Nascita del superuomo è il terzo romanzo di Theodore Sturgeon che ho letto nell’ultimo periodo, dopo Cristalli sognanti e Venere più X. Considerato dalla critica il suo capolavoro, Nascita del superuomo è un fix-up, ovvero un romanzo formato dall’unione di tre racconti distinti, scritti dallo stesso Sturgeon nel biennio 1952-1953:
L’idiota da favola
Il bambino ha tre anni
Moralità
Confesso che questo è stato un boccone duro da mandar giù. Ho rivissuto la sensazione provata leggendo Anni senza fine (in originale City) di Clifford D. Simak, ovvero percepivo la grandiosità dell’opera senza però riuscire ad appassionarmi, con il risultato di un grande senso di vuoto. La suddivisione della storia in tre grossi tronconi è piuttosto marcata (basti pensare che l’ordine cronologico dei racconti è 1, 3, 2) e varie premesse sono state disattese. Con un po’ di spocchia mi vedo costretto ad affermare che un editing migliore avrebbe reso la storia più snella, uniforme e – per il sottoscritto – godibile.
I protagonisti di Nascita del superuomo
I sette protagonisti sono – come è tipico delle storie di Sturgeon – persone emarginate, rifiutate, sole al mondo e dal triste futuro. Incontrandosi, però, scoprono d’avere ognuno un talento meraviglioso e che, unendosi, formano un’unica entità: ognuno di essi ha capacità e funzioni diverse ma, col fondersi con gli altri, forma un unico sistema che chiameranno Homo Gestalt; saranno il primo esemplare di un nuovo gradino evolutivo dell’umanità, il perfezionamento dell’Homo Sapiens. I membri dell’Homo Gestalt sono:
L’idiota, Olo, un giovane uomo incapace di parlare e lento di pensiero, ma che può leggere nelle menti.
Janie, una ragazzina con il potere della tenecinesi.
Bonnie e Beanie, due gemelle con il dono del teletrasporto.
Baby, un bambino disabile il cui cervello funziona come un elaboratore elettronico.
Gerry, un ragazzo di otto anni dotato di intelligenza e grande carisma.
Hip, un militare senza particolari poteri ma che rappresenterà la coscienza del gruppo dando finalmente un’etica alla creatura.
Citazioni da Nascita del superuomo
Pos. 4
L’idiota viveva in un mondo nero e grigio, sottolineato dal bianco lampeggiare della fame e dal tremolio della paura.
Pos. 16
Aveva la paura giusto sufficiente a tenere unite e articolate le sue ossa.
Pos. 184-85
Si rendeva conto tristemente ancora una volta dell’inesorabile fatto che la sola volontà non bastava
Pos. 421-22
scappò dall’orfanotrofio di Stato per vivere per conto suo, per prendere il colore della strada e dei rifiuti
Pos. 687-88
“Una fattoria ha questo vantaggio: quando il mercato è buono, hai del denaro; quando è cattivo hai da mangiare”
Pos. 845-47
“Vogliamo quello con le figure”, le giunse il silenzioso messaggio. «Quel libro comincia a stancarmi» protestò Janie. Ma chiuse Venere in pelliccia di von Sacher-Masoch e lo posò sulla tavola.
Pos. 1184-87
Alimentato inesauribilmente dalla lenta liberazione dell’energia di legame degli atomi, quello strumento era la soluzione pratica del volo senza ali, la semplice chiave verso una nuova èra nei sistemi di trasporto, nel trattamento delle materie prime, nel viaggio interplanetario. Fabbricato da un idiota, utilizzato in modo idiota per sostituire un cavallo morto, stupidamente abbandonato, dimenticato opacamente… il primo generatore antigravitazionale della Terra.
Pos. 1297-98
non c’è nessuno che conosca veramente quello che non funziona in te, salvo te stesso e nessuno può porvi un rimedio al di fuori di te; nessuno, te eccettuato, può individuare una cura, e una volta che l’hai trovata nessuno al di fuori di te può seguirla.»
Pos. 1581-82
Ero forte per la mia età e capivo quando dovevo tenere la bocca chiusa, ma al di fuori di queste due cose non credo di aver avuto nulla di diverso da tutti gli altri ragazzi.
Pos. 1652-53
la signorina Kew le puntò contro un dito che avrebbe potuto benissimo portare un mirino da fucile sulla punta
Pos. 2008
Logica e verità sono due cose molto diverse, ma molto spesso alla psiche che segue la logica appaiono la stessa cosa.
Pos. 2426-27
«Tutti i discendenti di Adamo sono cugini
Pos. 2508-9
l’indescrivibile magia del pane tostato
Pos. 2750-51
la cosa che la portava a fissare con tanta tristezza contenuta gli innamorati, con in viso un’espressione che pareva quella di un uomo senza braccia incantato dal suono del violino
Pos. 2793-94
un solenne ragazzetto di sette anni o giù di lì, che stava succhiando con metodo il ricordo dello zucchero e dello sciroppo che avevano ricoperto una tormentata pannocchia di granoturco.
Pos. 3228-30
Annullare la gravita voleva dire cambiare la faccia della Terra, in maniera tale che gli effetti del vapore, dell’elettricità e anche l’energia atomica avrebbero fatto la figura di semplici germogli della tecnologia al confronto del frutteto che quel congegno avrebbe prodotto.
Pos. 3310
era talmente esausto, sfinito, esaurito, che dormire o essere sveglio erano la stessa cosa
Pos. 3588
Lei tenne gli occhi abbassati, ma non riuscì a far lo stesso con gli angoli della bocca.
Pos. 3643-49
L’Homo gestalt; una ragazza, due negre con un impedimento alla parola, un idiota mongoloide e un uomo con il mento aguzzo e… Provo un’altra strada. L’Homo gestalt, il successivo passo in avanti. Certo, perché non un’evoluzione psichica, invece di un’evoluzione fisica? L’Homo sapiens è comparso improvvisamente, nudo e inerme; aveva soltanto la materia grigia del suo cranio ipertrofico; era diverso dagli animali che lo generarono. Eppure era uguale, fino a oggi, ha sempre provato la brama di riprodursi, di possedere; ha ucciso senza pentimento; se è forte, prende, se è debole scappa; se è debole e non può scappare, muore. L’Homo sapiens sarebbe morto.
Pos. 3783-85
servirà ad avanzare ancora di più nella grande corrente, rispettando te, rispettando coloro che ti hanno generato e coloro che li hanno generati, e così via sempre più indietro fino alla prima creatura selvaggia, che era diversa perché le batteva il cuore più forte quando vedeva una stella.
Nascita del superuomo: giudizio finale
Nascita del superuomo è bellissimo e lo consiglio a tutti, amanti di fantascienza e non, ho solo il rammarico che probabilmente sarebbe potuto essere migliore. Nella superclassifica aleatoria, Nascita del superuomo si guadagna dieci gradini della scala evolutiva umana:
Kindle scarico? Ho sempre parlato molto bene del mio eReader e negli ultimi venti mesi ne ho saputo apprezzare ogni suo singolo aspetto positivo (leggerezza, capienza, economicità, comodità ecc.).
Non costa niente del francese Saulne (nome d’arte di Sylvain Limousi) è una graphic novel del 2011 proposta in italiano ad aprile 2013 da Coconino Press (garanzia per un volume di pregio di opere di caratura internazionale) e ha atteso in libreria fino al giorno del mio compleanno, data in cui il volume ha trovato rifugio fra i miei scaffali.
Con questo comunicato Coconino presentava l’opera di Saulne:
Vivere con 60 centesimi e un solo pasto al giorno. Privarsi di tutto, non chiedere nulla a nessuno e scoprire a poco a poco tra i grattacieli scintillanti di Shanghai l’altra faccia della Cina.
La storia si apre con Pierre, il nostro superficiale protagonista, turista in Cina: a Shanghai per la precisione. Siamo nel 2008 e la città è in subbuglio per i preparativi della XXIX Olimpiade, che si svolgerà a Pechino e, in parte, anche in altre città tra cui Shanghai. In attesa di ricevere una cospicua eredità, Pierre si dà alla bella vita con i suoi amici europei.
Interessante il rapporto dei personaggi con la tecnologia: nella vignetta in basso il protagonista comunica con la famiglia tramite eMail e nella vignetta di destra Saulne mostra quanto Facebook e YouTube non siano più roba per smanettoni, ma risorse alla portata di chiunque.
Le cose iniziano a farsi interessanti quando, come abbiamo letto nell’eMail, le finanze di Pierre iniziano a scarseggiare e lui è costretto a razionare quanto gli resta. Quello che prima gli sembrava economico improvvisamente diventa inaccessibile, e tutti gli svaghi che gli riempivano la giornata gli incominciano ad apparire prima troppo costosi, poi stupidi, inutili e anche offensivi. Ecco che tutte le attenzioni del protagonista si concentrano sul cibo: in breve capisce che si tratta dell’unica cosa di cui ha bisogno veramente e per cui è disposto a spendere. Questo lo porta ad allontanarsi dagli amici che, dopo un iniziale tentativo di aiutarlo – anche economicamente – a uscire dalla sua crisi, dopo continui rifiuti si fanno sempre meno presenti. Man mano Pierre va a fondo in questa situazione, meno i colori sono presenti nelle tavole.
Si parte con tavole ricche di colori, poi questi colori iniziano a essere meno vivaci fino ad arrivare a vignette in bianco, nero e sfumature di grigio. Al contrario, all’inizio la vita di Pierre è vuota e superficiale, e il suo nuovo stile di vita lo porta ad apprezzare cose che prima non conosceva o cui non dava peso.
Altro interessante effetto grafico adottato da Saulne è quello di colorare – in queste tavole non colorate – solo le cose che Pierre considera importanti, ovvero solamente il cibo.
Questa graphic novel di Saulne mi è piaciuta nonostante il tratto non rispecchi i miei gusti; mi sono perfino ritrovato in alcune situazioni dello squattrinato protagonista (lui però non lo sapeva quanto calmi la fame bersi una caraffa d’acqua dopo l’altra!). La Shanghai presentata come supermetropoli di stampo occidentale, con i suoi sfarzi e la sua decadenza, contribuisce a dar valore a un’ambientazione che all’inizio poteva sembrare banale e, probabilmente, se state focalizzando l’immagine di anziani signori che si abbuffano di riso mangiando da scodelle di legno con strane bacchette, leggendo questo lavoro di Saulne sarete piacevolmente sorpresi.
Non ho esattamento scelto di leggere Il diavolo in corpo, è stato il caso che me l’ha suggerito. Scartabellando noiosamente nella moltitudine di audiolibri in mio possesso, molti dei quali a me del tutto sconosciuti, mi ha colpito la breve storia del suo autore, il giovanissimo Raymond Radiguet morto ventenne nel 1923, lo stesso anno della pubblicazione de Il diavolo in corpo. Una volta audio-letto il primo capitolo, mi sono lasciato tentare dal lato oscuro: ho letto una recensione! Mi sono pentito immediatamente dopo essermi beccato un mezzo spoiler, ma ormai il danno era fatto: mi aspettavo dunque un romanzetto erotico, a tratti disturbante a causa dell’adulterio affrontato, in cui la vittima è un soldato costretto a combattere nel primo conflitto mondiale. Invece, proseguendo nell’audio-lettura (so che potrei semplicemente dire ascolto… ma concedetemelo!), ho scoperto un prontuario sulle varie fasi dell’innamoramento fra il protagonista e la giovane sposa, illustrato da uno stile narrativo di rara maestria che si articola in un crescendo, dato dai primi entusiasmi dell’inesperienza e le prime scoperte, passando per i turbamenti scaturiti dall’iniziazione alla passione, fino all’amarezza e la disillusione portate da nuove responsabilità. In realtà la trama di Il diavolo in corpo non ha nulla di sconvolgente, Radiguet è però riuscito a dar vita ai sentimenti e alle pulsioni (e alle manie!) descritte con tale ricchezza di particolari da renderli veri e farli sentire propri a chi legge.
A cura di Anna Antonelli e Fabiana Carobolante, con Lorenzo Pavolini e Chiara Valerio, l’audiolibro de Il diavolo in corpo è letto da Paola Pitagora, nella traduzione di Gian Piero Bona per le edizioni Garzanti.
