Le sabbie di Marte (Arthur C. Clarke)

Le sabbie di Marte (Arthur C. Clarke)

Le Sabbie di MarteHo letto Le Sabbie di Marte di Arthur C. Clarke perché… oh beh, so che può sembrare sciocco ma l’ho letto perché nel negozio Feltrinelli vicino casa è il libro accanto a Pelicula e così mi sono detto: bene, leggiamolo!
Con Clarke sapevo di andare sul sicuro (ora che ci penso è un pezzo che non scelgo un libro seguendo l’istinto, dovrò ricordarmelo per l’anno prossimo) avendo letto non troppo tempo fa Incontro con Rama, e del resto dopo la lettura di un fantasy moderno un po’ di sana fantascienza hard era quello che ci voleva.

Le Sabbie di Marte narra del viaggio dal pianeta Terra a Marte dell’autore di romanzi fantascientifici Martin Gibson e del periodo iniziale della sua permanenza sul pianeta rosso. Il romanzo risale al 1951, quindi dieci anni avanti al primo uomo nello spazio e ben diciotto prima dello sbarco sulla Luna, ma riesce a essere molto attuale. Diciamocelo: il fatto che una società che ancora fa uso della macchina da scrivere e dei foglietti di carta per comunicare a distanza abbia colonizzato il sistema solare fa venire la rabbia, tuttavia non ci sono altri anacronismi, anzi: l’autore prende un po’ in giro la categoria (e mette le mani avanti?) facendo pronunciare queste parole a uno dei personaggi:

Questo è il guaio di tutte le vecchie favole del buon tempo andato… non c’è niente che sia più morto dei racconti avveniristici di ieri.

Ultima curiosità: Le Sabbie di Marte è il primo dei Romanzi di Urania e, come si vede dall’immagine della copertina, uscì in edicola il 10 ottobre 1952.
Ora, finalmente, vi lascio alla mia raccolta di citazioni del romanzo.

Citazioni da Le Sabbie di Marte

Pos. 30-31

Si trovava nello spazio! Era una vera disdetta aver perduto il decollo, ma quando si sarebbe messo a scrivere avrebbe ritoccato abilmente quel punto con chiose e commenti opportuni.

Pos. 41

volendo attenuare la luce del sole avevano derubato le stelle del loro fulgore.

Pos. 109-13

Gibson non si era mai rassegnato al sacrificio delle aerodinamiche astronavi che erano state il miraggio dei primi anni del ventesimo secolo. Quello scintillante attrezzo ginnico, formato da due sfere unite da una sbarra, a forma di manubrio, non era il suo concetto di transatlantico spaziale, e anche se il mondo l’aveva accettato, lui ancora non ci si era abituato. Ne conosceva naturalmente le note giustificazioni: non occorreva una linea aerodinamica a un mezzo che non doveva entrare mai in nessuna atmosfera, e la forma quindi era suggerita da considerazioni di carattere puramente funzionale ed energetico.

Pos. 146-48

Anche quando ogni forza di gravità era scomparsa, ci si ostinava ugualmente a immaginare una direzione in basso, e sembrava naturale supporre che la superficie cui erano uniti tavolo e seggiole fosse il pavimento.

Pos. 150-51

A peggiorare le cose, la rapatura a zero dava a quegli uomini, di solito più che presentabili, una espressione vagamente sinistra, cosicché l’intero quadro offriva l’aspetto di una riunione di famiglia al Castello di Dracula.

Pos. 157-58

«Non siamo in molti, vero?» disse. «Ma non dimenticate che questa nave è pressoché automatica e d’altronde nello spazio non succede mai niente.

Pos. 159-60

non si fidava mai dei primi impulsi ma se li annotava con cura

Pos. 251-52

erano le luci delle prime città lunari, e dicevano alle stelle che dopo un miliardo di anni la vita era giunta finalmente alla Luna.

Pos. 255-56

Aveva completamente dimenticato la colazione… fenomeno senza precedenti.

Pos. 263-64

Il capitano Norden, apparentemente, si comportava come un arbitro non del tutto disinteressato, sostenendo ora l’uno ora l’altro nel tentativo d’impedire una vittoria decisiva.

Pos. 373-74

«A pagina tre hai scritto centrifuga mentre avresti dovuto dire centripeta.» «Dal momento che mi pagano a battuta non vedo che differenza faccia. Le due parole sono lunghe uguali, no?»

Pos. 418-19

Gibson avrebbe potuto benissimo comunicare con Mackay mediante il telefono interno, ma tutte le scuse per piantare il lavoro erano buone.

Pos. 570-72

E poiché, come saprai, la forza di campo H è inversamente proporzionale alla distanza, appare subito ovvio che dH/dr varia inversamente al quadrato di r, e perciò è troppo piccola per essere misurata, a meno che tu non ci sia vicinissimo.

Pos. 588-89

Questo è il guaio di tutte le vecchie favole del buon tempo andato… non c’è niente che sia più morto dei racconti avveniristici di ieri.»

Pos. 591-95

Guarda che cosa è successo fino al sessanta, diciamo anche fino al settanta. A quell’epoca si scrivevano ancora romanzi intorno al primo viaggio sulla Luna. Oggi però sono illeggibili. Una volta raggiunta la Luna, per qualche anno ancora si scrisse intorno a Venere e a Marte. Ma oggi anche quei romanzi non si leggono più, se non per farci sopra matte risate. Può darsi che i pianeti esterni forniscano ancora un discreto investimento per un’altra generazione: ma le frottole interplanetarie care ai nostri nonni hanno avuto la loro definitiva sepoltura alla fine del settanta.»

Pos. 617-18

Era meravigliosamente rassicurante il sospiro continuo, regolare delle pompe dell’aria che insufflavano gli alisei artificiali

Pos. 697-99

L’Ares si allontanava alle sue spalle con spaventosa ineluttabilità. Lui stava sprofondando nello spazio, nello spazio vero, finalmente, e il suo unico legame con la vita era quel tenue filo che si dipanava dal suo fianco.

Pos. 719-20

La nave era adesso troppo piccola e fragile per poter essere ancora considerata un rifugio sicuro. Gibson era finalmente solo con le stelle.

Pos. 766

una infarinatura su alcuni problemi, più tipica dei curiosi che dei competenti.

Pos. 785-86

«Finirai col diventare uno di quegli scienziati freddi e astrusi che sanno tutto senza sapere niente. Un altro uomo di valore, completamente sprecato.»

Pos. 846-47

Era una grave violazione alle leggi della probabilità… un caso che non si sarebbe mai verificato in un suo romanzo. Ma la vita è così poco artistica, e alla sua mancanza di stile non c’è assolutamente alcun rimedio da opporre.

Pos. 973-75

«Sono stufo di sorbire la mia birra da un recipiente a forma di bulbo» spiegò. «Voglio cercare di versarla come si conviene in un bicchiere vero, adesso che ne abbiamo di nuovo la possibilità.»

Pos. 1003-6

Naturalmente quella dei Marziani era la storiella che circolava tra gli abitanti della Terra sin dal tempo in cui erano tornate le prime astronavi con la deludente notizia che il pianeta gemello era completamente disabitato. Tuttavia parecchi erano ancora fermamente convinti, malgrado tutte le prove contrarie, che in qualche angolo dei monti ancora inesplorati del pianeta si annidasse qualche forma di vita intelligente.

Pos. 1093-94

Gli erano stati necessari due mesi di lenta acclimatazione sull’Ares, e tutte le risorse della scienza medica moderna per consentirgli di mettere piede sulla superficie di Marte con l’unica protezione di una maschera ad ossigeno.

Pos. 1125-27

Quella luce ferma, immobile, che brillava inaspettatamente nel cielo diurno, era adesso, e tale sarebbe rimasta per molte settimane, la stella mattutina di Marte. Ma era meglio nota col nome di Terra.

Pos. 1152-53

la sincerità era una delle principali virtù del Capo Supremo marziano, una qualità che non lo rendeva certo simpatico a molta gente.

Pos. 1163-64

Tutti, su Marte, sono specializzati in qualcosa, ma certo esistono più mestieri sulla Terra che abitanti su questo pianeta

Pos. 1176-78

Marte è molto lontano, costa un sacco di quattrini, e non offre niente in cambio. Il primo interesse per le esplorazioni interplanetarie si è calmato, e adesso la gente si chiede: “Noi cosa ci guadagniamo da tutto questo?”. Per ora la risposta è stata una sola: “Poco”.

Pos. 1179-80

Molto probabilmente l’uomo medio terrestre pensa che qui si stanno spendendo miliardi che potrebbero essere impiegati meglio a migliorare il pianeta d’origine

Pos. 1187-89

«Non vi sembra che ci sia qualche analogia tra Marte e le prime colonie americane?» «Il paragone non è molto calzante. Dopo tutto, quando arrivarono in America i lontani pionieri vi trovarono aria che potevano respirare e cibo che potevano mangiare!»

Pos. 1196-1200

«Marte è un mondo interessante, bello anche. Ma non potrà mai essere come la Terra.» «E perché dovrebbe esserlo? E poi che cosa intendete per Terra, prima di tutto? Intendete forse le pianure del Sud America, i vigneti di Francia, le isole coralline del Pacifico, o le steppe siberiane? Perché Terra è ciascuno di questi luoghi! Ovunque l’uomo riesca a trovare una possibilità di esistenza, là è la sua terra. Ebbene, presto o tardi gli uomini saranno in grado di vivere su Marte senza bisogno di tutta questa roba.» E con ampio gesto indicò la cupola che racchiudeva la città e le dava vita.

Pos. 1249-50

Quel pensiero, invece, sull’Ares non l’aveva tormentato mai. Lo spazio era privo di atmosfera ovunque, ma lì, quando sotto gli occhi si stendeva una pianura rigogliosa, sembrava che la mancanza d’aria non fosse una cosa giusta.

Pos. 1291-95

«Appunto. Non hanno bisogno di aria come le nostre piante, e tutto quello che serve lo prendono dal suolo. Infatti potrebbero benissimo crescere nel vuoto assoluto, come le piante della Luna, purché avessero un terreno adatto e luce solare a sufficienza.» Un vero trionfo dell’evoluzione, pensò Gibson. Ma a quale scopo?, si chiese. Perché la vita si era aggrappata con tanta tenacia a quel piccolo mondo, nonostante tutto il male causatole dalla natura? Forse il Capo Supremo marziano aveva tratto una parte del suo ottimismo dalla lezione impartita da quelle piantine ostinate e risolute.

