Abrakadabra, Storia dell’Avvenire

Abrakadabra, Storia dell’Avvenire

Questa è bella! Ho letto Abrakadabra. Storia dell'avvenire di Antonio Ghislanzoni perché un commento all'articolo Il 1° romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari sosteneva che fosse proprio Abakadabra il primo romanzo distopico italiano!

Le meraviglie del Duemila è stato pubblicato nel 1907, mentre Abrakadabra. Storia dell'avvenire è del 1884: la bellezza di 23 anni prima! È dunque così? È davvero Abrakadabra il primo romanzo distopico italiano? Devo cambiare il titolo all'articolo su Le meraviglie del Duemila? Prima di prendere decisioni avventate ho deciso di leggere il romanzo con i miei stessi occhi indagatori!

Abrakadabra: quarta di copertina

Abrakadabra: copertina
Abrakadabra (1884) è un romanzo di fantascienza surreale: le vicende sono ambientate nella Milano del 1982, tra gondole volanti e altre invenzioni surreali. Il volume fu pubblicato per la prima volta nel 1884, rappresentando, di fatto, uno dei primi esempi di proto-fantascienza italiana.
Antonio Ghislanzoni (Lecco 1824 - Caprino Bergamasco, Bergamo, 1893) fu librettista e letterato.
Abrakadabra: retro

Antonio Ghislanzoni

Come possiamo leggere dalla quarta di copertina, Antonio Ghislanzoni fu anche librettista, ovvero l'autore dei libretti delle opere liriche. Giusto per fissare un punto di riferimento, fu librettista per Aida (da Wikipedia: Aida è un'opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Antonio Ghislanzoni, basata su un soggetto originale dell'archeologo francese Auguste Mariette), una delle opere liriche più famose al mondo.

Io che invece di opera lirica capisco ben poco, conosco Ghislanzoni per il romanzo La Contessa di Karolystria - Storia tragicomica, una divertente parodia di un romanzo d'avventura che lessi un paio di anni fa.

Abrakadabra di Antonio Ghislanzoni

Prima della parte in cui do il peggio di me esprimendo giudizi non richiesti, ti lascio un po' di tempo per consultare le mie sottolineature da Abrakadabra, Storia dell’Avvenire!

Citazioni da Abrakadabra

Posizione 32-33

In paese correva voce che il signore fosse malato di cervello per eccessiva applicazione agli studi

Posizione 38-44

Il curato, il sindaco e il farmacista di C… per lui rappresentavano i tre partiti, la eterna invariabile trinità del pensiero umano, che a suo credere, era cominciata nella mente dei tre primi abitatori dell’universo. Il curato rappresentava il non possumus, la forza reazionaria; Il sindaco il liberale moderato o moderatore; Il farmacista l’uomo del progresso ad ogni costo, l’utopista rivoluzionario, che non ammette intervallo tra il pensiero e l’azione. Questi tre principii, come ognuno può immaginare, si detestavano cordialmente; e il loro attrito era scabro e sfavillante come quello dell’acciaio colla pietra.

Posizione 49-50

Essi amavano il buon vino con esemplare concordia;

Posizione 126-127

Coloro che si oppongono al progresso come quelli che pretendono moderarlo, rimarranno stritolati sotto le sue ruote prepotenti».

Posizione 127-127

Il terribile oratore pose fine alla sua arringa per essiccamento di fauci

Posizione 174-180

«La guerra! sublime spettacolo nelle epopee di Omero e di Ossian! Quando nel 1859, il cannone degli invalidi annunziò alla Francia la grande battaglia, la grande vittoria di Solferino, tutta la nazione si scosse di entusiasmo. Le contrade pavesate di drappi tricolori, le luminarie, i fuochi di gioia salutarono il fausto avvenimento. Ma sotto quella superficie festante, nella retroscena di quei splendidi entusiasmi, quante lacrime, quanti terrori! «Quarantamila morti! In verità il bullettino non poteva essere più splendido. Chi non ha gustato l’epico entusiasmo di quel grandioso massacro? L’avete voi veduto un campo di battaglia, una pianura di Solferino, dopo una grande vittoria? Quarantamila cadaveri o frammenti di carne umana, orribilmente pestati, confusi, ingrommati di caligine e di sangue?…

Posizione 224-226

Il curato si levò in piedi, e volgendosi all’uditorio con un gesto da dominus vobiscum, replicò a tutta voce due parole latine, il motto inesorabile, nel quale si riassume tutto il programma religioso e politico della setta clericale: «Non possumus!

Posizione 256-258

Il nostro non possumus data da secoli, e mette capo a quel libro divino, a cui non vorrete negare qualche autorità–parlo del vangelo. I pericoli e i danni della scienza universale sono prevenuti in quel codice santo, dove la povertà dello spirito e l’umiltà del cuore stabiliscono la base di una morale feconda di beatitudine.

Posizione 260-263

«Fummo avversi alla stampa, presaghi delle sue abbominazioni infrenabili; perseguitammo Galileo; ponemmo ostacolo per quanto era da noi alle temerarie pellegrinazioni di Colombo–abbiamo negato il vapore, contrastato il telegrafo, imprecato a tutti gli abusi della ragione, alla filosofia, all’esame critico, ai sacrileghi attentati della chimica e del magnetismo, due scienze di terribile avvenire!…

Posizione 277-278

Compiacetevi di abbandonare le astrazioni, e di scendere con me sul terreno della vita reale, a cui, se non mi inganno, voi altri liberali vi dimenticate troppo spesso di appartenere.

Posizione 294-297

Questi paria, questi schiavi della civiltà, che dovranno necessariamente moltiplicarsi per servire ai nuovi bisogni, ai nuovi comodi del secolo–impareranno anch’essi a leggere, a filosofare con voi? E qual sarà la catena per vincolarli alle cave tenebrose, al maglio rodente delle officine? Forse la coscienza del dovere?–Io

Posizione 338-341

«Perchè si dice progresso?… Moto è la parola. Se l’umanità progredisse nel meglio; quanto sarebbero da compiangere i nostri antenati, che vissero seimila anni prima di noi! Pure anch’essi lavoravano per la medesima illusione… e si affannavano in questo moto d’idee e di tentativi che non dà requie allo spirito umano.–Seimila anni di corsa; e dove siamo arrivati?…–Al punto di partenza. Valeva la pena di mettersi in cammino?…

Posizione 355-359

Il principio delle nazionalità, che rappresenta il non plus ultra del liberalismo contemporaneo, come dovrà apparire meschino e puerile fra un secolo, quando nel pensiero della comunanza di origine e della fratellanza naturale, l’uomo si dirà cosmopolita; quando le frontiere delle Alpi, dei fiumi e dei mari, scompariranno, insieme ai pregiudizii di razza; e l’umanità, che oggi pone il suo vanto nel suddividersi in cento frazioni nemiche, si riunirà tutta per formare una sola famiglia!

Posizione 396-398

Arrestare il movimento? Uccidere l’idea?–Non ha egli appreso dalla istoria che una idea, antica o nuova non importa, purchè lusinghi questo istintivo desiderio del meglio che è il principio motore della umanità, deve fare il suo cammino, svolgersi e completarsi nella esperienza fino a quando l’esperienza non la riprovi?

Posizione 480-482

–L’Abrakadabra–rispose il signore–è la storia perenne del movimento umano riflessa in un’epoca sconosciuta all’universale, in un’epoca avvenire.

Posizione 504-505

Finiva coll’amarli–e da ultimo, come il Dio della Genesi, si pentiva di averli creati.

Posizione 587-588

Istallarsi in Roma, consenziente la Curia, benevolo il papa, voleva dire per il governo italiano abdicazione di ogni idea liberale, di ogni principio di moralità.

Posizione 624-624

L’avvenire comincia a beffarsi del presente.

Posizione 627-629

Monarchia costituzionale o Repubblica, tale il dilemma rappresentato da due frazioni ugualmente ispirate da liberalismo. Le moltitudini si lasciavano imporre dalla parola senza badare all’essenza. Ignare di storia o dimentiche, non comprendevano che la tirannia può prendere tutti i nomi e inalberare tutte le bandiere.

Posizione 643-647

Lo statuto della Unione ha per base la santificazione di un diritto naturale che l’umanità per lunghi secoli disconobbe; il diritto di esistenza. Ciascun cittadino di Europa, dal giorno della nascita fino al giorno dell’estinzione, è alloggiato, vestito, nutrito a spese del comune. Questo comune, che noi chiameremo Famiglia per conformarci al linguaggio dei tempi, diviene necessariamente l’esclusivo proprietario delle terre, l’amministratore della sostanza pubblica.

Posizione 656-657

La coscrizione agraria prenderà il posto della coscrizione militare. Dai venti ai venticinque anni, per legge del nuovo Statuto, ciascun individuo della Unione sarà coltivatore.

Posizione 677-679

Dagli otto ai quindici anni–il tempo che i barbari del secolo precedente sprecavano nel latino e nel greco–oggi viene impiegato negli studi matematici e filosofici, nella storia, nella fisica, nella astronomia, nella geologia, e nella spiritodossia, di cui fa parte il magnetismo, il galvanismo animale, e l’ipoteticonia.

Posizione 713-714

Le multe criminali costituiscono per la famiglia una sorgente di reddito importantissimo. Desse furono sostituite, nel nuovo codice, alla pena di reclusione.

Posizione 739-741

E perchè l’uniforme obbligatoria agli adulti che percepiscono l’assegno di famiglia?–Una misura economica basata sull’orgoglio umano. Non accordandosi l’assegno agli adulti che a patto di indossare la uniforme del nullatenente, molti si asterranno per vergogna, e penseranno a guadagnarsi l’esistenza col lavoro.

Posizione 823-823

alle leggi e alle savie istituzioni sociali non è concesso mutare la natura dell’uomo.

Posizione 932-934

Quando io penso che il despotismo ha inventato la galera e la forca prima di stabilire il Diritto all’esistenza, debbo credere che le generazioni precedenti alla nostra non fossero al mondo che per espiare un delitto. Possiamo noi leggere le storie del passato, senza provare una specie di ribrezzo per coloro che ci hanno preceduti?

Posizione 957-958

–Io credo che l’amore abbia sempre esistito nel mondo–e che a lui si debba ogni sviluppo delle umane perfezioni.

Posizione 1011-1011

Rimescolare la materia, agitarla, trasformarla, tale è la missione dell’uomo.

Posizione 1069-1070

–Presto! a venti passi dall’Arco c’è una stazione di gondole volanti–disse Viola, dando il braccio alla giovane amica…–In meno di tre minuti, prima che la campana abbia cessato di suonare, noi scenderemo alla porta del tuo palazzo.

Posizione 1078-1079

Corse alla sedia ascendente, toccò il bottone dorato, e tosto, pel rapido agitarsi delle carrucole, tra il fremito armonioso delle corde vellutate, ella trovossi negli appartamenti superiori.

Posizione 1152-1154

Sulla piazza del Duomo, mentre la folla dei nullabbienti si accalcava presso la porta della decima Dispensa per ricevere il pane, venne a cadere una pioggia di grosse ostriche, le quali, ti giuro, non resero il miglior servizio alle nuche pelate di alcuni poveretti…

Posizione 1227-1229

–Bella invenzione davvero, le vostre pillole di midollo concentrato!–disse Rousseau, crollando la testa.–I Milanesi non diedero mai prova di tanto buon senso, quanto nel rifiutare questo nuovo metodo di alimentazione, che debilita lo stomaco e priva l’uomo de’ più squisiti piaceri.

Posizione 1244-1247

Le tue pillole di midollo affrettano di due secoli il suicidio totale dell’umanità. –Il tempo farà ragione delle nostre differenze–rispose l’altro scienziato, il quale era appunto l’illustre Raspail III, inventore dell’alimento omeopatico.–Ma i tuoi sofismi non possono distruggere nel mio cuore la compiacenza che io provo in questo momento!

Posizione 1396-1405

La donna che si consacra ad un uomo per tutta la vita, non solo deve assolvere il di lui passato, ma anche il di lui avvenire. In ciò la donna è più sublime di Dio! Così parlando, Fidelia chinò le labbra sulla fronte infuocata, dell’Albani, e vi ristette con un lungo bacio. Poi ella fece un movimento per levarsi in piedi e cedere il suo posto al giovane, che tuttavia rimaneva inginocchiato. –Mio fidanzato, mio fratello d’amore–riprese Fidelia con dolcissimo accento–dispensandoti dalla confessione io mi sono prevalsa di un mio diritto, ma non intendo perciò esonerarmi da’ miei doveri. Al contrario, io ti prego di acconsentirmi questo sfogo dell’anima che la legge mi impone, perocchè io sappia che l’uomo non può gustare, nelle braccia di una donna, tutta intera la voluttà dell’amore, quand’egli non sia ben certo che questa donna non abbia mai appartenuto ad alcuno… –E potrei io dubitare della tua illibatezza?–esclamò l’Albani trattenendo la giovinetta con dolce violenza.–Tutta la tua vita si riflette nel tuo purissimo sguardo. Nella freschezza delle tue mani, nella fragranza del tuo alito, nelle caste pieghe dei

Posizione 1423-1424

–Non è dunque compiuta la nostra felicità?–domandò Fidelia con ingenua sorpresa.–Che altro ci resta a desiderare? sono amata, e ti amo!

Posizione 1488-1491

–Voi parlate come un giornale dell’opposizione, eccellentissimo signor Proposto.–Moderate le vostre parole, ovvero sarò costretto a registrare il vostro nome fra quelli dei malcontenti, dei pregiudicati politici, dei settari, dei nemici dell’ordine, di quei sciagurati che cospirano contro il migliore dei Governi… contro il Governo attuale…

Posizione 1500-1503

–Vero… verissimo… quanto voi asserite–riprese il Gran Proposto–i nemici naturali dei governanti sono i popoli governati. Le leggi, per quanto eque e liberali esse sieno–non cesseranno mai di rappresentare, nel giudizio del popolo, altrettanti vincoli di schiavitù. Noi, che ne siamo gli interpreti e gli esecutori, dobbiamo necessariamente subire l’odio delle moltitudini ignoranti e depravate… I popoli troveranno sempre dei pretesti per cospirare contro il principio di autorità che si incarna nei pubblici funzionari…

Posizione 1620-1621

–Io credo che in due linee di scritto si trovino sempre dieci capi di accusa per far condannare un imbecille, così l’uomo il più astuto

Posizione 1683-1684

I birboni della scienza favoriscono le ladrerie e le truffe: ma fortunatamente ci porgono mille mezzi per discoprirle e punirle… C’è progresso da ambe le parti, signori garbatissimi!

Posizione 1684-1685

Peccato che gli statuti dell’Unione non ci permettano di violentare i cittadini!… Le manette, la prigione, la forca, quelli erano espedienti efficacissimi per tutelare l’ordine pubblico!…

Posizione 1844-1844

I cavalieri di industria corrono dov’è la folla.

Posizione 1844-1845

La biografia del nostro barattiere fornirebbe un romanzo poco edificante, ma pieno di interesse.

Posizione 1853-1856

Esageriamo il bene a comodo nostro, e noi vedremo, sulle orme di quello, insorgere il male in proporzioni gigantesche. Estraete il fuoco dalla silice; e mentre gli assiderati ne ritrarranno la vita, il prete si trarrà in disparte a meditare l’orrendo supplizio dei roghi. Mentre voi benedite l’acciaio che vi fornisce il vomere a coltura dei campi, il boia imaginerà la mannaia. Quale è la scienza, quale l’industria, che possa vantarsi innocente di corruzione e di calamità?

Posizione 1945-1947

Voi non riescirete a concepire questi nuovi perfezionamenti della acconciatura, dove la guttaperca è chiamata ad operare delle trasformazioni prodigiose. Ma io non avrò certo la pazienza di spiegarvi tutto un processo, che d’altronde può essere facilmente indovinato dagli spiriti arguti.

Posizione 1975-1977

–Dieci giorni ancora!… sai che sono lunghi… dieci giorni! –Cosa sarebbe l’amore, cosa sarebbe la gioia–esclamava Speranza con accento ispirato–senza i giorni del desiderio e della aspettazione!

Posizione 2032-2044

l’anziana.–Egli… il vostro Albani non verrà a dimorare in questa villa, che tutta vi appartiene. Vi spiegherò il suo concetto come io credo di averlo compreso. Dell’Albani voi non dovete conoscere che l’amante e lo sposo. Egli verrà in questo luogo per portarvi il suo amore, per cogliervi il vostro, per godere dei vostri tripudii, per consolare le vostre afflizioni, per chiedere a sua volta il diletto e la forza a sostenere i dolori della vita. I vostri rapporti, in una parola, non devon essere che rapporti d’amore. Perchè riesca feconda di bene, l’unione coniugale vuol essere circondata di poesia. In altri tempi, quando era obbligatorio agli sposi convivere sotto il medesimo tetto, vedersi a tutte l’ore del giorno e della notte, dividere le cure disaggradevoli e qualche volta un po’ volgari del regime di famiglia, avveniva sovente una rilassatezza di affetti, che a lungo andare degenerava in fastidio, in avversione. C’è molta differenza fra il vedersi spesso e il vedersi sempre. L’augello che rinnova così frequenti i trasporti dell’amore, si allontana dalla sua compagna dopo l’ebbrezza vivace del connubio, e si perde negli spazi finchè quella non lo richiami co’ suoi gorgheggi, finchè quella non gli dica coi suoi gemiti melodiosi: ritorna! ho bisogno delle tue carezze, dei tuoi baci! Desideriamoci, se vogliamo amarci eternamente! Il vostro Albani, ispirandosi a questo concetto, verrà in questa casa come un ospite. Egli vi apparirà inaspettato–egli giungerà fino a voi per cento vie misteriose. Lo vedrete uscire da questa gondola, lo troverete adagiato in quella grotta, udrete la sua voce carezzante rispondervi da quella nube. Quando i vostri due cuori si chiameranno per quella voce arcana che esala dall’amore, vi sentirete allacciati da soavissimo amplesso.

Posizione 2065-2066

«Iddio ha creato la terra, ma l’amore soltanto ha creato il paradiso.

Posizione 2163-2164

Come ognun vede, quell’anima ardente ed onesta era sempre agitata dal dubbio e dai presentimenti sinistri.

Posizione 2170-2173

La condanna della morte civile, dopo i cinque anni di espiazione, prometteva l’oblìo del delitto, e la riabilitazione completa. Tutto ciò era scritto nei codici, tutto ciò era articolo di legge. Ma i codici, gli statuti, le leggi sono un contratto sociale, che non può mutare la essenza, la natura dell’uomo, quand’anche quest’uomo apparisca grandemente modificato dalla così detta civilizzazione.

Posizione 2230-2233

–I conforti che io ti posso offrire derivano sempre della medesima sorgente, dalla fede nello spirito del bene; i consigli saranno ora come sempre quelli della ragione e della legalità. Non hai tu nulla da rimproverare a te stesso? Sei tu disceso nella tua coscienza per investigarne le pieghe più occulte? Hai chiamato a rassegna le tue azioni dal giorno in cui la umanità ti aperse le braccia rendendoti il bacio del perdono e dell’oblio?

Posizione 2362-2364

«Cittadini ladri, truffatori, manutengoli, barattieri, furfanti d’ogni specie che costituite la maggioranza della Società umana: «Esultate! Ciò che era nei vostri voti si è compiuto; la dimissione di sua Eccellenza Riveritissima il Gran Proposto Terzo Berretta implica necessariamente la mia.

Posizione 2652-2653

La sua testa era enorme. Figuratevi la materia organica di quattro teste, impiegata a formarne una sola. Al vederlo, il Virey provò un fremito di ribrezzo e si arrestò come impietrito.

Posizione 2667-2668

–Noi apparteniamo alla umanità tutta intera–rispose l’Immolata sospirando;–ma quelli che soffrono, quelli che partono dalla terra hanno su noi dei diritti più urgenti.

Posizione 2794-2795

La reminiscenza di una ebbrezza sovrumana, ravvivata dall’aspetto, dalla voce, dalle ardenti carezze di una donna incomparabilmente leggiadra, operarono il miracolo.

Posizione 2811-2812

–noi viviamo di amore, e ogni voto, ogni legge sociale che si oppone a questo sovrano istinto della natura, è una mostruosità di cui Dio deve inorridire.

Posizione 2842-2843

–Vi è un motto che sempre fu mormorato dalle masse all’indomani di ogni conquista, di ogni progresso liberale: si stava meglio quando si stava peggio.

Posizione 2868-2869

–Come afferma il vecchio Pungolo, tutte le opinioni politiche sono rispettabili quando si ispirino, al pari delle vostre, ai grandi interessi della patria.

Posizione 2874-2876

ladro, dico io! –E che ladro! Si vuole che tutti gli anni mandasse secretamente a Madera un miliardo di lussi!… –E i buoni Milanesi l’han lasciato partire… –Oh! la morte del Prina!…

Posizione 2881-2885

«La mano ci trema… le lagrime ci fan velo agli occhi… il cuore ci si spezza nel trascrivere l’infausta novella… Quell’ottimo patriota, quell’illustre pubblicista, quell’integro amministratore della cosa pubblica, quel solerte funzionario al cui genio, alla cui operosità Milano va debitrice dei tanti abbellimenti edilizii, dei tanti provvedimenti economici e filantropici che in pochi anni la elevarono al rango di città capitalissima–l’illustre, il benemerito, il grande, l’immortale nostro concittadino Berretta non è più! Al momento di abbandonare per sempre la sua diletta Milano, quel nobile cuore si è spezzato… di angoscia».

Posizione 2896-2897

–Ecco un altro cittadino benemerito, a cui verrà resa giustizia quando i suoi compatrioti non vedranno più in lui che un uomo di Pietra!–mormora

Posizione 2900-2909

La libertà di stampa fu utile e buona ai tempi in cui l’istruzione era privilegio di pochi. A quell’epoca, l’audacia dello scrivere quasi sempre andava accompagnata alla coscienza del sapere. La falange degli scrittori pessimi non era tanto compatta da chiudere il varco agli intelligenti ed agli onesti, e la voce solitaria del genio poteva ancora soverchiare il raglio collettivo delle plebi. Ma oggi? Tutti leggono, tutti scrivono. La statistica libraria ci afferma che nella Unione Europea vengono in luce da venti a trentamila volumi ogni giorno. Altrettanti, e forse più, ne produce l’America; e non parliamo delle altre province già invase e corrotte dalla nostra civiltà. A leggere tutti i volumi che si pubblicano in un giorno, appena basterebbe la vita di un uomo! Qual criterio può ora guidare le nostre preferenze? E chi ci addita il buon libro? Chi vorrà sommergersi in questo oceano di insensatezze stampate, colla incerta lusinga di scoprire quando che sia, per favore del caso, qualche perla sepolta fra le alghe? Ammesso che alla espansività dell’idiotismo che scrive non si voglia mettere un freno, qual sarà l’avvenire della nostra letteratura? L’asfissia del senso comune, e un contagio di asinità irreparabile. Uomini di genio, appiccatevi! Il mondo non ha più orecchio per voi, dacchè la stampa è in balia dell’ebete maggioranza.

Posizione 2927-2928

Il più simpatico degli esercizi viene a noia quando sia imposto rigidamente dalla legge.

Posizione 2949-2953

Corpo sano e vigoroso, ecco ciò che si esige a costituire il benessere. Riempite l’universo di meraviglie industriali; create, a mezzo dell’elettricità o della condensazione radiale, una luce abbagliante che faccia impallidire il sole; inventate dei mezzi di locomozione più rapidi del baleno, ecc., ecc., qual grado di felicità potrà attendersi da tali parvenze di bene l’uomo estenuato, l’uomo deperito e quasi consunto da’ suoi abusi vitali? Non vi ha godimento possibile quando non sussistano in noi le condizioni che ci rendano atti a godere. L’individuo malato non gode; ed oggimai l’umanità tutta intera è peggio che malata, è quasi agonizzante.

Posizione 2977-2981

La donna del secolo ventesimo ha quasi cessato di appartenere alla classe zoologica dei mammiferi. Le pillole Raspail ed altri surrogati di allattamento insensibilmente hanno quasi atrofizzato ciò che costituiva nell’organismo del sesso muliebre un soave agente della maternità, ed un gentile, attraentissimo accessorio della bellezza. Cento anni prima, il gran Darvin avea lasciato sospettare questo pericolo, ma pur troppo le divinazioni della scienza passano in ogni tempo inavvertite.

Posizione 2999-3000

Vi è del pazzo in ogni uomo di genio; e tutte le audacie dello spirito inventivo provocarono in ogni tempo, prima del fatto compiuto, diffidenza e derisione.

Posizione 3041-3041

La nostra lotta deve compendiarsi in un monosillabo, in un No assoluto e irrevocabile.

Posizione 3053-3055

Alto là! grida un bramino, un levita, un sindaco od un assessore del palazzo di petizione: le vostre estasi deliziose sono un abbominio, se io bramino, se io prete, se io sindaco, non intervengo a legittimarle con una cerimonia religiosa, con un atto notarile.

Posizione 3147-3152

Recava però meraviglia, anche a molti dei più enfatici aderenti al programma degli equilibristi, che la colta ed onesta famiglia di Milano avesse scelto a suo reggitore e rappresentante uno degli uomini più scandalosamente famigerati della Confederazione. Per succedere al compianto Berretta nella carica di Gran Proposto i milanesi avevano eletto Antonio Casanova. Il ragionamento degli elettori equilibristi era stato codesto: «Casanova è un furfante, Casanova è un falsario, Casanova è un barattiere da gioco; ma egli è il solo della triade che professi i nostri principii, e noi dobbiamo concordi e compatti votare per lui. Al disopra di tutto e di tutti, il trionfo del partito!»

Posizione 3158-3160

Accordando una specie di impunità agli eletti della nazione, i nostri sapienti legislatori hanno mostrato di saper interpretare lo spirito delle masse. Credilo, amico: le masse, analfabete od erudite, barbare o civili, saranno sempre cretine; correranno sempre dietro il carro del ciarlatano che batterà più forte la gran cassa.

Posizione 3207-3207

quella belva capace di tutti gli orrori, che è un popolo scatenato.

Posizione 3277-3280

lo stesso Casanova, l’Acclamato di Milano, il Redentore del popolo, il Messia dell’uguaglianza universale, nella adunanza del 30 Novembre dichiarava in pieno Parlamento che i suoi elettori, prendendo sul serio il programma da lui pubblicato per scroccare un milione di voti, aveano mostrato di essere una mandra di ciuchi. Un secolo addietro, i ciarlatani della politica non giudicavano altrimenti il criterio dei pecoroni che si affidavano alle loro ciance; ma non eran abbastanza civilizzati per dichiarare alla Camera i loro apprezzamenti.

Posizione 3429-3432

Le più amare riflessioni si succedevano nel mio spirito.–Perchè son venuti a ridestarmi? Di qual modo potrò io riannodare la mia alla esistenza di questa generazione? Non si vive bene che fra i contemporanei; la gente che ora mi brulica dattorno rappresenta la mia posterità. Nulla oggimai vi può essere di comune fra me e costoro. Io non li comprendo; essi dovranno deridermi. In un mezzo secolo si rinnovano le idee, le tendenze, le istituzioni. Chi non ha preso parte alla graduale metamorfosi, non può essere capace di apprezzarla.

Posizione 3461-3463

Il suicidio è una delle manifestazioni più evidenti della superiorità dell’intelligenza umana. È nullameno deplorabile che la nostra razza sia tanto percossa dalla infelicità che in molti casi ci convenga invocare la morte quale unico rimedio alle angosce della nostra travagliata esistenza.

Posizione 3570-3571

Quell’uomo amava Glicinia disperatamente, come il mostro soltanto può amare ciò che è bello e perfetto.

Posizione 3608-3612

Antonio Casanova, nella sua gondola aerea vertiginosamente sbattuta dal vento, esilarava, ebbro di sciampagna, i membri infrolliti della Commissione di inchiesta, esponendo la sincera diagnosi della sua vita. «Dal canto mio ho sempre pigliato il mondo come vuol essere preso da ogni persona che abbia senno: ho sempre mangiato e bevuto lautamente; ho goduto quanto si può godere, ho gabbato il prossimo quanto il prossìmo avrebbe voluto gabbarmi; ho vissuto da gran signore rasentando la galera; e i miei concittadini mandandomi alla camera elettiva, hanno dichiarato che ero degno di rappresentarli. Viva dunque il pianeta Osiride! Era ben tempo di farla finita con questa generazione di imbecilli!»

Abrakadabra: prologo & origine

Il lungo prologo di Abrakadabra è la storia di un gentiluomo che ospita una discussione fra il prete, il sindaco e il farmacista del paesotto dove si trova in villeggiatura. Questi tre personaggi rappresentano, rispettivamente: i reazionari, i moderati e i progressisti. Secondo diverse fonti questo non è che la raffigurazione letteraria di quello che accadde a Ghislanzoni (alias il gentiluomo) trasferitosi in montagna in pensione (?) e della decisione di scrivere il Abrakadabra.

Giudizi non richiesti su Abrakadabra

Abrakadabra è un romanzo di fantascienza ambientato nella Milano nel 1982 (98 anni nel futuro dell'autore), in cui Ghislanzoni ha anticipato l'Unione Europea e davvero poco altro. Ci sono le gondole volanti perché le auto forse non erano così diffuse ma tante altre cose sono per lo più fra il surreale e l'improbabile.

Ma se dovessi usare un solo termine per descriverlo sceglierei sconclusionato: ho avuto seri dubbi sull'intenzione dell'autore di fare di Abrakadabra una lettura piacevole, pur tenendo in considerazione un coefficiente di indolenza da parte mia, certi passaggi sono davvero misteriosi: personaggi che credevo morti appaiono sotto altre identità segrete, e poi come se nulla fosse sono reintegrati al 100% nella storia. Boh. Mi sa che ho perso io qualche passaggio... ma ammetto di non aver avuto la forza di rileggere, la fine di questo romanzo era agognata oltre misura.

Abrakadabra è un romanzo distopico?

Bella domanda, e la risposta è che non l'ho ancora capito. Sono presenti in Abrakadabra evidenti componenti distopiche: la società del futuro immaginata da Ghislanzoni non è tutta rose e fiori, ma questo è quello che percepisce un lettore del XXI secolo. Un lettore del secolo XIX forse non lo considererebbe un futuro così nero.

Quindi sì: Abrakadabra è un romanzo distopico; ma anche no: Abrakadabra non è un romanzo distopico.

Nel dubbio, il titolo all'articolo su Le meraviglie del Duemia non lo cambio, ma inserisco Abrakadabra nella lista dei romanzi distopici italiani, così tutti sono contenti e scontenti allo stesso tempo. E chi sono io, Babbo Natale?

Racconto breve del mio soggiorno a Parigi, agosto 2022

Racconto breve del mio soggiorno a Parigi, agosto 2022

11 agosto 2022: l'arrivo a Parigi

L'andata a Parigi in aereo!

10:30: Orio al Serio (BG), Italia: il nostro volo ha avuto un ritardo di 55+1-3 minuti (per ora) quindi dovremmo partire alle 11:36 (nel frattempo ci sono state altre modifiche).

11:55: sto ascoltando le raccomandazioni del capitano nella terza lingua (credo). Il mio telefono è in modalità aereo e l'aereo e modalità ape cross, infatti ci sta portando in Francia via terra.

11:59: limite di velocità superato + decollo.

12:58: sto indossando una mascherina talmente stretta che non riuscirò a toglierla mai più.

13:13 mi sembrava che stessimo volando un po' bassi... all'improvviso l'atterraggio!

Foglia

19:28: questa è una foglia dell'albero più vecchio di Parigi.

23:32: dopo l'aereo - la Tati ha vomitato - il bus navetta che per la sua tratta ha impiegato più tempo dell'aereo - la Tati ha vomitato di nuovo - e svariate linee della metro - qua la Tati ha minacciato ma alla fine ha mostrato pietà - siamo arrivati al nostro albergo. I DB sono al nostro stesso piano, e dopo una pausa per riprenderci, i bambini si sono trovati nella hall per giocare.

Una volta usciti - altre infinite fermate di metro - abbiamo visitato il Pantheon, celebre per aver lo stesso nome del Pantheon romano, non assomigliargli per niente e avere una serie meravigliosa di panchine all'ombra nelle vicinanze. Promosso.

Il Pantheon

Quando è stato il momento di cercare un locale per il ristoro materiale dei nostri stomaci ci siamo spostati verso Notre Dame. Una nota speciale per quando i bambini hanno visto - sorpresa! - la torre Eiffel in lontananza: urla di entusiasmo e sguardi increduli dei parigini.

Dopo ciò siamo finiti nel buco più bucoso per turisti: no posto fuori, no posto vicino a finestre, no aria condizionata, no cambio tavolo e mezzo litro di birra a 10 €. Eau de robinet ha vinto. Bravi, davvero.

Dopo cena visita a Notre Dame de Paris - che è in ristrutturazione e non è possibile visitarla - e al Ponte Nuovo. La prima con i gargoyle, il secondo con i faccioni di pietra.

Rientro in metro, bimbe distrutte, bagno, letto, nanna, ciao. Ah, qui il WC ha una stanza dedicata, quindi se ti scappa la pipì devi visitare il doppio delle stanze, e attento a non sbagliare l'ordine. Ora comincio a scrivere un po' storto, segno che è l'ora che vada.

PS: cose che ho dimenticato di raccontare

  • FrancescaDB è stata attaccata da un ratto che ha visto solo lei.
  • La metro mi ha schiacciato nelle porte ma non mi ha tranciato a metà.
  • Ci sono un sacco di Fumetteria manga.
  • Siamo andati alla libreria Shakespeare And Company, con un sacco di libri in inglese e francese!
  • Una cosa mi è poco chiara: il quartiere latino a chi dovrebbe essere dedicato? Chi sono i latini secondo i francesi? Boh!

12 agosto 2022: Parigi val bene un caffè

Dopo una notte trascorsa a sognare la colazione, ecco la colazione! Un buffet non indifferente con alcuni tipici piatti parigini, come le uova al bacon, pane e cioccolata e il burro d'arachidi.

Una nota speciale all'espresso: è più che espresso: mezzo nanosecondo per una tazza giga di caffè! Per una quantità italian style devi praticamente a fare doppio clic sul pulsante della macchinetta: accendi/spegni. Finita la colazione, inizia la parte noiosa della giornata: si va alla tour Eiffel.

Prima della torre siamo passati dal Trocadero, dove tutti (noi compresi) facevano le foto fingendo di sostenere la torre di Pisa, o la versione francese di questa scemata. Un posto davvero impressionante, sia standoci, sia guardando dall'alto della torre.

Torre Eiffel vista da lontano da Trocadero

Siamo saliti sulla torre Eiffel. All'andata abbiamo scelto l'ascensore, complice il caldo, i bambini e la poca voglia di scarpinare. Quando eravamo al secondo piano - la nostra prima tappa - la vista del panorama era molto bella, ma salendo non è che migliorasse poi così tanto... anzi, visto che si era praticamente chiusi in una specie di capsula era un po' anonimo... più in basso invece si aveva proprio la sensazione di essere sulla torre!

Torre Eiffel vista da vicino da Trocadero

La discesa invece è stata mista: un po' a piedi un po' su ascensore. È lì che abbiamo notato che il macchinista seduto su uno sgabello all'esterno dell'ascensore era in realtà un manichino!

Torre Eiffel 5

Al primo piano ci siamo fermati per il pranzo, e quale pietanza rappresenta la Francia, anzi, la stessa Parigi, meglio della pizza? Appunto. E la birra continua a costare carissima! Dopo essere riusciti a invadere le sedie predisposte all'ammirazione del panorama, e usarle per consumare il nostro pasto, siamo scesi definitivamente, tornando al saldo suolo.

Torre Eiffel 6

Un aneddoto sulla torre: è fatta perlopiù di ferro.

Seguendo il lungo Senna abbiamo visto il ponte dell'Alma, con la statua dello zuavo che indica il livello di piena del fiume. Una statua di uno zuavo (che se non ho capito male è un tipo di militare). Non un indicatore con una scala in - che so - centimetri è una boa, ma uno zuavo. «Oggi l'acqua arriva alle caviglie dello zuavo», «Oh, pensa quando gli arrivò alle ginocchia!», «Parbleu! Una volta gli arrivò perfino alle #censored#». Molto caratteristico.

Ah, di caffè non ne parliamo... certi posti riportanti la scritta Cafè probabilmente servono bile di ratto... je non mi fido pas.

Dopo una pausa, ginocchia sbucciate, lividi e pianti vari, ma soprattutto una fervente discussione su quale ponte prendere per attraversare la Senna, e la conseguente conta dei passi che separavano il ponte brutto da quello bello - ovvero 100 passi di zuavo - abbiamo optato per quello bello, ovvero il ponte Alexandre II (forse sbaglio il numero, ma più o meno...) quello con le coppie di cavalli dorati con i putti alle due sponde!

Il ponte Alexandre II di Parigi
Gli Champs-Élysées a Parigi

Una volta attraversato ci siamo diretti agli Champs-Élysées, ma desistendo all'idea di raggiungere l'Arc De Triomphe, per via dei troppi negozi visitati (notevole quello delle magliette da calcio classico, con veri gioiellini!).

