Racconto della discesa agli inferi del Web Hosting di Aruba e ritorno in Primolivello

Racconto della discesa agli inferi del Web Hosting di Aruba e ritorno in Primolivello

Il web hosting è quella cosa creata dai maghi delle ere passate per tenerci dentro le pozioni magiche digitali, le code di rospo.mp3 e gli altri file.

Oggi si usa il cloud, ma essenzialmente è la stessa cosa senza i disegnini delle nuovolette.

Questo sito si affidava al web hosting di Aruba sin dall’anno 1256… alcune fonti sostengono fosse invece il 1998, il succo è che comunque era lì da un bel po’.

Ai tempi era l’Internet Service Provider più economico per il tipo di offerta che proponeva, ma con il passare degli anni le prestazioni sono sempre andate in calando.

Negli ultimi tempi Anonima Andrea Cabassi era difficile sia da gestire che da navigare, con tempi di attesa del server oltre ogni ragionevole aspettativa.

Ho provato di tutto, riprogettando la struttura, la grafica, ottimizzando le prestazioni, potenziando la cache, ma tutto quello che sono riuscito a ottenere era un bel sito lento.

Dove bel sito è soggettivo, mentre lento è oggettivo.

A ogni rinnovo mi dicevo che quello sarebbe stato l’ultimo, specie quando i server di Aruba sono andati a fuoco, ma poi mi riducevo a cercare un nuovo web hosting sempre all’ultimo minuto e così non se ne faceva niente.

La discesa agli inferi del web hosting

Nell’ultimo periodo, più esattamente dall’ultimo restyling, ho lavorato molto per piazzare alcune keyword fra le prime posizioni dei risultati dei motori di ricerca.

Posso dire di aver fatto un buon lavoro, perché partendo da una posizione fuori classifica sono avanzato fin nelle primissime pagine per alcune keyword molto interessanti.

Però sappiamo tutti che le primissime pagine non contano nulla: se non si è in prima pagina tanto vale non fare nemmeno lo sforzo.

È risaputo che la velocità di risposta di un sito influisce sensibilmente sul suo piazzamento nei risultati dei motori di ricerca, e la lentezza di Aruba mi aveva portato sul fondo.

La discesa agli inferi del web hosting

Tutti i miei sforzi erano vanificati da un problema tecnico, la frustrazione aveva raggiunto il suo apice.

Ho detto basta! e ho cercato una soluzione.

La Guida

È saltato fuori che al lavoro abbiamo una convenzione con Primolivello, un Internet Service Provider: una sorta di gilda di stregoni dediti alla registrazione di domini, web hosting, caselle PEC e altri artefatti magici.

Alla prima occasione ho fatto il passaggio!

E non ci sono volute code di rospo, ali di coccodrillo o unghie di lumaca: ho compilato un form, ho ricevuto alcune istruzioni e nel giro di pochi minuti la paura se n’è andata.

Aruba mi ha rilasciato il mio authcode (un sortilegio alfanumerico necessario per il cambio di web hosting), ho fatto il backup del mio database, ho copiato i miei file e ho inviato tutto a Primolivello.

E con un solo abbonamento ho molto di più di quello che mi dava Aruba (e che mi faceva pagare singolarmente)!

A riveder le stelle

La velocità del web hosting Primolivello

Questo è il primo articolo pubblicato dopo il passaggio, non dirmi che ti sembra che la velocità non sia cambiata perché non è vero!

50 millisecondi per la risposta contro i 6 secondi e rotti di prima… e solo gli e rotti di prima sono il quintuplo del nuovo tempo!

Ora Anonima Andrea Cabassi va come una scheggia! In un attimo eseguo operazioni che prima mi facevano venire il latte alle ginocchia.

Probabilmente è solamente l’euforia del finalmente tutto va alla grande che i fa mettere tutti questi punti esclamativi, ma se non lo scrivo qua dove dovrei?

Referral program

Per chiudere in una bellezza ancora più bella, ecco il referral program: Primolivello rilascia uno sconto del 10% per chi li contatta tramite questo form comunicando il codice promo RYO-IT-WEB-HOSTING.

Io grazie alla mia convenzione ho già il massimo dello sconto, e sono a posto, quindi sentiti libero di usare il mio codice senza per questo arrecarmi alcun vantaggio.

Sarà per la prossima volta.

Diario dalignese 2021, pt. 2 di 2 + altri titoli di racconti non (ancora?) scritti

Diario dalignese 2021, pt. 2 di 2 + altri titoli di racconti non (ancora?) scritti

Riassunto della puntata precedente: sono andato in vacanza in montagna a Ponte di Legno (BS) con famiglia e gatto incluso (se non ti fidi puoi leggere il resoconto della prima parte). E ora, la conclusione!

6 agosto: la giornata dei dialoghi surreali

Questa è stata la giornata dei dialoghi surreali. Apre la Tati, che raccontando un sogno fatto dice che aveva acquisito i superpoteri. Quali? La decorazione!

Non so se possa salvare il mondo, ma di certo lo può rendere più accogliente.

Segue la Paciu: per la grigliata in programma per il pranzo – quinto giorno e ancora nessuna grigliata? Non scherziamo, dai – ho comprato un pacchetto di accendini usa e getta.

Nei giorni prima della partenza abbiamo fatto pratica con acciarino e lente d’ingrandimento, che in caso di necessità vanno anche bene, ma l’accendino lasciamelo!

Dicevo che la Paciu voleva assolutamente averne uno per quando mi serve ha specificato. Al che le ho chiesto di farmi un esempio di quando le potesse servire: «Metti che a scuola scoppia un incendio, io con l’accendino… posso aumentarlo!»

È finita che non lo ha ottenuto.

Decorina

La grigliata ha avuto luogo in Valle Delle Messi, il giorno dell’addio di Messi a Barcellona. Una coincidenza? Direi di sì.

Mentre la truppa metteva le birre in fresca nelle gelide acque del torrente, io sperimento la delusione del pacchetto maxi di patatine che in realtà è mezzo vuoto. Patatinari vi odio!

Raccolta la legna, accendo il fuoco con aria snob (sono l’unico a non usare la pestilenziale diavolina e la mia pappa non avrà il tipico retrogusto petrolchimico).

Grigliata in Valle delle Messi

Mentre griglio si avvicinano due signore. La prima mi chiede se il bagno della casetta-con-i-bagni sia aperto.

Io le faccio cenno di sì, ma lei apre la porta del custode. «È chiuso!» mi dice, io le faccio un cenno con la mano che è possibile trascrivere sia con «Devi aprire la porta accanto» sia con «Ma perché chiedi a me?»

Vabbè, la storia finisce con lei che apre la porta giusta e da là non esce mai più. O forse è uscita quando non guardavo.

Il prossimo dialogo è quello più simpatico – non è che posso lamentarmi sempre, purtroppo – stavo sempre grigliando e si avvicina un’altra signora, che con accento emiliano mi chiede «Se ti do questo bastone, in cambio mi dai una salsiccia?»

Io la guardo con la faccia da pesce lesso per qualche secondo, lei riprende la parola: «È troppo poco, eh?» «Già» le faccio io. Mi sorride, appoggia il bastone al mucchio accanto al mio punto fuoco e si allontana soddisfatta.

Ma non quanto me con pà e strinù (ricetta tipica camuna).

.Avevamo prenotato nel pomeriggio una lezione di tennis per le bimbe, così ci rechiamo ai campi, le affidiamo all’istruttore e ci sediamo a osservarle a distanza di sicurezza.

Distanza di sicurezza e da aperitivo.

Entro nel bar della struttura (che è anche pizzeria) e chiedo… no, non me lo fa neanche chiedere, una cameriera mi dice che non può servire i tavoli esterni perché sta già servendo dentro il locale e non ce la fa.

Non voglio puntare il dito su quanto idiota sia questa cosa, probabilmente nelle località turistiche possono permettersi di trattare i clienti a pescinfaccia.

Comunque no problem, le propongo di servirmi al banco che poi ci penso io a portare due bicchieri a tre metri da lì, dove ci sono i tavoli esterni. Accetta, ma prima vuol sapere che cosa ordino.

E che ordinerò mai! Un Crodino – OK va bene – e un Campari Shackerato.

E qua mi dà la risposta più scema che potessi immaginare.

Ma prima una piccola premessa: io non sono un barista e non so nel dettaglio come si prepari un Campari Shackerato, ma grossomodo so che si prende il liquore che dà nome al cocktail, gin e si sbattono dentro quel coso da barista giocoliere.

Quindi, cara la mia cameriera, non puoi dirmi che non ce l’hai, perché non è qualcosa che si possa o non possa avere, ma lo devi preparare!

E se sei un bar senza Campari e gin allora c’è qualcosa che non va.

Ma sono restato calmo, ordinando qualcosa di più adatto alle sue capacità mentali e poi ho dato una recensione a una stellina.

Prima lezione di tennis

A rinforzarmi, poi, due ragazzi in attesa della loro pizza d’asporto che al tavolino dietro al mio si lamentavano apertamente, con una frase che mi sento in dovere di edulcorare: «Divinità del cielo! 19 euro sonanti per due pizze dell’accidente».

Poteva andargli peggio: potevano dirgli che le pizze erano finite! [7/8/21 0:49]

Il contapassi dice 10.562 passi.

Titoli di racconti non ancora scritti: parte seconda

Come ho già fatto nella prima parte del diario dalignese, ecco la prima serie di titoli di racconti brevi ispirati ai fatti di questi giorni di vacanza. Racconti – come da titolo – che non ho ancora scritto e che forse rimarranno solo titoli. Forse!

  • I Vendicativi: Belpaese Superheroes – Supereroi Locali Uniti
  • L’accendincendi
  • Racconto minuzioso dell’aquilone che non voleva più scendere

Invece il racconto della barista dalle dubbie capacità l’ho già scritto – clamoroso! – e si intitola Il mio bar.

7 agosto: gettare la spugna all’avventura

Il programma per oggi è stato oggetto di lungo dibattito: il parco delle marmotte è una tappa sempre molto affascinante, ma anche il ghiacciaio è incredibilmente attraente.

Alla fine è stata la terza opzione a prevalere: Lago Aviolo in Val Paghera.

Non ci siamo mai stati, e proprio questo ce l’ha fatto preferire. Ci siamo sbagliati.

Dopo una salita impervia ci siamo trovati a un passaggio da fare aggrappati a una catena, su rocce dove scorreva anche un ruscello e la Tati si è spaventata e non c’è stato modo di proseguire, se non tornando sui nostri passi.

Dopo una discesa ricca di recriminazioni abbiamo scelto il Rifugio alla Cascata per rifocillarci (e far asciugare la mia maglietta ridotta a un cencio zuppo).

Lì ho mangiato un panino fotonico con formaggio fuso, speck e puntarelle che guarda, seduti su rocce di granito e come tavola una mega roccia sempre di granito. Il top sarebbe stato bere una granita, ma la mia umiltà me l’ha vietato.

Sulla via del ritorno abbiamo fatto tappa all’Adamello Adventure Park dove le bimbe si sono sfogate in percorsi di arrampicata, carrucole e amenità connesse [19:44]

Il contapassi dice 6.241 passi.

La salita al Lago Aviolo in Val Paghera
Adamello Adventure Park

La seconda parte dei titoli della seconda parte

  • Caduta senza fine
  • Il panino fotonico
  • La strada sull’albero

8 agosto: l’ozio è lo zio delle virtù

Oggi è stato l’ultimo giorno prima del ritorno, così è stato a grande richiesta dedicato all’ozio.

Ci siamo svegliati tardi, abbiamo trovato tutti i tavoli del bar occupati e siamo andati nella magica cartoleria di Ponte per alcuni acquisti seri e faceti.

Seri come i diari di scuola delle bimbe, faceti come il cubo di Rubik per me. Abbiamo pranzato a birra e salsicce (non tutti in effetti) e poi siamo andati a casa a riposare le nostre membra da una mattinata di nulla sfrenato.

Nel pomeriggio qualche compito, gioco libero, pallone, nascondino unofficial e poi giretto in centro, con visita finale in Val Sozzine.

Qui giostre, anelli, giochi d’acqua – ah, io no – sdraio-altalena fino alla fine.

Poi rientriamo, abbozzando anche una corsa, fino a che Elena non si accorge di non avere il telefono con se punto allora corsa vera, ma in direzione opposta!

Fra lagne, pianti e litigi alla fine recuperiamo l’oggetto smarrito e riguadagniamo – di nuovo – la strada di casa inventando nuovi superpoteri e scegliendo le pizze per la cena.

Il telefono recuperato

Finalmente arriviamo in pizzeria senza ulteriori sorprese e ammiriamo la sacra arte della pizzaggine, per poi ripartire a tutta velocità verso casa, sfruttando il superpotere del mantenimento termico delle pietanze da asporto.

Ci prepariamo per l’ultima notte in montagna sistemando le cose da mettere in valigia e scrivendo le memorie della giornata sotto l’effetto di alcolici locali a base di artemisie alpine [23:14]

Il contapassi dice 17.301 passi.

La sacra arte della Pizza

Titoli: terza parte della seconda, con riporto di uno

  • La Magica Cartoleria
  • Il bosco della chiamata silenziosa
  • Pizza Gourmet Fuori Menù Factory

9 agosto: bye bye fresco

Ovvero il giorno della partenza. Cioè, del ritorno. La colazione take-away che trovo al risveglio è un buon inizio, dover raccattare tutte le cose e caricarle in macchina, un po’ meno.

