da Andrea Cabassi | 3 Mar 2007 | Fotografia, Racconti
In questi ultimi giorni sono impegnato in un racconto, devo dire che più di tanti altri, nell’ultimo periodo, mi sta prendendo molto. Mi sono riservato tutto il tempo necessario per pensarci sopra, prima di iniziare a scrivere: quando ho un sacco di idee è difficile capire quali siano buone e quali no e c’è il costante rischio di perdere di vista la ricetta originale. Le spezie sono importanti, ma è la carne la regina di questo piatto.
Poi ultimamente le mie cene devono accontentarsi del tonno in scatola, ma anche quello fa la sua figura.
In questo preciso momento mi sono preso una pausa dalla scrittura: proprio quando sembrava non si dovesse far altro che aspettare il dessert, ecco che il secondo piatto ha iniziato ad assumere un sapore inatteso, e non per qualche salsina rimasta nascosta sotto foglie di lattuga.

Non ho ancora deciso un titolo per il racconto, l’ho momentaneamente intitolato Aiuto, ma devo trovarne un altro prima che Michael Jackson mi citi per plagio!
Sto seriamente pensando che questo è del tutto immodestamente il racconto più originale e innovativo che mi sia mai capitato di scrivere o di leggere. Ne sono molto orgoglioso e mi ci voglio dedicare molto, di solito lascio le bozze a raffreddare per qualche tempo prima di riprenderle in mano, questa volta però voglio vedere il prima possibile la sua versione definitiva. Così da poter capire se oltre a originale e innovativo potrò dire che è anche bello! Mi sta divertendo molto scriverlo, sarebbe bello che leggendo ci si potesse divertire almeno quanto me!
Ora dichiaro conclusa la pausa, e mi rimetto a scrivere.
OK, ho scritto anche durante la pausa… ma che ci posso fare? È più forte di me!
da Andrea Cabassi | 28 Feb 2007 | Geloso
Ieri sera mi hanno consegnato una grande busta bianca col mio nome sopra, come quelle indirizzate a me. Infatti era proprio indirizzata a me.
L’avevo intuito subito: uno non si legge tutti i romanzi di Sherlock Holmes per poi essere un cretino! Il fascino per il mistero è comune in molti, in me in quel momento c’era solo il terrore dell’ennesima bolletta, formato pacco, pure!
Il mittente era la casa editrice Ibiskos, e all’interno ho trovato alcune cose interessanti: due paia di volantini pubblicitari, cinque cartoline della casa editrice, un libro di poesie (!) e, soprattutto, una proposta di pubblicazione.
Tempo fa inviai loro una copia delle mie poesie, ebbene, questa era la risposta: positiva! Cavolo, non mi sono ancora abituato a queste manifestazioni di apprezzamento! Ma invece è capitato che nel frattempo prendessi accordi con altri, quindi mi limiterò a sentirli per ringraziarli dell’offerta.
Riporto per pura autoincensazione le parole spese nei miei riguardi, compresi gli errori di battitura: pennallere è la piccola imperfezione tipica della lavorazione manuale, prova che non si trattava di una lettera precotta.
La risposta di Ibiskos
Gentile Andrea, La ringrazio per il materiale che ci ha gentilmente inviato.
I suoi testi sono graffi sulla pagina bianca. La Poesia qui deve schiaffeggiare quasi con sagacia futurista. Non deve edulcorare né pennallere. Inoltre non vuole introduzioni (emblematica pag. 89), nell’ottica dell’autore, in quanto ingabbia e soffoca la vera essenza dei testi. Poi è ironia (pag. 64), marciapiede quotidiano da calpestare. E sporcarsi non significa doversi poi lavare ma moltiplicarsi in strati di vita.
I riferimenti alle pagine 89 e 64 purtroppo li ho persi, non ho tenuto per me una copia esatta di quello che ho inviato all’editore. Oh, ma se lo dicono loro io mi fido… non faccio bene?

