Peperoncino rosso fiamma (viva)

Peperoncino rosso fiamma (viva)

Oltre ad aver inaugurato il mio nuovo quaderno, questo capitolo chiude il trittico della sezione di approfondimento che ho voluto inserire nel romanzo.

Non sempre è possibile inserire nella storia principale tutto quello che è funzionale, alcuni avvenimenti paralleli o certe dinamiche che necessitano di un ragionamento ulteriore, rischiano di finire intrappolati in uno spiegone che personalmente trovo sempre assai poco gradevole e sempre e comunque fuori luogo.

Se serve una spiegazione forse la questione era stata trattata male? In modo inadeguato? Non era poi così importante ma forse sì e allora eccola qua fra capo e collo? Boh, non mi ha mai convinto.

A volte è fatta bene, non dico di no, dico però che quel a volte ha una freqenza troppo bassa per i miei gusti.

E allora che ho fatto?

Che ho fatto? Mi sono inventato questa sezione del libro che è - diciamo - facoltativa: ho scritto tre capitoli prima di entrare nella conclusione della storia vera e propria per creare un po' di pathos (in realtà è solo un effetto collaterale positivo) e permettere al lettore di vedere le cose anche dal punto di vista di qualcuno che in quel momento era fuori dalla narrazione.

È davvero facoltativa?

Col cavolo! Visto che mi sono impegnato tanto a scriverla come minimo devi leggerla dieci volte! È come con il capitolo di storia facoltativo alle medie:

È facoltativo ma nell'interrogazione lo chiedo lo stesso!
Profe stronza di storia
Vox di Christina Dalcher (in più di 100 parole)

Vox di Christina Dalcher (in più di 100 parole)

Vox di Christina Dalcher è un romanzo distopico avvincente e provocatorio che ci trasporta in un futuro inquietante, in cui il governo teocratico USA ha privato ogni donna del potere dell'eloquenza. Nella società immaginata da Dalcher, le donne sono costrette a indossare dei bracciali conta parole che le limitano a sole 100 parole al giorno, superate le quali subiscono una dolorosa scarica elettrica.

Protagonista di Vox è Jean McClellan, ex brillante linguista, ridotta al parziale silenzio forzato, costretta a sottostare al sistema patriarcale che ha preso il sopravvento sulla società. Ma quando si rende conto delle ripercussioni di quello stile di vita inumano sulla sua giovane figlia, si rende conto che deve fare qualcosa per ribellarsi.

Quarta di copertina

Vox di Christina Dalcher
Jean McClellan è diventata una donna di poche parole. Ma non per sua scelta. Può pronunciarne solo cento al giorno, non una di più. Anche sua figlia di sei anni porta il braccialetto conta parole, e le è proibito imparare a leggere e a scrivere. Perché, con il nuovo governo al potere, in America è cambiato tutto. Jean è solo una dei milioni di donne che, oltre alla voce, hanno dovuto rinunciare al passaporto, al conto in banca, al lavoro. Ma è l'unica che ora ha la possibilità di ribellarsi. Per se stessa, per sua figlia, per tutte le donne. Limite di 100 parole raggiunto.

Citazioni da Vox

Posizione 171-173

Alla fine, che differenza c’è tra un manipolo di buzzurri sperduti nel nulla che consigliano di sposare ragazzine adolescenti e un gruppo di ubriaconi in maschera che lanciano perline a chiunque metta in mostra le tette su St. Charles Avenue?

Posizione 306-306

non puoi protestare contro qualcosa che non ti aspetti.

Posizione 526-527

il golf: un distillato di noia con mazze e palline.

Posizione 625-626

Io mi ritraggo d’istinto, come un cane randagio spaventato che sa cosa significa cadere in trappola.

Posizione 730-731

più di tutto, mi manca sperare.

Posizione 1280-1281

Quel semestre era stato l’inizio della fine per me e Jackie. Avevo cominciato a frequentare Patrick e preferivo le nostre chiacchierate notturne sui processi cognitivi agli sfoghi rabbiosi di Jackie contro qualunque cosa.

Posizione 1326-1327

Ultimamente, sembra che tutto sia una scelta fra diversi gradi di odio.

Posizione 1358-1361

Forse è questo che è capitato in Germania coi nazisti, in Bosnia coi serbi, in Ruanda con gli hutu. Mi sono chiesta spesso come facciano dei ragazzini a diventare dei mostri, come imparino che uccidere è giusto e l’oppressione legittima, come faccia il mondo a essere stravolto fino a diventare irriconoscibile nell’arco di una sola generazione. Non è poi così difficile.

Posizione 1369-1370

Morgan è un idiota che non sa di esserlo. La specie peggiore.

Posizione 1376-1376

Parole, passaporti, soldi: persino i criminali ne hanno due su tre.

Posizione 1512-1513

Per capire il vero carattere di un uomo, penso che sia necessario vedere come si comporta quando una donna gli vomita davanti

Posizione 1579-1586

Sapevo che c’erano due pesi e due misure, che esistevano club privati che erano sbucati in città sia piccole sia grandi, dove gli uomini single con le carte in regola potevano andare a scaricare stress e sperma su professioniste dell’intrattenimento. Patrick me ne aveva parlato dopo aver sentito una conversazione al lavoro. Erano l’unico posto in cui si poteva ancora trovare un pacchetto di preservativi. La prostituzione è la professione più vecchia del mondo, dicono. E non si può eliminare qualcosa di così antico. Inoltre gli omosessuali erano stati sistemati nei campi di prigionia e le adultere come Annie Wilson lavoravano in fattorie in North Dakota o nel Midwest rurale. I Puri dovevano occuparsi delle donne single che non avevano una famiglia che le potesse accogliere, perché non potevano certo vivere da sole, senza favella né entrate. Hanno dato loro una scelta: sposatevi o entrate in un bordello.

Posizione 1642-1643

Le labbra si muovono appena mentre parla; il torace robusto non sembra seguire il movimento abituale di chi respira.

Posizione 1678-1679

Ha la stazza di un congelatore industriale ed è silenzioso come una tomba. Ha l’aria di uno che ha ucciso per Dio o per la patria. O per soldi.

Posizione 1688-1690

«Porca puttana», dice Lin. Morgan sembra scandalizzato. Bene. Lorenzo pronuncia una parola sola in italiano, che però è un concentrato di significati. «Cazzo.»

Posizione 1709-1711

Lorenzo si sta ancora guardando attorno, in questa stanza che potrebbe contenere cinque laboratori scolastici di chimica. Siamo solo tre. Quattro, se contiamo Morgan, ma nessuno lo fa.

Posizione 1722-1723

La National Science Foundation si è trattenuta a malapena dal mettere l’emoticon che ride sulla nostra ultima richiesta di fondi

Posizione 1829-1831

Tra saluti, baci e promesse di risentirci domani, ci vogliono dieci minuti buoni per chiudere la chiamata. Se le donne italiane avessero un numero di parole limitato cui attingere come noi, le sprecherebbero tutte per salutare alla fine di una conversazione.

Posizione 1831-1833

Solo dopo aver chiuso FaceTime noto la busta di carta sulla scrivania di Patrick. Sopra, a lettere cubitali, c’è scritto TOP SECRET. Chiunque abbia avuto la brillante idea di segnalare documenti classificati con scritte rosse che ne suggeriscono il contenuto era un imbecille.

Posizione 1896-1899

Mi aspetto di sentire da un momento all’altro il campanello, un suono del tutto normale, che una volta sentivo con piacere. I campanelli significano amici in visita durante le vacanze, pacchi in arrivo, coppie di giovanotti amichevoli dallo Utah, sempre gradevoli e gentili a dispetto della mia resistenza alla conversione. I campanelli significano bambini mascherati da fantasmi e goblin e principesse e supereroi che urlano: «Dolcetto o scherzetto?»

Posizione 1982-1983

«Puoi sempre partire da una cosa piccola, Jeanie. Partecipa a una manifestazione, distribuisci volantini, parla alla gente di ciò che succede. Non devi mica cambiare il mondo da sola, sai.»

Posizione 2006-2008

«Piantala, tesoro.» Deve vedere quel filmato, anzi, dovrebbe essere legato alla sedia con le palpebre spalancate a forza, come quel figlio di puttana nel film tratto dal romanzo di Anthony Burgess.

Posizione 2134-2134

«Bellezza, c’è sempre una resistenza.

Posizione 2281-2284

Lorenzo. Devo trovare Lorenzo. Un tacco mi s’incastra nello spazio vuoto tra l’ascensore e il pavimento; che cosa stupida, i tacchi alti. Jackie diceva che erano macabri, come la pratica cinese di fasciare i piedi. «Un’invenzione del cazzo. Creati da qualche maschio stronzo per fare in modo che le donne barcollino, che gli camminino due passi indietro», diceva seduta sul divano, facendo ruotare il piede che calzava un sandalo.

Posizione 2317-2319

«Meglio che vada.» Il tragitto fino alla fattoria di Sharon Ray durerà un’ora, considerato il traffico, e vorrei passare da Olivia King prima di cena, chiamare l’ospedale dov’è ricoverata mia madre e (non dimenticartene, Jean) far ubriacare mio marito per poter rubare documenti governativi classificati dal suo ufficio. È un bel programmino, per un venerdì sera qualunque.

Posizione 2456-2470

«Insomma, compare la sua immagine sullo schermo e Mr Gustavson ci dice che quello è il tipo di ragazza che tutti dobbiamo evitare, perché ha il demonio dentro di sé e ci trascinerebbe tutti a fondo… sai, tipo all’inferno.» «Santo cielo.» Cerca di ricomporsi, inspirando a fondo e parlando con voce più ferma. «Lo sai cos’ha detto?» Non credo di volerlo sapere. «No. Cosa?» «Ha detto che non si dovrebbe mai insultare la gente con parole come ’puttana’ o ’vacca’ o ’sgualdrina’. Però ha detto pure che qualche donna meritava di essere chiamata in quel modo. Come Julia. Così ci ha chiesto di urlarle contro quelle cose, mentre il filmato andava avanti. Sembrava così piccola, mamma. Così indifesa. E le hanno tagliato i capelli. Tutti quanti. Proprio a spazzola, capito? Mr Gustavson ha detto che hanno fatto bene. È quello che si faceva con gli eretici durante l’Inquisizione spagnola, e alle streghe a Salem.» Inizia a ridere, in modo quasi isterico. È la risata di un pazzo. Ma non smette di parlare. «E non è finita qui! Mr Gustavson si è messo a girare per l’aula sorridendo, e ci ha mostrato un foglio di carta coi peggiori insulti immaginabili scritti sopra. Ti ricordi quella cosa delle sette parolacce? Ecco, lì ce n’erano altre cinquanta. Poi ci ha chiesto di prendere un quaderno e di scrivere una lettera – una lettera personale, da ciascuno di noi – a Julia King, usando quante più di quelle cazzo di parolacce possibili. Dovevamo dirle che si meritava ciò che le stava capitando, e augurarle buon divertimento a spaccarsi la schiena nei campi.» Non reagisco nemmeno quando Steven dice cazzo. A confronto di tutto ciò che mi sta raccontando, quella parolaccia sembra una ninnananna. «E tu l’hai fatto?» «Ho dovuto, mamma. Se mi fossi rifiutato, avrebbero pensato…» La bocca gli si tende in un sorrisino. «Il male trionfa quando la gente perbene rinuncia all’azione. È così che si dice, giusto?»

