eBook in crescita, i libri iniziano a scavare

eBook in crescita, i libri iniziano a scavare

Libreria eBook

Il rapporto AIE 2013 sullo stato dell’editoria

Alla recente 65ª fiera del Libro di Francoforte ha suscitato particolare interesse il rapporto 2013 sullo stato dell’editoria a cura dell’ufficio studi AIE (Associazione Italiana Editori) per il rilancio dell’editoria, settore questo alle prese con una crisi che pare ormai senza vie di uscita.
Marco Polillo, presidente AIE, ha così commentato (miei i grassetti):

In due anni il fatturato è diminuito del 14% e ogni giorno abbiamo notizie di librerie che chiudono, la crisi di liquidità si aggrava, si vanno rideterminando gli equilibri competitivi nei canali commerciali del libro, anche l’export cala. Chiediamo una politica per il futuro che passi per una vera promozione del libro e della lettura, un’IVA parificata tra eBook e libri di carta, il riconoscimento della centralità dei contenuti all’interno dell’Agenda Digitale, un aggiornamento serio delle normative sul diritto d’autore. Il settore si aspetta molto da una buona politica: non sussidi, ma un supporto basato su regolamentazione, misure in favore dell’innovazione e promozione culturale.

Come non bastasse, anche il 2013 non promette niente di buono: secondo i dati Nielsen, i primi otto mesi del 2013 registrano un ulteriore peggioramento del 5,4% nei canali rivolti al pubblico (librerie, store online, grande distribuzione organizzata) rispetto allo stesso periodo del 2012, ed è il –13,6% rispetto al 2011.

La crescita del mercato degli eBook

Ma il vero dato interessante fornito dall’AIE riguarda la crescita del mercato degli eBook e delle vendite online di libri cartacei. Gli eBook pare stiano riavvicinando, pur timidamente, gli italiani alla lettura che, nonostante tutto, sta crescendo (poco, eh!), anche se il fenomeno interessa solo il 46% della popolazione (stiamo grosso modo parlando di 26 milioni di italiani).
Basti pensare che un lettore è considerato medio/forte se legge almeno sette libri all’anno (solo sette!), e questi lettori generano tra il 39% e il 43% dei volumi di vendita di libri o eBook italiani. Io mi considero un lettore medio, perché anche se in certi periodi leggo molto, nell’arco di un intero anno non ho la costanza di mantenere il ritmo, ma sette libri all’anno è morire di noia!

In ogni caso, sembra che le uniche timide speranze vengano dagli eBook: nel 2012 la lettura di eBook ha riguardato infatti il 3% della popolazione, cioè 1,6 milioni di italiani, che rispetto agli anni precedenti significa un raddoppio del mercato degli eBook.

La biblioteca di soli eBook

Biblioteca eBookE, se da noi regge giusto la vendita online di eBook (ma anche di libri in carne e ossa), in Texas (terra di petrolieri e steak house) hanno aperto la prima biblioteca completamente digitale: la BiblioTech di San Antonio è la prima biblioteca senza libri ma con un catalogo di oltre 10.000 eBook.

Viene da dire che in Italia siamo indietro di un decennio – e probabilmente è vero – ma se in BiblioTech hanno trovato la formula vincente forse dovremmo seguire le loro orme anche in Italia. Amazon ha sì un catalogo inavvicinabile da nessuna libreria, ma non potrà mai contare sulla presenza di personale qualificato al servizio della clientela, ed è proprio questa una delle chiavi del successo di BiblioTech: fornire ai clienti un’occasione per socializzare.

La ripartenza

Per partire con tutto questo, tuttavia, è indispensabile una politica ragionata per la promozione del libro e della lettura, come dice Polillo, che non deve ignorare le opportunità tecnologiche disponibili, come purtroppo spesso accade.

Scrittura a mano VS tastiera

Scrittura a mano VS tastiera

Secondo una ricerca condotta da neurofisiologi norvegesi e francesi pubblicata su Advances in Haptics, la scrittura a mano attiverebbe molte più aree cerebrali rispetto alla digitazione su tastiera.

In breve, nella scrittura a mano gli occhi e la mano partecipano durante il processo di creazione della lettera, cosa che invece non accade quando si preme semplicemente un tasto. Nel primo caso, dunque, sono attivate molte più aree sensoriali.

Penna, biro, matita e tastiera

Non solo: per la scrittura a mano sono richieste capacità decisamente superiori al semplice pigiare tasti, ed è forse questo che rende la cosa più divertente. Personalmente ritengo di padroneggiare sia una tecnica che l'altra (questo non vuol dire che la mia grafia sia particolarmente gradevole, però è efficace) e non ho subito il minimo trauma nemmeno al passaggio dai tasti fisici a quelli touch.

In base a che cosa scelgo uno o l'altro metodo? Prima di tutto in base alla disponibilità degli strumenti ma, a parità, la scrittura per il web è solo via tastiera, mentre la narrativa nasce solo da inchiostro (o da matita).

Gli strumenti di scrittura a mano

Al momento i miei strumenti di scrittura a mano sono una penna stilografica, una matita/portamine e una biro. Usarli mi dà, ognuno in modo differente, grande soddisfazione (però forse è solo una malattia mentale) ma riconosco che hanno anche qualche pecca fastidiosa che a volte mi sconsola un po'.

  • La penna stilografica è lo strumento creato dal dio della scrittura proprio per noi homo scriptor: è maneggevole, leggera, scorre come pattini sul ghiaccio e, soprattutto, è bellissima: è la lightsaber del jedi che dimora nel cuore di tutti noi. Però, essendo quel dio un buontempone, l'ha resa anche dispettosa: a volte ci si sporca come minatori e, se l'inchiostro si secca, un unico dio da infamare può davvero essere troppo poco.
  • La matita ci riporta al passato, ancor più della stilografica. Il suo è un sapore antico che però resiste al tempo e alle mode, come un vecchio albero di canfora o un totem Sioux. Anche qua il rovescio della medaglia non è da poco: le pagine scritte a matita tendono a macchiarsi con la grafite, inoltre serve tener la punta sempre in ordine e ricordarsi che una caduta a terra può voler dire la scissione della mina a livelli subatomici (con il conseguente rilascio di energia bestemmiatomica).
  • La biro è il meno nobile fra gli strumenti citati, però è affidabile, resistente, non sporca e... in questa versione è anche a quattro colori! Di solito uso una semplicissima bic nera, questa è un lusso che mi sono concesso qualche giorno fa... non ho saputo resistere! Tutto sommato rappresenta un buon compromesso, e test clinici dimostrano che l'inchiostro non finisca mai. Oppure le perdo io prima che possa finire (o me le ciulano)? Anche in questo caso un ripasso dei santi del calendario è d'obbligo.

Conclusioni e effetti collaterali della scrittura a mano

Avrai certo notato che la scrittura a mano può facilmente essere origine di scurrilità, ma ciò non dev'essere freno al nostro naturale istinto di scarabocchiarci le mani. È anzi fonte di gioia ed effimera evasione verso la fanciullezza, in antitesi con l'inedia e la monotonia della scrittura con tastiera (tuttavia, nel caso in cui il gatto vi rovesci sopra la tazza del caffè, anche la tastiera sarà splendida fonte di blasfemie).

Amazon + Jonathan Franzen =

Amazon + Jonathan Franzen = <3

Jonathan Franzen, uno degli scrittori americani più premiati degli ultimi anni, lo scorso 13 settembre ha dichiarato sul Guardian quanto segue:

Amazon vuole lettori legati alle sue recensioni e autori responsabili della loro stessa promozione, ma questo sistema penalizza autori, case editrici e recensori responsabili. Le cose in futuro potrebbero migliorare solo tornando a recensori affidabili e librai-editori che fanno prezzi più alti ma pagano meglio gli scrittori.

Amazon VS Jonathan FranzenSi tratta di parole pesanti, che descrivono uno scenario tendente all’apocalisse editoriale: il monopolio! Mi viene subito da pensare a quanto è accaduto e ancora sta accadendo al mercato discografico, anche se mi rendo conto che un paragone non sarebbe equo, i target di riferimento dei due mercati sono davvero troppo differenti: praticamente verticale quello editoriale, del tutto orizzontale quello discografico. Però una rivoluzione è in atto, ed è sotto gli occhi di tutti, e l’esperienza del recente passato dice solo una cosa: adattarsi oppure soccombere.
Questa, in breve ed estremizzata, l’evoluzione del rapporto mercato/industria nel settore discografico degli ultimi cinquant’anni:

  • 1960: Si acquistano i singoli nei negozi di musica
  • 1970: Si acquistano gli album interi, sempre nei negozi di musica
  • 1990: Si prendono in prestito gli album dagli amici per duplicarli
  • 1998: Si scaricano discografie complete da Internet
  • 2000: I Metallica rompono le balle
  • 2001: Le case discografiche si incazzano
  • 2003: Le case discografiche collassano
  • 2010: Si acquistano legalmente singoli da iTunes Store

Io non me la sento di incolpare Apple anche per la musica di merda che circola oggi, così come non accuserei Amazon di manipolare il mercato editoriale a proprio piacimento.
Non dimentichiamo che per l’editoria si è passati dal medioevo all’Impero Galattico nel giro di un lustro: dall’acquistare libri in libreria stiamo andando verso l’acquistare eBook sugli store online, cui Amazon è il primo per notorietà, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, anche direttamente dall’eReader.
Questo non lo possiamo chiamare semplicemente novità, è una vera rivoluzione! E come tale potrà sembrare (o essere?) incomprensibile e a tratti ingiusta, ma di sicuro non avremo la scusa per farci cogliere impreparati!

Le recensioni di Amazon manipolano i miei acquisti?

Recensioni curate e passaparola non sono stati sostituiti da manipolazioni della piattaforma, almeno per quanto riguarda il segmento nostrano: su Amazon i libri non hanno nemmeno uno straccio di scheda… non che li abbia controllati tutti, ma quando sfoglio i libri in offerta su Amazon devo sempre consultare altre risorse per avere una descrizione decente di quello che sto comprando! Quindi non ho la percezione che qualcuno stia pilotando i miei acquisti e, per inciso, in offerta non ho mai trovato nessun libro che mi interessasse.

Amazon scaricherà il lavoro dell’editore sugli scrittori?

Per quanto riguarda il coinvolgimento degli autori nella promozione dei loro lavori, capisco che sia una pratica sgradevole e spesso richiesta dagli editori più piccoli, ma mi sembra davvero il male minore. Questo in effetti non significa essere responsabile della propria promozione (cioè andare in giro a elemosinare spazi per le presentazioni) ma semplicemente partecipare. Poi, capire come (e dove!) Amazon potrebbe organizzare eventi promozionali per i suoi eBook è un altro paio di maniche (le vie sono tante, il mio dubbio riguarda la loro efficacia).
Comunque un autore dovrebbe limitarsi alla scrittura e, se davvero è interessato a far leggere quanto scrive, alla promozione di se stesso e del proprio lavoro.

Amazon è davvero il demonio incarnato?

Amazon è il male?In Amazon di certo non fanno beneficenza né sono mossi da filantropia, ma non sono peggiori di altri book store on line o di molti grossi editori tradizionali.
Per come la vedo io già adesso questo settore è un terreno minato; Jonathan Franzen probabilmente era solamente alla ricerca di visibilità per promuovere se stesso (non lo dico con accezione negativa) e un po’ l’ha sparata grossa. Come ho già affermato, l’idea che uno scrittore debba limitarsi a fare il suo lavoro, oggi, è inefficace. Se non si è in grado di essere promotori di se stessi, anche attraverso le nuove tecnologie, si ha un asso in meno nella manica.

Perché la parte difficile non è scrivere, ma far leggere.

Sandra Bullock VS Ray Bradbury

Sandra Bullock VS Ray Bradbury

Come già fatto nello scorso post, è il turno della unrecensione di un altro racconto.
Caleidoscopio, di Ray Bradbury, è un racconto breve scritto nel 1949, ed è definitivamente grandioso: in poche pagine sa riunire vette altissime di poesia, descrizioni di scenari angoscianti e riflessioni sul senso della vita.

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Leggere “Il Giornale” non solo è inutile, ma fa anche male

Leggere “Il Giornale” non solo è inutile, ma fa anche male

Leggere Il Giornale fa maleHo recentemente scoperto l’esistenza di una rubrica culturale nelle pagine de Il Giornale.
Per i maliziosi che hanno subito pensato all’ossimoro servito su un piatto d’argento: beh, è proprio così.
Il primo (nonché unico) articolo che ho letto era titolato Leggere non solo è inutile, ma fa anche male; io ingenuamente ho pensato a un titolo ricco di ironia per introdurre un articolo a favore della lettura, un pezzo impegnato per la lotta all’abbandono della lettura, grande problema del nostro Paese. Poi mi sono ricordato che dopotutto si trattava sempre de Il Giornale, quello con la G nera in campo giallo. Questo l’incipit dell’articolo:

La verità, contrariamente a quello che pensa la maggior parte della gente, è che i libri sono pericolosi. Non soltanto spesso sono inutili, ma addirittura possono fare danni, persino peggiori di quelli prodotti dall’ignoranza. Leggere fa male, molto male.

Luigi Mascheroni de Il GiornaleQuest’affermazione è addirittura ripetuta due volte, come ad avvertire il lettore che non è uno scherzo: Luigi Mascheroni, autore dell’articolo (che non si merita una foto più grande di così), ci sta dicendo sul serio questa… cosa!

A questo punto voi potrete dire che mi sono inventato tutto (magari!), anche perché non inserirò certo un link verso quel portale ma, a suffragio di quanto sostengo, ecco una stampa dell’articolo con trafiletti vari e facce spaventose incluse:

L’articolo originale da Il Giornale

Come se non bastasse, per argomentare il tema descritto dal fantasioso titolo, nell’articolo si citano fuori dal contesto queste due affermazioni di Arthur Schopenhauer:

Quando leggiamo, qualcun altro pensa per noi: noi ripetiamo solamente il suo processo mentale… quando si legge ci è sottratta la maggior parte dell’attività di pensare… quindi accade che chi legge molto e per quasi tutto il giorno, piano piano perde la facoltà di pensare. Questo è il caso di molti dotti: hanno letto fino a diventare sciocchi.

Tanto più si legge, tanto meno ciò che si è letto lascia tracce nello spirito: diventa come una lavagna su cui si è scritto troppo e in modo confuso.

Tralasciando la mia personale interpretazione delle due citazioni, che grida ai quattro venti teutonico sarcasmo, ritengo davvero subdolo questo uso… ah no, un momento! Dimenticavo ancora che sto parlando de Il Giornale… allora è tutto a posto, in perfetta armonia con l’usuale linea editoriale.
Lasciate solo che chiuda anch’io con una citazione e, tanto per evitare d’essere originale, disturberò un’ultima volta il caro vecchio Schopenhauer:

Che i vermi roderanno il mio corpo è un pensiero che posso sopportare; ma che i professori di filosofia rodano la mia filosofia, è un’idea che mi fa venire i brividi.

La replica di Luigi Mascheroni

Nota del 23/9/13: ho appena ricevuto questa eMail da Luigi Mascheroni, l’autore dell’articolo in oggetto, che pubblico molto volentieri.
Le sue rassicurazioni sono gradite anche se – devo dirlo – senza queste parole difficilmente avrei pensato che la mia interpretazione fosse sbagliata:

Buongiorno,
leggo solo ora le discussioni nate attorno a un mio vecchio articolo sul Giornale. Temo che ci sia un grossissimo equivoco: il pezzo era la segnalazione della riedizione di uno scritto di Arthur Schopenhauer, “Sulla lettura e sui libri”. Il mio pezzo era assolutamente, e platealmente, provocatorio, e sottolineava come il filosofo mettesse in guardia dai “cattivi libri” (di cui il mondo è pieno, oggi come allora). Il mio intento era del tutto contrario alle vostre interpretazioni (e basta leggere l’articolo per intero per capirlo): e cioè che occorre leggere bene, dove per “bene” – secondo Schopenhauer – si devono intendere i classici. Meglio leggere e rileggere i classici che tanti altri libri inutili… Cosa, credo, condivisibile da chiunque.
Per inciso: lavoro alle pagine culturali dei quotidiani da 15 anni, per lavoro e per piacere leggo 3-4 libri alla settimana, insegno in Università, ho scritto libri… Sarebbe folle se sostenessi che leggere fa male!!! Capisco l’odio politico verso Il Giornale, ma interpretazioni come quello che leggo sul vostro blog mi sembrano davvero eccessive. Spero che possiate segnalare in qualche modo sul blog questa mia (tardiva) nota. Sarà utile a tutti, credo
Grazie per quanto potrete fare.
l.m.

