SDAGDAPIFELSDAUEDLP e il giuoco d’azzardo

SDAGDAPIFELSDAUEDLP e il giuoco d’azzardo

Giuoco d'azzardo!

Onore a Bari, Roma e Torino che hanno cercato di farmi ricco (Fammi ricco! Fammi ricco! Fammi ricco!), ma purtroppo il loro sforzo non è bastato.

Dovrò trovare un’altra via per l’arricchimento materiale, come ad esempio le corse di cavalli. Sì, è un pallino che ho da qualche tempo, prima o poi ci vuole proprio che vada a un ippodromo! Un cavallo prova sentimenti, non è come una fredda sequenza di numeri estratti: dà più conforto, anche nella sconfitta. Da piccolo ho avuto modo di approfondirne la conoscenza: mio nonno li aveva e ho imparato presto a cavalcarli. Sono animali bellissimi, intelligenti e nobili. Se li tratti bene essi tratteranno te come loro pari, essendoti fedele, ma se sei un fetente meglio evitare di dar loro la possibilità di fregarti. Chiudo la parentesi equina (Frau Blücher! Hiiiiiiiihihihihi!!!) e torno al punto cruciale del post: il gioco d’azzardo. Formerò la Società Dedita Al Gioco D’Azzardo Per Il Favore E Lo Sviluppo Delle Arti Umanistiche E Dei Loro Perpetuatori: la SDAGDAPIFELSDAUEDLP! OK, per il nome c’è ancora da lavorare (qualche idea?) ma è il fine integralmente e moralmente etico che conta! E se il bene dovrà giocare fuori casa, sia! Purché si riesca a portare a casa il risultato! A proposito, chissà come funzionano le scommesse sulle partite di calcio… Naaah, è un mondo corrotto quello: mi ispira molta più fiducia un cavallo di un calciatore. E soprattutto dice meno stronzate quando lo intervistano (W il giuoco del calcio e abbasso le società).

SDAGDAPIFELSDAUEDLP e il giuoco d'azzardo

— Ryo the gambler

Penna rossa

Penna rossa

Penna rossaStasera mi faccio le pulci alle bozze! Anzi, alla prima delle tre cui ho diritto per contratto: la casa editrice m’ha inviato una stampa della mia raccolta di poesie che pubblicherà, mio compito quello di segnare gli errori con la penna rossa (così mi hanno scritto).
Problema: non ho nessuna penna rossa. Le penne sono nere, accidenti! E quando si sbaglia non si affondano le scritte in liquame biancastro cementifero! Sempre con la penna nera, si tirano degli scarabocchi coreografici.
Gomme? Roba da vegani. I veri uomini usano le penne a sfera di plastica, possibilmente tutte smangiucchiate e senza tappo. Perché la penna è più forte della spada, se te la ficcano nell’occhio!
Anche nell’era dell’informatica considero fondamentale il contatto fra la sferetta sporca di inchiostro e il foglio di carta. Oggi, che è il futuro, uno dei miei gesti più comuni appuntare una nota sul mio quadernino o su fogliacci volanti (spesso il contenuto delle mie tasche è qualcosa di indecente). Le cose importanti, poi, è indispensabile copiarle in bella: per me e la mia calligrafia ciò significa batterle al compiutter, così anche la remota possibilità che decida di usare una penna di colore diverso dal nero per i titoli (l’ultima volta che l’ho fatto doveva essere il 1989 e mi avevano costretto) se ne va a meretrici.
Alle elementari, quando la maestra chiamava il biro rossa durante i dettati, avevo una tecnica tutta mia per cambiare colore velocissimamente: consisteva nel tener in mano ambedue le biro, e spostarle a turno all’interno del palmo (quella inattiva) e fra pollice indice e medio (quella attiva) con un gioco di dita e gravità. Ovviamente a fine giornata avevo tutte le mani pasticciate, ma era un piccolo prezzo da pagare per quei virtuosismi. Poi ho dismesso i colori e questa mia capacità sovrumana non è più servita a nulla.
Per il momento sto segnando la bozza a matita, quando mi sarò procurato una biro rossa (le affitteranno?) li ripasserò. Adesso ho beccato la più lunga di tutte (È una contraddizione) e, davvero, non mi va di concentrarmi troppo. Ho in me il sonno: proseguirò domani.

— Ryo barba rossa di bozze correggittor

3€ 33c

3€ 33c

20070330001L’altro ieri sono dovuto andare al super(super?)mercato per comprare dei beni di prima necessità (caffè), delle droghe pesanti (pistacchi), e altro che non ricordo o che forse ho dimenticato di mettere in frigo e ora circola per casa armato di matite mangiucchiate e chiavi a brugola.
Pagato cash (proverbio popolare rivisitato: paga in contanti solo chi i soldi non li ha) intasco il resto, finita lì.
Prima di andare a dormire svuoto i pantaloni e addocchio il pugno di monetine del resto che avevo ancora in tasca: esattamente 3 euro e 33, o anche 333 centesimi che fa più figo.

