltati dall’altra parte.
Pagina 104 | Pos. 1592-98
Fu allora, credo, proprio in quel teatro, che fui preso da un’ansia terribile – la seconda fase della mia malattia – una maledetta e orrenda paura che mi stesse per accadere qualcosa che non accadeva mai: il terrore dell’attesa, l’assalto continuo e implacabile dell’angoscia. Ero là, nella prima galleria, e mi sentivo il sangue e il corpo smaniare dal desiderio, no, non tanto dal desiderio quanto dalla necessità, di lanciarmi al di là della balconata. Anche Grasso era nella fase della sua decadenza; un uomo stanco e apatico, che si trascinava a fatica da una parte all’altra del palcoscenico. Balbettava flebile e rauco, invece di dire imperiosamente le sue battute, e a me sembrava di trovare in lui quasi un’apoteosi di me stesso e del mio declino.
Pagina 105 | Pos. 1601
lo tenevo sveglio tutta la notte perché mi accompagnasse giù per gli accidentati sentieri della mia insonnia.
Pagina 106 | Pos. 1619-20
Ero caduto, ma caduto dall’alto, e ciò rendeva ancor più dolorosa, anche se più dignitosa, la mia situazione.
Pagina 109 | Pos. 1657-60
Nessuno si è mai alzato all’alba per tuffarsi nel lago come facevo io. Nessuno ha mai provato sulla sabbia l’estasi che provavo io. Conoscevo l’odore di ogni foglia, la fragranza d’ogni frutto. Gran Dio, era tutto un profumo che entrava a viva forza nelle narici. Quando uscivo dall’acqua, cantavo anche più forte. Urlavo di gioia e di ebbrezza. Per Dio, queste dune erano mie, perché io non ero un turista della domenica. Non le amavo soltanto perché le avrei presto lasciate, ma perché pareva che ricambiassero il mio amore.
Pagina 110 | Pos. 1687-88
Non riuscivo più a capire lo humour di quello scherzo cosmico che era la mia esistenza.
Pagina 114 | Pos. 1735-36
Aveva un gran naso che pareva gli tagliasse a metà le parole, come un coltello.
Pagina 114 | Pos. 1736-37
Ce n’erano due notoriamente degenerati, che furono espulsi dalla diocesi, perché si prendevano delle libertà con i ragazzi. Questo accade un po’ per la difficoltà che un prete ha di procurarsi una donna, un po’ per colpa dei seminari.
Pagina 114 | Pos. 1739-40
A ogni modo era un prete, e ciò significa che sotto la sua soavità si nascondeva qualcosa di sporco).
Pagina 114 | Pos. 1745-46
c’era un uomo con una faccia da scimmia che appena mi parlò mi disse subito di non credere alla teoria di Darwin;
Pagina 115 | Pos. 1751-53
Non so come sia morto, epperò è morto, Dio maledica l’anima sua. Non era degno di restare in questo mondo e se una delle lettere che gli scrissi ha accelerato la sua morte, ne sono più che felice.
Pagina 115 | Pos. 1756-60
C’era un austriaco, poveraccio, che mi odiava a morte. Un giorno gli sputai in faccia. Era un uomo enorme, alto e forte come un gigante, che avrebbe potuto portare con un braccio solo una tonnellata di roba, e mi aveva colpito in quattro diverse occasioni. Un’altra volta gli agitai il pugno sulla faccia e un sorriso giallastro attraversò i suoi lineamenti, un sorriso che esprimeva più odio di quanto ne avessi mai visto al mondo. Un giorno, mentre era alla latrina, gli portai via la gruccia e poi gli gridai di seguirmi. Volevo vedere se potevo operare il miracolo di farlo camminare da solo.
Pagina 116 | Pos. 1769-71
Mi sembrava una delle madonne che, al mio paese, si nascondono in ogni cantuccio e in ogni nicchia; ogni madonna è così diversa dalle altre, per stile, che sono diventate vere e proprie divinità che il popolo adora, facendo così del cristianesimo una religione politeista.
![]()
| 30 libri | x x x x x x x x x x x | 36,67% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x x x x x | 70,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x x x | 100,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x x x | 100,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x x | 60,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |
L'arte di capire le donne di Arthur Schopenhauer è un testo che oggi difficilmente troverebbe un editore: si tratta del tentativo di teorizzare l'inferiorità della donna rispetto all'uomo, un saggio misogino in cui il protagonista indiscusso è l'odio dell'autore per le donne. Suddiviso in tre grandi capitoli ben distinti, i temi trattati sono:
La fa da padrone la prima parte, lodevole sia per l'involontaria comicità che oggi hanno certe affermazioni, che per la disinvoltura con cui tutta una serie di stereotipi (la donna chiacchierona, quella invidiosa ecc.) assumono dignità universale e vengono usate senza discernimento.
Purtroppo la discriminazione e la violenza verso le donne sono fatti reali e non materiale da barzelletta, però non posso nascondere che leggendo certe cose due risate me le sono fatte.
Di seguito la raccolta delle mie sottolineature divise per capitolo.
Questo è un libro di cui sconsiglio la lettura, se non con scopi umoristici come ho fatto io. Per questo, nella mia classifica contemporaneamente maschilista e femminista, L'arte di capire le donne di Schopenhauer merita solo cinque anelli con crocetta.
![]() | ![]() | ![]() | ![]() | ![]() |
| 30 libri | x x x x x x x x x x | 33,33% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x x x x | 60,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x x x | 100,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x x x | 100,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x x | 60,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |
Arthur Schopenhauer era un ragazzone tedesco, e quindi L'arte di capire le donne è il quinto libro non italiano e non anglofono dell'anno, traguardo che mi fa guadagnare l'ambitissimo premio associato:

Questo 11 aprile ho presentato Pelicula al caffè letterario Bookstop Libri&Coffee di via Leonardo Da Vinci a Brescia, questo il resoconto della presentazione.
La strada è un romanzo post apocalittico di Cormac McCarthy, autore di cui desideravo leggere qualcosa da diverso tempo, così quando scoprii che fra i suoi lavori era presente un romanzo di fantascienza me lo sono procurato.
La storia di La strada è molto cupa e angosciante, e per certi versi mi ha ricordato Io sono leggenda di Matheson, per altri – stilistici soprattutto – qualcosa di Hemingway.
Lo scenario inquietante e desolato contrasta con l’intimo rapporto fra l’uomo e il figlio, e la loro marcia verso sud alla ricerca di cibo e riparo è sempre molto coinvolgente.
Ricordati che le cose che ti entrano in testa poi ci restano per sempre, gli disse. Forse dovresti rifletterci. Però certe cose uno se le dimentica, no? Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.
Pagina 9
Nevica, disse il bambino. Guardò il cielo. Un unico fiocco grigio che planava leggero. Lo prese in mano e lo guardò disfarsi come se fosse l’ultimo esercito della cristianità.
Pagina 11
diceva che i sogni giusti per un uomo in pericolo erano sogni di pericolo, e tutto il resto era il richiamo languido della morte.
Pagina 13
Quanto colore invece nei sogni. In che altro modo poteva chiamarti a sé la morte? Poi ti svegliavi in un’alba fredda e tutto si riduceva immediatamente in cenere.
Pagina 15
Mai è un sacco di tempo.
Pagina 16
Guardò il bambino. Vuoi aspettarmi qua? No. Dici sempre così. Mi dispiace. Lo so. Ma lo dici sempre.
Pagina 17
Io dormivo qui. In un lettino contro questa parete. Migliaia di notti a sognare i sogni della fantasia di un bambino, mondi di volta in volta generosi o terrificanti ma mai il mondo che sarebbe stato davvero.
Pagina 18
L’ultimo esemplare di una data cosa si porta con sé la categoria.
Pagina 20
che differenza c’è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?
Pagina 22
Non ti preoccupare, ripeté l’uomo. Prima o poi tutti gli alberi del mondo cadranno. Ma non addosso a noi.
Pagina 41
Aveva una barba quadrata che era stata mozzata via con le forbici e la figura di un uccello tatuata sul collo, opera di qualcuno che degli uccelli aveva un’idea molto approssimativa.
Pagina 44
quella luce avara che chiamavano giorno
Pagina 56
Arrivati a un incrocio si sedettero nella penombra del crepuscolo, l’uomo stese a terra i pezzi della cartina e li studiò. Ci puntò sopra il dito. Questi siamo noi, disse. Siamo esattamente qui. Il bambino si ostinava a non guardare. L’uomo continuò a studiare l’intricata matrice di strade in rosso e nero, tenendo il dito sull’incrocio dove gli sembrava che potessero trovarsi. Come se lì accucciate vedesse le loro due figure in miniatura.