Pos. 1313-15

L’Amministrativo, come lo chiamavano, non offriva in sé niente d’interessante: era identico ai tanti palazzi d’amministrazione che si costruiscono sulla Terra, pieno di file di scrivanie, di macchine da scrivere e di schedari d’archivio.

Pos. 1365-67

Era strano parlare a bambini che non avevano mai conosciuto la Terra, che erano nati e avevano trascorso la loro breve esistenza sempre ed esclusivamente al riparo delle grandi cupole. Gibson si chiedeva che significato avesse per loro la Terra. Era forse più reale, per loro, dei regni immaginari delle favole?

Pos. 1591-94

Una volta l’intero equipaggio dell’Ares andò ad assistere ai progressi compiuti dal dottor Scott e dai suoi colleghi nella lotta contro la febbre marziana. Era ancora troppo presto per trarre conclusioni positive, ma Scott sembrava alquanto ottimista. «Avremmo bisogno di una bella epidemia in grande stile» disse fregandosi le mani. «Solo così potremmo provare veramente l’efficacia di questa roba. Per il momento i casi di febbre sono troppo scarsi.»

Pos. 1632-33

Jimmy si fece coraggio ricordando una certa citazione che gli pareva facesse al caso suo e in cui si parlava di cuori teneri e di belle dame.

Pos. 1643-49

«Che cosa si indossa su Marte per i pranzi ufficiali?» domandò Jimmy. «Pantaloncini neri e cravatta bianca» rispose Gibson incerto. «O il contrario? Comunque ce lo diranno all’albergo. Spero che riescano a scovare qualcosa che si possa infilare senza scoppiarci dentro.» Ci riuscirono, giusto per un pelo. L’abito di società su Marte, dove per il calore e l’aria condizionata i vestiti erano ridotti al minimo, consisteva in una camicia di seta bianca con due file di bottoni di madreperla, una cravatta nera a farfalla, e un paio di pantaloncini di raso nero guarniti di una larga cintura a maglia, di alluminio, cucita su un sostegno elastico. L’effetto era tutt’altro che inelegante, ma quando fu vestito Gibson si sentì qualcosa a metà tra un boy-scout e il Piccolo Lord.

Pos. 1739-40

«No, maledetti loro! Questo è il guaio con gli uomini di scienza, non si riesce mai a cavargli di bocca una data precisa.»

Pos. 1749-50

Gibson aveva ormai raggiunta l’età in cui si capisce che la bellezza non è sempre essenziale, ma era giusto che a questo proposito Jimmy avesse opinioni diverse.

Pos. 1768-70

La ruota aveva finalmente compiuto il suo giro: lui era tornato a quella sua lontana ventunesima primavera. Comprendeva pienamente ciò che Jimmy sentiva in quel momento, e sapeva inoltre che qualsiasi cosa gli avesse riserbato l’avvenire, niente avrebbe uguagliato le emozioni che il ragazzo stava scoprendo ora, e che erano per lui nuove e fresche come lo erano state per il primo uomo nel primo mattino del mondo.

Pos. 1855-59

«Da quanto tempo siete su Marte?» gli chiese Gibson, che aveva finalmente smesso di fare fotografie attraverso i finestrini. «Da cinque anni.» «E volate continuamente?» «Più o meno.» «Non preferireste viaggiare sulle navi spaziali?» «Francamente no. Non c’è nessuna emozione a volare con quelle. In realtà non è nemmeno un volare ma un galleggiare nel vuoto per mesi e mesi.»

Pos. 1956-58

«Ma guarda tu che roba!» esplose infine Gibson, a mezzo tra il furioso e il divertito. «Sono venuto sano e salvo dalla Terra a Marte, ho percorso in santa pace cinquanta milioni di chilometri, e non appena metto piede su un modesto comune aereo, ecco che cosa succede! D’ora innanzi viaggerò esclusivamente su astronavi.»

Pos. 2189-93

Gibson camminava in testa, ma procedeva con una certa fatica e stava già meditando di sacrificare l’orgoglio e chiedere a Jimmy di sostituirlo, quando notò con sollievo di essere arrivato a un sentiero serpeggiante che portava più o meno nella direzione giusta. Per un eventuale osservatore quella sarebbe stata una interessante dimostrazione della lentezza di certi processi mentali. Gibson e Jimmy infatti percorsero un buon tratto, sei lunghi passi almeno, prima di rendersi conto della semplice ma strabiliante verità che i sentieri, di solito, non si tracciano da soli.

Pos. 2231-32

«Tra un’ora dovete essere di ritorno, e se ci mettete di più voglio che mi riportiate come minimo un’autentica principessa marziana da Mille e una notte.»

Pos. 2233-34

«Essendo in tre, dovremmo poterci difendere anche se incontrassimo qualcosa di spiacevole»

Pos. 2366-67

Le condizioni su Marte avevano però da tempo raggiunto la stabilità, e tale equilibrio sarebbe quindi durato per millenni, a meno che non ci pensasse l’Uomo a capovolgerlo!

Pos. 2418-19

È sempre fatale adattarsi all’ambiente sfavorevole che ci circonda. Bisogna invece cercare di trasformare l’ambiente forzandolo ad adattarsi a noi.»

Pos. 2575-78

Non aveva nessuna intenzione di posare a modello di perfezione per nessuno. Anche nei suoi momenti più sdolcinati era sempre rifuggito dal servirsi di quelle comode parabole vittoriane in cui si parla di uomini pigri ed egocentrici che si trasformano a un tratto in campioni di virtù e in esseri utilissimi, anzi indispensabili alla società. Ma aveva una paura tremenda che qualcosa di molto simile stesse succedendo a lui!

Pos. 2745-46

sono pochi i grandi uomini che rimangono tali quando li si conosce più a fondo.

Pos. 2853-54

«Sino a che punto a Irene piacerà avere un marito che trascorre metà della propria esistenza nello spazio è ancora da vedere… ma dopotutto, sono secoli che le mogli dei marinai hanno superato questo scoglio.»

Pos. 2956-57

siccome quelli che sapevano la verità se ne stavano muti come pesci, mentre quelli che non sapevano niente gracchiavano come cornacchie, quando scese la notte la città si trovava in uno stato di confusione estrema.

Pos. 2963-64

Porto Lowell aveva tutte le caratteristiche di un alveare nel quale fosse stato improvvisamente infilato un bastoncino.

Pos. 3014-15

Non poterono però impedire i numerosi assembramenti che si formarono in tutta la città, e nei quali ognuno affermava di aver sempre saputo sin dall’inizio cosa fosse in realtà il Progetto Aurora.

Pos. 3268-69

Tutte le bellezze della Terra, che sino a quel momento lui aveva, se non disprezzate, certo accettate come fatti acquisiti

Le Sabbie di Marte: giudizio finale

Ottimo lavoro del buon Clarke! Opera più acerba rispetto al suo sopracitato capolavoro, tuttavia godibilissima e molto rigorosa dal punto di vista fisico, aspetto cardine questo di tutta la fantascienza hard, i cui canoni Clarke stesso ha contribuito a delineare.
In definitiva la valutazione per Le Sabbie di Marte è di due HAL 9000, in pezzi da mezzo HAL (questo per ricordare che la mia classificazione è del tutto priva di significato ma non di buon gusto. Per chi se lo chiedesse, mezzo HAL 9000 non corrisponde a un HAL 4500):

Mezzo HAL 9000 Mezzo HAL 9000 Mezzo HAL 9000 Mezzo HAL 9000

Kindle Write On

Kindle Write On

Kindle Write On è l’ultimo servizio lanciato da Amazon (attualmente in beta e accessibile solo su invito): un network dedicato alla pubblicazione e alla vendita di libri self. Questo l’articolo dall’ultimo numero di Internazionale (#1081 del 12 dicembre) dove ho appreso la notizia:

Kindle Write On: come cambia il self publishing

Kindle Write On

Il mio pensiero sul self publishing – e indirettamente anche su Kindle Write On – è che, come molti strumenti accessibili a tutti, in realtà sia alla portata di pochi. Ho visto molti libri di autori autodidatti e sono tutti accomunati dalla mancanza di un editing professionale. Difficilmente si può essere bravi scrittori e bravi editor, sono due figure diverse, per usare una metafora non è detto che un bravo pilota sia anche un bravo meccanico… magari sì, ma non è detto. È vero però che l’importante è che chi acquista un libro sia messo nella condizione di sapere che cosa sta comprando: il risultato del lavoro di un team di professionisti composto da scrittore e casa editrice, oppure no? Questo Kindle Write On lo garantisce.

Inoltre non vedo perché i vari Lulu, Youcanprint & Co. (che esistono da anni) debbano essere tanto diversi da Kindle Write On. Solo perché c’è Amazon di mezzo?
La mossa è chiaramente finalizzata a soddisfare una domanda che non è la stessa di chi frequenta librerie (fisiche o virtuali), si tratta di offrire un prodotto a costo zero a un bacino di potenziali clienti con caratteristiche definite (gusti, abitudini, potere di spesa ecc.) che sa che cos’è quello che legge e tuttavia gli va bene lo stesso.
Quindi mi chiedo se l’interrogativo da porsi non sia perché Kindle Write On può essere un problema? ma come fare a incanalare questo bacino verso l’offerta di libri ben fatti? (quello che prima chiamavo il risultato del lavoro di un team di professionisti), che è un po’ come chiedersi se sia possibile proporre caviale a chi è abituato a strafogarsi di hamburger e patatine fritte.

Pelicula su “Briciole di Parole”

Pelicula su “Briciole di Parole”

Questa settimana Pelicula è stato citato nella rubrica Briciole di Segnalazione, in occasione dell’edizione natalizia del blog Briciole di Parole:

Briciole di Parole

Ringrazio Rosa, il cui motto è se non ti uccide, ti rende più forte (ci tengo a specificare che Pelicula l’ha resa più forte) e ricordo che chiunque volesse ospitare Pelicula può contattarmi cliccando qui, oppure può farlo senza dirmi niente che va bene lo stesso!

