Strumenti di lettura: sondaggio

Strumenti di lettura: sondaggio

Strumenti di lettura

Ricordate quegli strumenti di lettura fatti di carta rilegata, dove dentro ci si poteva trovare scritto un sacco di cose? Bene. Negli ultimi tempi i libri (questo il loro nome) si sono visti affiancare nel loro importante compito da diversi surrogati di natura tecnologica che, poco per volta, stanno ricevendo consensi da un pubblico storicamente poco incline a queste novità.
Un libro è uno strumento facile da usare: si apre, si legge, si chiude. In più, come dice una celebre battuta, non ha bisogno di batterie.
Le nuove alternative portano con loro innovazioni impagabili, ma hanno tutte una caratteristica comune: sono molto più complicate da usare (e in un’era di pigroni come la nostra vi assicuro che è un ostacolo non indifferente)!

Non voglio mettere a confronto le varie scelte per verificare quale sia la migliore (per ora la mia è il lettore ebook) ma sono curioso di sapere se la voglia di sperimentare vi porterà nel futuro prossimo a provare uno dei nuovi strumenti di lettura che hanno preso piede negli ultimi anni.

Quali sono gli strumenti di lettura che pensate adotterete nel 2014?

  • Solo libri cartacei di buona qualità (copertina rigida, carta spessa e rilegatura cucita)
  • Libri cartacei e ebook
  • Solo audiolibri
  • Solo ebook
  • Solo cartacei, anche di qualità medio-bassa
  • Libri cartacei e audiolibri
  • ebook e audiolibri
  • Il formato è indifferente: cartacei, ebook e audiolibri

[sondaggio chiuso: qui i risultati!]

Strumenti di lettura
La Piazza Dei Libri Strikes Back

La Piazza Dei Libri Strikes Back

Se io dico La Piazza Dei Libri non vi viene in mente nulla? Ricordate di quando scrissi di Salvatore D’Angelo e del suo sito Consiglialibro alias Consigliamoci un libro alias chissà che cos’altro dovrà inventarsi in futuro? Ebbene, l’alias corrente è proprio La Piazza Dei Libri.

La Piazza Dei Libri questo conosciuto

Si tratta di un un sito dove gli scrittori recensiti entrano a pieno titolo nell’olimpo degli autori sputtaned, come dicono gli abitanti del paese della sterlina: interviste e recensioni rilasciate previo pagamento, voti massimi garantiti inclusi, prezzi trattabili.
Non voglio riprendere l’argomento solo per il gusto di sguazzare nel torbido, ma indovinate se Salvatore The Original One non ha contattato di nuovo la mia pagina Facebook per propormi l’affare della vita?

L’affare della vita su La Piazza Dei Libri

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Ciao, ti offro servizi pubblicitari sul mio sito “La piazza dei libri” tra cui presentazioni sul mio sito, banner pubblicitari (pubblicità che andranno sul sito e sulle pagine Facebook e Twitter), video, interviste e molto altro,
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Contattami su questo account per saperne di più. A presto.

Se vi dico che in questi mesi è riuscito a migliorare molto il modo di approcciare (la scorsa volta mi ha mitragliato 20 volte lo stesso messaggio prima che gli rispondessi per dirgli di smetterla, e lui invece di smettere è passato ai MESSAGGI TUTTI IN MAIUSCOLO) scommmetto che vi viene la pelle d’oca a pensare come doveva essere prima. E vinco la scommessa.

La Piazza Dei Libri - Anonima Andrea CabassiAnonima Andrea Cabassi
Quanto costa?

Opportunismo e improvvisazione, opportunismo e improvvisazione. E fare sempre la faccia seria.

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Ok?? Va bene?

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Ciao sono 15 euro netti o va aggiunta l’IVA?

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Che ne dici? Nessuno ti offre tutto questo. A presto.

A voi che cosa dà più fastidio?

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Vero, è un buon servizio e sono interessato. Quindi il prezzo finale che mi fai è 10 euro IVA inclusa? (scusa ma non ho capito il dettaglio sull’IVA)

In effetti l’altra volta non tirai in causa l’argomento, è evidente che tutto ciò sia capitato per permettermi di chiarire questo punto. Chi indovina come va a finire? Occhio ai colpi di scena!

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Ciao, sono 10 euro
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La donazione la puoi fare sulla mia post pay, sia in posta che nelle tabaccherie Sisal. Scrivo gli estremi??

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OK!

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Ecco gli estremi: D’ANGELO SALVATORE
DNGSVT**********
NUMERO CARTA: **** **** **** ****
Va bene??

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Puoi rilasciarmi una fattura o un semplice scontrino fiscale?
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Ciao. Oggi pomeriggio passo dalle poste, mi puoi dare una risposta? Ciao

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Ciao, è solo una donazione per aiutarmi con il sito.
Non c’è ne bisogno. Ok?

Ogni giorno una divinità viene associata ad animali da cortile per colpa di stronzi che scrivono c’è ne. Domani potrebbe capitare alla vostra, siate cauti.

La Piazza Dei Libri - Anonima Andrea CabassiAnonima Andrea Cabassi
Ciao, il mio commercialista è intransigente… a norma di legge le donazioni sono esenti da tassazione solo se a favore di enti no-profit. Tu rientri in questo insieme? Riesci a farmi sapere? Ciao

La Piazza Dei LibriLa Piazza Dei Libri
Ciao, non posso farle perchè ho avuto problemi,
nn fa niente annulliamo tutto.
Se riesco a risolvere ti faccio sapere.
Ok? Annulliamo tutto, non effettuare nessuna donazione.
Se risolvo ti faccio sapere.

*MAYDAY* *MAYDAY* *MAYDAY* qui Salvatore D’Angelo. Sono stato sgamato, chiedo soccorso immediato. Ripeto: sgamato! Sono stato sgamato, di brutto anche!

La Piazza Dei Libri - Anonima Andrea CabassiAnonima Andrea Cabassi
Ci sei?

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Annulliamo tutto, non effettuare nessuna donazione.
Se risolvo ti faccio sapere.

**MAYDAY** **MAYDAY** **MAYDAY** qui Salvatore D’Angelo. Sono stato sgamato, chiedo soccorso immediato. Ripeto: sgamato! Sono stato sgamato, di brutto anche!

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In realtà stamani ho perso pure la carta, quindi non effettuare nulla.
OK??
Chiaro?
Non effettuare nessuna donazione
Ciao, ci sei?
Ciao, allora?
Hai capito ho avuto problemi con la carta non effettuare nessuna donazione, chiaro?

***MAYDAY*** ***MAYDAY*** ***MAYDAY*** qui Salvatore D’Angelo. Sono stato sgamato, chiedo soccorso immediato. Ripeto: sgamato! Sono stato sgamato, di brutto anche!

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Fammi sapere
La Piazza Dei Libri - Anonima Andrea CabassiAnonima Andrea Cabassi
OK?

La Piazza Dei LibriLa Piazza Dei Libri
Ciao, per ora non se ne fa niente, devo risolvere.
Ti contatto io,

In realtà non solo non mi ha più ricontattato, ma mi ha addirittura messo in black list, e ora non posso più inviargli nessun messaggio.

Nel frattempo, La Piazza Dei Libri…

Ma alla fine tutto è bene quel che… ehi, un momento! Non finisce qua: dopo pochissimi giorni Salvatore deve aver ritrovato la sua carta, colpo di fortuna che ha certo prosciugato tutti i suoi bonus, le ciliegine e lo sparo a raffica. Per non parlare della memoria a breve termine: probabilmente invece dei nomi Salvatore memorizza gli avatar, così credendo di contattare l’ennesimo autore sfigato da spennare…

La Piazza Dei LibriLa Piazza Dei Libri
Ciao,
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La Piazza Dei Libri - Andrea CabassiAndrea Cabassi
Ciao

A questo punto parte una musica psichedelica e lo schermo si allontana poco per volta, poco per volta, diventando sempre meno nitido e insieme più scuro. Le immagini sono indistinte e presto tutto si fa buio. In realtà è notte, e Salvatore si è svegliato di soprassalto. È seduto nel suo letto e respira faticosamente, allunga una mano verso il comodino e con qualche difficoltà riesce ad accendere la luce. La mano trema ancora ma l’incubo è terminato; già non se lo ricorda ma è sicuro: l’incubo è finito.

Venere più X, Theodore Sturgeon

Venere più X, Theodore Sturgeon

Con Venere più X ho provato quello stato d’animo tipico di quando si legge un libro con grandi aspettative (di Sturgeon avevo già letto Cristalli Sognanti) e che, più si procede nella lettura, vengono alimentate da elementi di cui forse non si capisce subito o completamente la natura, ma cui si dà fiducia perché, appunto, le aspettative sono quelle di arrivare a un punto culminante in cui tutto trova appagamento, magnificenza e coronamento.

L’appagamento in Venere più X

Salvo gli ultimissimi capitoli, la lettura è stata davvero gratificante. Mai banale e ricca di spunti di riflessione, mette di fronte a profondi dilemmi e restituisce con gli interessi quello che la buona fantascienza deve al lettore. Da questo punto di vista Venere più X mi è piaciuto e di sicuro mi ha lasciato qualcosa di profondo.

La magnificenza in Venere più X

Venere più X - Theodore SturgeonNella postfazione possiamo leggere che i motivi principali che hanno spinto Sturgeon a scrivere Venere più X sono stati scrivere un libro decente e scrivere un libro decente sul sesso. A me però sembra che, nel finale di cui parlavo nel paragrafo precedente, la storia sia scaduta nella spettacolarizzazione del putrido con anche una vaga tendenza al macabro.
Chi ha letto Venere più X potrebbe accusarmi di puritanesimo, non è così. Non ho di certo noie con i temi LGBT, solo che mi aspettavo una conclusione che attingesse dalla (appunto) magnificenza e invece mi trovo nel baraccone dei fenomeni (chi dovesse eventualmente sentirsi offeso da quanto ho scritto è pregato di interpretare meglio le mie parole).

Il coronamento in Venere più X

Alternata alla storia principale ne esiste un’altra che inizialmente mi ha lasciato un po’ perplesso. Si tratta di episodi di vita coniugale, storie di vicinato, rapporto fra genitori e figli, piccoli racconti di vita quotidiana. Dicevo prima che questi episodi paralleli mi avevano lasciato un po’ perplesso; non volevo esagerare ma in realtà non ho capito che diavolo fossero neanche a lettura conclusa.
Sarà stata colpa mia che non ho capito (ma anche confrontandomi con altri su Venere più X pare ch’io sia in buona compagnia), tuttavia fatico a digerire la mancanza del punto culminante in cui tutto trova coronamento, mi lascia l’amaro in bocca e la sensazione che un’occasione importante sia stata persa.

Venere più X: citazioni

Comunque il libro è molto bello, ve lo assicuro. Come fare per dimostrarlo se non mostrando i brani che maggiormente mi hanno solleticato? Ecco la raffica:

Pos. 61

amava la matematica in modo tale che era un peccato che la parola “amore” fosse stata usata per qualche altra cosa.

Pos. 363-67

La struttura era diversa; tradotta, quella frase avrebbe significato press’a poco: «Tu (seconda persona singolare, ma in una forma alternativa che non denotava intimità né formalità, ma amicizia e rispetto, come se fosse un vocativo rivolto a uno zio molto caro) mi (un “mi” che indicava una utile assistenza e un’amichevolezza, quale poteva venire da un consigliere o da una guida, e non indicava, invece, una superiorità legale o altro) capisci (nel semplice senso verbale, piuttosto che nel significato di comprensione emotiva o psichica), Charlie».

Pos. 463-65

le ho detto, ehi, cos’è la frequenza, in fin dei conti? E sai che cosa mi ha detto lei?» «No, che cosa ha detto?» «Ha detto che era un pezzo di un apparecchio radio.» «Be’, diavolo, sono donne.»