Pagina 57
Quel cane era un intreccio di ossa con la pelle stesa sopra.
Pagina 58
Cercò di pensare a qualcosa da dire ma non gli venne in mente nulla. Aveva già provato quella sensazione, qualcosa che andava oltre l’intorpidimento e la disperazione sorda. Il mondo che si riduceva a un nocciolo nudo di entità analizzabili. I nomi delle cose che seguivano lentamente le cose stesse nell’oblio. I colori. I nomi degli uccelli. Le cose da mangiare. E infine i nomi di ciò in cui uno credeva. Più fragili di quanto avesse mai pensato. Quanto di tutto questo era già scomparso?
Pagina 75
Rimasero a terra, in ascolto. Ce la farai? Quando sarà il momento? Quando sarà il momento non ci sarà tempo. È questo il momento. Bestemmia Dio e muori. E se si inceppa? Non può incepparsi. Ma se si inceppa? Saresti capace di fracassare quel cranio adorato con un sasso? C’è un essere simile, dentro di te? Di cui tu non sai nulla? Ci può essere? Tienilo stretto. Ecco, così. L’anima è un soffio. Abbraccialo. Bacialo. Svelto.
Pagina 85
Quello che riusciva a sopportare di giorno di notte diventava insopportabile, e rimase sveglio per paura che l’incubo si ripresentasse.
Pagina 86
Usci fuori nella luce livida, rimase lì in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli.
Pagina 95
Si era preparato a morire e ora che non sarebbe più morto ci doveva riflettere su.
Pagina 101
Non poteva ricostruire il mondo perduto per compiacerlo senza trasmettergli anche il dolore della perdita
Pagina 101
una parte di lui rimpiangeva di aver trovato quel rifugio. Una parte di lui continuava a desiderare la fine.
Pagina 107
anche rispetto agli standard del nuovo mondo puzzava da morire
Pagina 107
Non siamo ladri. Il viandante protese un orecchio. Come?, gridò. Ho detto che non siamo ladri. E allora cosa siete? Non c’era modo di rispondere alla domanda.
Pagina 112
La gente si preparava sempre al domani. A me sembrava assurdo. Il domani non si stava certo preparando per loro. Non sapeva neppure che esistessero.
Pagina 113
Non c’è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti.
Pagina 115
Dove gli uomini non riescono a vivere gli dèi non se la cavano certo meglio.
Pagina 186
quando l’uomo si stese a terra capì che non si sarebbe più rialzato e che quello era il posto dove sarebbe morto.
Pagina 188
Ma chi lo troverà se si è perso? Chi lo troverà, quel bambino? Lo troverà la bontà. È sempre stato così. E lo sarà ancora.
Pagina 192
Nelle terre dove vivevano ogni cosa era più antica dell’uomo, e vibrava di mistero.
Verso la fine m’ha fatto storcere un po’ il naso l’ennesima ripetizione dello schema fisso dell’uomo che vuole allontanarsi da solo e del bambino che cerca rassicurazioni: questi dialoghi sempre identici – per quanto vivi e caratterizzanti – alla lunga mi hanno scocciato (l’ho già detto che sono sempre identici?), per questo motivo nella mia classificazione priva di criterio La strada di Cormac McCarthy non riesce ad andare oltre alle sei confezioni di tonno in scatola.
![]()
| 30 libri | x x x x x x x x x | 30,00% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x x x | 50,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x x | 80,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x x x | 100,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x x | 60,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |
Notre-Dame de Paris è per quasi un terzo della sua lunghezza un interminabile arazzo in cui Victor Hugo intende erudire il lettore soprattutto su argomenti di contorno: la geografia di Parigi, l’architettura della cattedrale, la natura dell’alchimia ecc.
Confesso che se Hugo non mi avesse del tutto ammaliato con la lettura de I Miserabili avrei sicuramente abbandonato molto presto la lettura di Notre-Dame de Paris.
La rassegna stampa della presentazione di Pelicula al caffè letterario Bookstop Libri&Coffee di via Leonardo Da Vinci a Brescia: articolo da Giornale Di Brescia.
Un anno sull'altipiano non è un saggio, non è nemmeno un romanzo. Ha qualche cosa del diario ma non è nemmeno questo. Come dichiara l'autore stesso (Il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia), si tratta dei suoi ricordi d'un anno di guerra sull'altipiano di Asiago dall'estate del 1916 a quella del 1917.
Questa è una testimonianza importantissima che chiunque avesse il desiderio di approfondire il tema della guerra dovrebbe leggere. Più dei confini, delle date, dei nomi delle battaglie e dei ritagli di terra conquistati o persi, questo libro trasmette il senso di quello che la guerra è stata per uno dei suoi protagonisti.
Se non sapessi fin troppo bene che costringere una lettura ne genera soprattutto il rigetto, sarei favorevole a introdurre Un anno sull'altipiano fra i libri della scuola media, che meglio di tanta cronaca e teoria sa trasmettere lo spirito di quello che è stato la prima guerra mondiale (dicasi lo stesso de Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern per la seconda guerra mondiale).
Ma era anche il segnale convenuto perché il 1° plotone entrasse in azione. Immediatamente, si svelò tutta una fanfara accuratamente organizzata. Una tromba, fatta con una grande caffettiera di latta, squillò il segnale d’attenti cui rispose l’accordo degli strumenti più svariati. Erano tutti strumenti improvvisati. Abbondavano quelli che facevano maggior chiasso per accompagnare il passo. I piatti erano rappresentati da coperchi di gavetta. I tamburi erano avanzi di vecchie ghirbè di salmeria, fuori uso, sapientemente adattate. Pistoni, clarini e flauti erano ricavati dai pugni chiusi, in cui gli specialisti, aprendo ora un dito, ora l’altro, sapevano soffiare nelle forme più efficaci. Ne risultava un insieme mirabile di musicata allegria di guerra.
Pagina 7 | Pos. 98-100
per quel briciolo di malvagità che serpeggia nel cuore degli uomini più miti, pensò d’impressionare ancora di più il sindaco. Egli comandò: – Signori ufficiali, viva il re! – Viva il re! – ripetemmo noi, urlando la frase come un monosillabo.
Pagina 7 | Pos. 103-4
– Noi vinceremo, perché ciò è scritto nel libro del destino… Dove fosse quel libro, certo, nessuno di noi, compreso il sindaco, lo sapeva. E, ancora meno, che cosa fosse scritto in quel libro irreperibile.
Pagina 8 | Pos. 110
Perché, o signori, sì, bello è morire per la patria… Quest’accenno non piacque a nessuno, neppure al colonnello.
Pagina 9 | Pos. 135-36
Ci saremmo finalmente potuti sdraiare, nelle ore di ozio, e prendere il sole, e dormire dietro un albero, senza esser visti, senza avere per sveglia una pallottola nelle gambe.
Pagina 10 | Pos. 139
Avremmo finito d’ucciderci l’un l’altro, ogni giorno, senza odio.
Pagina 10 | Pos. 143-46
Un reggimento di cavalleria ci traversò la strada e noi dovemmo fermarci per lasciarlo sfilare. Beati loro che stavano a cavallo! Ma ci accorgemmo subito che anch’essi erano stanchi morti. – La guerra dei signori, – gridavano i soldati ai lancieri curvi sulla sella. – Beati voi, – rispondevano questi, – che potete camminare a piedi. Noi, sempre a cavallo, sempre a cavallo. Non poter marciare con le proprie gambe! Dover faticare per sé e poi per il cavallo. Che vita!
Pagina 10 | Pos. 150-51
I contadini allontanati dalla loro terra, erano come naufraghi. Nessuno piangeva, ma i loro occhi guardavano assenti. Era il convoglio del dolore.
Pagina 12 | Pos. 183-84
I gruppi si rianimarono quando un graduato ritornò dal vivandiere con i fiaschi del vino e col tabacco. Egli aveva speso tutte le venti lire. In guerra, non si pensa al domani.
Pagina 14 | Pos. 209-13
Egli mi accolse molto gentilmente e mi offrì un bicchierino di cognac. – Molte grazie, – dissi, – non bevo liquori. – Non beve liquori? – mi chiese, preoccupato, il tenente colonnello. Tirò dal taschino della giubba un taccuino e scrisse: «Conosciuto tenente astemio in liquori. 5 giugno 1916». Si fece ripetere il mio nome, che io gli avevo già detto presentandomi, e lo aggiunse alla nota.