Sui dettagli che tralasciamo

Sui dettagli che tralasciamo

Dettagli: shadow corsettaQualche mattina fa ero in piena fase aerobica (corsetta al parco) e, come sempre quando ho tutto questo ossigeno che mi aera le sinapsi, ho iniziato a smarrirmi in ragionamenti destinati inevitabilmente all’abbandono non appena sopraggiunta l’ennesima nuova deviazione del pensiero.
All’improvviso, però, il pensiero in corso è andato a sbattere, mettendo fine al groviglio alessandrino. Si è scontrato con la visione di alcuni cocci a terra, un flash durato pochi istanti (dovete sapere che a volte raggiungo velocità transoniche) che però mi ha fatto riflettere profondamente.
Che cos’avevo visto realmente? Dei semplici cocci. Verdi e di plastica, o almeno ne avevano l’aspetto.
Ho subito immaginato potessero essere i cocci di una penna, e da qui mi sono nuovamente domandato: che cosa ho visto realmente?
Una penna, ma che tipo di penna? Non aveva l’aspetto aristocratico della stilografica, né la giocosità del pennarello, quindi ipotizzai che si trattasse di una penna a sfera.
Stavo tralasciando qualcos’altro? Di quale colore avrà avuto l’inchiostro quella penna a sfera di plastica verde? Ed era funzionante o era esaurita? Era a scatto o una di quelle col tappino? Macchiava? Si trattava di un articolo pubblicitario?

Quali sono i dettagli che non facciamo mai emergere perché crediamo siano marginali o addirittura banali?
Che cos’è che ci fa decidere che cosa è importante descrivere e che cosa è invece superfluo?
Lo stile di scrittura, il genere dello scritto, un’ambientazione, un personaggio… un misto di questi o nessuno fra loro?
Se, per esempio, presentiamo un personaggio descrivendo a puntino il suo aspetto, abbigliamento e accessori inclusi, si dovrà fare lo stesso anche per tutti gli altri? O solo se è funzionale alla storia? In questo modo però non ci si rende prevedibili? Non si strizza l’occhio al lettore dicendogli ehi, occhio a questa cosa: sarà importante? Gli effetti indesiderati si nascondono dietro l’angolo!
Su che cosa non siamo disposti a lasciare campo d’azione all’immaginazione di chi legge?
Sono alcune domande alle quali non ho una risposta, ma probabilmente rientrano nell’insieme dei quesiti che possono essere risolti con la carta del buon senso.

Voi siete riusciti a sintetizzare una regola o una linea guida per non smarrirvi in questo bicchiere d’acqua?

Il Post censura le mie critiche

Il Post censura le mie critiche

Il Post è un quotidiano on line che seguo da qualche tempo. Mi piace per il suo mix di news politiche/sociali/tecnologiche/estero combinato a una grafica accattivante e un’ottima integrazione con molti degli strumenti che anch’io uso per i fatti miei, e anche alcuni dei suoi blog interni sono interessanti. Non mi piace, invece, per i post della categoria post-it, semplici pagine con titolo + link a notizie pescate in giro per il mondo (in qualsiasi lingua), per il canale twitter che ricicla (a caso?) i post dal 1956 a oggi, e per un piccolo (ma sempre presente) numero di articoli che spiccano per faciloneria.
Qualche giorno fa sono capitato in proprio uno di questi (anzi, era pure in duplice versione: post-it e post normale) e non ce l’ho fatta.

Il Post su Twitter

Secondo l’articolo, l’asserzione Usare gli avverbi è peccato mortale sarebbe una delle dieci regole su come scrivere bene dello scomparso Elmore Leonard, e a suffragio di questo è fornito un link verso l’articolo originale dove chiunque può leggere che Leonard in realtà disse Never use an adverb to modify the verb “said”, ovvero Mai usare un avverbio per modificare il verbo “disse”.
Io, forse esagerando, ho espresso il mio fastidio con un commento che riporto anche qua:

E questo lo chiamate giornalismo? La “regola” dice: «Never use an adverb to modify the verb “said”» ma immagino che non vi siate nemmeno sprecati a leggerlo l’articolo 🙁

La censura de Il PostMorale della favola: la discussione è evoluta ma io, per quell’unico commento negativo, sono stato bannato e non m’è stata data la possibilità di ribattere. Bravi, davvero. Bell’esempio di serietà.

Final Fantasy – Mom in love, daddy in space (Kashmir)

Final Fantasy – Mom in love, daddy in space (Kashmir)

Con questo appuntamento del Riciclone concludiamo la rassegna dei miei anime music video, e lo facciamo in bellezza.
Dopo gli AMV su Jojo, One Piece e X è il turno di Final Fantasy, più esattamente del film d’animazione Final Fantasy: The Spirits Within del 2001.
La data riportata nei miei archivi relativa a questo lavoro è quella del 29 novembre 2002.
Dopo la solita evitabile introduzione, il mio preferito fra gli AMV made in Andrea Cabassi:

Correzione bozze, editing e Cadillac

Correzione bozze, editing e Cadillac

Come forse solo pochi avranno notato, questa qua sopra è una Buick Roadmaster Riviera convertibile. Se avessi scritto questa è una Cadillac (e se nella foto ci fosse stata una Cadillac) allora avrei davvero potuto aprire con come certo tutti avrete notato.

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Cristalli Sognanti, Theodore Sturgeon

Cristalli Sognanti, Theodore Sturgeon

Cristalli Sognanti - Theodore Sturgeon - Horty e JunkyHo deciso di leggere qualcosa di questo autore dal cognome la cui pronuncia è un mistero irrisolto (l’ho sentito chiamare Sturghìon, Stùrgion, Stggg, Μουρουνα ecc.) perché nello stesso periodo tre miei amici stavano leggendo tre suoi diversi romanzi (senza essersi messi d’accordo) parlandone molto bene.
Solitamente, quando questo accade, la mia reazione è bollare l’autore/libro come commercialata immeritevole, e di passare il tempo ignorandolo totalmente (vedi codici vari, vampiretti mosci èn còmpani). Ora, siccome con i tre di poco sopra godo di una certa affinità in gusti di letture, dopo aver molto ironizzato sulla pronuncia del cognome di questo autore (Strònzon, Stùracess, Sturgeoff e altre bestialità di cui farei meglio a vergognarmi) pescai a caso in libreria estraendo dal sacco il suo romanzo Cristalli Sognanti.
Inizialmente pensavo mi sarei trovato per le mani un romanzo fantascientifico, durante la lettura ebbi il dubbio che non fosse così, nel finale non avrei saputo che dire, e ora che l’ho letto posso certamente affermare che forse si trattava di fantascienza. Chiariamoci: si tratta assolutamente di un romanzo di fantascienza… fantascienza intesa nella sua accezione più ampia, come per la maggior parte dei più grandi autori di questo genere (Dick, Orwell, Bradbury, Matheson ecc.).
Non ho trovato astronavi, viaggi nel tempo, civiltà del futuro e nemmeno carburanti ecologici o pillole per dimagrire, ma tante buone idee; il romanzo è del 1950: avere oltre Cristalli Sognanti - Theodore Sturgeon sessant’anni e non sentirli affatto! Se ignorassimo un paio di particolari (l’assenza di telefoni cellulari e di automobili volanti) potrebbe passare per una storia scritta l’altro ieri (ah no, le auto volanti non le hanno ancora inventate!).
Il romanzo è molto bello, anche se la parte finale mi è parsa più frutto di un cambio di rotta avanzato, che della naturale evoluzione di un’idea conduttrice. Comunque non lascia punti in sospeso e non delude certamente.

Nel finale, lo specchietto delle mie sottolineature:

Cristalli Sognanti: citazioni

Pagina 9 | Pos. 134-35

ostentava la consapevolezza della sua condizione sociale come può farlo solo una bambina di sette anni.

Pagina 11 | Pos. 159-61

Un lampo di capelli color caramello, un breve fluttuare di stoffa gialla e un bordo di merletto svolazzante furono sostituiti sotto i suoi occhi da un cancello chiuso, fissato allo steccato di recinzione, e dal suono di passi rapidi e leggeri in direzione della casa.

Pagina 21 | Pos. 313-14

«Un geek è un uomo che mangia ogni genere di cosa disgustosa, e che stacca a morsi la testa di conigli e polli vivi.»

Pagina 26 | Pos. 397

«Non aver paura. Il suo odio non ti farà male.»

Pagina 37 | Pos. 565-66

Ci sono due modi di affrontare l’alcolismo. Si può curare il disturbo che ne è la causa. Oppure, si può sostituire l’alcolismo con un altro sintomo. Pierre Monetre scelse la seconda strada.

Pagina 40 | Pos. 604-6

Quello che aveva sotto gli occhi era impossibile. La legge della probabilità ammette l’esistenza di due alberi perfettamente identici, ma le possibilità effettive che una cosa del genere non si verifichi mai raggiungono una cifra astronomica. In una statistica del genere, la parola chiave era: impossibile.

Pagina 43 | Pos. 654-56

Era come un selvaggio che ascolta un segnale radio e ne cerca la sorgente. Era come un cane che ascolta il suo padrone piangere perché la sua ragazza gli ha scritto per dirgli che non lo ama più. Monetre vedeva il risultato e con strumenti inadeguati, privo della capacità di comprendere la verità, perfino se qualcuno gliel’avesse messa sotto il naso, tentava di determinarne la causa.

Pagina 47 | Pos. 711

il potere consiste nella capacità di infliggere sofferenza.

Pagina 48 | Pos. 731-32

Nella carovana, la vita procedeva tranquilla, e ogni stagione si agganciava alla fine della stagione precedente.

Pagina 54 | Pos. 817-20

Le immagini e gli odori erano tesori preziosi; anche i libri che leggevano insieme erano un tesoro, per Horty: libri fantastici come Il verme Ouroboros, La spada nella roccia e Il vento tra i salici; libri strani, misteriosi e profondamente umani come Verdi dimore e le Cronache Marziane di Bradbury e La guerra delle Salamandre di Capek, e Il viaggio innocente.

Pagina 61 | Pos. 932-35

«Chi può arrivare a comprendere la realizzazione di un sogno?» urlò. Poi, con estrema calma, come se non covasse dentro nessun furore, continuò con voce tranquilla. «è come parlare con un uccello e chiedergli di capire che una torre di mille piedi è un sogno realizzato dell’uomo, e che il disegno di un artista è parte di un sogno. è come spiegare a un bruco la struttura di una sinfonia e il sogno su cui essa è basata.

Pagina 63 | Pos. 956-57

Dimostravo la possibilità di altre forme di vita aliene sulla terra, e descrivevo anche come avrebbero potuto vivere e crescere intorno a noi senza che ce ne rendessimo conto… purché non entrassero in competizione con noi.

Pagina 63 | Pos. 961-64

«Uno dei dissenzienti» continuò Monetre, con spaventosa dolcezza, «replicò con una piatta affermazione secondo la quale nella cintura di asteroidi tra Marte e Giove ci sarebbe un corpo della grandezza di una palla da pallacanestro, completamente fatto di cioccolato. Questo tizio sosteneva che l’affermazione doveva essere considerata vera perché non era possibile dimostrare scientificamente il contrario.

Pagina 64 | Pos. 967-68

l’atteggiamento insensato che ha indotto gli uomini ad accumulare masse di prove per dimostrare che gli aereoplani non potevano volare…

Pagina 65 | Pos. 983-85

La maledizione del genere umano, in tutta la sua storia, è sempre consistita nella convinzione che ciò che si conosce già deve essere giusto, e che ogni ipotesi diversa da ciò che si conosce già deve essere sbagliata.

Pagina 66 | Pos. 999-1001

i pensieri sono informi, come un linguaggio cifrato… impulsi senza forma né sostanza né direzione… finché non li si dirige verso qualcun altro. Allora precipitano, e diventano idee che si possono sistemare su un tavolo ed osservare. Non si può sapere cosa si pensa finché non lo si racconta a qualcun altro.

Pagina 74 | Pos. 1131

Si portava sulle spalle un pesante fardello, e le teneva diritte.

Pagina 82 | Pos. 1248-49

Kay ebbe la folle sensazione che, se i suoi occhi avessero continuato a sporgere ancora un po’, un uomo avrebbe potuto sedersi su uno di essi e far schizzare fuori l’altro.

Pagina 84 | Pos. 1287-89

Se lei non fa quello che le ho appena consigliato, quel vecchio porco le farà…» E con una mezza dozzina di parole semplici, chiare, le disse esattamente che cosa le avrebbe fatto il vecchio porco.

Pagina 102 | Pos. 1553-54

Tutto ciò che era umano poteva essere ricondotto a una spiegazione elementare chiedendo semplicemente: «Che cosa ci si guadagna?».

Pagina 148 | Pos. 2263-64

la musica è una delle più umane tra le cose umane…

Pagina 148 | Pos. 2264

si fidava completamente di me perché io non ho mai lasciato che pensasse per conto suo.»

Pagina 149 | Pos. 2281

L’umanità è un concetto molto vicino agli esseri anormali

Pagina 161 | Pos. 2460

aveva fiducia nel suo rifiuto di credere che qualunque risposta fosse l’unica risposta possibile.

Pagina 162 | Pos. 2478-80

era solita chiedersi quali pensieri si agitavano nella mente del gigante, dietro quella faccia orribile: una mente chiusa in un universo silenzioso e muto, con tutto il mondo che gli si rovesciava dentro attraverso occhi che osservavano tutto

Pagina 165 | Pos. 2525

Horty imparava in fretta, ma pensava lentamente; la memoria eidetica è nemica del pensiero metodico.

Pagina 167 | Pos. 2559

una vita così lunga che la morte non era un fattore rilevante

Pagina 189 | Pos. 2885-89

Implicita in tutto questo c’era la sua umanità. Con essa, emergeva la base della sopravvivenza, un’etica magnifica: il primo imperativo è nei termini della specie, il secondo è la sopravvivenza del gruppo. Il più basso dei tre gradini è la sopravvivenza dell’individuo. Tutto il bene e tutto il male, tutte le morali, tutto il progresso, dipendono dall’ordine di questi imperativi basilari. La sopravvivenza dell’individuo a prezzo del gruppo mette in pericolo la specie. Per un gruppo sopravvivere a prezzo della specie è un evidente suicidio. In questo c’è l’essenza dell’avidità e della generosità, e la sorgente della giustizia per tutti gli esseri umani.

Secondo la mia speciale Classificazione Senza Senso brevettata, Cristalli Sognanti di Theodore Sturgeon si merita la bellezza di 15 cristalli rotanti (è un record!):

15 cristalli rotanti

Consiglialibro: recensori a pagamento

Consiglialibro: recensori a pagamento

Recentemente ho ricevuto davvero un sacco di lamentele (spassosissime, non lo nego) per aver criticato quello o questo editore, quindi vi prometto che stavolta non parlerò male di nessuna casa editrice. Parlerò male di un blog.

consiglialibro.altervista.org | Recensioni a pagamentoCiao,
piacere sono Salvatore, direttore del sito
“www. consiglialibro. altervista. org”
Ho visto che hai scritto un libro e vorrei recensirlo e pubblicizzarlo sul mio sito.
Contattami per info.

Nell’arco di 19 giorni, ho ricevuto questo messaggio per ben 20 volte (che, poi, allora anche io posso presentarmi come direttore del mio sito… anzi no, meglio! Il capitano! E voi chiudete i boccaporti!).
Squadrone Avvoltoi | Recensioni a pagamentoSolitamente non rispondo a questi messaggi (intendiamoci: mi fa piacere quando mi recensiscono, mi fa molto picere; il problema è quando dopo venti messaggi (venti sono tanti, dai!) uno non capisce che lo sto ignorando e che la risposta è sottintesa) ma, sembrandomi costui bisognoso di chiarificazioni, mi sono armato di delicatezza e gli ho dato una risposta che, ingenuamente, credevo chiara e definitiva:

Ciao Salvatore, grazie ma non siamo interessati.

E quando dico ingenuamente, intendo dire che poco dopo il direttorissimo di consiglialibro ecc. mi invia un’offerta commerciale dove specifica che la recensione è a pagamento (è gradita una piccolissima donazione), specifica varie opzioni e chiude con un fantastico OK? VA BENE??
No che non va bene!

consiglialibro.altervista.org | Recensioni a pagamentoPER LA RECENSIONE E PUBBLICIZZAZIONE DEL TUO LIBRO SUL MIO SITO E’ GRADITA UNA PICCOLISSIMA DONAZIONE DI 10 EURO PER AIUTARMI CON LE SPESE DEL SITO, MA IN CAMBIO AVRESTI UN OTTIMA PUBBLICITA’ VISTO CHE IN UN MESE DI VITA IL MIO SITO HA OTTENUTO PIU’ DI 28MILA VISITE E 50MILA PAGINE VISITATE

OPPURE

PER 20 EURO TI ORGANIZZO RECENSIONE + INTERVISTA
E TI ASSICURO CHE VIENE UNA COSA MOLTO CARINA.
LO SO CHE CHIEDO UNA PICCOLA DONAZIONE MA IO OFFRO UNA COSA CHE ALTRI NON POSSONO OFFRIRTI UNA GRANDE VISIBILITA’,VISTO CHE IL MIO SITO HA RAGGIUNTO LE 28MILA VISITE IN POCO PIU’ DI UN MESE. E SE EFFETTUI LA DONAZIONE DI 20 EURO PER RECENSIONE PIU’ INTERVISTA RECENSIRO’ TUTTI I TUOI ALTRI LIBRI COMPLETAMENTE GRATIS!!

OK? VA BENE??