In ogni caso, a lavoro completato facciamo un’ultima passeggiata in centro – che quest’anno abbiamo frequentato davvero poco – mangiamo un’autentica piadina romagnola camuna, chiudiamo casa e ce ne andiamo.

Non molto da raccontare, se non la prima faccia del mio cubo di Rubik completata!

Il contapassi dice 9.012 passi.

Gli ultimi titoli in assoluto di racconti brevi

  • Oggi, ovvero il giorno della partenza
  • Cubik
  • Il resoconto inutile

Fine

Cheppalle quando finiscono le vacanze, anche se divise in due parti, però prima o poi doveva succedere. Godiamoci questi ricordi e buona fine estate!
Parole Belle: Turpitudine (ep. 1×03)

Parole Belle: Turpitudine (ep. 1×03)

È successo assolutamente per caso – ma non per questo meno meritatamente – che turpitudine sia la prescelta per questo terzo episodio di Parole Belle!

Questa la cronaca degli avvenimenti.

Quando ho letto la parola turpitudine stavo…

La turpitudine nelle memorie dal sottosuolo

Stavo leggendo Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij dopo averlo ricevuto come suggerimento in una discussione su autori russi.

Mi ha colto alla sprovvista: in un mese sono riuscito a iniziarlo, esserne entusiasta, abbandonarlo, leggere altri due romanzi, riprenderlo, non ricordarmi nulla, ricominciarlo e finirlo.

Ma ora sto rischiando il fuori tema. Un tema dell’opera, invece, è la miseria. La miseria, la trasandatezza e la sporcizia, fisica e morale.

Non a caso avevo già praticamente scelto laidume come parola bella per questo episodio, ma nell’evidenziare la parola per scattare la foto alla pagina è apparso il riquadretto del vocabolario integrato.

Sciaf!

È stato in quell’istante, leggendo alcuni sinonimi riportati di quel lemma, che turpitudine mi ha schiaffeggiato con violenza.

Non ho potuto far altro che ringuainare laidume all’istante!

Turpitudine come sinonimo

Il significato di “turpitudine”

tur|pi|tù|di|ne s.f. 1348-53; dal lat. turpitūdĭne(m), v. anche turpe.
CO 1a. l’essere turpe, infame, indegno: la turpitudine di un’accusa 1b. azione, comportamento, espressione turpe, riprovevole, infame: commettere turpitudini 2. l’essere osceno, sconcio: la turpitudine di uno spettacolo|azione, gesto, discorso osceno: smettila di dire turpitudini 3. OB LE bruttezza fisica: la turpitudine del viso di messer Forese (Boccaccio) Dizionario della Lingua Italiana De Mauro
Dizionario De Mauro

Una parola bella con un significato brutto

Non per forza una bella parola ha anche un bel significato, anche perché alla sua nascita è difficile sapere quel che sarà di lei e come sarà usata.

Quindi basta arrovellarsi la mente con turpi pensieri… e a presto per il prossimo episodio!

Diario dalignese 2021, pt. 1 di 2 + titoli di racconti brevi non (ancora?) scritti

Diario dalignese 2021, pt. 1 di 2 + titoli di racconti brevi non (ancora?) scritti

Sono tanti i blog che vanno in vacanza, nessuno però ti porta con loro! E quando dico nessuno escludo anche Anonima Andrea Cabassi.

Però c’è una cosa che posso fare: ovvero il racconto della mia settimana estesa in montagna, un diario giornaliero con i fatti più interessanti, quelli più divertenti e anche quelli normali.

Ecco il post con la prima parte del soggiorno a Ponte di Legno (BS) mio e della mia famiglia, gatto incluso.

2 agosto: della partenza e dell’arrivo

9:47 – Iniziamo a caricare i bagagli e facciamo il pieno all’auto. 12:30 – Partenza!

13:20 – Siamo arrivati, la Tati ha resistito al mal d’auto: ultimi chilometri percorsi rigorosamente in seconda e con sacchetto di sicurezza in mano armata.

17:49 – Siamo andati in centro per un gelatino, poi visita al parco delle piscine dove ho incontrato Batroberto (chi se lo ricorda?).
Però non gli ho chiesto l’autografo, era con la famiglia. È rimasto uguale a come lo ricordavo, così uguale che pure sua figlia è uguale a lui (però è più piccola e femmina).

Racconto del 2 agosto - Partenza e arrivo

Abbiamo preso cartoline, francobolli e cicche, e sulla via del ritorno, una spesina-ina-ina da un miggliardo di euri per riempire il maledetto frigorifero, e una volta rincasati abbiamo trovato Tora che ancora non s’era ambientato all’appartamento.

Deve aver trascorso tutto il tempo nascosto sotto le coperte del letto in camerina… che è più grande della matrimoniale, che cavolo!

Rimasto solo con Tora per sistemare la spesa, ho provato a fargli coraggio, ma nulla. Non ne voleva sapere di uscire dalle lenzuola.

Allora ho continuato con la spesa, e l’amara sorpresa: il salame nostrano appena preso era troppo grande per il frigo, così mi sono dovuto sacrificare e – completamente controvoglia – ne ho dovuto mangiare il culetto e altre 4 o 5 fette, dannazione!

Per cena spätzle, polpette, formaggio e ancora salame, per evitare che la dilatazione termica desse problemi nella notte. Poi gioco libero per tutti, bagno e nanna.

Due coccole alla Paciu che sentiva freddo, giro di chiusura ante e finestre, e nanna anche per me.

Scrivo due note prima di addormentarmi e penso che una fetta sottile di salame sarebbe eccellente anche come segnalibro. [3/8/21 – 12:19]

Il contapassi dice 8.666 passi.

3 agosto: il giorno della doppia perdizione

Notte da incubo fra cuscino scomodo, invasione di campo… di letto della Paciu, e Tora che si crede un cucciolo di Labrador e fa un disastro in bagno con la cartaculo.

Ma vabbè, colazione a base di crepes fatte in casa, caffè della moka e torneo di Scala 40. Ci vestiamo e via per Valbione!

Andata in cabinovia, partiti con la pioggia troviamo invece l’asciutto… e non solo: hanno rifatto il parco attorno al laghetto artificiale, ottimizzando gli spazi e aggiungendo un sacco di giochi e percorsi; ci sono anche tre pokéball appese ai pali più alti, ma non ne ho ancora intuito lo scopo.

E non solo: siamo soli! Non c’è anima viva e ne approfittiamo per fare i signori indiscussi del posto.

Panoramica Valbione

E dire che avevamo pure prenotato per il pranzo. Giustamente non ci hanno detto «Tanto siete solo voi», sentirselo dire non avrebbe fatto un bell’effetto.

Comunque poi gli immancabili bauscia si sono presentati, fra grida e schiamazzi, a ricordare che sono loro i padroni ovunque vadano. Grazie di esistere.

Ho appena visto la quarta pokéball; il mistero si infittisce. [14:06]

Dopo una partita a beach volley con il chiuei a mo’ di palla, e due altri giochi, abbiamo iniziato la discesa da Valbione.

Il primo sentiero che abbiam preso era (probabilmente) in lavorazione, così a un certo punto abbiamo deciso di tornare sui nostri passi. Col secondo non c’è andata meglio: l’erba dopo un po’ iniziava a farsi alta e così non ci siamo fidati. Il terzo tentativo è stato quello vincente: scendendo abbiamo fatto un’abbuffata di mirtilli, lamponi e fragoline selvatiche.

Frutti di bosco 3 – Sentieri sbagliati 2!

A venti metri da casa ha pure iniziato a piovere, per cui l’abbiamo scampata anche stavolta! [19:00]

Il contapassi dice 13.054 passi.

Frutti di bosco di Valbione

Titoli di racconti che non ho ancora scritto

Ah, non l’avevo detto, ma lo sai: scrivere è come mangiare le ciliegie, che una tira l’altra.

E infatti anche questa bassa forma di letteratura (se la possiamo considerare tale) che è il mio diario mi dà di continuo idee per racconti che però non ho ancora avuto il tempo di scrivere, e che sinceramente non so se lo farò.

Però per gioco mi segno i titoli, che quelli fanno sempre la loro porca figura:

  • Portarsi la città in vacanza e sopravvivere felici
  • La perdizione non è per tutti
  • Non puoi accendere un lampone, ma puoi amare una mora

4 agosto: grappa a grappoli

Stamattina mi son svegliato per capire perché Tora fosse agitato e saltasse sui letti con e persone dentro, e dopo aver capito che lo faceva solo per rompere le balle ho lasciato perdere, e recuperato la strada per il mio giaciglio, ma a metà strada (cioè due metri) sono stato attirato dal canto di due sirenette, che invece di dormire ascoltavano musica con le cuffiette – ognuna una diversa – e la canticchiavano a mezza voce.

Questa improbabile sovrapposizione di voci m’ha convinto a unirmi a loro, e così alla fine mi son addormentato nel letto in camerina fra canzoni dei Beatles e spazzatura di cui non voglio nemmeno conoscere il nome. [19:15]

Tora il gatto casinaro

Dopo un’adeguata scorta di pizze al taglio e focacce ci siamo incamminati per il percorso Garofoi, che sarebbe un percorso a anello che tocca le località attorno a Ponte di Legno, il cui nome ho appena controllato sulla guida.

Ci ha accompagnato una delicata pioggerella – che ho stoicamente affrontato con cappello e cappuccio della felpa – una fascinosa nebbia e la disarmante paura della Tati per i lumaconi rossi.

Passeggiando in viuzze dove i Bauscia-SUV se lo sognano di arrivare, trovando ancora una discreta quantità di frutti di bosco lungo la via, abbiamo concordato una prima pausa nelle vicinanze di un campanile che le alte sfere ecclesiastiche hanno studiato per mettere alla prova i timpani e la pazienza dei fedeli.

Io mi stupisco per l’assenza di immagini e scritte blasfeme sulle pareti esterne dell’edificio del culto, comunque non ho controllato su tutte tutte tutte le facciate.

Soprattutto qualcuno aveva estratto le focacce, quindi tanti saluti e pancia mia fatti capanna.

Dopo aver sbranato la pappa ci siamo infilati in un barettino per un caffè. Spettacolo. [21:55]

Percorso Garofoi che sembra una via di Amsterdam

Per un caffè, perché probabilmente le uniche cose ordinabili erano caffè, grappa o una combinazione fra questi due elementi. Io prendo un caffè e un bicchierino di grappa (mi sembrava scortese non farlo) da una selezione che riempiva l’intera parete dietro la cassa.

Gli altri avventori non si erano disturbati a chiedere il caffè, e anche il barista aveva il tipico colorito dell’alzatore di gomito olimpico.

Poi stavo per dire che nella stanza che portava al bagno c’era un biliardo con un vecchio jukebox a monete da 50 lire, ma quello era un altro bar, in questo c’erano al massimo volantini con citazioni fassioleghiste dalla dubbia origine.

In ogni caso, la grappa che ho in corpo fa il suo dovere, e in meno di due ore di avvenimenti saltati a pié pari siamo di ritorno alla nostra casina, doccia, spesa, olimpiadi, cena, cartoni e nanna. [23:05]

Il contapassi dice 18.161 passi.

Una delicata pioggerella e una fascinosa nebbia

Altri titoli di racconti brevi più che incompiuti

  • Il jukebox dell’altra stanza (o anche “Il jukebox nella nebbia” non è male)
  • Non chiedere al barista
  • Lento, molle, lasco e calmo

5 agosto: latrare stanca

Ieri sera abbiamo acceso il riscaldamento, e basterebbe questo per sistemare la cronaca della giornata. Ma, come ho detto, è successo ieri.

Oggi invece mi sono alzato per riaccenderlo e verificare che fosse tutto OK, perché durante la notte l’impianto aveva fatto un casino tremendo e l’abbiamo spento.

Insomma, mi alzo e dopo due passi inizio a sentire voci. Altri due passi e continuo a sentire qualcuno che mi parla.

Proseguo e inizio a distinguere le parole fermati e basta. Capisco di che si tratta: sono i miei polpacci in preda a dolori atroci che mi pregano di fermarmi. [16:45]

Vista dalla tana dell'orso

Per fortuna oggi non è in programma nessuna scarpinata perché vengono i nonni a trovarci, e l’obiettivo è a forma di tavola imbandita.

Ora voglio spendere una parola per tutte le volte che ho parlato male di Tora – o lo ho pensato – perché miagola o perché adora cacciare le mosche e a volte mi adopera come trampolino di lancio.

Niente, niente, niente, niente se paragonato al cane bauscia che per tutta, tutta, tutta, tutta la durata del pranzo ha abbaiato prima al gatto, poi al cane, poi al cameriere, poi all’altro cane, poi a se stesso, poi a li mortacci sua e alla fine si sono finalmente levati dal ristorante.

Con la punta di demenzialità di quando il suo padrone cerebroleso se l’è presa prima con gatto, poi col cane, poi col cameriere, poi con l’altro cane e poi col suo cane, quando in realtà era egli l’unico colpevole.

Colpevole del cane rompiballe, colpevole di non aver alzato il culo per fargli fare un giro e colpevole di aver deliberatamente evitato il mio sguardo accusatorio.

Spero che il cane ti pisci nel suv!

Pomeriggio trascorso in Valsozzine, la cui toponomastica è del tutto tirata a caso, e serata di scrittura cartoline ascoltando la colonna sonora del TRHPS. [22:22]

Il contapassi dice 11.263 passi.