Pagina 15 | Pos. 224-27
– Dove sono gli austriaci? – chiesi. – Ah, questo non lo so. Questo non lo sa nessuno. Sono di fronte a noi. Potrebbero, da un momento all’altro, essere anche alle nostre spalle. Ciò dipende dalle circostanze. Quello che è certo è che essi sono dappertutto e che, oltre al mio battaglione, non vi sono truppe italiane.
Pagina 20 | Pos. 302
Ti sei sbaffato il cioccolato come un vero austriaco.
Pagina 22 | Pos. 328-31
– Prenda due portaordini, – mi disse il maggiore, – vada nella Malga e s’informi di ciò che è avvenuto, durante la notte. Dica al comando degli alpini che noi siamo arrivati e che attendiamo ordini. Il maggiore ornò il discorso di qualche bestemmia. Era toscano, di Firenze, e bestemmiava di giorno e di notte. Quando era eccitato, adoperava, senza parsimonia, tutto il repertorio del Lung’Arno.
Pagina 26 | Pos. 399-400
– Io mi difendo bevendo. Altrimenti, sarei già al manicomio. Contro le scelleratezze del mondo, un uomo onesto si difende bevendo.
Pagina 27 | Pos. 401-2
Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! È orribile! È per questo che ci ubriachiamo tutti, da una parte e dall’altra.
Pagina 27 | Pos. 409-10
L’anima del combattente di questa guerra è l’alcool. Il primo motore è l’alcool. Perciò i soldati, nella loro infinita sapienza, lo chiamano benzina.
Pagina 29 | Pos. 431-32
A meno che i due carabinieri non fossero toscani, essi non sentirono in vita loro tante bestemmie come in quei pochi minuti.
Pagina 32 | Pos. 489
Chi ha assistito agli avvenimenti di quel giorno, credo che li rivedrà in punto di morte.
Pagina 37 | Pos. 565-66
L’ordine del giorno del comandante di corpo d’armata ce lo presentò «un soldato di provata fermezza e d’esperimentato ardimento».
Pagina 59 | Pos. 902-4
Egli non gridava. Egli urlava a voce altissima, e con tono di comando, come se si rivolgesse non ad una persona isolata, ma a tutto un reparto, a un battaglione in ordine chiuso. Egli diceva «cognac» con la stessa voce con cui, da cavallo, avrebbe comandato «battaglione in colonna!» o «colonna doppia!»
Pagina 61 | Pos. 935-37
Arrivavano, ogni giorno, munizioni e tubi di gelatina. Erano i grandi tubi di gelatina del Carso, lunghi due metri, costruiti per aprire dei varchi fra i reticolati. E arrivavano pinze tagliafili. Le pinze e i tubi non ci erano serviti mai a niente, ma arrivavano egualmente.
Pagina 62 | Pos. 937-38
arrivò il cognac, molto cognac: eravamo dunque alla vigilia dell’azione.
Pagina 63 | Pos. 963-68
– Tuttavia… E ripeté, dopo una boccata di fumo: – Tuttavia… Se Ettore avesse bevuto un po’ di cognac, del buon cognac, forse Achille avrebbe avuto del filo da torcere… Anch’io rividi per un attimo, Ettore, fermarsi, dopo quella fuga affrettata e non del tutto giustificata, sotto lo sguardo dei suoi concittadini, spettatori sulle mura, slacciarsi, dal cinturone di cuoio ricamato in oro, dono di Andromaca, un’elegante borraccia di cognac, e bere, in faccia ad Achille.
Pagina 75 | Pos. 1140-41
Una batteria motorizzata fece un’apparizione sulla strada di Gallio, tirò un centinaio di granate, che caddero sui nostri, e scomparve.
Pagina 76 | Pos. 1161-62
per me è tutt’uno morire a destra oppure a sinistra.
Pagina 88 | Pos. 1344-46
Di tutti i momenti della guerra, quello precedente l’assalto era il più terribile. L’assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non ha conosciuto la guerra.
Pagina 92 | Pos. 1403-5
Dalle trincee, nessuno sparava. In una ampia feritoia, di fronte, scorsi la testa d’un soldato. Egli mi guardava. Io non ne vidi che gli occhi. Vidi solo gli occhi. E mi sembrò ch’egli non avesse che occhi, talmente mi parvero grandi.
Pagina 94 | Pos. 1431-32
– Io ho paura di diventare pazzo, – mi disse. – Io divento pazzo. Un giorno o l’altro, io mi uccido. Bisogna uccidersi.
Pagina 94 | Pos. 1441-43
La vita di trincea, anche se dura, è un’inezia di fronte a un assalto. Il dramma della guerra è l’assalto. La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono.
Pagina 95 | Pos. 1443-48
Nella vita normale della trincea, nessuno prevede la morte o la crede inevitabile; ed essa arriva senza farsi annunciare, improvvisa e mite. In una grande città d’altronde vi sono più morti d’accidenti imprevisti di quanti ve ne siano nella trincea di un settore d’armata. Anche i disagi sono poca cosa. Anche i contagi più temuti. Lo stesso colera che è? Niente. Lo avemmo fra la 1a e la 2a armata, con molti morti, e i soldati ridevano del colera. Che cosa è il colera di fronte al fuoco d’infilata d’una mitragliatrice?
Pagina 95 | Pos. 1450-52
Qualche giornale ci arrivava ogni tanto e ce li passavamo fra di noi. Erano tutti gli stessi e c’irritavano. La guerra vi era descritta in modo così strano che ci era irriconoscibile. La Valle di Campomulo che, dopo Monte Fior, noi avevamo attraversato senza incontrare un ferito, vi era dipinta «imbottita di cadaveri». Di austriaci, naturalmente.
Pagina 96 | Pos. 1461-63
– E la biancheria? – gli chiesi – Non essendo un genere di prima necessità, l’ho abolita. La mia fauna mi obbligava a tali fatiche di caccia, piccola e grossa, che ho preferito bruciarne i ricoveri. Ora mi sento più uomo. Voglio dire più animale.
Pagina 96 | Pos. 1465-67
– Bere e vivere. Cognac. Dormire e vivere e cognac. Stare all’ombra e vivere. E ancora del cognac. E non pensare a niente. Perché, se dovessimo pensare a qualcosa, dovremmo ucciderci l’un l’altro e finirla una volta per sempre.
Pagina 97 | Pos. 1474-77
– Il libro è interessante. Bertoldo e Bertoldino mi faceva ridere di più, ma questo è più attraente e vario. Tutti gli uccelli sono qua dentro. Non ne manca uno. Ci sono persino i beccafichi. Non dico di no, a me piacciono gli uccelletti alla polenta. I beccafichi vi stanno bene. Ma, senza far torto ai veneti, io preferisco i merli e i tordi arrosto.
Pagina 98 | Pos. 1492-93
Simile a lui, simile a mille altri dei miei compagni, egli aveva bisogno di bere per stordirsi e dimenticare. La vita era, per lui, ciò ch’era per noi la guerra.
Pagina 99 | Pos. 1509-11
La questione divenne intricata. Nel breve chiarimento che ne seguì, capii che io parlavo di Orlando, il «Furioso», quello d’Ariosto, mentre il mio collega intendeva parlare dell’onorevole Orlando, deputato al Parlamento e Ministro di Grazia e Giustizia nel Ministero Boselli.
Pagina 99 | Pos. 1518-21
Io lo precedetti e salimmo in trincea. Egli non aveva paura. E, quel ch’è sempre un pericolo grave in trincea, ci teneva a dimostrare di non aver paura. Io gli dicevo «fa’ come me», «qui curvati», «qui tocca terra con le mani», «qui fermati», ed egli non si curvava, non toccava terra, non si fermava.
Pagina 102 | Pos. 1557-60
Chi non ha fatto la guerra, nelle condizioni in cui noi la facevamo, non può rendersi un’idea di questo godimento. Anche un’ora sola, sicura, in quelle condizioni, era molto. Poter dire, verso l’alba, un’ora prima dell’assalto: «ecco, io dormo ancora mezz’ora, io posso ancora dormire mezz’ora, e poi mi sveglierò e mi fumerò una sigaretta, mi riscalderò una tazza di caffè, lo centellinerò sorso a sorso e poi mi fumerò ancora una sigaretta» appariva già come il programma gradito di tutta una vita.
