Syd Barrett

Non voglio riportare facili citazioni o scrivere frasi tristi, solo il ricordo che è passato un anno da quando il giornale mi diede la notizia della sua morte: di colui che credevo smarrito, ma immortale.

Non voglio riportare facili citazioni o scrivere frasi tristi, solo il ricordo che è passato un anno da quando il giornale mi diede la notizia della sua morte: di colui che credevo smarrito, ma immortale.
Secondo la dottrina cattolica, l’adorazione delle rappresentazioni di entità sacre (figurative, scultoree, eccetera) è un culto pagano.
Idolatria: attribuire a opere dell’uomo una valenza divina.
Parto da questo spunto per presentare un sito che ho conosciuto i primi giorni di quest’anno: ImmaginiSacre.org, con il cui webmaster ho avuto un colorito scambio di messaggi.
Io, colpito dallo squallore del sito, mi sono aggrappato all’errore ortografico che imperava (e che è ancora lì!) in prima pagina, per vedere che acque tiravano. Di seguito i cinque messaggi che ne sono scaturiti
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From: Andrea Cabassi
Date: 07 Jan 2007, 11:14:45 AM
Subject: IMMAGINI SACRE DA STAMPARE E FARLE BENEDIRE
Buon giorno e buona domenica,
sono per caso capitato sul sito in oggetto e vorrei solo far notare quanto la frase “Immagini sacre da stampare e farLE benedire”, che appare nel logo , sia grammaticalmente scorretta.
Ciao
Andrea
—
La sottile frontiera
fra arte e vandalismo
è la capacità
di affascinare le proprie vittime
:::::::::::::::::::::::::::::::::
www.ryo.it
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From: Stefano G.
Date: 07 Jan 2007, 05:13:18 PM
Subject: Re: IMMAGINI SACRE DA STAMPARE E FARLE BENEDIRE
Non è per sbaglio, ma voluto, tutte le persone che come te lo notano o
mentalmente o verbalmente per ricostruire la giusta frase lo ripeteranno 2
volte questo implica che dopo scaricate e stampate ci saranno maggiori
possibilità che verranno benedette, perchè “l’errore” li porta a ripetere la
parola “benedire” 2 volte oltre la normale lettura, quindi così gli rimane
impresso o si spera e non lo dimenticano.
La sottile frontiera
fra stronzaggine e amor altrui
è la capacità
di trasmettere qualcosa di buono.
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From: Andrea Cabassi
Date: 07 Jan 2007, 05:44:39 PM
Subject: IMMAGINI SACRE DA STAMPARE E FARLE BENEDIRE
Stefano G. Scrive:
> “l’errore” li porta a ripetere la
> parola “benedire” 2 volte oltre la
> normale lettura, quindi così gli rimane
> impresso o si spera e non lo dimenticano.
Beh, mi verrebbe solo da dire “ma vai a farti benedire!” ma vorrei che fosse chiaro l’intento ironico!
chao
> La sottile frontiera
> fra stronzaggine e amor altrui
> è la capacità
> di trasmettere qualcosa di buono.
La sottile frontiera
fra stronzaggine e umiltà
è la capacità
di riconoscere i propri errori e non inventarsi cazzate
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From: Stefano G.
Date: 07 Jan 2007, 05:52:28 PM
Subject: Andrè
Come te fanno a piacè i manga lo sai solo te.
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From: Andrea Cabassi
Date: 08 Jan 2007, 01:08:19 AM
Subject: Re: Andrè
Stefano G. Scrive:
> Come te fanno a piacè i manga lo sai solo te.
Non si vive solo di immaginette sacre 😉
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La sottile frontiera
fra arte e vandalismo
è la capacità
di affascinare le proprie vittime
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Amen.
Se qualcuno dal gentile pubblico volesse salire sul nostro carrozzone, per un esperimento dimostrativo, sappia che potrà trarne soltanto benefici! Il nostro tonico tonificante lubrificante ammorbidente e ammaliante, nonché cura di tutti i mali del mondo, lo renderà una persona nuova e migliore! Prego signore e signori, venite! Venite!
Ieri il dio degli amari alle erbe (compagno di merende di Bacco) ha voluto premiare i miei sforzi! Ecco, calamitata al ryorifero, la ricevuta del premio divino!

Chi mi conosce di persona starà già sghignazzando, per tutti gli altri… che aspettate a salire sul carrozzone?

