Per la serie Pirata a ognuno le sue psicosi, ecco un post inutile dove raccogliere le massime inventate sul Vero Pirata ™, personaggio inesistente la cui fama, ciò nonostante, si estende a partire dal primo, fino al settimo mare. Il Vero Pirata ™ è caratterizzato dalla rudezza tipica della vita marinaresca, unita al sapore caldo dell’avventura clandestina. Egli è un uomo vero e fiero, ma soprattutto rispetta alla lettera il Codice da Vero Pirata ™. Alla lettera!
Il Codice è trasmesso grazie la tradizione orale, non è quindi detto che il Vero Pirata ™ sappia per forza leggere. Cercherò, e siete tutti invitati ad aiutarmi, di raccogliere le massime del Codice nei commenti al topic iniziando dalla prima e più antica, direttamente trascritta dalla pergamena custodita in una lattina di grog bucherellata recuperata sulla costa di un’isola minore del mare numero cinque.
In questi giorni sto girando ovunque con mille fogli sottobraccio, in tasca, nelle orecchie, nelle mutande… ho deciso di partecipare alla terza edizione del Premio Letterario Internazionale Gaetano Cingari indetto da Leonida edizioni e fra due settimane dovrò aver inviato una silloge di poesie, composta minimo da trenta fino a sessanta pezzi: così le ho stampate tre per foglio, ritagliando il tutto in strisce bianche con scritte nere. È difficile scegliere che cosa escludere, molto. Però non posso nemmeno pensare di avere possibilità di vittoria partecipando con qualcosa che non eccella e dopo due selezioni all’ultimo sangue ho estrapolato 19 foglietti con i pezzi secondo me irrinunciabili. Non sono per forza i migliori, ma un concetto un po’ più articolato: potrei dire che sono quelle che più mi rappresentano, ma anche messo così è un riassunto un po’ troppo stringato. Questi sono accompagnati da altri 33 foglietti che costituiscono la massa da sfoltire. Ogni tanto ne levo uno, con fatica e perplessità, ma mi provoca dolore. Ho così deciso di farmi aiutare dal pubblico inconsapevole: farò leggere ad amici una o due poesie a testa e se noterò tracce di perplessità cronica vorrà dire che l’origine di ciò sarà da eliminare dalla silloge.
Naturalmente è possibile votare anche da casa via SMS!
Questa settimana non sono riuscito a lavorare su Pelicula come nelle precedenti, né comunque a dormire di notte.
Grande invenzione, la notte. Permette tutto quello che di giorno non si riesce o non si può: passeggiare per strade deserte, viaggiare, lavorare, scrivere... e quando non si sa che cosa fare c'è anche la possibilità di dormire.
Non che veda il sonno come uno spreco, ma se riesco a utilizzare quel tempo per altre attività, lo preferisco. Il corpo umano, se debitamente allenato, resiste bene.
Nonostante i pochi attimi rubati per la scrittura, sono riuscito a raggiungere il secondo step che mi sono fissato per gioco: pagina 222.
L'avevo fissato arrivato a pagina 220, credendo di raggiungerlo in un attimo e invece per un motivo o per l'altro sono restato in ballo per giorni.
Per la prima volta sono stato pubblicato per la seconda volta dalla stessa rivista: si tratta del periodico quindicinale 15quindici. La prima pubblicazione risale all’agosto scorso, questa volta è toccato alla mia poesia Questa poesia, pagina 12, all’interno della rubrica Cultura.
In realtà al momento non sono riuscito a procurarmi una copia, ma sul loro sito è consultabile la versione sulla linea. Questa è tennologgia pulita, buona e intelligente. Approfittatene!