Posizione 2549-2553

Da due minuti a questa parte, non sono più solo Jean. Sono Jean la ladra. O la traditrice. Mi chiedo quale tipo di punizione il reverendo Carl e il suo branco di Uomini Puri abbiano ideato per i sovversivi. In un mondo in cui le donne vengono spedite in Siberia – in North Dakota, cioè – per crimini innocui come la fornicazione, e in cui Jackie è condannata a marcire per sempre in un campo di concentramento per omosessuali, di sicuro alle donne che trafugano segreti di Stato sarà riservato un orribile trattamento specifico.

Posizione 2563-2564

Non siamo certo messi male come Winston Smith, che deve accucciarsi nell’unico angolo cieco del suo monolocale perché il Grande Fratello non l’osservi attraverso uno schermo, ma abbiamo telecamere anche noi.

Posizione 2643-2644

Appena quattro giorni, e tutta la mia vita è passata da brutta a schifosa

Posizione 2661-2663

Faccio la doccia più rapida della mia vita, mi pettino i capelli ancora sporchi e metto un paio di jeans larghi e una camicia di lino che lascio fuori dai pantaloni. Chi se ne importa dell’eleganza: ho caldo, ho fretta e sono incinta.

Posizione 2665-2667

L’hanno rasata, ovviamente, me lo aspettavo. Non mi aspettavo però che avrebbero fatto un lavoro così raffazzonato, neanche l’avesse fatto un cieco malato di Parkinson con un tosapecore.

Posizione 2811-2813

La macchina di Lorenzo è parcheggiata nel vialetto, e le ondate di calore che ancora fuoriescono dal cofano infiammano l’aria, distorcendo le immagini. È arrivato per primo, è ovvio: un automobilista italiano può benissimo andare a vivere altrove ma la sua guida folle lo seguirà ovunque

Posizione 2858-2859

Sì, invece. E non solo da giovedì, quando ho firmato il contratto con Morgan. Ho iniziato a essere responsabile due decenni fa, la prima volta che non ho votato

Posizione 3180-3181

Il sonno ha il pregio di cancellare tutto, almeno finché dura.

Posizione 3585-3587

Nel laboratorio c’è un televisore, uno schermo piatto grande come un campo da football. Una dimensione ragionevole – rifletto –, visto che di solito un uomo compra una TV del genere per passare i weekend a guardare altri uomini che danno calci a un pezzo di cotenna di maiale su un prato artificiale.

Posizione 3918-3919

Uno scricchiolio indica il momento in cui un paio di occhiali diventa inutilizzabile.

Posizione 4151-4152

E poi mi piace guardare le donne italiane. Parlano con le mani, con tutto il corpo, con tutta l’anima. E cantano.

Tora "legge" Vox

L'unico arricciamento nasale

Devo dire che l'unica cosa che mi ha lasciato davvero interdetto è l'aspetto tecnologico dei bracciali fulminatori: possibile che questi apparecchi relativamente piccoli possano rilasciare scariche tanto forti, tanto numerose e non aver mai bisogno di essere ricaricati? OK, io sospendo l'incredulità, ma volevo puntualizzarlo lo stesso!

Giudizio finale

Vox è un'opera angosciante (nella migliore tradizione del romanzo distopico!) che prova a mettere in luce l'importanza della resistenza contro l'oppressione, ed esplora temi fondamentali come la libertà di parola, il potere del linguaggio e il ruolo delle donne nella società.

Con uno stile di scrittura coinvolgente, Dalcher ci immerge in un futuro distopico che mette in discussione le nostre percezioni sulla libertà e l'uguaglianza di genere. Attraverso le vicende di Jean e delle altre donne coraggiose che incontrerà lungo il suo cammino, il romanzo ci propone le conseguenze devastanti di una società controllata dal potere religioso, in cui le parole possono essere controllate e manipolate.

Non ho potuto fare a meno di avvicinarlo a Il racconto dell'ancella: entrambe le protagoniste - Difred e Jean - affrontano una teocrazia oppressiva che limita le loro libertà e che mira a sottometterle, entrambe lottano per mantenere la propria identità e cercano di resistere alle restrizioni imposte dal regime. Sono caratteri coraggiosi che si ribellano contro le ingiustizie e cercano di trovare modi per opporsi alle forze che cercano di sopprimerle. Noi ne saremo capaci?

Quant’è lungo un romanzo?

Quant’è lungo un romanzo?

Nell'ultimo periodo, l'attività di produzione letteraria ha assunto una concretezza insperata, tanto da lasciarmi quasi impreparato sul prosieguo della scrittura.

Non pensavo che avrei potuto pronunciare queste parole così presto, ma sto davvero intravedendo la fine! E con questa intravisione quasi mistica iniziano le prime paranoie! Paranoie prima di tutto perché su argomenti di cui è inutile preoccuparsi in questo momento, o è inutile preoccuparsi in assoluto, come quello di cui voglio parlare: il numero di pagine che deve avere un romanzo.

Lo so che il valore di un romanzo non è misurato in numero di pagine, di cartelle, parole o caratteri, che non esiste un minimo o un massimo, ma di questo ho già parlato: è un semplice delirio da intravisione del finale.

La classificazione

Però in realtà una classificazione esiste, anzi ce ne sono molte e nessuna di queste può dirsi ufficiale… e se sei capitato su questa pagina perché eri interessato proprio a questo cercherò di accontentarti. Durante le mie ricerche (presenti e passate) ho trovato svariate organizzazioni e catalogazioni, alcune addirittura riportavano il numero massimo di parole che un romanzo dovesse avere… chiaramente errate e inutili.

La descrizione che mi è sembrata più ragionevole è quella specificata dal The Science Fiction and Fantasy Writers of America per le categorie del celebre Premio Nebula, che ha solo 4 suddivisioni, sulla base di racconto e romanzo; eccola schematizzata:

CategoriaAnalogo italianoParole
Short storyRacconto brevefino a 7.500
NoveletteRaccontoda 7.500 a 17.499
NovellaRomanzo breveda 17.500 a 39.999
NovelRomanzoda 40.000
”Quanto

La differenza in editoria

OK, ora che abbiamo questa comoda tabellina che ce ne dobbiamo fare? Ovvero, oltre a poter dire che Io sono leggenda è un romanzo breve e invece Arancia Meccanica è un romanzo e basta, qual è la differenza editoriale sostanziale fra le due tipologie?

Onestamente non ne capisco lo scopo; ovvero: se compro un libro di racconti so che non leggerò un romanzo, ma se comprassi un romanzo breve dovrei pensare di avere in mano qualcosa che non sia un romanzo?

Trovo la risposta in alcune parole che ho scritto nel paragrafo precedente: nessuna di queste può dirsi ufficiale. Infatti non esistendo un'istituzione preposta a stabilire questi canoni, il tutto è completamente soggettivo e dunque fuffa.

Nota di fondo: credo sia comunque una cosa più in uso nel mondo anglosassone che in quello civilizzato (ricordo ancora che misurano i liquidi in tazze e cucchiaini da tè).

Scrittura a lume di candelotto

Scrittura a lume di candelotto

Commentando l'articolo La seduzione delle ombre sul blog Liberamente Giulia ho scritto: ci metterei la firma per riuscire a scrivere un libro ogni due anni (nel dubbio, ribadisco il concetto).

Beh, forse galvanizzato da un irripetibile mix di riciclone e sblocco dello scrittore, sono riuscito a completare la scrittura di un intero capitolo in meno di due mesi, e secondo i miei standard è spavenotosamente poco!

Ora ho concluso la parte 2, sapientemente descritta dal diagramma di flusso che si intravede in foto, e devo iniziare i capitoli che portano alla conclusione del libro. Mi tramano le mani mentre scrivo queste parole!

Ho parecchie cose in testa da razionalizzare, ma so che devo sistemarne altrettante se non di più di quelle già scritte, oltre naturalmente a trascrivere il capitolo appena terminato. Sento il pavimento trotterellare sotto ai piedi, ma forse è solo il candelotto che sta per esaurire la miccia!

Kimagure Orange Road + vota la copertina!

Kimagure Orange Road + vota la copertina!

Kimagure Orange Road (La capricciosa via degli aranci), conosciuto anche come solo Orange Road o con l'abbreviazione KOR è uno dei pezzi più vecchi della mia collezione. Pubblicato dal 1992 al 1994, è la prima pubblicazione dell'allora nascente sezione giapponese della casa editrice Star Comics.

È stato a lungo uno dei miei preferiti, grazie anche alla serie animata guardata da bambino e alla vicinanza anagrafica con i tre protagonisti, tanto che avevo il rito della rilettura annuale di Orange Road... cosa che poi a un certo punto è cessata, ma ora l'ho ripreso in mano quasi per scherzo e prima che me n'accorgessi l'avevo riletto tutto un'altra volta!

Trama e influenze

Creato da Izumi Matsumoto, pseudonimo di Kazuya Terashima, Orange Road è una storia romantica, di formazione basata al 99+1% su equivoci, incomprensioni e la più totale incapacità di prendere una decisione del giovane protagonista, Kyosuke Kasuga, che è pure dotato di ESP, fonte inesauribile di guai.

Il manga racconta le avventure di Kyosuke, i suoi amici e le sue vicissitudini amorose. La trama si concentra principalmente sul complicato triangolo amoroso tra l'indeciso Kyosuke, la solare Hikaru Hiyama e la misteriosa Madoka Ayukawa.

Il manga ha ottenuto un notevole successo sia in Giappone che all'estero ed è considerato un classico del suo genere. È stato adattato anche in una popolare serie anime, e ha lasciato un'impronta significativa nel panorama dei manga e degli anime, tanto da essere ancora apprezzata dai fan dopo tutti questi anni.

Orange Road tutto impilato

Che cosa possiamo imparare dalla sceneggiatura di Matsumoto

Izumi Matsumoto è un furbacchione, e da lui possiamo imparare alcune cose... non per essere furbacchioni come lui, ma per aumentare la nostra consapevolezza.

La sua fortuna - o bravura che non è più stato in grado di esprimere - è stata quella di aver dato vita a un team di personaggi molto ben caratterizzati e particolarmente efficaci quando fatti interagire.

I protagonisti di KOR si muovono in un'ambientazione che sembra fatta apposta per scaturire un forte senso di nostalgia, e la combinazione di guai, incomprensioni e problemi di vita quotidiana genera episodi molto piacevoli e divertenti. Non importa quanto ripetitivi e sempre simili essi siano, Matsumoto sa che modificando minimi dettagli, anche insignificanti, la formula funziona sempre, e alla grande!

Per fare un esempio, perché i capitoli in cui Kyosuke e Kazuya si cambiano corpo dovrebbero continuare a essere interessanti anche dopo la prima volta? Perché vale lo stesso quando Hikaru equivoca un comportamento di Kyosuke con Madoka (i tre nomi possono essere messi in qualunque combinazione e il discorso è comunque valido), con seguente chiarimento e fine dell'episodio con Kyosuke che subisce qualche forma di punizione?

La risposta probabilmente è che, identificandoci con un personaggio, i momenti di difficoltà che vice ci fanno empatizzare con lui, e vedere la situazione che bene o male si risolve riportando tutto ai livelli iniziali ci rassicura e ci fa stare bene.

Izumi, buon'anima di furbacchione!

I personaggi

OK lo ammetto, dovrei vergognarmi. Ma invece no! Ecco infatti una bella scheda dei personaggi già fatta, pubblicata nel decimo volume che quindi coppincollo senza ulteriori patimenti!

I personaggi di Kimagure Orange Road

Lossò, non si legge benissimo ma è stata davvero dura fotografare quelle pagine: i volumi scricciolano minacciosamente alla minima apertura oltre i 15° e sfasciarli è un attimo! Alcuni ormai non sono altro che raccoglitori di fogli sfusi (sigh! Me tapino!) quindi va bene così, yeee!

