Paura Sul Mondo Distopico fascista: L’Uomo È Forte, Di C. Alvaro

Paura Sul Mondo Distopico fascista: L’Uomo È Forte, Di C. Alvaro

Parlando di mondo distopico spesso pensiamo a 1984 di Orwell del 1948, a Il mondo nuovo di Huxley del 1932 o a Fahrenheit 451 di Bradbury del 1951 (o anche a Pelicula del 2014... beh, io lo faccio!).

Ma nel 1938 appare un romanzo italiano che in pochi conoscono: L'uomo è forte di Corrado Alvaro, una anticipazione orwelliana dai toni kafkiani come è definito nella quarta di copertina dell'edizione Tascabili Bompiani del 1994.

Il Mondo Distopico fascista

Il Mondo Distopico fascista

L'uomo è forte è la vicenda dell'ingegner Roberto Dale che, dopo un lungo soggiorno all’estero rientra in patria, un non ben specificato e misterioso Paese dove tutti hanno nomi italiani e per cui uscirne bisogna dirigersi verso nord.

Quindici anni prima una guerra civile aveva portato a una rivoluzione, culminata con l'instaurazione di un nuovo regime, tuttavia ancora si verificano tafferugli tra Partigiani e Bande: dalla parte del regime i primi, controrivoluzionari gli ultimi.

In questo scenario gli individui sono incoraggiati a vivere per la collettività: il privato è interdetto da un mondo distopico che sfrutta un cupo senso di oppressione per instillare nei cittadini paura, diffidenza, paura e un terribile senso di colpa, portando il popolo a essere tiranno di se stesso.

L'uomo è forte è un'efficace descrizione di come la dittatura opprima anche - e soprattutto - da un punto di vista psicologico.

L'incapace censura fascista

A differenza dei nomi citati all'inizio, Corrado Alvaro è l'unico a scrivere di un mondo distopico con il fiato della dittatura sul collo - quella miserevole fascista - quindi sarebbe doppiamente lodevole: non solo per la descrizione della sua distopia dal punto di vista letterario e artistico, ma anche per l'impegno sociale svolto in prima persona.

I fascisti però non sono particolarmente attenti al romanzo distopico di Alvaro: la censura leggendo le bozze chiese la modifica del titolo originale, che era Paura sul mondo, la soppressione di una ventina di pagine che alla fine si ridussero ad una ventina di righe, come ricorda l'autore che nel dopoguerra le definì senza importanza (Corrado Alvaro, Avvertenza in L'uomo è forte, Bompiani, 1994, p. 6.) e che in seguito non ripristinò mai.

Il colpo di genio fu invece la pretesa di un'avvertenza in cui si doveva precisare che l'idea del romanzo era nata all'autore durante un suo soggiorno nell'URSS, alcuni anni fa, che non si trattava di una farneticazione, dato che Corrado Alvaro era effettivamente stato in Unione Sovietica per conto de La Stampa.

L'incapace censura fascista nel mondo distopico de L'uomo è forte

Nel romanzo non è mai specificato quale fosse il Paese di questo mondo distopico (però...) quindi per il censore era indispensabile che non sorgessero dubbi.

La vile Censura del Mondo Distopico fascista

È poi successo che nel 1940 un'opera distopica come L'uomo è forte ricevette il premio per la classe letteratura dall'Accademia d'Italia, la più fascista delle istituzioni culturali del Paese!

Comunque, per come la vedo io, il riconoscimento maggiore a L'uomo è forte è quello d'esser stato esser bandito dalla Germania nazista e dalla Russia stalinista.

Citazioni da L'uomo è forte

Posizione 69-70

nuovo come una sorta di parodia e palinodia

Posizione 419-422

Le donne fragili e cascanti, sui tacchi troppo alti, preoccupate di piacere e di sembrare tutt’altre da quelle che fossero in realtà, con la bocca truccata da parer voluttuosa sotto la quale si scopriva la linea delle labbra strette e pettegole, gli parvero l’indizio di menzogne accumulate in una vecchia vita senza più scopo.

Posizione 445-447

La scorse sotto la tettoia della stazione, più chiara di tutte le poche persone che si aggiravano sul marciapiede ancora sgombro mentre il treno rallentava e si fermava, appoggiata a un pilastro di ferro. “Com’è seria,” pensò Dale. Ella gli apparve nella stessa confusione del ricordo, il viso offuscato come nel ricordo, quasi che la memoria d’una persona appassisca al modo dei fiori chiusi tra due fogli d’un libro.

Posizione 594-597

“Secondo me lo scrittore potrebbe anche non voler significare nulla, non avere nessuno scopo e non mirare a nessun risultato. Guardi i classici. Quello d’insegnare qualcosa a qualcuno, è un compito meschino, e non da artisti. La civiltà e il progresso oggi offrono tante forme d’insegnamento che l’arte se ne potrebbe ritenere dispensata. L’arte è l’artista stesso.”

Posizione 749-754

“Oh, un giorno uno qualunque, un inquisitore, dice: ‘Arrestatemi quella persona laggiù, come si chiama?’ Quella persona è arrestata e alla fine confessa che effettivamente è colpevole. Ha fatto o pensato qualche cosa di delittuoso, e che non si deve fare.” “Ma se non è vero?” “È sempre vero. Tutti pensiamo cose delittuose.” “E perciò può succedere a tutti…” “A tutti.” “In fondo, la cosa più grave sarà l’attesa di quel momento in cui l’inquisitore dice…” “Precisamente, l’attesa, ecco.”

Posizione 1210-1217

“Quello che noi facciamo,” proseguì Dale, “è un delitto? Non lo sa nessuno. Ma noi ci regoliamo come dei delinquenti. Operiamo come si trattasse di un crimine. E che cosa facciamo noi di tanto nascosto e proibito? Veramente ci potremmo lasciare, e tutto finirebbe; tutti e due saremmo tranquilli. Ma invece agiamo ugualmente, sapendo di compiere qualcosa che non istà bene. Non istà bene perché io vengo dall’estero, ed è pericoloso accostare qualcuno che viene dall’estero. Tu invece lo accosti. Io ti dovrei mandar via, e invece ti cerco. Invece abbiamo bisogno l’uno dell’altro, perché… perché… Tu conosci il perché?” “Forse perché è proibito,” replicò Barbara con uno di quegli accenti sinceri con cui le donne a volte chiariscono le situazioni più imbrogliate, definendo quello che gli uomini, per vanità o per una certa abitudine a truccare le cose, non confessano forse neppure a se stessi.

Posizione 1279-1279

“È un pezzo che io vorrei mangiare con te.” Diceva mangiare come avrebbe detto vivere.

Posizione 1319-1322

Dale si trovò in mezzo alla folla radunata sulla piazza, e vide i pupazzi avanzare in quella calca urlante, rigirarsi, con una indifferenza e uno sprezzo mostruosamente sublime. Le grida parevano gemiti di dolore; le donne strillavano come prese da una voluttà feroce; come su un corpo gigantesco e comune a tutti, gli ondeggiamenti della folla stampavano ripugnanti escrescenze e tumori; da queste escrescenze e da questi tumori vibravano le grida.

Posizione 1335-1340

Gli accadeva come nel tempo in cui, giovinetto, quasi ragazzo, aveva orrore del peccato che portava in sé, in un’età di fede e di religione profonda, il peccato che è in ognuno di noi contro noi stessi, seminato da un demone invisibile: allo stesso modo che allora, in quegli anni lontani, aveva parlato al Signore, umiliandosi in ogni fibra del suo essere, si rivolgeva ora a quest’uomo dal piccolo gesto e gli diceva mentalmente che non voleva mancare in nulla contro di lui. Ma nello stesso tempo, al modo che nei momenti di fede più profonda il diavolo suggerisce le più orribili e sconce bestemmie, egli si sentiva di bestemmiarlo.

Posizione 1355-1361

“Ma è poi vero che siano colpevoli?” chiese la figlia del Direttore che sedeva di fronte a Dale; una giovane con gli occhi senza espressione, e con una certa scabrosità della pelle agli zigomi come fissata in un brivido troppo forte una volta. “Mia cara,” disse il Direttore e congiunse le mani delicate fuori dei polsini inamidati, “non è questione di sapere che siano o non siano veramente colpevoli. Spesso anche l’apparenza della colpevolezza è una colpa. E quando poi l’opinione pubblica s’impadronisce di questi fatti, divengono gravi fatalmente, necessariamente. In questo momento il popolo sa di avere dei nemici nascosti. Capitano di simili giovanotti imprudenti, e l’opinione pubblica si orienta verso di loro. Tu non fai conto dei fenomeni collettivi. Questi elementi che hanno arrestati sono un ammonimento. Servono di esempio.”

Posizione 1463-1464

C’era un grammofono, e al suono dei ballabili ognuno pensò a qualcuno, con un sentimento dolente e inafferrabile. La voce che si levava da quella scatola chiusa descriveva un altro mondo, e la persona che cantava là dentro, seguita dalla musica, diventava un paesaggio.

Posizione 1546-1550

Anche l’Inquisitore, presente dappertutto, di cui ella si era accorta appena aveva avuto un segreto, che cosa voleva? E probabilmente questo individuo, come tanti altri, era irritato che altri esseri avessero qualche cosa per loro, appartenessero a qualcuno, fossero possessori di un oggetto tutto per loro. Ora Barbara era di uno. Questo sentimento era più grande e più importante dell’amore, nella sua condizione presente. Essere di uno solo, riservargli qualcosa di profondo e di incomunicabile agli altri. Staccarsi dagli altri. Avere ripugnanza degli altri. Essere uno. Ecco la colpa. Bisognava essere tutti.

Posizione 1653-1655

“Ma perché avrebbe voluto… Sì, infine, perché avrebbe dovuto uccidermi?” “Senza volerlo deliberatamente, certo. Ma vedere come si può sfiorare la morte. Una morte casuale, senza responsabilità, un incidente qualsiasi. Lei non lo ha mai pensato?”

Posizione 1696-1698

Sopra la fila delle sedie, certe illustrazioni a vivaci colori, in cornice, raffiguravano gente impiccata, fucili irti con le baionette puntati contro un gruppo di condannati, e tutto questo non aveva il più lontano senso macabro: sembrava anzi un trionfo.

Posizione 1714-1718

“Noi,” proseguì l’Inquisitore, “vogliamo che i nostri cittadini siano felici. Devono essere felici per forza.” (Strinse il pugno e digrignò i denti.) “Per forza. Tutto quello che li turba è delittuoso. Essi hanno la verità, la giustizia, la felicità. Essi non hanno misteri. Possono vivere pubblicamente uno di fronte all’altro, senza nascondersi nulla. Non si devono nascondere nulla. Il mondo intero deve essere pulito, senza ombre, senza dubbi, senza segreti, senza veleni di desideri e di nostalgie.

Posizione 2251-2252

Le aveva proposto di non vedersi più; ma non si poteva vivere senza vedersi.

Posizione 2263-2263

Dale pensava che ella vedeva questi oggetti tutti i giorni, e che questi erano i confidenti dei suoi pensieri.

Posizione 2342-2348

Egli ne vede il viso subito, col suo colore fulvo, e tutto vicino e preciso: la sua fronte, i suoi occhi chiari e lontani come il cielo; è seduta presso il tavolino e fuma un poco abbandonata, con le mani in grembo, l’una nell’altra; la sigaretta le vapora tra le dita. Pare che tutto acquisti d’improvviso una ragion d’essere; ella è come i mobili, come tutto ciò che intorno è silenzioso; ma lo guarda coi suoi occhi vivi. Il respiro le gonfia il petto, il suo alone rende temperata ogni cosa all’intorno: dove posa la mano è caldo, è caldo dove ella siede, ella stessa è calda come un focolare rinvenuto in una notte di gelo per una campagna deserta. Ella ride dai suoi occhi come qualcosa di profondo e di inesplorato, come ridono gli occhi degli animali, un riso incosciente e che è nella natura. Egli pensa che se ella non vi fosse, tutto sarebbe deserto intorno.

Posizione 2401-2401

la sua bocca armata di denti, che non può aprirsi senza dare l’idea del sorriso

Posizione 2517-2521

“Sei stata mai educata dai religiosi?” “Che cosa ti salta in testa? I religiosi, i religiosi?” diceva Barbara con una reazione eccessiva, come se avesse la febbre. “Sì, se fossi stata educata dai religiosi, ti accorgeresti che è la stessa cosa. Che quando ti sei messa nell’animo l’idea del peccato non te la levi mai più. Ti sembra sempre che qualcuno ti veda e ti giudichi. Qui è lo stesso. Per noi è lo stesso.”

Posizione 2655-2656

Egli si volse e disse con la rivelazione di un lampo: “Ma tu non puoi amarmi altro che quando sei lontana da me, quando io manco e non ti sono vicino. Tu mi ami come il ricordo, e come la lontananza, e come la nostalgia, e come il desiderio, e come il sogno. Ma vicino mi odii. Lo so.”

Posizione 2702-2704

Dale sarebbe capace di seguitare a vivere sotto lo stesso cielo, nella stessa città. È capace di tutto. È un uomo ostinato, puntiglioso, cieco, che crede di poter fermare con la sua passività la grande macchina che si muove su tutta l’estensione di quella terra, che domina pensieri e sentimenti, che sovrasta le illusioni umane.

Posizione 2735-2742

Rasentando i grandi edifici dove sapeva assiso il potere, si sentiva presa da venerazione; fra poco ella avrebbe partecipato alla potenza. Tra poco sarebbe tornata a casa, e avrebbe potuto mostrare all’occhio occulto che la sorvegliava la sua vita di tutti i giorni, senza paura, senza nulla da nascondere. Tutto sarebbe stato chiaro. Come era possibile che ella non avesse pensato mai prima alla tranquillità che danno queste cose? Che cosa erano le notti piene di spavento, le ore angosciose passate con Dale, quando c’erano nel mondo bei palazzi in cui la gente entrava con aria sicura, e tutto era chiaro, semplice, giusto? Tutto il suo operare occulto le apparve una pazzia, un inganno dell’uomo mai contento di nulla, eternamente sognatore, inseguitore di fantasmi, visionario, dotato di un istinto perenne verso tutto quanto è proibito. Ecco i palazzi, le torri, le colonne, gli archi: costruiti dall’uomo e dal suo anelito mai stanco verso non si sa quale perfezione e verso quale idea assoluta: tutto parlava un linguaggio forte e crudo, lo stesso linguaggio dell’uomo.

Posizione 2920-2922

L’Inquisitore la considerò alquanto, e levando le mani: “Si ricordi che noi ci interessiamo dei colpevoli. In alcuni casi, il delinquente opera ai fini più alti della giustizia, e la sua opera è necessaria alla società quanto l’esempio dei più fedeli e virtuosi cittadini.”

Posizione 2929-2938

“Noi non possiamo arrestare l’ingegnere Dale. Ci è troppo prezioso. Bisogna lasciargli il tempo di compiere la sua opera sino in fondo.” Si fregò le mani. “Noi abbiamo bisogno della sua opera.” Barbara levò gli occhi su quell’uomo. Si rizzò anch’ella e se lo trovò di fronte. “Che cosa c’è ch’io non so?” gli chiese. “Lei sa bene,” affermò l’Inquisitore, “quali siano i propositi di quell’uomo. Quando si è in uno stato di rivolta latente, come siete voi in questo momento, non rimane che arrivare alla fine. Siamo sicuri che forze occulte lavorano contro di noi, ma non faranno che consolidare la nostra opera. Noi aspettiamo il lavoro di queste forze occulte. Il nostro popolo ha bisogno di esempi; ha bisogno di difficoltà. Ha bisogno di trionfare dei suoi nemici.” “Forze occulte? Nemici?” mormorò Barbara col tono e con l’espressione torpida di chi, destato da un sonno in treno, si accorge di aver sorpassato la stazione dove era destinato, e dura fatica a mettere insieme i suoi bagagli le sue idee e le forze per decidersi a scendere.

Posizione 3081-3084

Ansimava un poco, e nei suoi baffi era sospesa qualche goccia d’acqua. Indicò con la mano tesa il fondo della strada dove l’orizzonte lontano balenava di una larga luce rosata, come se indicasse un paese che egli conosceva; le nubi vi si erano accumulate, e sulla prospettiva dei nuovi edifici diritti e uguali, e come disabitati, formavano una enorme cupola antica, come se le nuove forme dell’architettura non fossero arrivate ai fabbricati delle fantasie celesti.

Posizione 3122-3125

“Non ho troppo tempo davanti a me,” disse con un tono più pacato Dale. “Ma, piuttosto, come sapeva lei che io mi trovavo precisamente in quell’angolo di strada?” “Non lo sapevo affatto. Ci sono ore in cui la gente della medesima, diciamo così, mentalità, del medesimo animo insomma, si ritrova. In una città, ogni ora ha le sue uscite, i suoi uomini, la sua folla. È chiaro.”

Posizione 3153-3156

Io penso che allo stesso modo l’universo è percorso di pensieri, sentimenti, volontà. L’umanità dapprincipio non se ne accorgeva. Avvertiva che fenomeni misteriosi legavano gli uomini e i loro pensieri; ma lo avvertiva appena, come un malessere o un fastidio. Ad ogni buon conto, poneva questi fenomeni nel novero dei misteri. L’uomo era troppo sicuro di sé. La scienza, oh, sì, la scienza. Ma a conti fatti, l’uomo conosce meglio i cavalli e gli animali di quanto non conosca se stesso.

Posizione 3191-3192

“Ma questa è pazzia.” “Niente affatto. È la condizione prevalente del nostro mondo attuale.

Posizione 3297-3302

A ognuno è data una parte. Noi non siamo ancora abbastanza obiettivi per renderci conto che ognuno di noi rappresenta una parte, e non può rappresentare che quella. Lei ha mai pensato all’influsso che ha sul destino di un uomo un paio di baffi come i miei o una bella persona come la sua? E per quali cause ci innamoriamo? Un difetto più che un pregio, un vero, piccolo difetto fisico, che ci parla ai sensi, o qualcosa di imperfetto che è in noi decide del nostro destino. Ed è inutile ribellarsi. Noi abbiamo ora degli impresari straordinari che ci inducono a fare quello che noi rappresentiamo fisicamente. Il personaggio è sparito, e noi siamo delle maschere. Ma rappresentiamo una parte come se fossimo dei personaggi. Io e lei in questo momento rappresentiamo la nostra parte, senza volerlo. Proprio senza volerlo. E non possiamo fare altrimenti.

Posizione 3396-3397

Guardando le persone che illuminava la luce rosata dell’autobus, egli intravedeva in ognuna i segni del destino. A che ruolo erano destinati? Ma c’era pure della gente felice, che aveva per parte da adempiere quella di chi guarda, applaude, e grida “A morte!”

Posizione 3513-3515

Di alcuni giorni del suo viaggio egli serbava un ricordo confuso; ma di questo si ricordava: a mano a mano che andava avanti ritrovava come una corrente il movimento verso il Nord, ed era stato sempre più difficile trovare qualche cosa di cui nutrirsi.

Posizione 3521-3522

Camminavano i due uomini perduti nell’immenso creato della pianura, tra il dubbio calore dell’aria, di cui avvertivano la temperatura quanto basta per avvertire la vita.

Posizione 3537-3539

A Dale parve di andare a precipizio con la testa in avanti, rischiando di batterla contro una parete oscura, come se la terra si fosse impennata e si presentasse verticalmente davanti a lui. Poi si sentì adagiare, qualcuno gli staccava il bambino dalle braccia quasi lo sgravassero di un frutto, e un liquido buono, caldo, forte, gli entrava per le labbra.