Siamo dunque passati per place de la Concorde, ai piedi dell'obelisco egiziano deturpato da cavi elettrici e camere di sorveglianza. Place de la Concorde è enorme, ma siccome è interrotta in più punti dalla circolazione automobilistica, alla fine lo spazio pedonale vivibile è quello di una piazza qualunque. Da lì: metro, camera, doccia e nanna.

PS: altre cose che ho scordato di raccontare

  • La Paciu ha dato spettacolo con acrobazie e spaccate durante la fila per salire sulla torre Eiffel.
  • I macaron più famosi di Parigi, quelli di Pierre Hermé, sono come tutti gli altri macaron che abbia mai assaggiato: una delusione.
  • Sono riuscito a fare un pisolino ≤10 minuti durante una sosta.
  • Abbiamo scoperto un'app per trovare le fontane di acqua potabile, ma quando ne avevamo bisogno e non ne trovavamo, siamo entrati in un parco e lì c'era.

13 agosto 2022: The Monna Lisa incident

Si parte con un'altra grandiosa colazione, per accumulare le energie in vista della visita al museo del Louvre. Le piramidi ci sono davvero, sono effettivamente di vetro, e si protendono anche verso il basso, al piano da cui siamo entrati giungendo direttamente dalla metro.

Le audioguide erano in realtà un software con mappe, navigatore, punti di interesse, spiegazione audio e testuale, fruibile attraverso un Nintendo 3DS!

Peccato solo che da un certo punto - circa metà - in poi hanno smesso di funzionare in automatico, ed è diventato terribilmente complicato, fino al momento in cui le batterie si sono scaricate e ha smesso di funzionare del tutto.

Il museo è enorme, e tratta moltissimi argomenti. Ho apprezzato molto la parte dedicata all'antichità - babilonesi, greci, egiziani ecc. - sia quella Rinascimento. La mensa/ristorante interno era invece imbarazzante e la birra costa come una replica della Gioconda, che non è altro che un quadretto insignificante con una valangata di gente attorno che si scatta foto dando le spalle al quadro.

OK, non è vero che è insignificante, ma le persone che si fanno la fila per un autoscatto senza nemmeno guardarla, sì! E il vantaggio di trovarsi all'estero è quello di poterli vaccagare senza che mi capiscano.

Parigi, esterni del Louvre
Dopo cinque ore belle belle di Louvre torniamo in camera per rinfrescarci in vista della cena: abbiamo prenotato in un ristorantino in zona Montmartre specializzato in burgignon (in realtà si scrive bourguignonne) e fondue, in cui abbiamo mangiato bourguignonne e fondue, bevendo vino rosso da biberon in vetro (e caucciù). Locale lungo stretto, fitto fitto di posti e tavolate senza soluzione di continuità, dai muri scarabocchiati dagli avventori (con pennarelli forniti dal locale stesso) è una cameriera mitica che parlava italiano - o in alternativa conosceva quattro frasi e le usava in modo molto convincente.
La bourguignonne di Parigi
La bourguignonne di Parigi
La bourguignonne di Parigi

PS: le solite cose che ho dimenticato di raccontare

  • Stamattina a colazione ho sperimentato il caffè-ristretto-doppio. Un altro passo verso la perfezione
  • Elena e la Paciu per fare pipì sono uscite dalla metro - perdendo un treno - e rimanendo bloccate fuori. Grazie al signore abbonato che le ha fatte passare!

15 agosto 2022: Recap

21:30: mentre l'aereo sta decollando per il rientro, provo a ricordare gli avvenimenti degli ultimi due giorni - nonostante le scoregge che emettono gli auricolari del mio vicino di posto e gli annunci incomprensibili che passano dall'altoparlante - che non posso davvero dire siano passati lisci come l'olio (o meglio: come il burro francese).

14 agosto 2022: Le Sacré-Cœur 'e mammeta

Dopo questo tempo non ricordo se prima o dopo colazione, ma succede che la Paciu sente una certa indisposizione abbinata a spossatezza, ed è immediatamente chiaro che non sarebbe riuscita a affrontare la giornata, che prevedeva gita a Montmartre con visita alla basilica del Sacré-Cœur e un giro per la Senna su Bateaux Mouches.

Dividiamo dunque il gruppo: Elena e la Paciu restano in hotel, il resto della compagnia prosegue verso la prima meta, con il proposito di riaggiornarci più tardi e decidere il da farsi.

Le Moulin Rouge

Il quartiere è popolato di artisti da strada, i più interessanti erano musicisti, qualche caricaturista, un uomo-statua e loschi figuri che facevano il gioco delle tre carte; nel complesso me ne aspettavo di più. Però c'era una discreta folla e un numero esagerato di gradini e via in salita.

Ai bambini è piaciuto molto il muro con la versione in tutte (?) le lingue di ti amo, tranne l'italiano, che invece riportava un più moderato ti voglio bene.

Giusto a Sacré-Cœeur abbiamo ammirato la facciata. Non siamo entrati sia perché non si poteva ma soprattutto per l'eventuale coda improponibile. Ci siamo allora intrattenuti con lo spettacolo dei venditori ambulanti che lanciavano sulla folla uccelli meccanici, i quali sbattendo le ali planavano quasi sempre dolcemente.

Nota di merito al palazzo che sbuca dal fianco della collinetta per raggiungere Sacré-Cœeur, che debitamente fotografato sembra sorgere storto. Non sono capaci nemmeno di costruire edifici pendenti veri 'sti francesi!

Siparietto comico: compriamo panini da asporto in una brasserie gestita da Madame Scattodipotenza e Monsieur Accidia. Ovviamente a noi tocca essere serviti da quest'ultimo, in permesso speciale per la giornata dell'omonimo girone dantesco. OK, così non fa molto ridere, e nemmeno se dico che era lui il vero artista... ma se un panino fosse quello che ci vuole, è a lui che mi rivolgerei (l'articolo potrebbe contenere messaggi promozionali).

Nel frattempo scopro che i fermenti lattici in francese si chiamano probiotiques, e che è meglio non comprare il burrocacao in farmacia. Dopo aver consumato i fantastici panardi all'unico posto all'ombra di Montmartre e appurato che le vespe gradiscono l'ombra, ci sintonizziamo con il resto del gruppo.

La vista di Parigi da Monmartre

La Paciu non è ancora in forma, così io e la Tati salutiamo e torniamo alla base… non prima di trovare tutte le farmacie chiuse (cercavo una confezione di sali minerali) e intrufolarci in un bar per fare pipì, scoprire che i bagni hanno la luce temporizzata e che i sensori non reagiscono a pianti e urla di terrore. Ma per fortuna è durato poco.

Tornato in camera esco alla ricerca di sali minerali ma trovo tutto chiuso: OK che è domenica, ma i francesi alla domenica non comprano le cose?

Cerco acqua, riso bollito per il microonde, una mela e altre cose che potrebbero servire.

Il fantastico supermarket a cinque metri dal nostro ingresso era - indovina indovinello - chiuso, e così gironzolo in cerca di ispirazione, che si presenta nella forma di una bancarella della frutta!

La fermata Liberté

Mi avvicino memore della richiesta di una mela e… colpo di scena! Annesso al fruttivendolo c'è un minimarket di una catena piuttosto famosa, m'è parso di capire, ma che non mi paga abbastanza perché ne citassi il nome o perché me lo ricordassi.

Qua, in piena trance agonistica, faccio la mia spesa e pago, parlando completamente in francese! Bummete! La Tati scopre la Xbox nella hall, così ne approfittiamo per far riposare la Paciu, e quando i DB tornano in albergo siamo lì per salutarli. La serata si conclude con la preparazione delle valigie.

15 agosto 2022: Reprise

7:30: al risveglio la Paciu è ancora uno straccetto bagnato, così decidiamo di restare in camera, ma mandiamo la Tati con i DB, e per sapere la cronaca della sua mattinata dovrai aspettare che lo scriva lei stessa. Io dopo colazione vado in perlustrazione per capire gli orari della farmacia del quartiere, e verso le nove mi ci reco con l'obiettivo di acquistare i misteriosi sali minerali!

Misteriosi perché la farmacista quando le ho chiesto mineral salts e saux mineraux mi ha guardato come se avessi chiesto una barra di plutonio. Ci sta che in francese abbiano un altro nome, ma se sei farmacista non ci dovresti arrivare da sola? Evidentemente no. Allora le ho spiegato i sintomi e la situazione, quindi lei mi ha proposto i fermenti lattici - li avevo già presi - un altro farmaco che non ricordo - lo avevo portato da casa - e alla fine un medicinale dal nome improponibile, dalla cui descrizione ho capito si trattasse di (frullo di frullatore) sali minerali!

Ovvio dire che alla Paciu facevano schifissimo, ma il racconto di questa cosa me lo risparmio. Verso metà mattina usciamo nelle vicinanze per inviare le cartoline e ne approfittiamo per visitare il quartiere, entriamo in stanza, mangiamo un boccone, prendiamo le valigie e facciamo il check out dall'albergo.

Imbuchiamo le Cartoline

Ci rechiamo alla Gare de Lyon per lasciare i bagagli e raggiungiamo la Tati e gli altri sulla Promenade plantée, dove i bambini giocano (la Paciu da straccetto si trasforma in scimmia urlatrice) gli adulti si riposano e ne approfitto per visitare l'esterno della casa di Victor Hugo. Bello? No, è solo un portone con una targa.

Il portone di Victor Hugo a PArigi

Salutiamo i DB e ci dirig… un momento, dimenticavo una cosa importantissima: prima siamo andati a pranzo in una bella boulangerie dove abbiamo finalmente trovato un ristoratore francese degno della fama di categoria: antipatico, indisponente e sgarbato! Meno male, per un istante ho pensato che i francesi fossero davvero tutti amichevoli e simpatici.

Avendo a disposizione il pane dei toast e una cosa che sembrava prosciutto da un altro piatto, ho chiesto se fosse possibile un toast al prosciutto per la Paciu che non era troppo in forma. Risposta: un secco no: se non compare a menù non si può ordinare. Grande, ristoratore francese! È così che ti vogliamo e ti amiamo (a modo nostro).

Comunque, stavo dicendo che salutiamo i DB, ci fermiamo a un'edicola per comprare una calamita - souvenir - e ci dirigiamo verso Gare de Lyon per recuperare i bagagli, con la Paciu a spalle o in braccio, prendiamo l'autobus per tornare in Italia in autobus… ah no, era solo lo stesso lunghissimo tragitto dell'andata. Arriviamo in aeroporto, cose, decollo, e alle 10:38 finalmente atterriamo al punto di partenza.

Piazza della Bastiglia

Fin.

La neve se ne frega, il romanzo distopico di Luciano Ligabue

La neve se ne frega, il romanzo distopico di Luciano Ligabue

La neve se ne frega è un romanzo distopico italiano, scritto da Luciano Ligabue, proprio lui: il cantante di Correggio dalla voce roca e le canzoni tutte uguali (sorvolerò sul fatto che sia pure interista... ma vabbè, in realtà non lo sto facendo). Non nascondo di non apprezzarlo musicalmente, ma ascoltando alcune interviste mi è sembrato un personaggio non banale, anzi quasi interessante.
Forse è per questo che mi aspettavo molto da questo suo lavoro - nientemeno che un romanzo distopico!

La neve se ne frega, e anche Ligabue

È dunque con il massimo della positività che mi approcciavo a La neve se ne frega, ed è con il massimo della negatività che l'ho concluso.

La neve se ne frega: la quarta di copertina

In un altrove temporale ma nemmeno troppo lontano, la società ha realizzato il migliore dei mondi possibili, sia pur a fronte di un controllo totale. Un luogo in cui si nasce vecchi e si ringiovanisce col passare degli anni.

Il mondo è pulito. Le risorse rispettate. Un soffice rigore governa l'esistenza. Tutto secondo il Piano Vidor che garantisce a ciascun individuo bisogni e felicità, così come il diritto ad avere diritti. E godere dei propri diritti è un dovere per tutti.

In questa società rigorosa e ovattata vivono Difo e Natura, una coppia felice secondo programma. Lavorano, fanno l'amore, frequentano amici, si divertono con le forme di intrattenimento conosciute. Come tante altre coppie.

Ma Difo e Natura sono diversi. Sono destinati a imbattersi nel mistero del venire al mondo. E ad aprire una fatale contraddizione in quel paradiso del Piano Vidor che sembra perfetto.

Perché La neve se ne frega è un romanzo distopico

La neve se ne frega Romanzo Distopico

In La neve se ne frega le persone nascono anziane e progressivamente ringiovaniscono; già questo potrebbe essere motivo di stupore, ma aumenta l'effetto il fatto che quando nascono hanno già una certa età assegnata. DiFo - il protagonista - è nato a 79 anni, il che significa che la sua vita sarà un lungoconto alla rovescia fino allo zero, l'istante in cui morirà.

Se ciò ti ha incuriosito e ti piacerebbe leggere il romanzo per scoprire come viene immaginato questo processo di vita al rovescio ti faccio risparmiare un sacco di tempo: non è affatto spiegato. Viene detto che succede così e basta.

Gli umani sono una banda di Benjamin Button a orologeria, io ho immaginato una sorta di Eugenetica Vattelapesca con Scappellamento a Sinistra (anziché a destra), ma più probabilmente nessuno si è mai preoccupato di pensare a una risposta, tantomeno l'autore.

Questo probabilmente basterebbe già per definirlo come romanzo distopico, ma c'è altro: DiFo e compagna (e tutti gli altri in realtà) appartengono a una mai nominata società di stampo repressivo, regolata da una carta dei diritti e doveri chiamata Piano Vidor. L'applicazione di questo piano consiste nel controllo completo dei cittadini: dalla loro nascita, al loro nome, alla loro futura professione, al compagno di vita, ai rapporti sessuali, e loro sono costantemente sorvegliati da telecamere che in realtà potrebbero essere o non essere accese, ma nessuno lo sa con certezza.

Il Piano Vidor: l'applicazione di diritti e doveri

Diritti individuali

  • Hai diritto a un partner con cui condividere la vita. Hai diritto al numero e al tipo di adulteri previsti dalla programmazione del Piano caso per caso.
  • Tu e il tuo partner avete diritto a un'abitazione sìngola con giardino. La manutenzione rientra fra gli impegni richiesti onde assicurare alla coppia successiva identici benefici.
  • Hai diritto al sostentamento materiale, alla fornitura di vestiario e alla dotazione mensile di beni supplementari. Il rifornimento alimentare sarà sempre legato alla produzione naturale e stagionale e alla completa soddisfazione del fabbisogno vitaminico, proteico e calorico di ogni tipologia fisica. La composizione dei capi d'abbigliamento è studiata in termini di praticità, vestibilità e preservazione della salute.
  • Tu e il tuo partner avete diritto a un mezzo di locomozione stradale (gf 48) e a uno di trasporto aereo (bs 107).
  • Il tuo diritto all'informazione e allo svago è garantito dall'olovisore installato nella tua abitazione. Grazie al suo collegamento con il Centro Byblos Omnia potrai usufruire di qualsiasi tipo di programma (culturale e di intrattenimento), album musicale, testo, raccolta di immagini e notiziario prodotto durante il Piano Vidor. Il tuo diritto alla socialità ti consente l'accesso a qualsiasi locale per ristorazione, proiezioni, concerti e altre attività pubbliche. La regolazione avviene in base alla tua dotazione mensile e alla tua tempestività di prenotazione.
  • Il tuo diritto alla cultura e all'arte è garantito dalla contemplazione, tramite olovisore o nei centri appositi, di qualsiasi creazione artistica prodotta durante il Piano Vidor ma anche antecedente purché conforme al benestare del Centro Controllo. A difesa dell'integrità psicofìsica di ogni individuo, il Piano si incarica di progettare qualsiasi forma di espressione artistica, sia essa musicale o letteraria o poetica o visiva o figurativa, la cui esecuzione avverrà solo ed esclusivamente attraverso operatori Vidor di nascita relativa. Va ricordato che l'attuale progetto di raggiungimento delia felicità individuale è radicalmente cambiato rispetto a prima del vigente Piano. Per questo motivo il Modello si impegna a garantire il filtro adeguato alle opere d'arte del passato che, strettamente legate a una superata impostazione esistenziale, potrebbero oggi creare inutili turbamenti e minacciare la stabilità e il benessere psicologico raggiunti dall'individuo. In alcuni rari casi, di riconosciuto spessore e utilità, sarà comunque possibile accedere a stralci di dette opere d'arte.
  • Il tuo diritto alla dignità è garantito dalla posizione sociale paritaria che ogni individuo ricopre.
  • Hai diritto al tempo. Vale a dire tutto quello a disposizione ogni volta terminata la pratica di lavoro quotidiana prevista dall'ordine del giorno. Sono liberi il sabato, la domenica e il lunedì.
  • Il tuo diritto alla salute è garantito dalla vaccinazione summus la quale, oltre a prevenire qualsiasi degenerazione cellulare e disfunzione scientificamente provata a oggi, inocula agenti permanenti capaci di riorganizzarsi di fronte a qualsiasi nuova forma di virus. Il diritto alla salute, inoltre, deriva dalle condizioni ambientali, di sostentamento e di gratificazione che il Modello si incarica di offrire. Infine, nella tua abitazione è installato un diagnos che, oltre a fornire qualsiasi tipo di controllo, trasmette al Centro Salute i dati per il tuo fabbisogno alimentare settimanale.
  • Il tuo diritto ai beni supplementari viene regolato dal fabbisogno stabilito mensilmente, o per certi generi annualmente, dal Centro Beni.
  • Hai diritto ai diritti. Grazie a questo diritto non potrai mai, sotto la legislazione del Modello, venire privato di alcuno dei tuoi diritti, per alcun motivo, in alcun modo. Tranne in caso di detenzione.

Doveri individuali

  • È tuo dovere svolgere la funzione affidatati nel nome di nascita.
  • È tuo dovere rispettare qualsiasi altro individuo appartenente al Piano Vidor.
  • Ti è vietato ledere oggetti o persone in alcun modo.
  • È tuo dovere compiere gli adulteri prescritti per il mantenimento della stabilità della coppia.
  • È tuo dovere mantenerti in perfetto equilibrio psicofisico.
  • È tuo dovere comunicare alle autorità di controllo ogni anomalia rilevata nel sistema o nel comportamento di qualche individuo.
  • Ti è vietato organizzare gruppi di contestazione del Piano di qualsiasi tipo. Ti è vietato farne parte.
  • Ti è vietata la creazione, e la relativa messa in circolazione, di qualsiasi forma d'arte ove non richiesto dalla tua mansione d'origine.
  • Ti è vietata la creazione, e la relativa messa in circolazione, di qualsiasi forma d'informazione ove non richiesto dalla tua mansione d'origine.
  • È tuo dovere conoscere perfettamente la presente Carta degli undici diritti e doveri individuali. Nessuno sconto detentivo ti verrà applicato in caso di ignoranza di uno solo dei punti qui contemplati. L'ignoranza stessa verrà punita.
  • È tuo dovere godere dei tuoi diritti.

Perché la neve se ne frega?

La neve se ne frega nel senso che quando nevica le telecamere di controllo outdoor funzionano male, e quindi in quel momento si è ragionevolmente certi di non essere controllati.

La natura che fa breccia nel mondo dominato da una tecnologia spietata, la speranza per una rinascita, l'iportanza delle piccole cose.

Perché la neve se ne frega è un romanzo distopico?

Citazioni da La neve se ne frega

Posizione 168-169
“Solo dei coglioni possono appassionarsi a campionati che, diciamo… tengono conto… delle percentuali di tifosi…”
Posizione 246-249
Come si fa a essere vaghi con il nome? Il nome deve essere preciso. Il mio, per esempio, non solo mi ricorda sempre chi sono, ma fa presente a chi mi incontra che lavoro nell’arte – come ogni altro col cognome SOGNO – che sono un direttore della fotografia – DIFO -, che sono un nascita settantanove – e, quindi, progetto “orizzonte curvo” -, che la composizione del mio sangue è per il trentanove per cento sudeuropea e che condividerò la mia vita con una NATURA. Questo sono io. Quello sono io.
Posizione 438-438
Loro decidono cosa ci risolve i problemi. Noi dobbiamo essere bravi a non crearli.”
Posizione 532-534
“Il Modello necessita di poter esercitare a propria discrezione il controllo sull’operato e sul mantenimento degli impegni di ogni individuo. E prevista la presenza di microcamere in ogni singolo ambiente di qualsiasi edificio. Il Modello si riserva di accenderle per le verifiche opportune in qualsiasi momento lo ritenga necessario.
Posizione 690-690
più scrivo più rischio di venire scoperta ma questa sensazione di libertà ubriaca.
Posizione 739-739
Io e te proprio non c’entriamo con le leggende. Specie quelle con dentro noi.
Posizione 934-939
“È piuttosto strano, vero?” mi ha chiesto. “Che cosa?” “Il fatto di sapere che di sicuro le microcamere non ci stanno riprendendo.” Con tutta quell’agitazione non ci avevo pensato. Era la prima volta in vita mia che mi succedeva una cosa del genere. Ogni altro minuto dei miei quarant’anni passati ero sicuro che fossero accese o che avrebbero potuto esserlo. E quel condizionale, quell'”avrebbero potuto”, faceva una signora differenza. “Ora che ci penso sì, è molto strano.”
Posizione 1019-1021
Di fronte all’ingresso principale passo il pollice sul rilevatore appuntamenti. La porta si apre. Il messaggio è: PERCENTUALE ATTUALE DI CRIMINI IMPUNITI: 0,00061 PER MILLE Sono convinto che quella minima differenza con lo zero totale provoca loro fastidi impensabili.
Posizione 1234-1235
Mi hai infilato i boxer sulla testa. Forse hai pensato che in questo momento le mie parti più intime sono gli occhi.
Posizione 1378-1379
Sono stanca e ho bisogno, veramente bisogno, di sapere che tu puoi ancora risolvere i nostri problemi.

Comunque alla fine non m'è piaciuto

La neve se ne frega anche in cristalli

Non si può dire che non ci abbia provato, ma non ce l'ho fatta. La neve se ne frega proprio non m'è piaciuto: a tratti troppo scialbo, con dialoghi vuoti infiniti, a tratti inutilmente macchinoso, e con vuoti di trama difficili da riempire anche al più volenteroso dei volenterosi.

Probabilmente di questi giudizi la neve se ne frega, e anche io.

Parole Belle: Trepestio (ep. 1×06)

Parole Belle: Trepestio (ep. 1×06)

Trepestio non è quando mangi le trofie al pesto per tre pasti consecutivi, né quando percuoti uno sciagurato con la furia di tre uomini. Non è neppure quando hai a che fare con tre pesti che non hanno la minima intenzione di darti retta.

Il significato di “trepestio”

trepestìo s. m. [forse der. di treppicare, incrociato con calpestìo], tosc. o letter. – Confuso calpestìo o altro rumore simile: Un gran trepestio S’udiva una sera Di zampe e di ruote (Giusti); altre schiere sopraggiungevano con un tumultuoso, frenetico t. (E. Cecchi); a un tratto gli parve di sentire a destra un t. frettoloso di passi (Jovine). V. anche trapestio. Dizionario della Lingua Italiana Treccani
Trepestio secondo Treccani

Quando ho letto la parola trepestio stavo…

Trepestio
L’ultima volta che ho letto la parola trepestio stavo leggendo Mari stregati di Tim Powers. Si tratta di un romanzo piratesco (l’ho già detto quanto adori questo genere?) che ho scoperto aver ispirato ben due opere per me fondamentali:
  • Monkey Island: sembra che l’idea per l’ambientazione e per la sonorità di alcuni nomi provenga Mari stregati
  • I Pirati dei Caraibi: il romanzo è stato usato per la sceneggiatura del quarto capitolo della serie
Ho già esplicitato a dovere quanto adori i romanzi di genere piratesco? Per restare in tema, sono farciti di termini che meriterebbero almeno una menzione in Parole Belle, ecco una brevissima lista che ho tenuto per una piccola parte di lettura, a mo’ di campione:
  • Terzarolare
  • Quartiermastro
  • Nocchiere
  • Sgottare
E come se non bastasse, trepestio compare addirittura due volte! Agevolo il reperto grafico:
Parole Belle oltre a Trepestio
Trepestio appare due volte

PPPS: allo stesso modo, trepestio non è l’azione di scrivere il terzo post scriptum di una lettera

Questo episodio di Parole Belle è uscito con un discreto ritardo perché mi peritavo di scriverlo, ero infatti indeciso sull’opportunità di proseguire ma – come puoi vedere – alla fine mi sono deciso. Al prossimo episodio!
Cecità (Saramago ci vedeva benone!)

Cecità (Saramago ci vedeva benone!)

Ho letto Cecità di José Saramago diverso tempo fa: ricordo che era appena finito il primo lockdown per il Covid-19, quindi era la cosiddetta fase 2. Non esattamente il periodo migliore per leggere un romanzo distopico su persone che per via di un inarrestabile e misterioso male sono costrette a starsene rinchiuse. O invece sì?

Cecità: quarta di copertina

In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosi. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un mal bianco che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l'intero paese.

I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbruttimento da chi non è stato ancora contagiato, scoprono - come ha scritto Cesare Segre - su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l'ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio, l'indifferenza.

Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.

Cecità Saramago

Con Cecità Saramago vuole dirci che

Con Cecità Saramago tratta il tema dell'irresistibile tendenza dell'essere umano al male. Un male che è sia l'espressione dell'incapacità del potente di amministrare - quindi un male indiretto - sia la brutalità fra pari del forte verso il debole - in questo caso il male è diretto.

Nel primo caso vediamo come il governo gestisce l'emergenza cecità, o del mal bianco come viene chiamata dai media nel romanzo: i malati vengono rinchiusi e abbandonati in una struttura sanitaria (un ex manicomio) in qualche modo gli sono forniti i beni di prima necessità ma non c'è nessuno che li aiuti (è un casino se sei un cieco circondato da ciechi) non possono uscire (guardie armate hanno l'ordine di sparare su chi tentasse di farlo) ma soprattutto nessuno si interessa di quel che accade all'interno.

Cecità Saramago

Ed è proprio quest'indifferenza che scatena il male diretto: senza nessun tipo di controllo, alcuni malati si organizzano per applicare una forma di tirannia sugli altri, deboli che non possono reagire.

La parte che però dovrebbe farci riflettere maggiormente riguarda il bene che possiamo trovare nel romanzo: una donna che decide spontaneamente di appartenere al gruppo degli ultimi, per amore del marito, per aiutare chi non è in grado di provvedere a se stesso. Perché è responsabilità di ognuno fare quello che va fatto, non solo aspettare che ci pensi qualcun altro.

Il romanzo distopico in Cecità

La distopia in Cecità di Saramago

Cecità è un romanzo distopico? Saramago non racconta le vicissitudini di una società del futuro, anzi: non viene mai detto né quando né dove la storia ha luogo, e nemmeno i nomi dei personaggi sono mai citati.

Me lo chiedo perché per qualcuno sembra essere una cosa importante, e mi rispondo anche con estrema agilità: sì, Cecità di Saramago è un romanzo distopico. Con Cecità Saramago ci mette in guardia: e ci mette in guardia su quello che già siamo. La natura umana è ineluttabile, con tutte le sue brutture, ma non per questo dobbiamo dimenticarci di tutte le conquiste, tutti i piccoli passi che ci avvicinano all'ideale che - forse in modo ironico - abbiamo deciso di chiamare umanità.

Citazioni da Cecità di Saramago

Posizione 198-200

Per esperienza, il cieco sapeva che le scale erano illuminate solo finché si sentiva il meccanismo del contatore automatico, perciò continuava a premere il pulsante ogni qualvolta si faceva silenzio. La luce, questa luce, per lui si era trasformata in rumore.

Posizione 224-225

i ciechi non vanno dall’oculista.

Posizione 278-279

Gli scettici sulla natura umana, che sono molti e ostinati, sostengono che se è vero che l’occasione non sempre fa l’uomo ladro, è anche vero che lo aiuta molto.

Posizione 286-288

degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo cercando di negare con la bocca.

Posizione 351-352

Con la chiarissima consapevolezza di ritrovarsi in un vicolo apparentemente privo di uscita, il medico scosse il capo avvilito e si guardò intorno.

Posizione 444-445

il medico emise un breve gemito, lasciò che due lacrime, Saranno bianche, pensò, gli inondassero gli occhi e gli scivolassero sulle tempie

Posizione 449-450

si limitò ad allungare le mani fino a toccare il vetro, sapeva che la sua immagine era lì a guardarlo, l’immagine vedeva lui, lui non vedeva l’immagine.

Posizione 487-490

Quando risposero, il medico si identificò e poi disse frettolosamente, Bene, grazie mille, senza dubbio la centralinista aveva domandato, Come sta, dottore, è ciò che diciamo quando non vogliamo fare la parte del debole, abbiamo detto, Bene, e stavamo morendo, ciò che normalmente si suole definire come prendere il coraggio a quattro mani, un fenomeno che solo nella specie umana è stato osservato.

Posizione 541-548

L’idea era uscita dalla testa del ministro in persona. Era, da qualsiasi lato la si esaminasse, un’idea felice, se non perfetta, sia per quanto riguardava gli aspetti meramente sanitari del caso sia per le implicazioni sociali e le conseguenze politiche. Finché non si fossero appurate le cause o, per usare un linguaggio adeguato, l’eziologia del mal bianco, come, grazie all’ispirazione di un assessore fantasioso, l’indecorosa cecità aveva cominciato a essere designata, finché non si fossero trovate la terapia e la cura e, chissà, magari un vaccino per prevenire l’insorgenza di casi futuri, tutte le persone che erano diventate cieche, nonché quelle che vi fossero state in contatto fisico o in vicinanza diretta, sarebbero state radunate e isolate, in modo da evitare ulteriori contagi, i quali, nel verificarsi, si sarebbero moltiplicati più o meno secondo ciò che matematicamente si suole denominare come progressione geometrica.

Posizione 713-714

Facciamo una fila, mia moglie andrà in testa, ciascuno metta la mano sulla spalla di chi gli sta davanti, così non ci sarà pericolo di perderci.

Posizione 752-753

Quella sorta di laccio emostatico lo infastidiva e la ferita gli pulsava talmente forte che era come se il cuore avesse cambiato posto e adesso si trovasse in fondo a quel foro.

Posizione 801-802

ben fragili mura gli saremmo, un semplice sasso in mezzo alla strada, con la sola speranza che il nemico inciampi

Posizione 803-807

siamo talmente lontani dal mondo che fra poco cominceremo a non saper più chi siamo, neanche abbiamo pensato a dirci come ci chiamiamo, e a che scopo, a cosa ci sarebbero serviti i nomi, nessun cane ne riconosce un altro, o si fa riconoscere, dal nome che gli hanno imposto, è dall’odore che identifica o si fa identificare, noi, qui, siamo come un’altra razza di cani, ci conosciamo dal modo di abbaiare, di parlare, il resto, lineamenti, colore degli occhi, della pelle, dei capelli, non conta, è come se non esistesse, io vedo ancora, ma fino a quando.

Posizione 974-977

Le proteste cessarono a poco a poco, comparve qualcuno proveniente dall’altra camerata a domandare se fosse avanzato un po’ di cibo, chi gli rispose fu l’autista di tassì, Neanche una briciola, mentre il commesso, per dimostrare un po’ di buona volontà, attenuò la perentoria negazione, Può darsi ne venga dell’altro. Non sarebbe venuto.

Posizione 1121-1124

Davanti alla morte, quel che ci si aspetta dalla natura è che i rancori perdano forza e veleno, certo, è vero, si dice anche che odio vecchio non si consuma, e prove non ne mancano nella letteratura e nella vita, ma in fondo questo, a ben dire, non era odio, e neanche vecchio, infatti cosa conta il furto di un’automobile davanti al morto che l’ha rubata, e tanto meno nel misero stato in cui si trova, mica c’è bisogno degli occhi per sapere che questa faccia non ha più naso né bocca.

Posizione 1135-1137

non sono mica come l’altra coppia, il primo cieco e sua moglie, che dopo quelle commoventi effusioni quando si sono ritrovati quasi non hanno più parlato, ma in loro, probabilmente, l’attuale tristezza ha prevalso sul precedente amore, con il tempo si abitueranno.

Posizione 1187-1191

Sono morti, non possono far niente, disse qualcuno, l’intenzione era di tranquillizzare se stesso e gli altri, ma fu peggio l’averlo detto, è vero, i ciechi erano lì morti, non potevano muoversi, notate, non si muovono e non respirano, ma chi ci dice che questa cecità bianca non sia proprio un male dello spirito, e se, mettiamo per ipotesi, lo è, gli spiriti di quei ciechi non saranno mai stati tanto liberi come adesso, fuori dai corpi, e quindi più liberi di fare ciò che vogliono, soprattutto il male, che, come tutti sanno, è sempre stato il più facile da compiere.

Posizione 1283-1283

si ritrovò a concludere che la luce e il biancore, lì, puzzavano.

Posizione 1292-1293

sapeva di essere sporco, sporco come non ricordava di esser mai stato in vita sua. Ci sono molti modi di diventare un animale, pensò, questo è solo il primo.

Posizione 1301-1302

Qualcuno protestò dal fondo, Porci, siete dei porci. Non lo erano, erano solo un uomo cieco e una donna cieca che probabilmente non avrebbero mai saputo l’uno dell’altro niente di più.

Posizione 1304-1304

Uno stomaco che gira a vuoto si sveglia presto.

Posizione 1331-1334

Quasi non le si nota più traccia della congiuntivite, peccato non poterglielo dire, ne sarebbe contenta. Sì, probabilmente lo sarebbe, anche se una tale contentezza sarebbe stata assurda, non tanto perché la ragazza era cieca, ma perché lo erano anche tutti gli altri, a cosa serve avere gli occhi limpidi, e belli come lo sono questi, se non c’è nessuno a vederli.

Posizione 1345-1350

In piedi, la moglie del medico guardava i due ciechi discutere, notò che non gesticolavano, quasi non muovevano il corpo, avevano imparato in fretta che solo la voce e l’udito erano adesso di qualche utilità, certo, le braccia ce le avevano, avrebbero potuto litigare, azzuffarsi, venire alle mani come si suol dire, ma un letto scambiato non valeva tanto, se tutti gli errori della vita fossero come questo, basterebbe mettersi d’accordo, Il due è mio, il tre è il suo, sia chiaro una volta per tutte, Se non fossimo ciechi, questo sbaglio non sarebbe avvenuto, Ha ragione, il guaio è che siamo ciechi. La moglie del medico disse al marito, Il mondo è tutto qui dentro.

Posizione 1602-1603

Si trovarono a metà strada, dita contro dita, come due formiche che avrebbero dovuto riconoscersi manovrando le antenne

Posizione 1762-1771

Ero andato al museo, era un campo di grano con corvi e cipressi e un sole che sembrava esser fatto con pezzi di altri soli, Ha tutto l’aspetto di essere di un olandese, Credo di sì, ma c’era anche un cane sul punto di sprofondare, era già mezzo sotterrato, poverino, In tal caso, può essere solo di uno spagnolo, prima di lui nessuno aveva dipinto così un cane, dopo di lui nessun altro ha osato farlo, Probabilmente, e c’era un carro carico di fieno, tirato da cavalli, che attraversava un ruscello, C’era una casa a sinistra, Sì, Allora è di un inglese, Potrebbe essere, ma non credo, perché c’era anche una donna con un bambino in braccio, Di bambini in braccio a donne se ne vedono dovunque in pittura, In effetti, l’ho notato, Quello che non capisco è come potrebbero trovarsi in un unico quadro dipinti così diversi e di così diversi pittori, E c’erano degli uomini che mangiavano, Sono talmente numerosi i pranzi, le merende e le cene nella storia dell’arte che, in base a questa sola indicazione, non è possibile sapere chi mangiava, Gli uomini erano tredici, Ah, allora è facile, vada avanti, C’era anche una donna nuda, con i capelli biondi, dentro una conchiglia fluttuante nel mare, e intorno a lei tanti fiori, Italiano, chiaro

Posizione 1799-1804

Una volta al giorno, sempre nel tardo pomeriggio, come una sveglia regolata sullo stesso orario, la voce dell’altoparlante ripeteva le note istruzioni e proibizioni, insisteva sui vantaggi di un uso regolare dei prodotti di pulizia, rammentava l’esistenza di un telefono in ogni camerata per richiedere i rifornimenti necessari, quando mancavano, ma quello di cui lì ci sarebbe stato veramente bisogno era un potente getto d’idrante che mandasse via tutta la merda, seguito da uno squadrone di idraulici che venissero a riparare gli sciacquoni, che li facessero funzionare, e poi acqua, tanta acqua, per mandare nelle fognature quello che ci sarebbe dovuto andare, e poi, per favore, un paio d’occhi, dei semplici occhi, una mano capace di condurci e guidarci, una voce che mi dica, Per di qua.

Posizione 1936-1939

Lentamente, il marito e il primo cieco procedevano in direzione della porta, si fermavano per raccogliere, da un lato e dall’altro, quel che ciascuno aveva da consegnare, alcuni protestavano che li stavano vergognosamente derubando, ed era la pura verità, altri si liberavano di quanto possedevano quasi con indifferenza, come se pensassero che, a ben vedere, non c’è al mondo niente che in senso assoluto ci appartenga, altra verità non meno trasparente.

