Le elezioni si avvicinano… chi votare, dunque? Booh! Il metodo migliore è sicuramente quello di scegliere il manifesto elettorale più bello e votare il partito di appartenenza, ma questa volta no, non posso farlo! Il miglior manifesto elettorale che ho visto in città è senza dubbio quello del PRI (Partito Razzista Italiano) e a loro il voto proprio non posso darlo, mi spiace. Mi gioco un bonus e ne cercherò un altro.
Fantastico, tanto quanto è irreale l’ipotesi che se lo siano fatti da sé! Il leghista capo, di norma, le decisioni le prende così: si reca al bar e chiede al barista Tè Bepi, come la facciamo la campagna quest’anno?, il barista risponde: Prendi giù un foglio e scrivi: Vota Lega per meno imigrati e più lavvoro. E ancora il capo: Brào, mi piace! La faccio stampare! e il giorno dopo i muri del paese sono pieni di affissioni leghiste, che saranno poi ricoperte da fogli di carta bianchi con la scritta affissione abusiva.
Qui c’è la mano di una persona dotata di cervello, quindi a loro esterna. Una mente maligna, sì… maligna ma geniale!
È nuovamente tempo di sfide: martedì 15 aprile ARTEINTE (via Cattaneo 22b) sarà scenario del reading contest recita racconti & musica, dove in gara daremo voce e musica ai nostri racconti.
Il Caffè letterario Un Mondo di Carta è nato dall’esigenza di creare un ambiente dove per chiunque fosse possibile promuovere iniziative culturali, momenti d’incontro e discussione, e creare un laboratorio di produzione artistica che possa divenire punto di riferimento per la cittadinanza bresciana e non.
Era la sera del 31 gennaio 2007, sette minuti dopo le otto e percorrevo in macchina il cavalcavia John Kennedy (pronuncia: Il Chèna), allontanandomi da Brescia 2 in direzione Ring. Accadde che scattai una serie di fotografie e che una di queste finì nel mio archivio delle preferite. Lì, nel mucchio. Quando poi mi iscrissi al concorso di poesia Castello di Duino e scoprii esserci anche la sezione fotografica, decisi di parteciparvi. Con quale foto? Non ricordo che cosa mi fece scegliere quella scattata dal e sul Chèna, comunque la scelsi.
Vederla stampata e appesa in quella graziosa seppur piccola galleria a Trieste, con sotto un adesivo col mio nome, in compagnia di tante altre fotografie, alcune bellissime, altre no, ma non importava… guardare la gente che la guardava, ascoltarne di nascosto i commenti fingendo interesse per un’altra foto. Mi ha reso fiero, cosciente di non essere un vero fotografo e felice di non esser mai stato avaro di scatti. No, non è un fotomontaggio. E no, non mi hanno aiutato gli alieni.
Lo scorso fine settimana sono stato a Trieste per una premiazione. Ecco qui i miei tre scatti meglio riusciti selezionati in una bolgia di quasi trecento fotografie (uoah!).
Terza posizione
Scattata da una riva del Canal Grande a un palazzo riflesso nell’acqua.
Seconda posizione
Scattata in piazza dell’Unità d’Italia, con alle spalle il palazzo del Municipio in direzione del mare
Prima posizione
Scattata a circa metà altezza del Molo Audace puntando verso l’Acquario
Finito l’ultimo racconto mi sono preso una pausa per volgere lo sguardo al passato. Anche in ottica reading, ho stampato qualche racconto fra i più vecchi per dar loro qualche giro di vite.
Ebbene… altro che vite: a L’occasione fa l’uomo eroe ho praticamente rifatto l’assetto! Si tratta del mio secondo racconto più vecchio (dell’era moderna), datato novembre 2005. Davvero, ero convinto fosse uno di quelli buoni, non pensavo di dover restaurare così in profondita. È un buon segno: sono riuscito a migliorare quello che due anni fa mi sembrava già OK. Ora lo voglio far riposare sul davanzale, come la torta di mele di Nonna Papera, perché credo che non troppo tardi potrà essere servito a un reading… stay tuned!
Ringrazio Il Gobb per avermi assegnato quest’onorificenza, il premio D eci e lode, con la seguente motivazione: ha un insolito punto di vista sulle cose e, soprattutto, fa dei readings
Ora, come da regolamento, riporto il regolamento:
Che cos’è? “D eci e lode” è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone. Come si assegna? Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l’istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il “Premio D eci e lode” si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare. Quali sono le regole?
Esporre il logo del “Premio D eci e lode”, che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. È un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore;
Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo;
Inserire il regolamento;
Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.
Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati. Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i “Premio D eci e lode” che vuole e quando vuole (a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.