Ammiriamo l'evoluzione grafica di Orange Road

I disegni eccezionali della serie anime - il character design è di Akemi Takada - fanno letteralmente impallidire quelli dei primi volumi del manga... che erano davvero disegnati in modo approssimativo! Ho selezionato alcune vignette sparse qui e là per apprezzare l'evoluzione dei disegni, che per fortuna fanno presto a migliorare!

Kimagure Orange Road Vol 01 Pag 005
Kimagure Orange Road Vol 02 Pag 005
Kimagure Orange Road Vol 02 Pag 051
Kimagure Orange Road Vol 05 Pag 088
Kimagure Orange Road Vol 08 Pag 133
Kimagure Orange Road Vol 12 Pag 100
Kimagure Orange Road Vol 14 Pag 081
Kimagure Orange Road Vol 15 Pag 105
Kimagure Orange Road Vol 16 Pag 006
Kimagure Orange Road Vol 18 Pag 009
Kimagure Orange Road Vol 18 Pag 128
Kimagure Orange Road Vol 20 Pag 075
Kimagure Orange Road Vol 21 Pag 054
Kimagure Orange Road Vol 25 Pag 040

Grande concorso a premi (senza premi) vota la copertina!

Le copertine di Orange Road furono oggetto di molte discussioni, dalle pose osé di Madoka alla scritta Dalla serie TV È quasi magia Johnny, inoltre avendo i volumi italiani meno pagine degli originali, c'era necessità di copertine extra, e quindi alcune semplici illustrazioni sono state promosse al rango di copertina. Insomma, c'è da sbizzarrirsi!

Ma per te qual è la migliore? Sfogliale qui sotto, clicca la tua preferita e premi Invia per votare e scoprire la classifica generale!

Riciclone, che passione!

Riciclone, che passione!

Dal primo capitolo dei testi profetici della Sacra Scuola del Riciclone di Hokuto:

Non si butta via niente.

Specialmente quando si tratta di lavori che hanno richiesto lacrime e sudore, ma anche il semplice sforzo non è da sottovalutare. Ecco perché nel corso dei secoli abbiamo inventato le scatole. Le scatole sono oggetti che contengono altri oggetti: geniale! E nel mondo moderno abbiamo integrato le scaole con strumenti digitali che svolgono lo stesso compito: le cartelle, alias directory alias archivi alias riempio il desktop di roba che non userò mai ma almeno so sempre dov'è, perché... il perché ce lo spiega un passo dal secondo capitolo dei testi profetici della Sacra Scuola del Riciclone di Hokuto:

Non si sa mai.
Cartella Archivio

Il mio archivio

Devo dire che il mio archivio delle produzioni letterarie è piuttosto ben organizzato: è diviso per forma, classificato per genere e ordinato per stato, dalla bozza al pubblicato passando per stadi intermedi che ricordo solo quando ci devo mettere mano (più che ricordarli ne prendo atto, ma vabbè).

Poi ci sarebbero anche gli appunti, ma quelli preferisco considerarli opportunità da cogliere in modo casuale a seconda dei capricci del destino.

Il miracolo del riciclone

Ritaglini

Perché ne parlo? Credo che - sfumatura più, sfumatura meno - siamo tutti fedeli adepti della Sacra Scuola del Ricicolone di Hokuto, no? Ebbene, quante volte però è successo che un pezzo scritto e lasciato a decantare in archivio calzasse con perfezione quasi chirurgica con un bisogno specifico del presente? A me quasi mai... fino a ora!

Sì, perché ravanando fra i miei vecchi scritti alla ricerca di qualcosa che rispettasse i vincoli imposti da un concorso letterario cui intendevo partecipare, mi è capitato un pezzo di cui non ricordavo che il titolo e rileggerlo è stata un'epifania.

Oltre al piacere nella lettura (cosa non afftto scontata in lavori così vecchi e mai rimaneggiati) ho trovato il pezzo del puzzle che si incastrava perfettamente in quello che sto scrivendo ora: un brano al cui interno avevo lasciato un asterisco, con la nota di sviluppare il collegamento più avanti.

Qualcuno potrebbe pensare a una cosa simile come a una specie di scorciatoia, di trucco o di imbroglio, come se rubare a se stessi fosse una pratica da evitare, un peccato. Io invece ho visto la meravigliosa opportunità di perpetrare un crimine senza parte lesa! Anzi di più: recuperare dall'arido dimenticatoio una gemma e permetterle di fiorire in un terreno fertile, vedi pure come sono poetico!

Uniamoci sotto la croce del riciclone e ringraziamo

La Croce del Riciclone

Che poi non è una croce, ma visto che è un nome di successo, ricicliamo anche il nome di quest'iconografia!

Tu per che cosa devi ringraziare la Sacra Scuola del Riciclone di Hokuto? Se vuoi puoi anche rispondere ricicilando questo post, e quando non ti servirà più stampalo e conferiscilo nel bidone della carta.

Fantaronco 2022/23: seconda stagione in A

Fantaronco 2022/23: seconda stagione in A

Come succede a ogni inizio giugno, ecco il resoconto della stagione fantacalcistica appena conclusa della mia fantasquadra Dinamo Stuparich, iscritta alla lega del Fantaronco, alla sua seconda stagione consecutiva (e in assoluto) nella massima serie. A seguire il consueto contributo grafico dello stemma societario.

L'anno scorso Dinamo Stuparich si è piazzata in seconda posizione, dopo una stagione fenomenale e impensabile; quest'anno - complici alcune modifiche al regolamento - la situazione è stata decisamente più ostica!

Fantaronco 2021/2022 Logo Dinamo Stuparich

L'obiettivo della stagione 2022/2023

Presi dall'entusiasmo del secondo posto la proprietà ha puntato in alto: quest'anno dobbiamo vincere un titolo! hanno tuonato in coro presidente e amministratore delegato. Il bello degli obiettivi è che possono essere modificati, infatti dopo un lungo e pericoloso stazionamento nei pressi della zona retrocessione la proprietà ha tuonato: quest'anno dobbiamo salvarci!

La salvezza: obiettivo fissato!

Dinamo Stuparich (Andrea Cabassi) 2022/2023

Rosa Dinamo Stuparich 2022/2023

Com'è andata in campionato

La regola di cui parlavo prima riguarda l'ampliamento della zona retrocessione: da 4 a 6 posti per riequilibrare il numero di squadre per ogni lega. La zona salvezza è stata cortissima per tanti, fino alle ultimissime giornate, ma alla fine sono arrivato quinto a parimeritro grazie a un buon finale di stagione, sesto non so per quale classifica avulsa, sta di fatto che la salvezza è stata raggiunta!

A seguire la classifica finale e una gallery delle (poche) giornate in cui mi sono trovato in testa alla classifica!

Classifica Serie A 2022/2023

Com'è andata al Gran Premio

Recap: il Gran Premio è una competizione cui partecipano le squadre di tutte le leghe (Serie A, B e C), misurandosi sulla somma dei punteggi delle singole giornate di campionato.

Un'altra modifica al regolamento - che invece mi ha avvantaggiato - riguarda proprio il Gran Premio: ora infatti la qualificazione alle coppe dipende dal piazzamento in questa classifica, e in virtù del mio quindicesimo posto mi qualifico per la seconda volta consecutiva alla prestigiosa Champions FR League! Altro che salvezza!

Classifica Gran Premio 2022/2023

Com'è andata la Coppa

In coppa ho superato il mio girone per il buco della serratura, ma sono subito uscito ai sedicesimi.

Andamento Coppa 2022/2023

Com'è andata la Champions FR League

Una partenza deludente che ha influenzato tutte le competizioni, facendomi uscire ai gironi (ma a pari punti!) dalla Champions FR League. Rimane un'importante esperienza che ci ha fato maturare in vista degli incontri dell'anno prossimo!

Andamento Champions FR League 2022/2023

Andrea Cabassi Ringrazia

Anche quest'anno ecco il dovuto ringraziamento a Gianluca e Paolo che si sono impegnati al massimo per portare avanti la baracca, e chi volesse iscriversi, trova qua tutto quello che serve, più o meno.

El Eternauta

El Eternauta

L'Eternauta è una celebre opera a fumetti argentina creata dallo scrittore Héctor Germán Oesterheld e dal disegnatore Francisco Solano López. La storia fu pubblicata dal 1957 al 1959 come striscia a fumetti sul settimanale Hora Cero, e successivamente raccolta in un volume.

L'Eternauta è un fumetto di fantascienza che mescola molti elementi, fra cui l'invasione aliena, l'apocalisse e la resistenza. La trama ruota attorno al protagonista Juan Salvo che deve affrontare una misteriosa invasione nella città di Buenos Aires. Con l'aiuto dei suoi amici, Salvo cerca di sopravvivere e di sconfiggere gli invasori. La storia affronta anche temi come l'amicizia, la lealtà e il coraggio di fronte alle avversità.

L'Eternauta è uno dei capolavori del fumetto argentino e ha guadagnato numerosi riconoscimenti internazionali per la sua narrativa avvincente e i disegni dettagliati: lodato per la sua profondità tematica e la sua rappresentazione realistica dei personaggi, ha avuto numerose ristampe e adattamenti nel corso degli anni, ispirando diverse generazioni di artisti.

Copertina di Hora Cero Semanal #50 del 13 agosto 1958
L'editoriale del #1 di Hora Cero Semanal del 4 settembre 1957
Copertina di Hora Cero Semanal #16 del 18 dicembre 1957

Gli autori

Héctor Germán Oesterheld (1919-1977) è stato uno dei più importanti scrittori di fumetti argentini e viene considerato una figura fondamentale nella storia dei tutto il fumetto latinoamericano. Oesterheld ha scritto molte storie di successo durante la sua carriera - cito come esempio Sherlock Time - ma L'Eternauta è di gran lunga la sua opera più famosa e influente.

È stato un autore impegnato, le sue storie spesso affrontavano temi sociali e politici ed è stato anche coinvolto attivamente nella resistenza contro la dittatura militare argentina degli anni '70. La sua scomparsa nel 1977 ha avuto un impatto significativo sulla comunità artistica e sul fumetto argentino.

Francisco Solano López (1928-2011) era un abile disegnatore argentino. Ha collaborato con Oesterheld per molti anni, creando illustrazioni dettagliate e evocative per le sue storie. Il suo stile realistico e dettagliato è stato fondamentale per dare vita ai personaggi e alle ambientazioni di L'Eternauta. López è diventato uno dei più noti e rispettati artisti del fumetto argentino e ha continuato a lavorare nel campo del fumetto per diversi decenni.

Héctor Germán Oesterheld

Entrambi, Oesterheld e López, hanno lasciato un'eredità significativa nel mondo dei fumetti. La loro collaborazione per L'Eternauta è stata particolarmente importante, dando vita a un'opera di grande rilievo che ha influenzato generazioni di artisti e appassionati di fumetti.

LEternauta illustrazione 7

Comprato e letto!

Costa del mio volume de L'Eternauta

Infatti: ho lasciato passare giusto quei nove anni da quando lo acquistai al Lucca Comics: era una delle novità del 2014, e nonostante da allora sia stata pubblicata un'altra edizione, questa è sicuramente la migliore: hanno recuperato vignette da fonti diverse per avere la miglior versione possibile, la carta è ottima e l'edizione solida! Presi la variant cover, non per ragioni di collezionismo o altre stramberie, solo mi piaceva di più!