Posizione 3634-3637

“Certo, sono ridicoli gl’intellettuali, ma non c’è da disprezzarli. Son fatti così. È grave, certo, che abbiano tolto ad essi l’istinto di agire e di difendersi. Ma li hanno allevati a credere che si possa accomodare ogni cosa ragionevolmente, ragionando. È insomma gente che si contenta soltanto di capire, e crede così di risolvere tutto. È troppo poco. È il male di tutto il mondo di oggi: voler capire. Non è vero?”

Posizione 3662-3667

Una brace gli si era posata sulla mano, e non finiva di bruciare, simile a una lucciola. Egli la allontanò con un colpo della mano. Aveva già fatto una scottatura. Gli faceva male, un dolore antico, vecchio come l’uomo. Guardando come la pelle si era aperta sotto quella bruciatura, egli pensò distintamente: “Non farà in tempo a guarire. Prima che si richiuda io non ci sarò più.” Sospirò forte. Questa piaga gli faceva sentire tutto il suo corpo, e glielo avrebbe fatto sentire fino all’ultimo, come se il dolore si fosse aperto questo piccolo varco per avvertirlo di sé.

Posizione 3699-3705

A che serve sapere, e capire? Non serve proprio a niente. Io lo so. Una volta noialtri avemmo un comandante che aveva studiato molto. Era molto istruito, e non sapeva mai che cosa fare; per lui ogni cosa andava bene, e poi ne andava bene un’altra, e un’altra; tutto era lo stesso. Non avrebbe mai saputo prendere una decisione. Tutto quello che succede oggi cosa credi che sia? Perché il mondo sa troppo. Dove volete arrivare? A capire di non capire niente. Sai come finì il nostro comandante? Era coraggioso, freddo, questo sì, perché chi sa riesce a essere freddo. Ha un certo modo suo. Si vede subito. Ma quel comandante aveva paura, indovina di chi? Di noialtri, proprio dei suoi Partigiani. Cercava di parlarci il meno possibile. Perché fa così la gente istruita; ha paura della gente ignorante. E invece bisogna fare tutta una famiglia che si capisca. Quel comandante, se lo vuoi sapere, finì ucciso. Già. Da qualcuno di noi.

Posizione 3788-3789

Mangiava e beveva senza pensare ad altro che a questo, come se compisse un lavoro. Isidoro stappava una bottiglia dopo l’altra. Che cosa ci voleva perché il mondo fosse felice? Niente, proprio niente.

Posizione 3888-3889

La bambina diceva che un ragazzo, l’estate passata, mentre trebbiava, si era trovata una vipera tra le mani, e ne era morto. Il fratello sosteneva che non era morto. Alla fine si conciliarono sulla frase: “Tutti dobbiamo morire.”

Posizione 3959-3960

All’onnipotenza di prima succedette una inanità felice e bisognosa di assistenza.

Un mondo distopico da riscoprire

L'uomo è forte meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato da molti più lettori, specialmente in Italia, e non perché sia un romanzo distopico italiano ambientato in (non si sa dove) Italia, ma perché questo mondo distopico non è un ipotetico futuro distante e nascosto, ma è la nostra storia.

La Logica Simbolica di Asimov Applicata agli Imbecilli

La Logica Simbolica di Asimov Applicata agli Imbecilli

Prima di parlare di logica simbolica ecco i miei dieci sinonimi di imbecille preferiti: babbeo, subnormale, citrullo, grullo, allocco, baggiano, beota, gonzo, mentecatto, stolido.

Con tutte queste definizioni ti sarà più facile pensare a tutte le volte che sei stato costretto ad ascoltare le ciance farfugliose di un figuro senza potergli ordinare di smetterla, sbattergli la porta in faccia e ingranare la quarta per fuggire.

Quando capita a me non ho che una scelta per cavarmela: la logica simbolica. In realtà non si tratta della logica simbolica vera e propria, ma di una mia versione rivisitata e semplificata. Ah, a proposito, non sono sicuri che tutti sappiano di che si tratta, quindi lascia che lo spieghi.

La Logica Simbolica su Ciuchino

Che cos'è la logica simbolica?

Si tratta di un'invenzione di Isaac Asimov, la introduce in Cronache della Galassia.

L'ho letto recentemente (per la terza volta, e non ricordavo di averlo letto già due volte, che smemorato!) sulla scia lasciata dalla serie TV, per capire se davvero non ricordassi niente delle cose viste in questi 10 nuovi episodi (stavolta la mia memoria non ha colpe, si sono inventati tutto).

Ma torniamo alla logica simbolica, ecco l'estratto in cui viene presentata:

D’accordo. Non è molto importante, d’altra parte. Ma sono del parere che la vostra nota diplomatica circa il valido contributo dato alla situazione da Lord Dorwin — e fece un sorriso amaro — sia stata la causa diretta di questo documento amichevole. Avrebbero aspettato più a lungo, altrimenti. Sono però convinto che un ritardo non avrebbe affatto giovato a Terminus, visto l’atteggiamento del Consiglio.

— Ci volete spiegare, signor sindaco, come siete giunto a questa conclusione? — domandò Yate Fulman.

— È molto semplice. Basta servirsi di uno strumento oggi molto trascurato: il buon senso. Vedete, esiste una branca del sapere umano, conosciuta sotto il nome di logica simbolica, che può venire usata per eliminare tutte le parole inutili che rendono oscuro il linguaggio umano.

Adesso dimmi se non è una cosa che dovrebbero rendere obbligatoria nelle riunioni, nei discorsi, nei comizi ecc.
Ma forse è il caso di spiegare meglio.

— Spiegatevi meglio — disse Fulman.

— Ve ne darò un esempio. Tra le altre cose ho applicato la logica simbolica a questo documento. Personalmente non ne avevo bisogno poiché ne sapevo già il significato, ma ho pensato che mi sarei potuto spiegare meglio, visto che sto parlando a cinque scienziati, servendomi di formule anziché di parole. — Hardin levò da una cartella alcuni fogli e li sparse sul tavolo. — A proposito — disse — queste note non sono state scritte da me. Come potete vedere, i fogli sono firmati da Muller Holk dell’Istituto di Logica.

Pirenne si sporse in avanti per osservare meglio. Hardin continuò: — Il messaggio di Anacreon era molto semplice da analizzare, visto che chi l’ha scritto è un uomo d’azione e non un diplomatico. Tutte le sue affermazioni giungono ad una conclusione molto semplice, che in simboli può essere spiegata così come vedete e che, tradotta in parole povere, dice pressappoco: «Se non ci date con le buone le cose che vogliamo entro una settimana, verremo a prendercele con le cattive».

Un esempio pratico con fregatura

Un esempio pratico di Logica Simbolica in Emoji

Ci pensa zio Isaac a darci un esempio dell'applicazione della logica simbolica, leggiamo:

Ci furono alcuni minuti di silenzio, durante i quali i cinque membri del Consiglio si piegarono ad analizzare i simboli scritti sui fogli. Intanto Pirenne si sedette al suo posto raschiandosi la gola con imbarazzo.

— Non credo — disse Hardin — che ci sia possibilità d’errore in questo caso. Vero, dottor Pirenne?

— Pare di no.

— Bene — continuò Hardin e mostrò altri fogli. — Davanti a voi ora avete una copia del trattato concluso tra Anacreon e l’Imperatore, trattato che, incidentalmente, porta la firma, come rappresentante dell’Imperatore, di questo stesso Lord Dorwin che fu nostro ospite l’altra settimana, e la relativa analisi simbolica.

Il trattato constava di cinque pagine fitte di scrittura mentre l’analisi si riduceva a non più di mezzo foglio. — Come potete vedere, signori, circa il novanta per cento del testo è stato scartato dall’analisi come privo di significato, e le conclusioni ricavate possono essere riassunte nei seguenti due punti, veramente interessanti.

Obbligazioni di Anacreon verso l’Impero: nessuna. Influenza dell’Impero su Anacreon: nessuna.

Di nuovo i cinque consiglieri seguirono ansiosamente le dimostrazioni, controllando accuratamente i fogli. Quando ebbero finito, Pirenne disse, preoccupato: — I calcoli mi sembrano esatti.

— Voi ammettete quindi che il trattato non è altro che una dichiarazione d’indipendenza totale da parte di Anacreon ed un riconoscimento del suo status da parte dell’Impero?

— Sembra che sia così.

— E voi non credete forse che Anacreon se ne renda anch’esso perfettamente conto e sia desideroso di affermare la propria indipendenza, tanto da risentirsi per ogni azione che possa venire interpretata come minaccia di interferenza da parte dell’Impero? Specialmente quando sia evidente che l’Impero non è affatto in grado di sostenere una tale minaccia?

— Ma allora — s’intromise Sutt — il sindaco Hardin non tiene conto delle assicurazioni di appoggio da parte dell’Impero che ci ha dato Lord Dorwin. Sembravano... — esitò — sembravano soddisfacenti.

E ora finalmente la parte più interessante

Ricordavo l'esistenza della logica simbolica - a dire il vero ricordavo fosse un dispositivo e non una tecnica di analisi ma vabbè siamo lì - ricordavo che fosse un'invenzione di Asimov, però non ricordavo dove l'avessi letto (sì, un romanzo del ciclo della Fondazione, ma quale?).

Raccontare dello strumento che da un discorso lungo ed elaborato elimina le parti inutili e riassume i punti fondamentali era anche un cavallo di battaglia! Chi non ne vorrebbe uno?

E la parte più interessante di quando lo raccontavo è il brano che segue - lo conferma anche Salvor Hardin:

Applicare la logica simbolica

Hardin s’appoggiò allo schienale della poltrona. — Questa è la parte più interessante di tutta la nostra storia. La prima volta che ho incontrato Lord Dorwin l’ho considerato un perfetto somaro. Mi sono dovuto poi convincere che è invece il diplomatico più preparato dell’Impero ed un uomo intelligentissimo.

Mi sono preso la libertà di registrare tutte le sue affermazioni. Ci fu un mormorio di indignazione, e Pirenne aprì la bocca, scandalizzato. — Perché vi sorprendete? — domandò Hardin — Mi rendo conto d’avere commesso un’azione contraria alle regole dell’ospitalità, una cosa che nessun gentiluomo farebbe mai. Devo anche riconoscere che se milord se ne fosse accorto, le conseguenze sarebbero state spiacevoli. Ma non se n’è accorto, ed io ho la registrazione. Questo è tutto. L’ho fatta trascrivere e l’ho spedita ad Holk perché la analizzasse.

Lundin Crast disse: — E dov’è il risultato dell’analisi?

— Qui veniamo al punto più interessante — replicò Hardin. — Quest’ultima analisi è stata la più difficile delle tre. Quando Holk, dopo due giorni di duro lavoro riuscì ad eliminare ogni affermazione priva di significato, le parole incomprensibili, gli aggettivi inutili, in breve tutto ciò che era irrilevante, scoprì che non era rimasto niente. Aveva cancellato tutto. Signori, in cinque giorni di discussioni, Lord Dorwin non ha detto assolutamente nulla, ed è riuscito a fare in modo che voi non ve ne accorgeste. Ecco tutte le assicurazioni che vi ha dato il vostro prezioso Impero.

Probabilmente per un diplomatico, un politico o chiunque occupi un qualsiasi ruolo di responsabilità riuscire a parlare senza dire nulla è un grande dono, per chiunque altro è solo sintomo di idiozia.

Con l'aiuto della logica simbolica però oggi è più facile smascherarli!

Antifona: la Distopia Individualista di Ayn Rand

Antifona: la Distopia Individualista di Ayn Rand

Antifona è una breve distopia individualista di Ayn Rand, filosofa e sceneggiatrice russa naturalizzata statunitense, che narra - appunto - il risveglio dell'individualità in un sistema di collettivismo estremo.

Lessi questo romanzo distopico per la prima volta nel 2009; poi mi è ricapitato per le mani qualche giorno fa e ho iniziato a sfogliarlo quasi per caso, ma è talmente breve e scorrevole che prima che me ne accorgessi l'avevo riletto tutto.

Antifona: Quarta di copertina

La vicenda si svolge in una società dove, in nome dell'uguaglianza, all'individuo è stato sottratto ogni spazio di libertà. Il processo di collettivizzazione ha realizzato non solo l'esproprio dei beni privati, ma anche quello della persona stessa. Il nome, il pensiero, i sentimenti di ognuno sono proprietà collettiva, appartengono ai nostri fratelli.

La presa di coscienza del valore della diversità e dell'egoismo da parte dei protagonisti consentirà di abbattere questa mostruosa società di uguali.

Nel panorama della letteratura distopica, Antifona (uscito a Londra nel 1938), aldilà del chiaro significato filosofico e politico, rappresenta un piccolo capolavoro di scrittura per il suo scarno, pacato, denso lirismo.

Uguaglianza 7-2521, il protagonista di Antifona

La distopia individualista Antifona, scritta da Ayn Rand

Uguaglianza 7-2521 (questo il nome del protagonista della nostra distopia individualista) è nato diverso da tutti gli altri chiamati suoi fratelli, e a causa di ciò viene guardato con sospetto.

È diverso sia fisicamente (nel romanzo è indicata la sua eccezionale altezza: un metro e ottanta; sono stato portato a pensare che fosse più alto della media, ma in realtà questo non è mai specificato), sia mentalmente: ha un'indole curiosa e spesso si rivela critico verso ciò che gli è detto.

Gli strani nomi che vengono assegnati ai nuovi nati sono l'emblema della strategia di annullamento dell'individualità: al posto dei nomi propri un termine generico e un numero. I termini possono essere uno fra i seguenti:

  • Alleanza
  • Armonia
  • Collettivo
  • Democrazia
  • Fraternità
  • Internazionale
  • Solidarietà
  • Unione
Noi siamo nati con una maledizione. E questa ci ha sempre portato a pensieri che sono proibiti. Ci ha sempre dato desideri che gli uomini non possono desiderare. Sappiamo di essere malvagi, ma in noi non c'è volontà né potere di opporci. Questo è il nostro smarrimento e la nostra segreta paura: sapere e non opporci.
Pag. 8
E le domande non ci danno pace. Noi non sappiamo perché la nostra maledizione ci fa continuamente cercare non sappiamo cosa. Ma non possiamo opporci. Ci sussurra che ci sono grandi cose su questa nostra terra, e che le possiamo conoscere se tentiamo, e che le dobbiamo conoscere. Noi chiediamo perché dobbiamo conoscere, ma non otteniamo alcuna risposta. Noi dobbiamo conoscere perché possiamo conoscere.
Pag. 12-13

La Grande Rinascita ha dato origine alla distopia individualista in cui vive Uguaglianza 7-2521, una società sorta sulle rovine di una non specificata guerra, un mondo arretrato basato sul livellamento verso il basso.

Il governo è amministrato attraverso una serie di Consigli (una sorta di ministeri), che attuano una vigilanza ferrea sulla vita della popolazione. Il concetto primario è: «Non ci sono uomini ma solo il grande noi».

Noi e Internazionale 4-8818 siamo amici. Questa è una cosa cattiva da dire, poiché è una trasgressione, la grande Trasgressione della Preferenza, amare uno qualsiasi tra gli uomini più degli altri, dal momento che dobbiamo amare tutti gli uomini e tutti gli uomini sono nostri amici. Così noi e Internazionale 4-8818 non ne abbiamo mai parlato. Ma lo sappiamo. Lo sappiamo, quando ci guardiamo negli occhi. E quando ci guardiamo così senza parole, entrambi sappiamo anche altre cose, strane cose per cui non ci sono parole, e queste cose ci spaventano.
Pag. 17

«Dobbiamo andare giù», dicemmo a Internazionale 4-8818.

«È proibito», risposero.

Noi dicemmo: «Il Consiglio non sa di questa buca, quindi non può essere proibito.»

Ed essi risposero: «Poiché il Consiglio non sa di questa buca, non ci può essere alcuna legge che permetta di entrarci. E tutto ciò che non è permesso dalla legge è proibito.»

Ma noi dicemmo: «Andremo lo stesso.»

Essi erano spaventati, ma rimasero lì e ci guardarono andare giù.

Pag. 18

La ribellione nel romanzo distopico

Ayn Rand, autrice della distopia individualista Antifona

Sono due le cause scatenanti della disubbidienza del protagonista: la scoperta dell'amore e la presa di coscienza della propria originalità intellettuale.

In un romanzo distopico individualista la ribellione maggiore è quella contro il collettivismo, e scoprire di riuscire a realizzare qualcosa senza l'aiuto di alcun fratello è la conferma definitiva del proprio individualismo.

Noi non pensiamo più a loro come a Libertà 5-3000. Abbiamo dato loro un nome nei nostri pensieri. Le chiamiamo l'Aurea. Ma è una colpa dare agli uomini nomi che li distinguono dagli altri. Tuttavia le chiamiamo l'Aurea, poiché non sono come gli altri. L'Aurea non sono come gli altri.

E noi non badiamo alla Legge che dice che gli uomini non devono pensare alle donne, se non al Tempo dell'Accoppiamento. Questo tempo giunge ogni primavera quando tutti gli uomini sopra i vent'anni e tutte le donne sopra i diciotto sono mandati per una notte al Palazzo Cittadino dell'Accoppiamento. E ciascuno degli uomini si vede assegnata una delle donne dal Consiglio di Eugenetica. I bambini nascono ogni inverno, ma le donne non vedono mai i loro bambini e i bambini non conoscono mai i loro genitori. Per due volte noi siamo stati mandati al Palazzo dell'Accoppiamento, ma è una cosa sgradevole e vergognosa, a cui non ci piace pensare.

Pag. 25-26

«Cantiamo perché siamo felici», abbiamo risposto all'uomo del Consiglio della Casa che ci aveva rimproverati.

«Certo che siete felici», hanno risposto. «Come altro potrebbero essere gli uomini quando vivono per i propri fratelli?»

E ora, seduti qui nella nostra galleria, ci interroghiamo su queste parole. E proibito non essere felici. Poiché, come ci è stato spiegato, gli uomini sono liberi e la terra appartiene a loro; e tutte le cose sulla terra appartengono a tutti gli uomini; e la volontà di tutti gli uomini insieme è buona per tutti; e così tutti gli uomini devono essere felici.

Eppure, la notte, mentre siamo nella Grande Sala, e ci togliamo gli abiti per andare a dormire, guardiamo con stupore i nostri fratelli. Le teste dei nostri fratelli sono piegate. Gli occhi dei nostri fratelli sono tristi, ed essi non si guardano mai negli occhi tra loro. Le spalle dei nostri fratelli sono incurvate, e i loro muscoli esausti, come se i loro corpi fossero rattrappiti e desiderassero nascondersi allo sguardo degli altri. E una parola s'insinua nella nostra mente, mentre guardiamo i nostri fratelli, e questa parola è paura.

Pag. 29

«Questa scatola è inutile», dissero Alleanza 6-7349.

«Se dovesse essere ciò che essi pretendono», dissero Armonia 9-2642, «porterebbe alla rovina il Dipartimento delle Candele. La Candela è un grande beneficio per l'umanità, in quanto approvata da tutti gli uomini. Perciò non può essere distrutta dal capriccio di uno.»

«Ciò rovinerebbe i Piani del Consiglio Mondiale», dissero Unanimità 2-9913, «e senza i Piani del Consiglio Mondiale il sole non può sorgere. Ci sono voluti cinquant'anni per ottenere l'approvazione di tutti i Consigli per la Candela, e per decidere sul numero necessario, e per riadeguare i Piani per costruire candele invece di torce. Tutto ciò ha coinvolto migliaia e migliaia di uomini che lavorano in moltissimi Stati. Non possiamo alterare di nuovo i Piani così presto.»