L’amuleto di Samarcanda – Jonathan Stroud

L’amuleto di Samarcanda – Jonathan Stroud

Con L’amuleto di Samarcanda di Jonathan Stroud mi sono trovato immerso nella lettura di un fantasy frizzante, coinvolgente e ricco di ironia. Si tratta del primo volume di una trilogia (La Trilogia di Bartimeus) ma può essere letto autonomamente: l’autore lascia uno spiraglio aperto a una sottotrama ma la storia principale ha un finale definitivo.

L'amuleto di Samarcanda

L’amuleto di Samarcanda: la trama in breve

Come avrete imparato a conoscere se seguite il blog da un anno a questa parte, Alice B è la nostra esperta di romanzi fantasy di nicchia; lei ha ritenuto che questo lavoro di Jonathan Stroud – che ha riscosso un buon successo di pubblico – non fosse bisognoso di segnalazione, ma a me l’ha consigliato con una mini recensione (del romanzo e della trilogia). Io, che sono cintura nera di copia/incolla, col minimo sforzo vi propongo il massimo risultato:

Ne L’amuleto di Samarcanda i maghi sono i nuovi padroni e leader politici di una Londra contemporanea, in contrapposizione ai comuni, ovvero le persone senza poteri. La loro forza però non viene da doti magiche personali innate, bensì deriva dalla convocazione di spiriti dall’Altro Luogo, obbligati a sottomettersi alla volontà del mago e a fare uso della loro magia per gli scopi spesso biechi del mago che li ha convocati.
La storia è incentrata su Nathaniel, giovane mago apprendista, che, mosso da ambizione e desiderio di vendetta, convoca Bartimeus, spirito di media forza ma di grande intelletto e sagacia. Da qui hanno inizio le loro concitate avventure che li porteranno a costruire un rapporto di insolita simbiosi.

La Trilogia di Bartimeus

La Trilogia di Bartimeus è composta dai seguenti volumi:

  • L’amuleto di Samarcanda
  • L’occhio del Golem
  • La porta di Tolomeo

L’amuleto di Samarcanda e L’occhio del Golem non posso che alzare il pollice, per La porta di Tolomeo avanzo invece qualche critica. I punti di forza della trilogia sono sicuramente la simpatia esplosiva di Bartimeus e la sua divertente rivalità con Nathaniel. Nel secondo volume però Bartimeus viene introdotto troppo in là nella storia: la prima metà abbondante del libro è fiacca, manca della consueta vitalità, del brio a cui le schermaglie tra i due protagonisti mi avevano abituato.
E infatti nel terzo volume Bartimeus torna a essere una presenza costante e irriverente che dà tono e tensione al romanzo.
Lettura comunque consigliatissima, per un fantasy atipico e divertente!

Citazioni da L’amuleto di Samarcanda

Pagina 6 | Pos. 79-80

Bisognava rendergliene atto: era un tipo determinato. E anche molto stupido.

Pagina 7 | Pos. 99

Forse rubare amuleti era l’ultima moda, la versione magica di sgraffignare copricerchioni.

Pagina 27 | Pos. 414-16

Il problema con un manufatto magico potente come l’Amuleto di Samarcanda è che possiede una caratteristica aura palpitante che attira l’attenzione come un uomo nudo a un funerale.

Pagina 29 | Pos. 441-42

Era venuto il momento di mescolarmi alla Moltitudine Pluricefala, al Grande Sporco, in altre parole: alla gente.

Pagina 31 | Pos. 470

Niente pericoli nascosti: una mandria bovina di stolidi esseri umani.

Pagina 34 | Pos. 521-23

Rumore di passi nel vicolo… Parecchi scarponi in avvicinamento. Forse era solo una coincidenza. Londra è una città. Ci vivono delle persone. E i vicoli sono fatti per camminarci. Chiunque si stesse avvicinando, probabilmente stava solo prendendo una scorciatoia per raggiungere casa.

Pagina 47 | Pos. 707-9

Se si vuole mantenere integro l’impero, è necessario un governo forte e forza significa: maghi. Immagina cosa sarebbe il paese senza di essi! È impensabile: sarebbero al potere i comuni!

Pagina 47 | Pos. 718-19

Iniziò anche a imparare molte altre lingue fondamentali, come il latino, l’aramaico e l’ebraico.

Pagina 403 | Pos. 6171

I maghi battibeccano per divertimento. Noi abbiamo dovuto lavorarci sopra.

Pagina 69 | Pos. 1056-57

Da una camera da letto emerse una piccola femmina sferica. Grazie al cielo era completamente vestita.

Pagina 70 | Pos. 1062-63

Il ragno «schifosissimo» fece un gesto volgare con due zampette e proseguì lungo il soffitto trascinandosi dietro la tela.

Pagina 77 | Pos. 1171-72

Lui aveva sei anni di esperienza, io cinquemila e dieci. Ora si poteva cominciare a ragionare.

Pagina 94 | Pos. 1434-37

In verità Nathaniel non considerava più Arthur Underwood come il suo vero maestro. I suoi maestri erano i maghi dei tempi passati, che gli parlavano attraverso i libri, permettendogli di imparare alla velocità che più gli era congeniale e offrendo alla sua mente un susseguirsi infinito di meraviglie. Loro non lo trattavano con superiorità e non lo avrebbero tradito.

Pagina 121 | Pos. 1847

La libertà è un’illusione. C’è sempre un prezzo da pagare.

Pagina 127 | Pos. 1939-41

Vado dove mi ordinano e porto indietro le risposte, senza mai deviare il mio corso e senza mai fermarmi… a meno di essere così fortunato da venir sequestrato dalla Vostra Grazia che mi schiaccia sotto un sasso».

Pagina 127 | Pos. 1946-47

«Se qualcun altro mi avesse fatto questa domanda, o Colui che è Terribile e Grande, avrei detto che era uno sciocco ignorante; in te invece essa è il segno di quella semplicità disarmante che è fonte di ogni virtù.

Pagina 129 | Pos. 1978-79

I tetti e le palme da datteri dell’antica Baghdad (quando ancora non esistevano telefono né e-mail) pullulavano di corrieri

Pagina 130 | Pos. 1987-88

Le Forniture Pinn erano quel tipo di negozio in cui solo i molto ricchi o i molto coraggiosi osano entrare.

Pagina 131 | Pos. 1994-95

Ogni vetrina era un monumento allo sfarzo e alla volgarità cui tutti i maghi aspirano segretamente

Pagina 140 | Pos. 2141-42

Simpkin lo ritrasse per menare un altro colpo; io gli saltai addosso, gli strappai il bastone dalle grinfie e gli diedi una randellata che invertì la topografia dei suoi connotati.

Pagina 150 | Pos. 2300-2301

grandi edifici privi di finestre, con tetti piatti e alte ciminiere, presumibilmente fabbriche in cui i comuni si radunavano per qualche futile proposito.

Pagina 155 | Pos. 2370-72

Ai piedi della scala si fermarono. Alcuni servitori si avvicinarono porgendo bicchieri di champagne (che Nathaniel avrebbe voluto) e di bibita al lime (che non voleva, ma ricevette).

Pagina 166 | Pos. 2532-33

Quando il vetro si ruppe, gli elementi intrappolati al suo interno, che erano rimasti compressi per molti anni, costretti a sopportare le reciproche essenze e la limitatezza della conversazione, si separarono gli uni dagli altri con forza selvaggia.

Pagina 406 | Pos. 6211-14

La stragrande maggioranza degli umani riesce a operare su un solo livello conscio, oltre che su un paio di livelli più o meno inconsci che agiscono magmaticamente nel profondo. Mettiamola così: io potrei leggere un libro con quattro storie differenti stampate una sull’altra, e registrarle tutte con un solo passaggio degli occhi. Per voi invece sono costretto a ricorrere a note a piè di pagina.

Pagina 177 | Pos. 2704-5

L’utukku fece per andarsene, ma chissà come un pensiero solitario riuscì ad affiorare nel deserto della sua mente.

Pagina 177 | Pos. 2714-15

nella mia testa si affollarono una serie di repliche insolenti, ma le ricacciai indietro con qualche difficoltà e rimasi zitto.

Pagina 178 | Pos. 2728-32

Era più rotondo che mai, ma zoppicava che era un piacere, come se gli facesse male ogni muscolo. Fui lieto di vedere anche che il suo bastone da passeggio sparaplasma era stato sostituito da un paio di comunissime stampelle. Sembrava che dalla sua faccia si fosse appena alzato un elefante, e avrei scommesso che il monocolo aveva del nastro adesivo sulla montatura. Aveva un occhio nero e chiuso. Mi concessi un sorriso. Nonostante la situazione, nella vita c’era ancora qualcosa di cui gioire.

Pagina 200 | Pos. 3055-56

Mettete uno scarabeo grande più o meno come una scatola di fiammiferi contro un leviatano dalla testa di toro alto quattro metri e armato di una lancia d’argento, e non vi aspetterete certo di vedere una grande lotta.

Pagina 233 | Pos. 3572-74

«Sappiate che ho devotamente obbedito ai comandi ricevuti. Ho spiato Lovelace. Ho indagato sui segreti dell’Amuleto. Ho rischiato tutto per voi, o padrone. E il responso è…» qui adottò un tono più consueto, sardonico: «… che sei un idiota!

Pagina 234 | Pos. 3581

Scappare è una buona cosa, quando è in gioco la tua pelle.

Pagina 248 | Pos. 3789-90

Nathaniel sentì una nuova voce, acuta e tremante, intromettersi nella conversazione. Era la sua.

Pagina 250 | Pos. 3831-32

«Sono quasi molto colpito.

Pagina 267 | Pos. 4085-86

«Là fuori c’è un mondo di possibilità! E sono tutte meglio che essere un mago morto».

Pagina 301 | Pos. 4611-12

Ho visto ghiacciai che avanzavano più veloci di quel treno

Pagina 418 | Pos. 6401-2

Sono bravi lavoratori, purché non sentano il suono delle campane di chiesa, nel qual caso fanno cadere l’attrezzo che hanno in mano e si sbriciolano in polvere.

Pagina 390 | Pos. 5975-76

«Non credi di aver già fatto tanto da bastare per il resto della tua vita? Pensaci: due maghi assetati di potere ammazzati e un centinaio di maghi assetati di potere salvati… Sei un eroe».