Il top, secondo me, è stato raggiunto da Il Sanctus
Non vorrei risultare poco rispettoso, sarò solamente sincero e disinteressato come al solito, non lo faccio con intenti maliziosi, e nel dubbio siete invitati a fermarvi nella lettura. Se invece ve la prenderete a male, nonostante tutto, potete anche ervifott.
Ecco i versi fondamentali del Sanctus:
I cieli e la terra sono pieni
della tua gloria,
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene
nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.
L’arrangiamento! L’arrangiamento era il tipico da sigla dei cartoni con i robot giapponesi! Mazinga Z, Daltanious, ecc… VAI, DIO DELL’UNIVERSO! SWOSHHH!!! Saaanto saaaaanto saaaaaaantooo! Yèèè!!! Tu proteggi i cieli e la Terra da Vega! Taratattatà!!! Vola nell’alto nei cieli e spacca il culo ai Meganoidi!!!
Eccezionale.
OK, il momento blasfem-oriented è terminato. Il matrimonio è andato alla grande e tutti vissero felici e contenti.
(E qua parte la sigla di chiusura: scene della cerimonia e del ricevimento, e termina con tutti gli inviati che corrono verso il tramonto sul lago d’Iseo)
Vi hanno mai detto, smanettando al PC, di fare un refresh? In italico idioma è rinfrescare: suona male, aggiornare: già meglio.
Il mio PC venerdì ha fatto domanda formale perché gli facessi refresh, ma forse non ci siamo capiti tanto bene.
In realtà, stando lì, lo sentivo bene il vento che dal condizionatore andava dritto sparato al case del mio PC… ma la fotografia rende solo un quinto delle sensazioni. Per cui immaginate le linee cinetiche del vento, e ridete pure.

Fuori sento i rumori e vedo le luci di un temporale lontano, ho appena finito di scrivere A ovest, che parla proprio di questo ma in realtà di tutt’altro, e l’unica illuminazione seria della mia stanza è la fiamma di tre candele. Meno serie, computer portatile e telefono cellulare.

Candele, sicuro, quelle cose di cera con uno stoppino dentro, che accendendolo scioglie la parte superiore della cera, questa per il principio della capillarità risale lungo lo stoppino e, vaporizzata, alimenta la fiamma.
Sì, quelle che si usavano nel diecimilavanticristo, prima ancora dell’invenzione della lampada a petrolio e dell’America. Fa un certo effetto rimanere nella propria grotta a lume di candela quando fuori si scatenano gli elementi. Occorre anche un po’ di immaginazione, certo, infatti per fortuna ho evitato di appartenere a quest’ultima generazione.
Ora mi ritiro, domani sveglia presto: a caccia di cucuddrillosauri!
Non lo vedo, è nascosto, si sta nascondendo, è nel suo nascondiglio, mi teme. Si cela adeso alla parete invisibile della tazzina, ma io so che è lì.

Non potrebbe essere altrove, non avrebbe senso: lo sappiamo tutti e due. Aspetta, aspetta solo che mi distragga per fuggire via. Gli sarebbe sufficiente un solo attimo, sappiamo tutti e due anche questo.
Ma il mio primo occhio e il mio secondo occhio lo controllano attentamente, non hanno a fuoco nient’altro che il dentro della tazzina, arginato dal cucchiaino e dalla strisciata di fondo del caffè.
La prima mossa di uno di noi due sarà la decisiva.
L’importante è sapere di star facendo la cosa giusta. Il resto è solo una questione animale: devo mangiare sennò muoio, devo dormire sennò impazzisco, devo sopportare sennò non potrò andare avanti. Ma alla fine avrò l’ultima parola.
Scattai questa foto lo scorso gennaio, per poi abbandonarla nel mucchio delle uscite male.
Prima, ravanando in quel mucchio, l’ho vista e m’è venuto da chiedere Chissà come mi vedono dalla Terra. Raramente mi sono posto questa domanda, e ancor più raramente m’è interessata la risposta.