Non sono uno che crede nelle coincidenze, ma non sono nemmeno quello con la mania dei giochi d’azzardo legalizzati (*lotto); l’ho praticato solo per un breve periodo quasi dieci anni fa, con un amico, e abbiamo smesso nel momento in cui con una vincita abbiamo recuperato tutti i soldi spesi nei pochi mesi di gioco.

Però stasera alla fermata della filo è successo di nuovo: la 11 in arrivo in 11 minuti. E posso anche portare a deporre un testimone.

Che qualcuno voglia ch’io diventi improvvisamente ricco giocando questi numeri? Se domani trovo una tessera del *lotto nella cassetta della posta gjyiuro che gioco!

— Ryo the gambler
Bando alle donne 2006

Bando alle donne 2006

20070322001Non nel senso di donne al bando, anche se l’infelice titolo sembrerebbe indicare proprio questo, ma è il nome di un concorso letterario dedicato alle donne. Ma riservato a tutti, altrimenti per partecipare avrei dovuto dare un nome falso e mettermi la gonna, invece nel catalogo delle opere il mio nome compare bellobbello, assieme agli altri nove scrittori selezionati fra i cento partecipanti. Certo, poi nel tentativo di riscriverlo hanno sbagliato (Andra: alla ruota non avevano di che comprare la e), ma nessuno è perfetto.
Infatti vicino a questo mio nome hanno riportato l’incipit del racconto addizionandolo di anidride carbonica ed errori di stampa (il più divertente: gatto al posto di ratto), una breve descrizione dell’opera (che hanno fatto scrivere a me) e una nota biografica (sempre scritta da me, ma alla quale hanno voluto aggiungere il mio nome, all’inizio, sbagliandolo).
Ah, non l’ho ancora detto: ho partecipato con il mio racconto Nulla rima con fegato, una storia di ribellione, risentimento, rabbia […] dove è la principessa a combattere il drago, perché il cavaliere in quel momento è al campo da golf. Quest’ultima battuta sul campo da golf secondo me l’hanno modificata loro, perché io non la ricordavo così brutta.
Tutte le opere selezionate sono state esposte (non è dato sapere in che periodo) nelle vetrine dei negozi del centro del comune di Castelfiorentino (FI), promuovendo in tale modo una fruibilità non convenzionale dell’arte e favorendo una attenzione del pubblico alla manifestazione. Già me li immagino i fortunati castelfiorentini a spasso per il centro che mentre si comprano una cintura di cucuddrilo si leggono il mio racconto.
Masjia?!

Ryo fashion

Ryo fashion

Qualche giorno fa sono passato alla forneria dove lavora una mia amica, che in un colpo solo ha guadagnato 1000 punti in classifica offrendomi delle ottime fragole in una bat-tazza di vetro con l’Uomo Pipistrello in rilievo.
Appollaiato su uno sgabello a contare le fragole che mi separavano dall’uscita ho assistito a scene di ordinaria adolescenza.

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Dracula: c’era una volta il vampiro

Dracula: c’era una volta il vampiro

Dracula - Bram StokerIeri pomeriggio, passeggiando per il centro profondamente impegnato a non fare nulla, ho avuto una breve ma interessante discussione vampiresca, niente a che vedere con plasma e gruppi sanguigni: semplici paragoni narrativo-cinematografici, che però m’hanno fatto tornare nel tempo indietro di tre o quattro anni.
Ai tempi mi confrontai con una grande appassionata del genere, e ha saputo essere molto convincente nel consigliarmi i suoi titoli preferiti! Grazie a lei ho anche conosciuto quello che poi è diventato uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, ovvero la storia originale del Principe della Notte: Dracula di Bram Stoker.
Lo lessi fra marzo e aprile 2004, e in modo scherzoso mi piaceva tenere il libro sulla scrivania vicino a una testa d’aglio. Poi questo lo conservavo in una busta di plastica per non fargli diffondere l’odore, fino al giorno in cui, completamente marcito, appestò tutta la cassettiera e dovetti radere tutto al suolo con del deodorante al napalm II.
La foto risale a quel periodo, di quello prima che l’aglio marcisse, ed è il monito che mi ricorda che quando l’uomo sembra avercela fatta contro la natura, arriva impietosa la maledizione del vampiro a incasinare tutto!

— Andracula

Porno poesie: saldo concorsi (di sincerità)

Porno poesie: saldo concorsi (di sincerità)

Miguel de Cervantes Saavedra sosteneva che nei concorsi letterari il vero vincitore è colui che si piazza in seconda posizione: questo perché il primo posto era immancabilmente dell’amico o del parente di qualcuno. Questo accadeva circa quattrocento anni fa, proprio come quattrocento anni fa l’acqua era bagnata e due corpi si attraevano reciprocamente con una forza proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza che le separa.