Posizione 2001-2005

Infine si distribuì il cibo, ci fu chi non tralasciò di ricordare agli impazienti che il poco è sempre meglio del niente, e inoltre che, dall’ora che doveva essere, il pranzo non avrebbe tardato, Il guaio è se ci capita come al tradizionale cavallo, che morì quando finalmente aveva perso l’abitudine di mangiare, disse qualcuno. Gli altri sorrisero fiaccamente, e uno disse, Non sarebbe una cattiva idea, se è vero che il cavallo, quando muore, non sa che morirà.

Posizione 2048-2049

la moglie del medico si stava domandando, A cosa mi serve vedere. Le era servito per sapere dell’orrore più di quanto avesse mai potuto immaginare, le era servito per desiderare di essere cieca, nient’altro che a questo.

Posizione 2062-2063

Dove vai, che probabilmente è la domanda più spesso rivolta dagli uomini alle proprie mogli, l’altra è, Dove sei stata.

Posizione 2157-2161

Renderebbe noto che non si può circolare nel recinto interno senza imbattersi in ciechi che scolano in diarrea o si contorcono tormentati da tenesmi che, dopo tante promesse, in definitiva non risolvevano niente, ed essendo uno spirito osservatore, non tralascerebbe, in proposito, di annotare la palese contraddizione fra quel poco che si ingeriva e quel molto che si eliminava, di tal maniera lasciando dimostrato casualmente che il famoso rapporto di causa ed effetto, tante volte citato, non è, per lo meno da un punto di vista quantitativo, sempre affidabile.

Posizione 2175-2176

Di medici, fra tanta gente, così ha voluto la sfortuna, ce n’è soltanto uno, e per giunta oculista, quello di cui meno sentiremmo la mancanza.

Posizione 2186-2189

Ben presto, però, gli animi si calmavano, bastava che qualcuno, più prudente, con la semplice e obiettiva intenzione di ponderare i vantaggi e i rischi dell’azione proposta, ricordasse agli entusiasti gli effetti mortali che sono soliti avere le pistole, Chi andrà avanti, dicevano, sa cosa lo aspetta, e quanto a chi sta dietro, è meglio non immaginare neanche cosa succederebbe nel caso assai probabile di spaventarci al primo colpo, più morti schiacciati che bucherellati.

Posizione 2218-2220

Nessuna delle camerate, ovviamente, conosceva il valore di quanto era stato consegnato dalle altre, ma ciascuna pensava di aver motivi per continuare a mangiare ancora quando alle altre fosse già finito il credito.

Posizione 2286-2288

vi nutriremo noi, a tutti e due, voglio proprio vedere come si sentirà dopo la sua dignità, che sapore avrà il pane che le porteremo, Il problema non è questo, cominciò a rispondere il primo cieco, il problema è, ma rimase con la frase a metà, in realtà non sapeva quale fosse il problema

Posizione 2394-2395

Andiamo, solo chi dovrà morire morirà, la morte sceglie senza avvisare.

Posizione 2444-2446

Perché camminate tenendovi per mano, era capitato così, ci sono gesti per cui non sempre si può trovare una spiegazione facile, e talvolta neppure quella difficile può essere trovata.

Posizione 2458-2461

Com’è stato, domandò il medico, ma la donna non gli rispose, la sua domanda avrebbe potuto limitarsi a ciò che apparentemente significava, Com’è stato che è morta, ma avrebbe anche potuto essere, Che cosa vi hanno fatto, orbene, né all’una né all’altra avrebbe dovuto esserci risposta, è morta, semplicemente, non importa di che cosa, domandare di cosa sia morto qualcuno è stupido, col tempo la causa si dimentica, soltanto due parole restano, È morta

Posizione 2468-2469

Per trasportare il pane che mangio le forze mi bastano ancora, Quello che pesa di più è sempre il pane degli altri

Posizione 2512-2513

Sapevano cosa le aspettava, la notizia delle vessazioni non era un segreto per nessuno, e per la verità non c’era niente di nuovo, il mondo sarà sicuramente cominciato così.

Posizione 2684-2684

il sole non sorge contemporaneamente per tutti i ciechi

Posizione 2702-2704

Andiamo, ripeté il vecchio dalla benda nera, come si era deciso, o facciamo così o siamo condannati a una morte lenta, Qualcuno morirà più in fretta se andremo, disse il primo cieco, Chi morirà è già morto e non lo sa, Che dobbiamo morire, lo sappiamo fin da quando nasciamo, Perciò, in un certo senso, è come se già fossimo nati morti

Posizione 2757-2758

materassi imputriditi dal sudore e dall’urina, le coperte ridotte a stracci, non più grigie, ma di tutti quei colori che può assumere la ripugnanza

Posizione 2927-2927

tutte le vite si concludono anzitempo.

Posizione 3049-3050

Qui non ci busco niente, pensò, usando un termine che non rientrava nel suo vocabolario corrente, a ulteriore dimostrazione di come la forza e la natura delle circostanze influiscano profondamente sul lessico

Posizione 3061-3061

la fame ha sempre avuto un olfatto finissimo

Posizione 3153-3153

il destino deve fare tanti e tanti giri prima di giungere da qualche parte

Posizione 3158-3160

il cane delle lacrime non trovò strano di vedere tutte quelle persone distese per terra, talmente immobili da sembrare morte, c’era abituato, a volte lo lasciavano dormire fra di loro, e quando era il momento di alzarsi erano quasi sempre vive.

Posizione 3164-3165

la parola cibo possiede poteri magici, soprattutto quando l’appetito incalza, perfino il cane delle lacrime, che non conosce il linguaggio, si è messo a scodinzolare

Posizione 3221-3223

è pur vero che adesso è un po’ ridicolo, sembra che porti delle pantofole bianche, ma questi sono tipi di ridicolo che durano poco, in meno di dieci minuti le scarpe saranno già sporchissime, come del resto tutto nella vita, date tempo al tempo e ci pensa lui a risolverlo.

Posizione 3498-3498

le risposte non vengono ogniqualvolta sono necessarie

Posizione 3546-3548

L’autista è diventato cieco mentre il presidente stava per entrare nell’edificio, dalla porta principale, come piaceva a lui, ha lanciato un grido, stiamo parlando dell’autista, ma lui, stiamo parlando del presidente, non lo ha sentito.

Posizione 3558-3561

Non essendoci testimoni, e se ci sono stati non risulta siano stati interpellati per riferirci com’è andata, è comprensibile che qualcuno domandi come sia stato possibile sapere che le cose sono andate così e non altrimenti, la risposta da dare è che tutti i racconti sono come quelli della creazione dell’universo, nessuno c’era, nessuno vi ha assistito, ma tutti sanno cosa è accaduto.

Posizione 3649-3650

La ragazza dagli occhiali scuri si stava spogliando lentamente, in un modo per cui sembrava che, per quanto si scoprisse, le sarebbe sempre rimasto addosso un ultimo indumento a coprirla

Posizione 3699-3699

Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo.

Posizione 3760-3762

Dio solo ci vede, disse la moglie del primo cieco, che, malgrado le disillusioni e le contrarietà, è ancora fermamente convinta che Dio non sia cieco, al che la moglie del medico rispose, Neppure lui, il cielo è coperto, soltanto io posso vedervi

Posizione 3766-3767

la cecità è la provvidenza dei brutti

Posizione 3918-3919

Accontentarsi di quanto si possiede è la cosa più naturale quando si è ciechi

Posizione 3920-3924

Lei è uno scrittore, come ha detto poco fa ha l’obbligo di conoscere le parole, dunque sa che gli aggettivi non servono a niente, se una persona ne ammazza un’altra, per esempio, sarebbe meglio enunciarlo così, semplicemente, e confidare che l’orrore dell’atto, di per sé, fosse tanto scioccante da dispensarci dal dire che è stato orribile, Vuol dire che abbiamo parole in più, Voglio dire che abbiamo sentimenti in meno, Oppure ce li abbiamo, ma non usiamo più le parole che potrebbero esprimerli, E dunque li perdiamo

Posizione 4067-4068

Risorgerà, domandò la ragazza dagli occhiali scuri, Lei no, rispose la moglie del medico, ben più necessità avrebbero i vivi di risorgere da se stessi, e non lo fanno

Posizione 4087-4087

La maniglia della porta è la mano tesa di una casa

Posizione 4103-4104

Gli uomini sono tutti uguali, pensano che basti esser nati dalla pancia di una donna per sapere tutto delle donne

Posizione 4119-4120

due ciechi dovranno pur vedere più di uno

Posizione 4154-4154

la moglie del medico e il marito

Posizione 4239-4242

Il cane delle lacrime si fermò indeciso sulla soglia. è che, malgrado la libertà di movimenti di cui hanno goduto i cani negli ultimi mesi, nel loro cervello era ancora geneticamente incorporata la proibizione che un giorno, in tempi remoti, si era abbattuta sulla specie, la proibizione di entrare nelle chiese, probabilmente per colpa di quell’altro codice genetico che ordina loro di marcare il territorio dovunque arrivino.

Posizione 4279-4280

quel prete dev’essere stato il più grande sacrilego di tutti i tempi e di tutte le religioni, il più giusto, il più radicalmente umano, colui che è venuto finalmente ad affermare che Dio non merita di vedere.

Posizione 4296-4299

siccome il panico è molto più rapido delle gambe che lo devono portare, i piedi del fuggiasco finiscono per impappinarsi nella corsa, tanto più se lui è cieco, ed eccolo all’improvviso per terra, il panico gli dice, Alzati, corri, stanno venendo ad ammazzarti, figurarsi se lui non lo vorrebbe, ma ce ne sono altri che si son messi a correre e son caduti, bisogna proprio avere un gran buon cuore per non scoppiare a ridere davanti a questo grottesco garbuglio di corpi alla ricerca di braccia per liberarsi e di piedi per scappare.

Posizione 4300-4300

l’abitudine a cadere indurisce il corpo, l’esser giunti per terra è già, di per sé, un sollievo

Cecità di Saramago J.
Fantaronco: come celebrare degnamente la promozione in Serie A

Fantaronco: come celebrare degnamente la promozione in Serie A

Un anno fa mi domandavo come celebrare degnamente la promozione in Serie A? Mi riferivo alla prima storica promozione in serie A al fantacalcio della mia fantasquadra Dinamo Stuparich (a seguire contributo grafico dello stemma societario).

Il primo passo per onorare un così grande successo è porsi un obiettivo prestigioso, mentre il secondo è lottare per raggiungerlo.

Spoiler: missione compiuta!

Fantaronco 2021/2022 Logo Dinamo Stuparich

L'obiettivo della stagione 2021/2022

Visto che sognare non costa nulla, tanto vale sognare in grande; c'è sempre tempo poi per aggiustare la mira se proprio si era esagerato. Nei primi due anni - prima in serie C e poi in B - sono sempre arrivato quarto, qualificandomi di diritto alla FR League. Per quest'anno sarebbe stato bello migliorarmi, quindi arrivare nelle prime tre posizioni e qualificarmi alla Champions FR League. Obiettivo fissato!

Un obiettivo molto ambizioso, perché un conto è raggiungere il quarto posto in Serie B all'ultimo posticipo dell'ultima giornata di campionato grazie a un risultato clamoroso combinato a un allineamento dei pianeti favorevole, un altro è qualificarsi per la Champions misurandomi con le squadre della Serie A!

Dinamo Stuparich (Andrea Cabassi) 2021/2022

Dinamo Stuparich 2021/2022

Com'è andata in campionato

Beh, sono arrivato secondo: obiettivo raggiunto! Non nascondo che a un certo punto ho anche intravisto la possibilità di vincere il campionato, ma non c'è stata storia. Notevole però la sfida con Atletico Topolone e Atletico Nadeiro... molto atletica! A seguire la classifica finale e una gallery delle giornate in cui mi sono trovato in testa alla classifica!

Serie A 2021/2022

Com'è andata al Gran Premio

Per chi non lo conoscesse, il Gran Premio è una competizione cui partecipano le squadre di tutte le leghe (Serie A, B e C), misurandosi sulla somma dei punteggi delle singole giornate di campionato. Considerando che - sia in passato, sia per quasi l'intero ultimo campionato - ho vivacchiato nella seconda metà della classifica, questo dodicesimo posto è assolutamente ottimo!

Gran Premio 2021/2022

Com'è andata la Coppa

In coppa ho vinto il mio girone ma sono uscito agli ottavi nonostante il pareggio nei 180 minuti. Peccato perché stavo andando davvero forte (ma non abbastanza).

Coppa 2021/2022

Com'è andata la FR League

Diciamola che volendo vedere il lato positivo, l'anno scorso sono arrivato ultimo nel mio girone, mentre quest'anno secondo.... il risultato però è il medesmo: qualificazione alla semifinale non raggiunta!

FR League 2021/2022

Andrea Cabassi Ringrazia

Anche quest'anno, prima di chiudere, un ringraziamento speciale a Paolo e Gianluca che si sbattono anche più del dovuto per portare avanti la baracca, e chiunque volesse iscriversi, trova qua le istruzioni, le distrazioni, i cavilli e i bis sottoparagrafi.

Adotta un Peperoncino Calabrese!

Adotta un Peperoncino Calabrese!

L’antefatto

Questa storia sul peperoncino calabrese inizia dopo una serata al pub all'insegna dell'allegrezza, in cui il caro vecchio Max distribuisce all'amena compagnia beni di prima necessità coltivati dal sudore della sua fatica e dalle lacrime delle sue dita insozzate di letame bio vegan polite (potrei star esagerando).

Io - con sommo gaudio - mi son accaparrato una quantità vergognosa dei suoi peperoncini calabresi che, pur non essendo nemmeno lontanamente paragonabili in piccantezza ai colleghi caraibici, hanno un ottimo sapore e possono essere utilizzati in maniera più varia del classico adesso trasformo un semplice piatto nell'incarnazione della sofferenza.

Il fatto

La foresta del peperoncino calabrese

Quanto appena detto accadeva lo scorso autunno, e proprio allora misi da parte alcuni fra i campioni migliori di peperoncino calabrese per conservarne i semi in vista di una nuova produzione.

I mesi passano e la primavera si avvicina... in realtà l'azione si svolge all'inizio di febbraio, ma quest'anno avevo deciso di portarmi avanti con la semina e proteggere poi i germogli in una serra fatta in casa. L'amara sorpresa: i semi sono tutti ammuffiti, e la speranza di ricavarne qualcosa finisce sotto ai piedi. Ma come probabilmente hai già capito, non è andata così.

Infatti decido di provarci lo stesso: su oltre cento (il peperoncino calabrese è molto ricco di...) semi, ce ne sarà almeno un paio che germoglierà, no? Short story long: tutti sono germogliati, mi 'nchjianà u malupilu!

Forse dalla foto non è molto chiaro, ma queste piantine sono davvero tantissime, e già ne ho tolte un bel po' per regalarne a destra e a manca. E ora siamo arrivati al nocciolo della questione.

Adottalo!

Peperoncino calabrese in bicchiere

Ho lasciato in strada alcuni vasetti di peperoncino calabrese per chiunque volesse farli propri. Non conosco esattamente il nome della pianta, così l'ho chiamata in modo informale Max Calabrensis e più non dimandare. Ecco alcune foto, sia dei miei esperimenti (soprattutto fallimentari), sia dei vasetti che ho lasciato in giro qua e là per la città.

Le 3 azioni per far crescere il peperoncino calabrese

I suggerimenti dell'esperto (che non sono io, ma che qui riporto) per far crescere il peperoncino calabrese sano e forte sono pochi e soprattutto molto semplici:

  • Rinvasalo: come puoi ben capire, il bicchiere di carta o il vasetto di yogurt che ho lasciato io non può essere la sua dimora definitiva. Io adopero vasi col fondo forato da 20 cm di diametro massimo, terriccio comune e niente sottovaso, perché per evitare ristagni l'acqua deve drenare.
  • Fagli prendere tanto sole: colloca il peperoncino piccante in un posto ben illuminato: più luce riceve e meglio è. Davvero, non aver paura di esagerare, la loro terra d'origine è parecchio calda (intendo l'America equatoriale, non la Calabria)!
  • Dagli da bere di tanto in tanto, senza esagerare. Per regolarti tocca il terreno: se è umidiccio è a posto, se è secco allora dagli un goccio d'acqua. Ora che l'ho scritto mi sembra fin troppo banale... però è così, che ci posso fare?

Il mio Max Calabrensis

Uno ovviamente l'ho tenuto per me, eccolo qua nella foto, non è bello?

Sta in un vaso in terrazza, esposto a sud così si becca tutto il sole del giorno, e ogni mattina l'irrigatore automatico gli dà un po' d'acqua, mentre quella eventualmente in eccesso drena dal fondo (sotto c'è un altro vaso più grande che raccoglie l'acqua rilasciata).

Per amor di cronaca ho aggiunto qualche altra foto: quando sono spuntati i primi boccioli, quando sono sbocciati i primi fiori, quando sono nati i primi frutti, quando sono maturati, quando li ho raccolti ecc.

Il mio peperoncino calabrese

I peperoncini adottati

Alcuni fra i nuovi proprietari di uno straordinario peperoncino calabrese mi hanno contattato inviandomi una foto del loro silenzioso coinquilino vegetale. Et voilà!

Finale improvviso

Se lo trovi in giro portalo a casa e segui le istruzioni: anche se non ti piace il peperoncino calabrese guadagnerai una bella pianta; ma se invece lo ignori o lo maltratti... [suspance + finale minaccioso ma senza preavviso]

Il fumo uccide, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 3 di 5

Il fumo uccide, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 3 di 5

Il fumo uccide, 27 settembre 2005

Egregio quaderno,

due giorni fa, domenica, qui seduto alla stessa scrivania dove le sto confidando questi pensieri, stavo facendo vedere a un amico l'inizio di una favola a cui stavo lavorando. Il protagonista è un piccolo alieno sperdutosi sulla Terra, investito da un mare di novità e bizzarre conoscenze.

Esponevo il mio desiderio che qualcuno facesse delle illustrazioni per questo racconto, e anche per gli episodi futuri. Mi piace passare da un genere all'altro, si hanno più occasioni per concentrare meglio certi registri nel loro ambiente naturale. In particolare in questa fiaba sono riuscito a far coesistere l'elemento fanciullesco della trama a quello più adulto dello stile, del tutto particolare, usato per narrare.

Insomma, delle illustrazioni con uno stile di disegno un po' originale sarebbero state la classica ciliegina sulla torta. Anzi, visto che di originalità si parla, sarebbero state la poco classica fetta di limone sulla frittella!

«Perché non le dipingi tu?», mi chiede questo mio amico.

«Ma perché non so disegnare!», rispondo io! A fatica riesco a tirare una riga dritta con la matita, senza copiare!

«Se è per questo non sai nemmeno scrivere!», la controrisposta seguita da una risata e una pacca sulla spalla!

Però so benissimo come si rompono le palle!

Tutto ciò per dire che davvero non mi va mai bene niente. Anche quando questo va contro i miei interessi personali. Per esempio le nuove normative riguardo il divieto di fumare in locali pubblici.

Il fumo uccide e fa puzzare i vestiti

Per me, ma davvero, c'è da leccarsi le dita!

Prima, ogni volta che tornavo la sera da un locale e appoggiavo i vestiti sul bordo della vasca, giusto il tempo di risistemare l'olfatto, e mi chiedevo come avessi potuto indossare fino a poco prima quegli abiti così pregni di fumo maleodorante!

E quando capitava d'addormentarsi vestiti, il risveglio era così superlativamente intriso di negatività, da far arrivare a pentirsi di possedere un naso.

Per non voler vedere, poi, il lato salutistico della faccenda: tanto si dovrà morire per qualcosa, un giorno! La puzza però si sente da subito, mica c'è da scherzare!

Tirando le somme e i totali, posso dire che da questa recente regolamentazione ne ho tratto solo vantaggi.

Però non posso esimermi dall'esporle le mie lamentele, eccomi dunque un'altra volta a rivelarle i miei cattivi pensieri.

Parliamo della libertà. Non sembra forse questo un primo passo verso la lesione dei diritti personali di ognuno? Oggi sono le sigarette, e va di comodo a molti. Ma domani potrebbe essere il caffè!

Che ci vengano a raccontare «Ehi, ma lì c'è la caffeina, siete pazzi?!». Alla fine del 1800 l'assenzio non faceva male, se non si scadeva negli eccessi, all'inizio del 1900 il fumo non faceva male, se non si scadeva negli eccessi, all'inizio del 2000 il caffè non fa male, se non si scade negli eccessi.

Voglio dire, chissà quante delle cose che compiamo quotidianamente, i nostri bisnipoti considereranno pazzie!

«Pensa, mio nonno si beveva tre espressi al giorno! Oggi se ti beccano con cinque grammi di caffè c'è la sedia elettrica!»

Ho visto anche un film con più o meno questo tema, un'americanata con Sandra Bullock e Sylvester Stallone. Oddio, l'ho visto più per la Bullok che per Stallone, ma questo non c'entra. Il personaggio interpretato da Stallone era stato ibernato, credo, e nella società del futuro nella quale veniva risvegliato diverse sue normalissime abitudini venivano considerate degne di un troglodita DOC!

Forse anche per via del suo muso, ma quella, in verità, è stata colpa di Ivan Drago.

Il fumo uccide

Esagerando nel fantasticare, perché questo passo verso una società pura, controllata e selezionata? La natura umana già s'è dimostrata capace di sovvertire le regole della selezione naturale, sopravvivendo a tigri dai denti a sciabola, vampiri succhiasangue, film trash anni '70, ecc.

L'uomo vuole selezionare i suoi stessi simili? Premiare i migliori e ricacciare i difettosi? Secondo quali canoni? Di solito la verità è del vincitore, indipendentemente dai suoi contenuti, quindi non resta che limitarsi a sperare che siano stati i buoni a vincere.

Gran cosa la superbia. Però chi compie ligiamente il suo dovere non si credi migliore di chi invece non lo fa, perché anche lui è libero di scegliere cosa fare di se stesso. E come il ligio ha deciso d'essere quello che è, anche l'inosservante l'ha fatto. E nessuno si merita d'esser giudicato dagli altri per le proprie scelte.

Come quella di volersi accendersi una sigaretta dopo il quarto giro di whisky triplo a stomaco leggero.

Il fumo uccide

Il fumo uccide, lo vediamo scritto a caratteri belli grossi sulle confezioni di sigarette. E non basta, uccide anche i vicini, con gli effetti nocivi del fumo passivo. Peggio di una razzo dirompente!

Perché queste orribili scritte? Chi le ha volute? Ma la vera domanda è: Perché solo sulle sigarette?

Quando sono in giro per strada, immerso nel traffico, non è che gli effluvi dei gas di scarico delle automobili mi facciano tanto più bene del fumo passivo in un pub il sabato sera!

Immagino sia vietato entrare con un'automobile a motore acceso in un ristorante, però sarebbe interessante una nuova linea di adesivi da attaccare alle carrozzerie!

Non più felini rampanti o rapaci in picchiata: dei bellissimi polmoni cancerigni nero pece, con scritto bello in grande I GAS DI SCARICO DISPERSI NELL'AMBIENTE GENERATI DALLA COMBUSTIONE DEI DERIVATI DEL PETROLIO PRODOTTI DA QUESTO VEICOLO UCCIDONO, su tutta la fiancata. Per le utilitarie anche su due righe.

Avrei voluto io stesso prodigarmi per far la grafica di qualcuno di questi di mio pugno.

Solo che se avessi saputo disegnare fin dall'inizio, non avrei scritto nulla di tutto ciò.

Con rispetto e devozione,
    Andre

NB: L'autore (cioè io) si prende la libertà di pubblicare l'articolo pur non essendo completamente d'accordo su ogni singolo suo passaggio, sia in virtù degli anni trascorsi, sia perché cambiare idea ogni volta che se ne presenti una migliore è l'unica idea che crede non cambierà mai.

Il 1° romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

Il 1° romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

Emilio Salgari, arcifamoso per i suoi romanzi d'avventura per ragazzi, nel 1907 pubblica Le meraviglie del Duemila con lo pseudonimo di Guido Altieri per l'editore Bemporad.

La pubblicazione di Le meraviglie del 2000 (a volte è possibile trovare l'anno scritto in numero) è precedente alla formulazione della definizione di fantascienza, quindi all'epoca era considerato appartenente alla categoria del romanzo scientifico - come molti lavori di Jules Verne.

La storia ruota attorno a un viaggio nel tempo, a una velocità... singolare: ogni giorno che passa, per i viaggiatori del tempo trascorrono 24 ore!

Il primo romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari

Le Meraviglie del Duemila: quarta di copertina

Siamo nel 1893. Lo scienziato Toby Holker e il suo amico James Brandok decidono di viaggiare nel tempo, grazie agli estratti di una pianta esotica capace di bloccare le funzioni vitali.

I due si risveglieranno nel 2003, accolti da un discendente dello scienziato. Questi li porterà in giro per il mondo a scoprire le meraviglie tecnologiche del ventunesimo secolo: macchine volanti, treni sotterranei, città sottomarine, stupefacenti invenzioni scientifiche.

Tutto sembra andare per il meglio, quando il massiccio utilizzo di onde elettromagnetiche e il ritmo di vita frenetico delle città porteranno i protagonisti verso un finale profetico e sconvolgente.

Il primo romanzo distopico italiano

Infatti per Le meraviglie del Duemila la macchina del tempo non è altro che un lungo sonno provocato dall'estratto di un'immaginaria erba e - ovviamente - questa tecnologia non prevede il ritorno (se vuoi rovinarti la lettura qui c'è la trama in breve).

Affrontando la questione distopia, Le meraviglie del Duemila era considerato dai contemporanei di Salgari un romanzo scientifico; noi invece possiamo definirlo appartenente alla fantascienza, o al limite alla protofantascienza.

Gli elementi distopici della società descritta nel romanzo sono evidenti: la sovrappopolazione (o quello che si pensava potesse esserlo nel 1903), la scomparsa del socialismo, l'enormità dell'arsenale mondiale, la visione delle etnie umane e soprattutto la gestione disumana delle carceri sottomarine, cose tutte che fanno di Le meraviglie del Duemila il primo romanzo distopico italiano.

Emilio Salgari autore di Le meraviglie del Duemila

In che cosa proprio non ci ha preso!

Una delle cose più divertenti del leggere un romanzo distopico (o più in generale fantascientifico) rétro sono le previsioni clamorosamente sbagliate, specie se il futuro di chi scrive è già passato per chi legge, come in questo caso.

Non voglio ciarle tutte o fare una classifica, ma lasciami parlare di quelle che più mi hanno incuriosito!

Il primo romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

Le macchine volanti

Come in ogni visione del futuro che si rispetti, i nostri pronipoti viaggiano su auto volanti che parcheggiano nel vialetto. Dire che questa sia la più grande ingenuità del genere fantascientifico è probabilmente esagerato... ma credo comunque che si tratti della più grande ingenuità del genere fantascientifico.

L'energia e il fabbisogno energetico mondiale

Secondo Salgari, una delle meraviglie del duemila è l'energia elettrica: grazie a essa tutto si muove e tutto funziona... tutto tranne la luce artificiale, generata invece da lampade al radio, elemento per cui l'autore pronostica un futuro radioso, prendendo invece una cantonata memorabile!

Ma torniamo all'energia elettrica, di cui l'aria delle città è addirittura satura, causando fastidi ai nostri di un altro tempo: quasi l'intero (in realtà non sono sicuro che sia specificato, ma più o meno è fatto intendere) fabbisogno del nord America è soddisfatto da un impianto a turbine installato sulle cascate del Niagara! Alla faccia della turbina!

Il lavoro

Ecco uno dei peggiori incubi del genere distopico: i lavoratori sono stati sostutuiti dalle macchine e le fabbriche sono completamente meccanizzate: i pochi rimasti hanno un ruolo da supervisore, mentre gli operai sono tornati alla vita di campagna (come se non esistessero alternative). Il tema non è trattato nel dettaglio, probabilmente perché nemmeno Salgari sapeva come argomentare nei dettagli in modo adeguato.

Le comunicazioni

È difficile pensare alle comunicazioni senza tirare in ballo l'informatica: oggi i computer sono dappertutto e non ci sembra strano che anche le telefonate sfruttino i canali digitali, in Le meraviglie del Duemila invece le comunicazioni sono rimaste per lo più le stesse del 1900, ma più veloci, con l'aggiunta di una specie di posta pneumatica a motore per gli oggetti solidi... nel romanzo apprendiamo l'utilizzo di questo sistema anche per la consegna a domicilio di pasti caldi! Ah, se avessero immaginato la devastante potenza del fax!

I martiani

Il colpo grosso è quello dei martiani, ovvero gli abitanti di Marte (che per quanto mi riguarda diventa il vero e unico modo per riferirsi a loro). Martiani e terrestri hanno iniziato a farsi giochi di luce a distanza con falò su vasta scala per verificare l'esistenza di forme di vita intelligente sul relativo pianeta vicino, migliorando via via le cose fino al 2000 in cui possono comunicare attraverso onde elettromagnetiche: notizie, informazioni sui rispettivi pianeti ecc.

Uno dei protagonisti de Le meraviglie del Duemila ha una specie di amico di penna martiano, Onix, ma non è spiegato il modo in cui avvengano questi contatti, io mi sono immaginato una specie di chat anni '90 in cui conoscevi gente a caso, ma alla domanda da dove DGT? questi rispondevano da Marte!

Citazioni da Le meraviglie del Duemila

Chiudo questo articolo su Le meraviglie del Duemila con la raccolta delle mie sottolineature, in cui puoi avere un’idea abbastanza precisa del perché appartenga a pieno titolo al genere distopico. Buona lettura!

