Non do quasi mai un titolo a un racconto prima di averlo terminato, e non prima di aver scritto la parte principale, il nucleo su cui si basa il resto, se c’è. Questa volta sono andato oltre: dopo aver terminato il mio ultimo racconto ero talmente indeciso su che titolo dargli che solo ora ne ha uno e mi c’è voluto ben più di un mese. Il fatto è che essendo talmente corto, meno di due cartelle, il titolo che avevo in mente era troppo lungo, in proporzione avrei quasi potuto sostituire il titolo al racconto e se ne sarebbero accorti in pochi. Ho raccolto un po’ di pareri, anche all’ultimo reading, dove è stato proposto (con il nome di Questo racconto è ancora senza titolo), al pubblico è stato chiesto un suggerimento. Ecco dunque le proposte nate, sia volontariamente, sia per caso:
Allora e solo allora
Alta marea
Amici amici… amici un…!
Carni sulla riva
Fra gli sguardi che non mi vedono
Lo sciabordio delle onde e la risacca
Ti sono vicino e ti guardo
Ubriaco a una festa mi allontano dagli amici e vedo una tipa illuminata da un faretto che poi si spegne e non la trovo più
Tunz
Danza
Matilda
Infine il titolo scelto è Matilde danza sulla riva, che è l’unione di un consiglio datomi incoscientemente (Alberto ha letto Matilda la mia grafia in corsivo-alieno di No title, io ho solo cambiato la vocale finale), di uno datomi volontariamente (al readin’ Paola ha suggerito di intitolarlo semplicemente Danza) e di uno non ricordo come nato (mi ero segnato il suggerimento Carni sulla riva ma non ricordo chi fosse stato il donatore) ed è il primo caso di mio racconto divulgato prima ancora di avere un titolo.
A seguito della partecipazione alla quarta edizione del Concorso Internazionale di Poesia Castello di Duino la mia poesia Sul vecchio sentiero per Campitello è stata pubblicata nell’antologia VOCI-SILENZIO – VOICES-SILENCE per Ibiskos Editrice Risolo, volume a cura di Gabriella Valera Gruber.
Quasi un anno fa introdussi il progetto A mille mani; partito in sordina, oggi ha assunto concretezza e attualmente sono in lavorazione diversi racconti.
Il primo brano ad aver visto la luce, Samir delle aquile, è già stato proposto in pubblico nel corso di un reading e ha dimostrato quanto l’idea di scrittura collettiva, se ben interpretata, possa essere vincente. Per questo insistiamo nel progetto e gli ultimi nuovi reclutamenti incitano a continuare su questa strada: chiunque volesse ancora unirsi sarà molto ben accetto, vincoli di genere non abbiamo voluto metterne e la libertà individuale è massima. Se servisse siamo pronti a fornire supporto, nel frattempo ci limitiamo a scrivere e a chiudere lentamente e gelosamente un progetto dopo l’altro.
Dopo la lunga pausa primaveril-estiva siamo felici di invitarvi a un nuovo spettacolo di reading RECITA RACCONTI & MUSICA. Per la prima volta tutti i nostri brani saranno nuovi, inediti e significativamente brevi.
PRO LOCO CERIALE – 4° EDIZIONE CONCORSO DI POESIA “ONDA D’ARTE”
Ho il piacere di comunicarle che la sua poesia rientra tra i 20 componimenti finalisti che faranno parte dell’esposizione che si terrà in Vico Vietta a Ceriale dal 6 all’8 dicembre 2008.
La mostra verrà poi riproposta anche in occasione di “In fi de ventu”, festa degli aquiloni che avrà luogo in occasione della prossima Pasqua. Ringraziandola per aver partecipato all’iniziativa organizzata dalla Pro Loco, mi auguro di incontrarla presto a Ceriale e poterla leggere anche nella prossima edizione del Concorso.
Cordiali saluti.