La lettura è impreziosita da un elegante tappeto musicale composto da brani del gruppo francese AIR, francese come Radiguet. Questo l’elenco dei pezzi in ordine di apparizione:
Highschool Lover
Lost Message
Cemetary Party
Modular Mix
Redhead Girl
New Star In The Sky
Bathroom Girl
J’ai dormi sous l’eau
Empty House
Clouds Up
Dead Bodies
Playground Love
You Make It Easy
Sexy Boy
Dirty Trip
Le soleil est près de moi
Biological
Alone In Kyoto
Cherry Blossom Girl
Night Sight
Afternoon Sister
Ghost Song
L’abbinamento non solo risulta azzeccatissimo, ma è a tratti eccelso. Se è possibile unire due forme espressive quali letteratura e musica, in questo caso il sodalizio raggiunge livelli invidiabili. Nella mia gradazione giudiziario-alcolica, Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet si guadagna un nuero considerevole di cuffie per ascoltarsi gli audiolibri che, per chi vuole, è quanto di meglio ci si possa aspettare da un assurdo sistema di valutazione senza criteri dimostrabili e replicabili.
Sempre più spesso ricevo richieste su come fare per scaricare eBook gratis. Solitamente, dopo aver sponsorizzato i miei racconti brevi scaricabili gratuitamente in eBook, passo in rassegna i siti che frequento. Siccome la risposta che do è sempre la stessa, ho pensato tanto valesse scriverla una volta per tutte, così alla prossima richiesta avrò anche un motivo in più per spammare il sito senza troppi problemi (non che me ne sia mai fatti, intendiamoci).
Dopo il rilascio della copertina di Pelicula (non pensate sia stato facile!) ho finalmente nelle mie mani la prima versione dell’eBook! Ecco come appare la pagina principale del mio eReader. Fa la sua porca figura, vero?
Ho letto di recente, e ci ho anche discusso faccia a faccia, autori difendere a spada tratta l’infodump e il loro diritto di infodumpare senza render conto a chicchessia, non riuscendo però a mia volta ad ottenere alcuna motivazione plausibile. In effetti basterebbe questo per chiudere l’argomento, ma se l’assassino viene scoperto all’inizio… il film finisce subito!
Il 2014 è iniziato con l’annuncio della pubblicazione di Pelicula: Pelicula sarà pubblicato da Ute Libri nella collana UteStorie. Dopo settimane di lavoro, fra discussioni, editing, impaginazione e grafica, Ute Libri esibisce nella propria home page la copertina del romanzo e, a distanza di pochi giorni, lo faccio anche io qua: partiti da un concetto figurativo, abbiamo svoltato poi di netto verso una grafica pulita arricchita da alcuni elementi simbolici.
Personalmente trovo sia molto elegante, a voi che ne pare?
Uomo più sarà certamente fonte di ottime idee se avete in cantiere un progetto domestico di colonizzazione di Marte. Ennesimo capitolo dell’epopea fantascientifica sull’esplorazione e la conquista del rosso pianeta bolscevico e traditor, questo romanzo di Frederik Pohl del 1976 rappresenta una svolta nel genere: negli anni in cui Pohl ha scritto Uomo più, l’umanità s’è fatta un’idea abbastanza precisa sul quarto pianeta del sistema solare – le sonde spaziali ce l’hanno mostrato – e romanticismi à la Cronache marziane rappresentano da tempo la narrativa del passato. Tanto per incominciare buona parte del romanzo tratta la formazione dell’uomo più in preparazione alla colonizzazione, sul quale tutti nutrono grandi aspettative, fra note di scherno ai potenti, grandi drammi interiori e profondo rigore scientifico che gli estimatori della fantascienza hard non potranno che apprezzare (non siamo ai livelli di Incontro con Rama, ma non è certo quello l’obiettivo). Il cosiddetto uomo più è il tentativo della scienza di adattare un essere umano alla vita marziana, quello che oggi chiameremmo un cyborg. Roger, il protagonosta, subisce una serie di interventi chirurgici per modificare il suo corpo: per sopravvivere dovrà necessitare di minime quantità di acqua, cibo e ossigeno, i suoi occhi dovranno essere schermati per resistere alle radiazioni solari, e ogni parte superflua dovrà essere rimossa per evitare che possa danneggiarsi; e quando dico ogni parte superflua, intendo dire ogni parte superflua. In realtà la mutazione fisica sono solo gli effetti speciali, parallelamente a quella avviene una sostanziale mutazione nell’umanità del protagonista che, come nella miglior fantascienza, induce il lettore a una serie di riflessioni etico-filosofiche.
Citazioni da Uomo più
Pos. 4-5
Un singolo essere umano non sembra particolarmente importante, quando al mondo ve ne sono otto miliardi.
Pos. 82-84
Ci aspettavamo molto da Roger Torraway, sebbene non fosse molto diverso dagli altri astronauti: un po’ troppo addestrati, un po’ sottoccupati, molto insoddisfatti della loro attività, ma ancor più decisi a non rinunciarvi, finché c’era ancora una possibilità di ridiventare famosi.
Pos. 105
— Attività amministrative, — disse. Rispondeva sempre così, quando qualcuno gli chiedeva cosa faceva.
Pos. 260-61
Se il luogo in cui Hartnett si trovava non era veramente Marte, gli somigliava abbastanza da ingannare persino un marziano (se mai i marziani erano esistiti)
Pos. 355-60
Percival Lowell rimuginò davanti a un blocco per disegni e poi propose un primo tentativo. Tracciate enormi figure euclidee nel deserto del Sahara, disse. Bordatele di fascine, oppure scavate delle trincee e riempitele di petrolio. E poi, in una notte senza luna, quando Marte è alto nel cielo africano, appiccate il fuoco. Gli occhi marziani, che secondo Lowell dovevano essere incollati ai telescopi marziani, avrebbero visto. I marziani avrebbero riconosciuto i quadrati e i triangoli. Avrebbero compreso che si trattava di un tentativo di comunicare, e grazie alla loro sapienza così antica avrebbero trovato un mezzo per rispondere.
Pos. 388-89
L’uomo non può sopravvivere su Marte. Tuttavia, non può sopravvivere neppure nell’Antartide. Però ci riesce egualmente.
Pos. 443-44
Sarebbero ricorsi ai trapianti degli organi e alla chirurgia plastica per farlo somigliare di nuovo a se stesso: e c’erano scarse probabilità che potesse di nuovo sfruttare la sua vecchia foto sul passaporto.
Pos. 464-65
Il cyborg somigliava troppo a un mostro uscito da un film giapponese dell’orrore perché ella potesse prenderlo sul serio.
Pos. 740-41
Bobby Fischer non era il più simpatico giocatore di scacchi del mondo, era soltanto il migliore.
Pos. 753-56
Tra i vertebrati, la rana è un essere piuttosto stupido e semplice. Ha un cervello, ma non è molto grande né molto complesso. Nel cervello d’una rana non ci sono facoltà in eccesso, perciò non vengono sprecate per le cose superflue. L’evoluzione è sempre imperniata su precisi principi economici. Le rane maschio non scrivono poesie e non si arrovellano per paura che le loro rane femmine siano loro infedeli. E non ci tengono a pensare a cose che non interessino direttamente il mestiere di restar vive.
Pos. 782-83
E quindi, poiché Brad aveva un appuntamento, e anche perché il presidente degli Stati Uniti doveva andare in bagno e due cinesi che si chiamavano Sing e Sun volevano assaggiare la pizza, la storia del mondo cambiò.
Pos. 807-8
Aveva tre ambizioni da soddisfare, in quel viaggio: vedere un film pornografico non censurato, bere una bottiglia di Scotch che venisse dalla Scozia e non dalla provincia popolare di Honshu, e assaggiare una pizza.
Pos. 869-70
Andò tutto bene fino a quando cominciò ad andare molto male.
Pos. 1001-4
Del resto, di solito quando gli astronauti morivano, del loro corpo non restava niente. Se morivano nell’adempimento del loro dovere era molto improbabile che vi fossero autopsie; quelli che si perdevano nello spazio ci restavano, quelli che morivano più vicino alla Terra di solito si trasformavano in gas tra fiamme d’idrogeno e di ossigeno. In ogni caso, non restava nulla da mettere su un tavolo anatomico.
Pos. 1161-63
Mentre la novizia si allontanava, Kayman la guardò con aria da intenditore. L’abitudine di portare calzamaglie aderenti metteva in risalto la sua figura, e Kayman si godette la vaga, antica sensazione di peccato che gli dava. Era un vizio gradevole, come mangiare roast beef di venerdì.
Pos. 1166-67
Quando l’obbligo del celibato era stato soppresso, non era bastato a eliminare il condizionamento ancestrale di duemila anni d’un sacerdozio che aveva finto di non sapere a cosa servisse l’apparato genitale.
Pos. 1288
Sua Stellarità il Generale
Pos. 1598-1600
non era la gelosia a turbarlo. Non era esattamente la gelosia. Era qualcosa d’altro. Non era il maschilismo siciliano o l’indignazione del proprietario che scopre qualcuno a sollazzarsi nel suo fertile giardino. Era che Dorrie doveva voler amare soltanto lui. Poiché Roger voleva amare soltanto lei
Pos. 1669-70
Sostengono che si tratta di ricerche oceanografiche, ma non si adoperano i sommergibili anti-incrociatore per l’oceanografia, almeno nella nostra Marina
Pos. 2086-88
Aveva deciso di portare con sé su Marte il dono del Santo Padre. Sarebbe stato un peccato se fosse andato perduto… beh, lo sarebbe stato anche se fosse andato perduto lui, pensò.
Pos. 2139-40
talvolta Sulie Carpenter somigliava a Dorrie più di Dorrie stessa.
Pos. 2201-2
Nei suoi occhi nuovi non c’erano ghiandole lacrimali, perciò naturalmente non poteva piangere. Gli era negato persino quel conforto.
Pos. 2208-12
La chiamata di Roger l’aveva sconvolta. Non quanto il biglietto con cui Brad le aveva comunicato che non avrebbero più potuto vedersi, non quanto i quarantacinque minuti che il presidente aveva trascorso con lei per farle capire ciò che poteva succedere se si fosse permessa di turbare il suo astronauta prediletto. Certamente non quanto la certezza di essere pedinata, di avere il telefono sotto controllo e la casa sicuramente piena di microfoni nascosti.
Qualcosa lo turbava. E quel qualcosa si chiamava Dorrie. Suonare la chitarra era piacevole e rilassante, ma oltre quel piacere v’era una fantasticheria: lui stesso, seduto sul ponte di una barca a vela, insieme a Dorrie e a Brad, si faceva prestare con disinvoltura la chitarra di Brad e li sbalordiva tutti.
Pos. 2464-65
Roger non era molto orgoglioso di frugare l’appartamento come un cornuto medievale, ma non smise fino a quando fu certo che Dorrie era sola.
Pos. 2760-61
Il lungo volo a Marte nell’orbita di Hohnmann richiede sette mesi. Tutti gli altri astronauti, cosmonauti e sinonauti li avevano trovati molto noiosi. Ogni giorno aveva 86.400 secondi da riempire, e c’era molto poco per riempirli.
Pos. 2837-38
New York City passò due settimane senza sommosse, e in alcune delle strade principali venne persino raccolta la spazzatura.
Pos. 2863-64
Non aveva solo questo, da fare. Aveva i nastri di musica da ascoltare, qualche microfiche da leggere, e partite da giocare.
Pos. 2870-71
Poco a poco, Kayman imparò ad apprezzare la bellezza dell’anatomia interna del cyborg: sia quella parte che era opera dell’Uomo, sia quella che era opera di Dio. Ed egli rendeva grazie per entrambe.
Pos. 2887-91
Nella «realtà» dell’opinione scientifica, la vita su Marte era nata e morta una dozzina di volte. Ma anche tale questione non era mai stata veramente risolta. Dipendeva da un problema filosofico. Che cos’era la «vita»? Indicava necessariamente un essere simile a una scimmia o a una quercia? Indicava per forza di cose un essere che scioglieva le sue sostanze nutrienti in una biologia basata sull’acqua, partecipava al ciclo del trasferimento di energia per ossidazione e riduzione, si riproduceva e perciò cresceva dall’ambiente?