Un confronto fra versioni diverse
La copertina de L'Eternauta
La quarta di copertina de L'Eternauta

La distopia nell'Eternauta

Juan Salvo

La visione distopica de L'Eternauta si sviluppa a seguito di un' improvvisa invasione aliena. La società è sconvolta, la civiltà è minacciata e la sopravvivenza stessa è messa in discussione. Buenos Aires si trasforma rapidamente in un luogo desolato e spettrale, pieno di macerie, neve radioattiva e cadaveri. Gli invasori hanno schiacciato la resistenza umana e la popolazione è costretta a nascondersi e a cercare di capire come sopravvivere.

Le istituzioni si disintegrano, l'ordine sociale viene sgretolato, le autorità non riescono a garantire la sicurezza e la popolazione è lasciata ai propri destini. I sopravvissuti si organizzano per affrontare non solo gli alieni, ma anche le privazioni, la fame, il freddo e la minaccia costante della morte.

La loro lotta per la sopravvivenza diventa una battaglia contro la disperazione, la paura e la decadenza umana. La distopia evidenzia le difficoltà e i dilemmi morali che i sopravvissuti devono affrontare nel tentativo di mantenere la loro umanità e i valori fondamentali di solidarietà e altruismo.

L'Eternauta ci offre una riflessione sulle fragilità della società e sulla capacità di adattamento umana di fronte alle avversità.

Buenos Aires

Buenos Aires

La scelta di collocare gli eventi nella capitale argentina conferisce al fumetto un forte senso di realismo e autenticità.

Buenos Aires diventa un elemento centrale nella narrazione poiché è la città in cui si svolge l'invasione aliena. Gli autori mostrano dettagliatamente gli angoli familiari della città, dai suoi quartieri residenziali alle strade e ai monumenti iconici. Questo conferisce al lettore una connessione immediata con l'ambiente circostante e crea un senso di immersione nella storia.

La Casa Rosada

La Casa Rosada, che sorge a Buenos Aires e si affaccia sulla storica Plaza de Mayo, è la sede centrale del potere esecutivo della Repubblica Argentina (foto mia del dicembre 2010).

La capitale argentina improvvisamente diventa il cuore pulsante della resistenza umana e un simbolo di speranza di fronte all'invasione. I protagonisti cercano di difendere la loro amata città, combattendo e organizzando strategie di sopravvivenza.

Ma Buenos Aires assume anche una dimensione simbolica, rappresentando e riflettendo la realtà politica e sociale dell'Argentina dell'epoca: L'Eternauta è stato pubblicato durante un periodo di instabilità politica nel paese, e gli eventi mostrati nel fumetto possono essere letti come una metafora delle violenze e delle ingiustizie subite dalla popolazione argentina.

L'ambientazione a Buenos Aires contribuisce a sottolineare questa dimensione, collegando gli eventi fantastici del fumetto alla realtà quotidiana degli argentini.

Juan Salvo a colori

Vignette selezionate miste multiple

In chiusura, ho selezionato alcune vignette fra quele che più mi hanno colpito: perché particolarmente significative, perché belle e anche perché brutte (quella di pag. 322 è sicuramente quella messa peggio di tutto il volume). Buona visione!

Pelicula superscontato su Amazon

Pelicula superscontato su Amazon

Benvenuto in questo post estemporaneo, una fantastica edizione straordinaria per pubblicizzare il mio libro Pelicula che in questi giorni è soggetto a un forte abbassamento del prezzo. Non so se chi gioca in borsa suggerirebbe di aspettare che il prezzo si abbassi ancora, ma per me che non lo faccio sarebbe proprio da approfittarne ora! Pure io che vendo alcune copie in mio possesso non potrei scendere tanto col prezzo senza smenarci bei soldini!

Questa è la situazione di oggi 30 maggio:

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Buoni acquisti!

[Edit del 31/5/2023] L'Almanacco del giorno dopo

Così come la fiamma più luminosa dura meno delle altre, anche il supersconto su Pelicula è terminato oggi 31 maggio.

Però visto che ormail il post l'ho scritto, pubblicato e probabilmente qualcuno l'ha anche letto, posso farmi carico io di uno sconto simile a quello di Amazon per una decina di copie: usa il codice promo SUPERAMAZON per avere Pelicula a 8 euro (+ le spese di spedizione, ma uso i pieghi di libri che fanno risparmiare un bel po'): clicca qua per poi aggiungerlo al carrello, là inserisci il codice promo e procedi con l'ordine. Semplice!

Tutte le copie saranno autografate, e chi la richiede (nelle note sull'ordine, dalle parti dove va scritto l'indirizzo di consegna) avrà una dedica personalizzata... questo Amazon non lo può fare, ah ah!

Buoni sconti e buona lettura!

Tutti ascoltano audiolibri

Tutti ascoltano audiolibri

E quando dico tutti, intendo i 10,7 milioni di italiani (700 mila più dell'anno scorso) che secondo una ricerca di NielsenIQ per Audible hanno ascoltato almeno un audiolibro nel 2023. OK, non sono tutti, ma anche se non mastichi abitualmente statistiche di lettori in Italia, puoi capire benissimo che si tratta di una cifra pazzesca!

Volendo fare un paragone comprensibile a chiunque, potrei dire - e lo faccio - che il mondo prende in giro gli italiani sulla lettura, così come gli italiani prendono in giro il mondo su quello che loro chiamano cucina (ma noi sappiamo benissimo essere comune spazzatura (scherzo (forse))).

LA costa dell'audiolibro cartaceo "A Ciascuno Il Suo"

Che cos'è un audiolibro

Un audiolibro viene realizzato catturando le onde sonore di una persona - un attore o un narratore professionista - che legge un libro. Quando la persona viene sostituita da un programma, cosa abbastanza comune, non si parla più di audiolibro: il termine corretto è cagata pazzesca.

Un audiolibro ti consente di goderti un libro anche se sei troppo pigro per leggerlo, o comunque in ogni caso tu ne sia impossibilitato, mantenendo intatta l'esperienza di lettura originale. Molti audiolibri includono anche effetti sonori e musiche di sottofondo per arricchire ulteriormente l'esperienza.

L'audiolibro offre numerosi vantaggi. Puoi ascoltarlo ovunque tu voglia: mentre sei in viaggio, durante le attività quotidiane come la pulizia di casa o l'allenamento in palestra, o semplicemente rilassandoti sul divano. È particolarmente utile per le persone che preferiscono ascoltare anziché leggere, i non vedenti o coloro che hanno difficoltà nella lettura.

Ce ne parla anche Leonardo Sciascia

Citazione sugli audiolibri

Leggendo A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia mi è capitato questo passaggio in cui il vecchio professore si lamenta dell'essere solo e costretto ad ascoltare La Divina Commedia attraverso un antenato dei moderni audiolibri riprodotto da un giradischi (non oso pensare a quanti dischi servissero per contenerla tutta).

A Ciascuno Il Suo (non audiolibro)
Il traffico!

Non divaghiamo, torniamo ai dati!

La ricerca ci dice che di questi quasi 11 milioni di lettori sono in prevalenza maschi, compresi nella fascia d'età fra i 25 e i 34 anni, hanno familiarità col mondo digitale, vivono al sud e leggono (ascoltano!) audiolibri per lo più a casa.

Questo va gran parte contro i miei pregiudizi, che quindi devo ricalibrare, e mi stupisce soprattutto l'ultimo aspetto: la mia esperienza con gli audiolibri era unicamente durante quello che viene chiamato commuting, ovvero le attese per gli spostamenti sui mezzi pubblici oppure guidando. Guidando, nel mio caso: sui mezzi pubblici puoi leggere!

Non ho trovato dati univoci su quali siano le letture più ascoltate (che cosa ho appena scritto?), ma ho recuperato la classifica dei dieci audiolibri (o saghe, in due casi) più ascoltati su Audible nel 2022:

  • La saga di Harry Potter di JK Rowling, letta da Francesco Pannofino
  • Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, letto da Moro Silo
  • L'inverno dei leoni di Stefania Auci, letto da Ninni Bruschetta
  • I pilastri della terra di Ken Follett, letto da Riccardo Mei
  • I leoni di Sicilia di Stefania Auci, letto da Ninni Bruschetta
  • Per niente al mondo di Ken Follett, letto da Riccardo Mei
  • I miserabili di Victor Hugo, letto da Moro Silo
  • Tre di Valérie Perrin letto, da Lucia Mascino
  • Il ciclo di Dune di Frank P. Herbert, letto da Alessandro Parise
  • Mondo senza fine di Ken Follett, letto da Riccardo Mei

Insomma, niente di nuovo sotto il sole: grandi classici e grandi successi commerciali (felice per Dune, ma è chiaro il traino dei film!).

Che ne penso degli audiolibri?

Ne parlavo l'ultima volta addirittura nel 2014 e la mia opinione non è cambiata: preferisco leggere che ascoltare. Però seguire un audiolibro di alta qualità (e grazie anche a servizi come Audible oggi la scelta è vasta: negli ultimi anni oltre duemila titoli nuovi all'anno) è assai piacevole.

In definitiva per me gli audiolibri farebbero comodo solo se dovessi guidare da solo per lunghe tratte, quindi non uno scenario molto frequente, ma se possono aiutare a riportare i libri nelle vite delle persone, ben vengano gli audiolibri! Ocio però: le riduzioni sono pur sempre riduzioni, non siamo pigri anche nell'ascolto!

La Fattoria degli Animali di George Orwell e le corrispondenze storiche

La Fattoria degli Animali di George Orwell e le corrispondenze storiche

Il libro La Fattoria degli Animali di George Orwell è un romanzo distopico in forma di satira politica che presenta una serie di chiare analogie con un periodo della storia russa, a partire dalla rivoluzione del 1917. L'opera di Orwell offre una critica allegorica di quel regime totalitario e della corruzione del potere.

Nel romanzo, la Fattoria degli Animali rappresenta la Russia e gli animali domestici che vi abitano simboleggiano diversi gruppi sociali e politici che sono emersi durante il rovesciamento dell'Impero russo e l'era sovietica; attraverso queste analogie, Orwell critica aspramente l'autoritarismo, la manipolazione dell'ideologia e la corruzione del potere che ha caratterizzato la storia russa durante l'era sovietica. La Fattoria degli Animali invita i lettori a riflettere sulle distorsioni del potere e ad interrogarsi sulla natura della leadership e della libertà.

Nota: esistono diverse versioni italiane del libro La Fattoria degli Animali, io farò riferimento alla traduzione di Bruno Tasso del 1947 (che puoi trovare qui - non so per quanto tempo, non so se violando qualche legge).

Le tribolazioni di George Orwell per la pubblicazione

George Orwell

Durante la scrittura e la pubblicazione de La Fattoria degli Animali, George Orwell ha affrontato diversi ostacoli. Come scrittore inglese, ha vissuto in un periodo segnato dalla Seconda Guerra Mondiale e dai suoi effetti sul Regno Unito.

Orwell, con la sua prospettiva critica e satirica, intendeva rappresentare la società e la politica del suo tempo attraverso una fattoria di animali antropomorfi per denunciare il totalitarismo, l'oppressione e la corruzione del potere. Il contenuto politico e satirico del romanzo però ha sollevato preoccupazioni riguardo alla reazione dell'Unione sovietica, alleato della Gran Bretagna nel conflitto mondiale.

Dopo essere stato rifiutato da diversi editori, La Fattoria degli Animali è stato pubblicato nel 1945, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ed è diventato un successo letterario, guadagnando consensi per la sua critica sociale e politica.