Pagina 102 | Pos. 1562-63
L’eccezionale onore, che ci distingueva ancora una volta fra tutte le brigate di fanteria, sarebbe stato da noi tutti più apprezzato se fossimo stati a riposo.
Pagina 103 | Pos. 1568-70
Eravamo giunti all’altezza del comando del 1° battaglione, quando ci arrivò la notizia che il generale Leone era morto, colpito al petto da una pallottola esplosiva. Perché non chiamare le cose con il loro vero nome? Fu una gioia, un tripudio. Il capitano Zavattari, c’invitò a fermarci al suo comando e fece sturare delle bottiglie.
Pagina 103 | Pos. 1575-76
La pace sia con lui! Con lui la pace e con noi la gioia. E ci sia infine consentito rispettare da morto un generale che detestavamo da vivo.
Pagina 117 | Pos. 1791-98
Quelle trincee, che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente, così viva ne era stata la resistenza, avevano poi finito con l’apparirci inanimate, come cose lugubri, inabitate da viventi, rifugio di fantasmi misteriosi e terribili. Ora si mostravano a noi, nella loro vera vita. Il nemico, il nemico, gli austriaci, gli austriaci! … Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi, che ora si muovevano, parlavano e prendevano il caffè, proprio come stavano facendo, dietro di noi, in quell’ora stessa, i nostri stessi compagni. Strana cosa. Un’idea simile non mi era mai venuta alla mente. Ora prendevano il caffè. Curioso! E perché non avrebbero dovuto prendere il caffè? Perché mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè? E, verso le 10 o le 11, avrebbero anche consumato il rancio, esattamente come noi. Forse che il nemico può vivere senza bere e senza mangiare? Certamente no. E allora, quale la ragione del mio stupore?
Pagina 118 | Pos. 1805-11
Io facevo la guerra fin dall’inizio. Far la guerra, per anni, significa acquistare abitudini e mentalità di guerra. Questa caccia grossa fra uomini non era molto dissimile dall’altra caccia grossa. Io non vedevo un uomo. Vedevo solamente il nemico. Dopo tante attese, tante pattuglie, tanto sonno perduto, egli passava al varco. La caccia era ben riuscita. Macchinalmente, senza un pensiero, senza una volontà precisa, ma così, solo per istinto, afferrai il fucile del caporale. Egli me lo abbandonò ed io me ne impadronii. Se fossimo stati per terra, come altre notti, stesi dietro il cespuglio, è probabile che avrei tirato immediatamente, senza perdere un secondo di tempo. Ma ero in ginocchio, nel fosso scavato, ed il cespuglio mi stava di fronte come una difesa di tiro a segno. Ero come in un poligono e mi potevo prendere tutte le comodità per puntare. Poggiai bene i gomiti a terra, e cominciai a puntare.
Pagina 120 | Pos. 1826-28
Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo!
Pagina 120 | Pos. 1830-32
Condurre all’assalto cento uomini, o mille, contro cento altri o altri mille è una cosa. Prendere un uomo, staccarlo dal resto degli uomini e poi dire: «Ecco, sta’ fermo, io ti sparo, io t’uccido» è un’altra.
Pagina 121 | Pos. 1850-52
Il freddo, la neve, il ghiaccio, le valanghe non rendono la guerra più dura, per uomini validi. Sono elementi che ben conoscono, in tempo di pace, quanti vivono in alta montagna e nelle regioni dalla neve perenne. La guerra, per la fanteria, è l’assalto. Senza l’assalto, v’è lavoro duro, non guerra.
Pagina 131 | Pos. 2005-6
la prigione non si scontava, in trincea, e si faceva solo la ritenuta sul soldo.
Pagina 141 | Pos. 2148-49
La specialità consisteva in tre bicchieri di cognac finissimo e che si bevevano così: uno, prima del caffè, uno nel caffè e uno dopo il caffè.
Pagina 141 | Pos. 2162-63
– L’esperienza serve a valutare la vita per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse.
Pagina 145 | Pos. 2211-13
– Secondo te, Antonio, finirà presto la guerra? Io, fino ad allora, avevo evitato si parlasse di guerra. Antonio rispose con sicurezza: – Non finirà mai. La guerra è un macello permanente.
Pagina 149 | Pos. 2278-82
Sono ufficiale di carriera ed è probabile che anch’io avanzi ancora di grado. Ma le assicuro che le più belle soddisfazioni della mia carriera sono come questa d’oggi. Noi siamo professionisti della guerra e non ci possiamo lamentare se siamo obbligati a farla. Ma, quando siamo pronti per un combattimento, e, all’ultimo momento, arriva l’ordine di sospenderlo, glielo dico io, mi creda, si può essere coraggiosi finché si vuole, ma fa piacere. Sono questi, lealmente, i più bei momenti della guerra.
Pagina 151 | Pos. 2311-15
– I comandanti non si sbagliano mai e non commettono errori. Comandare significa il diritto che ha il superiore gerarchico di dare un ordine. Non vi sono ordini buoni e ordini cattivi, ordini giusti e ordini ingiusti. L’ordine è sempre lo stesso. È il diritto assoluto all’altrui ubbidienza. – Così tu, caro collega, puoi comandare un bel manico di scopa, posto che tu l’abbia fra le mani. Ma non comanderai mai reparti italiani, francesi, belgi o inglesi. – È che voi avete introdotto la filosofia nell’esercito. Ecco la ragione della nostra decadenza.
Pagina 152 | Pos. 2326-29
– Compagnia in riga, fucile alla mano! I soldati si disposero, correndo per eseguire l’ordine. Io pensavo: se i soldati malmenano gli ufficiali ed io do l’ordine di prendere le armi, non corro più il rischio d’essere bastonato. Se essi hanno le armi, rifletteranno maggiormente e, tutt’al più, io corro il rischio di essere sparato. Debbo dirlo: preferivo essere ucciso che bastonato.
Pagina 164 | Pos. 2514-16
Lo avete visto l’altro giorno con le scarpe distribuite al battaglione Che belle scarpe! Sulle suole, con bei caratteri tricolori, c’era scritto «Viva l’Italia». Dopo un giorno di fango, abbiamo scoperto che le suole erano di cartone verniciato color cuoio.
Pagina 173 | Pos. 2647-55
Un giorno, passando lungo i filari d’una vigna per controllarvi un filo telefonico del battaglione, guardando per aria, inciampai su un soldato della 10a. Egli era con una giovane contadina. Sdraiati sull’erba, sotto un arco di viti, essi si confidavano i loro segreti. Io non m’ero accorto di loro, altrimenti li avrei evitati. L’incontro fu improvviso, per me e per loro. Il soldato scattò in piedi, sull’attenti, e salutò. Egli era rosso e confuso. Al suo fianco, lentamente, lentamente, con una calma leggiadra, anche la donna si levò in piedi. Snella e bionda, essa appariva ancora più bionda accanto all’uomo bruno dai capelli neri. Mi guardò per un istante, con un sorriso timido, abbassò gli occhi e si strinse al soldato, protettrice. Io levai il portafoglio, ne tolsi dieci lire e dissi, dandole al soldato: – Il capitano è fiero di vedere un suo soldato in così bella compagnia. Il soldato prese il denaro, ancora imbarazzato, e la giovine donna sorrise a lungo, dondolandosi, i grandi occhi aperti e colmi di grazia. Com’erano felici! Anch’io mi sentivo felice.
Pagina 185 | Pos. 2823-39
Io non mi ero accorto che sul letto, sotto la sua mano distesa, v’era una lettera. Egli la prese e me la mostrò. – Fammi il favore, leggimela. Vieni vicino, vienimi vicino. Io presi la lettera. Mi sedetti accanto al letto, fino a toccarne le coltri. La busta era ancora chiusa. Io chiesi: – Debbo dunque aprirla? – Sì, sì. Ma vienimi più vicino. Io m’addossai al letto. Guardai la busta. Era indirizzata a lui e portava il timbro di Marostica. Io tremavo. L’aprii e ne trassi due fogli. Non osavo leggere. Egli mi chiese: – L’hai aperta? – Sì. – Leggi dunque, fammi il piacere. Io spiegai i fogli e il mio sguardo corse alla firma. Era il nome della signorina bionda. Cominciai a leggere. La voce mi tremava: «Mio piccolo…» Avellini si portò le mani agli occhi bendati, quasi volesse con le mani nascondermi le lacrime. Egli piangeva. Io avevo interrotto la lettura e non parlavo più. Lo lasciai piangere, senza dire una parola. Dopo qualche minuto, mi disse: – Continua, continua. Proseguii la lettura. Una donna non può scrivere parole più tenere di quelle che io lessi quel giorno. Dovetti interrompere la lettura ancora, più volte, perché Avellini non riusciva a frenare il pianto. – Che m’importa di morire? che m’importa? Finii di leggere la lettera. Egli mi pregò di leggergliela una seconda volta. Ed io la rilessi, spesso interrompendomi, come prima, talmente intensa era la commozione dell’amico. – Anche la morte è bella… Egli riprese la lettera fra le mani e l’accarezzò lungamente. Mi disse: – Lasciamela qui. Verrai a prenderla dopo la mia morte.