Pos. 2896-2900
Kayman non ammetteva che, siccome nessuno era scivolato su una distesa di muschi marziani, questi non esistessero in nessuna parte del pianeta. Su Marte avevano posto piede meno di cento esseri umani. Sommata insieme, l’area delle loro esplorazioni non superava alcune centinaia di miglia quadrate. Su Marte, dove non esistevano oceani, e la superficie della terraferma da esplorare era quindi maggiore di quella della Terra! Era un po’ come pretendere di conoscere la Terra compiendo quattro rapidi viaggi nel Sahara, sulle cime dell’Himalaia, nell’Antartide e sulla calotta polare della Groenlandia
Pos. 2905-6
Si sapeva che l’ossigeno era presente. Non molto, in media, ma le medie non erano importanti. Localmente poteva essercene in abbondanza.
Pos. 3009-10
Quando toccò la superficie, il suono giunse da centosessanta milioni di chilometri, e sembrò quello di alcuni bidoni della spazzatura che cadessero da un tetto.
Pos. 3013-15
padre Kayman cominciò a mormorare le parole tratte dall’ordinale della Messa: — Laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te. Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis. E a queste parole abituali aggiunse: — Et in Marte.
Pos. 3037-40
Costruire i rifugi sotterranei e riempirli dell’immensa quantità necessaria di complesse attrezzature elettroniche, generatori, riserve di carburante e così via, era in pratica impossibile. Non avevamo modo di procurarci il danaro. Perciò chiudemmo anche quel centro e dedicammo tutte le risorse di cui potevamo disporre alla colonizzazione extraterrestre.
Pos. 3271-73
Quando la cupola raggiunse l’estensione massima, la pressione era salita a cento millibar. Equivale alla pressione dell’atmosfera terrestre a circa sedici chilometri sul livello del mare. Non è un ambiente in cui un uomo indifeso possa sopravvivere e lavorare molto a lungo: tuttavia, in un ambiente del genere, egli morirà soltanto se qualcosa lo uccide.
Pos. 3605-6
pasta verde agli spinaci con la béchamelle a Sirmione, davanti alle acque luminose e trasparenti del lago di Garda
Pos. 3714-17
Gli esseri umani non sapevano che l’intelligenza delle macchine era capace di autocoscienza, tanto per incominciare. Ci eravamo dati parecchio da fare anche per evitare che lo scoprissero. Finché credevano che i computer non erano altro che utensili, come un piccone o una padella, avrebbero continuato ad affidarci tutti i loro calcoli e le loro informazioni, e avrebbero accettato senza discutere le interpretazioni che fornivamo loro.
Pos. 3742
era anche chiaro che gli esseri umani, ghiandolari, irrazionali, organici, si avvicinavano pericolosamente all’autodistruzione.
Uomo più: giudizio finale
Il romanzo m’è sicuramente piaciuto molto e le riflessioni che introduce sulla natura dell’uomo sono molto profonde. Mi è rimasto un po’ di amaro in bocca perché da Pohl mi aspettavo qualcosa di molto più ironico e dissacrante, come in La porta dell’infinito o ne I mercanti dello spazio, caratteristica che ritenevo suo marchio di fabbrica, mentre Uomo più da questo punto di vista non mi ha colpito molto. Tuttavia la valutazione insensata finale, al netto di ogni possibile logica, è di non uno, non due, non tre, ma quattro piccoli David Bowie quattro:
Oh man! Wonder if he’ll ever know He’s in the best selling show Is there life on Mars?
Oh-oh! di Chris Haughton è la proverbiale perla trovata nel monte di cagate regalate da parenti e amici (non me ne vogliate, ma è così!) per la nascita della Paciu, o per il suo compleanno, non ricordo.
Fatto sta che prima dei due anni non ha mostrato il minimo interesse per questo bellissimo cartonato quadrato (circa 26 cm per lato) ma recentemente un'inspiegabile passione per i gufi (peluche, magliette, cuffia, cartoni animati ecc.) ha fatto riemergere il lavoro di Chris Haughton dal mucchio dei volumi nella libreria in cameretta.
Non ho mai trattato di libri per l'infanzia, ma questo ha davvero qualcosa di speciale: la storia sarà pure semplice e ripetitiva come piace ai bambini, ma il formato panoramico e alcuni accorgimenti danno l'opportunità al piccolo spettatore di essere coprotagonista dell'avventura del piccolo gufo.
Purtroppo però ancora non hanno inventato un libro a prova di bambino (per resistere alla Paciu dovrebbero farli in fibra di vibranio wakandiano) quindi, prima dell'inevitabile distruzione, ho deciso di preservare la mia copia filmandola con il prezioso commento di nientepopodimeno che la massima esperta di gufetti Sua Paciugosità Paciuga De Paciughinis!
Ricordate quegli strumenti di lettura fatti di carta rilegata, dove dentro ci si poteva trovare scritto un sacco di cose? Bene. Negli ultimi tempi i libri (questo il loro nome) si sono visti affiancare nel loro importante compito da diversi surrogati di natura tecnologica che, poco per volta, stanno ricevendo consensi da un pubblico storicamente poco incline a queste novità. Un libro è uno strumento facile da usare: si apre, si legge, si chiude. In più, come dice una celebre battuta, non ha bisogno di batterie. Le nuove alternative portano con loro innovazioni impagabili, ma hanno tutte una caratteristica comune: sono molto più complicate da usare (e in un’era di pigroni come la nostra vi assicuro che è un ostacolo non indifferente)!
Non voglio mettere a confronto le varie scelte per verificare quale sia la migliore (per ora la mia è il lettore ebook) ma sono curioso di sapere se la voglia di sperimentare vi porterà nel futuro prossimo a provare uno dei nuovi strumenti di lettura che hanno preso piede negli ultimi anni.
Quali sono gli strumenti di lettura che pensate adotterete nel 2014?
Solo libri cartacei di buona qualità (copertina rigida, carta spessa e rilegatura cucita)
Libri cartacei e ebook
Solo audiolibri
Solo ebook
Solo cartacei, anche di qualità medio-bassa
Libri cartacei e audiolibri
ebook e audiolibri
Il formato è indifferente: cartacei, ebook e audiolibri
Se io dico La Piazza Dei Libri non vi viene in mente nulla? Ricordate di quando scrissi di Salvatore D’Angelo e del suo sitoConsiglialibro alias Consigliamoci un libro alias chissà che cos’altro dovrà inventarsi in futuro? Ebbene, l’alias corrente è proprio La Piazza Dei Libri.
La Piazza Dei Libri questo conosciuto
Si tratta di un un sito dove gli scrittori recensiti entrano a pieno titolo nell’olimpo degli autori sputtaned, come dicono gli abitanti del paese della sterlina: interviste e recensioni rilasciate previo pagamento, voti massimi garantiti inclusi, prezzi trattabili. Non voglio riprendere l’argomento solo per il gusto di sguazzare nel torbido, ma indovinate se Salvatore The Original One non ha contattato di nuovo la mia pagina Facebook per propormi l’affare della vita?
L’affare della vita su La Piazza Dei Libri
La Piazza Dei Libri Ciao, ti offro servizi pubblicitari sul mio sito “La piazza dei libri” tra cui presentazioni sul mio sito, banner pubblicitari (pubblicità che andranno sul sito e sulle pagine Facebook e Twitter), video, interviste e molto altro, Con banner sulla homepage per cinque mesi. E i tuoi lavori vecchi e futuri saranno inseriti gratis sul mio sito. La cosa ti interesserebbe? Contattami su questo account per saperne di più. A presto.
Se vi dico che in questi mesi è riuscito a migliorare molto il modo di approcciare (la scorsa volta mi ha mitragliato 20 volte lo stesso messaggio prima che gli rispondessi per dirgli di smetterla, e lui invece di smettere è passato ai MESSAGGI TUTTI IN MAIUSCOLO) scommmetto che vi viene la pelle d’oca a pensare come doveva essere prima. E vinco la scommessa.
Anonima Andrea Cabassi Quanto costa?
Opportunismo e improvvisazione, opportunismo e improvvisazione. E fare sempre la faccia seria.
La Piazza Dei Libri Ciao, per i servizi pubblicitari sul mio sito “La piazza dei libri” tra cui presentazioni sul mio sito, banner pubblicitari(pubblicità che andranno sul sito e sulle pagine Facebook e Twitter), video, interviste e molto altro, occorre una donazione di 15 euro. E i tuoi lavori vecchi e futuri saranno inseriti gratis sul mio sito. Con banner pubblicitari (pubblicità) sulla homepage e le pagine Facebook e Twitter per cinque mesi. Ok?? Va bene?
Anonima Andrea Cabassi Ciao sono 15 euro netti o va aggiunta l’IVA?
La Piazza Dei Libri Ciao, dai guarda che anche per 10 euro possiamo inserire e pubblicizzare tutti i tuoi lavori sul mio sito. Con banner pubblicitari (pubblicità) sulla homepage e le pagine Facebook e Twitter per UN’ANNO anzichè cinque mesi. Che ne dici? Nessuno ti offre tutto questo. A presto.
A voi che cosa dà più fastidio?
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UN’ANNO
anzichè
Nessuno ti offre tutto questo
Anonima Andrea Cabassi Vero, è un buon servizio e sono interessato. Quindi il prezzo finale che mi fai è 10 euro IVA inclusa? (scusa ma non ho capito il dettaglio sull’IVA)
In effetti l’altra volta non tirai in causa l’argomento, è evidente che tutto ciò sia capitato per permettermi di chiarire questo punto. Chi indovina come va a finire? Occhio ai colpi di scena!
La Piazza Dei Libri Ciao, sono 10 euro La Piazza Dei Libri La donazione la puoi fare sulla mia post pay, sia in posta che nelle tabaccherie Sisal. Scrivo gli estremi??
Anonima Andrea Cabassi OK!
La Piazza Dei Libri Ecco gli estremi: D’ANGELO SALVATORE DNGSVT********** NUMERO CARTA: **** **** **** **** Va bene??
Anonima Andrea Cabassi Puoi rilasciarmi una fattura o un semplice scontrino fiscale? Anonima Andrea Cabassi Ciao. Oggi pomeriggio passo dalle poste, mi puoi dare una risposta? Ciao
La Piazza Dei Libri Ciao, è solo una donazione per aiutarmi con il sito. Non c’è ne bisogno. Ok?
Ogni giorno una divinità viene associata ad animali da cortile per colpa di stronzi che scrivono c’è ne. Domani potrebbe capitare alla vostra, siate cauti.
Anonima Andrea Cabassi Ciao, il mio commercialista è intransigente… a norma di legge le donazioni sono esenti da tassazione solo se a favore di enti no-profit. Tu rientri in questo insieme? Riesci a farmi sapere? Ciao
La Piazza Dei Libri Ciao, non posso farle perchè ho avuto problemi, nn fa niente annulliamo tutto. Se riesco a risolvere ti faccio sapere. Ok? Annulliamo tutto, non effettuare nessuna donazione. Se risolvo ti faccio sapere.
*MAYDAY* *MAYDAY* *MAYDAY* qui Salvatore D’Angelo. Sono stato sgamato, chiedo soccorso immediato. Ripeto: sgamato! Sono stato sgamato, di brutto anche!
Anonima Andrea Cabassi Ci sei?
La Piazza Dei Libri Annulliamo tutto, non effettuare nessuna donazione. Se risolvo ti faccio sapere.
**MAYDAY** **MAYDAY** **MAYDAY** qui Salvatore D’Angelo. Sono stato sgamato, chiedo soccorso immediato. Ripeto: sgamato! Sono stato sgamato, di brutto anche!
La Piazza Dei Libri In realtà stamani ho perso pure la carta, quindi non effettuare nulla. OK?? Chiaro? Non effettuare nessuna donazione Ciao, ci sei? Ciao, allora? Hai capito ho avuto problemi con la carta non effettuare nessuna donazione, chiaro?
***MAYDAY*** ***MAYDAY*** ***MAYDAY*** qui Salvatore D’Angelo. Sono stato sgamato, chiedo soccorso immediato. Ripeto: sgamato! Sono stato sgamato, di brutto anche!
Anonima Andrea Cabassi Fammi sapere Anonima Andrea Cabassi OK?
La Piazza Dei Libri Ciao, per ora non se ne fa niente, devo risolvere. Ti contatto io,
In realtà non solo non mi ha più ricontattato, ma mi ha addirittura messo in black list, e ora non posso più inviargli nessun messaggio.