Queste tribolazioni testimoniano l'impegno della letteratura distopica nel raccontare una storia potente e critica che ha lasciato un'impronta duratura nella letteratura inglese e nel panorama dei classici mondiali.

La quarta di copertina

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Stanchi dei soprusi, gli animali di una fattoria decidono di ribellarsi agli umani e, cacciato il proprietario, danno vita a un nuovo ordine fondato sull'uguaglianza. Ben presto, però, emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con astuzia, cupidigia e prepotenza si impongono sugli altri animali. L'acuta satira orwelliana contro il totalitarismo è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un'energia stilistica che pongono La Fattoria degli Animali tra le opere più celebri della narrativa del Novecento.
La fattoria degli animali, romanzo distopico di George Orwell

Personaggi chiave e i loro corrispondenti nella storia russa

Maiali

Vecchio Maggiore

Vecchio Maggiore rappresenta Karl Marx e Vladimir Lenin, i pensatori e ideologi che hanno ispirato la Rivoluzione russa.

Napoleon e Palla di Neve

Napoleon e Palla di Neve rappresentano rispettivamente i leader sovietici Iosif Stalin e Lev Trotsky. La rivalità tra Napoleon e Palla di Neve riflette il conflitto tra Stalin e Trotsky nella leadership del Partito Comunista.

Clarinetto

Clarinetto rappresenta la figura del propagandista e del portavoce del regime. È un maiale intelligente e abile nell'utilizzare l'eloquenza e la retorica per manipolare le masse e convincerle a sostenere le azioni dei leader corrotti. Egli distorce la verità e modifica i discorsi per giustificare le decisioni dei maiali dominanti e mantenere il controllo sulla popolazione animale.

Minimus

Minimus rappresenta la figura del poeta di corte o dell'artista che viene utilizzato dal regime per propagandare la sua visione e controllare la narrativa dominante. Egli simboleggia il ruolo dell'arte e della cultura nella manipolazione e nella costruzione dell'ideologia del potere.

Esseri Umani

Jones il fattore della Fattoria Degli Animali

Il fattore Jones è l'ex proprietario umano della fattoria padronale, e incarna il sistema di oppressione e sfruttamento che gli animali cercano di rovesciare. Rappresenta la figura dell'aristocrazia terriera zarista che vive nell'abbondanza e nell'indifferenza nei confronti delle difficoltà e delle sofferenze dei lavoratori.

Pilkington

Pilkington rappresenta il capitalismo e i governanti capitalisti. È il proprietario della fattoria di Foxwood, una delle fattorie vicine alla Fattoria degli Animali. Pilkington è descritto come un uomo pigro e borioso, che tratta gli animali con disprezzo e non si preoccupa del loro benessere. Nel corso della storia, Pilkington diventa alleato dei maiali, i quali rappresentano i leader corrotti del regime totalitario.

Frederick

Frederick rappresenta Adolf Hitler e il regime nazista. Egli è il proprietario della fattoria di Pinchfield, un'altra fattoria vicina alla Fattoria degli Animali. Frederick è descritto come un uomo crudele e spietato, che maltratta i suoi animali e inganna gli altri agricoltori. La sua relazione con la Fattoria degli Animali è contraddittoria, inizialmente sembra essere un nemico, ma in seguito diventa amico dei maiali, dimostrando la natura ambigua delle alleanze politiche.

Cavalli

Gondrano

Gondrano è un cavallo da tiro e rappresenta la classe operaia, un lavoratore instancabile e fedele al sistema. La sua tragica fine riflette l'uso sfruttatorio dei lavoratori da parte delle élite comuniste.

Mollie

Mollie rappresenta la borghesia, più interessata al proprio benessere che alla lotta per la libertà e l'uguaglianza. Non si preoccupa degli ideali della rivoluzione animale e preferisce lasciare la Fattoria degli Animali per tornare a lavorare dagli umani, poiché le offrono un trattamento migliore e un comfort materiale. Mollie simboleggia gli indifferenti nei confronti del cambiamento sociale, preferendo vivere nella comodità piuttosto che affrontare le sfide e i sacrifici necessari per raggiungere una società più giusta.

Asini

Benjamin

Benjamin, l'asino, è un animale molto intelligente, riflessivo, cinico e pessimista. Simboleggia la classe degli intellettuali o delle persone che si rendono conto della verità sulla corruzione del potere e delle élite, ma non agiscono per cambiarle. Non si unisce attivamente alla ribellione degli animali o alla lotta per un sistema più giusto. Tuttavia, attraverso il suo atteggiamento distante e la sua saggezza, dimostra una consapevolezza critica della realtà.

Berta

Berta rappresenta contadini e lavoratori alla base della società. È fedele alla causa della rivoluzione, mostra dedizione nel cercare di migliorare le condizioni di vita degli animali. È dotata di spirito critico che la spinge a dubitare delle azioni del regime e a interrogarsi sulla verità. La sua rappresentazione riflette il modo in cui i lavoratori possono essere sfruttati e manipolati da coloro che detengono il potere, a volte senza che se ne rendano conto.

Cani

I cani della Fattoria degli Animali

I cani rappresentano la polizia segreta o l'esercito, che vengono addestrati e utilizzati come strumenti di violenza per proteggere il regime e reprimere gli oppositori. Sono i cuccioli di Jessie e Lilla che vengono educati da Napoleon per diventare una forza coercitiva, ubbidiente solo ai comandi dei maiali dominanti. I cani possono essere associati alla polizia segreta sovietica (come la Čeka, la GPU o la NKVD) o all'esercito, che ha giocato un ruolo significativo nel mantenere il potere del governo attraverso la repressione e la violenza. I cani simboleggiano l'uso della forza per sopprimere la libertà e la resistenza.

Pecore

Le pecore della Fattoria degli Animali

Le pecore rappresentano l'ignoranza e il concetto di manipolazione delle masse della popolazione, simboleggiano i facilmente influenzabili che seguono ciecamente ciò che viene loro detto senza mettere in discussione le autorità o le ideologie dominanti. Quando i maiali modificano i discorsi e i comandamenti, le pecore ripetono sempre la stessa frase imparata, dimostrando la loro mancanza di capacità critica e la loro suscettibilità alla manipolazione.

Galline

Le galline della Fattoria degli Animali

Le galline, animali laboriosi e che svolgono un ruolo importante nella produzione di uova per la fattoria, rappresentano la classe operaia sfruttata dalla società. Vengono sfruttate per il loro lavoro senza godere di un trattamento equo. Le galline si ribellano al regime oppressivo dei maiali e cercano di difendere i propri interessi e la propria libertà, rappresentazione della resistenza della classe operaia e del desiderio di emancipazione.

Topi e conigli

Topi e conigli, che non sono animali domestici, sono tra i più deboli della Fattoria degli Animali e sono descritti come esseri che subiscono ingiustizie e soffrono le conseguenze delle decisioni prese dagli animali più influenti. Sono impotenti, riflettono la condizione degli oppressi, delle vittime dell'abuso di potere e della mancanza di equità.

Altri animali

Muriel

Muriel è una capra anziana e intelligente, uno dei pochi animali oltre ai maiali che sa leggere e comprendere i comandamenti scritti sulla parete della stalla. È anche una delle poche che riconosce i cambiamenti e le manipolazioni che avvengono sulla fattoria dopo la rivoluzione. Ciononostante non si oppone attivamente al regime, rappresentando la passività e l'inerzia di coloro che potrebbero avere una comprensione critica, ma non agiscono per portare un cambiamento effettivo e mettendo in luce il tema dell'indifferenza e dell'immobilismo che può persistere anche tra coloro che sono consapevoli delle situazioni oppressive.

Mosè

Mosè il corvo è il simbolo della religione istituzionale e della manipolazione religiosa. Racconta storie di una terra promessa chiamata Monte Zuccherocandito, un luogo paradisiaco dove gli animali vivono felici dopo la morte per distogliere l'attenzione dalla realtà. Le sue storie di un aldilà idilliaco sono un mezzo per far sì che gli animali della fattoria accettino passivamente la loro situazione e non si ribellino alla condizione di oppressione che subiscono.

Il gatto

Il gatto: il suo comportamento opportunista e individualista riflette l'indifferenza e l'egoismo di alcuni individui durante i periodi di cambiamento politico e sociale: è un elemento distante e apolitico, che si tiene fuori dai problemi della Fattoria degli Animali e preferisce godersi la vita in modo indipendente.

Il gallo nero

Il gallo nero è il trombettiere dei maiali e apre le loro parate, simboleggia il clero asservito e strumento del potere.

Eventi e luoghi simbolici

Il vecchio fienile

Il vecchio fienile della Fattoria degli Animali

Il fienile è il luogo in cui gli animali si riuniscono per discutere e prendere decisioni importanti sulla gestione della fattoria. Simboleggia l'assemblea democratica e l'importanza della partecipazione attiva nella gestione della cosa pubblica.

La rivolta degli animali

La rivolta degli animali della fattoria

La rivoluzione degli animali, la cacciata degli umani e l'istituzione della Fattoria degli Animali rappresentano la caduta dello zar Nicola II e l'instaurazione del governo bolscevico.

I sette comandamenti

I sette comandamenti della Fattoria degli Animali
  1. Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
  2. Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico.
  3. Nessun animale vestirà abiti.
  4. Nessun animale dormirà in un letto.
  5. Nessun animale berrà alcolici.
  6. Nessun animale ucciderà un altro animale.
  7. Tutti gli animali sono uguali.

Questi comandamenti rappresentano i principi fondamentali dell'ideologia comunista. Nel corso del romanzo vengono progressivamente modificati per adattarsi ai desideri dei maiali al potere, riflettendo il modo in cui l'ideologia comunista originale è stata distorta e manipolata dai leader sovietici.

Animali d'Inghilterra

L'inno della Fattoria degli Animali "Animali d'Inghilterra"

Il canto Animali d'Inghilterra rappresenta un inno rivoluzionario che gli animali creano per celebrare la loro libertà appena conquistata dopo aver cacciato Jones dalla fattoria. Simboleggia l'entusiasmo e l'idealismo che spesso accompagnano i movimenti di liberazione e rivoluzione ma anche l'importanza della propaganda e della retorica nel plasmare l'opinione pubblica e nel consolidare il potere.

La casa padronale

La casa padronale della Fattoria degli Animali

La casa padronale simboleggia il potere e i privilegi che le élite godono nella società. Mentre gli altri animali lavorano duramente per mantenere la fattoria, i maiali si appropriano degli spazi lussuosi e si comportano come gli umani che in precedenza li avevano sfruttati.

L'occupazione della casa da parte dei maiali evidenzia la loro trasformazione in una nuova classe dominante, che si abbandona agli stessi vizi e privilegi che avevano condannato negli umani. Questo evento rappresenta la corruzione e la distorsione del potere, in cui coloro che cercavano inizialmente l'uguaglianza diventano oppressori simili a quelli che avevano combattuto.

Il colpo di stato

Il colpo di stato nella Fattoria degli Animali

Il colpo di stato di Napoleon e l'espulsione di Palla di Neve dalla Fattoria degli Animali rappresentano il consolidamento del potere e l'instaurazione di una dittatura. Simboleggia la tradizione di autoritarismo e la concentrazione del potere nelle mani di pochi.

Il mulino a vento

Il mulino a vento della Fattoria degli Animali

Il mulino è un elemento molto importante nel romanzo: rappresenta l'industria e la produzione di beni materiali, nonché il potere economico e la prosperità. All'inizio del romanzo è presentato come uno dei progetti principali della Fattoria degli Animali, con l'obiettivo di migliorare la vita e garantire il benessere.