«E se questa cosa dovesse alleggerire il duro lavoro degli uomini», dissero Similarità 5-0306, «allora è un gran male, poiché gli uomini non hanno ragione di esistere se non per lavorare duramente per gli altri uomini.»

Pag 57-58
Abbiamo mentito a noi stessi. Noi non abbiamo costruito questa scatola per il bene dei nostri fratelli. L'abbiamo costruita per se stessa. Per noi viene prima dei nostri fratelli, e la sua verità è superiore alla loro verità. Perché ci stupiamo di questo? Non ci restano molti giorni da vivere.
Pag. 60

L'epilogo della distopia individualista

La fuga è l'inevitabile epilogo di questa distopia individualista: il protagonista si addentra nella Foresta Inesplorata - un tabù per la sua gente - e cerca un posto dove nascondersi. È qua che si riappropria della sua identità e la distopia individualista trova compimento.

Uguaglianza 7-2521 si dà il nome di Prometeo, e alla sua amata Aurea lo cambia in Gea: la Terra Madre della futura umanità fatta da uomini liberi.

Poi andammo avanti. E giungemmo a un ruscello che si stendeva come una striscia di vetro tra gli alberi. Scorreva così quieto che non vedevamo l'acqua ma solo una fenditura nella terra, in cui gli alberi crescevano verso il basso, capovolti, e il cielo giaceva sul fondo.
Pag. 62
Restammo uniti a lungo. Ed eravamo spaventati perché avevamo vissuto per ventun anni e non avevamo mai saputo quale gioia è possibile agli uomini.
Pag. 67
Tutto ciò che viene dai molti è bene. Tutto ciò che viene da uno solo è male. Così ci è stato insegnato con il nostro primo respiro. Noi abbiamo infranto la legge, ma non abbiamo mai dubitato di essa. Tuttavia adesso, mentre camminiamo attraverso la foresta, stiamo imparando a dubitare.
Pag. 69

Ho chiuso col mostro del "Noi", la parola di servitù, di saccheggio, di miseria, falsità e vergogna.

E adesso io vedo il volto di dio, e innalzo questo dio sopra la terra, questo dio che gli uomini hanno cercato sin da quando hanno iniziato ad esistere, questo dio che garantirà loro gioia e pace e orgoglio.

Questo dio, questa singola parola:

"Io".

Pag. 80
Io vivrò qui, nella mia casa. Trarrò il mio cibo dalla terra con il lavoro delle mie mani. Apprenderò molti segreti dai miei libri. Negli anni avvenire, ricostruirò le conquiste del passato, e aprirò la via per condurle ancora avanti, conquiste che sono aperte a me ma chiuse per sempre ai miei fratelli, poiché le loro menti sono incatenate a quelle dei più deboli e più stupidi tra loro.
Pag. 82
Ma cos'è la libertà? Libertà da cosa? Non c'è niente che possa portare via all'uomo la sua libertà, se non altri uomini. Per essere libero, un uomo deve essere libero dai suoi fratelli.
Pag. 84

Nota dell'editore

La mai sopita aspirazione egualitaria che vorrebbe gli individui ridotti a bocce da biliardo dello stesso colore e dello stesso diametro riaffiora in questi tempi, sotto mentite spoglie, e ci affligge con vagoni affligge con vagoni di nausolidutiva melasseante. Questo breve e amaro racconto potrà forse servire da efficace antidoto.
Ti racconto una breve storia finita bene: Carcassonne di Giochi Uniti

Ti racconto una breve storia finita bene: Carcassonne di Giochi Uniti

Era da un bel pezzo che avevo incluso Carcassonne nella lista dei futuri acquisti… ora ti racconto una breve storia finita bene.

Qualche giorno fa si è svolta la commemorazione annuale del giorno della mia nascita, e avendo fatto trapelare l'informazione di poco sopra per i giusti canali, ecco che - magic - ricevo Carcassonne in regalo!

E non il solito Carcassonne che conosciamo tutti, ma l'edizione speciale per il ventesimo anniversario del gioco. Fantastique!

Te la racconto breve: di nuovo, rispetto alla confezione classica, è inclusa un'espansione con tessere fiume e una serie di adesivi per personalizzare le miniature (fronte e retro). Le istruzioni sono più belle (sembrano vecchi scritti su pergamena) e sulle tessere compare lo stemma 20 per celebrare la ricorrenza.

Al momento di preparare la prima partita, però, scopro l'impensabile: manca una miniatura e ce ne sono altre due dello stesso tipo. Non che si tratti di qualcosa di veramente grave, perocheppalle avere il gioco nuovo con già qualcosa che non va prima di iniziare!

Allora attivo la mia modalità 2.0 e pubblico su Instagram.

Racconto una breve storia finita bene passando per Instagram

Gentili Giochi Uniti finalmente sono riuscito a farmi regalare 🤭 il vostro bellissimo Carcassonne, nella preziosa edizione del ventennale.
A me e alle mie figlie (soprattutto a loro, in vero) è molto piaciuto decorare i meeple (gioppini, nella lingua locale) con i divertenti stickerini inclusi nella confezione.
Il gioco è uno dei miei preferiti e so già che mi divertirò in eccezionali partite, ma devo segnalare una piccola anomalia che un po' guasta la festa: come si può evincere dalla foto ho trovato due segnalini badessa rossi e nessuno giallo, che è un peccato anche perché dopo aver applicato lo sticker il colore della miniatura è piuttosto importante.
Mi chiedo se fosse possibile ricevere una badessa gialla, o in alternativa se qualcuno vi segnalasse di aver trovato due badesse gialle, che mi mettiate in contatto con lui 😂 Grazie e complimenti per il vostro impegno ✌️
Racconto una breve storia finita bene passando per Instagram

Nel giro di poche ore giunge risposta:

Grazie Andrea, può scrivere al [indirizzo email customer care] a riguardo 🙂
@giochiuniti

E io lo faccio subito!

Meno social e più azione: scrivo un'email

Se oggi racconto una breve storia finita bene è anche merito della cara e vecchia email, in cui subito copio 'ncollo la richiesta e la invio all'indirizzo che m'è stato segnalato: questa la risposta ricevuta in meno di ventiquattr'ore.

Buongiorno Andrea,
solitamente la prassi è questa: “serve solamente la copia della prova di acquisto (scontrino o ricevuta digitale d’ordine) e il suo indirizzo completo di nr telefonico. Provvederemo a inviarle i pezzi direttamente a casa.”
Per questa volta e senza rovinare la festa, metto in spedizione il pezzo mancante, anche perché questo ufficio chiude con la giornata di oggi e riapre il 9 gennaio 2022.
Per le prossime volte, se capitasse.. tenga presente queste informative date.
Saluti
Buon Natale.
AM - Customer Care Giochi Uniti

Dopo aver ringraziato sentitamente, entro in modalità attesa del pacco.

La modalità attesa pacco: contributo grafico

Ti racconto una breve storia finita bene: la ricevuta GLS
Ti racconto una breve storia finita bene: la busta di Giochi Uniti

Busta's unboxing

Come promesso all'inizio, ti racconto una breve storia finita bene, ed ecco il finale: ora ho anche la miniatura della badessa gialla!

Se racconto una breve storia finita bene pensiamo subito alla badessa gialla

Non ti sottrarrò altro tempo raccontandoti della miniatura blu che ho perso due volte (la stessa!) perché poi l'ho sempre ritrovata, l'importante è che il racconto sia finito bene… al triplo!

I 3 punti della grande lezione dei romanzi distopici

I 3 punti della grande lezione dei romanzi distopici

È verosimilmente poco probabile che la lezione dei romanzi distopici passi inosservata agli appassionati di questo genere letterario.

I distopici fanno parte di un filone che mi ha interessato molto nel corso degli anni, un filone popolato da titoli di indubbio valore, capaci di ricreare scenari di grandissimo impatto e influenzare l’immaginario di lettori di ogni epoca.

Influenzare e non solo: impartire tre vere e proprie lezioni di vita a chi decidesse di avventurarsi all'avventura di questi romanzi… già, ma questi quali?

Distopia questa sconosciuta

Come già provavo a formalizzare in Romanzo distopico: ovvero un monito su chi potremmo diventare, ecco quali sono, ovvero ecco la mia definizione di romanzo distopico:

Un romanzo distopico o - più in generale - una distopia è la narrazione di una società immaginaria organizzata in modo tale da impedire ai suoi membri di raggiungere la felicità.
Andrea Cabassi

In che modo quindi la lezione dei romanzi distopici può esserci di aiuto, se parliamo di un'utopia al contrario, un mondo guasto e indesiderabile, un mondo in cui non vorremmo mai vivere?

Tanto per cominciare è questo che rende i romanzi distopici avvincenti e affascinanti, perché in realtà parlano di noi, di quello che potremmo essere, di quello che saremmo potuti essere.

La lezione consiste in questo: prima di tutto conoscere noi stessi, e poi immaginare i nostri comportamenti in condizioni inaspettate.

I tre grandi maestri

Visto che ho provato - per due volte - a definire che cosa sia un romanzo distopico, cerco ora di chiarire anche che cosa non lo è: infatti è piuttosto comune includere nella categoria anche quelle storie i cui personaggi si muovono in un mondo distopico, ma in cui il tema principale non è il sociale.

Sono storie queste che potremmo chiamare paradistopiche (potremmo? Io l'ho appena fatto!) non hanno certo nulla da invidiare alle cugine, semplicemente sono qualcos'altro.

Io personalmente ho letto molti romanzi distopici, ma ce ne sono tre che considero - e come me probabilmente la maggior parte degli appassionati di questo genere - i non plus ultra, gli over the top, la santa trinità distopica.

Se sei un cultore della categoria li avrai indovinati, in ogni caso - anche per omaggiarli a dovere - ecco i titoli che starai già urlando contro il monitor:

  • 1984 di George Orwell
  • Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
  • Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley

I tre maestri: Orwell, Huxley e Bradbury. Non i primi a cimentarsi in questo genere letterario, ma quelli che più di altri hanno lasciato il segno più vivo - in me sicuramente.

I tre grandi insegnamenti

I buoni libri non devono insegnare niente, ma i bravi lettori devono comunque imparare qualcosa.

Io che come lettore mi reputo bravo ma potrebbe impegnarsi di più tre importanti lezioni da quelle distopie le ho assorbite.

Forse non saprò snocciolarti gli eventi uno in fila all'altro come si succedono nel libro - la mia memoria ha finito i giga - ma quello che mi resta attaccato è ben più importante della trama o dei nomi dei personaggi.

La lezione dei romanzi distopici è qualcosa che assumi e diventa parte di te, del tuo codice morale, di ciò cui fai appello quando devi prendere una decisione di vita.

La prima lezione dei romanzi distopici

La prima lezione dei romanzi distopici

La prima lezione l'ho tratta da 1984 di George Orwell, e riguarda il linguaggio.

In 1984 la lingua inglese parlata dai personaggi viene gradualmente sostituita da una versione più semplificata (la neolingua, newspeak in originale) dove il lessico è impoverito, le regole sono poche e circostanziate, le sfumature completamente eliminate.

L'obiettivo dell'introduzione di questa lingua è quello di agire direttamente sulle idee: se non hai le parole per esprimere un concetto, non puoi formulare quelle idee per cui servono certe parole, se non attraverso lunghi giri di parole che inevitabilmente ne fanno perdere l'efficacia.

La prima lezione è che le parole sono importanti: il pressapochismo è semplice, diffuso, accettato o non riconosciuto (con lo stesso risultato), ecco perché è ancora più difficile vincerlo.

La seconda lezione dei romanzi distopici

La seconda lezione dei romanzi distopici

In Fahreneit 451 i Vigili del fuoco vanno alla ricerca di libri - che sono illegali - per bruciarli.

La lezione del romanzo distopico di Ray Bradbury è che la conoscenza fa paura, specie a chi ti vuole controllare.

La terza lezione dei romanzi distopici

La terza e ultima lezione dei romanzi distopici

Se la società di 1984 e quella di Fahreneit 451 potevano essere definite repressive, quella di Mondo Nuovo sembra una vera utopia: l'umanità ha sconfitto guerre e malattie, vive nel benessere ed è felice.

Il prezzo di questa società all'apparenza utopica però è alto: l'umanità ha dovuto rinunciare all'amore, all'arte e alla diversità.

Dal capolavoro di Aldous Huxley ho imparato che non sempre i tiranni indossano gli stivaloni e avanzano a passo d’oca, tante volte ti colpisce il loro sorriso.

Occhi aperti

La distopia conferisce drammaticità a una storia, ci fa immedesimare e ci fa riflettere sulla società in cui viviamo, su alcuni suoi aspetti che se pur non sono distopici a tutti gli effetti, in qualche modo non sono nemmeno lo specchio della perfezione.

Quello che dobbiamo fare il più delle volte è semplicemente tenere gli occhi bene aperti.

Città, Mare e Truffe Cyberpunk: il Racconto del Sogno

Città, Mare e Truffe Cyberpunk: il Racconto del Sogno

Questo è il racconto del sogno che ho fatto stanotte, un sogno davvero strano, sia per le situazioni - ma questo è piuttosto comune - che per la struttura narrativa - ed è questa la parte che mi ha colpito!

Dato che sono sicurissimo che vuoi sentirlo, ecco qua.

L'antefatto

All'inizio del sogno mi trovavo in città, in compagnia di un amico che per rispetto del suo anonimato (e dignità) chiameremo lo Zio Puma. Io e lo Zio Puma eravamo alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa, ma nonostante i nostri sforzi non riuscivamo a trovare nulla di nulla.

E qua mi fermo, perché altrimenti l'antefatto si trasforma in un racconto!

L'inizio del sogno si svolge in città

Come anticipato, all'inizio del racconto del sogno io e lo Zio Puma ci troviamo in pieno centro storico a Brescia, alla ricerca di un posto dove mangiare.

Dopo un po' di girare a vuoto decidiamo di entrare in un ristorante. Seduti e accomodati diamo un'occhiata a menù, e immediatamente capiamo di aver commesso un errore: scopriamo infatti che tutto è clamorosamente caro e ci chiediamo come mai non ci siamo accorti di che razza di posto fosse quando siamo entrati.

Mentre mi arrovello per trovare una soluzione, lo Zio Puma prende l'iniziativa e chiede la carta dei vini a un cameriere, così da avere un pretesto per lamentarsi di qualcosa e andarcene (non so come facevo a saperlo perché non me ne aveva parlato, ma soprassediamo tali questioni di logica nei sogni).

Tuttavia il cameriere interpellato ci risponde che il ristorante non ha alcuna carta dei vini, così cogliamo la palla al balzo e ci lamentiamo con lui di quello - scandaloso - per poi finalmente andarcene.
Il ristorante costoso del racconto del sogno

Il racconto del sogno prosegue al mare

Esco dal ristorante e la scena cambia: ora sono in una località marittima, nei pressi di una spiaggia dove - scoprirò - accadono fatti ancora più surreali.

Sto parlando con due conoscenti: uno mi rivela il vero nome dell'altro, e io finalmente chiarisco un dubbio che avevo da anni (ma nella realtà il nome lo conoscevo già!), dopodiché mi dicono che con 500 lire posso prenotare la spiaggia per tutto l'anno prossimo.

Fantastico, che prezzaccio! Incuriosito da questa super offerta, cerco di capire dove vada infilata la moneta - come se ci fosse da qualche parte un parchimetro per spiagge a fasce annuali - ma non trovo nulla del genere (evidentemente era un'idea troppo stramba anche per un sogno).

 
Il racconto del sogno continua al mare

Vedo però nei bagni della spiaggia un vecchio bagnino con tanto di cappello di paglia, così decido di andare da lui per chiedere informazioni sul parchimetro da spiaggia.

Lui si trova all'ingresso di uno uno sgabuzzino, e vedo che che sta armeggiando con alcuni attrezzi: qualche bastone, una vanga, un rastrello e simili... lo lascio però perdere perché in lontananza vedo lo Zio Puma in sella a uno pseudo trattore, un mezzo simile a un gatto delle nevi... ma per la sabbia, non so come descriverlo meglio, e sta tracciando a terra il perimetro della spiaggia.

Il ristorante al mare del racconto del sogno

Probabilmente vederlo mi ricorda l'intento iniziale del sogno, allora riprendo la ricerca del posto dove mangiare. Questa volta si tratta di bar e ristoranti in stile marittimo, con colori fra il bianco e l'azzurro, molto legno addobbato con conchiglie, reti da pesca e cose così.

Dopo aver girovagato - sempre con occhio vigile sugli spostamenti dello Zio Puma - trovo un locale, che in realtà sembra più un banchetto all'aperto con barriera divisoria in polimetilmetacrilato (plexiglass) dove l'unica cosa che posso mangiare è un panino con prosciutto crudo e acciughe.

All'inizio non sono molto dell'idea di mangiare quell'obbrobrio, ma mi dico vabè, mej de gnent (trad: convengo che sia preferibile all'astensione).

Intercettando il mio disappunto, il ristoratore afferra il panino e lo scompone, rimettendolo insieme in modo strano: il pane è tagliato in fettine diagonali, il prosciutto è piegato su se stesso e le acciughe sono divise in piccoli pezzi (ma a me sembra tutto normale) e in questo modo il pasto mi appare improvvisamente migliore.

Al momento di pagare mi rendo conto di avere solo una banconota da 200€, così è costretto a darmi un resto che sembra infinito, una marea di monete e monetine che impiegano una vita e mezza a passare dalle sue alle mie mani.

Alla fine controllo che sia tutto a posto... invece non mi tornano i conti.

Io me ne lamento ma lui si giustifica in un modo che non capisco, insisto e alle tante emerge che tutti i locali della zona fanno pagare una quota extra perché (qua non ricordo bene) devono ripagarsi per via di un credito sospeso con qualcuno/qualcosa che non è mai stato onorato.

Io allora - taccagno al midollo - gli dico che non mi interessa nulla del loro credito, e che rivoglio i miei soldi. Gli rendo il panino e qua scatta qualcosa: di colpo mi si sbloccano ricordi di quella giornata che fino a quel momento ignoravo, che non avevo sognato, ma che da lì in avanti è come se avessi sempre avuto!

Mare e città si mischiano

La cosa davvero assurda di questo sogno è proprio questo: lo sblocco di ricordi del passato. Tutti assieme, come se li avessi sempre avuti, e per il me del sogno era effettivamente così, ma per il me sognatore era un paradosso completo!

Un sogno apparentemente  innocuo si trasforma in un cyberpunk con innesti di memoria alla Ghost In The Shell!

Ghost In The Shell - Memoria Innestata

Già mi sembrava paradossale il fatto che non apprezzassi qualcosa contenente acciughe, ma sapere che nello stesso istante avevano convissuto il me senza ricordi e il me con ricordi mi faceva uscire di senno!

Ricordi come il fatto che all'inizio del racconto del sogno io non possedevo quei 200 euro, ma me li aveva dati qualcuno per errore (un resto sbagliato? Non ricordo...) e avevo deciso di far finta di nulla e tenermeli (che lestofante!) e che in precedenza io e lo Zio Puma avevamo cercato di truffare senza successo il tipo del panino con le acciughe (non ricordo i dettagli, tuttavia in questo sogno ero una vera canaglia).

L'uomo delle acciughe allora chiama qualcuno in suo aiuto e mi dice che non mi ridarà i miei soldi perché quando ho aperto il portafoglio ha riconosciuto al suo interno nove scontrini e da ciò ha capito che ero quello che in precedenza aveva tentato di truffarlo.

Il gran finale

Il gran finale del racconto del sogno è che - come spesso accade - sul più bello mi sono svegliato.

