Arriva Matana… preparati a ridere!

Arriva Matana… preparati a ridere!

Matana è una miniserie di western di Leo Ortolani, il creatore di Rat-Man. Matana è un personaggio dalle fattezze rattesche, e non solo fisiche: anche lui è stupido, meschino, codardo... ma ha anche qualche difetto. La serie è composta da sei volumi spillati di 32 pagine in formato comic book da 18×26 cm circa. Il prezzo di copertina dei primi cinque volumi è di 3 € mentre l'ultimo è costato la bellezza di 3,5 €.

Matana è un fumetto western, anzi è un fumetto che si ispira chiaramente allo spaghetti western, in cui si sprecano citazioni a Il buono, il brutto, il cattivo, Django, Per qualche dollaro in più, Lo chiamavano Trinità ecc.
Acquistati con regolarità da marzo ad agosto 2021, me li ero tenuti per un momento favorevole, che però non è mai arrivato e così li ho letti lo stesso.

Matana Dettagli

West e fumetti

Il rapporto tra il mondo del fumetto e quello dell'epopea del selvaggio west è stato sempre molto stretto e influente. Molte storie di western sono state poi adattate e trasformate in fumetti, e molti personaggi iconici del far west ne sono diventati protagonisti.

Grazie all'utilizzo di stili grafici innovativi e originali, il fumetto western è riuscito a raccontare la vita dei cowboy, delle tribù indiane e dei criminali del tempo, e a trasmettere il fascino della fuga verso l'ovest, alla ricerca di una vita migliore e piena di avventure.

Solo per citare qualche tutolo italiano tra i più celebri:

  • Tex di Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini è uno dei fumetti western più famosi in Italia, segue le avventure del ranger Tex Willer nel vecchio West.
  • Zagor di Sergio Bonelli e Gallieno Ferri è un altro fumetto western popolare in Italia, segue le avventure dello Spirito con la Scure Zagor nel territorio di Darkwood.
  • Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo è un fumetto western più maturo che segue le avventure dell'ex cavallerizzo Ken Parker in vari luoghi del vecchio West.

Le storie del vecchio west hanno spesso ispirato i fumettisti, che a loro volta hanno contribuito a mantenere vivo il mito del far west nella cultura di massa.

Le copertine di Matana

Arriva Matana... preparati a morire!
Spara più forte... Matana non ti sente!
Nel nome del padre, del figlio e di Matana... amen!
Quando parla Matana... i morti tacciono!
Matana firma con una croce... la tua!
Il buono, il brutto e Matana!

I personaggi principali

Come anche le copertine ci mostrano in modo evidente, i personaggi principali di Matana sono sei, eccoli in ordine di copertina:

  • Matana, alter ego rattesco di Rat-Man, è un cacciatore di taglie.
  • Speranza, alter ego dell'uomo senza nome della Trilogia del dollaro, è un pistolero alla caccia del suo nemico El Muerto.
  • Djanga, alter ego rattesco di Cinzia, pistolera innamorata di Matana.
  • Isaia, alter ego rattesco di Bracco, schiavo dato a Matana come resto per la riscossione di una taglia.
  • Don Alejandro, alter ego rattesco di Piccettino, capobanda di un esercito di pistoleri messicani.
  • El Muerto, lo spietato antagonista della storia che viaggia dentro una cassa da morto e che ha un passato misterioso.

Una gag per volume

La migliore gag del primo volume

Da Matana Vol. 1

La migliore gag del secondo volume

Da Matana Vol. 2

La migliore gag del terzo volume

Da Matana Vol. 3

La migliore gag del quarto volume

Da Matana Vol. 4

La migliore gag del quinto volume

Da Matana Vol. 5

La migliore gag del sesto volume

Da Matana Vol. 6

Giudizio complessivo

Sicuramente chi ha apprezzato/sopportato Rat-Man leggerà volentieri anche Matana, anche se in effetti negli ultimi volumi la storia prende il sopravvento sulle gag (che ci sono sempre, eh!) e quindi potrebbe essere goduto maggiormente dagli appassionati del genere western.

Alle volte ho avuto l'impressione che alcune scene fossero messe solo per allungare il brodo, che in aggiunta alle due pagine con il titolone su sfondo nero (le numero 2 e 3) fanno nascere il sospetto che l'autore avesse più pagine da riempire che idee a disposizione.

Comunque la parte peggiore è da sempre...

L'editoriale di Plazzi! Sicuramente è un ottimo professionista e nessuno meglio di lui può fare quel che fa, ma quelle quattro righe in apertura di ogni lavoro di Leo Ortolani rasentano il patetico (perdonami ma qualcuno doveva dirtelo) e anche se fosse il tentativo di creare un contrasto per elevare il contenuto dell'albo... beh, non ce n'è davvero bisogno!

Sottobicchiere di Matana
Il racconto dell’ancella: riassunti e citazioni

Il racconto dell’ancella: riassunti e citazioni

Il romanzo Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood è una lettura di vitale importanza per chi è interessato alla letteratura distopica. La storia è ambientata in una nuova società, nata da un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, chiamata Repubblica di Galaad (o Repubblica di Gilead, o Regime di Gilead, o Regime Totalitario di Gilead, o Repubblica di Gilead... avere una versione sola sarebbe stato troppo banale), un regime totalitario governato da una teocrazia patriarcale e oppressiva. Gli individui sono divisi in classi rigidissime, le donne sono considerate proprietà degli uomini e sono costrette ad adempiere doveri riproduttivi.

Il racconto dell'ancella, pubblicato nel 1985, è diventato uno dei libri più venduti della casa editrice McClelland and Stewart, ed è stato ampiamente acclamato dalla critica. Molti lo hanno paragonato al romanzo distopico di George Orwell 1984 per la sua descrizione accurata di una società totalitaria e per il suo impatto duraturo sulla cultura popolare.

L'opera segue la storia di Difred, una delle ancelle incaricate di generare figli per gli uomini dell'élite di Gilead. Difred viene coinvolta in un movimento clandestino per ribellarsi contro il regime oppressivo e trovare un modo per fuggire dalla sua prigione dorata.

Il racconto dell'ancella: quarta di copertina

Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Riassunti dei capitoli e citazioni

Ho raccolto le frasi che più mi hanno colpito mentre leggevo Il racconto dell’ancella, corredate dai comodissimi riassuntini che scrivevo alla fine di ogni paragrafo. Essendo questi molti e relativamente brevi mi sono stati di grande aiuto per reggere le fila. Ma prima una galleria con le copertine più belle di varie edizioni de Il racconto dell'ancella che ho trovato!

L'organizzazione dei capitoli

Il racconto dell'ancella è un'opera di narrativa distopica suddivisa in 15 capitoli più una nota finale, e ogni capitolo è formato a sua volta da uno o più paragrafi, per un totale di 46 (47 se considero la nota finale) paragrafi. Per ognuno di essi ho scritto un breve riassunto, a cui ho poi associato le citazioni che più mi hanno colpito.

Riassunti e citazioni

Il racconto dell’ancella Capitolo I. Notte

1. L’ambiente è decadente, rimangono solo le tracce di un passato prospero. Vengono presentate le Guardie, gli unici a poter usare pistole come arma, le Zie e cinque donne: Alma, Janine, Dolores Moira e June.

Ci struggevamo al pensiero del futuro. Come l’avevamo appresa, quella disposizione all’insaziabilità?

Gli Angeli stavano dall’altra parte, voltati di schiena verso di noi. Erano oggetto di paura per noi, ma anche di qualcos’altro. Se solo ci avessero guardato. Se solo avessimo potuto parlare con loro. Si sarebbe potuto stabilire uno scambio, pensavamo, un accordo, un baratto. Avevamo ancora il nostro corpo. Erano queste le nostre fantasie.

Il racconto dell’ancella Capitolo II. La spesa

2. Si deduce che il punto di vista della narrazione sia di un’appartenente a una casta, e viva in una casa con altri appartenenti ad altre cose. Lei è una Rossa.

Non sprecare e non ti mancherà niente.

So perché non c’è il vetro sull’acquerello di giaggioli blu, e perché la finestra si apre solo in parte, e perché è di cristallo infrangibile. Non temono che ce ne andiamo di nascosto. Non arriveremmo lontano. Temono altre fughe, quelle che puoi aprirti dentro, se hai un oggetto con un bordo tagliente.

Nel corridoio c’è un orologio a pendolo che, parco, amministra il tempo

Desidero ardentemente toccare qualcosa di diverso dalla stoffa o dal legno. Desidero commettere l’atto del toccare.

3. La protagonista ripensa a quando è arrivata nella casa la prima volta, e ha conosciuto la moglie del Comandante. Si è trattato di una presentazione fredda, formale. Ricordò di averla già vista in TV da piccola in un programma religioso per bambini: il suo nome è Serena Joy.

È buona cosa avere delle piccole mete che si possono facilmente conseguire.

C’è sempre un mercato nero, c’è sempre qualcosa che può essere scambiato.

4. La protagonista, di cui ancora non conosciamo il nome, deve recarsi al centro della città, e ci si può recare solo con una compagna – Digen. Le due compagne hanno il compito di controllarsi a vicenda. Passando un posto di blocco sono notate da due giovani Guardie. Il loro rango non gli permette di avere una compagna, vivono in caserma con l’obiettivo di scalare la graduatoria e migliorare le proprie condizioni. Il fatto di sentirsi osservate e di sapersi irraggiungibili da parte dei due sono piccoli avvenimenti, e rappresentano piccole sfide al potere.

È nera, il colore di un’automobile di prestigio o di un carro funebre, è lunga e lucente. L’autista la lucida con una pelle di camoscio, amorevolmente. Questo almeno non è cambiato, il modo in cui gli uomini accarezzano le buone automobili.

Non ero brava ad aspettare. Serve anche sapere aspettare, diceva Zia Lydia. Ce lo faceva imprimere nella memoria. Diceva anche: Non tutte tra voi ce la faranno fino in fondo. Qualcuna cadrà su un terreno arido o spinoso. Qualcuna di voi ha radici superficiali. Aveva una verruca sul mento che andava su e giù mentre parlava. Diceva: Consideratevi come dei semi, e in quell’istante la sua voce era carezzevole, cospiratoria, come le voci di quelle donne che tenevano corsi di balletto per bambini, e dicevano: Ora braccia all’insù, nell’aria, facciamo finta di essere degli alberi.

Non ci è permesso andarci se non in due. Si dice che sia per proteggerci, ma è assurdo: siamo già ben protette. La verità è che lei è la mia spia, così come io sono la sua. Se una di noi passa tra le maglie della rete per via di qualcosa che accade durante una delle nostre passeggiate quotidiane, l’altra sarà ritenuta responsabile.

Non è il genere di cose su cui fare domande, perché la risposta di solito non è quella che vuoi avere.

sono affamata di notizie, di qualsiasi genere di notizie. Anche se sono notizie false, devono pur significare qualcosa.

I Custodi non sono dei veri soldati. Vengono usati per operazioni di polizia e altre funzioni secondarie, come zappare il giardino della Moglie del Comandante, per esempio, e sono stupidi o anziani o invalidi oppure giovanissimi, a prescindere da quelli che sono Occhi in incognito. Questi due sono giovanissimi: uno ha i baffi ancora radi, l’altro il viso pieno di brufoli. La loro giovinezza è commovente, ma so che non posso lasciarmi ingannare. I giovani sono spesso i più pericolosi, i più fanatici, i più imprudenti con le armi. Non hanno avuto il tempo di imparare a vivere. Con loro si deve andare cauti.

La sua pelle è pallida e ha un aspetto molle e malaticcio, come la pelle sotto una crosta.

È un avvenimento, una piccola sfida alle regole, così piccola da non poter esser scoperta, ma questi attimi sono le ricompense che mi offro, come le caramelle che, da bambina, accumulavo in fondo a un cassetto. Questi attimi sono possibilità, spiragli.

Poi scopro che dopo tutto non mi vergogno. Mi piace il potere; il potere di stuzzicare un cane con un osso, un potere passivo ma reale.

5. Durante i loro acquisti in città, la protagonista e Diglen incontrano un’ancella incinta di un’altra casa, e tutte le altre ancelle la accusano di nascosto di esibizionismo. Successivamente incontrano turisti giapponesi in abiti occidentali. La nostra protagonista pensa che una volta anche lei e Luke (suo marito, forse?) si vestivano così. I turisti chiedono di poterla fotografare ma ottengono un rifiuto in risposta. Alla domanda se fossero felici hanno un momento di esitazione, poi Diglen risponde di sì.

Moltiplicata per due, cammino per la strada.

Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.

Gli studenti la frequentavano moltissimo; ogni primavera si teneva un festival di Humphrey Bogart, con Lauren Bacall oppure Katharine Hepburn, donne indipendenti, che disponevano liberamente della propria vita. Indossavano camicette con i bottoni sul davanti che suggerivano le possibilità della parola aprirsi. Queste donne potevano lasciarsi aprire; oppure no. Sembravano in grado di scegliere. Anche noi sembravamo in grado di scegliere, allora. Eravamo una società che moriva per troppa libertà di scelta, diceva Zia Lydia.

6. Sulla via del rientro le due donne si fermano in una chiesa trasformata in museo, con tanto di cadaveri appesi incappucciati. La protagonista è felice che Luke non sia nessuno di loro: sono medici che praticavano l’aborto.

Sono i sacchi sui capi la cosa peggiore, peggio di quanto sarebbero le stesse facce, fanno sì che gli uomini sembrino bambole su cui non sono ancora stati dipinti gli occhi, il naso, la bocca, simili a spaventapasseri, e in un certo senso lo sono, poiché la loro funzione dev’essere, appunto, quella di spaventare.

Non è una scusante che le loro azioni fossero legali a quel tempo: i loro crimini sono retroattivi.

Il racconto dell’ancella Capitolo III. Notte

7. La protagonista ricorda il suo passato, quando era libera da ragazza e di quando una volta con sua madre – fervida sostenitrice dei diritti delle donne – ha partecipato a una manifestazione in cui la gente bruciava libri, libri scolastici, libri universitari e riviste. Si fa un riferimento a sua figlia, probabilmente morta.

La differenza tra giacere e dover stare a letto. Dover stare a letto è un concetto passivo

I volti erano felici, quasi estatici. Il fuoco può fare questo effetto.

Mi piacerebbe credere che sto raccontando una storia.

Il racconto dell’ancella Capitolo IV. Sala d’attesa

8. Si scopre che è avvenuta una guerra fra sette. La protagonista ragiona di Zia Lidia, di Serena J. e del Comandante, incontrato in corridoio la sera, dove non sarebbe dovuto esserci.

Era sul Time o su Newsweek, mi pare, a quell’epoca si meritava ancora un articolo.

Non cantava già più, teneva discorsi. Era brava. I suoi discorsi trattavano della santità della casa, di come le donne dovessero restare a casa. Lei non si atteneva personalmente a quei principi, ne parlava soltanto, ma dava a intendere questa sua manchevolezza come un sacrificio che compiva per il bene di tutti.

9. La nostra trova un messaggio (proibito) in camera, cerca di informarsi su chi fosse l’occupante della stanza prima del suo arrivo ma ottiene solo risposte parziali.

Ma Rita si è incollata le labbra. Io qui sono come una bambina, ci sono cose che non mi si devono dire. «Ciò che non sai non ti farà soffrire» è stato tutto quello che mi ha detto.

10. Lei pensa al Comandante, i sentimenti nei suoi confronti sono confusi.

Non so se le parole sono giuste. Non riesco a ricordare. Questi canti non si sentono più in pubblico, specialmente quelli che hanno parole come libera. Sono ritenuti troppo pericolosi. Appartengono a sette messe al bando.

Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà.

11. Durante una visita medica periodica, il medico le propone di farsi mettere incinta da lui per dimostrare di appartenere alle donne fertili: se non darà un figlio al comandante sarà classificata non-donna e cacciata. Rifiuta per non infrangere regole ma è molto turbata.

È sincero, solidale e tuttavia si compiace della sua solidarietà.

12. La figlia della voce narrante è stata data in adozione, probabilmente le hanno detto che lei è morta. Dovrebbe avere otto anni.

Evito di osservare il mio corpo, non perché pensi che sia svergognato e impudico, ma perché non voglio vederlo. Non voglio vedere qualcosa che mi definisca così completamente.

Ho imparato a fare a meno di moltissime cose. Se avete tante cose, diceva Zia Lydia, vi attaccate troppo a questo mondo materiale e vi dimenticate dei valori spirituali. Dovete coltivare la povertà di spirito. Beati gli umili. Non proseguiva, non diceva «beati gli umili perché possederanno la terra».

Il racconto dell’ancella Capitolo V. Il sonnellino

13. Nella casa del Comandante viene a vivere Moira, che la protagonista aveva già notato da qualche parte in passato per via dei suoi capelli corti; si accordano in segreto di incontrarsi nei bagni per parlare. Di notte a un incubo del periodo prima della sottomissione.

Occupare il tempo. Questa è una cosa alla quale non ero preparata: la quantità di tempo vuoto, le lunghe parentesi di niente. Il tempo come un canto fermo.

So che le Zie non di servizio se ne andavano nella sala insegnanti per una tazza di caffè o qualsiasi altra bevanda chiamassero con quel nome.

È Janine che racconta di essere stata stuprata da una banda a quattordici anni e di avere poi abortito. Ha raccontato la stessa storia la settimana scorsa. Sembrava quasi che ne fosse orgogliosa. Potrebbe persino non essere vero. Durante la Testimonianza, è più sicuro inventarsi qualcosa piuttosto che dire che non hai nulla da raccontare. Ma poiché si tratta di Janine, probabilmente è vero, più o meno. «Ma a chi va data la colpa?» chiede Zia Elena, sollevando un dito paffuto. «A lei va data la colpa, a lei, a lei» salmodiamo all’unisono. «Chi li ha provocati?» Zia Elena è raggiante, contenta di noi. «Lei. È stata lei. Lei». «Perché Dio ha lasciato che accadesse una cosa tanto terribile?» «Per darle una lezione. Darle una lezione. Una lezione».

«Che le hanno fatto?» sussurravamo, di letto in letto. Non so. Non saperlo peggiora le cose.

Ero solita pensare al mio corpo come a un veicolo di piacere, o a un mezzo per spostarmi da un luogo all’altro o uno strumento per compiere la mia volontà.

Il racconto dell’ancella Capitolo VI. La famiglia

14. Esiste una routine nella giornata in cui alle ancelle è concesso essere presente mentre Serena J. segue il notiziario. La protagonista ripensa al passato quando tentò di scappare dal paese con Luke e sua figlia.

15. Il Comandante legge alcuni passi delle sacre scritture in cui la Bibbia giustifica la loro schiavitù per generare un suo figlio. Moira fingere un malessere ma viene scoperta e punita.

A colazione era il momento delle Beatitudini. Beato questo, beato quest’altro. Erano incise su un disco, la voce era di un uomo. Beati i poveri di spirito, perché loro sarà il regno dei cieli. Beati i misericordiosi. Beati i mansueti. Beati i silenziosi. Sapevo che questo se l’erano inventato, che era sbagliato, e che inoltre tralasciavano molte cose, ma non c’era modo di verificarlo. Beati coloro che piangono, perché saranno consolati. Nessuno diceva quando.

16. La Cerimonia per generare un figlio prevede che la protagonista stia a contatto con la moglie del Comandante mentre sta giacendo con lui, perché anch’ella sia coinvolta.

17. Ritornata alla sua stanza si spalma un pezzo di burro che si è tenuta da parte per ammorbidire la sua pelle. Più tardi incontra Nick, che la bacia e le comunica che il Comandante vuole parlare con lei.

Mi spalmo il burro sulla faccia, cerco di farlo penetrare nella pelle. Non ci sono più lozioni per le mani o creme per il viso, non per noi. Sono considerate vanità. Noi siamo dei contenitori, è solo il dentro dei nostri corpi che è importante. L’esterno può indurirsi e divenire rugoso, come il guscio di una noce. È stata decretata dalle Mogli questa assenza di lozioni per le mani. Loro non vogliono che noi siamo attraenti. Per loro va già abbastanza male così.

Il racconto dell’ancella Capitolo VII. Notte

18. Ipotizza alcuni possibili scenari riguardo il destino di Luke, che le è ignoto.

Credo che Luke sia sdraiato a faccia in giù in una siepe, in un groviglio di felci, le fronde marroni dell’altr’anno sotto quelle verdi appena aperte, o forse è cicuta, sebbene sia ancora troppo presto per le bacche rosse. Restano di lui i capelli, le ossa, la camicia di lana a scacchi verdi e neri, la cintura di cuoio, gli stivali da lavoro. So esattamente che cosa indossava. Mentalmente posso vedere i suoi vestiti, nitidi come in una litografia o in una pubblicità a colori di una vecchissima rivista, ma non il suo viso, o almeno non così chiaramente. Il suo viso sta cominciando a sbiadire, probabilmente perché non era sempre lo stesso, era imprevedibile, a differenza dei suoi abiti. Prego che i fori dei proiettili (due o tre, ci fu più di uno sparo) siano stati uno vicino all’altro, prego che almeno un foro sia stato preciso, veloce, nel trapassare il cranio, il luogo dov’erano tutte le immagini, così che ci sia stato un solo unico attimo di dolore sordo, come la parola tonfo, soltanto quello e poi il silenzio.

Il corpo è facilmente danneggiabile, facilmente eliminabile, è fatto di acqua e sostanze chimiche, è poco più di una medusa sulla sabbia.

Ci dev’essere una resistenza, altrimenti da dove vengono tutti quei criminali, alla televisione?

Il racconto dell’ancella Capitolo VIII. Nascita

19. Il tasso di natalità è crollato a causa delle radiazioni, e i nuovi nati devono essere approvati o dichiarati non-bambini. Le donne si dirigono in ospedale con la Partomobile.

tende ricadenti come i capelli bianchi di un annegato.

L’essere sana di mente è un patrimonio che accumulo come un tempo la gente accumulava il denaro. Lo metto da parte, per quando sarà il momento.

A che darà vita Diwarren? A un bambino, come tutte speriamo? O a qualcos’altro, un Nonbambino, con una testa a capocchia di spillo, o un muso come quello di un cane, o due corpi, o un foro nel cuore, o senza braccia, o con le mani e i piedi palmati? Non si può sapere. Un tempo potevano saperlo, con le macchine, ma questo adesso è proibito dalla legge. E a che scopo saperlo, comunque? Non ci si può far niente; le gravidanze devono essere portate a termine.

20. La protagonista racconta alcuni benefici riservati alle partorienti e ripensa ai racconti di sua madre sulle lotte per i diritti femminili.

Siete una generazione di transizione, diceva Zia Lydia. Per voi è più difficile. Sappiamo che da voi si attendono dei sacrifici. È duro subire l’oltraggio degli uomini. Per quelle che verranno dopo, sarà più facile, perché accetteranno il loro dovere con cuore volonteroso. Non diceva: perché non avranno ricordi. Diceva: perché non vorranno cose che non possono avere.

Un uomo è semplicemente la strategia di una donna per fare altre donne.

Non valgono più delle donne, tranne che per aggiustare l’automobile e giocare al pallone, proprio quello di cui abbiamo bisogno per il miglioramento della razza umana, giusto?

Porco sciovinista diceva. Non è stramba tua madre? diceva Luke, e lei assumeva un’aria sorniona, furtiva. Ne ho il diritto, diceva, sono abbastanza vecchia. Ho pagato il mio scotto, posso permettermi di essere stramba. Tu hai ancora il muso sporco di latte. Quanto a te, aggiungeva rivolta a me, sei troppo superficiale, un fuoco di paglia. La storia mi darà ragione.

21. Janine partorisce una bambina apparentemente sana. Janine verrà trasferita in un’altra casa per generare altri figli, e non verrà mai dichiarata non-donna e inviata nelle temute Colonie. Le mogli hanno il compito di scegliere il nome della neonata; il nome scelto è Angela.

Ma chi può ricordare il dolore, una volta passato?

Sediamo sulle nostre panche, l’una di fronte all’altra, mentre ci trasportano; senza più emozione, quasi senza più alcun sentimento, potremmo essere dei fagotti di panno rosso. Siamo tutte indolenzite. Ciascuna di noi tiene in grembo uno spettro, un bambino fantasma. Ciò che ci sta davanti, adesso che l’eccitazione è finita, è il nostro fallimento.

22. Si scopre che Moira è scappata.

sentita da Dolores, che l’ha sentita da Janine. Janine l’ha sentita da Zia Lydia. Ci possono essere alleanze anche in luoghi simili, anche in simili circostanze. È una certezza sulla quale si può contare, ci saranno sempre alleanze, di un tipo e di un altro.

Riteneva che tutto il pentimento e i piagnistei di Janine significassero qualcosa, riteneva che Janine fosse stata piegata, che fosse una vera credente. Janine era come un cucciolo che tutti hanno sempre preso a calci, si sarebbe messa a pancia in su per chiunque e avrebbe detto qualsiasi cosa, solo per un attimo d’approvazione.

23. Il Comandante la chiama nella sua stanza, un luogo a lei normalmente proibito, per qualcosa che non riesce a immaginare. Una volta incontratisi, le chiede di giocare a Scarabeo, che è un’attività vietata. Prima di andarsene le chiede un bacio, lui le fa pena.

Quando uscirò di qui, se mai sarò in grado di raccontarlo in qualsiasi forma, anche nella forma di una voce che racconta, anche allora sarà una ricostruzione. È impossibile descrivere una cosa esattamente com’era, perché ciò che dici non può mai essere esatto, devi sempre trascurare qualcosa, ci sono troppe facce, lati, fattori che si intersecano, sfumature; ci sono troppi gesti, con questo o quel significato, troppe forme che non si possono mai descrivere completamente, troppi sapori, nell’aria o sulla lingua, troppe mezze tinte, troppe. Ma se sei un uomo in un qualsiasi tempo futuro, e ce l’hai fatta sin qui, ti prego ricorda: non sarai mai soggetto alla tentazione del perdono, tu uomo, come lo sarà una donna. È difficile resistere, credimi. Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande.

Ma ci dev’essere qualcosa che lui vuole da me e volere significa avere una debolezza. È proprio la debolezza, qualunque essa sia, che mi attira. È come una piccola crepa in un muro prima impenetrabile. Premendo l’occhio contro questa sua debolezza, forse sarò in grado di vedere la mia strada.

Il racconto dell’ancella Capitolo IX. Notte

24. Il nome della nostra protagonista, che ha sostituito quello vero, ora è Difred, un patronimico che indica il nome del suo possessore: il Comandante Fred, appunto. Mentre pensa al passato avverte un dolore.

Il racconto dell’ancella Capitolo X. Le Pergamene dell’Anima

25. Cora la trova svenuta e decide di non dire nulla dell’accaduto. Il Comandate concorda con Difred una serie di codici per quando vuole che lei vada a trovarlo. Le fa alcuni regali: una rivista la prima volta. Lei gli chiede una crema per le mani, e da come le risponde capisce che lui non hai idea delle condizioni cui sono sottoposte.

Lei puntava le lame delle cesoie e poi tagliava, con uno scatto convulso delle mani. Era l’artrite o un attacco feroce, un’azione da kamikaze, perpetrata contro i turgidi genitali dei fiori? Il corpo fruttificante. Recidere i germogli accresce la forza del bulbo. Santa Serena, in ginocchio, che fa penitenza. Mi divertivo spesso in questo modo, con piccole, meschine e amare celie su di lei, ma non a lungo. Non serviva a niente indugiare, osservando Serena Joy alle spalle. Quello che volevo erano le cesoie.

C’è un’atmosfera ribelle, sediziosa in questo giardino di Serena, un senso di cose sepolte che esplodono, senza parole, nella luce, come dita puntate verso l’alto, a dire: tutto ciò che è ridotto al silenzio chiederà a gran voce di essere udito, anche se in silenzio.

Si ammalano molto, queste Mogli di Comandanti. Aggiunge interesse alla loro vita.

Mentre mi faceva dondolare la rivista davanti agli occhi come un’esca, l’ho desiderata con una forza che mi ha scosso fino nel profondo. Nello stesso tempo capivo che era un desiderio banale e irragionevole, perché un tempo non mi interessavano quelle riviste. Le avevo sfogliate negli studi dei dentisti, e talvolta in aereo; le avevo acquistate per portarmele nelle camere d’albergo, per passare il tempo mentre aspettavo Luke. Dopo le buttavo via, poiché erano inutili, e non sarei stata in grado di ricordarne il contenuto. Eppure adesso lo ricordo. Contenevano delle promesse. Trattavano di trasformazioni, suggerivano un’infinita serie di possibilità, che si moltiplicavano come le immagini riflesse in due file di specchi l’una di fronte all’altra, si ripetevano, uguali, fino al punto di fuga. Suggerivano un’avventura dopo un’altra, un guardaroba dopo un altro, un miglioramento dopo un altro, un uomo dopo un altro. Suggerivano il modo di ringiovanire, di superare e dimenticare il dolore, di amare e farsi amare all’infinito. La loro vera promessa era l’immortalità.

26. Difred teme che il Comandante si faccia scoprire dalla moglie.

Quella sera, la prima dall’inizio del nostro accordo (non saprei definirlo altrimenti), mi vergognavo. Sentivo che lui mi guardava e ne ero infastidita. Le lampade erano accese, come al solito, poiché Serena Joy evitava sempre qualsiasi cosa potesse creare un’aura anche vagamente romantica o erotica, e la luce scendeva dall’alto, cruda nonostante il baldacchino. Era come essere su un tavolo operatorio, o su un palcoscenico, mi rendevo conto di avere i peli sulle gambe, sparsi e un po’ ispidi, non avevo neanche le ascelle depilate, ma lui non poteva vederle. Mi sentivo rozza. Questa copulazione, o forse fertilizzazione, che per me non avrebbe dovuto essere più di quanto un’ape sia per un fiore, mi appariva come una indecente, intollerabile violazione di proprietà, mentre prima non era stato così.

Si può essere gelosi solo di chi possiede qualcosa che pensiamo spetterebbe a noi.

Per le generazioni che verranno, diceva Zia Lydia, sarà molto meglio. Le donne vivranno insieme in armonia, tutte in un’unica famiglia; voi sarete per loro come figlie, e quando il livello della popolazione sarà di nuovo salito, non sarete più costrette a trasferirvi da una casa all’altra, il vuoto sarà colmato. Ci potranno essere legami di vero affetto, diceva, strizzando l’occhio con aria complice. Le donne si uniranno per un fine comune! Si aiuteranno reciprocamente nelle faccende quotidiane e procederanno insieme lungo il cammino della vita assolvendo ciascuna il compito che le è stato assegnato. Perché aspettarsi che una donna adempia da sola a tutte le funzioni necessarie alla serena conduzione di una casa? Non è né ragionevole né umano. Le vostre figlie avranno una maggiore libertà. Stiamo operando allo scopo di dare un piccolo giardino a ognuna di voi… Agitava il dito ammonitore: Ma non possiamo essere come maiali avidi ed esigere troppo prima del tempo, non è vero?

27. Durante un’uscita per la spesa, Difred e Diglen confessano l’un l’altra di non essere vere fedeli; all’improvviso appare la polizia che brutalmente arresta una persona loro vicina. Difred è sollevata nel comprendere di non essere stata scoperta.

Un topo in un labirinto è libero di andare ovunque, purché resti nel labirinto.

Non mi avvio subito, mi fermo a guardare ancora una volta il Muro. I mattoni rossi, i riflettori, il filo spinato, i ganci. In un certo senso il Muro è perfino più sinistro se è vuoto. Quando c’è appeso qualcuno almeno sai che cos’è il peggio. Ma vuoto è una minaccia potenziale, come un temporale che si avvicini.

colorati, reggiseni coi pizzi, foulard di seta. Cose ormai perdute. Io e Diglen davanti a Le Pergamene dell’Anima guardiamo, attraverso le vetrine antiproiettile, le preghiere che sgorgano dalle macchine e scompaiono di nuovo attraverso le scanalature, per tornare al regno del «non detto». Adesso sposto lo sguardo e non vedo più le macchine, ma Diglen, riflessa nella vetrina. Anche lei mi sta fissando. Ci guardiamo negli occhi. Questa è la prima volta che vedo gli occhi di Diglen di fronte, non di profilo.

28. Difred ripensa al giorno in cui le hanno azzerato il conto e licenziata dal lavoro solo perché femmina.

Pezzi di carta, abbastanza spessa, unta al tatto, color verde, col ritratto di un vecchio in parrucca su un lato e sull’altro una piramide con sopra un occhio. La scritta diceva In God We Trust, abbiamo fiducia in Dio. Mia madre diceva che qualche negoziante teneva per scherzo, accanto al registratore di cassa, un cartello: Abbiamo fiducia in Dio. Tutti gli altri paghino in contanti. Ora sarebbe considerata una bestemmia.

Sembrava un sistema primitivo, totemico anche, come servirsi di conchiglie di cipree. Io stessa devo averlo usato per un po’, prima che tutto finisse alla Compubanca. È così che sono stati in grado di fare quello che hanno fatto tutto in una sola volta, senza che nessuno lo sapesse in anticipo. Se ci fosse stato ancora del denaro liquido, avrebbero incontrato maggiori difficoltà. È successo dopo la catastrofe, quando avevano ucciso il Presidente e mitragliato il Congresso, e l’esercito aveva dichiarato lo stato d’emergenza. Avevano accusato gli integralisti dell’Islam, allora. «State calmi» dicevano alla televisione. «La situazione è sotto controllo». Io ero sbalordita. Tutti lo erano, lo so. Era difficile credere che i membri del governo fossero finiti così. Come erano riusciti a entrare? Com’era accaduto? È stato allora che hanno abolito la Costituzione. Temporaneamente, si diceva. Non c’erano neppure disordini per le strade. La gente stava in casa la sera, a guardare la televisione, sperando di avere qualche direttiva. Non c’era neppure un nemico con cui prendersela.

questi album erano pieni di immagini dei miei primi anni di vita e andavano diminuendo man mano che crescevo, come se quella folla di piccole me stessa fosse stata decimata da una pestilenza.

29. Durante una sera con il Comandante, questo si lascia andare e le confida che le vorrebbe rendere la vita più sopportabile. Le chiede che cosa vorrebbe, lei le risponde che desidera conoscere quel che sta succedendo.

Il racconto dell’ancella Capitolo XI. Notte

30. Difred ripensa a quando lei e Luke sono stati traditi, forse da un vicino, quando tentarono di fuggire.

Cala la notte. È calata la notte. Perché la notte cala, invece di levarsi, come l’alba? Eppure se si guarda verso est, all’ora del tramonto, si può vedere la notte levarsi, non calare; il buio sale verso il cielo, all’orizzonte, come un sole nero dietro la coltre delle nubi, come fumo da un fuoco invisibile, una linea di fuoco proprio sotto l’orizzonte: un bosco o una città in fiamme. Forse la notte cala perché è pesante, uno spesso sipario tirato sopra gli occhi. Una coperta di lana. Come vorrei riuscire a vedere meglio nel buio. La notte è calata, quindi.

«I sentimenti non si controllano» aveva detto una volta Moira, «ma si può controllare il proprio modo di comportarsi».

«Penserò io al gatto» aveva detto Luke, più tardi. Il «gatto», non la nostra gatta, per questo avevo capito che voleva ucciderla. È così che si deve fare prima di uccidere, mi ero detta. Bisogna creare un soggetto neutrale dove prima c’era il vuoto.

Per il Paradiso abbiamo bisogno di Te. L’Inferno ce lo possiamo fare da soli.

Il racconto dell’ancella Capitolo XII. Gezebele

31. Serena J. propone a Difred di provare a rimanere incinta con un altro uomo. Lei non sa se fidarsi, così per guadagnare la sua fiducia le promette una sigaretta e una foto di sua figlia. Scopre così che lei sa dove sia e che non gliel’ha mai rivelato.

Il suo corpo è segnato solo con una J in rosso. Non significa Jew, ebreo, gli ebrei hanno la stella gialla. Ma qui non ne sono venuti molti, perché erano stati dichiarati Figli di Giacobbe e avevano potuto scegliere se convertirsi, o emigrare in Israele. Molti di loro erano emigrati, ammesso che si debba credere ai notiziari.

Avevo visto un’intera nave carica di ebrei, alla televisione, appoggiati alle spalliere, con i loro abiti e cappelli neri e le loro lunghe barbe, come se cercassero di sembrare il più possibile ebrei

«Forse lui non può» dice. Non so a chi si riferisca. Al Comandante o a Dio? Se è a Dio, dovrebbe dire non vuole. In entrambi i casi è un’eresia. Soltanto le donne non possono, sono chiuse, menomate, difettose.

32. Difreud si procura un fiammifero – sempre grazie a Serena J. – e si immagina di fumarsi la sigaretta o di nasconderla, o di usare il fiammifero per incendiare casa. Col Comandante scopre dettagli sul passato, della società che aveva perso ogni forma di desiderio.

Quando gli do il bacio della buonanotte, come se lo desiderassi davvero, ha l’alito che sa di alcol, e io l’aspiro come il fumo. Confesso che assimilo con piacere queste piccole dosi di dissolutezza.

Questa mancanza di paura è pericolosa. «Non basta» ha detto. «È un’astrazione. Quello che voglio dire è che era finito il loro rapporto con le donne». «Finito? Ma se c’erano Pornoangoli dappertutto, perfino motorizzati». «Non sto parlando di sesso, anzi il sesso era facilissimo. Tutti potevano semplicemente comprarlo, ma non c’era più niente per cui lavorare, niente per cui lottare. Abbiamo le statistiche di quell’epoca. Sai di che cosa si lamentavano di più? Dell’incapacità di provare dei sentimenti. Avevano perso ogni interesse per il sesso e per il matrimonio».

«Meglio non significa mai il meglio per tutti»

Me ne sto distesa, l’aria umida mi opprime come un coperchio. Come una coltre di terra. Vorrei che piovesse. Meglio, vorrei che venisse un temporale, con nuvole nere, fulmini, tuoni da far scoppiare le orecchie. Forse salterebbe la luce, allora potrei scendere in cucina, dire che ho paura, sedermi con Rita e Cora attorno al tavolo. Loro capirebbero la mia paura, la condividerebbero e mi farebbero compagnia. Guarderemmo le nostre facce apparire e sparire al tremolare della fiamma delle candele e nei fasci bianchi della luce dei riflettori sul prato.

33. La figlia di Janine ha qualcosa che non va, ed è al suo secondo figlio che accade. Janine sembra perdere il senno, e si scopre che il posto dove sono è chiamato Centro Rosso.

dio è una risorsa nazionale.

34. Ha luogo una cerimonia fra Angeli (soldati tornati dal fronte) e ragazze offerte in moglie. Diglen rivela a Difred di sapere che vede il Comandante di nascosto, e le chiede di scoprire tutto quello che è possibile.

I matrimoni sono ovviamente combinati. A queste ragazze non è mai stato permesso di restare sole con un uomo; comunque per molti anni anche per noi è stato lo stesso. Hanno l’età per ricordarsi qualcosa dei tempi addietro, di quando si giocava a baseball, in jeans e scarpe da tennis, e si girava in bicicletta? Di quando si leggevano i libri, da sole, ciascuna per conto proprio? Qualcuna di loro non avrà più di quattordici anni. Fatele cominciare presto, è la regola, non c’è un attimo da perdere. Ma non possono non ricordare. E quelle dopo di loro pure, per tre, quattro, cinque anni ancora. Dopo non ricorderanno più. Saranno sempre state vestite di bianco, sempre tra ragazze, sempre in silenzio.

«Noi abbiamo dato loro più di quanto non abbiamo tolto»

Adesso, ditemi il vostro parere, siete persone intelligenti, vorrei sapere che ne pensate. C’è qualche cosa che abbiamo trascurato?» «L’amore» rispondo. «L’amore?» ripete il Comandante. «Che tipo d’amore?» «L’innamorarsi». Il Comandante mi guarda con i suoi candidi occhi da ragazzo. «Oh sì» dice, «ho letto articoli che insistevano molto su questo punto, ma guardiamo le statistiche, cara, valeva proprio la pena, d’innamorarsi? I matrimoni combinati hanno sempre funzionato altrettanto bene, se non meglio». L’amore, diceva Zia Lydia con disgusto, che non vi sorprenda a innamorarvi, ragazze. Niente sentimentalismi, niente grilli per la testa! Agitava il dito verso di noi. Non è l’amore lo scopo della vostra vita.

«Voglio che le donne siano vestite modestamente» dice il Comandante, «con pudore e sobrietà. Non voglio che abbiano i capelli intrecciati con oro, perle, o altri ornamenti costosi; i loro ornamenti, come si addice alle donne che hanno una fede, siano le opere buone. La donna impari in silenzio con totale sottomissione». A questo punto il Comandante alza gli occhi a guardarci tutte. «Totale» ripete. «Non permetto a nessuna donna di insegnare o di usurpare in qualsiasi modo l’autorità maschile. La donna deve conservare il silenzio. «Poiché Adamo fu formato per primo e poi venne Eva. «E Adamo non fu sedotto, la donna fu sedotta e si rese colpevole della trasgressione. Ciononostante sarà salvata dalla maternità, se saprà vivere santamente nella fede, nella carità e nella temperanza». Salvata dalla maternità, penso. Da dove credevamo, in passato, che sarebbe venuta la nostra salvezza?

C’è sempre qualcosa per tenere occupata la mente desiderosa di conoscenza.

«C’è qualcosa che non va, cara?» diceva la vecchia barzelletta. «No, perché?» «Ti sei mossa».

allora fingevo con me stessa che dovessimo conservare qualcosa di simile alla dignità.

35. Difred ripensa a quando lei e Luke tentarono di superare un posto di blocco al confine con passaporti falsi, fallendo e dovendo fuggire. Serena J. le porta una foto di quella che sembra essere sua figlia.

«Quello stava per chiamare qualcuno al telefono» aveva detto. Guidava in fretta attraverso la strada sterrata e i boschi, poi eravamo scesi e ci eravamo messi a correre. Cercavamo una cascina dove nasconderci, una barca. Luke diceva che si capiva subito che i nostri passaporti erano falsi e che non c’era tempo per preparare un piano. Ma forse lui un piano lo aveva, forse aveva una cartina geografica in testa. Quanto a me, stavo solo correndo: via, via. Non voglio dover raccontare questa storia. Non sono obbligata a raccontarla. Non sono obbligata a raccontare nulla, a me o a nessun altro. Potrei starmene seduta qui, in pace. Potrei estraniarmi. Rinchiudermi in me stessa tanto a fondo, che loro non potranno mai stanarmi. Nolite te bastardes carborundorum. A lei non è servito. Perché lottare? Tutto è inutile.