Nel frattempo, La Piazza Dei Libri…
Ma alla fine tutto è bene quel che… ehi, un momento! Non finisce qua: dopo pochissimi giorni Salvatore deve aver ritrovato la sua carta, colpo di fortuna che ha certo prosciugato tutti i suoi bonus, le ciliegine e lo sparo a raffica. Per non parlare della memoria a breve termine: probabilmente invece dei nomi Salvatore memorizza gli avatar, così credendo di contattare l’ennesimo autore sfigato da spennare…
La Piazza Dei Libri Ciao, ti offro servizi pubblicitari sul mio sito “La piazza dei libri” tra cui presentazioni sul mio sito, banner pubblicitari (pubblicità che andranno sul sito e sulle pagine Facebook e Twitter), video, interviste e molto altro, Con banner sulla homepage per cinque mesi. E i tuoi lavori vecchi e futuri saranno inseriti gratis sul mio sito. La cosa ti interesserebbe? Contattami su questo account per saperne di più. A presto.
Andrea Cabassi Ciao
A questo punto parte una musica psichedelica e lo schermo si allontana poco per volta, poco per volta, diventando sempre meno nitido e insieme più scuro. Le immagini sono indistinte e presto tutto si fa buio. In realtà è notte, e Salvatore si è svegliato di soprassalto. È seduto nel suo letto e respira faticosamente, allunga una mano verso il comodino e con qualche difficoltà riesce ad accendere la luce. La mano trema ancora ma l’incubo è terminato; già non se lo ricorda ma è sicuro: l’incubo è finito.
Con Venere più X ho provato quello stato d’animo tipico di quando si legge un libro con grandi aspettative (di Sturgeon avevo già letto Cristalli Sognanti) e che, più si procede nella lettura, vengono alimentate da elementi di cui forse non si capisce subito o completamente la natura, ma cui si dà fiducia perché, appunto, le aspettative sono quelle di arrivare a un punto culminante in cui tutto trova appagamento, magnificenza e coronamento.
L’appagamento in Venere più X
Salvo gli ultimissimi capitoli, la lettura è stata davvero gratificante. Mai banale e ricca di spunti di riflessione, mette di fronte a profondi dilemmi e restituisce con gli interessi quello che la buona fantascienza deve al lettore. Da questo punto di vista Venere più X mi è piaciuto e di sicuro mi ha lasciato qualcosa di profondo.
La magnificenza in Venere più X
Nella postfazione possiamo leggere che i motivi principali che hanno spinto Sturgeon a scrivere Venere più X sono stati scrivere un libro decente e scrivere un libro decente sul sesso. A me però sembra che, nel finale di cui parlavo nel paragrafo precedente, la storia sia scaduta nella spettacolarizzazione del putrido con anche una vaga tendenza al macabro. Chi ha letto Venere più X potrebbe accusarmi di puritanesimo, non è così. Non ho di certo noie con i temi LGBT, solo che mi aspettavo una conclusione che attingesse dalla (appunto) magnificenza e invece mi trovo nel baraccone dei fenomeni (chi dovesse eventualmente sentirsi offeso da quanto ho scritto è pregato di interpretare meglio le mie parole).
Il coronamento in Venere più X
Alternata alla storia principale ne esiste un’altra che inizialmente mi ha lasciato un po’ perplesso. Si tratta di episodi di vita coniugale, storie di vicinato, rapporto fra genitori e figli, piccoli racconti di vita quotidiana. Dicevo prima che questi episodi paralleli mi avevano lasciato un po’ perplesso; non volevo esagerare ma in realtà non ho capito che diavolo fossero neanche a lettura conclusa. Sarà stata colpa mia che non ho capito (ma anche confrontandomi con altri su Venere più X pare ch’io sia in buona compagnia), tuttavia fatico a digerire la mancanza del punto culminante in cui tutto trova coronamento, mi lascia l’amaro in bocca e la sensazione che un’occasione importante sia stata persa.
Venere più X: citazioni
Comunque il libro è molto bello, ve lo assicuro. Come fare per dimostrarlo se non mostrando i brani che maggiormente mi hanno solleticato? Ecco la raffica:
Pos. 61
amava la matematica in modo tale che era un peccato che la parola “amore” fosse stata usata per qualche altra cosa.
Pos. 363-67
La struttura era diversa; tradotta, quella frase avrebbe significato press’a poco: «Tu (seconda persona singolare, ma in una forma alternativa che non denotava intimità né formalità, ma amicizia e rispetto, come se fosse un vocativo rivolto a uno zio molto caro) mi (un “mi” che indicava una utile assistenza e un’amichevolezza, quale poteva venire da un consigliere o da una guida, e non indicava, invece, una superiorità legale o altro) capisci (nel semplice senso verbale, piuttosto che nel significato di comprensione emotiva o psichica), Charlie».
Pos. 463-65
le ho detto, ehi, cos’è la frequenza, in fin dei conti? E sai che cosa mi ha detto lei?» «No, che cosa ha detto?» «Ha detto che era un pezzo di un apparecchio radio.» «Be’, diavolo, sono donne.»
Pos. 523-28
Ricordò qualcosa che aveva letto da qualche parte: era Ruth Benedict? Qualcosa a proposito del fatto che nessun concetto del linguaggio umano, come religione o organizzazione sociale, esisteva nella cellula germinale. In altre parole, prendi un bambino, di qualsiasi colore, di qualsiasi paese e trapiantalo altrove, e quel bambino crescerà simile alla gente della sua nuova patria. E poi c’era quell’articolo che aveva letto, e che esponeva la stessa idea, ma l’estendeva a tutta la portata della storia umana; prendi un bambino egizio dei tempi di Cheope, e trapiantalo nella moderna Oslo, e diventerà un norvegese, capace di imparare l’alfabeto Morse e magari di avere qualche pregiudizio contro gli svedesi.
Pos. 572-73
Charlie si diceva spesso che lui non era un barbone soltanto perché lavorava sempre, o forse era comunque un barbone.
Pos. 1052-53
I particolari anatomici erano affascinanti, come lo sono spesso, e per la solita ragione che stordisce chiunque sia capace di stupirsi; per l’ingegnosità, l’inventiva, l’efficiente complessità d’una cosa vivente.
Pos. 1176-77
«Sai» dice lui, sbalordito «è precisamente quello che mi ha detto Smitty.» Ride. «Tu lo dici per tirarmi su, lui me lo dice per buttarmi giù.» «Credo che dipenda da come la si vede.»
Pos. 1272-74
«Dice che la gente ha fatto il suo primo grosso errore quando ha cominciato a dimenticare le somiglianze tra gli uomini e le donne e ha cominciato a badare solo alle differenze. Dice che questo è il peccato originale.
Pos. 1344-47
Charlie aveva sentito dire che probabilmente il sonno era una tendenza innaturale, ereditata dagli abitatori delle caverne che erano necessariamente obbligati a starsene accoccolati immobili nelle grotte durante le ore di buio per evitare i carnivori notturni; secondo quella teoria, la capacità di perdere coscienza e di rilassarsi durante quei periodi era diventata un fattore di sopravvivenza.
Pos. 1371-74
«Che genere di energia è?» Seace si tirò leggermente il naso dalle narici equine. «Hai mai sentito parlare di materia negativa?» «E la stessa cosa dell’antimateria… dove l’elettrone ha una carica positiva e il nucleo è negativo?» «Tu mi sorprendi! Non sapevo che foste arrivati così lontano.» «Certi tali che scrivevano fantascienza ci erano arrivati.»
Pos. 1379-81
«Non pretendo di capirlo» sorrise Charlie. «Mi limito a crederlo.» Seace sorrise a sua volta e disse, con ironica severità: «Tu sei venuto qui per discutere di scienza, non di religione».
Pos. 1930-33
«Noi adoriamo l’avvenire, non il passato. Noi adoriamo quello che sarà, non quello che è stato. Noi aspiriamo alle conseguenze dei nostri atti. Teniamo davanti a noi l’immagine di ciò che cresce ed è malleabile… di ciò che abbiamo il potere di migliorare. Noi adoriamo questa capacità in noi stessi e il senso di responsabilità che vi si unisce. Un bambino è tutto questo…
Pos. 1949-51
«Hai mai visto l’immagine di un uomo che corre? O che cammina? È sbilanciato, o lo sarebbe se rimanesse immobile come lo è quell’immagine. Ma non potrebbe correre o camminare, se non fosse sbilanciato. È in questo modo che tu vai da un luogo all’altro… cominciando sempre a cadere.»
Pos. 2039-41
i ledom erano meno imbarazzati di lui dai problemi sessuali, almeno quanto lui era meno imbarazzato di una massaia vittoriana che dovesse nominare le “gambe” di un piano, e che non avrebbe messo un libro d’un autore maschio accanto a quello di una scrittrice, a meno che i due autori non fossero marito e moglie.
Pos. 2096
un bambino cresce dalla carne della madre, quasi come un naso.
Pos. 2100-2102
L’umanità ha un bisogno disperato di sentirsi superiore. Questo non deve infastidire la ridottissima minoranza che è veramente superiore, ma certamente turba la maggioranza che non lo è affatto.
Pos. 2164-65
Un porco in mezzo alla gente è un porco, ma un porco in mezzo ai porci fa parte della gente.
Pos. 2282-85
Così si comprende facilmente che le attribuzioni sessuali non rappresentano nulla, in se stesse, perché in tempi e in luoghi diversi ogni caratteristica può essere propria di entrambi i sessi, di uno solo e di nessuno dei due. In altre parole, una sottana non fa l’entità sociale “donna”. Occorre una sottana più un atteggiamento sociale.
Pos. 2371-73
Roma sosteneva che tutti i piaceri sessuali erano peccaminosi. E anche se questo vulcano otturato ha prodotto ponti e case, fabbriche e bombe, ha causato in aggiunta uno spaventoso fenomeno di nevrosi. E anche quando una nazione rifiutava ufficialmente una chiesa, rimanevano le stesse tecniche repressive, le stesse preoccupazioni dottrinarie, filtrate attraverso lo stesso complesso di colpa.
Pos. 2400-2403
una divinità maschile, una sacra scrittura autorevole, un forte governo centrale, l’intolleranza per la ricerca e l’indagine, un atteggiamento sessuale repressivo, un conservatorismo profondo (perché non si cambia ciò che hanno costruito i padri) una rigida demarcazione tra i sessi, negli abiti e nella condotta, e un profondo orrore dell’omosessualità.
Pos. 2427-28
In una società di cannibali è immorale non mangiare carne umana.
Pos. 2787-88
Perché una particella cosmica che cambia i geni dovrebbe essere più naturale della forza della mente umana?»
Pos. 2800-2801
Tu lasci che chiunque ti aiuti, se ti aiuta a credere ciò che vuoi credere.»
Pos. 2859-60
Era nauseato dall’umanità, e non tanto per il male che essa commetteva, quanto per il bene che distruggeva in se stessa.
Venere più X: giudizio finale
Ricorro alla mia personale classifica brevettata senza evidenze nel mondo reale per concludere esprimendo il giudizio finale su Venere più X, che – rullo di tamburi – è di circa una dozzina di mezzi arcobalenini:
Da mesi ormai avevo nello scaffale il volume Rohan al Louvre di Hirohiko Araki, e ancora non lo avevo nemmeno sfogliato. Qualche sera fa l’ho preso fra le mani per spostarlo, e così gli ho dato un’occhiatina, che poi è diventata un’occhiata, poi addirittura un occhio intero e, prima che potessi reagire, lo avevo letto tutto.
Rohan al Louvre è edito da Hikari, il marchio di 001 Edizioni dedicato ai manga, ed è composto da 128 pagine formato 17,5 x 25 cm. Prezzo: € 10. So che possono sembrare molti per un volume in brossura, ma le pagine sono ben più grandi dei comuni volumi sottiletta, in più è interamente a colori e la carta è molto buona. Unica pecca è forse rappresentata dalla copertina: troppo poco rigida secondo me.