Però sono contento di essermi ricordato così tanto, di solito non ci riesco; merito della decisione di inviare un messaggio con tutto quello che ricordavo al mio coprotagonista Zio Puma, che con grande saggezza mi risponde in tal guisa:

Che tribulata!

Il Romanzo Distopico che ha Anticipato i Complotti NoVax

Il Romanzo Distopico che ha Anticipato i Complotti NoVax

Il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax non era – naturalmente – a favore di questa teoria, né di altre come i nogreenpass, i terrapiattisti, i negazionisti dell’atterraggio sulla luna, quelli delle scie chimiche, gli incel e altre panzane che potremmo raccogliere sotto il felice nome di #nobrain.

A dirla tutta non è che abbia esattamente anticipato i complotti, ma ha ipotizzato uno scenario dove tutte le teorie complottare si sono avverate: vaccini malevoli, 5G fedifrago, controllo della popolazione, un gruppo di persone che si ribella al sistema, rivolte ecc.

Non l’ho ancora detto, ma se mi segui da un po’ forse hai già capito che il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax di cui ti sto parlando è Pelicula!

Il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax è Pelicula

Pelicula è il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax

Grazie ai potenti mezzi a mia disposizione ho chiesto al signor Elefante di mostrare la quarta di copertina di Pelicula, a favore di chi non sapesse di che cosa sto parlando. Ecco la trascrizione:
Pelicula romanzo distopico: quarta di copertina
In un futuro tecnologicamente non evoluto l’umanità vive una situazione di stallo. Non più crisi, non più guerre, non più problemi: da questa utopia nasce una società dove la gente si crede libera ed è felice, una società manovrata da un’arma invincibile, operativa ventiquattr’ore su ventiquattro. Un’arma di controllo invisibile chiamata Pelicula.
Ai margini della civiltà un gruppo di terroristi opera per far emergere la verità. Per quanto dolorosa.
Rinunceresti alla tua felicità sapendo di non meritarla?   Andrea Cabassi

In copertina c’è pure in evidenza la punta della piramide con l’occhio, il celebre simbolo massonico (in Pelicula è una A, ma il riferimento è più che chiaro).

Mettere nel calderone anche i massoni è stata la ciliegina sulla torta. Infatti la punta con l’occhio rappresenta l’elite che detiene il potere, e quella emanata è la luce della conoscenza, che rende queste persone gli illuminati che controllano chi gli sta sotto.

La A di Pelicula, il romanzo distopico

In che modo Pelicula anticipa i complottari

Il romanzo è ambientato in un futuro prossimo in cui la tecnologia non è progredita, se non per un unico grande progetto, Pelicula: è questo un sistema di controllo di massa della popolazione basato su una rete di nanomachine, formata da ogni essere umano che sia stato vaccinato in tenera età.

È prassi infatti che tutti alla nascita siano vaccinati, per essere immunizzati contro il devastante inquinamento tipico delle città.

Dunque – a causa del forte condizionamento cui tutti sono sottoposti – non esistono più crimini, la vita nelle città ha raggiunto un grado di soddisfazione elevato e la povertà è stata sconfitta.

Indra e Lango – i protagonisti – si muovono in questo scenario come quelli che hanno capito, che si vogliono ribellare e far aprire gli occhi a tutto un sistema in cui le persone sono felici e si credono libere, ma non sono altro che fantocci, pedine.

Diciamocelo, essere Lango o Indra sarebbe il desiderio inconfessabile di ogni complottaro: impersonare l’eroe di un romanzo d’avventura che è l’unico ad aver capito come funzionano le cose, cui tutti danno contro, per loro sarebbe il non plus ultra dei top.

Dopotutto sono quelli che perferiscono avere ragione ed essere perseguitati, piuttosto che capire che le loro strambe teorie non sono supportate da prove accettabili.

Ma leggiamo un estratto in cui è possibile evincere tutto ciò (che bellissimo ciò)!
La legge, ma anche la morale comune, impone che tutti siano vaccinati entro i primi tre mesi di vita: non esistono le condizioni perché un qualsiasi essere umano possa sopravvivere oltre i tre mesi senza Pelicula; lo impongono le condizioni ambientali che si sono create e che si sono andate creando.   La cosa vale per tutti, nemici di Pelicula compresi; senza la protezione garantita da questo antivirus, un bambino andrebbe incontro a morte certa a causa dei batteri dell’aria, dell’acqua, del cibo… gli uomini sono stati troppo occupati a pensare al loro benessere per accorgersi che la terra che calpestavano era la stessa su cui avrebbero dovuto vivere: quindi senza Pelicula la vita si forma, ma non attecchisce.   Ciò rende Pelicula necessaria, ma le nanomacchine che iniziano a prosperare negli organismi viventi hanno un altro importantissimo ruolo: tracciano. Sono in grado di tracciare e trasmettere tutta la vita di chi le ospita. Tutta l’intera vita di un individuo.   Pelicula, cap. XIII

Se vuoi vederci più chiaro…

Il numero 7 è un simbolo per i massoni, così come per alcune culture antiche. In Egitto era sinonimo di completezza, per gli Ebrei la creazione fu compiuta in 7 giorni. 7 sono i colori dell’arcobaleno e le note musicali, così come le arti del trivio e del quadrivio.

La principale ragione, però, per cui i massoni reputano il 7 il numero perfetto sta nel fatto che è la somma di 3 e 4: il 3 rappresenta il triangolo – e di conseguenza il compasso, altro importante simbolo massonico – mentre il 4 il quadrato, l’altra figura perfetta.

Quale modo migliore, dunque, di vederci chiaro se non approfittare del codice promo NOBRAIN e fare tuo Pelicula con uno sconto esoterico del 7%?

Collezionali tutti (è facile: è solo un volume!) clicca qua per acquistare Pelicula, e inserisci questo codice promo per attivare lo sconto per il romanzo distopico che ha anticipato i complotti e i complottari di tutto il mondo (o quasi)!

Parole Belle: Castone (ep. 1×04)

Parole Belle: Castone (ep. 1×04)

Castone è l’esempio perfetto di parola arcinota per quanto concerne le sue derivate, ma la cui forma primitiva è talmente in disuso da sembrare una parola nuova!

Dopotutto, incastonare significa incastrare nel castone, ed è metaforicamente usato anche per indicare qualcosa che è stato messo in un posto diverso dalla sua origine in modo talmente eccellente, da sembrare fatto apposta per quello scopo.

Quando ho letto la parola castone stavo…

Ero non bel mezzo di una consultazione professionale specialistica di accuratissime fonti scientifiche di… va bene, va bene… stavo perdendo tempo su Instagram.

Nel feed è apparsa una raccolta di foto dell’amichevole chimico di quartiere, fra cui una in cui dice di star rileggendo le storie a fumetti di Flash.

Nella foto è visibile una pagina del fumetto, in particolare una sequenza che mostra come un anello racchiuda il costume del supereroe… nel suo castone!

Ero convinto che ogni supereroe che si rispetti indossasse il costume sotto gli abiti civili – come fanno l’Uomo Ragno e Super Pippo –  ma in questo modo è più comodo circolare d’estate; bravo Bartholomew, bella trovata!

Però nella serie del 1990 questa cosa non c’era… gli effetti speciali non erano ancra pronti per tanta grazia!

Di quando ho letto la parola Castone

Il significato di “castone”

castóne s. m. [dal fr. ant. chaston, che è dal franco *kasto]. – Parte dell’anello, o di altro gioiello, ove è posta e fissata la gemma; può essere formato da una cavità coronata da un sottile bordino che si ripiega sul contorno della gemma o, nelle montature a giorno, da piccole griffe, che trattengono la gemma stessa in più punti. Sono così chiamati per analogia anche gli alveoli cui sono fissati i rubini degli orologi.

Dizionario della Lingua Italiana Treccani

Castone secondo il Dizionario Treccani

Riflessione finale a 1.000 all’ora

Così come l’uomo più veloce del mondo (dopo Superman? Allora dovrei dire l’umano più veloce? Ma anche il bambino de Gli Incredibili era veloce. E lo chiamavano Flash! Una coincidenza? Mah!) ci protegge dalla turpitudine e dal logorio della vita moderna, anche parole belle come castone contribuiscono a rendere questa palla di fango che rotola nello spazio un posto migliore per vivere.

Grazie Flash, e grazie Castone… tenete duro fino al prossimo episodio!

Racconti a 16 bit: Dune II: Battle for Arrakis

Racconti a 16 bit: Dune II: Battle for Arrakis

Dune II: Battle for Arrakis è un famoso videogioco di inizio anni 90, infatti come già specificato nello scorso articolo di Racconti a 16 bit, il tema principe di questa serie a rigorosa cadenza aleatoria sono – surprise! – i videogiochi.

Avendo recuperato qualche vecchio titolo per rivivere alcuni momenti della fanciullezza, provo a presentare qui quelli in cui la cui componente narrativa era prevalente.

In Dune II la componente narrativa non è prevalente

Va bene, va bene, è vero. Dune II è un gioco strategico, ma che dico… è il gioco strategico per antonomasia!

La storia è relegata a ruolo di cornice fra un livello e l’altro, in cui il rappresentante della casata cui sei affiliato di dice l’obiettivo della prossima missione.

Ma allora che ci fa in Racconti a 16 bit se il racconto non c’è?

Dune, di Frank Herbert

Il primo motivo è che il videogame è basato sul romanzo di fantascienza Dune, di Frank Herbert, che a pieno titolo è uno dei pilastri della narrativa fantascientifica mondiale vincitore dei premi Hugo e Nebula (ho visto anche il nuovo film, molto bello, mentre quello del 1984 è una fetecchia).

Però il motivo principale è che questo titolo ha fatto la storia, per lo meno la mia personale relativamente al mondo videoludico.

Ricordo le partite sul primitivo sistema DOS, senza conoscere nulla del romanzo – anzi, ignorando proprio che esistesse un romanzo, beata ignoranza – e senza capirci troppo nemmeno delle spiegazioni in inglese.

Il gioco però era abbastanza intuitivo, e grazie anche alla complicità di vari amici alla fine giocarci era sempre divertente!

La trama… più o meno

Introduzione a Dune II

L’imperatore spaziale Frederick IV è sempre più assetato della preziosa Spezia, che si può estrarre solo sul pianeta Arrakis – conosciuto anche come Dune, il pianeta di sabbia.

Per incrementare l’estrazione, offre l’esclusiva a chi, fra Casa Atreides, Casa Harkonnen e Casa Ordos riuscirà a consegnargli più Spezia; tu interpreti il comandante di una delle tre case a tua scelta.

Le scene introduttive, il briefing della missione e le scene finali sono diverse per ogni casata, in linea con i loro ideali, e anche le armi e le unità variano da casa a casa.

Dune 2: la scelta della casata

Nelle prime missioni gli obiettivi sono soprattutto di stabilire una base su un territorio non occupato, raccogliere la spezia e sconfiggere gli intrusi; poi devi conquistare territori nemici, battendoti contro le altre fazioni, che si possono anche alleare contro di te.

Lo scontro finale è la battaglia tra la tua Casa e gli schieramenti nemici, inclusi i Sardaukar (l’esercito speciale dell’Imperatore).

Chi controlla La Spezia controlla l’universo

Quello della ricerca della Spezia è il pretesto per un gioco in cui l’aspetto gestionale è di primaria importanza: più spezia estrai e raffini, e più disponi di risorse per nuove infrastrutture: centrali elettriche, industrie, centri militari, armi e mezzi di trasporto.

A volte non è il nemico a farti fallire una missione, o l’incontro inaspettato con un gigantesco verme delle sabbie, ma l’utilizzo sconsiderato delle tue risorse.

Chi controlla la spezia controlla l'universo

La mia partita a Dune II: Battle for Arrakis

Dune 2 - Casa Atreides

Nel mio archivio non ho ancora messo Dune II fra i videogiochi terminati, la sua rigiocabilità è infatti sensazionale, se paragonato a altri giochi coevi.

Sì, perché in base al casato prescelto le missioni sono diverse, così una volta terminato il gioco per gli Atreides – come ho scelto io – potrò giocare ancora come Harkonnen o come Ordos… so che sembra banale, ma nel 1994 non lo era!

Dune II Gameplay

So che è di una tristezza profondissima, ma questo è il mio gameplay (sullo sfondo si può vedere il riflesso della mia poltrona sullo schermo).

Ho scattato la toto a una missione appena iniziata, mentre ci giocavo non avevo pensato a documentare adeguatamente la partita, ma pure i livelli più evoluti non è che siano tanto più belli di così!

Ho giocato alla versione per Sega Mega Drive, che pur essendo privo di mouse ha una discreta giocabilità (in alcuni punti ho fatto fatica, neh).

Per ora è tutto, ma nell’attesa del prossimo titolo… Game Over & Insert Coin!

Le Furtolimpiadi: racconto breve sulle olimpiadi del furto

Le Furtolimpiadi: racconto breve sulle olimpiadi del furto

Il tedoforo (da teda, fiaccola cerimoniale) nella tradizione delle Furtolimpiadi è la persona che riesce a rubare la fiaccola al tedoforo dell’edizione precedente, naturalmente senza spegnere la fiamma.

Questo accade ogni quattro anni nel Paese Degli Appropriatori Indebiti, Paés Dei Làder nella lingua locale.

Le Furtolimpiadi è un racconto breve ambientato in un posto impossibile, abitato solo ed esclusivamente da ladri inveterati, che si sfidano in discipline criminali per eleggere il loro leader.

Scaricalo in PDF, rubalo in EPUB o depredalo in MOBI, il risultato sarà sempre lo stesso: non potrai battere il super campione capace di sbaragliare ogni primato!

Una fiaba di malfattori

Presso il Paés Dei Làder, che nella lingua locale si traduce in Paese Degli Appropriatori Indebiti, viveva una comunità costituita interamente da ladri incalliti.
Ogni quattro anni i campioni dei vari quartieri si confrontavano nelle Furtolimpiadi, ovvero i giochi olimpici del furto, che includevano prove come la staffetta a mano armata, il salto con scasso, la scherma fraudolenta, il taccheggio greco-romano e i quattrocento metri scippo.
Nell’ultima edizione era stato introdotto anche il rubamazzetto; ciò accadeva esattamente quattro anni prima: era infatti in corso in quei giorni la nuova edizione dei Giochi.

Il colmo per un carabiniere

Che accadrebbe se i campioni dei vari quartieri fossero sbaragliati da una forza irresistibile?

Da una volontà inarrestabile, una purezza immacolata, una devozione inattaccabile.

Qualcosa capace di rivoluzionare i principi stessi dei Giochi, un’energia unica e chiarificatrice. Che cos’accadrebbe?

Racconto della discesa agli inferi del Web Hosting di Aruba e ritorno in Primolivello

Racconto della discesa agli inferi del Web Hosting di Aruba e ritorno in Primolivello

Il web hosting è quella cosa creata dai maghi delle ere passate per tenerci dentro le pozioni magiche digitali, le code di rospo.mp3 e gli altri file.

Oggi si usa il cloud, ma essenzialmente è la stessa cosa senza i disegnini delle nuovolette.

Questo sito si affidava al web hosting di Aruba sin dall’anno 1256… alcune fonti sostengono fosse invece il 1998, il succo è che comunque era lì da un bel po’.

Ai tempi era l’Internet Service Provider più economico per il tipo di offerta che proponeva, ma con il passare degli anni le prestazioni sono sempre andate in calando.

Negli ultimi tempi Anonima Andrea Cabassi era difficile sia da gestire che da navigare, con tempi di attesa del server oltre ogni ragionevole aspettativa.

Ho provato di tutto, riprogettando la struttura, la grafica, ottimizzando le prestazioni, potenziando la cache, ma tutto quello che sono riuscito a ottenere era un bel sito lento.

Dove bel sito è soggettivo, mentre lento è oggettivo.

A ogni rinnovo mi dicevo che quello sarebbe stato l’ultimo, specie quando i server di Aruba sono andati a fuoco, ma poi mi riducevo a cercare un nuovo web hosting sempre all’ultimo minuto e così non se ne faceva niente.

La discesa agli inferi del web hosting

Nell’ultimo periodo, più esattamente dall’ultimo restyling, ho lavorato molto per piazzare alcune keyword fra le prime posizioni dei risultati dei motori di ricerca.

Posso dire di aver fatto un buon lavoro, perché partendo da una posizione fuori classifica sono avanzato fin nelle primissime pagine per alcune keyword molto interessanti.

Però sappiamo tutti che le primissime pagine non contano nulla: se non si è in prima pagina tanto vale non fare nemmeno lo sforzo.

È risaputo che la velocità di risposta di un sito influisce sensibilmente sul suo piazzamento nei risultati dei motori di ricerca, e la lentezza di Aruba mi aveva portato sul fondo.

La discesa agli inferi del web hosting

Tutti i miei sforzi erano vanificati da un problema tecnico, la frustrazione aveva raggiunto il suo apice.

Ho detto basta! e ho cercato una soluzione.

La Guida

È saltato fuori che al lavoro abbiamo una convenzione con Primolivello, un Internet Service Provider: una sorta di gilda di stregoni dediti alla registrazione di domini, web hosting, caselle PEC e altri artefatti magici.

Alla prima occasione ho fatto il passaggio!

E non ci sono volute code di rospo, ali di coccodrillo o unghie di lumaca: ho compilato un form, ho ricevuto alcune istruzioni e nel giro di pochi minuti la paura se n’è andata.

Aruba mi ha rilasciato il mio authcode (un sortilegio alfanumerico necessario per il cambio di web hosting), ho fatto il backup del mio database, ho copiato i miei file e ho inviato tutto a Primolivello.

E con un solo abbonamento ho molto di più di quello che mi dava Aruba (e che mi faceva pagare singolarmente)!

A riveder le stelle

La velocità del web hosting Primolivello

Questo è il primo articolo pubblicato dopo il passaggio, non dirmi che ti sembra che la velocità non sia cambiata perché non è vero!

50 millisecondi per la risposta contro i 6 secondi e rotti di prima… e solo gli e rotti di prima sono il quintuplo del nuovo tempo!

Ora Anonima Andrea Cabassi va come una scheggia! In un attimo eseguo operazioni che prima mi facevano venire il latte alle ginocchia.

Probabilmente è solamente l’euforia del finalmente tutto va alla grande che i fa mettere tutti questi punti esclamativi, ma se non lo scrivo qua dove dovrei?

Referral program

Per chiudere in una bellezza ancora più bella, ecco il referral program: Primolivello rilascia uno sconto del 10% per chi li contatta tramite questo form comunicando il codice promo RYO-IT-WEB-HOSTING.

Io grazie alla mia convenzione ho già il massimo dello sconto, e sono a posto, quindi sentiti libero di usare il mio codice senza per questo arrecarmi alcun vantaggio.

Sarà per la prossima volta.

Diario dalignese 2021, pt. 2 di 2 + altri titoli di racconti non (ancora?) scritti

Diario dalignese 2021, pt. 2 di 2 + altri titoli di racconti non (ancora?) scritti

Riassunto della puntata precedente: sono andato in vacanza in montagna a Ponte di Legno (BS) con famiglia e gatto incluso (se non ti fidi puoi leggere il resoconto della prima parte). E ora, la conclusione!

6 agosto: la giornata dei dialoghi surreali

Questa è stata la giornata dei dialoghi surreali. Apre la Tati, che raccontando un sogno fatto dice che aveva acquisito i superpoteri. Quali? La decorazione!

Non so se possa salvare il mondo, ma di certo lo può rendere più accogliente.

