Nessuno accendeva le lampade è una raccolta di racconti: alla voce omonima di Nessuno accendeva le lampade ci sono una serie di racconti slegati fra loro, questi gli estratti che maggiormente mi hanno colpito:
Posizione 78-79
Da qualche buco entravano raggi di sole impolverato e contro il soffitto l’aria gonfiava delle ragnatele.
Posizione 82-83
Reagii mettendomi subito a studiare; ma siccome mancavano ancora diversi giorni cominciai a fare i conti di quel che potevo fare col tempo che mi restava e sbagliai i miei calcoli come al solito.
Posizione 95-97
Avrei dovuto entrare con la lentezza di colui che sta per dare il ventiquattresimo concerto della sua diciannovesima stagione; quasi con noia; e non dovevo precipitarmi come se la mia vanità fosse presa da spavento
Posizione 136-136
ero circondato da pensieri come uccellacci che volavano ostacolandomi il cammino
Posizione 196-198
Non potrei neppure raggiungere una certa velocità con la stenografia, né riesco a immaginare chi ne potrebbe aver bisogno in questa città lenta, da cui devo scappare a qualunque costo ma in cui mi piacerebbe tanto restare.
Posizione 286-288
Lei parlava dei suoi successi come dicitrice, con espressioni pretenziose di falsa emozione. A me conveniva che parlasse in continuazione per dissimulare il fatto che non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Tentavo di separarla dalle sue parole come chi separa una leccornia da tutte le scatole, la carta, gli spaghi, le frange e altri infiniti impicci.
Posizione 293-294
Io dicevo al mio amico poeta che quando faceva cosí con gli occhi, la sua espressione era tra l’infinito e lo starnuto.
Posizione 306-307
All’inizio entrava un po’ di sole da una delle persiane. Poi si era lentamente disteso su alcune persone fino a raggiungere un tavolo con sopra ritratti di cari estinti.
Posizione 367-370
Lei si appoggiò al tavolo premendo il bordo contro di sé e mettendosi le mani nei capelli, e chiese: – Mi dica la verità: perché si è suicidata la donna del racconto? – Eh, bisognerebbe domandarlo a lei! – E l’autore non potrebbe domandarglielo? – Impossibile: sarebbe come chiedere qualcosa all’immagine d’un sogno.
Posizione 391-392
Io me ne stavo andando tra gli ultimi, inciampando nei mobili, quando la nipote mi trattenne: – Devo chiederle qualcosa. Ma non disse niente: appoggiò la testa al muro dell’androne e mi prese per la manica della giacca.
Posizione 397-398
Ero andato a pagare una rata di un soprabito comprato in inverno. Ero un po’ deluso della vita ma stavo attento a non farmi schiacciare dalle auto;
Posizione 504-506
Al silenzio piaceva sentire la musica; ascoltava fino all’ultima risonanza e poi si soffermava a pensare a quello che aveva sentito. I suoi giudizi erano lenti. Ma una volta che il silenzio era entrato in confidenza, interveniva nella musica: passava tra i suoni come un gatto con la sua gran coda nera e li lasciava pieni di intenzioni.
Posizione 571-574
Allora lei aveva detto che gli oggetti acquistavano un’anima man mano che entravano in relazione con le persone. Alcuni di essi prima erano stati diversi e avevano avuto un’altra anima (alcuni che adesso avevano le gambe prima avevano avuto dei rami, i tasti erano stati zanne), ma il suo balcone aveva avuto un’anima per la prima volta quando lei aveva incominciato a viverci.
Posizione 620-622
Mentre il vecchio faceva ancora scricchiolare le scale di legno con i suoi passi pesanti, io mi sentivo già solo con il mio corpo. Lui – il mio corpo – aveva attratto a sé tutto quel cibo e tutto quell’alcol come un animale ingoia altri animali; e adesso avrebbe dovuto lottare con loro tutta la notte.
Posizione 733-737
stavo galleggiando nella mia vanità, pensavo che la vedova doveva aver sentito il mio concerto, o il mio nome, o doveva aver visto mie fotografie o articoli sui giornali. Allora gli domandai: – E’ proprio di me che ha chiesto? – No, ha chiesto di un pianista. – Per suonare della buona musica? – Non lo so. Ti arrangerai con lei.