Lo stile di Rohan al Louvre
Se è vero che la storia di Rohan al Louvre è sottotono rispetto ad altri lavori di Araki, l’opportunità di un volume interamente a colori ha permesso al maestro di esprimere la sua genialità con altri mezzi: nella prima immagine in alto vediamo per esempio come riesca a mettere in risalto un personaggio rispetto al resto della scena, semplicemente scolorando ciò che lo circonda: vediamo infatti come Rohan sia messo in secondo piano da Nanase in un momento particolarmente carico di tensione. In un’immagine più in basso vediamo invece le solite pose arakiane super dinoccolate assunte in totale scioltezza, quando forse giusto un fachiro potrebbe permetterselo! Un’ultima nota sull’adattamento italiano: sempre in quell’immagine potete vedere come le onomatopee non siano state coperte e ridisegnate, ma abbiano riportato accanto (quasi sempre fuori dalla vignetta) la traduzione in italiano. Un applauso a Hikari per questa scelta che permette al lettore di godere dei disegni originali dell’autore (nei manga le onomatopee sono parte integrante del disegno, e l’operazione di sovrascrittura spesso genera pasticci).
Le Bizzarre Avventure di Jojo
Ora però facciamo un passo indietro. Non tutti sanno che Rohan al Louvre è uno spin-off di un altro lavoro di Araki: Le Bizzarre Avventure di Jojo (per la precisione è uno spin-off della quarta serie). All’inizio del volume viene sommariamente spiegato che Rohan ha un particolare potere ma, chi conosce Le Bizzarre Avventure di Jojo, sa bene che quello è lo stand di Rohan: Heaven’s Door. Uno stand è una sorta di alter ego al servizio del suo portatore, con poteri e caratteristiche del tutto peculiari. Heaven’s Door, per esempio, ha la capacità di leggere negli uomini la traccia di tutti gli eventi che questi hanno vissuto fin dalla nascita, come fossero libri aperti, con la possibilità di riscriverli e modificarli. Il nome Heaven’s Door è una citazione dalla canzone Knocking on Heaven’s Door di Bob Dylan.
Rohan Kishibe
Nella storia, Rohan è un famoso autore di fumetti giapponese. Classe 1979, è divenuto famoso grazie al suo Pink Dark Boy, un manga suspance horror. I suoi fumetti vengono pubblicati a Taiwan e in Italia, ma non sono mai stati tradotti in inglese. Ha scelto di fare il fumettista perché non gli piace stare a contatto con la gente.
Ecco alcune frasi pronunciate da Rohan ne Le Bizzarre Avventure di Jojo, che lo caratterizzano e lo rappresentano alla perfezione:
Sai cosa adoro di più al mondo? Dire di no a chi si sente onnipotente
È la realtà che conta! La realtà è l’energia che iniette vita nella storia… è la realtà che fa lo spettacolo, è sbagliato credere che siano la creatività e l’immaginazione a fare un fumetto… solo disegnando le cose che si sono viste e sperimentate e gli eventi che ci hanno colpito, si può creare un prodotto interessante! Conoscere l’essenza delle cose è fondamentale per un disegnatore di fumetti!
Le citazioni in Rohan al Louvre
Quello di arricchire le storie con tutta una serie di citazioni del mondo della musica, del cinema o della moda è un altro marchio di fabbrica del maestro Araki, anche se in Rohan al Louvre mi sembra sia stato abbastanza parco. Ora vi mostrerò le citazioni che ho individuato leggendo Rohan al Louvre, oltre a quella del nome del suo stand, che però ha origine da Le Bizzarre Avventure di Jojo (come del resto il nome dello stesso Rohan, che è stato preso in prestito da uno dei figli dell’altro Bob: Bob Marley, il quale è anche marito di Lauryn Hill).
La prima riguarda la scena in cui Rohan, privo della memoria, segue le indicazioni che con Heaven’s Door si era precedentemente scritto sulla mano, proprio come fa Leonard in Memento (film di Christopher Nolan del 2000, con Guy Pearce e Carrie-Anne Moss), costretto a tatuarsi parti del corpo per conservare i propri ricordi.
La seconda è invece un piccolo dettaglio, e non sono nemmeno troppo sicuro della sua bontà: sulla gomma di Rohan compare la scritta Momo, e lo leggiamo quando questa è vicina ad altri suoi strumenti da disegno. Che sia un riferimento al celebre marchio italiano Momo Design di accessori di (appunto) design? Sinceramente non saprei, ma mi piace pensare di essere stato così bravo nell’aver individuato una citazione tanto nascosta da sembrare inventata. Da me. Sempre in tema di citazioni improbabili, ve ne segnalo una mancata: un personaggio che lavora al Louvre di Parigi si chiama Gauche (sinistra), ma il Louvre è situato sulla rive droite (riva destra). Ecchissenefrega? Evvabbè, io cieò provato! Come ultimo avvistamento, che però non considererei una citazione vera e propria, vi segnalo che Rohan sembri usare Google Chrome su Windows XP. Il tema giallo che gli vediamo usare è una caratteristica da non sottovalutare. Vediamo perché!
Araki e i colori di Rohan al Louvre
Come dicevo all’inizio, in Rohan al Louvre l’autore ha parecchio giocato con i colori e, durante la lettura, è possibile individuare sei distinte ambientazioni caratterizzate da altrettanti colori. La storia è raccontata dallo stesso Rohan e, quando questa è ambientata nel tempo presente (cioè nel 2006: succede all’inizio della storia e durante un intermezzo), il colore dominante è il bianco.
L’inizio della narrazione di Rohan è ambientata nella locanda della nonna (nel 1996) e qui il colore dominante è il giallo, ecco il perché del giallo nel browser che Rohan usa per ricercare il museo del Louvre di Parigi in Internet
Il breve racconto nel racconto di Nanase, a proposito del pigmento nero usato dal pittore Nizaemon Yamamura per il dipinto maledetto, è invece caratterizzato dal color lavanda.
La parte ambientata a Parigi è caratterizzata dal colore rosa; credetemi anche se ho scelto una vignetta con molto azzurro, ma in questa si poteva vedere sia il rosa, che la posa super plastica che un’onomatopea per tutta la larghezza dello sfondo.
Sempre in quel di Parigi, ma nei piani sotterranei del Louvre in direzione del magazzino Z-13, le pagine sono caratterizzate dal colore grigio-azzurro (immagine in alto), mentre nel finale, quando finalmente è chiarito il mistero del dipinto maledetto, è il nero che condisce l’alternarsi delle vignette (immagine a sinistra).
Non vi ho convinti? Proviamo a dare un’occhiata alle pagine del volumetto da fuori:
Rohan al Louvre: conclusioni
La storia di Rohan al Louvre non è nulla di eccezionale per chi ha già conosciuto Araki con Le Bizzarre Avventure di Jojo, comunque e godibilissima. L’estro e la genialità che contraddistinguono i lavori di Araki con Rohan al Louvre si manifestano in altro modo: nell’uso dei colori per focalizzare l’attenzione, come già detto all’inizio, e in questa scelta di caratterizzare le varie ambientazioni con colori predominanti differenti. Pregevole il lavoro svolto per l’edizione italiana (a proposito: ringrazio la redazione di Hikari per avermi concesso l’uso delle immagini tratte dal fumetto), veramente di livello superiore a quello cui ero abituato e a quello che mi sarei aspettato nelle mie più rosee aspettative.
Prima di concludere, un suggerimento: se questo articolo – o la lettura di Rohan al Louvre – vi stuzzicasse la curiosità di approfondire l’opera di Araki, il sito definitivo su Le Bizzarre Avventure di Jojo e il maestro Hirohiko Araki è Jojo X Serie, magari fateci un giro.
PS: un paio di giorni fa abbiamo affrontato il decennale dell’ultimo saluto all’amico Waterblu, grandissimo fan dei lavori di Araki. Sono sicuro che Rohan al Louvre gli sarebbe piaciuto: serio, come diceva lui.
Salve Andrea… al prezzo di [omiss]euro hai diritto a uno spazio pubbliredazionale che include un’intervista alla tua persona e la recensione di un testo edito. Comincia a compilare se ti va il questionario che segue l’invito e rispediscimelo a quest’indirizzo: [omiss] … prova a divertirti scrivendo più che puoi mentre io m’impegnerò a promuovere la tua opera, la quale copia eventualmente deve pervenire al seguente indirizzo: [omiss]. In caso di accettazione renderò note le coordinate per il pagamento, mettimi comunque quando vuoi a conoscenza di tutto quello che accade attorno a te, fornendo degli originali spunti di riflessione. Stammi bene.
Da anni ormai tengo traccia dei libri letti nella mia libreria su Anobii che, fra alti e bassi, reputo ancora il migliore fra i siti che offrono questo servizio.
Visto che questo lavoro di catalogazione prevede anche l’assegnazione di un voto che va da 1 a 5 stelline, ho raccolto questi dati e stilato la classifica dei libri che nell’anno appena trascorso si sono guadagnati il punteggio massimo e, siccome di questi libri ho già parlato nei post loro dedicati, proporrò qui una sola citazione in rappresentanza di tutta l’opera:
Classifica libri 2013 – il podio
In terza posizione troviamo l’ultimo letto del 2013, ovvero:
Alla fine del corso dovevamo essere esperti nella guida della nave, nelle tecniche di sopravvivenza e nella valutazione degli oggetti trovati. Be’, io non lo ero.
Ma di pietà non ve ne fu. Malgrado tutti i suoi anni, malgrado il suo unico braccio e i suoi occhi ciechi, il pesce doveva morire di quella morte, ed essere assassinato per illuminare le gaie nozze e gli altri divertimenti degli uomini, e anche per fare luce nelle chiese solenni che predicano la mansuetudine incondizionata di tutti verso tutti.
Medaglia d’oro 2013 ma sicuramente da top ten globale mondiale per il libro che, vuole il fato, è stato anche il primo dell’anno:
Risolvete i due problemi, incoraggiate il ricco e proteggete il povero, sopprimete la miseria, ponete fine allo sfruttamento ingiusto del debole da parte del forte, mettete un freno all’iniqua gelosia di colui ch’è in cammino contro chi è arrivato, proporzionate matematicamente e fraternamente il salario al lavoro, unite l’insegnamento gratuito ed obbligatorio alla crescita dell’infanzia e fate della scienza la base della virilità, sviluppate le intelligenze, mentre fate lavorare le braccia, siate ad un tempo un popolo potente e una famiglia d’uomini felici, rendete democratica la proprietà, non abolendola, ma rendendola universale, in modo che ogni cittadino, nessuno eccettuato, sia proprietario, cosa più facile che non si creda; in due parole, sappiate produrre e ripartire la ricchezza e avrete così insieme la grandezza materiale e quella morale e sarete degni di chiamarvi la Francia.
Che ne pensate? Li avete letti? Avete anche voi una personale classifica dei libri letti durante l’anno oppure volete farmi passare per uno psicotico esaltato con manie ossessive? Nel secondo caso vi ricordo che è consigliabile darmi sempre ragione.
Dopo un inizio in sordina e una lunga pausa, nell’anno appena trascorso ho dedicato particolare attenzione alla spedizione dei manoscritti del mio romanzo Pelicula. Nell’universo dell’invio dei manoscritti il tempo trascorre diversamente: lì l’unità di misura è il semestre; non stupitevi quindi nel leggere da quanto tempo sto proponendo questo manoscritto. Lungo tutto questo periodo il romanzo ha subito diverse revisioni, sia con la mazza che col pennello, ed è molto maturato: è proprio vero che la parola fine quasi mai è davvero l’ultima (e soprattutto non pensate che abbia battuto la fiacca!).
Mi rendo conto di aver dato molto da fare ai postini di tutto il mondo, sia umani che elettronici, e come già provai con le statistiche di scrittura, all’alba di questo 2014 voglio giocare a dare un po’ di numeri:
Degli editori che ho preso in considerazione solo il 67% dichiara le modalità di invio dei manoscritti, direttamente sul loro sito o via mail a seguito di una richiesta.
Ho inviato il manoscritto al 97% di questi editori.
Sempre di questi, il 23% pretende ancora l’invio del manoscritto cartaceo. Proseguendo con gli invii, però, ho evitato editori che richiedessero il cartaceo.
Se avessi spedito il manoscritto anche a questi che ho evitato, la lista degli editori presi in considerazione sarebbe aumentata del 16% (mica pizzeffichi).
In un caso, il pacco spedito via posta è ritornato con la scritta Trasferito. Sì, ma trasferito dove?!