Pos. 523-28

Ricordò qualcosa che aveva letto da qualche parte: era Ruth Benedict? Qualcosa a proposito del fatto che nessun concetto del linguaggio umano, come religione o organizzazione sociale, esisteva nella cellula germinale. In altre parole, prendi un bambino, di qualsiasi colore, di qualsiasi paese e trapiantalo altrove, e quel bambino crescerà simile alla gente della sua nuova patria. E poi c’era quell’articolo che aveva letto, e che esponeva la stessa idea, ma l’estendeva a tutta la portata della storia umana; prendi un bambino egizio dei tempi di Cheope, e trapiantalo nella moderna Oslo, e diventerà un norvegese, capace di imparare l’alfabeto Morse e magari di avere qualche pregiudizio contro gli svedesi.

Pos. 572-73

Charlie si diceva spesso che lui non era un barbone soltanto perché lavorava sempre, o forse era comunque un barbone.

Pos. 1052-53

I particolari anatomici erano affascinanti, come lo sono spesso, e per la solita ragione che stordisce chiunque sia capace di stupirsi; per l’ingegnosità, l’inventiva, l’efficiente complessità d’una cosa vivente.

Pos. 1176-77

«Sai» dice lui, sbalordito «è precisamente quello che mi ha detto Smitty.» Ride. «Tu lo dici per tirarmi su, lui me lo dice per buttarmi giù.» «Credo che dipenda da come la si vede.»

Pos. 1272-74

«Dice che la gente ha fatto il suo primo grosso errore quando ha cominciato a dimenticare le somiglianze tra gli uomini e le donne e ha cominciato a badare solo alle differenze. Dice che questo è il peccato originale.

Pos. 1344-47

Charlie aveva sentito dire che probabilmente il sonno era una tendenza innaturale, ereditata dagli abitatori delle caverne che erano necessariamente obbligati a starsene accoccolati immobili nelle grotte durante le ore di buio per evitare i carnivori notturni; secondo quella teoria, la capacità di perdere coscienza e di rilassarsi durante quei periodi era diventata un fattore di sopravvivenza.

Pos. 1371-74

«Che genere di energia è?» Seace si tirò leggermente il naso dalle narici equine. «Hai mai sentito parlare di materia negativa?» «E la stessa cosa dell’antimateria… dove l’elettrone ha una carica positiva e il nucleo è negativo?» «Tu mi sorprendi! Non sapevo che foste arrivati così lontano.» «Certi tali che scrivevano fantascienza ci erano arrivati.»

Pos. 1379-81

«Non pretendo di capirlo» sorrise Charlie. «Mi limito a crederlo.» Seace sorrise a sua volta e disse, con ironica severità: «Tu sei venuto qui per discutere di scienza, non di religione».

Pos. 1930-33

«Noi adoriamo l’avvenire, non il passato. Noi adoriamo quello che sarà, non quello che è stato. Noi aspiriamo alle conseguenze dei nostri atti. Teniamo davanti a noi l’immagine di ciò che cresce ed è malleabile… di ciò che abbiamo il potere di migliorare. Noi adoriamo questa capacità in noi stessi e il senso di responsabilità che vi si unisce. Un bambino è tutto questo…

Pos. 1949-51

«Hai mai visto l’immagine di un uomo che corre? O che cammina? È sbilanciato, o lo sarebbe se rimanesse immobile come lo è quell’immagine. Ma non potrebbe correre o camminare, se non fosse sbilanciato. È in questo modo che tu vai da un luogo all’altro… cominciando sempre a cadere.»

Pos. 2039-41

i ledom erano meno imbarazzati di lui dai problemi sessuali, almeno quanto lui era meno imbarazzato di una massaia vittoriana che dovesse nominare le “gambe” di un piano, e che non avrebbe messo un libro d’un autore maschio accanto a quello di una scrittrice, a meno che i due autori non fossero marito e moglie.

Pos. 2096

un bambino cresce dalla carne della madre, quasi come un naso.

Pos. 2100-2102

L’umanità ha un bisogno disperato di sentirsi superiore. Questo non deve infastidire la ridottissima minoranza che è veramente superiore, ma certamente turba la maggioranza che non lo è affatto.

Pos. 2164-65

Un porco in mezzo alla gente è un porco, ma un porco in mezzo ai porci fa parte della gente.

Pos. 2282-85

Così si comprende facilmente che le attribuzioni sessuali non rappresentano nulla, in se stesse, perché in tempi e in luoghi diversi ogni caratteristica può essere propria di entrambi i sessi, di uno solo e di nessuno dei due. In altre parole, una sottana non fa l’entità sociale “donna”. Occorre una sottana più un atteggiamento sociale.

Pos. 2371-73

Roma sosteneva che tutti i piaceri sessuali erano peccaminosi. E anche se questo vulcano otturato ha prodotto ponti e case, fabbriche e bombe, ha causato in aggiunta uno spaventoso fenomeno di nevrosi. E anche quando una nazione rifiutava ufficialmente una chiesa, rimanevano le stesse tecniche repressive, le stesse preoccupazioni dottrinarie, filtrate attraverso lo stesso complesso di colpa.

Pos. 2400-2403

una divinità maschile, una sacra scrittura autorevole, un forte governo centrale, l’intolleranza per la ricerca e l’indagine, un atteggiamento sessuale repressivo, un conservatorismo profondo (perché non si cambia ciò che hanno costruito i padri) una rigida demarcazione tra i sessi, negli abiti e nella condotta, e un profondo orrore dell’omosessualità.

Pos. 2427-28

In una società di cannibali è immorale non mangiare carne umana.

Pos. 2787-88

Perché una particella cosmica che cambia i geni dovrebbe essere più naturale della forza della mente umana?»

Pos. 2800-2801

Tu lasci che chiunque ti aiuti, se ti aiuta a credere ciò che vuoi credere.»

Pos. 2859-60

Era nauseato dall’umanità, e non tanto per il male che essa commetteva, quanto per il bene che distruggeva in se stessa.

Venere più X: giudizio finale

Ricorro alla mia personale classifica brevettata senza evidenze nel mondo reale per concludere esprimendo il giudizio finale su Venere più X, che – rullo di tamburi – è di circa una dozzina di mezzi arcobalenini: Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon Arcobalenini per Venere più X di Theodore Sturgeon

Rohan al Louvre, Hirohiko Araki

Rohan al Louvre, Hirohiko Araki

Da mesi ormai avevo nello scaffale il volume Rohan al Louvre di Hirohiko Araki, e ancora non lo avevo nemmeno sfogliato. Qualche sera fa l’ho preso fra le mani per spostarlo, e così gli ho dato un’occhiatina, che poi è diventata un’occhiata, poi addirittura un occhio intero e, prima che potessi reagire, lo avevo letto tutto.

Rohan al Louvre

Rohan al Louvre è edito da Hikari, il marchio di 001 Edizioni dedicato ai manga, ed è composto da 128 pagine formato 17,5 x 25 cm. Prezzo: € 10. So che possono sembrare molti per un volume in brossura, ma le pagine sono ben più grandi dei comuni volumi sottiletta, in più è interamente a colori e la carta è molto buona. Unica pecca è forse rappresentata dalla copertina: troppo poco rigida secondo me.

Lo stile di Rohan al Louvre

Se è vero che la storia di Rohan al Louvre è sottotono rispetto ad altri lavori di Araki, l’opportunità di un volume interamente a colori ha permesso al maestro di esprimere la sua genialità con altri mezzi: nella prima immagine in alto vediamo per esempio come riesca a mettere in risalto un personaggio rispetto al resto della scena, semplicemente scolorando ciò che lo circonda: vediamo infatti come Rohan sia messo in secondo piano da Nanase in un momento particolarmente carico di tensione.
In un’immagine più in basso vediamo invece le solite pose arakiane super dinoccolate assunte in totale scioltezza, quando forse giusto un fachiro potrebbe permetterselo!
Un’ultima nota sull’adattamento italiano: sempre in quell’immagine potete vedere come le onomatopee non siano state coperte e ridisegnate, ma abbiano riportato accanto (quasi sempre fuori dalla vignetta) la traduzione in italiano. Un applauso a Hikari per questa scelta che permette al lettore di godere dei disegni originali dell’autore (nei manga le onomatopee sono parte integrante del disegno, e l’operazione di sovrascrittura spesso genera pasticci).

Le Bizzarre Avventure di Jojo

Rohan al Louvre - Heaven's DoorOra però facciamo un passo indietro. Non tutti sanno che Rohan al Louvre è uno spin-off di un altro lavoro di Araki: Le Bizzarre Avventure di Jojo (per la precisione è uno spin-off della quarta serie). All’inizio del volume viene sommariamente spiegato che Rohan ha un particolare potere ma, chi conosce Le Bizzarre Avventure di Jojo, sa bene che quello è lo stand di Rohan: Heaven’s Door.
Uno stand è una sorta di alter ego al servizio del suo portatore, con poteri e caratteristiche del tutto peculiari. Heaven’s Door, per esempio, ha la capacità di leggere negli uomini la traccia di tutti gli eventi che questi hanno vissuto fin dalla nascita, come fossero libri aperti, con la possibilità di riscriverli e modificarli.
Il nome Heaven’s Door è una citazione dalla canzone Knocking on Heaven’s Door di Bob Dylan.

Rohan Kishibe

Nella storia, Rohan è un famoso autore di fumetti giapponese. Classe 1979, è divenuto famoso grazie al suo Pink Dark Boy, un manga suspance horror. I suoi fumetti vengono pubblicati a Taiwan e in Italia, ma non sono mai stati tradotti in inglese.
Ha scelto di fare il fumettista perché non gli piace stare a contatto con la gente.

Rohan al Louvre - Rohan Kishibe

Ecco alcune frasi pronunciate da Rohan ne Le Bizzarre Avventure di Jojo, che lo caratterizzano e lo rappresentano alla perfezione:

Sai cosa adoro di più al mondo? Dire di no a chi si sente onnipotente

È la realtà che conta! La realtà è l’energia che iniette vita nella storia… è la realtà che fa lo spettacolo, è sbagliato credere che siano la creatività e l’immaginazione a fare un fumetto… solo disegnando le cose che si sono viste e sperimentate e gli eventi che ci hanno colpito, si può creare un prodotto interessante! Conoscere l’essenza delle cose è fondamentale per un disegnatore di fumetti!

Le citazioni in Rohan al Louvre

Rohan al Louvre - Memento

Quello di arricchire le storie con tutta una serie di citazioni del mondo della musica, del cinema o della moda è un altro marchio di fabbrica del maestro Araki, anche se in Rohan al Louvre mi sembra sia stato abbastanza parco.
Ora vi mostrerò le citazioni che ho individuato leggendo Rohan al Louvre, oltre a quella del nome del suo stand, che però ha origine da Le Bizzarre Avventure di Jojo (come del resto il nome dello stesso Rohan, che è stato preso in prestito da uno dei figli dell’altro Bob: Bob Marley, il quale è anche marito di Lauryn Hill).

Rohan al Louvre - Momo Design

La prima riguarda la scena in cui Rohan, privo della memoria, segue le indicazioni che con Heaven’s Door si era precedentemente scritto sulla mano, proprio come fa Leonard in Memento (film di Christopher Nolan del 2000, con Guy Pearce e Carrie-Anne Moss), costretto a tatuarsi parti del corpo per conservare i propri ricordi.

Rohan al Louvre - Google Chrome su Windows XPLa seconda è invece un piccolo dettaglio, e non sono nemmeno troppo sicuro della sua bontà: sulla gomma di Rohan compare la scritta Momo, e lo leggiamo quando questa è vicina ad altri suoi strumenti da disegno. Che sia un riferimento al celebre marchio italiano Momo Design di accessori di (appunto) design? Sinceramente non saprei, ma mi piace pensare di essere stato così bravo nell’aver individuato una citazione tanto nascosta da sembrare inventata. Da me.
Sempre in tema di citazioni improbabili, ve ne segnalo una mancata: un personaggio che lavora al Louvre di Parigi si chiama Gauche (sinistra), ma il Louvre è situato sulla rive droite (riva destra). Ecchissenefrega? Evvabbè, io cieò provato!
Come ultimo avvistamento, che però non considererei una citazione vera e propria, vi segnalo che Rohan sembri usare Google Chrome su Windows XP. Il tema giallo che gli vediamo usare è una caratteristica da non sottovalutare. Vediamo perché!