Che poi, chi scrive tutto in maiuscolo usando gli apostrofi al posto degli accenti, ignorando il corretto uso della punteggiatura e riuscendo anche a ficcarci dentro un UN OTTIMA, mi sa tanto di pro-life non-smoker hicksiano. In ogni caso, poco dopo questo messaggio, ne segue un altro. Che voglia porgermi le sue scuse perché ha improvvisamente dedotto il significato del mio non siamo interessati? Risposta: no.

consiglialibro.altervista.org | Recensioni a pagamentoE cmq guarda che possiamo fare tutto per 10 euro anche l’intervista.
Ok??

Ehi! Ho già ottenuto uno sconto del 50%, qui scatta l’affarone! Ah no, ormai avevo detto che non ero interessato, mica cambio idea per il vil danaro:

Grazie, non siamo interessati.
Buona settimana.

Premetto che anche io commento i libri che leggo… ma prima di tutto li leggo, e colgo l’occasione per assicurarvi che non ho preso un centesimo né da Manzoni, né da Hugo, o da Melville e Asimov, né tantomeno da Dio e da tutti gli altri autori dei libri di cui vi ho parlato.

Spendiamo invece due parole su Salvatore D’Angelo, alias Salvatore, direttore del sito “www. consiglialibro. altervista. org”: è possibile, dico io, ridursi a speculare in questa maniera sui poveri autori esordienti in cerca di un po’ di visibilità?
Il tuo sito ha una valanga di accessi? Mi fa piacere, ma puoi dimostrarlo? Poi, sono accessi di qualità o hai una frequenza di rimbalzo del 99,9%? E qual è la durata media delle visite? Voglio dire: se offri un servizio, dimmi almeno di che cosa si tratta. Poi se ho un minimo di decenza rifiuto lo stesso, intendiamoci, ma almeno ti risparmi la figura del pro-life non-smoker!
Comunque sia, indagando un po’ è possibile vedere come il servizio sia di bassissima qualità: il sito si presenta con uno stile anni 90 (no bueno), banner pubblicitari ovunque (no bueno) e sia le recensioni che le interviste hanno un’impaginazione… potrei quasi dire che non hanno nessunissima impaginazione (no bueno).
E faccio notare che il sito (e la relativa pagina facebook) ha già cambiato veste grafica due volte in pochi mesi… le voci corrono?

Consigliamoci un libro | Recensioni a pagamentoLa piazza dei libri | Recensioni a pagamento

A proposito di grafica, ci sono diversi problemi: oltre ai già citati fastidiosissimi banner (anche sei in una sola pagina) a volte le immagini coprono altre immagini o, peggio ancora, il testo; animazioni rendono affannosa la fruizione e pulsantiere varie coprono addirittura porzioni di interviste/recensioni (e se fossi nei panni di chi ha pagato per averle, mi girerebbero non poco).

Intervista a pagamento?

Adesso vorrei che qualcuno spiegasse quali benefici un autore emergente potrebbe trarre dall’apparire in un articolo mal presentato, palesemente di parte (complimenti all’autrice dell’immagine di prima che sì è meritata 5 stellette su 5! O è compreso nel prezzo?), su un sito sconosciuto (chi bazzica nell’ambiente lo sa quali sono i siti dove conviene essere presenti) o, come spero, noto solo nell’elenco dei siti da cui stare alla larga.
Al momento vedo solo due punti negativi:

  • 20 euro sputtanati (ehi, magari riesco a rivendere il mio sconto del 50%!)
  • Reputazione compromessa

Chiunque abbia una risposta è pregato di farcela pervenire, allegando alla busta una banconota da 20 euro.
Ehi, sto scherzando! Guardate che per 10 euro possiamo fare tutto!

Jack su eBook writer

Jack su eBook writer

Come già scrissi qualche tempo fa, nella prima metà dell’anno scorso iniziai a lavorare a un racconto, ma poi non ne parlai più. Nel mese di luglio dello stesso anno ripresi quelle pagine (di cui, in realtà, è sopravvissuto davvero poco) per continuare quanto già iniziato.

(altro…)

Carmilla, di Joseph Sheridan Le Fanu

Carmilla, di Joseph Sheridan Le Fanu

Joseph Sheridan Le FanuQuesta è la mia non-recensione del racconto Carmilla del celebre Joseph Sheridan Le Fanu (1814-1873), che per la cronaca non era l’ultimo arrivato nemmeno lui… sennò mica era il celebre Le Fanu, era Le Fanu e basta. Vi pare?
Ma iniziamo dal principio. Quando, un giorno di tanti anni fa, vidi Dracula di Bram Stoker allegato a un quotidiano, lo acquistai subito senza esitazione… e anche senza il quotidiano.
Prima di intraprendere la lettura, però, feci una breve ricerca per documentarmi un po’ sui romanzi gotici in generale, da Mary Shelley a Polidori a Stoker e a Le Fanu, e mi procurai un’antologia di racconti gotici che, scoprii, mi sarebbe servita come introduzione al capolavoro di Stoker.
Così riposi il Dracula appena comprato e pochi giorni dopo iniziai la lettura di questa raccolta di storie brevi gotiche: Occulta: l’omnibus del soprannaturale, a cura di Montague Summers.
Ora, prima di continuare, vorrei spendere due parole su questo singolare individuo: stava male!
Occulta: l'omnibus del soprannaturale, a cura di Montague SummersAltro retroscena è dato dalla copertina della raccolta: se infatti questi racconti di fine ottocento oggi denotano fin troppe ingenuità, la copertina riporta illustrazioni degne del Manuale del piccolo adoratore di Satana e, come se non bastasse, le sue cinquecentosettantaquattro pagine rendono complicata l’occultazione del volume! Per cui la gente in autobus, al ristorante, al bar ecc. non può che guardarmi di sbieco come fossi un aglieno (essere extraterrestre dal fiato pesante)… ma va bene, in fondo tutti prima o dopo siamo stati scambiati per satanisti profanatori di tombe. È infatti interessante la catalogazione dei racconti:

Parte prima: L’aldilà

  1. Infestazioni malefiche: esempi assortiti
  2. Infestazione e malattia
  3. Misteri del male
  4. Dall’oltretomba
  5. I Non-Morti
  6. I Morti ritornano:
    1. Per vendetta
    2. Per amore
    3. Per mantenere la parola
  7. Un’anima del purgatorio
  8. Il destino indecifrabile

Parte seconda: Satanismo, stregoneria e culti proibiti

  1. Magia nera
  2. Satanismo
  3. Stregoneria
  4. Patti col diavolo
  5. Vampirismo
  6. Licantropia
  7. Possessione
  8. Ossessione
  9. Vudù

Carmilla, di Joseph Sheridan Le FanuCarmilla, l’unico racconto di vampirismo che abbia influenzato Stoker nella stesura del suo Dracula, fa appunto parte del quinto gruppo della seconda parte: Vampirismo, e a mio giudizio è uno dei migliori racconti del libro. Gli amanti del genere non potranno evitare di leggerlo, perché sarebbe come non conoscere le tabelline del tre e del sette per un matematico che sta preparando un viaggio in india: un bel problema… anche perché in India è pieno di tigri (e non mi riferisco al fiume)!
Carmilla è stato pubblicato per la prima volta nel 1872 nella raccolta In a glass darkly e narra la storia di Laura e suo padre, ex militare austriaco ritiratosi in Stiria. Si inizia quando Laura a sei anni ricevette la visita (in sogno?) di una donna misteriosa, e si passa a quando, Laura diciannovenne, lei e suo padre si trovano nelle condizioni di dover ospitare al loro castello Carmilla, incontrata con la madre durante una notte di pioggia per via di un incidente delle due. La madre, in condizioni di dover ripartire subito si vede costretta ad affidare la cagionevoie figlia alle cure dei due castellani. Chi è Carmilla se non la donna che Laura aveva incontrato (ancora, in sogno?)
tredici anni prima? E se anche Carmilia avesse fatto lo stesso sogno, a ruoli invertiti? Beh, mi fermo qui… del resto mica sto facendo una recensione, no?

X (Clamp) – Charlie Big Potato (Skunk Anansie)

X (Clamp) – Charlie Big Potato (Skunk Anansie)

La saga del Riciclone, nel suo terzo appuntamento, ci presenta finalmente un anime music video quasi decente.
Dopo gli AMV su Jojo e One Piece tocca all’anime di X, il film tratto dal celebre manga delle CLAMP.
La colonna sonora è affidata agli Skunk Anansie con Charlie Big Potato. Anche qui, la data (probabilmente falsa, ma così riportata nei miei archivi) è quella del 22 ottobre 2002. A seguire la solita imbarazzante intro, il video:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=2k9bFCTra9Q&w=500&h=409]

Il prossimo appuntamento del Riciclone sarà l’ultimo… e chi esulta è un tubero vietnamita!

Emma, di Laura Pezzoli

Emma, di Laura Pezzoli

Emma, di Laura PezzoliLa superbravissima Laura Pezzoli (qui potete ammirare altri suoi lavori) mi ha fatto una megagradita sorpresa: mettendo a frutto i suoi particolari poteri sovrannaturali ha realizzato un magnifico ritratto di Emma in posa plastica (come spesso accade in questi casi, la scansione non rende giustizia all’originale).
Potete qui di fianco ammirare la tap-model dallo sguardo accigliato, con sciarpa a boa e fetta di pane addentata.
Segue pubblicità spudorata: per commissionare un lavoro a Laura (certo, voi non ce l’avete una modella come la mia…) scrivetele una posta elettrica a questo indirizzo.
Tecnica: acquerelli, e matite acquerellabili, su carta.

La pietra del vecchio pescatore, di Pat O’Shea

La pietra del vecchio pescatore, di Pat O’Shea

Avete mai avuto la sensazione che un libro vi stesse seguendo? Che, scorrendo con lo sguardo gli scaffali della libreria, credeste vi stesse fissando, per poi avvicinarvi con aria indifferente, aprirlo, e sfogliarlo con un ghigno nervoso per controllare che non vi fosse qualcosa di sospetto?
Sicuramente sì, quindi saprete qual è stato il mio rapporto con La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea. Si tratta di un fantasy regalatomi quando ancora ero bambino, forse da un mio cugino per un compleanno, non ricordo con esattezza. Tra l’altro è anche un bel malloppone; nell’immagine della sovracoperta si vede che il dorso è piuttosto spesso… magari il motivo era proprio questo, o invece era quel clima di mutuo-sospetto-unilaterale che non m’ha mai fatto prendere in considerazione la possibilità di intraprendere la lettura di La pietra del vecchio pescatore. Invece nell’ultimo anno o due sono stato a tanto così dall’iniziarlo e, finalmente, ora l’ho letto.

La pietra del vecchio pescatore

Il libro è carino, nulla da eccepire, ricco di trovate sorprendenti e creature fantasiose, il target però è strettamente un pubblico preadolescenziale. Notevole comunque l’utilizzo di un linguaggio spesso forbito, in opposizione a certi dialoghi volutamente infantili o artificialmente resi buffi.

Citazioni de La pietra del vecchio pescatore

Pos. 274-75

Due persone svennero e furono rianimate con del brandy. Poi le riconobbero: erano due persone che svenivano sempre, quando c’era modo di scroccare così dei cicchetti.

Pos. 325-26

quella gradevole leggerezza di spirito che tien dietro a una bella risata.

Pos. 426-27

La zia Bina aveva ricoperto le braci di cenere, a covare lì sotto tutta la notte. In certe case c’erano fuochi che non si spegnevano mai da duecent’anni e più.

Pos. 744-45

«Vorrei esser la Regina d’Inghilterra, io, per me», disse Boodie. «E prendere il tè in un salone della reggia, talmente pulito che ti vien voglia di sputare per terra»

Pos. 1650

«Abbiamo un magnifico cocchio, senza cavalli, che si chiama Harley Davidson:

Pos. 1710-11

Borbottò una triplice leggera maledizione, che inviò in tre direzioni, senza prendere di mira alcuno in particolare; ma ciò fece sì che tre cose spiacevoli accadessero a tre poveri innocenti, in diverse località del paese.

Pos. 1773-74

«Ti pare giusto purgare una solo perché sta un po’ zitta?»

Pos. 1884

un vecchio pio che un tempo audace fu!»

Pos. 1889

«La verità e le belle maniere non sono quasi mai la stessa cosa»

Pos. 2014-15

C’era un aeroplano, lassù: si lasciava dietro una scia di vapore, come una sorta di lumaca celeste.

Pos. 2136-37

«Ce n’è sempre un bel po’, di magia, ma noi non ce ne rendiamo conto. Perlopiù, la chiamiamo ‘natura’. Dico, non ci troviamo nulla di stupefacente nel fatto che la mela che cogliamo in autunno era, a primavera, un fiore. è magia naturale e non ce n’accorgiamo.»

Pos. 2425-26

«è difficile per voi capire questo, lo sappiamo. Ciò che è articolo di fede in un’epoca è oggetto di disprezzo in un’altra.

Pos. 2510-11

«Grazie per avermi fatta salva la vita, Grande Regina», bisbigliò il cane, grato – da bravo suddito di qualsiasi tiranno – per il dono di ciò che era suo.

Pos. 2661-62

anche se un bosco è immenso – pensò Pidge – tu puoi vederne solo una piccola parte, quando ci stai dentro, quindi non importa che sia grande o piccolo.

Pos. 2794-95

Breda chiuse il libro. «Troppa Pace, poca Guerra», si lagnò, con aria di critico schizzinoso, e gettò il volume fuori della finestra.

Pos. 2804

Un’ombra ha bisogno della luce, per vivere.

Pos. 2869-71

Brigit tolse il pollice di bocca e li guardò, seria seria in viso. Fra le tante risposte che le vennero in mente, tutte quante menzognere, ne scelse una a caso. E disse: «Non parlo mai con gli estranei».

Pos. 2895-98

«Non fateci caso, a ‘sto vecchio tanghero», disse Finn. «Chi sei tu per darmi del tanghero? Vecchio, per giunta.» «Hai settantasett’anni, pa’.» «E con questo?» «Non sei giovane.» «Sono nella tarda mezz’età»

Pos. 2916-18

«è vero», insisté il vecchio. «Le pianti all’incontrarlo. Capovolte.» «Come può essere? Crescono, no?» «Ma una metà sbucano fuori dall’altra parte del mondo! è bella robusta, la gente in Australia. Sfido! Si mangiano le nostre patate e cipolle!»

Pos. 3083

i bracchi li braccavano.

Pos. 3331

Ha quasi tanta fame quanto il fuoco, ch’è la cosa ch’è più affamata su ‘sta terra».

Pos. 3353-54

Solo il mare può esser tanto veloce e andare in tre direzioni contemporaneamente.

Pos. 3533-34

pinze roventi, ruota, ganci, strappaunghie, graticola, e altri attrezzi consueti a una palestra vecchio stile.

Pos. 3536-37

Sto scherzando, naturalmente», concluse, in tono tutt’altro che scherzoso.

Pos. 4102

I ragnetti presero a estrarre, alacremente, serici filamenti dei loro deretani.

Pos. 4407-10

A parte il canto degli uccelli e il sommesso frusciare del frumento e l’occasionale fuga di animali spaventati, c’era il frinire di un esercito di grilli che suonavano tutti lo stesso motivo ma su note diverse. I più vicini erano i più sonori e quelli lontani gli tenevano bordone; ed erano tutti come un gran festival di solisti ammassati, ciascuno a gara con gli altri simultaneamente, e ognuno si rifiutava ostinato di ascoltare chiunque altro.

Pos. 4489

«Nei periodi più brutti», seguitò la volpe, «a me sembra di essere una fame a quattro zampe.»

Pos. 4922-23

la sorte è una cosa separata dagli dèi e nessuno ce l’ha in mano;

Pos. 5115

Ti dico addio, adesso. E possano la salute e il coraggio sempre assisterti.»

Pos. 5175-76

«Ma son quasi sicuro che nessuno ti molesterà», disse Pidge, con foga. «è una parola troppo piccola, ‘quasi’, per essere messa fra la vita e la morte, Pidge.

Pos. 5309-12

«Chieggo venia», disse l’Oco, con ampollosa alterigia, «ma dal tuo becco non escon che egregie scioccaggini e, foss’in te, desisterei dal dargli fiato.» «Ah! lo sentite come parla fino?» lo dileggiò l’anatrella. «Ti torceranno il collo pure a te, a Natale, come agli altri, nonostante i tuoi sproloqui. Lo sai, Charlie, nevvero?»

Pos. 5317-18

«Ho sentito che sei molto valoroso», disse Pidge all’Ocone, per stornare la lite. «Infatti ho molto fegato»

Pos. 5612-13

una gamba che sembrava dover poco alla natura e tutto all’architettura.

Pos. 5679-80

una mezza dozzina di preti barattare rosari con tortine alla crema e mangiarsele, nascosti

Pos. 6418-19

Pidge comprese il concetto che aveva Curu della vita: finché si è sani e liberi, e le gambe ti portano, c’è sempre speranza.

Pos. 6638-40

Pidge si chiese, di sfuggita, come avesse fatto la Morrigan a creare quel labirinto. Non poteva immaginare che lui e Brigit si erano trovati all’interno della sua impronta digitale, che quelle strane bolle, simili a vesciche, erano gocce di sudore e che il luccichio sulle rocce era prodotto da un untume cutaneo puzzolente e viscido.