da Andrea Cabassi | 22 Feb 2007 | Racconti di vita vissuta
Vi hanno nascosto la verità su Brescia 2
Il trentuno agosto dell’anno duemilasesto siete stati imbrogliati, e alla grandissima!
Non vi siete mai chiesti come mai tanti lavori in corso stiano praticamente bloccando tutti i punti di accesso fondamentali per la città? Ma quale metropolitana! Ma quali reperti romani trovati nel sottosuolo! Ma quali residuati bellici da far brillare! È tutta una manovra studiata, programmata a tavolino per nascondervi l’evidenza dei fatti!
Fatti, di questo parliamo, non di chiacchiere!
Le telecamere dell’istituto di spionaggio Brescia Castello hanno documentato, minuto dopo minuto, il succedersi di otto (più uno, il primo di quelli proposti: chiaramente falso, diffuso con l’intento di confondere le idee fra la popolazione) attacchi a numerosi edifici di via Aldo Moro, nel cuore di Brescia 2.
Ora che siano le immagini a parlare:
Ora siete a conoscenza dei fatti, le conclusioni prendetele da soli. Fatelo!
da Andrea Cabassi | 21 Feb 2007 | Musica
Lo scorso 31 gennaio parlai già approfonditamente di questa cosa del Bad loop, nelle ultime tre settimane ho cercato di raccogliere le Bad loop song che in prima battuta m’erano sfuggite; ora ne presenterò altre sei.
Ci tengo a precisare che questo non è un comune elenco delle mie canzoni preferite: infatti, seppur tutte appaghino molto i miei gusti, nessuna di queste può essere definita come mia favorita, sono semplicemente le canzoni che attivano il temibile Bad loop.
La prima, tanto per contraddirmi già da subito, è un piccolo fuori concorso: con essa ho una specie di appuntamento fisso ogni 29 settembre, una specie di piccolo rito per un duo, Battisti e Mogol, che è stato capace di accarezzarmi nei testi e nelle musiche che porto con me.
Lucio Battisti ::: 29 settembre

Seduto in quel caffè
io non pensavo a te
guardavo il mondo che
girava intorno a me.
Poi d’improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se non ci fosse che lei.Vedevo solo lei
e non pensavo a te.
E tutta la città
correva incontro a noi.
Il buio ci trovò vicini,
un ristorante e poi di corsa
a ballar sottobraccio a lei
stretto verso casa abbracciato a lei
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che lei.
Quasi come se non ci fosse che lei,
come se non ci fosse che lei.
Mi son svegliato e,
e sto pensando a te…
Ricordo solo che,
che ieri non eri con me.
Il sole ha cancellato tutto
di colpo volo giù dal letto
e corro lì al telefono
parlo, rido e tu, tu non sai perché
t’amo t’amo e tu, tu non sai perché…
parlo, rido e tu, tu non sai perché…
t’amo t’amo e tu, tu non sai perché…
parlo, rido e tu, tu non sai perché…
t’amo t’amo e tu, tu non sai perché…
The Rolling Stones ::: Paint it black

I see a red door and I want it painted black
no colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goesI see a line of cars and they’re all painted black
with flowers and my love, both never to come back
I see people turn their heads and quickly look away
like a newborn baby it just happens ev’ryday
I look inside myself and see my heart is black
I see my red door and it has been painted black
maybe then I’ll fade away and not have to face the facts
it’s not easy facing up when your whole world is black
No more will my green sea go turn a deeper blue
I could not forsee this thing happening to you
if I look hard enough into the setting sun
my love will laugh with me before the morning comes
I see a red door and I want it painted black
no colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes
I wanna see it painted black, painted black!
Black as night, black as coal!
I wanna see the sun, blotted out from the sky
I wanna see it painted, painted, painted, painted black
Yeah!
Carmen Consoli ::: L’eccezione