Ieri sera ci siamo sparati Dottor Stranamore. Dario ha offerto le pizze (thenchiu tu iu), Ryo l’ospitalità, una schifosissima vodka al miele e tutto il resto (thenchiu tu iu). Il film è stato molto divertente… Comunista ateo degenerato… Dimitri, mi senti… la fluorizzazione dell’acqua da parte dei comunisti… ma si ricordi che sei lei ha torto la Cocacola le farà causa… le oche arrostite… CIVIL DEFENSE IS OUR BUSINESS… e sopratutto: PEACE IS OUR PROFESSION. Mittico mittico mittico!
Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato crede di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l’abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l’eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un’informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset. Beppe Grillo
Non ho fiducia nei partiti, nei politici, nelle persone. L’unico strumento veramente democratico rimasto in Italia è il referendum… che infatti nessuno s’è degnato di pubblicizzare. Bravi giornalisti, bravoni! Questa è una proposta di referendum, che la promuova Grillo o chiunque altro non ha importanza, possiamo ragionarci su con la nostra testa; anche se non lo facciamo più non è ancora illegale, se poi mettere o no la firma ognuno lo decida da sé.
Non ne avevo ancora parlato, ma visto l'evolversi della faccenda posso anche permettermi di farlo. Ho ufficialmente accantonato ogni lavoro a nuovi racconti brevi per dedicarmi completamente al mio nuovo romanzo: Pelicula.
Il titolo temporaneo ora è questo, ma non sono assolutamente certo che non vorrò cambiarlo; vedremo. Si tratta del mio secondo secondo romanzo, in quanto il mio primo secondo romanzo (La collina dei risvegli) è inchiodato al quinto capitolo da luglio dell'anno scorso e voglia di proseguirlo al momento non ve n'è.
Visto che oggi è stata una bella giornata primaverile, dopo una settimana schifosamente piovosa, mi sono imboscato con le zampe ciondoloni fra il loggiato e il porticato del chiostro di San Cristo (che detto così sembra una mezza bestemmia, ma esiste una teoria che non ricordo per cui invece non lo è), dai Savers.
Mi sono ben goduto un po' di tranquillità, prendendo il sole fra il passaggio di qualche turista curioso e, soprattutto, scrivendo il quattordicesimo capitolo del romanzo.
Lossò che non vuol dire nulla, ma oggi ho raggiunto quota cento pagine di quaderno, il che vuol dire ormai non mi ferma più nulla! Yeah!
E uno Yeah anche per le mie calze a righe con le dita!
Io credevo di aver visto il peggio, maperò mi sbagliavo. Qui c’è qualcuno che sta esagerando con l’ignoranza, con il puntare su essa.
Questi uomini bianchi che fanno propria una forza vecchia non sono altro che pecore, proprio come piace loro rappresentarsi. Non hanno il coraggio di dire le cose come stanno e allora basano la loro campagna su questi mezzucci, loro è la politica dell’odio, l’odio per il diverso, per lo sconosciuto, per il negro. Non hanno una proposta (stop immigrati città sicura, scusatemelo, è una cazzata), sanno solo roteare la clava grugnendo e sbavando strafatti di alcol.
Uno studio del Servizio statistiche demografiche dell’Istat, condotto per La Repubblica, ha certificato come, sia rispetto al comune che alla provincia, Brescia sia la città-Babele, ovvero la città statisticamente più multietnica d’Italia: gli stranieri residenti in provincia sono oltre 110mila, suddivisi in 151 etnie.
L’88% della popolazione straniera in Italia risiede nel centro-nord, un quarto in Lombardia, il 7% sul totale dei residenti. Nella provincia di Brescia questa percentuale sale al 9,4% e supera il 13% nel comune.
A livello nazionale i nati di cittadinanza straniera sono il 9,4% del totale dei nati residenti nel 2005. In Lombardia superano il 15% e nel comune di Brescia la percentuale raddoppia arrivando al 31,3% (qui la fonte ufficiale e qui un mirror).