Sono una profuga dal passato, e come altri profughi ricordo le usanze e le abitudini di vita che ho lasciato o sono stata costretta a lasciarmi alle spalle,

Ce l’ha in mano, è una Polaroid; quadrata e lucida. Quindi le fanno ancora le macchine fotografiche. E ci saranno album di famiglia, pure, con le fotografie di tutti i bambini; non delle Ancelle, però. Nella storia futura, noi saremo invisibili.

36. Il Comandante regala un vestito sgargiante a Difred, la fa truccare e la invita fuori. Lei per uscire è costretta a nascondersi in auto sotto una coperta.

Mi sono accorta che questa sera usa molte parole al diminutivo. Vuol togliere importanza alle cose e anche a me stessa.

37. Il Comandante la porta in un club, dove funzionari di vario tipo si intrattengono con donne vestite e truccate in modo vistoso. Tra queste riconosce Moira, e le da un appuntamento in bagno.

Posso guardarmi intorno, qui non ci sono alette bianche a impedirmelo. Mi sento la testa stranamente leggera come se ne fosse stato rimosso un peso, o una sostanza estranea.

Tutte sono molto truccate e mi accorgo che non ci sono più abituata perché i loro occhi mi sembrano troppo grandi, troppo scuri e scintillanti, le bocche troppo rosse, troppo lucenti e umide, quasi intinte nel sangue o, comunque, troppo clownesche.

Ciò che provo non è semplice. Certo non giudico male queste donne, non mi sento di essere severa nei loro confronti. Hanno scelto il compromesso. L’opinione ufficiale nega che esistano, tuttavia eccole qui. Questo è per lo meno qualcosa.

«Coraggio» dico a me stessa, «basta tenere la bocca chiusa e assumere un’aria stupida. Non dev’essere difficile».

«È un club?» chiedo. «Be’, lo chiamiamo così, tra di noi». «Pensavo che un club rientrasse nella serie delle cose proibite». «Ufficialmente sì, ma siamo esseri umani, dopo tutto». Visto che non aggiunge altro, dico: «Che significa?» «Significa che non si può ingannare la Natura. La Natura esige, per gli uomini, la varietà. È logico, rientra nella strategia della procreazione. È il disegno della Natura». Io non faccio commenti, quindi lui continua. «Le donne lo sanno per istinto. Perché compravano tanti vestiti diversi, un tempo? Per ingannare gli uomini, per dargli l’illusione di stare con molte donne diverse. Una nuova ogni giorno». Lo dice come se ci credesse, ma dice molte cose in questo modo. Può darsi che ci cre-da, può darsi di no, o può darsi che ci creda e non ci creda, nello stesso tempo. È impossibile capirlo.

38. Moira racconta a Difred di come è fuggita e poi di come è stata catturata. Giudicata irrecuperabile per tornare nelle case, le è stato fatto scegliere fra la dura vita logorante delle Colonie, o quella che poi ha scelto nel club. È stata l’ultima volta che le due si sono incontrate.

Lei ci godeva, sai. Fingeva di obbedire al principio ‘ama-il-peccatore e odia-il-peccato’, ma in realtà le piaceva menar lo staffile.

«Alla fine mi hanno mostrato un film. Sai su che cosa? Sulla vita nelle Colonie. Nelle Colonie passano il loro tempo a pulire. Sono molto consapevoli dell’importanza della pulizia. Qualche volta si tratta semplicemente di togliere di mezzo i morti, dopo una battaglia. I morti dei ghetti urbani sono i peggiori, restano abbandonati più a lungo e raggiungono un più alto grado di putrefazione. Le donne delle Colonie sono incaricate di bruciarli. Nelle altre Colonie, però, stanno peggio perché devono ripulire le discariche tossiche e gli scarichi di materiale radioattivo. Hanno calcolato che, dopo tre anni al massimo, a queste donne cade il naso e la pelle gli si stacca come un guanto di gomma. Nessuno si preoccupa di nutrirle adeguatamente o di fornirle di abiti protettivi, sarebbe una spesa inutile, visto che ci si vuole liberare di loro. Dicono che ci sono Colonie migliori, dove si pratica l’agricoltura, si coltiva il cotone o i pomodori. Ma non erano queste le Colonie che si vedevano in quel film. «Sono le vecchie a finire nelle Colonie (scommetto che ti sarai chiesta perché non si vedono mai vecchie in giro) oppure Ancelle che si sono bruciate le loro tre possibilità, o, infine, le incorreggibili, come me. Le donne delle Colonie sono materiale di rifiuto. Sterili, certo. Se non lo sono all’inizio, lo diventano dopo un po’. Quando non ne sono sicuri, fanno loro un piccolo intervento, così che non ci sia possibilità di errore. Nelle Colonie ci sono anche gli uomini, circa un quarto rispetto alle donne. Non tutti i Traditori del Genere Umano finiscono al Muro.

39. Il Comandante la porta in una camera. Siccome poco prima Moira le aveva parlato di sua madre, Difred ripensa lei, al loro ultimo incontro. Il Comandante la aspetta a letto, lei si fa coraggio con l’idea di fingere per accontentarlo.

Aspiro l’odore di sapone, di disinfettante, ascolto i rumori lontani di rubinetti aperti, di sciacquoni. Non so perché ma mi sento consolata, a casa. C’è qualcosa di rassicurante nelle stanze da bagno. Le funzioni corporee per lo meno restano immutate.

Mi abbassa una spallina, fa scivolare l’altra mano tra le piume, ma non serve. Sto lì sdraiata, come un uccello morto. Non è un mostro, penso. Non posso permettermi moti d’orgoglio o di avversione, c’è tutto un genere di cose di cui bisogna disfarsi, quando le circostanze lo richiedono.

Il racconto dell’ancella Capitolo XIII. Notte

40. Di nascosto Serena J. fa incontrare Difred al suo stallone Nick. Lei sente di tradire Luke.

Il caldo di notte è peggio del caldo di giorno. Anche col ventilatore acceso, nulla si muove, le pareti assorbono il calore e lo ributtano fuori come un forno.

«L’astinenza stimola l’interesse». È una citazione da un vecchio telefilm. E lo spirito dei telefilm era già vecchio anche allora. Nemmeno mia madre parlava così, per quanto posso ricordare.

Vorrei essere ignorante. Allora non sapevo quanto ero ignorante.

Il racconto dell’ancella Capitolo XIV. La Rigenerazione

41. Difred va a trovare Nick alle spalle di Serena J., dopo le visite al Comandante. Difred comincia a credere che fra loro si sia creato un legame, anche se Nick si dimostra sempre molto distaccato.

Mi dispiace che ci sia tanto dolore in questa storia.

Lo trovo sempre con qualcosa in mano, come se fosse occupato, non come se mi stesse aspettando. Forse non mi sta aspettando. Forse non ha la nozione del futuro, o non gliene importa o non osa pensarci.

Né io né lui pronunciamo mai la parola amore. Sarebbe tentare il destino; sarebbe un sentimentalismo, sarebbe di malaugurio.

42. Difred viene fatta partecipare a una Rigenerazione, ovvero ad assistere all’esecuzione pubblica di donne condannate a morte.

C’è un lungo tratto di corda che si snoda come un serpente davanti alla prima fila di cuscini, passa lungo la seconda, e poi dietro, tra le file di sedie, come un vecchio, lentissimo fiume visto dall’alto, che attraversa una pianura. La corda è spessa e marrone e sa di catrame. L’altro capo corre sul palco. È come una miccia, o come la cordicella di un palloncino.

Le colpe delle altre sono il linguaggio segreto attraverso il quale proviamo a noi stesse ciò di cui potremmo essere capaci.

Ha dei guanti neri lunghi fino al gomito. È stata sorpresa a leggere? No, per quello si ha solo una mano mozzata alla terza Condanna. È accusata di lussuria? Ha attentato alla vita del suo Comandante? O, come è più probabile, a quella della Moglie del suo Comandante? Quanto alle Mogli è soprattutto una l’accusa per cui vengono rigenerate, possono farci di tutto, ma non gli è permesso ucciderci, non legalmente. Non con ferri da calza o cesoie da giardinaggio, o coltelli sottratti in cucina, e soprattutto non quando siamo incinte. Possono anche essere accusate di adulterio, certo. Quella è un’accusa sempre valida. Come il tentativo di fuga.

Ho già visto tutto in precedenza: le viene infilato sulla testa un sacco bianco, la fanno salire sullo sgabello come se stessero aiutandola a salire sul predellino di un autobus, la sistemano nella posizione giusta, le infilano il cappio delicatamente attorno al collo, come un paramento sacro, allontanano lo sgabello con una pedata. Ho già sentito quel lungo sospiro salire attorno a me, come l’aria che esce da un materasso gonfiabile, ho già visto Zia Lydia mettere la mano sul microfono, per soffocare gli altri rumori dietro di lei, mi sono già sporta in avanti per toccare la corda, quando è stato il mio turno, ho posato tutte e due le mani sulla corda pelosa, appiccicosa di catrame, nel sole rovente, e poi mi sono messa una mano sul cuore a mostrare il mio accordo con le Rigeneratrici, il mio consenso, la mia complicità nella morte di quella donna. Ho già visto quei piedi scalciare e quelle due donne in nero afferrarli e tirarli in giù con tutta la loro forza. Non voglio vedere più niente. Guardo l’erba, invece. La corda.

43. Una volta terminata la rigenerazione, viene lasciato in balia della folla un uomo condannato a morte per stupro. Diglen capisce che si tratta di un prigioniero politico e durante il linciaggio lo uccide con un colpo netto per evitargli ulteriori torture.

La pena per stupro è la morte. Deuteronomio 22: 23-29.

44. Al momento di andare a fare la spesa Difred si accorge che non sarà Diglen ad accompagnarla. C’è una nuova Diglen che ha preso il posto di quella di prima. Difred cerca di capire se si tratti di una vera fedele, e si fa l’idea che lo sia. Prima di lasciarsi, una volta rientrate, la nuova Diglen dice a Difred che la vecchia Diglen si è impiccata.

C’è una certa consolazione a rientrare nelle abitudini.

«È stata trasferita Diglen? Così presto?» chiedo, ma so che non è così. L’ho vista non più tardi di stamattina, me l’avrebbe detto. «Sono io Diglen» dice la mia nuova compagna. Una risposta perfetta. È lei la nuova Diglen e l’altra, ovunque si trovi, non è più Diglen.

45. Serena J. scopre le uscite notturne di Difred con il Comandante.

«Ho avuto fiducia in te» dice, «ho cercato di aiutarti». Non la guardo in viso. Che cosa hanno scoperto? Di quale dei molti miei peccati sono accusata? L’unico modo di scoprirlo è restare in silenzio. Cominciare a scusarmi adesso, per questo o quell’altro, sarebbe un grave errore. Potrei rivelarle qualcosa che lei non immagina neppure.

Per la prima volta, sento veramente qual è il loro potere.

Il racconto dell’ancella Capitolo XV. Notte

46. Difred teme che Serena J. la voglia punire, ma all’improvviso Nick si presenta da lei e le dice di uscire. Due Occhi (agenti segreti) la arrestano per violazione di segreti di Stato e la portano via su un furgone.

Avrei dovuto rubare un coltello dalla cucina, trovare il modo di impossessarmi delle forbici da cucito. C’erano le cesoie da giardiniere, i ferri da calza, il mondo è pieno di armi, basta cercarle.

Il lavoro sporco è fatto da gente sporca.

Note storiche su Il racconto dell’Ancella

Queste note sono un commento a posteriori sul ritrovamento dei nastri con i racconti di Difred, in cui si scopre che Nick ha fatto intervenire gli Occhi per salvare Difred facendola arrivare nel Regno Unito tramite il Canada.

tutta la musica non religiosa fu bandita sotto il regime.

Non avevamo abbandonato la speranza di rintracciare direttamente la narratrice stessa. Appariva chiaro dal contesto che aveva fatto parte della prima ondata di donne reclutate a scopi riproduttivi e assegnate a coloro che richiedevano questi servigi e potevano avervi diritto grazie alla propria posizione di privilegio.

L’esigenza di un incremento delle nascite era già riconosciuta in epoca pregalaadiana, ed era stata inadeguatamente soddisfatta con l’inseminazione artificiale, con le cosiddette cliniche della fertilità e con l’uso di vicemadri che venivano ingaggiate allo scopo. Galaad dichiarò illegali le prime due perché contrarie ai principi religiosi, ma legittimò e sostenne la terza soluzione, che si ritenne avesse precedenti biblici.

Pare essere stata una donna istruita, ammesso che un laureato di una qualsiasi università nordamericana dell’epoca potesse definirsi istruito.

Era un uomo molto duro, e Limpkin gli attribuisce l’osservazione: «Il nostro grande errore è stato di insegnar loro a leggere. Non lo commetteremo più».

A questo proposito è opportuno un commento sull’organizzazione femminile di controllo nota come le Zie. Judd, secondo il materiale di Limpkin, era dell’opinione fin dall’inizio che fosse più efficace ed economico far controllare le donne, a scopi riproduttivi e altro, a opera delle stesse donne. Non mancavano i precedenti storici; infatti, in qualsiasi impero, imposto con la forza o in altro modo, il controllo degli indigeni è sempre stato effettuato da membri del loro stesso gruppo.

più probabilmente si trattava di Nick, il quale, come risulta dall’esistenza dei nastri, deve aver aiutato Difred a fuggire.

dobbiamo essere grati di qualsiasi briciola la Dea della Storia si è degnata di concederci.

La nostra narratrice avrà raggiunto il mondo esterno sana e salva e si sarà creata una nuova vita? O sarà stata scoperta, nascosta nel suo abbaino, arrestata, mandata nelle Colonie e da Gezebele, o addirittura condannata a morte? Il nostro documento, quantunque a suo modo eloquente, tace su questi argomenti. Noi possiamo evocare Euridice dal mondo dei morti, ma non possiamo far sì che risponda

Chiosa conclusiva

Il racconto dell'ancella è anche una riflessione sul genere femminile e sulla sua posizione nella società: Margaret Atwood utilizza le riflessioni di Difred per esplorare temi importanti come la libertà, l'uguaglianza di genere e la lotta per i diritti umani. La forza narrativa e la descrizione dettagliata del mondo di Gilead rendono questo romanzo una lettura imprescindibile e, nella migliore tradizione del romanzo distopico, un monito su quello che potremmo diventare.

Lo sblocco dello scrittore

Lo sblocco dello scrittore

Dopo aver trascritto le settanta(due) pagine di cui ho parlato qualche tempo fa ero convinto che si sarebbe riaperta una stagione di scrittura grossa, è sempre bello passare alla fase creativa dopo una grande mole di questioni tecnico-gramma-spaccaball-burocratiche. Invece il blocco dello scrittore non ha voluto che fosse così.

La storia aveva preso una piega inaspettata, e se pure devo ammettere che è bello quando capita anche all'autore, è meno bello doversi impegnare per sbrogliare la matassa... o meglio, non era quello che speravo di fare: io avevo voglia di scrivere, non di tornare alla fase di progettazione. Sfruttando una metafora sportiva: volevo giocare, non avevo voglia di allenarmi!

Il blocco dello scrittore non è una sindrome

Il blocco dello scrittore non è una sindrome

Non voglio parlare di sindrome da blocco dello scrittore, ma con il mio metodo di lavoro (ovvero avere una traccia generale ma lasciare i dettagli all'intuizione del momento) è inevitabile ritrovarsi ogni tanto a riflettere e chiedersi dove si è e dove si vuole andare. Ci sono molti contro in questo metodo, ma finché non ne troverò uno migliore...

E insomma ero un po' incagliato perché avevo posto le basi per una situazione che non sapevo come sbrogliare senza riscrivere grossi porzioni di testo o usare un deus ex machina, e mi crogiolavo in questo fastidio interiore finché quasi per caso non ho deciso di provare qualcosa che non facevo da un pezzo: spegnere il cervello.

Non nel senso tragico del termine, ma in un periodo in cui si è letteralmente travolti da lavoro famiglia bollette parenti appuntamenti doveri infortuni malattie fa' la spesa blocco dello scrittore call la macchina e millepensieri al quadrato è letteralmente impossibile staccare. Guardi un film? Leggi un libro? Non stai staccando: stacchi da qualcosa per riattaccarti a qualcos'altro.

C'è però una cosa che ho scoperto nel tempo che mi permette di staccare davvero, di svuotare la mente e pensare al mitologico foglio bianco, questa cosa è la corsa. Però corsa semplice, senza musica o altri aggeggi; la cosa più tecnologica devono essere le scarpe, poi solo un passo avanti all'altro e scansare gli ostacoli.

L'ottusangolo dell'esperto

L'esperto

È risaputo che i benefici derivanti da una bella corsetta siano numerosi, anche per un pigrone della mia specie. Sono andato a controllare, eccone alcuni davvero fighi:

  • Aiuta a migliorare la salute del cuore e delle arterie, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari come l'ipertensione e l'infarto.
  • È un'attività fisica molto efficace per bruciare calorie e perdere peso.
  • Riduce lo stress e l'ansia, migliorando il tono dell'umore e aumentando l'autostima.
  • Sviluppa la forza muscolare e la resistenza fisica.
  • Migliora la qualità del sonno, riducendo il tempo necessario per addormentarsi e aumentando la durata del sonno.
  • Aumenta la densità ossea, riducendo il rischio di osteoporosi.
  • Aiuta a prevenire alcune malattie, come il diabete di tipo 2, il cancro al colon e la demenza.
  • Migliora la capacità polmonare, aumentando la quantità di ossigeno che il corpo può assorbire durante l'attività fisica.
  • Sblocca il blocco dello scrittore.

L'ultima l'ho aggiunta io, comunque la corsa è un'attività completa che porta tanti benefici, sia a livello fisico che mentale. Poi non fa nulla se oggi sono da buttare via, pieno di dolori e con i muscoli scollegati dal corpo, l'importate è che sia riuscito a liberarmi dal blocco dello scrittore!

Focalizza il foglio bianco... ma anche a quadretti va bene

Per superare il blocco dello scrittore focalizza il foglio bianco!

Ci sono riuscito: una volta focalizzato il mio foglio bianco, con la mia matita mentale ho scritto i dati in mio possesso, le cose che non riuscivo a sistemare e gli strumenti a mia disposizione. Nel giro di 3 km avevo risolto tutto: la trama era evoluta in modo naturale, chiudendo eventuali buchi (salvo le necessarie verifiche), elementi di natura per lo più cosmetica si sono integrati diventando essenziali, e questo ramo della storia si è infine legato alla perfezione con il resto dello scritto.

Ho fatto la doccia, scritto una pagina di appunti da sviluppare, e sono felice!

Qual è il tuo metodo segreto? (Psst, non lo dico a nessuno!)

Il tuo segreto per superare il blocco dello scrittore

E tu - scrittore, lettore, cosa o città - ce l'hai una tecnica per ricreare il foglio bianco o comunque per liberarti dal blocco dello scrittore? Meditazione? Yoga? Stupefacenti? Scacchi? Testate al muro? Dimmelomelo!

11 frasi in 10 anni di papa Francesco

11 frasi in 10 anni di papa Francesco

Stamattina ho letto l'articolo Dieci anni di Papa Francesco, ecco 10 frasi che hanno segnato il suo pontificato di Sky TG24 perché curioso di vedere se avessero selezionato anche quella secondo me è la sua frase migliore, che ben identifica lo spirito della Chiesa Cattolica Apostolica Romana SPA, ma con mio grande rammarico non c'era.

Le 10 frasi

Visto che spesso riporto le citazioni dei libri che leggo, ecco le 10 frasi citate da Sky TG24:

  • Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza.
  • Questo vi chiedo: di essere pastori con "l'odore delle pecore", pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini.
  • Un prete non può continuare a essere prete se è un molestatore. Non può. Perché sia malato o un criminale, non lo so. Il sacerdote esiste per dirigere gli uomini a Dio e non per distruggere gli uomini in nome di Dio. Tolleranza zero. E deve continuare a essere così.
  • Chi fa la guerra dimentica l'umanità. La guerra non parte dalla gente, non guarda la vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto l'interesse di parte e i poteri. Si affida alla logica diabolica e diversa delle armi che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune che vuole la pace, perché in ogni conflitto la gente comune è la vera vittima che paga sulla propria pelle le follie della guerra
  • Gli [Vladimir Vladimirovič Putin] parlerei chiaramente come parlo in pubblico. È un uomo colto. Il secondo giorno della guerra sono stato all'ambasciata di Russia presso la Santa Sede a dire che ero disposto ad andare a Mosca a patto che Putin mi lasciasse una finestrina per negoziare. Mi scrisse Lavrov dicendo grazie ma non è il momento. Putin sa che sono a disposizione. Ma lì ci sono interessi imperiali, non solo dell'impero russo, ma degli imperi di altre parti
  • Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? / È Dio che ti ha fatto così, e lui ti ama (queste però sono due - NdRyo).
  • Ho un problema alla gamba destra, si sta infiammando il legamento al ginocchio. È una cosa passeggera, dicono che viene solo ai vecchi, non so perché è arrivato a me.
  • Ho già firmato le mie dimissioni [...] Era Tarcisio Bertone il Segretario di Stato. Le firmai e gli dissi: "In caso di impedimento per motivi medici o che so, ecco le mie dimissioni. Ce le avete già"
  • Siamo qui con il profumo della gratitudine e l'unguento della speranza per dimostrargli [a Joseph Aloisius Ratzinger], ancora una volta, che l'amore non si perde.

Un po' di foto

Ora un po' di foto a caso del fabbricatore di ponti. Anche Sky TG24 ne ha messe un bel po' nel suo articolo quindi non vedo perché io dovrei tirarmi indietro. In realtà avevo previsto questa sezione per dare un po' di colore all'articolo ma - mannaggia ô pataturco - è sempre vestito di bianco! Mi ha fregato!

Instant game: se la prima foto della gallery è Papa Francesco con il cartellino rosso... hai perso!

La Numero Undici

La frase mancante, quella che ho cercato senza successo nell'articolo e che ancora non mi capacito di come non sia stata presa in considerazione o - peggio anora - ritenuta meno significativa di una di quelle dieci scelte è... aspetta solo un secondo, scriverla qua non basta, ecco un'immagine che ben la incornicia:

Se qualcuno offende la mia mamma io gli do un pugno

Come nelle storie migliori, la realtà è stata un po' abbellita, ecco che cosa ha detto esattamente l'Uomo in Bianco:

Se il dottor Gasbarri - grande amico - mi dice una parolaccia contro la mia mamma, ma gli aspetta un pugno!
Papa Francesco

Il messaggio comunque è chiaro: giù le mani da Regina Maria Sivori, la mamma del boss dei preti! Amen.

Ho trascritto 70 pagine di quaderno

Ho trascritto 70 pagine di quaderno

Che poi sarebbero 72, ma faccio cifra tonda e resto umile.

51 + 21 pagine

Comunque, giunse il giorno in cui la paura di smarrire il quaderno con pagine e pagine di lavoro (72: OK l'umiltà ma anche la precisione!) superò la pigrizia per trascriverle, anche perché entrò in ballo il fattore tecnologico con l'idea di sfruttare la dettatura vocale, la stessa con cui è possibile dettare messaggi su Whatsapp e simili ma usata per il bene dell'umanità.

Dettatura vocale

Dettatura

Questa tecnologia è Apple Dettatura, e prevede che io prema una combinazione di tasti, conti fino a tre, pensi a una formula magica e per magia appare quel componente a forma di microfono dell'immagne qui sopra: a questo punto quello che dico viene trascritto più o meno fedelmente dallo spirito bricconcello che vive nel mio PC (a sbafo).

Per i scarsamente dotati di poteri extrasensoriali: aprire il menu Apple ⇨ Preferenze di Sistema ⇨ Tastiera ⇨ Dettatura

Apple dettatura

Bricconcello perché - come nelle mgliori tradizioni - quando ho eseguito i miei test per capire se fosse uno strumento valido, tutto è andato alla perfezione, quando invece l'ho utilizzato sul serio sono saltati fuori tutti i problemi!

Intendiamoci: è un bell'aiuto specie se non si è dattilografi, e io non lo sono... sono abbastanza veloce con la tastiera ma niente di ché, inoltre usando una mano sola perché l'altra deve reggere il quaderno rappresenta per me un enorme handicap.

Quindi, grazie scienza per avermi fornito la dettatura vocale (esiste una dettatura non vocale? Boh!) ma questo non mi esime dal pubblicare il listone delle cose da correggere o implementare.

Gli a capo

Dopo numerosi tentativi ho capito che per fare andre il testo a capo il comando da pronunciare è nuova riga. Problema risolto? In parte: il fatto è che lui va sì a capo, sì nel punto esatto... ma quando vuole lui! Quindi magari mentre io detto non va a capo, e dopo 4 o 5 righe recupera tutto, facendomi vivere nel dubbio se effettivamete abbia recepito o no il comando. Questo sicuramente è migliorabile.

Le lettere accentate

Queste non le becca manco per sbaglio. Giusto alcune parole che conosce, come perché o così, ma dover rincorrere tutte le accentate che sbaglia è a dir poco snervante.

Virgolette e trattini

Per lui le virgolette sono solo "queste", mentre io vorrei che usasse «queste» o - queste - che invece non sono mai riuscito a fargli digerire (cheddupà!) e che quindi dovevo correggere ogni volta, in modo non troppo agevole visto che «queste» nemmeno le ho sulla tastiera!

I nomi di fantasia

Io capisco che lui non possa sognarsi i nomi che io mi invento... ma dopo cinquanta volte che gli dico un nome, lui lo sbaglia e io lo correggo, potrebbe pure impararselo, no?

Il feedback

Questo aspetto è legato al precedente: se mi mostrasse una sorta di indicatore di accuratezza io saprei regolarmi sulla qualità del testo dettato: da rivedere superficialmente, completamente ecc.

L'importanza della riscrittura

Alla fine la riscrittura ha la meglio su tutto: non la puoi aggirare con alcun dettatore vocale spaziale, e poi è anche uno dei motivi principali per cui sono tanto affezionato alla scrittura su carta. Però settantadue pagine erano davvero tante, la prossima volta spero di farne passare meno prima di decidermi a trascriverle!

PS: i titoli dei due capitoli trascritti sono:

  • Diana (pagine azzurre)
  • A occhi serrati (pagine rosa)
Dissipatio HG di Guido Morselli: citazioni

Dissipatio HG di Guido Morselli: citazioni

Dissipatio HG alias Dissipatio H.G. alias Dissipatio H. G. alias Dissipatio Humani Generis (d'ora in avanti userò solo la prima versione, non per pigrizia ma per mancanza di solerzia) è un romanzo distopico e post apocalittico dello scrittore italiano Guido Morselli pubblicato postumo nel 1977. Guido Morselli si è suicidato poco dopo il termine della stesura di Dissipatio HG, il 31 luglio 1973, dandosi la morte con una pistola che lui stesso definì nei suoi diari la ragazza dall’occhio nero.

Dissipatio HD di Guido Morselli

La trama in breve di Dissipatio HG

Il romanzo segue la storia di un uomo che ha deciso di togliersi la vita nella notte immediatamente precedente il suo quarantesimo compleanno, dopo aver rilevato un netto svantaggio dei benefici nei confronti delle cose negative della vita, e probabilmente sentendosi marginale in una società che non lo comprende. Durante questa notte, però, dopo essersi trovato faccia a faccia con la morte, il protagonista di Dissipatio HG decide di non portare a termine il suo proposito e ritorna sui suoi passi.

Man mano il tempo trascorre, prende forma nella sua mente l'impressione di esser tornato in un mondo in cui egli è l'unico testimone... l'intera umanità è scomparsa senza lasciar traccia, come se fosse evaporata. Per verificare quest'idea e cercare altri sopravvissuti, il protagonista vaga esplorando un mondo in cui è completamente solo, provando a comprendere che cosa sia accaduto, nel sempre più arduo tentativo di mantenere la sua sanità mentale, in una lotta contro la sua tendenza verso l'idea del suicidio.

Dissipatio HG è composto da riflessioni continue e asfissianti - tipiche di chi è rimasto solo con ben poco in agenda da fare - sotto forma di lunghi monologhi del protagonista, che esplorano i suoi pensieri e le sue riflessioni sulla vita, la morte, la solitudine e la sopravvivenza, il suicidio e l'esistenza in un mondo privo di umanità.

Dissipatio HG: quarta di copertina

La copertina di Dissipatio HG
Ultimo romanzo di Morselli, di pochi mesi precedente la sua tragica scomparsa, Dissipatio HG (dove HG sta per Humani Generis) è anche il suo libro più personale e segreto, l’unico dove questo maestro del mimetismo ha scelto di porsi direttamente sulla scena. E lo ha fatto in modo così illuminante ed emblematico da far pensare a una confessione che valga da consapevole gesto di congedo. Il protagonista di Dissipatio HG, uomo lucidissimo, ironico, ipocondriaco, e soprattutto fobantropo, attirato da un feroce solipsismo, decide di annegarsi in uno strano laghetto in fondo a una caverna, in montagna. Ma all’ultimo momento cambia idea e torna indietro. Il genere umano, proprio in quel breve intervallo, è scomparso, volatilizzato. Per il resto, tutto è rimasto intatto. Così, paradossalmente, l’umanità è ora rappresentata da un singolo che era sul punto di abbandonarla e che, comunque, non si sente adatto a rappresentare alcunché; neppure, a tratti, se stesso.

Citazioni da Dissipatio HG

Posizione 23-25

Un lungo panico, in principio. E poi, ma tramontata subito, incredulità, e poi di nuovo paura. Adesso l’adattamento. Rassegnazione? Direi proprio accettazione. Con intervalli di proterva ilarità, e di feroce sollievo.

Posizione 46-47

Io non amo Crisopoli, anzi non la posso soffrire. In lei ho scorto il mio antitipo, l’affermazione trionfale di tutto ciò che io rifiuto, l’ho eletta a centro della mia detestazione del mondo; un caput-mundi al negativo.

Posizione 51-52

Un evento (inimmaginabile) anche qui ha sorpreso la gente nel sonno: la sospensione notturna della vita collettiva semplicemente si è prolungata, indefinitamente prolungata.

Posizione 53-54

se io seguito a figurarmeli fuggiti, in realtà loro non sono fuggiti, come la gente di Pompei. Né sono stati ridotti in cenere, come quelli di Hiroshima.

Posizione 107-108

Prendo per il più erto, il mio: quello che da quattro anni m’introduce al mio privilegio, vivere fuori e sopra, vivere solo.

Posizione 126-126

Fuori, sul selciato, la pioggia batteva sonoramente, ma io non dovevo fare rumore. Dovevo, come gli Altri, essere morto.

Posizione 152-152

viene accolto con benevolenza dalla sociologia, ossia ignorato

Posizione 155-156

Ogni tre mesi mi costringete all’attesa del verdetto: «c’è o non c’è». A che scopo, visto che se «c’è», è l’agonia lenta e sicura, consapevole, e senza rimedio?

Posizione 179-180

Quanto alla data che avevo fissata, fra il I e il 2 giugno, c’era una ragione specifica. Sono nato un 2 giugno a mezzogiorno, volevo evitare di compiere quarant’anni.

Posizione 185-189

mi sono messo per il sentiero che costeggia i nostri prati e poi si insinua fra le ombre degli abeti. Una spirale all’ingiù (mi dicevo, camminando). Finora (mi dicevo) hai disceso nella tua vita pareti in pendio, adesso risulta che le pareti in ultimo si fanno verticali. La tua vita termina a imbuto. – Una riflessione più accademica che banale, in quel momento. Ma ero cavo e asciutto come una pomice, e mi compiacevo all’immagine dell’imbuto dove precipitava per me la parabola esistenziale.

Posizione 197-204

Io dovevo calarmi, superare in apnea, pochi istanti, il sifone, e lasciarmi cadere. Ritto o a capofitto, a scelta. Nel lago. Tre o quattro minuti dopo, annegarvi. Seduto sull’orlo del pozzo, i piedi penzoloni nel buio, mi sono concesso un sorso di cognac. Ne avevo con me una mezza bottiglia. Alle 0 e 15 una scivolatina sul sedere, sarei stato dentro; un paio di bracciate per risalire il sifone, e il salto definitivo. Ma alle 0 e 30 del mio orologio da polso, ero ancora lì. Meditante. Meditavo su questo, che il cognac spagnolo non ha niente da invidiare al prodotto francese. Perché? Perché, logico, il distillato dei vini a alto grado zuccherino, prerogativa dei paesi del Sud, non può non essere superiore. Gli stessi ‘Premiers Bois’ francesi, sono vitigni che crescono sotto un sole avaro. E ciò neutralizza il vantaggio dell’invecchiamento nei fusti troppo famosi della Charente. Sono venute le 0 e 40 e io avevo deciso: la gloria dei cognac francesi è effetto di una suggestione collettiva, benché secolare. O, tout court, uno dei tanti falsi miracoli della réclame.

Posizione 231-232

Non mi convince la tesi che ogni esprimere anche il più privato supponga un comunicare.

Posizione 281-282

La posta. Catena al piede, emblema categorico della routine. Garanzia della indefettibile presenza del mondo.

Posizione 292-293

Io sono ormai l’Umanità, io sono la Società (U e S maiuscole). Potrei, senza enfasi, parlare in terza persona: «l’Uomo ha detto così, ha fatto così…».

Posizione 362-368

Vado di là a prendere una bracciata di legna per la stufa e ci trovo una delle vacche di Giovanni. Animal bibliophagum: stava mangiandosi la mia Psicologia del Conscio. I volumi in brochure e con la copertina verde, una trentina di copie che l’editore mi mandò da distribuire agli amici, erano in un palchetto. Lei li brucava di buona voglia, una poltiglia verdastra sgocciolante dal labbrone peloso sul pavimento sparso di pagine a mazzi. Ho riso. Quel riso aveva le stigmate dell’isteria, ma mi scaricava. Il terrore-congestione, si è sciolto in una specie di tenerezza riconoscente. Carezzavo la bestia, che si nutriva fuor di metafora del mio pensiero fatto verbo e rilegato in cartone. Lo avrei ricuperato l’indomani (se mi riusciva di mungerla), finalmente rimunerativo.

Posizione 426-428

No, non sono comicamente Alceste le Misanthrope, sono, a intervalli, fobantropo, ho paura dell’uomo, come dei topi e delle zanzare, per il danno e il fastidio di cui è produttore inesausto. Questa non è l’unica, è una delle ragioni serie per cui tento di avere la solitudine; una solitudine (nei modesti limiti del possibile) genuina, ossia durevole e a ampio raggio.

Posizione 556-561

Non cercata, ho una prova che l’Evento non è una chimera, un’invenzione mia. In mezzo ai binari vedo sfilare una famiglia di camosci. Due femmine, un maschio, e i cuccioli. Scesi a valle dai monti. Mai accaduto a memoria d’uomo. Del resto ho notato qualche altro segno di buon auspicio: gli uccelli fanno un baccano indiavolato, si sono moltiplicati. Sono ricomparsi molto numerosi, con mio piacere perché li ho sempre apprezzati, in senso musicale, i notturni. Le strigi, i gufi, gli allocchi, e le civette, s’intende. L’istinto li avverte di una novità in cui certo non speravano; il grande Nemico si è ritirato. Non ci sono più fumi nell’aria, a terra non ci sono più puzzi e frastuoni. (O genti, volevate lottare contro l’inquinamento? Semplice: bastava eliminare la razza inquinante).

Posizione 569-572

La fine del mondo? Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell’uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi.

Posizione 591-592

Solo gli ottimisti si illudevano che il reale fosse razionale,

Posizione 613-614

Quello che per ogni altro sarebbe l’oceano della negazione, un orrore totale, io ci galleggio sopra in una barchetta di carta. Costruita con poche, mediocri, qua e là ironiche, idee generali.

Posizione 637-639

Mi sono riveduto nella villa sul lago, dove, fra una primavera e un autunno, guarii insieme da due sottili malattie, la giovinezza (ero entrato il giorno che compivo ventinove anni), e una neurosi ossessiva.

Posizione 670-676

Era una sera sprecatamente bella, e camminavo con lei nella pineta dietro casa; mi disse che trovava strano che i nostri rapporti si mantenessero «così neutri». Cioè, platonici. Lei (aggiunse) stava bruciando dalla voglia di «essere mia». Usava la vecchia locuzione gergale, falsa già in senso fisiologico. Venti minuti dopo avevo regolarizzato la nostra posizione, e lei mi confidava con candore, sul posto, che il desiderio che aveva avuto era in realtà il bisogno di «mettermi da parte». Ci risi su, ma avevo torto, stavolta Henriette parlava bene e chiaro: l’aspirazione a possedere materialmente una cosa o una persona, nasconde, con qualche approssimazione, il nostro intento di liberarci di essa, di passare a altro. Quello che abbiamo posseduto, ce lo possiamo mettere dietro le spalle, confinarlo nel passato, nel già-fatto.

Posizione 788-790

Gli ordinatori elettronici continuano a funzionare, o quanto meno sono in grado di funzionare, ci siano o non ci siano gli operatori e gli utenti; così imperturbati che, volendo, potrei dialogare con essi, se ciò a sua volta non mi puzzasse di teoria (teoria cibernetica). O di science-fiction.

Posizione 793-793

L’idolatria della comunicazione era un vizio recente.

Posizione 794-794

la società, dopotutto, era semplicemente una cattiva abitudine.

Posizione 802-804

Non posso soffrire la nostra piccola metropoli, ecco tutto. Basta il suo nome, o emblema, a darmi noia. Un’ostilità di cui ho rinunciato da un pezzo a approfondire i motivi, renitente come sono a scrutarmi appena un dito sotto la pelle.

Posizione 822-827

Il connotato del morto è l’impassibilità: ora l’ignoranza e (aggiunga) la dimenticanza o facilità a dimenticare, riducono noi vivi, per la quasi totalità delle esperienze (o relazioni) possibili, a una impassibilità analoga. Siamo morti a tutto ciò che non ci tocca o non c’interessa. Non dico a ciò che succede sulla Luna, ma a ciò che succede a coloro che stanno di casa dirimpetto a noi. Della miriade di eventi che si verificano ogni giorno nella nostra stessa sfera umana più prossima, ne conosciamo solo alcuni, qualche decina diciamo, e di solito indirettamente, attraverso un notiziario. Usiamo, e male, una lingua, delle 3.000 che si parlano nel mondo. Morire biologicamente, è il perfezionarsi di uno stato in cui ci troviamo già ora.

Posizione 858-858

Il pessimismo radicale sconfina nell’ottimismo.

Posizione 872-878

C’è una mia vecchia lettura, un testo di Giamblico che ho avuto sott’occhio non ricordo per che ricerca. Parlava della fine della specie e s’intitolava Dissipatio Humani Generis. Dissipazione non in senso morale. La versione che ricordo era in latino, e nella tarda latinità pare che dissipatio valesse ‘evaporazione’, ’nebulizzazione’, o qualcosa di ugualmente fisico, e Giamblico accennava nella sua descrizione appunto a un fatale fenomeno di questo tipo. Rispetto a altri profeti era meno catastrofico: niente diluvio, niente olocausto «solvens saeclum in favilla», assimilabile oggi a un’ecatombe atomica. Gli esseri umani cambiati per prodigio improvviso in uno spray o gas impercettibile (e inoffensivo, probabilmente inodoro), senza combustione intermedia. Il che, se non glorioso, perlomeno è decoroso.

Posizione 879-884

Ho dei trascorsi eruditi di cui, dopo un’astinenza di anni, non mi pento. Sino a Ezechiele (10 secoli circa dopo Mosè) nessun indizio, nello stesso Ebraismo, del concetto di una vita ultraterrena riservata dopo il soggiorno nel mondo agli umani. I giusti venivano premiati con la prosperità (terrena) e con la longevità; così di Abramo è detto che morì «sazio di anni». In seguito, il compenso ultraterreno divenne, come è noto, uno dei fondamentali ingredienti della ricetta religiosa per Ebrei, Cristiani, Mussulmani, e argomento prediletto della teologia e letteratura annessa.

Posizione 891-892

I pagani come tali possono sublimarsi, i peccatori no. Sarebbe interessante sapere a quale delle due categorie appartenga io. Supposto che non le cumuli tutt’e due.

Posizione 905-911

Nella camera del Mayr che ho visitato, c’era la solita scorta di tranquillanti, sul comodino. Me li sono messi in tasca. Ma non che soffra d’insonnia; mi hanno suggerito un’idea. Mi sento in dovere di riseminare (sì, riseminare) la specie, emblematicamente, col metodo di Deucalione. Il quale usò i sassolini che poi si trasformarono in esseri umani. Usando compresse di meprobamato, conto di propiziare una razza più calma, meno rissosa (di quella estinta). E le spargerò, ho pensato, sul campo di tennis del Bellevue dove ho visto giocare le partite di Coppa Davis, zona europea. Se nasceranno saranno bella gente, come i campioni del tennis, e connaturati al fair-play, come quelli. Le spargerò con parsimonia. È una razza che ha l’abitudine di moltiplicarsi esponenzialmente. Non si sa mai. Il rito si è svolto sotto la pioggia. Che del resto usava bagnare cerimoniali meno importanti.

Posizione 931-934

Io sopravvivo. Dunque sono stato prescelto, o sono stato escluso. Niente caso: volontà. Che spetta a me interpretare, questo sì. Concluderò che sono il prescelto, se suppongo che nella notte del 2 giugno l’umanità ha meritato di finire, e la «dissipatio» è stata un castigo. Concluderò che sono l’escluso se suppongo che è stata un mistero glorioso, assunzione all’empireo, angelicazione della Specie, eccetera.

Posizione 1018-1019

le probabilità che l’Evento sia reversibile calano col passare dei giorni. I ‘cari scomparsi’ diventano, sempre più verosimilmente, i ‘cari estinti’.

Posizione 1034-1035

«L’umanità non ha responsabilità, non ha colpe, subisce un destino: amiamo la morte.

Posizione 1049-1049

Ma di questo io rendo merito, soprattutto, al mio nominalismo.

Posizione 1055-1057

come storico registrerò che si è instaurata l’Anarchia con l’abbattimento del suo nemico primordiale, il principio di proprietà. E si è instaurata nello stesso tempo la Monarchia nel valore categorico del termine, tutto il potere a Uno solo. Anarchia e Monarchia coincidono, ora e in me.

Posizione 1114-1116

Sconfortante: la natura era bella e tremenda, ma in funzione a-sociale. Supponeva, negativamente, l’uomo. Io la volevo inviolata, però violabile. Mi sto domandando: per goderla c’era bisogno dei cartelli: «Vietato l’ingresso»?