L’amuleto di Samarcanda: giudizio finale

Questo primo capitolo della Trilogia di Bartimeus ha tutto quello che serve per avere successo: è brillante, ha una trama interessante e originale e personaggi ben delineati. tuttavia – come potete vedere dal numero risicato di citazioni, considerato il numero di pagine – è mancato di quella che bellezza del linguaggio che per me non è un valore inferiore agli altri.
L’amuleto di Samarcanda è un perfetto esemplare di quella narrativa di genere che – a mio modo di vedere – strizza un po’ troppo l’occhio al mercato. Regole seguite tutte alla perfezione, senza uno sbaglio, nulla di fuori posto. Non voglio dire che ci sia qualcosa di male in tutto ciò, la letteratura che cerco io però dovrebbe essere capace di osare qualcosa di più.

Orgoglio e Pregiudizio – Jane Austen

Orgoglio e Pregiudizio – Jane Austen

Orgoglio e Pregiudizio, secondo una ricerca dell’associazione no profit Online Computer Library Center, risulta essere al 32° posto nella classifica dei libri più richiesti alle biblioteche di tutto il mondo.
Forse è anche per questo che nella biblioteca vicino casa, di Orgoglio e Pregiudizio, oltre alla versione cartacea si sono procurati l’audiolibro.

La confezione

Salani Editore e LibriVivi Media hanno inaugurato una collana di audiolibri (i LibriVivi appunto) molto curati. In Orgoglio e Pregiudizio (ma deve essere lo stesso anche per tutti gli altri titoli) non c’è un’unica voce che legge: ogni personaggio ha un interprete diverso, come fosse uno spettacolo teatrale, caratteristica che arricchisce i dialoghi di carica espressiva. L’audiolibro è sottolineato inoltre da musiche ed effetti sonori ambientali.

Orgoglio e Pregiudizio è proposto in un un cofanetto di pregevole fattura, contenente un libretto e due custodie porta CD. È anche disponibile in download a titolo gratuito l’eBook della sceneggiatura (non lo avevo ancora specificato: non si tratta della versione integrale di Orgoglio e Pregiudizio ma di un adattamento) per seguire il testo mentre si ascolta. Personalmente non ne ho usufruito, visto che l’audiolibro mi è comodo soprattutto mentre sono alla guida, tuttavia è un plus degno di nota.

Presentazione dell’editore

Si tratta di un’opera emozionante e coinvolgente che, grazie all’interpretazione dei più amati attori e doppiatori italiani e a un sofisticato lavoro di sound-design, trasforma un grande classico della letteratura in un vero e proprio film da ascoltare con narrazioni, dialoghi, effetti sonori e musiche.

Orgoglio e Pregiudizio: pregiudizio finale

Ehm… volevo dire giudizio finale.
Non mi soffermerò tanto sulla storia quanto sull’adattamento in audiolibro: davvero ottimo. Solitamente non prendo nemmeno in considerazione gli adattamenti e mi fiondo sulle versioni integrali, in questo caso però il risultato è di ottimo livello. Una sola nota negativa: nella confezione che mi sono procurato manca in toto il primo capitolo del quarto disco: Nozze riparatrici. Non so dire se sia un problema generale o circoscritto alla mia copia, se qualcuno avesse modo di controllare mi faccia sapere!

L’avventura di leggere su Kindle

L’avventura di leggere su Kindle

La scorsa settimana su Sette, il magazine del Corriere della Sera, è stato pubblicato l’articolo di Roberto Cotroneo Leggere su Kindle? Non è un’avventura, che parla di libri digitali; onestamente lo fa in malo modo.
Ho già espresso la mia posizione sull’argomento, quindi so bene che cosa significhi preferire i libri cartacei, mi secca però leggere un articolo così fazioso che mira a confondere le idee dei meno informati.
Prima di tutto, però, leggete per bene l’articolo:

Provo a riassumere i punti principali dell’articolo:

Leggere su Kindle

  1. Introduzione nostalgica.
  2. I libri possono essere letti senza vincoli di tempo, di spazio, di ordine di lettura ecc.
  3. Amazon ha inaugurato Kindle Unlimited (semplificando: permette di scaricare sul proprio Kindle quanti eBook si vuole, fino a dieci in contemporanea, pagando un fisso mensile).
  4. Ripetizione del punto 2
  5. eBook = Amazon = Kindle Unlimited

Assolutamente condivisibili i primi quattro punti, ma all’improvviso nel finale si parla di eBook come se Kindle Unlimited di Amazon fosse l’unica via per leggere un eBook. Amazon è di certo uno dei leader di questo settore, ma non è l’unico, e Kindle Unlimited è solo l’ultima delle offerte proposte.
No, non mi è piaciuto per niente questo modo di trattare l’argomento: questa è disinformazione.

[…] il possesso del libro non è solo bibliofilia. È molto più spesso una necessità che obbedisce al tempo. Un libro puoi leggerlo, e puoi aver bisogno di leggerlo ancora, puoi tenerlo sapendo che ti servirà, puoi farlo aspettare. Non ha tempo di resa.

Si può affermare che un eBook non permetta tutto questo?

Effetto Tarantino

Effetto Tarantino

Qualche giorno fa, discutendo con Darsch di tecniche narrative, abbiamo coniato il nome di quello che da oggi sarà conosciuto come l’Effetto Tarantino, ovvero tutte quelle situazioni in cui lo scrittore delega al dialogo diretto il compito di reggere la narrazione, facendosi prendere la mano e finendo per incartarsi in dialoghi infiniti che se non sei Tarantino è meglio se lasci perdere (sic).

Dove si manifesta

L’Effetto Tarantino purtroppo è più comune di quanto si pensi, specialmente fra le seguenti categorie di scrittori:

  • Quelli alle prime armi: scrivere un dialogo non richiede sforzi particolari, per assurdo basta un copia/incolla dalla realtà!
  • Quelli alla ricerca dell’effetto cinematografico, effetto a cui però contribuiscono anche le immagini (che in narrativa sono le descrizioni).
  • Quelli di fanfiction… però mi vien da dire lasciateli stare, che nel loro mondo non danno fastidio a nessuno.

Effetti indesiderati

Il problema sostanziale è che (vedi primo punto) proprio perché non richiede sforzi, anche l’effetto è misero. Se poi si cerca di rendere il dialogo brillante si rischia di scrivere dialoghi innaturali che sembrano duelli di botta e risposta: siamo entrati nella fase avanzata dell’Effetto Tarantino. La sospensione dell’incredulità già deve metterci del suo per far accettare che due o più persone parlino correttamente con frasi ben strutturate, figuriamoci se quello che dicono fosse anche superfigo!

Personalmente sto passando una fase di repulsione verso il dialogo diretto e ho deciso che – per quanto possibile – riportare quel che si dicono due persone non mi serve. Fare atmosfera con un dialogo è un trucco da quattro soldi; se non è strettamente necessario (cioè non è sufficiente che sia comodo) e se non serve a dar valore al racconto, per quanto mi riguarda preferisco cogliere l’opportunità di sostituire una foto fatta male con un quadro (che non è detto sia per forza bello, ma almeno ci si prova).

Esempi di Effetto Tarantino

In effetti non ho un esempio preciso da proporre, ma appena ne troverò ho già lo spazietto dove aggiungerlo. Naturalmente potete segnalarmene anche voi!

Conclusioni

Non prendetevela se ho parlato male di una tecnica che a voi invece piace e usate regolarmente, il post è velatamente ironico e io stesso sono passato per quella fase. Solo che poi, quando nessuno ha gridato al cult, improvvisamente sono rinsavito.
Scommetto che potete riuscirci anche voi!

La Libreria Lorandi di via Carvasaglio a Palazzolo Sull’Oglio (BS)

La Libreria Lorandi di via Carvasaglio a Palazzolo Sull’Oglio (BS)

La Libreria Lorandi di Palazzolo Sull’Oglio (BS), conosciuta anche come la libreria del centro, ha due caratteristiche fondamentali: la prima è che in Google Street, nello specchio posto all’angolo di via Carvasaglio, si può vedere riflessa la Google Car che ha effettuato le riprese:

Libreria Lorandi: ingresso sull'angolo di via Carvasaglio

Già questa è una chicca di tutto rispetto, ma non è finita! Guardate un po’: in vetrina espone niente meno che Pelicula, in un magnifico pot-pourri di generi che va dall’insulso ricettario al romanzo distopico.

Ringrazio molto gli amici di Palazzolo Sull’Oglio per la segnalazione; se qualcuno è in zona corra immediatamente a svuotare la Libreria Lorandi!

Intervista per “Flavoria Universe” di Angelica Elisa Moranelli

Intervista per “Flavoria Universe” di Angelica Elisa Moranelli

Ecco la mia intervista pubblicata quest'oggi su Flavoria Universe, di Angelica Elisa Moranelli, in cui presento Pelicula, parlo del mio rapporto con l'editoria digitale e i progetti in cui sono attualmente impegnato.

Angelica Elisa Moranelli

Presentati

Andrea Cabassi

Mi chiamo Andrea Cabassi e mi occupo di marketing e comunicazione. Fra le altre cose, questo mi permette di passare la giornata scrivendo e - pur non trattandosi di narrativa - è comunque un buon modo per tenere allenate mente e dita.
Nei miei trascorsi letterari cito invece spesso e con orgoglio diverse stagioni di reading (letture attorali) con accompagnamento musicale, un gran numero di serate di spettacoli live tenute fra il 2007 e il 2010.
Ho anche pubblicato qualcosa: nel 2007 Geloso permaloso lunatico e noioso, una silloge di poesie, e nel 2010 Matilde danza sulla riva, una raccolta di racconti brevi.
Nel 2014 esce in libreria il mio primo romanzo: Pelicula.

Angelica Elisa Moranelli

Quando hai iniziato a scrivere e perché?

Andrea Cabassi

Ho iniziato a scrivere molte volte per poi abbandonare, non ricordo però quale fosse la prima di tutte. Scrivevo per divertimento, ma era solo una delle tante passioni, passione che però è riuscita a superare la prova del tempo e che oggi occupa una fetta molto importante della mia vita. Quindi, tornando alla domanda: non ricordo.

Angelica Elisa Moranelli

Hai pubblicato sia in digitale che cartaceo: quale dei due supporti, da scrittore ma anche da lettore, preferisci?