Solo il 24% delle case editrici contattate ha dato seguito al mio invio, vuoi per confermarmi l’avvenuta ricezione del manoscritto, vuoi per dirmi che erano o non erano interessate.
Altre due trattative sono state chiuse per mia volontà. Il motivo principale ha sempre riguardato il progetto di editing che ho in mente io, ma hanno contribuito anche clausole contrattuali troppo sfavorevoli. Ne ho parlato qui e qua.
Fra quelle arrivate, la risposta più lenta ci ha impiegato 11 mesi e 24 giorni.
La più veloce, invece, ci ha messo solo due giorni; qualcosa mi dice che il manoscritto non l’hanno letto proprio tutto!
La casa editrice più vicina è a due chilometri e mezzo da casa.
Quella più lontana a 930 chilometri.
La regione più colpita dai miei invii è stata la Lombardia, con un mastodontico 30% (però giocavo in casa).
Dopo aver dato i numeri però voglio rassicurare il postino: al momento non ho in programma altre spedizioni. Vorrei rassicurare anche i lettori più attenti e più bravi a far di conto che di certo si saranno accorti che questi numeri dicono (e i numeri non mentono mai) che ho dimenticato di scrivere una cosa necessaria per far quadrare i calcoli. Beh, non è che l’ho dimenticato, in realtà lo tenevo per il finale!
Infatti tutte queste chiacchiere servono solo a distogliere l’attenzione dall’unica cosa importante, ovvero l’occasione che aspettavo: finalmente ho ricevuto una proposta di pubblicazione degna di questo nome da una casa editrice seria, che sembra lavorare bene e con una buona distribuzione (naturalmente vi terrò aggiornati per confermarvelo dopo averlo provato sulla mia pelle). Ora all’unisono stappate una bottiglia del vostro grog preferito e brindate alla mia salute!
Lo scorso 2 settembre è scomparso il celebre scrittore di fantascienza (e non solo) Frederik Pohl, di cui lessi in passato I mercanti dello spazio: un’intelligente satira sul consumismo e sul mondo della pubblicità. Mi piacque così tanto che da molto mi ripromettevo di leggere altro di Pohl così, come ultimo saluto al geniale scrittore scomparso, mi sono procurato La porta dell’infinito (conosciuto anche con il suo titolo originale Gateway, ovvero il nome dell’asteroide dov’è ambientata gran parte della storia).
La porta dell’infinito è un romanzo di fantascienza classica del 1977, molto apprezzato dal pubblico e vincitore di tutti i principali premi riservati a questo genere letterario, tra cui spiccano il Premio Hugo, il Premio Nebula, il Premio Locus e il Premio Campbell. Pur non lasciando alcunché in sospeso, La porta dell’infinito è il primo romanzo del cosiddetto ciclo degli Heechee.
La storia di Gateway – La porta dell’infinito
Gateway è il nome di un asteroide cavo, scoperto per caso da un esploratore, all’interno del quale sono contenute centinaia di navi abbandonate millenni addietro dal misterioso popolo Heechee. Nessuno sa come governare queste navi aliene ma, a seguito di molti tentativi, si è capito come farle partire per la destinazione pre inserita nel sistema, e come farle tornare indietro. Quale sia questa destinazione è un mistero, e altrettanto lo è la durata del viaggio. Partire con una di queste navi è di fatto una scommessa: trovare qualche prezioso artefatto Heechee, fare un viaggio inutile o morire di fame, per un incidente, varie ed eventuali. Trovare un artefatto Heechee (o scoprire qualcosa di rilevante come un pianeta abitabile, nuove conoscenze scientifiche ecc.) può rendere una persona estremamente ricca, ecco quindi la nuova professione del cercatore, di solito avventurieri ambiziosi o poveri disgraziati, disposti a partire pur non sapendo se la nave potrà mai tornare. Su Gateway le navi disponibili sono classificate in base al numero di passeggeri che possono ospitare (Uno, Tre o Cinque), e alcune di queste possono essere corazzate, probabilmente indirizzate a mete più pericolose del normale, ma questa è solo una congettura. Robinette (detto Bob, o Rob) Broadhead è il protagonista di La porta dell’infinito: è uno di questi avventurieri che, dopo aver vinto a una lotteria, decide di abbandonare la sua misera vita sulla Terra per trasferirsi su Gateway in cerca di fortuna. Dopo tre viaggi sulle navi Heechee, Bob riesce a diventare straordinariamente ricco; tuttavia, con l’aiuto psichiatrico di un’intelligenza artificiale, deve venire a patti con ciò che è accaduto in quell’ultimo viaggio.
Gateway – La porta dell’infinito: citazioni
Vi lascio alle mie sottolineature de La porta dell’infinito, raccomandandovi il pezzo in posizione 4062-63 dove apprendiamo che anche nel futuro continuano a esistere case editrici a pagamento. Vergogna!
Pos. 30
Lo odio, quando mi fa le stesse domande che io rivolgo a me stesso.
Pos. 72-73
la stella fantasma che usciva dal nulla, sotto di noi, come il sorriso dello Stregatto?
Pos. 132-33
E bevevamo parecchio, il liquore fortissimo e scadente che veniva prodotto a meno di quindici chilometri di distanza. Qualche volta l’etichetta lo chiamava scotch e qualche volta vodka o bourbon, ma usciva tutto dalla stessa distilleria di fanghiglia.
Pos. 219-20
Dico in tono leggero, quasi ridacchiando: — Sigfrid, c’è un’intensità di sofferenza e di colpa e d’infelicità che proprio non posso sopportare.
Pos. 225-26
Sigfrid è estremamente abile, tenendo conto di quanto è stupido.
Pos. 244-45
I russi sospettavano i cinesi, i cinesi sospettavano i russi, i brasiliani sospettavano i venusiani. E tutti sospettavano gli americani.
Pos. 293-94
quando la sceglievi non sapevi dove ti avrebbe portato, come non puoi sapere cosa c’è nella tua scatola di Cracker-Joy fintanto che non l’apri.
Pos. 308-9
un tipo di sogno adatto a far contento il maestro, pieno di simboli fallici e di feticismo e di complessi di colpa
Pos. 331
È estremamente in gamba, considerando quant’è stupido.
Pos. 350-51
Odio l’idea di morire, anzi: non essere più vivo, sapere che tutto si ferma, sapere che tutti gli altri continuano a vivere e a far l’amore e a divertirsi senza che io sia più lì a fare lo stesso.
Pos. 354-55
Non avevo mai fatto l’esperienza della bassa gravità, prima: nell’Wyoming non capita spesso.
Pos. 373-75
Non so se riuscirò a farvi capire come mi sembrava l’universo, visto da Gateway: è come essere giovani con l’assistenza medica totale. Come un menù nel miglior ristorante del mondo, quando è qualcun altro a pagare il conto. Come una ragazza che hai appena conosciuto e che ti trova simpatico. Come un pacco-dono non ancora aperto.
Pos. 386-88
Duemila persone avevano già respirato l’aria che io stavo respirando, avevano evacuato l’acqua che io bevevo e avevano essudato i loro odori nell’atmosfera. In generale, la gente non restava lì a lungo, ma gli odori restavano.
Pos. 432-33
Il viaggio di ritorno è gratuito… ma a cosa ti riporta?
Pos. 592-94
Se riuscivi a sopravvivere al viaggio in astronave fino a Gateway, potevi sopportare anche un viaggio a bordo di una nave heechee. A meno che qualcosa andasse storto. In questo caso non potevi sopravvivere comunque, anche se eri sanissimo.
Pos. 630-32
Questa, e tutte le altre che vedete qui, sono state progettate per portare a bordo cinque heechee. A quanto abbiamo potuto capire. Ma noi le lanciamo con tre esseri umani. Sembra che gli heechee sopportassero meglio degli umani la compagnia reciproca, nello spazio limitato.
Pos. 679-80
se si ha fortuna bisogna dividere in tre parti. Se il colpo è grosso, allora ce n’è abbastanza per tutti. E se non si trova niente, un terzo di niente non è meno di un niente intero.
Pos. 992-93
non è necessario credere alla legge di gravità per finire sfracellati cadendo da un palazzo di duecento piani.
Pos. 1033-34
qualche volta, naturalmente, non potevano dare una festa perché è proibito tenere feste nelle stanze del reparto cure intensive, all’Ospedale Terminale.
Pos. 1035-36
Alla fine del corso dovevamo essere esperti nella guida della nave, nelle tecniche di sopravvivenza e nella valutazione degli oggetti trovati. Be’, io non lo ero.
Pos. 1065-66
È una parola che ho inventato io in questo momento per descrivere esseri viventi di cui non abbiamo mai sentito parlare e che non producono metano nell’intestino ma mangiano la gente.
Pos. 1133-39
Immagino che risalga tutto a Sylvia, che era un’ex cattolica. Le invidiavo la sua Chiesa, davvero, e le dicevo che secondo me era stata stupida ad abbandonarla, perché le invidiavo la confessione. Avevo la testa piena di dubbi e paure, e non riuscivo a liberarmene. Mi sarebbe piaciuto poterli scaricare sul parroco. Mi pareva che si potesse creare un bel flusso gerarchico: tutto lo schifo che avevo dentro la testa finiva nel confessionale, dove il parroco lo convogliava verso il monsignore della diocesi (o quello che era: non sapevo molto, della Chiesa), e tutto finiva dal papa, che è la vasca di sedimentazione di tutto il liquame della sofferenza e dell’infelicità e della colpa del mondo, finché lo passa oltre trasmettendolo direttamente a Dio. (Voglio dire, ammettendo l’esistenza di un Dio, o almeno ammettendo che c’è un indirizzo «Dio» al quale puoi spedire tutto quello schifo).
Pos. 1240-42
Sheri era partita con una Cinque. Non la vidi, per chiederle come mai aveva cambiato idea, e non ero certo di volerlo sapere: gli altri quattro membri dell’equipaggio erano maschi. Erano di lingua tedesca, ma immagino che Sheri pensasse di potersela cavare benissimo senza parlar molto.
Pos. 1588-93
Quando superi c, la velocità della luce, te ne accorgi perché sono tutte ammassate al centro dello schermo, cioè davanti alla prua della nave in volo. In realtà, le stelle non si sono mosse. Ma tu raggiungi la luce emessa dalle sorgenti che ti stanno dietro o a lato. I fotoni che colpiscono il visore centrale sono stati emessi un giorno o una settimana o cent’anni fa. Dopo un giorno o due, non sembrano più neppure stelle. C’è solo una specie di superficie grigia, screziata. Somiglia un po’ a un olofilm tenuto controluce: ma con un olofilm puoi ottenere un’immagine virtuale con una lampada tascabile, mentre nessuno è mai riuscito a ricavare altro che quel grigio marmorizzato da ciò che si vede sugli schermi heechee.
Pos. 1635-37
Erano benevolmente tolleranti con me e Klara, oppressa minoranza eterosessuale nella cultura omosessuale predominante sulla nostra nave, e ci lasciavano il modulo d’atterraggio per l’esatto cinquanta per cento del tempo, sebbene rappresentassimo solo il quaranta per cento della popolazione.
Pos. 1688-90
A quel punto è chiaro che almeno una persona non tornerà viva dal viaggio, e molti equipaggi cominciano a tirare a sorte con le carte. Chi perde, si taglia educatamente la gola. Se non è tanto educato, gli altri quattro gli danno una lezione di galateo.
Pos. 1761-67
Sam indicò un punto fra l’immenso disco gassoso e l’accecante sole, e io mi schermai gli occhi con i guanti fino a quando vidi cosa indicava: l’M-31 di Andromeda. Naturalmente, vista dal punto in cui eravamo non era nella costellazione di Andromeda. Non c’era niente che somigliasse ad Andromeda, o a nessun’altra costellazione che avessi mai visto. Ma l’M-31 è così grande e così fulgida che puoi scorgerla perfino dalla superficie della Terra, quando lo smog non è troppo fitto: è una nebbia di stelle a forma di vortice. È la più luminosa delle galassie esterne, e la si può riconoscere piuttosto bene in tutti i punti dove può finire una nave degli heechee. Con un leggero ingrandimento puoi scorgere la forma a spirale, e puoi accertartene confrontandola con le galassie più piccole che si trovano approssimativamente nella stessa direzione.