Soffro nel vederti infrangere
i principi sui quali era salda
un’esemplare dignità
condizione inammissibile
la discutibile urgenza per cui
è indispensabile uniformarsi alla mediaSi dice che ad ogni rinuncia
Corrisponda una contropartita considerevole
ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita considerevole
privarsi dell’anima comporterebbe una lauta
ricompensa
Soffro nel vederti compiere
bizzarre movenze indotte
da un burattinaio scaltro.
Credi sia una scelta ammirevole
fuggire lo sguardo severo e vigile
della propria coscienza
Si dice che ad ogni rinuncia
corrisponda una contropartita considerevole
ma l’eccezione alla regola
insidia la norma.
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita considerevole
privarsi dell’anima comporterebbe una lauta
ricompensa
Se è vero che ad ogni rinuncia
corrisponde una contropartita considerevole
privarsi dell’anima comporterebbe una lauta
ricompensa
CCCP ::: Io sto bene

È una questione di qualità
è una questione di qualità
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene
una formalitàÈ una questione di qualità
è una questione di qualità
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene
una formalità
Come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè e le sigarette
di farla finita con qualcuno o qualcosa,
una formalità
una formalità
una formalità
o una questione di qualità
Io sto bene, io sto male
io non so come stare
io sto bene, io sto male
io non so cosa fare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
È una questione di qualità
è una questione di qualità
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene
una formalità
Come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè e le sigarette
di farla finita con qualcuno o qualcosa,
una formalità
una formalità
una formalità
o una questione di qualità
Io sto bene, io sto male
io sto bene, io sto male
io sto bene, io sto male
ma è una formalità
una formalità
una formalità
una formalità
una formalità
una formalità
una formalità
The Cure ::: Boys don’t cry

I would say I’m sorry
if I thought that it would change your mind
but I know that this time
I’ve said too much
been too unkindI try to laugh about it
cover it all up with lies
I try and
laugh about it
hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
boys don’t cry
I would break down at your feet
and beg forgiveness
plead with you
but I know that
it’s too late
and now there’s nothing I can do
So I try to laugh about it
cover it all up with lies
I try to
laugh about it
hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
boys don’t cry
I would tell you
that I loved you
if I thought that you would stay
but I know that it’s no use
that you’ve already
gone away
Misjudged your limits
pushed you too far
took you for granted
I thought that you needed me more
Now I would do most anything
to get you back by my side
but I just
keep on laughing
hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
boys don’t cry
boys don’t cry
The Cure ::: A forest

Come closer and see
see into the trees
find the girl
while you can
come closer and see
see into the dark
just follow your eyes
just follow your eyesI hear her voice
calling my name
the sound is deep
in the dark
I hear her voice
and start to run
into the trees
into the trees
Into the trees
Suddenly I stop
but I know it’s too late
I’m lost in a forest
all alone
the girl was never there
it’s always the same
I’m running towards nothing
again and again and again […]
and again
da Andrea Cabassi | 19 Feb 2007 | Fotografia

Quanto è più vero il riflesso d’una cosa finta rispetto alla finzione stessa?
Per lo meno è più sincero: lo dichiara in partenza di non essere la realtà, di non essere la realtà per la quale qualcuno vorrebbe spacciarlo, ma soltanto un altro punto di vista.
La riproduzione, invece, non ha nulla. È un tentativo di essere qualcos’altro, e in un contesto dove perfino le cose reali raramente sono anche vere, ha più valore una superfice vuota da dove osservare, di un foglio patinato ricco di vuoto.
Ciò che conta è l’uso che si fa del vuoto, che purtroppo pare abbondare.
da Andrea Cabassi | 15 Feb 2007 | Fotografia, Poesie
Pioverti dentro

Sento che sta piovendo
ma attorno è tutto chiaro
e il sole mi scalda la pelle,
m’è negata anche la gioia
d’una pozzanghera da far schizzare.
L’ombrello
esce di casa solo se piove,
la pioggia
cade anche quando nessuno la vede.
Non importa quello che senti,
non importa a nessuno.
Potrà forse pioverti dentro,
non importa niente a nessuno
da Andrea Cabassi | 11 Feb 2007 | Geloso
Che cosa succede quando si tiene per tutta una settimana una busta nella giacca interna del giubbino? Beh, oltre a farla spiegazzare dappertutto, succede anche che, per forza di cose, se ne legge e rilegge il contenuto per qualche volta. Molte volte.