Segue la Paciu: per la grigliata in programma per il pranzo – quinto giorno e ancora nessuna grigliata? Non scherziamo, dai – ho comprato un pacchetto di accendini usa e getta.

Nei giorni prima della partenza abbiamo fatto pratica con acciarino e lente d’ingrandimento, che in caso di necessità vanno anche bene, ma l’accendino lasciamelo!

Dicevo che la Paciu voleva assolutamente averne uno per quando mi serve ha specificato. Al che le ho chiesto di farmi un esempio di quando le potesse servire: «Metti che a scuola scoppia un incendio, io con l’accendino… posso aumentarlo!»

È finita che non lo ha ottenuto.

Decorina

La grigliata ha avuto luogo in Valle Delle Messi, il giorno dell’addio di Messi a Barcellona. Una coincidenza? Direi di sì.

Mentre la truppa metteva le birre in fresca nelle gelide acque del torrente, io sperimento la delusione del pacchetto maxi di patatine che in realtà è mezzo vuoto. Patatinari vi odio!

Raccolta la legna, accendo il fuoco con aria snob (sono l’unico a non usare la pestilenziale diavolina e la mia pappa non avrà il tipico retrogusto petrolchimico).

Grigliata in Valle delle Messi

Mentre griglio si avvicinano due signore. La prima mi chiede se il bagno della casetta-con-i-bagni sia aperto.

Io le faccio cenno di sì, ma lei apre la porta del custode. «È chiuso!» mi dice, io le faccio un cenno con la mano che è possibile trascrivere sia con «Devi aprire la porta accanto» sia con «Ma perché chiedi a me?»

Vabbè, la storia finisce con lei che apre la porta giusta e da là non esce mai più. O forse è uscita quando non guardavo.

Il prossimo dialogo è quello più simpatico – non è che posso lamentarmi sempre, purtroppo – stavo sempre grigliando e si avvicina un’altra signora, che con accento emiliano mi chiede «Se ti do questo bastone, in cambio mi dai una salsiccia?»

Io la guardo con la faccia da pesce lesso per qualche secondo, lei riprende la parola: «È troppo poco, eh?» «Già» le faccio io. Mi sorride, appoggia il bastone al mucchio accanto al mio punto fuoco e si allontana soddisfatta.

Ma non quanto me con pà e strinù (ricetta tipica camuna).

.Avevamo prenotato nel pomeriggio una lezione di tennis per le bimbe, così ci rechiamo ai campi, le affidiamo all’istruttore e ci sediamo a osservarle a distanza di sicurezza.

Distanza di sicurezza e da aperitivo.

Entro nel bar della struttura (che è anche pizzeria) e chiedo… no, non me lo fa neanche chiedere, una cameriera mi dice che non può servire i tavoli esterni perché sta già servendo dentro il locale e non ce la fa.

Non voglio puntare il dito su quanto idiota sia questa cosa, probabilmente nelle località turistiche possono permettersi di trattare i clienti a pescinfaccia.

Comunque no problem, le propongo di servirmi al banco che poi ci penso io a portare due bicchieri a tre metri da lì, dove ci sono i tavoli esterni. Accetta, ma prima vuol sapere che cosa ordino.

E che ordinerò mai! Un Crodino – OK va bene – e un Campari Shackerato.

E qua mi dà la risposta più scema che potessi immaginare.

Ma prima una piccola premessa: io non sono un barista e non so nel dettaglio come si prepari un Campari Shackerato, ma grossomodo so che si prende il liquore che dà nome al cocktail, gin e si sbattono dentro quel coso da barista giocoliere.

Quindi, cara la mia cameriera, non puoi dirmi che non ce l’hai, perché non è qualcosa che si possa o non possa avere, ma lo devi preparare!

E se sei un bar senza Campari e gin allora c’è qualcosa che non va.

Ma sono restato calmo, ordinando qualcosa di più adatto alle sue capacità mentali e poi ho dato una recensione a una stellina.

Prima lezione di tennis

A rinforzarmi, poi, due ragazzi in attesa della loro pizza d’asporto che al tavolino dietro al mio si lamentavano apertamente, con una frase che mi sento in dovere di edulcorare: «Divinità del cielo! 19 euro sonanti per due pizze dell’accidente».

Poteva andargli peggio: potevano dirgli che le pizze erano finite! [7/8/21 0:49]

Il contapassi dice 10.562 passi.

Titoli di racconti non ancora scritti: parte seconda

Come ho già fatto nella prima parte del diario dalignese, ecco la prima serie di titoli di racconti brevi ispirati ai fatti di questi giorni di vacanza. Racconti – come da titolo – che non ho ancora scritto e che forse rimarranno solo titoli. Forse!

  • I Vendicativi: Belpaese Superheroes – Supereroi Locali Uniti
  • L’accendincendi
  • Racconto minuzioso dell’aquilone che non voleva più scendere

Invece il racconto della barista dalle dubbie capacità l’ho già scritto – clamoroso! – e si intitola Il mio bar.

7 agosto: gettare la spugna all’avventura

Il programma per oggi è stato oggetto di lungo dibattito: il parco delle marmotte è una tappa sempre molto affascinante, ma anche il ghiacciaio è incredibilmente attraente.

Alla fine è stata la terza opzione a prevalere: Lago Aviolo in Val Paghera.

Non ci siamo mai stati, e proprio questo ce l’ha fatto preferire. Ci siamo sbagliati.

Dopo una salita impervia ci siamo trovati a un passaggio da fare aggrappati a una catena, su rocce dove scorreva anche un ruscello e la Tati si è spaventata e non c’è stato modo di proseguire, se non tornando sui nostri passi.

Dopo una discesa ricca di recriminazioni abbiamo scelto il Rifugio alla Cascata per rifocillarci (e far asciugare la mia maglietta ridotta a un cencio zuppo).

Lì ho mangiato un panino fotonico con formaggio fuso, speck e puntarelle che guarda, seduti su rocce di granito e come tavola una mega roccia sempre di granito. Il top sarebbe stato bere una granita, ma la mia umiltà me l’ha vietato.

Sulla via del ritorno abbiamo fatto tappa all’Adamello Adventure Park dove le bimbe si sono sfogate in percorsi di arrampicata, carrucole e amenità connesse [19:44]

Il contapassi dice 6.241 passi.

La salita al Lago Aviolo in Val Paghera
Adamello Adventure Park

La seconda parte dei titoli della seconda parte

  • Caduta senza fine
  • Il panino fotonico
  • La strada sull’albero

8 agosto: l’ozio è lo zio delle virtù

Oggi è stato l’ultimo giorno prima del ritorno, così è stato a grande richiesta dedicato all’ozio.

Ci siamo svegliati tardi, abbiamo trovato tutti i tavoli del bar occupati e siamo andati nella magica cartoleria di Ponte per alcuni acquisti seri e faceti.

Seri come i diari di scuola delle bimbe, faceti come il cubo di Rubik per me. Abbiamo pranzato a birra e salsicce (non tutti in effetti) e poi siamo andati a casa a riposare le nostre membra da una mattinata di nulla sfrenato.

Nel pomeriggio qualche compito, gioco libero, pallone, nascondino unofficial e poi giretto in centro, con visita finale in Val Sozzine.

Qui giostre, anelli, giochi d’acqua – ah, io no – sdraio-altalena fino alla fine.

Poi rientriamo, abbozzando anche una corsa, fino a che Elena non si accorge di non avere il telefono con se punto allora corsa vera, ma in direzione opposta!

Fra lagne, pianti e litigi alla fine recuperiamo l’oggetto smarrito e riguadagniamo – di nuovo – la strada di casa inventando nuovi superpoteri e scegliendo le pizze per la cena.

Il telefono recuperato

Finalmente arriviamo in pizzeria senza ulteriori sorprese e ammiriamo la sacra arte della pizzaggine, per poi ripartire a tutta velocità verso casa, sfruttando il superpotere del mantenimento termico delle pietanze da asporto.

Ci prepariamo per l’ultima notte in montagna sistemando le cose da mettere in valigia e scrivendo le memorie della giornata sotto l’effetto di alcolici locali a base di artemisie alpine [23:14]

Il contapassi dice 17.301 passi.

La sacra arte della Pizza

Titoli: terza parte della seconda, con riporto di uno

  • La Magica Cartoleria
  • Il bosco della chiamata silenziosa
  • Pizza Gourmet Fuori Menù Factory

9 agosto: bye bye fresco

Ovvero il giorno della partenza. Cioè, del ritorno. La colazione take-away che trovo al risveglio è un buon inizio, dover raccattare tutte le cose e caricarle in macchina, un po’ meno.

In ogni caso, a lavoro completato facciamo un’ultima passeggiata in centro – che quest’anno abbiamo frequentato davvero poco – mangiamo un’autentica piadina romagnola camuna, chiudiamo casa e ce ne andiamo.

Non molto da raccontare, se non la prima faccia del mio cubo di Rubik completata!

Il contapassi dice 9.012 passi.

Gli ultimi titoli in assoluto di racconti brevi

  • Oggi, ovvero il giorno della partenza
  • Cubik
  • Il resoconto inutile

Fine

Cheppalle quando finiscono le vacanze, anche se divise in due parti, però prima o poi doveva succedere. Godiamoci questi ricordi e buona fine estate!
Parole Belle: Turpitudine (ep. 1×03)

Parole Belle: Turpitudine (ep. 1×03)

È successo assolutamente per caso – ma non per questo meno meritatamente – che turpitudine sia la prescelta per questo terzo episodio di Parole Belle!

Questa la cronaca degli avvenimenti.

Quando ho letto la parola turpitudine stavo…

La turpitudine nelle memorie dal sottosuolo

Stavo leggendo Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij dopo averlo ricevuto come suggerimento in una discussione su autori russi.

Mi ha colto alla sprovvista: in un mese sono riuscito a iniziarlo, esserne entusiasta, abbandonarlo, leggere altri due romanzi, riprenderlo, non ricordarmi nulla, ricominciarlo e finirlo.

Ma ora sto rischiando il fuori tema. Un tema dell’opera, invece, è la miseria. La miseria, la trasandatezza e la sporcizia, fisica e morale.

Non a caso avevo già praticamente scelto laidume come parola bella per questo episodio, ma nell’evidenziare la parola per scattare la foto alla pagina è apparso il riquadretto del vocabolario integrato.

Sciaf!

È stato in quell’istante, leggendo alcuni sinonimi riportati di quel lemma, che turpitudine mi ha schiaffeggiato con violenza.

Non ho potuto far altro che ringuainare laidume all’istante!

Turpitudine come sinonimo

Il significato di “turpitudine”

tur|pi|tù|di|ne s.f. 1348-53; dal lat. turpitūdĭne(m), v. anche turpe.
CO 1a. l’essere turpe, infame, indegno: la turpitudine di un’accusa 1b. azione, comportamento, espressione turpe, riprovevole, infame: commettere turpitudini 2. l’essere osceno, sconcio: la turpitudine di uno spettacolo|azione, gesto, discorso osceno: smettila di dire turpitudini 3. OB LE bruttezza fisica: la turpitudine del viso di messer Forese (Boccaccio) Dizionario della Lingua Italiana De Mauro
Dizionario De Mauro

Una parola bella con un significato brutto

Non per forza una bella parola ha anche un bel significato, anche perché alla sua nascita è difficile sapere quel che sarà di lei e come sarà usata.

Quindi basta arrovellarsi la mente con turpi pensieri… e a presto per il prossimo episodio!

Diario dalignese 2021, pt. 1 di 2 + titoli di racconti brevi non (ancora?) scritti

Diario dalignese 2021, pt. 1 di 2 + titoli di racconti brevi non (ancora?) scritti

Sono tanti i blog che vanno in vacanza, nessuno però ti porta con loro! E quando dico nessuno escludo anche Anonima Andrea Cabassi.

Però c’è una cosa che posso fare: ovvero il racconto della mia settimana estesa in montagna, un diario giornaliero con i fatti più interessanti, quelli più divertenti e anche quelli normali.

Ecco il post con la prima parte del soggiorno a Ponte di Legno (BS) mio e della mia famiglia, gatto incluso.

2 agosto: della partenza e dell’arrivo

9:47 – Iniziamo a caricare i bagagli e facciamo il pieno all’auto. 12:30 – Partenza!

13:20 – Siamo arrivati, la Tati ha resistito al mal d’auto: ultimi chilometri percorsi rigorosamente in seconda e con sacchetto di sicurezza in mano armata.

17:49 – Siamo andati in centro per un gelatino, poi visita al parco delle piscine dove ho incontrato Batroberto (chi se lo ricorda?).
Però non gli ho chiesto l’autografo, era con la famiglia. È rimasto uguale a come lo ricordavo, così uguale che pure sua figlia è uguale a lui (però è più piccola e femmina).

Racconto del 2 agosto - Partenza e arrivo

Abbiamo preso cartoline, francobolli e cicche, e sulla via del ritorno, una spesina-ina-ina da un miggliardo di euri per riempire il maledetto frigorifero, e una volta rincasati abbiamo trovato Tora che ancora non s’era ambientato all’appartamento.

Deve aver trascorso tutto il tempo nascosto sotto le coperte del letto in camerina… che è più grande della matrimoniale, che cavolo!

Rimasto solo con Tora per sistemare la spesa, ho provato a fargli coraggio, ma nulla. Non ne voleva sapere di uscire dalle lenzuola.

Allora ho continuato con la spesa, e l’amara sorpresa: il salame nostrano appena preso era troppo grande per il frigo, così mi sono dovuto sacrificare e – completamente controvoglia – ne ho dovuto mangiare il culetto e altre 4 o 5 fette, dannazione!

Per cena spätzle, polpette, formaggio e ancora salame, per evitare che la dilatazione termica desse problemi nella notte. Poi gioco libero per tutti, bagno e nanna.

Due coccole alla Paciu che sentiva freddo, giro di chiusura ante e finestre, e nanna anche per me.

Scrivo due note prima di addormentarmi e penso che una fetta sottile di salame sarebbe eccellente anche come segnalibro. [3/8/21 – 12:19]

Il contapassi dice 8.666 passi.

3 agosto: il giorno della doppia perdizione

Notte da incubo fra cuscino scomodo, invasione di campo… di letto della Paciu, e Tora che si crede un cucciolo di Labrador e fa un disastro in bagno con la cartaculo.

Ma vabbè, colazione a base di crepes fatte in casa, caffè della moka e torneo di Scala 40. Ci vestiamo e via per Valbione!

Andata in cabinovia, partiti con la pioggia troviamo invece l’asciutto… e non solo: hanno rifatto il parco attorno al laghetto artificiale, ottimizzando gli spazi e aggiungendo un sacco di giochi e percorsi; ci sono anche tre pokéball appese ai pali più alti, ma non ne ho ancora intuito lo scopo.

E non solo: siamo soli! Non c’è anima viva e ne approfittiamo per fare i signori indiscussi del posto.

Panoramica Valbione

E dire che avevamo pure prenotato per il pranzo. Giustamente non ci hanno detto «Tanto siete solo voi», sentirselo dire non avrebbe fatto un bell’effetto.

Comunque poi gli immancabili bauscia si sono presentati, fra grida e schiamazzi, a ricordare che sono loro i padroni ovunque vadano. Grazie di esistere.

Ho appena visto la quarta pokéball; il mistero si infittisce. [14:06]

Dopo una partita a beach volley con il chiuei a mo’ di palla, e due altri giochi, abbiamo iniziato la discesa da Valbione.

Il primo sentiero che abbiam preso era (probabilmente) in lavorazione, così a un certo punto abbiamo deciso di tornare sui nostri passi. Col secondo non c’è andata meglio: l’erba dopo un po’ iniziava a farsi alta e così non ci siamo fidati. Il terzo tentativo è stato quello vincente: scendendo abbiamo fatto un’abbuffata di mirtilli, lamponi e fragoline selvatiche.

Frutti di bosco 3 – Sentieri sbagliati 2!

A venti metri da casa ha pure iniziato a piovere, per cui l’abbiamo scampata anche stavolta! [19:00]

Il contapassi dice 13.054 passi.

Frutti di bosco di Valbione

Titoli di racconti che non ho ancora scritto

Ah, non l’avevo detto, ma lo sai: scrivere è come mangiare le ciliegie, che una tira l’altra.

E infatti anche questa bassa forma di letteratura (se la possiamo considerare tale) che è il mio diario mi dà di continuo idee per racconti che però non ho ancora avuto il tempo di scrivere, e che sinceramente non so se lo farò.

Però per gioco mi segno i titoli, che quelli fanno sempre la loro porca figura:

  • Portarsi la città in vacanza e sopravvivere felici
  • La perdizione non è per tutti
  • Non puoi accendere un lampone, ma puoi amare una mora

4 agosto: grappa a grappoli

Stamattina mi son svegliato per capire perché Tora fosse agitato e saltasse sui letti con e persone dentro, e dopo aver capito che lo faceva solo per rompere le balle ho lasciato perdere, e recuperato la strada per il mio giaciglio, ma a metà strada (cioè due metri) sono stato attirato dal canto di due sirenette, che invece di dormire ascoltavano musica con le cuffiette – ognuna una diversa – e la canticchiavano a mezza voce.

Questa improbabile sovrapposizione di voci m’ha convinto a unirmi a loro, e così alla fine mi son addormentato nel letto in camerina fra canzoni dei Beatles e spazzatura di cui non voglio nemmeno conoscere il nome. [19:15]

Tora il gatto casinaro

Dopo un’adeguata scorta di pizze al taglio e focacce ci siamo incamminati per il percorso Garofoi, che sarebbe un percorso a anello che tocca le località attorno a Ponte di Legno, il cui nome ho appena controllato sulla guida.

Ci ha accompagnato una delicata pioggerella – che ho stoicamente affrontato con cappello e cappuccio della felpa – una fascinosa nebbia e la disarmante paura della Tati per i lumaconi rossi.

Passeggiando in viuzze dove i Bauscia-SUV se lo sognano di arrivare, trovando ancora una discreta quantità di frutti di bosco lungo la via, abbiamo concordato una prima pausa nelle vicinanze di un campanile che le alte sfere ecclesiastiche hanno studiato per mettere alla prova i timpani e la pazienza dei fedeli.

Io mi stupisco per l’assenza di immagini e scritte blasfeme sulle pareti esterne dell’edificio del culto, comunque non ho controllato su tutte tutte tutte le facciate.

Soprattutto qualcuno aveva estratto le focacce, quindi tanti saluti e pancia mia fatti capanna.

Dopo aver sbranato la pappa ci siamo infilati in un barettino per un caffè. Spettacolo. [21:55]

Percorso Garofoi che sembra una via di Amsterdam

Per un caffè, perché probabilmente le uniche cose ordinabili erano caffè, grappa o una combinazione fra questi due elementi. Io prendo un caffè e un bicchierino di grappa (mi sembrava scortese non farlo) da una selezione che riempiva l’intera parete dietro la cassa.

Gli altri avventori non si erano disturbati a chiedere il caffè, e anche il barista aveva il tipico colorito dell’alzatore di gomito olimpico.

Poi stavo per dire che nella stanza che portava al bagno c’era un biliardo con un vecchio jukebox a monete da 50 lire, ma quello era un altro bar, in questo c’erano al massimo volantini con citazioni fassioleghiste dalla dubbia origine.

In ogni caso, la grappa che ho in corpo fa il suo dovere, e in meno di due ore di avvenimenti saltati a pié pari siamo di ritorno alla nostra casina, doccia, spesa, olimpiadi, cena, cartoni e nanna. [23:05]

Il contapassi dice 18.161 passi.