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Giovedì di metà quaresima

Giovedì di metà quaresima

Oggi mi hanno fatto notare essere giovedì di metà quaresima. Quest’anno la quaresima è arrivata talmente in fretta da non lasciarmi lo spazio nemmeno per scegliere il tradizionale fioretto da mantenere in attesa della Pasqua. Ogni anno mi è difficile trovarne uno nuovo, non mi piace ripetermi, e dato che già ne metto del mio, i classici del genere mi sono negati: non mi piace la cioccolata (classicissimo), non bevo pota~cola (questo già più moderno) non sono uno spendaccione (magari!), insomma, devo inventarmi ogni anno qualche cosa di voluminosamente originale.
FiorettoPerò essendo io contrarissimo alla mortificazione della persona, gran bella invenzione catto-medievale, sfrutto questo appuntamento annuale come un’occasione per migliorarmi, per correggere uno alla volta i miei comportamenti negativi, i miei difetti, e non limitatamente ai quaranta giorni riportati nel manuale delle istruzioni. Facendo il verso al ridicolo slogan pubblicitario: un fioretto è per sempre!
Però, come dicevo in apertura, quest’anno non sono riuscito a organizzarmi in tempo per programmare la mia evoluzione morale, forse distratto dalle parole illuminanti di re Ratzinger e del primo ministro Ruini dello stato estero e impiccione di Città del Vaticano, forse dall’apertura al pubblico dei cantieri per la metropolitana più inutile d’Italia, forse dal mio ultimo impegno per la sceneggiatura di un fumetto breve, non saprei.
Venerdì ho addirittura mangiato carne. Solo venerdì però… a qualcuno sembrerà irrispettoso, a me lo sembra di più non farlo negli altri sei giorni della settimana.
Non avevo niente di particolare da dire, però se qualcuno ha praticato dei fioretti interessanti e gli va di condividerli potrebbe farlo qua, così l’anno prossimo potrò attingere direttamente dalla lista anche all’ultimo secondo!

AB-

AB-

Voglio riportare uno stralcio dell’articolo Voglio il sangue che il Conte Tansini in Ceriano Laghetto scrisse per il secondo numero della SkAzine, la fanzine dello Skuadrone Araki, uscita nel non così lontano settembre 2004:

Caro Ryo, il tipo AB viene definito il Moderno o l’Enigmatico. Il gruppo sanguigno AB è relativamente giovane e raro (e se poi è negativo è chiaro identificativo dei gay): ha fatto la sua prima comparsa meno di mille anni fa ed è posseduto solo dal 2-5% della popolazione (i gay appunto). La presenza di due antigeni, infatti, gli conferisce caratteristiche simili, per certi aspetti, a quelle del gruppo A, per altri a quelle del gruppo B, e per altri ancora a una fusione di entrambi i gruppi.
Il gruppo sanguigno AB è comparso in Europa, a seguito della mescolanza di popolazioni diverse, nel corso delle invasioni barbariche (minchia sei un meticcio barbaro!). Il tipo AB presenterebbe una capacità di adattamento ai mutamenti di tipo ambientale, alimentare, sociale e culturale della vita moderna.

Gruppo AB-

Se ne evince che sono lesbico (sarò pure gay, maperò mi piacciono le donne!) e che finalmente ho una spiegazione convincente per i numerosi peli rossi della barba!

— Barbaryo

Aurora, ma bella come la notte

In questi ultimi giorni sono impegnato in un racconto, devo dire che più di tanti altri, nell’ultimo periodo, mi sta prendendo molto. Mi sono riservato tutto il tempo necessario per pensarci sopra, prima di iniziare a scrivere: quando ho un sacco di idee è difficile capire quali siano buone e quali no e c’è il costante rischio di perdere di vista la ricetta originale. Le spezie sono importanti, ma è la carne la regina di questo piatto.
Poi ultimamente le mie cene devono accontentarsi del tonno in scatola, ma anche quello fa la sua figura.
In questo preciso momento mi sono preso una pausa dalla scrittura: proprio quando sembrava non si dovesse far altro che aspettare il dessert, ecco che il secondo piatto ha iniziato ad assumere un sapore inatteso, e non per qualche salsina rimasta nascosta sotto foglie di lattuga.

20070303001
Non ho ancora deciso un titolo per il racconto, l’ho momentaneamente intitolato Aiuto, ma devo trovarne un altro prima che Michael Jackson mi citi per plagio!

Sto seriamente pensando che questo è del tutto immodestamente il racconto più originale e innovativo che mi sia mai capitato di scrivere o di leggere. Ne sono molto orgoglioso e mi ci voglio dedicare molto, di solito lascio le bozze a raffreddare per qualche tempo prima di riprenderle in mano, questa volta però voglio vedere il prima possibile la sua versione definitiva. Così da poter capire se oltre a originale e innovativo potrò dire che è anche bello! Mi sta divertendo molto scriverlo, sarebbe bello che leggendo ci si potesse divertire almeno quanto me!
Ora dichiaro conclusa la pausa, e mi rimetto a scrivere.
OK, ho scritto anche durante la pausa… ma che ci posso fare? È più forte di me!