Nel mio caso la busta conteneva il contratto per la pubblicazione di una raccolta di mie poesie, quello che aspettavo da un po’ di giorni, quello che mi sono meritato ricevendo tre menzioni a concorsi letterari organizzati dall’editore Nicola Calabria.
Dopo aver stabilito un primo contatto e aver inviato loro il mio lavoro, la commissione letteraria della casa editrice, riunitasi a fine gennaio, ha dato parere favorevole col punteggio di 29/30 alla pubblicazione dell’opera. I parametri valutativi tenuti di conto sono stati:
- Stilistica
- Grammatica e ortografia
- Contenuto
- Logicità dell’opera
Inutile dire della mia soddisfazione, che è grande; è soprattutto l’importanza di questo primo passo a tenermi, non dico col fiato sospeso, ma con una sorta di immotivata agitazione positiva.
Il fattore economico non lo considero neppure, ma sapere di non esser destinato al passivo mi fa capire di star facendo la cosa giusta: non si tratta di uno sfizio capriccioso, è la prima pedalata della salita, e non ho nessuno dietro che mi ha spinto.
E dato che io sono davvero geloso permaloso lunatico e noioso, ora voglio capire dov’è finito quel 1/30 che mi manca!
da Andrea Cabassi | 2 Feb 2007 | OT
Nel 1971 uscì nelle sale inglesi il film dei Monty Python E… ora qualcosa di completamente diverso, mirabile esempio di cinematografico british humour.
In uno degli sketch viene narrata la storia della barzelletta più divertente del mondo; divertente da morire, e non così tanto per dire: infatti il suo autore, una volta finito di comporla, muore dopo un fortissimo attacco di risa. La scoperta risulta essere eccezionale, addirittura da spingere l’esercito inglese ad adottare questa arma mortale contro i nazisti: i soldati la leggono in tedesco (tradotta solo poche lettere per volta, da traduttori diversi) attraversando le file nemiche, che vengono inesorabilmente annientate.
Raccontare questa barzelletta oggi, con Internet a disposizione, causerebbe lo sterminio del genere umano.
Io però sono venuto a conoscenza della seconda barzelletta più divertente del mondo! Da quando l’ho sentita devo averla raccontata almeno sette o otto volte a tutte le persone che conosco, e ora è giunto tempo che la divulghi anche da qui.
Non vorrei che qualcuno pensasse male a proposito di questa cosa: non voglio iniziare a scrivere stupidaggini, ritengo questo spazio un canale molto importante di comunicazione, e non ci riverso ogni cosa che mi passa per la testa.
Ma questa è la seconda barzelletta più divertente del mondo! Più di questa c’è solo la morte!
Ha tutte le carte in regola per essere considerata tale:
- Non è una menata cervellotica comprensibile solo a una ristretta cerchia di lettori.
- Tocca con disinvoltura un nervo molto sensibile per moltissima gente, senza però risultare offensiva o di cattivo gusto.
- È veloce, fresca, un botta e risposta scattante!
- Lascia ampio spazio all’immaginazione spiazzando tutti con una risposta assolutamente fuori dai canoni, imprevedibile!
- E, cosa eccezionale, fa sempre ridere anche chi già la conosce!
È perfetta, e non fa neanche morire. Dunque, eccola:
Lo sapete che cosa è BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO BIANCO NERO?
No?
Facile: è…
UNA SUORA CHE ROTOLA DALLE SCALE
da Andrea Cabassi | 31 Gen 2007 | Musica
Mi viene spesso rinfacciato che certi miei comportamenti appaiono senza motivo, inutili, o anche solamente strani. Non mi prendo la briga d’obiettare: questi, sotto certi aspetti, come ad esempio il comune modo di vedere le cose, non hanno alcuna ragione d’essere.
Per fortuna il modo comune non corrisponde troppo di frequente con il mio. Per carità, non che abbia chissà che cosa di speciale, semplicemente è il personalissimo e mio, non copiato da nessuno, forse peggiore di tanti altri, ma molto affezionato e unico.
In ambito musicale la mia stravaganza, chiamiamola così, più irritante (!) è quella che chiamo il Bad loop.
Si narra (lo narro solo io) che esista un pugno di canzoni che sia in grado di ascoltare a ripetizione senza che desideri mai cambiarle, ovvero riesco a mettere in ciclo continuo una singola canzone, e da mattino a sera ascolto sempre quella.
Nulla di grave, invero. Solo che per gli altri è una cosa poco sopportabile, poco soportabile anche solo l’idea: infatti se uso gli auricolari non dovrei dare fastidio, ma vengo ripreso lo stesso, perché così non si fa.
Quindi ora elencherò le Bad loop song. La memoria mi viene in soccorso suggerendomi quattro titoli. Attenzione, queste non solo le oggi ho ascoltato tutto il giorno questa canzone, ma le capita spesso che per un giorno intero ascolti questa sola, non so se risulti chiara la sfumatura…
Eccole le Bad loop song in ordine crescente di Bad loop:
Credence Clearwater Revival ::: Susie Q