Per finire con coerenza, ovvero di copincolla, assegno il D eci e lode agli stessi che, poco più di un mese fa, ho già premiato con il Thinking Blogger Award.
È che nel frattempo non ho conosciuto nessun nuovo blog, per cui non faccio altro che riconfermare il vecchio voto.
Nel mese di gennaio del 1997, trovai fra gli scaffali del mio negozio di fiducia il primo numero della serie a fumetti Ushio e Tora dello sconosciuto autore Kazuhiro Fujita. Letto sempre più svogliatamente, finito, lo adagiai mestamente nella mia libreria convinto d’aver speso inutilmente la bellezza di 3300 lire.Poi scoprii la verità.
Sapevo che la casa editrice che lo stava pubblicando, la Star Comics, ne aveva ottenuto i diritti dopo il fallimento di Granata Press. Per quest’ultima erano già usciti tredici numeri (+1), però la redazione della Star Comics, i cosiddetti Kappa Boys (che a forza di merdate, come quella che sto raccontando ora, sono stati ribattezzati dai vecchi del settore Kakka Boys), pensò bene di riprendere il fumetto dal punto in cui si era interrotto, cioè dal capitolo XVII: Nebbia assassina. Tredici volumi riassunti in quattro pagine striminzite dal titolo Tutto iniziò così… e via come niente fosse. Per colpa dei Kakka Boys ho rischiato di perdere uno dei più grandi fumetti mai scritti. Era autunno 1998, quasi due anni dopo, quando MR (che da lì a poco non avrei più rivisto, ma ancora lo ringrazio di tutto cuore) mi regalò un pacco di volumi Granata Press di Ushio e Tora (ah, la pronuncia esatta è Ushìo!). Stavo quasi per dirgli di no, perché conoscevo il fumetto e non mi piaceva, ma dato che se non li avessi accettati li avrebbe dati a SZ (che era uno stronzetto figliodipapà e mi stava antipatico), li presi lo stesso.
Fu allora che scoprii la verità.
Il fumetto era bellissimo: una storia originale, esotica, avvincente, ricca di riferimenti alla cultura giapponese, al suo folklore, alle sue leggende, coadiuvate da un tratto unico e straordinario, tanto da ricordare quel Devilman di Go Nagai che ha costretto tutti a cambiare il modo di concepire il fumetto. Un tratto sporco, ma mai confuso. Un eroe dal cuore puro, Ushio, con un compagno mostro, Tora, sottomesso questo al potere della potentissima lancia della bestia, che per cinque secoli lo ha sigillato in un tempio buddista, e che ora è nelle mani di questo umano che chiamano Ushio, che prima o poi intende mangiare per liberarsi. Molti personaggi accompagneranno i due costretti compagni nella storia: monaci guerrieri, mostri, assassini, spiriti, semplici umani, del presente e del passato. Il fumetto può essere diviso in due grandi saghe: il viaggio di U&T verso il nord del Giappone per scoprire la verità sulla madre di Ushio, e la battaglia contro il più potente mostro mai esistito: la Maschera Bianca. Delle due la mia preferita è la prima, ci sono meno grandi intenti, e la dose di crudeltà è molto maggiore… poi sembra che i mostri si rammolliscano, quasi, per paura della Maschera Bianca, il mostro nato per godere della sofferenza degli umani e sterminare gli altri mostri, che ritiene siano inutili.
La serie è composta dai tredici volumi Granata Press (luglio 1994 – luglio 1995), più il quattordicesimo (agosto 1995), introvabile, ma i cui episodi sono stati riproposti da Star Comics. Sempre Star Comics, successivamente, ha pubblicato trentatré volumi con il resto della serie regolare (gennaio 1997 – settembre 1999), seguiti da un numero speciale con alcuni episodi autoconclusivi ambientati prima dell’ultimo episodio (ottobre 1999). Conscia dell’emerita sciocchezza fatta, Star Comics ha provveduto a ristampare i volumi iniziali in sette numeri a periodicità scriteriata (maggio, agosto, novembre 2000, marzo, luglio, novembre 2001, marzo 2002).
La storia è molto bella, e non commetterò l’errore già commesso dai quattro mentekatti di prima, provando a riassumervela. Né l’autore né l’opera sono molto famosi, ma se solo posso dirvi di fidarvi di me, cercate di leggere questo fumetto!