Graffi sulla pagina bianca – Ibiskos

Graffi sulla pagina bianca – Ibiskos

Ieri sera mi hanno consegnato una grande busta bianca col mio nome sopra, come quelle indirizzate a me. Infatti era proprio indirizzata a me.
L’avevo intuito subito: uno non si legge tutti i romanzi di Sherlock Holmes per poi essere un cretino! Il fascino per il mistero è comune in molti, in me in quel momento c’era solo il terrore dell’ennesima bolletta, formato pacco, pure!
Il mittente era la casa editrice Ibiskos, e all’interno ho trovato alcune cose interessanti: due paia di volantini pubblicitari, cinque cartoline della casa editrice, un libro di poesie (!) e, soprattutto, una proposta di pubblicazione.
Tempo fa inviai loro una copia delle mie poesie, ebbene, questa era la risposta: positiva! Cavolo, non mi sono ancora abituato a queste manifestazioni di apprezzamento! Ma invece è capitato che nel frattempo prendessi accordi con altri, quindi mi limiterò a sentirli per ringraziarli dell’offerta.

Riporto per pura autoincensazione le parole spese nei miei riguardi, compresi gli errori di battitura: pennallere è la piccola imperfezione tipica della lavorazione manuale, prova che non si trattava di una lettera precotta.

La risposta di Ibiskos

Gentile Andrea, La ringrazio per il materiale che ci ha gentilmente inviato.
I suoi testi sono graffi sulla pagina bianca. La Poesia qui deve schiaffeggiare quasi con sagacia futurista. Non deve edulcorare né pennallere. Inoltre non vuole introduzioni (emblematica pag. 89), nell’ottica dell’autore, in quanto ingabbia e soffoca la vera essenza dei testi. Poi è ironia (pag. 64), marciapiede quotidiano da calpestare. E sporcarsi non significa doversi poi lavare ma moltiplicarsi in strati di vita.

I riferimenti alle pagine 89 e 64 purtroppo li ho persi, non ho tenuto per me una copia esatta di quello che ho inviato all’editore. Oh, ma se lo dicono loro io mi fido… non faccio bene?

Ibiskos

Fahrenheit 8/31

Fahrenheit 8/31

Vi hanno nascosto la verità su Brescia 2

Il trentuno agosto dell’anno duemilasesto siete stati imbrogliati, e alla grandissima! Non vi siete mai chiesti come mai tanti lavori in corso stiano praticamente bloccando tutti i punti di accesso fondamentali per la città? Ma quale metropolitana! Ma quali reperti romani trovati nel sottosuolo! Ma quali residuati bellici da far brillare! È tutta una manovra studiata, programmata a tavolino per nascondervi l’evidenza dei fatti! Fatti, di questo parliamo, non di chiacchiere!

Le telecamere dell’istituto di spionaggio Brescia Castello hanno documentato, minuto dopo minuto, il succedersi di otto (più uno, il primo di quelli proposti: chiaramente falso, diffuso con l’intento di confondere le idee fra la popolazione) attacchi a numerosi edifici di via Aldo Moro, nel cuore di Brescia 2.

Ora che siano le immagini a parlare:

Ora siete a conoscenza dei fatti, le conclusioni prendetele da soli. Fatelo!

Bad loop part II

Bad loop part II

Lo scorso 31 gennaio parlai già approfonditamente di questa cosa del Bad loop, nelle ultime tre settimane ho cercato di raccogliere le Bad loop song che in prima battuta m’erano sfuggite; ora ne presenterò altre sei.
Ci tengo a precisare che questo non è un comune elenco delle mie canzoni preferite: infatti, seppur tutte appaghino molto i miei gusti, nessuna di queste può essere definita come mia favorita, sono semplicemente le canzoni che attivano il temibile Bad loop.
La prima, tanto per contraddirmi già da subito, è un piccolo fuori concorso: con essa ho una specie di appuntamento fisso ogni 29 settembre, una specie di piccolo rito per un duo, Battisti e Mogol, che è stato capace di accarezzarmi nei testi e nelle musiche che porto con me.
Lucio Battisti ::: 29 settembre

20070221001

Seduto in quel caffè
io non pensavo a te
guardavo il mondo che
girava intorno a me.
Poi d’improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se non ci fosse che lei.

Vedevo solo lei
e non pensavo a te.
E tutta la città
correva incontro a noi.
Il buio ci trovò vicini,
un ristorante e poi di corsa
a ballar sottobraccio a lei
stretto verso casa abbracciato a lei
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che lei.

Quasi come se non ci fosse che lei,
come se non ci fosse che lei.

Mi son svegliato e,
e sto pensando a te…
Ricordo solo che,
che ieri non eri con me.
Il sole ha cancellato tutto
di colpo volo giù dal letto
e corro lì al telefono
parlo, rido e tu, tu non sai perché
t’amo t’amo e tu, tu non sai perché…
parlo, rido e tu, tu non sai perché…
t’amo t’amo e tu, tu non sai perché…
parlo, rido e tu, tu non sai perché…
t’amo t’amo e tu, tu non sai perché…

The Rolling Stones ::: Paint it black

20070221002

I see a red door and I want it painted black
no colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes

I see a line of cars and they’re all painted black
with flowers and my love, both never to come back
I see people turn their heads and quickly look away
like a newborn baby it just happens ev’ryday

I look inside myself and see my heart is black
I see my red door and it has been painted black
maybe then I’ll fade away and not have to face the facts
it’s not easy facing up when your whole world is black

No more will my green sea go turn a deeper blue
I could not forsee this thing happening to you
if I look hard enough into the setting sun
my love will laugh with me before the morning comes

I see a red door and I want it painted black
no colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes

I wanna see it painted black, painted black!
Black as night, black as coal!
I wanna see the sun, blotted out from the sky
I wanna see it painted, painted, painted, painted black
Yeah!