Io mi vanto di abitare in questa città, dove ogni persona ha una storia diversa e le vie sono ricche di colori, musiche, odori e sapori. Il popolo italiano è storicamente meticcio, è un pezzo che non siamo più etruschi. Cos’è questa cosa che adesso siamo diventati di razza? La forza risiede nella molteplicità, nel far proprie le cose buone degli altri. Le radici devono essere una merce di scambio, non un freno!
OK, sono un po’ arrabbiato… ora mi domino e vado a spararmi una camo!
Recentissimamente sono più volte stato affascinato dai bianco e nero. Dalle luci e dai grigi, una realtà dal sapore antico, anche se perfino il mondo più vecchio è sempre stato a colori.
Un sortilegio che rende le immagini più attente e gli osservatori più acuti. Ho giocato con l’autoscatto e la schiuma da barba, anche se alla fine ho scelto una foto con solo il primo: ci sono orecchio, naso e bocca; mancano gli occhi. Gli occhi mancano perché non sono in grado di mentire, non è nella loro natura, il loro compito è solo riflettere: l’esterno verso l’interno e l’interno verso l’esterno. Non comunicano, non rielaborano, non fanno nulla se non mostrare la realtà.
Gli occhi sono divini, non umani, non è possibile intrappolare la verità poiché questa ci è superiore… la bocca potrà anche dire ti amo, l’occhio ama e basta.
Nella foto c’è tutta la sacralità e la forza di questo sguardo, talmente vivo da rendere irrispettoso metterlo in mostra, quasi sacrilego verso ciò che riflette. Perché riflette, e negarlo è inutile, anche il tentativo di camuffarlo risulterebbe inefficace: non si mente con gli occhi, al massimo si possono lasciare fuori dall’inquadratura.
Le elezioni si avvicinano… chi votare, dunque? Booh! Il metodo migliore è sicuramente quello di scegliere il manifesto elettorale più bello e votare il partito di appartenenza, ma questa volta no, non posso farlo! Il miglior manifesto elettorale che ho visto in città è senza dubbio quello del PRI (Partito Razzista Italiano) e a loro il voto proprio non posso darlo, mi spiace. Mi gioco un bonus e ne cercherò un altro.
Fantastico, tanto quanto è irreale l’ipotesi che se lo siano fatti da sé! Il leghista capo, di norma, le decisioni le prende così: si reca al bar e chiede al barista Tè Bepi, come la facciamo la campagna quest’anno?, il barista risponde: Prendi giù un foglio e scrivi: Vota Lega per meno imigrati e più lavvoro. E ancora il capo: Brào, mi piace! La faccio stampare! e il giorno dopo i muri del paese sono pieni di affissioni leghiste, che saranno poi ricoperte da fogli di carta bianchi con la scritta affissione abusiva.
Qui c’è la mano di una persona dotata di cervello, quindi a loro esterna. Una mente maligna, sì… maligna ma geniale!
È nuovamente tempo di sfide: martedì 15 aprile ARTEINTE (via Cattaneo 22b) sarà scenario del reading contest recita racconti & musica, dove in gara daremo voce e musica ai nostri racconti.
Il Caffè letterario Un Mondo di Carta è nato dall’esigenza di creare un ambiente dove per chiunque fosse possibile promuovere iniziative culturali, momenti d’incontro e discussione, e creare un laboratorio di produzione artistica che possa divenire punto di riferimento per la cittadinanza bresciana e non.
Era la sera del 31 gennaio 2007, sette minuti dopo le otto e percorrevo in macchina il cavalcavia John Kennedy (pronuncia: Il Chèna), allontanandomi da Brescia 2 in direzione Ring. Accadde che scattai una serie di fotografie e che una di queste finì nel mio archivio delle preferite. Lì, nel mucchio. Quando poi mi iscrissi al concorso di poesia Castello di Duino e scoprii esserci anche la sezione fotografica, decisi di parteciparvi. Con quale foto? Non ricordo che cosa mi fece scegliere quella scattata dal e sul Chèna, comunque la scelsi.