Concorso Internazionale di Poesia Castello di Duino IV edizione 2008
Partecipanti: 1210 e 36 scuole con progetto collettivo
La giuria del concorso costituita da:
Prof. Cristina Benussi (Critico letterario, presidente), Prof. Ezzeddine Anaya (critico letterario), Dr. Julius Franzot (Scrittore), Prof. Ivan Bujukliev (Critico letterario), Dr. Marji Cuk (Poeta e Giornalista), Dr. Antonio Della Rocca (Scrittore), Prof. Pietro Dini (lituanista), Prof. Franco Gatti (Critico letterario), Dr. Claudio Grisanchich (Poeta), Prof. Elie Kallas (critico letterario), Prof. Tomaso Kemeny (Poeta), Prof. Laura Moniz (Poetessa), Prof. Marina Moretti (Poetessa), Prof. Marina Norbedo (Critico letterario), Dr. Isabella Panfido (Poetessa e giornalista), Dr. Sergio Penco (Poeta), Prof. Ana Cecilia Prenz (critica letteraria), Prof. Fabio Russo (Critico letterario), Prof. Dieter Schlesak (Poeta)
ha stabilito la seguente graduatoria di vincitori e selezionati
Segnalazioni per la pubblicazione in antologia: Andrea Cabassi, Sul vecchio sentiero di Campitello
Beh, non avrò vinto il primo premio (Radomir Mitrić, Bosnia), o il secondo (a parimerito: Monferrini Michela, Roma e Tan Yi-Ling, Singapore), e nemmeno il terzo (Jinping Chen, Cina), né la medaglia d’argento della presidenza della Repubblica (Guelord Bahati Mbaenda, Repubblica Democratica del Congo), la targa del Centro UNESCO di Trieste (Yang Fei, Cina) o alcuna targha speciale (Lamb Ryan, Sud Africa e Saganic Paola, Croazia), nemmeno so cosa sia un lituanista e il titolo della mia poesia è Sul vecchio sentiero perCampitello… ma oggi sono uscito dal lavoro un’ora prima e c’era ancora un bel sole. Tutto il resto è già passato.
Credo di non aver ancora trattato in modo esaustivo quello che io chiamo porno poesia. Si tratta di poesie scritte con uno scopo… l’arte non ha uno scopo, è genuina, non è creata con un fine. Può avere degli utilizzi, certo, ma si tratta per lo più di effetti collaterali, coincidenze.
Porno poesia
Le porno poesie sono scritte con l’unico scopo di compiacere il lettore. Come si fa? Facilissimo! Basta scriverle simili ad altre collaudate. Perché sprecare tempo a provare cose nuove quando sono secoli che amorerima benissimo concuore? I temi, poi, sono ancora più consolidati: l’amore per una donna, quanto gli occhi/seni/curve_generiche/mani di una donna siano meravigliosamente simili a elementi naturali quali mare, cielo, distese di fiori_generici, stelle… in diretta dal dolce tredicesimo secolo. Da non sottovalutare: Dio, la bontà, il perbenismo… comunque questo discorso l’ho già fatto in questo post: ne parlavo in relazione ai concorsi letterari, ed è proprio lì che voglio finire anche ora.
Porno concorso
Che cosa sarà successo? Ma facile: dovendo far partecipare a un concorso un mio racconto, ho voluto provare a fare la ruffianata: ho modificato alcune parti in modo da renderlo ipocritamente heavy politically correct. Ecco dunque la soluzione al gioco trova le dieci piccole differenze alle due versioni de Il ladro queste cose le sa:
Tanto per cominciare “la filo” è troppo informale, giovanile, meglio la modifica in un più cauto “l’autobus“.
Segue “si sporse a destra e a sinistra, ma nulla, nonostante le estensioni delle vertebre cervicali della tecnica delle onde concentriche.” che diventa un più semplice, familiare e rassicurante “si sporse a destra e a sinistra, ma nulla.“, è preferibile non menzionare queste tecniche arcane, certamente di origine diabolica: potrebbero corrompere le menti pure dei lettori.
Anche la successiva è una frase tagliata: l’ambigua “poté vederla in viso, e lo fece molto bene. E anche non solo in viso…” è purificata in “poté vederla in viso, e lo fece molto bene.“: allusioni sessuali così esplicite sono bandite, non c’è nemmeno da dirlo!
La rettifica successiva è l’asportazione di un pezzo di quasi ottanta parole, dove si parlava degli abitanti dello stomaco del protagonista che vedono arrivare i boli, una metafora fin troppo equivocabile con la possessione demoniaca, meglio evitare, gli esorcisti non li fanno più come una volta!
Segue un “risoluto ma non cretino.” migliorato in “risoluto ma non fesso.“, perché le cose belle sono sempre sterluccicanti, col fiocco, ma soprattutto fruibili per tutti. Compresi i più piccini. È un dovere mondare i nostri racconti da parole così forti. Va fatto!