Simboleggia la promessa di un futuro migliore e di maggiore prosperità per gli animali, con l'idea che il loro duro lavoro possa portare a una vita migliore. I maiali però ne prendono il controllo e lo usano solo per loro stessi, sfruttando gli animali e privandoli dei frutti del loro lavoro. Il mulino diventa così un mezzo di dominio e oppressione, la rappresentazione del tradimento delle idee rivoluzionarie originarie.

Citazioni da La Fattoria degli Animali

La Fattoria degli Animali pag. 4
La Fattoria degli Animali pag. 8
La Fattoria degli Animali pag. 15
La Fattoria degli Animali pag. 20
La Fattoria degli Animali pag. 26-27
La Fattoria degli Animali pag. 29
La Fattoria degli Animali pag. 41a
La Fattoria degli Animali pag. 41b
La Fattoria degli Animali pag. 43
La Fattoria degli Animali pag. 44a
La Fattoria degli Animali pag. 44b
La Fattoria degli Animali pag. 44c
La Fattoria degli Animali pag. 46a
La Fattoria degli Animali pag. 46b
La Fattoria degli Animali pag. 49
La Fattoria degli Animali pag. 50-51
La Fattoria degli Animali pag. 52
La Fattoria degli Animali pag. 53a
La Fattoria degli Animali pag. 53b
La Fattoria degli Animali pag. 54
La Fattoria degli Animali pag. 57
La Fattoria degli Animali pag. 60
La Fattoria degli Animali pag. 67
La Fattoria degli Animali pag. 69
La Fattoria degli Animali pag. 81
La Fattoria degli Animali pag. 84
La Fattoria degli Animali pag. 86-87
La Fattoria degli Animali pag. 87b
La Fattoria degli Animali pag. 87c
La Fattoria degli Animali pag. 92
La Fattoria degli Animali pag. 96-97
La Fattoria degli Animali pag. 96a
La Fattoria degli Animali pag. 99a
La Fattoria degli Animali pag. 99b
La Fattoria degli Animali pag. 99c
La Fattoria degli Animali pag. 100
La Fattoria degli Animali pag. 102
La Fattoria degli Animali pag. 104

Ghost in the Shell (la rete è vasta e infinita)

Ghost in the Shell (la rete è vasta e infinita)

Ghost in the Shell è un celebre fumetto giapponese creato da Shirow Masamune (titolo originale: Kōkaku Kidōtai Ghost in the Shell, che potremmo tradurre come Squadra Mobile Corazzata Ghost in the Shell).

Pubblicato per la prima volta dal 1989 al 1991, il manga è un thriller poliziesco ambientato in un prossimo futuro cyberpunk: siamo nel XXI secolo in un mondo distopico in cui la tecnologia ha raggiunto livelli estremi e la frontiera tra l'umanità e la macchina è sempre più sottile, tanto da permettere di unire un corpo umano a parti artificiali e avere accesso alla rete informatica per comunicare e attingere a database di informazioni.

La trama segue le vicende di Motoko Kusanagi, una cyborg e agente speciale della Sezione 9, un'unità governativa incaricata di contrastare il crimine tecnologico. Motoko, con la sua preparazione e l'accesso a una vasta rete di informazioni, affronta minacce sempre più complesse e oscure, mentre cerca di comprendere a fondo la sua stessa identità, rischiando spesso di smarrirsi nell'interazione costante tra la sua parte umana e quella artificiale.

GITS è noto per la sua narrazione intricata e sofisticata che richiede particolare attenzione da parte del lettore, e per l'attenzione al dettaglio nella rappresentazione della tecnologia e della futuristica Tokyo, ma anche per i temi filosofici e sociali che tratta, come l'etica della tecnologia, la natura dell'identità, la manipolazione dei ricordi e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Ghost in the Shell: la trama

Ghost in the Shell pag 2

La storia segue le vicende del Maggiore Motoko Kusanagi, un'agente speciale della Sezione 9, un'unità governativa incaricata di contrastare il crimine tecnologico. Motoko, che ha un corpo completamente artificiale, ma con una coscienza umana, nel corso della storia cerca di scoprire la verità sulla sua propria identità, che rischia di perdersi nell'interazione costante tra la sua parte umana e quella artificiale.

Nel corso della serie, Motoko e la Sezione 9 affrontano una serie di minacce sempre più complesse e oscure, come cyber criminali, terroristi tecnologici, governi corrotti e organizzazioni segrete. Le indagini della Sezione 9 spesso coinvolgono l'uso di tecnologie avanzate, come lo hacking della mente umana e il ghost hacking, il controllo remoto dei corpi cyborg e l'utilizzo di robot e droni (i mitici Fuchikoma).

Shirow Masamune

Ghost in the Shell Cover 5

Lo stile del disegno di Shirow Masamune è unico, noto soprattutto per la sua precisione e la cura del dettaglio. Le sue illustrazioni sono caratterizzate da linee pulite, un magistrale utilizzo dei retini, un forte uso del nero per le ombre e una precisione maniacale nel mecha design e nei gadget tecnologici. Shirow pone anche un'attenzione particolare per la narrazione visiva, utilizzando una varietà di angoli di ripresa, inquadrature e composizioni per creare un senso di dinamicità e spazio all'interno delle sue pagine.

Famoso per la sua pignoleria, era comune sentir dire che Shirow per Ghost in the Shell ci ha messo 10 anni per finirlo e altri 10 per aggiustarlo!

Una nota per i più maniaci: Shirow è molto apprezzato anche per la sua grande abilità nel disegnare personaggi femminili, a partire dal Maggiore Kusanagi, spesso ritratti con forme curvilinee e abiti particolarmente… fantasiosi.

Il ghost

Il ghost dei cyborg in Ghost in the Shell è un concetto fondamentale della serie, che rappresenta l'essenza umana o la coscienza che si trova all'interno del corpo artificiale del cyborg. In pratica, il ghost è ciò che dà a un cyborg una personalità e una consapevolezza di sé, anche se il suo corpo è costituito in gran parte da parti meccaniche.

È definito anche come la mente del cyborg, che include la memoria, la personalità e l'identità, è considerato una parte integrante dell'individuo e può essere modificato, cancellato o persino rubato (per esempio attraverso tecniche di ghost hacking).

In Ghost in the Shell viene anche esplorato il tema dell'ibridazione tra esseri umani e tecnologia, e come il ghost possa influenzare o essere influenzato dal corpo del cyborg. In alcuni casi i cyborg possono essere dominati dalla loro parte tecnologica, perdendo la loro essenza umana, mentre in altri il ghost può avere il controllo completo sul corpo artificiale.

Si può affermare che il ghost è l'unione di coscienza, personalità e consapevolezza di sé.

Il franchising di Ghost in the Shell

La storia editoriale di Ghost in the Shell ha avuto inizio nel 1989, quando Shirow Masamune ha pubblicato il primo capitolo del manga sulla rivista giapponese Young Magazine della casa editrice Kodansha. Il fumetto ha riscosso un grande successo di critica e pubblico, tanto da diventare uno dei manga cyberpunk più iconici degli anni '90.

Nel 2000 sono stati pubblicati in volume alcuni episodi ambientati nell'universo di GITS, sotto il titolo di Ghost in the Shell 2: ManMachine Interface, che è stata pubblicata a puntate sulla rivista Young Magazine.

Nel 2003, altri 4 episodi sono stati raccolti in volume nel capitolo Ghost in the Shell 1.5: Human-Error Processor.

In seguito alla popolarità di questo manga di Masamune Shirow, sono state realizzate numerose opere derivate, come romanzi, anime, romanzi, live action, serie TV, OAV e videogiochi, ma personalmente mi sento di citare sopra tutti il primo adattamento animato del 1995 di Mamoru Oshii, e il videogioco per Playstation in cui devi compiere una serie di missioni comandando un Fuchikoma.

Ghost in the Shell Playstation
Ghost in the Shell Film

L'edizione italiana

Chi come me ha seguito la pubblicazione di Ghost in the Shell in diretta negli anni novanta sa quanto snervante sia stata: la prima edizione fu pubblicata da Star Comics con il titolo schifosissimo di Squadra speciale Ghost (che sembrava uno spin-off dei Ghostbusters) e le tavole ribaltata, da luglio 1992 a febbraio 1993 nei primi otto numeri della rivista Kappa Magazine.

Ghost in the Shell: sovracopertina anteriore
Ghost in the Shell: sovracopertina posteriore
Ghost in the Shell: copertina anteriore
Ghost in the Shell: copertina posteriore

La mia edizione invece è un volume unico pubblicato a giugno 2004 per 9,5 €, con il titolo Ghost in the Shell, che mantiene il senso di lettura giapponese e le pagine di inizio capitolo a colori: bellissimo quando poco alla volta sfumano perdendo saturazione fino a legarsi alla perfezione con le tavole in bianco e nero.

La mia selezione

Ecco le vignette che più mi hanno colpito: le illustrazioni a colori di inizio capitolo, quelle da cui emerge il mondo distopico in cui Ghost in the Shell è ambientato, quelle in cui sono spiegati passaggi importanti ecc.

NB: le vignette vanno lette da destra verso sinistra e dall'alto verso il basso, idem per i baloon.

Pagina 20

Ghost in the Shell pag 20

Pagina 29

Ghost in the Shell pag 29

Pagina 30

Ghost in the Shell pag 30

Pagina 93

Ghost in the Shell pag 93

Pagina 113

Ghost in the Shell pag 113

Pagina 202

Ghost in the Shell pag 202

Pagina 245

Ghost in the Shell pag 245

Pagina 346

Ghost in the Shell pag 346
Manifesti elettorali 2023

Manifesti elettorali 2023

Le elezioni amministrative 2023 a Brescia si terranno domenica 14 (dalle 7 alle 23) e lunedì 15 maggio (dalle 7 alle 15).

In questo periodo di campagna elettorale i politici fanno sfoggio delle loro migliori bugie, e da ogni parte per le vie della città si possono notare manifesti che vanno dallo squallido allo spaventoso. Oggi, per esempio, nella cassetta della posta ho trovato un volantino in stile GTA:

Locandina

Nelle prime tre vignette (che poi è una sola ma si vede che il grafico voleva esibirsi in effetti speciali) vediamo una famiglia catto-tradizionale che evidentemente è contraria all'utilizzo di contraccettivi: padre, madre, figlio 1, figlio 2, figlio 3, figlio 4, figlio 5 e figlio 6 (o figlia, non capisco bene).

Più sotto, a sinistra vediamo la statua Era fascista, da anni al centro di discussioni fra chi vorrebbe che quella schifezza fosse esposta in piazza Vittoria e chi invece non è fascista.

Nella vignetta centrale non si capisce, ma sopra c'è la scritta Per ridare Brescia ai bresciani: un'evidente strizzata d'occhio al gruppo apartitico neofascista Brescia ai bresciani.

Nel riquadro di destra c'è un tizio con un gladio romano tatuato sulla gamba (ho tirato a indovinare e... l'avresti detto che è un simbolo fascista?)

Poi c'è un fratello d'Italia che fa il karaoke, e le ultime tre vignette mostrano tre simboli cittadini dal dubbio valore storico e culturale: un'auto d'epoca che richiama la Mille Miglia, il pirlo e un panorama (OK, questo un valore ce l'ha).

Io non faccio campagna elettorale e non dico a nessuno per chi votare, ma occhio che questi fiancheggiano le ideologie di quelli che qualche anno fa facevano questo:

20080409001
20080411001

Poi non dire che non lo sapevi!