Angelo Gallea
Pro Loco Ceriale
31 OTTOBRE
La Pro Loco di Ceriale e il Comune di Ceriale, Assessorato alla Cultura con la collaborazione dell’Associazione Il tempo ritrovato e di Vitale Edizioni, editore in Sanremo, presentano la quarta edizione del Concorso Letterario “Onda d’arte 2008 – Poesia”, dedicata a poesie aventi per tema IL VENTO in ogni sua accezione reale o figurata, per autori d’ogni etnia, nazionalità, sesso, lingua, credo politico e religioso, cultura, orientamento sessuale. La scelta del tema deriva dal fatto che la Pro Loco, nel 2009, in occasione di “In fî de ventu”, manifestazione dedicata agli aquiloni che si svolge tutti gli anni in primavera, sancirà un gemellaggio con il club cinese Wujing Kite Flying Association di Changzhou e ha intenzione di riproporre le poesie finaliste in una mostra durante i giorni della manifestazione suddetta.
1° NOVEMBRE
Sono giunte alla segreteria del Concorso 222 poesie (previa verifica di qualche arrivo via posta nel tardo pomeriggio del 31 ottobre, non ancora consegnatoci). Entro il 12 novembre è prevista la selezione di 40-50 poeti, tra i quali verranno scelti i finalisti del concorso, e quindi i vincitori (entro il 20 novembre).
11 NOVEMBRE
Ecco i 41 semifinalisti del Concorso di poesia. Tra questi verranno scelti i 20 componimenti che parteciperanno all’esposizione e, naturalmente, i 3 vincitori. Nel seguito si elencano i titoli dei componimenti semifinalisti e non gli autori (perché le poesie restano anonime fino alla proclamazione dei vincitori da parte della Commissione) NELL’ORDINE CON IL QUALE SONO PERVENUTI alla segreteria del Concorso e, quindi, non in ordine di merito.
IL VENTO
REFOLI INQUIETI
L’INTENSITA’ DELLA TRAMONTANA
IL VENTO DI PETRA
RESPIRO DEL LAGO
MAGICO VENTO
IL VENTO NEI CARRUGI
IL PROFUMO DEL VENTO
LE DITA DEL VENTO
COSI’ SONO
FOLATA E STRATTONE
MERI
STAFFILATE
IRONICO SVOLAZZO
BONACCIA
QUESTA NOTTE IL VENTO
PASSAR DI VENTO
COME BETULLE, AL VENTO
ASCOLTO
AQUILONI SU BENARES
IL VENTO NON SI ATTARDA
VARIABILI VENTI
LIBERTA’
IL SENTIERO DEL VENTO
I VENTI DEL MAESTRALE
SE NON SI ODE NULLA
COME VENTO TORNATO
SE IL VENTO
SCALA DEL VENTO
SECONDO ME
UN TEMPO AMAVO IL VENTO
VENTO
POTESSI ESSERE VENTO
I COLORI DEL VENTO
PENSIERI IN UN SOFFIO
LASCIA CHE TI PARLI DEL VENTO
ODE AL VENTO
SOGNO A OCCHI SEMIAPERTI
C’ERA VENTO A MILANO
IL VENTO NON MI FA PAURA
CORRE IL VENTO
22 NOVEMBRE
4° Concorso di poesia: i vincitori.Ecco i nomi dei 20 autori delle poesie (e i titoli delle loro opere) che faranno parte dell’esposizione in Vico Vietta a Ceriale dal 6 all’8 dicembre 2008. La mostra verrà riproposta in occasione di “In fî de ventu”, festa degli aquiloni, nella Pasqua 2009.