Carmen Consoli ::: L’eccezione

20070221003

Soffro nel vederti infrangere
i principi sui quali era salda
un’esemplare dignità
condizione inammissibile
la discutibile urgenza per cui
è indispensabile uniformarsi alla media

Si dice che ad ogni rinuncia
Corrisponda una contropartita considerevole
ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita considerevole
privarsi dell’anima comporterebbe una lauta
ricompensa

Soffro nel vederti compiere
bizzarre movenze indotte
da un burattinaio scaltro.
Credi sia una scelta ammirevole
fuggire lo sguardo severo e vigile
della propria coscienza

Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita considerevole
ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita considerevole
privarsi dell’anima comporterebbe una lauta
ricompensa

Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita considerevole
privarsi dell’anima comporterebbe una lauta
ricompensa

CCCP ::: Io sto bene

20070221004

È una questione di qualità
è una questione di qualità
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene
una formalità

È una questione di qualità
è una questione di qualità
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene
una formalità

Come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè e le sigarette
di farla finita con qualcuno o qualcosa,
una formalità
una formalità
una formalità
o una questione di qualità

Io sto bene, io sto male
io non so come stare
io sto bene, io sto male
io non so cosa fare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport

È una questione di qualità
è una questione di qualità
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene
una formalità

Come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè e le sigarette
di farla finita con qualcuno o qualcosa,
una formalità
una formalità
una formalità
o una questione di qualità

Io sto bene, io sto male
io sto bene, io sto male
io sto bene, io sto male
ma è una formalità
una formalità
una formalità
una formalità
una formalità
una formalità
una formalità

The Cure ::: Boys don’t cry

20070221005

I would say I’m sorry
if I thought that it would change your mind
but I know that this time
I’ve said too much
been too unkind

I try to laugh about it
cover it all up with lies
I try and
laugh about it
hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
boys don’t cry

I would break down at your feet
and beg forgiveness
plead with you
but I know that
it’s too late
and now there’s nothing I can do

So I try to laugh about it
cover it all up with lies
I try to
laugh about it
hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
boys don’t cry

I would tell you
that I loved you
if I thought that you would stay
but I know that it’s no use
that you’ve already
gone away

Misjudged your limits
pushed you too far
took you for granted
I thought that you needed me more

Now I would do most anything
to get you back by my side
but I just
keep on laughing
hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
boys don’t cry
boys don’t cry

The Cure ::: A forest

20070221006
Come closer and see
see into the trees
find the girl
while you can
come closer and see
see into the dark
just follow your eyes
just follow your eyes

I hear her voice
calling my name
the sound is deep
in the dark
I hear her voice
and start to run
into the trees
into the trees

Into the trees

Suddenly I stop
but I know it’s too late
I’m lost in a forest
all alone
the girl was never there
it’s always the same
I’m running towards nothing
again and again and again […]
and again

Vero riflesso fasullo

Vero riflesso fasullo

Vero Riflesso Fasullo

Quanto è più vero il riflesso d’una cosa finta rispetto alla finzione stessa?
Per lo meno è più sincero: lo dichiara in partenza di non essere la realtà, di non essere la realtà per la quale qualcuno vorrebbe spacciarlo, ma soltanto un altro punto di vista.
La riproduzione, invece, non ha nulla. È un tentativo di essere qualcos’altro, e in un contesto dove perfino le cose reali raramente sono anche vere, ha più valore una superfice vuota da dove osservare, di un foglio patinato ricco di vuoto.
Ciò che conta è l’uso che si fa del vuoto, che purtroppo pare abbondare.

Tornando coi piedi sulla Terra

Tornando coi piedi sulla Terra

Pioverti dentro

Pioverti dentro

Sento che sta piovendo
ma attorno è tutto chiaro
e il sole mi scalda la pelle,
m’è negata anche la gioia
d’una pozzanghera da far schizzare.
L’ombrello
esce di casa solo se piove,
la pioggia
cade anche quando nessuno la vede.
Non importa quello che senti,
non importa a nessuno.
Potrà forse pioverti dentro,
non importa niente a nessuno

29/30

29/30

Che cosa succede quando si tiene per tutta una settimana una busta nella giacca interna del giubbino? Beh, oltre a farla spiegazzare dappertutto, succede anche che, per forza di cose, se ne legge e rilegge il contenuto per qualche volta. Molte volte.