La mia preferita: “Abdul“, in qualche caso chiamato “Abù“, personaggio totalmente privo di rilevanza nella storia, è ribattezzato con il nome di “Giovanni“, il cui diminutivo “Giò” riesce perfino a mantenere l’accento sull’ultima. Il nuovo nome, di origine più apostolica, è sicuramente più rassicurante e adatto alle famiglie. Viene da chiedersi quale bisogno ci sia di introdurre queste stramberie esotiche, in fondo ognuno sta bene a casa propria, no?
La prima di due piccolezze: “la tipa col giaccone” cambiato nel più raffinato “la ragazza col giaccone“. Non c’è motivo di essere ulteriormente rozzi: questo mondo, dove le tradizioni sono corrotte da giovinastri maleducati, lo è abbastanza di suo!
Secondo piccolo ritocco: “Quale anello, vecchio?” è davvero troppo libertino, quello straniero sciagurato come si permette di apostrofare in questa maniera un uomo di razza bianca dalla pelle bianca? Gli è stato concesso un “Quale anello, amico?“, ma solo perché il personaggio parlante, nella versione migliorata, è stato battezzato (vedi sesta modifica).
La frase “Lo afferrò dalla parte del manico e rigirò la lama a suo favore” sembra addirittura scritta in modo da risultare volutamente equivoca. La variazione è stata d’obbligo: “Afferrò la situazione dalla parte del manico e rigirò la lama a suo favore“.
L’ultima, fra le più notevoli: “ogni risorsa messagli a disposizione da Madre Natura” è diventata “ogni risorsa messagli a disposizione dal Cielo“. Sebbene Madre Natura non sia propriamente un dio pagano o qualche altra forma di divinità eretica, è stato meglio evitare ogni possibile fraintendimento.
Bene. Ora che ho raccontato come ho stuprato il mio racconto, non resta che aspettare l’esito del concorso. Ovviamente, essendo stato organizzato da un gruppo di vecchi riccastri, i tempi sono lunghissimi e il premio cospicuo e in denaro. Se avrò la disgrazia (morale, non economica!) di vincere qualcosa proclamerò il discorso di ringraziamento ruttando.
Secondo feedback a W la eroina e chi la fa in vena inviato da un mister editore. Dopo quella di Fara Editore è giunta la risposta di Meridiano Zero: inviato il manoscritto a Carmen di Majo, il responso è giunto a nome della redazione.
Ecco il responso di Meridiano Zero
Gentile Andrea Cabassi, abbiamo letto con interesse il manoscritto che ci ha inviato; purtroppo, non rientrando nella nostra linea editoriale, siamo spiacenti di doverle comunicare che non siamo interessati alla pubblicazione.
Cordiali saluti
Risultato prevedibile: questo editore tratta quasi solamente i generi poliziesco, noir e horror, io il mio racconto non so nemmeno a che genere appartenga! L’ho inviato perché in preda a un attacco di ottimismo… in fondo c’è anche chi gioca all’enalotto, perché dovrei sentirmi più scemo di loro? Ora cercherò di scoprire a quale genere appartenga WLEECLFIV, poi mi regolerò a chi inviarlo…
Finalmente, dopo quasi cinque mesi di non troppo contino lavoro, pochi minuti fa ho concluso la prima stesura del mio ultimo racconto: Il colpo perfetto.
Il tema trattato è quello della perfezione, come dichiara già il titolo, ma quello che ho cercato di fare è stato non affrontarlo in maniera convenzionale… non avrei mai potuto, no. Scriverlo è stato immediato, naturale, nonostante i tempi dilatati, e mi sembra risulti leggero anche alla lettura. Neppure la prima riscrittura ha mostrato necessità di grosse modifiche (in realtà il finale lo devo ancora trascrivere dal Quaderno della Macchinetta 2™, ma è questione di poche pagine), quindi non stento a sentirmi soddisfatto. L’unico eventuale problema, se proprio devo trovarne uno, è che temo possa essere mal interpretato. Non scrivo per parlar male di qualcuno, non volevo far satira né supportare una particolare corrente di pensiero. Odio l’odio e amo l’amore: non pensate io possa scrivere cose contrarie a quest’adagio. Certo, il vecchio theo-con. bigottopowa mi accuserebbe di eresia immonda, dando alle fiamme il QdM2™ costringendomi all’abiura. La chiesa ha ammesso che la condanna di Galileo è stata un errore (nel 1992), però di questi tempi il rischio è medio. Adesso vado a cercare il tappino smarrito della mia penna… non è un caso se nella foto non ce l’ha mica!
Buon duemilaottimo anno e bentrovati, dopo la pausa delle festività anche noi siamo pronti per ripartire, e lo facciamo subito con un readin‘ nei primi giorni di febbraio.