Pos. 6734-35

«Credevo che il lago, qui, fosse veramente senza fondo», disse, Pidge, guardando l’acqua verde. «Macché giusto», disse il ranocchio, sdegnoso. «Se fosse senza fondo veramente, uscirebbe fuori dall’altra parte del mondo.»

0111 Edizioni a pagamento?

0111 Edizioni a pagamento?

0111 Edizioni

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Linkedin: competenze ed esperienze

Linkedin: competenze ed esperienze

Linkedin - Competenze ed esperienze

Sarò ironico, ma premetto che si tratta di una richiesta.
Parto però dall’inizio, parlando di personal branding e del mio profilo Linkedin: è relativamente recente l’introduzione nei profili Linkedin della sezione Competenze ed esperienze, dove ognuno può specificare le proprie competenze (ed esperienze) che poi gli altri, eventualmente, confermeranno secondo il proprio punto di vista.

Questo presenta almeno tre vantaggi immediati rispetto alle classiche raccomandazioni, grande classico di Linkedin:

  1. Per confermare una competenza è sufficiente un click
  2. Le proprie competenze sono scelte dall’utente stesso
  3. Appare la fotina di chi ha lasciato il feedback, conferendo alla funzione un aspetto più sociale

Io, nel mio piccolo, ho approfittato subito di quest’opportunità e ho aggiornato il mio profilo inserendo qualche skill. La richiesta cui mi riferivo in apertura riguarda proprio questo: se ti piace il mio lavoro su questo blog ma sei troppo povero per acquistare uno dei miei ebook, lasciami almeno il tuo feedback (è gratis!): basta un click per ogni skill su un elenco precompilato, e poi potrai vedere la tua fotina accanto a quelle di chi t’ha preceduto! Come farsi scappare un’occasione simile?

Visualizza il profilo di Andrea Cabassi su LinkedIn

Segui questo link, visualizza il mio profilo completo e, se mi vuoi un po’ di bene, dammi un feedback… almeno su Blogging!

NB: L’assegnazione di un feedback non esclude la possibilità di acquistare un ebook.
Non è assolutamente meraviglioso?!

Where did you sleep last night nel Market

Where did you sleep last night nel Market

Il racconto Where did you sleep last night è entrato a far parte del catalogo on line dei miei racconti brevi. Questa una breve presentazione:

Where did you sleep last night

Where did you sleep last night segue la trama narrata dall’omonima canzone, resa famosa negli anni da molti musicisti, ultimi i Nirvana. La storia ha origine da una vecchia ballata popolare americana, rivisitata in un racconto musicale sviluppando un testo onirico e tragico.
Il protagonista sta correndo nella foresta, forse in fuga, fra i pini e una storia finita male. Là dove il sole non splende mai, tantomeno nei ricordi, uno spirito benigno sembra proteggere la sua donna sciagurata, soprattutto da se stessa.

L’ebook di Where did you sleep last night è disponibile sia in versione epub che mobi.

One Piece – La Bamba (Los Lobos)

One Piece – La Bamba (Los Lobos)

Continua la saga del Riciclone con il secondo anime music video recuperato dalle spire dei cuscini del mio divano. Dopo l’AMV su Le bizzarre avventure di Jojo, tocca alla serie One Piece e a La Bamba dei Los Lobos! La data riportata nei miei archivi è quella del 21 ottobre 2002, ma sono convinto che di questi numeri non ci sia da fidarsi. Ecco il video:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=FU-sstAabc0&w=500&h=409]

Come promesso, questo AMV è molto più brutto del precedente… già dalla sigla introduttiva si parte parecchio male, e continuando non è che si migliori poi tanto. Però è simpatico, dai… e almeno dura poco!
Per il prossimo appuntamento, invece, vi prometto addirittura un miglioramento (però non ditelo in giro)!

I promessi sposi di Alessandro Manzoni

I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Chi di noi non ha letto i riassuntini a fine capitolo o il bigino di questo libro? E, forse, qualcuno ha addirittura letto il libro intero!

Anzi sì: ricordo che un giorno, alle elementari, ci fu assegnato il compito di leggere un libro scegliendolo da uno scatolone enorme, e un mio compagno scelse proprio I promessi sposi di Manzoni… e lo lesse! Eravamo piccoli e non capivamo quello che facevamo. Personalmente, la mia prima lettura integrale del libro è piuttosto fresca: è stato il libro con cui volli inaugurare il mio eReader, quindi parliamo degli scorsi mesi di settembre e ottobre.

I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Che dire? Il libro mi è piaciuto davvero molto, così da meritarsi nella mia speciale graduatoria insensata ben dieci di quei rami del Lago di Como, senza esitazione alcuna. Anzi, che dico? Dieci Laghi di Como interi!

Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como

Leggendolo di prima mano mi sono finalmente reso conto che quello che pensavo fossero solo baggianate rifilateci da professori allo scopo di impressionare le nostre menti ignoranti, effettivamente erano grandissime stronzate:

I promessi sposi: la divina provvidenza

Rispetto alla totalità della storia, il ruolo della divina provvidenza è minimo! Se ne vedono gli effetti soltanto verso la fine, dopo che i personaggi hanno affrontato mille problemi, superato mille avversità e scampato mille pericoli, solo con le loro forze: in queste pagine sono le azioni dei personaggi a guidare il loro destino. Bocciata quindi la divina provvidenza, e promossa la concretezza fisica delle relazioni causa/effetto.

I promessi sposi: il vero protagonista è il seicento

Le balle! Il protagonista è Renzo! E chi discute questo è un somaro (anzi, un somaro mannaro)! È delle sue vicende che il Manzoni ci narra per la maggior parte del tempo. È lui che si deve sfangare le situazioni più intricate, nel viaggio intrapreso alla ricerca di una soluzione ai suoi problemi. Non è certo né uno spettatore né una comparsa! Certo, fa molto figo dire con voce nasale Il vero protagonista dell’opera manzoniana è il seicento, ma è opinione di chi scrive che il vero protagonista sia un personaggio concreto chiamato Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo.

Rivisitazione de I promessi sposi

Per rendere onore alla verità che finalmente è venuta a galla, ho intenzione di eseguire un finto remake del libro, e a questo scopo chiamo in aiuto personaggi di elevata caratura del cinema internazionale. Dopo un casting serratissimo durato minuti e minuti, ecco i dieci nomi selezionati per far rivivere per sempre il capolavoro manzoniano (da leggere con voce nasale).

I promessi sposi – the movie

I promessi sposi - Don Abbondio
Io ho scoperto che tu non sei né figlio d’emigrante, né figlio di preta pura, tu sei proprio figlio di puttena!
Oronzo Canà nel ruolo di Don Abbondio
I promessi sposi - Renzo Tramaglino
Come fai ad andare avanti quando nel tuo cuore cominci a capire che non si torna indetro? Ci sono cose che il tempo non può accommodare, ferite talmente profonde che lasciano un segno.
Frodo Baggins nel ruolo di Lorenzo Tramaglino
I promessi sposi - Lucia Mondella
Parlo con lo spettabile centralino della illustre società ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica?
La signora Pina Fantozzi nel ruolo di Lucia Mondella
I promessi sposi - Azzeccagarbugli
No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio.
Il Conte Raffaello Mascetti nel ruolo dell’avvocato Azzeccagarbugli
I promessi sposi - Fra' Cristoforo
Prima lava tutte le macchine. Poi le lucidi, con la cera. Devi dare la cera con la mano destra e la devi togliere con la sinistra. Dai la cera, togli la cera. Il respiro lo prendi con il naso e lo emetti dalla bocca. Dai la cera, togli la cera. Non dimenticare il respiro, è molto importante.
Il Maestro Kesuke Miyagi nel ruolo di Fra’ Cristoforo
I promessi sposi - Don Rodrigo
Sai, provo un certo disappunto. E, se c’è un’emozione che per quanto mi sforzi non riesco a sopportare, è il disappunto.
Jean-Baptiste Emanuel Zorg nel ruolo di Don Rodrigo
I promessi sposi - Griso
Lo senti quello, signor Anderson? Quello è il suono dell’inevitabilità. È il suono della tua morte.
L’Agente Smith nel ruolo del Griso
I promessi sposi - Monaca di Monza
Give yourself over to absolute pleasure. Swim the warm waters of sins of the flesh – erotic nightmares beyond any measure, and sensual daydreams to treasure forever. Can’t you just see it? Don’t dream it, be it.
Frank-N-Further nel ruolo della Monaca di Monza
I promessi sposi - Innominato
Ezechiele 25,17: «il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.»
Jules Winnfield nel ruolo dell’Innominato
I promessi sposi - Cardinale Federigo Borromeo
È vano resistere.
Darth Vader nel ruolo del Cardinale Federigo Borromeo

Esattamente com’è vano rimarcare il fatto che il progetto non vedrà mai la luce, tuttavia siete tutti invitati alla prima!

Citazioni da I promessi sposi:

Segue, in chiusura, l’usuale spazio dedicato alle mie sottollineature:

Pos. 364
Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo
Pos. 1351-55
– Perché? – domandarono a un tratto i due giovani. – Perché… perché, quando lo volete sapere, i religiosi dicono che veramente è cosa che non istà bene. – Come può essere che non istia bene, e che sia ben fatta, quand’è fatta? – disse Renzo. – Che volete ch’io vi dica? – rispose Agnese. – La legge l’hanno fatta loro, come gli è piaciuto; e noi poverelli non possiamo capir tutto.
Pos. 1516-17
– Ho capito, – disse Menico: – quello che ci accarezza sempre, noi altri ragazzi, e ci dà, ogni tanto, qualche santino.
Pos. 2859-60
Prendete per questa viottola a mancina: è una scorciatoia: in pochi minuti arriverete a una cantonata d’una fabbrica lunga e bassa: è il lazzeretto; costeggiate il fossato che lo circonda, e riuscirete a porta orientale.
Pos. 3098-3101
Veramente, la distruzion de’ frulloni e delle madie, la devastazion de’ forni, e lo scompiglio de’ fornai, non sono i mezzi più spicci per far vivere il pane; ma questa è una di quelle sottigliezze metafisiche, che una moltitudine non ci arriva. Però, senza essere un gran metafisico, un uomo ci arriva talvolta alla prima, finch’è nuovo nella questione; e solo a forza di parlarne, e di sentirne parlare, diventerà inabile anche a intenderle.
Pos. 5683
I colpi cascano sempre all’ingiù;
Pos. 6105-6
volete aver molti in aiuto? cercate di non averne bisogno.
Pos. 6578-79
Ma cos’è mai la storia, diceva spesso don Ferrante, senza la politica? Una guida che cammina, cammina, con nessuno dietro che impari la strada, e per conseguenza butta via i suoi passi; come la politica senza la storia è uno che cammina senza guida.
Pos. 6756-57
Ma noi uomini siam in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; sopportiamo, non rassegnati ma stupidi, il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile.
Pos. 6809-10
anche nelle maggiori strettezze, i danari del pubblico si trovan sempre, per impiegarli a sproposito.
Pos. 7614-15
Le nuove di tali scoperte volavan di bocca in bocca; e, come accade più che mai, quando gli animi son preoccupati, il sentire faceva l’effetto del vedere.
Pos. 7842
la fábrica del veneno.
Pos. 7954-55
Forse voi vorreste un Bortolo più ideale: non so che dire: fabbricatevelo. Quello era così.
Pos. 9135-36
non si può spiegare quanto sia grande l’autorità d’un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi.
Matilde danza sulla Torre Civica (Cavalese)

Matilde danza sulla Torre Civica (Cavalese)

Nuovo appuntamento, il sesto, con il giro dell’ottanta mondi in una foto, o giro del mondo in ottanta foto, di Matilde danza sulla riva.
Ci troviamo in provincia di Trento, a Cavalese: nella parte alta della cittadina spunta la Torre Civica. Costruita nel medioevo per volere dei vescovi trentini, è oggi il simbolo dell’autonomia amministrativa cittadina.

Torre Civica - Cavalese (TN)

Vuoi farmi avere la tua foto con Matilde in luoghi famosi? Contattami!

Deuteronomio, la Sacra Bibbia

Deuteronomio, la Sacra Bibbia

La Sacra Bibbia, DeuteronomioIl Deuteronomio è il quinto libro dell’Antico Testamento, e chiude il Pentateuco. È composto da trentaquattro capitoli e, come il libro dei Numeri, narra la storia degli ebrei durante il loro soggiorno nel deserto del Sinai; è particolarmente interessante per l’introduzione di una serie di leggi di varia natura: sociale e religiose (anche qui abbiamo a che fare con racconti scritti fino a 600 anni dopo i fatti narrati).

Se è vero che nel post sul libro dei Numeri (dove mostro la versione della Bibbia da me utilizzata) sono sembrato un po’ serioso, qui girerò la manopola dello humour. Comunque, se credi che la cosa possa infastidirti clicca qui senza pensarci due volte, tuttavia io prometto toni più leggeri e una strizzata d’occhio al lato più divertente di tutta la faccenda. Lapidazioni escluse.

(altro…)

Moby Dick for dummies

Moby Dick for dummies

o anche

Quello che è meglio sapere prima di leggere Moby Dick

Ho deciso di leggere questo romanzo di Herman Melville quasi per caso: in Indietro nel tempo di Jack Finney il protagonista si trova catapultato nella New York del 1882, e riflette sul fatto che, probabilmente, se andasse a bussare alla porta di Herman Melville lo troverebbe mentre sta lavorando a Moby Dick.

In effetti acquistai il romanzo sulla balena bianca diverso tempo fa e questo gancio semi casuale m’ha ricordato che i libri non sono fatti solo per essere esibiti sugli scaffali.
Iniziai dunque la lettura del romanzo, trovandomi però subito in difficoltà a causa di certi concetti che, per chi non è pratico della caccia alla balena, possono risultare oscuri. Cercherò ora di dar valore alla mia esperienza introducendo alcune nozioni e alcuni tecnicismi tipici di questo mondo.

La balena

Nel romanzo viene trattato in modo analitico il quesito La balena è un mammifero o un pesce? (e, se volete, potrete ritrovare questo pezzo fra le citazioni che vi riporto) e la risposta che il protagonista Ismaele – che poi è anche la voce narrante… all’inizio! – si dà, è che la balena è senza ombra di dubbio un pesce. Sappiamo tutti invece che la balena è un mammifero, pochi invece conoscono i diversi tipi di balena. Vediamo nel dettaglio le balene che appaiono in Moby Dick:

Capodoglio

CapodoglioMoby Dick è un capodoglio albino, ed è descritto come un esemplare particolarmente massiccio, cattivo e con un mucchio di fiocine infilzate qui e là.

Balena franca

Balena FrancaLe balene franche sono considerate dai balenieri prede di bassa qualità, questo aspetto è sottolineato più volte nel corso della narrazione.

Il gergo marinaresco

Lontano dal voler essere in qualche modo esauriente, presento una piccola raccolta di termini marinareschi con relativo significato. Li ho raccolti nell’ottica di fornire un supporto alla lettura di Moby Dick: ecco perché il loro numero è così ridotto, e perché non ho tenuto in considerazione evoluzioni moderne di alcuni di essi.