Una delicata pioggerella e una fascinosa nebbia

Altri titoli di racconti brevi più che incompiuti

  • Il jukebox dell’altra stanza (o anche “Il jukebox nella nebbia” non è male)
  • Non chiedere al barista
  • Lento, molle, lasco e calmo

5 agosto: latrare stanca

Ieri sera abbiamo acceso il riscaldamento, e basterebbe questo per sistemare la cronaca della giornata. Ma, come ho detto, è successo ieri.

Oggi invece mi sono alzato per riaccenderlo e verificare che fosse tutto OK, perché durante la notte l’impianto aveva fatto un casino tremendo e l’abbiamo spento.

Insomma, mi alzo e dopo due passi inizio a sentire voci. Altri due passi e continuo a sentire qualcuno che mi parla.

Proseguo e inizio a distinguere le parole fermati e basta. Capisco di che si tratta: sono i miei polpacci in preda a dolori atroci che mi pregano di fermarmi. [16:45]

Vista dalla tana dell'orso

Per fortuna oggi non è in programma nessuna scarpinata perché vengono i nonni a trovarci, e l’obiettivo è a forma di tavola imbandita.

Ora voglio spendere una parola per tutte le volte che ho parlato male di Tora – o lo ho pensato – perché miagola o perché adora cacciare le mosche e a volte mi adopera come trampolino di lancio.

Niente, niente, niente, niente se paragonato al cane bauscia che per tutta, tutta, tutta, tutta la durata del pranzo ha abbaiato prima al gatto, poi al cane, poi al cameriere, poi all’altro cane, poi a se stesso, poi a li mortacci sua e alla fine si sono finalmente levati dal ristorante.

Con la punta di demenzialità di quando il suo padrone cerebroleso se l’è presa prima con gatto, poi col cane, poi col cameriere, poi con l’altro cane e poi col suo cane, quando in realtà era egli l’unico colpevole.

Colpevole del cane rompiballe, colpevole di non aver alzato il culo per fargli fare un giro e colpevole di aver deliberatamente evitato il mio sguardo accusatorio.

Spero che il cane ti pisci nel suv!

Pomeriggio trascorso in Valsozzine, la cui toponomastica è del tutto tirata a caso, e serata di scrittura cartoline ascoltando la colonna sonora del TRHPS. [22:22]

Il contapassi dice 11.263 passi.

Pomeriggio in Valsozzine

Gli ultimi titoli della prima parte

  • Latrare stanca (che ho usato anche come titolo del paragrafo)
  • Rumor-o-matic (Generatore di Rumore Corp.)

Fine della prima parte

Il diario è risultato un po’ troppo lungo per farlo stare in un solo articolo, quindi lo divido a metà e così ho già bella che pronta l’idea per il prossimo. Geniale, bravo Andrea Cabassi alias me stesso! Ecco alcune anticipazioni:
  • La giornata dei dialoghi surreali
  • Quando un’idea innovativa non è al contempo una buona idea
  • Elena perde il telefono (finale da cardiopalmo)
Alla prossima puntata!
Buondì, IKEA, Oscar Wilde e Playmobil: come nasce un racconto senza idee

Buondì, IKEA, Oscar Wilde e Playmobil: come nasce un racconto senza idee

Stamattina, durante il mio tour nella blogosfera cyberspaziale, ero interessato al tema del racconto senza idee. Alla ricerca di spunti, ho commentato l’articolo Come si scrive un contenuto? Un esempio pratico del buon Skande. Capita a fagiuolo, mi son detto! Riprendendo questo estratto…
Ti manca l’idea? È normale, non sei abituato a osservare la tua quotidianità, quindi te la fornisco io: hai fatto colazione questa mattina? Scriviamo di questo argomento che ai più apparirebbe banale.
Riccardo Scandellari
… ho aggiunto il mio commento, fra nostalgia e commedia brillante:
Buon suggerimento, mi sembra un metodo efficace. Ma se invece la mancanza di idee fosse un modo che ha l’universo di dirmi che è meglio lasciar perdere? Stamattina la colazione è stata Buondì e succo di frutta (back to the 80s 😀 )
Andrea Cabassi
Poi ho proseguito le mie faccende e non ci ho più pensato, fino a quando – poco fa – ho notato questa risposta al mio commento:
Su una colazione del genere si innesca un effetto IKEA che levati! Non disperdere tutto questo ben di Dio
Riccardo Scandellari
Il primo pensiero è stato ehi, è vero!, il secondo è stato devo subito scrivere un articolo su questa cosa e il terzo… il terzo non c’è stato: eccomi subito qua a scrivere!

L’Effetto IKEA

Nel mondo reale l’Effetto IKEA si manifesta come una sequela di blasfemie e improperi a seguito di una martellata sul pollicione; nel mondo fatato del marketing, invece, è quello che scatena la preferenza di un prodotto fai da te rispetto a uno già pronto all’uso.

La spiegazione è più semplice di quanto sembri: per molti di noi costruire qualcosa con le proprie mani (o più semplicemente montare qualcosa di prefabbricato) è più appagante di comprarlo già fatto

Che poi è la ragione per cui da bambino io e tutti i miei amici amavamo follemente le Lego e ci facevano schifo i Playmobil (me ne avevano pure regalati una scatola ma dev’essere ancora lì intonsa).

Hanno fatto diversi studi su questo argomento, e la cosa è applicabile non solo a cose da montare ma anche cibi prelavorati, articoli configurabili o personalizzabili ecc.

Non ti è venuta fame?

Sto cercando di resistere a una trivella che lavora nel mio stomaco, e parlare di succo e paciugate da mangiare non mi aiuta. Per restare in tema posso dire che questo articolo si lega a doppio nodo con Ispirazione, dove ho provato a interpretare che cosa fosse per me. Ora però il mio stomaco suggerisce al cervello una massima di zio Oscar, per inguaiarmi:
L’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi.
Oscar Wilde
Quante citazioni oggi! Ma che dicevo? Ah sì, aspettami lì che faccio una piccola pausa-merenda che sennò non so guarda.

Come si applica l’effetto IKEA a un articolo o racconto senza idee?

Diciamo che non c’è una sola strada, ma l’insegnamento che possiamo trarre da chi preferisce montare i mobili da solo per scelta e non perché povero è che siamo tutti in cerca di un’esperienza. È come andare in vacanza, ma senza il viaggio, senza la villeggiatura, senza il relax o l’avventura, senza l’aria aperta: solo tu, la brugola, le istruzioni senza scritte e lo scatolone usato come tappetino. Quello che vuoi non è una libreria, ma creare con le tue forze lo spazio che conterrà le tue storie preferite. Non vuoi una poltrona, ma appoggiare le tue chiappe su un cuscino che nemmeno tu sai come fa a restare unito a piedini e schienale. Come l’agenzia viaggi in Atto di Forza che invece di mandarti in vacanza ti innesta il ricordo di un altro e tu sei felice lo stesso (a meno di essere Arnold Schwarzenegger, in questo caso succede un casino e ti ritrovi su Marte con aliene a tre tette). Dunque, qual è il nocciolo della questione? Se l’hai trovato per favore scrivilo nei commen… ah no, è questo: da anni la mia colazione è invariabilmente stata tè e biscotti. Perché stamattina invece Buondì e succo? Perché questo tuffo con la memoria negli anni 80? Che cosa rappresentano questi due cibi? Merende d’infanzia, in estate, fra una sessione di gioco e l’altra? E quali erano questi giochi? Pallone, bicicletta, costruzioni, videogame, chiacchiere, ricerche, spedizioni, avventure… Perché era così bello creare, inventare, costruire, provare, sperimentare, fare nuove conoscenze, nuove amicizie, litigare, fare pace e diventare noi stessi tutto questo? Quali altre domande posso farmi per sviscerare l’argomento fino al nocciolo? E queste risposte che cosa sono se non l’articolo o il racconto senza idee che prende forma? Ma le merendine industriali non fanno male?

Le merendine industriali non fanno male?

Le merendine fanno male solo se non sei cresciuto negli anni ’80, in caso contrario – come per me – i tuoi anticorpi sono tutti Maestri della Divina Scuola di Hokuto, e vai liscio. E l’articolo è scritto.
Datemi a leggere una storia meravigliosa: da Capuana a HG Wells

Datemi a leggere una storia meravigliosa: da Capuana a HG Wells

Il mio Kindle mi assicura che mercoledì 14 luglio 2021 alle 17:53:57 stavo leggendo il racconto breve L’invisibile, sesto della raccolta Raccontava il Dottor Maggioli…, che è una raccolta di racconti brevi inclusa nella raccolta di raccolte di racconti Il Benefattore, di Luigi Capuana.

Tutto molto chiaro, nevvero?

Fra le posizioni 1081 e 1089 ero colpito da questa citazione:

L’invisibile estratto di Luigi Capuana (che però si vede molto bene)

Raccontatemi una fiaba, datemi a leggere una storia meravigliosa e sto a sentirla tutta occhi e orecchi, e divoro le pagine con deliziosa ansietà, anche quando la paura mi fa accapponare la pelle. Le novelle, i romanzi, che ci rappresentano fatti di ogni giorno, che ci ricantano le solite storie, alle quali spesse volte abbiamo assistito da testimonii e un po’ forse da interessati; che, per lo meno, somigliano tanto a queste, da darci l’illusione che il merito del novelliere e del romanziere consista unicamente nella bella maniera con cui ha saputo raccontarceli; le solite novelle, i soliti romanzi mi fanno l’effetto di un pettegolezzo trasportato dai salotti nelle pagine di un libro. Invece, le storie meravigliose che hanno la potenza di farci penetrare lentamente, inavvertitamente, nelle regioni dell’impossibile, dell’assurdo, e farci sognare a occhi aperti e darci l’illusione che l’impossibile, l’assurdo siano, o siano stati, per eccezione, per misteriose circostanze, una realtà, non mi deliziano soltanto perchè mi trascinano con dolce violenza in un modo diverso dal nostro, ma anche perchè m’ispirano una grande ammirazione per l’ingegno dell’autore.
L’invisibile, Luigi Capuana

Inoltre, poco dopo i protagonisti parlano di un romanzo inglese – che per loro doveva essere una grande novità: la prima edizione è del 1897 – ma che per noi è una pietra miliare della fantascienza preistorica: The Invisible Man!

Insomma, sto leggendo Luigi Capuana, l’ideologo del Verismo, e mi trovo tre pagine di lodi al racconto fantastico e una citazione a un grande romanzo di fantascienza.

Che il mio subconscio l’abbia fatto apposta?

Un pettegolezzo trasportato dai salotti nelle pagine di un libro

Io però volevo ragionare della citazione; de L’Uomo Invisibile di H. G. Wells infatti ne ho già scritto qualche tempo fa.

Quello che emerge da questo estratto è che la bravura di uno scrittore di opere reali stia per lo più nello stile in cui trascrive una storia, la racconta, pescandola dalla piatta realtà.

Attenzione però: non è Capuana che parla ma un suo personaggio, quindi non posso che prenderla per la provocazione che sembra tanto essere.

Anche perché parla di le solite novelle, i soliti romanzi come se lo scrittore volesse fare una critica verso qualcuno di ben specifico… e non escludo che gli esperti di Capuana sappiano a chi si stia rivolgendo.

Quindi, lasciamo perdere la nota negativa a questi novellieri e romanzieri e concentriamoci invece sulla parte positiva delle lodi alla scrittura fantastica!

Le reali regioni dell’impossibile e dell’assurdo

Queste lodi sperticate vanno ai racconti che hanno la capacità di farci sognare a occhi aperti, trasportando la nostra mente nei regni dell’impossibile e dell’assurdo per farci credere che invece siano essi la realtà.

Sono questi racconti che nascono per merito dell’ingegno dell’autore?

Beh, sì. Ma anche I Malavoglia o I Promessi Sposi che sono rispettivamente un romanzo verista e un romanzo storico nascono grazie all’ingegno dell’autore.

Certo, riuscire a far credere vero – o per lo meno verosimile – qualcosa che non lo è richiede probabilmente uno sforzo creativo maggiore, ma non sono così convinto che sia tutto qua il merito, se così vogliamo chiamarlo, dell’autore!

Anche nei racconti fantastici lo stile è importante. Così come la caratterizzazione dei personaggi, l’atmosfera, la trama ecc.

Dunque, quale può essere la marcia in più della letteratura fantastica? Ma siamo poi sicuri che ci sia davvero?

New entry fra i racconti brevi: Storia dell’elefante che alla fine scoppia

New entry fra i racconti brevi: Storia dell’elefante che alla fine scoppia

Sto iniziando a stufarmi di questi titoli lunghi che raccontano già tutto quello che voglio dire nell’articolo, ovvero che ho terminato il racconto breve Storia dell’elefante che alla fine scoppia… vabbè, si è capito, no?

Una fiaba esplosiva!

Il racconto ha le caratteristiche della fiaba, dove concreto e surreale si incontrano per caso nell’arena di un circo, per volere di una piccola spettatrice oltre la quarta parete.

«Papà, mi racconti una storia?»
«Quale storia vuoi ascoltare?»
«Quella di un elefante che mangia troppo e scoppia!»
«D’accordo: c’era una volta un circo.»

 

Protagonista è il domatore di elefanti, la combriccola dei suoi compagni artisti circensi e la golosaggine del più saggio degli animali (che ora sappiamo essere anche il più ingordo).

Mi auguro che Storia dell’elefante che alla fine scoppia possa piacerti, ma soprattutto mi auguro non ti venga la malsana idea di mangiare noccioline mentre leggi!

A proposito di noccioline, ecco una chicca che dal titolo davvero non si può dedurre!

Gli X-Files scartati

Questa è una vecchia bozza per la copertina del racconto che non mi ha mai convinto, e che infatti alla fine ho cestinato senza troppi pensieri. Anche il titolo è diverso, ma non ricordo se è per un errore o perché successivamente è stato cambiato.

Ho fatto bene a scartarla? Scoprilo leggendo il racconto (eh eh eh)!

Storia dell'elefante che alla fine esplode

Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

Quando parlo di racconti a 16 bit intendo una sola cosa: videogiochi!

Da ex-bambino degli anni ottanta i videogiochi sono stati una componente molto presente di tante giornate di divertimento, elemento di punta della triade pallone-lego-videogiochi.

Di recente ho recuperato qualche vecchio titolo per rigiocare ai miei giochi preferiti di quel periodo, o per finirli – era ora! – o semplicemente perché mi incuriosivano e non li avevo mai provati.

Ebbene, ho selezionato alcuni di questi videogiochi la cui componente narrativa era preponderante, perché è davvero stato come leggere un racconto, un racconto interattivo in cui erano le mie scelte a far proseguire la storia.

O la mia incapacità a affossarla, ma anche questo fa parte del gioco.

Probabilmente il periodo più fertile per questo tipo di videogame è stato quello dei 16 bit, una generazione di grande sperimentazione, in cui le idee degli sviluppatori erano finalmente supportate da una tecnologia adeguata.

Piccolo ripasso per chi non ci capisce niente di bit di bot e di bat

Se non ne sei appassionato, quando qualcuno ti parla di videogiochi probabilmente appartieni a una di queste categorie:

  • Quelli che pensano a PacMan, Space Invaders o Asteroids
  • Quelli che pensano a Super Mario Bros
  • Quelli che pensano ai giochi moderni (però non sai citarmi due titoli usciti negli ultimi dieci anni)

Ebbene, non tratterò nulla di tutto ciò. Partiamo con un estratto dal Libro Secondo della Videogenesi

Ci fu un’era in cui la Terra era una massa infuocata, senza forma e vuota. Con il trascorrere del tempo si raffreddò, vide la nascita delle prime forme di vita, che crebbero e si riprodussero, fino a quando sul finire degli anni ’80 uscirono sul mercato il Super Nintendo e il Sega Mega Drive.
Libro Secondo, pagina trentatredici, inventato su due piedi da Andrea Cabassi

Queste, chiamate anche console di quarta generazione, sostituivano le console a 8 bit (terza generazione) e precedevano quelle a 32 (quinta generazione).

Magari se faccio qualche nome ti ricordi pure e dici ah certo, lo sapevo!

  • 8 bit: NES, Sega Master System
  • 16 bit: Neo Geo, Game Boy, più quelle già dette
  • 32 bit: Sony Playstation, Sega Saturn

Ma torniamo alla quarta, a 16 bit, che è quella che secondo me aveva il miglior equilibrio fra inventiva e tecnologia: ovvero grafiche enormemente migliori delle precedenti (a mio gusto) e storie eccezionali.

Ed è qua la parte interessante.

Alcune storie che hanno segnato quest’epoca di videogiochi

Alcune storie che hanno segnato quest'epoca di videogiochi

Durante questo periodo nascono o si sviluppano saghe videoludiche del calibro di Dragon Quest (rinominato Dragon Warrior per il mercato USA), The Legend of Zelda, Final Fantasy, Chrono Trigger, Ultima e così via.

A meno di essere uscito per la prima volta dal buco stamattina, Zelda e Final Fantasy li hai sentiti nominare, ci scommetto.

Ed è proprio uno di questi due titoli di cui voglio trattare, ovvero – come avrai superbamente intuito dal titolo – The Legend of Zelda: A Link to the Past!

Si tratta del terzo gioco della serie di Zelda, ma cronologicamente è un casino perché è un prequel del sequel laterale di terzo grado dell’episodio successivo all’ultimo. Ma a noi questo non importa.

The Legend of Zelda: A Link to the Past, riassuntone sciué sciué

Il gioco inizia con Link – che è il protagonista, ma tu puoi dargli il nome che preferisci – svegliato nel cuore della notte da un appello telepatico da Zelda, principessa di Hyrule, che gli dice di essere tenuta prigioniera nelle segrete del castello.

Dopo alcune peripezie Link riesce a salvare la principessa (Super Mario, guarda e impara!) ma, per sconfiggere il mago cattivo Agahnim, dovrà seguire i suggerimenti dell’anziano Sahasrahla.

Costui gli spiega come recuperare la leggendaria Spada Suprema, ottenendo i tre Ciondoli delle Virtù: il Ciondolo del Coraggio nel Palazzo dell’Est, quello del Potere nel deserto e quello della Saggezza nella Torre di Era.

In due righe ho riassunto – non so – cento ore di gioco, giusto per dire che, insomma, ne accadono di cose!

Ah, mentre è alla ricerca dei ciondoli, Link attraversa un portale per versione oltre lo specchio

The Legend of Zelda: A Link to the Past, riassuntone sciué sciué

Dopo aver recuperato i Ciondoli e la Spadona Supremona, colpo di scena! Zelda è di nuovo rapita da Agahnim (il mago cattivo di prima) e Link viene catapultato nel Mondo Oscuro.

Lì, Link è di nuovo contattato telepaticamente da Sahasrahla che gli affida una nuova missione: salvare le fanciulle imprigionate nel Mondo Oscuro, e grazie al loro potere può nuovamente sfidare il mago Agahnim (altre 100 ore di gioco bruciate in due paragrafi).

Nello scontro finale Link riesce a sconfiggere il nemico, a recuperare la Triforza e esprimere il desiderio di eliminare gli effetti malvagi da Hyrule e riportare la terra al suo antico splendore.

È stato un vero ritorno al passato

Diciamocelo chiaro: i giochi moderni sono… facili! Tutto è intuitivo, hai mille aiuti – sia dal gioco stesso che online – e non devi nemmeno soffiare sulla cartuccia se la console non la legge, perché è tutto immateriale.

Trovarsi a vagare per ore nel mondo di The Legend of Zelda senza sapere che cosa fare per procedere con la storia, decidendo mille volte di mollare tutto ma ogni volta trovare la forza per proseguire, è qualcosa di cui non riesco a spiegare l’importanza.