Posizione 1145-1148

La mia paura non si definisce. È troppa.       E è troppo nuova. Nessuno sulla terra, in un mondo che le paure credeva di averle provate tutte, l’ha mai provata.

Posizione 1163-1163

Il trauma mi aveva ridotto allo stato, non del tutto negativo, di cosa.

Posizione 1182-1183

i morti non vedono se stessi, il loro stesso sangue che hanno versato.

Posizione 1228-1229

i morti hanno il dono di inesistere.

Posizione 1231-1232

Su questa terra non c’è l’eterno, non ci sono che attimi, per quanto incalcolabili.

Posizione 1247-1247

Ho un progetto, e con questo (lo sento) io sfato la morte,

Posizione 1266-1266

Si ripeterebbe il campionato del mondo di calcio per mettere alla prova «un» giocatore, fosse pure Pelé redivivo?

Posizione 1278-1278

Adamo non pensava di se stesso «sono tanto virile», perché non aveva termini di paragone.

Posizione 1353-1354

Carlos aveva il dono della cordialità formale, era uno di quelli che alimentavano l’annuo ricatto degli auguri.

Posizione 1466-1467

E tutta questa storia sarebbe la funebre trovata di un solipsista feroce, ma d’altra parte pusillo e poltrone, che respinge caparbiamente l’idea di morire.

Posizione 1469-1469

Stamattina a buio ero sveglio, da un sonno senza sogni. Sveglio e, poco dopo, deambulante, camminante, in istato di perfetto automatismo.

Posizione 1539-1541

a vent’anni mi interrogavo: sono, sarò, a livello umano? Ma era un pessimismo retorico. Con un margine di approssimazione, un ristretto fluttuare sopra e sotto, il livello umano medio lo avevo raggiunto e l’ho tenuto. Per esempio, mi sono dato spesso della bestia. Il che una bestia non usa.

Posizione 1607-1608

Se fossi morto, c’era un solo posto dove mi sarebbe piaciuto esser sepolto: ai Ross. Ingrassare le eriche e i ginepri così magri e deserti, che mi avevano accolto con favore, da ragazzo e dopo.

Posizione 1649-1650

Poi mi sono fatto la predica. Ti si chiede di riconciliarti, non lo capisci? Non condannavi i Ladroni e le Prostitute. Non condannare i Mercanti.

Concorsi letterari… per la celebrità!

Concorsi letterari… per la celebrità!

Rompo subito il ghiaccio dicendo il nocciolo di tutta la questione: ho partecipato a non-uno-non-due-ma-tre concorsi letterari! La notizia non è esattamente fra le più eccitanti, ma visto che ai concorsi letterari non vinco mai, tanto vale celebrarne almeno la partecipazione! Partecipazione che - secondo i miei archivi segreti - non avveniva ben dal 2016!

C'è stato un periodo in passato in cui non ero molto selettivo e mi iscrivevo più o meno a tutti i concorsi che mi passavano sotto mano, senza badar troppo a chi li organizzava e dove, a quale fosse il premio in palio, quali fossero le modalità di partecipazione ecc.

Basti dire che nel 2006 - l'anno di punta secondo gli archivi di poco fa - ho partecipato ben a 56 concorsi letterari: una media di uno a settimana, collezionando giusto un pugno di attestati, menzioni, segnalazioni e probabilmente qualche maledizione da chi è stato costretto a leggere mie poesie o racconti brevi di quel periodo.

Ecco come non sono i concorsi letterari
Quelli visibili nell'immagine sono tutte versioni alternative di me medesimo che partecipo a concorsi letterari in una deformazione dello spazio-tempo, compresi quelli in piedi, quelli che se ne stanno andando, femmine, vecchi e bambini.

Concorsi letterari: via alla sigla!

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo mai
noi sapremo sfruttare le tue qualità
dacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorso
per la celebrità

Edoardo Bennato
I concorsi letterari del gatto e della volpe

Non vogliatemene, onesti organizzatori di concorsi letterari seri e dai nobili intenti, ma quaggiù è pieno di Gatto & Volpe Ltd. il cui unico obiettivo è quello di spennare più pollastri possibile a colpi di spese di segreteria! Che poi che cosa significa, visto che il materiale non lo restituiscono mai e se gli servono più copie le fanno inviare già al concorrente? Quanto può costare un evidenziatore e una matita col gommino?

Invece di cercare una risposta che non esiste, nel corso degli anni ho identificato alcune caratteristiche che i concorsi letterari devono necessariamente avere perché li prenda in considerazione, dei filtri insomma.

Le caratteristiche del concorso ideale

  • Beh, la prima è quella che mi aiuta di più, e che anche i siti che raccolgono i bandi di concorso spesso segnalano: la partecipazione deve essere gratuita, un po' come succede per l'editoria, il concorso a pagamento è indice di poca serietà ed è qui che troviamo tutti i furbetti spennapolli.
  • Punto numero due: per il vincitore (solitamente anche fino al terzo classificato) deve essere previsto un premio concreto: i migliori a mio modo di vedere sono premi in denaro o la pubblicazione dell'opera inviata. Premi in pacche sulle spalle anche no.
  • L'ultimo punto è una new entry: solo spedizione digitale dei lavori: non ho tempo e voglia di stampare, fascicolare, imbustare, affrancare, spedire, aspettare ecc. che oltre antiecologico, nel 2023 è proprio stupido! E non voglio nemmeno citare quelli che richiedono l'invio di una busta con dentro una chiavetta USB... andate a cagare!

Le directory di concorsi letterari

Siti directory per concorsi di questo genere non sono una novità, da che ne partecipo sono sempre esistiti, purtroppo o per fortuna nel corso degli anni si sono passati il testimone del migliore di categoria, quindi non esiste un over the top con i relativi satelliti, ma un certo numero di siti in sana concorrenza fra loro che portano avanti il servizio ognuno a modo proprio.

Questi sono quelli che utilizzo io oggi, che quindi pubblicano bandi o segnalano concorsi letterari dalle caratteristiche che piacciono a me; la rassegna è sicuramente incompleta ma se avrò modo cercherò di aggiornarla.

concorsiletterari.it
Literary
concorsi-letterari.it
Il piacere di scrivere
Concorsiletterari.net

Oeh, non farmi fare brutta figura, e se ti iscrivi a un concorso interessante trovato su questi siti non mancare di segnalarmelo, ci così partecipo anch'io e ti frego il premio!

Parole Belle: Nittalopo (ep. 1×07)

Parole Belle: Nittalopo (ep. 1×07)

La parola bella di questo settimo - e ultimo della stagione - episodio è nittalopo (che non è un roditore marsupiale tipico della padana inferiore).

Ho trovato il termine nittalopo leggendo…

Nittalopo nella pagina

Quest'anno ho voluto approfondire i romanzi distopici italiani, e nella mia lista compariva Dissipatio H.G. di Guido Morselli. È stato proprio leggendo questo libro che ho trovato questo termine che mi ha colpito sia per la forma e il suono che per il suo significato. Forse lo sono anche io un po' nittalopo, forse mi scoccia accendere la luce di sera, forse in realtà una luce da qualche parte arriva sempre, ma di sicuro è il momento di togliere ogni dubbio sul termine protagonista dell'articolo!

Il significato di “nittalopo”

Nei dizionari che consulto abitualmente, nittalopo è sempre definito come uomo o animale che presenta nittalopia, quindi ecco la definizione di questa:

nictalopìa (o nittalopìa) s. f. [der. di nictalope]. – Nel linguaggio medico, buona capacità visiva nelle ore notturne, sia come espressione di particolare efficienza della vista in condizioni di penombra (nfisiologica), sia come temporaneo e provvisorio recupero della funzione, favorito dall’assenza di luce, in persone affette da minorazione visiva nelle ore diurne (emeranopia o npatologica). Dizionario della Lingua Italiana Treccani
 Nittalopo in Treccani

Gran finale di stagione!

Occhio di nittalopo

Anche se di notte vago per casa a luci spente, è possibile udire il trepestio tipico di chi teme di sbattere il naso contro i muri e apparire sfigurato nell'ultima puntata della prima stagione di Parole Belle.
Se poi qalcuno mi chiedesse perché la prima stagione è durata due anni ho in risposta solo un bel non so!

A presto con la seconda stagione, ricca delle stesse cose della prima!

Il nuovo corso: il romanzo distopico di Mario Pomilio

Il nuovo corso: il romanzo distopico di Mario Pomilio

Avevo in lista di lettura Il nuovo corso di Mario Pomilio da diverso tempo, con altri romanzi distopici italiani. Ho dato però precedenza a libri che avevo recuperato in formato elettronico, impelagandomi anche in letture catastrofiche, e non per il tema ma proprio per il contenuto. Con Il nuovo corso per fortuna non è stato così, da nessun punto di vista: una lettura rapida, piacevole e di indubbio valore.

Ho recuperato una copia del romanzo (Rusconi, 1979) nel circuito bibliotecario e quindi non ho potuto - come mio solito - sottolineare le pagine, ma l'ho riempito di foglietti e bigliettini con le indicazioni dei passi più interessanti; alla fine la mia copia de Il nuovo corso assomigliava a una scultura postmoderna investita da una cartiera!

Copyright de Il nuovo corso
La copertina de "Il nuovo corso"

Il nuovo corso: quarta di copertina

Apparso dopo il disgelo e i tragici fatti d'Ungheria, di cui è trasparente metafora, questo romanzo è un fervido discorso sulla libertà che Pomilio svolge sul filo della fantasia con trovate paradossali e sottilmente allusive.

Un libro di straordinaria attualità, quasi che la Storia si fosse fatta carico di inverare l'intuizione letteraria.

Il turbamento e lo smarrimento del giornalaio Basilio, dopo i primi attimi di euforia per il nuovo corso proclamato dal l'onnipotente Partito, è lo stesso smarrimento e turba mento dei milioni di persone, di noi tutti, che in quei pochi mesi del 1989 abbiamo assistito increduli al dissolversi di regimi comunisti che parevano eterni e al repentino frantumarsi di muri che gli uomini avevano eretto per dividere altri uomini.

Un romanzo che s'inserisce pienamente anche nelle tematiche più tipiche della narrativa di Pomilio, dove mai la passione civile è disgiunta da una più alta riflessione etica.

Riassunti de Il nuovo corso

Non so bene da dove mi sia venuta quest'idea di produrre mini riassunti dei capitoli del romanzo, forse temendo di affrontare una lettura lunga e frastagliata ho pensato che mi sarebbero serviti per tenere le fila... in ogni caso riporto a seguire i mini riassunti di ogni capitolo con la raccolta delle frasi che più mi hanno colpito.

Capitolo 1

In un Paese governato da un regime totalitario, un'unica città è rifornita delle copie de La Verità, il notiziario del Partito - l'unico esistente, in cui è annunciata la fine del regime: il nuovo corso ha inizio. Basilio l'edicolante accoglie la notizia con entusiasmo ma si stupisce notando negli altri scarsa condivisione del suo sentimento. Sorge il dubbio che la notizia non sia vera.

Capitolo 2

Basilno nota che i F.P. (funzionari di partito) non sembrano turbati dal nuovo corso. Il dialogo con il professore di storia lo demoralizza: l'inizio del nuovo corso è anche la fine della storia? Il lattaio gli ridona speranza quando gli dice che il Partito ha deciso di prendfere in mano il nuovo corso.

Capitolo 3

Una manifestazione per il nuovo corso ha agli occhi di Basilio l'aspetto di una manifestazione per il Partito. Basilio recupera un cartello con la scritta W il partito e lo cambia in Abbbasso il partito, W la libertà. La folla cerca di evitarlo.

Capitolo 4

Una delegazione composta da quattro cittadini cinesi visita la città. Di loro non si conosce nulla, e la comunicazione non è possibile perché essi parlano solo la loro lingua. Le autorità locali fanno visitare le bellezze della città e del nuovo corso. Al momento della partenza il loro aereo viene munito di volantini inneggianti la libertà, che il pilota lascia cadere al suolo, generando panico e meraviglia; una squadriglia di caccia decolla e li abbatte.

Capitolo 5

Gli operai della fabbrica di via del Progresso si domandano che cosa sia la misteriosa cosa che producono. L'operaio del posto 35 è ossessionato dal perché non doveva sapere. Letta la notizia del nuovo corso, si fa avanti con il Direttore, ma nemmeno lui ne sa nulla. Il 35 conlude che sarebbe stato meglio non saperlo.

Capitolo 6

Il primario dell'ospedale stava effettuando esperimenti su un siero per annullare la volontà, in modo da gettare le basi per la sua idea di società perfetta. Con l'arrivo del nuovo corso pensa che non gli sarà concessa la sperimentazione umana, si inietta dunque il siero. Gli effetti si rivelano mostruosi, il desiderio di farsi servo del proprio cane lo sconvolge.

Capitolo 7

Alessio e due amici, originari di un'altra città, decidono di farsi ambasciatori per il nuovo corso e visitare la città di origine. Là non scorgono alcun cartello, nessun festone. Una folla li segue incuriositi e alla fine i tre sono arrestati. Cercando di giustificarsi con la loro copia de La Verità diversa da quella locale, fanno nascere il dubbio che sia la loro quella vera.

Capitolo 8

Lazzaro il vagabondo viene visto abbandonarsi volontariamente alle acque del fiume e morire. Lui si sentiva utile, come termine di paragone negativo da evitare, in contrapposizione come simbolo del progresso. Quando viene a sapere del nuovo corso, immediatamente capisce che sarebbe diventato un peso, e si decide per l'estremo gesto.

Capitolo 9

Basilio discute con gli amici sul significato della libertà, di come dovrebbe essere intesa la sua vera essenza. Rimuginando questi concetti arriva fino a sera provando un senso di disagio. Di notte ha un sogno: le copie de La Verità del giorno successivo escono in bianco, censurate. Lui ne vuole una prima dell'intervento della censura, riesce a ottenerla ma gli viene sottratta. In lacrime la reclama come figlio suo, dopodiché si sveglia.

Capitolo 10

Basilio si desta intontito, ma lo conforta l'idea di leggere la nuova edizione de La Verità. Recatosi in edicola, sfoglia in anteprima un numero, ma notando la completa assenza di riferimenti verso il nuovo corso, si sente tradito e decide di mettere in vendita i numeri avanzati dal giorno prima e di bruciare i nuovi.

Si sente tradito perché con questo precedente, anche se un giorno dovesse presentarsi davvero il novo corso e una reale libertà, la gente sarebbe sospettosa, e ne avrebbe paura. Attirata dall'incendio, si presenta la polizia e Basilio scappa, scomparendo tra le fiamme.

Capitolo 11

È il giorno prima degli ultimi avvenimenti e il direttore del carcere legge del nuovo corso sul giornale. Decide dunque di sospendere un'esecuzione in programma quel giorno in attesa di ulteriori chiarimenti. Incontra il condannato per comunicarglielo personalmente e vederlo gli fa comprendere che non è solo un prigioniero, ma un uomo con egami e desideri.

Il giorno dopo si rende conto che non c'è stato alcun nuovo corso, che si è lasciato andare, e per paura di ripercussioni fa eseguire la condanna sospesa, intimando tutti di testimoniare che fosse avvenuta il giorno prima. La paura lo avvolge mentre cerca di riprendele la sua solita vita.

Il nuovo corso romanzo distopico

Il nuovo corso è un romanzo distopico

Il nuovo corso è un romanzo distopico che va oltre la premonizione di un futuro indesiderabile, fa di peggio: pesca nella storia reale. Si tratta - come dice la quarta di copertia - di una metafora, della narrazione della rivoluzione ungherese del 1956 attraverso la voce del romanzo distopico.

Forse troppo poco conosciuta, si tratta della rivolta armata avvenuta a Budapest contro il regime filosovietico che durò dal 23 ottobre all'11 novembre 1956. La rivoluzione finì con la repressione armata dell'esercito sovietico e un altissimo numero fra morti e feriti.

I punti di contatto con il romanzo sono certamente molti più di quelli che potrei individuare io, ma consiglio di leggerlo anche se non si è storici: il fascino del romanzo distopico è anche quello di farsi suggestionare da avvenimenti lontani che non sono in realtà così lontani.

Elianto, un romanzo distopico un po’ troppo vicino

Elianto, un romanzo distopico un po’ troppo vicino

Ho deciso di rileggere Elianto perché la prima volta mi piaque parecchio; qui il contributo grafico da una mia recensione del 2012 del romanzo distopico di Stefano Benni.

Inoltre la recensione era talmente striminzita che mi sono sentito in dovere di aggiungere qualcosa!

Recensione di Elianto

Striminzita sì, ma che credo abbia colto nel segno: anche oggi definirei Elianto in questo modo: spensierato racconto della distopia del mondo molto vicino al nostro oggi. Grande ricchezza di invenzioni... buone e cattive.

Prima di procedere però volevo far notare i capolettera dei capitoli (prendiamo quello del prologo come rappresentante liberamente eletto da me), di pregevole fattura e ben rappresentanti dell'opera; un particolare forse frivolo, ma che in un contesto in cui la qualità dell'oggetto libro è sempre meno distinguibile dall'oggetto cartaigienica, ho saputo apprezzare.

I capolettera di Elianto

Elianto: quarta di copertina

Se si fugge di notte da Villa Bacilla sulle ali di una diavolessa sexy, sorvolando Tristala assieme a tre equipaggi che si spostano contemporaneamente, può accadere di visitare gli otto mondi alterei della mappa nootica. Capita così di conoscere la terra primordiale di Ermete Trismegisto, Protoplas; i mari incantati di Capitan Guepière a Posidon; i cinquanta casinò e i locali notturni di Bludus; Mnemonia con i suoi fuochi fatui e l’insidia dell’embambolia; Medium con le sue giornate di Beneficenza Ben-evidente… C’è speranza di riuscire, assieme ai protagonisti, a districarsi tra le mille prove e di attraversare gli infiniti mondi creati dalla fantasia di Stefano Benni?
La copertina di Elianto

L'antiriassunto

Elianto, oltre al titolo dell'opera, è il nome del tredicenne protagonista del romanzo. O meglio, uno dei protagonisti, perché in effetti ce ne sono parecchi, e non tutti stinchi di santo.

All'inizio della storia Elianto è ricoverato alla clinica Villa Bacilla di Tristalia (noti qualche assonanza?) ospedale nel reparto dei malati terminali a causa del morbo dolce, ma i due medici che si contendono la direzione della struttura non sembrano concordare sulle sue sorti.

C'è anche un gruppo di diavoli, tre teppisti, la famiglia di Elianto che vive in un claustrofobico grattasmog, personaggi televisivi dalla dubbia moralità e politici in lotta per il potere che la moralità nemmeno sanno che cosa sia (potevo fermarmi a politici).

Le pantegane di Elianto

Insomma, i personaggi che muovono le pagine di Elianto sono molti, fra protagonisti, antagonisti e semplici comparse, e provare a fare un riassunto sarebbe uno sgarbo prima a te che a me, cito solo l'importante tema del viaggio fra i mondi alterei della mappa nootica:

  • Protoplas, la terra primordiale di Ermete Trismegisto
  • Posidon, i suoi mari incantati e la ciurma di Capitan Guepière
  • Bludus con i suoi casinò e locali notturni
  • Mnemonia e i suoi fuochi fatui e l'insidia dell'embambolia
  • Medium e le sue giornate di beneficenza ben-evidente
  • Neikos con gli eserciti di Siperquater e Triperott
  • Yamserius e il suo deserto freddo con gli angeli cannibali
La mappa di Elianto

Come già detto non intendo fare il riassunto del romanzo, ma ecco comodamente a seguire la selezione delle frasi che ho sottolineato durante la lettura di Elianto!

Elianto: romanzo distopico italiano

Incomincio con i brani che ho selezionato che mi permettodo di identificare Elianto come un romanzo distopico - ed essendo Stefano Benni e la sua creatura italiani a tutti gli effetti - un romanzo distopico italiano!

Posizione 233-236
Ecco la Megalopoli capitale di Tristalia, sede della Nova Repubblica e del governo dei Venti Presidenti. Essi vengono eletti con sondaggio televisivo ogni tre anni, e hanno il diritto-dovere di denunciarsi, sputtanarsi e soprattutto di ammazzarsi legalmente fra loro finché ne resti uno solo, che potrà fare il dittatore per un anno, dopodiché ne verranno rieletti altri venti, e così via fino a nuova formula.
Posizione 237-241
È il Chiodo, uno dei grattasmog più alti del mondo. Sulla sua cima (o capocchia che dir si voglia) sta il Zentrum. Il Zentrum Win 2010 è il supercomputer, anzi Unità Parabiotica Decisionale che governa ogni attività del paese, dai sondaggi agli appalti, dall’erogazione dell’acqua ai titoli dei giornali, dal controllo delle nascite a quello dei semafori, dagli investimenti all’estero ai calendari di calcio. E soprattutto, ha il compito di mantenere equilibrato il livello della Paura. È stato programmato nei velenosi anni novanta dai logici del Gangster, e ne perpetua le idee dopo la sua morte violenta.
Posizione 246-248
Purtroppo hanno sbagliato il sondaggio televisivo odierno, il loro voto è finito nel 32% e non avendo indovinato la risposta di maggioranza, staranno senza luce, riscaldamento e televisione fino a domattina.
Posizione 485-489
Buongiorno cittadini della Nova Repubblica, e siate maggioranza! A voi un sincero augurio di azzeccare il sondaggio odierno. Oggi la svanzika vale 3,12 markodollari, niente male quindi. Prima di presentarvi la domanda, ecco le notizie della mattina. Non vi daremo deprimenti resoconti su lontani inevitabili massacri e stolide faide etniche, ma informazioni riguardanti i fondamentali problemi del nostro amato paese. Sono notizie scelte direttamente dal Zentrum e vogliono far sì che la vostra Paura sia equilibrata, in modo che possiate passare la giornata nelle migliori condizioni di spirito e vigilanza.
Posizione 492-494
Sullo schermo apparve la freccia verde che indicava l’abbassamento del livello di Paura dei cittadini, rilevazione effettuata attraverso speciali sensori chimici inseriti sotto la pelle di diecimila volontari, e dentro alle otturazioni dentarie di diecimila ignari.
Posizione 563-563
ciò che la politica divide il partito unico dei vip riunisce
Posizione 564-566
l’indomani ai presidenti sarebbe stato concesso sparare ed eliminarsi l’un l’altro, e solo il più potente e fortunato avrebbe alla fine governato, poiché questa era l’unica democrazia possibile sotto il cielo di Tristalia ove era avvenuta una grande battaglia di idee al termine della quale non c’erano stati né vincitori, né vinti, né idee.
Posizione 774-780
Bisogna dire (sospiro) che su Tristalia fare la carogna è l’undicesimo comandamento, una facile moda, un conformismo rassicurante, una comoda scorciatoia per ogni carriera. Manca quel senso di sfida e ribellione che rende nobile il trasgredire! Manca, soprattutto, il libero arbitrio. Alle bambine viene insegnato a sfilare prima che a camminare, ai bambini viene imposto il volante già nella carrozzella. Presto spunterà un gregge di modelluzze e pilotini che non occorrerà addestrare al passo dell’oca: si metteranno in fila da soli. In quanto agli adulti, se chiediamo loro di venderci l’anima, hanno come unico problema il pagamento in nero. I peccati di lussuria si consumano per lo più attraverso conversazioni telefoniche prezzolate, e non gravano sull’anima eterna, ma sulla bolletta bimestrale. Gli anziani, temendo la vecchiaia assai più dell’Inferno, non invocano Mefistofele, ma un chirurgo plastico.
Posizione 983-984
Teleotto, la tivù libera della contea. “Libera” nel senso che poteva trasmettere i programmi delle televisioni governative inframezzandoli di pubblicità locale.
Posizione 2989-2996
Io sono d’accordo con papà — disse la figlia — vogliono una risposta che dimostri che non abbiamo paura. Votiamo A. Lo schermo diventò azzurro. Poi apparve il volto cereo del professor Abakuk, direttore demodossametrico, con il sottofondo di un requiem. — Caro telespettatore, la tua vocazione minoritaria ti gioca ancora dei brutti tiri. Il sondaggio ha dato il seguente esito: Risposta A: 38% Risposta B: 40% Risposta C: 12% Risposta D: 10% Siamo quindi spiacenti di informarti che per ventiquattr’ore ti verrà sospesa l’erogazione di gas, luce e acqua e ti sarà isolato il telefono. È inoltre proibito uscire di casa più di uno alla volta, e lasciare il territorio governativo. Un’altra volta stai più attento, e sii maggioranza! La televisione si spense e la casa piombò nel buio.

Il resto delle citazioni da Elianto

Posizione 150-151

Col coltello sapeva fare tutto, da aprire un’auto a chiudere una discussione.

Posizione 207-209

La sua eleganza è celebre in tutti i congressi medico-rivieraschi. E anche i suoi metodi, che si riassumono nella frase: “Un malato senza un rene può vivere benissimo, un malato senza libretto degli assegni no”.

Posizione 349-349

Tutte le suore hanno i baffi

Posizione 800-800

i collegamenti telepatici, i pensieri sonnambuli, le glossolalie

Posizione 1269-1272

Su alcune lastre di pietra erano disegnati scheletri di animali e abbozzi di piante, e nel recinto di un cratere meteorico si agitava una fauna di antennuti, zamputi, striscianti, claudicanti, tutti senza una vera forma o colore, in attesa del radioso cammino verso l’evoluzione, l’autonomia, un habitat sicuro e poi chissà, una fucilata, un acquario o una pignatta.

Posizione 1727-1728

sappi che su Neikos il pacifismo è punito con l’arruolamento fino a sessant’anni.

Posizione 1728-1732

qua si fa la guerra diciotto ore su ventiquattro — disse Tifone — ci guadagnamo il pane, altro che pace, e i bardi vanno pagati o nessuno canterà più le nostre gesta, gli sponsor si ritireranno e moriremo di fame. — Quali sponsor? — Io combatto per le armature “La Sicura” — disse Ultrano, mostrando con orgoglio l’armadillo inciso sullo scudo. — Io — disse Tifone, mostrando una scatola di piselli dipinta sull’elmo — combatto per “Pronto Rancio”, la più grande ditta di catering da battaglia.

Posizione 2035-2035

I diavoli avevano visto parecchi posti fetenti nella loro vita, ad esempio il girone dei politici nel paleoinferno

Posizione 2063-2064

— Ah, sì? — gridò un gigantesco Jojo dalle orecchie di lèpre. — E allora facci vedere cosa sanno fare le diavolesse, bella occhigialli!

Posizione 2067-2069

Ehi, disc-jockey, ce l’hai una musica un po’ piccante? — Che ne dici di Pink Elephants dal film Dumbo? — disse quello. — Vai, ragazzo!

Posizione 2206-2207

Là, in quei silos, invece, ci sono i ricordi senza proprietario, voi neanche immaginate quanti smemorati ci sono sulla terra

Posizione 2386-2389

— Non vuoi venire con noi? — disse Pat. — No, grazie — disse Tigre Moderata, tristemente — ormai ho contratto il mal di Medium. La noia è un male sottile. Ti riduce come loro, tutti uguali, sazi, indifferenti, quasi peggio che sulla Terra. Finirò la mia carriera qui: imbattuto e senza mai vincere. Che fine ingloriosa per un guerriero!

Posizione 3087-3088

— Il tango non è né allegro né triste — disse il ballerino — è tango e basta.

Posizione 3595-3595

tutto ciò che crediamo di insegnare alla materia, essa lo sa già.

Posizione 3647-3648

C’erano invece una ventina di direttori di banche (il settanta per cento dei capitali del paese) e i massimi conduttori televisivi (il settanta per cento della libertà d’informazione).

Posizione 4177-4180

Deve sapere, dottore, che sul tronco di questi alberi vive un grazioso funghetto. Si chiama Pleurotus ostreatus ed è carnivoro. Secerne una sostanza con cui anestetizza piccoli insetti e vermi. Poi li avviluppa con le ife e li succhia. — Ma io — disse Siliconi, sentendosi girare la testa — non sono un verme. — È sicuro? — disse Malcinea.

Posizione 4380-4383

Il giovane poliziotto a occhi chiusi ascoltava la cassetta pirata di Snailhand Slim, battendo il tempo sul volante dell’auto. Si accorse troppo tardi che era arrivato il capitano. — Che razza di musica è questa, agente? — disse. — Sono canzoni country dei ranger americani — disse l’agente — parlano di banditi, di taglie e della bellezza della legalità. — Uhm — disse il sergente — mi sembra un po’ troppo negroide, come musica.

Posizione 4539-4544

Una nube di gas colorato si alzò nei cieli mentre dai bancomat usciva acqua calda e dai rubinetti sgorgavano svanzike, gli allarmi delle banche suonavano mazurke, tutte le Madonne delle chiese si mettevano a piangere e qualcuna addirittura tentava la fuga, la costituzione veniva sostituita con il regolamento del videogioco Street Killers e su tutti i monitor di computer appariva il film porno Umide e cibernetiche, venivano aperte dighe e allagati campi di calcio, lanciate in orbita tutte le auto dei garage sotterranei e i semafori diventavano indaco, l’aviazione veniva spedita all’attacco di Atlantide e le ruspe invadevano il Vaticano per costruire un ippodromo, la Borsa crollava non solo metaforicamente e metà del prodotto nazionale lordo veniva investito in un’impresa di pulizie.

Abrakadabra, Storia dell’Avvenire

Abrakadabra, Storia dell’Avvenire

Questa è bella! Ho letto Abrakadabra. Storia dell'avvenire di Antonio Ghislanzoni perché un commento all'articolo Il 1° romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari sosteneva che fosse proprio Abakadabra il primo romanzo distopico italiano!

Le meraviglie del Duemila è stato pubblicato nel 1907, mentre Abrakadabra. Storia dell'avvenire è del 1884: la bellezza di 23 anni prima! È dunque così? È davvero Abrakadabra il primo romanzo distopico italiano? Devo cambiare il titolo all'articolo su Le meraviglie del Duemila? Prima di prendere decisioni avventate ho deciso di leggere il romanzo con i miei stessi occhi indagatori!

Abrakadabra: quarta di copertina

Abrakadabra: copertina
Abrakadabra (1884) è un romanzo di fantascienza surreale: le vicende sono ambientate nella Milano del 1982, tra gondole volanti e altre invenzioni surreali. Il volume fu pubblicato per la prima volta nel 1884, rappresentando, di fatto, uno dei primi esempi di proto-fantascienza italiana.
Antonio Ghislanzoni (Lecco 1824 - Caprino Bergamasco, Bergamo, 1893) fu librettista e letterato.
Abrakadabra: retro

Antonio Ghislanzoni

Come possiamo leggere dalla quarta di copertina, Antonio Ghislanzoni fu anche librettista, ovvero l'autore dei libretti delle opere liriche. Giusto per fissare un punto di riferimento, fu librettista per Aida (da Wikipedia: Aida è un'opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Antonio Ghislanzoni, basata su un soggetto originale dell'archeologo francese Auguste Mariette), una delle opere liriche più famose al mondo.

Io che invece di opera lirica capisco ben poco, conosco Ghislanzoni per il romanzo La Contessa di Karolystria - Storia tragicomica, una divertente parodia di un romanzo d'avventura che lessi un paio di anni fa.

Abrakadabra di Antonio Ghislanzoni

Prima della parte in cui do il peggio di me esprimendo giudizi non richiesti, ti lascio un po' di tempo per consultare le mie sottolineature da Abrakadabra, Storia dell’Avvenire!

Citazioni da Abrakadabra

Posizione 32-33

In paese correva voce che il signore fosse malato di cervello per eccessiva applicazione agli studi

Posizione 38-44

Il curato, il sindaco e il farmacista di C… per lui rappresentavano i tre partiti, la eterna invariabile trinità del pensiero umano, che a suo credere, era cominciata nella mente dei tre primi abitatori dell’universo. Il curato rappresentava il non possumus, la forza reazionaria; Il sindaco il liberale moderato o moderatore; Il farmacista l’uomo del progresso ad ogni costo, l’utopista rivoluzionario, che non ammette intervallo tra il pensiero e l’azione. Questi tre principii, come ognuno può immaginare, si detestavano cordialmente; e il loro attrito era scabro e sfavillante come quello dell’acciaio colla pietra.

Posizione 49-50

Essi amavano il buon vino con esemplare concordia;

Posizione 126-127

Coloro che si oppongono al progresso come quelli che pretendono moderarlo, rimarranno stritolati sotto le sue ruote prepotenti».

Posizione 127-127

Il terribile oratore pose fine alla sua arringa per essiccamento di fauci

Posizione 174-180

«La guerra! sublime spettacolo nelle epopee di Omero e di Ossian! Quando nel 1859, il cannone degli invalidi annunziò alla Francia la grande battaglia, la grande vittoria di Solferino, tutta la nazione si scosse di entusiasmo. Le contrade pavesate di drappi tricolori, le luminarie, i fuochi di gioia salutarono il fausto avvenimento. Ma sotto quella superficie festante, nella retroscena di quei splendidi entusiasmi, quante lacrime, quanti terrori! «Quarantamila morti! In verità il bullettino non poteva essere più splendido. Chi non ha gustato l’epico entusiasmo di quel grandioso massacro? L’avete voi veduto un campo di battaglia, una pianura di Solferino, dopo una grande vittoria? Quarantamila cadaveri o frammenti di carne umana, orribilmente pestati, confusi, ingrommati di caligine e di sangue?…

Posizione 224-226

Il curato si levò in piedi, e volgendosi all’uditorio con un gesto da dominus vobiscum, replicò a tutta voce due parole latine, il motto inesorabile, nel quale si riassume tutto il programma religioso e politico della setta clericale: «Non possumus!

Posizione 256-258

Il nostro non possumus data da secoli, e mette capo a quel libro divino, a cui non vorrete negare qualche autorità–parlo del vangelo. I pericoli e i danni della scienza universale sono prevenuti in quel codice santo, dove la povertà dello spirito e l’umiltà del cuore stabiliscono la base di una morale feconda di beatitudine.

Posizione 260-263

«Fummo avversi alla stampa, presaghi delle sue abbominazioni infrenabili; perseguitammo Galileo; ponemmo ostacolo per quanto era da noi alle temerarie pellegrinazioni di Colombo–abbiamo negato il vapore, contrastato il telegrafo, imprecato a tutti gli abusi della ragione, alla filosofia, all’esame critico, ai sacrileghi attentati della chimica e del magnetismo, due scienze di terribile avvenire!…

Posizione 277-278

Compiacetevi di abbandonare le astrazioni, e di scendere con me sul terreno della vita reale, a cui, se non mi inganno, voi altri liberali vi dimenticate troppo spesso di appartenere.

Posizione 294-297

Questi paria, questi schiavi della civiltà, che dovranno necessariamente moltiplicarsi per servire ai nuovi bisogni, ai nuovi comodi del secolo–impareranno anch’essi a leggere, a filosofare con voi? E qual sarà la catena per vincolarli alle cave tenebrose, al maglio rodente delle officine? Forse la coscienza del dovere?–Io

Posizione 338-341

«Perchè si dice progresso?… Moto è la parola. Se l’umanità progredisse nel meglio; quanto sarebbero da compiangere i nostri antenati, che vissero seimila anni prima di noi! Pure anch’essi lavoravano per la medesima illusione… e si affannavano in questo moto d’idee e di tentativi che non dà requie allo spirito umano.–Seimila anni di corsa; e dove siamo arrivati?…–Al punto di partenza. Valeva la pena di mettersi in cammino?…

Posizione 355-359

Il principio delle nazionalità, che rappresenta il non plus ultra del liberalismo contemporaneo, come dovrà apparire meschino e puerile fra un secolo, quando nel pensiero della comunanza di origine e della fratellanza naturale, l’uomo si dirà cosmopolita; quando le frontiere delle Alpi, dei fiumi e dei mari, scompariranno, insieme ai pregiudizii di razza; e l’umanità, che oggi pone il suo vanto nel suddividersi in cento frazioni nemiche, si riunirà tutta per formare una sola famiglia!

Posizione 396-398

Arrestare il movimento? Uccidere l’idea?–Non ha egli appreso dalla istoria che una idea, antica o nuova non importa, purchè lusinghi questo istintivo desiderio del meglio che è il principio motore della umanità, deve fare il suo cammino, svolgersi e completarsi nella esperienza fino a quando l’esperienza non la riprovi?

Posizione 480-482

–L’Abrakadabra–rispose il signore–è la storia perenne del movimento umano riflessa in un’epoca sconosciuta all’universale, in un’epoca avvenire.

Posizione 504-505

Finiva coll’amarli–e da ultimo, come il Dio della Genesi, si pentiva di averli creati.

Posizione 587-588

Istallarsi in Roma, consenziente la Curia, benevolo il papa, voleva dire per il governo italiano abdicazione di ogni idea liberale, di ogni principio di moralità.

Posizione 624-624

L’avvenire comincia a beffarsi del presente.

Posizione 627-629

Monarchia costituzionale o Repubblica, tale il dilemma rappresentato da due frazioni ugualmente ispirate da liberalismo. Le moltitudini si lasciavano imporre dalla parola senza badare all’essenza. Ignare di storia o dimentiche, non comprendevano che la tirannia può prendere tutti i nomi e inalberare tutte le bandiere.

Posizione 643-647

Lo statuto della Unione ha per base la santificazione di un diritto naturale che l’umanità per lunghi secoli disconobbe; il diritto di esistenza. Ciascun cittadino di Europa, dal giorno della nascita fino al giorno dell’estinzione, è alloggiato, vestito, nutrito a spese del comune. Questo comune, che noi chiameremo Famiglia per conformarci al linguaggio dei tempi, diviene necessariamente l’esclusivo proprietario delle terre, l’amministratore della sostanza pubblica.

Posizione 656-657

La coscrizione agraria prenderà il posto della coscrizione militare. Dai venti ai venticinque anni, per legge del nuovo Statuto, ciascun individuo della Unione sarà coltivatore.

Posizione 677-679

Dagli otto ai quindici anni–il tempo che i barbari del secolo precedente sprecavano nel latino e nel greco–oggi viene impiegato negli studi matematici e filosofici, nella storia, nella fisica, nella astronomia, nella geologia, e nella spiritodossia, di cui fa parte il magnetismo, il galvanismo animale, e l’ipoteticonia.

Posizione 713-714

Le multe criminali costituiscono per la famiglia una sorgente di reddito importantissimo. Desse furono sostituite, nel nuovo codice, alla pena di reclusione.

Posizione 739-741

E perchè l’uniforme obbligatoria agli adulti che percepiscono l’assegno di famiglia?–Una misura economica basata sull’orgoglio umano. Non accordandosi l’assegno agli adulti che a patto di indossare la uniforme del nullatenente, molti si asterranno per vergogna, e penseranno a guadagnarsi l’esistenza col lavoro.

Posizione 823-823

alle leggi e alle savie istituzioni sociali non è concesso mutare la natura dell’uomo.

Posizione 932-934

Quando io penso che il despotismo ha inventato la galera e la forca prima di stabilire il Diritto all’esistenza, debbo credere che le generazioni precedenti alla nostra non fossero al mondo che per espiare un delitto. Possiamo noi leggere le storie del passato, senza provare una specie di ribrezzo per coloro che ci hanno preceduti?

Posizione 957-958

–Io credo che l’amore abbia sempre esistito nel mondo–e che a lui si debba ogni sviluppo delle umane perfezioni.

Posizione 1011-1011

Rimescolare la materia, agitarla, trasformarla, tale è la missione dell’uomo.

Posizione 1069-1070

–Presto! a venti passi dall’Arco c’è una stazione di gondole volanti–disse Viola, dando il braccio alla giovane amica…–In meno di tre minuti, prima che la campana abbia cessato di suonare, noi scenderemo alla porta del tuo palazzo.

Posizione 1078-1079

Corse alla sedia ascendente, toccò il bottone dorato, e tosto, pel rapido agitarsi delle carrucole, tra il fremito armonioso delle corde vellutate, ella trovossi negli appartamenti superiori.

Posizione 1152-1154

Sulla piazza del Duomo, mentre la folla dei nullabbienti si accalcava presso la porta della decima Dispensa per ricevere il pane, venne a cadere una pioggia di grosse ostriche, le quali, ti giuro, non resero il miglior servizio alle nuche pelate di alcuni poveretti…

Posizione 1227-1229

–Bella invenzione davvero, le vostre pillole di midollo concentrato!–disse Rousseau, crollando la testa.–I Milanesi non diedero mai prova di tanto buon senso, quanto nel rifiutare questo nuovo metodo di alimentazione, che debilita lo stomaco e priva l’uomo de’ più squisiti piaceri.

Posizione 1244-1247

Le tue pillole di midollo affrettano di due secoli il suicidio totale dell’umanità. –Il tempo farà ragione delle nostre differenze–rispose l’altro scienziato, il quale era appunto l’illustre Raspail III, inventore dell’alimento omeopatico.–Ma i tuoi sofismi non possono distruggere nel mio cuore la compiacenza che io provo in questo momento!

Posizione 1396-1405

La donna che si consacra ad un uomo per tutta la vita, non solo deve assolvere il di lui passato, ma anche il di lui avvenire. In ciò la donna è più sublime di Dio! Così parlando, Fidelia chinò le labbra sulla fronte infuocata, dell’Albani, e vi ristette con un lungo bacio. Poi ella fece un movimento per levarsi in piedi e cedere il suo posto al giovane, che tuttavia rimaneva inginocchiato. –Mio fidanzato, mio fratello d’amore–riprese Fidelia con dolcissimo accento–dispensandoti dalla confessione io mi sono prevalsa di un mio diritto, ma non intendo perciò esonerarmi da’ miei doveri. Al contrario, io ti prego di acconsentirmi questo sfogo dell’anima che la legge mi impone, perocchè io sappia che l’uomo non può gustare, nelle braccia di una donna, tutta intera la voluttà dell’amore, quand’egli non sia ben certo che questa donna non abbia mai appartenuto ad alcuno… –E potrei io dubitare della tua illibatezza?–esclamò l’Albani trattenendo la giovinetta con dolce violenza.–Tutta la tua vita si riflette nel tuo purissimo sguardo. Nella freschezza delle tue mani, nella fragranza del tuo alito, nelle caste pieghe dei

Posizione 1423-1424

–Non è dunque compiuta la nostra felicità?–domandò Fidelia con ingenua sorpresa.–Che altro ci resta a desiderare? sono amata, e ti amo!