Araki e i colori di Rohan al Louvre

Rohan al Louvre - Morio Cho BiancoCome dicevo all’inizio, in Rohan al Louvre l’autore ha parecchio giocato con i colori e, durante la lettura, è possibile individuare sei distinte ambientazioni caratterizzate da altrettanti colori.
La storia è raccontata dallo stesso Rohan e, quando questa è ambientata nel tempo presente (cioè nel 2006: succede all’inizio della storia e durante un intermezzo), il colore dominante è il bianco.

Rohan al Louvre - Locanda Giallo
L’inizio della narrazione di Rohan è ambientata nella locanda della nonna (nel 1996) e qui il colore dominante è il giallo, ecco il perché del giallo nel browser che Rohan usa per ricercare il museo del Louvre di Parigi in Internet

Rohan al Louvre - Nizaemon Yamamura LavandaIl breve racconto nel racconto di Nanase, a proposito del pigmento nero usato dal pittore Nizaemon Yamamura per il dipinto maledetto, è invece caratterizzato dal color lavanda.
Rohan al Louvre - Parigi Rosa

La parte ambientata a Parigi è caratterizzata dal colore rosa; credetemi anche se ho scelto una vignetta con molto azzurro, ma in questa si poteva vedere sia il rosa, che la posa super plastica che un’onomatopea per tutta la larghezza dello sfondo.

Rohan al Louvre - Magazzino Z-13 AzzurroRohan al Louvre - Quadro Maledetto Nero

Sempre in quel di Parigi, ma nei piani sotterranei del Louvre in direzione del magazzino Z-13, le pagine sono caratterizzate dal colore grigio-azzurro (immagine in alto), mentre nel finale, quando finalmente è chiarito il mistero del dipinto maledetto, è il nero che condisce l’alternarsi delle vignette (immagine a sinistra).

Non vi ho convinti? Proviamo a dare un’occhiata alle pagine del volumetto da fuori:Rohan al Louvre - Colori pagine

Rohan al Louvre: conclusioni

La storia di Rohan al Louvre non è nulla di eccezionale per chi ha già conosciuto Araki con Le Bizzarre Avventure di Jojo, comunque e godibilissima. L’estro e la genialità che contraddistinguono i lavori di Araki con Rohan al Louvre si manifestano in altro modo: nell’uso dei colori per focalizzare l’attenzione, come già detto all’inizio, e in questa scelta di caratterizzare le varie ambientazioni con colori predominanti differenti.
Pregevole il lavoro svolto per l’edizione italiana (a proposito: ringrazio la redazione di Hikari per avermi concesso l’uso delle immagini tratte dal fumetto), veramente di livello superiore a quello cui ero abituato e a quello che mi sarei aspettato nelle mie più rosee aspettative.

Prima di concludere, un suggerimento: se questo articolo – o la lettura di Rohan al Louvre – vi stuzzicasse la curiosità di approfondire l’opera di Araki, il sito definitivo su Le Bizzarre Avventure di Jojo e il maestro Hirohiko Araki è Jojo X Serie, magari fateci un giro.

PS: un paio di giorni fa abbiamo affrontato il decennale dell’ultimo saluto all’amico Waterblu, grandissimo fan dei lavori di Araki. Sono sicuro che Rohan al Louvre gli sarebbe piaciuto: serio, come diceva lui.

Hora!

Roma Capitale Magazine, recensioni a pagamento

Roma Capitale Magazine, recensioni a pagamento

Roma Capitale Magazine - VCSalve Andrea… al prezzo di [omiss]euro hai diritto a uno spazio pubbliredazionale che include un’intervista alla tua persona e la recensione di un testo edito. Comincia a compilare se ti va il questionario che segue l’invito e rispediscimelo a quest’indirizzo: [omiss] … prova a divertirti scrivendo più che puoi mentre io m’impegnerò a promuovere la tua opera, la quale copia eventualmente deve pervenire al seguente indirizzo: [omiss]. In caso di accettazione renderò note le coordinate per il pagamento, mettimi comunque quando vuoi a conoscenza di tutto quello che accade attorno a te, fornendo degli originali spunti di riflessione. Stammi bene.

(altro…)

Classifica libri 2013

Classifica libri 2013

Da anni ormai tengo traccia dei libri letti nella mia libreria su Anobii che, fra alti e bassi, reputo ancora il migliore fra i siti che offrono questo servizio.

Visto che questo lavoro di catalogazione prevede anche l’assegnazione di un voto che va da 1 a 5 stelline, ho raccolto questi dati e stilato la classifica dei libri che nell’anno appena trascorso si sono guadagnati il punteggio massimo e, siccome di questi libri ho già parlato nei post loro dedicati, proporrò qui una sola citazione in rappresentanza di tutta l’opera:

Classifica libri 2013 – il podio

  1. In terza posizione troviamo l’ultimo letto del 2013, ovvero:

    Classifica libri 2013 - Medaglia di bronzoLa porta dell’infinito di Frederik Pohl
    Alla fine del corso dovevamo essere esperti nella guida della nave, nelle tecniche di sopravvivenza e nella valutazione degli oggetti trovati. Be’, io non lo ero.
  2. Come secondo c’è l’immenso avventuroso:

    Classifica libri 2013 - Medaglia d'argentoMoby Dick di Herman Melville
    Ma di pietà non ve ne fu. Malgrado tutti i suoi anni, malgrado il suo unico braccio e i suoi occhi ciechi, il pesce doveva morire di quella morte, ed essere assassinato per illuminare le gaie nozze e gli altri divertimenti degli uomini, e anche per fare luce nelle chiese solenni che predicano la mansuetudine incondizionata di tutti verso tutti.
  3. Medaglia d’oro 2013 ma sicuramente da top ten globale mondiale per il libro che, vuole il fato, è stato anche il primo dell’anno:

    Classifica libri 2013 - Medaglia d'oroI miserabili di Victor Hugo
    Risolvete i due problemi, incoraggiate il ricco e proteggete il povero, sopprimete la miseria, ponete fine allo sfruttamento ingiusto del debole da parte del forte, mettete un freno all’iniqua gelosia di colui ch’è in cammino contro chi è arrivato, proporzionate matematicamente e fraternamente il salario al lavoro, unite l’insegnamento gratuito ed obbligatorio alla crescita dell’infanzia e fate della scienza la base della virilità, sviluppate le intelligenze, mentre fate lavorare le braccia, siate ad un tempo un popolo potente e una famiglia d’uomini felici, rendete democratica la proprietà, non abolendola, ma rendendola universale, in modo che ogni cittadino, nessuno eccettuato, sia proprietario, cosa più facile che non si creda; in due parole, sappiate produrre e ripartire la ricchezza e avrete così insieme la grandezza materiale e quella morale e sarete degni di chiamarvi la Francia.

Che ne pensate? Li avete letti? Avete anche voi una personale classifica dei libri letti durante l’anno oppure volete farmi passare per uno psicotico esaltato con manie ossessive?
Nel secondo caso vi ricordo che è consigliabile darmi sempre ragione.

Pelicula: gli ultimi invii agli editori

Pelicula: gli ultimi invii agli editori

Dopo un inizio in sordina e una lunga pausa, nell’anno appena trascorso ho dedicato particolare attenzione alla spedizione dei manoscritti del mio romanzo Pelicula.
Nell’universo dell’invio dei manoscritti il tempo trascorre diversamente: lì l’unità di misura è il semestre; non stupitevi quindi nel leggere da quanto tempo sto proponendo questo manoscritto.
Lungo tutto questo periodo il romanzo ha subito diverse revisioni, sia con la mazza che col pennello, ed è molto maturato: è proprio vero che la parola fine quasi mai è davvero l’ultima (e soprattutto non pensate che abbia battuto la fiacca!).

Il postino

Mi rendo conto di aver dato molto da fare ai postini di tutto il mondo, sia umani che elettronici, e come già provai con le statistiche di scrittura, all’alba di questo 2014 voglio giocare a dare un po’ di numeri:

  • Degli editori che ho preso in considerazione solo il 67% dichiara le modalità di invio dei manoscritti, direttamente sul loro sito o via mail a seguito di una richiesta.
  • Ho inviato il manoscritto al 97% di questi editori.
  • Sempre di questi, il 23% pretende ancora l’invio del manoscritto cartaceo. Proseguendo con gli invii, però, ho evitato editori che richiedessero il cartaceo.
  • Se avessi spedito il manoscritto anche a questi che ho evitato, la lista degli editori presi in considerazione sarebbe aumentata del 16% (mica pizzeffichi).
  • In un caso, il pacco spedito via posta è ritornato con la scritta Trasferito. Sì, ma trasferito dove?!
  • Solo il 24% delle case editrici contattate ha dato seguito al mio invio, vuoi per confermarmi l’avvenuta ricezione del manoscritto, vuoi per dirmi che erano o non erano interessate.
  • Di queste, solo una era una casa editrice a pagamento: ho eseguito un buon filtro.
  • Altre due trattative sono state chiuse per mia volontà. Il motivo principale ha sempre riguardato il progetto di editing che ho in mente io, ma hanno contribuito anche clausole contrattuali troppo sfavorevoli. Ne ho parlato qui e qua.
  • Fra quelle arrivate, la risposta più lenta ci ha impiegato 11 mesi e 24 giorni.
  • La più veloce, invece, ci ha messo solo due giorni; qualcosa mi dice che il manoscritto non l’hanno letto proprio tutto!
  • La casa editrice più vicina è a due chilometri e mezzo da casa.
  • Quella più lontana a 930 chilometri.
  • La regione più colpita dai miei invii è stata la Lombardia, con un mastodontico 30% (però giocavo in casa).

Far di contoDopo aver dato i numeri però voglio rassicurare il postino: al momento non ho in programma altre spedizioni.
Vorrei rassicurare anche i lettori più attenti e più bravi a far di conto che di certo si saranno accorti che questi numeri dicono (e i numeri non mentono mai) che ho dimenticato di scrivere una cosa necessaria per far quadrare i calcoli.
Beh, non è che l’ho dimenticato, in realtà lo tenevo per il finale!

Infatti tutte queste chiacchiere servono solo a distogliere l’attenzione dall’unica cosa importante, ovvero l’occasione che aspettavo: finalmente ho ricevuto una proposta di pubblicazione degna di questo nome da una casa editrice seria, che sembra lavorare bene e con una buona distribuzione (naturalmente vi terrò aggiornati per confermarvelo dopo averlo provato sulla mia pelle).
Ora all’unisono stappate una bottiglia del vostro grog preferito e brindate alla mia salute!

La porta dell’infinito (Gateway) di F. Pohl

La porta dell’infinito (Gateway) di F. Pohl

Lo scorso 2 settembre è scomparso il celebre scrittore di fantascienza (e non solo) Frederik Pohl, di cui lessi in passato I mercanti dello spazio: un’intelligente satira sul consumismo e sul mondo della pubblicità. Mi piacque così tanto che da molto mi ripromettevo di leggere altro di Pohl così, come ultimo saluto al geniale scrittore scomparso, mi sono procurato La porta dell’infinito (conosciuto anche con il suo titolo originale Gateway, ovvero il nome dell’asteroide dov’è ambientata gran parte della storia).