Pagina 187 | Pos. 2864-65
Non è vero che l’istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita. Vi sono dei momenti, in cui la vita pesa più dell’attesa della morte.
Con Audible puoi ascoltare in modo gratuito l'audiolibro de Un anno sull'altipiano: ti basterà accedere alla prova di 30 giorni cliccando sulla copertina qua accanto.
Al termine del periodo di prova, potrai decidere se confermare il servizio o terminarlo, in questo caso ovviamente senza pagare nulla. Buon ascolto!
| 30 libri | x x x x x x x | 23,330% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x x | 40,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x | 60,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x x | 80,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x x | 60,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |

Seguite questo link per leggere la recensione di Pelicula scritta da Davide Baresi per il portale letterario Sololibri.net.
Buona lettura!
Non ora, non qui è la mia seconda esperienza come lettore di Erri De Luca, persona che stimo oltre che come autore anche per il suo impegno sociale.
Di suo ho già letto Sulla traccia di Nives, cronaca romanzata di un’escursione alpina, e anche in Non ora, non qui (suo romanzo d’esordio) ho ritrovato quello stile a metà fra il romanzo e il diario di memorie.
Uno scritto nostalgico, quasi poetico, prolisso e frastagliato in cui un anziano rievoca la l’infanzia e la giovinezza, probabilmente una sorta di autobiografia sbagliata (l’età del protagonista e dell’autore sono troppo diverse).
Ora vi lascio alla raccolta delle frasi che più mi hanno colpito di questo ricco e intenso romanzo.
Finché ebbe luce negli occhi, mio padre fece fotografie.
Pagina 2 | Pos. 19-20
Gli album, gli archivi non mi sorreggono la memoria, invece la sostituiscono.
Pagina 4 | Pos. 47-49
Mi affezionai a una palla gialla dai molti colori sbiaditi e al suo buon odore di gomma. Quand’ero solo nella stanza la palla mi saltava addosso per la gioia e giocava a non farsi acchiappare. D’improvviso mia madre gridava di smetterla e la palla finiva sotto il letto per la paura.
Pagina 5 | Pos. 73-74
Il freddo faceva venire la cacarella. Solo da bambino l’ho saputo e ora mi pare quasi di inventare una notizia anziché ricordarla.
Pagina 6 | Pos. 90-91
Non erano anni per ragazzi quelli che stavano accadendo a noi.
Pagina 7 | Pos. 94-99
In aula durante l’appello il mio nome esclamato mi scuoteva. Era solo una sigla ed era già un ordine, mal pronunciato, mal annunciato. Era da poco il mio ed era già gualcito. Il fastidio di portarne uno mi venne fin da bambino e mi istigava a non rispondere alla domanda anche cortese del “come ti chiami?.” Mio padre che teneva molto al nome, attribuiva la mia scostumatezza alla vergogna di non saperlo dire bene nella balbuzie. Era perciò comprensivo e mi sostituiva nella risposta con tono solenne. Mi inculcava così il rispetto del nome, ma io stentavo ad impadronirmene e quello da lui pronunciato era solo una variante del suo, non ancora il mio. Perciò stavo zitto, rispondevo di me in silenzio.
Pagina 7 | Pos. 107-8
La gente esce dalle pasticcerie con i pacchi avvolti nella carta blu con la fontana stampata in bianco. Scartandola a fine pasto produceva chiasso a coprire ogni voce e richiamava l’attenzione e la saliva.
Pagina 14 | Pos. 210-12
“Filomé, se telefonano per me chiamami, sono nel bagno.” Anche in questo caso la sua risposta garantiva “vai, vai, figlio mio, ’a Madonna t’accumpagna.” “No, Filomé, in bagno è meglio che ci vado da solo.”
Pagina 14 | Pos. 214-15
Veniva da un’isola ma era contadina. Sapeva che la terra, come il mare, erano ricchi e, come i ricchi, avari.
Pagina 16 | Pos. 239-40
il difetto attira l’attenzione al punto che basta da solo a dare la definizione dell’intera persona.
Pagina 17 | Pos. 251-52
banche dove ogni volta bisognava andare a chiedere quasi per favore di prendere dei soldi che erano suoi.
Pagina 17 | Pos. 256-58
In quel punto dovetti sapere per la prima volta che il male è irreparabile e non c’è modo di risanare un torto qualunque cosa si faccia dopo. Non c’è rimedio al di fuori di non commetterli e non commetterli è opera la più ardua e segreta in mezzo al mondo.
Pagina 22 | Pos. 330-32
Ogni tuffo contiene la sessantesima parte di un addio. Scese per scendere, come un’ancora senza catene, con le orecchie chiuse e gli occhi fissi al fondo. Apriva il buio dell’acqua con le braccia, il mare si accumulava in alto.
Pagina 28 | Pos. 418-19
Accadde così anche all’universo, dicono, che è invecchiato nei primi secondi della sua formazione più che nei miliardi di anni successivi.
Pagina 28 | Pos. 426-27
Solo in morte la vita è interamente di chi l’ha vissuta, e il possesso è senza donatori, senza rimproveri.
Pagina 37 | Pos. 553
Avevo sei anni e la rassegnazione alle smentite che quell’età comporta
Pagina 40 | Pos. 604-7
Papà si radeva nel piccolo bagno che aveva la serratura difettosa e perciò la porta restava dischiusa. Mi accostai allo spiraglio e chiesi il permesso di fargli una domanda. “Sentiamo,” rispose continuando a radersi allo specchio. Presi sul tragico un mio pensiero ridicolo: che allo specchio erano in due, perciò diceva “sentiamo.”
Pagina 45 | Pos. 690-91
Se Iddio fosse una circonferenza la chiesa ne sarebbe il centro, che è il punto più distante possibile.
Pagina 55 | Pos. 837-39
Nelle nuove case gli unici a proprio agio erano gli americani. Ma loro sono gli stranieri del mondo, abitano da sempre in zone appena costruite, in città fresche di intonaco. Il nuovo è una loro abitudine. Sono stranieri anche a casa loro.
Pagina 56 | Pos. 857-59
Li vidi dal basso dov’ero accovacciato: contro il cielo la sua testa bionda mi guardava con due fessure vuote. Mi parve che avesse in faccia due buchi attraverso i quali si poteva vedere il cielo. Io lo vedevo. Forse attraverso i miei poteva vedere la terra.
Pagina 60 | Pos. 913
Ci sono poveri per i quali il ricco non è un’aspirazione.
Pagina 60 | Pos. 916-18
Il male che mi insegnavi a riconoscere, io lo vedevo causato dalle persone. Mi sorvegliavo per non procurarlo, perché anche un rossore risparmiato ad un altro fa parte delle proprie responsabilità. Non tutti ebbero una madre che spiegava il male.
Pagina 61 | Pos. 933
Era un’età, forse è così anche adesso, in cui bisognava diventare diversi da sé, per poter raggiungere una giustezza di immagine.
Pagina 62 | Pos. 938-39
Molti particolari non formano un ricordo, molti ricordi non costituiscono un passato.
Pagina 63 | Pos. 966-67
Si stupiva in quel tempo del fatto che le molte esperienze non producessero persone eccellenti.
Pagina 68 | Pos. 1031-33
Confuso dall’attrazione sentivo il tempo come un galoppo, ogni mattina fuggiva ed io inghiottivo con la saliva le parole più belle che non riuscivo a dire.
Non ora, non qui di De Luca è un libro da consigliare, giudizio in gran parte motivato dalla sua ottima scrittura e, nella mia classifica generale senza punti di riferimento, si merita la bellezza di tre macchine fotografiche di diverso colore (ditemi se è poco!):
![]()
| 30 libri | x x x x x x | 20,00% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x | 30,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x | 60,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x x | 60,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x x | 40,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |

Alle ore 18:00 di sabato 11 aprile presenterò il mio romanzo Pelicula al caffè letterario Bookstop Libri&Coffee (via Leonardo Da Vinci 5, Brescia).