Busta

Nel mio caso la busta conteneva il contratto per la pubblicazione di una raccolta di mie poesie, quello che aspettavo da un po’ di giorni, quello che mi sono meritato ricevendo tre menzioni a concorsi letterari organizzati dall’editore Nicola Calabria.
Dopo aver stabilito un primo contatto e aver inviato loro il mio lavoro, la commissione letteraria della casa editrice, riunitasi a fine gennaio, ha dato parere favorevole col punteggio di 29/30 alla pubblicazione dell’opera. I parametri valutativi tenuti di conto sono stati:

  • Stilistica
  • Grammatica e ortografia
  • Contenuto
  • Logicità dell’opera

Inutile dire della mia soddisfazione, che è grande; è soprattutto l’importanza di questo primo passo a tenermi, non dico col fiato sospeso, ma con una sorta di immotivata agitazione positiva.
Il fattore economico non lo considero neppure, ma sapere di non esser destinato al passivo mi fa capire di star facendo la cosa giusta: non si tratta di uno sfizio capriccioso, è la prima pedalata della salita, e non ho nessuno dietro che mi ha spinto.
E dato che io sono davvero geloso permaloso lunatico e noioso, ora voglio capire dov’è finito quel 1/30 che mi manca!

La seconda barzelletta più divertente del mondo

La seconda barzelletta più divertente del mondo

Nel 1971 uscì nelle sale inglesi il film dei Monty Python E… ora qualcosa di completamente diverso, mirabile esempio di cinematografico british humour.
In uno degli sketch viene narrata la storia della barzelletta più divertente del mondo; divertente da morire, e non così tanto per dire: infatti il suo autore, una volta finito di comporla, muore dopo un fortissimo attacco di risa. La scoperta risulta essere eccezionale, addirittura da spingere l’esercito inglese ad adottare questa arma mortale contro i nazisti: i soldati la leggono in tedesco (tradotta solo poche lettere per volta, da traduttori diversi) attraversando le file nemiche, che vengono inesorabilmente annientate.

Raccontare questa barzelletta oggi, con Internet a disposizione, causerebbe lo sterminio del genere umano.
Io però sono venuto a conoscenza della seconda barzelletta più divertente del mondo! Da quando l’ho sentita devo averla raccontata almeno sette o otto volte a tutte le persone che conosco, e ora è giunto tempo che la divulghi anche da qui.
Non vorrei che qualcuno pensasse male a proposito di questa cosa: non voglio iniziare a scrivere stupidaggini, ritengo questo spazio un canale molto importante di comunicazione, e non ci riverso ogni cosa che mi passa per la testa.
Ma questa è la seconda barzelletta più divertente del mondo! Più di questa c’è solo la morte!
Ha tutte le carte in regola per essere considerata tale:

  • Non è una menata cervellotica comprensibile solo a una ristretta cerchia di lettori.
  • Tocca con disinvoltura un nervo molto sensibile per moltissima gente, senza però risultare offensiva o di cattivo gusto.
  • È veloce, fresca, un botta e risposta scattante!
  • Lascia ampio spazio all’immaginazione spiazzando tutti con una risposta assolutamente fuori dai canoni, imprevedibile!
  • E, cosa eccezionale, fa sempre ridere anche chi già la conosce!

È perfetta, e non fa neanche morire. Dunque, eccola:

Lo sapete che cosa è BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO?

No?
Facile: è…
UNA SUORA CHE ROTOLA DALLE SCALE

Bad loop

Bad loop

Mi viene spesso rinfacciato che certi miei comportamenti appaiono senza motivo, inutili, o anche solamente strani. Non mi prendo la briga d’obiettare: questi, sotto certi aspetti, come ad esempio il comune modo di vedere le cose, non hanno alcuna ragione d’essere.
Per fortuna il modo comune non corrisponde troppo di frequente con il mio. Per carità, non che abbia chissà che cosa di speciale, semplicemente è il personalissimo e mio, non copiato da nessuno, forse peggiore di tanti altri, ma molto affezionato e unico.

In ambito musicale la mia stravaganza, chiamiamola così, più irritante (!) è quella che chiamo il Bad loop.
Si narra (lo narro solo io) che esista un pugno di canzoni che sia in grado di ascoltare a ripetizione senza che desideri mai cambiarle, ovvero riesco a mettere in ciclo continuo una singola canzone, e da mattino a sera ascolto sempre quella.
Nulla di grave, invero. Solo che per gli altri è una cosa poco sopportabile, poco soportabile anche solo l’idea: infatti se uso gli auricolari non dovrei dare fastidio, ma vengo ripreso lo stesso, perché così non si fa.
Quindi ora elencherò le Bad loop song. La memoria mi viene in soccorso suggerendomi quattro titoli. Attenzione, queste non solo le oggi ho ascoltato tutto il giorno questa canzone, ma le capita spesso che per un giorno intero ascolti questa sola, non so se risulti chiara la sfumatura…
Eccole le Bad loop song in ordine crescente di Bad loop:

Credence Clearwater Revival ::: Susie Q

Credence Clearwater Revival

Oh, Susie Q, oh, Susie Q,
Oh, Susie Q, baby I love you, Susie Q
I like the way you walk, I like the way you talk;
I like the way you walk, I like the way you talk, Susie Q
Well, say that youll be true,
well, say that youll be true,
Well, say that youll be true,
and never leave me blue, Susie Q
Well, say that youll be mine,
well, say that youll be mine,
Well, say that youll be mine,
baby all the time, Susie Q
Oh Susie Q, oh Susie Q,
Oh Susie Q, baby I love you, Susie Q
I like the way you walk,
I like the way you talk,
I like the way you walk,
I like the way you talk, Susie Q
Oh Susie Q, oh Susie Q,
Oh Susie Q, baby I love you, Susie Q