Gateway - La porta dell'infinito - Frederik Pohl

La porta dell’infinito è un romanzo di fantascienza classica del 1977, molto apprezzato dal pubblico e vincitore di tutti i principali premi riservati a questo genere letterario, tra cui spiccano il Premio Hugo, il Premio Nebula, il Premio Locus e il Premio Campbell.
Pur non lasciando alcunché in sospeso, La porta dell’infinito è il primo romanzo del cosiddetto ciclo degli Heechee.

La storia di Gateway – La porta dell’infinito

Gateway è il nome di un asteroide cavo, scoperto per caso da un esploratore, all’interno del quale sono contenute centinaia di navi abbandonate millenni addietro dal misterioso popolo Heechee.
Nessuno sa come governare queste navi aliene ma, a seguito di molti tentativi, si è capito come farle partire per la destinazione pre inserita nel sistema, e come farle tornare indietro. Quale sia questa destinazione è un mistero, e altrettanto lo è la durata del viaggio. Partire con una di queste navi è di fatto una scommessa: trovare qualche prezioso artefatto Heechee, fare un viaggio inutile o morire di fame, per un incidente, varie ed eventuali.
Trovare un artefatto Heechee (o scoprire qualcosa di rilevante come un pianeta abitabile, nuove conoscenze scientifiche ecc.) può rendere una persona estremamente ricca, ecco quindi la nuova professione del cercatore, di solito avventurieri ambiziosi o poveri disgraziati, disposti a partire pur non sapendo se la nave potrà mai tornare.
Su Gateway le navi disponibili sono classificate in base al numero di passeggeri che possono ospitare (Uno, Tre o Cinque), e alcune di queste possono essere corazzate, probabilmente indirizzate a mete più pericolose del normale, ma questa è solo una congettura.
Robinette (detto Bob, o Rob) Broadhead è il protagonista di La porta dell’infinito: è uno di questi avventurieri che, dopo aver vinto a una lotteria, decide di abbandonare la sua misera vita sulla Terra per trasferirsi su Gateway in cerca di fortuna. Dopo tre viaggi sulle navi Heechee, Bob riesce a diventare straordinariamente ricco; tuttavia, con l’aiuto psichiatrico di un’intelligenza artificiale, deve venire a patti con ciò che è accaduto in quell’ultimo viaggio.

Gateway – La porta dell’infinito: citazioni

Vi lascio alle mie sottolineature de La porta dell’infinito, raccomandandovi il pezzo in posizione 4062-63 dove apprendiamo che anche nel futuro continuano a esistere case editrici a pagamento. Vergogna!

Pos. 30

Lo odio, quando mi fa le stesse domande che io rivolgo a me stesso.

Pos. 72-73

la stella fantasma che usciva dal nulla, sotto di noi, come il sorriso dello Stregatto?

Pos. 132-33

E bevevamo parecchio, il liquore fortissimo e scadente che veniva prodotto a meno di quindici chilometri di distanza. Qualche volta l’etichetta lo chiamava scotch e qualche volta vodka o bourbon, ma usciva tutto dalla stessa distilleria di fanghiglia.

Pos. 219-20

Dico in tono leggero, quasi ridacchiando: — Sigfrid, c’è un’intensità di sofferenza e di colpa e d’infelicità che proprio non posso sopportare.

Pos. 225-26

Sigfrid è estremamente abile, tenendo conto di quanto è stupido.

Pos. 244-45

I russi sospettavano i cinesi, i cinesi sospettavano i russi, i brasiliani sospettavano i venusiani. E tutti sospettavano gli americani.

Pos. 293-94

quando la sceglievi non sapevi dove ti avrebbe portato, come non puoi sapere cosa c’è nella tua scatola di Cracker-Joy fintanto che non l’apri.

Pos. 308-9

un tipo di sogno adatto a far contento il maestro, pieno di simboli fallici e di feticismo e di complessi di colpa

Pos. 331

È estremamente in gamba, considerando quant’è stupido.

Pos. 350-51

Odio l’idea di morire, anzi: non essere più vivo, sapere che tutto si ferma, sapere che tutti gli altri continuano a vivere e a far l’amore e a divertirsi senza che io sia più lì a fare lo stesso.

Pos. 354-55

Non avevo mai fatto l’esperienza della bassa gravità, prima: nell’Wyoming non capita spesso.

Pos. 373-75

Non so se riuscirò a farvi capire come mi sembrava l’universo, visto da Gateway: è come essere giovani con l’assistenza medica totale. Come un menù nel miglior ristorante del mondo, quando è qualcun altro a pagare il conto. Come una ragazza che hai appena conosciuto e che ti trova simpatico. Come un pacco-dono non ancora aperto.

Pos. 386-88

Duemila persone avevano già respirato l’aria che io stavo respirando, avevano evacuato l’acqua che io bevevo e avevano essudato i loro odori nell’atmosfera. In generale, la gente non restava lì a lungo, ma gli odori restavano.

Pos. 432-33

Il viaggio di ritorno è gratuito… ma a cosa ti riporta?

Pos. 592-94

Se riuscivi a sopravvivere al viaggio in astronave fino a Gateway, potevi sopportare anche un viaggio a bordo di una nave heechee. A meno che qualcosa andasse storto. In questo caso non potevi sopravvivere comunque, anche se eri sanissimo.

Pos. 630-32

Questa, e tutte le altre che vedete qui, sono state progettate per portare a bordo cinque heechee. A quanto abbiamo potuto capire. Ma noi le lanciamo con tre esseri umani. Sembra che gli heechee sopportassero meglio degli umani la compagnia reciproca, nello spazio limitato.

Pos. 679-80

se si ha fortuna bisogna dividere in tre parti. Se il colpo è grosso, allora ce n’è abbastanza per tutti. E se non si trova niente, un terzo di niente non è meno di un niente intero.

Pos. 992-93

non è necessario credere alla legge di gravità per finire sfracellati cadendo da un palazzo di duecento piani.

Pos. 1033-34

qualche volta, naturalmente, non potevano dare una festa perché è proibito tenere feste nelle stanze del reparto cure intensive, all’Ospedale Terminale.

Pos. 1035-36

Alla fine del corso dovevamo essere esperti nella guida della nave, nelle tecniche di sopravvivenza e nella valutazione degli oggetti trovati. Be’, io non lo ero.

Pos. 1065-66

È una parola che ho inventato io in questo momento per descrivere esseri viventi di cui non abbiamo mai sentito parlare e che non producono metano nell’intestino ma mangiano la gente.

Pos. 1133-39

Immagino che risalga tutto a Sylvia, che era un’ex cattolica. Le invidiavo la sua Chiesa, davvero, e le dicevo che secondo me era stata stupida ad abbandonarla, perché le invidiavo la confessione. Avevo la testa piena di dubbi e paure, e non riuscivo a liberarmene. Mi sarebbe piaciuto poterli scaricare sul parroco. Mi pareva che si potesse creare un bel flusso gerarchico: tutto lo schifo che avevo dentro la testa finiva nel confessionale, dove il parroco lo convogliava verso il monsignore della diocesi (o quello che era: non sapevo molto, della Chiesa), e tutto finiva dal papa, che è la vasca di sedimentazione di tutto il liquame della sofferenza e dell’infelicità e della colpa del mondo, finché lo passa oltre trasmettendolo direttamente a Dio. (Voglio dire, ammettendo l’esistenza di un Dio, o almeno ammettendo che c’è un indirizzo «Dio» al quale puoi spedire tutto quello schifo).

Pos. 1240-42

Sheri era partita con una Cinque. Non la vidi, per chiederle come mai aveva cambiato idea, e non ero certo di volerlo sapere: gli altri quattro membri dell’equipaggio erano maschi. Erano di lingua tedesca, ma immagino che Sheri pensasse di potersela cavare benissimo senza parlar molto.

Pos. 1588-93

Quando superi c, la velocità della luce, te ne accorgi perché sono tutte ammassate al centro dello schermo, cioè davanti alla prua della nave in volo. In realtà, le stelle non si sono mosse. Ma tu raggiungi la luce emessa dalle sorgenti che ti stanno dietro o a lato. I fotoni che colpiscono il visore centrale sono stati emessi un giorno o una settimana o cent’anni fa. Dopo un giorno o due, non sembrano più neppure stelle. C’è solo una specie di superficie grigia, screziata. Somiglia un po’ a un olofilm tenuto controluce: ma con un olofilm puoi ottenere un’immagine virtuale con una lampada tascabile, mentre nessuno è mai riuscito a ricavare altro che quel grigio marmorizzato da ciò che si vede sugli schermi heechee.

Pos. 1635-37

Erano benevolmente tolleranti con me e Klara, oppressa minoranza eterosessuale nella cultura omosessuale predominante sulla nostra nave, e ci lasciavano il modulo d’atterraggio per l’esatto cinquanta per cento del tempo, sebbene rappresentassimo solo il quaranta per cento della popolazione.

Pos. 1688-90

A quel punto è chiaro che almeno una persona non tornerà viva dal viaggio, e molti equipaggi cominciano a tirare a sorte con le carte. Chi perde, si taglia educatamente la gola. Se non è tanto educato, gli altri quattro gli danno una lezione di galateo.

Pos. 1761-67

Sam indicò un punto fra l’immenso disco gassoso e l’accecante sole, e io mi schermai gli occhi con i guanti fino a quando vidi cosa indicava: l’M-31 di Andromeda. Naturalmente, vista dal punto in cui eravamo non era nella costellazione di Andromeda. Non c’era niente che somigliasse ad Andromeda, o a nessun’altra costellazione che avessi mai visto. Ma l’M-31 è così grande e così fulgida che puoi scorgerla perfino dalla superficie della Terra, quando lo smog non è troppo fitto: è una nebbia di stelle a forma di vortice. È la più luminosa delle galassie esterne, e la si può riconoscere piuttosto bene in tutti i punti dove può finire una nave degli heechee. Con un leggero ingrandimento puoi scorgere la forma a spirale, e puoi accertartene confrontandola con le galassie più piccole che si trovano approssimativamente nella stessa direzione.

Pos. 1883-84

L’ammetto, ho la tendenza ad addossarmi le responsabilità. Dopotutto è uno schema classico, no? Puoi trovare il mio caso a pagina 277 di qualunque testo.

Pos. 2035-36

Una galleria è identica alle altre. — Dovresti proprio deciderti a nascere — dissi, completando a voce il mio pensiero. — Non puoi restare in eterno nell’utero.

Pos. 2473-75

— Perché? Per farmi soffrire? — Per fare in modo che la sofferenza interiore venga fuori e che tu possa affrontarla. — Forse sarebbe tutto più semplice se decidessi di continuare a soffrire un po’, dentro di me.

Pos. 2606-7

Il tempo passava, o forse ero io che lo distruggevo; e il modo in cui cominciai a distruggerlo, un giorno, fu di andare al museo.

Pos. 2632-35

La droga stava facendo effetto, lo vedevo. Sapevo che stava facendo effetto anche a me. Non era la solita roba coltivata su Gateway nelle cassette, nascosta fra l’edera. Klara si era procurata Naples Red purissime da uno dei ragazzi dell’incrociatore: roba coltivata sulle pendici del Vesuvio, tra i filari di viti che davano il Lachrima Christi.

Pos. 2727-29

Andai in giro e vendetti tutto. Prosciugai il mio conto e misi insieme tutto il denaro: un totale di 1400 dollari e rotti. Portai il denaro al casinò e puntai tutto alla roulette, sul numero 31. La grossa pallina si fermò lentamente in una casella. Verde. Zero.

Pos. 2773-76

Sigfrid attende per un po’. Poi dice: — Credo che tu abbia veramente voglia di piangere, Bob. Ha ragione, ma io non dico niente. — Ti piacerebbe piangere? — insiste. — Mi piacerebbe — dico. — E allora perché non piangi, Bob? — Vorrei poterlo fare — rispondo. — Purtroppo non ne sono capace.

Pos. 2988-90

— Adesso capisci com’è, Sigfrid? È strano. Per tutta la mia vita, oramai… quanti anni sono passati, magari quaranta?… E ho ancora quest’idea pazzesca che essere amato abbia un certo legame con qualcosa infilato nel mio didietro.