Cassetta della posta rovente in quelsti ultimi giorni!
Dopo due mesi brandisco di nuovo la penna rossa (pennarello, la penna l’ho smarrita da qualche parte nell’oltepò pavese) per le correzioni alla seconda bozza della mia raccolta di poesie, cosa che ho già accennnato qui.
Poi altri due editori si sono fatti vivi con delle proposte editoriali, a sentir loro, vantaggiosissime.
Probabilmente per loro milleottocento bor€ll€ sono briciole, a me fanno ancora un po’ impressione, anche perché uno dei due spacciava la propria proposta per grande opportunità, quando invece mi chiedeva tanto quanto l’altro. E non mi è venuto nemmeno per un attimo il pensiero che fosse l’altro quello onesto. No, questa parola la vedo decisamente male sulla maglietta di qualcuno di loro.
Non avranno i miei soldi, maledette sanguisughe! Cioè: non li ho nemmeno io, perché loro dovrebbero volerli più di me?
Li ignoro, e continuo nel mio lavoro di correzione. Incredibile quante piccole cose saltino fuori.
Anno Domini va in maiuscolo, per esempio, e altre cose che noto solo perché sto cercando proprio loro.
Soltanto chi non vuole vedere non vede veramente
Sei mie poesie sono state incluse nell’antologia Vita è quest’avventura, curata da Chiara Bruni pubblicata da Casa Editrice Pagine di Roma. Il volume è uscito da pochissimo (marzo 2007, però a me è arrivato in questi giorni) ma essendo abbastanza underground credo sia pressoché impossibile trovarlo in libreria.
Non che pensi possa interessare a qualcuno ma per dovere di cronaca ecco alcune informazioni riguardanti l’antologia:
ISBN: 978-88-7557-201-3
# pagine: 600
Prezzo: € 18,59
I miei pezzi inclusi sono tutti risalenti alla mia prima produzione, ecco i titoli:
Che cosa significa questa antologia, mi chiedo. Il primo vero passo di un cammino? Leggendo molti degli altri autori che vi compaiono sembra per loro, piuttosto, l’ultimo passo: il veder pubblicati i loro lavori in un libro vero, la soddisfazione di potersi dire pubblicati.
Per me non è certo così. Lontano dall’essere il coronamento di un piccolo sogno, è più simile allo sfizio personale di vedere il proprio nome stampato per la prima volta. Non andrò certo a spasso col volume sottobraccio per farlo vedere, mi basta sapere che esiste e che è qualcosa che ora devo cercare di superare.
Alzare di una tacca la sbarra e ritentare il balzo, sarà interessante vedere domani quanto sarò riuscito a saltare più in alto di Vita è quest’avventura, che con il porno-titolo che si ritrova è bene non lasciare mi stia avanti per troppo tempo!
Giusto poco prima di terminarlo, mi sono reso conto che il libro che avevo in mano era il mio unico acquisto da sei mesi a questa parte che non fosse qualcosa di commestibile o un articolo per la casa.
Spesso libertà è confusa con la possibilità di fare quello che si vuole, ma quello si chiama ricchezza… alle volte è solo ignoranza, nella maggioranza dei casi non se ne coglie la differenza.
M’accontento della mia indiscussa superiorità nel godere il tutto del poco, tenendomi lontano da fonti decerebrative catodiche: purifico lo spirito e guadagno punti karma, arrivato a cento più 25 euros posso ritirare il costume di Spiderman e la macchinetta per sparare le ragnatele in faccia a maligni e ribaldi.
Il libro è La svastica sul sole di Philip K. Dick. La K ho scoperto essere per Kindred, che secondo me è un nome che non esiste, inoltre ho notato la curiosità che essendo lui del ’28 e morto nell’82 ha uno strano palindromo nei suoi anni limite. Che l’abbia fatto apposta? Non credo, ma se invece sì è stato molto bravo, specie per la data di nascita.
La svastica sul sole narra di un presente alternativo dell’Italia se Berlusconi fosse salito al potere: il paese diviso in due con i fascisti a nord e i forzisti a sud, mentre la lega l’avrebbe preso in quel posto. Campi di sterminio per intellettuali e pacifisti disseminati per tutta la pianura padana, borghesotti ignoranti che scorrazzano per la penisola a bordo di SUV al fianco di lipidiche mogli impellicciate mentre i rampolli passano le serate chiusi in antichi palazzi a folleggiare a cocaina intrattenendo raggianti travestiti sudamericani.
La moda del momento? Collezionare oggetti comprati tramite televendite prima delle elezioni.
In questo contesto si sviluppano parallelamente una serie di sottotrame: dal fabbricatore di padelle inox 18/10 con fondo alto un centimetro contraffatte, alla storia del libro degli oracoli sui programmi televisivi, fino al leghista integralista cattolico che intende uccidere l’ultimo baluardo di un paese libero: l’autore di un romanzo nel romanzo che narra della sinistra che vince le elezioni, non vara nessuna legge sull’indulto e risolve il problema del conflitto d’interesse.
Più o meno.
Molto bello, lo consiglio a tutti quelli che per colpa mia stanno pensando di non leggerlo nemmeno per tutto l’oro del mar Egeo, in modo da riparare in qualche modo a queste mie parole…
— Philip Kaba Ryo
Mi piace scattare fotografie strane, angolazioni particolari a oggetti comuni. Non sono un tipo da panorami, credo che solo un vero fotografo figo possa fare una foto decente di un paesaggio. Me ne sono reso assolutamente conto in montagna due estati fa: vedere un panorama vero piuttosto che in fotografia ha un divario nemmeno inimmaginabile, fare una foto deve per forza cercare di catturare qualcos’altro, perché la bellezza di quello che stai vedendo lì con i tuoi occhi non è inscatolabile, deve rimanere libera lì dov’è.