Vederla stampata e appesa in quella graziosa seppur piccola galleria a Trieste, con sotto un adesivo col mio nome, in compagnia di tante altre fotografie, alcune bellissime, altre no, ma non importava… guardare la gente che la guardava, ascoltarne di nascosto i commenti fingendo interesse per un’altra foto. Mi ha reso fiero, cosciente di non essere un vero fotografo e felice di non esser mai stato avaro di scatti. No, non è un fotomontaggio. E no, non mi hanno aiutato gli alieni.
Lo scorso fine settimana sono stato a Trieste per una premiazione. Ecco qui i miei tre scatti meglio riusciti selezionati in una bolgia di quasi trecento fotografie (uoah!).
Terza posizione
Scattata da una riva del Canal Grande a un palazzo riflesso nell’acqua.
Seconda posizione
Scattata in piazza dell’Unità d’Italia, con alle spalle il palazzo del Municipio in direzione del mare
Prima posizione
Scattata a circa metà altezza del Molo Audace puntando verso l’Acquario
Finito l’ultimo racconto mi sono preso una pausa per volgere lo sguardo al passato. Anche in ottica reading, ho stampato qualche racconto fra i più vecchi per dar loro qualche giro di vite.
Ebbene… altro che vite: a L’occasione fa l’uomo eroe ho praticamente rifatto l’assetto! Si tratta del mio secondo racconto più vecchio (dell’era moderna), datato novembre 2005. Davvero, ero convinto fosse uno di quelli buoni, non pensavo di dover restaurare così in profondita. È un buon segno: sono riuscito a migliorare quello che due anni fa mi sembrava già OK. Ora lo voglio far riposare sul davanzale, come la torta di mele di Nonna Papera, perché credo che non troppo tardi potrà essere servito a un reading… stay tuned!
Ringrazio Il Gobb per avermi assegnato quest’onorificenza, il premio D eci e lode, con la seguente motivazione: ha un insolito punto di vista sulle cose e, soprattutto, fa dei readings
Ora, come da regolamento, riporto il regolamento:
Che cos’è? “D eci e lode” è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone. Come si assegna? Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l’istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il “Premio D eci e lode” si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare. Quali sono le regole?
Esporre il logo del “Premio D eci e lode”, che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. È un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore;
Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo;
Inserire il regolamento;
Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.
Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati. Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i “Premio D eci e lode” che vuole e quando vuole (a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.
Per finire con coerenza, ovvero di copincolla, assegno il D eci e lode agli stessi che, poco più di un mese fa, ho già premiato con il Thinking Blogger Award.
È che nel frattempo non ho conosciuto nessun nuovo blog, per cui non faccio altro che riconfermare il vecchio voto.
Nel mese di gennaio del 1997, trovai fra gli scaffali del mio negozio di fiducia il primo numero della serie a fumetti Ushio e Tora dello sconosciuto autore Kazuhiro Fujita. Letto sempre più svogliatamente, finito, lo adagiai mestamente nella mia libreria convinto d’aver speso inutilmente la bellezza di 3300 lire.Poi scoprii la verità.
Sapevo che la casa editrice che lo stava pubblicando, la Star Comics, ne aveva ottenuto i diritti dopo il fallimento di Granata Press. Per quest’ultima erano già usciti tredici numeri (+1), però la redazione della Star Comics, i cosiddetti Kappa Boys (che a forza di merdate, come quella che sto raccontando ora, sono stati ribattezzati dai vecchi del settore Kakka Boys), pensò bene di riprendere il fumetto dal punto in cui si era interrotto, cioè dal capitolo XVII: Nebbia assassina. Tredici volumi riassunti in quattro pagine striminzite dal titolo Tutto iniziò così… e via come niente fosse. Per colpa dei Kakka Boys ho rischiato di perdere uno dei più grandi fumetti mai scritti. Era autunno 1998, quasi due anni dopo, quando MR (che da lì a poco non avrei più rivisto, ma ancora lo ringrazio di tutto cuore) mi regalò un pacco di volumi Granata Press di Ushio e Tora (ah, la pronuncia esatta è Ushìo!). Stavo quasi per dirgli di no, perché conoscevo il fumetto e non mi piaceva, ma dato che se non li avessi accettati li avrebbe dati a SZ (che era uno stronzetto figliodipapà e mi stava antipatico), li presi lo stesso.