Oh, Susie Q, oh, Susie Q,
Oh, Susie Q, baby I love you, Susie Q
I like the way you walk, I like the way you talk;
I like the way you walk, I like the way you talk, Susie Q
Well, say that youll be true,
well, say that youll be true,
Well, say that youll be true,
and never leave me blue, Susie Q
Well, say that youll be mine,
well, say that youll be mine,
Well, say that youll be mine,
baby all the time, Susie Q
Oh Susie Q, oh Susie Q,
Oh Susie Q, baby I love you, Susie Q
I like the way you walk,
I like the way you talk,
I like the way you walk,
I like the way you talk, Susie Q
Oh Susie Q, oh Susie Q,
Oh Susie Q, baby I love you, Susie Q
U2 ::: Zooropa

Zooropa, vorsprung durch technik
Zooropa, be all that you can be
Be a winner
eat to get slimmer
Zooropa, a bluer kind of white
Zooropa, it could be yours tonight
We’re mild and green
and squeaky clean
Zooropa, better by design
Zooropa, fly the friendly skies
Through appliance of science
we’ve got that ring of confidence
And I have no compass
and I have no map
and I have no reasons
no reasons to get back
And I have no religion
and I don’t know what’s what
and I don’t know the limit
the limit of what we’ve got
Don’t worry baby, it’ll be alright
you got the right shoes
to get you through the night
it’s cold outside, but brightly lit
skip the subway
let’s go to the overground
get your head out of the mud baby
put flowers in the mud baby
overground
No particular place names
no particular song
I’ve been hiding
what am I hiding from
Don’t worry baby, it’s gonna be alright
uncertainty can be a guiding light
I hear voices, ridiculous voices
out in the slipstream
let’s go, let’s go overground
take your head out of the mud baby
She’s gonna dream up
the world she wants to live in
she’s gonna dream out loud
she’s gonna dream out loud
dream out loud
Jefferson Airplane ::: White Rabbit

One pill makes you larger
and one pill makes you small
and the ones that mother gives you
don’t do anything at all,
go ask Alice
when she’s ten feet tall
And if you go chasing rabbits
and you know you’re going to fall
tell ’em a hookah smoking caterpillar
has given you the call,
call Alice
when she was just small
When the men on the chessboard
get up and tell you where to go
and you’ve just had some kind of mushroom
and your mind is moving low,
go ask Alice
I think she’ll know
when logic and proportion
have fallen softly dead
and the White Knight is talking backwards
and the Red Queen’s off with her head!
remember what the dormouse said:
Feed your head!
Feed your head!
Nirvana ::: Where did you sleep last night (live)