Pos. 3025-26

Poteva essere una somma anche più alta, ma non faceva nessuna differenza: quando ti portano via tutto quello che hai, non resta niente.

Pos. 3049-51

Lui ridacchiò, e balzò giù dal cassettone per battermi la mano sulla spalla. — Non occorre molto coraggio — disse, svolazzando di nuovo verso il cassettone. — Basta averlo un giorno soltanto, per salire su una nave e partire. Dopo non occorre più averlo, perché non hai più scelta.

Pos. 3091-93

nonostante i suoi doppi sensi osceni c’era bellezza e poesia in ciò che diceva. Indugiava sulle care stelle che ci avevano generati tutti sputando nello spazio silicati e carbonato di magnesio per formare i nostri pianeti e idrocarburi per formare noi.

Pos. 3220-21

Avrei pensato che l’ultima cosa di cui avevano bisogno gli esseri umani fosse qualche mezzo nuovo per ammazzarsi a vicenda,

Pos. 3231-32

Mi ero preparato alla festa con un buon numero di bevute allo spaccio: ero ubriaco per il novanta per cento e drogato per il dieci per cento: ma mi passò tutto quando la guardai.

Pos. 3539-41

A poco a poco Sigfrid ha ricostruito tutto lo studio, reintroducendo le decorazioni. Come le piñatas appese sopra la mia testa, e un olopico del lago di Garda con la veduta di Sirmione, e hoverfloat, e barche a vela, e bagnanti che si divertono.

Pos. 3578-80

GOTO **7Z4
13.345

,S, Merda, Sigfrid, lo ripeti di
13.350

continuo.
13.355

Pos. 3637-38

Se, poniamo, avessimo dato a Euclide un libro, avrebbe potuto comprendere cos’era anche se non avrebbe capito cosa diceva. Ma se gli avessimo dato una registrazione su nastro? Non avrebbe saputo cosa farne.

Pos. 3676-77

Per sopperire alle spese necessarie per mantenere Gateway, tutti sono tenuti a pagare una cifra giornaliera procapite per l’aria, il controllo della temperatura, l’amministrazione e gli altri servizi.

Pos. 4013-15

I VOSTRI DEBITI saranno rimessi quando realizzerete Unità. Lui/lei è heechee e lui/lei perdona. Chiesa della Motocicletta con Manutenzione Meravigliosa. 88-344.

SOLO MONOSESSUALI solo per reciproca simpatia. Nessun contatto fisico. 87-913.

Pos. 4035-37

D – So qual è il compenso per il ritrovamento di vita aliena intelligente, ma qual è il compenso per il ritrovamento di un heechee?
Professor Hegramet – Ne trovi uno e potrà chiedere il prezzo che vuole.

Pos. 4062-63

PUBBLICHIAMO RACCONTI, poesie. Modo ideale per conservare ricordi per vostri figli. Costo sorprendentemente modesto. Elenco editori, 87-349.

Pos. 4121

In gran parte, il metano nell’aria della Terra è formato dalle scorregge delle mucche.

Gateway – La porta dell’infinito: giudizio finale

La porta dell’infinito non può meritarsi meno di ventisei astronavine del videogioco Asteroids di cui – modestamente – ero un campione senza rivali:

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Se non si fosse capito, è un punteggio altissimo, quindi cercate di recuperare La porta dell’infinito, salite senza timore su una Uno (facciamo che va bene anche una FIAT… tanto si parla di fantascienza!) e partite per un viaggio dall’esito sicuramente più che positivo!

BellezzeGossip: interviste a pagamento… ma senza scontrino!

BellezzeGossip: interviste a pagamento… ma senza scontrino!

C’è chi mi accusa di essere a volte troppo polemico e di risultare infine antipatico. Ho deciso di smentire questa assurdità dimostrandovi quanto io sia accogliente, affabile, disponibile e soprattutto simpatico. E per nulla paraculo.

BellezzeGossip

La sezione cultura di BellezzeGossip

BellezzeGossipCiao Andrea, se ti fa piacere di pubblicizzare il tuo libro su un portale attraverso un’intervista fammi sapere… costa solo [omiss]
il sito è questo [omiss] (sezione cultura)

BellezzeGossipCiao, come funziona?

Qualche settimana fa sono stato adescato da tale Genny Gennys (che vedete raffigurata come donnina su sfondo verde, mentre io sono l’omino su sfondo rosso), del sito di maldicenze BellezzeGossip Qualcosa Virgola Net. Devo ammettere che se c’è una cosa che odio… no, in realtà sono innumerevoli le cose che odio, comunque questo genere di spazzatura è fra quelle che odio di più (ribadisco spazzatura).
Come avrei potuto quindi lasciarmi sfuggire un’occasione del genere? No, dico, la sezione cultura di un sito di gossip! Non avrei potuto.
Vediamo come funziona:

BellezzeGossipciao è semplicissimo, io ti mando le domande. Tu rispondi, io preparo l’articolo e tu – solo dopo che è online – mi versi i [omiss] euro su PayPal o PostePay.
se sei d’accordo fammi sapere che ti invio le domande

BellezzeGossipMa possiamo, per esempio, organizzare una recensione?

BellezzeGossipCon piacere! solo che dovresti mandarmi il libro cartaceo in questo caso

BellezzeGossipMa non possiamo fare che la recensione ve la passo io già fatta? Ne ho di già pronte e per velocizzare la cosa…

Ammetto di essere stato un po’ stringato e faccia di bronzo… sì, stringato e bronzo… praticamente: molto piacevole.
Però la sezione cultura di BellezzeGossip merita questo e altro (in un sito del genere anche un cane che segna il territorio potrebbe passare per cultura)!

BellezzeGossipcerto per me va benissimo!

BellezzeGossipnovità?

BellezzeGossipCiao, sto leggendo un po’ di interviste sul sito. Mi fa piacere che un sito di frivolezze sia così attento ai libri!

BellezzeGossipSì, e devo dire che è molto apprezzata la cultura, l’altro giorno l’intervista di [omiss] è stata il 3° articolo più letto! 🙂

Brava donnina su sfondo verde che non hai ceduto alla mia provocazione, con quel frivolezze malcelato eufemismo!

BellezzeGossipTu quindi sei il webmaster del sito?

BellezzeGossipesatto! 🙂

BellezzeGossipquando sei pronto dimmi che organizziamo

BellezzeGossipHo visto che hai in vendita anche spazi pubblicitari, potrei essere interessato. Quelli che costo hanno? Accetti qualsiasi tipo di inserzionisti?

BellezzeGossipsì, a meno che non siano cose pornografiche accetto tutto 🙂 i costi dipendono dal posizionamento e dal tempo di presenza sulla homepage, cmq ci teniamo molto bassi.
Vorresti sponsorizzare il libro o altro?

Ricapitoliamo: il listino di BellezzeGossip prevede interviste, recensioni e spazi pubblicitari. A soldi sto sito non se la deve passare per niente male!

BellezzeGossipMi interesserebbe per il lavoro. Avete la possibilità di rilasciare fattura?

BellezzeGossipdammi qualche info in più

BellezzeGossipLa mia azienda [omiss] per il 2014 ha messo a budget una voce per campagne di marketing sui social network e su Internet in generale. Ci occupiamo di [omiss] e i tuoi utenti potrebbero rientrare nel nostro target. Non parlo di grandi cifre, [omiss] euro per tutto quanto, però mi serve una risposta [omiss]

BellezzeGossipper me va benissimo
l’articolo lo fate voi o lo fa la redazione nostra?

BellezzeGossipChe differenza di prezzo ci sarebbe?

BellezzeGossipdipende dalle parole. Entro le 200 chiedo [omiss] euro in più, mentre da 200 in su ne chiedo [omiss].

BellezzeGossipOttimo, il prezzo base per un banner in homepage per le ultime 2 settimane di dicembre invece quanto è?

BellezzeGossipbanner non li facciamo però possiamo mettere l’articolo in evidenza (dove ora c’è [omiss]) in homepage. Per 2 settimane a fine dicembre chiediamo [omiss] euro.

BellezzeGossipIVA compresa?

BellezzeGossiptutto compreso perché non fatturiamo

Tutto compreso perché non fatturiamo? Tutto compreso perché non fatturiamo? No, fatemi capire: tutto compreso perché non fatturiamo? Un’altra volta, per evitare fraintendimenti: tutto compreso perché non fatturiamo? Meglio bello grosso:

BellezzeGossip non fa pagare l’IVA perché non fattura

La mia piccola mente accogliente si sta chiedendo se tutto ciò sia legale, per non parlare del pessimo gusto di chi chiede soldi ad autori in cerca di visibilità, offrendo in cambio la pubblicazione di false dichiarazioni su un sito di spazzatura (ma che gliene fotte di letteratura a chi è in cerca di gossip (che, se non fosse chiaro, è la morte dell’intelligenza)?

Qual è il rapporto fra BellezzeGossip e la Guardia Di Finanza?

Anche questa auto, come quella della prima foto, ha una scritta sul fianco… ma non riuscirete a farmi risultare polemico. Anzi, chiudo con una barzelletta divertentissima:

Una donnina su sfondo verde va al supermercato, dove acquista due macchinine (le due delle foto: BellezzeGossip e GdF), appena pagato e superata la cassa una guardia la ferma e le chiede: «Scusi, potrei vedere lo scontrino?»
La donnina risponde prendendo le due macchinine: «Certo: *SBAM*!»

Andrew Wylie sul futuro dell’editoria

Andrew Wylie sul futuro dell’editoria

Chi è Andrew Wylie

Andrew Wylie

Andrew Wylie è un agente letterario statunitense old school con il pallino della scrittura di alto livello. Soprannominato Lo Sciacallo per il bracconaggio d’autori che pratica nelle riserve di altre agenzie, è famoso per la sua avversione nei confronti della narrativa commerciale (dover leggere bestseller tutto l’anno è la mia definizione d’inferno).

L’intervista ad Andrew Wylie

Su New Republic, una rivista USA di politica e arti, Andrew Wylie ha recentemente rilasciato un’intervista con alcuni interessanti spunti inerenti il mondo editoriale.
Vi ripropongo quindi due passaggi: il primo è un’analisi a tutto tondo del mercato editoriale, il secondo è una riflessione sulle condizioni imposte oggi dai colossi dell’editoria digitale.

L’industria editoriale secondo Andrew Wylie

Il vero problema è che a partire dagli anni ’80 l’industria editoriale s’è fatta guidare dal reparto vendite. E oggi ogni strategia viene impostata come se si dovessero vendere detersivi. Ma non è così. I libri sono un prodotto particolare. Un po’ come la moda. Sono rivolti a persone che hanno un certo livello di educazione e che leggono. Non ci sono molte persone che leggono. La maggior parte della gente se ne va in giro e litiga e cerca di fare dei soldi. Noi vendiamo libri. È un settore che ha dei limiti naturali. L’editoria non deve essere necessariamente supermarkettizzata.

Andrew Wylie sul futuro dell’editoria

Tutto passa. Amazon passerà. E Apple¹ passerà. E tutto passerà. Io penso che le cose continuerebbero ad andare bene anche se le case editrici ritirassero i loro prodotti da Amazon. Se le condizioni che vengono loro imposte non sono soddisfacenti, perché continuano ad accettarle? Pensi che facendo così perderai il 30% del tuo fatturato? Non c’è problema. Vuol dire che avrai il 30% di margine in più sul restante 70%. Avrai meno sciocchi che leggono i tuoi libri e verrai pagato di più da quelli continuano a farlo. Non vedo dove stia il problema.