Fu allora che scoprii la verità.
Il fumetto era bellissimo: una storia originale, esotica, avvincente, ricca di riferimenti alla cultura giapponese, al suo folklore, alle sue leggende, coadiuvate da un tratto unico e straordinario, tanto da ricordare quel Devilman di Go Nagai che ha costretto tutti a cambiare il modo di concepire il fumetto. Un tratto sporco, ma mai confuso. Un eroe dal cuore puro, Ushio, con un compagno mostro, Tora, sottomesso questo al potere della potentissima lancia della bestia, che per cinque secoli lo ha sigillato in un tempio buddista, e che ora è nelle mani di questo umano che chiamano Ushio, che prima o poi intende mangiare per liberarsi. Molti personaggi accompagneranno i due costretti compagni nella storia: monaci guerrieri, mostri, assassini, spiriti, semplici umani, del presente e del passato. Il fumetto può essere diviso in due grandi saghe: il viaggio di U&T verso il nord del Giappone per scoprire la verità sulla madre di Ushio, e la battaglia contro il più potente mostro mai esistito: la Maschera Bianca. Delle due la mia preferita è la prima, ci sono meno grandi intenti, e la dose di crudeltà è molto maggiore… poi sembra che i mostri si rammolliscano, quasi, per paura della Maschera Bianca, il mostro nato per godere della sofferenza degli umani e sterminare gli altri mostri, che ritiene siano inutili.
La serie è composta dai tredici volumi Granata Press (luglio 1994 – luglio 1995), più il quattordicesimo (agosto 1995), introvabile, ma i cui episodi sono stati riproposti da Star Comics. Sempre Star Comics, successivamente, ha pubblicato trentatré volumi con il resto della serie regolare (gennaio 1997 – settembre 1999), seguiti da un numero speciale con alcuni episodi autoconclusivi ambientati prima dell’ultimo episodio (ottobre 1999). Conscia dell’emerita sciocchezza fatta, Star Comics ha provveduto a ristampare i volumi iniziali in sette numeri a periodicità scriteriata (maggio, agosto, novembre 2000, marzo, luglio, novembre 2001, marzo 2002).
La storia è molto bella, e non commetterò l’errore già commesso dai quattro mentekatti di prima, provando a riassumervela. Né l’autore né l’opera sono molto famosi, ma se solo posso dirvi di fidarvi di me, cercate di leggere questo fumetto!