Abbrivo: Velocità residua di una nave dopo l’arresto del sistema di propulsione. Entro un certo limite può essere sufficiente perché il timone produca effetto.
Alberetto: Nome specifico del fuso superiore di ogni albero. È distinto dalle vele che vi corrispondono: alberetto di velaccino, alberetto di velaccio, alberetto di belvedere.
Albero di maestra: L’albero più alto di tutti, al centro della nave.
Albero di mezzana: L’albero a poppa dell’albero di maestra.
Albero di trinchetto: Il primo albero verticale a cominciare dalla prora.
Alzana: È un grosso cavo piano (cima o gomena), di vario diametro, che viene impiegato per alare una nave lungo un fiume o un canale, per tonneggio o per rimorchio.
Babordo: Termine usato per indicare il lato sinistro della nave e distinguere la posizione di qualunque cosa a bordo. Corrisponde alla sinistra di chi è rivolto verso prora.
Barile: Nome che nella Marina Mercantile si dà alle basse gabbie. È anche una misura di volume anglosassone barrel corrispondente a 1,6365 ettolitri.
Barra: Leva o manovella che, fissata alla parte superiore del timone, serve a farlo girare.
Boma: Asta di legno che serve a fissare il gratile inferiore alla randa.
Bompresso: Albero molto inclinato, o quasi orizzontale, che sporge dalla prua dei velieri e che è destinato a sostenere il lato inferiore delle vele triangolari.
Chiesuola: Custodia di protezione della bussola, in legno o in metallo non magnetico.
Controvelaccio: Nome specifico della vela spiegata al di sopra del velaccio e quindi della più alta di quelle dell’albero di maestra.
Crocetta: Telaio formato da barre di legno (dette costiere e traverse) destinato a dare rigidità all’alberetto.
Dritta: Solo ed unico termine per indicare il lato destro della nave e distinguere la posizione di qualunque cosa a bordo. Corrisponde alla dritta di chi è rivolto verso prora. Si dice anche tribordo.
Gabbia: Nome specifico di una vela dell’albero di maestra.
Gomena: È un cavo torticcio generalmente di canapa, avente un diametro compreso fra 160 e 200 millimetri. Serve per ormeggio poppiero e, talvolta, per rimorchio.
Gratile: Fune disposta a rinforzo di ogni lato di una vela.
Lancia: Leggera imbarcazione a remi usata per i servizi di bordo.
Miglio marino: Unità di misura delle distanze in mare. Esso corrisponde al primo di arco del meridiano terrestre. È lungo 1851,85 metri.
Orzare: Avvicinare la prua della nave alla direzione del vento. Si dice anche andare all’orza o venire all’orza.
Pagliolo: Piano di calpestio che può essere posto in diverse zone di un grande scafo o in prossimità del fondo di uno minore. Distinto da un ponte per la sua esiguità strutturale e perché non si distende con continuità da una parte all’altra dello scafo stesso.
Paratia: Ognuno dei tramezzi verticali che dividono lo spazio interno di uno scafo o delle sue sovrastrutture.
Parrocchetto: Vela di un bastimento a vele quadre sostenuta dall’albero di parrocchetto e inferita al pennone di parrocchetto.
Picco: Asta connessa alla sua estremità anteriore ad un albero e destinata a sostenere superiormente una randa aurica.
Polena: Ornamento sulle prore, spesso di forma umana, molto in uso nel passato sia sui bastimenti da guerra che mercantili. Oggi è totalmente scomparso.
Ponte: Ogni struttura continua orizzontale che si estenda da una parte all’altra dello scafo; quello superiore a ogni altro è detto di coperta o semplicemente coperta.
Poppa: La parte posteriore di una nave o di un’imbarcazione.
Pozzetto: È lo spazio scoperto, chiuso da paratie e paglioli stagni, in cui sono raccolte le principali manovre e la timoneria.
Prora o prua: Parte anteriore di una nave o di un’imbarcazione. Normalmente affilata per fendere le onde. La parola prua si usa anche nel senso di direzione.
Randa: Vela trapezoidale inferiormente inferita, cioè fissata, sul boma, anteriormente all’albero e superiormente sostenuta da picco.
Rollio: Il movimento di oscillazione di una nave per effetto delle onde del mare nel senso trasversale, sollevando alternativamente i due fianchi.
Sartia: Fune che fissa allo scafo, o ad altra robusta struttura, lateralmente e alquanto verso poppa, i tronchi maggiori e gli alberi di gabbia.
Sassola: Grosso cucchiaio per levare l’acqua dal fondo delle imbarcazioni.
Serrare: Raccogliere e legare strettamente le vele alle parti delle attrezzature che le sostengono.
Sopravvento: Tutto ciò che si trova dalla parte da cui spira il vento, rispetto a un osservatore che si trovi sulla nave o fuori di essa.
Sottovento: Tutto ciò che si trova dalla parte verso la quale spira il vento, rispetto a un osservatore che si trovi sulla nave o fuori di essa.
Straglio o strallo: Fune (attualmente in cavo di acciaio) che sostiene gli alberi verso prua.
Straorzare: Avvicinare la prua alla direzione del vento in modo eccessivo e involontario, in genere per effetto di una velatura incompatibile con l’intensità del vento stesso.
Terzarolare: Ridurre la superficie velica esposta al vento.
Trinchetto: Vela di un bastimento a vele quadre sostenuta dal tronco maggiore di trinchetto e inferita al pennone di trinchetto.
Uccellina: Nome specifico della vela di straglio di controvelaccio.
Velaccio: Nome specifico di una delle vele superiori dell’albero di maestra.
Verricello: Piccolo argano orizzontale adibito al maneggio degli alberi di carico.

Il Grande Leviatano

LeviatanoIl leviatano è un terribile mostro marino immaginario di origine biblica con il quale i personaggi del romanzo di Melville identificano Moby Dick.
Tale identificazione è talmente forte che questi spesso usano addirittura il nome Leviatano (anche nella forma Il Grande Leviatano) come alternativa al vero nome della balena bianca.

Giona

GionaDurante il romanzo vengono spesso citati Giona e la sua storia. Giona è un personaggio biblico il cui mito narra che, dopo essersi rifiutato di eseguire il volere divino, si imbarca per fuggire dai suoi doveri, provocando così l’ira di Dio. Questo causa una tremenda tempesta che mette a rischio la vita di tutto l’equipaggio della nave; Giona allora decide di confessare la ragione della sua fuga ai compagni i quali, vedendo in lui la causa della maledizione, lo buttano in mare per ottenere il perdono divino.
In mare un grande pesce lo inghiotte, e Giona trascorre tre giorni e tre notti pregando Dio nel ventre del pesce, dopo di ché viene sputato dal pesce su una spiaggia. Capisce così che Dio l’ha perdonato, e si decide nell’eseguire il suo compito. Si reca così presso la città di Ninive per annunciarne la distruzione, ma il popolo di Ninive, inaspettatamente, si pente e Dio decide di risparmiarli; Giona però non è d’accordo, lui voleva che i niniviti fossero puniti. Per protesta Giona si siede davanti alla città e chiede a Dio di farlo morire. Prima Dio lo protegge dal sole con una pianta magica, poi con un verme magico fa morire la pianta magica e Giona subisce il flagello del sole e del vento chiedendo di nuovo a Dio di farlo morire. Questi lo sfotte e fa finire la storia.

La caccia alla balena

In genere la caccia procedeva con baleniere relativamente grandi che potevano rimanere in mare anche per periodi di diversi anni. Avvistata la preda, i cacciatori procedevano a bordo di lance, scialuppe o altre navi più piccole, che si avvicinavano al cetaceo per colpirlo con arpioni. Una volta ucciso il cetaceo, questo veniva riportato alla baleniera per essere lavorato.

Lo spermaceti

SpermacetiDirettamente da definizioni di enciclopedie varie, lo spermaceti è una sostanza oleo-cerosa che si trova in una concavità esterna (organo del bianco o organo dello spermaceti) del cranio dei cetacei fiseteridi (tra i quali il capodoglio) e di alcuni zifidi, detta anche olio di spermaceti, bianco di balena e cetina.
Ha probabilmente funzione idrostatica durante le immersioni in profondità, ed è costituita da cere (esteri di alcoli superiori, soprattutto alcol cetilico, con acidi grassi) miste con il 26-34% di trigliceridi.
Era molto ricercato fino al XIX secolo, a causa della sua bassa emissione di fumo, per la fabbricazione di candele e come combustibile per le lampade ad olio, ma anche per la preparazione di unguenti, saponi, pomate e cosmetici.

Citazioni da Moby Dick

Ecco, come di consueto, le mie sottolineature. Il racconto è corposo e molto bello, per cui spesso mi sono trovato a segnare porzioni anche piuttosto lunghe di testo. Buona lettura!

Pagina 3 | Pos. 44

appartieni a quella genìa terrea e disperata che nessun vino al mondo potrà mai scaldare

Pagina 12 | Pos. 174-75

«Se vi capitasse di scrivere una storia per pesciolini, li fareste parlare come grosse balene.»

Pagina 14 | Pos. 204-6

l’oceano in alto serve
spruzzato da una balena
a esprimere gioia ribelle.»

Pagina 22 | Pos. 334-36

«Una volta vidi due di questi mostri (le balene), probabilmente maschio e femmina, che nuotavano lenti l’uno dietro l’altro, a meno di un tiro di pietra dalla riva (Terra del Fuego) su cui il faggio stendeva i suoi rami.»
Darwin, Viaggio d’un naturalista

Pagina 24 | Pos. 361

Chiamatemi Ismaele.

Pagina 26 | Pos. 384-86

Prendete il più distratto degli uomini quand’è sprofondato nei suoi sogni: mettetelo in piedi, mettete i piedi in movimento, ed egli vi porterà infallibilmente all’acqua

Pagina 26 | Pos. 399-400

Perché gli antichi Persiani consideravano sacro il mare? E perché i Greci gli assegnarono un dio a parte, e fratello dello stesso Giove?

Pagina 27 | Pos. 404-5

a imbarcarsi da passeggero bisogna avere per forza un portafogli, e un portafogli non è che uno straccio se non c’è qualcosa dentro.

Pagina 27 | Pos. 410-13

arrostire polli non mi ha mai attirato; per quanto, una volta che il pollo sia arrostito, giudiziosamente imburrato e magistralmente salato e pepato, non c’è nessuno che possa parlare di un pollo arrosto con più rispetto, per non dire riverenza, di me. è proprio per causa della passione idolatra degli Egiziani antichi per l’ibis al forno e l’ippopotamo arrosto, che noi oggi vediamo le mummie di queste creature nei loro forni mostruosi, le piramidi.

Pagina 28 | Pos. 422-23

Chi non è uno schiavo? Ditemelo.

Pagina 28 | Pos. 428-31

L’atto di pagare è forse il castigo più seccante che i due ladri del frutteto ci abbiano lasciato in eredità. Ma essere pagati, che c’è di eguale al mondo? La premura affabile con cui un uomo riceve del denaro è davvero sorprendente se si pensa che noi crediamo così profondamente che il denaro è la radice di tutti i mali terreni, e che per nulla al mondo un uomo danaroso può entrare in cielo. Ah con che allegria ci consegniamo alla perdizione!

Pagina 30 | Pos. 456

non è che bene sapere essere amico di tutti gli ospiti del posto in cui si abita.

Pagina 48 | Pos. 732-33

L’ignoranza è madre della paura

Pagina 51 | Pos. 781

Meglio dormire con un cannibale sobrio che con un cristiano ubriaco.

Pagina 54 | Pos. 824-26

Finalmente, a furia di contorsioni e strepiti e proteste per la sconvenienza di tenere abbracciato un maschio in quella maniera coniugale, riuscii a strappargli un grugnito.

Pagina 57 | Pos. 861-64

Ma una buona risata è una gran bella cosa, e una bella cosa piuttosto rara. Questo è il vero peccato. Perciò se un uomo ha la fortuna di avere addosso ciò che serve a un altro per farsi una buona risata, non abbia esitazione, ma si disponga allegramente a impiegarsi e a farsi impiegare a quello scopo. E chi si porta addosso qualche generosa esca alle risate, è un uomo che vale più di quanto non si pensi. Ci potete scommettere.

Pagina 58 | Pos. 889

a giudizio dei più, fare una cosa con distacco vuol dire farla con educazione.

Pagina 59 | Pos. 902

veri selvaggi insomma, ché molti portano ancora sulle ossa carne non battezzata. Chi viene da fuori resta a bocca aperta.

Pagina 60 | Pos. 910-11

Un dandy cittadino non regge mai al confronto con uno di campagna, uno che è cafone sul serio, dico, uno che durante la canicola è capace di mietere il suo ettaro coi guanti di capretto per paura di abbronzarsi le mani.

Pagina 62 | Pos. 942-43

Ogni muto fedele pareva sedere apposta lontano dagli altri, come se ogni dolore fosse insulare e incomunicabile.

Pagina 65 | Pos. 994

in che estasi mortale e disperata giace ancora l’antico Adamo che è morto da ben sessanta secoli?

Pagina 66 | Pos. 997-98

la fede, come uno sciacallo, si nutre in mezzo alle tombe

Pagina 66 | Pos. 1003-4

Ho l’impressione che abbiamo travisato in maniera madornale questa storia della vita e della morte. Ho il sospetto che ciò che chiamano la mia ombra qui sulla terra, sia la mia sostanza vera.

Pagina 74 | Pos. 1126-27

In questo mondo, compagni, il peccato che paga può viaggiare liberamente e senza passaporto, mentre la virtù, se è povera, viene fermata a ogni frontiera.

Pagina 83 | Pos. 1260-61

Voglio provare un amico pagano, pensai, visto che la bontà cristiana si è dimostrata nient’altro che vuota cortesia.

Pagina 84 | Pos. 1279-85

Ero un buon cristiano; nato e cresciuto nel seno dell’infallibile Chiesa Presbiteriana. Come potevo allora unirmi a questo selvaggio idolatra nell’adorazione del suo pezzo di legno? Ma pensai, che cos’è un culto? Credi davvero, Ismaele, che il Dio magnanimo del cielo e della terra (pagani e tutti quanti inclusi) può essere mai geloso di un insignificante pezzetto di legno nero? è impossibile. Allora cos’è il culto? Fare la volontà di Dio. Questo vuol dire culto. E che cos’è la volontà di Dio? Fare agli altri quello che mi piacerebbe avere fatto dagli altri, questa è la volontà di Dio. Ora Queequeg è il mio prossimo. E cosa vorrei che facesse per me questo Queequeg? è logico, unirsi a me nella mia speciale forma di culto presbiteriana. Di conseguenza, debbo unirmi a lui nella sua; ergo, debbo diventare idolatra.

Pagina 85 | Pos. 1300-1301

se si vuole avere davvero un bel caldo in corpo, qualche pezzetto di quest’ultimo dev’essere freddo: ché ogni qualità al mondo è tale solamente per contrasto.

Pagina 87 | Pos. 1325

Non è segnata in nessuna carta: i posti veri non lo sono

Pagina 94 | Pos. 1441-42

a noi cannibali tocca aiutare questi cristiani.»

Pagina 95 | Pos. 1449

le erbacce, laggiù, ve le debbono coltivare perché da sole non crescono

Pagina 102 | Pos. 1557

Pequod, come ricorderete senza dubbio, era il nome d’una famosa tribù di indiani del Massachusetts

Pagina 105 | Pos. 1601-2

Ma corpo d’una balena! giovanotto, come mai ti è venuta l’idea di fare il baleniere, eh?

Pagina 108 | Pos. 1646-50

Seppi poi che era il capitano Bildad, che col capitano Peleg era tra i maggiori proprietari della nave; le altre azioni, come capita spesso in questi porti, appartenevano a un mucchio di vecchi pensionati, vedove, orfani e minorenni sotto tutela legale, ognuno dei quali si trovava a essere proprietario, sulla nave, del valore circa di una bitta, d’un piede di tavola, o di un chiodo o due. La gente a Nantucket investe il proprio denaro nelle baleniere come voi investite il vostro in titoli ufficiali di stato, che danno un buon interesse.

Pagina 118 | Pos. 1806-7

nutro infatti il massimo rispetto verso gli obblighi religiosi di ognuno, senza tenere conto del loro grado di comicità

Pagina 119 | Pos. 1814-15

il Cielo abbia pietà di tutti noi, presbiteriani o pagani, perché tutti in un modo o nell’altro abbiamo il cervello terribilmente bacato, e un serio bisogno di riparazioni.

Pagina 123 | Pos. 1882-84

Ma quando la religione di un uomo diviene pazzia autentica, quando si trasforma in vera e propria tortura, e insomma rende questa terra nostra una scomodissima locanda, allora mi pare proprio il momento di pigliare a parte quell’individuo e farsi una piccola discussione.

Pagina 124 | Pos. 1890-91

tutti i pensieri nati da un digiuno saranno necessariamente pensieri di magro.

Pagina 135 | Pos. 2063-65

bisogna ricordarsi che tra tutte le navi le baleniere sono le più esposte a incidenti di ogni genere, specie alla distruzione e perdita proprio di quelle cose su cui sopratutto si fonda la riuscita del viaggio. Quindi lance di scorta, pennoni di scorta, lenze e ramponi di scorta e quasi ogni cosa di scorta tranne un capitano di ricambio e un duplicato di nave.

Pagina 140 | Pos. 2134-39

Queequeg mi diede a capire che al suo paese, a causa della mancanza di ogni genere di sofà o divani, i re, i capi e i pezzi grossi in genere avevano l’abitudine di tenere all’ingrasso come ottomana qualcuno delle classi più umili. Sicché, per ammobiliare bene la casa da quel punto di vista, bastava solo comprare otto o nove poltroni, e distribuirli attorno fra le porte e nelle alcove. La soluzione, inoltre, era molto conveniente per una scampagnata, molto più conveniente di quelle sedie da giardino che si trasformano in bastoni da passeggio. All’occasione, un capo chiamava il servo e lo pregava di far divano di sé all’ombra di un albero, o magari in qualche pantano.

Pagina 142 | Pos. 2174

«Tutti a poppa, figli di scapoli»

Pagina 151 | Pos. 2309-10

Quella grande America sul rovescio del globo, l’Australia

Pagina 153 | Pos. 2343

una nave baleniera fu la mia Yale e la mia Harvard.

Pagina 156 | Pos. 2379-80

non solo il coraggio più fidato e fruttuoso è quello che nasce dal giusto concetto del pericolo che s’incontra, ma che uno che non ha affatto paura è un compagno assai più pericoloso di un vigliacco.

Pagina 156 | Pos. 2385-86

pensava che in quel suo mestiere il coraggio era uno dei principali articoli dell’equipaggiamento di una baleniera, come la carne e il pane, cose che è stupido sprecare.

Pagina 156 | Pos. 2387-88

io sono qua su questo mare pernicioso ad ammazzare balene per guadagnarmi la vita, e non per obbligarle ad ammazzare me per difendere la loro.

Pagina 162 | Pos. 2472

A guardarlo si provava un’umiltà corporale; e un bianco che gli stava davanti pareva una bandiera bianca venuta a implorare tregua a una fortezza.