Andrea Cabassi

Tocchi un nervo scoperto. Come lettore sono passato all'ebook solo da un paio d'anni, ed ero uno di quelli o carta o morte. Ancora oggi sono convinto che un bel libro sia migliore di qualsiasi ebook, peccato che in Italia non esista un mercato di libri belli, la quasi totalità dei titoli esce direttamente in paperback e spesso la carta è così sottile e trasparente che rischi di spoilerarti il finale dalla prima pagina. E che prezzi!
L'ereader è un giusto compromesso: non raggiunge i livelli di un libro di prima qualità ma batte a mani basse tutti quei libri mediocri che rappresentano il grosso delle pubblicazioni in Italia.
Come scrittore invece ho trovato difficoltà a far le dediche sugli ebook.

Angelica Elisa Moranelli

Parlaci di Pelicula, il tuo primo romanzo edito!

Andrea Cabassi

Dopo una silloge poetica e una raccolta di racconti ecco un romanzo! E non lo dico per vanagloria, ma perché la dimensione della poesia e quella del racconto breve sono qualcosa che ho trasferito anche in Pelicula.
Dalla poesia ho preso il ritmo, la musicalità delle frasi. Si tratta di qualcosa di molto importante per me, infatti nel mio lavoro di ricerca la forma non è solo un contenitore, ma deve valorizzare i messaggi, le idee, i personaggi.
Dal racconto breve l'efficacia: se hai a disposizione solo tre pagine, in quelle tre pagine non puoi permetterti di scrivere cose inutili, quindi quello che non è più che necessario lo scarti senza rimorsi. Questo modo di pensare mi condiziona in qualche modo anche nel romanzo, soprattutto nel lavoro di riscrittura. Diciamo che non troverete scene scritte tanto per allungare il brodo.
Pelicula, in poco più di 200 pagine, racconta di un futuro prossimo dove la tecnologia non ha avuto evoluzioni, tranne che per un unico grande progetto al quale è stato dedicato ogni sforzo: si tratta di un sistema in grado di influenzare le persone, per condizionarle, ammansirle, controllarle e mantenere così lo status quo a favore di... beh, non voglio rovinare la sorpresa a nessuno!
Un'organizzazione sovversiva opera al di là della legalità nel tentativo di mostrare alla gente quanto essere felici e credersi liberi possa essere solamente un'illusione. Le forze dell'ordine li chiama terroristi, loro invece sanno di portare avanti una missione indispensabile nel dimostrare quanto sia pericolosa quella società fittizia, traballante. Anche usando la forza.
Le componenti della storia sono numerose: è ricco d'azione e di atmosfere noir, ma sono presenti anche riflessioni su questo futuro così simile al presente e sul ruolo della tecnologia nella vita dell'uomo, anche come sostituto della divinità nel compito di controllore/regolatore.
A chiudere il cerchio, l'intreccio è trainato da una storia d'amore, ma che nulla ha del romanzo rosa: è una storia fatta di sofferenza e delusioni, grandi scelte e un epilogo commovente (che coincide per forza con la fine del libro).

Angelica Elisa Moranelli

Qual è la tua opera alla quale sei più legato e perché?

Andrea Cabassi

È Pelicula - sono certo che ne avete sentito parlare - perché s'è trattato del lavoro che ha richiesto più concentrazione, più costanza e più impegno. Ricominciare dopo interruzioni anche di brevi periodi ha sempre rappresentato un trauma, e spesso è stato un'ossessione: paura di non farcela, di non riuscire a mantenere una buona qualità, di non essere in grado di sostenere alcune scelte.
Esiste una sola parola per esprimere la liberazione che ho provato quando l'ho finito: liberazione. Ma non in senso negativo, un misto di soddisfazione e rabbia, gioia e pace.

Angelica Elisa Moranelli

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Andrea Cabassi

Sono sempre in difficoltà su questa domanda. La speranza è di non averlo ancora trovato e - un giorno - leggere qualcosa di così assolutamente meraviglioso da farmi dire eccoloem>. Siccome sarebbe davvero banale menzionare Dante e Omero, eccoti gli autori dei libri che ho a portata di mano ora nel mio ufficio, ovvero: Philip K. Dick, Ursula K. Le Guin (vediamo se ce n'è un altro con la K.), Arthur C. Clarke (per poco!), Italo Calvino, Herman Melville, Julio Cortázar, Richard Matheson e Boris Vian.
Mi piace spaziare i generi, anche se amo la narrativa fantastica e fantascientifica... ma forse proprio perché sono categorie talmente ampie da abbracciare forme molteplici di racconto, che alla fine perdono il loro significato e il loro fine catalogatore. Forse dovrei rispondere con un semplice mi piacciono i libri belli, affermazione tanto banale quanto vera.

Angelica Elisa Moranelli

Sei impegnato in altri progetti editoriali?

Andrea Cabassi

Il tempo è risicato, ma sto portando avanti in parallelo alcuni progetti: un laboratorio di scrittura sperimentale, un nuovo romanzo, una nuova stagione di reading (organizzare questi eventi - pur nella loro ridotta dimensione - è molto appagante, ma è faticoso mettere d'accordo persone che vivono in mondi opposti, come scrittori, attori, gestori di locali e spazi pubblici, musicisti, per non parlare dei vari permessi da ottenere e gli orari da rispettare. E poi c'è sempre chi è convinto che il reading sia una specie di panino con la salsiccia!) e il blog dove scrivo articoli sul mondo della scrittura e ogni tanto pubblico l'ebook di un racconto.
Quindi, per rispondere alla tua domanda: sì, sono impegnato in altri progetti editoriali. 😉

«Io me ne vado» dice il cuore

«Io me ne vado» dice il cuore

Siccome a volte la fiction non riesce a evitare di attingere a piene mani dalla vita reale, ecco arrivare il racconto Cuore di Liquirizia che – come si può capire – attinge a piene mani dalla vita reale.

«Io me ne vado» dice il cuore

Quando mi capita ho la decenza di cambiare situazioni, ambienti, punti di vista… o magari miscelo eventi differenti così da crearne uno nuovo. Per fortuna accade molto poco.
In questo caso invece le faccende girano attorno a una bottiglia di liquore alla liquirizia, bottiglia tratta dal mondo reale che, per ragioni squisitamente estetiche, non sono riuscito a dissimulare in una bottiglia di liquore al qualcosaltro. Percepite la meraviglia anche solo del suono di liquore alla liquirizia.

Chevvelodicoaffà? Sono certo che mi capirete.

Lucca Comics 2014

Lucca Comics 2014

Come da copione lo scorso venerdì sono stato al Lucca Comics dove ho presenziato allo stand Ute Libri in qualità di autore (che figata il pass: girando per la fiera i ragazzi dello staff ti trattano come uno importante!) con una tavolata di copie di Pelicula in bella mostra.

Pelicula con autore

Pelicula con autore

Nel corso degli ultimi anni il Lucca Comics & Games è diventata la terza fiera del fumetto più frequentata al mondo, dopo il Comiket di Tokyo e il Festival international de la bande dessinée d’Angoulême, prima del Comi-con di San Diego.

Se è vero che tre delle certezze del Lucca Comics si sono ripetute anche quest’anno (le strade otturate di gente, l’area Abusivi e i cessi chimici in posizioni assurde) devo tristemente segnalare di non aver visto un solo cosplay di Star Wars (certo c’era l’area dedicata a Star Wars, ma non vedere a spasso nemmeno un trooper è stato un po’ triste).

Nota di costume: il cosplay massivo che ha caratterizzato questo Lucca è stato (rullo di tamburi) lo zombie! Vedeste ch’è successo a quelli a non lasciarsi stare le croste…

Lo stand – nell’area Games & Narrativa – era nella zona più rumorosa di tutta la fiera, accanto a un mega-complesso videoludico dove un povero diavolo ha passato la giornata gridando in un microfono e una marea di ragazzi lanciava mini-palle (con tifo annesso) a qualcosa che non riuscivo e non volevo vedere. Anche parlare fra di noi a volte era un problema, così a volte ci spostavamo di qualche passo… ma lo stand era controllato da un omone dell’Oklahoma col caricatore stracarico di palloni da basket.
La giornata è stata fruttuosa e anche io torno a casa col mio trofeo: un volume extra large della versione integrale de L’Eternauta in edizione limitata variant cover.

Concludiamo in compagnia della scuderia Ute Libri con una bella foto di gruppo di alcuni libri esposti allo stand, per non parlare delle caramelle gommose usate per attirare la frangia golosa del pubblico (che puntualmente pigliava la caramella e poi scappava senza comprare niente).

Quest’esperienza m’ha permesso di incontrare e confrontarmi con persone interessanti (editori, autori, illustratori ecc.), l’unico rammarico è quello di aver avuto un solo giorno a disposizione quando ne servirebbero almeno due per fare tutto quasi in tranquillità.
Per l’anno prossimo ci s’organizza!

Fra Bradbury e Dick

Fra Bradbury e Dick

Bradbury Dick Clarke Asimov Gibson

L’immagine parla da sola, ma siccome sono un impiccione mi permetto d’intromettermi.
Oltre che impiccione sarò anche autoreferenziale, cosa che solitamente rifuggo, ma stavolta non ce la faccio. Come potrei? In una delle più importanti librerie della città il mio nome è associato a quello dei miei eroi più rifulgenti: Pelicula si trova sullo scaffale fra Isaac Asimov, J. G. Ballard, Ray Bradbury, Arthur C. Clarke, Philip K. Dick e William Gibson, solo per citare i principali!
Inutile cercare di descrivere a parole la soddisfazione provata nel vedere il mio lavoro accanto a grandi classici della fantascienza e in particolare del genere distopico (Fahrenheit 451 di Bradbury sopra tutti) quindi credetemi sulla fiducia.

E, naturalmente, prendete questo post come un ricco invito alla lettura!

Sondaggio bookstore on line

Sondaggio bookstore on line

Bookstore on line

Cercando di compilare un elenco degli store on line dove si può acquistare Pelicula mi sono reso conto che ne esistono davvero un sacco, molti dei quali nemmeno li conoscevo.
Voi come vi regolate? Avete uno store di preferenza dove fate i vostri acquisti, magari sfruttando crediti prepagati con sconti vantaggiosi, oppure valutate di volta in volta in base a bonus o offerte in corso?

Avete un bookstore on line di preferenza?