Concorso Internazionale di Poesia Castello di Duino IV edizione 2008
Partecipanti: 1210 e 36 scuole con progetto collettivo
La giuria del concorso costituita da:
Prof. Cristina Benussi (Critico letterario, presidente), Prof. Ezzeddine Anaya (critico letterario), Dr. Julius Franzot (Scrittore), Prof. Ivan Bujukliev (Critico letterario), Dr. Marji Cuk (Poeta e Giornalista), Dr. Antonio Della Rocca (Scrittore), Prof. Pietro Dini (lituanista), Prof. Franco Gatti (Critico letterario), Dr. Claudio Grisanchich (Poeta), Prof. Elie Kallas (critico letterario), Prof. Tomaso Kemeny (Poeta), Prof. Laura Moniz (Poetessa), Prof. Marina Moretti (Poetessa), Prof. Marina Norbedo (Critico letterario), Dr. Isabella Panfido (Poetessa e giornalista), Dr. Sergio Penco (Poeta), Prof. Ana Cecilia Prenz (critica letteraria), Prof. Fabio Russo (Critico letterario), Prof. Dieter Schlesak (Poeta)
ha stabilito la seguente graduatoria di vincitori e selezionati
Segnalazioni per la pubblicazione in antologia: Andrea Cabassi, Sul vecchio sentiero di Campitello
Beh, non avrò vinto il primo premio (Radomir Mitrić, Bosnia), o il secondo (a parimerito: Monferrini Michela, Roma e Tan Yi-Ling, Singapore), e nemmeno il terzo (Jinping Chen, Cina), né la medaglia d’argento della presidenza della Repubblica (Guelord Bahati Mbaenda, Repubblica Democratica del Congo), la targa del Centro UNESCO di Trieste (Yang Fei, Cina) o alcuna targha speciale (Lamb Ryan, Sud Africa e Saganic Paola, Croazia), nemmeno so cosa sia un lituanista e il titolo della mia poesia è Sul vecchio sentiero perCampitello… ma oggi sono uscito dal lavoro un’ora prima e c’era ancora un bel sole. Tutto il resto è già passato.
Credo di non aver ancora trattato in modo esaustivo quello che io chiamo porno poesia. Si tratta di poesie scritte con uno scopo… l’arte non ha uno scopo, è genuina, non è creata con un fine. Può avere degli utilizzi, certo, ma si tratta per lo più di effetti collaterali, coincidenze.
Porno poesia
Le porno poesie sono scritte con l’unico scopo di compiacere il lettore. Come si fa? Facilissimo! Basta scriverle simili ad altre collaudate. Perché sprecare tempo a provare cose nuove quando sono secoli che amorerima benissimo concuore? I temi, poi, sono ancora più consolidati: l’amore per una donna, quanto gli occhi/seni/curve_generiche/mani di una donna siano meravigliosamente simili a elementi naturali quali mare, cielo, distese di fiori_generici, stelle… in diretta dal dolce tredicesimo secolo. Da non sottovalutare: Dio, la bontà, il perbenismo… comunque questo discorso l’ho già fatto in questo post: ne parlavo in relazione ai concorsi letterari, ed è proprio lì che voglio finire anche ora.
Porno concorso
Che cosa sarà successo? Ma facile: dovendo far partecipare a un concorso un mio racconto, ho voluto provare a fare la ruffianata: ho modificato alcune parti in modo da renderlo ipocritamente heavy politically correct. Ecco dunque la soluzione al gioco trova le dieci piccole differenze alle due versioni de Il ladro queste cose le sa:
Tanto per cominciare “la filo” è troppo informale, giovanile, meglio la modifica in un più cauto “l’autobus“.
Segue “si sporse a destra e a sinistra, ma nulla, nonostante le estensioni delle vertebre cervicali della tecnica delle onde concentriche.” che diventa un più semplice, familiare e rassicurante “si sporse a destra e a sinistra, ma nulla.“, è preferibile non menzionare queste tecniche arcane, certamente di origine diabolica: potrebbero corrompere le menti pure dei lettori.
Anche la successiva è una frase tagliata: l’ambigua “poté vederla in viso, e lo fece molto bene. E anche non solo in viso…” è purificata in “poté vederla in viso, e lo fece molto bene.“: allusioni sessuali così esplicite sono bandite, non c’è nemmeno da dirlo!
La rettifica successiva è l’asportazione di un pezzo di quasi ottanta parole, dove si parlava degli abitanti dello stomaco del protagonista che vedono arrivare i boli, una metafora fin troppo equivocabile con la possessione demoniaca, meglio evitare, gli esorcisti non li fanno più come una volta!
Segue un “risoluto ma non cretino.” migliorato in “risoluto ma non fesso.“, perché le cose belle sono sempre sterluccicanti, col fiocco, ma soprattutto fruibili per tutti. Compresi i più piccini. È un dovere mondare i nostri racconti da parole così forti. Va fatto!