U2 ::: Zooropa

U2

Zooropa, vorsprung durch technik
Zooropa, be all that you can be
Be a winner
eat to get slimmer
Zooropa, a bluer kind of white
Zooropa, it could be yours tonight
We’re mild and green
and squeaky clean
Zooropa, better by design
Zooropa, fly the friendly skies
Through appliance of science
we’ve got that ring of confidence
And I have no compass
and I have no map
and I have no reasons
no reasons to get back
And I have no religion
and I don’t know what’s what
and I don’t know the limit
the limit of what we’ve got
Don’t worry baby, it’ll be alright
you got the right shoes
to get you through the night
it’s cold outside, but brightly lit
skip the subway
let’s go to the overground
get your head out of the mud baby
put flowers in the mud baby
overground
No particular place names
no particular song
I’ve been hiding
what am I hiding from
Don’t worry baby, it’s gonna be alright
uncertainty can be a guiding light
I hear voices, ridiculous voices
out in the slipstream
let’s go, let’s go overground
take your head out of the mud baby
She’s gonna dream up
the world she wants to live in
she’s gonna dream out loud
she’s gonna dream out loud
dream out loud

Jefferson Airplane ::: White Rabbit

Jefferson Airplane

One pill makes you larger
and one pill makes you small
and the ones that mother gives you
don’t do anything at all,
go ask Alice
when she’s ten feet tall
And if you go chasing rabbits
and you know you’re going to fall
tell ’em a hookah smoking caterpillar
has given you the call,
call Alice
when she was just small
When the men on the chessboard
get up and tell you where to go
and you’ve just had some kind of mushroom
and your mind is moving low,
go ask Alice
I think she’ll know
when logic and proportion
have fallen softly dead
and the White Knight is talking backwards
and the Red Queen’s off with her head!
remember what the dormouse said:
Feed your head!
Feed your head!

Nirvana ::: Where did you sleep last night (live)

Nirvana

My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
Her husband was a hard working man,
just about a mile from here.
His head was found in a driving wheel,
but his body never was found
My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows
In the pines, the pines,
sun, shine,
I’ll shiver the whole night through

Il Giardino delle Anatre

Il Giardino delle Anatre

Questa mattina sono andato con un amico (merda... alzataccia pure di sabato!) alla presentazione del romanzo di un vecchio compagno delle medie (suo. Io lo conoscevo poco): Il Giardino delle Anatre del Mario (Congiusti) pubblicato da Edizioni Edarc. Il tutto si è svolto al Teatro Sancarlino, un vecchio edificio ecclesiastico (a proposito! Oggi ho scoperto anche d'essere stato battezzato in una chiesa sconsacrata... ma questa è un'altra storia) e quindi il freddo boia era d'obbligo.

Piccola nota fuori tema: appena trovata la strada e arrivati all'ingresso ho rivisto un vecchio compagno delel medie (mio stavolta) che ho faticato a riconoscere, ma mai quanto lui che è riuscito a capire chi fossi solo dopo di me... e non per la barba, per gli anni in più o perché non ci vedevamo da tipo quindic'anni, ma non ti avevo riconosciuto con quella berretta. Mah!

Il Giardino delle Anatre: quarta di copertina

Massimiliano B., un ragazzo poco più che ventenne, è desideroso di affrancarsi dalla pesante atmosfera familiare. Per fuggire da un grigio futuro aziendale e dalle piccole abitudini della vita di provincia, accetta di lavorare all'estero, prima a Parigi e poi a Londra, dove incontra ambienti e personaggi pieni di vita che finalmente gli fanno apprezzare il gusto della vita. Tutto sembra finire quando viene chiamato a espletare l'obbligatorio servizio civile alla protezione animali di Genova, e invece qui s'infiamma d'amore per Chiara, una ragazza dolce e misteriosa che nasconde il segreto di una inesorabile malattia... Un sofferto percorso amoroso che nel dolore più intenso fa ritrovare al protagonista la luce di una nuova forza interiore. Un romanzo delicato e malinconico, popolato da personaggi semplici ma ricchi di umanità, che riesce ad affascinare e intenerire.

La presentazione

Prima di tutto il Mario è stata intervistato da una bella giornalista del Bresciaoggi e poi s'è potuta iniziare la conferenza su Il Giardino delle Anatre. Lui e un tizio tronfissimo, che non s'è capito chi fosse (l'agente? L'editore? Il cugino di sua sorella? Boh), erano sul palco seduti dietro un bancone e tutti gli altri (una trentina di spettatori) ad ascoltare. Nel botta/risposta fra i due si sono sentite le solite domande e le solite risposte, il pubblico ha poi posto sole tre altre domande: la prima era ancora della bella giornalista, che aveva dimenticato di fargliene una per l'intervista, la risposta alla seconda ha praticamente raccontato il finale de Il Giardino delle Anatre (tizio tronfio bastardo! Lo so che quasi tutti lo avevano letto, ma io no, muori!) e la terza ero ancora troppo inkazzéto per ricordarmela. Qualche applauso a questo e a quello, saluti e besi, tutti a bàita.