Questa invece l’ho scattata a botto mentre guidavo in ritorno dal concerto finale_concorso_musicale degli SM58 a Carpi. Quindi in realtà questo panorama io non l’ho visto (proprio perché scattavo a caso), però c’ero dentro, e quindi lo faccio mio, nella foto, nonostante tutta la premessa.
Mi è stato proposto un mese e mezzo fa, forse qualcosina di meno, di scrivere la sceneggiatura per un fumetto. Il fine ultimo era quello di partecipare al concorso Lanciano nel fumetto: la storia era a tema libero ma con il limite delle cinque pagine.
E cinque pagine sono davvero poche per un qualsiasi abbozzo di storia. Specialmente quando non è la parte scritta a occupare più spazio nella pagina, quanto invece solo piccole nuvolette rade nel foglio disegnato.
Così mi sono armato di carta e matita e non ho smesso di scarabocchiare finché alla fine, preso da disperazione, ho rinunciato all’idea di una storia scritta in maniera tradizionale.
Così è nato Reliquia ex Ossibus, dove la storia vera è sostituita dal prologo alla stessa, e nel linguaggio la forma prevale in modo assoluto sui contenuti.

Ecco una delle pagine che componevano il mio lavoro preliminare (notare l’assoluta tecnica grafica che padroneggio):

Una volta decisa la storia mi sono trovato con i Trish Studios per studiare personaggi e struttura delle vignette (tutte misteriose alchimie da fumettista…) ed ecco che ripropongo qui tutte le fasi dello studio dei due personaggi principali Elenna e Lindone:





Alla fine non abbiamo vinto un tubàsso, ma resta l’esperienza interessante, la sperimentazione di un modo particolare di novellare e, perché no, l’orgoglio di essere stato scelto quando altri erano ben più vicini di me alla disegnatrice.
Altri lavori sono attualmente in progettazione, nonostante l’orrorificenza dei miei storyboard…
Continua il mito dello Stuparich Movie Fan con South Park: il film – Più grosso, più lungo & tutto intero (South Park: Bigger Longer & Uncut, USA, Trey Parker, 1999).
Ecco il testo di una hit della colonna sonora: Blame Canada!
Sheila: Times have changed
our kids are getting worse
they won’t obey their parents
they just want to fart and curse!
Sharon: Should we blame the government?
Liane: Or blame society?
Dads: Or should we blame the images on TV?
Sheila: No, blame Canada!
Everyone: Blame Canada!
Sheila: With all their beady little eyes
and flapping heads so full of lies!
Everyone: Blame Canada!
Blame Canada!
Sheila: We need to form a full assault!
Everyone: It’s Canada’s fault!
Sharon: Don’t blame me
for my son Stan
he saw the damn cartoon
and now he’s off to join the Klan!
Liane: And my boy Eric once
had my picture on his shelf
but now when I see him he tells me to fuck myself!
Sheila: Well, blame Canada!
Everyone: Blame Canada!
Sheila: It seems that everything’s gone wrong
since Canada came along!
Everyone: Blame Canada!
Blame Canada!
Copy Guy: They’re not even a real country anyway.
Ms. McCormick: My son could’ve been a doctor or a lawyer rich and true,
instead he burned up like a piggy on the barbecue
Everyone: Should we blame the matches?
Should we blame the fire?
Or the doctors who allowed him to expire?
Sheila: Heck no!
Everyone: Blame Canada!
Blame Canada!
Sheila: With all their hockey hullabaloo!
Liane: And that bitch Anne Murray too!
Everyone: Blame Canada!
Shame on Canada
for…
the smut we must stop
the trash we must bash
the laughter and fun
must all be undone
we must blame them and cause a fuss
before somebody thinks of blaming uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuus!!!
Fatevi un clistere, io me ne vado-a-casa.
Eravamo dalle parti di Barstow, ai confini del deserto, quando le droghe cominciarono a fare effetto
Il titolo per il secondo appuntamento dello Stuparich Movie Fan è stato faticosamente scelto fra centinaia e migliaia di disponibili: Paura e delirio a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas, USA, Terry Gilliam, 1998)