Lossò, lossò… essere vittima delle catene del santo Antonio non è mai piacevole, nemmeno quelle ironiche che hanno lo scopo di far capire che non si vuole più riceverne (secondo un meccanismo che mi è ancora oscuro). Questo, però, è un riconoscimento, un premio e un gesto di stima da parte di un amico: è il Thinking Blogger Award e consiste nell’elezione a blog capace di far riflettere dei più meritevoli, fra i frequentati abitualmente da chi a sua volta lo è già stato nominato. L’iniziativa è nata da The Thinking Blog, dove è anche possibile leggerne in dettaglio le norme.
Proprio queste mi impongono di segnalare a mia volta altri cinque blog (e sennò che catena sarebbe?)! Ecco dunque i blog che più mi fanno pensare, in ordine alfabetico, accompagnati dalla bella facciona del master e una breve motivazione:
Darsch.it
Questo non è un blog specialistico, il Darschu si diverte a trattare argomenti riguardanti le sue varie passioni. Si percepisce sia che si diverte, sia che quelle sono sul serio sue passioni: tutto è trattato in maniera approfondita e reinterpretato secondo la sua visione personale.
Talkin’ Rapper
Molto presente, dominante, il tema sociale. È un blog difficile, e non solo per la lunghezza (che qui è sinonimo di completezza) degli interventi, ma perché è più comodo far finta che certe cose non esistano. Il Gobb invece ne parla con una professionalità ammirevole e senza peli sul microfono (quelli li tiene tutti nella barba).
The 4th Avenue Café
Si parla in modo leggero, ma con serietà, di disegno. Francesca spesso mostra le fasi della creazione dei suoi lavori migliori in maniera semplice e interessante. Divertenti le discussioni che ogni volta nascono dai commenti ai suoi post.
TR Reloaded
Qui si entra in un cunicolo così personale e riservato a una tanto ristretta cerchia di persone, da non volermi dilungare. Anche perché l’accesso ai comuni mortali non è consentito, io però che ci sono dentro vi assicuro che appare in questo elenco a pieno merito.
In conclusione, se ve lo steste chiedendo: sì, non so contare.
In questo febbricitante cambio di anno, causa forma virale, mi sono pippato un bel po’ di televisione. Soprattutto ho letto, ma per le mie abitudini anche un’ora al giorno di quella scatola maledetta è da considerarsi molto.
Ci ho visto riflessa sputata infranta la situazione dell’Italia: Baudo che in spezzoni di repliche di programmi in tre decenni differenti (’80, ’90 e ‘duemila) pontifica che si deve dar spazio ai giovani! E allora perché non si leva dal pene lui per primo? E con lui tutti i dinosauri che infestano il nostro paese. La televisione è come l’Italia oggi: vecchia, fatta da vecchi che pensano cose vecchie in modo vecchio.
Ah già, è arrivato il MMVIII: buon anno a tutti, e che per molti possa essere finalmente l’ultimo.
Ribadisco il concetto: non è vero, come pensavo, che non mi piacesse il fantasy: non mi piace il fantasy medievale! Ho recentemente divorato un romanzo di Neil Gaiman (già stimato autore di Sandman), complice anche la malattia che ti tiene tutt’il giorno dentr’al letto: American Gods.
Ho preso American Gods a Lucca lo scorso novembre come ripiego (cercavo tutt’altro), l’avevo accantonato e l’ho estratto dal mucchio quasi casualmente (non l’avevo ancora sistemato in libreria ed era lì che gironzolava per casa libero e molesto).
Divinità: ecco di che cosa si parla. Un piccolo riassunto: le divinità pagane importate negli anni dai vecchi continenti agli USA risentono dell’abbandono degli esseri umani, che hanno smesso di venerarle e non credono più in loro, spesso sostituiti da nuovi dei: la televisione, le macchine e in generale la tecnologia. Questi nuovi dei sono forti della venerazione umana e sono del tutto intenzionati a fare le scarpe ai vecchi dei, che giudicano superati, ottusi e inutili.
In questo scenario si muove Shadow, che all’inizio della narrazione sta scontando gli ultimi giorni di carcere e ora, dopo tre anni, è pronto alla libertà, a una vita nuova, a un lavoro onesto ma soprattutto all’abbraccio dell’amata moglie. Una buona e una cattiva notizia, l’incontro con un misterioso uomo d’affari e le minacce del ragazzo grasso gli stravolgeranno la vita, che non sembrerà più tanto destinata alla normalità.