Probabilmente oggi proponendo un gioco di quel genere riceveresti mazzate sulla schiena: non ottieni niente subito, ogni piccolo successo richiede un grande sforzo, e non è detto che questo avvenga in tempi tollerabili.

Però la ricompensa vale ogni fatica!

Nelle settimane passate a giocare a Zelda sono stato davvero sul pezzo, tanto che ho trasmesso questa dedizione anche a chi mi stava intorno… ecco per esempio il biglietto a tema per il mio compleanno!

Racconti a 16 bit: The Legend of Zelda: A Link to the Past

A Cesare quel che è di Cesare, e a Nintendo quel di Nintendo

Dico Nintendo perché la saga di The Legend of Zelda è prodotta da Nintendo, non volevo esprimere una mia preferenza fra produttori.

Comunque, siamo sicuri che i videogiochi siano un mero intrattenimento al pari di un flipper o dell’osservare l’erba crescere nei prati?

Sono convinto che alcuni titoli videoludici abbiano la stessa dignità di cinema e narrativa, e credo di essere partito presentando un titolo che ha tutte le carte in regola per soddisfare molti appassionati di buoni racconti brevi e lunghi.

Tant’è vero che spesso nascono vome videogame ma poi si sviluppa un media franchise con tanto di cartoni animati, romanzi, serie TV, film… OK, i film facciamo finta che non li ho citati che è meglio!

Per questo articolo è tutto. Nell’attesa del prossimo titolo, Game Over & Insert Coin!

Come trovare l’ideale durata dei racconti brevi

Come trovare l’ideale durata dei racconti brevi

L’ultima volta che ho parlato di scrittura ho lasciato in sospeso il racconto di come ho calibrato la durata dei racconti brevi negli anni.

Raccontare storie sui racconti ha un fascino ricorsivo unico!

Come ha inizio questo racconto

Ebbe tutto origine osservando le facce annoiate – a tratti sconsolate – del pubblico dei reading letterari che organizzavo un paio di lustri fa.

Osservare le espressioni e la postura di chi ascolta un mio racconto è stato un vero privilegio: mi ha permesso di capire molte cose sul funzionamento di chi è dall’altra parte dei miei racconti.

Tante volte sono stato convinto di aver fatto centro con una descrizione o un dialogo particolarmente sottili, arguti, con più chiavi di lettura capaci di intrattenere, stimolare e addirittura elevare l’ascoltatore.

Tante di queste tante volte non era affatto così, e glielo si leggeva in faccia.

Quanto conta la durata dei racconti brevi?

Prima di tutto dovremmo chiarire bene come si misura la durata dei racconti brevi.

Chiariamo come si misura la durata dei racconti brevi

La volta scorsa me ne sono uscito con qualcosa come non importa quanto breve sia un racconto, un racconto breve è un racconto breve e basta.

Ho tanti pregi, la coerenza non è fra questi… o meglio: fuori dal contesto originario, ogni frase va valutata con lo spirito nel quale è stata ideata.

Ascoltare qualcuno che racconta una storia non è affatto come leggersela per i fatti propri. Ecco come scoprire se un racconto è buono: leggilo a qualcuno.

Scoprirai che la sua durata può cambiare di tanto le sorti di un testo raccontato, ma se riesci a dargli qualcosa fin da subito (anche il titolo è molto rilevante) per lo meno sei partito bene.

Se spesso la durata dei racconti brevi scritti è misurata in pagine o parole, quella degli ascoltati è per forza di cose il tempo.

Chiariamo come si misura la durata dei racconti brevi

Intrattenere

Sembra quasi brutto da dire ma, senza tralasciare gli scopi educativi e morali che vorresti inserire nella tua storia, se non ti preoccupi di intrattenere il tuo pubblico, per definizione, non lo trattieni!

E quello se ne va!

E tu potresti non cogliere il lato positivo della cosa.

Io per esempio non l’ho ancora colto, quindi è una cosa che tendo a ricordare e applicare al meglio delle mie possibilità.

Prima regola dell’intrattenimento di Andrea Cabassi

Un racconto è un mondo che nasce, si sviluppa e muore nel giro di un battito di ciglia. Questa cosa è fondamentale, anzi, è proprio alla base della scrittura di un racconto.

Serve per ricordare che non è che devo raccontare la rava e la fava, ma solo le cose davvero importanti, perché raccontare della rava e della fava ignorando la durata dei racconti brevi infrange la prima regola dell’intrattenimento:

Quando il pubblico se n’è andato, allora è troppo tardi.
Prima regola dell’intrattenimento

Cinque minuti solo cinque vedrai

Dopo aver sperimentato, e osservato, e corretto e risperimentato, e riosservato e ripetuto tutto da capo più e più volte, sono giunto a una conclusione.

Ovvero che l’ideale durata dei racconti brevi – indipendentemente dal genere, dall’interpretazione, dal pubblico, dall’orario e dalle condizioni ambientali – è cinque minuti.

Insomma, più o meno… non è che ho fatto una media al millisecondo… però i racconti di quella durata erano quelli che riuscivano a mantenere alta l’attenzione del pubblico e che riscuotevano l’apprezzamento maggiore.

Ovviamente non paragono racconti da 20 minuti belli con racconti da 5 schifosi, non è che al cadere del finale all’istante 05:00 dall’inizio scatta il miracolo!

E poi il racconto bello è una figura mitologica, come l’unicorno, che nella realtà nessuno ha mai visto: quando ho scritto indipendentemente dal pubblico intendevo proprio questo.

Sappiamo benissimo che tutti hanno gusti unici e imprevedibili, quindi anche a livello statistico breve è meglio (se dev’essere una sofferenza, che almeno duri poco!)… ma non troppo breve, ecco la ragione dei cinque minuti.

Durata ideale racconto = √parole lette / sbadigli del pubblico

La formula per trovare la durata ideale racconto

OK, mi hai beccato. Anche questa formula me la sono appena inventata, però iniziando a pensare racconti da cinque minuti, facendolo diventare un mio standard e proponendo sempre più racconti brevi di questa durata, le facce annoiate – a tratti sconsolate – del pubblico dei reading è davvero diminuito!

La domanda ora è: quanti sbadigli sei pronto a accettare per i tuoi racconti?

Parole Belle: Inguainare (ep. 1×02)

Parole Belle: Inguainare (ep. 1×02)

Magnifico, perché sbaraglia la concorrenza di altre due parole decisamente belle, ma il proposito di premiare l’originalità alla fine ha prevalso.

Inguainare è la parola bella protagonista di questo secondo episodio, e non nascondo che appena l’ho letta mi sono esibito in un salto sulla sedia da podio olimpico!

Ma ecco com’è andata!

Quando ho letto la parola inguainare stavo…

Stavo leggendo un vecchissimo numero de L’Uomo Ragno, il 53 del 27 aprile 1972: Uccidete l’Uomo Ragno!

In questo episodio il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere incontra Ka-Zar, un personaggio tarzanide, e Zabu, il suo felino preistorico dai denti a sciabola.

Nella scena in questione Zabu intrattiene alcuni agenti, permettendo così a Ka-Zar di soccorrere l’Uomo Ragno.

L’agente sulla destra si accorge delle intenzioni non bellicose del gattone, proprio dal fatto che ha inguainato i suoi artigli.

Salto sulla sedia!

Inguainare
Inguainare

Il significato di “inguainare”

inguainare v. tr. [der. di guaìna] (io inguaìno, meno corretto inguàino, ecc.). – 1. Mettere nella guaina. In partic.: a. Riporre la spada nel fodero; più com. ringuainareb. non com. Infilare un nastro, un elastico e sim. in una guaina. 2. In senso fig., avvolgere e fasciare strettamente il corpo, o parti di esso, riferito a oggetti di vestiario: lunghi guanti le inguainavano le braccia; usato soprattutto nella forma passiva: era inguainata in un aderente abito nero. ◆ Part. pres. inguainante, come agg., in botanica, lo stesso che guainante.

Dizionario della Lingua Italiana Treccani

Inguainare secondo il Dizionario Treccani

Una parola di pace

Troppe volte assistiamo allo sguainare di spade, sciabole, scimitarre, spiedi e forchettoni, per una volta che invece è compiuta l’azione contraria vale la pena evidenziarlo.

Bravo Zabu che non hai pasteggiato con le tre forze dell’ordine, inguainando gli artigli, facendogli invece un pernacchione da dieci RRRRRRRRRR. Ti proporrò per un encomio!

Pace a tutti belli e brutti.

Lunghezza dei racconti brevi: ma brevi quanto?

Lunghezza dei racconti brevi: ma brevi quanto?

Ho avuto modo di riflettere sul tema della lunghezza dei racconti brevi: non so se hai visitato di recente la pagina dei miei racconti brevi, o se l’hai mai visitata in assoluto. Io sì. È cambiata!

Nel lavoro di revisione mi sono chiesto se avesse senso inserire fra le informazioni il numero di pagine o di parole dell’opera, insomma sulla lunghezza del racconto.

Come si misura la lunghezza dei racconti brevi

L’unità di misura adottata dagli addetti ai lavori per la lunghezza dei testi di narrativa (quindi dal racconto breve al romanzo) è la cartella editoriale, ovvero un foglio immaginario composto da 1.800 battute suddivise in 30 righe da 60 caratteri.

Che è un po’ come misurare mattoni con un secchio: con gli spazi vuoti ci potresti conservare le provviste per l’inverno!

Ecco perché tante volte per i racconti si usa il numero di parole ma, pur essendo una misura più precisa, il fatto che alla resa dei conti una e equivalga a un pentadodecaedro mi fa capire quanto sia comunque una scelta iniqua.

Come si misura la lunghezza dei racconti brevi

E non solo per lunghezza, pensa allo sforzo di architettare un brano che contenga pentadodecaedro: è secondo solo a quello di costruirlo in 3D con la carta pieghettata in educazione tecnica alle medie (è un incubo ricorrente).

Come non si misura un racconto

Ecco una cosa di cui sono certo: la lunghezza dei racconti, brevi o lunghi che siano, non influisce sul loro valore.

Hemingway ce lo ricorda con la sua provocazione del racconto in sei parole (quante cartelle sono? 0,03?) ma anche il buon senso e la pratica.

  • Il buon senso perché se è vero che la qualità ha più valore della quantità, che cosa impedirebbe a questo principio di essere applicato anche in questo caso?
  • La pratica perché una volta terminata la bozza di un racconto, il primo lavoro da fare è quello di tagliare, limare, spuntare, e non aggiungere, approfondire e ricamare.

Infatti ho scelto che la lunghezza…

Ho scelto di non mostrare la lunghezza dei racconti brevi, punto e stop. Che sia composto da due pagine o da venti non fa differenza.

La classificazione dei testi di narrativa

Certo, esistono alcuni limiti accettati per la maggiore che ha senso tenere in considerazione, per esempio questa è una classificazione dei testi di narrativa utilizzata nel mondo anglosassone:

  • I racconti brevi sono composti da meno di 7.500 parole.
  • Poi ci sono i racconti lunghi, che arrivano fino a 17.500 parole.
  • Dopo ci sono le novelle, fino a 40.000 parole.
  • Per finire ci sono i romanzi, fino all’infinito.

Fanno sorridere quei settemila o diciassettemila e cinquecento, ma soprassediamo e prendiamoli come punti di riferimento spannometrici (ricordiamoci che questa gente misura i volumi in cucchiai da tè).

Ripeto spannometricamente, in Italia addirittura con novella si intende una breve narrazione senza ulteriori specifiche, ovvero dal punto di vista della lunghezza è del tutto sovrapponibile al racconto.

Quindi potremmo parlare di novella breve e novella lunga? Facciamo finta di non aver detto nulla.

La lunghezza dei racconti brevi di Andrea Cabassi

I miei racconti sono brevi, davvero.

Li devi poter leggere d’un fiato: per quanto si possa essere lenti, dieci minuti sono un tempo in cui è possibile mantenere l’attenzione a alti livelli, chiedere di più non ha nessun vantaggio.

Non mi piacciono i racconti lunghi: non mi piace leggerli e non mi piace scriverli.

Sono la cosa peggiore che possa leggere: una struttura complessa che si risolve troppo brevemente, ma che è troppo lunga per rimanere fresca e vivace.

Ovviamente ci sono tantissime eccezioni, ma perché complicarsi la vita cercando di snellire una struttura complessa quando esiste già qualcosa che per sua natura è dinamico, rapido e fresco?

I racconti brevi sono come l’aperitivo: qualche patatina, due olive e un pezzo di formaggio sono perfetti, il timballo di faraona no; quello ce lo teniamo per il pranzo della festa!

La lunghezza dei racconti brevi di Andrea Cabassi

E ora m’è venuta fame! Fame di conoscenza? Ahm… sssssì!

Più che altro fame di volevo scrivere di come ho calibrato la lunghezza dei racconti brevi negli anni ma ora è il post a risultare troppo lungo, quindi… te lo racconto (in breve) la prossima volta!

Racconto di un’ordinaria domenica di Andrea Cabassi featuring vaccino  anti Covid-19

Racconto di un’ordinaria domenica di Andrea Cabassi featuring vaccino anti Covid-19

Il risveglio

7:40 - mi sveglio con la pancia che brontola dalla fame, ma è il bisogno di gare pipì che mi fa prendere la risoluzione di alzarmi. Una volta rientrata l’emergenza però non ho più sonno e mi dirigo verso la cucina.

Lì preparo il mio beverone salino casalingo sperimentale ma ecco subito una delusione: la variante con succo d’arancia non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella con il succo di limone della prima versione.

Per rifarmi dello smacco subito, preparo l’impasto per i pancake.

La mia ricetta segreta del beverone salino!
Gli Incredibili X-Bugs

8:55 - Si sveglia anche la Tati per controllare la scatola-parco-naturalistico dei nostri bachetti da seta.
La notte è stata fruttuosa: con nuove quattro mutazioni, ora la popolazione delle falene X-Bugs raggiunge quota cinque (rimangono soli altri due bozzoli che ancora devono schiudersi).

Il mattino

Dopo un po’ di questo spettacolo entomologo ci spostiamo in cucina e ci rimbocchiamo le maniche per preparare i pancake.

10:00 - La truppa al completo è sveglia, vigile e affamata.

Che la colazione abbia cominciazione!

La celebre Pancake Tower

11:00 - Esco per una spesina sciué sciué, e finalmente trovo le tazzine da caffè come piacciono a me! Le cercavo da un bel po’ e alla fine erano dove vado sempre a fare la spesa… comèpiccoloilmondo!

11:30 - Commenti da amici via chat che hanno appena fatto la vaccinazione: Mai visto cosa tanto organizzata in Italia.

La vaccinazione

12:40 - Sistemata la spesa, parto per il centro fiera, dove alle 13 ho l’appuntamento per ricevere la prima dose del vaccino anti Covid-19.

13:24 - Fatto, e seconda dose già prenotata.

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19: Chat

Mi fanno sedere su una sedia con un bell’adesivone che riporta il numero 60, pari all’attesa in minuti che dovrò sopportare prima di potermene andare.

In modo banalmente previdente mi ero portato da leggere, ma anche se non avessi provveduto erano ben visibili sul pavimento – a macchia di leopardo – altri grossi adesivi che promettevano intrattenimento d’uncierto livello.

Per nulla reclamizzata invece era la minaccia del coro alpino!

Sono vaccinato

Il pomeriggio

14:30 - rientro a casa, mangio gli avanzi del pasto (cuty letah) e bevo un fantastico caffè nella mia nuova fantasmagorica tazzina!

Studi clinici confermano che bevuto dentro la tazzina che cercavi da un sacco di tempo e che ora puoi finalmente usare, il caffè ha un aroma migliore.

Ah, che bell'o cafè
Il mio cerotto

15:00 - Comincio a scrivere su un blocco note questo breve racconto della giornata di oggi.

16:15 - Trovo per terra il mio cerotto! Speriamo che il vaccino adesso non esca dal braccio!

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 Asciugo il pavimento

16:19 - Pioggia e tempesta!

Fulmini e saette!

Però la finestra della camera è rimasta aperta, e in quei 15 secondi il pavimento s’è allagato!

Potere dello straccio!

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 Maltempo
Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 La cronaca di oggi

16:54 - Sto scrivendo in
diretta il
resoconto della
giornata!

17:26 - Merenda e torneo mega di Scala 40 (ho vinto io).

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 Scala 40

Il gran finale

Racconto domenica Andrea Cabassi anti Covid-19 I Vendicatori

18:45 - Inizio degli Avengers + cena + ancora Avengers.

22:03 - Riprendo la lettura da dove l’ho interrotta il mattino e mi preparo al temporaneo oblio della posizione orizzontale.

Conclusione - È stata una bella giornata, m’ha fatto piacere condividerla.

Fantaronco: promozione in A dello Stupa!

Fantaronco: promozione in A dello Stupa!

Dopo anni trascorsi nell’idea che il fantacalcio non avesse nulla a che fare con la fantascienza, due stagioni fa mi sono fatto convincere a partecipare a un fantatorneo, per capire poi che avevo ragione ancora io e che la fantascienza non c’entra una mazza (e nemmeno la mazza c’entra, quella è nel fantabaseball)!

Allora ho riesumato il nome della mitica squadra che tante soddisfazioni m’ha dato giocando campionati notturni a PES, oltre una decade addietro.

Ecco siori & siore lo stemma della Dinamo Stuparich, nei suoi sfavillanti colori sfavillanti.

In verità inizialmente i colori societari erano molto diversi, vediamo qua sotto un contributo video risalente all’epoca degli esordi di questa gloriosa squadra videogiocalcistica!

Fantaronco 2020/2021 Logo Dinamo Stuparich
L’anno scorso ho dunque esordito nella lega di Serie C del torneo FFC Fantaronco 1996, ottenendo la promozione in Serie B all’ultima giornata. C’è chi dice bravura, c’è chi dice coolo, io dico: promozione al primo tentativo!
Fantaronco 2019/2020 Serie C Classifica Finale

Questi i dati societari, la rosa e le azioni di mercato del club, mentre la bacheca dei trofei è ancora vuota; io però mi tengo stretta la promozione come fosse una coppa del mondo!

In fondo non è troppo diverso da un videogame di calcio manageriale, e io che sono cresciuto a pane e Player Manager so bene che per vendere più limonata bisogna abbassare il prezzo delle patatine!

Fantaronco 2020/2021 Dinamo Stuparich
Fantaronco 2020/2021 Serie B Giornata 26

Ecco la classifica alla giornata 26, quando la promozione era solo un miraggio, e a seguire quella definitiva, che mi vede superare al fotofinish Leoni di Gussago dopo un girone di ritorno scoppiettante, un interminabile filotto di scontri diretti e un finale al cardiopalma (basta vedere i punteggi delle prime 8: fino all’ultimo ancora in corsa per un biglietto per la Serie A): ero infatti quinto fino agli ultimi minuti dell’ultimo posticipo, ma la tripletta di Rebic ha decretato:

  • La mia vittoria esterna contro Fedeazzurra (0 – 3)
  • Il pareggio casalingo di Leoni di Gussago contro F.C. Lelapo (3 – 3, ma prima della tripletta LdG stava vincendo!)

Caro Artalo (presidente LdG – NdA), è stato un onore misurami con te. Per chi volesse conoscere le misure: 1 – 1, sia all’andata che al ritorno. Punto.

Fantaronco 2020/2021 Serie B Classifica Finale

Prima di chiudere, un ringraziamento speciale a Paolo e Gianluca che si sbattono anche più del dovuto per portare avanti la baracca, e chiunque volesse iscriversi, trova qua le istruzioni, le distrazioni, i cavilli e i bis sottoparagrafi.