Pomeriggio in Valsozzine

Gli ultimi titoli della prima parte

  • Latrare stanca (che ho usato anche come titolo del paragrafo)
  • Rumor-o-matic (Generatore di Rumore Corp.)

Fine della prima parte

Il diario è risultato un po’ troppo lungo per farlo stare in un solo articolo, quindi lo divido a metà e così ho già bella che pronta l’idea per il prossimo. Geniale, bravo Andrea Cabassi alias me stesso! Ecco alcune anticipazioni:
  • La giornata dei dialoghi surreali
  • Quando un’idea innovativa non è al contempo una buona idea
  • Elena perde il telefono (finale da cardiopalmo)
Alla prossima puntata!
Buondì, IKEA, Oscar Wilde e Playmobil: come nasce un racconto senza idee

Buondì, IKEA, Oscar Wilde e Playmobil: come nasce un racconto senza idee

Stamattina, durante il mio tour nella blogosfera cyberspaziale, ero interessato al tema del racconto senza idee. Alla ricerca di spunti, ho commentato l’articolo Come si scrive un contenuto? Un esempio pratico del buon Skande. Capita a fagiuolo, mi son detto! Riprendendo questo estratto…
Ti manca l’idea? È normale, non sei abituato a osservare la tua quotidianità, quindi te la fornisco io: hai fatto colazione questa mattina? Scriviamo di questo argomento che ai più apparirebbe banale.
Riccardo Scandellari
… ho aggiunto il mio commento, fra nostalgia e commedia brillante:
Buon suggerimento, mi sembra un metodo efficace. Ma se invece la mancanza di idee fosse un modo che ha l’universo di dirmi che è meglio lasciar perdere? Stamattina la colazione è stata Buondì e succo di frutta (back to the 80s 😀 )
Andrea Cabassi
Poi ho proseguito le mie faccende e non ci ho più pensato, fino a quando – poco fa – ho notato questa risposta al mio commento:
Su una colazione del genere si innesca un effetto IKEA che levati! Non disperdere tutto questo ben di Dio
Riccardo Scandellari
Il primo pensiero è stato ehi, è vero!, il secondo è stato devo subito scrivere un articolo su questa cosa e il terzo… il terzo non c’è stato: eccomi subito qua a scrivere!

L’Effetto IKEA

Nel mondo reale l’Effetto IKEA si manifesta come una sequela di blasfemie e improperi a seguito di una martellata sul pollicione; nel mondo fatato del marketing, invece, è quello che scatena la preferenza di un prodotto fai da te rispetto a uno già pronto all’uso.

La spiegazione è più semplice di quanto sembri: per molti di noi costruire qualcosa con le proprie mani (o più semplicemente montare qualcosa di prefabbricato) è più appagante di comprarlo già fatto

Che poi è la ragione per cui da bambino io e tutti i miei amici amavamo follemente le Lego e ci facevano schifo i Playmobil (me ne avevano pure regalati una scatola ma dev’essere ancora lì intonsa).

Hanno fatto diversi studi su questo argomento, e la cosa è applicabile non solo a cose da montare ma anche cibi prelavorati, articoli configurabili o personalizzabili ecc.

Non ti è venuta fame?

Sto cercando di resistere a una trivella che lavora nel mio stomaco, e parlare di succo e paciugate da mangiare non mi aiuta. Per restare in tema posso dire che questo articolo si lega a doppio nodo con Ispirazione, dove ho provato a interpretare che cosa fosse per me. Ora però il mio stomaco suggerisce al cervello una massima di zio Oscar, per inguaiarmi:
L’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi.
Oscar Wilde
Quante citazioni oggi! Ma che dicevo? Ah sì, aspettami lì che faccio una piccola pausa-merenda che sennò non so guarda.

Come si applica l’effetto IKEA a un articolo o racconto senza idee?

Diciamo che non c’è una sola strada, ma l’insegnamento che possiamo trarre da chi preferisce montare i mobili da solo per scelta e non perché povero è che siamo tutti in cerca di un’esperienza. È come andare in vacanza, ma senza il viaggio, senza la villeggiatura, senza il relax o l’avventura, senza l’aria aperta: solo tu, la brugola, le istruzioni senza scritte e lo scatolone usato come tappetino. Quello che vuoi non è una libreria, ma creare con le tue forze lo spazio che conterrà le tue storie preferite. Non vuoi una poltrona, ma appoggiare le tue chiappe su un cuscino che nemmeno tu sai come fa a restare unito a piedini e schienale. Come l’agenzia viaggi in Atto di Forza che invece di mandarti in vacanza ti innesta il ricordo di un altro e tu sei felice lo stesso (a meno di essere Arnold Schwarzenegger, in questo caso succede un casino e ti ritrovi su Marte con aliene a tre tette). Dunque, qual è il nocciolo della questione? Se l’hai trovato per favore scrivilo nei commen… ah no, è questo: da anni la mia colazione è invariabilmente stata tè e biscotti. Perché stamattina invece Buondì e succo? Perché questo tuffo con la memoria negli anni 80? Che cosa rappresentano questi due cibi? Merende d’infanzia, in estate, fra una sessione di gioco e l’altra? E quali erano questi giochi? Pallone, bicicletta, costruzioni, videogame, chiacchiere, ricerche, spedizioni, avventure… Perché era così bello creare, inventare, costruire, provare, sperimentare, fare nuove conoscenze, nuove amicizie, litigare, fare pace e diventare noi stessi tutto questo? Quali altre domande posso farmi per sviscerare l’argomento fino al nocciolo? E queste risposte che cosa sono se non l’articolo o il racconto senza idee che prende forma? Ma le merendine industriali non fanno male?

Le merendine industriali non fanno male?

Le merendine fanno male solo se non sei cresciuto negli anni ’80, in caso contrario – come per me – i tuoi anticorpi sono tutti Maestri della Divina Scuola di Hokuto, e vai liscio. E l’articolo è scritto.
Datemi a leggere una storia meravigliosa: da Capuana a HG Wells

Datemi a leggere una storia meravigliosa: da Capuana a HG Wells

Il mio Kindle mi assicura che mercoledì 14 luglio 2021 alle 17:53:57 stavo leggendo il racconto breve L’invisibile, sesto della raccolta Raccontava il Dottor Maggioli…, che è una raccolta di racconti brevi inclusa nella raccolta di raccolte di racconti Il Benefattore, di Luigi Capuana.

Tutto molto chiaro, nevvero?

Fra le posizioni 1081 e 1089 ero colpito da questa citazione:

L’invisibile estratto di Luigi Capuana (che però si vede molto bene)

Raccontatemi una fiaba, datemi a leggere una storia meravigliosa e sto a sentirla tutta occhi e orecchi, e divoro le pagine con deliziosa ansietà, anche quando la paura mi fa accapponare la pelle. Le novelle, i romanzi, che ci rappresentano fatti di ogni giorno, che ci ricantano le solite storie, alle quali spesse volte abbiamo assistito da testimonii e un po’ forse da interessati; che, per lo meno, somigliano tanto a queste, da darci l’illusione che il merito del novelliere e del romanziere consista unicamente nella bella maniera con cui ha saputo raccontarceli; le solite novelle, i soliti romanzi mi fanno l’effetto di un pettegolezzo trasportato dai salotti nelle pagine di un libro. Invece, le storie meravigliose che hanno la potenza di farci penetrare lentamente, inavvertitamente, nelle regioni dell’impossibile, dell’assurdo, e farci sognare a occhi aperti e darci l’illusione che l’impossibile, l’assurdo siano, o siano stati, per eccezione, per misteriose circostanze, una realtà, non mi deliziano soltanto perchè mi trascinano con dolce violenza in un modo diverso dal nostro, ma anche perchè m’ispirano una grande ammirazione per l’ingegno dell’autore.
L’invisibile, Luigi Capuana

Inoltre, poco dopo i protagonisti parlano di un romanzo inglese – che per loro doveva essere una grande novità: la prima edizione è del 1897 – ma che per noi è una pietra miliare della fantascienza preistorica: The Invisible Man!

Insomma, sto leggendo Luigi Capuana, l’ideologo del Verismo, e mi trovo tre pagine di lodi al racconto fantastico e una citazione a un grande romanzo di fantascienza.

Che il mio subconscio l’abbia fatto apposta?

Un pettegolezzo trasportato dai salotti nelle pagine di un libro

Io però volevo ragionare della citazione; de L’Uomo Invisibile di H. G. Wells infatti ne ho già scritto qualche tempo fa.

Quello che emerge da questo estratto è che la bravura di uno scrittore di opere reali stia per lo più nello stile in cui trascrive una storia, la racconta, pescandola dalla piatta realtà.

Attenzione però: non è Capuana che parla ma un suo personaggio, quindi non posso che prenderla per la provocazione che sembra tanto essere.

Anche perché parla di le solite novelle, i soliti romanzi come se lo scrittore volesse fare una critica verso qualcuno di ben specifico… e non escludo che gli esperti di Capuana sappiano a chi si stia rivolgendo.

Quindi, lasciamo perdere la nota negativa a questi novellieri e romanzieri e concentriamoci invece sulla parte positiva delle lodi alla scrittura fantastica!

Le reali regioni dell’impossibile e dell’assurdo

Queste lodi sperticate vanno ai racconti che hanno la capacità di farci sognare a occhi aperti, trasportando la nostra mente nei regni dell’impossibile e dell’assurdo per farci credere che invece siano essi la realtà.

Sono questi racconti che nascono per merito dell’ingegno dell’autore?

Beh, sì. Ma anche I Malavoglia o I Promessi Sposi che sono rispettivamente un romanzo verista e un romanzo storico nascono grazie all’ingegno dell’autore.

Certo, riuscire a far credere vero – o per lo meno verosimile – qualcosa che non lo è richiede probabilmente uno sforzo creativo maggiore, ma non sono così convinto che sia tutto qua il merito, se così vogliamo chiamarlo, dell’autore!

Anche nei racconti fantastici lo stile è importante. Così come la caratterizzazione dei personaggi, l’atmosfera, la trama ecc.

Dunque, quale può essere la marcia in più della letteratura fantastica? Ma siamo poi sicuri che ci sia davvero?

New entry fra i racconti brevi: Storia dell’elefante che alla fine scoppia

New entry fra i racconti brevi: Storia dell’elefante che alla fine scoppia

Sto iniziando a stufarmi di questi titoli lunghi che raccontano già tutto quello che voglio dire nell’articolo, ovvero che ho terminato il racconto breve Storia dell’elefante che alla fine scoppia… vabbè, si è capito, no?

Una fiaba esplosiva!

Il racconto ha le caratteristiche della fiaba, dove concreto e surreale si incontrano per caso nell’arena di un circo, per volere di una piccola spettatrice oltre la quarta parete.

«Papà, mi racconti una storia?»
«Quale storia vuoi ascoltare?»
«Quella di un elefante che mangia troppo e scoppia!»
«D’accordo: c’era una volta un circo.»

 

Protagonista è il domatore di elefanti, la combriccola dei suoi compagni artisti circensi e la golosaggine del più saggio degli animali (che ora sappiamo essere anche il più ingordo).

Mi auguro che Storia dell’elefante che alla fine scoppia possa piacerti, ma soprattutto mi auguro non ti venga la malsana idea di mangiare noccioline mentre leggi!

A proposito di noccioline, ecco una chicca che dal titolo davvero non si può dedurre!

Gli X-Files scartati

Questa è una vecchia bozza per la copertina del racconto che non mi ha mai convinto, e che infatti alla fine ho cestinato senza troppi pensieri. Anche il titolo è diverso, ma non ricordo se è per un errore o perché successivamente è stato cambiato.

Ho fatto bene a scartarla? Scoprilo leggendo il racconto (eh eh eh)!

Storia dell'elefante che alla fine esplode

Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

Quando parlo di racconti a 16 bit intendo una sola cosa: videogiochi!

Da ex-bambino degli anni ottanta i videogiochi sono stati una componente molto presente di tante giornate di divertimento, elemento di punta della triade pallone-lego-videogiochi.

Di recente ho recuperato qualche vecchio titolo per rigiocare ai miei giochi preferiti di quel periodo, o per finirli – era ora! – o semplicemente perché mi incuriosivano e non li avevo mai provati.

Ebbene, ho selezionato alcuni di questi videogiochi la cui componente narrativa era preponderante, perché è davvero stato come leggere un racconto, un racconto interattivo in cui erano le mie scelte a far proseguire la storia.

O la mia incapacità a affossarla, ma anche questo fa parte del gioco.

Probabilmente il periodo più fertile per questo tipo di videogame è stato quello dei 16 bit, una generazione di grande sperimentazione, in cui le idee degli sviluppatori erano finalmente supportate da una tecnologia adeguata.

Piccolo ripasso per chi non ci capisce niente di bit di bot e di bat

Se non ne sei appassionato, quando qualcuno ti parla di videogiochi probabilmente appartieni a una di queste categorie:

  • Quelli che pensano a PacMan, Space Invaders o Asteroids
  • Quelli che pensano a Super Mario Bros
  • Quelli che pensano ai giochi moderni (però non sai citarmi due titoli usciti negli ultimi dieci anni)

Ebbene, non tratterò nulla di tutto ciò. Partiamo con un estratto dal Libro Secondo della Videogenesi

Ci fu un’era in cui la Terra era una massa infuocata, senza forma e vuota. Con il trascorrere del tempo si raffreddò, vide la nascita delle prime forme di vita, che crebbero e si riprodussero, fino a quando sul finire degli anni ’80 uscirono sul mercato il Super Nintendo e il Sega Mega Drive.
Libro Secondo, pagina trentatredici, inventato su due piedi da Andrea Cabassi

Queste, chiamate anche console di quarta generazione, sostituivano le console a 8 bit (terza generazione) e precedevano quelle a 32 (quinta generazione).