Posizione 481-481
Erano trascorse altre due ore, quando il dottor Toby pel primo aperse finalmente gli occhi, dopo cent’anni che li aveva tenuti chiusi.
Posizione 485-486
Appena aperti gli occhi, il suo sguardo si fissò sul signor Holker che gli stava presso, occupato a soffregar il petto di Brandok.
Posizione 524-526
Il dottore aveva ascoltato, con uno stupore facile ad indovinarsi, quella voce che annunziava uno spaventevole disastro, poi aveva sollevato rapidamente il guanciale, poiché la voce s’era fatta udire più precisamente dietro la sponda del letto, e scorse una specie di tubo sul cui orlo era scritto: “Abbonamento al World”.
Posizione 573-576
L’altra estremità s’appoggiava ad una piccola mensola sopra la quale sta scritto: “Abbonamento all’Hôtel Bardilly”. «E ora?» chiese Brandok che guardava con crescente stupore. «Premo questo bottone ed il pranzo lascia le cucine dell’albergo per venire sulla mia tavola.»
Posizione 594-596
«Per mezzo d’un tubo, e cammina mosso da una piccola pila elettrica, d’una potenza tale però che le imprime una velocità di quasi cento chilometri all’ora. Queste vivande non sono state rinchiuse nei loro recipienti che da qualche minuto; infatti vedete che fumano, anzi scottano.»
Posizione 602-604
«Il lavoratore non fa più cucina in casa, non avendo tempo da perdere. Otto o dieci pillole, ed ecco inghiottito un buon brodo, il succo d’una mezza libbra di bue, o di pollo o di una libbra di maiale o di un paio d’uova, d’una tazza di caffè e così via. Cent’anni fa si perdeva troppo tempo; camminavate ed agivate colla lentezza delle tartarughe. Oggi invece si gareggia coll’elettricità.
Posizione 619-624
«Mio caro signore, la popolazione del globo in questi cento anni è enormemente cresciuta, e non esistono più praterie per nutrire le grandi mandrie che esistevano ai vostri tempi. Tutti i terreni disponibili sono ora coltivati intensivamente per chiedere al suolo tutto quello che può dare. Se così non si fosse fatto, a quest’ora la popolazione del globo sarebbe alle prese colla fame. I grandi pascoli dell’Argentina e i nostri del Far-West non esistono più, ed i buoi ed i montoni a poco a poco sono quasi scomparsi, non rendendo le praterie in proporzione all’estensione. D’altronde non abbiamo più bisogno di carne al giorno d’oggi. I nostri chimici, in una semplice pillola dal peso di qualche grammo, fanno concentrare tutti gli elementi che prima si potevano ricavare da una buona libbra di ottimo bue.»
Posizione 631-637
«Non vi sono più eserciti?» chiesero ad una voce Toby e Brandok. «Da sessant’anni sono scomparsi, dopo che la guerra ha ucciso la guerra, l’ultima battaglia combattuta per mare e per terra fra le nazioni americane ed europee è stata terribile, spaventevole, ed è costata milioni di vite umane, senza vantaggio né per le une né per le altre potenze. Il massacro è stato tale da decidere le diverse nazioni del mondo ad abolire per sempre le guerre. E poi non sarebbero più possibili. Oggi noi possediamo degli esplosivi capaci di far saltare una città di qualche milione di abitanti; delle macchine che sollevano delle montagne; possiamo sprigionare, colla semplice pressione del dito, una scintilla elettrica trasmissibile a centinaia di miglia di distanza e far scoppiare qualsiasi deposito di polvere. Una guerra, al giorno d’oggi, segnerebbe la fine dell’umanità. La scienza ha vinto ormai su tutto e su tutti.»
Posizione 640-643
«Dai pompieri?» «Non abbiamo altre truppe al giorno d’oggi, e vi assicuro che sanno mantenere l’ordine in tutte le città e sedare qualunque tumulto. Mettono in batteria alcune pompe e rovesciano sui sediziosi torrenti d’acqua elettrizzata al massimo grado. Ogni goccia fulmina, e l’affare è sbrigato presto.»
Posizione 647-651
Ah! se si potesse dar la scalata a Marte che ha invece una popolazione così scarsa e tante terre ancora incolte!» «Come lo sapete voi?» chiese Toby, facendo un gesto di stupore. «Dagli stessi martiani» rispose Holker. «Dagli abitanti di quel pianeta!» esclamò Brandok. «Ah, dimenticavo che ai vostri tempi non si era trovato ancora un mezzo per mettersi in relazione con quei bravi martiani.»
Posizione 703-706
«L’elettricità trasportata ormai a distanze enormi. Le nostre cascate del Niagara, per esempio, fanno lavorare delle macchine che si trovano a mille miglia di distanza. Se noi volessimo, potremmo dare di quelle forze anche all’Europa, mandandole attraverso l’Atlantico. Ma anche laggiù hanno costruito delle cascate sui loro fiumi e non hanno più bisogno di noi.»
Posizione 797-801
«Camminavano diversamente cent’anni fa?» chiese Holker, con una certa sorpresa. «Erano molto più calmi gli uomini, mentre ora vedo che perfino le signore marciano a passo di corsa, come se avessero paura di perdere il treno.» «Io ho sempre veduto, da quando son venuto al mondo, correre così frettolosamente.» «Ah! Ora comprendo,» disse Toby. «È la grande tensione elettrica che agisce sui loro nervi. Il mondo è impazzito o quasi.»
Posizione 807-819
«Che cosa fanno laggiù?» chiese Brandok. «Sono officine meccaniche» rispose Holker. «Chissà quante migliaia di operai lavoreranno là dentro!» «Vi ingannate, mio caro signore; gli operai oggidì sono quasi scomparsi. Non vi sono che dei meccanici per dirigere le macchine. L’elettricità ha ucciso il lavoratore.» «Cosa è avvenuto di quelle masse enormi di lavoratori che esistevano un tempo?» «Sono diventati pescatori ed agricoltori; il mare e le campagne a poco a poco hanno assorbito gli operai.» «Sicché non vi saranno più scioperi?» «È una parola sconosciuta.» «Ai nostri tempi si imponevano, e come! Specialmente dopo l’organizzazione fatta dal grande partito socialista. Che cosa è avvenuto anzi del socialismo? Si prediceva un grande avvenire a quel partito.» «È scomparso dopo una serie di esperimenti che hanno scontentato tutti e contentato nessuno. Era una bella utopia che in pratica non poteva dare alcun risultato, risolvendosi infine in una specie di schiavitù. Così siamo tornati all’antico, e oggidì vi sono poveri e ricchi, padroni e dipendenti come era migliaia d’anni prima, e come è sempre stato dacché il mondo cominciò a popolarsi. Qualche colonia tedesca e russa sussiste nondimeno ancora, composta da vecchi socialisti che coltivano in comune alcune plaghe della Patagonia e della Terra del Fuoco, ma nessuno si occupa di loro, né hanno alcuna importanza, anzi, vanno scomparendo poco a poco.»
Posizione 997-1019
«Come sono bruni! Si direbbero indiani» disse Brandok. «A proposito, che cosa è avvenuto dei pellirosse che erano ancora assai numerosi cent’anni fa?» «Sono stati completamente assorbiti dalla nostra razza e si sono del tutto fusi con noi. Non esistono ormai che poche centinaia di famiglie, confinate nell’alto Yucon e presso il circolo polare.» «Era la sorte che loro spettava» disse il dottore. «E dei negri, che erano numerosissimi anche qui?» «Sono diventati invece spaventosamente numerosi» rispose Holker. «Hanno buon sangue, gli africani e non si lasciano assorbire, e così pure gli uomini di razza gialla.» «C’è ancora la Cina?» «La Cina, sì; ma non l’impero» rispose Holker, ridendo. «È stato smembrato dalle grandi potenze europee ed a tempo per impedire una spaventevole invasione. La razza cinese, in questi cento anni, è raddoppiata e, senza il pronto intervento dei bianchi, spinta dalla fame non avrebbe tardato a rovesciarsi sull’Europa e sull’India. Hanno tuttavia invaso buona parte del globo, non come conquistatori, ma come emigranti e si trovano oggidì colonie cinesi perfino nel centro dell’Africa e dell’Australia.» «Ed i malesi?» «È un’altra razza che non esiste più. Ormai al mondo non ci sono più che bianchi, gialli e negri, che tentano di sopraffarsi; e finora sono i secondi che hanno maggiore probabilità di vittoria essendo spaventevolmente prolifici. Noi corriamo il grave pericolo di venire a nostra volta assaliti dalle altre due razze.» «Dunque il mondo minaccia di divenire tutto giallo» disse Toby. «Purtroppo, zio» rispose Holker. «Ai vostri tempi a quanto ascendeva la popolazione del globo?» «A circa millecinquecento milioni, e l’elemento mongolo vi figurava con circa seicento milioni.» «La popolazione attuale è invece di due miliardi e duecento milioni ed i gialli da seicento milioni sono saliti ad un miliardo e cento milioni.» «Che aumento!» esclamò il dottore. «Ed i bianchi quanti sono dunque?» «Raggiungono appena i seicento milioni.» «Un aumento non troppo sensibile.» «E lo dobbiamo alle razze nordiche.» «E le razze latine?» «La sola Italia è cresciuta e rapidamente, perché ha i suoi cinquanta milioni, mentre la Spagna, e soprattutto la Francia, sono rimaste quasi stazionarie. Se non vi fosse L’Italia, la razza latina a quest’ora sarebbe stata assorbita dagli anglosassoni e dagli slavi.
Posizione 1126-1131
«Noi viaggiamo in un tubo d’acciaio della circonferenza di cinque metri, i cui carrozzoni, che sono ordinariamente in numero di venti, combaciano perfettamente colle pareti di metallo. Questi vagoncini, hanno una forma cilindrica la cui circonferenza è esattamente precisa a quella interna del tubo e possono contenere 24 passeggeri. Fra le due stazioni principali vi sono delle pompe mosse da macchine poderose, che iniettano nel tubo correnti d’aria; in quella di partenza le pompe sono prementi; in quella d’arrivo invece, delle pompe aspiranti. I cilindri che costituiscono i carrozzoni, e che sono pure di acciaio, vengono in tal guisa spinti ed aspirati. In poche parole sono treni ad aria compressa.»
Posizione 1203-1216
«Eppure mi avete detto che vi è una numerosa colonia polare.» «È vero, ed è costituita da anarchici, colà confinati perché non turbino la pace del mondo.» «E come vivono quelli?» «I pesci abbondano ancora al di là del circolo polare; e poi i governi americani ed europei li provvedono di viveri, a patto che non lascino i ghiacci.» «Sicché è loro proibito di tornare in Europa ed in America?» «E anche in Asia!» «Ed il mondo è tornato tranquillo dopo la loro espulsione?» «Abbastanza» rispose Holker. «E nella colonia polare regna la calma?» «Costretti a pescare ed a cacciare incessantemente, non hanno più tempo di occuparsi delle loro pericolose teorie: così regna la calma ed un certo accordo.» «Erano diventati numerosi in questi cento anni?» chiese Toby. «Sì, e anche molto pericolosi. Ora non son più da temersi, essendo relegati colle loro famiglie al polo nord e nelle città sottomarine. Oh! non inquieteranno più l’umanità.» «Eppure il dispaccio di quel tal giornale smentisce ciò che voi avete affermato» osservò Brandok. «Quello è stato un puro caso. E poi avete saputo come sono stati trattati dai pompieri spagnoli. Pochi getti d’acqua elettrizzata a correnti altissime e tutto è finito. Diamine!… Il mondo ha il diritto di vivere e di lavorare tranquillamente senza essere disturbato. Chi secca gli altri, si manda nel regno delle tenebre e vi assicuro che nessuno piange.»
Posizione 1333-1349
Di quando in quando, a lunghi intervalli, il Narval passava dinanzi a piccoli raggruppamenti di case di ghiaccio, di forma semiovale, abitate dalle ultime famiglie di esquimesi sfuggite miracolosamente alla morte per fame, dopo la distruzione delle ultime balene e delle ultime foche da parte degli avidi pescatori americani. Vedendo il battello avanzarsi si affrettavano a uscire dalle loro casupole per chiedere qualche biscotto o qualche scatola di carne o di brodo concentrato. Erano i medesimi tipi di cent’anni prima. Un tronco tozzo su due gambe pure tozze, una testa grossa cogli zigomi sporgenti, faccia larga, capelli neri, naso schiacciato; una certa somiglianza insomma con le loro buone amiche ormai scomparse: le foche. Disgraziatamente per loro, non si nutrivano più colle carni delle loro foche come un secolo prima, non si vestivano più colle loro calde pellicce, non illuminavano più le loro casupole col loro grasso. Avevano anche essi un pezzo di radium, ed invece di avere delle fiocine colla punta di osso, portavano a tracolla dei buoni fucili elettrici coi quali si procuravano il cibo giornaliero massacrando gli uccelli marini, sempre numerosi in grazia della cattiva qualità delle loro carni, eccessivamente oleose per i palati americani ed europei. Erano molto sparuti però, quei poveri diavoli, quantunque si sapesse, anche cent’anni prima, di che specie di appetito erano dotati quegli abitanti dei ghiacci eterni. Essi infatti non facevano smorfie dinanzi ad un pesce avariato, o a dei volatili in piena decomposizione, e a degli intestini d’orso bianco, e perfino dinanzi a degli escrementi o agli avanzi non ancora digeriti che ritiravano dal ventre delle renne uccise. Avevano anche perduta la loro proverbiale gaiezza in seguito alla mancanza di scorpacciate di lardo di balena! Si capiva che proprio la distruzione di quei giganteschi mammiferi aveva modificato profondamente il loro temperamento, un tempo così gaio. «Ecco una razza destinata a scomparire al pari dei pellirosse»
Posizione 1355-1358
«Ecco l’egoismo della razza bianca!…» «In coscienza non posso darvi torto.» «Noi, sempre noi soli a dominare il mondo.» «È la lotta per la vita, signor Brandok.» «O meglio la lotta di razza.»
Posizione 1546-1551
«È tenuto anche questo da un anarchico?» chiese Toby. «Da un terribile nichilista russo, che trent’anni addietro lanciò tre bombe contro Alessio III, imperatore di Russia.» «Che non ci faccia saltare in aria per provare qualche nuovo esplosivo?» chiese Brandok. «Rogodoff è diventato un vero agnellino e credo che non nutra più odio nemmeno contro l’imperatore, da quando quel potente ha rinunciato all’autocrazia.» «È cambiata la Russia?» «Oggi ha una Camera e un Senato, come gli altri stati.»
Posizione 1890-1893
L’Europa pochi corsi d’acqua con misere cascate, assolutamente insufficienti. Che cosa hanno dunque pensato i suoi scienziati? Sono ricorsi all’Oceano Atlantico e hanno fissati i loro sguardi sul Gulf-Stream. Ed infatti quali forze immense si potevano trarre da quel “fiume del mare”! Hanno fatto costruire delle enormi isole galleggianti, in lamiera d’acciaio, fornite di ruote colossali simili a quelle dei vostri antichi mulini e le hanno rimorchiate fino al Gulf-Stream, ancorandole solidamente.
Posizione 1949-1974
«Signor Holker» disse un pomeriggio Brandok, mentre stavano prendendo il caffè sul ponte della galleria. «Come troveremo noi l’Europa? Come quella d’un secolo fa o sono avvenuti dei mutamenti politici nei diversi stati?» «Sì, molti mutamenti, e ciò per mantenere la pace fra i diversi popoli, eliminando così per sempre le guerre» rispose il nipote di Toby. «Che cosa è avvenuto della grande Inghilterra?» «È ora una piccola Inghilterra, sempre ricca ed industriosissima.» «Perché dite piccola?» «Perché ormai ha perduto tutte le sue colonie, staccatesi a poco a poco dalla madre patria. Il Canada è uno stato indipendente; l’Australia pure, l’Africa meridionale non ha più nulla di comune coll’Inghilterra. Perfino l’India forma uno stato a parte.» «Sicché quel grande impero coloniale?» chiese Toby. «Si è interamente sfasciato» rispose Holker. «Senza guerre?» «Tutte quelle colonie si erano unite in una lega per dichiararsi indipendenti il medesimo giorno, e all’Inghilterra non è rimasto altro da fare che rassegnarsi per non averle tutte addosso.» «Già fin dai nostri tempi l’impero cominciava a sgretolarsi» disse Brandok. «E la Russia?» «Ha perso la Siberia, diventata anch’essa indipendente, con un re appartenente alla famiglia russa. L’Austria ha perduto i suoi arciducati tedeschi e l’Ungheria, riconquistata la sua indipendenza, occupa ora la Turchia europea.» «E gli arciducati?» «Sono stati assorbiti dalla Germania, mentre l’Istria ed il Trentino sono stati restituiti all’Italia assieme alle antiche colonie veneziane della Dalmazia.» «Sicché l’Italia?…» «È oggidì la più potente delle nazioni latine, avendo riavuto anche Malta, Nizza e la Corsica.» «E la Turchia?» «È stata respinta definitivamente nell’Asia Minore e nell’Arabia, e non ha conservato in Europa che Costantinopoli, città che era ambita da troppe nazioni, e che poteva diventare una causa pericolosa di discordia permanente. Ah! dimenticavo di dirvi che è sorto un nuovo stato.» «Quale?» «Quello di Polonia, formato dalle province polacche della Russia, dell’Austria e della Germania. L’Europa cinquant’anni fa si agitava pericolosamente, minacciando una guerra spaventosa. I monarchi ed i capi delle repubbliche pensarono quindi a regolare meglio la carta europea mediante un grande congresso che fu tenuto all’Aia, sede dell’arbitrato mondiale. Fu convenuto di restituire a tutti gli stati le province che loro appartenevano per diritti geografici e storici, e di crearne anche uno nuovo, la Polonia, che minacciava di produrre la guerra fra la Russia, l’Austria e la Germania. Così la pace fu assicurata mercé l’intervento poderoso delle confederazioni americane e delle antiche colonie inglesi, che ridussero a dovere le nazioni recalcitranti. Ora una pace assoluta regna da dieci lustri nel vecchio continente europeo.»
Posizione 1983-2008
«Io vorrei sapere perché voi avete fondate delle città sottomarine che devono essere costate somme enormi.» «Semplicemente per sbarazzare la società dagli esseri pericolosi che ne turbano la pace. Ogni stato ne possiede una, il più lontano possibile dalle coste, e vi manda la feccia della società, i ladri impenitenti, gli anarchici più pericolosi, gli omicidi più sanguinari.» «Con un gran numero di guardiani?» «Nemmeno uno, mio caro zio.» «Allora si massacreranno.» «Tutt’altro. Al minimo disordine che nasce, sanno che la città viene affondata senza misericordia. Questa minaccia ha prodotto degli effetti insperati. La paura doma quelle belve, le quali finiscono per ammansirsi.» «E chi li governa?» «Questo è un affare che riguarda loro. Si eleggono dei capi e pare che finora regni un accordo mirabile in quei penitenziari; E poi vi è un’altra cosa che concorre a renderli docili.» «Quale?» «L’incessante lotta colla fame.» «I governi non passano viveri a quei condannati?» «Passano delle reti, delle macchine per eseguire varie produzioni, come stoffe, stivali, vasellami e così via che poi vendono alle navi che approdano, comperando in cambio le materie prime necessarie a quelle industrie, tabacco, viveri eccetera.» «Qualche volta soffriranno la fame?» disse Brandok. «L’oceano fornisce loro cibo più che sufficiente. I pesci, attratti dalla luce che mandano le lampade che illuminano quelle città, accorrono in masse enormi. Gli abitanti ne salano anzi in grande quantità e li mandano in Europa e anche in America.» «E l’acqua?» «Hanno macchine che ne forniscono loro quanta ne desiderano, facendo evaporare quella del mare.» «Sicché oggi i galeotti non costano più nulla alla società» disse Toby. «Costano la sola forza necessaria per far agire le loro macchine, energia che viene fornita per lo più dai mulini del Gulf-Stream.» «Devono esser costate somme enormi quelle città!» disse Brandok. «Non dico di no, ma quale vantaggio non ne ritraggono ora gli stati e la società? I milioni che prima si spendevano nel mantenimento di tanti birbanti, rimangono ora nelle casse dei governi. Devo aggiungere poi che lo spauracchio di essere mandati nelle città sottomarine ha fatto diminuire immensamente il numero dei delitti.» «Non correremo alcun pericolo entrando, o meglio, scendendo ad Escario?» chiese Toby. «Nessuno, non dubitate. Quelli sanno che qualunque cattiva azione usata ad uno straniero segnerebbe la sommersione della loro città.» «Una misura un po’ inumana, se vogliamo.» «Che li tiene a freno però, e come!
Posizione 2227-2228
la nuova società del Duemila aveva pensato di relegare in quelle strane città sottomarine gl’individui pericolosi, sopprimendo sui loro bilanci le spese di mantenimento per esseri ormai inutili,
Posizione 2431-2439
«Se domani una nave approdasse qui, sapete che cosa farebbe?» chiese il capitano. «No.» «Farebbe senz’altro saltare questa città con una buona bomba ad aria liquida, insieme a tutti quelli che contiene, morti e vivi. È vero Jao?» «Così hanno decretato i governi dell’Europa e dell’America, per tenere a freno i rifiuti della società» rispose il vecchio. «Non sono ancora tre mesi che una nave aerea, mandata dal governo americano, ha colato a fondo la città sottomarina di Fortawa, perché i cinquecento forzati che l’abitavano si erano ribellati, uccidendo il capitano di una nave e tutti i passeggeri per saccheggiare poi il carico.» «Queste sono leggi inumane» disse Brandok. «La società vuole vivere e lavorare tranquillamente,» rispose il capitano. «Tanto peggio per i furfanti. Bah! Lasciamo questi poco interessanti discorsi e facciamo colazione, giacché l’oceano ci lascia un po’ di tregua.»
Posizione 2483-2489
«Che cosa è successo dunque su quelle isole?» chiese Toby, che non era meno sorpreso di Brandok. «Diamine! I governi dell’America, dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa hanno popolato quelle isole di tutti gli animali che un tempo esistevano su tutti i cinque continenti.» «Perché?» chiese Brandok. «Per conservare le razze. Là vi sono tigri, leoni, elefanti, pantere, giaguari, coguari, bisonti, serpenti e tante altre bestie delle quali io non conosco nemmeno il nome» rispose il capitano. «Come ben sapete, ormai, tutti i continenti sono fittamente popolati, quindi quegli animali non avrebbero più trovato né rifugio, né scampo. Gli zoologi di tutto il mondo, prima della distruzione completa di tutte le belve, hanno pensato di conservare almeno le ultime razze.»
Posizione 2574-2576
«Il galeotto di cent’anni fa mi pare che si sia mantenuto eguale. La scienza tutto ha perfezionato fuorché la razza, e l’uomo malvagio è rimasto malvagio. Passeranno secoli e secoli, ma, levato lo strato di vernice datogli dalla civiltà, sotto si troverà sempre l’uomo primitivo dagli istinti sanguinari.»
Le meraviglie del Duemila
Rainbow Republic. Romanzo distopico gay

Rainbow Republic. Romanzo distopico gay

Ho scoperto dell'esistenza di Rainbow Republic. Romanzo distopico gay in un modo completamente nuovo per me: facendo una ricerca per la chiave romanzo distopico in una biblioteca online. Unico risultato: Rainbow Republic di Fabio Canino, grazie proprio al sottotitolo romanzo distopico gay.

Quarta di copertina

La copertina di Rainbow Republic Romanzo distopico gay

Che cosa succederebbe se un giorno la Grecia, ridotta in ginocchio dal default economico, venisse progressivamente acquistata e occupata dalla comunità omosessuale globale?

La risposta ce la dà Fabio Canino in questo romanzo: quella che un tempo fu la culla della civiltà occidentale diventerebbe una terra promessa per gay, lesbiche e trans di tutto il mondo, uno Stato a loro immagine e somiglianza, con istituzioni e leggi in linea coi loro gusti e le loro manie, una repubblica gay.

In questa Grecia arcobaleno, per esempio, la moneta ufficiale è la Dragma, in onore alle drag queen più famose della storia, chi indossa antiestetici pinocchietti rischia di essere arrestato dalla Polizia del Buongusto, l'ospedale per bambini è il Candy Candy International Hospital, esistono corsie preferenziali per portatrici di tacchi a spillo, e i locali che trasmettono musica anni Ottanta possono godere di esenzioni fiscali.

Ma in primo luogo tutti hanno gli stessi diritti e quella che gli analisti hanno soprannominato Pink Economy ha portato la Grecia a essere una delle maggiori potenze al mondo.

A testimoniare tutto questo Ulisse Amedei, giornalista italiano che, accompagnato dalla giovane e avvenente Khloe, avrà il compito di raccontare alla retrograda Italia - quella che ormai è chiamata Repubblica Italo-Vaticana - ogni singolo aspetto di questa Grecia all'avanguardia.

Una satira pungente e divertente del mondo omosessuale, ma soprattutto un inno all'amore e ai suoi tanti e diversi colori, che, in queste pagine dense di personaggi e di situazioni spesso al limite dell'assurdo, trovano tutti - dal rosa Barbie al rosso Prada - il loro modo di risplendere. Nessuno escluso.

Che diavolo è un romanzo distopico gay?

La bandiera del Romanzo distopico gay

E io che ne so?

Però, visto che ho letto Rainbow Republic, provo a dedurlo dal contenuto.

Partiamo innanzitutto dalle definizioni. Il romanzo distopico narra di una società immaginaria in cui è impossibile perseguire la felicità. Il romanzo gay è un tipo di letteratura prodotta da o per la comunità gay e che coinvolge personaggi, trama, linee narrative o temi che ritraggono il comportamento omosessuale maschile (fonte: Wikipedia).

Fino a qua ci siamo.

Ora, quello che ho fra le mani è un romanzo distopico? In parte sì: nella società della nuova Grecia tutto sembra funzionare bene e tutto sembra bello, ma le riflessioni del protagonista instillano alcuni dubbi importanti al lettore.

Per esempio non si tratta di una democrazia pienamente inclusiva, e sono comunque presenti frange (sebbene minoritarie) di estremisiti anti-eterosessuali. Le critiche al governo mosse dal giornalista Ulisse Amodei provocano reazioni aspre, e l'esaltazione di personaggi che hanno il solo merto di essere gay è per lo meno esagerato.

Rainbow Republic è un romanzo gay? Diciamo che rispondere a questa domanda è più semplice: sì. Anzi, per essere più preciso dovrei parlare di romanzo LGBT (o LGBTQ+), ma forse è stato scelto gay per via del suono più gradevole.

In definitiva Rainbow Republic è un misto di queste due definizioni, o meglio: è entrame le cose.

Citazioni da Rainbow Republic. Romanzo distopico gay

Posizione 32-32

Un paradiso non è un paradiso senza amore.

Posizione 285-286

Dalla nuova Grecia leader nel turismo internazionale l’Italia era considerata un Paese retrogrado, omofobo, corrotto e poco ospitale. Tutte cose difficilmente contestabili

Posizione 583-585

«Questo è il kit del turista greco. Dentro troverà una guida alla nuova Grecia, un breve romanzo queer da leggere in volo o alla sera prima di andare a letto, una crema abbronzante, dei profilattici e una serie infinita di coupon con sconti da usare in ristoranti, negozi, teatri e cinema di tutta la Grecia.» “Ecco cosa significava promuovere il turismo”

Posizione 799-801

sulle cinquecento dragme c’erano Bernadette, Mitzi e Felicia personaggi dal film Priscilla la regina del deserto, che avevano ispirato drag queen di tutto il mondo.

Posizione 832-832

«Voi nella Repubblica Italo-Vaticana avete le auto blu, noi le abbiamo arcobaleno»

Posizione 836-838

«Formalmente il Vaticano è sì uno Stato a sé, ma se consideriamo la sua influenza nella vostra politica, possiamo tranquillamente dire che sembra quasi che il vero presidente della Repubblica italiana sia il papa… Le sue dichiarazioni in materia di diritti civili, ma anche di istruzione, politiche estere ed economia, sono sempre piuttosto influenti… o sbaglio?»

Posizione 1135-1135

«Eureka!» esclamò Manuel nell’unica parola in greco che conosceva.

Posizione 1182-1182

«Se pensi di non valere, allora non vali.»

Posizione 1609-1609

Mancava solo un dettaglio, gli occhiali da sole, che indossò come un pistolero estrae la sua arma dalla fondina.

Posizione 1662-1663

«Quello è il Candy Candy International Hospital» disse. «È l’ospedale dei bambini di Atene, chiamato così in onore dell’eroina manga creata nel 1975 da Yumiko Igarashi»

Posizione 2002-2005

«Sì, e non me ne stupirei: la Grecia è un Paese benestante, con molte possibilità. E soprattutto è un Paese inclusivo. Anche se c’è un partito extraparlamentare, I Rosa, che si oppone. Per loro gli etero che vengono a “rubare lavoro ai nostri gay” sono come fumo negli occhi…» «Tipo la nostra Lega Nord!» «Oddio. Non so se si arriva a tanto orrore e ignoranza, ma più o meno ci siamo intesi»

Posizione 2229-2232

D’altronde, come aveva scoperto, in Grecia la dieta era obbligatoria. E se non c’erano state ancora sanzioni era perché le forze dell’ordine, e in particolare la Polizia del Buongusto, avevano ben altro a cui pensare: l’acrilico e le sopracciglia ad ali di gabbiano, a quanto pareva, erano una vera e propria piaga sociale.

Posizione 2311-2315

Art. 5) Lo Stato e le Chiese sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, MA DAVVERO! Le Chiese si devono occupare solo della spiritualità. Leggendo quel «MA DAVVERO!» scritto in maiuscolo dell’articolo 5, e pensando al servilismo di certi partiti italiani nei confronti del Vaticano, Ulisse non riuscì a trattenere una risatina. Forse avevano ragione, lì in Grecia, a chiamare l’Italia Repubblica Italo-Vaticana!

Posizione 2517-2518

«È il vostro Stato che non apprezziamo, mica il vostro vino!» si sentì in dovere di giustificare Khloe.

Posizione 2536-2537

«Vorrei brindare a questa Repubblica arcobaleno! Dove ogni colore rappresenta la diversità, ovvero la ricchezza di questo Paese, e della diversità non bisogna avere paura, come non bisogna avere paura dei colori che compongono la nostra bandiera!».

Posizione 2659-2660

Non abbiate paura che approvare nuovi diritti significhi la fine del mondo. Perché la fine del mondo è già avvenuta signori, e queste che stiamo vivendo, sappiatelo, sono soltanto delle repliche.

Posizione 3069-3072

Ecco dove poteva andare, si disse. Si trovava ad Astakos, che non aveva la minima idea di dove fosse. Estrasse il cellulare dalla tasca e in pochi secondi lo scoprì: era sullo Jonio, proprio di fronte a Cefalonia… e Itaca. L’isola a cui doveva far ritorno l’Ulisse di Omero. Be’, se non era un segno del destino quello!

Posizione 3270-3270

ho capito una cosa, importantissima: i diritti dei gay sono i diritti di tutti.

Che ne penso di Rainbow Republic

Rainbow Republic. Romanzo distopico gay: Enola Gay

Come scritto all'inizio, ho scoperto questro libro solo per via della dicitura romanzo distopico gay: non conoscevo l'autore, nessuno me l'ha consigliato e non l'ho provato perché simile a qualcosa che già conoscessi. E per fortuna, ogni tanto ci vuole un elemento di rottura per non crearsi un recinto e rinchiudersi dentro!

Ogni tanto però, questa volta ho osato e me ne sono pentito: il libro non mi è piaciuto per nulla.

Sebbene faccia mio il messaggio di fondo - vedi a titolo esemplificativo l'ultima citazione della mia raccolta - Rainbow Republic. Romanzo distopico gay è proprio brutto (gusti personali, dottò!) e ho individuato due grandi ragioni a supporto di questo pensiero.

Per prima cosa ho avuto l'impressione di leggere un libro scritto per un pubblico intellettualmente carente. Poi ho affinato quest'idea, pensando che il target del libro fosse un pubblico televisivo (vabbè, è la stessa cosa).

In secondo luogo, per essere un romanzo distopico gay mi è sembrato fin troppo caricaturale: la stragrande maggioranza dei gay descritti sono persone eccentriche, appariscenti, sopra le righe... in gran parte stereotipi insomma. Capisco che le drag queen lo debbano essere, ma così mi è sembrato ingiusto.

E - a proposito di stereotipi - anche la figura del protagonista sciupafemmine coinvolto in una storia d'amore in cui non vuole coinvolgersi ma in cui poi si coinvolge e poi no e poi invece sì, è degna del peggior Harmony.

Le cose semplici di Luca Doninelli: Dodò Vs Dio / Fight!

Le cose semplici di Luca Doninelli: Dodò Vs Dio / Fight!

Ho iniziato Le cose semplici di Luca Doninelli con l'intenzione di provare un romanzo distopico italiano. Carico delle migliori aspettative - anche se non avevo voluto alcun tipo di anticipazione - ho iniziato la lettura dei primi capitoli, ambientati in una Milano post apocalittica.

Ho trovato un'ottima prosa, personaggi curiosi e un intreccio interessante gestito con maestria; ho letteralmente divorato il romanzo, 840 pagine in circa tre settimane (secondo i mei ritmi sono stato una saetta).

Ho odiato questo romanzo distopico

In questo romanzo distopico il mondo è collassato, non ci sono risorse, l'omicidio fra pari è all'ordine del giorno, i predoni alla Ken il guerriero detengono il potere in città, il rischio di un ritorno all'età della pietra è alle porte, ma per fortuna... per fortuna un gruppo di brave personcine riesce a ricostruire le chiese! Ma v@§§@ZKY10 le cose semplici, va'!

Lo ripeto più lentamente per chi non avesse capito

L'idea di fondo è quella di preservare la conoscenza - parlando di romanzi distopici, è proprio come accadeva in Fahrenheit 451. Ecco che i protagonisti fondano un'università dove ci si scambia il sapere, ogni genere di sapere, nel tentativo di salvare la civiltà e l'umanità.

Peccato che il tutto sia condito in salsa catto-religiosa, con contorno di etno-buonismo e dileggio dell'omosessualità.

Mi sono anche detto magari questa assurda omnipresenza divina la vedo solo io, ma poi ho fatto due calcoli: ho aperto l'ebook di Le cose semplici in un programma di videoscrittura e ho fatto una serie di ricerche:

Dodò e Cha (diminutivo di Chantal) sono i protagonisti di Le cose semplici, gli altri sono personaggi inventati (a proposito, c'è un intero capitolo dove il protagonista è il papa e - lo so - la chiesa non è un personaggio).

Le somme le sai fare anche tu, quindi non serve che dia risalto a totaloni o totalini, è un vero peccato che un romanzo davvero interessante sia intaccato da questa grave forma di baciapilaggine.

Citazioni da Le cose semplici

Posizione 73-74
Tra non molto nessuno ricorderà più nessun nome, e così un altro pezzo di fine sarà stato raggiunto.
Posizione 82-85
Il fatto è che siamo tutti troppo stanchi per darci delle regole. L’opinione generale è che siamo nei minuti finali di una partita di calcio dal risultato ormai definito, quattro o cinque a zero. Solo io non riesco a pensarla del tutto così, per questo mi ostino a contare i giorni, e se potessi anche le ore, e i minuti.
Posizione 110-113
Dunque, dicevo delle bande che tenevano in scacco Milano. Da principio si moltiplicarono (parlo del periodo in cui le automobili avevano ancora benzina per andare e qualche ascensore funzionava e le vie cittadine erano in gran parte sgombre), ce ne saranno state mille se non di più. Finché ci fu una sola pallottola da sparare si sparò, poi si passò al coltello, alla forchetta. C’era un tizio – così dicono, ma io non ci credo – che sgozzava la gente infilandole in gola un grosso cucchiaio.
Posizione 126-127
Col tempo, i giovani si sono resi conto dell’utilità dei vecchi e della loro lunga memoria, e hanno smesso di ammazzarli.
Posizione 150-152
Il sistema di pagamento usato è il baratto. Le monete sono accettate, ma come oggetti qualsiasi e non in quanto monete. Chi esercitava la professione dell’economista e non è ancora morto secondo me ha molto da divertirsi nell’assistere alle variazioni del valore delle cose.
Posizione 156-159
Con la fine della moneta la situazione è precipitata. Ad esempio un’ora fa ho visto una vecchietta pagare un po’ d’insalata e due pomodori con un piccolo oggetto, mi sembra una tartarughina di giada. La meraviglia destata fra tutti da quell’oggetto che fino a un istante prima valeva – appunto – un po’ d’insalata e due pomodori è stata tale che nel giro di pochi minuti il valore di quella tartarughina era decuplicato, centuplicato.
Posizione 204-205
A destra mezza facciata del palazzo resisteva in piedi, con le mezze finestre del primo piano simili a gengive svuotate.
Posizione 250-251
Quando c’era il lavoro ci si lamentava perché non ci lasciava tempo a disposizione, adesso che il lavoro non c’è il tempo è una specie di stagno nel quale è facile impantanarsi.
Posizione 253-254
si può dire che quando due persone s’incontrano, da noi, l’esito sarà un peggioramento, sia pure impercettibile, della vita di tutti.
Posizione 306-307
forse odia il mondo intero, come tutti coloro che cadono nella peggiore delle trappole, che è quella di ritenersi in credito di qualcosa.
Posizione 358-359
Il vero male del mondo, più che la caducità umana, erano i cretini.
Posizione 451-452
La disapprovazione per le proprie azioni non gli impedisce di raccontare con un certo godimento il modo in cui fece fuori il giornalista.
Posizione 529-532
I suoi argomenti apparvero da subito degni al massimo di quattro risate. Perché si nutriva di mele? Per cercare, disse, di scoprire il segreto di Adamo ed Eva. Cosa avevano, si chiedeva, le mele di così particolare da indurre l’uomo al peccato? Si era proposto di mangiare mele per tutta la vita mantenendosi al tempo stesso puro da ogni peccato, così da riscattare l’uomo.
Posizione 591-593
Da tutto questo mi sembra di poter concludere che la differenza tra la preghiera e la bestemmia consisteva, secondo il rabbino Lattes, in questo: che la bestemmia racconta cose risapute, mentre la preghiera riflette (spesso senza molto costrutto) su cose che non sappiamo.
Posizione 800-804
Zazza spiega anche a lui che la serie di dolori, di per sé non molto forti, che sta accusando da qualche giorno, oltre a certe per lui inusuali variazioni nei ritmi per così dire fisiologici, gli fanno pensare, visto che gli stessi disturbi, uguali uguali, furono accusati dalla madre, dal fratello e dalla sorella prima di morire, che anche per lui sia giunto il momento di consegnarsi nelle mani del destino, o al peggio di un bravo medico.
Posizione 825-825
I libri possono aiutarci, ma la conoscenza vera sta in quello che possiamo registrare. E il male odia essere conosciuto.
Posizione 838-839
Mio padre non credeva nella salvezza individuale: morta la fiducia, per lui eravamo tutti morti.
Posizione 871-872
La lettura di questo programma genera in me un po’ di spaesamento, sento il bisogno di alzarmi, anche se poi rimango seduto.
Posizione 904-904
È da tanto che ho voglia di piangere, penso, prima o poi dovrò farlo.
Posizione 954-955
Milano è stata una grande città, e sa perché? Perché una grande città cerca sempre di rispondere a una grande domanda.
Posizione 1171-1172
Un padre non può desiderare altro che risparmiare al figlio il proprio inferno, ma poi ce lo butta dentro.
Posizione 1215-1215
una costante indifferenza, o peggio un tiepido apprezzamento
Posizione 1400-1400
Mia madre non aveva paura solo dei ragni: esseri umani a parte, aveva paura di tutto.
Posizione 1983-1984
“La domanda quanto fa due più due è facile per gli sciocchi e difficile per gli intelligenti, non è così?”
Posizione 1998-2000
Ho pensato migliaia di volte a quel gesto. La sola idea che mi rimane in testa è che lo abbia sopraffatto la fatica della morte. “Si fa fatica anche a morire,” mi diceva tutte le mattine, quando entravo nella sua camera: me l’avrà detto dieci, venti volte.
Posizione 2002-2004
Venivano chiamate “orecchie” i segni delle piegature degli angoli superiori o inferiori delle pagine, in sostituzione dei segnalibri, che considero un’eccellente creazione della civiltà umana.
Posizione 2029-2030
“Non cercare di ingannare il tuo amico,” rispose, facendosi triste. “Se quello che dici fosse vero, avresti già raggiunto l’oceano, ti ci saresti buttato e l’avresti attraversato a nuoto, nutrendoti dei pescecani che cercavano di mangiarti.”
Posizione 2143-2144
non era gentile starsene sempre al buio e nella polvere quando c’erano tante persone sole.
Posizione 2221-2222
Le domandai scusa, ma quello che mi stava dicendo a proposito di sé stessa costituiva un nutrimento più che sufficiente per un curioso come me.
Posizione 2300-2302
C’era qualcosa in quell’uomo, precisamente la sua povertà, che mi metteva una voglia inspiegabile di piangere, ma dovevo piangere da solo perché non avevo nessuno con cui piangere.
Posizione 2425-2426
“Lei si fa trovare addormentato sotto casa mia, e adesso pretende che io creda alla sua pazienza?
Posizione 2476-2477
Un secolo di letteratura mi aveva insegnato di cosa è capace un uomo.
Posizione 2693-2694
sua casa era grande ma non spaziosa
Posizione 3150-3150
Mio padre amava le teorie al punto da non doverle discutere mai.
Posizione 3370-3371
mezzo del rito matrimoniale, una luce si accendeva in me. Cammino, pensai, vuol dire logoramento. Noi viviamo per raggiungere la meta, ma alla meta ci arriveremo un po’ peggiori di quando siamo partiti.
Posizione 3397-3402
bada bene, dicevano quei capelli che si agitavano elettrici nel niente di vento di quel cielo di porcellana, che io non sono qui per festeggiare il tuo sposalizio con questo giovane genio francese (che sarà mai, poi!), ma soltanto per consegnarti un piccolo promemoria, scritto in parte nel colore del mio abito, in parte nella tinta dei miei capelli, in parte nella mia postura, così eretta, nei miei occhi per nulla sorridenti, nella mia bocca atteggiata viceversa a un sorriso senza allegria, un po’ amaro e un po’ beffardo, e da ultimo nel biglietto che tra poco ti consegnerò allungando un braccio rigido, così che tu possa comprendere bene quanto poco io sia intenzionata a stringerti la mano o a lasciarti baciare la mia.
Posizione 3660-3663
Parlò dell’amicizia che lega i matematici tra loro, del modo particolare che i matematici hanno di discutere tra loro – dove nessuna opinione viene lasciata in pace nella formalina prodotta dalla stupida persuasione che tutte le opinioni vadano rispettate. Al contrario, tutte le opinioni vengono messe alla prova della ragione, e questo – aggiunse tra il rumoreggiare dell’uditorio – non vale soltanto per la matematica.
Posizione 3886-3887
Posso indovinare con facilità i pensieri che si agitano in lui, ora che non ha più la forza di tenerli a distanza.
Posizione 4180-4181
chiunque muoia, in qualunque punto della Terra, ci ricorda che noi non abbiamo fatto abbastanza per lui.
Posizione 4306-4307
Il cattivo umore, piuttosto inusuale in lei (come anche il buonumore)
Posizione 4359-4363
Ma la fine può essere definitiva? Se la fine degli orologi avesse prodotto la fine della domanda che ora è? tutto sommato si potrebbe ancora immaginare una scena piena di senso, con cause ed effetti al loro posto. Invece la domanda che ora è? perse ogni senso quando ancora gli orologi funzionavano perfettamente: fu sufficiente non credere più alla risposta, non fidarsi più dell’interlocutore o del suo satellite o della capacità dell’uno e dell’altro di regolare a dovere l’orologio.
Posizione 4373-4375
Uno scrittore americano famoso quando avevo vent’anni dedicò al tema un romanzo. Una volta abbattute tutte le barriere, si chiedeva, cosa ce ne facciamo della libertà? Il romanzo fu un insuccesso clamoroso.
Posizione 4458-4459
(nulla somigliava all’investitura divina come il successo finanziario)
Posizione 4618-4620
Le teorie ci sono utili perché ci aiutano… ci possono aiutare… a imparare qualcosa che sta del tutto al di fuori di esse. La loro messa in crisi è il senso stesso della teoria. Sono come strumenti ottici: utili per vedere qualcosa ma ancora più utili se ci servono per capire che non stiamo vedendo qualcosa.”
Posizione 4646-4648
“Signorina, mi sono innamorato (lett: sono caduto innamorato).” “Caduto? Eccome, lo vedo bene.” “Innamorato, signorina. Di lei.” “Sì capisco bene, certo, anch’io, va da sé.” E infne: “Anch’io, nel senso che anche – io – la – amo.”
Posizione 4967-4967
Adesso è tutto un rave party, ma con poca droga, quasi niente alcol e niente musica
Posizione 5053-5055
Restava, disse Joseph, da questa parte un sentiero praticabile a patto di camminare in fila indiana, stare attenti a dove mettevamo i piedi e avere Dio dalla nostra parte. Joseph ama parlare così, come se recitasse in qualcuno di quei vecchi film pieni di sparatorie. Sentirsi il responsabile della situazione, anche quando non è vero, è il sale della sua vita.
Posizione 5244-5244
il vuoto è la sola proprietà… di uno scrittore…
Posizione 5972-5973
Uno scrittore provò a raccontare la storia di una pallina da baseball e venne fuori un libro di ottocento pagine.
Posizione 6815-6816
Bisognava emigrare in Europa per imparare le cattive abitudini
Posizione 7057-7057
“Il bene è terribile,” spiega Feedy. “Il male sai sempre dove ti porta, il bene no.”
Posizione 7131-7132
Fegato, pancreas, milza, cistifellea, budella, reni, utero, ovaie: nelle viscere c’è posto per tutto, miracoli e spazzatura.
Posizione 7167-7168
Tutti, del resto, sono capaci di dire “un giorno io morirò”, ma chi crede che prima o poi questo accadrà davvero? La morte, anche quando la invochiamo, ci è estranea.
Posizione 7201-7205
Negli anni della mia formazione me ne andavo a zonzo per Parigi, e mi affacciavo dalla mia finestra di Rue Chevreau per salutare una ragazza alla finestra dirimpetto e ascoltarla, una volta, mentre faceva gli esercizi al violino, dividendo le mie giornate tra lo studio in biblioteca, le amicizie occasionali, le chiacchiere sulla letteratura e le serate con amiche e amici dell’ultima ora tra Saint-Germain e Rue Oberkampf, e i miei pensieri contorti non venivano sfiorati dalla necessità di fare scelte di nessun tipo. Si poteva pensare tutto, leggere tutto, studiare tutto senza scegliere mai niente, e questo era forse il solo paradiso che il nostro mondo aveva saputo inventare per i tipi come me.
Posizione 7849-7850
Una civiltà coincide con i campi che apre al desiderio umano, e nessun delitto è altrettanto subdolo dello sterminio del desiderio.
Posizione 9379-9380
a un uomo non vengono sottratti solo i piaceri: a me infatti fu tolto un dolore, e posso garantire che è la stessa cosa.
Posizione 9631-9632
Mi ha raccontato che, da ragazzo, aveva studiato a lungo il violino, e che quando si studia uno strumento musicale il tempo diventa duro come l’acciaio.
Posizione 9832-9833
Noi continuiamo a edificare, ma la destinazione di tutto questo non ci appartiene.
Posizione 9862-9863
Olinda è piccola ma disegnata perfettamente, ha due occhi enormi, neri, e le sue parole sembrano nascere dal suo modo di guardare, sembrano il prolungamento del suo sguardo.
Posizione 10580-10581
i personaggi che preferisco nei romanzi sono i cattivi.
Posizione 10670-10670
Lui era un intellettuale, quindi una persona portata per natura alle catastrofi
Posizione 11311-11312
A Milano, dopo il crollo del mondo, la prima forma di moneta fu il furto
Posizione 11488-11489
Tra i corsi più interessanti e seguiti della BKU ci sono quelli tenuti dalle due sorelle Salido-Soupireux. Feedy tiene un corso di seduzione, Amy uno di immaginazione.
Posizione 11850-11850
Nessuno sa tutto quello che c’è nel futuro, ma una cosa c’è di sicuro: il passato.