L’invito è aperto a tutti, e chi desidera riservare un posto lo può fare registrandosi qui!
L’ultimo racconto scritto nel corso del 2014 al laboratorio si intitola Il mio bar, che è una storia inventata che sotto sotto ha qualcosa di vero.

La cosa vera è che sono un cliente spocchioso che pretende un servizio degno di questo nome anche frequentando bar cenciosi; sono tuttavia disposto a concedere una seconda possibilità, forse anche una terza, ma poi se non sono soddisfatto io-cambio-bar.
Che ne frega a voi, dite? Non so, magari qualcuno gestisce un bar e ha bisogno che gli racconti una sequela di ovvietà.
La parte inventata è invece quella dove si narra del nostro protagonista impegnato in una missione disperata: trasformare la Gabriella in una barista decente. Ce la farà? Non ce la farà? Chi lo sa? Io lo so, voi per ora no.
Questo sull’appuntamento al buio con un libro è il seguito ideale del post dedicato alle genialate in libreria e a quello sui Flipback. Vi state chiedendo di che cosa parlo? Leggete il comunicato stampa di Sperling & Kupfer che introduce questa novità.
Firmato Parpot aspettava silenzioso fra gli scaffali della mia libreria da almeno dieci anni; a quel tempo scoprii un bookstore online che all’atto dell’iscrizione rilasciava un buono spesa da 10 euro.
So che questo non rende merito, tuttavia la cronaca dei fatti mi vide spendere questo buono per un libro di cui non sapevo nulla, se non che il suo costo più le spese di spedizione era pari all’ammontare del mio buono. Detto in altri termini: libro gratis!
Di fatto però non ho mai avuto voglia di leggerlo (l’unica ragione per cui l’ho scelto era il prezzo e la copertina, non sapevo nemmeno che genere di libro fosse), per cui l’esperimento è sostanzialmente fallito… fino a oggi, quando finalmente ho letto il corpo del reato, e m’è pure piaciuto!
Firmato Parpot è un romanzo epistolare in cui ai classici scambi di lettere si aggiungono scontrini, fax, estratti di diario.
Ora, come di consueto, lo spazio riservato alle mie sottolineature.
Pagina 15

Pagina 27

Pagina 51

Pagina 106

Pagina 128

Pagina 128/129
![]()
![]()
Pagina 142
![]()
Firmato Parpot è un noir insolito che è riuscito ad appassionarmi e a stupirmi e per questo nella mia speciale classifica senza punteggi razionali si aggiudica sei revolver scarichi da usare contro nemici immaginari.
![]()
| 30 libri | x x x x x | 16,67% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x x | 30,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x x x | 60,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x x | 66,67% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x | 40,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x | 20,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,33% |
| Libro in sospeso da un anno | x | 100,00% |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |
Eccoci al secondo traguardo dell’anno, infatti Firmato Parpot era un libro acquistato da almeno un anno e non ancora letto:

Ottimo lavoro, specialmente per quanto riguarda la prima parte, Bel-Ami di Guy de Maupassant narra la scalata di Georges Duroy, giovane ex militare e squattrinato, che da impacciato impiegato delle ferrovie diventa uno dei protagonisti dell’alta società parigina.
Duroy non è un uomo particolarmente intelligente, colto o competente. Il segreto del suo successo è l’opportunismo e l’arguzia con cui sfrutta donne che lo circondano.
Molto interessante lo spaccato della società francese di fine XIX secolo descritto da Bel-Ami, che forse altro non è che la versione più elegante della nostra società, con tutte le sue bassezze e i suoi difetti, i suoi chiaroscuri e le sue ombre, le sue piccole persone e le sue grandi ingiustizie.
Cuore di cane è uno dei romanzi che ai tempi della scuola mi sono stati imposti dai professori e che – ovviamente – allora non ho minimamente preso in considerazione… infatti l’ho letto solo in età adulta (proprio come per I promessi sposi).
Peccato che non mi sia ravveduto prima, perché si tratta di un libro veramente intelligente e ricco di ironia (l’innocente inconsapevolezza del protagonista invischiato nelle sue sventure, le sue soluzioni di spirito e – in generale – l’aria tragicomica che si respira all’inizio del romanzo mi hanno ricordato i primi episodi della saga del Ragionier Fantozzi).
Protagonisti il cane Pallino alias cittadino Pallini Poligràf Poligràfovič, il professor Filìppovič e il suo assistente dottor Bormentàl’ in una sorta di moderno Frankenstein (Cuore di cane è del 1925, cioè 107 anni dopo le avventure del moderno Prometeo.
Per farvi un’idea di quanto detto scorrete pure con calma l’elenco delle mie sottolineature dal romanzo di Bulgakov.
Mica mando sul lastrico il Consiglio dell’Economia Nazionale, se frugo un po’ col muso nella pattumiera, no?
Pagina 2 | Pos. 21-22
adesso è buio, saranno pressappoco le quattro del pomeriggio, se si giudica dall’odore di cipolla che viene dalla caserma dei pompieri
Pagina 2 | Pos. 31-32
Ho provato di tutto, accetto la mia sorte, e se ora piango, è soltanto per il dolore fisico e per il freddo, perché il mio spirito non si è ancora spento…
Pagina 3 | Pos. 40-42
Quando un cane è malato, quello che conta è mangiare un boccone: i vecchi cani dicono che Vlas ti poteva gettare un osso e, magari, anche un po’ di carne. Gli auguro un bel posto in paradiso. Vlas era un vero uomo, era un cuoco da signori: serviva dai conti Tolstoj
Pagina 4 | Pos. 49-50
Quaranta copechi per due portate che messe insieme non ne valgono neanche quindici: gli altri venticinque, è chiaro, se l’è intascati l’economo.
Pagina 4 | Pos. 55-56
Adesso è venuto il mio turno. Sono diventato Presidente, e tutto quello che rubo voglio spendermelo in donne, code di gamberi e champagne.
Pagina 5 | Pos. 69-71
mi ha chiamato Pallino! Pallino un corno! Pallino è rotondo e ben pasciuto, stupido, mangia la polenta d’avena ed è figlio di nobili genitori; io invece sono uno spilungone irsuto e spelacchiato, e per giunta vagabondo senza fissa dimora… Comunque, grazie per la buona parola.»
Pagina 5 | Pos. 75-78
Ma gli occhi: lì non si sbaglia, sia che li guardi da vicino che da lontano. Eh, sì, sono assai importanti gli occhi, sono una specie di barometro. Ci vedi quello dal cuore duro, che può schiaffarti la punta dello stivale nelle costole, senza nessun motivo; e ci vedi quello che ha paura di tutto e di tutti. Ecco, proprio un lacché come questo tipo qui mi divertirebbe prendere a morsi nelle caviglie. — Hai fifa, eh? Se ce l’hai vuol dire che te la meriti… Tie’… grr… rrr… bau, bau!»
Pagina 6 | Pos. 87-88
Che cos’è? Salame! Ah, caro signore, se avesse visto come lo fanno, quel salame, non si sarebbe neanche avvicinato al negozio. Via, lo dia a me!»
Pagina 9 | Pos. 128-29
«Qui? Beniss… Un momento. Qui no: c’è il portiere. È molto più pericoloso d’uno spazzino, è quanto c’è di peggio al mondo. Odio i portieri, una razza più repellente dei gatti.
Pagina 31 | Pos. 473-76
Se lei tiene a digerire bene, le dò un buon consiglio: a tavola non parli né di bolscevismo né di medicina. E prima del pasto — per l’amor di Dio — non legga giornali sovietici». «Hmm… Ma non ce ne sono altri.» «E lei non ne legga nessuno. Vuole sapere una cosa? Ho fatto trenta esperimenti nella mia clinica, ebbene: i pazienti che non leggevano giornali stavano benissimo. Quelli che costringevo a leggere la Pravda perdevano peso.»