Pagina 164 | Pos. 2514-16

Somigliava alla cicatrice perpendicolare prodotta a volte nel tronco alto e dritto di un grande albero, quando il fulmine vi guizza sopra lacerante, e senza svellere un solo rametto spella e scava la corteccia da cima a fondo prima di scaricarsi per terra, lasciandolo vivo e verde ma segnato.

Pagina 165 | Pos. 2527

quella barbara gamba bianca sulla quale si appoggiava a metà.

Pagina 167 | Pos. 2557

Per uno che volesse dormire, era difficile scegliere tra giorni così amabili e notti così seducenti.

Pagina 170 | Pos. 2599-2600

Il mio undicesimo comandamento è non pensare, e il dodicesimo è dormi finché puoi.

Pagina 178 | Pos. 2716-17

scartando ogni discussione io accetto il buon principio antico che la balena è un pesce, e a mio sostegno invoco il santo Giona. Fissato questo punto fondamentale, il secondo è vedere per quali motivi la balena differisce dagli altri pesci.

Pagina 178 | Pos. 2720-22

una balena è un pesce che sfiata acqua, ed ha la coda orizzontale. è il suo ritratto. Per quanto stitica, questa definizione è il risultato di lunghe riflessioni.

Pagina 187 | Pos. 2862-63

E se voi stessi non riuscite a gridare tre urrà alla vista di questi pesci vivaci, che il cielo vi aiuti: vi manca lo spirito dell’onesta allegria.

Pagina 194 | Pos. 2964-65

chi anche una sola volta ha offerto un pranzo agli amici, ha assaporato che significa essere Cesare.

Pagina 195 | Pos. 2989

Quello che riusciva a mangiare serviva non tanto a levargli la fame ma a conservargliela perenne.

Pagina 198 | Pos. 3033

Era incluso di nome nel censimento della Cristianità, ma di fatto vi era sempre estraneo.

Pagina 209 | Pos. 3198-99

«Una balena bianca, ripeto.» tornò a dire Achab gettando via la mazza, «una balena bianca. Tenete gli occhi aperti, marinai. Attenti all’acqua bianca.

Pagina 210 | Pos. 3211-13

«Ma sicuro, Queequeg, ce l’ha dentro tutti storti e piegati, i ramponi; Daggoo, hai ragione, ha una sfiatata come un covone di frumento, e bianca come un mucchio della nostra lana a Nantucket dopo la tosatura; ed è vero, Tashtego, che sbatte la coda come un fiocco strappato dalla burrasca. Morte e demoni! è Moby Dick che avete visto, ragazzi! Moby Dick, proprio Moby Dick!»

Pagina 212 | Pos. 3246

Le parole arrabbiate di certi uomini sono poca offesa.

Pagina 216 | Pos. 3311-15

mi stanno davanti come tanti mucchietti di polvere, e io ne sono la miccia. Oh, è duro che per accendere gli altri anche la miccia debba andare distrutta! Ciò che è osato, l’ho voluto; e ciò che ho voluto lo farò! Mi credono pazzo: Starbuck mi crede pazzo; ma io sono demoniaco, io sono la pazzia impazzita. Quella pazzia selvaggia che è calma solo per capire se stessa! La profezia ha detto che sarei stato smembrato, e difatti! Ho perso questa gamba. Io ora profetizzo che smembrerò il mio mutilatore. E perciò il profeta e l’esecutore siano la stessa persona. Questo è più di quanto avete saputo mai fare voi, grandi dei.

Pagina 218 | Pos. 3330-31

gli leggo negli occhi non so che dolore sinistro che mi brucerebbe, se l’avessi io.

Pagina 218 | Pos. 3335-36

una simile ciurma di miscredenti, che quasi non paiono nati da madri umane!

Pagina 219 | Pos. 3347-48

Perché una risata è la risposta più saggia e più naturale a tutto ciò che è bislacco.

Pagina 223 | Pos. 3413-14

Metà dei marinai ballano al suono del tamburo. Alcuni scendono sottocoperta. Altri dormono e si stirano tra i rotoli di cordame. Bestemmie in abbondanza.

Pagina 225 | Pos. 3442-43

Non c’è niente di più bello sulla terra e neanche in cielo forse: quelle poppe calde e ballerine che si vedono e non si vedono, quelle braccia alzate che difendono uva matura, uva che scoppia.

Pagina 234 | Pos. 3574-76

quelli ribattevano che altri leviatani potevano venire inseguiti con qualche speranza di successo, ma dare la caccia o gettare una lancia a un fantasma come un capodoglio non era cosa da uomini. E se uno ci provava, veniva strappato senza scampo dal mondo e gettato di botto nell’eternità.

Pagina 235 | Pos. 3596-97

l’immortalità non è che ubiquità nel tempo

Pagina 237 | Pos. 3624-32

Un desiderio tanto più accanito perché nella sua smania morbosa egli era arrivato al punto da identificare con la bestia non solo tutti i suoi mali fisici, ma ogni sua esasperazione intellettuale e spirituale. La balena bianca gli nuotava davanti agli occhi come l’incarnazione ossessiva di tutte quelle forze del male da cui certi uomini profondi si sentono azzannare nel proprio intimo, finché si riducono a vivere con mezzo cuore e mezzo polmone. Quella malvagità inafferrabile che è esistita fino dal principio, al cui regno perfino i cristiani d’oggi attribuiscono metà dei mondi, e che gli antichi Ofiti dell’oriente veneravano nel loro demonio di pietra, Achab non cadeva in ginocchio per adorarla come loro, ma ne trasferiva allucinato l’idea nell’aborrita balena bianca e le si piantava contro, così mutilato com’era. Tutto ciò che sconvolge e tormenta di più tutto quel che rimescola la feccia delle cose, ogni verità farcita di malizia, ogni cosa che spezza i tendini e coagula il cervello, tutti i subdoli demonismi della vita e del pensiero, ogni male insomma, per quell’insensato di Achab, era personificato in modo visibile e reso raggiungibile praticamente in Moby Dick.

Pagina 238 | Pos. 3643

Nella camicia di forza dondolò al ballo pazzo delle burrasche.

Pagina 238 | Pos. 3644-47

quando secondo ogni apparenza il delirio del vecchio pareva fosse rimasto indietro assieme alle acque alte del Capo Horn, ed egli uscì dalla sua tana oscura nella letizia dell’aria e della luce, perfino quando mostrò quella sua fronte ferma e raccolta, solo un po’ pallida, e diede di nuovo i suoi ordini pacati, sicché gli ufficiali ringraziarono Iddio perché finalmente quella terribile pazzia era superata, sempre Achab, nel suo profondo, continuò a farneticare.

Pagina 238 | Pos. 3650-51

Ma come nel fluire ristretto della sua ossessione non si era perduto un briciolo della gran pazzia di Achab, così in questa sua totale pazzia non si era spenta neanche una favilla della grande intelligenza che gli era naturale.

Pagina 244 | Pos. 3729-30

Era il Serse eletto di grandi mandrie di cavalli selvaggi, i cui pascoli a quei tempi erano recintati solo dalle Montagne Rocciose e dagli Allegani.

Pagina 245 | Pos. 3755-57

Perciò, sebbene in diversi stati d’animo l’uomo si compiaccia di simboleggiare col bianco tante cose delicate o grandiose, nessuno può negare che nel suo più profondo, ideale significato, la bianchezza evochi nell’anima come uno strano fantasma.

Pagina 250 | Pos. 3822-23

ed è per questo motivo che c’è una vacuità muta, piena di significato, in un gran paesaggio di nevi, un omnicolore incolore di ateismo che ci ripugna?

Pagina 250 | Pos. 3830-31

l’infelice miscredente si acceca a fissare l’immenso sudario bianco che avvolge attorno a lui tutto il paesaggio. E di tutte queste cose la balena albina era il simbolo. Perché allora vi meraviglia questa caccia feroce?

Pagina 252 | Pos. 3860-63

Mentre lavorava così, la pesante lampada di peltro sospesa con catene sulla sua testa oscillava continuamente al muoversi della nave, e di continuo sulla fronte segnata di rughe gli passavano sprazzi di luce e righe d’ombra, tanto che quasi pareva che una matita invisibile, mentre Achab segnava linee e rotte sulle carte gualcite, gli andasse tracciando anch’essa linee e rotte sulla carta profondamente incisa della fronte.

Pagina 256 | Pos. 3921-22

Dio, che estasi di torture sopporta l’uomo consumato da un unico insoddisfatto desiderio di vendicarsi! Dorme coi pugni stretti, e si sveglia coi segni del sangue sulle palme.

Pagina 257 | Pos. 3938-39

I tuoi pensieri hanno creato dentro di te una creatura; e all’uomo che a forza di pensare si trasforma in un Prometeo, un avvoltoio divora il cuore per sempre. Un avvoltoio che è la stessa creatura che egli crea.

Pagina 261 | Pos. 3996-97

Per amor di Dio fate economia di lampade e candele! Per ogni gallone che bruciate è stata sparsa almeno una goccia di sangue umano.

Pagina 261 | Pos. 4000

non avevo intenzione di essere spiritoso più di Mosè quando scrisse la storia delle piaghe d’Egitto.

Pagina 263 | Pos. 4019-22

Qualche settimana dopo il Commodoro fece vela per Valparaiso con la sua invulnerabile unità. Ma per via fu fermato da un maestoso capodoglio, che gli chiese un colloquio confidenziale di qualche momento. Il colloquio consistette nel menare una tale botta al legno del Commodoro, che con tutte le sue pompe in azione egli dovette filare dritto al porto più vicino per carenarsi e raddobbare.

Pagina 275 | Pos. 4206-7

fate forza, che ve ne frega dello zolfo, i diavoli sono gente simpatica.

Pagina 275 | Pos. 4212

«Ogni figlio di buona madre cacci fuori il coltello, e forza con la lama tra i denti.

Pagina 275 | Pos. 4215

costui aveva un modo piuttosto speciale di rivolgersi a tutti quanti assieme, specie quando inculcava la religione della voga.

Pagina 281 | Pos. 4304-5

ciò che Achab l’oscuro diceva a quel suo equipaggio giallo-tigre erano parole che è meglio omettere, visto che vivete nella beata luce d’una terra evangelica.

Pagina 282 | Pos. 4316-20

la vista meravigliosa del Pequod eburneo che scendeva sulle sue lance a vele spiegate come una chioccia selvatica sui pulcini strillanti, tutto ciò era emozionante. Non la recluta inesperta che passa dal seno di sua moglie alla febbre della prima battaglia, né lo spettro del morto che incontra all’altro mondo il primo fantasma sconosciuto, nessuno dei due può sentire emozioni più strane e più forti dell’uomo che si trova a vogare per la prima volta dentro la magica cerchia di spuma del capodoglio inseguito.

Pagina 284 | Pos. 4344-45

Inutilmente gridavamo alle altre barche: chiamarle in quella tempesta era come rivolgersi urlando ai pezzi di carbone ardente giù per la ciminiera di una fornace accesa.

Pagina 286 | Pos. 4382-84

«voi avete esperienza di queste cose e io no. Mi volete dire se è una legge immutabile di questa pesca, signor Flask, che un rematore si deve rompere i reni a spingersi a culo in avanti nelle ganasce della morte?»

Pagina 287 | Pos. 4401-2

E allora, pensai rimboccandomi senza rendermene conto le maniche del maglione, vada per un buon tuffo calmo e fresco nella morte e nella distruzione. E il diavolo si porti chi resta ultimo.

Pagina 290 | Pos. 4446-49

quei paesi isolati, immemoriali, inalterabili, che perfino in questi tempi moderni conservano tanto della spettrale natura aborigena delle generazioni primitive della terra, quando la memoria del primo uomo era un ricordo distinto, e tutti gli uomini suoi discendenti, non sapendo da dove egli fosse venuto, si guardavano l’un l’altro come veri fantasmi e chiedevano al sole e alla luna perché erano stati creati e a che scopo

Pagina 297 | Pos. 4550-54

Se questo mondo fosse un piano infinito, e navigando verso est potessimo raggiungere sempre posti più distanti e scoprire cose più dolci e strane di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora ci sarebbe senso nel viaggio. Ma quando inseguiamo quei misteri lontani che sogniamo, o diamo tormentosamente la caccia a quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota davanti a tutti i cuori umani, quando così ci buttiamo alla caccia intorno a questo globo, quelle cose ci portano dentro sterili labirinti, o ci lasciano a mezza strada, sul fondo.

Pagina 299 | Pos. 4579-80

l’inglese è piuttosto chiuso, e il nostro yankee non ama quella qualità che in se stesso.

Pagina 300 | Pos. 4598-99

nel caso dei pirati, per esempio, vorrei proprio sapere se questa loro professione vanta qualche gloria speciale. Certo, qualche volta finisce con un’insolita elevazione: ma solo sulla forca.

Pagina 301 | Pos. 4601-2

Ma che cos’è un gam? Potete consumarvi l’indice facendolo correre su e giù per le colonne dei dizionari, e la parola non la trovate.

Pagina 306 | Pos. 4678-79

il marinaio delle foreste, arrivato fresco dai climi ove usa il coltello da caccia col manico di corno di daino.

Pagina 307 | Pos. 4698-4704

«Ora, come ben sapete, succede spesso in questo nostro mondo convenzionale, sia esso acquatico o no, che quando una persona incaricata di comandare ai suoi simili ne trova uno che lo supera decisamente in quell’oggetto di generale orgoglio che è la virilità, subito concepisce verso costui un astio e un’antipatia invincibili; e alla prima occasione è pronto ad abbattere e frantumare la rocca di quel subalterno, per farne un mucchietto di polvere. E forse mi sbaglio, signori, ma certo quello Steelkilt era un essere alto e nobile, con la testa di un romano e una barba d’oro fluente che somigliava alla gualdrappa infioccata del corsiero tutto sbuffi del vostro ultimo viceré; e con un cervello, e un cuore, e un’anima in corpo, signori, che ne avrebbero fatto un Carlomagno, se fosse nato figlio del padre di Carlomagno.

Pagina 310 | Pos. 4752-53

Steelkilt non indietreggiò per la millesima parte di un pollice; ma trafisse nell’occhio il suo persecutore col pugnale inflessibile del suo sguardo

Pagina 313 | Pos. 4787-89

è una delle principali qualità positive dell’uomo di violenza, che egli dimostri a volte di avere un braccio tanto forte per sostenere un povero forestiero in difficoltà, come per svaligiare un ricco.

Pagina 330 | Pos. 5056

Non vorrei sembrare ruvido, ma questa brutta balena somiglia di più a una troia con le zampe mozze

Pagina 349 | Pos. 5341

nessun figlio di donna può sedersi per la prima volta tra quei grovigli

Pagina 353 | Pos. 5401-3

«Forza ora. Palata lunga e forte, Tashtego. Forza, Tash, figlio mio, bello mio, forza tutti! Ma freddi, freddi come tanti cocomeri, ecco! Calmi, calmi, solo spingete come la morte e i diavoli dell’inferno! Fate saltare i morti dalle fosse a testa in su, ragazzi! Nient’altro. Forza!

Pagina 355 | Pos. 5436-38

Stubb cominciò ad agitare piano piano la lancia aguzza dentro la carne della vittima, a lungo, menandola attorno con cura, come se cercasse cautamente di pescarvi qualche orologio d’oro che la balena poteva avere inghiottito, e che egli temeva di rompere prima di riuscire ad agganciarlo. Quell’orologio d’oro che cercava era la vita profonda del pesce.

Pagina 362 | Pos. 5545-46

Se non avete mai visto quello spettacolo, sospendete ogni vostra decisione sulla convenienza di rendere culto al diavolo e sul vantaggio di farselo amico.

Pagina 365 | Pos. 5591-92

«Dannati fratelli, ammazzatevi pure a vostro gradimento, riempite le pance schifose finchè scoppiano, e crepate.»

Pagina 366 | Pos. 5611-13

«Cuoco,» disse Stubb tornando a servirsi, «appartieni a qualche chiesa?»
«Chiesa?» fece quello cupo, «una volta, a Capetown, passai davanti a una chiesa.»

Pagina 368 | Pos. 5632-35

«Be’ dunque, cuoco, come vedi, questa tua bistecca di balena era così cattiva che l’ho tolta di mezzo quanto più presto ho potuto: lo hai visto, no? Bene: per il futuro, quando dovrai arrostire un’altra bistecca per la mia tavola personale, questo argano qui, ti dico come devi fare per non rovinarla cuocendola troppo. Tieni la bistecca con una mano, e con l’altra mostrale un carbone acceso; fatto questo la puoi servire, capito?

Pagina 371 | Pos. 5677-79

Andate al mercato delle carni la sera di sabato e guardate le folle di bipedi vivi che stanno a fissare le lunghe file di quadrupedi morti. Non è uno spettacolo da far cadere i denti a un cannibale?

Pagina 371 | Pos. 5679-81

Chi non è un cannibale? Vi assicuro che se la caverà meglio un figiano che abbia messo sotto sale in cantina un missionario magro, per far fronte al pericolo di una carestia; se la caverà meglio quel previdente figiano, dico, nel giorno del giudizio, che non tu, ghiottone incivilito e illuminato che inchiodi per terra le oche, e banchetti coi loro fegati gonfi nel tuo paté de fois gras.