My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
Her husband was a hard working man,
just about a mile from here.
His head was found in a driving wheel,
but his body never was found
My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, don’t lie to me,
tell me where did you sleep last night.
In the pines, in the pines,
where the sun don’t ever shine
I would shiver the whole night through
My girl, my girl, where will you go?
I’m going where the cold wind blows
In the pines, the pines,
sun, shine,
I’ll shiver the whole night through
da Andrea Cabassi | 27 Gen 2007 | Libri
Questa mattina sono andato con un amico (merda... alzataccia pure di sabato!) alla presentazione del romanzo di un vecchio compagno delle medie (suo. Io lo conoscevo poco): Il Giardino delle Anatre del Mario (Congiusti) pubblicato da Edizioni Edarc. Il tutto si è svolto al Teatro Sancarlino, un vecchio edificio ecclesiastico (a proposito! Oggi ho scoperto anche d'essere stato battezzato in una chiesa sconsacrata... ma questa è un'altra storia) e quindi il freddo boia era d'obbligo.
Piccola nota fuori tema: appena trovata la strada e arrivati all'ingresso ho rivisto un vecchio compagno delel medie (mio stavolta) che ho faticato a riconoscere, ma mai quanto lui che è riuscito a capire chi fossi solo dopo di me... e non per la barba, per gli anni in più o perché non ci vedevamo da tipo quindic'anni, ma non ti avevo riconosciuto con quella berretta. Mah!
Il Giardino delle Anatre: quarta di copertina
Massimiliano B., un ragazzo poco più che ventenne, è desideroso di affrancarsi dalla pesante atmosfera familiare. Per fuggire da un grigio futuro aziendale e dalle piccole abitudini della vita di provincia, accetta di lavorare all'estero, prima a Parigi e poi a Londra, dove incontra ambienti e personaggi pieni di vita che finalmente gli fanno apprezzare il gusto della vita. Tutto sembra finire quando viene chiamato a espletare l'obbligatorio servizio civile alla protezione animali di Genova, e invece qui s'infiamma d'amore per Chiara, una ragazza dolce e misteriosa che nasconde il segreto di una inesorabile malattia... Un sofferto percorso amoroso che nel dolore più intenso fa ritrovare al protagonista la luce di una nuova forza interiore. Un romanzo delicato e malinconico, popolato da personaggi semplici ma ricchi di umanità, che riesce ad affascinare e intenerire.
La presentazione
Prima di tutto il Mario è stata intervistato da una bella giornalista del Bresciaoggi e poi s'è potuta iniziare la conferenza su Il Giardino delle Anatre.
Lui e un tizio tronfissimo, che non s'è capito chi fosse (l'agente? L'editore? Il cugino di sua sorella? Boh), erano sul palco seduti dietro un bancone e tutti gli altri (una trentina di spettatori) ad ascoltare.
Nel botta/risposta fra i due si sono sentite le solite domande e le solite risposte, il pubblico ha poi posto sole tre altre domande: la prima era ancora della bella giornalista, che aveva dimenticato di fargliene una per l'intervista, la risposta alla seconda ha praticamente raccontato il finale de Il Giardino delle Anatre (tizio tronfio bastardo! Lo so che quasi tutti lo avevano letto, ma io no, muori!) e la terza ero ancora troppo inkazzéto per ricordarmela.
Qualche applauso a questo e a quello, saluti e besi, tutti a bàita.
Ma certo non prima di aver acquistato una copia de Il Giardino delle Anatre al banchetto posto all'uscita.
Lì una bionda non del tutto indifferente era occupata ad armeggiare monete e banconote.
Non del tutto indifferente, ma piuttosto svampita: alla mia domanda Adesso quale prendere? Qual è il più bello? non ha saputo rispondere altro che un banalissimo Mboh, sono tutti uguali...
A volte mi sento incompreso.