1° classificato Le dita del vento di OLGA SORMANI, Caslino d’Erba (Co)
2° classificato Il vento nei carruggi di ANNA COTTINI, Firenze
3° classificato Passar di vento di NADIA BLARDONE, Torino
Menzione speciale a Se il vento di Loriana Capecchi, Quarrata (Pt)
Menzione speciale a Come betulle, al vento di SABRINA CALZIA, Cernusco sul Naviglio (Mi)
6° classificato Libertà di BRUNO AMORE, Viareggio (Lu)
7° classificato ex-aequo Così sono di ANTONELLA GRANDICELLI, Campomorone (Ge) Il profumo del vento di DOMENICO NOVARESIO, Carmagnola (To)
9° classificato Bonaccia di ALESSANDRA CECILIA RAMPININI, Cairate (Va)
10° classificato ex-aequo Potessi essere vento di CHIARA COTUGNO, Marano (Na) Lascia che ti parli del vento di PAOLO ROSSI, Pisa
12° classificato Magico vento di FRANCESCO MAZZAMURRO, Parma
13° classificato Refoli inquieti di TIZIANA MONARI, Prato
14° classificato Vento di DOMENICO SCATURCHIO, Cerveteri (Roma)
15° classificato ex-aequo Folata e strattone di MARIA SILVIA AVANZATO, Bologna Respiro del lago di PAOLO ZANASI, Trento
17° classificato Sogno a occhi semiaperti di LAURA BOSSI, Gaggiano (Mi)
18 classificato ex-aequo Il vento di Petra di CLAUDIO BELLINI, Valenza (Al) Questa notte il ventodi ANDREA CABASSI, Brescia Pensieri in un soffio di STEFANIA RONZITTI, Roma
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Sarà una coincidenza limite, ma questa notte il vento ha davvero soffiato forte e il tappeto di foglie, stamattina, ne è la testimonianza.
Duecentotrentacinque (235). Sono il numero di pagine della raccolta dei miei racconti, tre anni: da ottobre 2005 a oggi. Ventisei racconti riuniti per partecipare a un concorso: da quello minimo di una pagina a quelli che gente senza scrupoli pubblicherebbe come romanzi brevi (la mia pagina equivale a una cartella standard; ho a portata di mano libri di cento pagine con la metà delle righe delle mie e il carattere grande il doppio. E a capo a ogni punto. A. Ogni. Punto.).
Ho passato notti insonni per sistemarle, quelle 235 pagine. Per fortuna i racconti portati ai reading o anche solo alle prove, e poi scartati, erano già a posto. Alcuni li ho affrontati come fossero di qualcun altro, avevo davvero due o tre racconti scritti e mai più riletti dei quali non ricordavo nulla, se non la trama in spannometria. Altri, poi, mi hanno stupito e una buona parte m’ha proprio inorgoglito: Ecco, ho pensato, racconti come piacerebbe leggere a me! Qualcosa mi ha deluso, devo proprio dirlo, ma una piccola percentuale. Per cui giudizio straaapositivo! Oggi ho rilegato le pagine a pressofusione (han fatto cose turche con un macchinario misterioso…), preparato tutti gli allegati richiesti e domattina spedisco, sperando che l’autore abbia deciso per un lieto fine.
Giovedì sera ho trovato nella cassetta della posta una busta di Leonida Edizioni contenente una mezza dozzina di fogli così distribuiti:
Una proposta editoriale (una pagina)
Un contratto di pubblicazione (due pagine in due copie)
Una scheda promozionale (una pagina in due copie)
I più attenti avran notato che i fogli sono sette e non sei, poco importa. Il tutto è nato dal concorso letterario Gaetano Cingari cui partecipai qualche tempo fa. Eccone l’esito:
III Edizione Premio Letterario Internazionale “Gaetano Cingari”
GRADUATORIA
ELENCO VINCITORI E FINALISTI
Sezione C (Silloge inedita)
Premi: 1° classificato: edizione con regolare contratto di pubblicazione della Silloge (valore pubblicazione € 1500,00) + targa. 2° e 3° Classificato targa + recensione + Pergamena.
Vincitori
1° Classificato:Nel senso del verso di Valeria Serafilli. 2° Classificato:Affilati coltelli del mio silenzio di Antonio Zavoli. 3′ Classificati a pari merito:Ti presenti al sole di Domenico Baronetto; L’ombra delle farfalle di Annamaria Di Michele
Finalisti
5° Le strade dell’anima di Dino Seccia.
6° Uomo da niente di Alessandro Lentini.
7° Con te ho urlato alla luna di Anna Maria Cardillo.
10° Cento passi di affollata solitudine di Giulia Annunziato.
Segnalati
A-Mors di Alice Tabucco; Intermezzo di Riccardo Melzi; La spugna di Lella De Marchi; Goccia a goccia di Roberto Gennaro; Amebeo per Euridice di Vito Sorrenti; Ninphea di Anna Aricò.
Ebbene, non ho vinto. Mi dispiace molto, molto. Mi ero davvero impegnato e ci credevo. Ora però prendo in mano il contratto di pubblicazione che mi han spedito e che cosa vedo? I leonidi dicono che anche se non ho vinto vorrebbero pubblicare il mio lavoro, offrendomi lo sconto del 50% sul valore della pubblicazione. Quanto fa 1500 / 2? I leonidi devon aver avuto un problema matematico, mi sono detto, perché i 1100 euro che mi propongono sono la metà di 2200 e non di 1500. Poi leggo al punto 16 che il valore della pubblicazione è esattamente € 2200, quindi nessun errore: mi stanno proprio a cojonà! A cos’è dovuto questo scarto?
Se proprio volessimo badare a certe cose, Tiana dei colori caldi è il primo racconto che scrivo lontano dal territorio italiano. In Germania ho composto un paio di poesie ma solo qui in Brasile i miei giochi della memoria son andati a ripescare una vecchia storia, svoltasi in una lontana camera da letto. I due protagonisti si muovono molto male nel monologo quasi schizofrenico di solo uno dei due; Tiana, la donna amata, è soltanto lo specchio usato dalla coscienza del narratore per scrutarsi dentro, per un esame di coscienza che non porterà a un lieto fine. Poi, come andranno le cose non è dato saperlo, non è cosa che compete al racconto.
Scritto in una piovosa notte sudamericana, o forse è solo una notte che ha seguito un giorno piovoso, in pieno jet lag più overdose di cose nuove e completamente diverse da quelle note. Quasi cinque pagine fitte di QdM VII™, riempite in mai quiete ore notturne, mai abbastanza stanche di grida, canti, risa, filtrate da pareti troppo poco discrete, condizionate da un modello di vita lontano, certe volte incomprensibile, ma forse non troppo diverso. Come quello che provo tutte le volte a raccontare: un’alternativa possibile a un’esistenza troppo incatenata da regole autoimposte.
Giovedì scorso sono stato intervistato da un giornalista del Bresciaoggi per la rubrica Buongiorno Brescia, un interessante esperimento per dar voce ai cittadini commentando le notizie della giornata. Ci tengo però a puntualizzare alcuni dettagli relativi a quello che avrei detto.
A pagina sessanta del libro Cosplay Culture, di Luca Vanzella, compare una foto del gruppo cosplay degli X-Men al quale partecipai nel novembre 2004. Il giorno prima trionfammo come Ghostbusters, e ciò è documentato con davvero tante tante foto, sia sul palco, sia con la coppa. Il secondo giorno, quello degli X-Men, sono stato davvero distratto, ero in fase solitaria e non ho trascorso molto tempo con i ragazzi. Insomma, mi sono fatto abbondantemente i fatti miei, salvo mettermi in costume cinque minuti prima di salire sul palco e toglierlo appena allontanato dall’area della sfilata.
Questa la foto in questione; io sono il più a destra, con il costume un po’ sgarrupato da Cyclope e l’aria di chi se ne vuole andare alla svelta. In alto da sinistra: Lorenza, Eleonora, Emiliano, Eros, Mellon, Paolo Blade e me. Sotto, sempre da sinistra: Sabrina, Luka e il buon Coltello. Forse io stesso non ho foto di quella performance, mi ha davvero stupito vederla proprio pubblicata su un libro dedicato al cosplay. Non dico sia una rarità, ma forse un po’ lo penso, tuttavia è stato un piacere scovarla.
Visto che ho riportato a sbafo due pagine del libro, ci faccio un po’ di réclame:
Cosplay Culture Fenomenologia dei costume players italiani Autore: Luca Vanzella Editore: Tunué I edizione: ottobre 2005
Mi facevo notare, in un eccesso di doppia personalità, che nonostante mi fossi imposto di concentrarmi unicamente alla stesura di Pelicula, riesco con cadenza mensile a sfornare un racconto breve.
Con gran parte della gente, poi, è sufficiente una pernacchia o una parola oscena (culo!) per scatenarne le risa. È per questo che non mi sono mai avvicinato al genere umoristico: se una cosa la possono fare tutti c’è di certo qualcuno che la sta già facendo, non aspettano certo me. Spesso m’è capitato di inserire scene divertenti nei miei lavori, ma non comiche… per intenderci: da sorriso e non da risata; però qualche tempo fa m’era venuto il pallino di scrivere un racconto incentrato sul riso (non cerco doppi sensi). Avevo già qualche buon personaggio e alcune idee ma non mi ci sono mai messo nemmeno lontanamente d’impegno. Avrei ambito a una comicità intelligente, non alla risata da emissione rumorosa di gas intestinali, invece il lavoro che ho appena terminato, un racconto brevedi sette cartelle, è basato su situazioni e dialoghi inverosimili, bizzarri cambi di registro fra reale e paradossale, battute surreali pronunciate con la faccia di bronzo. Negozio di musica XYZ è un piccolo esempio di comicità audace, lo voglio sistemare ulteriormente, è ancora poco più di una bozza, ma prendendolo con le giuste proporzioni è un buon lavoro: fa ridere per quello che non dice, per quello che non dovrebbe essere fatto. Fa ridere per quello che uno s’aspetta di trovare ma invece non c’è. Fa ridere per quello che non ho scritto. Eppure avanzo la pretesa di qualche merito, avrò potuto?
Si è appena concluso un mese di lavoro altalenante su Pelicula: il grande caldo notturno è stato un ostacolo imprevisto e non ancora risolto, ma soprattutto il lavoro in sé s'è rivelato difficile.
La storia era arrivata a un punto dove era necessario fermarsi a tirare le somme, e far quadrare tutti i conti è stata dura. O meglio: lo è stata non farlo risultare brutto, che è un discorso diverso.
Credo di avercela fatta in modo egregio, parlando del rapporto lavoro/talento devo essere onesto e dire che non mi son spezzato la schiena, per lo più ho aspettato, ho riletto, ho ipotizzato alcuni scenari di quello che avevo deciso (nella mia testolina la storia è già delineata a livello macroscopico) scartando anche cose molto buone, sono riuscito a piazzare ottimi contenuti e non solo begli elenchi di spiegazioni a questo e a quello.
Sono riuscito in ciò che volevo, ora posso finalmente dedicarmi a pieno ritmo alla seconda parte. Sì, perché quando mi chiedono che genere di storia sia Pelicula, non do mai risposte chiare, in realtà la storia vera, quella che mi premeva narrare fin da pagina uno, il vero cuore di tutta la vicenda, quella che anche s'avvicina maggiormente ai miei soliti canoni, inizia ora!
Tutto questo mi fa piacere e mi dà una grande carica, il segreto è anche saper cogliere il massimo dalle piccole cose.
Vedete com'è felice l'angioletto nell'immagine? Ecco.
Domenica sono tornato per la prima volta in Val di Fassa, sulle Dolomiti. Un mordi e fuggi, fra quello che son riuscito a mordere ci sono molto strudel e molte foto.
Di per sé il soggetto valeva la foto, lo stesso ho cercato di metterci qualcosa di mio; riporto qui i migliori tre scatti selezionati da una giuria imparziale, composta dall’autore.
A Brescia siamo in pieno festival del circo, questo vuol dire che ora riusciamo a distinguere i pagliacci dalla gente comune anche alla prima occhiata (non sono necessariamente solo quelli col naso rosso). Ho assistito ad alcune tappe di uno spettacolo itinerante, mischiato alle maschere mi sono intrufolato alle prove degli artisti e dei tecnici e ho vissuto l’atmosfera dell’organizzazione con i suoi retroscena, i suoi pettegolezzi e i suoi fattacci. Quello che più conta è naturalmente lo spettacolo e a volte quello che più conta in uno spettacolo è il volere del Fato. A causa di un lieve infortunio e del maltempo ho assistito a due spettacoli che, fino a quel momento, non dovevano svolgersi. E invece è successo. Il primo spettacolo è nato come rimpiazzo, la versione originale prevedeva la performance di due acrobati e l’infortunio di uno di essi ha creato la necessità di uno show alternativo. Il secondo ha trovato devastata dalla pioggia la location prestabilita ed è stato spostato all’ultimo momento là dove ero io. Ebbene, dopo aver assistito alle due esibizioni sono rimasto impressionato così positivamente dall’aver voluto scrivere un racconto su uno spettacolo circense ispirato dalla fusione dei due visti quella stessa sera. Due notti insonni (ma ormai è la normalità) sono servite per la stesura di Sonialuce, racconto breve che si aggira sulle tre cartelle fitte di caratteri.
L’ho immediatamente classificato uno di quei racconti del cazzo dove non succede niente, non c’è la storia, non ci sono nemmeno i personaggi, non c’è niente di niente.
Per ora chi l’ha letto ha avuto reazioni discordanti. È evocativo, poetico, d’atmosfera. Di che parla? Di nulla. Che cosa succede? Ma nulla! È un protoracconto? No no, finisce proprio così, non continua mica. Piace e non piace. Amemipiace. Piace alla gente che piace? Lo spero. E sennò, pace.
Per la serie Pirata a ognuno le sue psicosi, ecco un post inutile dove raccogliere le massime inventate sul Vero Pirata ™, personaggio inesistente la cui fama, ciò nonostante, si estende a partire dal primo, fino al settimo mare. Il Vero Pirata ™ è caratterizzato dalla rudezza tipica della vita marinaresca, unita al sapore caldo dell’avventura clandestina. Egli è un uomo vero e fiero, ma soprattutto rispetta alla lettera il Codice da Vero Pirata ™. Alla lettera!
Il Codice è trasmesso grazie la tradizione orale, non è quindi detto che il Vero Pirata ™ sappia per forza leggere. Cercherò, e siete tutti invitati ad aiutarmi, di raccogliere le massime del Codice nei commenti al topic iniziando dalla prima e più antica, direttamente trascritta dalla pergamena custodita in una lattina di grog bucherellata recuperata sulla costa di un’isola minore del mare numero cinque.
In questi giorni sto girando ovunque con mille fogli sottobraccio, in tasca, nelle orecchie, nelle mutande… ho deciso di partecipare alla terza edizione del Premio Letterario Internazionale Gaetano Cingari indetto da Leonida edizioni e fra due settimane dovrò aver inviato una silloge di poesie, composta minimo da trenta fino a sessanta pezzi: così le ho stampate tre per foglio, ritagliando il tutto in strisce bianche con scritte nere. È difficile scegliere che cosa escludere, molto. Però non posso nemmeno pensare di avere possibilità di vittoria partecipando con qualcosa che non eccella e dopo due selezioni all’ultimo sangue ho estrapolato 19 foglietti con i pezzi secondo me irrinunciabili. Non sono per forza i migliori, ma un concetto un po’ più articolato: potrei dire che sono quelle che più mi rappresentano, ma anche messo così è un riassunto un po’ troppo stringato. Questi sono accompagnati da altri 33 foglietti che costituiscono la massa da sfoltire. Ogni tanto ne levo uno, con fatica e perplessità, ma mi provoca dolore. Ho così deciso di farmi aiutare dal pubblico inconsapevole: farò leggere ad amici una o due poesie a testa e se noterò tracce di perplessità cronica vorrà dire che l’origine di ciò sarà da eliminare dalla silloge.
Naturalmente è possibile votare anche da casa via SMS!
Questa settimana non sono riuscito a lavorare su Pelicula come nelle precedenti, né comunque a dormire di notte.
Grande invenzione, la notte. Permette tutto quello che di giorno non si riesce o non si può: passeggiare per strade deserte, viaggiare, lavorare, scrivere... e quando non si sa che cosa fare c'è anche la possibilità di dormire.
Non che veda il sonno come uno spreco, ma se riesco a utilizzare quel tempo per altre attività, lo preferisco. Il corpo umano, se debitamente allenato, resiste bene.
Nonostante i pochi attimi rubati per la scrittura, sono riuscito a raggiungere il secondo step che mi sono fissato per gioco: pagina 222.
L'avevo fissato arrivato a pagina 220, credendo di raggiungerlo in un attimo e invece per un motivo o per l'altro sono restato in ballo per giorni.
Per la prima volta sono stato pubblicato per la seconda volta dalla stessa rivista: si tratta del periodico quindicinale 15quindici. La prima pubblicazione risale all’agosto scorso, questa volta è toccato alla mia poesia Questa poesia, pagina 12, all’interno della rubrica Cultura.
In realtà al momento non sono riuscito a procurarmi una copia, ma sul loro sito è consultabile la versione sulla linea. Questa è tennologgia pulita, buona e intelligente. Approfittatene!
Ieri sera ci siamo sparati Dottor Stranamore. Dario ha offerto le pizze (thenchiu tu iu), Ryo l’ospitalità, una schifosissima vodka al miele e tutto il resto (thenchiu tu iu). Il film è stato molto divertente… Comunista ateo degenerato… Dimitri, mi senti… la fluorizzazione dell’acqua da parte dei comunisti… ma si ricordi che sei lei ha torto la Cocacola le farà causa… le oche arrostite… CIVIL DEFENSE IS OUR BUSINESS… e sopratutto: PEACE IS OUR PROFESSION. Mittico mittico mittico!
Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l’abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l’eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un’informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset. Beppe Grillo
Non ho fiducia nei partiti, nei politici, nelle persone. L’unico strumento veramente democratico rimasto in Italia è il referendum… che infatti nessuno s’è degnato di pubblicizzare. Bravi giornalisti, bravoni! Questa è una proposta di referendum, che la promuova Grillo o chiunque altro non ha importanza, possiamo ragionarci su con la nostra testa; anche se non lo facciamo più non è ancora illegale, se poi mettere o no la firma ognuno lo decida da sé.
Non ne avevo ancora parlato, ma visto l'evolversi della faccenda posso anche permettermi di farlo. Ho ufficialmente accantonato ogni lavoro a nuovi racconti brevi per dedicarmi completamente al mio nuovo romanzo: Pelicula.
Il titolo temporaneo ora è questo, ma non sono assolutamente certo che non vorrò cambiarlo; vedremo. Si tratta del mio secondo secondo romanzo, in quanto il mio primo secondo romanzo (La collina dei risvegli) è inchiodato al quinto capitolo da luglio dell'anno scorso e voglia di proseguirlo al momento non ve n'è.
Visto che oggi è stata una bella giornata primaverile, dopo una settimana schifosamente piovosa, mi sono imboscato con le zampe ciondoloni fra il loggiato e il porticato del chiostro di San Cristo (che detto così sembra una mezza bestemmia, ma esiste una teoria che non ricordo per cui invece non lo è), dai Savers.
Mi sono ben goduto un po' di tranquillità, prendendo il sole fra il passaggio di qualche turista curioso e, soprattutto, scrivendo il quattordicesimo capitolo del romanzo.
Lossò che non vuol dire nulla, ma oggi ho raggiunto quota cento pagine di quaderno, il che vuol dire ormai non mi ferma più nulla! Yeah!
E uno Yeah anche per le mie calze a righe con le dita!
Io credevo di aver visto il peggio, maperò mi sbagliavo. Qui c’è qualcuno che sta esagerando con l’ignoranza, con il puntare su essa.
Questi uomini bianchi che fanno propria una forza vecchia non sono altro che pecore, proprio come piace loro rappresentarsi. Non hanno il coraggio di dire le cose come stanno e allora basano la loro campagna su questi mezzucci, loro è la politica dell’odio, l’odio per il diverso, per lo sconosciuto, per il negro. Non hanno una proposta (stop immigrati città sicura, scusatemelo, è una cazzata), sanno solo roteare la clava grugnendo e sbavando strafatti di alcol.
Uno studio del Servizio statistiche demografiche dell’Istat, condotto per La Repubblica, ha certificato come, sia rispetto al comune che alla provincia, Brescia sia la città-Babele, ovvero la città statisticamente più multietnica d’Italia: gli stranieri residenti in provincia sono oltre 110mila, suddivisi in 151 etnie.
L’88% della popolazione straniera in Italia risiede nel centro-nord, un quarto in Lombardia, il 7% sul totale dei residenti. Nella provincia di Brescia questa percentuale sale al 9,4% e supera il 13% nel comune.
A livello nazionale i nati di cittadinanza straniera sono il 9,4% del totale dei nati residenti nel 2005. In Lombardia superano il 15% e nel comune di Brescia la percentuale raddoppia arrivando al 31,3% (qui la fonte ufficiale e qui un mirror).
Io mi vanto di abitare in questa città, dove ogni persona ha una storia diversa e le vie sono ricche di colori, musiche, odori e sapori. Il popolo italiano è storicamente meticcio, è un pezzo che non siamo più etruschi. Cos’è questa cosa che adesso siamo diventati di razza? La forza risiede nella molteplicità, nel far proprie le cose buone degli altri. Le radici devono essere una merce di scambio, non un freno!
OK, sono un po’ arrabbiato… ora mi domino e vado a spararmi una camo!
Recentissimamente sono più volte stato affascinato dai bianco e nero. Dalle luci e dai grigi, una realtà dal sapore antico, anche se perfino il mondo più vecchio è sempre stato a colori.
Un sortilegio che rende le immagini più attente e gli osservatori più acuti. Ho giocato con l’autoscatto e la schiuma da barba, anche se alla fine ho scelto una foto con solo il primo: ci sono orecchio, naso e bocca; mancano gli occhi. Gli occhi mancano perché non sono in grado di mentire, non è nella loro natura, il loro compito è solo riflettere: l’esterno verso l’interno e l’interno verso l’esterno. Non comunicano, non rielaborano, non fanno nulla se non mostrare la realtà.
Gli occhi sono divini, non umani, non è possibile intrappolare la verità poiché questa ci è superiore… la bocca potrà anche dire ti amo, l’occhio ama e basta.
Nella foto c’è tutta la sacralità e la forza di questo sguardo, talmente vivo da rendere irrispettoso metterlo in mostra, quasi sacrilego verso ciò che riflette. Perché riflette, e negarlo è inutile, anche il tentativo di camuffarlo risulterebbe inefficace: non si mente con gli occhi, al massimo si possono lasciare fuori dall’inquadratura.