  • Amazon
  • Libreria universitaria
  • Book Republic
  • Dea Store
  • IBS
  • I Love Books
  • laFeltrinelli
  • Libraccio
  • Libreria scolastica
  • Librerie Coop
  • Mondadori Store
  • Ultima Books
  • Unilibro
  • Altro
  • Nessuno in particolare
  • Io quel negozio li lo chiamo libreria, quando parlo ai miei compatrioti, gli italiani, e così tutti mi capiscono e di librerie ne trovo quante ne voglio. Perciò non ho bisogno di parole inglesi, lascio che siano altri ad esibirvisi, sculettandosi di sod
  • Arion
  • Tolkien.co.uk
  • The Book Depository

[sondaggio chiuso]

Pelicula da Feltrinelli Brescia

Pelicula da Feltrinelli Brescia

Oggi 15 ottobre è la data ufficiale dell’uscita in libreria di Pelicula e vi mostriamo il reportage del nostro inviato nel punto vendita Feltrinelli di Brescia in corso Zanardelli.
Abbiamo assistito in diretta indiretta all’apertura dello scatolone contenente le copie di Pelicula di cui possiamo mostrarvi un estratto:

Pelicula da Feltrinelli Brescia

Un primo piano:

Pelicula da Feltrinelli Brescia

Mi raccomando: non lasciate i volumi a prender polvere in negozio!

Gli strumenti di lettura per il 2014

Gli strumenti di lettura per il 2014

Siccome nell’ultimo post ho rispolverato il dibattito eBook VS libro cartaceo, ho deciso di soffermarmi sull’argomento chiudendo il sondaggio sugli strumenti di lettura. La domanda era:

Quali sono gli strumenti di lettura che pensate adotterete nel 2014?

Il sondaggio non voleva essere una gara per premiare lo strumento migliore, ma aveva l’intento di capire se le nuove modalità di fruizione del libro stanno affermandosi, e in quale modo.
Pur considerando il solo campione dei visitatori del sito la risposta non può essere che positiva: il 50% dei partecipanti dichiara di aver intenzione di leggere sia libri cartacei che eBook.

C’è invece diffidenza verso gli audiolibri: nessuno dichiara che questo sarà il suo solo accesso alla lettura (ascolto), contro un 21% di solo cartacei e un 11% di solo eBook; anche associati ad altri ottengono un misero 1% (con i cartacei) e 2% (con gli eBook).

Se per il 16% il formato è indifferente, il 2% intende leggere solo libri cartacei di buona qualità (fatemi sapere dove li trovate!)

Per quanto mi riguarda ho letto sia eBook che libri cartacei e ho ascoltato anche qualche audiolibro. Quest’ultimo è comodissimo per i viaggi in auto, altrimenti preferisco leggere da me (se letti bene però sono davvero una delizia) e – costa dirlo – l’eBook reader è infinitamente più comodo del libro.
Vince il cartaceo per saggi e manualistica, dove la lettura non è lineare e si deve zompare spesso da una pagina all’altra, ci sono note, immagini, e magari si deve prendere qualche appunto.

E voi che tipo di lettore siete? Di carta, elettronico o ascoltatore?

Fidatevi degli eBook, il fascino è lo stesso

Fidatevi degli eBook, il fascino è lo stesso

In un articolo di Giuseppe Bottero apparso mercoledì su La Stampa, Maurizio Maggiani – giornalista e scrittore vincitore di importanti premi letterari nazionali – fa una serie di dichiarazioni nelle quali ho rivisto alcuni miei stessi pensieri sul mondo dell’editoria (grassetti miei):

Maurizio Maggiani

I libri sono sempre più brutti: carta scadente, strafalcioni, i costi di distribuzione sono folli. Ci saranno sempre edizioni pregiate per i collezionisti, ma per la gente comune è un capitolo chiuso.

Il prezzo dei libri e la pirateria sono collegati. Ho craccato i programmi di scrittura per anni, finché Microsoft non ha abbassato i prezzi: allora ho iniziato a pagare.

Chi scarica 5.000 libri al giorno non è un appassionato, quei file non li legge. Io, invece, so che con i miei lettori posso ragionare, trovare un accordo: prezzi bassi, in cambio del sostegno.

Molto di ciò lo affermai quando presentai il mio eRader, quindi mi fa piacere trovare riscontro anche in voci autorevoli del mercato editoriale.

Voi che ne pensate? Davvero il fascino del cartaceo in quanto tale è sempre superiore a quello dell’eBook?

Rating Pelicula

Rating Pelicula

Ute Libri aderisce a un sistema di valutazione dei propri romanzi per fornire un’indicazione di massima sul target ideale a cui un’opera si rivolge.

Anche se cercare a tutti i costi un inquadramento può sembrare eccessivo, in realtà questo è un servizio molto utile per evitare spiacevoli sorprese e le solite infinite polemiche che caratterizzano il mondo dei fumetti, dei cartoni animati, della musica e – in generale – di qualsiasi cosa pensata per un pubblico adulto e consapevole che viene invece propinata ai bambini.

Rating AzzurroAzzurro: Per bambini.

Rating VerdeVerde: Adatto a tutta la famiglia.

Rating Verde-GialloVerde-Giallo: Potrebbe trattare temi che alcuni genitori non ritengono adatti ai giovanissimi.

Rating GialloGiallo: Contiene espressioni o temi non adatti ai giovanissimi.

Rating Giallo-RossoGiallo-Rosso: Adatto agli adulti.

Rating RossoRosso: Contiene espressioni o temi che potrebbero urtare la sensibilità anche degli adulti.

Pelicula è stato inserito nella categoria Verde-Giallo con la seguente motivazione:

Romanzo futuristico che affronta temi anche molto forti, ma in modo intelligente e privo di volgarità.

NB: i giudizi espressi sono frutto di una valutazione arbitraria di Ute Libri e possono non coincidere con la sensibilità del singolo lettore.

Il bicchiere era tendenzialmente mezzo pieno

Il bicchiere era tendenzialmente mezzo pieno

Cinque minuti per sistemare le cose è un nuovo racconto frutto del laboratorio di scrittura. Questa volta abbiamo stabilito il tema racconti alcolici e in effetti ora farei fatica a parlare nel dettaglio della trama: ha vinto l’immedesimazione.

Cinque minuti per sistemare le cose

Ma è meglio così, non avete idea di quanto sia bello scoprire i propri testi, della serie ho scritto io questa roba?
Beh, la grafia è la mia (quindi chissà che c’è scritto veramente) ed è tutto sul mio quaderno, per cui non mi resta che iniziare il lavoro di traduzione (qua l’editing parte da lontano!).

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

Leggendo Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta la prima cosa che mi sono domandato è stata che diavolo fosse uno chautauqua. L'autore, Robert M. Pirsig, usa spesso questa parola ma io forse mi sono perso l'introduzione del termine e il suo significato, o forse non c'era affatto, così ho fatto una ricerca lampo e questo il risultato ottenuto:

Chautauqua significato

Chautauqua significato
Un chautauqua è una sorta di spettacolo ambulante rappresentato solitamente sotto un tendone, itinerando attraverso l'America, con il quale gli autori portavano al cospetto della saggezza diffusa una serie di conversazioni popolari con l'obiettivo di divertire e stimolare discussioni, elevando così il livello intellettuale degli ascoltatori. Una sorta di racconto in forma di viaggio, quindi.

121 rifiuti

Pubblicato nel 1974, Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta fu rifiutato da ben 121 tra agenti, editor e case editrici. Nella postfazione alla decima edizione lo stesso Pirsig scrisse:

Un editore mi offrì un anticipo standard di 3.000 dollari, disse che il libro l'aveva costretto a ripensare al perché pubblicasse libri, e soggiunse che anche se quasi certamente quelli sarebbero stati gli ultimi soldi che avrei visto, non mi dovevo scoraggiare: con libri come quello non era questione di soldi.

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta è diventato un libro di culto, e nei 35 anni successivi ha venduto oltre 5 milioni di copie.

Citazioni da Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

Pos. 91-93

A undici anni un merlo non fa un grande effetto. Bisogna diventare più vecchi per cose del genere. Per me tutto questo si confonde con ricordi che lui non ha.

Pos. 98-100

Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV.

Pos. 117-18

Mi sono chiesto come mai abbiamo avuto per tanto tempo la verità sotto gli occhi senza vederla. Forse eravamo allenati a non vederla

Pos. 123-24

Le strade migliori non collegano mai niente con nient’altro e c’è sempre un’altra strada che ti ci porta più in fretta.

Pos. 133-36

Durante i fine settimana del Labor Day e del Memorial Day facciamo dei chilometri senza vedere nessun altro veicolo, poi, attraversando una strada federale, vediamo una fila di macchine a perdita d’occhio, l’una appiccicata all’altra. E dentro facce accigliate. Bambini che piangono sui sedili posteriori. Vorrei tanto trovare il modo di dir loro qualcosa, ma sono accigliati e sembra che abbiano fretta, non si può…

Pos. 142

Se non ti diverti a urlare, su una moto in corsa non fai grandi conversazioni.

Pos. 155-57

L’eterno «Che c’è di nuovo?» allarga gli orizzonti, ma se diventa l’unica domanda rischia di produrre solo i detriti che causeranno l’ostruzione di domani. Mi piacerebbe, invece, interessarmi alla domanda «Che c’è di meglio?», che scava in profondità invece che in ampiezza.

Pos. 177-78

Lei capisce un linguaggio speciale che non ha niente a che vedere con quello che le stai dicendo.

Pos. 199-200

Per me è un po’ come quando mi salta un’otturazione: non resisto alla tentazione di stuzzicare il dente. E più insisto, più John si irrita, e più io mi convinco che la sua irritazione è il sintomo di qualcosa di più profondo.

Pos. 201-4

Siamo come un cattolico e un protestante che si trovano a discutere del controllo delle nascite: loro parlano di numeri, ma quel che c’è sotto è un conflitto di fedi, la fede in una pianificazione sociale empirica da una parte, quella nell’autorità di Dio secondo i dettami della Chiesa cattolica dall’altra. Il protestante dimostrerà invano la praticità della maternità pianificata, perché il suo antagonista non parte dall’ipotesi che qualcosa di socialmente pratico sia di per sé buono. Lui parte da altri principi, che giudica altrettanto validi, se non di più.

Pos. 274-75

La tecnologia, in qualche modo, ha fatto di te uno straniero in casa tua.

Pos. 292-94

Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore.