La mia preferita: “Abdul“, in qualche caso chiamato “Abù“, personaggio totalmente privo di rilevanza nella storia, è ribattezzato con il nome di “Giovanni“, il cui diminutivo “Giò” riesce perfino a mantenere l’accento sull’ultima. Il nuovo nome, di origine più apostolica, è sicuramente più rassicurante e adatto alle famiglie. Viene da chiedersi quale bisogno ci sia di introdurre queste stramberie esotiche, in fondo ognuno sta bene a casa propria, no?
La prima di due piccolezze: “la tipa col giaccone” cambiato nel più raffinato “la ragazza col giaccone“. Non c’è motivo di essere ulteriormente rozzi: questo mondo, dove le tradizioni sono corrotte da giovinastri maleducati, lo è abbastanza di suo!
Secondo piccolo ritocco: “Quale anello, vecchio?” è davvero troppo libertino, quello straniero sciagurato come si permette di apostrofare in questa maniera un uomo di razza bianca dalla pelle bianca? Gli è stato concesso un “Quale anello, amico?“, ma solo perché il personaggio parlante, nella versione migliorata, è stato battezzato (vedi sesta modifica).
La frase “Lo afferrò dalla parte del manico e rigirò la lama a suo favore” sembra addirittura scritta in modo da risultare volutamente equivoca. La variazione è stata d’obbligo: “Afferrò la situazione dalla parte del manico e rigirò la lama a suo favore“.
L’ultima, fra le più notevoli: “ogni risorsa messagli a disposizione da Madre Natura” è diventata “ogni risorsa messagli a disposizione dal Cielo“. Sebbene Madre Natura non sia propriamente un dio pagano o qualche altra forma di divinità eretica, è stato meglio evitare ogni possibile fraintendimento.
Bene. Ora che ho raccontato come ho stuprato il mio racconto, non resta che aspettare l’esito del concorso. Ovviamente, essendo stato organizzato da un gruppo di vecchi riccastri, i tempi sono lunghissimi e il premio cospicuo e in denaro. Se avrò la disgrazia (morale, non economica!) di vincere qualcosa proclamerò il discorso di ringraziamento ruttando.
Secondo feedback a W la eroina e chi la fa in vena inviato da un mister editore. Dopo quella di Fara Editore è giunta la risposta di Meridiano Zero: inviato il manoscritto a Carmen di Majo, il responso è giunto a nome della redazione.
Ecco il responso di Meridiano Zero
Gentile Andrea Cabassi, abbiamo letto con interesse il manoscritto che ci ha inviato; purtroppo, non rientrando nella nostra linea editoriale, siamo spiacenti di doverle comunicare che non siamo interessati alla pubblicazione.
Cordiali saluti
Risultato prevedibile: questo editore tratta quasi solamente i generi poliziesco, noir e horror, io il mio racconto non so nemmeno a che genere appartenga! L’ho inviato perché in preda a un attacco di ottimismo… in fondo c’è anche chi gioca all’enalotto, perché dovrei sentirmi più scemo di loro? Ora cercherò di scoprire a quale genere appartenga WLEECLFIV, poi mi regolerò a chi inviarlo…
Finalmente, dopo quasi cinque mesi di non troppo contino lavoro, pochi minuti fa ho concluso la prima stesura del mio ultimo racconto: Il colpo perfetto.