¹ Apple è stata giudicata colpevole, insieme ad altri cinque colossi editoriali, di aver perseguito politiche anticoncorrenziali stringendo accordi per fissare i prezzi

Conclusioni

Voi che ne dite? Trovate condivisibile la posizione di Andrew Wylie sul futuro dell’editoria, e in particolare sul ruolo di nomi nuovi come Amazon e Apple? Oppure pensate che, essendo Andrew Wylie dichiaratamente di parte (con l’aggravante di non essere esattamente un agnellino… lo Sciacallo, ricordate?), le sue parole potrebbero essere guidate da opportunismo e interessi personali?
Prima di chiudere, però, vi lascio con un’ultima sua citazione:

Quando ho iniziato, mi sono chiesto: bene, che cosa vuoi fare per vivere? Voglio vivere leggendo bei libri.

Bookshoponline.it

Bookshoponline.it

In questi giorni sono stato contattato da un’agente per conto di Gremese Editore, cui nei mesi scorsi inviai in visione un manoscritto.
Mi è stata sottoposta un’offerta per pubblicare il mio manoscritto in eBook con la casa editrice New Books (di cui Gremese Editore fa parte) tramite il portale Bookshoponline.it; visto che provando a informarmi in rete non ho trovato assolutamente nulla, in questo post cercherò di riassumere i punti salienti dell’offerta, commentandola con quanto è emerso dalla discussione con l’agente che – ci tengo a sottolinearlo – è stata molto gentile e disponibile.

Bookshoponline.it

Cos’è Bookshoponline.it

Hai un libro nel cassetto e non trovi l’editore giusto? Stanco di sottoporre la tua creazione editoriale a editori che non rispondono mai? Abbiamo la soluzione per te: farti diventare editore in prima persona del tuo innovativo eBook!

Bookshoponline.it - Editori di se stessiNon si parte nel migliore dei modi. Voglio dire: essere editore di me stesso non è quello che desideravo quando inviai il manoscritto alla casa editrice. Ci sarà pur stato un motivo se mi sono preso la briga di cercare quali editori potessero essere interessati al mio lavoro, preparare una lettera di presentazione mia e della storia, la sinossi, i punti di forza e tutte quelle cose che ci si aspetta servano a una casa editrice!

Grazie all’innovativo servizio di distribuzione di Bookshoponline.it il tuo eBook verrà venduto anche in tutte quelle librerie italiane che hanno aderito al servizio di vendita dei libri in formato elettronico.

Le librerie fisiche che offrono il servizio di vendita eBook esistono ma sono pochissime, e non è stato possibile recuperarne l’elenco, anzi, mi è stato ribadito che il vero valore offerto da Bookshoponline.it è quello di distribuire gli eBook nelle maggiori librerie virtuali, così da raggiungere contemporaneamente milioni di utenti.

Una volta realizzato l’eBook e da te stabilito il prezzo di vendita, ti verrà riconosciuto il 100% dei ricavi netti! Bookshoponline.it non tratterrà alcuna royalty sul diritto d’autore. Quello che guadagnerai al netto dei costi rimarrà a te.

I costi citati si riferiscono all’IVA, che per gli eBook è il 22%, e alla percentuale variabile che trattengono gli store.

Se il tuo eBook diventerà campione d’incassi ti garantiamo la pubblicazione del libro cartaceo ad opera di un editore di livello nazionale! Inoltre, se proprio non riesci a fare a meno di avere il tuo libro subito anche in formato cartaceo, te lo stampiamo in digitale nel numero di copie e per farne l’uso che vorrai. Nessun rifiuto editoriale! Nessuna attesa!

Affinché un eBook creato tramite Bookshoponline.it sia pubblicato in cartaceo senza contributo da Gremese Editore, Edizioni Airone, New Books e altre case editrici partner deve superare la soglia minima di 3.000 copie vendute sul territorio nazionale.

Come funziona Bookshoponline.it

Inviaci il tuo file definitivo, pronto per la pubblicazione, assieme ai testi di presentazione dell’opera e alla copertina. Se non ne hai una, niente panico, te la procuriamo noi.

Dunque è chiaro che in partenza non è incluso alcun servizio di editing. Questo per molti è sufficiente per farsi un’idea di che tipo di servizio sia quello offerto da Bookshoponline.it.

Bookshoponline.it - self publishingComunicaci infine il prezzo del libro da te stabilito. A quel punto, la palla passa a noi: lo convertiremo in formato elettronico e lo metteremo in vendita per conto tuo su tutte le piattaforme del web più importanti del mondo. Ti aggiorneremo sulle vendite mese per mese, così che potrai valutare in tempi brevi il giudizio del pubblico e l’andamento delle vendite. Ogni sei mesi riceverai da Bookshoponline.it il 100% dei ricavi dalle vendite al netto delle spese di distribuzione.

Grossomodo è quello che offrono le principali piattaforme di self publishing.

E se il tuo eBook dovesse andare davvero forte, otterrai la garanzia di veder pubblicato il tuo libro cartaceo da un vero editore e entrare in libreria dalla porta principale! Più semplice di così?

Che poi è la stessa cosa già detta prima (le 3.000 copie da vendere…)

Quanto costano i servizi di Bookshoponline.it?

Bookshoponline.it - Costi
Al costo di un nuovo paio di scarpe o di un vestito, Bookshoponline.it pubblica e distribuisce il tuo libro su tutto il web, con una distribuzione capillare e qualificata, e su tutti maggiori retailer della rete internazionale.

Voi quanto le pagate le scarpe?

Il programma di servizi editoriali di Bookshoponline.it relativo agli eBook prevede due diversi pacchetti: uno basilare e uno completo. A seconda delle esigenze del cliente, Bookshoponline.it è in grado di intervenire offrendo un ventaglio di ulteriori servizi personalizzati.

Alzi la mano chi pensava che il servizio fosse gratuito!

Opzione LIGHT

Costa € 350 una tantum, più € 99 all’anno (a partire dal secondo anno) per l’iscrizione a Bookshoponline.it. I punti salienti: Generazione dell’eBook con un’impaginazione standard, copertina grafica non inclusa, distribuzione on line entro 15 giorni.

Opzione Premium

Costa € 490 una tantum (sommare € 100 nel caso di opera contenente illustrazioni), più € 59 all’anno (a partire dal secondo anno) per l’iscrizione a Bookshoponline.it. L’opzione include tutto quello previsto dalla precedente e in più: conversione del libro in formato per la lettura in streaming, correzione refusi, copertina grafica standard, sconto di € 50 per la realizzazione di una copertina professionale (del costo di € 199), sconto del 20% per la stampa del libro (ordine minimo: 50 copie) e garanzia di pubblicazione del libro cartaceo superate le 3.000 copie vendute.

Il costo dei servizi aggiuntivi di Bookshoponline.it

Bookshoponline.it - I servizi

  • Correzione ortografica, grammaticale e tipografica: € 3 a cartella (1.500 battute)
  • Correzione e revisione stilistica (editing) completa del testo: € 6 a cartella
  • Copertina professionale completa: € 199
  • Applicazione DRM: € 0,30 a copia
  • Servizi di promozione, pubblicità e ufficio stampa: da concordare con l’autore
  • Servizio di stampa del volume in formato cartaceo: variabile, in base al formato del libro e al numero di copie richieste
  • Stampa e distribuzione dell’edizione cartacea: a partire da € 4.000, eventuale pubblicazione gratuita dopo il successo comprovato delle vendite online
  • Booktrailer: da concordare con l’autore

Le mie conclusioni su Bookshoponline.it

Bookshoponline.it incrocia l’innovativo concetto del self publishing all’editoria a pagamento tradizionale, creando un ibrido che non riesco a giudicare pienamente soddisfacente. Proverò a spiegare perché:

  • Esistono piattaforme di self publishing gratuite che offrono più o meno gli stessi servizi dell’opzione Premium di Bookshoponline.it, che invece è a pagamento
  • Presentarsi con un eBook che ha venduto 3.000 copie è un ottimo biglietto da visita presso qualunque editore medio-piccolo, non solo per Bookshoponline.it
  • Bookshoponline.it non è ancora nemmeno on line; io posso anche fidarmi ma come dice il proverbio…

Purtroppo, però, tutto il resto va proprio in direzione dell’editoria a pagamento e quindi l’unica scelta sensata, a mio modo di vedere, è quella di declinare l’offerta con fermezza e cortesia. E già che ci siamo mostriamo il logo anti EAP, che male non fa.

Bookshoponline.it - EAP

Qualcun altro ha ricevuto una proposta da Bookshoponline.it? Come vi è sembrata? Questo post vi è stato utile? Avete qualche puntualizzazione? Fateci sapere!

Sotto la trama… nulla!

Sotto la trama… nulla!

Il taccuino ritrovato

Di recente m’è capitato fra le mani un vecchio taccuino (che, se non avessi mai visto, direi risalente alla prima guerra d’indipendenza!) dove avevo annotato questa mia riflessione, datata 1 gennaio 2007, alle ore 18:55.

Riflessione sulla trama

La trama è solo un pretesto

La trama è solo un pretesto per scrivere. Storia, intreccio, come vi pare. Ne ho avuto un’altra volta la conferma.
Ho da poco terminato la prima stesura di Ignara delle imputazioni e la parte migliore è risultata essere quella cui non avevo per nulla pensato. È nata così, nell’atto di scrivere. La fame vien mangiando!
Perché sforzarsi per scrivere storie avvincenti? Per quelle esiste il cinema! [omiss] Quindi che ci pensino loro ad accontentare la gente con belle storie (me compreso).
Perché dovrebbe essere giusto esser giudicati per la trama, quando è solo un veicolo, al pari del foglio di carta o della penna con cui scrivo? Nessuno m’ha mai criticato perché scrivo su fogli di riciclo. [omiss]

Sotto la trama… oggi?

Oggi non sento di condividere appieno quanto pensavo allora riguardo questo tema. Tuttavia, come nelle migliori leggende, anche qui mischiato al mito è possibile intravedere un velo di verità

Editing: sondaggio

Editing: sondaggio

Editing

È da tempo che pensavo a una serie di interviste a tema da proporre a personaggi del settore editoriale, ma visto che l’organizzazione delle cose andava un po’ per le lunghe, le cose sono andate per le lunghe – appunto – e non se n’è fatto nulla.
Converto allora quest’idea proponendo a voi che leggete un sondaggio a proposito del ruolo della casa editrice nello spinoso campo dell’editing.

Credo di aver già espresso bene quello che penso su come una casa editrice degna di definirsi tale debba affrontare l’editing dei libri che pubblica (nella mia risposta al sondaggio io ho selezionato tutte le prime otto opzioni), ora mi piacerebbe piacere qual è la vostra idea: editing sì, editing no, editing come.

Editing: la domanda

Posto che un editor non dovrebbe mai intaccare il principio di autorità artistica dello scritto su cui lavora – che rimane esclusivo diritto e dovere dell’autore – quali sono gli aspetti di cui una casa editrice deve farsi carico nell’ambito della revisione di un’opera letteraria al fine della sua pubblicazione?

  • Correzione bozza
  • Analisi della forma del testo (editing formale)
  • Uniformazione del testo
  • Strutturazione degli argomenti
  • Verifica delle citazioni e della bibliografia
  • Revisione linguistica
  • Analisi dei contenuti e affinamento dell’espressione
  • Preparazione dei materiali per l’impaginazione (editing grafico)
  • Altro
  • Nessuna fra queste: l’autore deve fornire un testo già pronto per la pubblicazione

[sondaggio chiuso]

Questo è il secondo sondaggio che propongo sul blog, dopo quello per decidere quale racconto sarebbe dovuto diventare un eBook, ma mi piacerebbe iniziare a proporne periodicamente, mensilmente o bimestralmente ancora non saprei, sul tema dell’editoria in Italia per poter poi discutere i risultati ottenuti. Quindi se questo primo esperimento dovesse avere successo aspettatevi questo appuntamento fisso sul blog.

Via con le telefonate!