Pagina 371 | Pos. 5682-86

Quanto a Stubb, egli mangia la balena alla luce del suo olio, no? E questo aggiunge le beffe al danno, vero? Guarda lì il manico del tuo coltello, ghiottone incivilito e illuminato che stai pranzando col bue arrosto: di che cosa è fatto quel manico? Di che cosa, se non delle ossa del fratello del bue stesso che stai mangiando? E con che cosa ti stuzzichi i denti dopo avere divorato quell’oca grassa? Con una penna dello stesso volatile. E con che penna redige ufficialmente le sue circolari il Segretario della Società per la Soppressione delle Crudeltà contro i Paperi? Solo da un mese o due quella società ha votato una decisione di non raccomandare che penne d’acciaio.

Pagina 373 | Pos. 5706-7

Essi non solo azzannavano brutalmente i visceri sbudellati dei compagni, ma si piegavano come archi flessibili e si mordevano i propri, finché gli intestini parevano inghiottiti e ringhiottiti dalla stessa bocca per essere poi riversati dall’altro lato attraverso la ferita aperta.

Pagina 379 | Pos. 5809-12

Davvero un funerale tristissimo e beffardo! Gli avvoltoi del mare tutti in pie gramaglie, e i pescicani dell’aria tutti impeccabili in nero o in chiazzato. Pochi di loro, immagino, avrebbero dato una mano d’aiuto alla balena viva, se per caso ne avesse avuto bisogno; ma tutti accorrono religiosamente al banchetto per le sue esequie. Oh, spaventoso vulturismo del mondo! Non ne resta immune neanche la più enorme balena!

Pagina 381 | Pos. 5835-36

tentare di sospendere completamente un peso come quello, sia pure con gli enormi paranchi di una baleniera, sarebbe vano come provarsi a pesare un granaio olandese con una bilancia da gioielliere.

Pagina 382 | Pos. 5847-57

Era una nera testa incappucciata, e pendendo lì in una quiete così intensa, pareva la testa della Sfinge in mezzo al deserto. «Parla, tu, grande e venerabile testa,» mormorò Achab, «tu senza barba, ma qua e là brizzolata dai muschi, parla, testa potente, e rivelaci il segreto che ti tieni chiuso dentro. Tu sei scesa più a fondo di tutti i palombari. Questa testa su cui ora splende il sole, si è mossa tra le fondamenta della terra. Dove flotte e nomi dimenticati arrugginiscono, e marciscono ancore e speranze mute; dove, nella sua stiva omicida, questa terra come un galeone porta come zavorra le ossa di milioni di annegati; lì, in quello spaventoso mondo d’acqua, avesti la dimora più familiare. Sei stata dove non sono mai giunti né campane né palombari, hai dormito a fianco di tanti marinai, dove madri insonni darebbero la vita per comporli. Hai visto gli amanti saltare abbracciati dalla nave in fiamme e scendere cuore a cuore sotto le onde trionfanti, fedeli l’uno all’altro quando il cielo pareva tradirli. Hai visto i pirati, a mezzanotte, buttare dal ponte l’ufficiale assassinato, che sprofondò per ore nella più profonda notte di quella gola insaziabile, e i suoi assassini continuare il viaggio incolumi, mentre i fulmini scuotevano all’improvviso la nave vicina che avrebbe portato qualche onesto marito a delle braccia tese che lo aspettavano in ansia. Oh testa! Tu hai visto abbastanza da mandare in pezzi le stelle e fare di Abramo un miscredente, eppure non dici sillaba!»

Pagina 386 | Pos. 5912-14

la storia del fanatismo non impressiona tanto per la smisurata autosuggestione del fanatico stesso, quanto per il suo potere strabiliante di ingannare e stregare tanti altri.

Pagina 398 | Pos. 6090-92

Ci credi tu che è stato nascosto a bordo nella stiva? Panzane! è il diavolo, quant’è vero Giuda. La coda non gliela vedi perché se l’arrotola sotto; la porta in tasca a ciambella, scommetto.

Pagina 399 | Pos. 6117-20

«Lo vedi laggiù quell’albero maestro?» E additò la nave.
«Bene, fai conto che sia il numero uno. Poi prendi tutti i cerchioni della stiva del Pequod e mettili in fila con quello a fare da zeri, capito? Be’, non sarebbe ancora niente rispetto all’età di Fedallah. E tutti i bottai della creazione non potrebbero fornire cerchi sufficienti per tutti gli zeri che servono.»

Pagina 410 | Pos. 6281-82

Penso che questa balena franca sia stata uno stoico; e il capodoglio un platonista che avrà seguito Spinoza nei suoi ultimi anni.

Pagina 419 | Pos. 6425-27

Soltanto una fine più dolce è facile ricordare: la deliziosa morte di un cacciatore di miele dell’Ohio, che cercando il miele nell’inforcatura di un albero cavo ne trovò un tale deposito, che sporgendovisi troppo ne venne risucchiato, e vi morì imbalsamato. Quanta gente pensate che sia caduta così nella testa mielata di Platone, e vi sia morta soavemente?

Pagina 420 | Pos. 6436

Io tento di tutto, e realizzo quel che posso.

Pagina 422 | Pos. 6463-64

se il gran capodoglio fosse stato noto ai primi uomini dell’oriente, sarebbe stato divinizzato dalla magica infantilità dei loro pensieri.

Pagina 422 | Pos. 6469-70

Sir William Jones, che aveva studiato trenta lingue, non riusciva a leggere la faccia del contadino

Pagina 424 | Pos. 6500

Un travicello magro di spina non ha mai retto un animo nobile e pieno.

Pagina 429 | Pos. 6567-70

«Impazzire è contro la mia religione, ma quel farabutto tedesco lo vorrei mangiare. Avanti, forza! Volete farvi battere da quel maiale? Vi piace l’acquavite? Allora una botte per il migliore di tutti. Forza, perché qualcuno non si spacca una vena? Chi è che ha gettato l’ancora? Non ci muoviamo di un pollice, siamo entrati in bonaccia. Ahò, ci cresce l’erba su questo fondo di barca, e per Dio, l’albero sta mettendo i germogli. Così non va, ragazzi. Guardate quel mangiasego! A farla corta, mi volete sputare fuoco, sì o no?»

Pagina 432 | Pos. 6609-10

Urrà! Questa balena dev’essere il postino del diavolo!»

Pagina 433 | Pos. 6626-33

Sembra credibile che con quei tre gracili fili il grande leviatano fosse sospeso come il disco di piombo a un pendolo di lunga carica? E sospeso a che cosa? A tre pezzetti di legno. è questa la bestia di cui fu detto una volta trionfalmente «Puoi riempirgli la pelle di ferri dentati, o la testa di fiocine. La spada di colui che gli mena non fa presa, né la lancia o il giavellotto o l’alabarda: per lui il ferro è paglia, il dardo non lo fa fuggire, le frecce sono come stoppie, egli ride a chi brandisce una lancia»? è questa quella creatura, questa qui sotto? Ahimè, che le parole dei profeti debbano risultare vuote. Perché con la potenza di mille cosce nella coda il leviatano ha cacciato la testa sotto le montagne del mare, per nascondersi alle fiocine del Pequod!
Nella luce obliqua di quel pomeriggio, le ombre che le tre lance gettavano sotto la superficie dovevano essere lunghe e larghe abbastanza da coprire metà dell’armata di Serse. Chi può dire come dovevano sembrare spaventosi alla balena ferita quei fantasmi immensi che le fluttuavano sul capo!

Pagina 434 | Pos. 6655-57

Ma di pietà non ve ne fu. Malgrado tutti i suoi anni, malgrado il suo unico braccio e i suoi occhi ciechi, il pesce doveva morire di quella morte, ed essere assassinato per illuminare le gaie nozze e gli altri divertimenti degli uomini, e anche per fare luce nelle chiese solenni che predicano la mansuetudine incondizionata di tutti verso tutti.

Pagina 435 | Pos. 6663-65

Perché ormai era tanto esausta per la perdita di sangue, che rotolò via impotente dal rottame che aveva fatto, si rovesciò sul fianco ansimante, dibattè a vuoto la pinna mutilata, poi pian piano si girò su se stessa come un pianeta che muore, voltò in alto i bianchi segreti del ventre, s’irrigidì come un tronco, e morì.

Pagina 436 | Pos. 6683-84

Intanto tutto, sul Pequod, era a sghimbescio. Attraversare il ponte dall’una all’altra banda era come arrampicarsi sul tetto ripido di una casa a frontoni.

Pagina 442 | Pos. 6775

aveva una di quelle buffe Bibbie all’antica, abbellita di tavole curiose e per niente scientifiche.

Pagina 446 | Pos. 6836-37

L’istante dopo, con uno scatto di rapidità indescrivibile, il lucido acciaio taglia la distanza spumosa con un alto, superbo arco, e si pianta vibrando nel punto mortale della balena. Invece d’acqua scintillante, essa sfiata ora sangue rosso.

Pagina 452 | Pos. 6920-22

sono convinto che dalla testa di tutti gli esseri massicci e profondi, come Platone, Giove, il Diavolo, Pirrone, Dante e così via, si levi sempre un certo vapore semivisibile quando essi stanno pensando profondamente.

Pagina 454 | Pos. 6956-59

Quando Michelangelo dipinge lo stesso Dio Padre in forma umana, guardate che muscoli. Quei quadri italiani soavi, ricciuti ed ermafroditi in cui l’immagine del Figlio è stata incarnata con più successo, non so quanto rivelano in Lui di amore divino; privi come sono di ogni robustezza, non danno l’idea della forza ma quella negativa e femminea della sottomissione e della pazienza che, come ammettono tutti, formano le tipiche virtù pratiche dei Suoi insegnamenti.

Pagina 455 | Pos. 6965

Nell’uomo come nel pesce, lo scodinzolare è segno d’inferiorità.

Pagina 464 | Pos. 7109

non c’è pazzia degli animali sulla terra che non venga infinitamente superata dalla pazzia degli uomini.

Pagina 466 | Pos. 7143-44

eravamo adesso in quella calma incantata che dicono si nasconda nel cuore di ogni agitazione.

Pagina 472 | Pos. 7231-32

questo signore è un voluttuoso ottomano che va nuotando per il mondo acquatico circondandosi e accompagnandosi con tutti i conforti e i sollazzi di un arem.

Pagina 473 | Pos. 7241-44

Se qualche giovane leviatano tutto fumo ha l’ardire, passando di là, di avvicinare confidenzialmente qualcuna delle signore, con che furia tremenda il Pascià lo assale e lo scaccia! Sarebbe proprio bella se a giovani libertini senza principî come lui fosse permesso di violare il santuario della gioia domestica; sebbene, per quanto il povero Pascià si dia da fare, non riuscirà a tenere fuori dal suo letto il più famigerato vitaiolo, visto che ahimè tutti i pesci vanno a letto assieme.

Pagina 474 | Pos. 7263-65

qualcuno ha supposto che il primo a battezzare così questo tipo di balena ottomana deve avere letto le memorie di Vidocq, e saputo che razza di maestro di campagna fosse quel famigerato francese in gioventù, e di che natura fossero quelle lezioni occulte che inculcava a qualcuna delle sue allieve.

Pagina 479 | Pos. 7338-39

Che cos’è il reddito di 100.000 sterline che l’Arcivescovo di Salvalanima si pappa sul magro pane e formaggio di centinaia di migliaia di lavoratori dalla schiena rotta

Pagina 480 | Pos. 7349

i contrabbandieri di parole grosse?

Pagina 494 | Pos. 7573-74

la balena non può essere altro che fragrante quando, come è di regola, gode di così ottima salute, fa tanto esercizio e sta sempre all’aperto, sebbene, è vero, raramente all’aria aperta.

Pagina 496 | Pos. 7591-93

Per i neri, il calendario non dovrebbe segnare altro che trecentosessantacinque Quattro Luglio e Capidanno. E non ridete quando dico che questo moretto era brillante, perché anche il nero è brillante: guardate l’ebano lucido che impannella i gabinetti dei re.

Pagina 500 | Pos. 7664-65

Ci avevo tenuto dentro le mani pochi minuti, e già mi sentivo le dita come anguille che cominciavano, per così dire, a serpeggiare e torcersi a spirale.

Pagina 501 | Pos. 7679-81

l’uomo deve abbassare o per lo meno trasferire la sua idea della felicità che si può raggiungere, non collocandola in qualche zona dell’intelletto o della fantasia ma nella moglie, nel cuore, nel letto, nella tavola, nella sella, nel focolare, nel proprio paese

Pagina 507 | Pos. 7767

Puzza come l’ala sinistra del giorno del giudizio: è una prova a favore dell’inferno.

Pagina 510 | Pos. 7816-17

C’è una saggezza che è dolore; ma c’è un dolore che è pazzia.

Pagina 511 | Pos. 7825-26

Sulle navi mercantili, l’olio per i marinai è più scarso del latte di regina.

Pagina 515 | Pos. 7895-96

questo doblone era d’oro vergine, purissimo, strappato chi sa dove dal cuore di colline sfarzose, da cui a oriente e a occidente scorrono su sabbie dorate le acque sorgive

Pagina 518 | Pos. 7938-39

Libro, sei bugiardo. Il fatto è che voi libri dovreste stare al vostro posto. Voi servite a darci le parole e i fatti nudi e crudi, e a noi tocca metterci le idee.

Pagina 518 | Pos. 7942-51

Primo: c’è Aries o il Montone, brutta bestia libidinosa che ci fa nascere. Poi Taurus o il Toro: per prima cosa ci dà una cornata. Poi Gemini o i Gemelli, cioè Virtù e Vizio: noi cerchiamo di acchiappare la Virtù, quando, zac! arriva Cancer il Granchio e ci ritira indietro. E qui, andando via da Virtù, Leo o Leone ruggente sta seduto sul passaggio, che ci dà qualche bel morsaccio e qualche bottarella maleducata di zampa. Riusciamo a salvare la pelle, e incontriamo Virgo, la Vergine: è il primo amore! Ci sposiamo e ci crediamo felici per sempre, quando trac! arriva Libra o le Bilance: la felicità è pesata e trovata mancante. E mentre ci piangiamo sopra, perdio! che salto quando Scorpio Scorpione ci punge nel deretano. Curiamo la ferita, quando sbank! da ogni lato arrivano frecce: è Sagittarius, l’Arciere, che si diverte. Siamo lì a cavarci le frecce: si salvi chi può! Un ariete da assedio, Capricornus o il Caprone, arriva sparato, corna in resta, e ci butta a gambe in aria, al che Aquarius o Quello che porta l’acqua ci rovescia addosso tutto il suo diluvio e ci affoga; e per finire coi Pisces o Pesci, andiamo a nanna. Questa sì che è una bella predica, scritta nell’alto dei cieli, e il sole se la passa tutta ogni anno eppure ne esce sempre sano e allegro.

Pagina 532 | Pos. 8149-51

mi fa pensare alla nobile, solida ospitalità sassone di quel bastimento. Possa il mio parroco dimenticarmi, e ricordarmi il diavolo, se mai la dimenticherò.

Pagina 533 | Pos. 8171-73

Nel corso delle mie ricerche sulle storie leviataniche m’imbattei in un vecchio tomo olandese che dal rancido puzzo di balena che faceva capii trattava di baleniere.

Pagina 535 | Pos. 8198

quella regione eschimese dove nei banchetti gli indigeni brindano l’uno all’altro con boccali di olio di balena.

Pagina 535 | Pos. 8202-5

per cui, dico, abbiamo esattamente due botti di birra a testa per la razione di dodici settimane, senza contare la discreta parte che ognuno godeva di quei 550 ankers di gin. Ora, che questi ramponieri al gin e birra, incitrulliti come si può immaginarli, fossero adatti a stare all’impiedi su una testa di lancia e mirare bene alle balene in fuga, parrebbe un tantino improbabile.

Pagina 536 | Pos. 8209-10

Perché, dicono, quando s’incrocia su una nave vuota, se dal mondo non potete avere di meglio, almeno cercate di cavarne un buon pranzo. E questo vuota il boccale.

Pagina 541 | Pos. 8281-85

Le dimensioni scheletriche che ora passerò a esporre sono trascritte verbatim dal mio braccio destro, dove me le feci tatuare, visto che nei miei tempestosi vagabondaggi di allora non c’era altro modo sicuro di preservare statistiche così preziose. Ma siccome ero scarso di spazio, e volevo tenermi le altre parti del corpo come pagina bianca per un poema che allora stavo componendo (almeno le poche parti non tatuate che mi restavano) non badai alle frazioni di pollici; e in realtà i pollici non dovrebbero assolutamente entrare in una misurazione congeniale della balena.

Pagina 543 | Pos. 8319-22

E allora, pensai, quanto è vano e sciocco per l’uomo ritirato e sedentario cercare di capire bene questa balena meravigliosa, semplicemente ponzando sul suo scheletro morto e assottigliato, disteso in questo bosco pacifico. No. Solo nel cuore dei pericoli più fulminei, solo dentro i vortici della sua coda infuriata, solo sul mare profondo e sconfinato si può trovare la verità e la vita della balena tutta intera.