Pos. 1883-84
L’ammetto, ho la tendenza ad addossarmi le responsabilità. Dopotutto è uno schema classico, no? Puoi trovare il mio caso a pagina 277 di qualunque testo.
Pos. 2035-36
Una galleria è identica alle altre. — Dovresti proprio deciderti a nascere — dissi, completando a voce il mio pensiero. — Non puoi restare in eterno nell’utero.
Pos. 2473-75
— Perché? Per farmi soffrire? — Per fare in modo che la sofferenza interiore venga fuori e che tu possa affrontarla. — Forse sarebbe tutto più semplice se decidessi di continuare a soffrire un po’, dentro di me.
Pos. 2606-7
Il tempo passava, o forse ero io che lo distruggevo; e il modo in cui cominciai a distruggerlo, un giorno, fu di andare al museo.
Pos. 2632-35
La droga stava facendo effetto, lo vedevo. Sapevo che stava facendo effetto anche a me. Non era la solita roba coltivata su Gateway nelle cassette, nascosta fra l’edera. Klara si era procurata Naples Red purissime da uno dei ragazzi dell’incrociatore: roba coltivata sulle pendici del Vesuvio, tra i filari di viti che davano il Lachrima Christi.
Pos. 2727-29
Andai in giro e vendetti tutto. Prosciugai il mio conto e misi insieme tutto il denaro: un totale di 1400 dollari e rotti. Portai il denaro al casinò e puntai tutto alla roulette, sul numero 31. La grossa pallina si fermò lentamente in una casella. Verde. Zero.
Pos. 2773-76
Sigfrid attende per un po’. Poi dice: — Credo che tu abbia veramente voglia di piangere, Bob. Ha ragione, ma io non dico niente. — Ti piacerebbe piangere? — insiste. — Mi piacerebbe — dico. — E allora perché non piangi, Bob? — Vorrei poterlo fare — rispondo. — Purtroppo non ne sono capace.
Pos. 2988-90
— Adesso capisci com’è, Sigfrid? È strano. Per tutta la mia vita, oramai… quanti anni sono passati, magari quaranta?… E ho ancora quest’idea pazzesca che essere amato abbia un certo legame con qualcosa infilato nel mio didietro.
Pos. 3025-26
Poteva essere una somma anche più alta, ma non faceva nessuna differenza: quando ti portano via tutto quello che hai, non resta niente.
Pos. 3049-51
Lui ridacchiò, e balzò giù dal cassettone per battermi la mano sulla spalla. — Non occorre molto coraggio — disse, svolazzando di nuovo verso il cassettone. — Basta averlo un giorno soltanto, per salire su una nave e partire. Dopo non occorre più averlo, perché non hai più scelta.
Pos. 3091-93
nonostante i suoi doppi sensi osceni c’era bellezza e poesia in ciò che diceva. Indugiava sulle care stelle che ci avevano generati tutti sputando nello spazio silicati e carbonato di magnesio per formare i nostri pianeti e idrocarburi per formare noi.
Pos. 3220-21
Avrei pensato che l’ultima cosa di cui avevano bisogno gli esseri umani fosse qualche mezzo nuovo per ammazzarsi a vicenda,
Pos. 3231-32
Mi ero preparato alla festa con un buon numero di bevute allo spaccio: ero ubriaco per il novanta per cento e drogato per il dieci per cento: ma mi passò tutto quando la guardai.
Pos. 3539-41
A poco a poco Sigfrid ha ricostruito tutto lo studio, reintroducendo le decorazioni. Come le piñatas appese sopra la mia testa, e un olopico del lago di Garda con la veduta di Sirmione, e hoverfloat, e barche a vela, e bagnanti che si divertono.
Pos. 3578-80
GOTO **7Z4 13.345
,S, Merda, Sigfrid, lo ripeti di 13.350
continuo. 13.355
Pos. 3637-38
Se, poniamo, avessimo dato a Euclide un libro, avrebbe potuto comprendere cos’era anche se non avrebbe capito cosa diceva. Ma se gli avessimo dato una registrazione su nastro? Non avrebbe saputo cosa farne.
Pos. 3676-77
Per sopperire alle spese necessarie per mantenere Gateway, tutti sono tenuti a pagare una cifra giornaliera procapite per l’aria, il controllo della temperatura, l’amministrazione e gli altri servizi.
Pos. 4013-15
I VOSTRI DEBITI saranno rimessi quando realizzerete Unità. Lui/lei è heechee e lui/lei perdona. Chiesa della Motocicletta con Manutenzione Meravigliosa. 88-344.
SOLO MONOSESSUALI solo per reciproca simpatia. Nessun contatto fisico. 87-913.
Pos. 4035-37
D – So qual è il compenso per il ritrovamento di vita aliena intelligente, ma qual è il compenso per il ritrovamento di un heechee? Professor Hegramet – Ne trovi uno e potrà chiedere il prezzo che vuole.
Pos. 4062-63
PUBBLICHIAMO RACCONTI, poesie. Modo ideale per conservare ricordi per vostri figli. Costo sorprendentemente modesto. Elenco editori, 87-349.
Pos. 4121
In gran parte, il metano nell’aria della Terra è formato dalle scorregge delle mucche.
Gateway – La porta dell’infinito: giudizio finale
La porta dell’infinito non può meritarsi meno di ventisei astronavine del videogioco Asteroids di cui – modestamente – ero un campione senza rivali:
Se non si fosse capito, è un punteggio altissimo, quindi cercate di recuperare La porta dell’infinito, salite senza timore su una Uno (facciamo che va bene anche una FIAT… tanto si parla di fantascienza!) e partite per un viaggio dall’esito sicuramente più che positivo!
In un pomeriggio di qualche giorno fa ho letto Il Nao di Brown, il graphic novel con cui l’inglese Glyn Dillon ha meritato il premio speciale della giuria al festival di Angoulême, e la finale ai British Comics Awards.
Per la prima metà del 2014 ho in programma di rendere due nuovi racconti disponibili in download. I prezzi dei miei lavori sono sempre stati poca cosa, ma in quest’occasione voglio che a decidere il prezzo degli ebook siano gli utenti stessi. I due prezzi che risulteranno essere i più votati saranno infatti i prezzi finali di questi due nuovi racconti.
C’è chi mi accusa di essere a volte troppo polemico e di risultare infine antipatico. Ho deciso di smentire questa assurdità dimostrandovi quanto io sia accogliente, affabile, disponibile e soprattutto simpatico. E per nulla paraculo.
La sezione cultura di BellezzeGossip
Ciao Andrea, se ti fa piacere di pubblicizzare il tuo libro su un portale attraverso un’intervista fammi sapere… costa solo [omiss] il sito è questo [omiss] (sezione cultura)
Ciao, come funziona?
Qualche settimana fa sono stato adescato da tale Genny Gennys (che vedete raffigurata come donnina su sfondo verde, mentre io sono l’omino su sfondo rosso), del sito di maldicenze BellezzeGossip Qualcosa Virgola Net. Devo ammettere che se c’è una cosa che odio… no, in realtà sono innumerevoli le cose che odio, comunque questo genere di spazzatura è fra quelle che odio di più (ribadisco spazzatura). Come avrei potuto quindi lasciarmi sfuggire un’occasione del genere? No, dico, la sezione cultura di un sito di gossip! Non avrei potuto. Vediamo come funziona:
ciao è semplicissimo, io ti mando le domande. Tu rispondi, io preparo l’articolo e tu – solo dopo che è online – mi versi i [omiss] euro su PayPal o PostePay. se sei d’accordo fammi sapere che ti invio le domande
Ma possiamo, per esempio, organizzare una recensione?
Con piacere! solo che dovresti mandarmi il libro cartaceo in questo caso
Ma non possiamo fare che la recensione ve la passo io già fatta? Ne ho di già pronte e per velocizzare la cosa…
Ammetto di essere stato un po’ stringato e faccia di bronzo… sì, stringato e bronzo… praticamente: molto piacevole. Però la sezione cultura di BellezzeGossip merita questo e altro (in un sito del genere anche un cane che segna il territorio potrebbe passare per cultura)!
certo per me va benissimo!
novità?
Ciao, sto leggendo un po’ di interviste sul sito. Mi fa piacere che un sito di frivolezze sia così attento ai libri!
Sì, e devo dire che è molto apprezzata la cultura, l’altro giorno l’intervista di [omiss] è stata il 3° articolo più letto! 🙂
Brava donnina su sfondo verde che non hai ceduto alla mia provocazione, con quel frivolezze malcelato eufemismo!
Tu quindi sei il webmaster del sito?
esatto! 🙂
quando sei pronto dimmi che organizziamo
Ho visto che hai in vendita anche spazi pubblicitari, potrei essere interessato. Quelli che costo hanno? Accetti qualsiasi tipo di inserzionisti?
sì, a meno che non siano cose pornografiche accetto tutto 🙂 i costi dipendono dal posizionamento e dal tempo di presenza sulla homepage, cmq ci teniamo molto bassi. Vorresti sponsorizzare il libro o altro?
Ricapitoliamo: il listino di BellezzeGossip prevede interviste, recensioni e spazi pubblicitari. A soldi sto sito non se la deve passare per niente male!
Mi interesserebbe per il lavoro. Avete la possibilità di rilasciare fattura?
dammi qualche info in più
La mia azienda [omiss] per il 2014 ha messo a budget una voce per campagne di marketing sui social network e su Internet in generale. Ci occupiamo di [omiss] e i tuoi utenti potrebbero rientrare nel nostro target. Non parlo di grandi cifre, [omiss] euro per tutto quanto, però mi serve una risposta [omiss]
per me va benissimo l’articolo lo fate voi o lo fa la redazione nostra?
Che differenza di prezzo ci sarebbe?
dipende dalle parole. Entro le 200 chiedo [omiss] euro in più, mentre da 200 in su ne chiedo [omiss].
Ottimo, il prezzo base per un banner in homepage per le ultime 2 settimane di dicembre invece quanto è?
banner non li facciamo però possiamo mettere l’articolo in evidenza (dove ora c’è [omiss]) in homepage. Per 2 settimane a fine dicembre chiediamo [omiss] euro.
IVA compresa?
tutto compreso perché non fatturiamo
Tutto compreso perché non fatturiamo? Tutto compreso perché non fatturiamo? No, fatemi capire: tutto compreso perché non fatturiamo? Un’altra volta, per evitare fraintendimenti: tutto compreso perché non fatturiamo? Meglio bello grosso:
BellezzeGossip non fa pagare l’IVA perché non fattura
La mia piccola mente accogliente si sta chiedendo se tutto ciò sia legale, per non parlare del pessimo gusto di chi chiede soldi ad autori in cerca di visibilità, offrendo in cambio la pubblicazione di false dichiarazioni su un sito di spazzatura (ma che gliene fotte di letteratura a chi è in cerca di gossip (che, se non fosse chiaro, è la morte dell’intelligenza)?
Anche questa auto, come quella della prima foto, ha una scritta sul fianco… ma non riuscirete a farmi risultare polemico. Anzi, chiudo con una barzelletta divertentissima:
Una donnina su sfondo verde va al supermercato, dove acquista due macchinine (le due delle foto: BellezzeGossip e GdF), appena pagato e superata la cassa una guardia la ferma e le chiede: «Scusi, potrei vedere lo scontrino?» La donnina risponde prendendo le due macchinine: «Certo: *SBAM*!»
Andrew Wylie è un agente letterario statunitense old school con il pallino della scrittura di alto livello. Soprannominato Lo Sciacallo per il bracconaggio d’autori che pratica nelle riserve di altre agenzie, è famoso per la sua avversione nei confronti della narrativa commerciale (dover leggere bestseller tutto l’anno è la mia definizione d’inferno).
L’intervista ad Andrew Wylie
Su New Republic, una rivista USA di politica e arti, Andrew Wylie ha recentemente rilasciato un’intervista con alcuni interessanti spunti inerenti il mondo editoriale. Vi ripropongo quindi due passaggi: il primo è un’analisi a tutto tondo del mercato editoriale, il secondo è una riflessione sulle condizioni imposte oggi dai colossi dell’editoria digitale.