Caffè, scienza e spacconate

Caffè, scienza e spacconate

Il 25 aprile è una data fondamentale del nostro calendario, sia per celebrare un momento fondamentale della nostra storia, sia per vedere che cosa s'inventano quest'anno i fascisti per sminuire la cacciata a calci nel culo dei loro eroi, sia perché è terreno fertile per discussioni da grigliata con birra a portata di mano.

Le discussioni principali - per questo mio 25 aprile - sono state a base di lobby, discriminazioni e caffè. Se le prime due sono buchi nell'acqua, la terza è un buco nel caff… no, la terza è ben delineata e supportata da dati scientifici.

Tutti lo aspettavate, ed ecco dunque il momento di me stesso che si dà ragione da solo!

La tesi

L'effetto eccitante del caffè si esaurisce nel giro di 30 minuti circa.

Le conseguenze

In realtà non ci sono conseguenze vere e proprie, perché non è che da adesso le cose cambiano, ma ecco alcune riflessioni comuni di chi non conosce la tesi precedente e il modo in cui si auto condiziona.

Per esempio, quante volte non hai preso il tuo caffè pomeridiano per timore di non riuscire a prendere sonno la sera?

(A costo di far sembrare il post patetico… non ne ho altre)

La smentita

Visto che mi piace avere ragione in modo scientifico, la sera sono andato a controllare la veridicità della tesi a mente serena e, grazie a questo studio del 2013, ho scoperto in modo scientifico di avere torto marcio (è comunque meglio di avere ragione senza saperne la ragione, che fa anche una brutta ripetizione)!

Per via orale, la caffeina viene assorbita completamente in breve tempo, e il suo effetto stimolante dura per circa quattro ore, con una leggera variabilità che cambia da persona a persona: negli adulti il tempo necessario per smaltire il 50% della sostanza (emivita) dipende da diversi fattori:

  • Età
  • Peso
  • Gravidanza
  • Assunzione di farmaci
  • Stato di salute del fegato
  • Fumo (nei fumatori il tempo di permanenza della caffeina nel corpo si dimezza)

Infatti consumare caffeina sei ore prima di mettersi a letto può ancora disturbare il sonno… ma dipende da persona a persona: io infatti credo ancora che su di me dopo mezz'ora l'effetto svanisca (mi crogiolo nell'effetto placebo).

Non tutto il male viene per nuocere

OK, riconosco di aver sbagliato, l'importante è far finta di nulla e negare di aver mai sostenuto il contrario! Comunque traggo qualcosa di positivo anche da questa brutta avventura: infatti durante la mia raccolta di informazioni ho letto un po' di cose che sapevo, ma non sapevo fossero vere, e che non sapevo. Ecco le più interessanti:

 

Il mio caffè

Io il caffè lo prendo espresso, nero, amaro e fumante. E tu?

I cugini francesi introducono una tassa di 3€ sulle spedizioni di libri acquistati online

I cugini francesi introducono una tassa di 3€ sulle spedizioni di libri acquistati online

Il governo francese ha stabilito che a partire dal 7 ottobre tutti gli ordini di libri acquistati online sulle varie piattaforme digitali al di sotto di 35 euro dovranno includere una spesa minima di spedizione di 3€. Tuttavia, per gli ordini di libri pari o superiori a 35€, la spesa minima di spedizione sarà di 0,01€.

Questa è la notizia, che mi sembra sia passata un po' troppo in sordina... ma per fortuna ci sono io a metterla in risaldo sotto l'occhio dell'opinione pubblica mondiale dei lettori del mio sito. Via con le danze!

L'obiettivo è incoraggiare gli acquisti in libreria

L'obiettivo è incoraggiare gli acquisti in libreria

Questo era abbastanza ovvio, ciò nonostante mi sono sentito in dovere di specificarlo bello in grande... perché - purtroppo - non parliamo di un mercato che traina l'economia del Paese (e in Italia da noi è sicuramente messo peggio) ma di qualcosa che però ha una grande effetto sul mondo culturale, sul modo di pensare, sulla scoperta del diverso, del lontano, sul mondo dell'immaginifico... qualcosa forse di poco concreto ma con una grande influenza sulla sensibilità di un popolo.

Potremmo discutere a lungo sul'efficacia di questa mossa; da un lato è possibile che una spesa di spedizione minima possa rendere i prezzi dei libri online meno competitivi e favorire l'acquisto di libri in negozio, però non possiamo scordare che molte persone scelgono di acquistare libri online per altri fattori: la comodità, il vasto catalogo, la preferenza degli ebook, l'appartenenza a un gruppo di discussione online, la possibilità di accedere a recensioni, consigli, confronti, opere correlate ecc.

Mentre le piccole librerie indipendenti hanno il vantaggio della specializzazione per determinate nicchie, che può soddisfare meglio i clienti affezionati, offrono un'esperienza di acquisto personalizzata e più intima, più completa e orientata alla fidelizzazione del cliente.

Chi può dire quale sia meglio? L'ideale non sarebbe che questi due modelli convivessero così da permettere al lettore di scegliere fra più opzioni? Inoltre non voglio approfondire qua l'argomento, ma non è che le grandi catene di librerie siano tanto meglio degli shop online... al posto dei librai hanno commessi, e invece di un catalogo hanno i bestseller!

Ma è davvero un buon metodo?

Con buono non intendo solo efficace, ma anche equo. Sulla seconda ho già la risposta, ed è no: perché favorire un attore piuttosto che un altro? Non è una gran mossa da fautori del libero mercato, riguardo la prima invece ho solo una generale riserva su queste strategie da embargo che mai mi sono piaciute - anche se nel breve termine danno sicuramente risultati evidenti.

  • Vogliamo davvero tutelare le librerie indipendenti, la libertà di scelta e di espressione artistica? Sì!
  • Vogliamo che le opere culturali non siano vendute un tanto al chilo ma che vengano valorizzate al di là della loro essenza fisica come prodotto? Sì!
  • Vogliamo che i grandi distributori siano al servizio di questo settore e non il contrario? Ancora sì per la terza volta!

Beh, ma allora abbiamo già tutto quello che serve per ottenerlo senza questa pagliacciata delle spese di spedizione!

Libreria

Le leggi vanno anche fatte rispettare

Far pagare le tasse ai colossi dell'editoria online nei paesi in cui generano profitti - oltre a essere eticamente corretto - riequilibrerebbe le forze in gioco, mettendo le librerie fisiche nelle conndizioni di competere ad armi pari.

Alcune notizie di riferimento:

La Banda Bassotti

Il grande ostacolo è costituito dal fatto che questi colossi hanno abbastanza potere economico e politico per influenzare il processo decisionale, rendendo difficile l'applicazione di questo sistema, per di più con lo spauracchio dell'aumento dei loro prezzi per compensare queste tasse, che penalizzerebbe solo i consumatori.

Di fatto, però, avere pochi grandi rivenditori è già una penalizzazione, sia per chi produce che per chi acquista!
Tu che ne pensi?

Buona Festa dell’Uovo!

Buona Festa dell’Uovo!

Andremma120408

Oggi è la prima domenica dopo la prima luna piena dopo l'equinozio di primavera, e da anni questo giorno è conosciuto come Festa dell'Uovo! Alla Festa dell'Uovo si mangia... la Colomba (chi sostiene che alla Festa dell'Uovo si mangino uova è un eretico, e brucerà nelle fiamme eterne)!

Buona festa dell'Uovo!

Occhio, però! Perché la Colomba della Festa delle Uova è la più sacra delle creature celesti ricoperte da zucchero a velo, e c'è Colomba e Colomba!

Infatti, pubblicare una foto malamente taroccata sulla confezione del Sacro Volatile è al contempo un gravissimo Peccato Mortale e un orrido Crimine Contro l'Umanità... per non parlare del chiaro indice di un Pessimo Gusto.

E inserire nella confezione orsetti gommosi non è un risarcimento sufficiente! Non vado a controllare ma dev'essere anche un po' sacrilego... lo sanno tutti che gli orsi non fanno uova!

Colomba Bimbi Dal Colle
Ufilinœ

Non so quanto sia percepibile l'imbarazzante inadeguatezza di questo sparuto passerotto, avvizzito, deforme e monco, privo anche dalla bustina di zucchero a velo... cioè, fammi capire in che modo quelli di DalColle pensano di evitare l'Eterna Dannazione!

Ricordo che mio nonno - persona arcigna dalla colazione a pane-e-salame - utilizzava l'espressione ufilinœ per identificare una galassia di sterili merendine che di tanto in tanto gli venivano proposte, e così faccio io ora: questa presunta Colomba è soltanto un'ufilinœ!

ColombAli

Ecco invece come dovrebbe essere fatta! Un'autentica Colomba Integralista per la Festa dell'Uovo, ottima alla vista, all'olfatto, al tatto, all'udito e al gusto. E se ne avanza la puoi mangiare anche il giorno dopo: Uovetta!
Tanti auguri a tutti!

Poesia a orologeria

Poesia a orologeria

Non più tardi di qualche tempo fa accennavo al fatto che avrei ricominciato a partecipare ai concorsi letterari. Da quel momento ho inviato diversi miei lavori a otto fra pro loco, comuni, circoli culturali e simili, sia narrativa che poesia, spesso andando a rovistare anche fra materiale davvero vecchio... per riuscire a soddisfare i requisiti minimi e i temi proposti bisogna saper fare di necessità virtù!

Burocrate

Si fa presto a dire partecipo a tutti i concorsi

Si fa presto a dire parecipo a tutti i concorsi gratuiti e che pagano - come faccio io - l'ostacolo è che trovare quelli giusti spesso necessita un lavoro di scartabellamento, selezione e valutazione davvero disincentivante. Per di più i bandi sono spesso scritti da burocrati in vocabolariese stretto!

Un appello a chi scrive i testi dei bandi

Dai, fate i bravi!

Che cosa ho combinato?

Ebbene, oggi per la prima assolutissimamente volta ho assecondato uno di questi burocrati per - udite udite - scrivere una poesia su commissione!

Vabbè, non esageriamo, in realtà il vincolo prevedeva che l'opera partecipante contenesse un certo verso, e siccome - ovviamente - non avevo nulla che soddisfacesse il bando ma disponevo di una bozza in lavorazione, come un buon castratore di canguri mi sono detto perché non cogliere la palla al balzo?

Concorso Voce che mi chiami

Trattasi di atto impuro?

Se non si fosse capito, l'occasione l'ho colta con estrema naturalezza, e il risultato non mi ha lasciato alcun rimpianto, dispiacere o cruccio, anzi ne sono piuttosto compiaciuto.

Nemmeno la considero un'espressione della porno poesia, perché la cosa non ha toccato in alcun modo il contenuto ma solo in piccola parte la forma... quello davvero non l'avrei saputo fare!

Non posso pubblicarla qui perché l'opera doveva essere inedita - e più inedita di scritta in giornata e inviata si muore! Ah, anche questa cosa che le opere devono essere inedite... prendete atto, o amici redattori dei bandi, che è una dabbenaggine bella e buona: né voi potete verificare né noi possiamo garantire, per cui è davvero d'uopo mettere questa onnipresente richiesta al bando nei bandi!

Che ne pensi, sono stato un po' troppo accondiscendente verso il concorso? Ho fatto bene? Tu l'avresti fatto? Io in effetti no, però l'ho fatto lo stesso... e ora?

Arriva Matana… preparati a ridere!

Arriva Matana… preparati a ridere!

Matana è una miniserie di western di Leo Ortolani, il creatore di Rat-Man. Matana è un personaggio dalle fattezze rattesche, e non solo fisiche: anche lui è stupido, meschino, codardo... ma ha anche qualche difetto. La serie è composta da sei volumi spillati di 32 pagine in formato comic book da 18×26 cm circa. Il prezzo di copertina dei primi cinque volumi è di 3 € mentre l'ultimo è costato la bellezza di 3,5 €.