Pagina 40 | Pos. 605-13
Dopo aver apprezzato i vantaggi del collare, il cane fece la prima visita al reparto principale del paradiso, al quale fino a quel momento gli era stato categoricamente proibito l’accesso: cioè al regno della cuoca Dar’ja Petrovna. Tutto l’appartamento non valeva neanche due palmi del reame di Dar’ja. Ogni giorno sul fornello annerito e rivestito di mattonelle, la fiamma infuriava, scoppiettava, e il forno crepitava. Tra le rosse fiamme ardeva il viso di Dar’ja Petrovna; eterno tormento del fuoco e inestinguibile passione. Era lucido e unto; sull’acconciatura alla moda che copriva le orecchie e terminava in un crocchio di capelli chiari sulla nuca, splendevano ventidue brillanti falsi. Alle pareti erano appese pentole dorate. Tutta la cucina traboccava di odori, gorgogliava e sfrigolava nei recipienti chiusi… «Fuori!», strillò Dar’ja Petrovna. «Fuori, ladruncolo, vagabondo! Ci mancavi anche tu qui dentro! Adesso ti faccio vedere coll’attizzatoio, ti…» «Che fai? Ma che abbai?», adulava il cane strizzando gli occhi. «Ladruncolo, io? Non vedi il collare», e si avvicinò di fianco alla porta, infilandoci dentro il muso.
Pagina 55 | Pos. 837-39
L’essere pronuncia molte parole: «carrozza», «esaurito», «giornale della sera», «regalo per bambini», e tutte quelle imprecazioni che esistono solo nel lessico russo.
Pagina 56 | Pos. 846
«Le voci riguardanti la presenza di un marziano nel vicolo Òbuchov risultano del tutto infondate.
Pagina 57 | Pos. 861-65
Nello studio ha riso. Il suo sorriso è sgradevole e innaturale. Poi si è grattato la nuca, si è guardato intorno e io ho annotato una nuova parola, distintamente pronunciata: «borghesi». Ha bestemmiato. Lo fa metodicamente, ininterrottamente e in apparenza senza alcun motivo. Le sue bestemmie hanno un carattere fonografico; è come se le avesse udite nel passato, e avendole inconsciamente registrate nel cervello, ora le vomitasse a interi blocchi. Del resto, che diavolo, non sono mica uno psichiatra!
Pagina 82 | Pos. 1257
«A teatro non ci voglio andare», ribatté Pallini burbero, e si fece un segno della croce sulla bocca, ruttando.
Pagina 85 | Pos. 1289-91
«È stata quella là a darmi una sberla sul muso!», guaì Pallini. «La mia faccia non è mica un bagno pubblico!» «Gliel’ha data perché lei le aveva dato un pizzicotto sul seno», urlò Bormentàl’ facendo cadere un boccale.
Pagina 94 | Pos. 1428-33
Neanche lei è di origine proletaria, vero, carissimo?» «Io? Per carità. Mio padre era giudice istruttore a Vilna», rispose tristemente Bormentàl’, finendo il cognac. «Vede; malissimo. È una pessima eredità. Non si potrebbe immaginare nulla di più spregevole. Del resto, mi scusi, la mia è peggio ancora: mio padre era arciprete di una cattedrale. “Da Siviglia a Granada. Nella penombra silenziosa delle notti…” Già. Accidenti al diavolo.» «Ma, professore, lei è uno scienziato di fama mondiale. Come potrebbero toccarla, mi dica, a causa di…, mi scusi l’espressione, di questo figlio d’un cane?»
Pagina 96 | Pos. 1460-61
Ma perché farlo? Me lo dica lei, per favore: perché fabbricare artificialmente gli Spinoza quando una qualsiasi donnetta è capace di sfornarne uno in qualsiasi momento.
Pagina 103 | Pos. 1571-72
«Cosa fate con quei… gatti ammazzati?». «Pellicce, scoiattolo imitato», fu la risposta, «a credito per i lavoratori. Andranno a ruba.»
Pagina 110 | Pos. 1676-77
e infine Bormentàl’, semisvestito, che cercava pudicamente di nascondere il collo privo di cravatta.
Pagina 113 | Pos. 1721-22
E vero che m’hanno tagliuzzato la testa in lungo e in largo e chissà perché… ma passerà. E poi, chi deve guardarla?»
La mia parte preferita è stata sicuramente l’inizio del romanzo, con Pallino invischiato in qualche cosa che… non solo non capisce, ma rifiuta anche di farlo! Quando Pallino diventa Pallini l’attenzione si focalizza più sulla satira della società sovietica e secondo me perde un po’ fascino.
Nella mia classifica statisticamente incomprensibile, Cuore di cane guadagna matematicamente quattro cuoricini. Non ho detto tre, non ho detto cinque, ho detto quattro, e quattro sia:
![]()
L’unica cosa da segnalare è che tutte le fonti che ho consultato classificano Cuore di cane come un romanzo di fantascienza. Non ci avevo pensato, e anche leggendo non m’è affatto sorto il dubbio, tuttavia gli esperimenti che portano il cane Pallino a trasformarsi in essere umano parlano chiaro… quindi devo azzerare il punteggio di 5 titoli non SF consecutivi.
| 30 libri | x x x | 10,00% |
| Libri di 10 autori mai letti | x x | 20,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | x | 20,00% |
| 3 libri di cui non so nulla | x | 33,33% |
| 5 titoli non SF consecutivi | 0,00% | |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x | 20,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | 0,00% | |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |

La storia di Pelicula è ambientata in un futuro alternativo e, al momento di scegliere la nomenclatura di luoghi, personaggi e altro, ho optato per inventarli di sana pianta attingendo ai nomi dei miei beniamini debitamente taroccati e camuffati.
Ciò mi ha permesso di partecipare al programma radiofonico King Kong in onda nel pomeriggio di Rai Radio 1, presentando una playlist di canzoni collegate a citazioni nascoste in Pelicula.
Questa la registrazione del programma andato in onda martedì 10 febbraio; a seguire il dettaglio delle citazioni.
Il primo personaggio-citazione è Yebba Daor, regina autoproclamata delle piratesse del fiume E70. Yebba è una valorosa piratessa, oltre che mistica, resa temibile alle orecchie dei predoni in istanza sulle rive dell’E70 grazie alle sue azioni temerarie.
Cogliere la citazione in questo caso non è difficilissimo, Yebba Daor è infatti la scrittura al contrario di Abbey Road.
Abbey Road è stato il mio primo CD dei Beatles, di quando i CD li si ascoltava davvero fino a consumarli e che, piaccia o no, qualcosa dentro lo lasciavano in maniera indelebile.
Scegliere un pezzo da Abbey Road però sarebbe banale, e inoltre ammazzarebbe la playlist (se non si fosse capito i Beatles li ADORO in maiuscolo), ma essendo anche il nome dei celebri studi di registrazione usati dai fabfour mi prendo la libertà di scegliere un altro pezzo beatlesiano; ecco il titolo del primo pezzo della playlist: Hey Bulldog (che probabilmente è il loro brano più sottovalutato).
Per passare alla seconda citazione leggiamo un breve stralcio dal capitolo 28:
[…] era riuscita ad afferrare la carrozzella con la piccola Matilda prima che si rovesciasse. La madre aveva assistito a tutta la scena con le lacrime congelate […]
Prima di tutto voglio assicurarvi che alla piccola Matilda non è capitato nulla di male; comunque l’oggetto della seconda citazione non è la piccina ma è sua madre: Matilda Mother è anche il titolo di un pezzo psichedelicissimo targato Pink Floyd composto da Syd Barrett (Wondering and dreaming/the words have different meanings). Venero i Pink Floyd almeno quanto i Beatles.
Citazione numero tre, un super trivia per gli amanti del rock con la W maiuscola: il nome del personaggio Wistroge Munpete (funzionario dell’ufficio per la censura della XXV circoscrizione, si occupa della gestione della censura da Pelicula agli agenti speciali di polizia dell’intera città… insomma un vero cattivone!) è scomponibile in quattro parti, ognuna corrispondente al nome di uno dei componenti del gruppo The Who:
(Se credete che questa sia tosta guardate un po’ la prossima!)
Degli Who entra in playlist il brano 1921 tratto dal loro capolavoro Tommy.
Premessa: fino a qualche anno fa, quando ancora strumenti come Internet, gli mp3 e la ruota erano pressoché sconosciuti, l’unico modo per conoscere musica nuova (attenzione: con nuova intendo anche classici che radio o TV non passavano più da anni e che quindi mi ero perso) era il passaparola; gli Who li ho conosciuti proprio grazie a una VHS (VADE RETRO!) consumatissima del film di Woodstock dove la performance più sconvolgente era proprio un brano estratto da Tommy degli Who.