Magari se faccio qualche nome ti ricordi pure e dici ah certo, lo sapevo!

  • 8 bit: NES, Sega Master System
  • 16 bit: Neo Geo, Game Boy, più quelle già dette
  • 32 bit: Sony Playstation, Sega Saturn

Ma torniamo alla quarta, a 16 bit, che è quella che secondo me aveva il miglior equilibrio fra inventiva e tecnologia: ovvero grafiche enormemente migliori delle precedenti (a mio gusto) e storie eccezionali.

Ed è qua la parte interessante.

Alcune storie che hanno segnato quest’epoca di videogiochi

Alcune storie che hanno segnato quest'epoca di videogiochi

Durante questo periodo nascono o si sviluppano saghe videoludiche del calibro di Dragon Quest (rinominato Dragon Warrior per il mercato USA), The Legend of Zelda, Final Fantasy, Chrono Trigger, Ultima e così via.

A meno di essere uscito per la prima volta dal buco stamattina, Zelda e Final Fantasy li hai sentiti nominare, ci scommetto.

Ed è proprio uno di questi due titoli di cui voglio trattare, ovvero – come avrai superbamente intuito dal titolo – The Legend of Zelda: A Link to the Past!

Si tratta del terzo gioco della serie di Zelda, ma cronologicamente è un casino perché è un prequel del sequel laterale di terzo grado dell’episodio successivo all’ultimo. Ma a noi questo non importa.

The Legend of Zelda: A Link to the Past, riassuntone sciué sciué

Il gioco inizia con Link – che è il protagonista, ma tu puoi dargli il nome che preferisci – svegliato nel cuore della notte da un appello telepatico da Zelda, principessa di Hyrule, che gli dice di essere tenuta prigioniera nelle segrete del castello.

Dopo alcune peripezie Link riesce a salvare la principessa (Super Mario, guarda e impara!) ma, per sconfiggere il mago cattivo Agahnim, dovrà seguire i suggerimenti dell’anziano Sahasrahla.

Costui gli spiega come recuperare la leggendaria Spada Suprema, ottenendo i tre Ciondoli delle Virtù: il Ciondolo del Coraggio nel Palazzo dell’Est, quello del Potere nel deserto e quello della Saggezza nella Torre di Era.

In due righe ho riassunto – non so – cento ore di gioco, giusto per dire che, insomma, ne accadono di cose!

Ah, mentre è alla ricerca dei ciondoli, Link attraversa un portale per versione oltre lo specchio

The Legend of Zelda: A Link to the Past, riassuntone sciué sciué

Dopo aver recuperato i Ciondoli e la Spadona Supremona, colpo di scena! Zelda è di nuovo rapita da Agahnim (il mago cattivo di prima) e Link viene catapultato nel Mondo Oscuro.

Lì, Link è di nuovo contattato telepaticamente da Sahasrahla che gli affida una nuova missione: salvare le fanciulle imprigionate nel Mondo Oscuro, e grazie al loro potere può nuovamente sfidare il mago Agahnim (altre 100 ore di gioco bruciate in due paragrafi).

Nello scontro finale Link riesce a sconfiggere il nemico, a recuperare la Triforza e esprimere il desiderio di eliminare gli effetti malvagi da Hyrule e riportare la terra al suo antico splendore.

È stato un vero ritorno al passato

Diciamocelo chiaro: i giochi moderni sono… facili! Tutto è intuitivo, hai mille aiuti – sia dal gioco stesso che online – e non devi nemmeno soffiare sulla cartuccia se la console non la legge, perché è tutto immateriale.

Trovarsi a vagare per ore nel mondo di The Legend of Zelda senza sapere che cosa fare per procedere con la storia, decidendo mille volte di mollare tutto ma ogni volta trovare la forza per proseguire, è qualcosa di cui non riesco a spiegare l’importanza.

Probabilmente oggi proponendo un gioco di quel genere riceveresti mazzate sulla schiena: non ottieni niente subito, ogni piccolo successo richiede un grande sforzo, e non è detto che questo avvenga in tempi tollerabili.

Però la ricompensa vale ogni fatica!

Nelle settimane passate a giocare a Zelda sono stato davvero sul pezzo, tanto che ho trasmesso questa dedizione anche a chi mi stava intorno… ecco per esempio il biglietto a tema per il mio compleanno!

Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

A Cesare quel che è di Cesare, e a Nintendo quel di Nintendo

Dico Nintendo perché la saga di The Legend of Zelda è prodotta da Nintendo, non volevo esprimere una mia preferenza fra produttori.

Comunque, siamo sicuri che i videogiochi siano un mero intrattenimento al pari di un flipper o dell’osservare l’erba crescere nei prati?

Sono convinto che alcuni titoli videoludici abbiano la stessa dignità di cinema e narrativa, e credo di essere partito presentando un titolo che ha tutte le carte in regola per soddisfare molti appassionati di buoni racconti brevi e lunghi.

Tant’è vero che spesso nascono vome videogame ma poi si sviluppa un media franchise con tanto di cartoni animati, romanzi, serie TV, film… OK, i film facciamo finta che non li ho citati che è meglio!

Per questo articolo è tutto. Nell’attesa del prossimo titolo, Game Over & Insert Coin!

Come trovare l’ideale durata dei racconti brevi

Come trovare l’ideale durata dei racconti brevi

L’ultima volta che ho parlato di scrittura ho lasciato in sospeso il racconto di come ho calibrato la durata dei racconti brevi negli anni.

Raccontare storie sui racconti ha un fascino ricorsivo unico!

Come ha inizio questo racconto

Ebbe tutto origine osservando le facce annoiate – a tratti sconsolate – del pubblico dei reading letterari che organizzavo un paio di lustri fa.

Osservare le espressioni e la postura di chi ascolta un mio racconto è stato un vero privilegio: mi ha permesso di capire molte cose sul funzionamento di chi è dall’altra parte dei miei racconti.

Tante volte sono stato convinto di aver fatto centro con una descrizione o un dialogo particolarmente sottili, arguti, con più chiavi di lettura capaci di intrattenere, stimolare e addirittura elevare l’ascoltatore.

Tante di queste tante volte non era affatto così, e glielo si leggeva in faccia.

Quanto conta la durata dei racconti brevi?

Prima di tutto dovremmo chiarire bene come si misura la durata dei racconti brevi.

Chiariamo come si misura la durata dei racconti brevi

La volta scorsa me ne sono uscito con qualcosa come non importa quanto breve sia un racconto, un racconto breve è un racconto breve e basta.

Ho tanti pregi, la coerenza non è fra questi… o meglio: fuori dal contesto originario, ogni frase va valutata con lo spirito nel quale è stata ideata.

Ascoltare qualcuno che racconta una storia non è affatto come leggersela per i fatti propri. Ecco come scoprire se un racconto è buono: leggilo a qualcuno.

Scoprirai che la sua durata può cambiare di tanto le sorti di un testo raccontato, ma se riesci a dargli qualcosa fin da subito (anche il titolo è molto rilevante) per lo meno sei partito bene.

Se spesso la durata dei racconti brevi scritti è misurata in pagine o parole, quella degli ascoltati è per forza di cose il tempo.

Chiariamo come si misura la durata dei racconti brevi

Intrattenere

Sembra quasi brutto da dire ma, senza tralasciare gli scopi educativi e morali che vorresti inserire nella tua storia, se non ti preoccupi di intrattenere il tuo pubblico, per definizione, non lo trattieni!

E quello se ne va!

E tu potresti non cogliere il lato positivo della cosa.

Io per esempio non l’ho ancora colto, quindi è una cosa che tendo a ricordare e applicare al meglio delle mie possibilità.

Prima regola dell’intrattenimento di Andrea Cabassi

Un racconto è un mondo che nasce, si sviluppa e muore nel giro di un battito di ciglia. Questa cosa è fondamentale, anzi, è proprio alla base della scrittura di un racconto.

Serve per ricordare che non è che devo raccontare la rava e la fava, ma solo le cose davvero importanti, perché raccontare della rava e della fava ignorando la durata dei racconti brevi infrange la prima regola dell’intrattenimento:

Quando il pubblico se n’è andato, allora è troppo tardi.
Prima regola dell’intrattenimento

Cinque minuti solo cinque vedrai

Dopo aver sperimentato, e osservato, e corretto e risperimentato, e riosservato e ripetuto tutto da capo più e più volte, sono giunto a una conclusione.

Ovvero che l’ideale durata dei racconti brevi – indipendentemente dal genere, dall’interpretazione, dal pubblico, dall’orario e dalle condizioni ambientali – è cinque minuti.

Insomma, più o meno… non è che ho fatto una media al millisecondo… però i racconti di quella durata erano quelli che riuscivano a mantenere alta l’attenzione del pubblico e che riscuotevano l’apprezzamento maggiore.

Ovviamente non paragono racconti da 20 minuti belli con racconti da 5 schifosi, non è che al cadere del finale all’istante 05:00 dall’inizio scatta il miracolo!

E poi il racconto bello è una figura mitologica, come l’unicorno, che nella realtà nessuno ha mai visto: quando ho scritto indipendentemente dal pubblico intendevo proprio questo.

Sappiamo benissimo che tutti hanno gusti unici e imprevedibili, quindi anche a livello statistico breve è meglio (se dev’essere una sofferenza, che almeno duri poco!)… ma non troppo breve, ecco la ragione dei cinque minuti.

Durata ideale racconto = √parole lette / sbadigli del pubblico

La formula per trovare la durata ideale racconto

OK, mi hai beccato. Anche questa formula me la sono appena inventata, però iniziando a pensare racconti da cinque minuti, facendolo diventare un mio standard e proponendo sempre più racconti brevi di questa durata, le facce annoiate – a tratti sconsolate – del pubblico dei reading è davvero diminuito!

La domanda ora è: quanti sbadigli sei pronto a accettare per i tuoi racconti?

Parole Belle: Inguainare (ep. 1×02)

Parole Belle: Inguainare (ep. 1×02)

Magnifico, perché sbaraglia la concorrenza di altre due parole decisamente belle, ma il proposito di premiare l’originalità alla fine ha prevalso.

Inguainare è la parola bella protagonista di questo secondo episodio, e non nascondo che appena l’ho letta mi sono esibito in un salto sulla sedia da podio olimpico!

Ma ecco com’è andata!

Quando ho letto la parola inguainare stavo…

Stavo leggendo un vecchissimo numero de L’Uomo Ragno, il 53 del 27 aprile 1972: Uccidete l’Uomo Ragno!

In questo episodio il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere incontra Ka-Zar, un personaggio tarzanide, e Zabu, il suo felino preistorico dai denti a sciabola.

Nella scena in questione Zabu intrattiene alcuni agenti, permettendo così a Ka-Zar di soccorrere l’Uomo Ragno.

L’agente sulla destra si accorge delle intenzioni non bellicose del gattone, proprio dal fatto che ha inguainato i suoi artigli.

Salto sulla sedia!

Inguainare
Inguainare

Il significato di “inguainare”

inguainare v. tr. [der. di guaìna] (io inguaìno, meno corretto inguàino, ecc.). – 1. Mettere nella guaina. In partic.: a. Riporre la spada nel fodero; più com. ringuainareb. non com. Infilare un nastro, un elastico e sim. in una guaina. 2. In senso fig., avvolgere e fasciare strettamente il corpo, o parti di esso, riferito a oggetti di vestiario: lunghi guanti le inguainavano le braccia; usato soprattutto nella forma passiva: era inguainata in un aderente abito nero. ◆ Part. pres. inguainante, come agg., in botanica, lo stesso che guainante.

Dizionario della Lingua Italiana Treccani

Inguainare secondo il Dizionario Treccani

Una parola di pace

Troppe volte assistiamo allo sguainare di spade, sciabole, scimitarre, spiedi e forchettoni, per una volta che invece è compiuta l’azione contraria vale la pena evidenziarlo.

Bravo Zabu che non hai pasteggiato con le tre forze dell’ordine, inguainando gli artigli, facendogli invece un pernacchione da dieci RRRRRRRRRR. Ti proporrò per un encomio!

Pace a tutti belli e brutti.

Lunghezza dei racconti brevi: ma brevi quanto?

Lunghezza dei racconti brevi: ma brevi quanto?

Ho avuto modo di riflettere sul tema della lunghezza dei racconti brevi: non so se hai visitato di recente la pagina dei miei racconti brevi, o se l’hai mai visitata in assoluto. Io sì. È cambiata!

Nel lavoro di revisione mi sono chiesto se avesse senso inserire fra le informazioni il numero di pagine o di parole dell’opera, insomma sulla lunghezza del racconto.

Come si misura la lunghezza dei racconti brevi

L’unità di misura adottata dagli addetti ai lavori per la lunghezza dei testi di narrativa (quindi dal racconto breve al romanzo) è la cartella editoriale, ovvero un foglio immaginario composto da 1.800 battute suddivise in 30 righe da 60 caratteri.

Che è un po’ come misurare mattoni con un secchio: con gli spazi vuoti ci potresti conservare le provviste per l’inverno!

Ecco perché tante volte per i racconti si usa il numero di parole ma, pur essendo una misura più precisa, il fatto che alla resa dei conti una e equivalga a un pentadodecaedro mi fa capire quanto sia comunque una scelta iniqua.