Posizione 739-741
Mi sentivo guardato dai cristalli molati delle porte che davano sul patio, erano porte con la parte di legno molto ridotta e sembravano dame scollate o con la vita molto bassa; le tende erano leggerissime e si aveva l’impressione di aver sorpreso le porte in biancheria intima.
Posizione 849-850
Mi sembrava che fosse lei a voler entrare nella storia; di forza, come su un autobus strapieno.
Posizione 904-907
Ma un pomeriggio in cui la sala era molto buia e mi mancava poco a finire la mia ora di musica, Muñeca mi parlò. In quel momento i miei pensieri erano lontanissimi da lei. Quando le parole di Muñeca mi caddero addosso e il silenzio si infranse, feci un movimento brusco con i piedi e diedi un colpo al piano; la cassa armonica risuonò e Muñeca scoppiò in una risata volgare.
Posizione 913-916
Un pomeriggio in cui pensavo ai drammi altrui sentii nel buio della sala un forte odore di porchetta. Dissi a Dolly: – Che odore di porchetta! Perché non la toglie di lí? E’ un peccato… in una sala cosí bella…! Lei si arrabbiò: – E la porchetta non è un odore da sala da pranzo? Vuoi che la metta in salotto?
Posizione 953-954
Entrai in un caffè che era vicino a una chiesa, mi sedetti a un tavolino in fondo e pensai alla mia vita. Sapevo isolare le ore di felicità e rinchiudermici;
Posizione 973-974
in quanto a piazzare calze, tutte le mattine mi facevo animo e tutte le sere lo perdevo: era come vestirsi e svestirsi.
Posizione 1030-1033
di colpo, quando stavo già per andarmene, ebbi un’idea: «Che cosa succederebbe se io mi mettessi a piangere qui, davanti a tutta questa gente?» Mi sembrò un atto di violenza; ma, da qualche tempo avevo il desiderio di mettere alla prova il mondo con qualche fatto insolito; inoltre volevo dimostrare a me stesso che ero capace di un’azione violenta. E prima di potermi pentire mi sedetti su una seggiolina accanto al bancone e, lí in mezzo alla gente, mi misi le mani sulla faccia e cominciai a far rumore di singhiozzi.
Posizione 1169-1170
Nel fermarmi tendevo la mano e facevo un saluto a passo di minuetto. Speravo sempre in una mancia sorprendente, e sapevo piegare la testa con rispetto e con disprezzo.
Posizione 1343-1344
Ero sicuro che in tutta questa storia c’era una confusione di destini;
Posizione 1419-1420
La sua mano si era posata sul bordo di un vaso; alzò l’indice e sembrava che quel dito stesse per cantare. Ed egli mi disse: – Io amo la mia… malattia piú della vita. A volte penso che potrei guarire e mi viene una disperazione mortale.
Posizione 1541-1542
ho vissuto vicino ad altre persone e ho conservato nella memoria ricordi che non appartengono a me.
Posizione 1680-1680
alzava le sopracciglia come se le dovessero volar via,
Posizione 1836-1838
D’improvviso, come incontrasse una faccia che la stava spiando, vide una fontana. La sua prima reazione fu di domandarsi se l’acqua non fosse uno sguardo falso nella faccia scura della fontana di pietra; ma poi l’acqua le sembrò innocente; e nel tornare a letto la portava negli occhi e camminava con cautela per non agitarla.
Posizione 1892-1893
mi ritrovai con gli occhi fissi sul tulle della zanzariera e mi vennero di nuovo in mente le parole che si erano staccate dal corpo della signora Margarita.
Posizione 1949-1951
Avevano messo delle piante nuove; e io m’ingelosii a pensare che lí c’era qualcosa di diverso da prima: la signora Margarita ed io non avremmo trovato le parole e i pensieri come li avevamo lasciati, sotto i rami.
Posizione 2019-2020
Ero destinato a incontrarmi con una parte sola delle persone, e per poco tempo, come un viaggiatore distratto che non sa neppure dove va.
Posizione 2031-2033
quello che piú desiderava, era capire l’acqua. – E’ possibile, – mi diceva, – che l’acqua non desideri altro che scorrere e lasciare suggerimenti al suo passaggio; ma io morirò con l’idea che l’acqua porta in sé qualcosa che ha raccolto da un’altra parte e, non so come, mi consegnerà dei pensieri che non sono i miei ma che sono per me.