Le cose semplici a volte si rivelano le più difficili

Le cose semplici a volte si rivelano le più difficili perché all'inizio del romanzo non si percepiva questa deriva cattocentrica, ed essendo Le cose semplici un volume di oltre 800 pagine, con l'inizio intendo un bel po'!

Era bello leggere di personaggi così stravaganti, oppure totalmente ordinari in un contesto così particolare: prima solo in modo accennato, poi riletti in maniera estesa. Sembrava di approfondire un'amicizia.

Le cose semplici è di sicuro un romanzo ambizioso, non solo per le sue dimensioni, ma anche per i temi trattati e le soluzioni proposte. Pensavo mi sarebbe piaciuto molto... e infatti mi è piaciuto, ma più avanzavo e più sentivo di odiarlo, fino a non vedere l'ora che finisse.

Quindi non mi sento di consigliarti Le cose semplici a cuor leggero, ma se per caso dovessi leggerlo, fammi sapere che te n'è sembrato!

Arancia Meccanica libro Cinebrivido Scardinato

Arancia Meccanica libro Cinebrivido Scardinato

Mi sono deciso a locchiare Arancia Meccanica libro e tutta quella sguana per splorarne benebenebene un piccolopo' con voi, o miei cari soma.

Per l'appunto, la scrittura di Anthony Burgess è tutta un'invenzione stilistica magnifica e terribile. I primi capitoli praticamente sono un tutorial per imparare l'astruso linguaggio... o una specie di test d'ingresso, vedila come preferisci.

Fatto sta che se riesci a superare questo scoglio poi hai fra le mani un romanzo meraviglioso (e nel planetario parole inventate dal dubbio significato).

Arancia Meccanica Trama Libro

Arancia Meccanica libro di Anthony Burgess del 1962. Titolo originale: A clockwork orange (trad: Un'arancia a orologeria).

Alex è a capo di una banda di teppisti, fra loro si chiamano soma e vanno in giro compiendo atti di efferata violenza dopo aver assunto droghe. Un giorno però Alex è tradito dai compagni, portato in prigione e successivamente condannato a 14 anni di carcere. Alex ha soli 15 anni.

Durante il secondo anno di permanenza alla Prista (Prigione Statale) Alex scopre l’esistenza della Cura Ludovico, che potrebbe consentirgli di tornare in libertà nel giro di due settimane. Alex si sottopone ma le conseguenze sono terribili.

Uscito dalla Prista, Alex è letteralmente abbandonato a se stesso, e la sua nuova condizione lo rende vittima di violenze fisiche e psicologiche, fino al tentativo disperato di togliersi la vita. Nel finale assistiamo alla redenzione del protagonista, che recuperata la capacità di scegliere è indirizzato sulla strada del bene.

Mi rendo conto di non essere molto bravo con i riassunti - tanto per usare un eufemismo - quindi se questo pezzo non ti ha soddisfatto qua puoi trovare qualcosa di meglio. Non mi offendo, giuro.

Arancia Meccnica libro di Anthony Burgess.webp

«Per molti versi il libro sono io: perché quello che scriviamo riguarda molto quello che siamo. E il libro rivela una battaglia interiore con questa idea: quella del male. Non solo il male, ma il pericolo di provare a correggerlo.

In linea di massima sono molto scettico riguardo all'uso del potere per cambiare gli altri. Alla fine noi, in quanto esseri umani, dobbiamo scendere a patti da soli con il dilemma del bene e del male, di ciò che è giusto e sbagliato, come di qualsiasi altra cosa.

Dio non lo farà al posto nostro. Se un Dio c'è, è un Dio sovrumano: a lui poco importa delle motivazioni umane.

Anche se al mondo non ci fossero piú esseri umani i principî del bene e del male continuerebbero a esistere. Non credo che tra duemila anni, sempre se esisterà ancora, il mondo sarà meno malvagio, o meno buono. Il conflitto non finisce mai.»

Anthony Burgess

Arancia Meccanica: significato

Il titolo del romanzo Arancia meccanica di Anthony Burgess è stato tradotto dall'originale inglese A Clockwork Orange, arancia a orologeria. Questa frase non ha un significato specifico in sé, ma Burgess ha spiegato che l'ha scelta perché voleva un titolo che fosse strano e inquietante, ma che allo stesso tempo avesse un'aura di familiarità.

Il termine clockwork in inglese si riferisce ai meccanismi che muovono gli ingranaggi di un orologio, ma può essere usato anche in senso figurato per descrivere qualcosa che funziona in modo preciso e regolare, come un orologio appunto. Nel romanzo, il termine clockwork orange è usato per descrivere il protagonista, Alex, e il suo gruppo di amici, che sembrano funzionare come un meccanismo preciso e perfetto, ma che in realtà sono violenti e imprevedibili.

Inoltre, il titolo ha un doppio significato, poiché orange può essere letto anche come oranž, la parola russa per uomo, suggerendo che il romanzo esplora anche il concetto di libero arbitrio e di ciò che rende veramente umani gli individui.

Frasi Arancia Meccanica

Posizione 154-155

Allora si dovette festarla perbenino con uno dei pesi della bilancia e poi le feci una bella carezza con un piede di porco che tenevano per aprire le casse, e quello fece uscire il rosso come un vecchio amico.

Posizione 188-191

Ma quando Bamba gli mollò un paio di pugni su quel fetente truglio da ubriacone, lui smise di cantare e scricciò: – Avanti, fatemi fuori, bastardi vigliacconi, tanto non me ne importa niente di vivere in un lurido mondo com’è questo -. Allora dissi a Bamba di sospendere un momento perché ogni tanto m’interessava snicchiare cosa avessero da dire questi bigi esequiandi sulla vita e sul mondo. Dissi: – Oh. E cos’avrebbe di così lurido, secondo te?

Posizione 331-333

Tornammo indietro verso la città, fratelli, ma quando eravamo ormai vicini, a due passi di quello che chiamavano il Canale industriale, locchiammo che l’ago della benzina aveva avuto un collasso, proprio come l’ago delle nostre gufate, e l’auto stava tossendo hem hem hem.

Posizione 360-380

E poi il disco sullo stereo finì e si zittì (era Jonny Zhivago, un russosky che cantava Solo a giorni alterni) e nella specie d’intervallo, il breve silenzio prima che ne cominciasse un altro, una delle quaglie – molto bionda e con un gran truglio rosso e sorridente e sui trentacinque circa – improvvisamente esplose a cantare, solo una battuta e mezzo e come se desse un esempio di qualcosa di cui stavano sprolando prima, e fu come se per un momento, O fratelli, qualche grande uccello si fosse messo a volare dentro il milkbar, e io sentii tutti i migni peletti delle mie macerie che si drizzavano in punta e i brividi mi strisciarono addosso dappertutto come lente lucertole, prima su e poi di nuovo giù. Perché sapevo cos’era che lei stava cantando. Era da un’opera di Friedich Gitterfenster chiamata Das Bettzeug, ed era il pezzo dove lei, con la gola tagliata, sta chiudendo con la vita, e le mottate sono: “Forse è meglio così”. Comunque, io rabbrividii. Ma il vecchio Bamba, appena snicchiò questo bréndolo di canzone che era tipo una trincia di carne rossa sbattuta sul piatto, lasciò andare una delle sue volgarità, che in questo caso era una tromba labiale seguita da un’abbaiata seguita da due dita puntate due volte per aria seguite da una ragliata claunesca. Io, locchiando e snicchiando la volgarità di Bamba, mi sentii improvvisamente tutto una febbre e mi sembrò di stare annegando in un bagno di sangue bollente, e dissi: – Bastardo. Sporco coglione maleducato d’un bastardo -. Poi mi sporsi sopra Georgie, che era tra me e l’orribile Bamba, e gli mollai allampo un festone sul truglio. Bamba fece l’aria stupita, il truglio aperto, asciugandosi il sangue dalle lerfie con la granfia e guardando a turno me e la salsa rossa che colava. – Per cosa l’hai fatto a fare? – mi domandò con la sua parlata da ignorantone. Quello che avevo fatto l’avevano locchiato in pochi, e quelli che l’avevano locchiato se ne sbattevano. Lo stereo era di nuovo in funzione e stava suonando una trucca nauseante per chitarra elettronica. Io dissi: – Perché sei un bastardone maleducato e non hai una riga d’un’idea di come ci si comporta pubblicamente, fratello mio. Bamba mise su un’aria malvagia friggibuco, dicendo: – Allora a me non mi piace che tu faccia quel che hai fatto. E non sono più tuo fratello per niente e non voglio nemmeno esserlo -. Aveva preso di tasca un grande garzuolo tutto moccicoso e si stava asciugando il gocciolio rosso, continuando a guardarlo tutto stupito e ingrugnito come se il sangue andasse bene per gli altri ma non per lui. Era come se volesse cantare sangue per rimediare alla sua volgarità verso la quaglia che cantava musica. Ma questa quaglia stava gufando ha ha ha con i suoi soma al bar, col truglio rosso che macinava e gli zughi scintillanti, e non si era accorta di nulla. Ma era a me che Bamba aveva mancato di rispetto.

Posizione 424-425

Volevo un’orgia di musica prima di farmi timbrare il passaporto alla frontiera del sonno, fratelli, e prima che il cancello a strisce si alzasse per farmi passare.

Posizione 464-469

Sono le otto passate, figliolo. Farai tardi di nuovo. Così io risposi: – Mi fa un po’ male il planetario. Lasciami stare che cerco di dormire ancora un po’ per farmelo passare, così oggi pome sarò più sviccio -. Snicchiai che lei faceva una specie di sospiro, poi disse: – Allora ti lascio la colazione nel forno, figliolo, perché devo uscire subito anch’io -. Ed era vero, dato che c’era questa legge che chiunque non fosse un bambino o non avesse un bambino o non fosse malato doveva andare a sgroppare. La mia mamma lavorava in uno di quegli Statalmarket, come li chiamavano, e riempiva gli scaffali di minestre e piselli in scatola e tutte quelle sguanate.

Posizione 519-529

Secondo i miei calcoli dovresti ormai essere maturo. è per questo che sono venuto ad avvertirti, piccolo Alex, di tenere la tua bella proboscidina fuori dai pasticci, già. Sono stato chiaro? – Come l’acqua di fonte, signore, – dissi. – Chiaro come il cielo azzurro dell’estate. Può contare su di me, signore -. E gli feci un sorriso con tutti gli zughi. Ma quando lui smammò e io mi misi a fare questo cià bello forte, ridevo tra me pensando a quello di cui si preoccupavano P.R. Deltoid e i suoi soma. D’accordo, io faccio male, pensavo, con questi festaggi e questi lavoretti con la lisca e il vecchio vaevieni, e se mi rabattano, be’, peggio per me, O fratellini, capisco che non si può mandare avanti una nazione se tutti quanti i martini si comportano come faccio io la notte. Così se mi rabattano e faccio tre mesi in un sosto e altri sei in un altro e poi, come mi avverte gentilmente P.R. Deltoid, nonostante la gran tenerezza delle mie primavere, fratelli, la prossima volta mi ficcano direttamente nel grande zoo, be’, io dico: “Giusto, ma è un gran peccato, signori miei, perché io semplicemente non sopporto di star rinchiuso. Ragion per cui farò di tutto, nel futuro che tende verso di me le rosee braccia prima che lo sgarzo subentri o il sangue canti la sua ultima strofa tra un groviglio di metalli contorti sull’autostrada, perché non mi rabattino mai più”.

Posizione 529-535

fratelli, questo mordersi le unghie dei piedi su qual è la causa della cattiveria mi fa solo venir voglia di gufare. Non si chiedono mica qual è la causa della bontà, e allora perché il contrario? Se i martini sono buoni è perché così gli piace, e io non interferirei mai coi loro gusti, e così dovrebbe essere per l’altra parte. E io patrocinavo l’altra parte. In pila, cattiveria viene dall’io, dal te o dal me e da quel che siamo, e quel che siamo è stato fatto dal vecchio Zio o Dio ed è il suo grande orgoglio e consolazione. Ma i non-io non vogliono avere il male, e cioè quelli del governo e i giudici e le scuole non possono ammettere il male perché non possono ammettere l’io. E la nostra storia moderna, fratelli, non è la storia di piccoli io coraggiosi che combattono queste grandi macchine? Parlo sul serio, fratelli, quando dico questo.

Posizione 538-540

La gazzetta parlava come al solito di ultraviolenza e rapine nelle banche e scioperi e calciatori che rendevano tutti paralitici per il terrore minacciando di non giocare la prossima domenica se non ricevevano paghe più alte, i cattivelli.

Posizione 546-551

Di articoli sulla Gioventù Moderna ce n’erano sempre, ma la trucca migliore che avessero mai stampato sulla vecchia gazzetta era di un bigio papalone col collare da cane che diceva come, secondo la sua stimatissima opinione, e lui sprolava da uomo di Zio, ERA IL DIAVOLO CHE SI TROVAVA OVUNQUE che si scavava la strada dentro la giovane carne innocente, ed era il mondo degli adulti che doveva assumersene la responsabilità per via delle loro guerre e delle bombe e tutte quelle assurdità. Ora sì che andava bene. Lui sì che sapeva di cosa parlava dato che era un uomo di Dio. E dunque noi malcichi eravamo innocenti e nessuno poteva darci la colpa. Benebenebene.

Posizione 588-589

Queste due giovani quaglie si somigliavano molto, ma non erano sorelle. Avevano le stesse idee, o la stessa mancanza di medesime, e lo stesso colore di capelli

Posizione 643-644

Mi feci un ghigno interno, dato che il papapa credeva che mi avessero corretto davvero, o credeva di crederlo.

Posizione 696-696

Ma quando fummo sulla strada locchiai che pensare è per i tonni e che i falchi usano invece l’ispirazione o quel che Zio manda.

Posizione 886-891

Ma c’erano le ciangotte dei cerini che dicevano a tutti di chiudere il becco e si poteva perfino snicchiare lo spatàc di qualcuno che veniva festato cinebrivido e faceva ouuuuuuuu, ed era come una ciangotta di bigia babusca sbronza, non di uomo. In questa cantona con me c’erano quattro rozzi che si facevano una bella glutata sonora di cià dato che ce n’era un pentolone sul tavolo e quelli lì succhiavano e ruttavano sulle loro sporche tazzacce. Non me ne offrirono neanche un po’. Tutto ciò che mi offrirono, fratelli, fu un bigio specchio stronzo perché mi ci guardassi, e a dir la verità non ero più il vostro bel giovane Narratore ma ero una vera frana, con il truglio tutto gonfio e i fari rossi e il naso ammaccato.

Posizione 976-986

Ricomincio da qui, e questa è la parte tipo lacrimosa e tragica della storia, fratelli miei e miei unici amici, che inizia nella Prista (Prigione Statale, cioè) Numero 84F. Non avrete certo molta voglia di snicchiare tutta la sguanosa e orribile storia dello shock che mandò il mio papà a battere le granfie ammaccate e salsose contro l’ingiustizia di Zio nel Suo Cielo e della mia mamma che allargava il truglio per fare ouuuuu ouuuuu ouuuuu nel suo dolore di madre per l’unico figlio e frutto del suo ventre deprimendo tutti quanti cinebrivido. Poi ci fu il bigio magistrato molto torvo nella lower court che sprolò mottate durissime contro il vostro Amico e Umile Narratore, dopo tutte le saloppe e sguanose calunnie vomitate da P.R. Deltoid e dai cerini, che Zio li stramaledica. Poi fui rimesso in una lurida cella insieme a lezzosi pervertiti e sgarroni. Poi ci fu il processo della corte suprema coi giudici e una giuria, poi ci furono molte mottate davvero bruttissime sprolate in modo solenne, poi ci fu il Colpevole, e la mia mamma giù a far baaahaaaahaaa quando dissero Quattordici Anni, fratelli miei. Così adesso ero qua, due anni giusti da quando ero stato sbattuto a calci e inchiavistellato nella Prista 84F, vestito all’estremo grido della prigione che era un abito a un pezzo di un colore sporco tipo sguana, e il numero cucito sulle parti tuberose proprio sopra il vecchio tictoc e pure sulla schiena, così che andassi o venissi ero sempre il 6655321 e non più il vostro piccolo soma Alex.

Posizione 1072-1082

Mi perdoni l’ardire, signore, ma perché non mi propone per questa faccenda? Si locchiava che stava meditando mentre sfumacchiava a tutt’ andare la sua cancerosa, e forse si stava chiedendo se doveva o no dirmi quello che sapeva. Poi disse: – Immagino che tu ti riferisca alla Tecnica Ludovico -. Era ancora molto circospetto. – Non so come si chiami, signore, – dissi. – So soltanto che ti fa uscire alla svelta e che non ti ci fa tornare mai piè. – Così, – disse, con le sopracciglia tutte un groviglio mentre si chinava a guardarmi. – è proprio così, 6655321. Naturalmente, per ora è solo in fase sperimentale. è molto semplice ma molto drastica. – Ma la stanno usando anche qui, non è vero? – dissi. – In quegli edifici nuovi vicino alla Parete Sud, signore. Abbiamo visto che li costruivano quando si usciva per l’aria. – Non è stata ancora messa in pratica, – disse, – non in questa prigione, 6655321. Lui ha dei seri dubbi in proposito. E devo confessare che io condivido quei dubbi. Il quesito è se una tecnica del genere possa davvero rendere buoni. La bontà viene da dentro, 6655321. La bontà è qualcosa che si sceglie. Quando un uomo non può scegliere cessa d’essere un uomo

Posizione 1093-1095

Quello che ora stava dicendo tutto per conto suo era: – E a quei tempi non potevi mai mettere le mani sopra un pogo (minima idea di cosa fosse, fratelli) manco a pagarlo dieci milioni di arcibaldi, allora che faccio, vado giù dal Turco, vado, e dico che ci ho questa raffa proprio quella mattina, e lui che fa? – Parlava sempre con quell’antico gergo della malavita.

Posizione 1188-1191

Il Governo non può più avallare delle teorie penologiche tanto sorpassate. Ammucchiate dei criminali insieme ed ecco quello che succede. Ottenete della criminalità concentrata, il delitto dentro il gastigo. Presto potremo avere bisogno di tutto lo spazio delle nostre prigioni per i delinquenti politici -. Io non zeccai un accidente, ma dopotutto non stava mica sprolando con me.

Posizione 1221-1236

Il Capo Satellite disse: – Il Cappellano della prigione vorrebbe dirgli due parole, signore -. Così fui accompagnato fuori e giù per il corridoio verso la Cappella, festato per tutta la strada sul planetario da uno dei satelliti, ma in un modo tutto noia e sbadigli. E mi accompagnarono attraverso la Cappella e dentro la cantonetta del salmiere. Il salmiere era seduto alla scrivania e aveva addosso una bella sniffa forte di cancerose e di Scotch di prima qualità. Mi disse: – Ah, piccolo 6655321, accomodati -. E ai guardiani: – Aspettate fuori, eh? – E loro andarono. Poi mi parlò in un modo molto serio, dicendo: – Una cosa voglio che tu sappia, ragazzo, ed è che questo non ha niente a che fare con me. Se fosse il caso io protesterei, ma non lo è. C’è la questione della mia carriera, e la mia voce è ben debole per opporsi a certi elementi che hanno molto più peso nel sistema. Sono stato chiaro? – Non era stato chiaro per niente, fratelli, ma io feci lo stesso di sì. – Tutto ciò comporta dei problemi etici molto ardui, – continuò. – Stanno per farti diventare un bravo ragazzo, 6655321. Non sentirai mai più il desiderio di commettere atti violenti o di offendere chicchessia in alcun modo o di turbare la Pace dello Stato. Spero che te ne renda conto. Spero che tutto ciò ti sia assolutamente chiaro -. Io dissi: – Oh, sarà bellissimo diventare buoni, signore -. Ma dentro di me mi feci una gufata cinebrivido, fratelli. Lui disse: – Essere buoni può non essere affatto bello, piccolo 6655321. Essere buoni può essere orribile. E mentre te lo dico mi rendo conto di quanto sembri contraddittorio. So che passerò molte notti insonni per questo. Che cos’è che Dio vuole? Dio vuole il bene o la scelta del bene? Un uomo che sceglie il male è forse in qualche modo migliore di un uomo cui è stato imposto il bene? Sono questioni profonde e difficili, piccolo 6655321. Ma ora voglio dirti solo questo: se in qualsiasi momento, nel futuro, tu dovessi ripensare a questi giorni e ricordarti di me, il più infimo e il più umile dei servitori di Dio, ti prego, non pensar male di me in cuor tuo, non credermi in alcun modo coinvolto in ciò che adesso sta per accaderti.

Posizione 1568-1569

E allora, fratelli, io dovetti fuggire nel sonno dall’orrenda e sbagliata sensazione che era meglio prendere le botte che darle. E se quel martino fosse rimasto avrei potuto perfino porgergli l’altra guancia.

Posizione 1631-1632

Gli alti valori morali non ci riguardano, noi ci preoccupiamo soltanto di stroncare la delinquenza…

Posizione 1668-1670

Redenzione, – scricciò lui. – Gioia per gli Angeli di Dio. – Il fatto è, – stava dicendo molto altisuono questo Ministro degli Esterni, – che funziona. – Oh, – disse il salmiere della prigione, tipo sospirando, – per funzionare funziona, che Dio ci aiuti tutti quanti.

Posizione 1689-1706

Mentre lo facevo, un migno nanerottolo pistonò dentro a vendere le gazzette del mattino, un tipo di sgarrone tutto storto e sguanoso con delle lenti spesse montate su metallo e le palandre che avevano il colore di un budino di ribes putrefatto. Io cattai una gazzetta, con l’idea di locchiare quel che capitava nel mondo per prepararmi al tuffo in una seigiorni normale. Questa gazzetta pareva una gazzetta del Governo, perché tutti gli articoli di prima pagina dicevano la stessa trucca e cioè che era necessario per ogni martino rimettere in carica il Governo alle prossime Elezioni Generali che pare dovessero avvenire tra due o tre settimane. C’erano delle mottate molto sbruffone su tutto ciò che il Governo aveva fatto negli ultimi tempi, dato l’aumento di esportazione e una politica estera proprio cinebrivido e l’assistenza sociale migliorata e tutta quella sguana. Ma ciò di cui il Governo si vantava di piera il modo in cui negli ultimi mesi le strade erano state rese meno pericolose per tutta la grega pacifica che passeggiava di notte, per via delle paghe migliori ai poliziotti e della polizia che era più dura coi giovani teppisti e i pervertiti e i rapinatori e quel genere di sguanate. Il che interessava piuttosto il Vostro Umile Narratore. E sulla seconda pagina c’era una foto tutta confusa di qualcuno che mi pareva di conoscere e poi saltò fuori che quello ero proprio io io io. Avevo un’aria molto giù e tipo spaventata, ma era per via dei flash che facevano plop plop continuamente. Sotto la foto diceva che quello era il primo diplomato del nuovo istituto Statale per la Redenzione dei Criminali, che era stato guarito dei suoi istinti criminali in soli quindici giorni, e che adesso era un buon cittadino rispettoso delle leggi e tutta quella sguana. Poi locchiai che c’era un articolo molto spaccone su questa Tecnica Ludovico e su com’era intelligente il Governo eccetera. Poi c’era un’altra foto di qualcuno che mi sembrava di conoscere ed era questo Ministro degli Esterni. Pareva che si fosse vantato un bel po’ e che secondo lui era vicina un’epoca felice libera dai delinquenti e in cui non ci sarebbe più stata paura di venire vigliaccamente assaliti dai giovani teppisti e dai pervertiti e dai rapinatori e tutta quella sguana. Così io feci aaaaarg e buttai la gazzetta per terra, ricoprendo le macchie di cià versato e gli orribili sputacchi dei lezzoni che frequentavano quel sosto.

Posizione 1781-1782

Così presi l’autobus per il Center, poi tornai indietro fino al Taylor Place dove c’era la disco-butik MELODIA che avevo onorato della mia inestimabile preferenza

Posizione 1948-1948

Arrivai a una specie di villaggio che mi pareva d’aver già locchiato, forse per via che tutti i villaggi si somigliano, specialmente al buio.

Posizione 1983-1985

Credo di sapere chi sei, – disse lui. – Se sei chi credo tu sia, allora sei capitato proprio nel posto giusto, amico mio. Non era tua la foto sui giornali di oggi? Non sei tu la povera vittima di quell’orribile tecnica nuova? Se è così è la Provvidenza che ti manda. Torturato in prigione e poi sbattuto fuori perché la polizia continui a torturarti. Hai tutta la mia compassione, povero ragazzo

Posizione 2001-2005

Tu hai peccato, immagino, ma la tua punizione è stata davvero sproporzionata. In fondo eri un essere umano, e loro ti hanno cambiato in qualcos’altro. Non sei più in grado di scegliere. Ora sei obbligato a compiere soltanto delle azioni socialmente accettabili, come una macchina capace di fare solo il bene. Oh, capisco benissimo….Anche quella faccenda del condizionamento marginale. Musica e sesso, arte e letteratura non devono più essere fonte di piacere per te, ma di dolore.

Posizione 2007-2007

Un uomo che non può scegliere cessa di essere un uomo.

Posizione 2031-2039

c’erano anche due o tre scaffali di libri e c’era anche, come immaginavo, una copia di Un’arancia a orologeria e dietro, sulla costa, c’era la targa dell’autore: F. Alexander. Zio buono, pensai, è un Alex pure lui. Mi misi a sfogliare il libro così com’ero, in pigiama e a patte nude, dato che non avevo neanche una riga di freddo per via che il cottage era tutto bello caldo, ma non zeccai tanto bene di cosa parlasse. Era scritto in uno stile tipo scardinato tutto pieno di Ah e di Oh e quelle sguanate, ma il succo di tutta la faccenda sarebbe stato che ai nostri giorni i martini venivano trasformati in macchine ma che invece tutti – io e voi e il baciami-le-bacche – avrebbero dovuto fare una crescita naturale come i frutti. F. Alexander pensava, pare, che tutti noi cresciamo su quello che lui chiamava l’albero-del-mondo nell’orto-del-mondo che Zio o Dio aveva seminato, e che stavamo lì perché Zio o Dio aveva bisogno di noi per calmare la sua sete d’amore o una sguanata del genere. A me tutta questa roba mica mi piaceva tanto, fratelli miei, e mi chiedevo se per caso questo F. Alexander non si fosse del tutto scardinato da quando sua moglie aveva sbaraccato.

Posizione 2065-2069

Qualcuno deve pur lottare. Abbiamo una grande tradizione di libertà da difendere. Io non appartengo a nessun partito. Quando vedo l’infamia cerco di combatterla. I partiti non significano nulla, la tradizione di libertà è tutto. Oh, certo, la gente comune non se ne preoccupa. Sono pronti a vendere la libertà per una vita più tranquilla. è per questo che devono essere pungolati, pungolati… – E a questo punto, fratelli, prese una forchetta e cercò di ficcarla due o tre volte nel muro finché si piegò tutta. Poi la buttò per terra.

Posizione 2203-2204

Comunque questi poldi politici se ne andarono. E me ne andai anch’io, ma tornai in orbita, tornai nel gran buio acceso ogni tanto da sogni che non sapevo se erano sogni o no, fratelli miei.

Posizione 2308-2309

Quello che si glutava noi era il vecchio mommo coi coltelli dentro, come si diceva, per diventare più svicci e pronti per un po’ di porco diciannove, ma questo ve l’ho già raccontato.

Posizione 2441-2445

Sì sì sì, proprio così. La giovinezza deve andarsene, oh sì. Ma la giovinezza è un po’ come essere un animale. No, non proprio come un animale ma come uno di quei migni giocattoli che vendono per le strade, tipo dei piccoli martini fatti di latta e con una molla dentro e una chiavetta fuori e tu lo carichi trrr trrr trrr e quello pistona via, tipo camminando, O fratelli miei. Ma cammina in linea retta e va a sbattere contro le cose, sbam, e non può farne a meno. Essere giovani è come essere una di queste migne macchinette.

Arancia Meccanica Romanzo Distopico

Arancia Meccanica Libro Distopico

Il libro Arancia Meccanica è di certo una pietra miliare della letteratura distopica. Alex è l'antieroe che si muove in questo futuro caratterizzato dalle sregolatezze e l'ultraviolenza giovanili, e Alex stesso e i suoi soma ne sono protagonisti.

L'attenzione sebra puntare il dito contro questo stile di vita, ma è successivamente che la vera violenza ha luogo, quando le pacifiche strutture correttive governative riescono addirittura a interferire con il libero arbitrio dei cittadini, condizionati dalla Cura Ludovico a non commettere più azioni malvagie.

Ma il cuore di questo romanzo distopico è proprio questo: che cos'è un uomo che non può scegliere?

PS: anche l'accenno ai delinquenti politici non è male!

Arancia Meccanica Libro VS Film

Arancia Meccanica libro è anche un famoso film di Kubrick

Arancia Meccanica è un famoso film di Kubrick del 1971. Anzi, il film Arancia Meccanica è sicuramente il motivo per cui ho deciso di leggere il romanzo di Burgess (e scommetto che è lo stesso per molti).

Non voglio fare il listone delle microdifferenze fra Arancia Meccanica libro e film, ma solo segnalare le più evidenti, quelle che maggiormente mi hanno dato da pensare.

  • Per prima cosa, Arancia Meccanica libro è molto più crudo. Senza entrare nei dettagli, le violenze commesse da Alex e soma sono peggiori di quelle viste in Arancia Meccanica film (che pure non erano poca roba).
  • Altro punto degno di nota, l'Alex di Arancia Meccanica film era un marcantonio, Malcom McDowell che lo interpreta aveva 27-28 anni, mentre l'Alex di Arancia Meccanica libro è un quindicenne: questo dà maggior peso anche al punto precedente!
  • Sempre Alex, in Arancia Meccanica libro è appassionato di musica classica in generale (ed è su questa tutta che la cura Ludovico ha effetto), e non del solo Ludwig Van Beethoven, come invece l'Alex di Arancia Meccanica film.
  • Anche lo slang è diverso fra le due versioni, ma credo sia da imputare solo ed esclusivamente alle diverse traduzioni.
  • Il finale: non voglio spoilerare troppo (anche se...) ma giusto per far capire l'entità, in Arancia Meccanica film manca l'ultimo capitolo di Arancia Meccanica libro, e quindi il finale è completamente diverso! Roba da gufare cinebrivido!
The Surrogates (2009) di Robert Venditti e Brett Weldele

The Surrogates (2009) di Robert Venditti e Brett Weldele

Credo di non aver mai scritto di fumetti distopici, quindi perché indugiare oltre?

The Surrogates di Robert Venditti e Brett Weldele è appunto un fumetto distopico, ambientato in un futuro non troppo distante dov'è consuetudine che le persone si muovano nel mondo reale per mezzo di androidi antropomorfi indistinguibili dagli esseri umani (chiamati surrogati) che, comandati a distanza attraverso una non meglio specificata rete di connessione neurale, trasmettono tutte le percezioni sensoriali dell'ambiente in cui si muovono.

I surrogati possono essere versioni migliorate degli individui cui sono connessi - più giovani, belli, forti eccetera - oppure identità completamente nuove che nulla o quasi condividono con il loro umano.

Quasi tutti gli umani fanno uso dei surrogati, tranne una piccolissima parte che li rifiuta radicalmente, e ne condanna l'uso per motivazioni religiose.

Disegno autografato dell'autore di The Surrogates

Ho scoperto The Surrogates durante un firmacopie di Venditti e Weldele a Lucca Comics nel 2009, il fumetto era appena uscito; non ci metterei la mano sul fuoco ma poteva addirittura essere un'anteprima esclusiva per quella fiera. Tuttavia ciò non mi ha impedito di impiegarci 13 anni per scriverne un articolo.

The Surrogates Presentato a Lucca Comics 2009

The Surrogates, pubblicato da Rizzoli Lizard

L'anno è il 2054 (OK, lo ricordavo che era un futuro prossimo). La fusione di realtà virtuale e cibernetica ha inaugurato l'era dei personal surrogates, avanzatissimi robot grazie ai quali gli esseri umani riescono a interagire gli uni con gli altri senza mai lasciare la propria casa.

È una vita perfetta, quella con i surrogati: grazie ai robot, un qualsiasi anziano obeso può girare per le strade nei panni di un bellissimo ragazzo o addirittura, se lo preferisce, in quelli di una donna.

L'assenza di contatti reali tra le persone ha perfino azzerato i rischi di malattia, tanto che fumare non è più dannoso perché agli esseri umani, che comandano a distanza i propri avatar tridimensionali, tocca solo l'appagamento della nicotina e non anche l'effetto dannoso del tabacco (questa cosa nel fumetto non è mai esplicitata).

Affinché tutto questo continui, però, i detective Harvey Greer e Pete Ford dovranno scovare e annientare un pericoloso terrorista, intenzionato a riportare l'umanità a un tempo in cui la vita veniva vissuta in prima persona, e non attraverso le macchine.

Rizzoli Lizard

Lo stile grafico di The Surrogates

Prima di dare un'occhiata all'elemento distopico di The Surrogates è doveroso soffermarsi sul suo stile grafico davvero originale.

Il lavoro di Brett Weldele è composto da una sequenza di cinque fasi:

  1. Vengono realizzati i primi schizzi, tracciati i bordi delle vignette e gli spazi per i dialoghi, quindi ripassati.
  2. I disegni a matita vengono scansionati, elaborati al computer e inchiostrati digitalmente.
  3. Vengoo aggiunti i toni di grigio e si modellano luci e ombre.
  4. I disegni acquisiscono colore con alcuni filtri digitali: brucia, scherma, sovrapponi ecc. Contestualmente si inseriscono digitalmente alcuni sfondi.
  5. La tavola viene ripulita e si aggiunge il lettering

Mi piace molto inoltre che alcune vignette selezionate siano poco più che uno schizzo, un effetto scenografico che cattura l'attenzione!

The Surrogates pag 141

Ho già detto che The Surrogates è un fumetto distopico, vero?

Come già è successo per per alcuni romanzi distopici, vale anche per i fumetti distopici la stessa verifica di appartenenza al genere. Ovvero: perché diciamo che un'opera è distopica? Facile: un'opera appartiene al mondo delle distopie se i temi che tratta sono quelli tipici del genere. Vediamo insieme alcuni esempi.

L'alienazione

Nella distopia classica il principale antagonista è uno stato totalitario che punta a reprimere gli individualismi e ogni voce fori dal coro. In The Surrogates - e in altre opere che strizzano l'occhio al cyberpunk - la minaccia cui l'individuo è sottoposto è appunto l'alienazione, il distacco dal mondo reale e la perdita dei contatti con gli altri a favore di una dimensione sintetica più semplice e comoda.

L'alienazione in The Surrogates

Il culto

In The Surrogates, il culto - ovvero un'organizzazione che cerca di sovvertire lo status quo - è una setta religiosa che considera i surrogati abominevoli, e professa un ritorno alla vita di prima che i surrogati fossero introdotti.

Come ogni religione che si rispetti, l'aspetto mistico è solo la facciata esteriore per ottenere potere politico.

Il culto in The Surrogates

Il distacco dalla natura

Nemmeno a dirlo: se passi la tua vita seduto su una poltrona chiuso in casa, il distacco dalla natura è automatico. I surrogati potranno pure produrre un feedback sull'ambiente che ti circonda, ma esserci davvero è un'altra cosa!

Il distacco dalla natura in The Surrogates

Il mondo dei replicanti

The Surrogates Presentazione Film

Prima di chiudere, ecco due parole sul film tratto da The Surrogates - pubblicizzato sulla fascetta del mio volume del fumetto - che con impensabile fantasia hanno chiamato Il mondo dei replicanti (ho già detto che non si tratta di replicanti, ma evidentemente non potevano leggere questo articolo prima che lo scrivessi).

Non si tratta di un'opera imperdibile, merita di sicuro una visione perché è comunque gradevole, ma il livello quello è. Molto piacevole visivamente, ma rispetto al fumetto hanno fatto qualche cambiamento di troppo: i cattivi li hanno fatti più cattivi, i buoni li hanno fatti più cattivi, i via di mezzo li hanno fatti più cattivi, e per compensare hanno aggiunto un bel lieto fine all'ammerigana.

Il potere della distopia

The Surrogates Secondo Inserto
The Surrogates Primo Inserto

The Surrogates ci propone una variante ultratecnologica del fenomeno che in quegli anni stava nascendo e oggi è ben consolidato: i primi social network hanno attecchito in Italia proprio attorno al 2008, e oggi assistiamo alla nascita del Metaverso.

Metaverso tra l'altro è un termine nato nel mondo cyberpunk, e indica un ambiente virtuale condiviso tramite la rete, dove si è rappresentati in attraverso un avatar 3D.

Una distopia letteraria che ispira una distopia reale? Forse. In ogni caso, come spesso accade, la distopia ha anticipato un possibile scenario indesiderabile, quello in cui le persone vivono una doppia vita, creando un personaggio online spesso interpretando un ruolo che non appartiene loro, e vi si nascondono, e qualcuno addirittura ci si perde.

Ti dice nulla?

Parole Belle: Peritarsi (ep. 1×05)

Parole Belle: Peritarsi (ep. 1×05)

Peritarsi è la parola bella di questo episodio e, senza por tempo in mezzo, ti spiego subito com'è andata!

Ho trovato il termine peritarsi nel bel mezzo di…

Parole Belle - Peritarsi

Ho trovato il termine peritarsi nel bel mezzo di Jonathan Strange & il signor Norrell, romanzo fantasy di Susanna Clarke vincitore del premio Hugo 2005 (vabbè lasicma perdere sta cosa che-è-meglio)... anzi, per essere precisi non l'ho trovato nel mel mezzo ma piuttosto verso la fine, come è possibile vedere dal volume sorretto dalla mia aiutante in foto.

È stata una lettura interessante, lunga e variegata: alcune fasi davvero eccitanti e altre tendenti al soporifero, ma penso che basti considerare il fatto di averle lette tutte quelle 879 pagine per capire che in fondo il romanzo m'è piaciuto.

Ho comprato il mio volume di Jonathan Strange & il signor Norrell online con un coupon che m'era stato regalato per un qualche compleanno addietro. Questo lo rende automaticamente un regalo di compleanno, ma il fatto di averlo scelto e comprato io fa di esso una specie di ibrido regal-acquisto.

La cosa curiosa è che quando lo ricevetti notai subito una cosa stranissima: non era un libro nuovo, ma un usato! Un usato mezzo ammuffito! Un usato mezzo ammuffito proveniente da una biblioteca! Triplo colpo di scena!

Jonathan Strange & il signor Norrell

Io però l'ho comprato regolarmente eh, non è che adesso viene la biblioteca a farmi le storie. Sia chiaro: il libro è mio e me lo tengo. Tiè! Anche perché poi è davvero pieno di muffa, guarda quante macchie solo nella prima pagina!

Il significato di “peritarsi”

peritarsi v. intr. pron. [lat. tardo pĭgrĭtari, intens. di pigrari «essere indolente, pigro», der. di piger «pigro»] (io mi pèrito, ecc.), letter. – Esitare a compiere un’azione, per mancanza di volontà o di decisione, o anche per timidezza, soggezione, senso di vergogna, o per altro motivo di ritrosia: tali che si peritavano di affrontarvi a visiera alzata (Foscolo); la povera donna si peritava a uscire di casa con quella [gonnella] che aveva addosso logora e rattoppata (Guerrazzi). Più spesso, spec. in frasi negative, avere dubbî, incertezze, farsi scrupolo di fare qualcosa o di comportarsi in un determinato modo: non mi peritai di dirgli chiaro e tondo ciò che pensavo di luinon si perita di fare false affermazioni; è uno sfacciato che non si perita di sostenere qualsiasi menzognaogni volta che potevano non si peritavano di corteggiargli la moglie (Moravia). Meno com., provare timore, sentirsi a disagio, non fidarsi, e sim.: mi facevano delle strane domande alle quali io rispondeva secondo il mio carattere senza peritarmi un attimo (Cicognani); si fermò timida sull’uscio …, e Stefano capì che s’era peritata di trovarlo ancora a letto (Pavese). ◆ Part. pres. peritante, anche come agg., esitante, timoroso, indeciso: si fermò peritante sull’uscio; si mostrava peritante a pronunciare quella parola.

Dizionario della Lingua Italiana Treccani

Peritarsi secondo il Dizionario Treccani

Mi peritai di fraintenderne il significato

Abbiamo appena letto che peritarsi significa esitare, non osare fare qualcosa... ebbene, è l'esatto contrario di quello che credevo, e l'ho scoperto proprio adesso!

Pensavo che significasse darsi da fare, eseguire qualcosa con maestria, anche se in effetti la frase assumerebbe un significato ben strano:

Peritarsi

Però diciamocelo: con le frasi al negativo è facile capire male e/o combinare pasticci, infatti eccomi qua reo confesso che porgo umilmente le mie scuse e bacio le mani e il castone dell'anello in segno di penitenza (ma in realtà faccio finta perché è solo una scusa per rinnovare l'appuntamento al prossimo episodio!

Fantascienza 2022 Carnival Special

Fantascienza 2022 Carnival Special

Martedì grasso, festicciola di carnevale, una moltitudine di bambini vestiti più o meno alla stessa maniera: vanno per la stragrande i costumi da Harry Potter (non della serie, del personaggio proprio: un esercito magico di Harry) e da supereroe: all'appello hanno risposto sei Spider-Man, quattro uomini d'acciaio, tre Batman, tre (?) Wonder Woman, Medioman, un Flash, due Iron Man, mezzo Captain America ecc.

Io contribuisco portando un'Arale da Dr. Slump & Arale (con cacca su stecco) e un'Alice da Alice Nelpaesedellemeraviglie (con fungo allucinogeno). Si unisce alla combriccola un'amichetta di Alice vestita da Harry Potter (eccallà).

Fantascienza 2022 Carnival Special

Anciertopunto Alice vede un suo compagno di classe con un misterioso costume: non è un personaggio conosciuto, anzi, probabilmente non è affatto un personaggio (per esempio mio nipote s'è vestito da mela!), il mio nerd-radar sembra in avaria, così mando Alice a indagare (eravamo tutti un po' incuriositi).

Ma alla domanda «da che cosa sei vestito?», lui risponde un deludente «non lo so», e scappa.

A me rimane un tarlo, un tarlo che scava, raspa e mastica, io cerco di rovistare anche nei cassetti della memoria più in basso, quelli straordinariamente più lontani, ma ogni sforzo sembra inutile: quel costume mi guarda e mi dice qualcosa, ma non riesco a focalizzare.

Poi l'illuminazione giunge.

HAL 9000

Io cerco in qualche modo di scattare una foto al costume per documentare questa grande citazione costumistica fantascientifica, ma scattare una foto a un bambino fermo a una festa di carnevale è come scattare una foto al mostro di Loch Ness in marsina!

Ebbene, il primo premio totale mondiale perenne per il miglior costume di carnevale di sempre va al compagno di classe di Alice vestito da... HAL 9000!

Cala il sipario, buonanotte a tutti.

Condizionatori, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 1 di 5

Condizionatori, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 1 di 5

Condizionatori, 12 settembre 2005

Egregio quaderno,

ieri, domenica, ero in bicicletta in direzione del lago d'Iseo. È un percorso che ho riscoperto nell'ultimo periodo: da casa fino a un bellavista che dà sul lago. Una visuale non troppo bella in verità, non è chissà quale panorama, riesce comunque a dare una certa soddisfazione poter dire d'esserci arrivati con le proprie forze. I mezzi a trazione animale hanno da sempre il loro fascino.

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L'ultimo tratto dell'andata è una discesa di cinque minuti, dopo un'arrampicata di un'ora e mezza circa. I tempi sono relativi alle mie prestazioni, non saprei comunque dire quanta sia effettivamente la strada. So però che quei cinque minuti di discesa, convertiti in salita, diventano venti.

Mi capita quasi sempre di trovarmi solo sulla strada, al sole, nel silenzio. In piedi sui pedali e a spingere sulle braccia. Credo davvero che l'esercizio fisico innalzi lo spirito, specie se in assenza di competizioni e tempi da assottigliare. Sarà l'acido che intacca la muscolatura, l'inebriamento dovuto al rilascio d'endorfina, il sapore salato del sudore che sale mischiandosi a lacrime e saliva. Sarà quel po' di tutto ciò, ma in quel particolare stato dove il pensiero più complesso è su come fare per far scorrere la catena di un'altra mezza corona, la mente è straordinariamente pulita, ordinata e ricettiva.

I ragionamenti seguono un filo logico magicamente limpido, lo stato d'innalzamento spirituale è così concreto che l'idea di avere preoccupazioni terrene è distante quanto quella di avere una meta da raggiungere.

Durante la veloce discesa sono passato per un breve tratto alberato, coperto alla luce del sole. Nell'attimo in cui l'ho percorso ho pensato a quanto invece, rifacendolo in salita, quell'ombra mi sarebbe sembrata immensamente più lunga.

E così è stato. E oltre che lungo, è stato anche freddo!

Sono strane le scintille che scaturiscono una serie di collegamenti mentali, e solitamente dopo il secondo o terzo passaggio sono già talmente fievoli d'esser riservate al ricordo ancora per non più d'un altro passaggio. Quasi sempre.

Non ero particolarmente sudato, e dato che fino a poco prima il sole m'aveva picchiato sul groppone ho pensato "Ma che bel fresco!". Non mentivo, sono un tipo sincero. Perfino con me stesso.

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Non è stata questa del 2005 un'estate eccessivamente torrida, s'è stato bene. Ha pure piovuto un sacco, ci sono stati anche dei bei disastri nel continente.

Il pensiero cui sono subito zompato è stato riguardo al fatto che ormai un sacco di miei conoscenti hanno nelle loro case un condizionatore d'aria, cosa pressoché impensabile fino a qualche anno addietro.

Ma poi c'è stata l'estate desertica del 2003, e questi elettrodomestici sono stati spinti più o meno in buona fede sul mercato. Nel giro di un anno e mezzo, da elettrodomestico di lusso, come potrebbe essere la vasca idromassaggio, è diventato un elemento quasi normale per una casa comune. Al pari di un bel televisore o della lavastoviglie.

Qui vorrei aprire una piccola parentesi filosofica sulla tecnologia.

La tecnologia può essere buona o cattiva. C'è quella che aiuta e rende all'uomo certe operazioni meno macchinose e più veloci, che quindi ben si integra con la sua vita quotidiana. Quella cattiva invece è un surplus, un qualcosa che parte essendo uno status symbol e arriva a farti modificare la tua natura per adattarti a essa, credendo di riceverne vantaggi, e magari ricevendone anche nell'immediato. Quando invece gli svantaggi sono celati infidamente, e sulla lunga distanza prevalgono esponenzialmente sugli effimeri guadagni.

Di questa seconda categoria fanno parte proprio i condizionatori dell'aria, mania di questi anni forse un po' troppo condizionata.

Non è una scienza sviluppatasi ultimamente, cosa che giustificherebbe questa piccola invasione, da che ricordo le pubblicità dei condizionatori esistono da sempre. Che per me vuol dire dagli anni ottanta. Un'idea di sempre non esattamente estesa, ma comunque sufficiente per questo caso.

Insomma, cos'è che ha reso necessari questi affari?

Chi è che mette in giro la voce che l'aria condizionata fa bene agli anziani? I telegiornali? La pubblicità? La mafia? Chi è che ci viene a raccontare che l'aria condizionata è l'unico vero rimedio contro la calura?

Io lo ho in macchina, per esempio, ma perché in un viaggio in autostrada di diverse ore, sotto al sole, le possibilità di una doccia fresca sono limitate.

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Ma non voglio parlare di cure al caldo. Se il caldo va visto come una patologia, la cura non è la soluzione migliore. Le cure le danno solo i detentori della verità e chi ha poco tempo per farsi rieleggere.

L'unica reale soluzione è la prevenzione. Si parla di mettere toppe a un paracadute, invece che usare un tessuto migliore. I condizionatori sono una toppa, mentre il tessuto è il nostro corpo. Trattiamo bene il nostro corpo, e lui saprà ricambiare.

Come mai invece di compra un condizionatore non ci istruiscono con mangiate più frutta e verdura, fate sport ed eliminate tossine, più acqua e meno bevande zuccherate, senza andare a sfociare nei discorsi riguardo l'inquinamento atmosferico.

L'uomo è ciò che mangia, e ultimamente fa proprio schifo. Senza le esasperazioni del fitness, e della moda passeggera che rappresenta, serve una regolamentazione nello stile di vita. C'è troppo superfluo nella vita moderna, e il più delle volte è fonte di danno. Penso davvero basti molto poco.

Non sono un superuomo, eppure io 'sto caldo sahariano mica l'ho sentito. M'è bastato indossare abiti più leggeri, anche se raramente sono sceso sotto il livello jeans & maglietta, seguire i consigli che mi sono dato prima, e soprattutto non prendere in prestito la testa degli altri.

Anzi, grazie ai signori dell'aria condizionata ho avuto anche un bel mal di schiena d'un paio di settimane, a cui avrei preferito di gran lunga tutte, ma proprio tutte, quelle giornate così torride da dover indossare i sandali con le suole antiaderenti!

Al collegamento mentale ennesimo però l'ombra ebbe fine, e di nuovo io e la mia bicicletta ci ritrovammo al sole, fino alla fine della salita. Un po' d'abbronzatura naturale non si rifiuta mai, specie quando, iniziata la discesa, il fresco dell'aria tagliata dal mio corpo mi solleticava, e mi faceva ridere l'idea dei condizionatori. Aria meccanica che esce da uno scatolotto attaccato a una presa della corrente, chiuso in una stanza.

 

Cordialmente suo,

    Andre

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Il mondo distopico di Abissi d’acciaio

Il mondo distopico di Abissi d’acciaio

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio è un argomento estremamente interessante: questo libro di Asimov - che dopo i racconti apre il ciclo dei robot della Grande Saga Galattica - tocca molti temi: la fantascienza, il poliziesco, il mistico… ma è anche una distopia?

Per anni a questa domanda avrei risposto di no: effettivamente Asimov ambienta l'avventura di Lije Baley e Danell R. Olivaw in un mondo distopico, in cui i terrestri vivono in ambienti chiusi in città sovraffollate con risorse sempre più scarse, ma non è questo il tema del romanzo.

Anzi, avrei risposto che si tratta di un giallo con ambientazione fantascientifica, senza nemmeno entrare nel merito della distopia.

Vedendo però sempre più spesso catalogare Abissi d'acciaio fra i romanzi distopici ho deciso di rileggerlo per chiarirmi le idee.

Abissi d'acciaio: quarta di copertina

New York è irriconoscibile: niente più torri e grattacieli. Al loro posto, un'immensa metropoli "coperta" che non viene mai a contatto con l'aria, nella quale milioni di uomini e donne brulicano come formiche su strade mobili.

Una megalopoli in cui i robot sottraggono i posti di lavoro agli uomini a un ritmo sempre più preoccupante e alle cui porte si estende come una sfida Spacetown, la città degli Spaziali, dove tutto è lusso e ariosità, superbia e ostentazione.

C'è da meravigliarsi che uno dei tanti terrestri scontenti ammazzi uno Spaziale, e che il caso rischi di diventare un incidente interplanetario?

Per risolverlo bisogna ricorrere al miglior poliziotto della City, Lije Baley, e affidargli come compagno il più bravo poliziotto di Spacetown, R. Daneel Olivaw.

Il guaio è che quella "R" significa robot: sta per cominciare una sfida implacabile tra l'intelligenza umana e quella artificiale, il cui fine ultimo è quello di risolvere l'omicidio più esplosivo che la Terra ricordi.

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio: Copertina

La città

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio: La città

La prima cosa che notiamo è il mondo distopico di Abissi d'acciaio in senso stretto: la città.

New York, in questo caso, è una città sovrappopolata, caotica e opprimente. Nel futuro raccontato da Asimov l’umanità ha colonizzato una cinquantina di pianeti, ma la stragrande maggioranza degli umani vive sulla Terra in enormi conglomerati urbani al coperto.

Non solo le abitazioni, ma anche le strade e gli spazi aperti sono… chiusi! Il ciclo vitale è regolato da alternanza artificiale fra luce e oscurità, le persone non vedono mai il cielo e stare all'aria aperta è una specie di tabù.

Citazioni sul mondo distopico di Abissi d'acciaio

Posizione 198-201

Sulla strada celere c’era la solita folla: i passeggeri in piedi sui livelli inferiori e quelli con diritto a sedere sui superiori. Un fiume continuo di umanità abbandonava la strada per abbordare i nastri locali o le uscite che, mediante ponti e arcate, immettevano negl’infiniti labirinti dei settori cittadini. Dalla parte opposta un flusso altrettanto continuo di viaggiatori saliva sulla strada sfruttando i nastri acceleratori.

Posizione 273-278

Pensate all’inefficienza di centinaia di migliaia di case per centinaia di migliaia di famiglie paragonate alle unità che formano i settori; allo spreco di una collezione di videolibri in ogni abitazione quando ne basta una concentrata per sezione; al video indipendente per ogni famiglia quando si può adottare un efficace sistema di video-condutture. E se è per questo, pensate alla follia di un’infinità di cucine e stanze da bagno tutte identiche, ma riprodotte in quantità, contro le più efficienti strutture rese possibili dalla cultura delle Città (mense e sale-doccia).

Posizione 282-292

Sulla Terra c’erano circa ottocento Città, la cui popolazione media si aggirava sui dieci milioni. Ogni Città divenne un complesso autonomo, quasi autosufficiente dal punto di vista economico. Costruiva da sé il suo “tetto”, le sue recinzioni e i suoi livelli, sotterranei; divenne una caverna d’acciaio, un’enorme, protetta caverna di cemento e acciaio. La costruzione procedeva scientificamente. Al centro c’era l’enorme complesso degli edifici amministrativi. Accuratamente orientati fra loro e con il dovuto rispetto all’equilibrio della Città nel suo complesso, sorgevano i settori. I collegamenti fra un settore e l’altro erano costituiti dalle strade celeri e dai nastri locali. In periferia si trovavano le industrie, le colture idroponiche, le enormi vasche per le colture dei lieviti e le centrali energetiche. Attraverso questi veri e propri strati urbani correvano le condutture dell’acqua e gli scarichi delle fogne, e naturalmente sorgevano scuole, negozi, prigioni; la ragnatela era completata dai cavi trasportatori d’energia e dai raggi per le comunicazioni. Non c’era dubbio che la Città rappresentasse il culmine del processo che aveva portato l’uomo a trionfare sull’ambiente. Non il volo spaziale, non i cinquanta mondi colonizzati che di questi tempi facevano così gli altezzosi: la Città era il vero trionfo del genere umano.

Posizione 383-386

«Daneel, tutto quello che vedi è un unico edificio. L’intera Città, con i suoi venti milioni di abitanti, è un gigantesco blocco senza interruzioni, con le strade celeri che lo percorrono a cento chilometri all’ora. Ci sono quasi quattrocento chilometri di corsie veloci; per non parlare delle centinaia e centinaia di strade locali».

Il distacco dalla natura

Il distacco dalla natura nel mondo distopico di Abissi d'acciaio

Un altro tema ricorrente nelle maggiori distopie è l'allontanamento del genere umano da una visione naturalistica del mondo. In Abissi d'acciaio la natura è guardata con ostilità, come qualcosa da cui difendersi.

Come dicevo prima, gli umani non vedono mai il cielo - è più una stravaganza da ricchi - e stare all'aperto è qualcosa di indesiderabile. Non ci sono animali, se non negli zoo (ma nel romanzo vengono citati solo cani, gatti e uccelli) e il banale collegamento fra cibo e natura è completamente assente.

Citazioni sul distacco dalla natura di Abissi d'acciaio

Posizione 40-45

Si alzò, girò la schiena e s’incamminò verso la parete alle spalle della scrivania. Toccò un bottone invisibile e una sezione del muro divenne trasparente. Baley batté gli occhi perché non s’aspettava l’improvvisa inondazione di luce grigia. Il questore sorrise. «Mi sono fatto installare questo trucchetto l’anno scorso, Lije. Non credo di avertelo mai mostrato. Vieni, dai un’occhiata. Ai vecchi tempi tutte le stanze avevano un affare così. Si chiamavano finestre, lo sapevi?» Baley lo sapeva perfettamente, perché aveva visto parecchi romanzi storici. «Ne ho sentito parlare» disse.

Posizione 58-63

In quarantadue anni di vita aveva visto raramente la pioggia o altri fenomeni della natura. Commentò: «Mi sembra uno spreco che tanta acqua si versi sulla città. Dovrebbe cadere solo nei bacini». «Lije» disse il questore «sei un inguaribile uomo moderno. Questo è il tuo guaio. Nel medioevo la gente viveva all’aperto, e non intendo solo nelle fattorie, ma nelle città. Perfino a New York si viveva all’aperto. Quando pioveva, la gente non pensava che fosse uno spreco. Era contenta. Viveva a contatto con la natura. È più sano, è meglio. La vita moderna ha divorziato dalla natura, da qui vengono i guai. Qualche volta, leggi come andavano le cose nel Secolo del Carbone.»

Posizione 293-299

Praticamente nessuno, sulla Terra, viveva fuori delle Città. Fuori non c’era che desolazione e aria aperta, che ben pochi riuscivano a sopportare con un minimo d’equanimità. Naturalmente era necessario conservare degli spazi aperti: c’erano l’acqua che è necessaria agli uomini, il legno e il carbone che erano le materie prime da cui, dopo lunghi processi, si ricavava la plastica, e le riserve naturali di lievito e fermenti. (Il petrolio era finito da molto tempo, ma alcune varietà di lievito ricche d’olio costituivano un buon sostituto.) Nelle zone disabitate fra Città e Città c’erano poi le miniere, e una fetta non trascurabile di terra – più di quanto la gente, di solito, immaginasse – veniva ancora sfruttata per la agricoltura e l’allevamento del bestiame. Non era un sistema efficiente per produrre cibo, ma carne, maiale e grano potevano sempre essere smerciati sul mercato dei generi di lusso o essere esportati.

Posizione 905-918

«Bene, se la cosa non ti offende cercherò di spiegare. Posso avere un pezzo di carta e uno scriptor? Grazie. Ora guarda qui, collega Elijah. Disegnerò un cerchio grande e lo chiamerò New York City. Ora, e in modo che i due cerchi si tocchino, ne disegnerò un altro che chiamerò Spacetown. Nel punto in cui si toccano disegnerò una freccia e la chiamerò Barriera. Esistono altri punti di collegamento, secondo te?» Baley rispose: «Naturalmente no. Non ce ne sono altri». «In un certo senso» disse l’automa «sono contento di sentirti dire questo. Corrisponde a ciò che mi è stato insegnato sulla mentalità terrestre. La Barriera è l’unico punto di contatto diretto. Ma sia la Città sia Spacetown sono aperte alla campagna in tutte le direzioni. È possibile che un terrestre abbia lasciato la città tramite una delle numerose uscite e sia arrivato a Spacetown attraversando la campagna, in un punto dove nessun ostacolo l’avrebbe fermato.» La punta della lingua di Baley toccò il labbro superiore e per un momento restò lì. Poi disse: «Attraversando la campagna?». «Sì.» «Attraversando la campagna da solo?» «Perché no.» «A piedi?» «Senz’altro. A piedi è molto difficile essere individuati. L’assassinio ha avuto luogo all’inizio della giornata lavorativa, quindi il viaggio dev’essere avvenuto prima dell’alba.» «Impossibile! In questa Città non c’è nessuno che sarebbe disposto a uscire all’aperto, da solo.»

Posizione 985-1000

In cima ai livelli dei settori più ricchi ci sono i solarium naturali, dove un divisorio di quarzo con un rivestimento mobile di metallo esclude l’aria ma lascia entrare la luce del sole. Là, mogli e figlie dei più alti funzionari della Città prendono la tintarella. E là, ogni sera, si ripete un fenomeno unico. Cade la notte. Nel resto della Città (compresi i solarium artificiali, dove milioni di persone, a turno e per un tempo rigidamente stabilito, possono esporsi alle lampade a raggi ultravioletti) il decorso della giornata è stabilito da un calendario convenzionale. L’attività produttiva potrebbe continuare senza problemi ventiquattr’ore su ventiquattro, in tre turni di otto ore o in quattro di sei ore. Non ci sarebbe differenza fra “notte” e “giorno”, ma luce e lavoro potrebbero seguire un ciclo ininterrotto. Non mancano mai i riformatori civici che periodicamente suggeriscono un’innovazione del genere, nell’interesse dell’economia e dell’efficienza. Ma è una proposta che non verrà mai accettata. La maggior parte dei vecchi costumi terrestri sono stati aboliti nell’interesse delle già citate efficienza e produttività: lo spazio, la privacy e perfino, in parte, il libero arbitrio. Dopotutto erano prodotti della civiltà, e non più vecchi di diecimila anni. L’abitudine di dormire la notte, tuttavia, è vecchia quanto l’uomo: un milione di anni. Non è facile rinunciarci. Benché nessuno si accorga che sta scendendo la sera, le luci dei settori abitati si abbassano e il ritmo della Città rallenta. Benché nessuno possa distinguere il mezzogiorno dalla mezzanotte in base ai fenomeni cosmici, l’umanità continua a regolarsi sulle lancette dell’orologio anche nel corridoi delle Città. Le strade celeri si vuotano, i rumori della vita si attenuano, la folla che brulica nelle colossali gallerie scema; New York City riposa sull’emisfero in ombra, anche se nessuno se ne accorge. E i suoi abitanti dormono.

Posizione 1295-1305

«Vuole accettare del cibo?» chiese Fastolfe. Indicò il tavolo che divideva lui e R. Daneel dal terrestre, ma sopra non c’era altro che una serie di sferoidi colorati. Baley si sentì preso in contropiede, perché li aveva scambiati per gingilli. R. Daneel spiegò: «Sono i frutti di una pianta che cresce su Aurora. Ti consiglio di provare questo, si chiama mela ed è ritenuto molto buono». Fastolfe sorrise. «R. Daneel non può dirlo per esperienza personale, ma ha ragione.» Baley si portò la mela alla bocca. La superficie era rossa e verde, al tatto era fresca e aveva un odore lieve e piacevole. Si fece forza e diede un morso, ma l’inatteso gusto aspro della polpa gli fece limare i denti. Masticò il boccone suo malgrado. Gli abitanti della Città mangiavano cibo naturale solo quando il razionamento lo permetteva e lui stesso aveva assaggiato vera carne o pane; tuttavia anche quegli alimenti venivano trattati in modo speciale: erano cotti o essiccati, mescolati tra loro e rinforzati. La frutta, per esempio, era distribuita sotto forma di salse o conserve; ciò che teneva in mano adesso, invece, veniva direttamente dalla terra sporca del pianeta. Baley pensò: “Spero che l’abbiano lavata, almeno”.

Posizione 2008-2010

Per Ben era la prima visita allo zoo ed era tutto eccitato: dopotutto non aveva mai visto un cane o un gatto prima di allora. E poi erano arrivati alla voliera degli uccelli, altissima! Perfino Baley, che l’aveva vista non so quante volte, non era immune dal suo fascino.

Posizione 1683-1692

La natalità è bassa e l’incremento demografico rigidamente controllato. Ci preoccupiamo di mantenere un preciso equilibrio fra uomini e robot per garantire a tutti il più alto confort individuale. I bambini vengono scrupolosamente esaminati per scoprire disfunzioni fisiche e mentali prima che sia loro permesso di crescere.» Baley lo interruppe: «Vuol dire che li uccidete, se non…». «Se non sono adatti, sì. Posso assicurarle che avviene in modo indolore. La cosa le sembra mostruosa, ma non più di quanto sembri mostruosa a noi la mancanza di controllo demografico sulla Terra.» «Il controllo c’è, dottor Fastolfe. Ogni famiglia può avere un dato numero di bambini.» Fastolfe sorrise, tollerante «Un dato numero di bambini qualsiasi, non bambini sani. E anche così ci sono le infrazioni e la vostra popolazione cresce.» «Chi ha il diritto di giudicare se un bambino deve vivere?» «È una questione complicata e non posso risponderle in quattro parole. Un giorno ne discuteremo in dettaglio.»

La sovrappopolazione e la carenza di risorse

La sovrappopolazione e la carenza di risorse nel mondo distopico di Abissi d'acciaio

La popolazione della Terra in Abissi d'acciaio ammonta a otto miliardi di persone, ed è chiaro che le risorse faticano sempre più a soddisfarne le esigenze.

Nel 1953 la popolazione mondiale era di circa due miliardi e mezzo di persone, evidentemente ad Asimov otto miliardi sembrava un numero esageratamente grande… scontato dire che questa cosa l'ha sbagliata di brutto.

Non ha sbagliato però a prevedere che le risorse sarebbero scarseggiate, purtroppo quel momento è già iniziato!

Citazioni su sovrappopolazione e carenza di risorse

Posizione 12-14

Esaminò il contenuto della borsa del tabacco e fece qualche calcolo mentale: a due pipate al giorno, poteva tirare fino alla prossima distribuzione. Uscì lentamente dall’angolo riservato (si era conquistato un angolo riservato due anni prima) e attraversò la sala comune.

Posizione 88-89

Non si può pretendere che otto miliardi di persone, quant’è la popolazione della Terra, possano permettersi una cupola per famiglia.

Posizione 1636-1645

Il dottor Fastolfe era sorpreso. «Siete soddisfatti della vita sulla Terra?» «Tiriamo avanti.» «Sì, ma per quanto? La popolazione aumenta continuamente; le calorie a disposizione soddisfano le esigenze della vostra gente grazie a sforzi sempre più strenui. La Terra è in un vicolo cieco, amico.» «Tiriamo avanti» ripeté Baley, cocciuto. «A malapena. Una Città come New York è costretta a fare sforzi colossali per assicurare la fornitura d’acqua e l’eliminazione dei rifiuti. Le centrali atomiche, che forniscono l’energia, funzionano con scorte di uranio che è sempre più difficile ottenere anche dagli altri pianeti del sistema, mentre la domanda sale costantemente. La vita delle Città dipende dall’arrivo della polpa di legno che alimenta le vasche dei lieviti, e dei minerali che servono agli impianti idroponici. L’aria dev’essere cambiata costantemente. È un equilibrio che presto non sarà più tale, e ogni anno si aggiunge qualche nuova complicazione. Che ne sarebbe di New York se lo spaventoso flusso di materiali in accesso o in uscita fosse interrotto anche per una sola ora?» «Non è mai successo.» «Questo non significa che non succederà.

Posizione 1700-1707

«Va bene, vedo che ci avviciniamo al punto. In che modo Spacetown vi aiuta a risolvere il problema?» «Noi cerchiamo di introdurre i robot sulla Terra perché vogliamo sbilanciare l’equilibrio economico delle Città.» «E questo sarebbe il modo in cui volete darci una mano?» Le labbra di Baley fremevano. «Mi sta dicendo che cercherete di creare di proposito disoccupazione e declassamento?» «Non per crudeltà o cinismo, mi creda. Un gruppo di diseredati, o declassati come lei li chiama, è quello che ci serve per formare un nuovo nucleo di coloni. La vostra antica America fu scoperta da navi piene di galeotti. Non vede che il sistema delle Città non può fare nulla per i diseredati? Essi non hanno niente da perdere, ma mondi da guadagnare se lasceranno la Terra.»

Posizione 2878-2887

Lievitown non era un nome ufficiale: nessun atlante e nessuna carta dei quartieri di New York lo riportava. Quello che la gente, nel linguaggio corrente, chiamava “Lievitown” era semplicemente l’insieme dei distretti di Newark, New Brunswich e Trenton (secondo la classificazione dell’Ufficio Postale). Si stendeva come una lunga striscia in quello che una volta era stato il New Jersey, ed era punteggiato di quartieri d’abitazione che per lo più si addensavano intorno a Newark Center e Trenton Center; la maggior parte del territorio, tuttavia, era occupata dalle fattorie multistrato in cui crescevano e si moltiplicavano migliaia di varietà di lieviti. Un quinto della popolazione della Città lavorava alla coltivazione dei lieviti e nelle industrie sussidiarie. Cominciando dalle montagne di legno e cellulosa grezza che affluivano in Città dalle foreste degli Allegheny, e continuando per le vasche d’acido che tramite idrolisi li trasformavano in glucosio, i carichi di nitrati e fosfati che costituivano i principali additivi, giù giù fino alle sostanze organiche fornite dai laboratori chimici, tutto mirava a un solo scopo: produrre lieviti, sempre più lieviti. Senza di essi, otto miliardi d’uomini sarebbero morti di fame in un anno.

Perdita di individualismo, classismo e omologazione culturale

Perdita di individualismo, classismo e omologazione culturale in Abissi d'acciaio di Isaac Asimov

Anche questi sono elementi molto frequenti che caratterizzano il romanzo distopico: la messa al bando dell'individualismo a favore della collettività, la rigida suddivisione della popolazione in classi sociali, ognuna con i propri privilegi, e l'omologazione della cultura (verso il basso, solitamente).

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio non solo presenta questi aspetti, ma li abbraccia in pieno e sono essenziali nella struttura della sua società.

Citazioni su individualismo, classi e omologazione

Posizione 242-246

Si portò sulla piattaforma celere, si fece largo tra i passeggeri in piedi e salì la stretta rampa a spirale che portava al livello superiore, dove sedette. Non infilò il biglietto con il numero di qualifica nella fascia del cappello finché non ebbero superato i settori dell’Hudson: un C-5 non aveva diritto a sedere a est del fiume e a ovest di Long Island, e benché al momento ci fossero posti a sufficienza un controllore l’avrebbe fatto senz’altro sloggiare. La gente era sempre più schizzinosa sui privilegi che spettavano alle varie categorie, e in questo Baley capiva perfettamente i suoi simili.

Posizione 400-402

Baley fece una valutazione a freddo: la Città era il culmine dell’efficienza, ma chiedeva parecchio ai suoi abitanti. Chiedeva loro di assoggettarsi a una ferrea routine e di piegare le esigenze individuali a un controllo rigoroso, scientifico. Di tanto in tanto le forze represse esplodevano.

Posizione 596-598

Fu durante il primo anno di matrimonio, quando il bambino non era ancora nato (per l’esattezza venne concepito in quei giorni; il loro Q.I., l’attestato genetico e la posizione di Lije nel Dipartimento davano loro diritto a due figli, di cui il primo poteva essere concepito nel primo anno di matrimonio).

Posizione 1562-1565

Ciò che rendeva la vita sopportabile erano i piccoli privilegi connessi alla qualifica: un sedile più comodo, un taglio di carne migliore, un’attesa più breve nella fila degli uffici e così via. A una mente filosofica queste potranno sembrare inezie, cose per cui è inutile lottare. Ma nessuno, per filosofo che sia, può rinunciare ai piccoli privilegi già acquisiti senza dolore. È questo il punto.

Posizione 1569-1575

Era di moda, fra i moderni scrittori politici, considerare con disprezzo e disapprovazione il “fiscalismo” del medioevo, quando l’economia era basata sul denaro. La lotta per l’esistenza, dicevano, era una competizione brutale. In quelle condizioni non si poteva costruire una società veramente complessa, perché la “corsa alla lira” generava nell’uomo una terribile ansia. (Gli studiosi avevano varie teorie sull’origine della parola “lira”, ma il senso della frase, nel complesso, non sfuggiva). Per contrasto, il moderno “civismo” veniva esaltato come molto più efficiente e illuminato. Forse era così. Esistevano romanzi storici di gusto sensazionale e romantico, e in quelli che riflettevano il punto di vista dei medievalisti si sosteneva che il “fiscalismo” era il progenitore di virtù quali l’individualismo e l’iniziativa.