Pos. 314-16

E poi, arrivare sulle Montagne Rocciose in aereo equivarrebbe a vederle solo come un bel panorama. Ma arrivarci dopo giorni di duro viaggio attraverso le praterie significa vederle come la meta, come la terra promessa.

Pos. 325-26

in moto i temporali fanno parte del gioco.

Pos. 332-33

Eravamo su una piccola sei cavalli e mezzo con una montagna di bagagli e neanche un briciolo di buon senso.

Pos. 418-20

Un’aria bonacciona, amichevole, accomodante — e non coinvolta. Sembravano degli spettatori. Era come se fossero capitati lì per caso e qualcuno gli avesse messo in mano una chiave inglese. Non si identificavano per niente con il loro mestiere. Si capiva subito che alle cinque del pomeriggio avrebbero tagliato la corda senza più neanche un pensiero per il lavoro. Facevano già di tutto per non pensarci mentre lavoravano.

Pos. 488-92

«No, non è vero. Diceva che se uno non viene sepolto bene, il suo fantasma perseguita i vivi. Ci crede davvero». «Ti stava solo prendendo in giro» ripeto. «Come si chiama?» chiede Sylvia. «Tom Orso Bianco». John e io ci scambiamo un’occhiata. «Oh, un indiano!» dice John. Rido. «Penso che dovrò ritirare quello che ho detto. Io stavo pensando ai fantasmi europei».

Pos. 577-78

bisognerebbe fare una lista di cose importanti da ricordare e tenerla al sicuro per i momenti di bisogno e per ispirazione.

Pos. 607-8

Un testo generale che contiene tutte le informazioni tecniche che non riesco a tenere a mente. Si tratta della Chilton’s Motorcycle Troubleshooting Guide scritta da Ocee Ritch e in vendita da Sears, Roebuck.

Pos. 651-52

Non è pratico, ma la praticità non è tutto in fatto di guanti, non è tutto mai.

Pos. 902-3

Scopro che questo piccolo rifugio sotto i pini serve da riparo dal vento anche per milioni di zanzare che arrivano dal bacino idrico. Il repellente non le repelle affatto. Mi raggomitolo dentro il sacco a pelo lasciando solo un buchino per respirare.

Pos. 1332-34

Ma smantellare una fabbrica, o ribellarsi contro un governo, o rifiutarsi di riparare una motocicletta solo perché essa è un sistema, è attaccare gli effetti invece delle cause. Il sistema vero è la nostra costruzione del pensiero sistematico, la razionalità stessa, e se si smantella una fabbrica lasciando in piedi il sistema di pensiero che l’ha prodotta, questo non farà che dare origine a un’altra fabbrica.

Pos. 1420-21

Il vero scopo del metodo scientifico è quello di accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai.

Pos. 1414-18

Per seguire il metodo scientifico si tiene un quaderno di lavoro. Bisogna scriverci tutto con precisione, in modo da avere sempre il quadro della situazione. A volte basta annotare i problemi per chiarirsi le idee. Gli enunciati logici da annotare sul quaderno sono da dividere in sei categorie: 1. Enunciato del problema. 2. Ipotesi sulle cause del problema. 3. Esperimenti destinati a verificare ciascuna ipotesi. 4. Risultati probabili degli esperimenti. 5. Risultati effettivi degli esperimenti. 6. Conclusioni sulla base dei risultati degli esperimenti.

Pos. 1431-32

Spesso le domande scientifiche sembrano a tutta prima poco furbe proprio per questa ragione, ma si formulano al fine di evitare errori poco furbi in seguito.

Pos. 1439-40

Un esperimento che non ottenga i risultati previsti non è un fiasco. Lo è solo quando non fornisce alcuna conclusione valida, in un senso o nell’altro, rispetto alle ipotesi di partenza.

Pos. 1592-94

Intuiva che istituzioni quali le scuole, le chiese, i governi e le organizzazioni politiche di ogni sorta tendevano a orientare il pensiero verso fini diversi dalla verità, a utilizzarlo per la perpetuazione delle proprie funzioni, e per il controllo degli individui al servizio di tali funzioni.

Pos. 1766-67

Quando un’informazione non è più utile la dimentico, perché ne arrivano di nuove a sostituirla.

Pos. 1804-7

Penso che se invece che un oratore di Chautauqua fossi un romanziere cercherei di «sviluppare i personaggi» di John e Sylvia e Chris mediante episodi che rivelerebbero anche «il significato profondo» dello Zen e forse dell’Arte e forse persino della Manutenzione della Motocicletta. Ne verrebbe fuori un bel romanzo, ma per una ragione o per l’altra non mi sento in grado di farlo. Loro sono amici, non personaggi, e come Sylvia stessa disse una volta: «Non mi piace essere un oggetto!».

Pos. 1813-15

La portata della conoscenza umana al giorno d’oggi è talmente ampia che siamo tutti degli specialisti, e la distanza tra le varie specializzazioni è talmente aumentata che chiunque cerchi di muoversi liberamente dall’una all’altra è quasi costretto a trascurare l’intimità con la gente che lo circonda.

Pos. 1881-83

Si accorse che le differenze dottrinali tra induismo, buddhismo e taoismo non hanno neanche lontanamente l’importanza attribuita a quelle che separano cristianesimo, islam e ebraismo. Per le prime non si combattono mai guerre sante, perché non si suppone mai che affermazioni verbali sulla realtà siano la realtà.

Pos. 2000

Non ci si consacra mai a una causa in cui si ha piena fiducia. Nessuno si mette a gridare fanaticamente che domani sorgerà il sole.

Pos. 2207

Quando si ha in testa un Chautauqua è estremamente difficile non infliggerlo agli amici innocenti.

Pos. 2244-47

«Cristoforo Colombo è diventato un tale stereotipo da libri di scuola che ormai è difficile vederlo come uomo. Ma se ci sforziamo di cancellare la nostra conoscenza attuale delle conseguenze del suo viaggio e ci mettiamo nei suoi panni, ci rendiamo conto che la nostra esplorazione della luna è una bazzecola in confronto alla sua impresa. L’esplorazione della luna non implica un radicale ampliamento del pensiero, perché non è che una ramificazione di quanto fece Colombo.

Pos. 2477-79

Alcune cose sono meglio di altre, cioè hanno più Qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la Qualità astraendo dalle cose che la posseggono, paff, le parole ti sfuggono. Ma se nessuno sa cos’è, ai fini pratici non esiste per niente. Invece esiste eccome.

Pos. 2502-3

Dubitare del significato letterale delle parole di Gesù o di Mosè suscita l’ostilità dei più, ma certo è che, se Gesù o Mosè dovessero apparire oggi, in incognito, portando lo stesso messaggio di molti anni fa, la loro salute mentale sarebbe messa in discussione.

Pos. 2551-52

Stranamente, non si rendeva conto che poteva guardare le cose coi propri occhi senza tener conto di quello che avevano detto gli altri.

Pos. 2657-58

dopo un certo numero di escursioni sulle montagne si comincia a rivalutare i benefici più concreti che derivano da una riduzione dei rischi. Basta slogarsi una caviglia per scoprire quanto si è lontani dalla civiltà.

Pos. 2714-15

Le montagne si scalano in un equilibrio che oscilla tra inquietudine e sfinimento.

Pos. 2779-80

«Non fa nessuna differenza come lo fai! L’importante è che riesca bene!».

Pos. 2809-14

Il fatto di avere degli obiettivi che una volta raggiunti gratificassero il loro ego rendeva senza dubbio i ragazzi più volenterosi e attivi, ma alla lunga questo tipo di movente è distruttivo. Qualsiasi sforzo abbia come obiettivo finale l’autoglorificazione è destinato a concludersi in un disastro. Infatti ora ne scontiamo le conseguenze. Quando si prova a scalare una montagna per dimostrare la propria bravura, è raro che si arrivi alla vetta. E anche se ci si arriva è una vittoria ben meschina. Per consolidarla bisogna continuare a misurarsi, incessantemente, condannati ad aderire per sempre a una falsa immagine di sé, ossessionati dalla paura che l’immagine non sia vera e che qualcuno lo scopra.

Pos. 2822-24

All’occhio inesperto tra la scalata centrata sull’ego e quella che mette l’ego da parte non c’è nessuna differenza. Ma lo scalatore tutto proteso verso il proprio ego è come uno strumento fuori fase. I suoi passi sono troppo affrettati o troppo lenti. Con ogni probabilità uno scalatore così perde la bellezza della luce che filtra tra gli alberi.

Pos. 2824-27

Rifiuta il qui, ne è scontento, vorrebbe essere più avanti ma quando ci arriva è altrettanto scontento, perché anche là diventa «qui». Quello che sta cercando, quello che vuole, è tutto intorno a lui, ma lui non lo vuole, proprio perché ce l’ha tutto intorno. Ogni passo è uno sforzo sia fisico sia spirituale, perché egli immagina che la sua meta sia esterna e distante.

Pos. 2890-95

Notò immediatamente la somiglianza di questo mondo privo di Qualità con alcune situazioni sociali di cui aveva letto: l’antica Sparta, la Russia comunista e i suoi satelliti. La Cina comunista, il Mondo nuovo di Aldous Huxley e 1984 di George Orwell. Gli vennero in mente anche persone di sua conoscenza alle quali questo mondo privo di Qualità sarebbe andato benissimo. Erano gli stessi che cercavano di farlo smettere di fumare. Gli chiedevano delle giustificazioni razionali per il suo vizio, e dato che lui non riusciva a trovarne lo guardavano dall’alto in basso, come se avesse perso la faccia. Dovevano avere delle motivazioni, dei piani, delle soluzioni per tutto.

Pos. 2907-8

Se stai sempre lì a chiederti cos’è una cosa non avrai mai il tempo di conoscerla».

Pos. 2971-73

I recipienti che abbiamo messo fuori dalla tenda incominciano a riempirsi di acqua piovana. Più tardi, quando ce n’è abbastanza, la versiamo tutta in una padella, ci mettiamo dei dadi di pollo e scaldiamo la minestra sul fornelletto a Meta. È buonissima, come tutto dopo una faticaccia sulle montagne.

Pos. 3050

se uno vuole fare il mistico, il suo posto è in un monastero, non in un’Università.

Pos. 3057-58

Al giorno d’oggi, le idee incompatibili con la conoscenza scientifica non hanno una vita facile.