Come si misura la lunghezza dei racconti brevi

E non solo per lunghezza, pensa allo sforzo di architettare un brano che contenga pentadodecaedro: è secondo solo a quello di costruirlo in 3D con la carta pieghettata in educazione tecnica alle medie (è un incubo ricorrente).

Come non si misura un racconto

Ecco una cosa di cui sono certo: la lunghezza dei racconti, brevi o lunghi che siano, non influisce sul loro valore.

Hemingway ce lo ricorda con la sua provocazione del racconto in sei parole (quante cartelle sono? 0,03?) ma anche il buon senso e la pratica.

  • Il buon senso perché se è vero che la qualità ha più valore della quantità, che cosa impedirebbe a questo principio di essere applicato anche in questo caso?
  • La pratica perché una volta terminata la bozza di un racconto, il primo lavoro da fare è quello di tagliare, limare, spuntare, e non aggiungere, approfondire e ricamare.

Infatti ho scelto che la lunghezza…

Ho scelto di non mostrare la lunghezza dei racconti brevi, punto e stop. Che sia composto da due pagine o da venti non fa differenza.

La classificazione dei testi di narrativa

Certo, esistono alcuni limiti accettati per la maggiore che ha senso tenere in considerazione, per esempio questa è una classificazione dei testi di narrativa utilizzata nel mondo anglosassone:

  • I racconti brevi sono composti da meno di 7.500 parole.
  • Poi ci sono i racconti lunghi, che arrivano fino a 17.500 parole.
  • Dopo ci sono le novelle, fino a 40.000 parole.
  • Per finire ci sono i romanzi, fino all’infinito.

Fanno sorridere quei settemila o diciassettemila e cinquecento, ma soprassediamo e prendiamoli come punti di riferimento spannometrici (ricordiamoci che questa gente misura i volumi in cucchiai da tè).

Ripeto spannometricamente, in Italia addirittura con novella si intende una breve narrazione senza ulteriori specifiche, ovvero dal punto di vista della lunghezza è del tutto sovrapponibile al racconto.

Quindi potremmo parlare di novella breve e novella lunga? Facciamo finta di non aver detto nulla.

La lunghezza dei racconti brevi di Andrea Cabassi

I miei racconti sono brevi, davvero.

Li devi poter leggere d’un fiato: per quanto si possa essere lenti, dieci minuti sono un tempo in cui è possibile mantenere l’attenzione a alti livelli, chiedere di più non ha nessun vantaggio.

Non mi piacciono i racconti lunghi: non mi piace leggerli e non mi piace scriverli.

Sono la cosa peggiore che possa leggere: una struttura complessa che si risolve troppo brevemente, ma che è troppo lunga per rimanere fresca e vivace.

Ovviamente ci sono tantissime eccezioni, ma perché complicarsi la vita cercando di snellire una struttura complessa quando esiste già qualcosa che per sua natura è dinamico, rapido e fresco?

I racconti brevi sono come l’aperitivo: qualche patatina, due olive e un pezzo di formaggio sono perfetti, il timballo di faraona no; quello ce lo teniamo per il pranzo della festa!

La lunghezza dei racconti brevi di Andrea Cabassi

E ora m’è venuta fame! Fame di conoscenza? Ahm… sssssì!

Più che altro fame di volevo scrivere di come ho calibrato la lunghezza dei racconti brevi negli anni ma ora è il post a risultare troppo lungo, quindi… te lo racconto (in breve) la prossima volta!

Racconto di un’ordinaria domenica di Andrea Cabassi featuring vaccino  anti Covid-19

Racconto di un’ordinaria domenica di Andrea Cabassi featuring vaccino anti Covid-19

Il risveglio

7:40 - mi sveglio con la pancia che brontola dalla fame, ma è il bisogno di gare pipì che mi fa prendere la risoluzione di alzarmi. Una volta rientrata l’emergenza però non ho più sonno e mi dirigo verso la cucina.

Lì preparo il mio beverone salino casalingo sperimentale ma ecco subito una delusione: la variante con succo d’arancia non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella con il succo di limone della prima versione.

Per rifarmi dello smacco subito, preparo l’impasto per i pancake.

La mia ricetta segreta del beverone salino!
Gli Incredibili X-Bugs

8:55 - Si sveglia anche la Tati per controllare la scatola-parco-naturalistico dei nostri bachetti da seta.
La notte è stata fruttuosa: con nuove quattro mutazioni, ora la popolazione delle falene X-Bugs raggiunge quota cinque (rimangono soli altri due bozzoli che ancora devono schiudersi).

Il mattino

Dopo un po’ di questo spettacolo entomologo ci spostiamo in cucina e ci rimbocchiamo le maniche per preparare i pancake.

10:00 - La truppa al completo è sveglia, vigile e affamata.

Che la colazione abbia cominciazione!

La celebre Pancake Tower

11:00 - Esco per una spesina sciué sciué, e finalmente trovo le tazzine da caffè come piacciono a me! Le cercavo da un bel po’ e alla fine erano dove vado sempre a fare la spesa… comèpiccoloilmondo!

11:30 - Commenti da amici via chat che hanno appena fatto la vaccinazione: Mai visto cosa tanto organizzata in Italia.

La vaccinazione

12:40 - Sistemata la spesa, parto per il centro fiera, dove alle 13 ho l’appuntamento per ricevere la prima dose del vaccino anti Covid-19.

13:24 - Fatto, e seconda dose già prenotata.

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19: Chat

Mi fanno sedere su una sedia con un bell’adesivone che riporta il numero 60, pari all’attesa in minuti che dovrò sopportare prima di potermene andare.

In modo banalmente previdente mi ero portato da leggere, ma anche se non avessi provveduto erano ben visibili sul pavimento – a macchia di leopardo – altri grossi adesivi che promettevano intrattenimento d’uncierto livello.

Per nulla reclamizzata invece era la minaccia del coro alpino!

Sono vaccinato

Il pomeriggio

14:30 - rientro a casa, mangio gli avanzi del pasto (cuty letah) e bevo un fantastico caffè nella mia nuova fantasmagorica tazzina!

Studi clinici confermano che bevuto dentro la tazzina che cercavi da un sacco di tempo e che ora puoi finalmente usare, il caffè ha un aroma migliore.

Ah, che bell'o cafè
Il mio cerotto

15:00 - Comincio a scrivere su un blocco note questo breve racconto della giornata di oggi.

16:15 - Trovo per terra il mio cerotto! Speriamo che il vaccino adesso non esca dal braccio!

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 Asciugo il pavimento

16:19 - Pioggia e tempesta!

Fulmini e saette!

Però la finestra della camera è rimasta aperta, e in quei 15 secondi il pavimento s’è allagato!

Potere dello straccio!

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 Maltempo
Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 La cronaca di oggi

16:54 - Sto scrivendo in
diretta il
resoconto della
giornata!

17:26 - Merenda e torneo mega di Scala 40 (ho vinto io).

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 Scala 40

Il gran finale

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 I Vendicatori

18:45 - Inizio degli Avengers + cena + ancora Avengers.

22:03 - Riprendo la lettura da dove l’ho interrotta il mattino e mi preparo al temporaneo oblio della posizione orizzontale.

Conclusione - È stata una bella giornata, m’ha fatto piacere condividerla.

Fantaronco: promozione in A dello Stupa!

Fantaronco: promozione in A dello Stupa!

Dopo anni trascorsi nell’idea che il fantacalcio non avesse nulla a che fare con la fantascienza, due stagioni fa mi sono fatto convincere a partecipare a un fantatorneo, per capire poi che avevo ragione ancora io e che la fantascienza non c’entra una mazza (e nemmeno la mazza c’entra, quella è nel fantabaseball)!

Allora ho riesumato il nome della mitica squadra che tante soddisfazioni m’ha dato giocando campionati notturni a PES, oltre una decade addietro.

Ecco siori & siore lo stemma della Dinamo Stuparich, nei suoi sfavillanti colori sfavillanti.

In verità inizialmente i colori societari erano molto diversi, vediamo qua sotto un contributo video risalente all’epoca degli esordi di questa gloriosa squadra videogiocalcistica!

Fantaronco 2020/2021 Logo Dinamo Stuparich
L’anno scorso ho dunque esordito nella lega di Serie C del torneo FFC Fantaronco 1996, ottenendo la promozione in Serie B all’ultima giornata. C’è chi dice bravura, c’è chi dice coolo, io dico: promozione al primo tentativo!
Fantaronco 2019/2020 Serie C Classifica Finale

Questi i dati societari, la rosa e le azioni di mercato del club, mentre la bacheca dei trofei è ancora vuota; io però mi tengo stretta la promozione come fosse una coppa del mondo!

In fondo non è troppo diverso da un videogame di calcio manageriale, e io che sono cresciuto a pane e Player Manager so bene che per vendere più limonata bisogna abbassare il prezzo delle patatine!

Fantaronco 2020/2021 Dinamo Stuparich
Fantaronco 2020/2021 Serie B Giornata 26

Ecco la classifica alla giornata 26, quando la promozione era solo un miraggio, e a seguire quella definitiva, che mi vede superare al fotofinish Leoni di Gussago dopo un girone di ritorno scoppiettante, un interminabile filotto di scontri diretti e un finale al cardiopalma (basta vedere i punteggi delle prime 8: fino all’ultimo ancora in corsa per un biglietto per la Serie A): ero infatti quinto fino agli ultimi minuti dell’ultimo posticipo, ma la tripletta di Rebic ha decretato:

  • La mia vittoria esterna contro Fedeazzurra (0 – 3)
  • Il pareggio casalingo di Leoni di Gussago contro F.C. Lelapo (3 – 3, ma prima della tripletta LdG stava vincendo!)

Caro Artalo (presidente LdG – NdA), è stato un onore misurami con te. Per chi volesse conoscere le misure: 1 – 1, sia all’andata che al ritorno. Punto.

Fantaronco 2020/2021 Serie B Classifica Finale

Prima di chiudere, un ringraziamento speciale a Paolo e Gianluca che si sbattono anche più del dovuto per portare avanti la baracca, e chiunque volesse iscriversi, trova qua le istruzioni, le distrazioni, i cavilli e i bis sottoparagrafi.

Fantaronco 2020/2021 Maglia Dinamo Stuparich

O ora chiudo questo post autocelebrativo, inutile e di cattivo gusto mostrando la maglia indossata dai miei giocatori nel corso di questa esaltante stagione (che invece denota uno stile raffinatissimo).

Per festeggiare la promozione in Serie B i migliori stilisti tifosi dello Stupa hanno confezionato questa divisa in due pezzi, che tutti i giocatori hanno orgogliosamente indossato in ogni incontro.

Come celebrare degnamente la promozione in Serie A?

DLL Diritti Libertà Lombardia: CensuVax

DLL Diritti Libertà Lombardia: CensuVax

DLL Diritti Libertà Lombardia è un Comitato Spontaneo Non Riconosciuto di liberi cittadini volontari che operano sul territorio per affrontare le criticità legate alla tutela dei Diritti Civili e alle Libertà Costituzionali.

Fantastico, DLL Diritti Libertà Lombardia è una specie di Justice League della Lombardia votata alla lotta contro chi minaccia i diritti civili e le sacrosante libertà sancite dalla Costituzione della Repubblica!

Nascendo nel 2016 con il nome di “Genitori del NO OBBLIGO Lombardia”, era impegnato per affrontare i problemi del D.L. 73/17, convertito in L. 119/17, attraverso azioni, progetti, ecc. finalizzati a supportare e informare i genitori, e più in generale per sostenere e tutelare la libertà di scelta terapeutica.

Acc, mi sono sbagliato, altro che JL!
Si tratta di un gruppo di libertadisceltaterapeuticisti e adesso che mi sono iscritto al loro gruppo Facebook che cosa faccio?

Ho deciso: è solo una la cosa che rispetti il mio rigido principio di non impelagarmi in sterili discussioni sul web con persone che rifiutino il dialogo basato sulla logica e i fatti.

E quella cosa è osservare.

Breve recap per un’introduzione a scrocco

Prima di procedere con la cronaca della mia esperienza nel gruppo DLL Diritti Libertà Lombardia ritengo utile fare un richiamino a un articolo di qualche tempo fa, giusto per non ripetere un’altra volta temi noiosi come le bigfarmah, la medicina alternativah, svegliatevih e compagnia bella: Omeoutopia: del perché l’omeopatia è una minchiata.

Ho osservato che!

La prima cosa che ho osservato è che nonostante il loro regolamento sia molto chiaro sulle modalità di presentazione della domanda di iscrizione, all’atto pratico non sono davvero così attenti. Altrimenti non si spiega che nonostante esso dica chiaramente che:

Per accedere a DLL Diritti Libertà Lombardia è necessario rispondere alle domande poste all’atto della richiesta di iscrizione. Preghiamo di farlo in modo non evasivo e/o frettoloso.

… abbiano accettato la mia iscrizione, dove l’evasività delle mie risposte avrebbe reso orgoglioso Lupin The 3rd.

Un’altra cosa che mi ha colpito è che gran parte del traffico fosse generata dai molti moderatori, nonostante il cospicuo numero degli iscritti (9 moderatori per circa 5000 iscritti).

Questo sia per quanto riguardava i nuovi post (spesso il rilancio di notizie dal sapore tutt’altro che imparziale) che le risposte alle domande degli utenti.

La terza cosa che ho notato non riguarda la quantità ma la qualità delle discussioni: ogni fatto è come filtrato da una magica lente che rende perfettamente normale l’inconcepibile e completamente assurdo il fatto più banale.