Il tema trattato è quello della perfezione, come dichiara già il titolo, ma quello che ho cercato di fare è stato non affrontarlo in maniera convenzionale… non avrei mai potuto, no. Scriverlo è stato immediato, naturale, nonostante i tempi dilatati, e mi sembra risulti leggero anche alla lettura. Neppure la prima riscrittura ha mostrato necessità di grosse modifiche (in realtà il finale lo devo ancora trascrivere dal Quaderno della Macchinetta 2™, ma è questione di poche pagine), quindi non stento a sentirmi soddisfatto. L’unico eventuale problema, se proprio devo trovarne uno, è che temo possa essere mal interpretato. Non scrivo per parlar male di qualcuno, non volevo far satira né supportare una particolare corrente di pensiero. Odio l’odio e amo l’amore: non pensate io possa scrivere cose contrarie a quest’adagio. Certo, il vecchio theo-con. bigottopowa mi accuserebbe di eresia immonda, dando alle fiamme il QdM2™ costringendomi all’abiura. La chiesa ha ammesso che la condanna di Galileo è stata un errore (nel 1992), però di questi tempi il rischio è medio. Adesso vado a cercare il tappino smarrito della mia penna… non è un caso se nella foto non ce l’ha mica!
Buon duemilaottimo anno e bentrovati, dopo la pausa delle festività anche noi siamo pronti per ripartire, e lo facciamo subito con un readin‘ nei primi giorni di febbraio.
Lossò, lossò… essere vittima delle catene del santo Antonio non è mai piacevole, nemmeno quelle ironiche che hanno lo scopo di far capire che non si vuole più riceverne (secondo un meccanismo che mi è ancora oscuro). Questo, però, è un riconoscimento, un premio e un gesto di stima da parte di un amico: è il Thinking Blogger Award e consiste nell’elezione a blog capace di far riflettere dei più meritevoli, fra i frequentati abitualmente da chi a sua volta lo è già stato nominato. L’iniziativa è nata da The Thinking Blog, dove è anche possibile leggerne in dettaglio le norme.
Proprio queste mi impongono di segnalare a mia volta altri cinque blog (e sennò che catena sarebbe?)! Ecco dunque i blog che più mi fanno pensare, in ordine alfabetico, accompagnati dalla bella facciona del master e una breve motivazione:
Darsch.it
Questo non è un blog specialistico, il Darschu si diverte a trattare argomenti riguardanti le sue varie passioni. Si percepisce sia che si diverte, sia che quelle sono sul serio sue passioni: tutto è trattato in maniera approfondita e reinterpretato secondo la sua visione personale.
Talkin’ Rapper
Molto presente, dominante, il tema sociale. È un blog difficile, e non solo per la lunghezza (che qui è sinonimo di completezza) degli interventi, ma perché è più comodo far finta che certe cose non esistano. Il Gobb invece ne parla con una professionalità ammirevole e senza peli sul microfono (quelli li tiene tutti nella barba).
The 4th Avenue Café
Si parla in modo leggero, ma con serietà, di disegno. Francesca spesso mostra le fasi della creazione dei suoi lavori migliori in maniera semplice e interessante. Divertenti le discussioni che ogni volta nascono dai commenti ai suoi post.
TR Reloaded
Qui si entra in un cunicolo così personale e riservato a una tanto ristretta cerchia di persone, da non volermi dilungare. Anche perché l’accesso ai comuni mortali non è consentito, io però che ci sono dentro vi assicuro che appare in questo elenco a pieno merito.
In conclusione, se ve lo steste chiedendo: sì, non so contare.
In questo febbricitante cambio di anno, causa forma virale, mi sono pippato un bel po’ di televisione. Soprattutto ho letto, ma per le mie abitudini anche un’ora al giorno di quella scatola maledetta è da considerarsi molto.
Ci ho visto riflessa sputata infranta la situazione dell’Italia: Baudo che in spezzoni di repliche di programmi in tre decenni differenti (’80, ’90 e ‘duemila) pontifica che si deve dar spazio ai giovani! E allora perché non si leva dal pene lui per primo? E con lui tutti i dinosauri che infestano il nostro paese. La televisione è come l’Italia oggi: vecchia, fatta da vecchi che pensano cose vecchie in modo vecchio.
Ah già, è arrivato il MMVIII: buon anno a tutti, e che per molti possa essere finalmente l’ultimo.