Pos. 3080-81

supponiamo che tu non faccia altro che quello che piace a te. Significa forse che andrai a bucarti, a rapinare una banca o a stuprare vecchie signore?

Pos. 3252-53

Il titolo di questo Chautauqua è Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, e non Lo Zen e l’arte di scalare le montagne.

Pos. 3268-69

Io sono convinto che la metafisica va bene se migliora la vita quotidiana; altrimenti è meglio lasciarla perdere.

Pos. 3319-20

Non è insolito, disse, che gli abitanti di piccoli villaggi indiani vedano fantasmi. Ma hanno terribili difficoltà a vedere la legge di gravita.

Pos. 3701-2

quello stile tecnico meravigliosamente conciso che non dice mai quel che si vuoi sapere.

Pos. 3781-83

È proprio per questa comprensione della Qualità così come la rivela un blocco che spesso i meccanici autodidatti sono tanto superiori ai tecnici formatisi nelle scuole, i quali hanno imparato ad affrontare tutto salvo le situazioni nuove.

Pos. 3820-21

Gli antichi greci non distinguevano concettualmente l’arte dalla manifattura, e quindi non crearono mai due parole diverse per definirle.

Pos. 3833-34

Era bello perché gli uomini che lo costruivano vedevano le cose in un modo che li induceva spontaneamente a costruirlo nel modo giusto. Non separavano se stessi dal lavoro in modo da farlo male.

Pos. 3843-44

c’è sempre un modo di far le cose bene e un modo di farle male, e per arrivare al modo migliore, quello di Qualità più elevata, bisogna saper vedere che cosa «va bene» e capire i metodi soggiacenti che permettono di giungere al «bene».

Pos. 3848-50

Il risultato è tipico della tecnologia moderna: una patina di squallore così deprimente che per renderla accettabile è necessario ricoprirla con una vernice di «stile».

Pos. 3873-75

Abbiamo artisti che non sanno nulla di scienza e scienziati che non sanno nulla di arte. Entrambi sono totalmente privi del senso spirituale della gravità; il risultato è non solo brutto, è orribile. L’ora di unire davvero arte e tecnologia è già suonata da un pezzo.

Pos. 3889-90

Talvolta ho pensato che questa pace interiore è simile se non identica alla calma che a volte si prova quando si va a pescare, il che spiega gran parte della popolarità di questo sport.

Pos. 3951-52

Bisogna trovarsi in uno stato d’animo particolare per accettare una poesia recitata male.

Pos. 4140-41

Quando siete voi a sbagliare, c’è per lo meno il vantaggio che imparate qualcosa.

Pos. 4157-59

Lo Zen ha da dire qualcosa sulla noia. La sua pratica principale dello «star semplicemente seduti» dev’essere l’attività più noiosa del mondo — tranne forse quella pratica indù di farsi seppellire vivi. Tuttavia, al centro di tutta questa noia c’è proprio ciò che il buddhismo Zen cerca di insegnare.

Pos. 4283-84

questo stile di vita alla vaffanculo

Pos. 4414-17

La Qualità non è una sostanza, e non è nemmeno un metodo. È esterna ad entrambi. Se si costruisce una casa usando il metodo del filo a piombo e della livella, è perché una parete diritta ha meno probabilità di crollare e pertanto ha una Qualità più elevata di una inclinata. La Qualità non è il metodo. È il fine verso cui il metodo volge.

Pos. 4432-33

‘tecnico’, parola con la quale Fedro indicava un autore così immerso nella propria materia da aver perso la capacità di comunicare con chi ne fosse al di fuori.

Pos. 4634-35

Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che stai facendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto.

Pos. 4662-69

La retorica può essere divisa da una parte in dimostrazioni e argomenti particolari, dall’altra in dimostrazioni generali. Le dimostrazioni particolari possono essere divise a loro volta in metodi dimostrativi e tipi di dimostrazione. I metodi dimostrativi sono le dimostrazioni artificiali e le dimostrazioni non artificiali. Delle dimostrazioni artificiali fanno parte le dimostrazioni etiche, quelle emotive e quelle logiche. Tra le dimostrazioni etiche vi sono la saggezza pratica, la virtù e la buona volontà. I metodi particolari che utilizzano le dimostrazioni artificiali di tipo etico implicanti la buona volontà richiedono la conoscenza delle emozioni; Aristotele, per coloro che le avessero dimenticate, ne fornisce l’elenco. Sono la collera, l’odio (a sua volta divisibile in disprezzo, rancore e insolenza), la tenerezza, l’amore ovvero l’amicizia, il timore, la fiducia, la vergogna, l’impudenza, l’indulgenza, la benevolenza, la pietà, la giusta indignazione, l’invidia e l’emulazione.

Pos. 4674-75

Aristotele pensava davvero che i suoi studenti sarebbero stati retori migliori dopo aver imparato quella sequela di nomi e di relazioni?

Pos. 4676-79

Secondo Fedro, Aristotele era spaventosamente soddisfatto della sua piccola mania di dare un nome e una classificazione a ogni cosa. Vedeva in lui il prototipo dell’insegnante tronfio e ignorante che per secoli, con questo ottuso rituale analitico, con questo cieco, vacuo ed eterno dare nomi alle cose, ha ucciso lo spirito creativo dei suoi allievi.

Pos. 4702-3

Il professore ha commesso un errore. Ha sprecato la sua autorità disciplinare con uno studente innocente, mentre Fedro, il colpevole, il nemico, è ancora fuori tiro.

Pos. 4713-16

Sembra che il professore sappia benissimo che cosa è successo. Il lampo malevolo si è trasformato in un lampo di paura; gli sembra di aver capito che a tempo debito, date le circostanze, potrà capitargli di subire il trattamento che ha inflitto, senza nessuna simpatia da parte di coloro che ha di fronte. Ha perduto ogni diritto alla cortesia.

Pos. 4743-44

Probabilmente, pensò Fedro, lo svilimento della dialettica da parte di Aristotele poteva far infuriare un moderno seguace di Platone proprio quanto doveva aver fatto infuriare Platone stesso.

Pos. 4784-85

Socrate non usa la dialettica per comprendere la retorica, ma per distruggerla, o per lo meno per screditarla. Le sue domande, quindi, non sono vere domande, sono solo tranelli verbali.

Pos. 4787-88

Socrate ha dimostrato a Gorgia che tanto la retorica quanto l’arte culinaria sono branche dell’arte della ruffianeria, in quanto ambedue fanno più appello alle emozioni che alla vera conoscenza.

Pos. 4863-64

La Qualità che crea il mondo emerge come rapporto tra l’uomo e la sua esperienza.

Pos. 4912-14

Fedro è affascinato anche dal concetto di «dovere nei confronti di se stessi», che è la traduzione pressoché esatta del termine sanscrito dharma, e che, a volte, è descritto come l’«uno» degli indù. È possibile che il dharma degli indù e la «virtù» degli antichi greci siano identici?

Pos. 4990

Guardava Fedro con una faccia femminilmente indispettita

Pos. 5037

L’Uno indù dev’essere identico all’Uno greco, altrimenti sarebbero due.

Pos. 5075-77

Ora è muto. Non riesce a trovare nulla da dire. Il silenzio che all’inizio della lezione lo aveva fatto apparire come un dominatore ora lo sta distruggendo. Non capisce da che parte sia arrivato il colpo. Non si è mai trovato di fronte un sofista vivo. Solo quelli morti.

Pos. 5102

Non sarebbe contento se la sua tesi li avesse entusiasmati. L’ostilità è il suo vero elemento.

Pos. 5103-4

La Chiesa della Ragione, come tutte le istituzioni del sistema, non è basata sulla forza del singolo quanto sulla sua debolezza. Solo agli incapaci si può insegnare bene. Gli altri sono sempre una minaccia.

Pos. 5107-8

Per le pecore la Qualità è quello che dice il pastore, e se una notte, col vento che infuria, ne lasci una oltre il limite dei boschi lei si spaventerà a morte e belerà e belerà finché non arriverà il pastore, o il lupo.

Pos. 5134-38

Se la città fosse tutta mattoni e cemento, pure forme di sostanza, potrebbe sopravvivere: sono quei piccoli, patetici tentativi di Qualità che uccidono. Il falso caminetto di gesso che attende di ospitare fiamme che non possono esistere. Oppure la siepe davanti al palazzone, con dietro pochi metri quadrati d’erba. Pochi metri quadrati d’erba, dopo il Montana. Se non avessero messo né la siepe né l’erba, sarebbe andato benissimo. Così, invece, è un richiamare l’attenzione su ciò che si è perduto.

Pos. 5184-86

La stanza è un residuo dello squallore degli anni Trenta, sordida, abborracciata da qualcuno che di falegnameria non sapeva nulla, ma è asciutta, riscaldata e ha due letti; tanto basta. Ci sediamo davanti alla stufa e di lì a poco il freddo e l’umidità ci escono dalle ossa.

Pos. 5240-41

Ecco cosa sono, sono un eretico che ha ritrattato; agli occhi di tutti ho salvato la mia anima. Agli occhi di tutti, ma non ai miei; in cuor mio so bene di aver salvato solo la pelle.

Pos. 5255-56

Domande su domande, senza mai vedere, senza mai capire che le domande non avranno mai fine.

Pos. 5388-89

nessuno avrebbe potuto prevedere ciò che è accaduto dal giorno in cui, dopo 121 risposte negative, un editore solitario mi offrì un anticipo di 3.000 dollari.

Pos. 5397

Mi era sembrato, semplicemente, che ci fosse più qualità nello scrivere questo libro che nel non scriverlo.

Pos. 5400-5401

I libri portatori di cultura portano la cultura come un mulo porta la sua soma.

Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta: giudizio finale

Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta è un ottimo libro capace di trattare un sacco di argomenti (per me) interessanti: le - come da titolo - motociclette, la montagna, il lavorare con passione a quello che si ama, il tutto condito dall'onnipresente tema del viaggio.
Libro molto affascinante anche per la varietà dei livelli da cui narra l'autore: con il pretesto del viaggio attraverso gli USA in motocicletta dell'autore stesso in compagnia del figlio e (per la prima metà) di una coppia di amici, è capace di saltare dalla descrizione di un merlo spaventato dalla moto a una lunga disquisizione filosofica (che rappresenterà l'abbozzo del sistema filosofico che Pirsig svilupperà nella Metafisica della Qualità).

A tratti pesante ma sempre molto appagante.