Onore a Bari, Roma e Torino che hanno cercato di farmi ricco (Fammi ricco! Fammi ricco! Fammi ricco!), ma purtroppo il loro sforzo non è bastato.
Dovrò trovare un’altra via per l’arricchimento materiale, come ad esempio le corse di cavalli. Sì, è un pallino che ho da qualche tempo, prima o poi ci vuole proprio che vada a un ippodromo! Un cavallo prova sentimenti, non è come una fredda sequenza di numeri estratti: dà più conforto, anche nella sconfitta. Da piccolo ho avuto modo di approfondirne la conoscenza: mio nonno li aveva e ho imparato presto a cavalcarli. Sono animali bellissimi, intelligenti e nobili. Se li tratti bene essi tratteranno te come loro pari, essendoti fedele, ma se sei un fetente meglio evitare di dar loro la possibilità di fregarti. Chiudo la parentesi equina (Frau Blücher! Hiiiiiiiihihihihi!!!) e torno al punto cruciale del post: il gioco d’azzardo. Formerò la Società Dedita Al Gioco D’Azzardo Per Il Favore E Lo Sviluppo Delle Arti Umanistiche E Dei Loro Perpetuatori: la SDAGDAPIFELSDAUEDLP! OK, per il nome c’è ancora da lavorare (qualche idea?) ma è il fine integralmente e moralmente etico che conta! E se il bene dovrà giocare fuori casa, sia! Purché si riesca a portare a casa il risultato! A proposito, chissà come funzionano le scommesse sulle partite di calcio… Naaah, è un mondo corrotto quello: mi ispira molta più fiducia un cavallo di un calciatore. E soprattutto dice meno stronzate quando lo intervistano (W il giuoco del calcio e abbasso le società).

— Ryo the gambler
Stasera mi faccio le pulci alle bozze! Anzi, alla prima delle tre cui ho diritto per contratto: la casa editrice m’ha inviato una stampa della mia raccolta di poesie che pubblicherà, mio compito quello di segnare gli errori con la penna rossa (così mi hanno scritto).
Problema: non ho nessuna penna rossa. Le penne sono nere, accidenti! E quando si sbaglia non si affondano le scritte in liquame biancastro cementifero! Sempre con la penna nera, si tirano degli scarabocchi coreografici.
Gomme? Roba da vegani. I veri uomini usano le penne a sfera di plastica, possibilmente tutte smangiucchiate e senza tappo. Perché la penna è più forte della spada, se te la ficcano nell’occhio!
Anche nell’era dell’informatica considero fondamentale il contatto fra la sferetta sporca di inchiostro e il foglio di carta. Oggi, che è il futuro, uno dei miei gesti più comuni appuntare una nota sul mio quadernino o su fogliacci volanti (spesso il contenuto delle mie tasche è qualcosa di indecente). Le cose importanti, poi, è indispensabile copiarle in bella: per me e la mia calligrafia ciò significa batterle al compiutter, così anche la remota possibilità che decida di usare una penna di colore diverso dal nero per i titoli (l’ultima volta che l’ho fatto doveva essere il 1989 e mi avevano costretto) se ne va a meretrici.
Alle elementari, quando la maestra chiamava il biro rossa durante i dettati, avevo una tecnica tutta mia per cambiare colore velocissimamente: consisteva nel tener in mano ambedue le biro, e spostarle a turno all’interno del palmo (quella inattiva) e fra pollice indice e medio (quella attiva) con un gioco di dita e gravità. Ovviamente a fine giornata avevo tutte le mani pasticciate, ma era un piccolo prezzo da pagare per quei virtuosismi. Poi ho dismesso i colori e questa mia capacità sovrumana non è più servita a nulla.
Per il momento sto segnando la bozza a matita, quando mi sarò procurato una biro rossa (le affitteranno?) li ripasserò. Adesso ho beccato la più lunga di tutte (È una contraddizione) e, davvero, non mi va di concentrarmi troppo. Ho in me il sonno: proseguirò domani.
— Ryo barba rossa di bozze correggittor
L’altro ieri sono dovuto andare al super(super?)mercato per comprare dei beni di prima necessità (caffè), delle droghe pesanti (pistacchi), e altro che non ricordo o che forse ho dimenticato di mettere in frigo e ora circola per casa armato di matite mangiucchiate e chiavi a brugola.Non sono uno che crede nelle coincidenze, ma non sono nemmeno quello con la mania dei giochi d’azzardo legalizzati (*lotto); l’ho praticato solo per un breve periodo quasi dieci anni fa, con un amico, e abbiamo smesso nel momento in cui con una vincita abbiamo recuperato tutti i soldi spesi nei pochi mesi di gioco.
Però stasera alla fermata della filo è successo di nuovo: la 11 in arrivo in 11 minuti. E posso anche portare a deporre un testimone.
Che qualcuno voglia ch’io diventi improvvisamente ricco giocando questi numeri? Se domani trovo una tessera del *lotto nella cassetta della posta gjyiuro che gioco!
A quasi tre anni dal fortunato The Rocky Horror And Picture Show At Vitalis’ House Yes I Am, casa Stuparich ha presentato il Rocky Horror & Picture Show act-2 (The Rocky Horror Picture Show (The Rocky Horror Picture Show, USA, Jim Sharman, 1975)) per il ciclo di proiezioni domestico-casalingo-cucuddriliche Stuparich Movie Fan.