American Gods: commento finale con spoiler
Vincitore dei premi Hugo e Nebula del 2002, American Gods fila come l’olio per tutta la sua durata e, nonostante la febbre, non ho trovato inghippi o grovigli complessi (o magari non li ho trovati proprio grazie ai 39 gradi e mezzo!). I personaggi sono affascinanti e misteriosi quanto basta, amministrati lodevolmente, si lasciano conoscere un poco alla volta. Non mi è piaciuto molto il finale con la scoperta dell’imbroglio di Wednesday, trattato con troppa faciloneria anche la pace fra vecchi e nuovi dei, ma posso dire che al 95% mi è piaciuto moltissimo e che questo fatto non è stato sufficiente perché formulassi un giudizio negativo. Consigliato!
È recentemente nata nella mia testa l’idea di produrre un’antologia di racconti scritti da esordienti bresciani. L’ambito locale è per contestualizzare l’articolo da proporre in modo più efficace: l’acquirente medio/occasional/casual compra più facilmente un prodotto di questo tipo se locale, piuttosto di qualcosa di forestiero. La novità di quest’idea è quella che i racconti debbano essere scritti a più mani! I punti di forza di questa formula sono quello di renderla una trovata più originale del solito e quello di poterne scrivere di più con meno scrittori (cambiando le combinazioni delle collaborazioni e la formula di queste), che si aggiungono ai vantaggi della formula dell’antologia classica, che sono:
La divisione delle spese in più persone.
La capillarità di diffusione: se ognuno vende X copie, essendo in molti, se ne vendono molte di più!
Il ridotto sforzo per ottenere un lavoro vendibile: scrivendo venti, trenta pagine a testa si ha a disposizione un volume finito di un numero dignitoso di pagine.
Tuttavia, se non riuscissimo a trovare un editore disposto a pubblicarlo, ricorrere all’autoproduzione sarebbe uno sforzo sopportabile, proprio per il primo dei tre punti citati: sarà richiesta una somma da dividere fra tutti gli autori, per pagarci la pubblicazione, o per affidarci alla formula della pubblicazione on demand. Così, inoltre, gli incassi sarebbero netti: per ogni copia venduta intaschiamo il prezzo pieno del libro, non solo i diritti d’autore!
Parlare di questo ora è decisamente prematuro, seguiranno aggiornamenti relativi l’organizzazione del progetto (che è appena nato, e consigli da parte di tutti sono bene accetti) e le modalità di partecipazione.
Tutto questo vale come invito a contattarmi per collaborare all’antologia! Siamo già un pugno di persone, ma vogliamo la partecipazione di più gente possibile!
Fara Editore è stata la prima casa editrice a rispondere alla mia proposta di pubblicazione del volumetto W la eroina e chi la fa in vena che – a seconda della moda del momento – è un racconto lungo oppure un romanzo breve. Ho inviato questo volume (confezionato da me amanuensemente) a varie case editrici, fra cui naturalmente Fara Editore, spinto dal successo riscosso dallo stesso in occasione dei reading, e il primo commento ricevuto è stato positivo:
Alessandro di Fara Editore scrive:
Ciao Andrea Ho datto una letta a W l’eroina e l’ho trovato piacevole, in alcune parti brillante: dunque ti formulo la mia milgiore offerta in allegato e avrei già in mente (se ti va) un mio autore o autrice che potrebbe scriverne una bella postfazione, visto il taglio generazionale del racconto. […]
Purtroppo l’offerta di Fara Editore richiede un acquisto da parte mia di un certo numero di copie, il che classifica la casa editrice come Editore a pagamento a tutti gli effetti. Inoltre per questo volume da circa sessanta pagine l’editore ha fissato il prezzo a dieci euro, decisamente troppi. Se per assurdo volessi accettare, il prezzo deciso da Fara Editore è il 150% in più di quello che secondo me è il suo valore reale. Che poi questo prezzo sia giustificato dalla grafica e dalla qualità dei materiali usati (cartoncino splendorgel per la copertina bandellata e carta avorio per il testo) non lo metto in discussione, quindi non si tratta di un prezzo esagerato. È tuttavia troppo alto. Ringrazio l’editore per le parole spese nei miei confronti, ma la formula proposta è poco compatibile alla mia condizione: ho nettamente più interesse a riuscire a distribuirne molti a poco che pochi a molto, soprattutto per motivi di promozione personale. L’ideale per me sarebbe riuscire ad abbassare il più possibile il prezzo, a scapito dei materiali, a scapito del corpo, per favorire la diffusione del contenuto. L’anima. Non resta che declinare gentilmente l’offerta di Fara Editore e scremare la lista delle case editrici papabili da quelle che richiedono un contributo.
Questo che segue è il resoconto lacunoso della serata del 12/10/7. Yeah!