Pagina 544 | Pos. 8327-29

Mi dissero che ce n’erano anche di più piccole, ma erano state smarrite da certi mocciosetti cannibali, figli del sacerdote, che l’avevano rubate per giocarci a palline. E così vediamo che anche la spina dorsale del più smisurato degli esseri viventi si riduce a essere alla fine un semplice gioco da bambini.

Pagina 550 | Pos. 8421-26

Ma resta ancora da fare un’altra domanda, spesso agitata dai più oscuri Nantuckettesi. Se a causa delle quasi onniscienti vedette sulle teste d’albero delle baleniere, che ora penetrano perfino nello stretto di Behring e nei più remoti cassetti e armadi segreti del mondo, e a causa dei mille ramponi e lance scagliati lungo le coste di tutti i continenti, il Leviatano potrà sopportare a lungo una caccia tanto vasta e una strage tanto spietata. E se non sarà alla fine sterminato nelle acque, finché l’ultima balena come l’ultimo uomo fumerà la sua ultima pipa e poi svanirà essa stessa nella boccata finale.

Pagina 551 | Pos. 8435

quando il Far-West (nei cui tramonti si levano ancora dei soli)

Pagina 556 | Pos. 8513-15

Siedi come un sultano fra le lune di Saturno, e prendi l’uomo da solo, con molta astrazione: ti sembrerà un prodigio, una magnificenza, una sciagura. Ma, sempre da lassù, prendi l’umanità in massa, e ti sembrerà per lo più una marmaglia di duplicati superflui, sia contemporanei che ereditari.

Pagina 558 | Pos. 8550-51

Era un puro manipolatore; il suo cervello, se mai ne aveva avuto, doveva essergli fluito da gran tempo dentro i muscoli delle dita.

Pagina 563 | Pos. 8628-32

Oh vita! Eccomi qua, superbo come un dio greco, eppure debitore a questo sciocco di un osso su cui reggermi! Maledetti questi reciproci debiti umani che non possono fare a meno di libri mastri. Vorrei essere libero come l’aria, e invece sono segnato nei registri di tutto il mondo. Sono così ricco, che avrei potuto controbattere ogni offerta dei Pretoriani più ricchi all’asta dell’impero romano, che era l’asta del mondo; eppure sono debitore anche della carne della lingua con cui mi vanto. Perdio! Prenderò un crogiolo e mi ci butterò dentro, per dissolvermi in una piccola concisa vertebra. Davvero.»

Pagina 564 | Pos. 8641-43

Ora, per tanta gente un paio di gambe dura tutta una vita, e dev’essere perché le usano con riguardo, come una vecchia signora dal cuore tenero usa i suoi vecchi e grassocci cavalli da tiro. Ma Achab, eh, quello è uno che va forte.

Pagina 567 | Pos. 8683-84

«Tu mi hai oltraggiato, signore, non insultato. Ma per questo non ti chiedo di guardarti da Starbuck. Ti farebbe solo ridere. Ma che Achab si guardi da Achab. Guardati da te stesso, vecchio.»

Pagina 576 | Pos. 8828-29

Silenzioso, lento e solenne, curvando ancora di più la sua schiena cronicamente curva, si affaticava come se la fatica fosse la vita stessa, e il battito pesante del suo martello il picchio greve del suo cuore.

Pagina 582 | Pos. 8915-21

Alla fine, foggiato a forma di freccia e saldato da Perth all’asta, l’acciaio appuntì l’estremità del rampone; e preparandosi a dare alla lama l’arroventata finale prima di temprarla, il fabbro gridò ad Achab di mettergli vicino la botte dell’acqua.
«No, no, niente acqua per questo; lo voglio temprato proprio nella morte. Oè, là! Tashtego, Queequeg, Daggoo! Sentite, pagani, volete darmi un po’ di sangue per coprire questa punta?» e la alzò alta. Un groppo di tetri cenni rispose: «Sì.» Si fecero tre punture nella carne pagana, e poi si temprarono le punte della balena bianca.
«Ego non baptizo te in nomine patris, sed in nomine diaboli!» urlò Achab smaniando, mentre il maligno ferro divorava sfrigolando il sangue battesimale.

Pagina 584 | Pos. 8955-60

Non c’è progresso fermo e irreversibile in questa vita; non avanziamo per gradi fissi verso l’ultima pausa finale: attraverso l’incanto inconscio dell’infanzia, la fede spensierata dell’adolescenza, il dubbio della gioventù (destino comune), e poi lo scetticismo, e l’incredulità, per fermarci alla fine, maturi, nella pace pensosa del Forse. No, una volta arrivati alla fine ripercorriamo la strada, e siamo eternamente bambini, ragazzi, uomini e Forse. Dov’è l’ultimo porto da cui non salperemo mai più? In quale etere estatico naviga il mondo, di cui i più stanchi non si stancano mai? Dov’è nascosto il padre del trovatello? Le nostre anime sono come quegli orfani le cui madri nubili muoiono nel partorirli: il segreto della nostra paternità giace nella loro tomba, ed è lì che dobbiamo cercarlo.

Pagina 588 | Pos. 9006

«Incredibile come può essere sfacciato uno stupido!»

Pagina 591 | Pos. 9055-56

«E chi di quelli che muoiono in mare ha il carro funebre?»

Pagina 596 | Pos. 9127-28

un’onda ha un tale enorme slancio prima di saltare! Corre per tutto il mondo, poi scatta!

Pagina 599 | Pos. 9180-83

Per i marinai, le bestemmie sono parole di casa; bestemmiano nell’incanto della bonaccia e nelle fauci della tempesta, mandano maledizioni dai pennoni di gabbia quando più barcollano su un mare ribollente, ma in tutti i miei viaggi raramente ho sentito una comune bestemmia quando il dito ardente di Dio si è posato sulla nave, quando il Suo «Mene, Mene, Tekel Ufarsin» si è intessuto alle sartie e al cordame.

Pagina 606 | Pos. 9286-87

Dopo il toccare terra, toccare coperta è la cosa più soddisfacente.

Pagina 617 | Pos. 9459

«L’idiota più grosso rimprovera sempre il più piccino»

Pagina 624 | Pos. 9563-65

Senti, non canti mai quando lavori a una cassa da morto? I Titani, dicono, andavan canticchiando mentre scalpellavano i crateri dei loro vulcani; e nel dramma il becchino canta con la vanga in mano. Tu, mai?»

Pagina 625 | Pos. 9583-85

Oh come sono immateriali tutte le cose materiali! Che cosa c’è di reale se non i pensieri senza peso? Ecco qua lo stesso simbolo pauroso della brutta morte, che per puro caso ti diventa l’emblema dell’aiuto e della speranza per chi è messo più a repentaglio. Un salvagente con una cassa da morto!

Pagina 626 | Pos. 9597-98

«Hai visto la balena bianca?»

Pagina 631 | Pos. 9662-64

C’è qualcosa in te, povero ragazzo, che sento troppo come una cura per la mia malattia. Il simile cura il simile; e per questa caccia, la mia malattia diventa la salute che più desidero.

Pagina 631 | Pos. 9667-68

«Oh, malgrado i milioni di furfanti, questo mi fa un bigotto della fedeltà eterna dell’uomo! Un negro! E un idiota!… ma forse la cura del simile vale anche per lui; ridiventa sano.»

Pagina 631 | Pos. 9675

Tu sei fedele, ragazzo, come la circonferenza al suo centro.

Pagina 635 | Pos. 9736

«Sarò io stesso il primo ad avvistare la balena,» diceva. «Sicuro! Il doblone deve guadagnarselo Achab!»

Pagina 638 | Pos. 9780-82

«Ascolta, nantuckettese: qui in questa mano tengo la sua morte! Queste punte sono temprate nel sangue e nel fulmine, e io giuro di temprarle per la terza volta in quel punto caldo dietro la pinna, dove la balena bianca sente pulsare di più la sua vita maledetta!»

Pagina 639 | Pos. 9788-89

Con tutto il suo scatto, il Pequod non riuscì a evitare il rumore del tonfo che fece il cadavere piombando in acqua; anzi non riuscì a evitare, forse, che qualcuna delle bolle schizzate non gli spruzzasse lo scafo col suo lugubre battesimo.

Pagina 641 | Pos. 9815-16

Di sotto al cappello tirato sugli occhi una lacrima cadde nel mare: e tutto il Pacifico non conteneva ricchezze eguali a quella misera goccia.

Pagina 641 | Pos. 9821-42

«Ah, Starbuck! è così dolce il vento, il cielo così tenero. In un giorno così, proprio così delicato, colpii la mia prima balena: un ramponiere di diciott’anni! Quarant’anni fa, quaranta… quarant’anni! Quarant’anni fa! Quarant’anni di caccia continua! Quarant’anni di privazioni, e pericoli, e tempeste. Quarant’anni su questo mare spietato. Per quarant’anni Achab ha lasciato la terra serena, per quarant’anni ha fatto guerra agli orrori dell’abisso! Proprio così, Starbuck: di questi quarant’anni non ne ho passati tre a terra. Quando penso a questa vita che ho fatto, e che solitudine spaventosa è stata, questa fortezza murata e chiusa di un capitano, che lascia ben poco accesso ai moti di affetto dalla terra verde lì attorno, ah che stanchezza! Che fatica! Schiavitù africana di chi comanda, così solo… Quando penso a tutto questo, e finora l’ho appena sospettato, mai capito così chiaro… quando penso che per quarant’anni non ho mangiato che roba secca, salata, giusto segno dell’arido che mi nutriva l’anima! mentre che il più povero a terra ha avuto ogni giorno frutta fresca, e spezzato il pane fresco del mondo invece delle mie croste ammuffite… lontano, lontano oceani interi da quella ragazza che sposai più che cinquantenne, partendo l’indomani per il Capo Horn, lasciando solo una fossa nel cuscino del nostro letto… moglie? no, vedova piuttosto di un marito vivo! Sicuro, Starbuck, quella povera ragazza, l’ho resa vedova il momento che la sposai; e poi la pazzia, il delirio, il fuoco nel sangue, il fumo nel cervello con cui questo vecchio ha calato mille volte le barche come una furia, con la bava alla bocca, per dare la caccia alla sua preda: più demonio che uomo! Ma sì, ma sì, quarant’anni di pazzia! Che pazzo! Che vecchio pazzo è stato questo vecchio Achab! Perché questo strazio? Perché sfinire, perché paralizzare questo braccio col remo, col rampone, con la lancia? Che ci ha guadagnato Achab? Cos’è che gli resta? Guardami. Ah, Starbuck! Non è duro, che con questo gran peso che porto, debbano avermi strappata di sotto una povera gamba? Ah, tìrati via i tuoi vecchi capelli: mi vanno negli occhi, e pare che pianga. Cernecchi così bianchi non sono mai spuntati che da mucchi di cenere! Ma ti sembro davvero tanto vecchio, tanto, tanto vecchio, Starbuck? Mi sento stracco da morire, torto in due, con la gobba, come se fossi Adamo che va barcollando sotto il mucchio dei secoli, dal tempo del Paradiso. Dio, Dio, Dio! spaccami il cuore e sfondami il cervello! Che farsa! Che farsa! Che farsa amara e crudele questi capelli bianchi. Forse che ho tanto vissuto sereno da dovervi portare e da parere e da sentirmi così insopportabilmente vecchio? Qua! Vienimi vicino, Starbuck. Fammi guardare dentro un occhio umano. è meglio che guardare nell’acqua o nel cielo, meglio che guardare Iddio. Per la terra verde! Per il calduccio del focolare! Ma questo è uno specchio magico, amico mio: vedo mia moglie e mio figlio nei tuoi occhi. No, no, resta a bordo, resta a bordo e non ammainare con me quando il vecchio marchiato darà la caccia a Moby Dick. Non voglio che tu corra quel rischio. No, non con quella casa lontana che ti vedo negli occhi!»

Pagina 645 | Pos. 9888-89

«Laggiù soffia! Laggiù soffia! Gobba come una montagna di neve! è Moby Dick!»

Pagina 654 | Pos. 10023-25

«Presagio? Che vuol dire? Un dizionario! Se gli dei vogliono parlare apertamente all’uomo, gli parlano apertamente, da gentiluomini, e non stanno lì a scuotere teste e fare accenni misteriosi come vecchie comari…

Pagina 664 | Pos. 10176-77

Dobbiamo continuare a inseguire questo pesce assassino finché non affoga l’ultimo uomo? Dovremo farci tirare da lui in fondo al mare? O farci trascinare all’inferno? Oh si, continuare la caccia è un’empietà e una bestemmia!»

Pagina 667 | Pos. 10218

Ah! Vento codardo, che colpisci uomini nudi, ma non ti fermi a ricevere un solo colpo.

Pagina 669 | Pos. 10250-51

Forse che avrò gli occhi in fondo al mare, supponendo che io scenda quella scala infinita?

Pagina 673 | Pos. 10312-13

Fermi voi! Il primo che fa solo il gesto di saltare da questa mia lancia, gli do un colpo di rampone. Non siete uomini ma le mie braccia e gambe, e perciò ubbidite…

Pagina 674 | Pos. 10332-36

«Non fateci caso! Quei denti non fanno che offrire nuovi scalmieri ai vostri remi. Arranca! è un appoggio migliore, la bocca del pesce invece dell’acqua che cede.»
«Ma signore, a ogni morso il piatto delle pale si fa più piccolo!»
«Dureranno abbastanza! Arranca!… Ma chi sa,» mormorò, «se questi pescicani nuotano per fare banchetto sulla balena o su Achab?

Pagina 676 | Pos. 10354-58

Achab vacillò; si batté la mano in fronte. «Divento cieco. Mani, stendetevi qui, davanti, che possa ancora trovarmi strada a tastoni. è notte?»
«La balena! La nave!» gridarono i rematori allibiti.
«Ai remi, ai remi! Sprofòndati verso i tuoi abissi, mare, ché prima che sia troppo tardi Achab possa slittare quest’ultima volta, quest’ultima volta contro il suo bersaglio! Ora vedo: la nave! La nave! Scattate, ragazzi! Non volete salvare la mia nave?»

Pagina 677 | Pos. 10366-68

quelle fauci! quelle fauci! è questa la fine di tutte le mie preghiere ardenti? Di tutta una vita di fede? O Achab, Achab, guarda cosa hai fatto. Alla via, timoniere, alla via! No, no, poggia di nuovo! Si volta per assalirci! Oh, la sua fronte implacabile si getta su un uomo a cui il dovere dice che non può fuggire. Signore, stammi accanto!»

Pagina 677 | Pos. 10369-70

Ti ghigno in faccia, balena che ghigni!

Pagina 678 | Pos. 10389

Anche l’ultima ambizione dei più mediocri capitani mi deve essere tolta?

Pagina 679 | Pos. 10409-11

E così l’uccello del cielo, con strida d’arcangelo, rizzando in alto il rostro imperiale, e tutto il corpo imprigionato avvolto nella bandiera di Achab, andò a fondo con la sua nave, che come Satana non volle calare all’inferno finché non ebbe trascinata con sé, come elmo, una viva parte del cielo.

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Sostenuto da quella bara, per quasi tutto un giorno e una notte, galleggiai su un mare morbido e funereo.

Pagina 680 | Pos. 10427-28

Era la Rachele che andava bordeggiando, e che nel rifare la sua rotta in cerca dei figli perduti, trovò solo un altro orfano.

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Madame Bovary - Gustave FlaubertRicordo di aver letto Madame Bovary poco più di un anno fa, una bellissima edizione cartonata trovata sul fondo di uno scaffale in un negozio sfigatissimo, e quindi pagata pure pochi spiccioli.
Questo grande classico costò all’autore Gustave Flaubert pesanti accuse di immoralità per via delle avventure Cornini di Emma Bovary con circa tutti gli altri personaggi del romanzo.
Non mi dilungo troppo sulla trama (ovvero: non ne parlerò affatto!), sia perché trovo sempre molto noioso fare questi riassunti, che… in realtà solo perché è noioso fare i riassunti.
In ogni caso, durante la lettura annotai alcuni passi che mi colpirono per la loro particolare arguzia, e oggi ve li ripropongo:

Madame Bovary è un romanzo fondamentale, che si guadagna la bellezza di cinque cuoricini spezzati… che però, al cambio attuale, nessuno sa a quanti cuori felici equivalgano.

Un cuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato

Le bizzarre avventure di Jojo – We Will Rock You (Queen)

Le bizzarre avventure di Jojo – We Will Rock You (Queen)

Per il ciclo de Il Riciclone, vi presento alcuni miei vecchi anime music video che si credeva fossero andati perduti, ma che recenti scavi fra i cuscini del divano hanno riportato alla luce. Come perdere quest’occasione per una serie di post techno-vintage?
Il primo anime music video che vi propin… che vi propongo, è basato sulla prima serie di OAV de Le bizzarre avventure di Jojo, con la colonna sonora di We Will Rock You dei Queen.
Stando ai miei archivi, l’ultimo aggiornamento a questo video risale al 13 ottobre 2002; io ve lo ripropongo così come l’ho recuperato:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=SAVEIeKdg9U&w=500&h=409]

Per quanto possa ricordare (indice di attendibilità: 0%) questo è in assoluto il primo anime music video da me prodotto… quindi non preoccupatevi: i prossimi saranno sicuramente peggiori!