… and then a step to the right!
Non nel senso di donne al bando, anche se l’infelice titolo sembrerebbe indicare proprio questo, ma è il nome di un concorso letterario dedicato alle donne. Ma riservato a tutti, altrimenti per partecipare avrei dovuto dare un nome falso e mettermi la gonna, invece nel catalogo delle opere il mio nome compare bellobbello, assieme agli altri nove scrittori selezionati fra i cento partecipanti. Certo, poi nel tentativo di riscriverlo hanno sbagliato (Andra: alla ruota non avevano di che comprare la e), ma nessuno è perfetto.
Infatti vicino a questo mio nome hanno riportato l’incipit del racconto addizionandolo di anidride carbonica ed errori di stampa (il più divertente: gatto al posto di ratto), una breve descrizione dell’opera (che hanno fatto scrivere a me) e una nota biografica (sempre scritta da me, ma alla quale hanno voluto aggiungere il mio nome, all’inizio, sbagliandolo).
Ah, non l’ho ancora detto: ho partecipato con il mio racconto Nulla rima con fegato, una storia di ribellione, risentimento, rabbia […] dove è la principessa a combattere il drago, perché il cavaliere in quel momento è al campo da golf. Quest’ultima battuta sul campo da golf secondo me l’hanno modificata loro, perché io non la ricordavo così brutta.
Tutte le opere selezionate sono state esposte (non è dato sapere in che periodo) nelle vetrine dei negozi del centro del comune di Castelfiorentino (FI), promuovendo in tale modo una fruibilità non convenzionale dell’arte e favorendo una attenzione del pubblico alla manifestazione. Già me li immagino i fortunati castelfiorentini a spasso per il centro che mentre si comprano una cintura di cucuddrilo si leggono il mio racconto.
Masjia?!
Qualche giorno fa sono passato alla forneria dove lavora una mia amica, che in un colpo solo ha guadagnato 1000 punti in classifica offrendomi delle ottime fragole in una bat-tazza di vetro con l’Uomo Pipistrello in rilievo.
Appollaiato su uno sgabello a contare le fragole che mi separavano dall’uscita ho assistito a scene di ordinaria adolescenza.
Ieri pomeriggio, passeggiando per il centro profondamente impegnato a non fare nulla, ho avuto una breve ma interessante discussione vampiresca, niente a che vedere con plasma e gruppi sanguigni: semplici paragoni narrativo-cinematografici, che però m’hanno fatto tornare nel tempo indietro di tre o quattro anni.
Ai tempi mi confrontai con una grande appassionata del genere, e ha saputo essere molto convincente nel consigliarmi i suoi titoli preferiti! Grazie a lei ho anche conosciuto quello che poi è diventato uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, ovvero la storia originale del Principe della Notte: Dracula di Bram Stoker.
Lo lessi fra marzo e aprile 2004, e in modo scherzoso mi piaceva tenere il libro sulla scrivania vicino a una testa d’aglio. Poi questo lo conservavo in una busta di plastica per non fargli diffondere l’odore, fino al giorno in cui, completamente marcito, appestò tutta la cassettiera e dovetti radere tutto al suolo con del deodorante al napalm II.
La foto risale a quel periodo, di quello prima che l’aglio marcisse, ed è il monito che mi ricorda che quando l’uomo sembra avercela fatta contro la natura, arriva impietosa la maledizione del vampiro a incasinare tutto!
— Andracula