Voglio fare un esempio cercando di evitare sia tecnicismi sia polemiche (in realtà posso garantire solo uno dei due): un’affermazione che a tutta prima mi è sembrata del tutto ragionevole ha scatenato un megacasino.

Una persona vaccinata può contagiare un individuo sano.

La reazione di fronte a siffatta affermazione dovrebbe essere pressapoco questa: lo so, è normale. Voglio dire, pure io che no so distinguere un’aspirina da un antinfiammatorio so che il vaccino protegge dalla malattia ma non necessariamente dall’infezione!

La reazione in DLL Diritti Libertà Lombardia invece è stata qualcosa di enorme, ricordo una fitta gamma di commenti compresa fra il vaccino è inutile e big pharma ci sta turlupinando.

Basso profilo su DLL Diritti Libertà Lombardia

Io però mantenevo un basso profilo, non volevo palesare la mia identità segreta dando del citrullo a chiunque mi capitasse a tiro su DLL Diritti Libertà Lombardia, come invece la mia coscienza mi imponeva.

Poi il regolamento vieta esplicitamente Attacchi personali, insulti, linguaggio non consono o commenti denigratori nei confronti di chiunque, e io – a onor del vero – il regolamento non l’ho mai violato.

Insomma, ogni cosa è analizzata come se qualcuno stesse tessendo le fila di un piano malvagio progettato per arricchire i produttori di vaccini sulla pelle dei poveri cittadini, relegati al ruolo di cavia da laboratorio.

Se non fosse spaventoso vedere l’intelletto umano sprecato in modo così sfacciato, sarebbe quasi divertente.

DLL Diritti Libertà Lombardia: il caso

Un giorno, però, su DLL Diritti Libertà Lombardia accadde l’inaccettabile, e te lo racconto usando i personaggi del Muppet Show per impersonare i veri interpreti del misfatto.

Un genitore disinformato – interpretato da Gonzo – chiede lumi nel gruppo sulla condotta della scuola dell’obbligo nei confronti di un bambino non vaccinato. Tema questo molto delicato da non prendere sotto gamba.

Una richiesta su DLL Diritti Libertà Lombardia

Soprassediamo sulla qualità dell’immagine (e dell’italiano), il punto è che serve dare una risposta molto chiara sulla questione: molto probabilmente vi è di mezzo un minore che non ha colpa della scelleratezza dei propri genitori.

Decido allora di fare una ricerca e dopo otto secondi sono travolto da una marea di siti che danno tutti la stessa risposta. Ci sono solo due cose da fare allora:

  • Chiedersi come mai per gli utenti di DLL Diritti Libertà Lombardia sia così difficile fare una ricerca nei motori di ricerca. Forse pensano che il di ricerca contenuto nel nome sia una specie di tranello? Non me ne stupirei.
  • Cercare fra i tanti il sito più attendibile e rispondere a Gonzo con un link diretto (il mio intento era quello di fornire la fonte senza esporre la mia interpretazione, ma ho capito solo dopo di aver sbagliato approccio: non era certo quello che cercava Gonzo).
Il mio intervento su DLL Diritti Libertà Lombardia
Certo di aver fatto il mio dovere di cittadino pensante, ho un sussulto quando noto che il mio intervento è stato rimosso:
La mia censura su DLL Diritti Libertà Lombardia
Naturalmente il link che ho pubblicato non era fuorviante, il titolo era pure Niente asilo o scuola per i bimbi non vaccinati, più chiaro di così si muore!

Semmai è stato fuorviante rispondere Assolutamente no, Gonzo. L’obbligo scolastico prevale sull’obbligo vaccinale e dopo nove minuti pubblicare un link alla gazzetta ufficiale dove si può leggere la stessa cosa che ho linkato io, ma in modo più confuso e senza la spiegazione professionale dei redattori di La legge per tutti.

Il ban tattico (aka censura)

Ho subito preso le difese del mio post: era chiaro come Beaker volesse far passare il suo messaggio ai danni della verità! DLL Diritti Libertà Lombardia… libertà di che cosa? Non si scherza con me! E infatti…

Il feedback di DLL Diritti Libertà Lombardia

Questa schermata è stata l’ultima di DLL Diritti Libertà Lombardia che sono riuscito a vedere prima del ban.

In pratica mi ha bannato perché non sono stato Gentile e cortese (falso). Non potendo competere sul piano della dialettica mi ha censurato. Sì. Tipico di chi sa che non può battersi ad armi pari con la logica. Un comunissimo p’tak insomma.

Pensandoci ora, la cosa più divertente

La cosa più divertente – e vi assicuro che tutto il post non è un pretesto per piazzare un link allo shop – è che uno dei pilastri del mio romanzo Pelicula è proprio un vaccino tramite il quale le forze governative esercitano un controllo asfissiante sulla popolazione.

SVEGLIATEVI!!1!1!UNO!

Ora, è vero che il post non è un pretesto per piazzare un link, ma eccone comunque uno bellissimo: clicca qui o sulla copertina per comprare Pelicula, il miglior romanzo distopico di tutta Anonima Andrea Cabassi!

In offerta!

La legge, ma anche la morale comune, impone che tutti siano vaccinati entro i primi tre mesi di vita: non esistono le condizioni perché un qualsiasi essere umano possa sopravvivere oltre i tre mesi senza Pelicula; lo impongono le condizioni ambientali che si sono andate creando.
La cosa vale per tutti, nemici di Pelicula compresi; senza la protezione garantita da questo antivirus, un bambino andrebbe incontro a morte certa a causa dei batteri dell’aria, dell’acqua, del cibo… gli uomini sono stati troppo occupati a pensare al loro benessere per accorgersi che la terra che calpestavano era la stessa su cui avrebbero dovuto vivere: quindi senza Pelicula la vita si forma, ma non attecchisce.
Ciò rende Pelicula necessaria, ma le nanomacchine che iniziano a prosperare negli organismi viventi hanno un altro importantissimo ruolo: tracciano.
Sono in grado di tracciare e trasmettere tutta la vita di chi le ospita. Tutta l’intera vita di un individuo.
Tutta l’intera, completa vita.
Pelicula, pagg. 56, 57

Non me la sono presa

Comunque non me la sono presa troppo. Diciamo il giusto.

Diciamo che ora a ragion veduta penso che DLL Diritti Libertà Lombardia sia un gruppo poco interessato alla verità, che promuove un tipo di pensiero pericoloso perché non supportato dai fatti, e che non si preoccupa troppo di avvalersi della censura verso chi non è disposto a dargli ragione incondizionata.

Chissà se io censurerei i loro commenti a questo post?

Riga Salata è il nuovo racconto disponibile allo scaricamento smodato

Riga Salata è il nuovo racconto disponibile allo scaricamento smodato

Riga Salata è uno fra i racconti più vecchi fra quelli presenti sul sito (son appena andato a controllare: solo Nulla rima con fegato è più vecchio di lui!), uno di quelli che proponevo ai tempi dei reading.

Si tratta di un testo in prima persona in cui il protagonista si trova sotto la doccia avviluppato in un flusso di pensieri negativi.

La sequenza, da un confuso onirismo, passa in maniera improvvisa a una lucidità spietata, in cui l’uomo trova la soluzione ai suoi fantasmi personali, ma questo non gli basta.

Allora combatte, combatte con se stesso per convincersi che una soluzione troppo semplice non è quello che ci vuole per problemi complessi.

Questi hanno bisogno di tempo e di dedizione, e addirittura è possibile che una soluzione non sia la cosa più importante.

Si tratta di un thriller in cui mi sono trovato molto a mio agio, nonostante il genere sia davvero lontano da quasi tutto il resto della mia produzione.

Riga Salata: l’ebook

Naturalmente non è un thriller convenzionale, il tocco à la Andrea Cabassi si riconosce nonostante tutto, ma le opinioni positive degli amanti del genere mi hanno sempre fatto molto piacere (quindi lo ritengo un buon lavoro – NdR).

Ecco perché l’ho selezionato per la pubblicazione, nei tre formati epub, mobi e pdf con la fantastica copertina di Francesca Navoni, che già in passato aveva magnificamente illustrato altri miei lavori.

Clicca qua o sulla copertina per scaricare il racconto!

No, non ci sono orsi polari

Eh, purtroppo non esiste il racconto perfetto, infatti Riga Salata non ha orsi polari; quello della copertina è un orso figurato!

E non parlo della specie Ursus Figuratur – che non esiste – quello che voglio dire è che l’orso rappresenta le inquietudini, le ansie e le angosce provate nel racconto.

La protagonista femminile della copertina? Non è che posso spoilerare tutto, leggi il racconto!

La bozza della copertina

Nel lavoro di recupero del materiale per confezionare l’ebook ho ritrovato anche la prima bozza per la copertina, che chiamare bozza mi sembra quasi un insulto vista la qualità del disegno. E allora perché no!
Riga Salata, bozza della copertina
Se vuoi tornare al paragrafo dove puoi scaricare l’ebook ma hai un attacco improvviso di fannullaggine acuta, puoi usare questo incitamento: scapicollati all’ebook!

Volevo solo comprare Il Ritratto di Dorian Gray

Volevo solo comprare Il Ritratto di Dorian Gray

In edicola sta uscendo in questo periodo una collana di romanzi fantastici chiamata I primi maestri del fantastico. Si tratta infatti di classici di autori molto noti, cito fra i molti Mary Shelley, H.G. Wells, Conan Doyle e Bram Stoker giusto per avere un’idea. Sono edizioni piuttosto carine, con copertina rigide e illustrazioni ispirate alle edizioni dell’epoca. Si tratta di volumi brossurati ma il prezzo mi è sembrato molto vantaggioso (oltre le prime uscite a prezzi stracciati, le altre viaggiano fra i 7 e i 12 euro)
I primi maestri del fantastico
Questa noiosissima introduzione per dire che a catalogo hanno messo alcuni libri che mi interessavano, per esempio:
  • Frankenstein, di Mary Shelley
  • La guerra dei mondi, di H. G. Wells
  • Il mondo perduto, di A. C. Doyle
  • Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde
Non voglio dire che gli altri fossero meno interessanti… ma alcuni in effetti sì, e altri li possedevo già, quindi per quanto riguarda Andrea Cabassi la lista della spesa era composta da quei quattro titoli lì.

Uscita bimestrane

Bimestrane perché i primi tre volumi sono usciti effettivamente ogni 15 giorni, ma con Il ritratto di Dorian Gray si dev’essere inceppato qualche meccanismo, perché non riuscivo a trovarlo in nessuna delle edicole vicino casa (non mi andava di provare in quelle non-vicine, ormai era una questione fra me e la mia cocciutaggine).

Poi, a dire la verità, il romanzo l’avevo già letto quindi non è che smaniassi per averlo a tutti i costi. Giusto perché l’edicola è a due passi da casa facevo una capatina per vedere se fosse arrivato, ma la risposta era sempre negativa.

Ma anciertopunto…

Anciertopunto, dopo una decina abbondante di no, ecco che invece sì! L’edicolante più bravo al mondo è riuscito a recuperare l’uscita che probabilmente era stata mangiata dal cane del corriere, e me l’ha tenuta da parte – ci mancava pure che non me la tenesse via!
Ed è qua che scatta la scena che volevo raccontare fin dall’inizio, mica ti voglio solo ammorbare con la storia di me che non trova il libro, ti pare?

E poi succede che…

Succede che all’edicola siamo io e un figuro che ravana fra le bustine dei Pokémon, i gadget, i giochini ecc. che a tutta prima mi sembra il classico bonaccione che in edicola ci va solo per comprare il costume di poliziotto o il kit da pesca (hai presente quelle confezioni ultraschiacciate con due giocattolini che anche il gatto si accorgerebbe che è solo paccotiglia ma che devi comprare sennò il bambino piccolo non smette di piangere? Ecco).
Ma quando chiedo all’edicolante se fosse arrivato Il ritratto di Dorian Gray e lui mi dice ma io capisco no ma poi rielaboro e mi rendo conto che invece ha detto – ecco – il figuro di prima che sta impugnando un portachiavi di Hello Kitty assume un’espressione compiaciuta, e io lo noto.
Dentro di me penso ma di che ti compiaci, torna nella tua caverna a scheggiare la selce!
Mamma quanta cattiveria gratuita, ma è stato un riflesso nel sentirmi giudicato, giuro che non lo volevo offendere (e poi scheggiare la selce come si deve non è un lavoro per tutti).

Ma poi…

Ma poi non gli è bastato fare la faccia, ha anche voluto esprimere un pensiero:

«Il Ritratto di Dorian Gray, eh? Bello, mi è piaciuto davvero molto.»

OK, qua volevo sprofondare. Dopo aver pensato male di lui eccolo che mi rende pan per focaccia, e fa fare a me la figura del lettore da spiaggia che compra il libro in edicola, quando invece – se hai letto con attenzione – è chiaro che sto acquistando volumi scelti della collana; non è che compro Il ritratto di Dorian Gray perché è finita la Settimana Enigmistica!
Insomma basta, ero pronto a cospargermi di cenere il capo quando ancora una volta il postulato della parola detta di troppo accorre in mio soccorso.

Ecco il postulato della parola detta di troppo, che invento in questo stesso istante:

Una volta espresso un concetto in maniera soddisfacente, ogni ulteriore parola è di troppo.
Andrea Cabassi

Infatti, mentre sono alla ricerca di un posacenere per cospargermi, eccolo chiudere il discorso con qualcosa di irripetibile:

«Proprio un bel film!»