Film di fantascienza: i migliori 10

Film di fantascienza: i migliori 10

Sul Guardian di mercoledì scorso è stata pubblicata, per la rubrica Critics’ top 10s, una classifica dei 10 migliori film di fantascienza, che vado ora a elencare:

  1. 2001: odissea nello spazio (1968)
  2. Metropolis (1927)
  3. Blade runner (1982)
  4. Alien (1979)
  5. Solaris (1968)
  6. E.T. l’extra-terrestre (1982)
  7. Guerre Stellari (1977)
  8. Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977)
  9. Terminator (1984) e Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1991)
  10. Matrix (1999)

Da appassionato di fantascienza non potevo rimanere impassibile di fronte a un’enormità del genere che, nonostante si sforzi di includere un titolo del ’27, elenca film per il 60% usciti nel giro di 6 anni (1979-1984). Mi sento dunque in dovere di spendere alcune energie in due distinte azioni.

Prima azione a tutela dei film di fantascienza

La prima azione in difesa dei film di fantascienza che mi sento di compiere, ma che in realtà è applicabile a ogni altro campo, è dichiarare l’indiscutibile e completa inutilità di queste classifiche basate su criteri irrazionali, spesso mortificanti e, per forza di cose, incomplete.

Seconda azione a tutela film di fantascienza

La seconda azione che porterò a favore dei film di fantascienza è stilare una mia personale classifica, in modo da ristabilire l’onore dei film meritevoli ingiustamente esclusi dai critici del Guardian.
Fatico a citare solo dieci titoli fra i molti di caratura pari (se non superiore) ai sopracitati, ma mi sforzo ed ecco il risultato:

  1. Fahrenheit 451 (1966)
  2. Il pianeta delle Scimmie (1968)
  3. Brazil (1985)
  4. L’esercito delle 12 scimmie (1995)
  5. Gattaca – La porta dell’universo (1997)
  6. Dark City (1998)
  7. The Truman Show (1998)
  8. Donnie Darko (2001)
  9. Minority Report (2002)
  10. A Scanner Darkly (2006)

Come si può notare sono ordinati per data d’uscita, non ho intenzione di farmi esplodere il cervello nel tentativo di metterli in ordine di bellezza. E siccome non è vero che mi sono sforzato di sceglierne solo dieci, eccone immediatamente altri dieci ingiustamente esclusi:

  1. Arancia Meccanica (1971)
  2. Rollerball (1975)
  3. Interceptor – Il guerriero della strada (1981)
  4. Wargames – Giochi di guerra (1983)
  5. RoboCop – Il futuro della legge (1987)
  6. Akira (1988)
  7. Stargate (1994)
  8. Ghost In The Shell (1995)
  9. Il quinto elemento (1997)
  10. District 9 (2009)

Che cosa sì e che cosa no

Il Guardian ha incluso fra i film di fantascienza anche Guerre Stellari, io sono invece stato più integralista conservatore e non ho citato Ritorno al futuro (1985) o The Rocky Horror Picture Show (1975), che adoro, ma che pur rispondendo ai canoni formali della fantascienza non ne hanno (secondo me) la sostanza. Avventura il primo, musical il secondo: ecco come li definirei, e Guerre Stellari lo collocherei nel fantasy. Certo, non ho nulla contro queste contaminazioni, ma se devo scegliere i migliori film di un dato genere, cerco fra quelli che più lo rispettano.
Alcuni titoli, poi, non sono che pallide riduzioni dei romanzi da cui sono tratti (come le trasposizioni cinematografiche di capolavori definitivi come Solaris, Io sono Leggenda o 1984); ottimi invece i film tratti da racconti brevi, in cui il regista dispone sì di idee e intuizioni geniali, ma ha anche ampi spazi per sviluppi e reinterpretazioni (si pensi solo ai numerosi film tratti dai racconti di Philip K. Dick. Io per non fare lo spaccone ho citato solo Minority Report e A Scanner Darkly, ma avrei potuto sceglierli tutti e nessuno si permettebbe di fiatare (in realtà anche le idee di The Truman Show e della saga dei Terminator sono liberamente tratte (rubate) da opere di Dick).
Ma queste, ripeto, sono solo le mie opinabili idee: i pur validissimi film di fantascienza che non mi sono piaciuti non ce li ho messi!

E voi?

E voi siete d’accordo? Qual è la vostra classifica?

0111 Edizioni

0111 Edizioni

Negli ultimi mesi 0111 Edizioni, nella persona della sua titolare – prima – e rappresentata da uno studio legale – dopo – ha insistentemente richiesto la rimozione del post dove descrivevo la mia esperienza con 0111 Edizioni.
Non per timore di ripercussioni legali, ma per chiudere definitivamente ogni ulteriore contatto, ho deciso di cancellare quel contenuto e di farlo in modo pacifico, sostituendola con questo avviso.

0111 Edizioni

Colgo l’occasione per ringraziare tutti
e vi invito a fare attenzione quando scegliete un libro.

eBook in crescita, i libri iniziano a scavare

eBook in crescita, i libri iniziano a scavare

Libreria eBook

Il rapporto AIE 2013 sullo stato dell’editoria

Alla recente 65ª fiera del Libro di Francoforte ha suscitato particolare interesse il rapporto 2013 sullo stato dell’editoria a cura dell’ufficio studi AIE (Associazione Italiana Editori) per il rilancio dell’editoria, settore questo alle prese con una crisi che pare ormai senza vie di uscita.
Marco Polillo, presidente AIE, ha così commentato (miei i grassetti):

In due anni il fatturato è diminuito del 14% e ogni giorno abbiamo notizie di librerie che chiudono, la crisi di liquidità si aggrava, si vanno rideterminando gli equilibri competitivi nei canali commerciali del libro, anche l’export cala. Chiediamo una politica per il futuro che passi per una vera promozione del libro e della lettura, un’IVA parificata tra eBook e libri di carta, il riconoscimento della centralità dei contenuti all’interno dell’Agenda Digitale, un aggiornamento serio delle normative sul diritto d’autore. Il settore si aspetta molto da una buona politica: non sussidi, ma un supporto basato su regolamentazione, misure in favore dell’innovazione e promozione culturale.

Come non bastasse, anche il 2013 non promette niente di buono: secondo i dati Nielsen, i primi otto mesi del 2013 registrano un ulteriore peggioramento del 5,4% nei canali rivolti al pubblico (librerie, store online, grande distribuzione organizzata) rispetto allo stesso periodo del 2012, ed è il –13,6% rispetto al 2011.

La crescita del mercato degli eBook

Ma il vero dato interessante fornito dall’AIE riguarda la crescita del mercato degli eBook e delle vendite online di libri cartacei. Gli eBook pare stiano riavvicinando, pur timidamente, gli italiani alla lettura che, nonostante tutto, sta crescendo (poco, eh!), anche se il fenomeno interessa solo il 46% della popolazione (stiamo grosso modo parlando di 26 milioni di italiani).
Basti pensare che un lettore è considerato medio/forte se legge almeno sette libri all’anno (solo sette!), e questi lettori generano tra il 39% e il 43% dei volumi di vendita di libri o eBook italiani. Io mi considero un lettore medio, perché anche se in certi periodi leggo molto, nell’arco di un intero anno non ho la costanza di mantenere il ritmo, ma sette libri all’anno è morire di noia!

In ogni caso, sembra che le uniche timide speranze vengano dagli eBook: nel 2012 la lettura di eBook ha riguardato infatti il 3% della popolazione, cioè 1,6 milioni di italiani, che rispetto agli anni precedenti significa un raddoppio del mercato degli eBook.

La biblioteca di soli eBook

Biblioteca eBookE, se da noi regge giusto la vendita online di eBook (ma anche di libri in carne e ossa), in Texas (terra di petrolieri e steak house) hanno aperto la prima biblioteca completamente digitale: la BiblioTech di San Antonio è la prima biblioteca senza libri ma con un catalogo di oltre 10.000 eBook.

Viene da dire che in Italia siamo indietro di un decennio – e probabilmente è vero – ma se in BiblioTech hanno trovato la formula vincente forse dovremmo seguire le loro orme anche in Italia. Amazon ha sì un catalogo inavvicinabile da nessuna libreria, ma non potrà mai contare sulla presenza di personale qualificato al servizio della clientela, ed è proprio questa una delle chiavi del successo di BiblioTech: fornire ai clienti un’occasione per socializzare.

La ripartenza

Per partire con tutto questo, tuttavia, è indispensabile una politica ragionata per la promozione del libro e della lettura, come dice Polillo, che non deve ignorare le opportunità tecnologiche disponibili, come purtroppo spesso accade.

Scrittura a mano VS tastiera

Scrittura a mano VS tastiera

Secondo una ricerca condotta da neurofisiologi norvegesi e francesi pubblicata su Advances in Haptics, la scrittura a mano attiverebbe molte più aree cerebrali rispetto alla digitazione su tastiera.
In breve, nella scrittura a mano gli occhi e la mano partecipano durante il processo di creazione della lettera, cosa che invece non accade quando si preme semplicemente un tasto. Nel primo caso, dunque, sono attivate molte più aree sensoriali.

(altro…)

Amazon + Jonathan Franzen =

Amazon + Jonathan Franzen = <3

Jonathan Franzen, uno degli scrittori americani più premiati degli ultimi anni, lo scorso 13 settembre ha dichiarato sul Guardian quanto segue:

Amazon vuole lettori legati alle sue recensioni e autori responsabili della loro stessa promozione, ma questo sistema penalizza autori, case editrici e recensori responsabili. Le cose in futuro potrebbero migliorare solo tornando a recensori affidabili e librai-editori che fanno prezzi più alti ma pagano meglio gli scrittori.

Amazon VS Jonathan FranzenSi tratta di parole pesanti, che descrivono uno scenario tendente all’apocalisse editoriale: il monopolio! Mi viene subito da pensare a quanto è accaduto e ancora sta accadendo al mercato discografico, anche se mi rendo conto che un paragone non sarebbe equo, i target di riferimento dei due mercati sono davvero troppo differenti: praticamente verticale quello editoriale, del tutto orizzontale quello discografico. Però una rivoluzione è in atto, ed è sotto gli occhi di tutti, e l’esperienza del recente passato dice solo una cosa: adattarsi oppure soccombere.
Questa, in breve ed estremizzata, l’evoluzione del rapporto mercato/industria nel settore discografico degli ultimi cinquant’anni:

  • 1960: Si acquistano i singoli nei negozi di musica
  • 1970: Si acquistano gli album interi, sempre nei negozi di musica
  • 1990: Si prendono in prestito gli album dagli amici per duplicarli
  • 1998: Si scaricano discografie complete da Internet
  • 2000: I Metallica rompono le balle
  • 2001: Le case discografiche si incazzano
  • 2003: Le case discografiche collassano
  • 2010: Si acquistano legalmente singoli da iTunes Store

Io non me la sento di incolpare Apple anche per la musica di merda che circola oggi, così come non accuserei Amazon di manipolare il mercato editoriale a proprio piacimento.
Non dimentichiamo che per l’editoria si è passati dal medioevo all’Impero Galattico nel giro di un lustro: dall’acquistare libri in libreria stiamo andando verso l’acquistare eBook sugli store online, cui Amazon è il primo per notorietà, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, anche direttamente dall’eReader.
Questo non lo possiamo chiamare semplicemente novità, è una vera rivoluzione! E come tale potrà sembrare (o essere?) incomprensibile e a tratti ingiusta, ma di sicuro non avremo la scusa per farci cogliere impreparati!

Le recensioni di Amazon manipolano i miei acquisti?

Recensioni curate e passaparola non sono stati sostituiti da manipolazioni della piattaforma, almeno per quanto riguarda il segmento nostrano: su Amazon i libri non hanno nemmeno uno straccio di scheda… non che li abbia controllati tutti, ma quando sfoglio i libri in offerta su Amazon devo sempre consultare altre risorse per avere una descrizione decente di quello che sto comprando! Quindi non ho la percezione che qualcuno stia pilotando i miei acquisti e, per inciso, in offerta non ho mai trovato nessun libro che mi interessasse.