Miguel de Cervantes Saavedra sosteneva che nei concorsi letterari il vero vincitore è colui che si piazza in seconda posizione: questo perché il primo posto era immancabilmente dell’amico o del parente di qualcuno. Questo accadeva circa quattrocento anni fa, proprio come quattrocento anni fa l’acqua era bagnata e due corpi si attraevano reciprocamente con una forza proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza che le separa.
Oggi mi hanno fatto notare essere giovedì di metà quaresima. Quest’anno la quaresima è arrivata talmente in fretta da non lasciarmi lo spazio nemmeno per scegliere il tradizionale fioretto da mantenere in attesa della Pasqua. Ogni anno mi è difficile trovarne uno nuovo, non mi piace ripetermi, e dato che già ne metto del mio, i classici del genere mi sono negati: non mi piace la cioccolata (classicissimo), non bevo pota~cola (questo già più moderno) non sono uno spendaccione (magari!), insomma, devo inventarmi ogni anno qualche cosa di voluminosamente originale.
Però essendo io contrarissimo alla mortificazione della persona, gran bella invenzione catto-medievale, sfrutto questo appuntamento annuale come un’occasione per migliorarmi, per correggere uno alla volta i miei comportamenti negativi, i miei difetti, e non limitatamente ai quaranta giorni riportati nel manuale delle istruzioni. Facendo il verso al ridicolo slogan pubblicitario: un fioretto è per sempre!
Però, come dicevo in apertura, quest’anno non sono riuscito a organizzarmi in tempo per programmare la mia evoluzione morale, forse distratto dalle parole illuminanti di re Ratzinger e del primo ministro Ruini dello stato estero e impiccione di Città del Vaticano, forse dall’apertura al pubblico dei cantieri per la metropolitana più inutile d’Italia, forse dal mio ultimo impegno per la sceneggiatura di un fumetto breve, non saprei.
Venerdì ho addirittura mangiato carne. Solo venerdì però… a qualcuno sembrerà irrispettoso, a me lo sembra di più non farlo negli altri sei giorni della settimana.
Non avevo niente di particolare da dire, però se qualcuno ha praticato dei fioretti interessanti e gli va di condividerli potrebbe farlo qua, così l’anno prossimo potrò attingere direttamente dalla lista anche all’ultimo secondo!
Voglio riportare uno stralcio dell’articolo Voglio il sangue che il Conte Tansini in Ceriano Laghetto scrisse per il secondo numero della SkAzine, la fanzine dello Skuadrone Araki, uscita nel non così lontano settembre 2004:
Caro Ryo, il tipo AB viene definito il Moderno o l’Enigmatico. Il gruppo sanguigno AB è relativamente giovane e raro (e se poi è negativo è chiaro identificativo dei gay): ha fatto la sua prima comparsa meno di mille anni fa ed è posseduto solo dal 2-5% della popolazione (i gay appunto). La presenza di due antigeni, infatti, gli conferisce caratteristiche simili, per certi aspetti, a quelle del gruppo A, per altri a quelle del gruppo B, e per altri ancora a una fusione di entrambi i gruppi.
Il gruppo sanguigno AB è comparso in Europa, a seguito della mescolanza di popolazioni diverse, nel corso delle invasioni barbariche (minchia sei un meticcio barbaro!). Il tipo AB presenterebbe una capacità di adattamento ai mutamenti di tipo ambientale, alimentare, sociale e culturale della vita moderna.

Se ne evince che sono lesbico (sarò pure gay, maperò mi piacciono le donne!) e che finalmente ho una spiegazione convincente per i numerosi peli rossi della barba!
— Barbaryo