Mario Congiusti - Il Giardino delle Anatre
Il Giardino delle Anatre - Mario Congiusti

Ma certo non prima di aver acquistato una copia de Il Giardino delle Anatre al banchetto posto all'uscita.

Lì una bionda non del tutto indifferente era occupata ad armeggiare monete e banconote.

Non del tutto indifferente, ma piuttosto svampita: alla mia domanda Adesso quale prendere? Qual è il più bello? non ha saputo rispondere altro che un banalissimo Mboh, sono tutti uguali...

A volte mi sento incompreso.

Comunque sono andato a farmelo autografare... credo d'essere stato il primo, perché il Mario era quasi commosso (e ha sbagliato a scrivere l'anno!) e tutti i suoi amici lo hanno fotografato nell'atto semplice della scrittura del suo nome sulla pagina della mia copia. Dopo tutto questo parlà 'ndaren ecco il punto focale della mia riflessione: Porcamerda! 16 euro!

Non per fare il solito crrrosta, però mi stavo mettendo nei panni di uno che paga, si fa pubblicare il romanzo, e che adesso ha... cinquecento? Mille? Quelle che sono, mila copie da piazzare, senza avere un nome, senza essere un calciatore o simile! Io ho dato volentieri il mio contributo, ma più di una dose per uso personale de Il Giardino delle Anatre non riesco davvero a fare.

Mario Congiusti - Il Giardino delle Anatre

E da quello che mi hanno raccontato anche l'editore non è che sia proprio un beneficenziario (come si dice di quelli che fanno beneficenza?). L'autore s'è dovuto sobbarcare l'onere di acquistare cento copie de Il Giardino delle Anatre, che calcolatrice alla mano fanno milleseicento euro! Magari qualcosina di meno perché gli sarà stato riservato un prezzo speciale, però sono lo stesso i bei soldi! Il Mario per sua fortuna non ha di questi problemi, però pensando a una possibile autoproduzione dei miei lavori mi viene già il male! E da dove li piglio tutti quei soldi? E potrò riuscire a recuperarli (notare come non oso nemmeno pensare a un possibile profitto)? E dovrò vendere tutte le copie per farlo?

In questi giorni mi hanno proposto un'offerta molto interessante dopo aver ricevuto tre menzioni speciali a tre concorsi di una casa editrice (vincere non se ne parla, eh!): questa mi ha proposto la pubblicazione di una raccolta di mie poesie con una formula molto, molto interessante. Chissà.

Forse non è del tutto vero che era meglio nascere calciatore!

L’arcobaleno

L’arcobaleno

ArcobalenoOdio i piedi bagnati,
li odio!
Ma ancor di più
odio
avere i piedi bagnati,
e ora
ho
i piedi bagnati!
E mi fa male anche la testa,
la testa…
mi fama lela testa
mifa malela testa
fa la le ma mi testa:
a volte capitano fatti imprevisti;
cose,
che non s’era nemmeno immaginato!
E a volte
non è detto che sia un male.
Non ricordo più
da qual cosa sia partito,
non più
più più…
e chi se ne frega:
a volte capita che piova;
piove,
chi l’avrebbe detto!
Poi prima
è comparso l’arcobaleno

(Poi capita che piove)

ArcobalenoOggi ha piovuto, ah già, l’ho appena scritto.
Beh, inutile dire quale gradita sorpresa nel vedere quella spruzzata di colori nel cielo che solo pochi attimi prima era grigio, grigissimo: grigio grigento… quasi Agrigento!
Inizialmente erano due sovrapposti, due belle arcate multicolore complete, ma sono riuscito a fotografare solo quando ormai non erano più molto visibili. In compenso me lo sono goduto io e, credetemi, ne è valsa la pena.

Ryo sblog sgnak bronz

Ryo sblog sgnak bronz

Benvenuti nella mia homepage!


Se avete un po’ di tempo da buttare siete giunti nel posto che fa per voi!
Se volete trascorrere del tempo in modo costruttivo siete giunti nel posto che fa per voi!
RyoMa anche no…

Questo è quanto recitava l’ultima versione della mia homepage. E lo ha recitato per due anni buoni (boh/2004 – oggi/2007)! Quasi sicuramente l’avrà anche imparato a memoria, ecco perché mi sono mosso (a pietà) per rinnovare un po’ le cose. Adesso la home è in formato sbronz… ehm, volevo dire blast… cioè… blog… così mi sarà più facile aggiungere quello che mi passa per la testa e che vorrei arrivasse anche nelle vostre.
Bene, questo voleva inoltre essere un saluto per chi mi conosce attraverso il sito, mi riprometto di curarlo con più frequenza inserendo qualche aggiornamento sullo stato dei miei lavori e su eventuali risultati.

L’ultima considerazione prima del termine di questo primo post, dove mi prendo la libertà di autocitarmi, va all’aspetto tennnologico di questo rinnovamento: sembra facile… ma non è difficile!

Buon duemilasettimo anno a tutti

— Ryo