Comunque sono andato a farmelo autografare... credo d'essere stato il primo, perché il Mario era quasi commosso (e ha sbagliato a scrivere l'anno!) e tutti i suoi amici lo hanno fotografato nell'atto semplice della scrittura del suo nome sulla pagina della mia copia.
Dopo tutto questo parlà 'ndaren ecco il punto focale della mia riflessione: Porcamerda! 16 euro!
Non per fare il solito crrrosta, però mi stavo mettendo nei panni di uno che paga, si fa pubblicare il romanzo, e che adesso ha... cinquecento? Mille? Quelle che sono, mila copie da piazzare, senza avere un nome, senza essere un calciatore o simile! Io ho dato volentieri il mio contributo, ma più di una dose per uso personale de Il Giardino delle Anatre non riesco davvero a fare.
E da quello che mi hanno raccontato anche l'editore non è che sia proprio un beneficenziario (come si dice di quelli che fanno beneficenza?). L'autore s'è dovuto sobbarcare l'onere di acquistare cento copie de Il Giardino delle Anatre, che calcolatrice alla mano fanno milleseicento euro! Magari qualcosina di meno perché gli sarà stato riservato un prezzo speciale, però sono lo stesso i bei soldi!
Il Mario per sua fortuna non ha di questi problemi, però pensando a una possibile autoproduzione dei miei lavori mi viene già il male!
E da dove li piglio tutti quei soldi? E potrò riuscire a recuperarli (notare come non oso nemmeno pensare a un possibile profitto)? E dovrò vendere tutte le copie per farlo?
In questi giorni mi hanno proposto un'offerta molto interessante dopo aver ricevuto tre menzioni speciali a tre concorsi di una casa editrice (vincere non se ne parla, eh!): questa mi ha proposto la pubblicazione di una raccolta di mie poesie con una formula molto, molto interessante.
Chissà.
Forse non è del tutto vero che era meglio nascere calciatore!
da Andrea Cabassi | 23 Gen 2007 | Fotografia, Poesie
Odio i piedi bagnati,
li odio!
Ma ancor di più
odio
avere i piedi bagnati,
e ora
ho
i piedi bagnati!
E mi fa male anche la testa,
la testa…
mi fama lela testa
mifa malela testa
fa la le ma mi testa:
a volte capitano fatti imprevisti;
cose,
che non s’era nemmeno immaginato!
E a volte
non è detto che sia un male.
Non ricordo più
da qual cosa sia partito,
non più
più più…
e chi se ne frega:
a volte capita che piova;
piove,
chi l’avrebbe detto!
Poi prima
è comparso l’arcobaleno
(Poi capita che piove)
Oggi ha piovuto, ah già, l’ho appena scritto.
Beh, inutile dire quale gradita sorpresa nel vedere quella spruzzata di colori nel cielo che solo pochi attimi prima era grigio, grigissimo: grigio grigento… quasi Agrigento!
Inizialmente erano due sovrapposti, due belle arcate multicolore complete, ma sono riuscito a fotografare solo quando ormai non erano più molto visibili. In compenso me lo sono goduto io e, credetemi, ne è valsa la pena.
da Andrea Cabassi | 20 Gen 2007 | OT
Benvenuti nella mia homepage!
Se avete un po’ di tempo da buttare siete giunti nel posto che fa per voi!
Se volete trascorrere del tempo in modo costruttivo siete giunti nel posto che fa per voi!
Ma anche no…Questo è quanto recitava l’ultima versione della mia homepage. E lo ha recitato per due anni buoni (boh/2004 – oggi/2007)! Quasi sicuramente l’avrà anche imparato a memoria, ecco perché mi sono mosso (a pietà) per rinnovare un po’ le cose. Adesso la home è in formato sbronz… ehm, volevo dire blast… cioè… blog… così mi sarà più facile aggiungere quello che mi passa per la testa e che vorrei arrivasse anche nelle vostre.
Bene, questo voleva inoltre essere un saluto per chi mi conosce attraverso il sito, mi riprometto di curarlo con più frequenza inserendo qualche aggiornamento sullo stato dei miei lavori e su eventuali risultati.L’ultima considerazione prima del termine di questo primo post, dove mi prendo la libertà di autocitarmi, va all’aspetto tennnologico di questo rinnovamento: sembra facile… ma non è difficile!
Buon duemilasettimo anno a tutti
— Ryo