Immaginatevi cosa possa essere successo nell’eterna lotta fra le forze del bene e del male, del giorno e della notte, dello Yin e dello Yang… che nella mia cerchia di amicizie musicali erano rappresentati da Led Zeppelin e Deep Purple, con vere e proprie tifoserie schierate (decidete pure voi chi sia lo Yin e chi lo Yang): gli Who hanno improvvisamente rappresentato l’elemento di rottura che tutto ha rimesso in discussione.
Altro stralcio, dal capitolo 11 questa volta:
Nel taxi Indra gridava, stava letteralmente percuotendo Bela a colpi di urla. Bela, il maggiore dei fratelli Batrane, alla guida cercava di andare il più veloce possibile, coniugando la linea retta agli ostacoli che trovava sul tragitto.
Come da copione, il nome di Bela Batrane nasconde più di quel che sembra. Parliamo un po’ di vampiri, quelli veri che gelano il sangue però, non i vampiri moderni che sberluccicano e bevono succo di pomodoro:
Tutto questo per dire che nel mio romanzo di vampiri non ce n’è, ma sono un estimatore del romanzo Dracula e della canzone Bela Lugosi’s Dead, dei Bauhaus, che diventa istantaneamente il quarto pezzo della mia playist.
La quinta citazione in realtà non è una citazione dal mio romanzo ma di un mio racconto breve, scritto prendendo un brano della tradizione folk americana risalente alla fine del diciannovesimo secolo e provando a metterlo in prosa.
Il brano, conosciuto con vari titoli fra cui Black Girl, Black Gal o In the Pines, è stato reso celebre dai Nirvana grazie a una loro celebre rivisitazione nell’Unplugged di MTV con il titolo Where Did You Sleep Last Night, che è anche il titolo del mio racconto e infine quinto pezzo della playlist.
Where Did You Sleep Last Night fa parte di quell’insieme di canzoni che chiamo Bad Loop Song (qui alcune e qui altre), ovvero quelle canzoni che – a volte – capita ascolti a ripetizione senza mai cambiarle per tutto il giorno: metto in ciclo continuo una singola canzone e da mattino a sera ascolto sempre quella.
Voi a casa non provateci.
Sei vite di Luca Maria Gambardella è un romanzo breve (o racconto lungo? Faccio sempre confusione) pubblicato a fine 2013 da 0111 Edizioni.
Sei vite è caratterizzato da uno stile di scrittura molto curioso, infatti Luca Maria Gambardella utilizza quasi sempre il dialogo diretto anche per le descrizioni di luoghi e personaggi; nella raccolta delle mie sottolineature troverete qualche buon esempio di questo. Personalmente non mi è affatto dispiaciuto anzi, l’ho letto tutto d’un fiato (vabbè, facciamo due fiati e mezzo!).
Ho sentito parlare di questo libro in rete, l’ho cercato nella libreria dove mi servo abitualmente ma non lo avevano. Solitamente se un libro non lo hanno in magazzino riescono a recuperarmelo al massimo in una settimana, per questo però non hanno saputo dirmi nulla, nemmeno se avrei potuto riceverlo entro un mese. Troppo tempo e troppe incertezze, così ho provato in altre librerie della città, ma ovunque la stessa storia.
Decisamente strano per un libro pubblicato da solamente un anno, ho avuto anche il dubbio che esistesse solamente la versione digitale, infatti alla fine sono stato costretto a ripiegare sull’eBook. Non mi è ancora chiaro se il cartaceo esista, di fatto non fa alcuna differenza perché – esistente o meno – è introvabile.
Dettaglio che esula dalla bontà del libro: € 4,49 per un eBook di mediocre fattura (che cosa ci vuole a fare la TOC in modo sensato? Niente, ecco che cosa ci vuole: n-i-e-n-t-e!) mi sembra un prezzo esagerato. Troppo spesso gli editori vedono nell’eBook un mercato dove investire il meno possibile (meglio se niente: vedi per esempio la TOC incomprensibile) per guadagni facili, dovrebbero invece capire che l’eBook è un mezzo dalle grandi potenzialità: non solo una trasposizione in digitale di un volume di carta!
Per esempio, che senso ha un ex libris (che non posso scegliere) in un eBook che non posso copiare, non posso prestare e non posso lasciare in eredità a nessuno? Non è forse meglio lasciarsi alle spalle questi retaggi del passato e investire per offrire al lettore qualche cosa di nuovo? Nei DVD ci sono i contenuti speciali, negli eBook non c’è un tubo.
Certo, si potrebbe affermare che l’importante è la sostanza, e che sto parlando solo dei fronzoli… ma anche la sostanza lascia a desiderare: alcune scelte risultano molto molto ingenue, tanto che un buon editing le avrebbero segnalate immediatamente permettendone la correzione. Alcuni temi sono introdotti e mai più approfonditi, dicono la loro anche un pugno di refusi (ma niente di ché), in definitiva Sei vite poteva essere un buon lavoro, ma è penalizzato da alcune scelte (o meglio: non-scelte).
Riporto dal sito dell’autore:
Ė la storia di adolescenti che rincorrono la vita, di adolescenti che diventano adulti, di adulti che si scoprono indifesi. Sei vite, così imperfette da sole, così perfette nel loro muoversi in un unico percorso, come torrenti sotterranei in costante ricerca del fiume in superficie. Storia che nasce con una vacanza indimenticabile, si ingrossa rapidamente con una tragica profezia, si inabissa all’improvviso con un mistero senza risposta.
La mamma lo temeva, lo odiava, lo amava. Tutto, in una volta sola. Si può provare tutto questo per un uomo? Lei ci è riuscita.
Pagina 11 | Pos. 156
In una cosa credo ciecamente. Nel tempo. Il tempo fa crescere tutti.
Pagina 11 | Pos. 167-68
Ma che esempio è, così, nascondere le debolezze. Non sarebbe meglio ammettere qualche errore? Fai vedere che poi si rimedia.
Pagina 16 | Pos. 233-38
Iniziamo a camminare verso il buio. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Gli sguardi si incrociano. Tutto perfetto. Il buio. Lontano. Il rumore del fuoco. Il rumore del vento. Il rumore del cuore. Il rumore delle stelle. Il rumore della pelle. Le labbra si avvicinano. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Tutto perfetto. Il buio. Il profumo del fuoco. Il profumo del vento. Il profumo del cuore. Il profumo delle stelle. Il profumo della pelle. Lei chiude gli occhi. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Tutto perfetto. Il buio. Il colore del fuoco. Il colore del vento. Il colore del cuore. Il colore delle stelle. Il colore della pelle. Tutto perfetto. Mi fermo un istante. Il fuoco si ferma. Il vento si ferma. Il cuore si ferma. La stella si ferma. La pelle si ferma.
Pagina 18 | Pos. 267-68
Suo figlio è intelligente, ma potrebbe studiare di più. Facile da dirsi. Queste insegnanti mi fanno ridere. Dicono le stesse frasi da duemila anni.
Pagina 27 | Pos. 409
Spegne la luce. Solo il rumore delle candele.
Sicuramente originale, anche se non condivido l’averlo classificato come thriller. Narrazione velocissima, a volte confusa, tuttavia apprezzabile nonostante qualche infodump e qualche brano che un lavoro di limatura probabilmente avrebbe eliminato. Voto insensato definitivo: quattro ami con testa di pesce mozzata.
![]()
| 30 libri | x x | 6,67% |
| Libri di 10 autori mai letti | x | 10,00% |
| 5 titoli non italiani o anglofoni | 0,00% | |
| 3 libri di cui non so nulla | x | 33,33% |
| 5 titoli non SF consecutivi | x x | 40,00% |
| Rileggere 2 libri | x | 50,00% |
| 5 libri di autori italiani | x | 20,00% |
| 3 titoli di autori esordienti | x | 33,00% |
| Libro in sospeso da un anno | 0,00% | |
| Libro in un giorno | x | 100,00% |
Qualche tempo fa sono stato intervistato da Alessandra Troncana del Corriere della Sera a proposito di Pelicula; da quella chiacchierata è nato un bell'articolo comparso ieri nell'inserto cittadino del Corriere dal titolo Un futuro da incubo a Brescia fra cent'anni:

A seguire, alcune note/precisazioni in ordine sparso:
Naturalmente scherzo: l'articolo è ottimo e mi ha fatto immenso piacere leggerlo; fatemi sapere le vostre impressioni!
Lo scorso 28 gennaio ho presentato Pelicula al punto vendita Feltrinelli di corso Zanardelli a Brescia, questo il video della presentazione:
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=WfLJg_vYadc&w=640&h=360]
Le foto scattate durante l’evento:
I cartelli della presentazione: