Jack Tano e il realismo magico

da | Set 7, 2026 | Jack Tano

C'è una domanda che La ballata di Jack Tano non fa mai esplicitamente, ma che attraversa ogni pagina: che cosa succede quando l'inspiegabile smette di essere un evento e diventa un'abitudine?

A New Chicago City, la realtà non è una strada che porta dal punto A al punto B, è piuttosto un ambiente che si abita, spesso con la stessa rassegnazione con cui si accettano gli hot dog avanzati al chiosco di Neil. Non la si attraversa per arrivare da qualche parte. Ci si vive dentro, e basta.

Il prodigio come arredamento urbano

In questa città, l'inspiegabile non è un evento straordinario, ma una condizione quotidiana. È qui che il romanzo si allontana dal fantastico classico, quello che ha bisogno del prodigio come eccezione da segnalare: a New Chicago City il prodigio non si segnala, è arredamento urbano.

Nella narrazione, il realismo magico agisce come un'ombra: sai che c'è, ma non riesci mai a toccarne i contorni. I personaggi si muovono in un mondo dove le regole standard del racconto non valgono più e dove il futuro sembra l'eco di qualcosa di già vissuto, non per magia, ma per una sorta di anomalia del paesaggio.

Il bolide continuava la sua corsa allontanandosi sempre più dal centro, lungo un viale che s'allargava man mano procedevano, fino a raggiungere la sua massima estensione alle porte di un enorme piazzale. In quel punto, al di là di un alto cancello, si vedeva ergersi un palazzo la cui ombra impediva la crescita dei fiori; un colonnato di marmo bianco era intervallato a bronzee statue raffiguranti scene di caccia, di battaglia, eroiche gesta — spazio vuoto — scontri epici, discesa agli inferi, scontro navale, lotta con bisonte della pianura, e poi non si vedeva bene perché troppo lontano… insomma erano tante.

Nessuna logica da detective

Non troverai la logica del detective che mette in ordine i fatti. La struttura stessa del romanzo è un invito a perdersi tra i corridoi di una metropoli irreale, dove il silenzio può essere più rumoroso di un botto e dove un oggetto comune può nascondere un significato che sfugge alla ragione.

È una scelta strutturale prima ancora che stilistica: se il genere hardboiled promette un ordine da ripristinare, qui quella promessa viene disattesa fin dalle prime pagine. Jack Tano non insegue indizi che si sommano in una soluzione. Insegue qualcosa che si sottrae ogni volta che sembra a portata di mano.

Nel breve sonno fece un sogno di quelli che si scordano al primo sguardo di veglia, ma che lasciano la traccia di un'idea, un'immagine, una situazione impossibile da decifrare. L'idea è ormai perduta, quello che resta è solo la sensazione di una probabilità.

La prima cosa che Jack vide svegliandosi fu l'angolo fra la Sessantatreesima e la Pillow: sarebbe dovuto scendere, il Surreal era a un solo isolato.

A volte una traccia che apparentemente non porta da nessuna parte, va osservata da più angolazioni perché assuma un valore nuovo, e così come i cassonetti riversi nel vicolo, dietro il locale, gli erano sembrati un cattivo metodo per uscire, adesso gli apparivano un ottimo modo per entrare.

Navigare nel disordine

Il senso profondo di questo viaggio non sta nel raccogliere indizi sempre più probatori, ma nell'imparare a navigare nel disordine. La ballata di Jack Tano non ti invita a cercare un colpevole per rimettere a posto i cocci del mondo, ma a imparare a danzare tra le sue crepe.

I due discutono tramite uno scambio di sguardi che non so come riesco a intercettare, e alla fine se ne vanno entrambi. Mi lasciano in compagnia — se così posso dire — di un'entità collettiva dai molti volti di cui inizialmente ripudio l'idea, ma poi mi appare come la più naturale delle cose. Prima di tutto mi assicura/assicurano che non sto sognando, ma rifiutando di rispondere alla mia domanda se ciò fosse reale.

Riversa/riversano dunque nella mia memoria una quantità di informazioni equivalenti a innumerevoli vite umane, ma in modo disordinato, come un mucchio di fogli sparpagliati senza numero di pagina e senza indice, senza distinzione fra reale e fasullo, tra esperienze dirette e indirette fra passato e futuro.

È come mi immagino sia essere sparati da un cannone! Tieni, mi sento dire, questo è il caos. Puoi farne buon uso, puoi farne cattivo uso, la verità è che ne farai un uso caotico, quale che sia la tua volontà.

Quando si è sparati da un cannone a un certo punto poi vai anche a sbattere contro qualcosa: il suono, un muro, un albero; allo stesso modo l'aver dimenticato quasi tutto mi ha dato una seconda botta.

Poteri illimitati per un istante e perderli subito dopo: anche questo fa parte del caos.

E forse è proprio questo l'invito più onesto che un romanzo noir possa fare a chi legge: non promettere ordine, ma insegnare a stanare un senso dove il senso, apparentemente, non c'è.

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