Posizione 1488-1491

–Voi parlate come un giornale dell’opposizione, eccellentissimo signor Proposto.–Moderate le vostre parole, ovvero sarò costretto a registrare il vostro nome fra quelli dei malcontenti, dei pregiudicati politici, dei settari, dei nemici dell’ordine, di quei sciagurati che cospirano contro il migliore dei Governi… contro il Governo attuale…

Posizione 1500-1503

–Vero… verissimo… quanto voi asserite–riprese il Gran Proposto–i nemici naturali dei governanti sono i popoli governati. Le leggi, per quanto eque e liberali esse sieno–non cesseranno mai di rappresentare, nel giudizio del popolo, altrettanti vincoli di schiavitù. Noi, che ne siamo gli interpreti e gli esecutori, dobbiamo necessariamente subire l’odio delle moltitudini ignoranti e depravate… I popoli troveranno sempre dei pretesti per cospirare contro il principio di autorità che si incarna nei pubblici funzionari…

Posizione 1620-1621

–Io credo che in due linee di scritto si trovino sempre dieci capi di accusa per far condannare un imbecille, così l’uomo il più astuto

Posizione 1683-1684

I birboni della scienza favoriscono le ladrerie e le truffe: ma fortunatamente ci porgono mille mezzi per discoprirle e punirle… C’è progresso da ambe le parti, signori garbatissimi!

Posizione 1684-1685

Peccato che gli statuti dell’Unione non ci permettano di violentare i cittadini!… Le manette, la prigione, la forca, quelli erano espedienti efficacissimi per tutelare l’ordine pubblico!…

Posizione 1844-1844

I cavalieri di industria corrono dov’è la folla.

Posizione 1844-1845

La biografia del nostro barattiere fornirebbe un romanzo poco edificante, ma pieno di interesse.

Posizione 1853-1856

Esageriamo il bene a comodo nostro, e noi vedremo, sulle orme di quello, insorgere il male in proporzioni gigantesche. Estraete il fuoco dalla silice; e mentre gli assiderati ne ritrarranno la vita, il prete si trarrà in disparte a meditare l’orrendo supplizio dei roghi. Mentre voi benedite l’acciaio che vi fornisce il vomere a coltura dei campi, il boia imaginerà la mannaia. Quale è la scienza, quale l’industria, che possa vantarsi innocente di corruzione e di calamità?

Posizione 1945-1947

Voi non riescirete a concepire questi nuovi perfezionamenti della acconciatura, dove la guttaperca è chiamata ad operare delle trasformazioni prodigiose. Ma io non avrò certo la pazienza di spiegarvi tutto un processo, che d’altronde può essere facilmente indovinato dagli spiriti arguti.

Posizione 1975-1977

–Dieci giorni ancora!… sai che sono lunghi… dieci giorni! –Cosa sarebbe l’amore, cosa sarebbe la gioia–esclamava Speranza con accento ispirato–senza i giorni del desiderio e della aspettazione!

Posizione 2032-2044

-Egli… il vostro Albani non verrà a dimorare in questa villa, che tutta vi appartiene. Vi spiegherò il suo concetto come io credo di averlo compreso. Dell’Albani voi non dovete conoscere che l’amante e lo sposo. Egli verrà in questo luogo per portarvi il suo amore, per cogliervi il vostro, per godere dei vostri tripudii, per consolare le vostre afflizioni, per chiedere a sua volta il diletto e la forza a sostenere i dolori della vita. I vostri rapporti, in una parola, non devon essere che rapporti d’amore. Perchè riesca feconda di bene, l’unione coniugale vuol essere circondata di poesia. In altri tempi, quando era obbligatorio agli sposi convivere sotto il medesimo tetto, vedersi a tutte l’ore del giorno e della notte, dividere le cure disaggradevoli e qualche volta un po’ volgari del regime di famiglia, avveniva sovente una rilassatezza di affetti, che a lungo andare degenerava in fastidio, in avversione. C’è molta differenza fra il vedersi spesso e il vedersi sempre. L’augello che rinnova così frequenti i trasporti dell’amore, si allontana dalla sua compagna dopo l’ebbrezza vivace del connubio, e si perde negli spazi finchè quella non lo richiami co’ suoi gorgheggi, finchè quella non gli dica coi suoi gemiti melodiosi: ritorna! ho bisogno delle tue carezze, dei tuoi baci! Desideriamoci, se vogliamo amarci eternamente! Il vostro Albani, ispirandosi a questo concetto, verrà in questa casa come un ospite. Egli vi apparirà inaspettato–egli giungerà fino a voi per cento vie misteriose. Lo vedrete uscire da questa gondola, lo troverete adagiato in quella grotta, udrete la sua voce carezzante rispondervi da quella nube. Quando i vostri due cuori si chiameranno per quella voce arcana che esala dall’amore, vi sentirete allacciati da soavissimo amplesso.

Posizione 2065-2066

«Iddio ha creato la terra, ma l’amore soltanto ha creato il paradiso.

Posizione 2163-2164

Come ognun vede, quell’anima ardente ed onesta era sempre agitata dal dubbio e dai presentimenti sinistri.

Posizione 2170-2173

La condanna della morte civile, dopo i cinque anni di espiazione, prometteva l’oblìo del delitto, e la riabilitazione completa. Tutto ciò era scritto nei codici, tutto ciò era articolo di legge. Ma i codici, gli statuti, le leggi sono un contratto sociale, che non può mutare la essenza, la natura dell’uomo, quand’anche quest’uomo apparisca grandemente modificato dalla così detta civilizzazione.

Posizione 2230-2233

–I conforti che io ti posso offrire derivano sempre della medesima sorgente, dalla fede nello spirito del bene; i consigli saranno ora come sempre quelli della ragione e della legalità. Non hai tu nulla da rimproverare a te stesso? Sei tu disceso nella tua coscienza per investigarne le pieghe più occulte? Hai chiamato a rassegna le tue azioni dal giorno in cui la umanità ti aperse le braccia rendendoti il bacio del perdono e dell’oblio?

Posizione 2362-2364

«Cittadini ladri, truffatori, manutengoli, barattieri, furfanti d’ogni specie che costituite la maggioranza della Società umana: «Esultate! Ciò che era nei vostri voti si è compiuto; la dimissione di sua Eccellenza Riveritissima il Gran Proposto Terzo Berretta implica necessariamente la mia.

Posizione 2652-2653

La sua testa era enorme. Figuratevi la materia organica di quattro teste, impiegata a formarne una sola. Al vederlo, il Virey provò un fremito di ribrezzo e si arrestò come impietrito.

Posizione 2667-2668

–Noi apparteniamo alla umanità tutta intera–rispose l’Immolata sospirando;–ma quelli che soffrono, quelli che partono dalla terra hanno su noi dei diritti più urgenti.

Posizione 2794-2795

La reminiscenza di una ebbrezza sovrumana, ravvivata dall’aspetto, dalla voce, dalle ardenti carezze di una donna incomparabilmente leggiadra, operarono il miracolo.

Posizione 2811-2812

–noi viviamo di amore, e ogni voto, ogni legge sociale che si oppone a questo sovrano istinto della natura, è una mostruosità di cui Dio deve inorridire.

Posizione 2842-2843

–Vi è un motto che sempre fu mormorato dalle masse all’indomani di ogni conquista, di ogni progresso liberale: si stava meglio quando si stava peggio.

Posizione 2868-2869

–Come afferma il vecchio Pungolo, tutte le opinioni politiche sono rispettabili quando si ispirino, al pari delle vostre, ai grandi interessi della patria.

Posizione 2874-2876

ladro, dico io! –E che ladro! Si vuole che tutti gli anni mandasse secretamente a Madera un miliardo di lussi!… –E i buoni Milanesi l’han lasciato partire… –Oh! la morte del Prina!…

Posizione 2881-2885

«La mano ci trema… le lagrime ci fan velo agli occhi… il cuore ci si spezza nel trascrivere l’infausta novella… Quell’ottimo patriota, quell’illustre pubblicista, quell’integro amministratore della cosa pubblica, quel solerte funzionario al cui genio, alla cui operosità Milano va debitrice dei tanti abbellimenti edilizii, dei tanti provvedimenti economici e filantropici che in pochi anni la elevarono al rango di città capitalissima–l’illustre, il benemerito, il grande, l’immortale nostro concittadino Berretta non è più! Al momento di abbandonare per sempre la sua diletta Milano, quel nobile cuore si è spezzato… di angoscia».

Posizione 2896-2897

–Ecco un altro cittadino benemerito, a cui verrà resa giustizia quando i suoi compatrioti non vedranno più in lui che un uomo di Pietra!–mormora

Posizione 2900-2909

La libertà di stampa fu utile e buona ai tempi in cui l’istruzione era privilegio di pochi. A quell’epoca, l’audacia dello scrivere quasi sempre andava accompagnata alla coscienza del sapere. La falange degli scrittori pessimi non era tanto compatta da chiudere il varco agli intelligenti ed agli onesti, e la voce solitaria del genio poteva ancora soverchiare il raglio collettivo delle plebi. Ma oggi? Tutti leggono, tutti scrivono. La statistica libraria ci afferma che nella Unione Europea vengono in luce da venti a trentamila volumi ogni giorno. Altrettanti, e forse più, ne produce l’America; e non parliamo delle altre province già invase e corrotte dalla nostra civiltà. A leggere tutti i volumi che si pubblicano in un giorno, appena basterebbe la vita di un uomo! Qual criterio può ora guidare le nostre preferenze? E chi ci addita il buon libro? Chi vorrà sommergersi in questo oceano di insensatezze stampate, colla incerta lusinga di scoprire quando che sia, per favore del caso, qualche perla sepolta fra le alghe? Ammesso che alla espansività dell’idiotismo che scrive non si voglia mettere un freno, qual sarà l’avvenire della nostra letteratura? L’asfissia del senso comune, e un contagio di asinità irreparabile. Uomini di genio, appiccatevi! Il mondo non ha più orecchio per voi, dacchè la stampa è in balia dell’ebete maggioranza.

Posizione 2927-2928

Il più simpatico degli esercizi viene a noia quando sia imposto rigidamente dalla legge.

Posizione 2949-2953

Corpo sano e vigoroso, ecco ciò che si esige a costituire il benessere. Riempite l’universo di meraviglie industriali; create, a mezzo dell’elettricità o della condensazione radiale, una luce abbagliante che faccia impallidire il sole; inventate dei mezzi di locomozione più rapidi del baleno, ecc., ecc., qual grado di felicità potrà attendersi da tali parvenze di bene l’uomo estenuato, l’uomo deperito e quasi consunto da’ suoi abusi vitali? Non vi ha godimento possibile quando non sussistano in noi le condizioni che ci rendano atti a godere. L’individuo malato non gode; ed oggimai l’umanità tutta intera è peggio che malata, è quasi agonizzante.

Posizione 2977-2981

La donna del secolo ventesimo ha quasi cessato di appartenere alla classe zoologica dei mammiferi. Le pillole Raspail ed altri surrogati di allattamento insensibilmente hanno quasi atrofizzato ciò che costituiva nell’organismo del sesso muliebre un soave agente della maternità, ed un gentile, attraentissimo accessorio della bellezza. Cento anni prima, il gran Darvin avea lasciato sospettare questo pericolo, ma pur troppo le divinazioni della scienza passano in ogni tempo inavvertite.

Posizione 2999-3000

Vi è del pazzo in ogni uomo di genio; e tutte le audacie dello spirito inventivo provocarono in ogni tempo, prima del fatto compiuto, diffidenza e derisione.

Posizione 3041-3041

La nostra lotta deve compendiarsi in un monosillabo, in un No assoluto e irrevocabile.

Posizione 3053-3055

Alto là! grida un bramino, un levita, un sindaco od un assessore del palazzo di petizione: le vostre estasi deliziose sono un abbominio, se io bramino, se io prete, se io sindaco, non intervengo a legittimarle con una cerimonia religiosa, con un atto notarile.

Posizione 3147-3152

Recava però meraviglia, anche a molti dei più enfatici aderenti al programma degli equilibristi, che la colta ed onesta famiglia di Milano avesse scelto a suo reggitore e rappresentante uno degli uomini più scandalosamente famigerati della Confederazione. Per succedere al compianto Berretta nella carica di Gran Proposto i milanesi avevano eletto Antonio Casanova. Il ragionamento degli elettori equilibristi era stato codesto: «Casanova è un furfante, Casanova è un falsario, Casanova è un barattiere da gioco; ma egli è il solo della triade che professi i nostri principii, e noi dobbiamo concordi e compatti votare per lui. Al disopra di tutto e di tutti, il trionfo del partito!»

Posizione 3158-3160

Accordando una specie di impunità agli eletti della nazione, i nostri sapienti legislatori hanno mostrato di saper interpretare lo spirito delle masse. Credilo, amico: le masse, analfabete od erudite, barbare o civili, saranno sempre cretine; correranno sempre dietro il carro del ciarlatano che batterà più forte la gran cassa.

Posizione 3207-3207

quella belva capace di tutti gli orrori, che è un popolo scatenato.

Posizione 3277-3280

lo stesso Casanova, l’Acclamato di Milano, il Redentore del popolo, il Messia dell’uguaglianza universale, nella adunanza del 30 Novembre dichiarava in pieno Parlamento che i suoi elettori, prendendo sul serio il programma da lui pubblicato per scroccare un milione di voti, aveano mostrato di essere una mandra di ciuchi. Un secolo addietro, i ciarlatani della politica non giudicavano altrimenti il criterio dei pecoroni che si affidavano alle loro ciance; ma non eran abbastanza civilizzati per dichiarare alla Camera i loro apprezzamenti.

Posizione 3429-3432

Le più amare riflessioni si succedevano nel mio spirito.–Perchè son venuti a ridestarmi? Di qual modo potrò io riannodare la mia alla esistenza di questa generazione? Non si vive bene che fra i contemporanei; la gente che ora mi brulica dattorno rappresenta la mia posterità. Nulla oggimai vi può essere di comune fra me e costoro. Io non li comprendo; essi dovranno deridermi. In un mezzo secolo si rinnovano le idee, le tendenze, le istituzioni. Chi non ha preso parte alla graduale metamorfosi, non può essere capace di apprezzarla.

Posizione 3461-3463

Il suicidio è una delle manifestazioni più evidenti della superiorità dell’intelligenza umana. È nullameno deplorabile che la nostra razza sia tanto percossa dalla infelicità che in molti casi ci convenga invocare la morte quale unico rimedio alle angosce della nostra travagliata esistenza.

Posizione 3570-3571

Quell’uomo amava Glicinia disperatamente, come il mostro soltanto può amare ciò che è bello e perfetto.

Posizione 3608-3612

Antonio Casanova, nella sua gondola aerea vertiginosamente sbattuta dal vento, esilarava, ebbro di sciampagna, i membri infrolliti della Commissione di inchiesta, esponendo la sincera diagnosi della sua vita. «Dal canto mio ho sempre pigliato il mondo come vuol essere preso da ogni persona che abbia senno: ho sempre mangiato e bevuto lautamente; ho goduto quanto si può godere, ho gabbato il prossimo quanto il prossìmo avrebbe voluto gabbarmi; ho vissuto da gran signore rasentando la galera; e i miei concittadini mandandomi alla camera elettiva, hanno dichiarato che ero degno di rappresentarli. Viva dunque il pianeta Osiride! Era ben tempo di farla finita con questa generazione di imbecilli!»

Abrakadabra: prologo & origine

Il lungo prologo di Abrakadabra è la storia di un gentiluomo che ospita una discussione fra il prete, il sindaco e il farmacista del paesotto dove si trova in villeggiatura. Questi tre personaggi rappresentano, rispettivamente: i reazionari, i moderati e i progressisti. Secondo diverse fonti questo non è che la raffigurazione letteraria di quello che accadde a Ghislanzoni (alias il gentiluomo) trasferitosi in montagna in pensione (?) e della decisione di scrivere il Abrakadabra.

Giudizi non richiesti su Abrakadabra

Abrakadabra è un romanzo di fantascienza ambientato nella Milano nel 1982 (98 anni nel futuro dell'autore), in cui Ghislanzoni ha anticipato l'Unione Europea e davvero poco altro. Ci sono le gondole volanti perché le auto forse non erano così diffuse ma tante altre cose sono per lo più fra il surreale e l'improbabile.

Ma se dovessi usare un solo termine per descriverlo sceglierei sconclusionato: ho avuto seri dubbi sull'intenzione dell'autore di fare di Abrakadabra una lettura piacevole, pur tenendo in considerazione un coefficiente di indolenza da parte mia, certi passaggi sono davvero misteriosi: personaggi che credevo morti appaiono sotto altre identità segrete, e poi come se nulla fosse sono reintegrati al 100% nella storia. Boh. Mi sa che ho perso io qualche passaggio... ma ammetto di non aver avuto la forza di rileggere, la fine di questo romanzo era agognata oltre misura.

Abrakadabra è un romanzo distopico?

Bella domanda, e la risposta è che non l'ho ancora capito. Sono presenti in Abrakadabra evidenti componenti distopiche: la società del futuro immaginata da Ghislanzoni non è tutta rose e fiori, ma questo è quello che percepisce un lettore del XXI secolo. Un lettore del secolo XIX forse non lo considererebbe un futuro così nero.

Quindi sì: Abrakadabra è un romanzo distopico; ma anche no: Abrakadabra non è un romanzo distopico.

Nel dubbio, il titolo all'articolo su Le meraviglie del Duemia non lo cambio, ma inserisco Abrakadabra nella lista dei romanzi distopici italiani, così tutti sono contenti e scontenti allo stesso tempo. E chi sono io, Babbo Natale?

Racconto breve del mio soggiorno a Parigi, agosto 2022

Racconto breve del mio soggiorno a Parigi, agosto 2022

11 agosto 2022: l'arrivo a Parigi

L'andata a Parigi in aereo!

10:30: Orio al Serio (BG), Italia: il nostro volo ha avuto un ritardo di 55+1-3 minuti (per ora) quindi dovremmo partire alle 11:36 (nel frattempo ci sono state altre modifiche).

11:55: sto ascoltando le raccomandazioni del capitano nella terza lingua (credo). Il mio telefono è in modalità aereo e l'aereo e modalità ape cross, infatti ci sta portando in Francia via terra.

11:59: limite di velocità superato + decollo.

12:58: sto indossando una mascherina talmente stretta che non riuscirò a toglierla mai più.

13:13 mi sembrava che stessimo volando un po' bassi... all'improvviso l'atterraggio!

Foglia

19:28: questa è una foglia dell'albero più vecchio di Parigi.

23:32: dopo l'aereo - la Tati ha vomitato - il bus navetta che per la sua tratta ha impiegato più tempo dell'aereo - la Tati ha vomitato di nuovo - e svariate linee della metro - qua la Tati ha minacciato ma alla fine ha mostrato pietà - siamo arrivati al nostro albergo. I DB sono al nostro stesso piano, e dopo una pausa per riprenderci, i bambini si sono trovati nella hall per giocare.

Una volta usciti - altre infinite fermate di metro - abbiamo visitato il Pantheon, celebre per aver lo stesso nome del Pantheon romano, non assomigliargli per niente e avere una serie meravigliosa di panchine all'ombra nelle vicinanze. Promosso.

Il Pantheon

Quando è stato il momento di cercare un locale per il ristoro materiale dei nostri stomaci ci siamo spostati verso Notre Dame. Una nota speciale per quando i bambini hanno visto - sorpresa! - la torre Eiffel in lontananza: urla di entusiasmo e sguardi increduli dei parigini.

Dopo ciò siamo finiti nel buco più bucoso per turisti: no posto fuori, no posto vicino a finestre, no aria condizionata, no cambio tavolo e mezzo litro di birra a 10 €. Eau de robinet ha vinto. Bravi, davvero.

Dopo cena visita a Notre Dame de Paris - che è in ristrutturazione e non è possibile visitarla - e al Ponte Nuovo. La prima con i gargoyle, il secondo con i faccioni di pietra.

Rientro in metro, bimbe distrutte, bagno, letto, nanna, ciao. Ah, qui il WC ha una stanza dedicata, quindi se ti scappa la pipì devi visitare il doppio delle stanze, e attento a non sbagliare l'ordine. Ora comincio a scrivere un po' storto, segno che è l'ora che vada.

PS: cose che ho dimenticato di raccontare

  • FrancescaDB è stata attaccata da un ratto che ha visto solo lei.
  • La metro mi ha schiacciato nelle porte ma non mi ha tranciato a metà.
  • Ci sono un sacco di Fumetteria manga.
  • Siamo andati alla libreria Shakespeare And Company, con un sacco di libri in inglese e francese!
  • Una cosa mi è poco chiara: il quartiere latino a chi dovrebbe essere dedicato? Chi sono i latini secondo i francesi? Boh!

12 agosto 2022: Parigi val bene un caffè

Dopo una notte trascorsa a sognare la colazione, ecco la colazione! Un buffet non indifferente con alcuni tipici piatti parigini, come le uova al bacon, pane e cioccolata e il burro d'arachidi.

Una nota speciale all'espresso: è più che espresso: mezzo nanosecondo per una tazza giga di caffè! Per una quantità italian style devi praticamente a fare doppio clic sul pulsante della macchinetta: accendi/spegni. Finita la colazione, inizia la parte noiosa della giornata: si va alla tour Eiffel.

Prima della torre siamo passati dal Trocadero, dove tutti (noi compresi) facevano le foto fingendo di sostenere la torre di Pisa, o la versione francese di questa scemata. Un posto davvero impressionante, sia standoci, sia guardando dall'alto della torre.

Torre Eiffel vista da lontano da Trocadero

Siamo saliti sulla torre Eiffel. All'andata abbiamo scelto l'ascensore, complice il caldo, i bambini e la poca voglia di scarpinare. Quando eravamo al secondo piano - la nostra prima tappa - la vista del panorama era molto bella, ma salendo non è che migliorasse poi così tanto... anzi, visto che si era praticamente chiusi in una specie di capsula era un po' anonimo... più in basso invece si aveva proprio la sensazione di essere sulla torre!

Torre Eiffel vista da vicino da Trocadero

La discesa invece è stata mista: un po' a piedi un po' su ascensore. È lì che abbiamo notato che il macchinista seduto su uno sgabello all'esterno dell'ascensore era in realtà un manichino!

Torre Eiffel 5

Al primo piano ci siamo fermati per il pranzo, e quale pietanza rappresenta la Francia, anzi, la stessa Parigi, meglio della pizza? Appunto. E la birra continua a costare carissima! Dopo essere riusciti a invadere le sedie predisposte all'ammirazione del panorama, e usarle per consumare il nostro pasto, siamo scesi definitivamente, tornando al saldo suolo.

Torre Eiffel 6

Un aneddoto sulla torre: è fatta perlopiù di ferro.

Seguendo il lungo Senna abbiamo visto il ponte dell'Alma, con la statua dello zuavo che indica il livello di piena del fiume. Una statua di uno zuavo (che se non ho capito male è un tipo di militare). Non un indicatore con una scala in - che so - centimetri è una boa, ma uno zuavo. «Oggi l'acqua arriva alle caviglie dello zuavo», «Oh, pensa quando gli arrivò alle ginocchia!», «Parbleu! Una volta gli arrivò perfino alle #censored#». Molto caratteristico.

Ah, di caffè non ne parliamo... certi posti riportanti la scritta Cafè probabilmente servono bile di ratto... je non mi fido pas.

Dopo una pausa, ginocchia sbucciate, lividi e pianti vari, ma soprattutto una fervente discussione su quale ponte prendere per attraversare la Senna, e la conseguente conta dei passi che separavano il ponte brutto da quello bello - ovvero 100 passi di zuavo - abbiamo optato per quello bello, ovvero il ponte Alexandre II (forse sbaglio il numero, ma più o meno...) quello con le coppie di cavalli dorati con i putti alle due sponde!

Il ponte Alexandre II di Parigi
Gli Champs-Élysées a Parigi

Una volta attraversato ci siamo diretti agli Champs-Élysées, ma desistendo all'idea di raggiungere l'Arc De Triomphe, per via dei troppi negozi visitati (notevole quello delle magliette da calcio classico, con veri gioiellini!).

Siamo dunque passati per place de la Concorde, ai piedi dell'obelisco egiziano deturpato da cavi elettrici e camere di sorveglianza. Place de la Concorde è enorme, ma siccome è interrotta in più punti dalla circolazione automobilistica, alla fine lo spazio pedonale vivibile è quello di una piazza qualunque. Da lì: metro, camera, doccia e nanna.

PS: altre cose che ho scordato di raccontare

  • La Paciu ha dato spettacolo con acrobazie e spaccate durante la fila per salire sulla torre Eiffel.
  • I macaron più famosi di Parigi, quelli di Pierre Hermé, sono come tutti gli altri macaron che abbia mai assaggiato: una delusione.
  • Sono riuscito a fare un pisolino ≤10 minuti durante una sosta.
  • Abbiamo scoperto un'app per trovare le fontane di acqua potabile, ma quando ne avevamo bisogno e non ne trovavamo, siamo entrati in un parco e lì c'era.

13 agosto 2022: The Monna Lisa incident

Si parte con un'altra grandiosa colazione, per accumulare le energie in vista della visita al museo del Louvre. Le piramidi ci sono davvero, sono effettivamente di vetro, e si protendono anche verso il basso, al piano da cui siamo entrati giungendo direttamente dalla metro.

Le audioguide erano in realtà un software con mappe, navigatore, punti di interesse, spiegazione audio e testuale, fruibile attraverso un Nintendo 3DS!

Peccato solo che da un certo punto - circa metà - in poi hanno smesso di funzionare in automatico, ed è diventato terribilmente complicato, fino al momento in cui le batterie si sono scaricate e ha smesso di funzionare del tutto.

Il museo è enorme, e tratta moltissimi argomenti. Ho apprezzato molto la parte dedicata all'antichità - babilonesi, greci, egiziani ecc. - sia quella Rinascimento. La mensa/ristorante interno era invece imbarazzante e la birra costa come una replica della Gioconda, che non è altro che un quadretto insignificante con una valangata di gente attorno che si scatta foto dando le spalle al quadro.

OK, non è vero che è insignificante, ma le persone che si fanno la fila per un autoscatto senza nemmeno guardarla, sì! E il vantaggio di trovarsi all'estero è quello di poterli vaccagare senza che mi capiscano.

Parigi, esterni del Louvre
Dopo cinque ore belle belle di Louvre torniamo in camera per rinfrescarci in vista della cena: abbiamo prenotato in un ristorantino in zona Montmartre specializzato in burgignon (in realtà si scrive bourguignonne) e fondue, in cui abbiamo mangiato bourguignonne e fondue, bevendo vino rosso da biberon in vetro (e caucciù). Locale lungo stretto, fitto fitto di posti e tavolate senza soluzione di continuità, dai muri scarabocchiati dagli avventori (con pennarelli forniti dal locale stesso) è una cameriera mitica che parlava italiano - o in alternativa conosceva quattro frasi e le usava in modo molto convincente.
La bourguignonne di Parigi
La bourguignonne di Parigi
La bourguignonne di Parigi

PS: le solite cose che ho dimenticato di raccontare

  • Stamattina a colazione ho sperimentato il caffè-ristretto-doppio. Un altro passo verso la perfezione
  • Elena e la Paciu per fare pipì sono uscite dalla metro - perdendo un treno - e rimanendo bloccate fuori. Grazie al signore abbonato che le ha fatte passare!

15 agosto 2022: Recap

21:30: mentre l'aereo sta decollando per il rientro, provo a ricordare gli avvenimenti degli ultimi due giorni - nonostante le scoregge che emettono gli auricolari del mio vicino di posto e gli annunci incomprensibili che passano dall'altoparlante - che non posso davvero dire siano passati lisci come l'olio (o meglio: come il burro francese).

14 agosto 2022: Le Sacré-Cœur 'e mammeta

Dopo questo tempo non ricordo se prima o dopo colazione, ma succede che la Paciu sente una certa indisposizione abbinata a spossatezza, ed è immediatamente chiaro che non sarebbe riuscita a affrontare la giornata, che prevedeva gita a Montmartre con visita alla basilica del Sacré-Cœur e un giro per la Senna su Bateaux Mouches.

Dividiamo dunque il gruppo: Elena e la Paciu restano in hotel, il resto della compagnia prosegue verso la prima meta, con il proposito di riaggiornarci più tardi e decidere il da farsi.

Le Moulin Rouge

Il quartiere è popolato di artisti da strada, i più interessanti erano musicisti, qualche caricaturista, un uomo-statua e loschi figuri che facevano il gioco delle tre carte; nel complesso me ne aspettavo di più. Però c'era una discreta folla e un numero esagerato di gradini e via in salita.

Ai bambini è piaciuto molto il muro con la versione in tutte (?) le lingue di ti amo, tranne l'italiano, che invece riportava un più moderato ti voglio bene.

Giusto a Sacré-Cœeur abbiamo ammirato la facciata. Non siamo entrati sia perché non si poteva ma soprattutto per l'eventuale coda improponibile. Ci siamo allora intrattenuti con lo spettacolo dei venditori ambulanti che lanciavano sulla folla uccelli meccanici, i quali sbattendo le ali planavano quasi sempre dolcemente.

Nota di merito al palazzo che sbuca dal fianco della collinetta per raggiungere Sacré-Cœeur, che debitamente fotografato sembra sorgere storto. Non sono capaci nemmeno di costruire edifici pendenti veri 'sti francesi!

Siparietto comico: compriamo panini da asporto in una brasserie gestita da Madame Scattodipotenza e Monsieur Accidia. Ovviamente a noi tocca essere serviti da quest'ultimo, in permesso speciale per la giornata dell'omonimo girone dantesco. OK, così non fa molto ridere, e nemmeno se dico che era lui il vero artista... ma se un panino fosse quello che ci vuole, è a lui che mi rivolgerei (l'articolo potrebbe contenere messaggi promozionali).

Nel frattempo scopro che i fermenti lattici in francese si chiamano probiotiques, e che è meglio non comprare il burrocacao in farmacia. Dopo aver consumato i fantastici panardi all'unico posto all'ombra di Montmartre e appurato che le vespe gradiscono l'ombra, ci sintonizziamo con il resto del gruppo.

La vista di Parigi da Monmartre

La Paciu non è ancora in forma, così io e la Tati salutiamo e torniamo alla base… non prima di trovare tutte le farmacie chiuse (cercavo una confezione di sali minerali) e intrufolarci in un bar per fare pipì, scoprire che i bagni hanno la luce temporizzata e che i sensori non reagiscono a pianti e urla di terrore. Ma per fortuna è durato poco.

Tornato in camera esco alla ricerca di sali minerali ma trovo tutto chiuso: OK che è domenica, ma i francesi alla domenica non comprano le cose?

Cerco acqua, riso bollito per il microonde, una mela e altre cose che potrebbero servire.

Il fantastico supermarket a cinque metri dal nostro ingresso era - indovina indovinello - chiuso, e così gironzolo in cerca di ispirazione, che si presenta nella forma di una bancarella della frutta!

La fermata Liberté

Mi avvicino memore della richiesta di una mela e… colpo di scena! Annesso al fruttivendolo c'è un minimarket di una catena piuttosto famosa, m'è parso di capire, ma che non mi paga abbastanza perché ne citassi il nome o perché me lo ricordassi.

Qua, in piena trance agonistica, faccio la mia spesa e pago, parlando completamente in francese! Bummete! La Tati scopre la Xbox nella hall, così ne approfittiamo per far riposare la Paciu, e quando i DB tornano in albergo siamo lì per salutarli. La serata si conclude con la preparazione delle valigie.

15 agosto 2022: Reprise

7:30: al risveglio la Paciu è ancora uno straccetto bagnato, così decidiamo di restare in camera, ma mandiamo la Tati con i DB, e per sapere la cronaca della sua mattinata dovrai aspettare che lo scriva lei stessa. Io dopo colazione vado in perlustrazione per capire gli orari della farmacia del quartiere, e verso le nove mi ci reco con l'obiettivo di acquistare i misteriosi sali minerali!

Misteriosi perché la farmacista quando le ho chiesto mineral salts e saux mineraux mi ha guardato come se avessi chiesto una barra di plutonio. Ci sta che in francese abbiano un altro nome, ma se sei farmacista non ci dovresti arrivare da sola? Evidentemente no. Allora le ho spiegato i sintomi e la situazione, quindi lei mi ha proposto i fermenti lattici - li avevo già presi - un altro farmaco che non ricordo - lo avevo portato da casa - e alla fine un medicinale dal nome improponibile, dalla cui descrizione ho capito si trattasse di (frullo di frullatore) sali minerali!

Ovvio dire che alla Paciu facevano schifissimo, ma il racconto di questa cosa me lo risparmio. Verso metà mattina usciamo nelle vicinanze per inviare le cartoline e ne approfittiamo per visitare il quartiere, entriamo in stanza, mangiamo un boccone, prendiamo le valigie e facciamo il check out dall'albergo.

Imbuchiamo le Cartoline

Ci rechiamo alla Gare de Lyon per lasciare i bagagli e raggiungiamo la Tati e gli altri sulla Promenade plantée, dove i bambini giocano (la Paciu da straccetto si trasforma in scimmia urlatrice) gli adulti si riposano e ne approfitto per visitare l'esterno della casa di Victor Hugo. Bello? No, è solo un portone con una targa.

Il portone di Victor Hugo a PArigi

Salutiamo i DB e ci dirig… un momento, dimenticavo una cosa importantissima: prima siamo andati a pranzo in una bella boulangerie dove abbiamo finalmente trovato un ristoratore francese degno della fama di categoria: antipatico, indisponente e sgarbato! Meno male, per un istante ho pensato che i francesi fossero davvero tutti amichevoli e simpatici.

Avendo a disposizione il pane dei toast e una cosa che sembrava prosciutto da un altro piatto, ho chiesto se fosse possibile un toast al prosciutto per la Paciu che non era troppo in forma. Risposta: un secco no: se non compare a menù non si può ordinare. Grande, ristoratore francese! È così che ti vogliamo e ti amiamo (a modo nostro).

Comunque, stavo dicendo che salutiamo i DB, ci fermiamo a un'edicola per comprare una calamita - souvenir - e ci dirigiamo verso Gare de Lyon per recuperare i bagagli, con la Paciu a spalle o in braccio, prendiamo l'autobus per tornare in Italia in autobus… ah no, era solo lo stesso lunghissimo tragitto dell'andata. Arriviamo in aeroporto, cose, decollo, e alle 10:38 finalmente atterriamo al punto di partenza.

Piazza della Bastiglia

Fin.

La neve se ne frega, il romanzo distopico di Luciano Ligabue

La neve se ne frega, il romanzo distopico di Luciano Ligabue

La neve se ne frega è un romanzo distopico italiano, scritto da Luciano Ligabue, proprio lui: il cantante di Correggio dalla voce roca e le canzoni tutte uguali (sorvolerò sul fatto che sia pure interista... ma vabbè, in realtà non lo sto facendo). Non nascondo di non apprezzarlo musicalmente, ma ascoltando alcune interviste mi è sembrato un personaggio non banale, anzi quasi interessante.
Forse è per questo che mi aspettavo molto da questo suo lavoro - nientemeno che un romanzo distopico!

La neve se ne frega, e anche Ligabue

È dunque con il massimo della positività che mi approcciavo a La neve se ne frega, ed è con il massimo della negatività che l'ho concluso.

La neve se ne frega: la quarta di copertina

In un altrove temporale ma nemmeno troppo lontano, la società ha realizzato il migliore dei mondi possibili, sia pur a fronte di un controllo totale. Un luogo in cui si nasce vecchi e si ringiovanisce col passare degli anni.

Il mondo è pulito. Le risorse rispettate. Un soffice rigore governa l'esistenza. Tutto secondo il Piano Vidor che garantisce a ciascun individuo bisogni e felicità, così come il diritto ad avere diritti. E godere dei propri diritti è un dovere per tutti.

In questa società rigorosa e ovattata vivono Difo e Natura, una coppia felice secondo programma. Lavorano, fanno l'amore, frequentano amici, si divertono con le forme di intrattenimento conosciute. Come tante altre coppie.

Ma Difo e Natura sono diversi. Sono destinati a imbattersi nel mistero del venire al mondo. E ad aprire una fatale contraddizione in quel paradiso del Piano Vidor che sembra perfetto.

Perché La neve se ne frega è un romanzo distopico

La neve se ne frega Romanzo Distopico

In La neve se ne frega le persone nascono anziane e progressivamente ringiovaniscono; già questo potrebbe essere motivo di stupore, ma aumenta l'effetto il fatto che quando nascono hanno già una certa età assegnata. DiFo - il protagonista - è nato a 79 anni, il che significa che la sua vita sarà un lungoconto alla rovescia fino allo zero, l'istante in cui morirà.

Se ciò ti ha incuriosito e ti piacerebbe leggere il romanzo per scoprire come viene immaginato questo processo di vita al rovescio ti faccio risparmiare un sacco di tempo: non è affatto spiegato. Viene detto che succede così e basta.

Gli umani sono una banda di Benjamin Button a orologeria, io ho immaginato una sorta di Eugenetica Vattelapesca con Scappellamento a Sinistra (anziché a destra), ma più probabilmente nessuno si è mai preoccupato di pensare a una risposta, tantomeno l'autore.

Questo probabilmente basterebbe già per definirlo come romanzo distopico, ma c'è altro: DiFo e compagna (e tutti gli altri in realtà) appartengono a una mai nominata società di stampo repressivo, regolata da una carta dei diritti e doveri chiamata Piano Vidor. L'applicazione di questo piano consiste nel controllo completo dei cittadini: dalla loro nascita, al loro nome, alla loro futura professione, al compagno di vita, ai rapporti sessuali, e loro sono costantemente sorvegliati da telecamere che in realtà potrebbero essere o non essere accese, ma nessuno lo sa con certezza.

Il Piano Vidor: l'applicazione di diritti e doveri

Diritti individuali

  • Hai diritto a un partner con cui condividere la vita. Hai diritto al numero e al tipo di adulteri previsti dalla programmazione del Piano caso per caso.
  • Tu e il tuo partner avete diritto a un'abitazione sìngola con giardino. La manutenzione rientra fra gli impegni richiesti onde assicurare alla coppia successiva identici benefici.
  • Hai diritto al sostentamento materiale, alla fornitura di vestiario e alla dotazione mensile di beni supplementari. Il rifornimento alimentare sarà sempre legato alla produzione naturale e stagionale e alla completa soddisfazione del fabbisogno vitaminico, proteico e calorico di ogni tipologia fisica. La composizione dei capi d'abbigliamento è studiata in termini di praticità, vestibilità e preservazione della salute.
  • Tu e il tuo partner avete diritto a un mezzo di locomozione stradale (gf 48) e a uno di trasporto aereo (bs 107).
  • Il tuo diritto all'informazione e allo svago è garantito dall'olovisore installato nella tua abitazione. Grazie al suo collegamento con il Centro Byblos Omnia potrai usufruire di qualsiasi tipo di programma (culturale e di intrattenimento), album musicale, testo, raccolta di immagini e notiziario prodotto durante il Piano Vidor. Il tuo diritto alla socialità ti consente l'accesso a qualsiasi locale per ristorazione, proiezioni, concerti e altre attività pubbliche. La regolazione avviene in base alla tua dotazione mensile e alla tua tempestività di prenotazione.
  • Il tuo diritto alla cultura e all'arte è garantito dalla contemplazione, tramite olovisore o nei centri appositi, di qualsiasi creazione artistica prodotta durante il Piano Vidor ma anche antecedente purché conforme al benestare del Centro Controllo. A difesa dell'integrità psicofìsica di ogni individuo, il Piano si incarica di progettare qualsiasi forma di espressione artistica, sia essa musicale o letteraria o poetica o visiva o figurativa, la cui esecuzione avverrà solo ed esclusivamente attraverso operatori Vidor di nascita relativa. Va ricordato che l'attuale progetto di raggiungimento delia felicità individuale è radicalmente cambiato rispetto a prima del vigente Piano. Per questo motivo il Modello si impegna a garantire il filtro adeguato alle opere d'arte del passato che, strettamente legate a una superata impostazione esistenziale, potrebbero oggi creare inutili turbamenti e minacciare la stabilità e il benessere psicologico raggiunti dall'individuo. In alcuni rari casi, di riconosciuto spessore e utilità, sarà comunque possibile accedere a stralci di dette opere d'arte.
  • Il tuo diritto alla dignità è garantito dalla posizione sociale paritaria che ogni individuo ricopre.
  • Hai diritto al tempo. Vale a dire tutto quello a disposizione ogni volta terminata la pratica di lavoro quotidiana prevista dall'ordine del giorno. Sono liberi il sabato, la domenica e il lunedì.
  • Il tuo diritto alla salute è garantito dalla vaccinazione summus la quale, oltre a prevenire qualsiasi degenerazione cellulare e disfunzione scientificamente provata a oggi, inocula agenti permanenti capaci di riorganizzarsi di fronte a qualsiasi nuova forma di virus. Il diritto alla salute, inoltre, deriva dalle condizioni ambientali, di sostentamento e di gratificazione che il Modello si incarica di offrire. Infine, nella tua abitazione è installato un diagnos che, oltre a fornire qualsiasi tipo di controllo, trasmette al Centro Salute i dati per il tuo fabbisogno alimentare settimanale.
  • Il tuo diritto ai beni supplementari viene regolato dal fabbisogno stabilito mensilmente, o per certi generi annualmente, dal Centro Beni.
  • Hai diritto ai diritti. Grazie a questo diritto non potrai mai, sotto la legislazione del Modello, venire privato di alcuno dei tuoi diritti, per alcun motivo, in alcun modo. Tranne in caso di detenzione.

Doveri individuali

  • È tuo dovere svolgere la funzione affidatati nel nome di nascita.
  • È tuo dovere rispettare qualsiasi altro individuo appartenente al Piano Vidor.
  • Ti è vietato ledere oggetti o persone in alcun modo.
  • È tuo dovere compiere gli adulteri prescritti per il mantenimento della stabilità della coppia.
  • È tuo dovere mantenerti in perfetto equilibrio psicofisico.
  • È tuo dovere comunicare alle autorità di controllo ogni anomalia rilevata nel sistema o nel comportamento di qualche individuo.
  • Ti è vietato organizzare gruppi di contestazione del Piano di qualsiasi tipo. Ti è vietato farne parte.
  • Ti è vietata la creazione, e la relativa messa in circolazione, di qualsiasi forma d'arte ove non richiesto dalla tua mansione d'origine.
  • Ti è vietata la creazione, e la relativa messa in circolazione, di qualsiasi forma d'informazione ove non richiesto dalla tua mansione d'origine.
  • È tuo dovere conoscere perfettamente la presente Carta degli undici diritti e doveri individuali. Nessuno sconto detentivo ti verrà applicato in caso di ignoranza di uno solo dei punti qui contemplati. L'ignoranza stessa verrà punita.
  • È tuo dovere godere dei tuoi diritti.

Perché la neve se ne frega?

La neve se ne frega nel senso che quando nevica le telecamere di controllo outdoor funzionano male, e quindi in quel momento si è ragionevolmente certi di non essere controllati.

La natura che fa breccia nel mondo dominato da una tecnologia spietata, la speranza per una rinascita, l'iportanza delle piccole cose.

Perché la neve se ne frega è un romanzo distopico?

Citazioni da La neve se ne frega

Posizione 168-169
“Solo dei coglioni possono appassionarsi a campionati che, diciamo… tengono conto… delle percentuali di tifosi…”
Posizione 246-249
Come si fa a essere vaghi con il nome? Il nome deve essere preciso. Il mio, per esempio, non solo mi ricorda sempre chi sono, ma fa presente a chi mi incontra che lavoro nell’arte – come ogni altro col cognome SOGNO – che sono un direttore della fotografia – DIFO -, che sono un nascita settantanove – e, quindi, progetto “orizzonte curvo” -, che la composizione del mio sangue è per il trentanove per cento sudeuropea e che condividerò la mia vita con una NATURA. Questo sono io. Quello sono io.
Posizione 438-438
Loro decidono cosa ci risolve i problemi. Noi dobbiamo essere bravi a non crearli.”
Posizione 532-534
“Il Modello necessita di poter esercitare a propria discrezione il controllo sull’operato e sul mantenimento degli impegni di ogni individuo. E prevista la presenza di microcamere in ogni singolo ambiente di qualsiasi edificio. Il Modello si riserva di accenderle per le verifiche opportune in qualsiasi momento lo ritenga necessario.
Posizione 690-690
più scrivo più rischio di venire scoperta ma questa sensazione di libertà ubriaca.
Posizione 739-739
Io e te proprio non c’entriamo con le leggende. Specie quelle con dentro noi.
Posizione 934-939
“È piuttosto strano, vero?” mi ha chiesto. “Che cosa?” “Il fatto di sapere che di sicuro le microcamere non ci stanno riprendendo.” Con tutta quell’agitazione non ci avevo pensato. Era la prima volta in vita mia che mi succedeva una cosa del genere. Ogni altro minuto dei miei quarant’anni passati ero sicuro che fossero accese o che avrebbero potuto esserlo. E quel condizionale, quell'”avrebbero potuto”, faceva una signora differenza. “Ora che ci penso sì, è molto strano.”
Posizione 1019-1021
Di fronte all’ingresso principale passo il pollice sul rilevatore appuntamenti. La porta si apre. Il messaggio è: PERCENTUALE ATTUALE DI CRIMINI IMPUNITI: 0,00061 PER MILLE Sono convinto che quella minima differenza con lo zero totale provoca loro fastidi impensabili.
Posizione 1234-1235
Mi hai infilato i boxer sulla testa. Forse hai pensato che in questo momento le mie parti più intime sono gli occhi.
Posizione 1378-1379
Sono stanca e ho bisogno, veramente bisogno, di sapere che tu puoi ancora risolvere i nostri problemi.

Comunque alla fine non m'è piaciuto

La neve se ne frega anche in cristalli

Non si può dire che non ci abbia provato, ma non ce l'ho fatta. La neve se ne frega proprio non m'è piaciuto: a tratti troppo scialbo, con dialoghi vuoti infiniti, a tratti inutilmente macchinoso, e con vuoti di trama difficili da riempire anche al più volenteroso dei volenterosi.

Probabilmente di questi giudizi la neve se ne frega, e anche io.

Parole Belle: Trepestio (ep. 1×06)

Parole Belle: Trepestio (ep. 1×06)

Trepestio non è quando mangi le trofie al pesto per tre pasti consecutivi, né quando percuoti uno sciagurato con la furia di tre uomini. Non è neppure quando hai a che fare con tre pesti che non hanno la minima intenzione di darti retta.

Il significato di “trepestio”

trepestìo s. m. [forse der. di treppicare, incrociato con calpestìo], tosc. o letter. – Confuso calpestìo o altro rumore simile: Un gran trepestio S’udiva una sera Di zampe e di ruote (Giusti); altre schiere sopraggiungevano con un tumultuoso, frenetico t. (E. Cecchi); a un tratto gli parve di sentire a destra un t. frettoloso di passi (Jovine). V. anche trapestio. Dizionario della Lingua Italiana Treccani
Trepestio secondo Treccani

Quando ho letto la parola trepestio stavo…

Trepestio
L’ultima volta che ho letto la parola trepestio stavo leggendo Mari stregati di Tim Powers. Si tratta di un romanzo piratesco (l’ho già detto quanto adori questo genere?) che ho scoperto aver ispirato ben due opere per me fondamentali:
  • Monkey Island: sembra che l’idea per l’ambientazione e per la sonorità di alcuni nomi provenga Mari stregati
  • I Pirati dei Caraibi: il romanzo è stato usato per la sceneggiatura del quarto capitolo della serie
Ho già esplicitato a dovere quanto adori i romanzi di genere piratesco? Per restare in tema, sono farciti di termini che meriterebbero almeno una menzione in Parole Belle, ecco una brevissima lista che ho tenuto per una piccola parte di lettura, a mo’ di campione:
  • Terzarolare
  • Quartiermastro
  • Nocchiere
  • Sgottare
E come se non bastasse, trepestio compare addirittura due volte! Agevolo il reperto grafico:
Parole Belle oltre a Trepestio
Trepestio appare due volte

PPPS: allo stesso modo, trepestio non è l’azione di scrivere il terzo post scriptum di una lettera

Questo episodio di Parole Belle è uscito con un discreto ritardo perché mi peritavo di scriverlo, ero infatti indeciso sull’opportunità di proseguire ma – come puoi vedere – alla fine mi sono deciso. Al prossimo episodio!
Cecità (Saramago ci vedeva benone!)

Cecità (Saramago ci vedeva benone!)

Ho letto Cecità di José Saramago diverso tempo fa: ricordo che era appena finito il primo lockdown per il Covid-19, quindi era la cosiddetta fase 2. Non esattamente il periodo migliore per leggere un romanzo distopico su persone che per via di un inarrestabile e misterioso male sono costrette a starsene rinchiuse. O invece sì?

Cecità: quarta di copertina

In una città qualunque, di un paese qualunque, un guidatore sta fermo al semaforo in attesa del verde quando si accorge di perdere la vista. All'inizio pensa si tratti di un disturbo passeggero, ma non è cosi. Gli viene diagnosticata una cecità dovuta a una malattia sconosciuta: un mal bianco che avvolge la sua vittima in un candore luminoso, simile a un mare di latte. Non si tratta di un caso isolato: è l'inizio di un'epidemia che colpisce progressivamente tutta la città, e l'intero paese.

I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbruttimento da chi non è stato ancora contagiato, scoprono - come ha scritto Cesare Segre - su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l'ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio, l'indifferenza.

Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità.

Cecità Saramago

Con Cecità Saramago vuole dirci che

Con Cecità Saramago tratta il tema dell'irresistibile tendenza dell'essere umano al male. Un male che è sia l'espressione dell'incapacità del potente di amministrare - quindi un male indiretto - sia la brutalità fra pari del forte verso il debole - in questo caso il male è diretto.

Nel primo caso vediamo come il governo gestisce l'emergenza cecità, o del mal bianco come viene chiamata dai media nel romanzo: i malati vengono rinchiusi e abbandonati in una struttura sanitaria (un ex manicomio) in qualche modo gli sono forniti i beni di prima necessità ma non c'è nessuno che li aiuti (è un casino se sei un cieco circondato da ciechi) non possono uscire (guardie armate hanno l'ordine di sparare su chi tentasse di farlo) ma soprattutto nessuno si interessa di quel che accade all'interno.

Cecità Saramago

Ed è proprio quest'indifferenza che scatena il male diretto: senza nessun tipo di controllo, alcuni malati si organizzano per applicare una forma di tirannia sugli altri, deboli che non possono reagire.

La parte che però dovrebbe farci riflettere maggiormente riguarda il bene che possiamo trovare nel romanzo: una donna che decide spontaneamente di appartenere al gruppo degli ultimi, per amore del marito, per aiutare chi non è in grado di provvedere a se stesso. Perché è responsabilità di ognuno fare quello che va fatto, non solo aspettare che ci pensi qualcun altro.

Il romanzo distopico in Cecità

La distopia in Cecità di Saramago

Cecità è un romanzo distopico? Saramago non racconta le vicissitudini di una società del futuro, anzi: non viene mai detto né quando né dove la storia ha luogo, e nemmeno i nomi dei personaggi sono mai citati.

Me lo chiedo perché per qualcuno sembra essere una cosa importante, e mi rispondo anche con estrema agilità: sì, Cecità di Saramago è un romanzo distopico. Con Cecità Saramago ci mette in guardia: e ci mette in guardia su quello che già siamo. La natura umana è ineluttabile, con tutte le sue brutture, ma non per questo dobbiamo dimenticarci di tutte le conquiste, tutti i piccoli passi che ci avvicinano all'ideale che - forse in modo ironico - abbiamo deciso di chiamare umanità.

Citazioni da Cecità di Saramago

Posizione 198-200

Per esperienza, il cieco sapeva che le scale erano illuminate solo finché si sentiva il meccanismo del contatore automatico, perciò continuava a premere il pulsante ogni qualvolta si faceva silenzio. La luce, questa luce, per lui si era trasformata in rumore.

Posizione 224-225

i ciechi non vanno dall’oculista.

Posizione 278-279

Gli scettici sulla natura umana, che sono molti e ostinati, sostengono che se è vero che l’occasione non sempre fa l’uomo ladro, è anche vero che lo aiuta molto.

Posizione 286-288

degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo cercando di negare con la bocca.

Posizione 351-352

Con la chiarissima consapevolezza di ritrovarsi in un vicolo apparentemente privo di uscita, il medico scosse il capo avvilito e si guardò intorno.

Posizione 444-445

il medico emise un breve gemito, lasciò che due lacrime, Saranno bianche, pensò, gli inondassero gli occhi e gli scivolassero sulle tempie

Posizione 449-450

si limitò ad allungare le mani fino a toccare il vetro, sapeva che la sua immagine era lì a guardarlo, l’immagine vedeva lui, lui non vedeva l’immagine.

Posizione 487-490

Quando risposero, il medico si identificò e poi disse frettolosamente, Bene, grazie mille, senza dubbio la centralinista aveva domandato, Come sta, dottore, è ciò che diciamo quando non vogliamo fare la parte del debole, abbiamo detto, Bene, e stavamo morendo, ciò che normalmente si suole definire come prendere il coraggio a quattro mani, un fenomeno che solo nella specie umana è stato osservato.

Posizione 541-548

L’idea era uscita dalla testa del ministro in persona. Era, da qualsiasi lato la si esaminasse, un’idea felice, se non perfetta, sia per quanto riguardava gli aspetti meramente sanitari del caso sia per le implicazioni sociali e le conseguenze politiche. Finché non si fossero appurate le cause o, per usare un linguaggio adeguato, l’eziologia del mal bianco, come, grazie all’ispirazione di un assessore fantasioso, l’indecorosa cecità aveva cominciato a essere designata, finché non si fossero trovate la terapia e la cura e, chissà, magari un vaccino per prevenire l’insorgenza di casi futuri, tutte le persone che erano diventate cieche, nonché quelle che vi fossero state in contatto fisico o in vicinanza diretta, sarebbero state radunate e isolate, in modo da evitare ulteriori contagi, i quali, nel verificarsi, si sarebbero moltiplicati più o meno secondo ciò che matematicamente si suole denominare come progressione geometrica.

Posizione 713-714

Facciamo una fila, mia moglie andrà in testa, ciascuno metta la mano sulla spalla di chi gli sta davanti, così non ci sarà pericolo di perderci.

Posizione 752-753

Quella sorta di laccio emostatico lo infastidiva e la ferita gli pulsava talmente forte che era come se il cuore avesse cambiato posto e adesso si trovasse in fondo a quel foro.

Posizione 801-802

ben fragili mura gli saremmo, un semplice sasso in mezzo alla strada, con la sola speranza che il nemico inciampi

Posizione 803-807

siamo talmente lontani dal mondo che fra poco cominceremo a non saper più chi siamo, neanche abbiamo pensato a dirci come ci chiamiamo, e a che scopo, a cosa ci sarebbero serviti i nomi, nessun cane ne riconosce un altro, o si fa riconoscere, dal nome che gli hanno imposto, è dall’odore che identifica o si fa identificare, noi, qui, siamo come un’altra razza di cani, ci conosciamo dal modo di abbaiare, di parlare, il resto, lineamenti, colore degli occhi, della pelle, dei capelli, non conta, è come se non esistesse, io vedo ancora, ma fino a quando.

Posizione 974-977

Le proteste cessarono a poco a poco, comparve qualcuno proveniente dall’altra camerata a domandare se fosse avanzato un po’ di cibo, chi gli rispose fu l’autista di tassì, Neanche una briciola, mentre il commesso, per dimostrare un po’ di buona volontà, attenuò la perentoria negazione, Può darsi ne venga dell’altro. Non sarebbe venuto.

Posizione 1121-1124

Davanti alla morte, quel che ci si aspetta dalla natura è che i rancori perdano forza e veleno, certo, è vero, si dice anche che odio vecchio non si consuma, e prove non ne mancano nella letteratura e nella vita, ma in fondo questo, a ben dire, non era odio, e neanche vecchio, infatti cosa conta il furto di un’automobile davanti al morto che l’ha rubata, e tanto meno nel misero stato in cui si trova, mica c’è bisogno degli occhi per sapere che questa faccia non ha più naso né bocca.

Posizione 1135-1137

non sono mica come l’altra coppia, il primo cieco e sua moglie, che dopo quelle commoventi effusioni quando si sono ritrovati quasi non hanno più parlato, ma in loro, probabilmente, l’attuale tristezza ha prevalso sul precedente amore, con il tempo si abitueranno.

Posizione 1187-1191

Sono morti, non possono far niente, disse qualcuno, l’intenzione era di tranquillizzare se stesso e gli altri, ma fu peggio l’averlo detto, è vero, i ciechi erano lì morti, non potevano muoversi, notate, non si muovono e non respirano, ma chi ci dice che questa cecità bianca non sia proprio un male dello spirito, e se, mettiamo per ipotesi, lo è, gli spiriti di quei ciechi non saranno mai stati tanto liberi come adesso, fuori dai corpi, e quindi più liberi di fare ciò che vogliono, soprattutto il male, che, come tutti sanno, è sempre stato il più facile da compiere.

Posizione 1283-1283

si ritrovò a concludere che la luce e il biancore, lì, puzzavano.

Posizione 1292-1293

sapeva di essere sporco, sporco come non ricordava di esser mai stato in vita sua. Ci sono molti modi di diventare un animale, pensò, questo è solo il primo.

Posizione 1301-1302

Qualcuno protestò dal fondo, Porci, siete dei porci. Non lo erano, erano solo un uomo cieco e una donna cieca che probabilmente non avrebbero mai saputo l’uno dell’altro niente di più.

Posizione 1304-1304

Uno stomaco che gira a vuoto si sveglia presto.

Posizione 1331-1334

Quasi non le si nota più traccia della congiuntivite, peccato non poterglielo dire, ne sarebbe contenta. Sì, probabilmente lo sarebbe, anche se una tale contentezza sarebbe stata assurda, non tanto perché la ragazza era cieca, ma perché lo erano anche tutti gli altri, a cosa serve avere gli occhi limpidi, e belli come lo sono questi, se non c’è nessuno a vederli.

Posizione 1345-1350

In piedi, la moglie del medico guardava i due ciechi discutere, notò che non gesticolavano, quasi non muovevano il corpo, avevano imparato in fretta che solo la voce e l’udito erano adesso di qualche utilità, certo, le braccia ce le avevano, avrebbero potuto litigare, azzuffarsi, venire alle mani come si suol dire, ma un letto scambiato non valeva tanto, se tutti gli errori della vita fossero come questo, basterebbe mettersi d’accordo, Il due è mio, il tre è il suo, sia chiaro una volta per tutte, Se non fossimo ciechi, questo sbaglio non sarebbe avvenuto, Ha ragione, il guaio è che siamo ciechi. La moglie del medico disse al marito, Il mondo è tutto qui dentro.

Posizione 1602-1603

Si trovarono a metà strada, dita contro dita, come due formiche che avrebbero dovuto riconoscersi manovrando le antenne

Posizione 1762-1771

Ero andato al museo, era un campo di grano con corvi e cipressi e un sole che sembrava esser fatto con pezzi di altri soli, Ha tutto l’aspetto di essere di un olandese, Credo di sì, ma c’era anche un cane sul punto di sprofondare, era già mezzo sotterrato, poverino, In tal caso, può essere solo di uno spagnolo, prima di lui nessuno aveva dipinto così un cane, dopo di lui nessun altro ha osato farlo, Probabilmente, e c’era un carro carico di fieno, tirato da cavalli, che attraversava un ruscello, C’era una casa a sinistra, Sì, Allora è di un inglese, Potrebbe essere, ma non credo, perché c’era anche una donna con un bambino in braccio, Di bambini in braccio a donne se ne vedono dovunque in pittura, In effetti, l’ho notato, Quello che non capisco è come potrebbero trovarsi in un unico quadro dipinti così diversi e di così diversi pittori, E c’erano degli uomini che mangiavano, Sono talmente numerosi i pranzi, le merende e le cene nella storia dell’arte che, in base a questa sola indicazione, non è possibile sapere chi mangiava, Gli uomini erano tredici, Ah, allora è facile, vada avanti, C’era anche una donna nuda, con i capelli biondi, dentro una conchiglia fluttuante nel mare, e intorno a lei tanti fiori, Italiano, chiaro

Posizione 1799-1804

Una volta al giorno, sempre nel tardo pomeriggio, come una sveglia regolata sullo stesso orario, la voce dell’altoparlante ripeteva le note istruzioni e proibizioni, insisteva sui vantaggi di un uso regolare dei prodotti di pulizia, rammentava l’esistenza di un telefono in ogni camerata per richiedere i rifornimenti necessari, quando mancavano, ma quello di cui lì ci sarebbe stato veramente bisogno era un potente getto d’idrante che mandasse via tutta la merda, seguito da uno squadrone di idraulici che venissero a riparare gli sciacquoni, che li facessero funzionare, e poi acqua, tanta acqua, per mandare nelle fognature quello che ci sarebbe dovuto andare, e poi, per favore, un paio d’occhi, dei semplici occhi, una mano capace di condurci e guidarci, una voce che mi dica, Per di qua.

Posizione 1936-1939

Lentamente, il marito e il primo cieco procedevano in direzione della porta, si fermavano per raccogliere, da un lato e dall’altro, quel che ciascuno aveva da consegnare, alcuni protestavano che li stavano vergognosamente derubando, ed era la pura verità, altri si liberavano di quanto possedevano quasi con indifferenza, come se pensassero che, a ben vedere, non c’è al mondo niente che in senso assoluto ci appartenga, altra verità non meno trasparente.

Posizione 2001-2005

Infine si distribuì il cibo, ci fu chi non tralasciò di ricordare agli impazienti che il poco è sempre meglio del niente, e inoltre che, dall’ora che doveva essere, il pranzo non avrebbe tardato, Il guaio è se ci capita come al tradizionale cavallo, che morì quando finalmente aveva perso l’abitudine di mangiare, disse qualcuno. Gli altri sorrisero fiaccamente, e uno disse, Non sarebbe una cattiva idea, se è vero che il cavallo, quando muore, non sa che morirà.

Posizione 2048-2049

la moglie del medico si stava domandando, A cosa mi serve vedere. Le era servito per sapere dell’orrore più di quanto avesse mai potuto immaginare, le era servito per desiderare di essere cieca, nient’altro che a questo.

Posizione 2062-2063

Dove vai, che probabilmente è la domanda più spesso rivolta dagli uomini alle proprie mogli, l’altra è, Dove sei stata.

Posizione 2157-2161

Renderebbe noto che non si può circolare nel recinto interno senza imbattersi in ciechi che scolano in diarrea o si contorcono tormentati da tenesmi che, dopo tante promesse, in definitiva non risolvevano niente, ed essendo uno spirito osservatore, non tralascerebbe, in proposito, di annotare la palese contraddizione fra quel poco che si ingeriva e quel molto che si eliminava, di tal maniera lasciando dimostrato casualmente che il famoso rapporto di causa ed effetto, tante volte citato, non è, per lo meno da un punto di vista quantitativo, sempre affidabile.

Posizione 2175-2176

Di medici, fra tanta gente, così ha voluto la sfortuna, ce n’è soltanto uno, e per giunta oculista, quello di cui meno sentiremmo la mancanza.

Posizione 2186-2189

Ben presto, però, gli animi si calmavano, bastava che qualcuno, più prudente, con la semplice e obiettiva intenzione di ponderare i vantaggi e i rischi dell’azione proposta, ricordasse agli entusiasti gli effetti mortali che sono soliti avere le pistole, Chi andrà avanti, dicevano, sa cosa lo aspetta, e quanto a chi sta dietro, è meglio non immaginare neanche cosa succederebbe nel caso assai probabile di spaventarci al primo colpo, più morti schiacciati che bucherellati.

Posizione 2218-2220

Nessuna delle camerate, ovviamente, conosceva il valore di quanto era stato consegnato dalle altre, ma ciascuna pensava di aver motivi per continuare a mangiare ancora quando alle altre fosse già finito il credito.

Posizione 2286-2288

vi nutriremo noi, a tutti e due, voglio proprio vedere come si sentirà dopo la sua dignità, che sapore avrà il pane che le porteremo, Il problema non è questo, cominciò a rispondere il primo cieco, il problema è, ma rimase con la frase a metà, in realtà non sapeva quale fosse il problema

Posizione 2394-2395

Andiamo, solo chi dovrà morire morirà, la morte sceglie senza avvisare.

Posizione 2444-2446

Perché camminate tenendovi per mano, era capitato così, ci sono gesti per cui non sempre si può trovare una spiegazione facile, e talvolta neppure quella difficile può essere trovata.

Posizione 2458-2461

Com’è stato, domandò il medico, ma la donna non gli rispose, la sua domanda avrebbe potuto limitarsi a ciò che apparentemente significava, Com’è stato che è morta, ma avrebbe anche potuto essere, Che cosa vi hanno fatto, orbene, né all’una né all’altra avrebbe dovuto esserci risposta, è morta, semplicemente, non importa di che cosa, domandare di cosa sia morto qualcuno è stupido, col tempo la causa si dimentica, soltanto due parole restano, È morta

Posizione 2468-2469

Per trasportare il pane che mangio le forze mi bastano ancora, Quello che pesa di più è sempre il pane degli altri

Posizione 2512-2513

Sapevano cosa le aspettava, la notizia delle vessazioni non era un segreto per nessuno, e per la verità non c’era niente di nuovo, il mondo sarà sicuramente cominciato così.

Posizione 2684-2684

il sole non sorge contemporaneamente per tutti i ciechi

Posizione 2702-2704

Andiamo, ripeté il vecchio dalla benda nera, come si era deciso, o facciamo così o siamo condannati a una morte lenta, Qualcuno morirà più in fretta se andremo, disse il primo cieco, Chi morirà è già morto e non lo sa, Che dobbiamo morire, lo sappiamo fin da quando nasciamo, Perciò, in un certo senso, è come se già fossimo nati morti

Posizione 2757-2758

materassi imputriditi dal sudore e dall’urina, le coperte ridotte a stracci, non più grigie, ma di tutti quei colori che può assumere la ripugnanza

Posizione 2927-2927

tutte le vite si concludono anzitempo.

Posizione 3049-3050

Qui non ci busco niente, pensò, usando un termine che non rientrava nel suo vocabolario corrente, a ulteriore dimostrazione di come la forza e la natura delle circostanze influiscano profondamente sul lessico

Posizione 3061-3061

la fame ha sempre avuto un olfatto finissimo

Posizione 3153-3153

il destino deve fare tanti e tanti giri prima di giungere da qualche parte

Posizione 3158-3160

il cane delle lacrime non trovò strano di vedere tutte quelle persone distese per terra, talmente immobili da sembrare morte, c’era abituato, a volte lo lasciavano dormire fra di loro, e quando era il momento di alzarsi erano quasi sempre vive.

Posizione 3164-3165

la parola cibo possiede poteri magici, soprattutto quando l’appetito incalza, perfino il cane delle lacrime, che non conosce il linguaggio, si è messo a scodinzolare

Posizione 3221-3223

è pur vero che adesso è un po’ ridicolo, sembra che porti delle pantofole bianche, ma questi sono tipi di ridicolo che durano poco, in meno di dieci minuti le scarpe saranno già sporchissime, come del resto tutto nella vita, date tempo al tempo e ci pensa lui a risolverlo.

Posizione 3498-3498

le risposte non vengono ogniqualvolta sono necessarie

Posizione 3546-3548

L’autista è diventato cieco mentre il presidente stava per entrare nell’edificio, dalla porta principale, come piaceva a lui, ha lanciato un grido, stiamo parlando dell’autista, ma lui, stiamo parlando del presidente, non lo ha sentito.

Posizione 3558-3561

Non essendoci testimoni, e se ci sono stati non risulta siano stati interpellati per riferirci com’è andata, è comprensibile che qualcuno domandi come sia stato possibile sapere che le cose sono andate così e non altrimenti, la risposta da dare è che tutti i racconti sono come quelli della creazione dell’universo, nessuno c’era, nessuno vi ha assistito, ma tutti sanno cosa è accaduto.

Posizione 3649-3650

La ragazza dagli occhiali scuri si stava spogliando lentamente, in un modo per cui sembrava che, per quanto si scoprisse, le sarebbe sempre rimasto addosso un ultimo indumento a coprirla

Posizione 3699-3699

Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo.

Posizione 3760-3762

Dio solo ci vede, disse la moglie del primo cieco, che, malgrado le disillusioni e le contrarietà, è ancora fermamente convinta che Dio non sia cieco, al che la moglie del medico rispose, Neppure lui, il cielo è coperto, soltanto io posso vedervi

Posizione 3766-3767

la cecità è la provvidenza dei brutti

Posizione 3918-3919

Accontentarsi di quanto si possiede è la cosa più naturale quando si è ciechi

Posizione 3920-3924

Lei è uno scrittore, come ha detto poco fa ha l’obbligo di conoscere le parole, dunque sa che gli aggettivi non servono a niente, se una persona ne ammazza un’altra, per esempio, sarebbe meglio enunciarlo così, semplicemente, e confidare che l’orrore dell’atto, di per sé, fosse tanto scioccante da dispensarci dal dire che è stato orribile, Vuol dire che abbiamo parole in più, Voglio dire che abbiamo sentimenti in meno, Oppure ce li abbiamo, ma non usiamo più le parole che potrebbero esprimerli, E dunque li perdiamo

Posizione 4067-4068

Risorgerà, domandò la ragazza dagli occhiali scuri, Lei no, rispose la moglie del medico, ben più necessità avrebbero i vivi di risorgere da se stessi, e non lo fanno

Posizione 4087-4087

La maniglia della porta è la mano tesa di una casa

Posizione 4103-4104

Gli uomini sono tutti uguali, pensano che basti esser nati dalla pancia di una donna per sapere tutto delle donne

Posizione 4119-4120

due ciechi dovranno pur vedere più di uno

Posizione 4154-4154

la moglie del medico e il marito

Posizione 4239-4242

Il cane delle lacrime si fermò indeciso sulla soglia. è che, malgrado la libertà di movimenti di cui hanno goduto i cani negli ultimi mesi, nel loro cervello era ancora geneticamente incorporata la proibizione che un giorno, in tempi remoti, si era abbattuta sulla specie, la proibizione di entrare nelle chiese, probabilmente per colpa di quell’altro codice genetico che ordina loro di marcare il territorio dovunque arrivino.

Posizione 4279-4280

quel prete dev’essere stato il più grande sacrilego di tutti i tempi e di tutte le religioni, il più giusto, il più radicalmente umano, colui che è venuto finalmente ad affermare che Dio non merita di vedere.

Posizione 4296-4299

siccome il panico è molto più rapido delle gambe che lo devono portare, i piedi del fuggiasco finiscono per impappinarsi nella corsa, tanto più se lui è cieco, ed eccolo all’improvviso per terra, il panico gli dice, Alzati, corri, stanno venendo ad ammazzarti, figurarsi se lui non lo vorrebbe, ma ce ne sono altri che si son messi a correre e son caduti, bisogna proprio avere un gran buon cuore per non scoppiare a ridere davanti a questo grottesco garbuglio di corpi alla ricerca di braccia per liberarsi e di piedi per scappare.

Posizione 4300-4300

l’abitudine a cadere indurisce il corpo, l’esser giunti per terra è già, di per sé, un sollievo

Cecità di Saramago J.
Fantaronco: come celebrare degnamente la promozione in Serie A

Fantaronco: come celebrare degnamente la promozione in Serie A

Un anno fa mi domandavo come celebrare degnamente la promozione in Serie A? Mi riferivo alla prima storica promozione in serie A al fantacalcio della mia fantasquadra Dinamo Stuparich (a seguire contributo grafico dello stemma societario).

Il primo passo per onorare un così grande successo è porsi un obiettivo prestigioso, mentre il secondo è lottare per raggiungerlo.

Spoiler: missione compiuta!

Fantaronco 2021/2022 Logo Dinamo Stuparich

L'obiettivo della stagione 2021/2022

Visto che sognare non costa nulla, tanto vale sognare in grande; c'è sempre tempo poi per aggiustare la mira se proprio si era esagerato. Nei primi due anni - prima in serie C e poi in B - sono sempre arrivato quarto, qualificandomi di diritto alla FR League. Per quest'anno sarebbe stato bello migliorarmi, quindi arrivare nelle prime tre posizioni e qualificarmi alla Champions FR League. Obiettivo fissato!

Un obiettivo molto ambizioso, perché un conto è raggiungere il quarto posto in Serie B all'ultimo posticipo dell'ultima giornata di campionato grazie a un risultato clamoroso combinato a un allineamento dei pianeti favorevole, un altro è qualificarsi per la Champions misurandomi con le squadre della Serie A!

Dinamo Stuparich (Andrea Cabassi) 2021/2022

Dinamo Stuparich 2021/2022

Com'è andata in campionato

Beh, sono arrivato secondo: obiettivo raggiunto! Non nascondo che a un certo punto ho anche intravisto la possibilità di vincere il campionato, ma non c'è stata storia. Notevole però la sfida con Atletico Topolone e Atletico Nadeiro... molto atletica! A seguire la classifica finale e una gallery delle giornate in cui mi sono trovato in testa alla classifica!

Serie A 2021/2022

Com'è andata al Gran Premio

Per chi non lo conoscesse, il Gran Premio è una competizione cui partecipano le squadre di tutte le leghe (Serie A, B e C), misurandosi sulla somma dei punteggi delle singole giornate di campionato. Considerando che - sia in passato, sia per quasi l'intero ultimo campionato - ho vivacchiato nella seconda metà della classifica, questo dodicesimo posto è assolutamente ottimo!

Gran Premio 2021/2022

Com'è andata la Coppa

In coppa ho vinto il mio girone ma sono uscito agli ottavi nonostante il pareggio nei 180 minuti. Peccato perché stavo andando davvero forte (ma non abbastanza).

Coppa 2021/2022

Com'è andata la FR League

Diciamola che volendo vedere il lato positivo, l'anno scorso sono arrivato ultimo nel mio girone, mentre quest'anno secondo.... il risultato però è il medesmo: qualificazione alla semifinale non raggiunta!

FR League 2021/2022

Andrea Cabassi Ringrazia

Anche quest'anno, prima di chiudere, un ringraziamento speciale a Paolo e Gianluca che si sbattono anche più del dovuto per portare avanti la baracca, e chiunque volesse iscriversi, trova qua le istruzioni, le distrazioni, i cavilli e i bis sottoparagrafi.

Adotta un Peperoncino Calabrese!

Adotta un Peperoncino Calabrese!

L’antefatto

Questa storia sul peperoncino calabrese inizia dopo una serata al pub all'insegna dell'allegrezza, in cui il caro vecchio Max distribuisce all'amena compagnia beni di prima necessità coltivati dal sudore della sua fatica e dalle lacrime delle sue dita insozzate di letame bio vegan polite (potrei star esagerando).

Io - con sommo gaudio - mi son accaparrato una quantità vergognosa dei suoi peperoncini calabresi che, pur non essendo nemmeno lontanamente paragonabili in piccantezza ai colleghi caraibici, hanno un ottimo sapore e possono essere utilizzati in maniera più varia del classico adesso trasformo un semplice piatto nell'incarnazione della sofferenza.

Il fatto

La foresta del peperoncino calabrese

Quanto appena detto accadeva lo scorso autunno, e proprio allora misi da parte alcuni fra i campioni migliori di peperoncino calabrese per conservarne i semi in vista di una nuova produzione.

I mesi passano e la primavera si avvicina... in realtà l'azione si svolge all'inizio di febbraio, ma quest'anno avevo deciso di portarmi avanti con la semina e proteggere poi i germogli in una serra fatta in casa. L'amara sorpresa: i semi sono tutti ammuffiti, e la speranza di ricavarne qualcosa finisce sotto ai piedi. Ma come probabilmente hai già capito, non è andata così.

Infatti decido di provarci lo stesso: su oltre cento (il peperoncino calabrese è molto ricco di...) semi, ce ne sarà almeno un paio che germoglierà, no? Short story long: tutti sono germogliati, mi 'nchjianà u malupilu!

Forse dalla foto non è molto chiaro, ma queste piantine sono davvero tantissime, e già ne ho tolte un bel po' per regalarne a destra e a manca. E ora siamo arrivati al nocciolo della questione.

Adottalo!

Peperoncino calabrese in bicchiere

Ho lasciato in strada alcuni vasetti di peperoncino calabrese per chiunque volesse farli propri. Non conosco esattamente il nome della pianta, così l'ho chiamata in modo informale Max Calabrensis e più non dimandare. Ecco alcune foto, sia dei miei esperimenti (soprattutto fallimentari), sia dei vasetti che ho lasciato in giro qua e là per la città.

Le 3 azioni per far crescere il peperoncino calabrese

I suggerimenti dell'esperto (che non sono io, ma che qui riporto) per far crescere il peperoncino calabrese sano e forte sono pochi e soprattutto molto semplici:

  • Rinvasalo: come puoi ben capire, il bicchiere di carta o il vasetto di yogurt che ho lasciato io non può essere la sua dimora definitiva. Io adopero vasi col fondo forato da 20 cm di diametro massimo, terriccio comune e niente sottovaso, perché per evitare ristagni l'acqua deve drenare.
  • Fagli prendere tanto sole: colloca il peperoncino piccante in un posto ben illuminato: più luce riceve e meglio è. Davvero, non aver paura di esagerare, la loro terra d'origine è parecchio calda (intendo l'America equatoriale, non la Calabria)!
  • Dagli da bere di tanto in tanto, senza esagerare. Per regolarti tocca il terreno: se è umidiccio è a posto, se è secco allora dagli un goccio d'acqua. Ora che l'ho scritto mi sembra fin troppo banale... però è così, che ci posso fare?

Il mio Max Calabrensis

Uno ovviamente l'ho tenuto per me, eccolo qua nella foto, non è bello?

Sta in un vaso in terrazza, esposto a sud così si becca tutto il sole del giorno, e ogni mattina l'irrigatore automatico gli dà un po' d'acqua, mentre quella eventualmente in eccesso drena dal fondo (sotto c'è un altro vaso più grande che raccoglie l'acqua rilasciata).

Per amor di cronaca ho aggiunto qualche altra foto: quando sono spuntati i primi boccioli, quando sono sbocciati i primi fiori, quando sono nati i primi frutti, quando sono maturati, quando li ho raccolti ecc.

Il mio peperoncino calabrese

I peperoncini adottati

Alcuni fra i nuovi proprietari di uno straordinario peperoncino calabrese mi hanno contattato inviandomi una foto del loro silenzioso coinquilino vegetale. Et voilà!

Finale improvviso

Se lo trovi in giro portalo a casa e segui le istruzioni: anche se non ti piace il peperoncino calabrese guadagnerai una bella pianta; ma se invece lo ignori o lo maltratti... [suspance + finale minaccioso ma senza preavviso]

Il fumo uccide, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 3 di 5

Il fumo uccide, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 3 di 5

Il fumo uccide, 27 settembre 2005

Egregio quaderno,

due giorni fa, domenica, qui seduto alla stessa scrivania dove le sto confidando questi pensieri, stavo facendo vedere a un amico l'inizio di una favola a cui stavo lavorando. Il protagonista è un piccolo alieno sperdutosi sulla Terra, investito da un mare di novità e bizzarre conoscenze.

Esponevo il mio desiderio che qualcuno facesse delle illustrazioni per questo racconto, e anche per gli episodi futuri. Mi piace passare da un genere all'altro, si hanno più occasioni per concentrare meglio certi registri nel loro ambiente naturale. In particolare in questa fiaba sono riuscito a far coesistere l'elemento fanciullesco della trama a quello più adulto dello stile, del tutto particolare, usato per narrare.

Insomma, delle illustrazioni con uno stile di disegno un po' originale sarebbero state la classica ciliegina sulla torta. Anzi, visto che di originalità si parla, sarebbero state la poco classica fetta di limone sulla frittella!

«Perché non le dipingi tu?», mi chiede questo mio amico.

«Ma perché non so disegnare!», rispondo io! A fatica riesco a tirare una riga dritta con la matita, senza copiare!

«Se è per questo non sai nemmeno scrivere!», la controrisposta seguita da una risata e una pacca sulla spalla!

Però so benissimo come si rompono le palle!

Tutto ciò per dire che davvero non mi va mai bene niente. Anche quando questo va contro i miei interessi personali. Per esempio le nuove normative riguardo il divieto di fumare in locali pubblici.

Il fumo uccide e fa puzzare i vestiti

Per me, ma davvero, c'è da leccarsi le dita!

Prima, ogni volta che tornavo la sera da un locale e appoggiavo i vestiti sul bordo della vasca, giusto il tempo di risistemare l'olfatto, e mi chiedevo come avessi potuto indossare fino a poco prima quegli abiti così pregni di fumo maleodorante!

E quando capitava d'addormentarsi vestiti, il risveglio era così superlativamente intriso di negatività, da far arrivare a pentirsi di possedere un naso.

Per non voler vedere, poi, il lato salutistico della faccenda: tanto si dovrà morire per qualcosa, un giorno! La puzza però si sente da subito, mica c'è da scherzare!

Tirando le somme e i totali, posso dire che da questa recente regolamentazione ne ho tratto solo vantaggi.

Però non posso esimermi dall'esporle le mie lamentele, eccomi dunque un'altra volta a rivelarle i miei cattivi pensieri.

Parliamo della libertà. Non sembra forse questo un primo passo verso la lesione dei diritti personali di ognuno? Oggi sono le sigarette, e va di comodo a molti. Ma domani potrebbe essere il caffè!

Che ci vengano a raccontare «Ehi, ma lì c'è la caffeina, siete pazzi?!». Alla fine del 1800 l'assenzio non faceva male, se non si scadeva negli eccessi, all'inizio del 1900 il fumo non faceva male, se non si scadeva negli eccessi, all'inizio del 2000 il caffè non fa male, se non si scade negli eccessi.

Voglio dire, chissà quante delle cose che compiamo quotidianamente, i nostri bisnipoti considereranno pazzie!

«Pensa, mio nonno si beveva tre espressi al giorno! Oggi se ti beccano con cinque grammi di caffè c'è la sedia elettrica!»

Ho visto anche un film con più o meno questo tema, un'americanata con Sandra Bullock e Sylvester Stallone. Oddio, l'ho visto più per la Bullok che per Stallone, ma questo non c'entra. Il personaggio interpretato da Stallone era stato ibernato, credo, e nella società del futuro nella quale veniva risvegliato diverse sue normalissime abitudini venivano considerate degne di un troglodita DOC!

Forse anche per via del suo muso, ma quella, in verità, è stata colpa di Ivan Drago.

Il fumo uccide

Esagerando nel fantasticare, perché questo passo verso una società pura, controllata e selezionata? La natura umana già s'è dimostrata capace di sovvertire le regole della selezione naturale, sopravvivendo a tigri dai denti a sciabola, vampiri succhiasangue, film trash anni '70, ecc.

L'uomo vuole selezionare i suoi stessi simili? Premiare i migliori e ricacciare i difettosi? Secondo quali canoni? Di solito la verità è del vincitore, indipendentemente dai suoi contenuti, quindi non resta che limitarsi a sperare che siano stati i buoni a vincere.

Gran cosa la superbia. Però chi compie ligiamente il suo dovere non si credi migliore di chi invece non lo fa, perché anche lui è libero di scegliere cosa fare di se stesso. E come il ligio ha deciso d'essere quello che è, anche l'inosservante l'ha fatto. E nessuno si merita d'esser giudicato dagli altri per le proprie scelte.

Come quella di volersi accendersi una sigaretta dopo il quarto giro di whisky triplo a stomaco leggero.

Il fumo uccide

Il fumo uccide, lo vediamo scritto a caratteri belli grossi sulle confezioni di sigarette. E non basta, uccide anche i vicini, con gli effetti nocivi del fumo passivo. Peggio di una razzo dirompente!

Perché queste orribili scritte? Chi le ha volute? Ma la vera domanda è: Perché solo sulle sigarette?

Quando sono in giro per strada, immerso nel traffico, non è che gli effluvi dei gas di scarico delle automobili mi facciano tanto più bene del fumo passivo in un pub il sabato sera!

Immagino sia vietato entrare con un'automobile a motore acceso in un ristorante, però sarebbe interessante una nuova linea di adesivi da attaccare alle carrozzerie!

Non più felini rampanti o rapaci in picchiata: dei bellissimi polmoni cancerigni nero pece, con scritto bello in grande I GAS DI SCARICO DISPERSI NELL'AMBIENTE GENERATI DALLA COMBUSTIONE DEI DERIVATI DEL PETROLIO PRODOTTI DA QUESTO VEICOLO UCCIDONO, su tutta la fiancata. Per le utilitarie anche su due righe.

Avrei voluto io stesso prodigarmi per far la grafica di qualcuno di questi di mio pugno.

Solo che se avessi saputo disegnare fin dall'inizio, non avrei scritto nulla di tutto ciò.

Con rispetto e devozione,
    Andre

NB: L'autore (cioè io) si prende la libertà di pubblicare l'articolo pur non essendo completamente d'accordo su ogni singolo suo passaggio, sia in virtù degli anni trascorsi, sia perché cambiare idea ogni volta che se ne presenti una migliore è l'unica idea che crede non cambierà mai.

Il 1° romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

Il 1° romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

Emilio Salgari, arcifamoso per i suoi romanzi d'avventura per ragazzi, nel 1907 pubblica Le meraviglie del Duemila con lo pseudonimo di Guido Altieri per l'editore Bemporad.

La pubblicazione di Le meraviglie del 2000 (a volte è possibile trovare l'anno scritto in numero) è precedente alla formulazione della definizione di fantascienza, quindi all'epoca era considerato appartenente alla categoria del romanzo scientifico - come molti lavori di Jules Verne.

La storia ruota attorno a un viaggio nel tempo, a una velocità... singolare: ogni giorno che passa, per i viaggiatori del tempo trascorrono 24 ore!

Il primo romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari

Le Meraviglie del Duemila: quarta di copertina

Siamo nel 1893. Lo scienziato Toby Holker e il suo amico James Brandok decidono di viaggiare nel tempo, grazie agli estratti di una pianta esotica capace di bloccare le funzioni vitali.

I due si risveglieranno nel 2003, accolti da un discendente dello scienziato. Questi li porterà in giro per il mondo a scoprire le meraviglie tecnologiche del ventunesimo secolo: macchine volanti, treni sotterranei, città sottomarine, stupefacenti invenzioni scientifiche.

Tutto sembra andare per il meglio, quando il massiccio utilizzo di onde elettromagnetiche e il ritmo di vita frenetico delle città porteranno i protagonisti verso un finale profetico e sconvolgente.

Il primo romanzo distopico italiano

Infatti per Le meraviglie del Duemila la macchina del tempo non è altro che un lungo sonno provocato dall'estratto di un'immaginaria erba e - ovviamente - questa tecnologia non prevede il ritorno (se vuoi rovinarti la lettura qui c'è la trama in breve).

Affrontando la questione distopia, Le meraviglie del Duemila era considerato dai contemporanei di Salgari un romanzo scientifico; noi invece possiamo definirlo appartenente alla fantascienza, o al limite alla protofantascienza.

Gli elementi distopici della società descritta nel romanzo sono evidenti: la sovrappopolazione (o quello che si pensava potesse esserlo nel 1903), la scomparsa del socialismo, l'enormità dell'arsenale mondiale, la visione delle etnie umane e soprattutto la gestione disumana delle carceri sottomarine, cose tutte che fanno di Le meraviglie del Duemila il primo romanzo distopico italiano.

Emilio Salgari autore di Le meraviglie del Duemila

In che cosa proprio non ci ha preso!

Una delle cose più divertenti del leggere un romanzo distopico (o più in generale fantascientifico) rétro sono le previsioni clamorosamente sbagliate, specie se il futuro di chi scrive è già passato per chi legge, come in questo caso.

Non voglio ciarle tutte o fare una classifica, ma lasciami parlare di quelle che più mi hanno incuriosito!

Il primo romanzo distopico italiano: Le meraviglie del Duemila, di Emilio Salgari

Le macchine volanti

Come in ogni visione del futuro che si rispetti, i nostri pronipoti viaggiano su auto volanti che parcheggiano nel vialetto. Dire che questa sia la più grande ingenuità del genere fantascientifico è probabilmente esagerato... ma credo comunque che si tratti della più grande ingenuità del genere fantascientifico.

L'energia e il fabbisogno energetico mondiale

Secondo Salgari, una delle meraviglie del duemila è l'energia elettrica: grazie a essa tutto si muove e tutto funziona... tutto tranne la luce artificiale, generata invece da lampade al radio, elemento per cui l'autore pronostica un futuro radioso, prendendo invece una cantonata memorabile!

Ma torniamo all'energia elettrica, di cui l'aria delle città è addirittura satura, causando fastidi ai nostri di un altro tempo: quasi l'intero (in realtà non sono sicuro che sia specificato, ma più o meno è fatto intendere) fabbisogno del nord America è soddisfatto da un impianto a turbine installato sulle cascate del Niagara! Alla faccia della turbina!

Il lavoro

Ecco uno dei peggiori incubi del genere distopico: i lavoratori sono stati sostutuiti dalle macchine e le fabbriche sono completamente meccanizzate: i pochi rimasti hanno un ruolo da supervisore, mentre gli operai sono tornati alla vita di campagna (come se non esistessero alternative). Il tema non è trattato nel dettaglio, probabilmente perché nemmeno Salgari sapeva come argomentare nei dettagli in modo adeguato.

Le comunicazioni

È difficile pensare alle comunicazioni senza tirare in ballo l'informatica: oggi i computer sono dappertutto e non ci sembra strano che anche le telefonate sfruttino i canali digitali, in Le meraviglie del Duemila invece le comunicazioni sono rimaste per lo più le stesse del 1900, ma più veloci, con l'aggiunta di una specie di posta pneumatica a motore per gli oggetti solidi... nel romanzo apprendiamo l'utilizzo di questo sistema anche per la consegna a domicilio di pasti caldi! Ah, se avessero immaginato la devastante potenza del fax!

I martiani

Il colpo grosso è quello dei martiani, ovvero gli abitanti di Marte (che per quanto mi riguarda diventa il vero e unico modo per riferirsi a loro). Martiani e terrestri hanno iniziato a farsi giochi di luce a distanza con falò su vasta scala per verificare l'esistenza di forme di vita intelligente sul relativo pianeta vicino, migliorando via via le cose fino al 2000 in cui possono comunicare attraverso onde elettromagnetiche: notizie, informazioni sui rispettivi pianeti ecc.

Uno dei protagonisti de Le meraviglie del Duemila ha una specie di amico di penna martiano, Onix, ma non è spiegato il modo in cui avvengano questi contatti, io mi sono immaginato una specie di chat anni '90 in cui conoscevi gente a caso, ma alla domanda da dove DGT? questi rispondevano da Marte!

Citazioni da Le meraviglie del Duemila

Chiudo questo articolo su Le meraviglie del Duemila con la raccolta delle mie sottolineature, in cui puoi avere un’idea abbastanza precisa del perché appartenga a pieno titolo al genere distopico. Buona lettura!

Posizione 481-481
Erano trascorse altre due ore, quando il dottor Toby pel primo aperse finalmente gli occhi, dopo cent’anni che li aveva tenuti chiusi.
Posizione 485-486
Appena aperti gli occhi, il suo sguardo si fissò sul signor Holker che gli stava presso, occupato a soffregar il petto di Brandok.
Posizione 524-526
Il dottore aveva ascoltato, con uno stupore facile ad indovinarsi, quella voce che annunziava uno spaventevole disastro, poi aveva sollevato rapidamente il guanciale, poiché la voce s’era fatta udire più precisamente dietro la sponda del letto, e scorse una specie di tubo sul cui orlo era scritto: “Abbonamento al World”.
Posizione 573-576
L’altra estremità s’appoggiava ad una piccola mensola sopra la quale sta scritto: “Abbonamento all’Hôtel Bardilly”. «E ora?» chiese Brandok che guardava con crescente stupore. «Premo questo bottone ed il pranzo lascia le cucine dell’albergo per venire sulla mia tavola.»
Posizione 594-596
«Per mezzo d’un tubo, e cammina mosso da una piccola pila elettrica, d’una potenza tale però che le imprime una velocità di quasi cento chilometri all’ora. Queste vivande non sono state rinchiuse nei loro recipienti che da qualche minuto; infatti vedete che fumano, anzi scottano.»
Posizione 602-604
«Il lavoratore non fa più cucina in casa, non avendo tempo da perdere. Otto o dieci pillole, ed ecco inghiottito un buon brodo, il succo d’una mezza libbra di bue, o di pollo o di una libbra di maiale o di un paio d’uova, d’una tazza di caffè e così via. Cent’anni fa si perdeva troppo tempo; camminavate ed agivate colla lentezza delle tartarughe. Oggi invece si gareggia coll’elettricità.
Posizione 619-624
«Mio caro signore, la popolazione del globo in questi cento anni è enormemente cresciuta, e non esistono più praterie per nutrire le grandi mandrie che esistevano ai vostri tempi. Tutti i terreni disponibili sono ora coltivati intensivamente per chiedere al suolo tutto quello che può dare. Se così non si fosse fatto, a quest’ora la popolazione del globo sarebbe alle prese colla fame. I grandi pascoli dell’Argentina e i nostri del Far-West non esistono più, ed i buoi ed i montoni a poco a poco sono quasi scomparsi, non rendendo le praterie in proporzione all’estensione. D’altronde non abbiamo più bisogno di carne al giorno d’oggi. I nostri chimici, in una semplice pillola dal peso di qualche grammo, fanno concentrare tutti gli elementi che prima si potevano ricavare da una buona libbra di ottimo bue.»
Posizione 631-637
«Non vi sono più eserciti?» chiesero ad una voce Toby e Brandok. «Da sessant’anni sono scomparsi, dopo che la guerra ha ucciso la guerra, l’ultima battaglia combattuta per mare e per terra fra le nazioni americane ed europee è stata terribile, spaventevole, ed è costata milioni di vite umane, senza vantaggio né per le une né per le altre potenze. Il massacro è stato tale da decidere le diverse nazioni del mondo ad abolire per sempre le guerre. E poi non sarebbero più possibili. Oggi noi possediamo degli esplosivi capaci di far saltare una città di qualche milione di abitanti; delle macchine che sollevano delle montagne; possiamo sprigionare, colla semplice pressione del dito, una scintilla elettrica trasmissibile a centinaia di miglia di distanza e far scoppiare qualsiasi deposito di polvere. Una guerra, al giorno d’oggi, segnerebbe la fine dell’umanità. La scienza ha vinto ormai su tutto e su tutti.»
Posizione 640-643
«Dai pompieri?» «Non abbiamo altre truppe al giorno d’oggi, e vi assicuro che sanno mantenere l’ordine in tutte le città e sedare qualunque tumulto. Mettono in batteria alcune pompe e rovesciano sui sediziosi torrenti d’acqua elettrizzata al massimo grado. Ogni goccia fulmina, e l’affare è sbrigato presto.»
Posizione 647-651
Ah! se si potesse dar la scalata a Marte che ha invece una popolazione così scarsa e tante terre ancora incolte!» «Come lo sapete voi?» chiese Toby, facendo un gesto di stupore. «Dagli stessi martiani» rispose Holker. «Dagli abitanti di quel pianeta!» esclamò Brandok. «Ah, dimenticavo che ai vostri tempi non si era trovato ancora un mezzo per mettersi in relazione con quei bravi martiani.»
Posizione 703-706
«L’elettricità trasportata ormai a distanze enormi. Le nostre cascate del Niagara, per esempio, fanno lavorare delle macchine che si trovano a mille miglia di distanza. Se noi volessimo, potremmo dare di quelle forze anche all’Europa, mandandole attraverso l’Atlantico. Ma anche laggiù hanno costruito delle cascate sui loro fiumi e non hanno più bisogno di noi.»
Posizione 797-801
«Camminavano diversamente cent’anni fa?» chiese Holker, con una certa sorpresa. «Erano molto più calmi gli uomini, mentre ora vedo che perfino le signore marciano a passo di corsa, come se avessero paura di perdere il treno.» «Io ho sempre veduto, da quando son venuto al mondo, correre così frettolosamente.» «Ah! Ora comprendo,» disse Toby. «È la grande tensione elettrica che agisce sui loro nervi. Il mondo è impazzito o quasi.»
Posizione 807-819
«Che cosa fanno laggiù?» chiese Brandok. «Sono officine meccaniche» rispose Holker. «Chissà quante migliaia di operai lavoreranno là dentro!» «Vi ingannate, mio caro signore; gli operai oggidì sono quasi scomparsi. Non vi sono che dei meccanici per dirigere le macchine. L’elettricità ha ucciso il lavoratore.» «Cosa è avvenuto di quelle masse enormi di lavoratori che esistevano un tempo?» «Sono diventati pescatori ed agricoltori; il mare e le campagne a poco a poco hanno assorbito gli operai.» «Sicché non vi saranno più scioperi?» «È una parola sconosciuta.» «Ai nostri tempi si imponevano, e come! Specialmente dopo l’organizzazione fatta dal grande partito socialista. Che cosa è avvenuto anzi del socialismo? Si prediceva un grande avvenire a quel partito.» «È scomparso dopo una serie di esperimenti che hanno scontentato tutti e contentato nessuno. Era una bella utopia che in pratica non poteva dare alcun risultato, risolvendosi infine in una specie di schiavitù. Così siamo tornati all’antico, e oggidì vi sono poveri e ricchi, padroni e dipendenti come era migliaia d’anni prima, e come è sempre stato dacché il mondo cominciò a popolarsi. Qualche colonia tedesca e russa sussiste nondimeno ancora, composta da vecchi socialisti che coltivano in comune alcune plaghe della Patagonia e della Terra del Fuoco, ma nessuno si occupa di loro, né hanno alcuna importanza, anzi, vanno scomparendo poco a poco.»
Posizione 997-1019
«Come sono bruni! Si direbbero indiani» disse Brandok. «A proposito, che cosa è avvenuto dei pellirosse che erano ancora assai numerosi cent’anni fa?» «Sono stati completamente assorbiti dalla nostra razza e si sono del tutto fusi con noi. Non esistono ormai che poche centinaia di famiglie, confinate nell’alto Yucon e presso il circolo polare.» «Era la sorte che loro spettava» disse il dottore. «E dei negri, che erano numerosissimi anche qui?» «Sono diventati invece spaventosamente numerosi» rispose Holker. «Hanno buon sangue, gli africani e non si lasciano assorbire, e così pure gli uomini di razza gialla.» «C’è ancora la Cina?» «La Cina, sì; ma non l’impero» rispose Holker, ridendo. «È stato smembrato dalle grandi potenze europee ed a tempo per impedire una spaventevole invasione. La razza cinese, in questi cento anni, è raddoppiata e, senza il pronto intervento dei bianchi, spinta dalla fame non avrebbe tardato a rovesciarsi sull’Europa e sull’India. Hanno tuttavia invaso buona parte del globo, non come conquistatori, ma come emigranti e si trovano oggidì colonie cinesi perfino nel centro dell’Africa e dell’Australia.» «Ed i malesi?» «È un’altra razza che non esiste più. Ormai al mondo non ci sono più che bianchi, gialli e negri, che tentano di sopraffarsi; e finora sono i secondi che hanno maggiore probabilità di vittoria essendo spaventevolmente prolifici. Noi corriamo il grave pericolo di venire a nostra volta assaliti dalle altre due razze.» «Dunque il mondo minaccia di divenire tutto giallo» disse Toby. «Purtroppo, zio» rispose Holker. «Ai vostri tempi a quanto ascendeva la popolazione del globo?» «A circa millecinquecento milioni, e l’elemento mongolo vi figurava con circa seicento milioni.» «La popolazione attuale è invece di due miliardi e duecento milioni ed i gialli da seicento milioni sono saliti ad un miliardo e cento milioni.» «Che aumento!» esclamò il dottore. «Ed i bianchi quanti sono dunque?» «Raggiungono appena i seicento milioni.» «Un aumento non troppo sensibile.» «E lo dobbiamo alle razze nordiche.» «E le razze latine?» «La sola Italia è cresciuta e rapidamente, perché ha i suoi cinquanta milioni, mentre la Spagna, e soprattutto la Francia, sono rimaste quasi stazionarie. Se non vi fosse L’Italia, la razza latina a quest’ora sarebbe stata assorbita dagli anglosassoni e dagli slavi.
Posizione 1126-1131
«Noi viaggiamo in un tubo d’acciaio della circonferenza di cinque metri, i cui carrozzoni, che sono ordinariamente in numero di venti, combaciano perfettamente colle pareti di metallo. Questi vagoncini, hanno una forma cilindrica la cui circonferenza è esattamente precisa a quella interna del tubo e possono contenere 24 passeggeri. Fra le due stazioni principali vi sono delle pompe mosse da macchine poderose, che iniettano nel tubo correnti d’aria; in quella di partenza le pompe sono prementi; in quella d’arrivo invece, delle pompe aspiranti. I cilindri che costituiscono i carrozzoni, e che sono pure di acciaio, vengono in tal guisa spinti ed aspirati. In poche parole sono treni ad aria compressa.»
Posizione 1203-1216
«Eppure mi avete detto che vi è una numerosa colonia polare.» «È vero, ed è costituita da anarchici, colà confinati perché non turbino la pace del mondo.» «E come vivono quelli?» «I pesci abbondano ancora al di là del circolo polare; e poi i governi americani ed europei li provvedono di viveri, a patto che non lascino i ghiacci.» «Sicché è loro proibito di tornare in Europa ed in America?» «E anche in Asia!» «Ed il mondo è tornato tranquillo dopo la loro espulsione?» «Abbastanza» rispose Holker. «E nella colonia polare regna la calma?» «Costretti a pescare ed a cacciare incessantemente, non hanno più tempo di occuparsi delle loro pericolose teorie: così regna la calma ed un certo accordo.» «Erano diventati numerosi in questi cento anni?» chiese Toby. «Sì, e anche molto pericolosi. Ora non son più da temersi, essendo relegati colle loro famiglie al polo nord e nelle città sottomarine. Oh! non inquieteranno più l’umanità.» «Eppure il dispaccio di quel tal giornale smentisce ciò che voi avete affermato» osservò Brandok. «Quello è stato un puro caso. E poi avete saputo come sono stati trattati dai pompieri spagnoli. Pochi getti d’acqua elettrizzata a correnti altissime e tutto è finito. Diamine!… Il mondo ha il diritto di vivere e di lavorare tranquillamente senza essere disturbato. Chi secca gli altri, si manda nel regno delle tenebre e vi assicuro che nessuno piange.»
Posizione 1333-1349
Di quando in quando, a lunghi intervalli, il Narval passava dinanzi a piccoli raggruppamenti di case di ghiaccio, di forma semiovale, abitate dalle ultime famiglie di esquimesi sfuggite miracolosamente alla morte per fame, dopo la distruzione delle ultime balene e delle ultime foche da parte degli avidi pescatori americani. Vedendo il battello avanzarsi si affrettavano a uscire dalle loro casupole per chiedere qualche biscotto o qualche scatola di carne o di brodo concentrato. Erano i medesimi tipi di cent’anni prima. Un tronco tozzo su due gambe pure tozze, una testa grossa cogli zigomi sporgenti, faccia larga, capelli neri, naso schiacciato; una certa somiglianza insomma con le loro buone amiche ormai scomparse: le foche. Disgraziatamente per loro, non si nutrivano più colle carni delle loro foche come un secolo prima, non si vestivano più colle loro calde pellicce, non illuminavano più le loro casupole col loro grasso. Avevano anche essi un pezzo di radium, ed invece di avere delle fiocine colla punta di osso, portavano a tracolla dei buoni fucili elettrici coi quali si procuravano il cibo giornaliero massacrando gli uccelli marini, sempre numerosi in grazia della cattiva qualità delle loro carni, eccessivamente oleose per i palati americani ed europei. Erano molto sparuti però, quei poveri diavoli, quantunque si sapesse, anche cent’anni prima, di che specie di appetito erano dotati quegli abitanti dei ghiacci eterni. Essi infatti non facevano smorfie dinanzi ad un pesce avariato, o a dei volatili in piena decomposizione, e a degli intestini d’orso bianco, e perfino dinanzi a degli escrementi o agli avanzi non ancora digeriti che ritiravano dal ventre delle renne uccise. Avevano anche perduta la loro proverbiale gaiezza in seguito alla mancanza di scorpacciate di lardo di balena! Si capiva che proprio la distruzione di quei giganteschi mammiferi aveva modificato profondamente il loro temperamento, un tempo così gaio. «Ecco una razza destinata a scomparire al pari dei pellirosse»
Posizione 1355-1358
«Ecco l’egoismo della razza bianca!…» «In coscienza non posso darvi torto.» «Noi, sempre noi soli a dominare il mondo.» «È la lotta per la vita, signor Brandok.» «O meglio la lotta di razza.»
Posizione 1546-1551
«È tenuto anche questo da un anarchico?» chiese Toby. «Da un terribile nichilista russo, che trent’anni addietro lanciò tre bombe contro Alessio III, imperatore di Russia.» «Che non ci faccia saltare in aria per provare qualche nuovo esplosivo?» chiese Brandok. «Rogodoff è diventato un vero agnellino e credo che non nutra più odio nemmeno contro l’imperatore, da quando quel potente ha rinunciato all’autocrazia.» «È cambiata la Russia?» «Oggi ha una Camera e un Senato, come gli altri stati.»
Posizione 1890-1893
L’Europa pochi corsi d’acqua con misere cascate, assolutamente insufficienti. Che cosa hanno dunque pensato i suoi scienziati? Sono ricorsi all’Oceano Atlantico e hanno fissati i loro sguardi sul Gulf-Stream. Ed infatti quali forze immense si potevano trarre da quel “fiume del mare”! Hanno fatto costruire delle enormi isole galleggianti, in lamiera d’acciaio, fornite di ruote colossali simili a quelle dei vostri antichi mulini e le hanno rimorchiate fino al Gulf-Stream, ancorandole solidamente.
Posizione 1949-1974
«Signor Holker» disse un pomeriggio Brandok, mentre stavano prendendo il caffè sul ponte della galleria. «Come troveremo noi l’Europa? Come quella d’un secolo fa o sono avvenuti dei mutamenti politici nei diversi stati?» «Sì, molti mutamenti, e ciò per mantenere la pace fra i diversi popoli, eliminando così per sempre le guerre» rispose il nipote di Toby. «Che cosa è avvenuto della grande Inghilterra?» «È ora una piccola Inghilterra, sempre ricca ed industriosissima.» «Perché dite piccola?» «Perché ormai ha perduto tutte le sue colonie, staccatesi a poco a poco dalla madre patria. Il Canada è uno stato indipendente; l’Australia pure, l’Africa meridionale non ha più nulla di comune coll’Inghilterra. Perfino l’India forma uno stato a parte.» «Sicché quel grande impero coloniale?» chiese Toby. «Si è interamente sfasciato» rispose Holker. «Senza guerre?» «Tutte quelle colonie si erano unite in una lega per dichiararsi indipendenti il medesimo giorno, e all’Inghilterra non è rimasto altro da fare che rassegnarsi per non averle tutte addosso.» «Già fin dai nostri tempi l’impero cominciava a sgretolarsi» disse Brandok. «E la Russia?» «Ha perso la Siberia, diventata anch’essa indipendente, con un re appartenente alla famiglia russa. L’Austria ha perduto i suoi arciducati tedeschi e l’Ungheria, riconquistata la sua indipendenza, occupa ora la Turchia europea.» «E gli arciducati?» «Sono stati assorbiti dalla Germania, mentre l’Istria ed il Trentino sono stati restituiti all’Italia assieme alle antiche colonie veneziane della Dalmazia.» «Sicché l’Italia?…» «È oggidì la più potente delle nazioni latine, avendo riavuto anche Malta, Nizza e la Corsica.» «E la Turchia?» «È stata respinta definitivamente nell’Asia Minore e nell’Arabia, e non ha conservato in Europa che Costantinopoli, città che era ambita da troppe nazioni, e che poteva diventare una causa pericolosa di discordia permanente. Ah! dimenticavo di dirvi che è sorto un nuovo stato.» «Quale?» «Quello di Polonia, formato dalle province polacche della Russia, dell’Austria e della Germania. L’Europa cinquant’anni fa si agitava pericolosamente, minacciando una guerra spaventosa. I monarchi ed i capi delle repubbliche pensarono quindi a regolare meglio la carta europea mediante un grande congresso che fu tenuto all’Aia, sede dell’arbitrato mondiale. Fu convenuto di restituire a tutti gli stati le province che loro appartenevano per diritti geografici e storici, e di crearne anche uno nuovo, la Polonia, che minacciava di produrre la guerra fra la Russia, l’Austria e la Germania. Così la pace fu assicurata mercé l’intervento poderoso delle confederazioni americane e delle antiche colonie inglesi, che ridussero a dovere le nazioni recalcitranti. Ora una pace assoluta regna da dieci lustri nel vecchio continente europeo.»
Posizione 1983-2008
«Io vorrei sapere perché voi avete fondate delle città sottomarine che devono essere costate somme enormi.» «Semplicemente per sbarazzare la società dagli esseri pericolosi che ne turbano la pace. Ogni stato ne possiede una, il più lontano possibile dalle coste, e vi manda la feccia della società, i ladri impenitenti, gli anarchici più pericolosi, gli omicidi più sanguinari.» «Con un gran numero di guardiani?» «Nemmeno uno, mio caro zio.» «Allora si massacreranno.» «Tutt’altro. Al minimo disordine che nasce, sanno che la città viene affondata senza misericordia. Questa minaccia ha prodotto degli effetti insperati. La paura doma quelle belve, le quali finiscono per ammansirsi.» «E chi li governa?» «Questo è un affare che riguarda loro. Si eleggono dei capi e pare che finora regni un accordo mirabile in quei penitenziari; E poi vi è un’altra cosa che concorre a renderli docili.» «Quale?» «L’incessante lotta colla fame.» «I governi non passano viveri a quei condannati?» «Passano delle reti, delle macchine per eseguire varie produzioni, come stoffe, stivali, vasellami e così via che poi vendono alle navi che approdano, comperando in cambio le materie prime necessarie a quelle industrie, tabacco, viveri eccetera.» «Qualche volta soffriranno la fame?» disse Brandok. «L’oceano fornisce loro cibo più che sufficiente. I pesci, attratti dalla luce che mandano le lampade che illuminano quelle città, accorrono in masse enormi. Gli abitanti ne salano anzi in grande quantità e li mandano in Europa e anche in America.» «E l’acqua?» «Hanno macchine che ne forniscono loro quanta ne desiderano, facendo evaporare quella del mare.» «Sicché oggi i galeotti non costano più nulla alla società» disse Toby. «Costano la sola forza necessaria per far agire le loro macchine, energia che viene fornita per lo più dai mulini del Gulf-Stream.» «Devono esser costate somme enormi quelle città!» disse Brandok. «Non dico di no, ma quale vantaggio non ne ritraggono ora gli stati e la società? I milioni che prima si spendevano nel mantenimento di tanti birbanti, rimangono ora nelle casse dei governi. Devo aggiungere poi che lo spauracchio di essere mandati nelle città sottomarine ha fatto diminuire immensamente il numero dei delitti.» «Non correremo alcun pericolo entrando, o meglio, scendendo ad Escario?» chiese Toby. «Nessuno, non dubitate. Quelli sanno che qualunque cattiva azione usata ad uno straniero segnerebbe la sommersione della loro città.» «Una misura un po’ inumana, se vogliamo.» «Che li tiene a freno però, e come!
Posizione 2227-2228
la nuova società del Duemila aveva pensato di relegare in quelle strane città sottomarine gl’individui pericolosi, sopprimendo sui loro bilanci le spese di mantenimento per esseri ormai inutili,
Posizione 2431-2439
«Se domani una nave approdasse qui, sapete che cosa farebbe?» chiese il capitano. «No.» «Farebbe senz’altro saltare questa città con una buona bomba ad aria liquida, insieme a tutti quelli che contiene, morti e vivi. È vero Jao?» «Così hanno decretato i governi dell’Europa e dell’America, per tenere a freno i rifiuti della società» rispose il vecchio. «Non sono ancora tre mesi che una nave aerea, mandata dal governo americano, ha colato a fondo la città sottomarina di Fortawa, perché i cinquecento forzati che l’abitavano si erano ribellati, uccidendo il capitano di una nave e tutti i passeggeri per saccheggiare poi il carico.» «Queste sono leggi inumane» disse Brandok. «La società vuole vivere e lavorare tranquillamente,» rispose il capitano. «Tanto peggio per i furfanti. Bah! Lasciamo questi poco interessanti discorsi e facciamo colazione, giacché l’oceano ci lascia un po’ di tregua.»
Posizione 2483-2489
«Che cosa è successo dunque su quelle isole?» chiese Toby, che non era meno sorpreso di Brandok. «Diamine! I governi dell’America, dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa hanno popolato quelle isole di tutti gli animali che un tempo esistevano su tutti i cinque continenti.» «Perché?» chiese Brandok. «Per conservare le razze. Là vi sono tigri, leoni, elefanti, pantere, giaguari, coguari, bisonti, serpenti e tante altre bestie delle quali io non conosco nemmeno il nome» rispose il capitano. «Come ben sapete, ormai, tutti i continenti sono fittamente popolati, quindi quegli animali non avrebbero più trovato né rifugio, né scampo. Gli zoologi di tutto il mondo, prima della distruzione completa di tutte le belve, hanno pensato di conservare almeno le ultime razze.»
Posizione 2574-2576
«Il galeotto di cent’anni fa mi pare che si sia mantenuto eguale. La scienza tutto ha perfezionato fuorché la razza, e l’uomo malvagio è rimasto malvagio. Passeranno secoli e secoli, ma, levato lo strato di vernice datogli dalla civiltà, sotto si troverà sempre l’uomo primitivo dagli istinti sanguinari.»
Le meraviglie del Duemila
Rainbow Republic. Romanzo distopico gay

Rainbow Republic. Romanzo distopico gay

Ho scoperto dell'esistenza di Rainbow Republic. Romanzo distopico gay in un modo completamente nuovo per me: facendo una ricerca per la chiave romanzo distopico in una biblioteca online. Unico risultato: Rainbow Republic di Fabio Canino, grazie proprio al sottotitolo romanzo distopico gay.

Quarta di copertina

La copertina di Rainbow Republic Romanzo distopico gay

Che cosa succederebbe se un giorno la Grecia, ridotta in ginocchio dal default economico, venisse progressivamente acquistata e occupata dalla comunità omosessuale globale?

La risposta ce la dà Fabio Canino in questo romanzo: quella che un tempo fu la culla della civiltà occidentale diventerebbe una terra promessa per gay, lesbiche e trans di tutto il mondo, uno Stato a loro immagine e somiglianza, con istituzioni e leggi in linea coi loro gusti e le loro manie, una repubblica gay.

In questa Grecia arcobaleno, per esempio, la moneta ufficiale è la Dragma, in onore alle drag queen più famose della storia, chi indossa antiestetici pinocchietti rischia di essere arrestato dalla Polizia del Buongusto, l'ospedale per bambini è il Candy Candy International Hospital, esistono corsie preferenziali per portatrici di tacchi a spillo, e i locali che trasmettono musica anni Ottanta possono godere di esenzioni fiscali.

Ma in primo luogo tutti hanno gli stessi diritti e quella che gli analisti hanno soprannominato Pink Economy ha portato la Grecia a essere una delle maggiori potenze al mondo.

A testimoniare tutto questo Ulisse Amedei, giornalista italiano che, accompagnato dalla giovane e avvenente Khloe, avrà il compito di raccontare alla retrograda Italia - quella che ormai è chiamata Repubblica Italo-Vaticana - ogni singolo aspetto di questa Grecia all'avanguardia.

Una satira pungente e divertente del mondo omosessuale, ma soprattutto un inno all'amore e ai suoi tanti e diversi colori, che, in queste pagine dense di personaggi e di situazioni spesso al limite dell'assurdo, trovano tutti - dal rosa Barbie al rosso Prada - il loro modo di risplendere. Nessuno escluso.

Che diavolo è un romanzo distopico gay?

La bandiera del Romanzo distopico gay

E io che ne so?

Però, visto che ho letto Rainbow Republic, provo a dedurlo dal contenuto.

Partiamo innanzitutto dalle definizioni. Il romanzo distopico narra di una società immaginaria in cui è impossibile perseguire la felicità. Il romanzo gay è un tipo di letteratura prodotta da o per la comunità gay e che coinvolge personaggi, trama, linee narrative o temi che ritraggono il comportamento omosessuale maschile (fonte: Wikipedia).

Fino a qua ci siamo.

Ora, quello che ho fra le mani è un romanzo distopico? In parte sì: nella società della nuova Grecia tutto sembra funzionare bene e tutto sembra bello, ma le riflessioni del protagonista instillano alcuni dubbi importanti al lettore.

Per esempio non si tratta di una democrazia pienamente inclusiva, e sono comunque presenti frange (sebbene minoritarie) di estremisiti anti-eterosessuali. Le critiche al governo mosse dal giornalista Ulisse Amodei provocano reazioni aspre, e l'esaltazione di personaggi che hanno il solo merto di essere gay è per lo meno esagerato.

Rainbow Republic è un romanzo gay? Diciamo che rispondere a questa domanda è più semplice: sì. Anzi, per essere più preciso dovrei parlare di romanzo LGBT (o LGBTQ+), ma forse è stato scelto gay per via del suono più gradevole.

In definitiva Rainbow Republic è un misto di queste due definizioni, o meglio: è entrame le cose.

Citazioni da Rainbow Republic. Romanzo distopico gay

Posizione 32-32

Un paradiso non è un paradiso senza amore.

Posizione 285-286

Dalla nuova Grecia leader nel turismo internazionale l’Italia era considerata un Paese retrogrado, omofobo, corrotto e poco ospitale. Tutte cose difficilmente contestabili

Posizione 583-585

«Questo è il kit del turista greco. Dentro troverà una guida alla nuova Grecia, un breve romanzo queer da leggere in volo o alla sera prima di andare a letto, una crema abbronzante, dei profilattici e una serie infinita di coupon con sconti da usare in ristoranti, negozi, teatri e cinema di tutta la Grecia.» “Ecco cosa significava promuovere il turismo”

Posizione 799-801

sulle cinquecento dragme c’erano Bernadette, Mitzi e Felicia personaggi dal film Priscilla la regina del deserto, che avevano ispirato drag queen di tutto il mondo.

Posizione 832-832

«Voi nella Repubblica Italo-Vaticana avete le auto blu, noi le abbiamo arcobaleno»

Posizione 836-838

«Formalmente il Vaticano è sì uno Stato a sé, ma se consideriamo la sua influenza nella vostra politica, possiamo tranquillamente dire che sembra quasi che il vero presidente della Repubblica italiana sia il papa… Le sue dichiarazioni in materia di diritti civili, ma anche di istruzione, politiche estere ed economia, sono sempre piuttosto influenti… o sbaglio?»

Posizione 1135-1135

«Eureka!» esclamò Manuel nell’unica parola in greco che conosceva.

Posizione 1182-1182

«Se pensi di non valere, allora non vali.»

Posizione 1609-1609

Mancava solo un dettaglio, gli occhiali da sole, che indossò come un pistolero estrae la sua arma dalla fondina.

Posizione 1662-1663

«Quello è il Candy Candy International Hospital» disse. «È l’ospedale dei bambini di Atene, chiamato così in onore dell’eroina manga creata nel 1975 da Yumiko Igarashi»

Posizione 2002-2005

«Sì, e non me ne stupirei: la Grecia è un Paese benestante, con molte possibilità. E soprattutto è un Paese inclusivo. Anche se c’è un partito extraparlamentare, I Rosa, che si oppone. Per loro gli etero che vengono a “rubare lavoro ai nostri gay” sono come fumo negli occhi…» «Tipo la nostra Lega Nord!» «Oddio. Non so se si arriva a tanto orrore e ignoranza, ma più o meno ci siamo intesi»

Posizione 2229-2232

D’altronde, come aveva scoperto, in Grecia la dieta era obbligatoria. E se non c’erano state ancora sanzioni era perché le forze dell’ordine, e in particolare la Polizia del Buongusto, avevano ben altro a cui pensare: l’acrilico e le sopracciglia ad ali di gabbiano, a quanto pareva, erano una vera e propria piaga sociale.

Posizione 2311-2315

Art. 5) Lo Stato e le Chiese sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, MA DAVVERO! Le Chiese si devono occupare solo della spiritualità. Leggendo quel «MA DAVVERO!» scritto in maiuscolo dell’articolo 5, e pensando al servilismo di certi partiti italiani nei confronti del Vaticano, Ulisse non riuscì a trattenere una risatina. Forse avevano ragione, lì in Grecia, a chiamare l’Italia Repubblica Italo-Vaticana!

Posizione 2517-2518

«È il vostro Stato che non apprezziamo, mica il vostro vino!» si sentì in dovere di giustificare Khloe.

Posizione 2536-2537

«Vorrei brindare a questa Repubblica arcobaleno! Dove ogni colore rappresenta la diversità, ovvero la ricchezza di questo Paese, e della diversità non bisogna avere paura, come non bisogna avere paura dei colori che compongono la nostra bandiera!».

Posizione 2659-2660

Non abbiate paura che approvare nuovi diritti significhi la fine del mondo. Perché la fine del mondo è già avvenuta signori, e queste che stiamo vivendo, sappiatelo, sono soltanto delle repliche.

Posizione 3069-3072

Ecco dove poteva andare, si disse. Si trovava ad Astakos, che non aveva la minima idea di dove fosse. Estrasse il cellulare dalla tasca e in pochi secondi lo scoprì: era sullo Jonio, proprio di fronte a Cefalonia… e Itaca. L’isola a cui doveva far ritorno l’Ulisse di Omero. Be’, se non era un segno del destino quello!

Posizione 3270-3270

ho capito una cosa, importantissima: i diritti dei gay sono i diritti di tutti.

Che ne penso di Rainbow Republic

Rainbow Republic. Romanzo distopico gay: Enola Gay

Come scritto all'inizio, ho scoperto questro libro solo per via della dicitura romanzo distopico gay: non conoscevo l'autore, nessuno me l'ha consigliato e non l'ho provato perché simile a qualcosa che già conoscessi. E per fortuna, ogni tanto ci vuole un elemento di rottura per non crearsi un recinto e rinchiudersi dentro!

Ogni tanto però, questa volta ho osato e me ne sono pentito: il libro non mi è piaciuto per nulla.

Sebbene faccia mio il messaggio di fondo - vedi a titolo esemplificativo l'ultima citazione della mia raccolta - Rainbow Republic. Romanzo distopico gay è proprio brutto (gusti personali, dottò!) e ho individuato due grandi ragioni a supporto di questo pensiero.

Per prima cosa ho avuto l'impressione di leggere un libro scritto per un pubblico intellettualmente carente. Poi ho affinato quest'idea, pensando che il target del libro fosse un pubblico televisivo (vabbè, è la stessa cosa).

In secondo luogo, per essere un romanzo distopico gay mi è sembrato fin troppo caricaturale: la stragrande maggioranza dei gay descritti sono persone eccentriche, appariscenti, sopra le righe... in gran parte stereotipi insomma. Capisco che le drag queen lo debbano essere, ma così mi è sembrato ingiusto.

E - a proposito di stereotipi - anche la figura del protagonista sciupafemmine coinvolto in una storia d'amore in cui non vuole coinvolgersi ma in cui poi si coinvolge e poi no e poi invece sì, è degna del peggior Harmony.

Le cose semplici di Luca Doninelli: Dodò Vs Dio / Fight!

Le cose semplici di Luca Doninelli: Dodò Vs Dio / Fight!

Ho iniziato Le cose semplici di Luca Doninelli con l'intenzione di provare un romanzo distopico italiano. Carico delle migliori aspettative - anche se non avevo voluto alcun tipo di anticipazione - ho iniziato la lettura dei primi capitoli, ambientati in una Milano post apocalittica.

Ho trovato un'ottima prosa, personaggi curiosi e un intreccio interessante gestito con maestria; ho letteralmente divorato il romanzo, 840 pagine in circa tre settimane (secondo i mei ritmi sono stato una saetta).

Ho odiato questo romanzo distopico

In questo romanzo distopico il mondo è collassato, non ci sono risorse, l'omicidio fra pari è all'ordine del giorno, i predoni alla Ken il guerriero detengono il potere in città, il rischio di un ritorno all'età della pietra è alle porte, ma per fortuna... per fortuna un gruppo di brave personcine riesce a ricostruire le chiese! Ma v@§§@ZKY10 le cose semplici, va'!

Lo ripeto più lentamente per chi non avesse capito

L'idea di fondo è quella di preservare la conoscenza - parlando di romanzi distopici, è proprio come accadeva in Fahrenheit 451. Ecco che i protagonisti fondano un'università dove ci si scambia il sapere, ogni genere di sapere, nel tentativo di salvare la civiltà e l'umanità.

Peccato che il tutto sia condito in salsa catto-religiosa, con contorno di etno-buonismo e dileggio dell'omosessualità.

Mi sono anche detto magari questa assurda omnipresenza divina la vedo solo io, ma poi ho fatto due calcoli: ho aperto l'ebook di Le cose semplici in un programma di videoscrittura e ho fatto una serie di ricerche:

Dodò e Cha (diminutivo di Chantal) sono i protagonisti di Le cose semplici, gli altri sono personaggi inventati (a proposito, c'è un intero capitolo dove il protagonista è il papa e - lo so - la chiesa non è un personaggio).

Le somme le sai fare anche tu, quindi non serve che dia risalto a totaloni o totalini, è un vero peccato che un romanzo davvero interessante sia intaccato da questa grave forma di baciapilaggine.

Citazioni da Le cose semplici

Posizione 73-74
Tra non molto nessuno ricorderà più nessun nome, e così un altro pezzo di fine sarà stato raggiunto.
Posizione 82-85
Il fatto è che siamo tutti troppo stanchi per darci delle regole. L’opinione generale è che siamo nei minuti finali di una partita di calcio dal risultato ormai definito, quattro o cinque a zero. Solo io non riesco a pensarla del tutto così, per questo mi ostino a contare i giorni, e se potessi anche le ore, e i minuti.
Posizione 110-113
Dunque, dicevo delle bande che tenevano in scacco Milano. Da principio si moltiplicarono (parlo del periodo in cui le automobili avevano ancora benzina per andare e qualche ascensore funzionava e le vie cittadine erano in gran parte sgombre), ce ne saranno state mille se non di più. Finché ci fu una sola pallottola da sparare si sparò, poi si passò al coltello, alla forchetta. C’era un tizio – così dicono, ma io non ci credo – che sgozzava la gente infilandole in gola un grosso cucchiaio.
Posizione 126-127
Col tempo, i giovani si sono resi conto dell’utilità dei vecchi e della loro lunga memoria, e hanno smesso di ammazzarli.
Posizione 150-152
Il sistema di pagamento usato è il baratto. Le monete sono accettate, ma come oggetti qualsiasi e non in quanto monete. Chi esercitava la professione dell’economista e non è ancora morto secondo me ha molto da divertirsi nell’assistere alle variazioni del valore delle cose.
Posizione 156-159
Con la fine della moneta la situazione è precipitata. Ad esempio un’ora fa ho visto una vecchietta pagare un po’ d’insalata e due pomodori con un piccolo oggetto, mi sembra una tartarughina di giada. La meraviglia destata fra tutti da quell’oggetto che fino a un istante prima valeva – appunto – un po’ d’insalata e due pomodori è stata tale che nel giro di pochi minuti il valore di quella tartarughina era decuplicato, centuplicato.
Posizione 204-205
A destra mezza facciata del palazzo resisteva in piedi, con le mezze finestre del primo piano simili a gengive svuotate.
Posizione 250-251
Quando c’era il lavoro ci si lamentava perché non ci lasciava tempo a disposizione, adesso che il lavoro non c’è il tempo è una specie di stagno nel quale è facile impantanarsi.
Posizione 253-254
si può dire che quando due persone s’incontrano, da noi, l’esito sarà un peggioramento, sia pure impercettibile, della vita di tutti.
Posizione 306-307
forse odia il mondo intero, come tutti coloro che cadono nella peggiore delle trappole, che è quella di ritenersi in credito di qualcosa.
Posizione 358-359
Il vero male del mondo, più che la caducità umana, erano i cretini.
Posizione 451-452
La disapprovazione per le proprie azioni non gli impedisce di raccontare con un certo godimento il modo in cui fece fuori il giornalista.
Posizione 529-532
I suoi argomenti apparvero da subito degni al massimo di quattro risate. Perché si nutriva di mele? Per cercare, disse, di scoprire il segreto di Adamo ed Eva. Cosa avevano, si chiedeva, le mele di così particolare da indurre l’uomo al peccato? Si era proposto di mangiare mele per tutta la vita mantenendosi al tempo stesso puro da ogni peccato, così da riscattare l’uomo.
Posizione 591-593
Da tutto questo mi sembra di poter concludere che la differenza tra la preghiera e la bestemmia consisteva, secondo il rabbino Lattes, in questo: che la bestemmia racconta cose risapute, mentre la preghiera riflette (spesso senza molto costrutto) su cose che non sappiamo.
Posizione 800-804
Zazza spiega anche a lui che la serie di dolori, di per sé non molto forti, che sta accusando da qualche giorno, oltre a certe per lui inusuali variazioni nei ritmi per così dire fisiologici, gli fanno pensare, visto che gli stessi disturbi, uguali uguali, furono accusati dalla madre, dal fratello e dalla sorella prima di morire, che anche per lui sia giunto il momento di consegnarsi nelle mani del destino, o al peggio di un bravo medico.
Posizione 825-825
I libri possono aiutarci, ma la conoscenza vera sta in quello che possiamo registrare. E il male odia essere conosciuto.
Posizione 838-839
Mio padre non credeva nella salvezza individuale: morta la fiducia, per lui eravamo tutti morti.
Posizione 871-872
La lettura di questo programma genera in me un po’ di spaesamento, sento il bisogno di alzarmi, anche se poi rimango seduto.
Posizione 904-904
È da tanto che ho voglia di piangere, penso, prima o poi dovrò farlo.
Posizione 954-955
Milano è stata una grande città, e sa perché? Perché una grande città cerca sempre di rispondere a una grande domanda.
Posizione 1171-1172
Un padre non può desiderare altro che risparmiare al figlio il proprio inferno, ma poi ce lo butta dentro.
Posizione 1215-1215
una costante indifferenza, o peggio un tiepido apprezzamento
Posizione 1400-1400
Mia madre non aveva paura solo dei ragni: esseri umani a parte, aveva paura di tutto.
Posizione 1983-1984
“La domanda quanto fa due più due è facile per gli sciocchi e difficile per gli intelligenti, non è così?”
Posizione 1998-2000
Ho pensato migliaia di volte a quel gesto. La sola idea che mi rimane in testa è che lo abbia sopraffatto la fatica della morte. “Si fa fatica anche a morire,” mi diceva tutte le mattine, quando entravo nella sua camera: me l’avrà detto dieci, venti volte.
Posizione 2002-2004
Venivano chiamate “orecchie” i segni delle piegature degli angoli superiori o inferiori delle pagine, in sostituzione dei segnalibri, che considero un’eccellente creazione della civiltà umana.
Posizione 2029-2030
“Non cercare di ingannare il tuo amico,” rispose, facendosi triste. “Se quello che dici fosse vero, avresti già raggiunto l’oceano, ti ci saresti buttato e l’avresti attraversato a nuoto, nutrendoti dei pescecani che cercavano di mangiarti.”
Posizione 2143-2144
non era gentile starsene sempre al buio e nella polvere quando c’erano tante persone sole.
Posizione 2221-2222
Le domandai scusa, ma quello che mi stava dicendo a proposito di sé stessa costituiva un nutrimento più che sufficiente per un curioso come me.
Posizione 2300-2302
C’era qualcosa in quell’uomo, precisamente la sua povertà, che mi metteva una voglia inspiegabile di piangere, ma dovevo piangere da solo perché non avevo nessuno con cui piangere.
Posizione 2425-2426
“Lei si fa trovare addormentato sotto casa mia, e adesso pretende che io creda alla sua pazienza?
Posizione 2476-2477
Un secolo di letteratura mi aveva insegnato di cosa è capace un uomo.
Posizione 2693-2694
sua casa era grande ma non spaziosa
Posizione 3150-3150
Mio padre amava le teorie al punto da non doverle discutere mai.
Posizione 3370-3371
mezzo del rito matrimoniale, una luce si accendeva in me. Cammino, pensai, vuol dire logoramento. Noi viviamo per raggiungere la meta, ma alla meta ci arriveremo un po’ peggiori di quando siamo partiti.
Posizione 3397-3402
bada bene, dicevano quei capelli che si agitavano elettrici nel niente di vento di quel cielo di porcellana, che io non sono qui per festeggiare il tuo sposalizio con questo giovane genio francese (che sarà mai, poi!), ma soltanto per consegnarti un piccolo promemoria, scritto in parte nel colore del mio abito, in parte nella tinta dei miei capelli, in parte nella mia postura, così eretta, nei miei occhi per nulla sorridenti, nella mia bocca atteggiata viceversa a un sorriso senza allegria, un po’ amaro e un po’ beffardo, e da ultimo nel biglietto che tra poco ti consegnerò allungando un braccio rigido, così che tu possa comprendere bene quanto poco io sia intenzionata a stringerti la mano o a lasciarti baciare la mia.
Posizione 3660-3663
Parlò dell’amicizia che lega i matematici tra loro, del modo particolare che i matematici hanno di discutere tra loro – dove nessuna opinione viene lasciata in pace nella formalina prodotta dalla stupida persuasione che tutte le opinioni vadano rispettate. Al contrario, tutte le opinioni vengono messe alla prova della ragione, e questo – aggiunse tra il rumoreggiare dell’uditorio – non vale soltanto per la matematica.
Posizione 3886-3887
Posso indovinare con facilità i pensieri che si agitano in lui, ora che non ha più la forza di tenerli a distanza.
Posizione 4180-4181
chiunque muoia, in qualunque punto della Terra, ci ricorda che noi non abbiamo fatto abbastanza per lui.
Posizione 4306-4307
Il cattivo umore, piuttosto inusuale in lei (come anche il buonumore)
Posizione 4359-4363
Ma la fine può essere definitiva? Se la fine degli orologi avesse prodotto la fine della domanda che ora è? tutto sommato si potrebbe ancora immaginare una scena piena di senso, con cause ed effetti al loro posto. Invece la domanda che ora è? perse ogni senso quando ancora gli orologi funzionavano perfettamente: fu sufficiente non credere più alla risposta, non fidarsi più dell’interlocutore o del suo satellite o della capacità dell’uno e dell’altro di regolare a dovere l’orologio.
Posizione 4373-4375
Uno scrittore americano famoso quando avevo vent’anni dedicò al tema un romanzo. Una volta abbattute tutte le barriere, si chiedeva, cosa ce ne facciamo della libertà? Il romanzo fu un insuccesso clamoroso.
Posizione 4458-4459
(nulla somigliava all’investitura divina come il successo finanziario)
Posizione 4618-4620
Le teorie ci sono utili perché ci aiutano… ci possono aiutare… a imparare qualcosa che sta del tutto al di fuori di esse. La loro messa in crisi è il senso stesso della teoria. Sono come strumenti ottici: utili per vedere qualcosa ma ancora più utili se ci servono per capire che non stiamo vedendo qualcosa.”
Posizione 4646-4648
“Signorina, mi sono innamorato (lett: sono caduto innamorato).” “Caduto? Eccome, lo vedo bene.” “Innamorato, signorina. Di lei.” “Sì capisco bene, certo, anch’io, va da sé.” E infne: “Anch’io, nel senso che anche – io – la – amo.”
Posizione 4967-4967
Adesso è tutto un rave party, ma con poca droga, quasi niente alcol e niente musica
Posizione 5053-5055
Restava, disse Joseph, da questa parte un sentiero praticabile a patto di camminare in fila indiana, stare attenti a dove mettevamo i piedi e avere Dio dalla nostra parte. Joseph ama parlare così, come se recitasse in qualcuno di quei vecchi film pieni di sparatorie. Sentirsi il responsabile della situazione, anche quando non è vero, è il sale della sua vita.
Posizione 5244-5244
il vuoto è la sola proprietà… di uno scrittore…
Posizione 5972-5973
Uno scrittore provò a raccontare la storia di una pallina da baseball e venne fuori un libro di ottocento pagine.
Posizione 6815-6816
Bisognava emigrare in Europa per imparare le cattive abitudini
Posizione 7057-7057
“Il bene è terribile,” spiega Feedy. “Il male sai sempre dove ti porta, il bene no.”
Posizione 7131-7132
Fegato, pancreas, milza, cistifellea, budella, reni, utero, ovaie: nelle viscere c’è posto per tutto, miracoli e spazzatura.
Posizione 7167-7168
Tutti, del resto, sono capaci di dire “un giorno io morirò”, ma chi crede che prima o poi questo accadrà davvero? La morte, anche quando la invochiamo, ci è estranea.
Posizione 7201-7205
Negli anni della mia formazione me ne andavo a zonzo per Parigi, e mi affacciavo dalla mia finestra di Rue Chevreau per salutare una ragazza alla finestra dirimpetto e ascoltarla, una volta, mentre faceva gli esercizi al violino, dividendo le mie giornate tra lo studio in biblioteca, le amicizie occasionali, le chiacchiere sulla letteratura e le serate con amiche e amici dell’ultima ora tra Saint-Germain e Rue Oberkampf, e i miei pensieri contorti non venivano sfiorati dalla necessità di fare scelte di nessun tipo. Si poteva pensare tutto, leggere tutto, studiare tutto senza scegliere mai niente, e questo era forse il solo paradiso che il nostro mondo aveva saputo inventare per i tipi come me.
Posizione 7849-7850
Una civiltà coincide con i campi che apre al desiderio umano, e nessun delitto è altrettanto subdolo dello sterminio del desiderio.
Posizione 9379-9380
a un uomo non vengono sottratti solo i piaceri: a me infatti fu tolto un dolore, e posso garantire che è la stessa cosa.
Posizione 9631-9632
Mi ha raccontato che, da ragazzo, aveva studiato a lungo il violino, e che quando si studia uno strumento musicale il tempo diventa duro come l’acciaio.
Posizione 9832-9833
Noi continuiamo a edificare, ma la destinazione di tutto questo non ci appartiene.
Posizione 9862-9863
Olinda è piccola ma disegnata perfettamente, ha due occhi enormi, neri, e le sue parole sembrano nascere dal suo modo di guardare, sembrano il prolungamento del suo sguardo.
Posizione 10580-10581
i personaggi che preferisco nei romanzi sono i cattivi.
Posizione 10670-10670
Lui era un intellettuale, quindi una persona portata per natura alle catastrofi
Posizione 11311-11312
A Milano, dopo il crollo del mondo, la prima forma di moneta fu il furto
Posizione 11488-11489
Tra i corsi più interessanti e seguiti della BKU ci sono quelli tenuti dalle due sorelle Salido-Soupireux. Feedy tiene un corso di seduzione, Amy uno di immaginazione.
Posizione 11850-11850
Nessuno sa tutto quello che c’è nel futuro, ma una cosa c’è di sicuro: il passato.

Le cose semplici a volte si rivelano le più difficili

Le cose semplici a volte si rivelano le più difficili perché all'inizio del romanzo non si percepiva questa deriva cattocentrica, ed essendo Le cose semplici un volume di oltre 800 pagine, con l'inizio intendo un bel po'!

Era bello leggere di personaggi così stravaganti, oppure totalmente ordinari in un contesto così particolare: prima solo in modo accennato, poi riletti in maniera estesa. Sembrava di approfondire un'amicizia.

Le cose semplici è di sicuro un romanzo ambizioso, non solo per le sue dimensioni, ma anche per i temi trattati e le soluzioni proposte. Pensavo mi sarebbe piaciuto molto... e infatti mi è piaciuto, ma più avanzavo e più sentivo di odiarlo, fino a non vedere l'ora che finisse.

Quindi non mi sento di consigliarti Le cose semplici a cuor leggero, ma se per caso dovessi leggerlo, fammi sapere che te n'è sembrato!

Arancia Meccanica libro Cinebrivido Scardinato

Arancia Meccanica libro Cinebrivido Scardinato

Mi sono deciso a locchiare Arancia Meccanica libro e tutta quella sguana per splorarne benebenebene un piccolopo' con voi, o miei cari soma.

Per l'appunto, la scrittura di Anthony Burgess è tutta un'invenzione stilistica magnifica e terribile. I primi capitoli praticamente sono un tutorial per imparare l'astruso linguaggio... o una specie di test d'ingresso, vedila come preferisci.

Fatto sta che se riesci a superare questo scoglio poi hai fra le mani un romanzo meraviglioso (e nel planetario parole inventate dal dubbio significato).

Arancia Meccanica Trama Libro

Arancia Meccanica libro di Anthony Burgess del 1962. Titolo originale: A clockwork orange (trad: Un'arancia a orologeria).

Alex è a capo di una banda di teppisti, fra loro si chiamano soma e vanno in giro compiendo atti di efferata violenza dopo aver assunto droghe. Un giorno però Alex è tradito dai compagni, portato in prigione e successivamente condannato a 14 anni di carcere. Alex ha soli 15 anni.

Durante il secondo anno di permanenza alla Prista (Prigione Statale) Alex scopre l’esistenza della Cura Ludovico, che potrebbe consentirgli di tornare in libertà nel giro di due settimane. Alex si sottopone ma le conseguenze sono terribili.

Uscito dalla Prista, Alex è letteralmente abbandonato a se stesso, e la sua nuova condizione lo rende vittima di violenze fisiche e psicologiche, fino al tentativo disperato di togliersi la vita. Nel finale assistiamo alla redenzione del protagonista, che recuperata la capacità di scegliere è indirizzato sulla strada del bene.

Mi rendo conto di non essere molto bravo con i riassunti - tanto per usare un eufemismo - quindi se questo pezzo non ti ha soddisfatto qua puoi trovare qualcosa di meglio. Non mi offendo, giuro.

Arancia Meccnica libro di Anthony Burgess.webp

«Per molti versi il libro sono io: perché quello che scriviamo riguarda molto quello che siamo. E il libro rivela una battaglia interiore con questa idea: quella del male. Non solo il male, ma il pericolo di provare a correggerlo.

In linea di massima sono molto scettico riguardo all'uso del potere per cambiare gli altri. Alla fine noi, in quanto esseri umani, dobbiamo scendere a patti da soli con il dilemma del bene e del male, di ciò che è giusto e sbagliato, come di qualsiasi altra cosa.

Dio non lo farà al posto nostro. Se un Dio c'è, è un Dio sovrumano: a lui poco importa delle motivazioni umane.

Anche se al mondo non ci fossero piú esseri umani i principî del bene e del male continuerebbero a esistere. Non credo che tra duemila anni, sempre se esisterà ancora, il mondo sarà meno malvagio, o meno buono. Il conflitto non finisce mai.»

Anthony Burgess

Arancia Meccanica: significato

Il titolo del romanzo Arancia meccanica di Anthony Burgess è stato tradotto dall'originale inglese A Clockwork Orange, arancia a orologeria. Questa frase non ha un significato specifico in sé, ma Burgess ha spiegato che l'ha scelta perché voleva un titolo che fosse strano e inquietante, ma che allo stesso tempo avesse un'aura di familiarità.

Il termine clockwork in inglese si riferisce ai meccanismi che muovono gli ingranaggi di un orologio, ma può essere usato anche in senso figurato per descrivere qualcosa che funziona in modo preciso e regolare, come un orologio appunto. Nel romanzo, il termine clockwork orange è usato per descrivere il protagonista, Alex, e il suo gruppo di amici, che sembrano funzionare come un meccanismo preciso e perfetto, ma che in realtà sono violenti e imprevedibili.

Inoltre, il titolo ha un doppio significato, poiché orange può essere letto anche come oranž, la parola russa per uomo, suggerendo che il romanzo esplora anche il concetto di libero arbitrio e di ciò che rende veramente umani gli individui.

Frasi Arancia Meccanica

Posizione 154-155

Allora si dovette festarla perbenino con uno dei pesi della bilancia e poi le feci una bella carezza con un piede di porco che tenevano per aprire le casse, e quello fece uscire il rosso come un vecchio amico.

Posizione 188-191

Ma quando Bamba gli mollò un paio di pugni su quel fetente truglio da ubriacone, lui smise di cantare e scricciò: – Avanti, fatemi fuori, bastardi vigliacconi, tanto non me ne importa niente di vivere in un lurido mondo com’è questo -. Allora dissi a Bamba di sospendere un momento perché ogni tanto m’interessava snicchiare cosa avessero da dire questi bigi esequiandi sulla vita e sul mondo. Dissi: – Oh. E cos’avrebbe di così lurido, secondo te?

Posizione 331-333

Tornammo indietro verso la città, fratelli, ma quando eravamo ormai vicini, a due passi di quello che chiamavano il Canale industriale, locchiammo che l’ago della benzina aveva avuto un collasso, proprio come l’ago delle nostre gufate, e l’auto stava tossendo hem hem hem.

Posizione 360-380

E poi il disco sullo stereo finì e si zittì (era Jonny Zhivago, un russosky che cantava Solo a giorni alterni) e nella specie d’intervallo, il breve silenzio prima che ne cominciasse un altro, una delle quaglie – molto bionda e con un gran truglio rosso e sorridente e sui trentacinque circa – improvvisamente esplose a cantare, solo una battuta e mezzo e come se desse un esempio di qualcosa di cui stavano sprolando prima, e fu come se per un momento, O fratelli, qualche grande uccello si fosse messo a volare dentro il milkbar, e io sentii tutti i migni peletti delle mie macerie che si drizzavano in punta e i brividi mi strisciarono addosso dappertutto come lente lucertole, prima su e poi di nuovo giù. Perché sapevo cos’era che lei stava cantando. Era da un’opera di Friedich Gitterfenster chiamata Das Bettzeug, ed era il pezzo dove lei, con la gola tagliata, sta chiudendo con la vita, e le mottate sono: “Forse è meglio così”. Comunque, io rabbrividii. Ma il vecchio Bamba, appena snicchiò questo bréndolo di canzone che era tipo una trincia di carne rossa sbattuta sul piatto, lasciò andare una delle sue volgarità, che in questo caso era una tromba labiale seguita da un’abbaiata seguita da due dita puntate due volte per aria seguite da una ragliata claunesca. Io, locchiando e snicchiando la volgarità di Bamba, mi sentii improvvisamente tutto una febbre e mi sembrò di stare annegando in un bagno di sangue bollente, e dissi: – Bastardo. Sporco coglione maleducato d’un bastardo -. Poi mi sporsi sopra Georgie, che era tra me e l’orribile Bamba, e gli mollai allampo un festone sul truglio. Bamba fece l’aria stupita, il truglio aperto, asciugandosi il sangue dalle lerfie con la granfia e guardando a turno me e la salsa rossa che colava. – Per cosa l’hai fatto a fare? – mi domandò con la sua parlata da ignorantone. Quello che avevo fatto l’avevano locchiato in pochi, e quelli che l’avevano locchiato se ne sbattevano. Lo stereo era di nuovo in funzione e stava suonando una trucca nauseante per chitarra elettronica. Io dissi: – Perché sei un bastardone maleducato e non hai una riga d’un’idea di come ci si comporta pubblicamente, fratello mio. Bamba mise su un’aria malvagia friggibuco, dicendo: – Allora a me non mi piace che tu faccia quel che hai fatto. E non sono più tuo fratello per niente e non voglio nemmeno esserlo -. Aveva preso di tasca un grande garzuolo tutto moccicoso e si stava asciugando il gocciolio rosso, continuando a guardarlo tutto stupito e ingrugnito come se il sangue andasse bene per gli altri ma non per lui. Era come se volesse cantare sangue per rimediare alla sua volgarità verso la quaglia che cantava musica. Ma questa quaglia stava gufando ha ha ha con i suoi soma al bar, col truglio rosso che macinava e gli zughi scintillanti, e non si era accorta di nulla. Ma era a me che Bamba aveva mancato di rispetto.

Posizione 424-425

Volevo un’orgia di musica prima di farmi timbrare il passaporto alla frontiera del sonno, fratelli, e prima che il cancello a strisce si alzasse per farmi passare.

Posizione 464-469

Sono le otto passate, figliolo. Farai tardi di nuovo. Così io risposi: – Mi fa un po’ male il planetario. Lasciami stare che cerco di dormire ancora un po’ per farmelo passare, così oggi pome sarò più sviccio -. Snicchiai che lei faceva una specie di sospiro, poi disse: – Allora ti lascio la colazione nel forno, figliolo, perché devo uscire subito anch’io -. Ed era vero, dato che c’era questa legge che chiunque non fosse un bambino o non avesse un bambino o non fosse malato doveva andare a sgroppare. La mia mamma lavorava in uno di quegli Statalmarket, come li chiamavano, e riempiva gli scaffali di minestre e piselli in scatola e tutte quelle sguanate.

Posizione 519-529

Secondo i miei calcoli dovresti ormai essere maturo. è per questo che sono venuto ad avvertirti, piccolo Alex, di tenere la tua bella proboscidina fuori dai pasticci, già. Sono stato chiaro? – Come l’acqua di fonte, signore, – dissi. – Chiaro come il cielo azzurro dell’estate. Può contare su di me, signore -. E gli feci un sorriso con tutti gli zughi. Ma quando lui smammò e io mi misi a fare questo cià bello forte, ridevo tra me pensando a quello di cui si preoccupavano P.R. Deltoid e i suoi soma. D’accordo, io faccio male, pensavo, con questi festaggi e questi lavoretti con la lisca e il vecchio vaevieni, e se mi rabattano, be’, peggio per me, O fratellini, capisco che non si può mandare avanti una nazione se tutti quanti i martini si comportano come faccio io la notte. Così se mi rabattano e faccio tre mesi in un sosto e altri sei in un altro e poi, come mi avverte gentilmente P.R. Deltoid, nonostante la gran tenerezza delle mie primavere, fratelli, la prossima volta mi ficcano direttamente nel grande zoo, be’, io dico: “Giusto, ma è un gran peccato, signori miei, perché io semplicemente non sopporto di star rinchiuso. Ragion per cui farò di tutto, nel futuro che tende verso di me le rosee braccia prima che lo sgarzo subentri o il sangue canti la sua ultima strofa tra un groviglio di metalli contorti sull’autostrada, perché non mi rabattino mai più”.

Posizione 529-535

fratelli, questo mordersi le unghie dei piedi su qual è la causa della cattiveria mi fa solo venir voglia di gufare. Non si chiedono mica qual è la causa della bontà, e allora perché il contrario? Se i martini sono buoni è perché così gli piace, e io non interferirei mai coi loro gusti, e così dovrebbe essere per l’altra parte. E io patrocinavo l’altra parte. In pila, cattiveria viene dall’io, dal te o dal me e da quel che siamo, e quel che siamo è stato fatto dal vecchio Zio o Dio ed è il suo grande orgoglio e consolazione. Ma i non-io non vogliono avere il male, e cioè quelli del governo e i giudici e le scuole non possono ammettere il male perché non possono ammettere l’io. E la nostra storia moderna, fratelli, non è la storia di piccoli io coraggiosi che combattono queste grandi macchine? Parlo sul serio, fratelli, quando dico questo.

Posizione 538-540

La gazzetta parlava come al solito di ultraviolenza e rapine nelle banche e scioperi e calciatori che rendevano tutti paralitici per il terrore minacciando di non giocare la prossima domenica se non ricevevano paghe più alte, i cattivelli.

Posizione 546-551

Di articoli sulla Gioventù Moderna ce n’erano sempre, ma la trucca migliore che avessero mai stampato sulla vecchia gazzetta era di un bigio papalone col collare da cane che diceva come, secondo la sua stimatissima opinione, e lui sprolava da uomo di Zio, ERA IL DIAVOLO CHE SI TROVAVA OVUNQUE che si scavava la strada dentro la giovane carne innocente, ed era il mondo degli adulti che doveva assumersene la responsabilità per via delle loro guerre e delle bombe e tutte quelle assurdità. Ora sì che andava bene. Lui sì che sapeva di cosa parlava dato che era un uomo di Dio. E dunque noi malcichi eravamo innocenti e nessuno poteva darci la colpa. Benebenebene.

Posizione 588-589

Queste due giovani quaglie si somigliavano molto, ma non erano sorelle. Avevano le stesse idee, o la stessa mancanza di medesime, e lo stesso colore di capelli

Posizione 643-644

Mi feci un ghigno interno, dato che il papapa credeva che mi avessero corretto davvero, o credeva di crederlo.

Posizione 696-696

Ma quando fummo sulla strada locchiai che pensare è per i tonni e che i falchi usano invece l’ispirazione o quel che Zio manda.

Posizione 886-891

Ma c’erano le ciangotte dei cerini che dicevano a tutti di chiudere il becco e si poteva perfino snicchiare lo spatàc di qualcuno che veniva festato cinebrivido e faceva ouuuuuuuu, ed era come una ciangotta di bigia babusca sbronza, non di uomo. In questa cantona con me c’erano quattro rozzi che si facevano una bella glutata sonora di cià dato che ce n’era un pentolone sul tavolo e quelli lì succhiavano e ruttavano sulle loro sporche tazzacce. Non me ne offrirono neanche un po’. Tutto ciò che mi offrirono, fratelli, fu un bigio specchio stronzo perché mi ci guardassi, e a dir la verità non ero più il vostro bel giovane Narratore ma ero una vera frana, con il truglio tutto gonfio e i fari rossi e il naso ammaccato.

Posizione 976-986

Ricomincio da qui, e questa è la parte tipo lacrimosa e tragica della storia, fratelli miei e miei unici amici, che inizia nella Prista (Prigione Statale, cioè) Numero 84F. Non avrete certo molta voglia di snicchiare tutta la sguanosa e orribile storia dello shock che mandò il mio papà a battere le granfie ammaccate e salsose contro l’ingiustizia di Zio nel Suo Cielo e della mia mamma che allargava il truglio per fare ouuuuu ouuuuu ouuuuu nel suo dolore di madre per l’unico figlio e frutto del suo ventre deprimendo tutti quanti cinebrivido. Poi ci fu il bigio magistrato molto torvo nella lower court che sprolò mottate durissime contro il vostro Amico e Umile Narratore, dopo tutte le saloppe e sguanose calunnie vomitate da P.R. Deltoid e dai cerini, che Zio li stramaledica. Poi fui rimesso in una lurida cella insieme a lezzosi pervertiti e sgarroni. Poi ci fu il processo della corte suprema coi giudici e una giuria, poi ci furono molte mottate davvero bruttissime sprolate in modo solenne, poi ci fu il Colpevole, e la mia mamma giù a far baaahaaaahaaa quando dissero Quattordici Anni, fratelli miei. Così adesso ero qua, due anni giusti da quando ero stato sbattuto a calci e inchiavistellato nella Prista 84F, vestito all’estremo grido della prigione che era un abito a un pezzo di un colore sporco tipo sguana, e il numero cucito sulle parti tuberose proprio sopra il vecchio tictoc e pure sulla schiena, così che andassi o venissi ero sempre il 6655321 e non più il vostro piccolo soma Alex.

Posizione 1072-1082

Mi perdoni l’ardire, signore, ma perché non mi propone per questa faccenda? Si locchiava che stava meditando mentre sfumacchiava a tutt’ andare la sua cancerosa, e forse si stava chiedendo se doveva o no dirmi quello che sapeva. Poi disse: – Immagino che tu ti riferisca alla Tecnica Ludovico -. Era ancora molto circospetto. – Non so come si chiami, signore, – dissi. – So soltanto che ti fa uscire alla svelta e che non ti ci fa tornare mai piè. – Così, – disse, con le sopracciglia tutte un groviglio mentre si chinava a guardarmi. – è proprio così, 6655321. Naturalmente, per ora è solo in fase sperimentale. è molto semplice ma molto drastica. – Ma la stanno usando anche qui, non è vero? – dissi. – In quegli edifici nuovi vicino alla Parete Sud, signore. Abbiamo visto che li costruivano quando si usciva per l’aria. – Non è stata ancora messa in pratica, – disse, – non in questa prigione, 6655321. Lui ha dei seri dubbi in proposito. E devo confessare che io condivido quei dubbi. Il quesito è se una tecnica del genere possa davvero rendere buoni. La bontà viene da dentro, 6655321. La bontà è qualcosa che si sceglie. Quando un uomo non può scegliere cessa d’essere un uomo

Posizione 1093-1095

Quello che ora stava dicendo tutto per conto suo era: – E a quei tempi non potevi mai mettere le mani sopra un pogo (minima idea di cosa fosse, fratelli) manco a pagarlo dieci milioni di arcibaldi, allora che faccio, vado giù dal Turco, vado, e dico che ci ho questa raffa proprio quella mattina, e lui che fa? – Parlava sempre con quell’antico gergo della malavita.

Posizione 1188-1191

Il Governo non può più avallare delle teorie penologiche tanto sorpassate. Ammucchiate dei criminali insieme ed ecco quello che succede. Ottenete della criminalità concentrata, il delitto dentro il gastigo. Presto potremo avere bisogno di tutto lo spazio delle nostre prigioni per i delinquenti politici -. Io non zeccai un accidente, ma dopotutto non stava mica sprolando con me.

Posizione 1221-1236

Il Capo Satellite disse: – Il Cappellano della prigione vorrebbe dirgli due parole, signore -. Così fui accompagnato fuori e giù per il corridoio verso la Cappella, festato per tutta la strada sul planetario da uno dei satelliti, ma in un modo tutto noia e sbadigli. E mi accompagnarono attraverso la Cappella e dentro la cantonetta del salmiere. Il salmiere era seduto alla scrivania e aveva addosso una bella sniffa forte di cancerose e di Scotch di prima qualità. Mi disse: – Ah, piccolo 6655321, accomodati -. E ai guardiani: – Aspettate fuori, eh? – E loro andarono. Poi mi parlò in un modo molto serio, dicendo: – Una cosa voglio che tu sappia, ragazzo, ed è che questo non ha niente a che fare con me. Se fosse il caso io protesterei, ma non lo è. C’è la questione della mia carriera, e la mia voce è ben debole per opporsi a certi elementi che hanno molto più peso nel sistema. Sono stato chiaro? – Non era stato chiaro per niente, fratelli, ma io feci lo stesso di sì. – Tutto ciò comporta dei problemi etici molto ardui, – continuò. – Stanno per farti diventare un bravo ragazzo, 6655321. Non sentirai mai più il desiderio di commettere atti violenti o di offendere chicchessia in alcun modo o di turbare la Pace dello Stato. Spero che te ne renda conto. Spero che tutto ciò ti sia assolutamente chiaro -. Io dissi: – Oh, sarà bellissimo diventare buoni, signore -. Ma dentro di me mi feci una gufata cinebrivido, fratelli. Lui disse: – Essere buoni può non essere affatto bello, piccolo 6655321. Essere buoni può essere orribile. E mentre te lo dico mi rendo conto di quanto sembri contraddittorio. So che passerò molte notti insonni per questo. Che cos’è che Dio vuole? Dio vuole il bene o la scelta del bene? Un uomo che sceglie il male è forse in qualche modo migliore di un uomo cui è stato imposto il bene? Sono questioni profonde e difficili, piccolo 6655321. Ma ora voglio dirti solo questo: se in qualsiasi momento, nel futuro, tu dovessi ripensare a questi giorni e ricordarti di me, il più infimo e il più umile dei servitori di Dio, ti prego, non pensar male di me in cuor tuo, non credermi in alcun modo coinvolto in ciò che adesso sta per accaderti.

Posizione 1568-1569

E allora, fratelli, io dovetti fuggire nel sonno dall’orrenda e sbagliata sensazione che era meglio prendere le botte che darle. E se quel martino fosse rimasto avrei potuto perfino porgergli l’altra guancia.

Posizione 1631-1632

Gli alti valori morali non ci riguardano, noi ci preoccupiamo soltanto di stroncare la delinquenza…

Posizione 1668-1670

Redenzione, – scricciò lui. – Gioia per gli Angeli di Dio. – Il fatto è, – stava dicendo molto altisuono questo Ministro degli Esterni, – che funziona. – Oh, – disse il salmiere della prigione, tipo sospirando, – per funzionare funziona, che Dio ci aiuti tutti quanti.

Posizione 1689-1706

Mentre lo facevo, un migno nanerottolo pistonò dentro a vendere le gazzette del mattino, un tipo di sgarrone tutto storto e sguanoso con delle lenti spesse montate su metallo e le palandre che avevano il colore di un budino di ribes putrefatto. Io cattai una gazzetta, con l’idea di locchiare quel che capitava nel mondo per prepararmi al tuffo in una seigiorni normale. Questa gazzetta pareva una gazzetta del Governo, perché tutti gli articoli di prima pagina dicevano la stessa trucca e cioè che era necessario per ogni martino rimettere in carica il Governo alle prossime Elezioni Generali che pare dovessero avvenire tra due o tre settimane. C’erano delle mottate molto sbruffone su tutto ciò che il Governo aveva fatto negli ultimi tempi, dato l’aumento di esportazione e una politica estera proprio cinebrivido e l’assistenza sociale migliorata e tutta quella sguana. Ma ciò di cui il Governo si vantava di piera il modo in cui negli ultimi mesi le strade erano state rese meno pericolose per tutta la grega pacifica che passeggiava di notte, per via delle paghe migliori ai poliziotti e della polizia che era più dura coi giovani teppisti e i pervertiti e i rapinatori e quel genere di sguanate. Il che interessava piuttosto il Vostro Umile Narratore. E sulla seconda pagina c’era una foto tutta confusa di qualcuno che mi pareva di conoscere e poi saltò fuori che quello ero proprio io io io. Avevo un’aria molto giù e tipo spaventata, ma era per via dei flash che facevano plop plop continuamente. Sotto la foto diceva che quello era il primo diplomato del nuovo istituto Statale per la Redenzione dei Criminali, che era stato guarito dei suoi istinti criminali in soli quindici giorni, e che adesso era un buon cittadino rispettoso delle leggi e tutta quella sguana. Poi locchiai che c’era un articolo molto spaccone su questa Tecnica Ludovico e su com’era intelligente il Governo eccetera. Poi c’era un’altra foto di qualcuno che mi sembrava di conoscere ed era questo Ministro degli Esterni. Pareva che si fosse vantato un bel po’ e che secondo lui era vicina un’epoca felice libera dai delinquenti e in cui non ci sarebbe più stata paura di venire vigliaccamente assaliti dai giovani teppisti e dai pervertiti e dai rapinatori e tutta quella sguana. Così io feci aaaaarg e buttai la gazzetta per terra, ricoprendo le macchie di cià versato e gli orribili sputacchi dei lezzoni che frequentavano quel sosto.

Posizione 1781-1782

Così presi l’autobus per il Center, poi tornai indietro fino al Taylor Place dove c’era la disco-butik MELODIA che avevo onorato della mia inestimabile preferenza

Posizione 1948-1948

Arrivai a una specie di villaggio che mi pareva d’aver già locchiato, forse per via che tutti i villaggi si somigliano, specialmente al buio.

Posizione 1983-1985

Credo di sapere chi sei, – disse lui. – Se sei chi credo tu sia, allora sei capitato proprio nel posto giusto, amico mio. Non era tua la foto sui giornali di oggi? Non sei tu la povera vittima di quell’orribile tecnica nuova? Se è così è la Provvidenza che ti manda. Torturato in prigione e poi sbattuto fuori perché la polizia continui a torturarti. Hai tutta la mia compassione, povero ragazzo

Posizione 2001-2005

Tu hai peccato, immagino, ma la tua punizione è stata davvero sproporzionata. In fondo eri un essere umano, e loro ti hanno cambiato in qualcos’altro. Non sei più in grado di scegliere. Ora sei obbligato a compiere soltanto delle azioni socialmente accettabili, come una macchina capace di fare solo il bene. Oh, capisco benissimo….Anche quella faccenda del condizionamento marginale. Musica e sesso, arte e letteratura non devono più essere fonte di piacere per te, ma di dolore.

Posizione 2007-2007

Un uomo che non può scegliere cessa di essere un uomo.

Posizione 2031-2039

c’erano anche due o tre scaffali di libri e c’era anche, come immaginavo, una copia di Un’arancia a orologeria e dietro, sulla costa, c’era la targa dell’autore: F. Alexander. Zio buono, pensai, è un Alex pure lui. Mi misi a sfogliare il libro così com’ero, in pigiama e a patte nude, dato che non avevo neanche una riga di freddo per via che il cottage era tutto bello caldo, ma non zeccai tanto bene di cosa parlasse. Era scritto in uno stile tipo scardinato tutto pieno di Ah e di Oh e quelle sguanate, ma il succo di tutta la faccenda sarebbe stato che ai nostri giorni i martini venivano trasformati in macchine ma che invece tutti – io e voi e il baciami-le-bacche – avrebbero dovuto fare una crescita naturale come i frutti. F. Alexander pensava, pare, che tutti noi cresciamo su quello che lui chiamava l’albero-del-mondo nell’orto-del-mondo che Zio o Dio aveva seminato, e che stavamo lì perché Zio o Dio aveva bisogno di noi per calmare la sua sete d’amore o una sguanata del genere. A me tutta questa roba mica mi piaceva tanto, fratelli miei, e mi chiedevo se per caso questo F. Alexander non si fosse del tutto scardinato da quando sua moglie aveva sbaraccato.

Posizione 2065-2069

Qualcuno deve pur lottare. Abbiamo una grande tradizione di libertà da difendere. Io non appartengo a nessun partito. Quando vedo l’infamia cerco di combatterla. I partiti non significano nulla, la tradizione di libertà è tutto. Oh, certo, la gente comune non se ne preoccupa. Sono pronti a vendere la libertà per una vita più tranquilla. è per questo che devono essere pungolati, pungolati… – E a questo punto, fratelli, prese una forchetta e cercò di ficcarla due o tre volte nel muro finché si piegò tutta. Poi la buttò per terra.

Posizione 2203-2204

Comunque questi poldi politici se ne andarono. E me ne andai anch’io, ma tornai in orbita, tornai nel gran buio acceso ogni tanto da sogni che non sapevo se erano sogni o no, fratelli miei.

Posizione 2308-2309

Quello che si glutava noi era il vecchio mommo coi coltelli dentro, come si diceva, per diventare più svicci e pronti per un po’ di porco diciannove, ma questo ve l’ho già raccontato.

Posizione 2441-2445

Sì sì sì, proprio così. La giovinezza deve andarsene, oh sì. Ma la giovinezza è un po’ come essere un animale. No, non proprio come un animale ma come uno di quei migni giocattoli che vendono per le strade, tipo dei piccoli martini fatti di latta e con una molla dentro e una chiavetta fuori e tu lo carichi trrr trrr trrr e quello pistona via, tipo camminando, O fratelli miei. Ma cammina in linea retta e va a sbattere contro le cose, sbam, e non può farne a meno. Essere giovani è come essere una di queste migne macchinette.

Arancia Meccanica Romanzo Distopico

Arancia Meccanica Libro Distopico

Il libro Arancia Meccanica è di certo una pietra miliare della letteratura distopica. Alex è l'antieroe che si muove in questo futuro caratterizzato dalle sregolatezze e l'ultraviolenza giovanili, e Alex stesso e i suoi soma ne sono protagonisti.

L'attenzione sebra puntare il dito contro questo stile di vita, ma è successivamente che la vera violenza ha luogo, quando le pacifiche strutture correttive governative riescono addirittura a interferire con il libero arbitrio dei cittadini, condizionati dalla Cura Ludovico a non commettere più azioni malvagie.

Ma il cuore di questo romanzo distopico è proprio questo: che cos'è un uomo che non può scegliere?

PS: anche l'accenno ai delinquenti politici non è male!

Arancia Meccanica Libro VS Film

Arancia Meccanica libro è anche un famoso film di Kubrick

Arancia Meccanica è un famoso film di Kubrick del 1971. Anzi, il film Arancia Meccanica è sicuramente il motivo per cui ho deciso di leggere il romanzo di Burgess (e scommetto che è lo stesso per molti).

Non voglio fare il listone delle microdifferenze fra Arancia Meccanica libro e film, ma solo segnalare le più evidenti, quelle che maggiormente mi hanno dato da pensare.

  • Per prima cosa, Arancia Meccanica libro è molto più crudo. Senza entrare nei dettagli, le violenze commesse da Alex e soma sono peggiori di quelle viste in Arancia Meccanica film (che pure non erano poca roba).
  • Altro punto degno di nota, l'Alex di Arancia Meccanica film era un marcantonio, Malcom McDowell che lo interpreta aveva 27-28 anni, mentre l'Alex di Arancia Meccanica libro è un quindicenne: questo dà maggior peso anche al punto precedente!
  • Sempre Alex, in Arancia Meccanica libro è appassionato di musica classica in generale (ed è su questa tutta che la cura Ludovico ha effetto), e non del solo Ludwig Van Beethoven, come invece l'Alex di Arancia Meccanica film.
  • Anche lo slang è diverso fra le due versioni, ma credo sia da imputare solo ed esclusivamente alle diverse traduzioni.
  • Il finale: non voglio spoilerare troppo (anche se...) ma giusto per far capire l'entità, in Arancia Meccanica film manca l'ultimo capitolo di Arancia Meccanica libro, e quindi il finale è completamente diverso! Roba da gufare cinebrivido!
The Surrogates (2009) di Robert Venditti e Brett Weldele

The Surrogates (2009) di Robert Venditti e Brett Weldele

Credo di non aver mai scritto di fumetti distopici, quindi perché indugiare oltre?

The Surrogates di Robert Venditti e Brett Weldele è appunto un fumetto distopico, ambientato in un futuro non troppo distante dov'è consuetudine che le persone si muovano nel mondo reale per mezzo di androidi antropomorfi indistinguibili dagli esseri umani (chiamati surrogati) che, comandati a distanza attraverso una non meglio specificata rete di connessione neurale, trasmettono tutte le percezioni sensoriali dell'ambiente in cui si muovono.

I surrogati possono essere versioni migliorate degli individui cui sono connessi - più giovani, belli, forti eccetera - oppure identità completamente nuove che nulla o quasi condividono con il loro umano.

Quasi tutti gli umani fanno uso dei surrogati, tranne una piccolissima parte che li rifiuta radicalmente, e ne condanna l'uso per motivazioni religiose.

Disegno autografato dell'autore di The Surrogates

Ho scoperto The Surrogates durante un firmacopie di Venditti e Weldele a Lucca Comics nel 2009, il fumetto era appena uscito; non ci metterei la mano sul fuoco ma poteva addirittura essere un'anteprima esclusiva per quella fiera. Tuttavia ciò non mi ha impedito di impiegarci 13 anni per scriverne un articolo.

The Surrogates Presentato a Lucca Comics 2009

The Surrogates, pubblicato da Rizzoli Lizard

L'anno è il 2054 (OK, lo ricordavo che era un futuro prossimo). La fusione di realtà virtuale e cibernetica ha inaugurato l'era dei personal surrogates, avanzatissimi robot grazie ai quali gli esseri umani riescono a interagire gli uni con gli altri senza mai lasciare la propria casa.

È una vita perfetta, quella con i surrogati: grazie ai robot, un qualsiasi anziano obeso può girare per le strade nei panni di un bellissimo ragazzo o addirittura, se lo preferisce, in quelli di una donna.

L'assenza di contatti reali tra le persone ha perfino azzerato i rischi di malattia, tanto che fumare non è più dannoso perché agli esseri umani, che comandano a distanza i propri avatar tridimensionali, tocca solo l'appagamento della nicotina e non anche l'effetto dannoso del tabacco (questa cosa nel fumetto non è mai esplicitata).

Affinché tutto questo continui, però, i detective Harvey Greer e Pete Ford dovranno scovare e annientare un pericoloso terrorista, intenzionato a riportare l'umanità a un tempo in cui la vita veniva vissuta in prima persona, e non attraverso le macchine.

Rizzoli Lizard

Lo stile grafico di The Surrogates

Prima di dare un'occhiata all'elemento distopico di The Surrogates è doveroso soffermarsi sul suo stile grafico davvero originale.

Il lavoro di Brett Weldele è composto da una sequenza di cinque fasi:

  1. Vengono realizzati i primi schizzi, tracciati i bordi delle vignette e gli spazi per i dialoghi, quindi ripassati.
  2. I disegni a matita vengono scansionati, elaborati al computer e inchiostrati digitalmente.
  3. Vengoo aggiunti i toni di grigio e si modellano luci e ombre.
  4. I disegni acquisiscono colore con alcuni filtri digitali: brucia, scherma, sovrapponi ecc. Contestualmente si inseriscono digitalmente alcuni sfondi.
  5. La tavola viene ripulita e si aggiunge il lettering

Mi piace molto inoltre che alcune vignette selezionate siano poco più che uno schizzo, un effetto scenografico che cattura l'attenzione!

The Surrogates pag 141

Ho già detto che The Surrogates è un fumetto distopico, vero?

Come già è successo per per alcuni romanzi distopici, vale anche per i fumetti distopici la stessa verifica di appartenenza al genere. Ovvero: perché diciamo che un'opera è distopica? Facile: un'opera appartiene al mondo delle distopie se i temi che tratta sono quelli tipici del genere. Vediamo insieme alcuni esempi.

L'alienazione

Nella distopia classica il principale antagonista è uno stato totalitario che punta a reprimere gli individualismi e ogni voce fori dal coro. In The Surrogates - e in altre opere che strizzano l'occhio al cyberpunk - la minaccia cui l'individuo è sottoposto è appunto l'alienazione, il distacco dal mondo reale e la perdita dei contatti con gli altri a favore di una dimensione sintetica più semplice e comoda.

L'alienazione in The Surrogates

Il culto

In The Surrogates, il culto - ovvero un'organizzazione che cerca di sovvertire lo status quo - è una setta religiosa che considera i surrogati abominevoli, e professa un ritorno alla vita di prima che i surrogati fossero introdotti.

Come ogni religione che si rispetti, l'aspetto mistico è solo la facciata esteriore per ottenere potere politico.

Il culto in The Surrogates

Il distacco dalla natura

Nemmeno a dirlo: se passi la tua vita seduto su una poltrona chiuso in casa, il distacco dalla natura è automatico. I surrogati potranno pure produrre un feedback sull'ambiente che ti circonda, ma esserci davvero è un'altra cosa!

Il distacco dalla natura in The Surrogates

Il mondo dei replicanti

The Surrogates Presentazione Film

Prima di chiudere, ecco due parole sul film tratto da The Surrogates - pubblicizzato sulla fascetta del mio volume del fumetto - che con impensabile fantasia hanno chiamato Il mondo dei replicanti (ho già detto che non si tratta di replicanti, ma evidentemente non potevano leggere questo articolo prima che lo scrivessi).

Non si tratta di un'opera imperdibile, merita di sicuro una visione perché è comunque gradevole, ma il livello quello è. Molto piacevole visivamente, ma rispetto al fumetto hanno fatto qualche cambiamento di troppo: i cattivi li hanno fatti più cattivi, i buoni li hanno fatti più cattivi, i via di mezzo li hanno fatti più cattivi, e per compensare hanno aggiunto un bel lieto fine all'ammerigana.

Il potere della distopia

The Surrogates Secondo Inserto
The Surrogates Primo Inserto

The Surrogates ci propone una variante ultratecnologica del fenomeno che in quegli anni stava nascendo e oggi è ben consolidato: i primi social network hanno attecchito in Italia proprio attorno al 2008, e oggi assistiamo alla nascita del Metaverso.

Metaverso tra l'altro è un termine nato nel mondo cyberpunk, e indica un ambiente virtuale condiviso tramite la rete, dove si è rappresentati in attraverso un avatar 3D.

Una distopia letteraria che ispira una distopia reale? Forse. In ogni caso, come spesso accade, la distopia ha anticipato un possibile scenario indesiderabile, quello in cui le persone vivono una doppia vita, creando un personaggio online spesso interpretando un ruolo che non appartiene loro, e vi si nascondono, e qualcuno addirittura ci si perde.

Ti dice nulla?

Parole Belle: Peritarsi (ep. 1×05)

Parole Belle: Peritarsi (ep. 1×05)

Peritarsi è la parola bella di questo episodio e, senza por tempo in mezzo, ti spiego subito com'è andata!

Ho trovato il termine peritarsi nel bel mezzo di…

Parole Belle - Peritarsi

Ho trovato il termine peritarsi nel bel mezzo di Jonathan Strange & il signor Norrell, romanzo fantasy di Susanna Clarke vincitore del premio Hugo 2005 (vabbè lasicma perdere sta cosa che-è-meglio)... anzi, per essere precisi non l'ho trovato nel mel mezzo ma piuttosto verso la fine, come è possibile vedere dal volume sorretto dalla mia aiutante in foto.

È stata una lettura interessante, lunga e variegata: alcune fasi davvero eccitanti e altre tendenti al soporifero, ma penso che basti considerare il fatto di averle lette tutte quelle 879 pagine per capire che in fondo il romanzo m'è piaciuto.

Ho comprato il mio volume di Jonathan Strange & il signor Norrell online con un coupon che m'era stato regalato per un qualche compleanno addietro. Questo lo rende automaticamente un regalo di compleanno, ma il fatto di averlo scelto e comprato io fa di esso una specie di ibrido regal-acquisto.

La cosa curiosa è che quando lo ricevetti notai subito una cosa stranissima: non era un libro nuovo, ma un usato! Un usato mezzo ammuffito! Un usato mezzo ammuffito proveniente da una biblioteca! Triplo colpo di scena!

Jonathan Strange & il signor Norrell

Io però l'ho comprato regolarmente eh, non è che adesso viene la biblioteca a farmi le storie. Sia chiaro: il libro è mio e me lo tengo. Tiè! Anche perché poi è davvero pieno di muffa, guarda quante macchie solo nella prima pagina!

Il significato di “peritarsi”

peritarsi v. intr. pron. [lat. tardo pĭgrĭtari, intens. di pigrari «essere indolente, pigro», der. di piger «pigro»] (io mi pèrito, ecc.), letter. – Esitare a compiere un’azione, per mancanza di volontà o di decisione, o anche per timidezza, soggezione, senso di vergogna, o per altro motivo di ritrosia: tali che si peritavano di affrontarvi a visiera alzata (Foscolo); la povera donna si peritava a uscire di casa con quella [gonnella] che aveva addosso logora e rattoppata (Guerrazzi). Più spesso, spec. in frasi negative, avere dubbî, incertezze, farsi scrupolo di fare qualcosa o di comportarsi in un determinato modo: non mi peritai di dirgli chiaro e tondo ciò che pensavo di luinon si perita di fare false affermazioni; è uno sfacciato che non si perita di sostenere qualsiasi menzognaogni volta che potevano non si peritavano di corteggiargli la moglie (Moravia). Meno com., provare timore, sentirsi a disagio, non fidarsi, e sim.: mi facevano delle strane domande alle quali io rispondeva secondo il mio carattere senza peritarmi un attimo (Cicognani); si fermò timida sull’uscio …, e Stefano capì che s’era peritata di trovarlo ancora a letto (Pavese). ◆ Part. pres. peritante, anche come agg., esitante, timoroso, indeciso: si fermò peritante sull’uscio; si mostrava peritante a pronunciare quella parola.

Dizionario della Lingua Italiana Treccani

Peritarsi secondo il Dizionario Treccani

Mi peritai di fraintenderne il significato

Abbiamo appena letto che peritarsi significa esitare, non osare fare qualcosa... ebbene, è l'esatto contrario di quello che credevo, e l'ho scoperto proprio adesso!

Pensavo che significasse darsi da fare, eseguire qualcosa con maestria, anche se in effetti la frase assumerebbe un significato ben strano:

Peritarsi

Però diciamocelo: con le frasi al negativo è facile capire male e/o combinare pasticci, infatti eccomi qua reo confesso che porgo umilmente le mie scuse e bacio le mani e il castone dell'anello in segno di penitenza (ma in realtà faccio finta perché è solo una scusa per rinnovare l'appuntamento al prossimo episodio!

Fantascienza 2022 Carnival Special

Fantascienza 2022 Carnival Special

Martedì grasso, festicciola di carnevale, una moltitudine di bambini vestiti più o meno alla stessa maniera: vanno per la stragrande i costumi da Harry Potter (non della serie, del personaggio proprio: un esercito magico di Harry) e da supereroe: all'appello hanno risposto sei Spider-Man, quattro uomini d'acciaio, tre Batman, tre (?) Wonder Woman, Medioman, un Flash, due Iron Man, mezzo Captain America ecc.

Io contribuisco portando un'Arale da Dr. Slump & Arale (con cacca su stecco) e un'Alice da Alice Nelpaesedellemeraviglie (con fungo allucinogeno). Si unisce alla combriccola un'amichetta di Alice vestita da Harry Potter (eccallà).

Fantascienza 2022 Carnival Special

Anciertopunto Alice vede un suo compagno di classe con un misterioso costume: non è un personaggio conosciuto, anzi, probabilmente non è affatto un personaggio (per esempio mio nipote s'è vestito da mela!), il mio nerd-radar sembra in avaria, così mando Alice a indagare (eravamo tutti un po' incuriositi).

Ma alla domanda «da che cosa sei vestito?», lui risponde un deludente «non lo so», e scappa.

A me rimane un tarlo, un tarlo che scava, raspa e mastica, io cerco di rovistare anche nei cassetti della memoria più in basso, quelli straordinariamente più lontani, ma ogni sforzo sembra inutile: quel costume mi guarda e mi dice qualcosa, ma non riesco a focalizzare.

Poi l'illuminazione giunge.

HAL 9000

Io cerco in qualche modo di scattare una foto al costume per documentare questa grande citazione costumistica fantascientifica, ma scattare una foto a un bambino fermo a una festa di carnevale è come scattare una foto al mostro di Loch Ness in marsina!

Ebbene, il primo premio totale mondiale perenne per il miglior costume di carnevale di sempre va al compagno di classe di Alice vestito da... HAL 9000!

Cala il sipario, buonanotte a tutti.

Condizionatori, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 1 di 5

Condizionatori, il quaderno dei cattivi pensieri pt. 1 di 5

Condizionatori, 12 settembre 2005

Egregio quaderno,

ieri, domenica, ero in bicicletta in direzione del lago d'Iseo. È un percorso che ho riscoperto nell'ultimo periodo: da casa fino a un bellavista che dà sul lago. Una visuale non troppo bella in verità, non è chissà quale panorama, riesce comunque a dare una certa soddisfazione poter dire d'esserci arrivati con le proprie forze. I mezzi a trazione animale hanno da sempre il loro fascino.

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L'ultimo tratto dell'andata è una discesa di cinque minuti, dopo un'arrampicata di un'ora e mezza circa. I tempi sono relativi alle mie prestazioni, non saprei comunque dire quanta sia effettivamente la strada. So però che quei cinque minuti di discesa, convertiti in salita, diventano venti.

Mi capita quasi sempre di trovarmi solo sulla strada, al sole, nel silenzio. In piedi sui pedali e a spingere sulle braccia. Credo davvero che l'esercizio fisico innalzi lo spirito, specie se in assenza di competizioni e tempi da assottigliare. Sarà l'acido che intacca la muscolatura, l'inebriamento dovuto al rilascio d'endorfina, il sapore salato del sudore che sale mischiandosi a lacrime e saliva. Sarà quel po' di tutto ciò, ma in quel particolare stato dove il pensiero più complesso è su come fare per far scorrere la catena di un'altra mezza corona, la mente è straordinariamente pulita, ordinata e ricettiva.

I ragionamenti seguono un filo logico magicamente limpido, lo stato d'innalzamento spirituale è così concreto che l'idea di avere preoccupazioni terrene è distante quanto quella di avere una meta da raggiungere.

Durante la veloce discesa sono passato per un breve tratto alberato, coperto alla luce del sole. Nell'attimo in cui l'ho percorso ho pensato a quanto invece, rifacendolo in salita, quell'ombra mi sarebbe sembrata immensamente più lunga.

E così è stato. E oltre che lungo, è stato anche freddo!

Sono strane le scintille che scaturiscono una serie di collegamenti mentali, e solitamente dopo il secondo o terzo passaggio sono già talmente fievoli d'esser riservate al ricordo ancora per non più d'un altro passaggio. Quasi sempre.

Non ero particolarmente sudato, e dato che fino a poco prima il sole m'aveva picchiato sul groppone ho pensato "Ma che bel fresco!". Non mentivo, sono un tipo sincero. Perfino con me stesso.

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Non è stata questa del 2005 un'estate eccessivamente torrida, s'è stato bene. Ha pure piovuto un sacco, ci sono stati anche dei bei disastri nel continente.

Il pensiero cui sono subito zompato è stato riguardo al fatto che ormai un sacco di miei conoscenti hanno nelle loro case un condizionatore d'aria, cosa pressoché impensabile fino a qualche anno addietro.

Ma poi c'è stata l'estate desertica del 2003, e questi elettrodomestici sono stati spinti più o meno in buona fede sul mercato. Nel giro di un anno e mezzo, da elettrodomestico di lusso, come potrebbe essere la vasca idromassaggio, è diventato un elemento quasi normale per una casa comune. Al pari di un bel televisore o della lavastoviglie.

Qui vorrei aprire una piccola parentesi filosofica sulla tecnologia.

La tecnologia può essere buona o cattiva. C'è quella che aiuta e rende all'uomo certe operazioni meno macchinose e più veloci, che quindi ben si integra con la sua vita quotidiana. Quella cattiva invece è un surplus, un qualcosa che parte essendo uno status symbol e arriva a farti modificare la tua natura per adattarti a essa, credendo di riceverne vantaggi, e magari ricevendone anche nell'immediato. Quando invece gli svantaggi sono celati infidamente, e sulla lunga distanza prevalgono esponenzialmente sugli effimeri guadagni.

Di questa seconda categoria fanno parte proprio i condizionatori dell'aria, mania di questi anni forse un po' troppo condizionata.

Non è una scienza sviluppatasi ultimamente, cosa che giustificherebbe questa piccola invasione, da che ricordo le pubblicità dei condizionatori esistono da sempre. Che per me vuol dire dagli anni ottanta. Un'idea di sempre non esattamente estesa, ma comunque sufficiente per questo caso.

Insomma, cos'è che ha reso necessari questi affari?

Chi è che mette in giro la voce che l'aria condizionata fa bene agli anziani? I telegiornali? La pubblicità? La mafia? Chi è che ci viene a raccontare che l'aria condizionata è l'unico vero rimedio contro la calura?

Io lo ho in macchina, per esempio, ma perché in un viaggio in autostrada di diverse ore, sotto al sole, le possibilità di una doccia fresca sono limitate.

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Ma non voglio parlare di cure al caldo. Se il caldo va visto come una patologia, la cura non è la soluzione migliore. Le cure le danno solo i detentori della verità e chi ha poco tempo per farsi rieleggere.

L'unica reale soluzione è la prevenzione. Si parla di mettere toppe a un paracadute, invece che usare un tessuto migliore. I condizionatori sono una toppa, mentre il tessuto è il nostro corpo. Trattiamo bene il nostro corpo, e lui saprà ricambiare.

Come mai invece di compra un condizionatore non ci istruiscono con mangiate più frutta e verdura, fate sport ed eliminate tossine, più acqua e meno bevande zuccherate, senza andare a sfociare nei discorsi riguardo l'inquinamento atmosferico.

L'uomo è ciò che mangia, e ultimamente fa proprio schifo. Senza le esasperazioni del fitness, e della moda passeggera che rappresenta, serve una regolamentazione nello stile di vita. C'è troppo superfluo nella vita moderna, e il più delle volte è fonte di danno. Penso davvero basti molto poco.

Non sono un superuomo, eppure io 'sto caldo sahariano mica l'ho sentito. M'è bastato indossare abiti più leggeri, anche se raramente sono sceso sotto il livello jeans & maglietta, seguire i consigli che mi sono dato prima, e soprattutto non prendere in prestito la testa degli altri.

Anzi, grazie ai signori dell'aria condizionata ho avuto anche un bel mal di schiena d'un paio di settimane, a cui avrei preferito di gran lunga tutte, ma proprio tutte, quelle giornate così torride da dover indossare i sandali con le suole antiaderenti!

Al collegamento mentale ennesimo però l'ombra ebbe fine, e di nuovo io e la mia bicicletta ci ritrovammo al sole, fino alla fine della salita. Un po' d'abbronzatura naturale non si rifiuta mai, specie quando, iniziata la discesa, il fresco dell'aria tagliata dal mio corpo mi solleticava, e mi faceva ridere l'idea dei condizionatori. Aria meccanica che esce da uno scatolotto attaccato a una presa della corrente, chiuso in una stanza.

 

Cordialmente suo,

    Andre

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Il mondo distopico di Abissi d’acciaio

Il mondo distopico di Abissi d’acciaio

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio è un argomento estremamente interessante: questo libro di Asimov - che dopo i racconti apre il ciclo dei robot della Grande Saga Galattica - tocca molti temi: la fantascienza, il poliziesco, il mistico… ma è anche una distopia?

Per anni a questa domanda avrei risposto di no: effettivamente Asimov ambienta l'avventura di Lije Baley e Danell R. Olivaw in un mondo distopico, in cui i terrestri vivono in ambienti chiusi in città sovraffollate con risorse sempre più scarse, ma non è questo il tema del romanzo.

Anzi, avrei risposto che si tratta di un giallo con ambientazione fantascientifica, senza nemmeno entrare nel merito della distopia.

Vedendo però sempre più spesso catalogare Abissi d'acciaio fra i romanzi distopici ho deciso di rileggerlo per chiarirmi le idee.

Abissi d'acciaio: quarta di copertina

New York è irriconoscibile: niente più torri e grattacieli. Al loro posto, un'immensa metropoli "coperta" che non viene mai a contatto con l'aria, nella quale milioni di uomini e donne brulicano come formiche su strade mobili.

Una megalopoli in cui i robot sottraggono i posti di lavoro agli uomini a un ritmo sempre più preoccupante e alle cui porte si estende come una sfida Spacetown, la città degli Spaziali, dove tutto è lusso e ariosità, superbia e ostentazione.

C'è da meravigliarsi che uno dei tanti terrestri scontenti ammazzi uno Spaziale, e che il caso rischi di diventare un incidente interplanetario?

Per risolverlo bisogna ricorrere al miglior poliziotto della City, Lije Baley, e affidargli come compagno il più bravo poliziotto di Spacetown, R. Daneel Olivaw.

Il guaio è che quella "R" significa robot: sta per cominciare una sfida implacabile tra l'intelligenza umana e quella artificiale, il cui fine ultimo è quello di risolvere l'omicidio più esplosivo che la Terra ricordi.

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio: Copertina

La città

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio: La città

La prima cosa che notiamo è il mondo distopico di Abissi d'acciaio in senso stretto: la città.

New York, in questo caso, è una città sovrappopolata, caotica e opprimente. Nel futuro raccontato da Asimov l’umanità ha colonizzato una cinquantina di pianeti, ma la stragrande maggioranza degli umani vive sulla Terra in enormi conglomerati urbani al coperto.

Non solo le abitazioni, ma anche le strade e gli spazi aperti sono… chiusi! Il ciclo vitale è regolato da alternanza artificiale fra luce e oscurità, le persone non vedono mai il cielo e stare all'aria aperta è una specie di tabù.

Citazioni sul mondo distopico di Abissi d'acciaio

Posizione 198-201

Sulla strada celere c’era la solita folla: i passeggeri in piedi sui livelli inferiori e quelli con diritto a sedere sui superiori. Un fiume continuo di umanità abbandonava la strada per abbordare i nastri locali o le uscite che, mediante ponti e arcate, immettevano negl’infiniti labirinti dei settori cittadini. Dalla parte opposta un flusso altrettanto continuo di viaggiatori saliva sulla strada sfruttando i nastri acceleratori.

Posizione 273-278

Pensate all’inefficienza di centinaia di migliaia di case per centinaia di migliaia di famiglie paragonate alle unità che formano i settori; allo spreco di una collezione di videolibri in ogni abitazione quando ne basta una concentrata per sezione; al video indipendente per ogni famiglia quando si può adottare un efficace sistema di video-condutture. E se è per questo, pensate alla follia di un’infinità di cucine e stanze da bagno tutte identiche, ma riprodotte in quantità, contro le più efficienti strutture rese possibili dalla cultura delle Città (mense e sale-doccia).

Posizione 282-292

Sulla Terra c’erano circa ottocento Città, la cui popolazione media si aggirava sui dieci milioni. Ogni Città divenne un complesso autonomo, quasi autosufficiente dal punto di vista economico. Costruiva da sé il suo “tetto”, le sue recinzioni e i suoi livelli, sotterranei; divenne una caverna d’acciaio, un’enorme, protetta caverna di cemento e acciaio. La costruzione procedeva scientificamente. Al centro c’era l’enorme complesso degli edifici amministrativi. Accuratamente orientati fra loro e con il dovuto rispetto all’equilibrio della Città nel suo complesso, sorgevano i settori. I collegamenti fra un settore e l’altro erano costituiti dalle strade celeri e dai nastri locali. In periferia si trovavano le industrie, le colture idroponiche, le enormi vasche per le colture dei lieviti e le centrali energetiche. Attraverso questi veri e propri strati urbani correvano le condutture dell’acqua e gli scarichi delle fogne, e naturalmente sorgevano scuole, negozi, prigioni; la ragnatela era completata dai cavi trasportatori d’energia e dai raggi per le comunicazioni. Non c’era dubbio che la Città rappresentasse il culmine del processo che aveva portato l’uomo a trionfare sull’ambiente. Non il volo spaziale, non i cinquanta mondi colonizzati che di questi tempi facevano così gli altezzosi: la Città era il vero trionfo del genere umano.

Posizione 383-386

«Daneel, tutto quello che vedi è un unico edificio. L’intera Città, con i suoi venti milioni di abitanti, è un gigantesco blocco senza interruzioni, con le strade celeri che lo percorrono a cento chilometri all’ora. Ci sono quasi quattrocento chilometri di corsie veloci; per non parlare delle centinaia e centinaia di strade locali».

Il distacco dalla natura

Il distacco dalla natura nel mondo distopico di Abissi d'acciaio

Un altro tema ricorrente nelle maggiori distopie è l'allontanamento del genere umano da una visione naturalistica del mondo. In Abissi d'acciaio la natura è guardata con ostilità, come qualcosa da cui difendersi.

Come dicevo prima, gli umani non vedono mai il cielo - è più una stravaganza da ricchi - e stare all'aperto è qualcosa di indesiderabile. Non ci sono animali, se non negli zoo (ma nel romanzo vengono citati solo cani, gatti e uccelli) e il banale collegamento fra cibo e natura è completamente assente.

Citazioni sul distacco dalla natura di Abissi d'acciaio

Posizione 40-45

Si alzò, girò la schiena e s’incamminò verso la parete alle spalle della scrivania. Toccò un bottone invisibile e una sezione del muro divenne trasparente. Baley batté gli occhi perché non s’aspettava l’improvvisa inondazione di luce grigia. Il questore sorrise. «Mi sono fatto installare questo trucchetto l’anno scorso, Lije. Non credo di avertelo mai mostrato. Vieni, dai un’occhiata. Ai vecchi tempi tutte le stanze avevano un affare così. Si chiamavano finestre, lo sapevi?» Baley lo sapeva perfettamente, perché aveva visto parecchi romanzi storici. «Ne ho sentito parlare» disse.

Posizione 58-63

In quarantadue anni di vita aveva visto raramente la pioggia o altri fenomeni della natura. Commentò: «Mi sembra uno spreco che tanta acqua si versi sulla città. Dovrebbe cadere solo nei bacini». «Lije» disse il questore «sei un inguaribile uomo moderno. Questo è il tuo guaio. Nel medioevo la gente viveva all’aperto, e non intendo solo nelle fattorie, ma nelle città. Perfino a New York si viveva all’aperto. Quando pioveva, la gente non pensava che fosse uno spreco. Era contenta. Viveva a contatto con la natura. È più sano, è meglio. La vita moderna ha divorziato dalla natura, da qui vengono i guai. Qualche volta, leggi come andavano le cose nel Secolo del Carbone.»

Posizione 293-299

Praticamente nessuno, sulla Terra, viveva fuori delle Città. Fuori non c’era che desolazione e aria aperta, che ben pochi riuscivano a sopportare con un minimo d’equanimità. Naturalmente era necessario conservare degli spazi aperti: c’erano l’acqua che è necessaria agli uomini, il legno e il carbone che erano le materie prime da cui, dopo lunghi processi, si ricavava la plastica, e le riserve naturali di lievito e fermenti. (Il petrolio era finito da molto tempo, ma alcune varietà di lievito ricche d’olio costituivano un buon sostituto.) Nelle zone disabitate fra Città e Città c’erano poi le miniere, e una fetta non trascurabile di terra – più di quanto la gente, di solito, immaginasse – veniva ancora sfruttata per la agricoltura e l’allevamento del bestiame. Non era un sistema efficiente per produrre cibo, ma carne, maiale e grano potevano sempre essere smerciati sul mercato dei generi di lusso o essere esportati.

Posizione 905-918

«Bene, se la cosa non ti offende cercherò di spiegare. Posso avere un pezzo di carta e uno scriptor? Grazie. Ora guarda qui, collega Elijah. Disegnerò un cerchio grande e lo chiamerò New York City. Ora, e in modo che i due cerchi si tocchino, ne disegnerò un altro che chiamerò Spacetown. Nel punto in cui si toccano disegnerò una freccia e la chiamerò Barriera. Esistono altri punti di collegamento, secondo te?» Baley rispose: «Naturalmente no. Non ce ne sono altri». «In un certo senso» disse l’automa «sono contento di sentirti dire questo. Corrisponde a ciò che mi è stato insegnato sulla mentalità terrestre. La Barriera è l’unico punto di contatto diretto. Ma sia la Città sia Spacetown sono aperte alla campagna in tutte le direzioni. È possibile che un terrestre abbia lasciato la città tramite una delle numerose uscite e sia arrivato a Spacetown attraversando la campagna, in un punto dove nessun ostacolo l’avrebbe fermato.» La punta della lingua di Baley toccò il labbro superiore e per un momento restò lì. Poi disse: «Attraversando la campagna?». «Sì.» «Attraversando la campagna da solo?» «Perché no.» «A piedi?» «Senz’altro. A piedi è molto difficile essere individuati. L’assassinio ha avuto luogo all’inizio della giornata lavorativa, quindi il viaggio dev’essere avvenuto prima dell’alba.» «Impossibile! In questa Città non c’è nessuno che sarebbe disposto a uscire all’aperto, da solo.»

Posizione 985-1000

In cima ai livelli dei settori più ricchi ci sono i solarium naturali, dove un divisorio di quarzo con un rivestimento mobile di metallo esclude l’aria ma lascia entrare la luce del sole. Là, mogli e figlie dei più alti funzionari della Città prendono la tintarella. E là, ogni sera, si ripete un fenomeno unico. Cade la notte. Nel resto della Città (compresi i solarium artificiali, dove milioni di persone, a turno e per un tempo rigidamente stabilito, possono esporsi alle lampade a raggi ultravioletti) il decorso della giornata è stabilito da un calendario convenzionale. L’attività produttiva potrebbe continuare senza problemi ventiquattr’ore su ventiquattro, in tre turni di otto ore o in quattro di sei ore. Non ci sarebbe differenza fra “notte” e “giorno”, ma luce e lavoro potrebbero seguire un ciclo ininterrotto. Non mancano mai i riformatori civici che periodicamente suggeriscono un’innovazione del genere, nell’interesse dell’economia e dell’efficienza. Ma è una proposta che non verrà mai accettata. La maggior parte dei vecchi costumi terrestri sono stati aboliti nell’interesse delle già citate efficienza e produttività: lo spazio, la privacy e perfino, in parte, il libero arbitrio. Dopotutto erano prodotti della civiltà, e non più vecchi di diecimila anni. L’abitudine di dormire la notte, tuttavia, è vecchia quanto l’uomo: un milione di anni. Non è facile rinunciarci. Benché nessuno si accorga che sta scendendo la sera, le luci dei settori abitati si abbassano e il ritmo della Città rallenta. Benché nessuno possa distinguere il mezzogiorno dalla mezzanotte in base ai fenomeni cosmici, l’umanità continua a regolarsi sulle lancette dell’orologio anche nel corridoi delle Città. Le strade celeri si vuotano, i rumori della vita si attenuano, la folla che brulica nelle colossali gallerie scema; New York City riposa sull’emisfero in ombra, anche se nessuno se ne accorge. E i suoi abitanti dormono.

Posizione 1295-1305

«Vuole accettare del cibo?» chiese Fastolfe. Indicò il tavolo che divideva lui e R. Daneel dal terrestre, ma sopra non c’era altro che una serie di sferoidi colorati. Baley si sentì preso in contropiede, perché li aveva scambiati per gingilli. R. Daneel spiegò: «Sono i frutti di una pianta che cresce su Aurora. Ti consiglio di provare questo, si chiama mela ed è ritenuto molto buono». Fastolfe sorrise. «R. Daneel non può dirlo per esperienza personale, ma ha ragione.» Baley si portò la mela alla bocca. La superficie era rossa e verde, al tatto era fresca e aveva un odore lieve e piacevole. Si fece forza e diede un morso, ma l’inatteso gusto aspro della polpa gli fece limare i denti. Masticò il boccone suo malgrado. Gli abitanti della Città mangiavano cibo naturale solo quando il razionamento lo permetteva e lui stesso aveva assaggiato vera carne o pane; tuttavia anche quegli alimenti venivano trattati in modo speciale: erano cotti o essiccati, mescolati tra loro e rinforzati. La frutta, per esempio, era distribuita sotto forma di salse o conserve; ciò che teneva in mano adesso, invece, veniva direttamente dalla terra sporca del pianeta. Baley pensò: “Spero che l’abbiano lavata, almeno”.

Posizione 2008-2010

Per Ben era la prima visita allo zoo ed era tutto eccitato: dopotutto non aveva mai visto un cane o un gatto prima di allora. E poi erano arrivati alla voliera degli uccelli, altissima! Perfino Baley, che l’aveva vista non so quante volte, non era immune dal suo fascino.

Posizione 1683-1692

La natalità è bassa e l’incremento demografico rigidamente controllato. Ci preoccupiamo di mantenere un preciso equilibrio fra uomini e robot per garantire a tutti il più alto confort individuale. I bambini vengono scrupolosamente esaminati per scoprire disfunzioni fisiche e mentali prima che sia loro permesso di crescere.» Baley lo interruppe: «Vuol dire che li uccidete, se non…». «Se non sono adatti, sì. Posso assicurarle che avviene in modo indolore. La cosa le sembra mostruosa, ma non più di quanto sembri mostruosa a noi la mancanza di controllo demografico sulla Terra.» «Il controllo c’è, dottor Fastolfe. Ogni famiglia può avere un dato numero di bambini.» Fastolfe sorrise, tollerante «Un dato numero di bambini qualsiasi, non bambini sani. E anche così ci sono le infrazioni e la vostra popolazione cresce.» «Chi ha il diritto di giudicare se un bambino deve vivere?» «È una questione complicata e non posso risponderle in quattro parole. Un giorno ne discuteremo in dettaglio.»

La sovrappopolazione e la carenza di risorse

La sovrappopolazione e la carenza di risorse nel mondo distopico di Abissi d'acciaio

La popolazione della Terra in Abissi d'acciaio ammonta a otto miliardi di persone, ed è chiaro che le risorse faticano sempre più a soddisfarne le esigenze.

Nel 1953 la popolazione mondiale era di circa due miliardi e mezzo di persone, evidentemente ad Asimov otto miliardi sembrava un numero esageratamente grande… scontato dire che questa cosa l'ha sbagliata di brutto.

Non ha sbagliato però a prevedere che le risorse sarebbero scarseggiate, purtroppo quel momento è già iniziato!

Citazioni su sovrappopolazione e carenza di risorse

Posizione 12-14

Esaminò il contenuto della borsa del tabacco e fece qualche calcolo mentale: a due pipate al giorno, poteva tirare fino alla prossima distribuzione. Uscì lentamente dall’angolo riservato (si era conquistato un angolo riservato due anni prima) e attraversò la sala comune.

Posizione 88-89

Non si può pretendere che otto miliardi di persone, quant’è la popolazione della Terra, possano permettersi una cupola per famiglia.

Posizione 1636-1645

Il dottor Fastolfe era sorpreso. «Siete soddisfatti della vita sulla Terra?» «Tiriamo avanti.» «Sì, ma per quanto? La popolazione aumenta continuamente; le calorie a disposizione soddisfano le esigenze della vostra gente grazie a sforzi sempre più strenui. La Terra è in un vicolo cieco, amico.» «Tiriamo avanti» ripeté Baley, cocciuto. «A malapena. Una Città come New York è costretta a fare sforzi colossali per assicurare la fornitura d’acqua e l’eliminazione dei rifiuti. Le centrali atomiche, che forniscono l’energia, funzionano con scorte di uranio che è sempre più difficile ottenere anche dagli altri pianeti del sistema, mentre la domanda sale costantemente. La vita delle Città dipende dall’arrivo della polpa di legno che alimenta le vasche dei lieviti, e dei minerali che servono agli impianti idroponici. L’aria dev’essere cambiata costantemente. È un equilibrio che presto non sarà più tale, e ogni anno si aggiunge qualche nuova complicazione. Che ne sarebbe di New York se lo spaventoso flusso di materiali in accesso o in uscita fosse interrotto anche per una sola ora?» «Non è mai successo.» «Questo non significa che non succederà.

Posizione 1700-1707

«Va bene, vedo che ci avviciniamo al punto. In che modo Spacetown vi aiuta a risolvere il problema?» «Noi cerchiamo di introdurre i robot sulla Terra perché vogliamo sbilanciare l’equilibrio economico delle Città.» «E questo sarebbe il modo in cui volete darci una mano?» Le labbra di Baley fremevano. «Mi sta dicendo che cercherete di creare di proposito disoccupazione e declassamento?» «Non per crudeltà o cinismo, mi creda. Un gruppo di diseredati, o declassati come lei li chiama, è quello che ci serve per formare un nuovo nucleo di coloni. La vostra antica America fu scoperta da navi piene di galeotti. Non vede che il sistema delle Città non può fare nulla per i diseredati? Essi non hanno niente da perdere, ma mondi da guadagnare se lasceranno la Terra.»

Posizione 2878-2887

Lievitown non era un nome ufficiale: nessun atlante e nessuna carta dei quartieri di New York lo riportava. Quello che la gente, nel linguaggio corrente, chiamava “Lievitown” era semplicemente l’insieme dei distretti di Newark, New Brunswich e Trenton (secondo la classificazione dell’Ufficio Postale). Si stendeva come una lunga striscia in quello che una volta era stato il New Jersey, ed era punteggiato di quartieri d’abitazione che per lo più si addensavano intorno a Newark Center e Trenton Center; la maggior parte del territorio, tuttavia, era occupata dalle fattorie multistrato in cui crescevano e si moltiplicavano migliaia di varietà di lieviti. Un quinto della popolazione della Città lavorava alla coltivazione dei lieviti e nelle industrie sussidiarie. Cominciando dalle montagne di legno e cellulosa grezza che affluivano in Città dalle foreste degli Allegheny, e continuando per le vasche d’acido che tramite idrolisi li trasformavano in glucosio, i carichi di nitrati e fosfati che costituivano i principali additivi, giù giù fino alle sostanze organiche fornite dai laboratori chimici, tutto mirava a un solo scopo: produrre lieviti, sempre più lieviti. Senza di essi, otto miliardi d’uomini sarebbero morti di fame in un anno.

Perdita di individualismo, classismo e omologazione culturale

Perdita di individualismo, classismo e omologazione culturale in Abissi d'acciaio di Isaac Asimov

Anche questi sono elementi molto frequenti che caratterizzano il romanzo distopico: la messa al bando dell'individualismo a favore della collettività, la rigida suddivisione della popolazione in classi sociali, ognuna con i propri privilegi, e l'omologazione della cultura (verso il basso, solitamente).

Il mondo distopico di Abissi d'acciaio non solo presenta questi aspetti, ma li abbraccia in pieno e sono essenziali nella struttura della sua società.

Citazioni su individualismo, classi e omologazione

Posizione 242-246

Si portò sulla piattaforma celere, si fece largo tra i passeggeri in piedi e salì la stretta rampa a spirale che portava al livello superiore, dove sedette. Non infilò il biglietto con il numero di qualifica nella fascia del cappello finché non ebbero superato i settori dell’Hudson: un C-5 non aveva diritto a sedere a est del fiume e a ovest di Long Island, e benché al momento ci fossero posti a sufficienza un controllore l’avrebbe fatto senz’altro sloggiare. La gente era sempre più schizzinosa sui privilegi che spettavano alle varie categorie, e in questo Baley capiva perfettamente i suoi simili.

Posizione 400-402

Baley fece una valutazione a freddo: la Città era il culmine dell’efficienza, ma chiedeva parecchio ai suoi abitanti. Chiedeva loro di assoggettarsi a una ferrea routine e di piegare le esigenze individuali a un controllo rigoroso, scientifico. Di tanto in tanto le forze represse esplodevano.

Posizione 596-598

Fu durante il primo anno di matrimonio, quando il bambino non era ancora nato (per l’esattezza venne concepito in quei giorni; il loro Q.I., l’attestato genetico e la posizione di Lije nel Dipartimento davano loro diritto a due figli, di cui il primo poteva essere concepito nel primo anno di matrimonio).

Posizione 1562-1565

Ciò che rendeva la vita sopportabile erano i piccoli privilegi connessi alla qualifica: un sedile più comodo, un taglio di carne migliore, un’attesa più breve nella fila degli uffici e così via. A una mente filosofica queste potranno sembrare inezie, cose per cui è inutile lottare. Ma nessuno, per filosofo che sia, può rinunciare ai piccoli privilegi già acquisiti senza dolore. È questo il punto.

Posizione 1569-1575

Era di moda, fra i moderni scrittori politici, considerare con disprezzo e disapprovazione il “fiscalismo” del medioevo, quando l’economia era basata sul denaro. La lotta per l’esistenza, dicevano, era una competizione brutale. In quelle condizioni non si poteva costruire una società veramente complessa, perché la “corsa alla lira” generava nell’uomo una terribile ansia. (Gli studiosi avevano varie teorie sull’origine della parola “lira”, ma il senso della frase, nel complesso, non sfuggiva). Per contrasto, il moderno “civismo” veniva esaltato come molto più efficiente e illuminato. Forse era così. Esistevano romanzi storici di gusto sensazionale e romantico, e in quelli che riflettevano il punto di vista dei medievalisti si sosteneva che il “fiscalismo” era il progenitore di virtù quali l’individualismo e l’iniziativa.

Posizione 1892-1896

Le mense di settore erano le stesse in tutta la Città. Baley era stato a Washington, Toronto, Los Angeles, Londra e Budapest per lavoro e anche lì erano identiche. Forse nel medioevo il mondo era stato più vario, perché si parlavano lingue diverse e i cibi erano diversi. Ma oggi i prodotti dei lieviti erano gli stessi da Shangai a Tashkent, da Winnipeg a Buenos Aires; e l’inglese, anche se forse non era più la lingua di Shakespeare o Churchill, era l’idioma corrente in tutti i continenti.

Non solo quello di Abissi d'acciaio è un mondo distopico

Non solo quello di Abissi d'acciaio è un mondo distopico nel senso che l'ambientazione è distopica, ma tutto - la società, i personaggi, l'indagine ecc. - ruota attorno alle componenti distopiche del romanzo.

L'ambientazione la fa da padrona, in quanto la storia si svolge su un pianeta in cui le risorse scarseggiano e un incidente serio porterebbe al tracollo; i terrestri vivono in città in ambienti chiusi, tanto che quasi tutti hanno paura di uscire all'aperto e vedono la natura con diffidenza, la sovrappopolazione è spesso causa di tensioni sociali e sommosse.

Inoltre - e senza spoilerare - il crimine su cui Baley e Olivaw indagano è legato a doppio filo a tutto ciò.

Mi ripeto la domanda dell'inizio: Abissi d'acciaio è un romanzo distopico?

Ora che mi sono chiarito le idee, rileggendolo in quest'ottica, modifico la mia risposta: sì - Giosafatte - lo è!