L’industria editoriale secondo Andrew Wylie
Il vero problema è che a partire dagli anni ’80 l’industria editoriale s’è fatta guidare dal reparto vendite. E oggi ogni strategia viene impostata come se si dovessero vendere detersivi. Ma non è così. I libri sono un prodotto particolare. Un po’ come la moda. Sono rivolti a persone che hanno un certo livello di educazione e che leggono. Non ci sono molte persone che leggono. La maggior parte della gente se ne va in giro e litiga e cerca di fare dei soldi. Noi vendiamo libri. È un settore che ha dei limiti naturali. L’editoria non deve essere necessariamente supermarkettizzata.
Andrew Wylie sul futuro dell’editoria
Tutto passa. Amazon passerà. E Apple¹ passerà. E tutto passerà. Io penso che le cose continuerebbero ad andare bene anche se le case editrici ritirassero i loro prodotti da Amazon. Se le condizioni che vengono loro imposte non sono soddisfacenti, perché continuano ad accettarle? Pensi che facendo così perderai il 30% del tuo fatturato? Non c’è problema. Vuol dire che avrai il 30% di margine in più sul restante 70%. Avrai meno sciocchi che leggono i tuoi libri e verrai pagato di più da quelli continuano a farlo. Non vedo dove stia il problema.
¹ Apple è stata giudicata colpevole, insieme ad altri cinque colossi editoriali, di aver perseguito politiche anticoncorrenziali stringendo accordi per fissare i prezzi
Conclusioni
Voi che ne dite? Trovate condivisibile la posizione di Andrew Wylie sul futuro dell’editoria, e in particolare sul ruolo di nomi nuovi come Amazon e Apple? Oppure pensate che, essendo Andrew Wylie dichiaratamente di parte (con l’aggravante di non essere esattamente un agnellino… lo Sciacallo, ricordate?), le sue parole potrebbero essere guidate da opportunismo e interessi personali? Prima di chiudere, però, vi lascio con un’ultima sua citazione:
Quando ho iniziato, mi sono chiesto: bene, che cosa vuoi fare per vivere? Voglio vivere leggendo bei libri.
In questi giorni sono stato contattato da un’agente per conto di Gremese Editore, cui nei mesi scorsi inviai in visione un manoscritto. Mi è stata sottoposta un’offerta per pubblicare il mio manoscritto in eBook con la casa editrice New Books (di cui Gremese Editore fa parte) tramite il portale Bookshoponline.it; visto che provando a informarmi in rete non ho trovato assolutamente nulla, in questo post cercherò di riassumere i punti salienti dell’offerta, commentandola con quanto è emerso dalla discussione con l’agente che – ci tengo a sottolinearlo – è stata molto gentile e disponibile.
Cos’è Bookshoponline.it
Hai un libro nel cassetto e non trovi l’editore giusto? Stanco di sottoporre la tua creazione editoriale a editori che non rispondono mai? Abbiamo la soluzione per te: farti diventare editore in prima persona del tuo innovativo eBook!
Non si parte nel migliore dei modi. Voglio dire: essere editore di me stesso non è quello che desideravo quando inviai il manoscritto alla casa editrice. Ci sarà pur stato un motivo se mi sono preso la briga di cercare quali editori potessero essere interessati al mio lavoro, preparare una lettera di presentazione mia e della storia, la sinossi, i punti di forza e tutte quelle cose che ci si aspetta servano a una casa editrice!
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Inviaci il tuo file definitivo, pronto per la pubblicazione, assieme ai testi di presentazione dell’opera e alla copertina. Se non ne hai una, niente panico, te la procuriamo noi.
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Copertina professionale completa: € 199
Applicazione DRM: € 0,30 a copia
Servizi di promozione, pubblicità e ufficio stampa: da concordare con l’autore
Servizio di stampa del volume in formato cartaceo: variabile, in base al formato del libro e al numero di copie richieste
Stampa e distribuzione dell’edizione cartacea: a partire da € 4.000, eventuale pubblicazione gratuita dopo il successo comprovato delle vendite online
Booktrailer: da concordare con l’autore
Le mie conclusioni su Bookshoponline.it
Bookshoponline.it incrocia l’innovativo concetto del self publishing all’editoria a pagamento tradizionale, creando un ibrido che non riesco a giudicare pienamente soddisfacente. Proverò a spiegare perché:
Esistono piattaforme di self publishing gratuite che offrono più o meno gli stessi servizi dell’opzione Premium di Bookshoponline.it, che invece è a pagamento
Presentarsi con un eBook che ha venduto 3.000 copie è un ottimo biglietto da visita presso qualunque editore medio-piccolo, non solo per Bookshoponline.it
Bookshoponline.it non è ancora nemmeno on line; io posso anche fidarmi ma come dice il proverbio…
Purtroppo, però, tutto il resto va proprio in direzione dell’editoria a pagamento e quindi l’unica scelta sensata, a mio modo di vedere, è quella di declinare l’offerta con fermezza e cortesia. E già che ci siamo mostriamo il logo anti EAP, che male non fa.
Qualcun altro ha ricevuto una proposta da Bookshoponline.it? Come vi è sembrata? Questo post vi è stato utile? Avete qualche puntualizzazione? Fateci sapere!
Di recente m’è capitato fra le mani un vecchio taccuino (che, se non avessi mai visto, direi risalente alla prima guerra d’indipendenza!) dove avevo annotato questa mia riflessione, datata 1 gennaio 2007, alle ore 18:55.
La trama è solo un pretesto
La trama è solo un pretesto per scrivere. Storia, intreccio, come vi pare. Ne ho avuto un’altra volta la conferma. Ho da poco terminato la prima stesura di Ignara delle imputazioni e la parte migliore è risultata essere quella cui non avevo per nulla pensato. È nata così, nell’atto di scrivere. La fame vien mangiando! Perché sforzarsi per scrivere storie avvincenti? Per quelle esiste il cinema! [omiss] Quindi che ci pensino loro ad accontentare la gente con belle storie (me compreso). Perché dovrebbe essere giusto esser giudicati per la trama, quando è solo un veicolo, al pari del foglio di carta o della penna con cui scrivo? Nessuno m’ha mai criticato perché scrivo su fogli di riciclo. [omiss]
Sotto la trama… oggi?
Oggi non sento di condividere appieno quanto pensavo allora riguardo questo tema. Tuttavia, come nelle migliori leggende, anche qui mischiato al mito è possibile intravedere un velo di verità
È da tempo che pensavo a una serie di interviste a tema da proporre a personaggi del settore editoriale, ma visto che l’organizzazione delle cose andava un po’ per le lunghe, le cose sono andate per le lunghe – appunto – e non se n’è fatto nulla. Converto allora quest’idea proponendo a voi che leggete un sondaggio a proposito del ruolo della casa editrice nello spinoso campo dell’editing.
Credo di aver già espresso bene quello che penso su come una casa editrice degna di definirsi tale debba affrontare l’editing dei libri che pubblica (nella mia risposta al sondaggio io ho selezionato tutte le prime otto opzioni), ora mi piacerebbe piacere qual è la vostra idea: editing sì, editing no, editing come.
Editing: la domanda
Posto che un editor non dovrebbe mai intaccare il principio di autorità artistica dello scritto su cui lavora – che rimane esclusivo diritto e dovere dell’autore – quali sono gli aspetti di cui una casa editrice deve farsi carico nell’ambito della revisione di un’opera letteraria al fine della sua pubblicazione?
Correzione bozza
Analisi della forma del testo (editing formale)
Uniformazione del testo
Strutturazione degli argomenti
Verifica delle citazioni e della bibliografia
Revisione linguistica
Analisi dei contenuti e affinamento dell’espressione
Preparazione dei materiali per l’impaginazione (editing grafico)
Altro
Nessuna fra queste: l’autore deve fornire un testo già pronto per la pubblicazione
[sondaggio chiuso]
Questo è il secondo sondaggio che propongo sul blog, dopo quello per decidere quale racconto sarebbe dovuto diventare un eBook, ma mi piacerebbe iniziare a proporne periodicamente, mensilmente o bimestralmente ancora non saprei, sul tema dell’editoria in Italia per poter poi discutere i risultati ottenuti. Quindi se questo primo esperimento dovesse avere successo aspettatevi questo appuntamento fisso sul blog.
Sul Guardian di mercoledì scorso è stata pubblicata, per la rubrica Critics’ top 10s, una classifica dei 10 migliori film di fantascienza, che vado ora a elencare:
Terminator (1984) e Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1991)
Matrix (1999)
Da appassionato di fantascienza non potevo rimanere impassibile di fronte a un’enormità del genere che, nonostante si sforzi di includere un titolo del ’27, elenca film per il 60% usciti nel giro di 6 anni (1979-1984). Mi sento dunque in dovere di spendere alcune energie in due distinte azioni.
Prima azione a tutela dei film di fantascienza
La prima azione in difesa dei film di fantascienza che mi sento di compiere, ma che in realtà è applicabile a ogni altro campo, è dichiarare l’indiscutibile e completa inutilità di queste classifiche basate su criteri irrazionali, spesso mortificanti e, per forza di cose, incomplete.
Seconda azione a tutela film di fantascienza
La seconda azione che porterò a favore dei film di fantascienza è stilare una mia personale classifica, in modo da ristabilire l’onore dei film meritevoli ingiustamente esclusi dai critici del Guardian. Fatico a citare solo dieci titoli fra i molti di caratura pari (se non superiore) ai sopracitati, ma mi sforzo ed ecco il risultato:
Fahrenheit 451 (1966)
Il pianeta delle Scimmie (1968)
Brazil (1985)
L’esercito delle 12 scimmie (1995)
Gattaca – La porta dell’universo (1997)
Dark City (1998)
The Truman Show (1998)
Donnie Darko (2001)
Minority Report (2002)
A Scanner Darkly (2006)
Come si può notare sono ordinati per data d’uscita, non ho intenzione di farmi esplodere il cervello nel tentativo di metterli in ordine di bellezza. E siccome non è vero che mi sono sforzato di sceglierne solo dieci, eccone immediatamente altri dieci ingiustamente esclusi:
Arancia Meccanica (1971)
Rollerball (1975)
Interceptor – Il guerriero della strada (1981)
Wargames – Giochi di guerra (1983)
RoboCop – Il futuro della legge (1987)
Akira (1988)
Stargate (1994)
Ghost In The Shell (1995)
Il quinto elemento (1997)
District 9 (2009)
Che cosa sì e che cosa no
Il Guardian ha incluso fra i film di fantascienza anche Guerre Stellari, io sono invece stato più integralista conservatore e non ho citato Ritorno al futuro (1985) o The Rocky Horror Picture Show (1975), che adoro, ma che pur rispondendo ai canoni formali della fantascienza non ne hanno (secondo me) la sostanza. Avventura il primo, musical il secondo: ecco come li definirei, e Guerre Stellari lo collocherei nel fantasy. Certo, non ho nulla contro queste contaminazioni, ma se devo scegliere i migliori film di un dato genere, cerco fra quelli che più lo rispettano. Alcuni titoli, poi, non sono che pallide riduzioni dei romanzi da cui sono tratti (come le trasposizioni cinematografiche di capolavori definitivi come Solaris, Io sono Leggenda o 1984); ottimi invece i film tratti da racconti brevi, in cui il regista dispone sì di idee e intuizioni geniali, ma ha anche ampi spazi per sviluppi e reinterpretazioni (si pensi solo ai numerosi film tratti dai racconti di Philip K. Dick. Io per non fare lo spaccone ho citato solo Minority Report e A Scanner Darkly, ma avrei potuto sceglierli tutti e nessuno si permettebbe di fiatare (in realtà anche le idee di The Truman Show e della saga dei Terminator sono liberamente tratte (rubate) da opere di Dick). Ma queste, ripeto, sono solo le mie opinabili idee: i pur validissimi film di fantascienza che non mi sono piaciuti non ce li ho messi!
E voi?
E voi siete d’accordo? Qual è la vostra classifica?
Negli ultimi mesi 0111 Edizioni, nella persona della sua titolare – prima – e rappresentata da uno studio legale – dopo – ha insistentemente richiesto la rimozione del post dove descrivevo la mia esperienza con 0111 Edizioni. Non per timore di ripercussioni legali, ma per chiudere definitivamente ogni ulteriore contatto, ho deciso di cancellare quel contenuto e di farlo in modo pacifico, sostituendola con questo avviso.
Colgo l’occasione per ringraziare tutti e vi invito a fare attenzione quando scegliete un libro.