Fantaronco 2020/2021 Maglia Dinamo Stuparich

O ora chiudo questo post autocelebrativo, inutile e di cattivo gusto mostrando la maglia indossata dai miei giocatori nel corso di questa esaltante stagione (che invece denota uno stile raffinatissimo).

Per festeggiare la promozione in Serie B i migliori stilisti tifosi dello Stupa hanno confezionato questa divisa in due pezzi, che tutti i giocatori hanno orgogliosamente indossato in ogni incontro.

Come celebrare degnamente la promozione in Serie A?

DLL Diritti Libertà Lombardia: CensuVax

DLL Diritti Libertà Lombardia: CensuVax

DLL Diritti Libertà Lombardia è un Comitato Spontaneo Non Riconosciuto di liberi cittadini volontari che operano sul territorio per affrontare le criticità legate alla tutela dei Diritti Civili e alle Libertà Costituzionali.

Fantastico, DLL Diritti Libertà Lombardia è una specie di Justice League della Lombardia votata alla lotta contro chi minaccia i diritti civili e le sacrosante libertà sancite dalla Costituzione della Repubblica!

Nascendo nel 2016 con il nome di “Genitori del NO OBBLIGO Lombardia”, era impegnato per affrontare i problemi del D.L. 73/17, convertito in L. 119/17, attraverso azioni, progetti, ecc. finalizzati a supportare e informare i genitori, e più in generale per sostenere e tutelare la libertà di scelta terapeutica.

Acc, mi sono sbagliato, altro che JL!
Si tratta di un gruppo di libertadisceltaterapeuticisti e adesso che mi sono iscritto al loro gruppo Facebook che cosa faccio?

Ho deciso: è solo una la cosa che rispetti il mio rigido principio di non impelagarmi in sterili discussioni sul web con persone che rifiutino il dialogo basato sulla logica e i fatti.

E quella cosa è osservare.

Breve recap per un’introduzione a scrocco

Prima di procedere con la cronaca della mia esperienza nel gruppo DLL Diritti Libertà Lombardia ritengo utile fare un richiamino a un articolo di qualche tempo fa, giusto per non ripetere un’altra volta temi noiosi come le bigfarmah, la medicina alternativah, svegliatevih e compagnia bella: Omeoutopia: del perché l’omeopatia è una minchiata.

Ho osservato che!

La prima cosa che ho osservato è che nonostante il loro regolamento sia molto chiaro sulle modalità di presentazione della domanda di iscrizione, all’atto pratico non sono davvero così attenti. Altrimenti non si spiega che nonostante esso dica chiaramente che:

Per accedere a DLL Diritti Libertà Lombardia è necessario rispondere alle domande poste all’atto della richiesta di iscrizione. Preghiamo di farlo in modo non evasivo e/o frettoloso.

… abbiano accettato la mia iscrizione, dove l’evasività delle mie risposte avrebbe reso orgoglioso Lupin The 3rd.

Un’altra cosa che mi ha colpito è che gran parte del traffico fosse generata dai molti moderatori, nonostante il cospicuo numero degli iscritti (9 moderatori per circa 5000 iscritti).

Questo sia per quanto riguardava i nuovi post (spesso il rilancio di notizie dal sapore tutt’altro che imparziale) che le risposte alle domande degli utenti.

La terza cosa che ho notato non riguarda la quantità ma la qualità delle discussioni: ogni fatto è come filtrato da una magica lente che rende perfettamente normale l’inconcepibile e completamente assurdo il fatto più banale.

Voglio fare un esempio cercando di evitare sia tecnicismi sia polemiche (in realtà posso garantire solo uno dei due): un’affermazione che a tutta prima mi è sembrata del tutto ragionevole ha scatenato un megacasino.

Una persona vaccinata può contagiare un individuo sano.

La reazione di fronte a siffatta affermazione dovrebbe essere pressapoco questa: lo so, è normale. Voglio dire, pure io che no so distinguere un’aspirina da un antinfiammatorio so che il vaccino protegge dalla malattia ma non necessariamente dall’infezione!

La reazione in DLL Diritti Libertà Lombardia invece è stata qualcosa di enorme, ricordo una fitta gamma di commenti compresa fra il vaccino è inutile e big pharma ci sta turlupinando.

Basso profilo su DLL Diritti Libertà Lombardia

Io però mantenevo un basso profilo, non volevo palesare la mia identità segreta dando del citrullo a chiunque mi capitasse a tiro su DLL Diritti Libertà Lombardia, come invece la mia coscienza mi imponeva.

Poi il regolamento vieta esplicitamente Attacchi personali, insulti, linguaggio non consono o commenti denigratori nei confronti di chiunque, e io – a onor del vero – il regolamento non l’ho mai violato.

Insomma, ogni cosa è analizzata come se qualcuno stesse tessendo le fila di un piano malvagio progettato per arricchire i produttori di vaccini sulla pelle dei poveri cittadini, relegati al ruolo di cavia da laboratorio.

Se non fosse spaventoso vedere l’intelletto umano sprecato in modo così sfacciato, sarebbe quasi divertente.

DLL Diritti Libertà Lombardia: il caso

Un giorno, però, su DLL Diritti Libertà Lombardia accadde l’inaccettabile, e te lo racconto usando i personaggi del Muppet Show per impersonare i veri interpreti del misfatto.

Un genitore disinformato – interpretato da Gonzo – chiede lumi nel gruppo sulla condotta della scuola dell’obbligo nei confronti di un bambino non vaccinato. Tema questo molto delicato da non prendere sotto gamba.

Una richiesta su DLL Diritti Libertà Lombardia

Soprassediamo sulla qualità dell’immagine (e dell’italiano), il punto è che serve dare una risposta molto chiara sulla questione: molto probabilmente vi è di mezzo un minore che non ha colpa della scelleratezza dei propri genitori.

Decido allora di fare una ricerca e dopo otto secondi sono travolto da una marea di siti che danno tutti la stessa risposta. Ci sono solo due cose da fare allora:

  • Chiedersi come mai per gli utenti di DLL Diritti Libertà Lombardia sia così difficile fare una ricerca nei motori di ricerca. Forse pensano che il di ricerca contenuto nel nome sia una specie di tranello? Non me ne stupirei.
  • Cercare fra i tanti il sito più attendibile e rispondere a Gonzo con un link diretto (il mio intento era quello di fornire la fonte senza esporre la mia interpretazione, ma ho capito solo dopo di aver sbagliato approccio: non era certo quello che cercava Gonzo).
Il mio intervento su DLL Diritti Libertà Lombardia
Certo di aver fatto il mio dovere di cittadino pensante, ho un sussulto quando noto che il mio intervento è stato rimosso:
La mia censura su DLL Diritti Libertà Lombardia
Naturalmente il link che ho pubblicato non era fuorviante, il titolo era pure Niente asilo o scuola per i bimbi non vaccinati, più chiaro di così si muore!

Semmai è stato fuorviante rispondere Assolutamente no, Gonzo. L’obbligo scolastico prevale sull’obbligo vaccinale e dopo nove minuti pubblicare un link alla gazzetta ufficiale dove si può leggere la stessa cosa che ho linkato io, ma in modo più confuso e senza la spiegazione professionale dei redattori di La legge per tutti.

Il ban tattico (aka censura)

Ho subito preso le difese del mio post: era chiaro come Beaker volesse far passare il suo messaggio ai danni della verità! DLL Diritti Libertà Lombardia… libertà di che cosa? Non si scherza con me! E infatti…

Il feedback di DLL Diritti Libertà Lombardia

Questa schermata è stata l’ultima di DLL Diritti Libertà Lombardia che sono riuscito a vedere prima del ban.

In pratica mi ha bannato perché non sono stato Gentile e cortese (falso). Non potendo competere sul piano della dialettica mi ha censurato. Sì. Tipico di chi sa che non può battersi ad armi pari con la logica. Un comunissimo p’tak insomma.

Pensandoci ora, la cosa più divertente

La cosa più divertente – e vi assicuro che tutto il post non è un pretesto per piazzare un link allo shop – è che uno dei pilastri del mio romanzo Pelicula è proprio un vaccino tramite il quale le forze governative esercitano un controllo asfissiante sulla popolazione.

SVEGLIATEVI!!1!1!UNO!

Ora, è vero che il post non è un pretesto per piazzare un link, ma eccone comunque uno bellissimo: clicca qui o sulla copertina per comprare Pelicula, il miglior romanzo distopico di tutta Anonima Andrea Cabassi!

In offerta!

La legge, ma anche la morale comune, impone che tutti siano vaccinati entro i primi tre mesi di vita: non esistono le condizioni perché un qualsiasi essere umano possa sopravvivere oltre i tre mesi senza Pelicula; lo impongono le condizioni ambientali che si sono andate creando.
La cosa vale per tutti, nemici di Pelicula compresi; senza la protezione garantita da questo antivirus, un bambino andrebbe incontro a morte certa a causa dei batteri dell’aria, dell’acqua, del cibo… gli uomini sono stati troppo occupati a pensare al loro benessere per accorgersi che la terra che calpestavano era la stessa su cui avrebbero dovuto vivere: quindi senza Pelicula la vita si forma, ma non attecchisce.
Ciò rende Pelicula necessaria, ma le nanomacchine che iniziano a prosperare negli organismi viventi hanno un altro importantissimo ruolo: tracciano.
Sono in grado di tracciare e trasmettere tutta la vita di chi le ospita. Tutta l’intera vita di un individuo.
Tutta l’intera, completa vita.
Pelicula, pagg. 56, 57

Non me la sono presa

Comunque non me la sono presa troppo. Diciamo il giusto.

Diciamo che ora a ragion veduta penso che DLL Diritti Libertà Lombardia sia un gruppo poco interessato alla verità, che promuove un tipo di pensiero pericoloso perché non supportato dai fatti, e che non si preoccupa troppo di avvalersi della censura verso chi non è disposto a dargli ragione incondizionata.

Chissà se io censurerei i loro commenti a questo post?

Riga Salata è il nuovo racconto disponibile allo scaricamento smodato

Riga Salata è il nuovo racconto disponibile allo scaricamento smodato

Riga Salata è uno fra i racconti più vecchi fra quelli presenti sul sito (son appena andato a controllare: solo Nulla rima con fegato è più vecchio di lui!), uno di quelli che proponevo ai tempi dei reading.

Si tratta di un testo in prima persona in cui il protagonista si trova sotto la doccia avviluppato in un flusso di pensieri negativi.

La sequenza, da un confuso onirismo, passa in maniera improvvisa a una lucidità spietata, in cui l’uomo trova la soluzione ai suoi fantasmi personali, ma questo non gli basta.

Allora combatte, combatte con se stesso per convincersi che una soluzione troppo semplice non è quello che ci vuole per problemi complessi.

Questi hanno bisogno di tempo e di dedizione, e addirittura è possibile che una soluzione non sia la cosa più importante.

Si tratta di un thriller in cui mi sono trovato molto a mio agio, nonostante il genere sia davvero lontano da quasi tutto il resto della mia produzione.

Riga Salata: l’ebook

Naturalmente non è un thriller convenzionale, il tocco à la Andrea Cabassi si riconosce nonostante tutto, ma le opinioni positive degli amanti del genere mi hanno sempre fatto molto piacere (quindi lo ritengo un buon lavoro – NdR).

Ecco perché l’ho selezionato per la pubblicazione, nei tre formati epub, mobi e pdf con la fantastica copertina di Francesca Navoni, che già in passato aveva magnificamente illustrato altri miei lavori.

Clicca qua o sulla copertina per scaricare il racconto!

No, non ci sono orsi polari

Eh, purtroppo non esiste il racconto perfetto, infatti Riga Salata non ha orsi polari; quello della copertina è un orso figurato!

E non parlo della specie Ursus Figuratur – che non esiste – quello che voglio dire è che l’orso rappresenta le inquietudini, le ansie e le angosce provate nel racconto.

La protagonista femminile della copertina? Non è che posso spoilerare tutto, leggi il racconto!

La bozza della copertina

Nel lavoro di recupero del materiale per confezionare l’ebook ho ritrovato anche la prima bozza per la copertina, che chiamare bozza mi sembra quasi un insulto vista la qualità del disegno. E allora perché no!
Riga Salata, bozza della copertina
Se vuoi tornare al paragrafo dove puoi scaricare l’ebook ma hai un attacco improvviso di fannullaggine acuta, puoi usare questo incitamento: scapicollati all’ebook!

Volevo solo comprare Il Ritratto di Dorian Gray

Volevo solo comprare Il Ritratto di Dorian Gray

In edicola sta uscendo in questo periodo una collana di romanzi fantastici chiamata I primi maestri del fantastico. Si tratta infatti di classici di autori molto noti, cito fra i molti Mary Shelley, H.G. Wells, Conan Doyle e Bram Stoker giusto per avere un’idea. Sono edizioni piuttosto carine, con copertina rigide e illustrazioni ispirate alle edizioni dell’epoca. Si tratta di volumi brossurati ma il prezzo mi è sembrato molto vantaggioso (oltre le prime uscite a prezzi stracciati, le altre viaggiano fra i 7 e i 12 euro)
I primi maestri del fantastico
Questa noiosissima introduzione per dire che a catalogo hanno messo alcuni libri che mi interessavano, per esempio:
  • Frankenstein, di Mary Shelley
  • La guerra dei mondi, di H. G. Wells
  • Il mondo perduto, di A. C. Doyle
  • Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde
Non voglio dire che gli altri fossero meno interessanti… ma alcuni in effetti sì, e altri li possedevo già, quindi per quanto riguarda Andrea Cabassi la lista della spesa era composta da quei quattro titoli lì.

Uscita bimestrane

Bimestrane perché i primi tre volumi sono usciti effettivamente ogni 15 giorni, ma con Il ritratto di Dorian Gray si dev’essere inceppato qualche meccanismo, perché non riuscivo a trovarlo in nessuna delle edicole vicino casa (non mi andava di provare in quelle non-vicine, ormai era una questione fra me e la mia cocciutaggine).

Poi, a dire la verità, il romanzo l’avevo già letto quindi non è che smaniassi per averlo a tutti i costi. Giusto perché l’edicola è a due passi da casa facevo una capatina per vedere se fosse arrivato, ma la risposta era sempre negativa.

Ma anciertopunto…

Anciertopunto, dopo una decina abbondante di no, ecco che invece sì! L’edicolante più bravo al mondo è riuscito a recuperare l’uscita che probabilmente era stata mangiata dal cane del corriere, e me l’ha tenuta da parte – ci mancava pure che non me la tenesse via!
Ed è qua che scatta la scena che volevo raccontare fin dall’inizio, mica ti voglio solo ammorbare con la storia di me che non trova il libro, ti pare?

E poi succede che…

Succede che all’edicola siamo io e un figuro che ravana fra le bustine dei Pokémon, i gadget, i giochini ecc. che a tutta prima mi sembra il classico bonaccione che in edicola ci va solo per comprare il costume di poliziotto o il kit da pesca (hai presente quelle confezioni ultraschiacciate con due giocattolini che anche il gatto si accorgerebbe che è solo paccotiglia ma che devi comprare sennò il bambino piccolo non smette di piangere? Ecco).
Ma quando chiedo all’edicolante se fosse arrivato Il ritratto di Dorian Gray e lui mi dice ma io capisco no ma poi rielaboro e mi rendo conto che invece ha detto – ecco – il figuro di prima che sta impugnando un portachiavi di Hello Kitty assume un’espressione compiaciuta, e io lo noto.
Dentro di me penso ma di che ti compiaci, torna nella tua caverna a scheggiare la selce!
Mamma quanta cattiveria gratuita, ma è stato un riflesso nel sentirmi giudicato, giuro che non lo volevo offendere (e poi scheggiare la selce come si deve non è un lavoro per tutti).

Ma poi…

Ma poi non gli è bastato fare la faccia, ha anche voluto esprimere un pensiero:

«Il Ritratto di Dorian Gray, eh? Bello, mi è piaciuto davvero molto.»

OK, qua volevo sprofondare. Dopo aver pensato male di lui eccolo che mi rende pan per focaccia, e fa fare a me la figura del lettore da spiaggia che compra il libro in edicola, quando invece – se hai letto con attenzione – è chiaro che sto acquistando volumi scelti della collana; non è che compro Il ritratto di Dorian Gray perché è finita la Settimana Enigmistica!
Insomma basta, ero pronto a cospargermi di cenere il capo quando ancora una volta il postulato della parola detta di troppo accorre in mio soccorso.

Ecco il postulato della parola detta di troppo, che invento in questo stesso istante:

Una volta espresso un concetto in maniera soddisfacente, ogni ulteriore parola è di troppo.
Andrea Cabassi

Infatti, mentre sono alla ricerca di un posacenere per cospargermi, eccolo chiudere il discorso con qualcosa di irripetibile:

«Proprio un bel film!»

Mavaccagare te e il film! Fine del post.

Il Ritratto di Dorian Gray e l’edicola

Il ritratto di Dorian Grey
Parole Belle: Encomio (ep. 1×01)

Parole Belle: Encomio (ep. 1×01)

Esiste un fastidioso insieme di parole che, per quanto corrette esse siano, sono davvero brutte: che non mi piace pronunciare, che non mi piace scrivere, che spesso trovo usate fuori dal contesto eccetera.

Progettavo da qualche tempo una sorta di raccolta di queste parole, per esporle al pubblico ludibrio in modo che nessuno le utilizzasse mai più, sostituendole con parole che potessi per lo meno tollerare, ma dopo lunghe meditazioni, e memore della fine fatta dal pur eccezionale Codice Da Vero Pirata ™ ho capito che il mondo non è ancora pronto a tutto questo.

Stupido mondo!

Però ormai ero in canna con il proposito della raccolta di parole, così ho invertito la polarità dell’idea ed eccomi qua con la raccolta di… parole belle!

Scrivo un titolo lungo così hai un po’ di tempo per riprenderti dallo sforzo dell’applauso

L’idea è quella di premiare alcune parole per la loro bellezza, per l’eleganza del suono o per qualsiasi altro motivo mi passasse per la testa quando l’ho sentita pronunciare e mi ha colpito. Quindi, a proposito di premi, la prima parola bella di questa nuova rubrica di Anonima Andrea Cabassi è… encomio! Senti com’è ben bilanciata, e che suono deciso ma allo stesso aereo, delicato. Questa parola merita un encomio!

Il significato di “encomio”

encomio en|cò|mio s.m. av. 1566; dal lat. tardo encōmĭu(m), dal gr. egkṒmion, da egkṒmios “che si canta in una festa”, comp. di en- “dentro” e kômos “festa, processione”. 1. TS lett. nell’antica Grecia: canto celebrativo 2. CO lode, spec. pubblica e solenne: tributare, fare un encomio a qcn.; lettera, parole di encomio 3. TS milit. riconoscimento ufficiale del valore di un militare Dizionario della Lingua Italiana De Mauro
Dizionario De Mauro

L’ultima volta che ho sentito pronunciare la parola encomio stavo…

L’ultima volta che ho sentito pronunciare la parola encomio stavo guardando Guerra temporale, l’undicesima puntata della prima stagione di Star Trek: Enterprise, quando il capitano Archer propone un encomio a un membro dell’equipaggio che con una sua azione ha salvato la nave (poi invece si scopre che è stato un cattivone con un secondo fine; mazzate sulle antenne, altro che encomio!).

Per il momento è tutto!

Per questo primo episodio è tutto, ora puoi continuare a fare quello che stavi facendo prima, e se trovi qualche parola interessante scrivimela nei commenti, potrebbe essere la prossima protagonista di Parole Belle!