Amazon scaricherà il lavoro dell’editore sugli scrittori?

Per quanto riguarda il coinvolgimento degli autori nella promozione dei loro lavori, capisco che sia una pratica sgradevole e spesso richiesta dagli editori più piccoli, ma mi sembra davvero il male minore. Questo in effetti non significa essere responsabile della propria promozione (cioè andare in giro a elemosinare spazi per le presentazioni) ma semplicemente partecipare. Poi, capire come (e dove!) Amazon potrebbe organizzare eventi promozionali per i suoi eBook è un altro paio di maniche (le vie sono tante, il mio dubbio riguarda la loro efficacia).
Comunque un autore dovrebbe limitarsi alla scrittura e, se davvero è interessato a far leggere quanto scrive, alla promozione di se stesso e del proprio lavoro.

Amazon è davvero il demonio incarnato?

Amazon è il male?In Amazon di certo non fanno beneficenza né sono mossi da filantropia, ma non sono peggiori di altri book store on line o di molti grossi editori tradizionali.
Per come la vedo io già adesso questo settore è un terreno minato; Jonathan Franzen probabilmente era solamente alla ricerca di visibilità per promuovere se stesso (non lo dico con accezione negativa) e un po’ l’ha sparata grossa. Come ho già affermato, l’idea che uno scrittore debba limitarsi a fare il suo lavoro, oggi, è inefficace. Se non si è in grado di essere promotori di se stessi, anche attraverso le nuove tecnologie, si ha un asso in meno nella manica.

Perché la parte difficile non è scrivere, ma far leggere.

Sandra Bullock VS Ray Bradbury

Sandra Bullock VS Ray Bradbury

Come già fatto nello scorso post, è il turno della unrecensione di un altro racconto.
Caleidoscopio, di Ray Bradbury, è un racconto breve scritto nel 1949, ed è definitivamente grandioso: in poche pagine sa riunire vette altissime di poesia, descrizioni di scenari angoscianti e riflessioni sul senso della vita.

(altro…)
Leggere “Il Giornale” non solo è inutile, ma fa anche male

Leggere “Il Giornale” non solo è inutile, ma fa anche male

Leggere Il Giornale fa maleHo recentemente scoperto l’esistenza di una rubrica culturale nelle pagine de Il Giornale.
Per i maliziosi che hanno subito pensato all’ossimoro servito su un piatto d’argento: beh, è proprio così.
Il primo (nonché unico) articolo che ho letto era titolato Leggere non solo è inutile, ma fa anche male; io ingenuamente ho pensato a un titolo ricco di ironia per introdurre un articolo a favore della lettura, un pezzo impegnato per la lotta all’abbandono della lettura, grande problema del nostro Paese. Poi mi sono ricordato che dopotutto si trattava sempre de Il Giornale, quello con la G nera in campo giallo. Questo l’incipit dell’articolo:

La verità, contrariamente a quello che pensa la maggior parte della gente, è che i libri sono pericolosi. Non soltanto spesso sono inutili, ma addirittura possono fare danni, persino peggiori di quelli prodotti dall’ignoranza. Leggere fa male, molto male.

Luigi Mascheroni de Il GiornaleQuest’affermazione è addirittura ripetuta due volte, come ad avvertire il lettore che non è uno scherzo: Luigi Mascheroni, autore dell’articolo (che non si merita una foto più grande di così), ci sta dicendo sul serio questa… cosa!

A questo punto voi potrete dire che mi sono inventato tutto (magari!), anche perché non inserirò certo un link verso quel portale ma, a suffragio di quanto sostengo, ecco una stampa dell’articolo con trafiletti vari e facce spaventose incluse:

L’articolo originale da Il Giornale

Come se non bastasse, per argomentare il tema descritto dal fantasioso titolo, nell’articolo si citano fuori dal contesto queste due affermazioni di Arthur Schopenhauer:

Quando leggiamo, qualcun altro pensa per noi: noi ripetiamo solamente il suo processo mentale… quando si legge ci è sottratta la maggior parte dell’attività di pensare… quindi accade che chi legge molto e per quasi tutto il giorno, piano piano perde la facoltà di pensare. Questo è il caso di molti dotti: hanno letto fino a diventare sciocchi.

Tanto più si legge, tanto meno ciò che si è letto lascia tracce nello spirito: diventa come una lavagna su cui si è scritto troppo e in modo confuso.

Tralasciando la mia personale interpretazione delle due citazioni, che grida ai quattro venti teutonico sarcasmo, ritengo davvero subdolo questo uso… ah no, un momento! Dimenticavo ancora che sto parlando de Il Giornale… allora è tutto a posto, in perfetta armonia con l’usuale linea editoriale.
Lasciate solo che chiuda anch’io con una citazione e, tanto per evitare d’essere originale, disturberò un’ultima volta il caro vecchio Schopenhauer:

Che i vermi roderanno il mio corpo è un pensiero che posso sopportare; ma che i professori di filosofia rodano la mia filosofia, è un’idea che mi fa venire i brividi.

La replica di Luigi Mascheroni

Nota del 23/9/13: ho appena ricevuto questa eMail da Luigi Mascheroni, l’autore dell’articolo in oggetto, che pubblico molto volentieri.
Le sue rassicurazioni sono gradite anche se – devo dirlo – senza queste parole difficilmente avrei pensato che la mia interpretazione fosse sbagliata:

Buongiorno,
leggo solo ora le discussioni nate attorno a un mio vecchio articolo sul Giornale. Temo che ci sia un grossissimo equivoco: il pezzo era la segnalazione della riedizione di uno scritto di Arthur Schopenhauer, “Sulla lettura e sui libri”. Il mio pezzo era assolutamente, e platealmente, provocatorio, e sottolineava come il filosofo mettesse in guardia dai “cattivi libri” (di cui il mondo è pieno, oggi come allora). Il mio intento era del tutto contrario alle vostre interpretazioni (e basta leggere l’articolo per intero per capirlo): e cioè che occorre leggere bene, dove per “bene” – secondo Schopenhauer – si devono intendere i classici. Meglio leggere e rileggere i classici che tanti altri libri inutili… Cosa, credo, condivisibile da chiunque.
Per inciso: lavoro alle pagine culturali dei quotidiani da 15 anni, per lavoro e per piacere leggo 3-4 libri alla settimana, insegno in Università, ho scritto libri… Sarebbe folle se sostenessi che leggere fa male!!! Capisco l’odio politico verso Il Giornale, ma interpretazioni come quello che leggo sul vostro blog mi sembrano davvero eccessive. Spero che possiate segnalare in qualche modo sul blog questa mia (tardiva) nota. Sarà utile a tutti, credo
Grazie per quanto potrete fare.
l.m.

Sui dettagli che tralasciamo

Sui dettagli che tralasciamo

Dettagli: shadow corsettaQualche mattina fa ero in piena fase aerobica (corsetta al parco) e, come sempre quando ho tutto questo ossigeno che mi aera le sinapsi, ho iniziato a smarrirmi in ragionamenti destinati inevitabilmente all’abbandono non appena sopraggiunta l’ennesima nuova deviazione del pensiero.
All’improvviso, però, il pensiero in corso è andato a sbattere, mettendo fine al groviglio alessandrino. Si è scontrato con la visione di alcuni cocci a terra, un flash durato pochi istanti (dovete sapere che a volte raggiungo velocità transoniche) che però mi ha fatto riflettere profondamente.
Che cos’avevo visto realmente? Dei semplici cocci. Verdi e di plastica, o almeno ne avevano l’aspetto.
Ho subito immaginato potessero essere i cocci di una penna, e da qui mi sono nuovamente domandato: che cosa ho visto realmente?
Una penna, ma che tipo di penna? Non aveva l’aspetto aristocratico della stilografica, né la giocosità del pennarello, quindi ipotizzai che si trattasse di una penna a sfera.
Stavo tralasciando qualcos’altro? Di quale colore avrà avuto l’inchiostro quella penna a sfera di plastica verde? Ed era funzionante o era esaurita? Era a scatto o una di quelle col tappino? Macchiava? Si trattava di un articolo pubblicitario?

Quali sono i dettagli che non facciamo mai emergere perché crediamo siano marginali o addirittura banali?
Che cos’è che ci fa decidere che cosa è importante descrivere e che cosa è invece superfluo?
Lo stile di scrittura, il genere dello scritto, un’ambientazione, un personaggio… un misto di questi o nessuno fra loro?
Se, per esempio, presentiamo un personaggio descrivendo a puntino il suo aspetto, abbigliamento e accessori inclusi, si dovrà fare lo stesso anche per tutti gli altri? O solo se è funzionale alla storia? In questo modo però non ci si rende prevedibili? Non si strizza l’occhio al lettore dicendogli ehi, occhio a questa cosa: sarà importante? Gli effetti indesiderati si nascondono dietro l’angolo!
Su che cosa non siamo disposti a lasciare campo d’azione all’immaginazione di chi legge?
Sono alcune domande alle quali non ho una risposta, ma probabilmente rientrano nell’insieme dei quesiti che possono essere risolti con la carta del buon senso.

Voi siete riusciti a sintetizzare una regola o una linea guida per non smarrirvi in questo bicchiere d’acqua?

Il Post censura le mie critiche

Il Post censura le mie critiche

Il Post è un quotidiano on line che seguo da qualche tempo. Mi piace per il suo mix di news politiche/sociali/tecnologiche/estero combinato a una grafica accattivante e un’ottima integrazione con molti degli strumenti che anch’io uso per i fatti miei, e anche alcuni dei suoi blog interni sono interessanti. Non mi piace, invece, per i post della categoria post-it, semplici pagine con titolo + link a notizie pescate in giro per il mondo (in qualsiasi lingua), per il canale twitter che ricicla (a caso?) i post dal 1956 a oggi, e per un piccolo (ma sempre presente) numero di articoli che spiccano per faciloneria.
Qualche giorno fa sono capitato in proprio uno di questi (anzi, era pure in duplice versione: post-it e post normale) e non ce l’ho fatta.

Il Post su Twitter

Secondo l’articolo, l’asserzione Usare gli avverbi è peccato mortale sarebbe una delle dieci regole su come scrivere bene dello scomparso Elmore Leonard, e a suffragio di questo è fornito un link verso l’articolo originale dove chiunque può leggere che Leonard in realtà disse Never use an adverb to modify the verb “said”, ovvero Mai usare un avverbio per modificare il verbo “disse”.
Io, forse esagerando, ho espresso il mio fastidio con un commento che riporto anche qua:

E questo lo chiamate giornalismo? La “regola” dice: «Never use an adverb to modify the verb “said”» ma immagino che non vi siate nemmeno sprecati a leggerlo l’articolo 🙁

La censura de Il PostMorale della favola: la discussione è evoluta ma io, per quell’unico commento negativo, sono stato bannato e non m’è stata data la possibilità di ribattere. Bravi, davvero. Bell’esempio di serietà.

Final Fantasy – Mom in love, daddy in space (Kashmir)

Final Fantasy – Mom in love, daddy in space (Kashmir)

Con questo appuntamento del Riciclone concludiamo la rassegna dei miei anime music video, e lo facciamo in bellezza.
Dopo gli AMV su Jojo, One Piece e X è il turno di Final Fantasy, più esattamente del film d’animazione Final Fantasy: The Spirits Within del 2001.
La data riportata nei miei archivi relativa a questo lavoro è quella del 29 novembre 2002.
Dopo la solita evitabile introduzione, il mio preferito fra gli AMV made in Andrea Cabassi:

Correzione bozze, editing e Cadillac

Correzione bozze, editing e Cadillac

Come forse solo pochi avranno notato, questa qua sopra è una Buick Roadmaster Riviera convertibile. Se avessi scritto questa è una Cadillac (e se nella foto ci fosse stata una Cadillac) allora avrei davvero potuto aprire con come certo tutti avrete notato.

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