Posizione 1892-1896

Le mense di settore erano le stesse in tutta la Città. Baley era stato a Washington, Toronto, Los Angeles, Londra e Budapest per lavoro e anche lì erano identiche. Forse nel medioevo il mondo era stato più vario, perché si parlavano lingue diverse e i cibi erano diversi. Ma oggi i prodotti dei lieviti erano gli stessi da Shangai a Tashkent, da Winnipeg a Buenos Aires; e l’inglese, anche se forse non era più la lingua di Shakespeare o Churchill, era l’idioma corrente in tutti i continenti.

Non solo quello di Abissi d'acciaio è un mondo distopico

Non solo quello di Abissi d'acciaio è un mondo distopico nel senso che l'ambientazione è distopica, ma tutto - la società, i personaggi, l'indagine ecc. - ruota attorno alle componenti distopiche del romanzo.

L'ambientazione la fa da padrona, in quanto la storia si svolge su un pianeta in cui le risorse scarseggiano e un incidente serio porterebbe al tracollo; i terrestri vivono in città in ambienti chiusi, tanto che quasi tutti hanno paura di uscire all'aperto e vedono la natura con diffidenza, la sovrappopolazione è spesso causa di tensioni sociali e sommosse.

Inoltre - e senza spoilerare - il crimine su cui Baley e Olivaw indagano è legato a doppio filo a tutto ciò.

Mi ripeto la domanda dell'inizio: Abissi d'acciaio è un romanzo distopico?

Ora che mi sono chiarito le idee, rileggendolo in quest'ottica, modifico la mia risposta: sì - Giosafatte - lo è!

Paura Sul Mondo Distopico fascista: L’Uomo È Forte, Di C. Alvaro

Paura Sul Mondo Distopico fascista: L’Uomo È Forte, Di C. Alvaro

Parlando di mondo distopico spesso pensiamo a 1984 di Orwell del 1948, a Il mondo nuovo di Huxley del 1932 o a Fahrenheit 451 di Bradbury del 1951 (o anche a Pelicula del 2014... beh, io lo faccio!).

Ma nel 1938 appare un romanzo italiano che in pochi conoscono: L'uomo è forte di Corrado Alvaro, una anticipazione orwelliana dai toni kafkiani come è definito nella quarta di copertina dell'edizione Tascabili Bompiani del 1994.

Il Mondo Distopico fascista

Il Mondo Distopico fascista

L'uomo è forte è la vicenda dell'ingegner Roberto Dale che, dopo un lungo soggiorno all’estero rientra in patria, un non ben specificato e misterioso Paese dove tutti hanno nomi italiani e per cui uscirne bisogna dirigersi verso nord.

Quindici anni prima una guerra civile aveva portato a una rivoluzione, culminata con l'instaurazione di un nuovo regime, tuttavia ancora si verificano tafferugli tra Partigiani e Bande: dalla parte del regime i primi, controrivoluzionari gli ultimi.

In questo scenario gli individui sono incoraggiati a vivere per la collettività: il privato è interdetto da un mondo distopico che sfrutta un cupo senso di oppressione per instillare nei cittadini paura, diffidenza, paura e un terribile senso di colpa, portando il popolo a essere tiranno di se stesso.

L'uomo è forte è un'efficace descrizione di come la dittatura opprima anche - e soprattutto - da un punto di vista psicologico.

L'incapace censura fascista

A differenza dei nomi citati all'inizio, Corrado Alvaro è l'unico a scrivere di un mondo distopico con il fiato della dittatura sul collo - quella miserevole fascista - quindi sarebbe doppiamente lodevole: non solo per la descrizione della sua distopia dal punto di vista letterario e artistico, ma anche per l'impegno sociale svolto in prima persona.

I fascisti però non sono particolarmente attenti al romanzo distopico di Alvaro: la censura leggendo le bozze chiese la modifica del titolo originale, che era Paura sul mondo, la soppressione di una ventina di pagine che alla fine si ridussero ad una ventina di righe, come ricorda l'autore che nel dopoguerra le definì senza importanza (Corrado Alvaro, Avvertenza in L'uomo è forte, Bompiani, 1994, p. 6.) e che in seguito non ripristinò mai.

Il colpo di genio fu invece la pretesa di un'avvertenza in cui si doveva precisare che l'idea del romanzo era nata all'autore durante un suo soggiorno nell'URSS, alcuni anni fa, che non si trattava di una farneticazione, dato che Corrado Alvaro era effettivamente stato in Unione Sovietica per conto de La Stampa.

L'incapace censura fascista nel mondo distopico de L'uomo è forte

Nel romanzo non è mai specificato quale fosse il Paese di questo mondo distopico (però...) quindi per il censore era indispensabile che non sorgessero dubbi.

La vile Censura del Mondo Distopico fascista

È poi successo che nel 1940 un'opera distopica come L'uomo è forte ricevette il premio per la classe letteratura dall'Accademia d'Italia, la più fascista delle istituzioni culturali del Paese!

Comunque, per come la vedo io, il riconoscimento maggiore a L'uomo è forte è quello d'esser stato esser bandito dalla Germania nazista e dalla Russia stalinista.

Citazioni da L'uomo è forte

Posizione 69-70

nuovo come una sorta di parodia e palinodia

Posizione 419-422

Le donne fragili e cascanti, sui tacchi troppo alti, preoccupate di piacere e di sembrare tutt’altre da quelle che fossero in realtà, con la bocca truccata da parer voluttuosa sotto la quale si scopriva la linea delle labbra strette e pettegole, gli parvero l’indizio di menzogne accumulate in una vecchia vita senza più scopo.

Posizione 445-447

La scorse sotto la tettoia della stazione, più chiara di tutte le poche persone che si aggiravano sul marciapiede ancora sgombro mentre il treno rallentava e si fermava, appoggiata a un pilastro di ferro. “Com’è seria,” pensò Dale. Ella gli apparve nella stessa confusione del ricordo, il viso offuscato come nel ricordo, quasi che la memoria d’una persona appassisca al modo dei fiori chiusi tra due fogli d’un libro.

Posizione 594-597

“Secondo me lo scrittore potrebbe anche non voler significare nulla, non avere nessuno scopo e non mirare a nessun risultato. Guardi i classici. Quello d’insegnare qualcosa a qualcuno, è un compito meschino, e non da artisti. La civiltà e il progresso oggi offrono tante forme d’insegnamento che l’arte se ne potrebbe ritenere dispensata. L’arte è l’artista stesso.”

Posizione 749-754

“Oh, un giorno uno qualunque, un inquisitore, dice: ‘Arrestatemi quella persona laggiù, come si chiama?’ Quella persona è arrestata e alla fine confessa che effettivamente è colpevole. Ha fatto o pensato qualche cosa di delittuoso, e che non si deve fare.” “Ma se non è vero?” “È sempre vero. Tutti pensiamo cose delittuose.” “E perciò può succedere a tutti…” “A tutti.” “In fondo, la cosa più grave sarà l’attesa di quel momento in cui l’inquisitore dice…” “Precisamente, l’attesa, ecco.”

Posizione 1210-1217

“Quello che noi facciamo,” proseguì Dale, “è un delitto? Non lo sa nessuno. Ma noi ci regoliamo come dei delinquenti. Operiamo come si trattasse di un crimine. E che cosa facciamo noi di tanto nascosto e proibito? Veramente ci potremmo lasciare, e tutto finirebbe; tutti e due saremmo tranquilli. Ma invece agiamo ugualmente, sapendo di compiere qualcosa che non istà bene. Non istà bene perché io vengo dall’estero, ed è pericoloso accostare qualcuno che viene dall’estero. Tu invece lo accosti. Io ti dovrei mandar via, e invece ti cerco. Invece abbiamo bisogno l’uno dell’altro, perché… perché… Tu conosci il perché?” “Forse perché è proibito,” replicò Barbara con uno di quegli accenti sinceri con cui le donne a volte chiariscono le situazioni più imbrogliate, definendo quello che gli uomini, per vanità o per una certa abitudine a truccare le cose, non confessano forse neppure a se stessi.

Posizione 1279-1279

“È un pezzo che io vorrei mangiare con te.” Diceva mangiare come avrebbe detto vivere.

Posizione 1319-1322

Dale si trovò in mezzo alla folla radunata sulla piazza, e vide i pupazzi avanzare in quella calca urlante, rigirarsi, con una indifferenza e uno sprezzo mostruosamente sublime. Le grida parevano gemiti di dolore; le donne strillavano come prese da una voluttà feroce; come su un corpo gigantesco e comune a tutti, gli ondeggiamenti della folla stampavano ripugnanti escrescenze e tumori; da queste escrescenze e da questi tumori vibravano le grida.

Posizione 1335-1340

Gli accadeva come nel tempo in cui, giovinetto, quasi ragazzo, aveva orrore del peccato che portava in sé, in un’età di fede e di religione profonda, il peccato che è in ognuno di noi contro noi stessi, seminato da un demone invisibile: allo stesso modo che allora, in quegli anni lontani, aveva parlato al Signore, umiliandosi in ogni fibra del suo essere, si rivolgeva ora a quest’uomo dal piccolo gesto e gli diceva mentalmente che non voleva mancare in nulla contro di lui. Ma nello stesso tempo, al modo che nei momenti di fede più profonda il diavolo suggerisce le più orribili e sconce bestemmie, egli si sentiva di bestemmiarlo.

Posizione 1355-1361

“Ma è poi vero che siano colpevoli?” chiese la figlia del Direttore che sedeva di fronte a Dale; una giovane con gli occhi senza espressione, e con una certa scabrosità della pelle agli zigomi come fissata in un brivido troppo forte una volta. “Mia cara,” disse il Direttore e congiunse le mani delicate fuori dei polsini inamidati, “non è questione di sapere che siano o non siano veramente colpevoli. Spesso anche l’apparenza della colpevolezza è una colpa. E quando poi l’opinione pubblica s’impadronisce di questi fatti, divengono gravi fatalmente, necessariamente. In questo momento il popolo sa di avere dei nemici nascosti. Capitano di simili giovanotti imprudenti, e l’opinione pubblica si orienta verso di loro. Tu non fai conto dei fenomeni collettivi. Questi elementi che hanno arrestati sono un ammonimento. Servono di esempio.”

Posizione 1463-1464

C’era un grammofono, e al suono dei ballabili ognuno pensò a qualcuno, con un sentimento dolente e inafferrabile. La voce che si levava da quella scatola chiusa descriveva un altro mondo, e la persona che cantava là dentro, seguita dalla musica, diventava un paesaggio.

Posizione 1546-1550

Anche l’Inquisitore, presente dappertutto, di cui ella si era accorta appena aveva avuto un segreto, che cosa voleva? E probabilmente questo individuo, come tanti altri, era irritato che altri esseri avessero qualche cosa per loro, appartenessero a qualcuno, fossero possessori di un oggetto tutto per loro. Ora Barbara era di uno. Questo sentimento era più grande e più importante dell’amore, nella sua condizione presente. Essere di uno solo, riservargli qualcosa di profondo e di incomunicabile agli altri. Staccarsi dagli altri. Avere ripugnanza degli altri. Essere uno. Ecco la colpa. Bisognava essere tutti.

Posizione 1653-1655

“Ma perché avrebbe voluto… Sì, infine, perché avrebbe dovuto uccidermi?” “Senza volerlo deliberatamente, certo. Ma vedere come si può sfiorare la morte. Una morte casuale, senza responsabilità, un incidente qualsiasi. Lei non lo ha mai pensato?”

Posizione 1696-1698

Sopra la fila delle sedie, certe illustrazioni a vivaci colori, in cornice, raffiguravano gente impiccata, fucili irti con le baionette puntati contro un gruppo di condannati, e tutto questo non aveva il più lontano senso macabro: sembrava anzi un trionfo.

Posizione 1714-1718

“Noi,” proseguì l’Inquisitore, “vogliamo che i nostri cittadini siano felici. Devono essere felici per forza.” (Strinse il pugno e digrignò i denti.) “Per forza. Tutto quello che li turba è delittuoso. Essi hanno la verità, la giustizia, la felicità. Essi non hanno misteri. Possono vivere pubblicamente uno di fronte all’altro, senza nascondersi nulla. Non si devono nascondere nulla. Il mondo intero deve essere pulito, senza ombre, senza dubbi, senza segreti, senza veleni di desideri e di nostalgie.

Posizione 2251-2252

Le aveva proposto di non vedersi più; ma non si poteva vivere senza vedersi.

Posizione 2263-2263

Dale pensava che ella vedeva questi oggetti tutti i giorni, e che questi erano i confidenti dei suoi pensieri.

Posizione 2342-2348

Egli ne vede il viso subito, col suo colore fulvo, e tutto vicino e preciso: la sua fronte, i suoi occhi chiari e lontani come il cielo; è seduta presso il tavolino e fuma un poco abbandonata, con le mani in grembo, l’una nell’altra; la sigaretta le vapora tra le dita. Pare che tutto acquisti d’improvviso una ragion d’essere; ella è come i mobili, come tutto ciò che intorno è silenzioso; ma lo guarda coi suoi occhi vivi. Il respiro le gonfia il petto, il suo alone rende temperata ogni cosa all’intorno: dove posa la mano è caldo, è caldo dove ella siede, ella stessa è calda come un focolare rinvenuto in una notte di gelo per una campagna deserta. Ella ride dai suoi occhi come qualcosa di profondo e di inesplorato, come ridono gli occhi degli animali, un riso incosciente e che è nella natura. Egli pensa che se ella non vi fosse, tutto sarebbe deserto intorno.

Posizione 2401-2401

la sua bocca armata di denti, che non può aprirsi senza dare l’idea del sorriso

Posizione 2517-2521

“Sei stata mai educata dai religiosi?” “Che cosa ti salta in testa? I religiosi, i religiosi?” diceva Barbara con una reazione eccessiva, come se avesse la febbre. “Sì, se fossi stata educata dai religiosi, ti accorgeresti che è la stessa cosa. Che quando ti sei messa nell’animo l’idea del peccato non te la levi mai più. Ti sembra sempre che qualcuno ti veda e ti giudichi. Qui è lo stesso. Per noi è lo stesso.”

Posizione 2655-2656

Egli si volse e disse con la rivelazione di un lampo: “Ma tu non puoi amarmi altro che quando sei lontana da me, quando io manco e non ti sono vicino. Tu mi ami come il ricordo, e come la lontananza, e come la nostalgia, e come il desiderio, e come il sogno. Ma vicino mi odii. Lo so.”

Posizione 2702-2704

Dale sarebbe capace di seguitare a vivere sotto lo stesso cielo, nella stessa città. È capace di tutto. È un uomo ostinato, puntiglioso, cieco, che crede di poter fermare con la sua passività la grande macchina che si muove su tutta l’estensione di quella terra, che domina pensieri e sentimenti, che sovrasta le illusioni umane.

Posizione 2735-2742

Rasentando i grandi edifici dove sapeva assiso il potere, si sentiva presa da venerazione; fra poco ella avrebbe partecipato alla potenza. Tra poco sarebbe tornata a casa, e avrebbe potuto mostrare all’occhio occulto che la sorvegliava la sua vita di tutti i giorni, senza paura, senza nulla da nascondere. Tutto sarebbe stato chiaro. Come era possibile che ella non avesse pensato mai prima alla tranquillità che danno queste cose? Che cosa erano le notti piene di spavento, le ore angosciose passate con Dale, quando c’erano nel mondo bei palazzi in cui la gente entrava con aria sicura, e tutto era chiaro, semplice, giusto? Tutto il suo operare occulto le apparve una pazzia, un inganno dell’uomo mai contento di nulla, eternamente sognatore, inseguitore di fantasmi, visionario, dotato di un istinto perenne verso tutto quanto è proibito. Ecco i palazzi, le torri, le colonne, gli archi: costruiti dall’uomo e dal suo anelito mai stanco verso non si sa quale perfezione e verso quale idea assoluta: tutto parlava un linguaggio forte e crudo, lo stesso linguaggio dell’uomo.

Posizione 2920-2922

L’Inquisitore la considerò alquanto, e levando le mani: “Si ricordi che noi ci interessiamo dei colpevoli. In alcuni casi, il delinquente opera ai fini più alti della giustizia, e la sua opera è necessaria alla società quanto l’esempio dei più fedeli e virtuosi cittadini.”

Posizione 2929-2938

“Noi non possiamo arrestare l’ingegnere Dale. Ci è troppo prezioso. Bisogna lasciargli il tempo di compiere la sua opera sino in fondo.” Si fregò le mani. “Noi abbiamo bisogno della sua opera.” Barbara levò gli occhi su quell’uomo. Si rizzò anch’ella e se lo trovò di fronte. “Che cosa c’è ch’io non so?” gli chiese. “Lei sa bene,” affermò l’Inquisitore, “quali siano i propositi di quell’uomo. Quando si è in uno stato di rivolta latente, come siete voi in questo momento, non rimane che arrivare alla fine. Siamo sicuri che forze occulte lavorano contro di noi, ma non faranno che consolidare la nostra opera. Noi aspettiamo il lavoro di queste forze occulte. Il nostro popolo ha bisogno di esempi; ha bisogno di difficoltà. Ha bisogno di trionfare dei suoi nemici.” “Forze occulte? Nemici?” mormorò Barbara col tono e con l’espressione torpida di chi, destato da un sonno in treno, si accorge di aver sorpassato la stazione dove era destinato, e dura fatica a mettere insieme i suoi bagagli le sue idee e le forze per decidersi a scendere.

Posizione 3081-3084

Ansimava un poco, e nei suoi baffi era sospesa qualche goccia d’acqua. Indicò con la mano tesa il fondo della strada dove l’orizzonte lontano balenava di una larga luce rosata, come se indicasse un paese che egli conosceva; le nubi vi si erano accumulate, e sulla prospettiva dei nuovi edifici diritti e uguali, e come disabitati, formavano una enorme cupola antica, come se le nuove forme dell’architettura non fossero arrivate ai fabbricati delle fantasie celesti.

Posizione 3122-3125

“Non ho troppo tempo davanti a me,” disse con un tono più pacato Dale. “Ma, piuttosto, come sapeva lei che io mi trovavo precisamente in quell’angolo di strada?” “Non lo sapevo affatto. Ci sono ore in cui la gente della medesima, diciamo così, mentalità, del medesimo animo insomma, si ritrova. In una città, ogni ora ha le sue uscite, i suoi uomini, la sua folla. È chiaro.”

Posizione 3153-3156

Io penso che allo stesso modo l’universo è percorso di pensieri, sentimenti, volontà. L’umanità dapprincipio non se ne accorgeva. Avvertiva che fenomeni misteriosi legavano gli uomini e i loro pensieri; ma lo avvertiva appena, come un malessere o un fastidio. Ad ogni buon conto, poneva questi fenomeni nel novero dei misteri. L’uomo era troppo sicuro di sé. La scienza, oh, sì, la scienza. Ma a conti fatti, l’uomo conosce meglio i cavalli e gli animali di quanto non conosca se stesso.

Posizione 3191-3192

“Ma questa è pazzia.” “Niente affatto. È la condizione prevalente del nostro mondo attuale.

Posizione 3297-3302

A ognuno è data una parte. Noi non siamo ancora abbastanza obiettivi per renderci conto che ognuno di noi rappresenta una parte, e non può rappresentare che quella. Lei ha mai pensato all’influsso che ha sul destino di un uomo un paio di baffi come i miei o una bella persona come la sua? E per quali cause ci innamoriamo? Un difetto più che un pregio, un vero, piccolo difetto fisico, che ci parla ai sensi, o qualcosa di imperfetto che è in noi decide del nostro destino. Ed è inutile ribellarsi. Noi abbiamo ora degli impresari straordinari che ci inducono a fare quello che noi rappresentiamo fisicamente. Il personaggio è sparito, e noi siamo delle maschere. Ma rappresentiamo una parte come se fossimo dei personaggi. Io e lei in questo momento rappresentiamo la nostra parte, senza volerlo. Proprio senza volerlo. E non possiamo fare altrimenti.

Posizione 3396-3397

Guardando le persone che illuminava la luce rosata dell’autobus, egli intravedeva in ognuna i segni del destino. A che ruolo erano destinati? Ma c’era pure della gente felice, che aveva per parte da adempiere quella di chi guarda, applaude, e grida “A morte!”

Posizione 3513-3515

Di alcuni giorni del suo viaggio egli serbava un ricordo confuso; ma di questo si ricordava: a mano a mano che andava avanti ritrovava come una corrente il movimento verso il Nord, ed era stato sempre più difficile trovare qualche cosa di cui nutrirsi.

Posizione 3521-3522

Camminavano i due uomini perduti nell’immenso creato della pianura, tra il dubbio calore dell’aria, di cui avvertivano la temperatura quanto basta per avvertire la vita.

Posizione 3537-3539

A Dale parve di andare a precipizio con la testa in avanti, rischiando di batterla contro una parete oscura, come se la terra si fosse impennata e si presentasse verticalmente davanti a lui. Poi si sentì adagiare, qualcuno gli staccava il bambino dalle braccia quasi lo sgravassero di un frutto, e un liquido buono, caldo, forte, gli entrava per le labbra.

Posizione 3634-3637

“Certo, sono ridicoli gl’intellettuali, ma non c’è da disprezzarli. Son fatti così. È grave, certo, che abbiano tolto ad essi l’istinto di agire e di difendersi. Ma li hanno allevati a credere che si possa accomodare ogni cosa ragionevolmente, ragionando. È insomma gente che si contenta soltanto di capire, e crede così di risolvere tutto. È troppo poco. È il male di tutto il mondo di oggi: voler capire. Non è vero?”

Posizione 3662-3667

Una brace gli si era posata sulla mano, e non finiva di bruciare, simile a una lucciola. Egli la allontanò con un colpo della mano. Aveva già fatto una scottatura. Gli faceva male, un dolore antico, vecchio come l’uomo. Guardando come la pelle si era aperta sotto quella bruciatura, egli pensò distintamente: “Non farà in tempo a guarire. Prima che si richiuda io non ci sarò più.” Sospirò forte. Questa piaga gli faceva sentire tutto il suo corpo, e glielo avrebbe fatto sentire fino all’ultimo, come se il dolore si fosse aperto questo piccolo varco per avvertirlo di sé.

Posizione 3699-3705

A che serve sapere, e capire? Non serve proprio a niente. Io lo so. Una volta noialtri avemmo un comandante che aveva studiato molto. Era molto istruito, e non sapeva mai che cosa fare; per lui ogni cosa andava bene, e poi ne andava bene un’altra, e un’altra; tutto era lo stesso. Non avrebbe mai saputo prendere una decisione. Tutto quello che succede oggi cosa credi che sia? Perché il mondo sa troppo. Dove volete arrivare? A capire di non capire niente. Sai come finì il nostro comandante? Era coraggioso, freddo, questo sì, perché chi sa riesce a essere freddo. Ha un certo modo suo. Si vede subito. Ma quel comandante aveva paura, indovina di chi? Di noialtri, proprio dei suoi Partigiani. Cercava di parlarci il meno possibile. Perché fa così la gente istruita; ha paura della gente ignorante. E invece bisogna fare tutta una famiglia che si capisca. Quel comandante, se lo vuoi sapere, finì ucciso. Già. Da qualcuno di noi.

Posizione 3788-3789

Mangiava e beveva senza pensare ad altro che a questo, come se compisse un lavoro. Isidoro stappava una bottiglia dopo l’altra. Che cosa ci voleva perché il mondo fosse felice? Niente, proprio niente.

Posizione 3888-3889

La bambina diceva che un ragazzo, l’estate passata, mentre trebbiava, si era trovata una vipera tra le mani, e ne era morto. Il fratello sosteneva che non era morto. Alla fine si conciliarono sulla frase: “Tutti dobbiamo morire.”

Posizione 3959-3960

All’onnipotenza di prima succedette una inanità felice e bisognosa di assistenza.

Un mondo distopico da riscoprire

L'uomo è forte meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato da molti più lettori, specialmente in Italia, e non perché sia un romanzo distopico italiano ambientato in (non si sa dove) Italia, ma perché questo mondo distopico non è un ipotetico futuro distante e nascosto, ma è la nostra storia.

La Logica Simbolica di Asimov Applicata agli Imbecilli

La Logica Simbolica di Asimov Applicata agli Imbecilli

Prima di parlare di logica simbolica ecco i miei dieci sinonimi di imbecille preferiti: babbeo, subnormale, citrullo, grullo, allocco, baggiano, beota, gonzo, mentecatto, stolido.

Con tutte queste definizioni ti sarà più facile pensare a tutte le volte che sei stato costretto ad ascoltare le ciance farfugliose di un figuro senza potergli ordinare di smetterla, sbattergli la porta in faccia e ingranare la quarta per fuggire.

Quando capita a me non ho che una scelta per cavarmela: la logica simbolica. In realtà non si tratta della logica simbolica vera e propria, ma di una mia versione rivisitata e semplificata. Ah, a proposito, non sono sicuri che tutti sappiano di che si tratta, quindi lascia che lo spieghi.

La Logica Simbolica su Ciuchino

Che cos'è la logica simbolica?

Si tratta di un'invenzione di Isaac Asimov, la introduce in Cronache della Galassia.

L'ho letto recentemente (per la terza volta, e non ricordavo di averlo letto già due volte, che smemorato!) sulla scia lasciata dalla serie TV, per capire se davvero non ricordassi niente delle cose viste in questi 10 nuovi episodi (stavolta la mia memoria non ha colpe, si sono inventati tutto).

Ma torniamo alla logica simbolica, ecco l'estratto in cui viene presentata:

D’accordo. Non è molto importante, d’altra parte. Ma sono del parere che la vostra nota diplomatica circa il valido contributo dato alla situazione da Lord Dorwin — e fece un sorriso amaro — sia stata la causa diretta di questo documento amichevole. Avrebbero aspettato più a lungo, altrimenti. Sono però convinto che un ritardo non avrebbe affatto giovato a Terminus, visto l’atteggiamento del Consiglio.

— Ci volete spiegare, signor sindaco, come siete giunto a questa conclusione? — domandò Yate Fulman.

— È molto semplice. Basta servirsi di uno strumento oggi molto trascurato: il buon senso. Vedete, esiste una branca del sapere umano, conosciuta sotto il nome di logica simbolica, che può venire usata per eliminare tutte le parole inutili che rendono oscuro il linguaggio umano.

Adesso dimmi se non è una cosa che dovrebbero rendere obbligatoria nelle riunioni, nei discorsi, nei comizi ecc.
Ma forse è il caso di spiegare meglio.

— Spiegatevi meglio — disse Fulman.

— Ve ne darò un esempio. Tra le altre cose ho applicato la logica simbolica a questo documento. Personalmente non ne avevo bisogno poiché ne sapevo già il significato, ma ho pensato che mi sarei potuto spiegare meglio, visto che sto parlando a cinque scienziati, servendomi di formule anziché di parole. — Hardin levò da una cartella alcuni fogli e li sparse sul tavolo. — A proposito — disse — queste note non sono state scritte da me. Come potete vedere, i fogli sono firmati da Muller Holk dell’Istituto di Logica.

Pirenne si sporse in avanti per osservare meglio. Hardin continuò: — Il messaggio di Anacreon era molto semplice da analizzare, visto che chi l’ha scritto è un uomo d’azione e non un diplomatico. Tutte le sue affermazioni giungono ad una conclusione molto semplice, che in simboli può essere spiegata così come vedete e che, tradotta in parole povere, dice pressappoco: «Se non ci date con le buone le cose che vogliamo entro una settimana, verremo a prendercele con le cattive».

Un esempio pratico con fregatura

Un esempio pratico di Logica Simbolica in Emoji

Ci pensa zio Isaac a darci un esempio dell'applicazione della logica simbolica, leggiamo:

Ci furono alcuni minuti di silenzio, durante i quali i cinque membri del Consiglio si piegarono ad analizzare i simboli scritti sui fogli. Intanto Pirenne si sedette al suo posto raschiandosi la gola con imbarazzo.

— Non credo — disse Hardin — che ci sia possibilità d’errore in questo caso. Vero, dottor Pirenne?

— Pare di no.

— Bene — continuò Hardin e mostrò altri fogli. — Davanti a voi ora avete una copia del trattato concluso tra Anacreon e l’Imperatore, trattato che, incidentalmente, porta la firma, come rappresentante dell’Imperatore, di questo stesso Lord Dorwin che fu nostro ospite l’altra settimana, e la relativa analisi simbolica.

Il trattato constava di cinque pagine fitte di scrittura mentre l’analisi si riduceva a non più di mezzo foglio. — Come potete vedere, signori, circa il novanta per cento del testo è stato scartato dall’analisi come privo di significato, e le conclusioni ricavate possono essere riassunte nei seguenti due punti, veramente interessanti.

Obbligazioni di Anacreon verso l’Impero: nessuna. Influenza dell’Impero su Anacreon: nessuna.

Di nuovo i cinque consiglieri seguirono ansiosamente le dimostrazioni, controllando accuratamente i fogli. Quando ebbero finito, Pirenne disse, preoccupato: — I calcoli mi sembrano esatti.

— Voi ammettete quindi che il trattato non è altro che una dichiarazione d’indipendenza totale da parte di Anacreon ed un riconoscimento del suo status da parte dell’Impero?

— Sembra che sia così.

— E voi non credete forse che Anacreon se ne renda anch’esso perfettamente conto e sia desideroso di affermare la propria indipendenza, tanto da risentirsi per ogni azione che possa venire interpretata come minaccia di interferenza da parte dell’Impero? Specialmente quando sia evidente che l’Impero non è affatto in grado di sostenere una tale minaccia?

— Ma allora — s’intromise Sutt — il sindaco Hardin non tiene conto delle assicurazioni di appoggio da parte dell’Impero che ci ha dato Lord Dorwin. Sembravano... — esitò — sembravano soddisfacenti.

E ora finalmente la parte più interessante

Ricordavo l'esistenza della logica simbolica - a dire il vero ricordavo fosse un dispositivo e non una tecnica di analisi ma vabbè siamo lì - ricordavo che fosse un'invenzione di Asimov, però non ricordavo dove l'avessi letto (sì, un romanzo del ciclo della Fondazione, ma quale?).

Raccontare dello strumento che da un discorso lungo ed elaborato elimina le parti inutili e riassume i punti fondamentali era anche un cavallo di battaglia! Chi non ne vorrebbe uno?

E la parte più interessante di quando lo raccontavo è il brano che segue - lo conferma anche Salvor Hardin:

Applicare la logica simbolica

Hardin s’appoggiò allo schienale della poltrona. — Questa è la parte più interessante di tutta la nostra storia. La prima volta che ho incontrato Lord Dorwin l’ho considerato un perfetto somaro. Mi sono dovuto poi convincere che è invece il diplomatico più preparato dell’Impero ed un uomo intelligentissimo.

Mi sono preso la libertà di registrare tutte le sue affermazioni. Ci fu un mormorio di indignazione, e Pirenne aprì la bocca, scandalizzato. — Perché vi sorprendete? — domandò Hardin — Mi rendo conto d’avere commesso un’azione contraria alle regole dell’ospitalità, una cosa che nessun gentiluomo farebbe mai. Devo anche riconoscere che se milord se ne fosse accorto, le conseguenze sarebbero state spiacevoli. Ma non se n’è accorto, ed io ho la registrazione. Questo è tutto. L’ho fatta trascrivere e l’ho spedita ad Holk perché la analizzasse.

Lundin Crast disse: — E dov’è il risultato dell’analisi?

— Qui veniamo al punto più interessante — replicò Hardin. — Quest’ultima analisi è stata la più difficile delle tre. Quando Holk, dopo due giorni di duro lavoro riuscì ad eliminare ogni affermazione priva di significato, le parole incomprensibili, gli aggettivi inutili, in breve tutto ciò che era irrilevante, scoprì che non era rimasto niente. Aveva cancellato tutto. Signori, in cinque giorni di discussioni, Lord Dorwin non ha detto assolutamente nulla, ed è riuscito a fare in modo che voi non ve ne accorgeste. Ecco tutte le assicurazioni che vi ha dato il vostro prezioso Impero.

Probabilmente per un diplomatico, un politico o chiunque occupi un qualsiasi ruolo di responsabilità riuscire a parlare senza dire nulla è un grande dono, per chiunque altro è solo sintomo di idiozia.

Con l'aiuto della logica simbolica però oggi è più facile smascherarli!

Antifona: la Distopia Individualista di Ayn Rand

Antifona: la Distopia Individualista di Ayn Rand

Antifona è una breve distopia individualista di Ayn Rand, filosofa e sceneggiatrice russa naturalizzata statunitense, che narra - appunto - il risveglio dell'individualità in un sistema di collettivismo estremo.

Lessi questo romanzo distopico per la prima volta nel 2009; poi mi è ricapitato per le mani qualche giorno fa e ho iniziato a sfogliarlo quasi per caso, ma è talmente breve e scorrevole che prima che me ne accorgessi l'avevo riletto tutto.

Antifona: Quarta di copertina

La vicenda si svolge in una società dove, in nome dell'uguaglianza, all'individuo è stato sottratto ogni spazio di libertà. Il processo di collettivizzazione ha realizzato non solo l'esproprio dei beni privati, ma anche quello della persona stessa. Il nome, il pensiero, i sentimenti di ognuno sono proprietà collettiva, appartengono ai nostri fratelli.

La presa di coscienza del valore della diversità e dell'egoismo da parte dei protagonisti consentirà di abbattere questa mostruosa società di uguali.

Nel panorama della letteratura distopica, Antifona (uscito a Londra nel 1938), aldilà del chiaro significato filosofico e politico, rappresenta un piccolo capolavoro di scrittura per il suo scarno, pacato, denso lirismo.

Uguaglianza 7-2521, il protagonista di Antifona

La distopia individualista Antifona, scritta da Ayn Rand

Uguaglianza 7-2521 (questo il nome del protagonista della nostra distopia individualista) è nato diverso da tutti gli altri chiamati suoi fratelli, e a causa di ciò viene guardato con sospetto.

È diverso sia fisicamente (nel romanzo è indicata la sua eccezionale altezza: un metro e ottanta; sono stato portato a pensare che fosse più alto della media, ma in realtà questo non è mai specificato), sia mentalmente: ha un'indole curiosa e spesso si rivela critico verso ciò che gli è detto.

Gli strani nomi che vengono assegnati ai nuovi nati sono l'emblema della strategia di annullamento dell'individualità: al posto dei nomi propri un termine generico e un numero. I termini possono essere uno fra i seguenti:

  • Alleanza
  • Armonia
  • Collettivo
  • Democrazia
  • Fraternità
  • Internazionale
  • Solidarietà
  • Unione
Noi siamo nati con una maledizione. E questa ci ha sempre portato a pensieri che sono proibiti. Ci ha sempre dato desideri che gli uomini non possono desiderare. Sappiamo di essere malvagi, ma in noi non c'è volontà né potere di opporci. Questo è il nostro smarrimento e la nostra segreta paura: sapere e non opporci.
Pag. 8
E le domande non ci danno pace. Noi non sappiamo perché la nostra maledizione ci fa continuamente cercare non sappiamo cosa. Ma non possiamo opporci. Ci sussurra che ci sono grandi cose su questa nostra terra, e che le possiamo conoscere se tentiamo, e che le dobbiamo conoscere. Noi chiediamo perché dobbiamo conoscere, ma non otteniamo alcuna risposta. Noi dobbiamo conoscere perché possiamo conoscere.
Pag. 12-13

La Grande Rinascita ha dato origine alla distopia individualista in cui vive Uguaglianza 7-2521, una società sorta sulle rovine di una non specificata guerra, un mondo arretrato basato sul livellamento verso il basso.

Il governo è amministrato attraverso una serie di Consigli (una sorta di ministeri), che attuano una vigilanza ferrea sulla vita della popolazione. Il concetto primario è: «Non ci sono uomini ma solo il grande noi».

Noi e Internazionale 4-8818 siamo amici. Questa è una cosa cattiva da dire, poiché è una trasgressione, la grande Trasgressione della Preferenza, amare uno qualsiasi tra gli uomini più degli altri, dal momento che dobbiamo amare tutti gli uomini e tutti gli uomini sono nostri amici. Così noi e Internazionale 4-8818 non ne abbiamo mai parlato. Ma lo sappiamo. Lo sappiamo, quando ci guardiamo negli occhi. E quando ci guardiamo così senza parole, entrambi sappiamo anche altre cose, strane cose per cui non ci sono parole, e queste cose ci spaventano.
Pag. 17

«Dobbiamo andare giù», dicemmo a Internazionale 4-8818.

«È proibito», risposero.

Noi dicemmo: «Il Consiglio non sa di questa buca, quindi non può essere proibito.»

Ed essi risposero: «Poiché il Consiglio non sa di questa buca, non ci può essere alcuna legge che permetta di entrarci. E tutto ciò che non è permesso dalla legge è proibito.»

Ma noi dicemmo: «Andremo lo stesso.»

Essi erano spaventati, ma rimasero lì e ci guardarono andare giù.

Pag. 18

La ribellione nel romanzo distopico

Ayn Rand, autrice della distopia individualista Antifona

Sono due le cause scatenanti della disubbidienza del protagonista: la scoperta dell'amore e la presa di coscienza della propria originalità intellettuale.