Io Al e Louis arriviamo allo Star Shop, dove si sarebbe renuto il reading, per sistemare la sala e preparare l’attrezzatura. La gente affluisce per tutta un’ora prima che lo show abbia inizio. Noi quattro ne approfittiamo per gli ultimi dettagli, per sbolognare la videocamera e accogliere gli spettatori.
Lamù, ovvero l'oni alieno insediato nella cittadina giapponese di Tomobiki, più precisamente in casa Moroboshi. Da Ataru, il suo tesoruccio.
Questo bellissimo fumetto, forse il capolavoro di Rumiko Takahashi, mi ha tenuto compagnia nell'ultimo mese e mezzo, con i suoi 48 volumi da 128 pagine, pagina più pagina meno.
Decine di personaggi, non ci provo nemmeno a elencarli tutti, solo i principali sono comunque troppi. Alcuni davvero eccezionali, irripetibili, altri solo prototipi che troveranno la forma definitiva nei successivi lavori della divina (provo a citare alcuni nomi a raffica: Mendo, Ryunosuke e suo padre, Sakurambo, Kotatsu, Kurama e i suoi servitori, il volpino, Ten, Ryoko, il professor Onsen, i signori Moroboshi).
All'inizio la serie sembra incentrata sulle sfighe paradossali dal povero Ataru alle prese, ogni episodio, con una diversa disavventura. Poi invece si trova in Lamù, l'aliena dai capelli multicolore, il vero coprotagonista.
Un altro vero e proprio tuffo nel passato: quando lo lessi la prima volta avevo la stessa età di Ataru, Lamù & Co. (e ho anche la stessa età del fumetto) ma anche oggi, quasi dieci anni dopo, mi sono concesso rumorose risate.
Stravagante comicità è sapientemente miscelata con massicce dosi di folclore nipponico: così gli eroi di antiche leggende diventano creature spaziali, abitanti di dimensioni parallele e altre bizzarre creature, che popolano le pagine del fumetto, senza nemmeno troppo stupore da parte delle persone normali. Se così si possono chiamare...
Giudizio finale su Lamù
Giudizio più che positivo su tutti i fronti per Lamù, solo piccolissime fasi di stanca verso la fine, ma che non riescono a cambiare il giudizio finale. Spesso si dice che il bello dei manga, anche quando molto lunghi, è che tutti hanno una fine. Con una certa malinconia devo ammettere che i ragazzi di Tomobiki, e i loro casini, un po' mi mancheranno.
Il sorriso di Gaia (alias Catene), 18 settembre 2005
Egregio quaderno,
oggi ho capito perché i mari sono inquinati: ho cambiato i copertoni alla mia mountain bike.
Andando solo su asfalto e avendo la ruota posteriore un bel po' consumata, ho deciso di comprarmi due copertoni da strada. Così, pappagallo, chiavi, cucchiai e compressore alla mano, ho eseguito un cambio di gomme che mai nemmeno nei box di Monza s'è visto. E di questo sono certo.
Ho voluto cogliere l'occasione anche per dare una pulita generale, così mi sono munito di acqua ragia, stracci e pennello.
È stato un massacro.
Mai visto tanto sporco scendere da tanto poco spazio! Il grasso della catena era talmente saturo di polvere e chissà cos'altro, che quando l'ho tolto la catena sembrava la metà! Forse per l'acqua ragia che m'è andata nell'occhio, sono stato davvero colpito da quanti rifiuti chimici ho prodotto in una sola ora di lavoro!
E chissà quante catene si lavano ogni giorno!
C'è forse da rivedere il concetto di mezzo di trasporto pulito... ma meglio insabbiare la cosa per adesso: la bici è troppo comoda per annullare il traffico cittadino.
Ma veniamo al punto. Quanto diavolo è grosso il mare? Com'è che nel corso degli anni abbiamo continuato a buttarci dentro le peggiori schifezze prodotte dalla nostra migliore tecnologia, e ancora non è totalmente andato a male? Ce lo meritiamo? Quanto durerà ancora? Quanto costa il mare?
E parlo di mare, ma solo per generalizzare un po'. Tanto, per buttarci la spazzatura, ogni posto è buono.
E il sorriso di Gaia resta smagliante, nonostante tutto.
Dobbiamo sembrare davvero stupidi ai suoi occhi, ma allo stesso tempo ci deve amare sul serio.
Le dispiacerà molto, quando ci vedrà perire per mano nostra. Peccato, penserà, ma ora è giunto il momento di ricominciare da capo.
L'uomo è un errore che se non verrà corretto al più presto sarà eliminato dal corso naturale degli eventi, come è sempre successo.