Mavaccagare te e il film! Fine del post.

Il Ritratto di Dorian Gray e l’edicola

Il ritratto di Dorian Grey
Parole Belle: Encomio (ep. 1×01)

Parole Belle: Encomio (ep. 1×01)

Esiste un fastidioso insieme di parole che, per quanto corrette esse siano, sono davvero brutte: che non mi piace pronunciare, che non mi piace scrivere, che spesso trovo usate fuori dal contesto eccetera.

Progettavo da qualche tempo una sorta di raccolta di queste parole, per esporle al pubblico ludibrio in modo che nessuno le utilizzasse mai più, sostituendole con parole che potessi per lo meno tollerare, ma dopo lunghe meditazioni, e memore della fine fatta dal pur eccezionale Codice Da Vero Pirata ™ ho capito che il mondo non è ancora pronto a tutto questo.

Stupido mondo!

Però ormai ero in canna con il proposito della raccolta di parole, così ho invertito la polarità dell’idea ed eccomi qua con la raccolta di… parole belle!

Scrivo un titolo lungo così hai un po’ di tempo per riprenderti dallo sforzo dell’applauso

L’idea è quella di premiare alcune parole per la loro bellezza, per l’eleganza del suono o per qualsiasi altro motivo mi passasse per la testa quando l’ho sentita pronunciare e mi ha colpito. Quindi, a proposito di premi, la prima parola bella di questa nuova rubrica di Anonima Andrea Cabassi è… encomio! Senti com’è ben bilanciata, e che suono deciso ma allo stesso aereo, delicato. Questa parola merita un encomio!

Il significato di “encomio”

encomio en|cò|mio s.m. av. 1566; dal lat. tardo encōmĭu(m), dal gr. egkṒmion, da egkṒmios “che si canta in una festa”, comp. di en- “dentro” e kômos “festa, processione”. 1. TS lett. nell’antica Grecia: canto celebrativo 2. CO lode, spec. pubblica e solenne: tributare, fare un encomio a qcn.; lettera, parole di encomio 3. TS milit. riconoscimento ufficiale del valore di un militare Dizionario della Lingua Italiana De Mauro
Dizionario De Mauro

L’ultima volta che ho sentito pronunciare la parola encomio stavo…

L’ultima volta che ho sentito pronunciare la parola encomio stavo guardando Guerra temporale, l’undicesima puntata della prima stagione di Star Trek: Enterprise, quando il capitano Archer propone un encomio a un membro dell’equipaggio che con una sua azione ha salvato la nave (poi invece si scopre che è stato un cattivone con un secondo fine; mazzate sulle antenne, altro che encomio!).

Per il momento è tutto!

Per questo primo episodio è tutto, ora puoi continuare a fare quello che stavi facendo prima, e se trovi qualche parola interessante scrivimela nei commenti, potrebbe essere la prossima protagonista di Parole Belle!
Ciao Ciao grafica 2019 di Anonima Andrea Cabassi

Ciao Ciao grafica 2019 di Anonima Andrea Cabassi

Era davvero da tanto che non aggiungevo nuovi contenuti su Anonima Andrea Cabassi, così un bel giorno ho deciso di continuare a non aggiungere niente, ma di dare una mano di bianco alle pareti! Non esattamente bianco-bianco, più che altro una rinfrescata alla veste grafica, un’evoluzione di quello che già avevo iniziato nel 2019. Se hai navigato qualche pagina lo vedi tu stesso come sono cambiate le cose, qualche altra modifichina la farò quasi certamente, però un’idea ce la si può fare già.
Ciao Ciao grafica 2019 di Anonima Andrea Cabassi

Più semplice!

Inoltre ho semplificato ulteriormente la struttura, sono spariti certi fossili retaggio del blogging anni ’90 (dovrebbero stare in un museo! – cit.) ed è tornato lo shop che per un certo periodo era sparito misteriosamente. Ma vediamo come si presentava l’homepage di Anonima Andrea Cabassi fino a qualche giorno fa!

Anonima Andrea Cabassi 2019 HP version

Homepage Anonima Andrea Cabassi 2019

Non è cambiato un tubasso!

Beh, insomma, non è che non sia cambiato proprio nulla… o forse sì? Almeno però adesso l’homepage è più bellina, non trovi? No? Sì? Forse? In ogni caso i cantieri sono ancora aperti, per cui se hai qualche suggerimento è ben accetto: commentamelo!
Streghe all’estero, di Terry Pratchett

Streghe all’estero, di Terry Pratchett

Era un bel pezzo che non pasavo a salutare Terry Pratchett, più precisamente da Eric, letto più o meno tre anni fa. Tornare comunque è sempre un piacere!

Quarta di copertina

C’era una volta una fata madrina di nome Desiderata che aveva un cuore d’oro, una mente saggia e una scarsissima capacità di fare piani a lungo termine. Così, quando Morte venne per lei, si trovò a dover lasciare la sua figlioccia nelle mani di un’altra – molto ma molto meno buona e saggia – fata madrina sostituta…
Così adesso spetta alle tre streghe Magrat Garlick, Nonna Weatherwax e Tata Ogg il compito di saltare sulle loro scope (almeno quelle su cui non bisogna prendere la rincorsa per farle decollare) e dirigersi verso la lontana Genua, per fare in modo che una povera servetta strapazzata dalle sorellastre non sposi il principe dopo il gran ballo di corte. Il compito, pur sembrando abbastanza semplice (in fin dei conti milioni di ragazze non sposano principi) si rivelerà decisamente più complesso del dovuto.
Già, perché viaggio, nani, vampiri e lupi mannan a parte, pare proprio che le servette debbano sposare i principi. Tutto ruota intorno a questo. E non si può combattere contro un lieto fine.
Almeno fino ad oggi…

Copertina di Streghe all'estero
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Letture pericolose #TerryPratchett #StregheAllEstero

Un post condiviso da Andrea Cabassi (@andreacabassi) in data:

Citazioni da Streghe all’estero

Playlist fantascientifica

Playlist fantascientifica

Correva l’anno 2014 quando iniziai a pensare a una playlist fantascientifica: aggiungevo un nuovo brano di tanto in tanto e tenevo la lista aperta nell’attesa di trovare i pezzi migliori. Finché non l’ho abbandonata.

(altro…)
Nessuno accendeva le lampade

Nessuno accendeva le lampade

Ho letto Nessuno accendeva le lampade - raccolta di racconti di Felisberto Hernández - grazie a un suggerimento d'eccezione: Paolo Villaggio.

Una delle voci del sondaggio su come scegliere un libro era Seguo i consigli degli amici, e nonostante Villaggio non fosse un amico canonico, ho sempre sentito che in qualche modo un po' lo fosse. Così, ascoltando un'ormai vecchia intervista alla televisione Svizzera in cui elogiava Felisberto Hernández, decisi di leggere Nessuno accendeva le lampade. Ho fatto bene.

Quarta di copertina

Di Felisberto Hernández, Italo Calvino scrisse: "Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei e a nessuno dei latinoamericani, è un "irregolare" che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile." E in effetti Hernández sorprende il lettore con immagini sconcertanti e surreali, in cui non di rado gli oggetti o le singole parti dell'essere umano acquistano vita propria. Coniugando in maniera magistrale il ricordo e l'invenzione, il senso dell'humour e l'inquietudine, Hernández guida il lettore in un geniale gioco di analogie e associazioni di idee e seduce chi ha la fortuna di leggerlo.
Nessuno accendeva le lampade

Citazioni da Nessuno accendeva le lampade

Nessuno accendeva le lampade è una raccolta di racconti: alla voce omonima di Nessuno accendeva le lampade ci sono una serie di racconti slegati fra loro, questi gli estratti che maggiormente mi hanno colpito:

Posizione 78-79

Da qualche buco entravano raggi di sole impolverato e contro il soffitto l’aria gonfiava delle ragnatele.

Posizione 82-83

Reagii mettendomi subito a studiare; ma siccome mancavano ancora diversi giorni cominciai a fare i conti di quel che potevo fare col tempo che mi restava e sbagliai i miei calcoli come al solito.

Posizione 95-97

Avrei dovuto entrare con la lentezza di colui che sta per dare il ventiquattresimo concerto della sua diciannovesima stagione; quasi con noia; e non dovevo precipitarmi come se la mia vanità fosse presa da spavento

Posizione 136-136

ero circondato da pensieri come uccellacci che volavano ostacolandomi il cammino

Posizione 196-198

Non potrei neppure raggiungere una certa velocità con la stenografia, né riesco a immaginare chi ne potrebbe aver bisogno in questa città lenta, da cui devo scappare a qualunque costo ma in cui mi piacerebbe tanto restare.

Posizione 286-288

Lei parlava dei suoi successi come dicitrice, con espressioni pretenziose di falsa emozione. A me conveniva che parlasse in continuazione per dissimulare il fatto che non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Tentavo di separarla dalle sue parole come chi separa una leccornia da tutte le scatole, la carta, gli spaghi, le frange e altri infiniti impicci.

Posizione 293-294

Io dicevo al mio amico poeta che quando faceva cosí con gli occhi, la sua espressione era tra l’infinito e lo starnuto.

Posizione 306-307

All’inizio entrava un po’ di sole da una delle persiane. Poi si era lentamente disteso su alcune persone fino a raggiungere un tavolo con sopra ritratti di cari estinti.

Posizione 367-370

Lei si appoggiò al tavolo premendo il bordo contro di sé e mettendosi le mani nei capelli, e chiese: – Mi dica la verità: perché si è suicidata la donna del racconto? – Eh, bisognerebbe domandarlo a lei! – E l’autore non potrebbe domandarglielo? – Impossibile: sarebbe come chiedere qualcosa all’immagine d’un sogno.

Posizione 391-392

Io me ne stavo andando tra gli ultimi, inciampando nei mobili, quando la nipote mi trattenne: – Devo chiederle qualcosa. Ma non disse niente: appoggiò la testa al muro dell’androne e mi prese per la manica della giacca.

Posizione 397-398

Ero andato a pagare una rata di un soprabito comprato in inverno. Ero un po’ deluso della vita ma stavo attento a non farmi schiacciare dalle auto;

Posizione 504-506

Al silenzio piaceva sentire la musica; ascoltava fino all’ultima risonanza e poi si soffermava a pensare a quello che aveva sentito. I suoi giudizi erano lenti. Ma una volta che il silenzio era entrato in confidenza, interveniva nella musica: passava tra i suoni come un gatto con la sua gran coda nera e li lasciava pieni di intenzioni.

Posizione 571-574

Allora lei aveva detto che gli oggetti acquistavano un’anima man mano che entravano in relazione con le persone. Alcuni di essi prima erano stati diversi e avevano avuto un’altra anima (alcuni che adesso avevano le gambe prima avevano avuto dei rami, i tasti erano stati zanne), ma il suo balcone aveva avuto un’anima per la prima volta quando lei aveva incominciato a viverci.

Posizione 620-622

Mentre il vecchio faceva ancora scricchiolare le scale di legno con i suoi passi pesanti, io mi sentivo già solo con il mio corpo. Lui – il mio corpo – aveva attratto a sé tutto quel cibo e tutto quell’alcol come un animale ingoia altri animali; e adesso avrebbe dovuto lottare con loro tutta la notte.

Posizione 733-737

stavo galleggiando nella mia vanità, pensavo che la vedova doveva aver sentito il mio concerto, o il mio nome, o doveva aver visto mie fotografie o articoli sui giornali. Allora gli domandai: – E’ proprio di me che ha chiesto? – No, ha chiesto di un pianista. – Per suonare della buona musica? – Non lo so. Ti arrangerai con lei.

Posizione 739-741

Mi sentivo guardato dai cristalli molati delle porte che davano sul patio, erano porte con la parte di legno molto ridotta e sembravano dame scollate o con la vita molto bassa; le tende erano leggerissime e si aveva l’impressione di aver sorpreso le porte in biancheria intima.

Posizione 849-850

Mi sembrava che fosse lei a voler entrare nella storia; di forza, come su un autobus strapieno.

Posizione 904-907

Ma un pomeriggio in cui la sala era molto buia e mi mancava poco a finire la mia ora di musica, Muñeca mi parlò. In quel momento i miei pensieri erano lontanissimi da lei. Quando le parole di Muñeca mi caddero addosso e il silenzio si infranse, feci un movimento brusco con i piedi e diedi un colpo al piano; la cassa armonica risuonò e Muñeca scoppiò in una risata volgare.

Posizione 913-916

Un pomeriggio in cui pensavo ai drammi altrui sentii nel buio della sala un forte odore di porchetta. Dissi a Dolly: – Che odore di porchetta! Perché non la toglie di lí? E’ un peccato… in una sala cosí bella…! Lei si arrabbiò: – E la porchetta non è un odore da sala da pranzo? Vuoi che la metta in salotto?

Posizione 953-954

Entrai in un caffè che era vicino a una chiesa, mi sedetti a un tavolino in fondo e pensai alla mia vita. Sapevo isolare le ore di felicità e rinchiudermici;

Posizione 973-974

in quanto a piazzare calze, tutte le mattine mi facevo animo e tutte le sere lo perdevo: era come vestirsi e svestirsi.

Posizione 1030-1033

di colpo, quando stavo già per andarmene, ebbi un’idea: «Che cosa succederebbe se io mi mettessi a piangere qui, davanti a tutta questa gente?» Mi sembrò un atto di violenza; ma, da qualche tempo avevo il desiderio di mettere alla prova il mondo con qualche fatto insolito; inoltre volevo dimostrare a me stesso che ero capace di un’azione violenta. E prima di potermi pentire mi sedetti su una seggiolina accanto al bancone e, lí in mezzo alla gente, mi misi le mani sulla faccia e cominciai a far rumore di singhiozzi.