In un romanzo distopico individualista la ribellione maggiore è quella contro il collettivismo, e scoprire di riuscire a realizzare qualcosa senza l'aiuto di alcun fratello è la conferma definitiva del proprio individualismo.

Noi non pensiamo più a loro come a Libertà 5-3000. Abbiamo dato loro un nome nei nostri pensieri. Le chiamiamo l'Aurea. Ma è una colpa dare agli uomini nomi che li distinguono dagli altri. Tuttavia le chiamiamo l'Aurea, poiché non sono come gli altri. L'Aurea non sono come gli altri.

E noi non badiamo alla Legge che dice che gli uomini non devono pensare alle donne, se non al Tempo dell'Accoppiamento. Questo tempo giunge ogni primavera quando tutti gli uomini sopra i vent'anni e tutte le donne sopra i diciotto sono mandati per una notte al Palazzo Cittadino dell'Accoppiamento. E ciascuno degli uomini si vede assegnata una delle donne dal Consiglio di Eugenetica. I bambini nascono ogni inverno, ma le donne non vedono mai i loro bambini e i bambini non conoscono mai i loro genitori. Per due volte noi siamo stati mandati al Palazzo dell'Accoppiamento, ma è una cosa sgradevole e vergognosa, a cui non ci piace pensare.

Pag. 25-26

«Cantiamo perché siamo felici», abbiamo risposto all'uomo del Consiglio della Casa che ci aveva rimproverati.

«Certo che siete felici», hanno risposto. «Come altro potrebbero essere gli uomini quando vivono per i propri fratelli?»

E ora, seduti qui nella nostra galleria, ci interroghiamo su queste parole. E proibito non essere felici. Poiché, come ci è stato spiegato, gli uomini sono liberi e la terra appartiene a loro; e tutte le cose sulla terra appartengono a tutti gli uomini; e la volontà di tutti gli uomini insieme è buona per tutti; e così tutti gli uomini devono essere felici.

Eppure, la notte, mentre siamo nella Grande Sala, e ci togliamo gli abiti per andare a dormire, guardiamo con stupore i nostri fratelli. Le teste dei nostri fratelli sono piegate. Gli occhi dei nostri fratelli sono tristi, ed essi non si guardano mai negli occhi tra loro. Le spalle dei nostri fratelli sono incurvate, e i loro muscoli esausti, come se i loro corpi fossero rattrappiti e desiderassero nascondersi allo sguardo degli altri. E una parola s'insinua nella nostra mente, mentre guardiamo i nostri fratelli, e questa parola è paura.

Pag. 29

«Questa scatola è inutile», dissero Alleanza 6-7349.

«Se dovesse essere ciò che essi pretendono», dissero Armonia 9-2642, «porterebbe alla rovina il Dipartimento delle Candele. La Candela è un grande beneficio per l'umanità, in quanto approvata da tutti gli uomini. Perciò non può essere distrutta dal capriccio di uno.»

«Ciò rovinerebbe i Piani del Consiglio Mondiale», dissero Unanimità 2-9913, «e senza i Piani del Consiglio Mondiale il sole non può sorgere. Ci sono voluti cinquant'anni per ottenere l'approvazione di tutti i Consigli per la Candela, e per decidere sul numero necessario, e per riadeguare i Piani per costruire candele invece di torce. Tutto ciò ha coinvolto migliaia e migliaia di uomini che lavorano in moltissimi Stati. Non possiamo alterare di nuovo i Piani così presto.»

«E se questa cosa dovesse alleggerire il duro lavoro degli uomini», dissero Similarità 5-0306, «allora è un gran male, poiché gli uomini non hanno ragione di esistere se non per lavorare duramente per gli altri uomini.»

Pag 57-58
Abbiamo mentito a noi stessi. Noi non abbiamo costruito questa scatola per il bene dei nostri fratelli. L'abbiamo costruita per se stessa. Per noi viene prima dei nostri fratelli, e la sua verità è superiore alla loro verità. Perché ci stupiamo di questo? Non ci restano molti giorni da vivere.
Pag. 60

L'epilogo della distopia individualista

La fuga è l'inevitabile epilogo di questa distopia individualista: il protagonista si addentra nella Foresta Inesplorata - un tabù per la sua gente - e cerca un posto dove nascondersi. È qua che si riappropria della sua identità e la distopia individualista trova compimento.

Uguaglianza 7-2521 si dà il nome di Prometeo, e alla sua amata Aurea lo cambia in Gea: la Terra Madre della futura umanità fatta da uomini liberi.

Poi andammo avanti. E giungemmo a un ruscello che si stendeva come una striscia di vetro tra gli alberi. Scorreva così quieto che non vedevamo l'acqua ma solo una fenditura nella terra, in cui gli alberi crescevano verso il basso, capovolti, e il cielo giaceva sul fondo.
Pag. 62
Restammo uniti a lungo. Ed eravamo spaventati perché avevamo vissuto per ventun anni e non avevamo mai saputo quale gioia è possibile agli uomini.
Pag. 67
Tutto ciò che viene dai molti è bene. Tutto ciò che viene da uno solo è male. Così ci è stato insegnato con il nostro primo respiro. Noi abbiamo infranto la legge, ma non abbiamo mai dubitato di essa. Tuttavia adesso, mentre camminiamo attraverso la foresta, stiamo imparando a dubitare.
Pag. 69

Ho chiuso col mostro del "Noi", la parola di servitù, di saccheggio, di miseria, falsità e vergogna.

E adesso io vedo il volto di dio, e innalzo questo dio sopra la terra, questo dio che gli uomini hanno cercato sin da quando hanno iniziato ad esistere, questo dio che garantirà loro gioia e pace e orgoglio.

Questo dio, questa singola parola:

"Io".

Pag. 80
Io vivrò qui, nella mia casa. Trarrò il mio cibo dalla terra con il lavoro delle mie mani. Apprenderò molti segreti dai miei libri. Negli anni avvenire, ricostruirò le conquiste del passato, e aprirò la via per condurle ancora avanti, conquiste che sono aperte a me ma chiuse per sempre ai miei fratelli, poiché le loro menti sono incatenate a quelle dei più deboli e più stupidi tra loro.
Pag. 82
Ma cos'è la libertà? Libertà da cosa? Non c'è niente che possa portare via all'uomo la sua libertà, se non altri uomini. Per essere libero, un uomo deve essere libero dai suoi fratelli.
Pag. 84

Nota dell'editore

La mai sopita aspirazione egualitaria che vorrebbe gli individui ridotti a bocce da biliardo dello stesso colore e dello stesso diametro riaffiora in questi tempi, sotto mentite spoglie, e ci affligge con vagoni affligge con vagoni di nausolidutiva melasseante. Questo breve e amaro racconto potrà forse servire da efficace antidoto.
Ti racconto una breve storia finita bene: Carcassonne di Giochi Uniti

Ti racconto una breve storia finita bene: Carcassonne di Giochi Uniti

Era da un bel pezzo che avevo incluso Carcassonne nella lista dei futuri acquisti… ora ti racconto una breve storia finita bene.

Qualche giorno fa si è svolta la commemorazione annuale del giorno della mia nascita, e avendo fatto trapelare l'informazione di poco sopra per i giusti canali, ecco che - magic - ricevo Carcassonne in regalo!

E non il solito Carcassonne che conosciamo tutti, ma l'edizione speciale per il ventesimo anniversario del gioco. Fantastique!

Te la racconto breve: di nuovo, rispetto alla confezione classica, è inclusa un'espansione con tessere fiume e una serie di adesivi per personalizzare le miniature (fronte e retro). Le istruzioni sono più belle (sembrano vecchi scritti su pergamena) e sulle tessere compare lo stemma 20 per celebrare la ricorrenza.

Al momento di preparare la prima partita, però, scopro l'impensabile: manca una miniatura e ce ne sono altre due dello stesso tipo. Non che si tratti di qualcosa di veramente grave, perocheppalle avere il gioco nuovo con già qualcosa che non va prima di iniziare!

Allora attivo la mia modalità 2.0 e pubblico su Instagram.

Racconto una breve storia finita bene passando per Instagram

Gentili Giochi Uniti finalmente sono riuscito a farmi regalare 🤭 il vostro bellissimo Carcassonne, nella preziosa edizione del ventennale.
A me e alle mie figlie (soprattutto a loro, in vero) è molto piaciuto decorare i meeple (gioppini, nella lingua locale) con i divertenti stickerini inclusi nella confezione.
Il gioco è uno dei miei preferiti e so già che mi divertirò in eccezionali partite, ma devo segnalare una piccola anomalia che un po' guasta la festa: come si può evincere dalla foto ho trovato due segnalini badessa rossi e nessuno giallo, che è un peccato anche perché dopo aver applicato lo sticker il colore della miniatura è piuttosto importante.
Mi chiedo se fosse possibile ricevere una badessa gialla, o in alternativa se qualcuno vi segnalasse di aver trovato due badesse gialle, che mi mettiate in contatto con lui 😂 Grazie e complimenti per il vostro impegno ✌️
Racconto una breve storia finita bene passando per Instagram

Nel giro di poche ore giunge risposta:

Grazie Andrea, può scrivere al [indirizzo email customer care] a riguardo 🙂
@giochiuniti

E io lo faccio subito!

Meno social e più azione: scrivo un'email

Se oggi racconto una breve storia finita bene è anche merito della cara e vecchia email, in cui subito copio 'ncollo la richiesta e la invio all'indirizzo che m'è stato segnalato: questa la risposta ricevuta in meno di ventiquattr'ore.

Buongiorno Andrea,
solitamente la prassi è questa: “serve solamente la copia della prova di acquisto (scontrino o ricevuta digitale d’ordine) e il suo indirizzo completo di nr telefonico. Provvederemo a inviarle i pezzi direttamente a casa.”
Per questa volta e senza rovinare la festa, metto in spedizione il pezzo mancante, anche perché questo ufficio chiude con la giornata di oggi e riapre il 9 gennaio 2022.
Per le prossime volte, se capitasse.. tenga presente queste informative date.
Saluti
Buon Natale.
AM - Customer Care Giochi Uniti

Dopo aver ringraziato sentitamente, entro in modalità attesa del pacco.

La modalità attesa pacco: contributo grafico

Ti racconto una breve storia finita bene: la ricevuta GLS
Ti racconto una breve storia finita bene: la busta di Giochi Uniti

Busta's unboxing

Come promesso all'inizio, ti racconto una breve storia finita bene, ed ecco il finale: ora ho anche la miniatura della badessa gialla!

Se racconto una breve storia finita bene pensiamo subito alla badessa gialla

Non ti sottrarrò altro tempo raccontandoti della miniatura blu che ho perso due volte (la stessa!) perché poi l'ho sempre ritrovata, l'importante è che il racconto sia finito bene… al triplo!

I 3 punti della grande lezione dei romanzi distopici

I 3 punti della grande lezione dei romanzi distopici

È verosimilmente poco probabile che la lezione dei romanzi distopici passi inosservata agli appassionati di questo genere letterario.

I distopici fanno parte di un filone che mi ha interessato molto nel corso degli anni, un filone popolato da titoli di indubbio valore, capaci di ricreare scenari di grandissimo impatto e influenzare l’immaginario di lettori di ogni epoca.

Influenzare e non solo: impartire tre vere e proprie lezioni di vita a chi decidesse di avventurarsi all'avventura di questi romanzi… già, ma questi quali?

Distopia questa sconosciuta

Come già provavo a formalizzare in Romanzo distopico: ovvero un monito su chi potremmo diventare, ecco quali sono, ovvero ecco la mia definizione di romanzo distopico:

Un romanzo distopico o - più in generale - una distopia è la narrazione di una società immaginaria organizzata in modo tale da impedire ai suoi membri di raggiungere la felicità.
Andrea Cabassi

In che modo quindi la lezione dei romanzi distopici può esserci di aiuto, se parliamo di un'utopia al contrario, un mondo guasto e indesiderabile, un mondo in cui non vorremmo mai vivere?

Tanto per cominciare è questo che rende i romanzi distopici avvincenti e affascinanti, perché in realtà parlano di noi, di quello che potremmo essere, di quello che saremmo potuti essere.

La lezione consiste in questo: prima di tutto conoscere noi stessi, e poi immaginare i nostri comportamenti in condizioni inaspettate.

I tre grandi maestri

Visto che ho provato - per due volte - a definire che cosa sia un romanzo distopico, cerco ora di chiarire anche che cosa non lo è: infatti è piuttosto comune includere nella categoria anche quelle storie i cui personaggi si muovono in un mondo distopico, ma in cui il tema principale non è il sociale.

Sono storie queste che potremmo chiamare paradistopiche (potremmo? Io l'ho appena fatto!) non hanno certo nulla da invidiare alle cugine, semplicemente sono qualcos'altro.

Io personalmente ho letto molti romanzi distopici, ma ce ne sono tre che considero - e come me probabilmente la maggior parte degli appassionati di questo genere - i non plus ultra, gli over the top, la santa trinità distopica.

Se sei un cultore della categoria li avrai indovinati, in ogni caso - anche per omaggiarli a dovere - ecco i titoli che starai già urlando contro il monitor:

  • 1984 di George Orwell
  • Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
  • Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley

I tre maestri: Orwell, Huxley e Bradbury. Non i primi a cimentarsi in questo genere letterario, ma quelli che più di altri hanno lasciato il segno più vivo - in me sicuramente.

I tre grandi insegnamenti

I buoni libri non devono insegnare niente, ma i bravi lettori devono comunque imparare qualcosa.

Io che come lettore mi reputo bravo ma potrebbe impegnarsi di più tre importanti lezioni da quelle distopie le ho assorbite.

Forse non saprò snocciolarti gli eventi uno in fila all'altro come si succedono nel libro - la mia memoria ha finito i giga - ma quello che mi resta attaccato è ben più importante della trama o dei nomi dei personaggi.

La lezione dei romanzi distopici è qualcosa che assumi e diventa parte di te, del tuo codice morale, di ciò cui fai appello quando devi prendere una decisione di vita.

La prima lezione dei romanzi distopici

La prima lezione dei romanzi distopici

La prima lezione l'ho tratta da 1984 di George Orwell, e riguarda il linguaggio.

In 1984 la lingua inglese parlata dai personaggi viene gradualmente sostituita da una versione più semplificata (la neolingua, newspeak in originale) dove il lessico è impoverito, le regole sono poche e circostanziate, le sfumature completamente eliminate.

L'obiettivo dell'introduzione di questa lingua è quello di agire direttamente sulle idee: se non hai le parole per esprimere un concetto, non puoi formulare quelle idee per cui servono certe parole, se non attraverso lunghi giri di parole che inevitabilmente ne fanno perdere l'efficacia.

La prima lezione è che le parole sono importanti: il pressapochismo è semplice, diffuso, accettato o non riconosciuto (con lo stesso risultato), ecco perché è ancora più difficile vincerlo.

La seconda lezione dei romanzi distopici

La seconda lezione dei romanzi distopici

In Fahreneit 451 i Vigili del fuoco vanno alla ricerca di libri - che sono illegali - per bruciarli.

La lezione del romanzo distopico di Ray Bradbury è che la conoscenza fa paura, specie a chi ti vuole controllare.

La terza lezione dei romanzi distopici

La terza e ultima lezione dei romanzi distopici

Se la società di 1984 e quella di Fahreneit 451 potevano essere definite repressive, quella di Mondo Nuovo sembra una vera utopia: l'umanità ha sconfitto guerre e malattie, vive nel benessere ed è felice.

Il prezzo di questa società all'apparenza utopica però è alto: l'umanità ha dovuto rinunciare all'amore, all'arte e alla diversità.

Dal capolavoro di Aldous Huxley ho imparato che non sempre i tiranni indossano gli stivaloni e avanzano a passo d’oca, tante volte ti colpisce il loro sorriso.

Occhi aperti

La distopia conferisce drammaticità a una storia, ci fa immedesimare e ci fa riflettere sulla società in cui viviamo, su alcuni suoi aspetti che se pur non sono distopici a tutti gli effetti, in qualche modo non sono nemmeno lo specchio della perfezione.

Quello che dobbiamo fare il più delle volte è semplicemente tenere gli occhi bene aperti.

Città, Mare e Truffe Cyberpunk: il Racconto del Sogno

Città, Mare e Truffe Cyberpunk: il Racconto del Sogno

Questo è il racconto del sogno che ho fatto stanotte, un sogno davvero strano, sia per le situazioni - ma questo è piuttosto comune - che per la struttura narrativa - ed è questa la parte che mi ha colpito!

Dato che sono sicurissimo che vuoi sentirlo, ecco qua.

L'antefatto

All'inizio del sogno mi trovavo in città, in compagnia di un amico che per rispetto del suo anonimato (e dignità) chiameremo lo Zio Puma. Io e lo Zio Puma eravamo alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa, ma nonostante i nostri sforzi non riuscivamo a trovare nulla di nulla.

E qua mi fermo, perché altrimenti l'antefatto si trasforma in un racconto!

L'inizio del sogno si svolge in città

Come anticipato, all'inizio del racconto del sogno io e lo Zio Puma ci troviamo in pieno centro storico a Brescia, alla ricerca di un posto dove mangiare.

Dopo un po' di girare a vuoto decidiamo di entrare in un ristorante. Seduti e accomodati diamo un'occhiata a menù, e immediatamente capiamo di aver commesso un errore: scopriamo infatti che tutto è clamorosamente caro e ci chiediamo come mai non ci siamo accorti di che razza di posto fosse quando siamo entrati.

Mentre mi arrovello per trovare una soluzione, lo Zio Puma prende l'iniziativa e chiede la carta dei vini a un cameriere, così da avere un pretesto per lamentarsi di qualcosa e andarcene (non so come facevo a saperlo perché non me ne aveva parlato, ma soprassediamo tali questioni di logica nei sogni).

Tuttavia il cameriere interpellato ci risponde che il ristorante non ha alcuna carta dei vini, così cogliamo la palla al balzo e ci lamentiamo con lui di quello - scandaloso - per poi finalmente andarcene.
Il ristorante costoso del racconto del sogno

Il racconto del sogno prosegue al mare

Esco dal ristorante e la scena cambia: ora sono in una località marittima, nei pressi di una spiaggia dove - scoprirò - accadono fatti ancora più surreali.

Sto parlando con due conoscenti: uno mi rivela il vero nome dell'altro, e io finalmente chiarisco un dubbio che avevo da anni (ma nella realtà il nome lo conoscevo già!), dopodiché mi dicono che con 500 lire posso prenotare la spiaggia per tutto l'anno prossimo.

Fantastico, che prezzaccio! Incuriosito da questa super offerta, cerco di capire dove vada infilata la moneta - come se ci fosse da qualche parte un parchimetro per spiagge a fasce annuali - ma non trovo nulla del genere (evidentemente era un'idea troppo stramba anche per un sogno).

 
Il racconto del sogno continua al mare

Vedo però nei bagni della spiaggia un vecchio bagnino con tanto di cappello di paglia, così decido di andare da lui per chiedere informazioni sul parchimetro da spiaggia.

Lui si trova all'ingresso di uno uno sgabuzzino, e vedo che che sta armeggiando con alcuni attrezzi: qualche bastone, una vanga, un rastrello e simili... lo lascio però perdere perché in lontananza vedo lo Zio Puma in sella a uno pseudo trattore, un mezzo simile a un gatto delle nevi... ma per la sabbia, non so come descriverlo meglio, e sta tracciando a terra il perimetro della spiaggia.

Il ristorante al mare del racconto del sogno

Probabilmente vederlo mi ricorda l'intento iniziale del sogno, allora riprendo la ricerca del posto dove mangiare. Questa volta si tratta di bar e ristoranti in stile marittimo, con colori fra il bianco e l'azzurro, molto legno addobbato con conchiglie, reti da pesca e cose così.

Dopo aver girovagato - sempre con occhio vigile sugli spostamenti dello Zio Puma - trovo un locale, che in realtà sembra più un banchetto all'aperto con barriera divisoria in polimetilmetacrilato (plexiglass) dove l'unica cosa che posso mangiare è un panino con prosciutto crudo e acciughe.

All'inizio non sono molto dell'idea di mangiare quell'obbrobrio, ma mi dico vabè, mej de gnent (trad: convengo che sia preferibile all'astensione).

Intercettando il mio disappunto, il ristoratore afferra il panino e lo scompone, rimettendolo insieme in modo strano: il pane è tagliato in fettine diagonali, il prosciutto è piegato su se stesso e le acciughe sono divise in piccoli pezzi (ma a me sembra tutto normale) e in questo modo il pasto mi appare improvvisamente migliore.

Al momento di pagare mi rendo conto di avere solo una banconota da 200€, così è costretto a darmi un resto che sembra infinito, una marea di monete e monetine che impiegano una vita e mezza a passare dalle sue alle mie mani.

Alla fine controllo che sia tutto a posto... invece non mi tornano i conti.

Io me ne lamento ma lui si giustifica in un modo che non capisco, insisto e alle tante emerge che tutti i locali della zona fanno pagare una quota extra perché (qua non ricordo bene) devono ripagarsi per via di un credito sospeso con qualcuno/qualcosa che non è mai stato onorato.

Io allora - taccagno al midollo - gli dico che non mi interessa nulla del loro credito, e che rivoglio i miei soldi. Gli rendo il panino e qua scatta qualcosa: di colpo mi si sbloccano ricordi di quella giornata che fino a quel momento ignoravo, che non avevo sognato, ma che da lì in avanti è come se avessi sempre avuto!

Mare e città si mischiano

La cosa davvero assurda di questo sogno è proprio questo: lo sblocco di ricordi del passato. Tutti assieme, come se li avessi sempre avuti, e per il me del sogno era effettivamente così, ma per il me sognatore era un paradosso completo!

Un sogno apparentemente  innocuo si trasforma in un cyberpunk con innesti di memoria alla Ghost In The Shell!

Ghost In The Shell - Memoria Innestata

Già mi sembrava paradossale il fatto che non apprezzassi qualcosa contenente acciughe, ma sapere che nello stesso istante avevano convissuto il me senza ricordi e il me con ricordi mi faceva uscire di senno!

Ricordi come il fatto che all'inizio del racconto del sogno io non possedevo quei 200 euro, ma me li aveva dati qualcuno per errore (un resto sbagliato? Non ricordo...) e avevo deciso di far finta di nulla e tenermeli (che lestofante!) e che in precedenza io e lo Zio Puma avevamo cercato di truffare senza successo il tipo del panino con le acciughe (non ricordo i dettagli, tuttavia in questo sogno ero una vera canaglia).

L'uomo delle acciughe allora chiama qualcuno in suo aiuto e mi dice che non mi ridarà i miei soldi perché quando ho aperto il portafoglio ha riconosciuto al suo interno nove scontrini e da ciò ha capito che ero quello che in precedenza aveva tentato di truffarlo.

Il gran finale

Il gran finale del racconto del sogno è che - come spesso accade - sul più bello mi sono svegliato.

Però sono contento di essermi ricordato così tanto, di solito non ci riesco; merito della decisione di inviare un messaggio con tutto quello che ricordavo al mio coprotagonista Zio Puma, che con grande saggezza mi risponde in tal guisa:

Che tribulata!

Il Romanzo Distopico che ha Anticipato i Complotti NoVax

Il Romanzo Distopico che ha Anticipato i Complotti NoVax

Il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax non era – naturalmente – a favore di questa teoria, né di altre come i nogreenpass, i terrapiattisti, i negazionisti dell’atterraggio sulla luna, quelli delle scie chimiche, gli incel e altre panzane che potremmo raccogliere sotto il felice nome di #nobrain.

A dirla tutta non è che abbia esattamente anticipato i complotti, ma ha ipotizzato uno scenario dove tutte le teorie complottare si sono avverate: vaccini malevoli, 5G fedifrago, controllo della popolazione, un gruppo di persone che si ribella al sistema, rivolte ecc.

Non l’ho ancora detto, ma se mi segui da un po’ forse hai già capito che il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax di cui ti sto parlando è Pelicula!

Il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax è Pelicula

Pelicula è il romanzo distopico che ha anticipato i complotti novax

Grazie ai potenti mezzi a mia disposizione ho chiesto al signor Elefante di mostrare la quarta di copertina di Pelicula, a favore di chi non sapesse di che cosa sto parlando. Ecco la trascrizione:
Pelicula romanzo distopico: quarta di copertina
In un futuro tecnologicamente non evoluto l’umanità vive una situazione di stallo. Non più crisi, non più guerre, non più problemi: da questa utopia nasce una società dove la gente si crede libera ed è felice, una società manovrata da un’arma invincibile, operativa ventiquattr’ore su ventiquattro. Un’arma di controllo invisibile chiamata Pelicula.
Ai margini della civiltà un gruppo di terroristi opera per far emergere la verità. Per quanto dolorosa.
Rinunceresti alla tua felicità sapendo di non meritarla?   Andrea Cabassi

In copertina c’è pure in evidenza la punta della piramide con l’occhio, il celebre simbolo massonico (in Pelicula è una A, ma il riferimento è più che chiaro).

Mettere nel calderone anche i massoni è stata la ciliegina sulla torta. Infatti la punta con l’occhio rappresenta l’elite che detiene il potere, e quella emanata è la luce della conoscenza, che rende queste persone gli illuminati che controllano chi gli sta sotto.

La A di Pelicula, il romanzo distopico

In che modo Pelicula anticipa i complottari

Il romanzo è ambientato in un futuro prossimo in cui la tecnologia non è progredita, se non per un unico grande progetto, Pelicula: è questo un sistema di controllo di massa della popolazione basato su una rete di nanomachine, formata da ogni essere umano che sia stato vaccinato in tenera età.

È prassi infatti che tutti alla nascita siano vaccinati, per essere immunizzati contro il devastante inquinamento tipico delle città.

Dunque – a causa del forte condizionamento cui tutti sono sottoposti – non esistono più crimini, la vita nelle città ha raggiunto un grado di soddisfazione elevato e la povertà è stata sconfitta.

Indra e Lango – i protagonisti – si muovono in questo scenario come quelli che hanno capito, che si vogliono ribellare e far aprire gli occhi a tutto un sistema in cui le persone sono felici e si credono libere, ma non sono altro che fantocci, pedine.

Diciamocelo, essere Lango o Indra sarebbe il desiderio inconfessabile di ogni complottaro: impersonare l’eroe di un romanzo d’avventura che è l’unico ad aver capito come funzionano le cose, cui tutti danno contro, per loro sarebbe il non plus ultra dei top.

Dopotutto sono quelli che perferiscono avere ragione ed essere perseguitati, piuttosto che capire che le loro strambe teorie non sono supportate da prove accettabili.

Ma leggiamo un estratto in cui è possibile evincere tutto ciò (che bellissimo ciò)!
La legge, ma anche la morale comune, impone che tutti siano vaccinati entro i primi tre mesi di vita: non esistono le condizioni perché un qualsiasi essere umano possa sopravvivere oltre i tre mesi senza Pelicula; lo impongono le condizioni ambientali che si sono create e che si sono andate creando.   La cosa vale per tutti, nemici di Pelicula compresi; senza la protezione garantita da questo antivirus, un bambino andrebbe incontro a morte certa a causa dei batteri dell’aria, dell’acqua, del cibo… gli uomini sono stati troppo occupati a pensare al loro benessere per accorgersi che la terra che calpestavano era la stessa su cui avrebbero dovuto vivere: quindi senza Pelicula la vita si forma, ma non attecchisce.   Ciò rende Pelicula necessaria, ma le nanomacchine che iniziano a prosperare negli organismi viventi hanno un altro importantissimo ruolo: tracciano. Sono in grado di tracciare e trasmettere tutta la vita di chi le ospita. Tutta l’intera vita di un individuo.   Pelicula, cap. XIII

Se vuoi vederci più chiaro…

Il numero 7 è un simbolo per i massoni, così come per alcune culture antiche. In Egitto era sinonimo di completezza, per gli Ebrei la creazione fu compiuta in 7 giorni. 7 sono i colori dell’arcobaleno e le note musicali, così come le arti del trivio e del quadrivio.

La principale ragione, però, per cui i massoni reputano il 7 il numero perfetto sta nel fatto che è la somma di 3 e 4: il 3 rappresenta il triangolo – e di conseguenza il compasso, altro importante simbolo massonico – mentre il 4 il quadrato, l’altra figura perfetta.

Quale modo migliore, dunque, di vederci chiaro se non approfittare del codice promo NOBRAIN e fare tuo Pelicula con uno sconto esoterico del 7%?

Collezionali tutti (è facile: è solo un volume!) clicca qua per acquistare Pelicula, e inserisci questo codice promo per attivare lo sconto per il romanzo distopico che ha anticipato i complotti e i complottari di tutto il mondo (o quasi)!

Parole Belle: Castone (ep. 1×04)

Parole Belle: Castone (ep. 1×04)

Castone è l’esempio perfetto di parola arcinota per quanto concerne le sue derivate, ma la cui forma primitiva è talmente in disuso da sembrare una parola nuova!

Dopotutto, incastonare significa incastrare nel castone, ed è metaforicamente usato anche per indicare qualcosa che è stato messo in un posto diverso dalla sua origine in modo talmente eccellente, da sembrare fatto apposta per quello scopo.

Quando ho letto la parola castone stavo…

Ero non bel mezzo di una consultazione professionale specialistica di accuratissime fonti scientifiche di… va bene, va bene… stavo perdendo tempo su Instagram.

Nel feed è apparsa una raccolta di foto dell’amichevole chimico di quartiere, fra cui una in cui dice di star rileggendo le storie a fumetti di Flash.

Nella foto è visibile una pagina del fumetto, in particolare una sequenza che mostra come un anello racchiuda il costume del supereroe… nel suo castone!

Ero convinto che ogni supereroe che si rispetti indossasse il costume sotto gli abiti civili – come fanno l’Uomo Ragno e Super Pippo –  ma in questo modo è più comodo circolare d’estate; bravo Bartholomew, bella trovata!

Però nella serie del 1990 questa cosa non c’era… gli effetti speciali non erano ancra pronti per tanta grazia!

Di quando ho letto la parola Castone

Il significato di “castone”

castóne s. m. [dal fr. ant. chaston, che è dal franco *kasto]. – Parte dell’anello, o di altro gioiello, ove è posta e fissata la gemma; può essere formato da una cavità coronata da un sottile bordino che si ripiega sul contorno della gemma o, nelle montature a giorno, da piccole griffe, che trattengono la gemma stessa in più punti. Sono così chiamati per analogia anche gli alveoli cui sono fissati i rubini degli orologi.

Dizionario della Lingua Italiana Treccani

Castone secondo il Dizionario Treccani

Riflessione finale a 1.000 all’ora

Così come l’uomo più veloce del mondo (dopo Superman? Allora dovrei dire l’umano più veloce? Ma anche il bambino de Gli Incredibili era veloce. E lo chiamavano Flash! Una coincidenza? Mah!) ci protegge dalla turpitudine e dal logorio della vita moderna, anche parole belle come castone contribuiscono a rendere questa palla di fango che rotola nello spazio un posto migliore per vivere.

Grazie Flash, e grazie Castone… tenete duro fino al prossimo episodio!

Racconti a 16 bit: Dune II: Battle for Arrakis

Racconti a 16 bit: Dune II: Battle for Arrakis

Dune II: Battle for Arrakis è un famoso videogioco di inizio anni 90, infatti come già specificato nello scorso articolo di Racconti a 16 bit, il tema principe di questa serie a rigorosa cadenza aleatoria sono – surprise! – i videogiochi.

Avendo recuperato qualche vecchio titolo per rivivere alcuni momenti della fanciullezza, provo a presentare qui quelli in cui la cui componente narrativa era prevalente.

In Dune II la componente narrativa non è prevalente

Va bene, va bene, è vero. Dune II è un gioco strategico, ma che dico… è il gioco strategico per antonomasia!

La storia è relegata a ruolo di cornice fra un livello e l’altro, in cui il rappresentante della casata cui sei affiliato di dice l’obiettivo della prossima missione.

Ma allora che ci fa in Racconti a 16 bit se il racconto non c’è?

Dune, di Frank Herbert

Il primo motivo è che il videogame è basato sul romanzo di fantascienza Dune, di Frank Herbert, che a pieno titolo è uno dei pilastri della narrativa fantascientifica mondiale vincitore dei premi Hugo e Nebula (ho visto anche il nuovo film, molto bello, mentre quello del 1984 è una fetecchia).

Però il motivo principale è che questo titolo ha fatto la storia, per lo meno la mia personale relativamente al mondo videoludico.

Ricordo le partite sul primitivo sistema DOS, senza conoscere nulla del romanzo – anzi, ignorando proprio che esistesse un romanzo, beata ignoranza – e senza capirci troppo nemmeno delle spiegazioni in inglese.

Il gioco però era abbastanza intuitivo, e grazie anche alla complicità di vari amici alla fine giocarci era sempre divertente!

La trama… più o meno

Introduzione a Dune II

L’imperatore spaziale Frederick IV è sempre più assetato della preziosa Spezia, che si può estrarre solo sul pianeta Arrakis – conosciuto anche come Dune, il pianeta di sabbia.

Per incrementare l’estrazione, offre l’esclusiva a chi, fra Casa Atreides, Casa Harkonnen e Casa Ordos riuscirà a consegnargli più Spezia; tu interpreti il comandante di una delle tre case a tua scelta.

Le scene introduttive, il briefing della missione e le scene finali sono diverse per ogni casata, in linea con i loro ideali, e anche le armi e le unità variano da casa a casa.

Dune 2: la scelta della casata

Nelle prime missioni gli obiettivi sono soprattutto di stabilire una base su un territorio non occupato, raccogliere la spezia e sconfiggere gli intrusi; poi devi conquistare territori nemici, battendoti contro le altre fazioni, che si possono anche alleare contro di te.

Lo scontro finale è la battaglia tra la tua Casa e gli schieramenti nemici, inclusi i Sardaukar (l’esercito speciale dell’Imperatore).

Chi controlla La Spezia controlla l’universo

Quello della ricerca della Spezia è il pretesto per un gioco in cui l’aspetto gestionale è di primaria importanza: più spezia estrai e raffini, e più disponi di risorse per nuove infrastrutture: centrali elettriche, industrie, centri militari, armi e mezzi di trasporto.

A volte non è il nemico a farti fallire una missione, o l’incontro inaspettato con un gigantesco verme delle sabbie, ma l’utilizzo sconsiderato delle tue risorse.

Chi controlla la spezia controlla l'universo

La mia partita a Dune II: Battle for Arrakis

Dune 2 - Casa Atreides

Nel mio archivio non ho ancora messo Dune II fra i videogiochi terminati, la sua rigiocabilità è infatti sensazionale, se paragonato a altri giochi coevi.

Sì, perché in base al casato prescelto le missioni sono diverse, così una volta terminato il gioco per gli Atreides – come ho scelto io – potrò giocare ancora come Harkonnen o come Ordos… so che sembra banale, ma nel 1994 non lo era!

Dune II Gameplay

So che è di una tristezza profondissima, ma questo è il mio gameplay (sullo sfondo si può vedere il riflesso della mia poltrona sullo schermo).

Ho scattato la toto a una missione appena iniziata, mentre ci giocavo non avevo pensato a documentare adeguatamente la partita, ma pure i livelli più evoluti non è che siano tanto più belli di così!

Ho giocato alla versione per Sega Mega Drive, che pur essendo privo di mouse ha una discreta giocabilità (in alcuni punti ho fatto fatica, neh).

Per ora è tutto, ma nell’attesa del prossimo titolo… Game Over & Insert Coin!

Le Furtolimpiadi: racconto breve sulle olimpiadi del furto

Le Furtolimpiadi: racconto breve sulle olimpiadi del furto

Il tedoforo (da teda, fiaccola cerimoniale) nella tradizione delle Furtolimpiadi è la persona che riesce a rubare la fiaccola al tedoforo dell’edizione precedente, naturalmente senza spegnere la fiamma.

Questo accade ogni quattro anni nel Paese Degli Appropriatori Indebiti, Paés Dei Làder nella lingua locale.

Le Furtolimpiadi è un racconto breve ambientato in un posto impossibile, abitato solo ed esclusivamente da ladri inveterati, che si sfidano in discipline criminali per eleggere il loro leader.

Scaricalo in PDF, rubalo in EPUB o depredalo in MOBI, il risultato sarà sempre lo stesso: non potrai battere il super campione capace di sbaragliare ogni primato!

Una fiaba di malfattori

Presso il Paés Dei Làder, che nella lingua locale si traduce in Paese Degli Appropriatori Indebiti, viveva una comunità costituita interamente da ladri incalliti.
Ogni quattro anni i campioni dei vari quartieri si confrontavano nelle Furtolimpiadi, ovvero i giochi olimpici del furto, che includevano prove come la staffetta a mano armata, il salto con scasso, la scherma fraudolenta, il taccheggio greco-romano e i quattrocento metri scippo.
Nell’ultima edizione era stato introdotto anche il rubamazzetto; ciò accadeva esattamente quattro anni prima: era infatti in corso in quei giorni la nuova edizione dei Giochi.

Il colmo per un carabiniere

Che accadrebbe se i campioni dei vari quartieri fossero sbaragliati da una forza irresistibile?

Da una volontà inarrestabile, una purezza immacolata, una devozione inattaccabile.

Qualcosa capace di rivoluzionare i principi stessi dei Giochi, un’energia unica e chiarificatrice. Che cos’accadrebbe?