Illustrazione di Francesca Resta, Post gemellato con The 4th Avenue Café
Non credevo fosse davvero possibile leggerlo tutto… invece ce l’ho fatta. Questo è molto più di un appello, è un segno, un chiaro messaggio: nulla è impossibile.
Partiamo dalla prima caratteristica, da ciò che dovrebbe dissuadere chiunque a estrarre questo libro dagli scaffali: i sei centimetri di larghezza della costa. Milleduecentoquaranta pagine di dodici centimetri e mezzo di larghezza per diciannove centimetri e tre di altezza, composte da trentanove righe, pure scritte piccole. Mi sono imposto di mantenere un ritmo di cinquanta pagine al giorno, che in media ho rispettato, così in poco più di tre settimane sono riuscito nell’irrealizzabile.
Ai tempi della biblioteca lo vedevo spesso nel suo scaffale, era un po’ come il re circondato dai sudditi, così grande e imponente. Allora non pensavo avesse molto l’aspetto di un libro, mi sembrava più vicino a essere un prefabbricato. Lo penso anche adesso. Inoltre, non l’ho pesato, ma so per certo che da domani lo zaino sarà un bel po’ più leggero.
Altro grandissimo vantaggio: da oggi nessun libro mi sembrerà troppo lungo!
Non voglio parlare della storia, tanto è strafamosa. Più interessante il giudizio finale: bel libro, scritto bene, con una buonissima storia e capace di non annoiare praticamente mai. Oh, intendiamoci, grande letteratura non ce n’è , ma si lascia leggere ed è vero che non è il numero delle pagine il vero ostacolo.
Si tratta di un horror, si parla di infanzia. Ricordo che da bambino le tre cose più spaventose erano i Visitors (il pasto a base di topi vivi), Misery non deve morire (da allora ho smesso definitivamente di far sporgere i piedi dal perimetro del materasso) e It (quella barchetta di merda…), e la cosa peggiore era che me la facevo addosso anche solo guardandoli alla pubblicità! Vederne il film o la serie era assolutamente impensabile… comunque, visto il due su tre: Stephen King sei un bastardo!
Tornando al libro: pensavo non potesse spaventare come il film, infatti non lo fa come il film; ecco perché ho cercato di leggere le cinquanta pagine giornaliere sempre entro sera! È facile pensare che tutti i mostri siano sigillati dall’inchiostro nelle pagine del libro, è facile pensare che solo un sempliciotto potrebbe intimorirsi leggendo; tutto è facile per chi non deve farlo! Ma poi ci si trova, di sera, alla luce bassa di una lampada, magari da soli. Immersi nella lettura, quella lettura scorrevole che ti fa sfogliare una pagina dopo l’altra in scioltezza, che ti attira, affascina, coinvolge… fino a che un rumore non ti distrae. Uno scricchiolio, un fruscio. Rumore già sentito migliaia di volte, ma che non è più come prima, adesso è un mostro, una bocca bavosa piena di denti aguzzi. Giusto il tempo di dirsi che è tutta suggestione, che nulla è vero. Ci si può scherzare sopra, su quanto s’è stati sciocchi, ma poi un altro rumorino ci avverte che una creatura diabolica ci sta attaccando, che dobbiamo fare qualcosa, chiedere aiuto, scappare, lottare.
Perché il mostro più spaventoso non ha l’aspetto di un pagliaccio, ma di qualcosa più simile a noi stessi.
Buongiorno a tutti, dopo il felice esperimento dello Stuparich Spectacula Reading dello scorso 8 agosto, siamo di nuovo pronti per un altro magnifico show. Siete dunque tutti invitati al BLOODY READ-CONTEST, che vedrà i due contendenti Ryo e Part Time-Man sfidarsi in un reading sanguinario (probabilmente alla fine lo sconfitto verrà ucciso, ma questa potrebbe solo essere una scusa per attirar più gente). La lettura attorale dei racconti sarà affidata al valente cantastorie Al Da Voice, accompagnato agli strumenti musicali da Louis Le Fou, per un’ora circa d’incomparabile e stravagante (nonché gratuito!) spettacolo.
Il numero 6 di 15quindici(agosto 2007), periodico quindicinale gratuito distribuito nella zona di Brescia e provincia, ha pubblicato la mia poesia A ovest, nella rubrica Cultura (pagina 17).
Yeah!
Fatto singolare è che, essendo questa rubrica esattamente a metà rivista, ed essendo la rivista rilegata con spillatura, aprendola a caso, mostra sempre la mia pagina, ed essendo in quella pagina il mio trafiletto quello a più elevato contrasto cromatico, la mia poesia è proprio la prima cosa che si vede, alla faccia del numero di pagina porta yazza!