Posizione 1169-1170

Nel fermarmi tendevo la mano e facevo un saluto a passo di minuetto. Speravo sempre in una mancia sorprendente, e sapevo piegare la testa con rispetto e con disprezzo.

Posizione 1343-1344

Ero sicuro che in tutta questa storia c’era una confusione di destini;

Posizione 1419-1420

La sua mano si era posata sul bordo di un vaso; alzò l’indice e sembrava che quel dito stesse per cantare. Ed egli mi disse: – Io amo la mia… malattia piú della vita. A volte penso che potrei guarire e mi viene una disperazione mortale.

Posizione 1541-1542

ho vissuto vicino ad altre persone e ho conservato nella memoria ricordi che non appartengono a me.

Posizione 1680-1680

alzava le sopracciglia come se le dovessero volar via,

Posizione 1836-1838

D’improvviso, come incontrasse una faccia che la stava spiando, vide una fontana. La sua prima reazione fu di domandarsi se l’acqua non fosse uno sguardo falso nella faccia scura della fontana di pietra; ma poi l’acqua le sembrò innocente; e nel tornare a letto la portava negli occhi e camminava con cautela per non agitarla.

Posizione 1892-1893

mi ritrovai con gli occhi fissi sul tulle della zanzariera e mi vennero di nuovo in mente le parole che si erano staccate dal corpo della signora Margarita.

Posizione 1949-1951

Avevano messo delle piante nuove; e io m’ingelosii a pensare che lí c’era qualcosa di diverso da prima: la signora Margarita ed io non avremmo trovato le parole e i pensieri come li avevamo lasciati, sotto i rami.

Posizione 2019-2020

Ero destinato a incontrarmi con una parte sola delle persone, e per poco tempo, come un viaggiatore distratto che non sa neppure dove va.

Posizione 2031-2033

quello che piú desiderava, era capire l’acqua. – E’ possibile, – mi diceva, – che l’acqua non desideri altro che scorrere e lasciare suggerimenti al suo passaggio; ma io morirò con l’idea che l’acqua porta in sé qualcosa che ha raccolto da un’altra parte e, non so come, mi consegnerà dei pensieri che non sono i miei ma che sono per me.

Citazioni da Le Ortensie

La seconda parte di Nessuno accendeva le lampade è Le Ortensie, un lungo racconto sullo strano rapporto a tre fra moglie, marito e… una bambola.

Posizione 2050-2051

All’imbrunire si sentivano venire dalla strada i suoi passi lenti e quando entrava in giardino, nonostante il rumore delle macchine, sembrava che i suoi passi masticassero la ghiaia.

Posizione 2384-2386

Il giorno in cui Facundo la venne a prendere, era accompagnato da Luisa, la sua amante. Lei e María andarono in sala da pranzo e si misero a chiacchierare come se aprissero le porte di due gabbie, una contro l’altra e mescolassero due stormi d’uccelli; erano abituate a parlarsi e ascoltarsi allo stesso tempo.

Posizione 2403-2404

Dapprincipio, quando aveva creduto che sua moglie avesse scoperto le sue intenzioni con Hortensia, pensava che l’avrebbe perdonato; ma nel guardare il suo sorriso aveva capito quale immenso sproposito era supporre che fosse al corrente di un simile peccato e che lo perdonasse.

Posizione 2411-2412

Horacio era rimasto a guardare una macchia di sole sulla manica della giacca; nel tirare indietro il braccio la macchia era passata sul vestito di Maria come se si fosse contagiata;

Posizione 2434-2435

Il mattino dopo si svegliò tutto raggomitolato e si ricordò chi era, adesso. Il suo nome e cognome gli sembrarono differenti e li immaginò scritti su un assegno scoperto.

Posizione 2475-2477

Dov’è la signora? Quella che aveva detto «che svergognato» lo guardò in faccia e rispose: – Ci ha detto che avrebbe fatto un lungo viaggio e ci ha regalato questi vestiti. Lui fece loro cenno d’andarsene e gli vennero in mente queste parole: «Il peggio è passato».

Posizione 2561-2564

Una notte sentí delle grida e vide delle fiamme nel suo specchio. Dapprima le guardò come sullo schermo d’un cinema; ma subito dopo pensò che se c’erano fiamme nello specchio dovevano essercene anche nella realtà. Allora, con la rapidità di una molla, si girò nel letto e si trovò di fronte alle fiamme che ballavano nel vuoto di una finestra dirimpetto, come diavoletti in un teatro di burattini.

Posizione 2610-2613

«Sono una donna che è stata abbandonata per una bambola; ma se adesso lui mi vedesse, tornerebbe da me». Si richiudeva in camera, prendeva un libro di poesie foderato di tela cerata blu e cominciava a leggere distrattamente, ad alta voce, aspettando Horacio; ma vedendo che lui non arrivava, tentava di penetrare la poesia del libro; e se non riusciva a capirla si abbandonava a pensare che era una martire e che la sofferenza l’avrebbe colmata di fascino.

Posizione 2613-2615

Un pomeriggio riuscí a capire una poesia; era come se qualcuno avesse lasciato involontariamente una porta aperta e in quell’istante lei ne avesse approfittato per vedere l’interno.

Posizione 2809-2810

Lui continuava a guardarla come una persona sconosciuta e aveva l’atteggiamento di uno che da molto tempo soffra di una tale stanchezza da restarne incretinito.

Citazioni da Terre della memoria

L’ultima opera inclusa in Nessuno accendeva le lampade è Terre della memoria, forse la migliore delle tre parti di cui la raccolta è composta.

Posizione 2844-2845

Propendo a credere che cominciai a conoscere la vita alle nove del mattino in un vagone ferroviario. Avevo già ventitré anni.

Posizione 2864-2866

Un piede della Fisarmonica aveva spaccato il laccio di una povera scarpa gialla che stava con la linguetta fuori. Il piede riposava sopra alla cassa della fisarmonica (strumento). A un certo momento il piede si ritirò dalla cassa, e la Fisarmonica (uomo) tolse dalla cassa la fisarmonica (strumento) e si mise a suonare.

Posizione 2982-2988

Una sera, dopo aver fatto i compiti, lessi un libro in cui un brigante camminava per una strada di betulle. Io non sapevo che cos’erano le betulle ma supponevo che fossero piante. Avevo smesso di leggere perché avevo molto sonno, ma andavo a letto con la parola betulle sulle labbra. Una volta coricato pensavo a come avranno fatto a dare i nomi alle cose. Non sapevo se avevano cercato i nomi per poi potersi ricordare le cose quando non erano là, o se avevano dovuto indovinare i nomi che le cose avevano già prima d’essere conosciute. Poteva anche darsi che la gente di prima avesse già pensato dei nomi e li avesse poi distribuiti tra le cose. Se fosse stato cosí, io avrei messo il nome di betulle alle carezze su un braccio bianco: be sarebbe stata la parte grossa del braccio bianco e tulle sarebbero state le dita che lo accarezzavano.

Posizione 3000-3000

Mentre io mi svegliavo dai ricordi, la Fisarmonica dormiva.

Posizione 3106-3108

Poi suonai il mio notturno: all’inizio c’erano dei grandi accordi, dal suono grave, che io facevo con le mani aperte e con la lentezza di uno spiritista che le mette sul tavolo e aspetta che arrivino gli spiriti, e quegli accordi provocavano un silenzio pieno di aspettativa, l’ambiente si copriva di grossi nuvoloni sonori e io provavo l’emozione del disegnatore che preme la matita e mette molto nero.

Posizione 3130-3136

I miei compagni per quanto potessero aver detto: «Figurati se non è scemo quello!» dovevano pur provare l’orgoglio di chi può vantarsi d’appartenere a un organismo dalle risorse inaspettate; ai membri della nostra istituzione era stato assegnato un pianista; potevano magari dire che «da loro» di pianisti che sapevano improvvisare a questo modo ce n’erano tanti. Che ero tonto non l’avrebbero certo detto: anzi avrebbero dissimulato la cosa e avrebbero cercato di spiegare che avevo le mie stranezze, come le hanno i mistici. Ma nel loro intimo avrebbero continuato a pensare che essere tonto era una disgrazia senza riscatto e che essere furbo era la cosa piú importante per un uomo, valeva di piú della salute, era la sicurezza di non mancare mai di niente, dava perfino piú orgoglio del coraggio.

Posizione 3189-3190

Io credo che in tutto il corpo abitino dei pensieri, anche se non tutti arrivano alla testa e si rivestono di parole.

Posizione 3216-3218

Si era verificato l’incontro di due cose molto intime: la mia nudità e la sottoveste di lei. Per quanto poca anima avessero gli oggetti in sé – o avessero ricevuto da chi li usava – pure la loro violazione non era un fatto indifferente.

Posizione 3345-3346

Il corpo guardava le sue dieci dita dall’alto, come un direttore d’orchestra che avesse ai suoi piedi la fossa sotto il palcoscenico, nella quale dieci suonatori miserabili si dibattessero per servirlo.

Posizione 3380-3381

a volte ero anche interrotto dalla Fisarmonica e queste interruzioni per insignificanti che fossero, mi obbligavano a pensarci un momento e a dedicargli un po’ di fastidio.

Posizione 3429-3438

Oltre a essere il nostro capo, era anche dentista: pochi giorni prima di intraprendere quel gran viaggio, mi aveva tolto un dente. Dapprima, quando m’ero appena seduto sulla poltrona, parlava del piú e del meno; anzi, si faceva le domande e si dava le risposte: – Come va questo qui? Un po’ difficile. Il dente è tutto rotto. Vediamo -. Andava verso una vetrina. Rovistava tra oggetti a me ignoti, in gran parte nichelati. Erano oggetti che avevano sarcasticamente previsto molteplici forme di aggressività, e il cui luccichio e inquietudine erano come un sorriso impaziente un momento prima di entrare in azione. Mentre lui andava prendendoli e posandoli – come se tastasse il pane per sapere se era fresco – essi andavano allarmandomi e tranquillizzandomi. A un tratto prendeva per la seconda volta lo stesso strumento: non avevo piú scampo; no, veniva posato per la seconda volta. Cadendo sul vetro o nella bacinella da cui l’aveva preso, ogni strumento faceva un rumore diverso; ma tutti questi rumori erano bruschi e facevano pensare a scoppi di rabbia di bestie selvatiche nel veder frustrato il loro desiderio di partecipazione.

Posizione 3542-3544

A quei tempi non pretendevo che gli adulti prendessero in considerazione tutti i miei desideri. Essi mi avevano già dato un’idea delle loro abitudini e quando vedevo che un mio capriccio sarebbe andato al di là di ciò che era permesso, lo tacevo, e tentavo di realizzarlo di nascosto; o, in ultima istanza, mi accontentavo di immaginarmelo;

Posizione 3686-3687

Tirar fuori una mano dal letto al buio m’era sempre costato una certa difficoltà perché pensavo che se la mia mano si fosse incontrata con una mano sconosciuta, sarei diventato pazzo.

Posizione 3700-3701

Tempo addietro mi avevano raccontato che in Europa in una salumeria i cui prodotti erano stati famosi, il segreto del fabbricante era che mescolava al maiale carne e sangue umani.

Posizione 3713-3715

Dopo aver lanciato il grido che aveva fatto crollare le pareti del sogno e mi aveva lasciato a occhi aperti in piena notte, continuai a frugare fra le macerie per vedere da dove era uscito il grido.

Posizione 3722-3726

Finché ero rimasto sotto l’influenza del sogno sentivo verso di lei un’antipatia impaurita: ma ora la pensavo come una persona strana e nient’altro. A quel che potevo sapere, mi pareva capace di un sacrificio sincero; avrebbe potuto sacrificare un gatto a un dio che amasse con tutta l’anima; ma sarebbe anche stata capace di alzarsi a metà della notte, dicendo: «Il sacrificio del gatto a Dio è stato sincero ma simbolico; in realtà Dio non ha nessun interesse a mangiarsi il gatto». E allora se lo sarebbe mangiato lei.

Nessuno accendeva le lampade: giudizio finale

I racconti del pianista di Montevideo sono qualcosa di imperdibile: Nessuno accendeva le lampade è un ottimo mix di malinconia, speranza, realismo magico, ricordi e poesia. Per di più - se non sbaglio - è tutto quello che si può trovare in italiano di Hernández, quindi sarebbe un peccato lasciarselo sfuggire. E proprio perché nessuno accendeva le lampade, io ti suggerisco di farlo!

Straniero in terra straniera, parola di Robert A. Heinlein (e di Mosè)

Straniero in terra straniera, parola di Robert A. Heinlein (e di Mosè)

Straniero in terra straniera è un romanzo di Robert A. Heinlein e anche una citazione biblica. Mosè mi è sempre stato antipatico, quindi in questo post parlerò del romanzo.

Mosè accettò di abitare da quell’uomo. Egli diede a Mosè sua figlia Sefora. Ella partorì un figlio che Mosè chiamò Ghersom; perché disse: «Abito in terra straniera».

Esodo 2:21-22

Gherson (in ebraico גֵּרְשֹׁם בן-מֹשֶׁה) è un personaggio della Bibbia, figlio di Mosè e Sefora. Nato in terra di Madian, Gherson significa proprio straniero.

Wikipedia

Ora parlo del romanzo, lo prometto!

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