Matana è un fumetto western, anzi è un fumetto che si ispira chiaramente allo spaghetti western, in cui si sprecano citazioni a Il buono, il brutto, il cattivo, Django, Per qualche dollaro in più, Lo chiamavano Trinità ecc.
Acquistati con regolarità da marzo ad agosto 2021, me li ero tenuti per un momento favorevole, che però non è mai arrivato e così li ho letti lo stesso.

Matana Dettagli

West e fumetti

Il rapporto tra il mondo del fumetto e quello dell'epopea del selvaggio west è stato sempre molto stretto e influente. Molte storie di western sono state poi adattate e trasformate in fumetti, e molti personaggi iconici del far west ne sono diventati protagonisti.

Grazie all'utilizzo di stili grafici innovativi e originali, il fumetto western è riuscito a raccontare la vita dei cowboy, delle tribù indiane e dei criminali del tempo, e a trasmettere il fascino della fuga verso l'ovest, alla ricerca di una vita migliore e piena di avventure.

Solo per citare qualche tutolo italiano tra i più celebri:

  • Tex di Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini è uno dei fumetti western più famosi in Italia, segue le avventure del ranger Tex Willer nel vecchio West.
  • Zagor di Sergio Bonelli e Gallieno Ferri è un altro fumetto western popolare in Italia, segue le avventure dello Spirito con la Scure Zagor nel territorio di Darkwood.
  • Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo è un fumetto western più maturo che segue le avventure dell'ex cavallerizzo Ken Parker in vari luoghi del vecchio West.

Le storie del vecchio west hanno spesso ispirato i fumettisti, che a loro volta hanno contribuito a mantenere vivo il mito del far west nella cultura di massa.

Le copertine di Matana

Arriva Matana... preparati a morire!
Spara più forte... Matana non ti sente!
Nel nome del padre, del figlio e di Matana... amen!
Quando parla Matana... i morti tacciono!
Matana firma con una croce... la tua!
Il buono, il brutto e Matana!

I personaggi principali

Come anche le copertine ci mostrano in modo evidente, i personaggi principali di Matana sono sei, eccoli in ordine di copertina:

  • Matana, alter ego rattesco di Rat-Man, è un cacciatore di taglie.
  • Speranza, alter ego dell'uomo senza nome della Trilogia del dollaro, è un pistolero alla caccia del suo nemico El Muerto.
  • Djanga, alter ego rattesco di Cinzia, pistolera innamorata di Matana.
  • Isaia, alter ego rattesco di Bracco, schiavo dato a Matana come resto per la riscossione di una taglia.
  • Don Alejandro, alter ego rattesco di Piccettino, capobanda di un esercito di pistoleri messicani.
  • El Muerto, lo spietato antagonista della storia che viaggia dentro una cassa da morto e che ha un passato misterioso.

Una gag per volume

La migliore gag del primo volume

Da Matana Vol. 1

La migliore gag del secondo volume

Da Matana Vol. 2

La migliore gag del terzo volume

Da Matana Vol. 3

La migliore gag del quarto volume

Da Matana Vol. 4

La migliore gag del quinto volume

Da Matana Vol. 5

La migliore gag del sesto volume

Da Matana Vol. 6

Giudizio complessivo

Sicuramente chi ha apprezzato/sopportato Rat-Man leggerà volentieri anche Matana, anche se in effetti negli ultimi volumi la storia prende il sopravvento sulle gag (che ci sono sempre, eh!) e quindi potrebbe essere goduto maggiormente dagli appassionati del genere western.

Alle volte ho avuto l'impressione che alcune scene fossero messe solo per allungare il brodo, che in aggiunta alle due pagine con il titolone su sfondo nero (le numero 2 e 3) fanno nascere il sospetto che l'autore avesse più pagine da riempire che idee a disposizione.

Comunque la parte peggiore è da sempre...

L'editoriale di Plazzi! Sicuramente è un ottimo professionista e nessuno meglio di lui può fare quel che fa, ma quelle quattro righe in apertura di ogni lavoro di Leo Ortolani rasentano il patetico (perdonami ma qualcuno doveva dirtelo) e anche se fosse il tentativo di creare un contrasto per elevare il contenuto dell'albo... beh, non ce n'è davvero bisogno!

Sottobicchiere di Matana
Il racconto dell’ancella: riassunti e citazioni

Il racconto dell’ancella: riassunti e citazioni

Il romanzo Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood è una lettura di vitale importanza per chi è interessato alla letteratura distopica. La storia è ambientata in una nuova società, nata da un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, chiamata Repubblica di Galaad (o Repubblica di Gilead, o Regime di Gilead, o Regime Totalitario di Gilead, o Repubblica di Gilead... avere una versione sola sarebbe stato troppo banale), un regime totalitario governato da una teocrazia patriarcale e oppressiva. Gli individui sono divisi in classi rigidissime, le donne sono considerate proprietà degli uomini e sono costrette ad adempiere doveri riproduttivi.

Il racconto dell'ancella, pubblicato nel 1985, è diventato uno dei libri più venduti della casa editrice McClelland and Stewart, ed è stato ampiamente acclamato dalla critica. Molti lo hanno paragonato al romanzo distopico di George Orwell 1984 per la sua descrizione accurata di una società totalitaria e per il suo impatto duraturo sulla cultura popolare.

L'opera segue la storia di Difred, una delle ancelle incaricate di generare figli per gli uomini dell'élite di Gilead. Difred viene coinvolta in un movimento clandestino per ribellarsi contro il regime oppressivo e trovare un modo per fuggire dalla sua prigione dorata.

Il racconto dell'ancella: quarta di copertina

Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c'è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionali, fonda la sua legge brutale sull'intreccio tra sessualità e politica. Quello che l'ancella racconta sta in un tempo di là da venire, ma interpella fortemente il presente.

Riassunti dei capitoli e citazioni

Ho raccolto le frasi che più mi hanno colpito mentre leggevo Il racconto dell’ancella, corredate dai comodissimi riassuntini che scrivevo alla fine di ogni paragrafo. Essendo questi molti e relativamente brevi mi sono stati di grande aiuto per reggere le fila. Ma prima una galleria con le copertine più belle di varie edizioni de Il racconto dell'ancella che ho trovato!

L'organizzazione dei capitoli

Il racconto dell'ancella è un'opera di narrativa distopica suddivisa in 15 capitoli più una nota finale, e ogni capitolo è formato a sua volta da uno o più paragrafi, per un totale di 46 (47 se considero la nota finale) paragrafi. Per ognuno di essi ho scritto un breve riassunto, a cui ho poi associato le citazioni che più mi hanno colpito.

Riassunti e citazioni

Il racconto dell’ancella Capitolo I. Notte

1. L’ambiente è decadente, rimangono solo le tracce di un passato prospero. Vengono presentate le Guardie, gli unici a poter usare pistole come arma, le Zie e cinque donne: Alma, Janine, Dolores Moira e June.

Ci struggevamo al pensiero del futuro. Come l’avevamo appresa, quella disposizione all’insaziabilità?

Gli Angeli stavano dall’altra parte, voltati di schiena verso di noi. Erano oggetto di paura per noi, ma anche di qualcos’altro. Se solo ci avessero guardato. Se solo avessimo potuto parlare con loro. Si sarebbe potuto stabilire uno scambio, pensavamo, un accordo, un baratto. Avevamo ancora il nostro corpo. Erano queste le nostre fantasie.

Il racconto dell’ancella Capitolo II. La spesa

2. Si deduce che il punto di vista della narrazione sia di un’appartenente a una casta, e viva in una casa con altri appartenenti ad altre cose. Lei è una Rossa.

Non sprecare e non ti mancherà niente.

So perché non c’è il vetro sull’acquerello di giaggioli blu, e perché la finestra si apre solo in parte, e perché è di cristallo infrangibile. Non temono che ce ne andiamo di nascosto. Non arriveremmo lontano. Temono altre fughe, quelle che puoi aprirti dentro, se hai un oggetto con un bordo tagliente.

Nel corridoio c’è un orologio a pendolo che, parco, amministra il tempo

Desidero ardentemente toccare qualcosa di diverso dalla stoffa o dal legno. Desidero commettere l’atto del toccare.

3. La protagonista ripensa a quando è arrivata nella casa la prima volta, e ha conosciuto la moglie del Comandante. Si è trattato di una presentazione fredda, formale. Ricordò di averla già vista in TV da piccola in un programma religioso per bambini: il suo nome è Serena Joy.

È buona cosa avere delle piccole mete che si possono facilmente conseguire.

C’è sempre un mercato nero, c’è sempre qualcosa che può essere scambiato.

4. La protagonista, di cui ancora non conosciamo il nome, deve recarsi al centro della città, e ci si può recare solo con una compagna – Digen. Le due compagne hanno il compito di controllarsi a vicenda. Passando un posto di blocco sono notate da due giovani Guardie. Il loro rango non gli permette di avere una compagna, vivono in caserma con l’obiettivo di scalare la graduatoria e migliorare le proprie condizioni. Il fatto di sentirsi osservate e di sapersi irraggiungibili da parte dei due sono piccoli avvenimenti, e rappresentano piccole sfide al potere.

È nera, il colore di un’automobile di prestigio o di un carro funebre, è lunga e lucente. L’autista la lucida con una pelle di camoscio, amorevolmente. Questo almeno non è cambiato, il modo in cui gli uomini accarezzano le buone automobili.

Non ero brava ad aspettare. Serve anche sapere aspettare, diceva Zia Lydia. Ce lo faceva imprimere nella memoria. Diceva anche: Non tutte tra voi ce la faranno fino in fondo. Qualcuna cadrà su un terreno arido o spinoso. Qualcuna di voi ha radici superficiali. Aveva una verruca sul mento che andava su e giù mentre parlava. Diceva: Consideratevi come dei semi, e in quell’istante la sua voce era carezzevole, cospiratoria, come le voci di quelle donne che tenevano corsi di balletto per bambini, e dicevano: Ora braccia all’insù, nell’aria, facciamo finta di essere degli alberi.

Non ci è permesso andarci se non in due. Si dice che sia per proteggerci, ma è assurdo: siamo già ben protette. La verità è che lei è la mia spia, così come io sono la sua. Se una di noi passa tra le maglie della rete per via di qualcosa che accade durante una delle nostre passeggiate quotidiane, l’altra sarà ritenuta responsabile.

Non è il genere di cose su cui fare domande, perché la risposta di solito non è quella che vuoi avere.

sono affamata di notizie, di qualsiasi genere di notizie. Anche se sono notizie false, devono pur significare qualcosa.

I Custodi non sono dei veri soldati. Vengono usati per operazioni di polizia e altre funzioni secondarie, come zappare il giardino della Moglie del Comandante, per esempio, e sono stupidi o anziani o invalidi oppure giovanissimi, a prescindere da quelli che sono Occhi in incognito. Questi due sono giovanissimi: uno ha i baffi ancora radi, l’altro il viso pieno di brufoli. La loro giovinezza è commovente, ma so che non posso lasciarmi ingannare. I giovani sono spesso i più pericolosi, i più fanatici, i più imprudenti con le armi. Non hanno avuto il tempo di imparare a vivere. Con loro si deve andare cauti.

La sua pelle è pallida e ha un aspetto molle e malaticcio, come la pelle sotto una crosta.

È un avvenimento, una piccola sfida alle regole, così piccola da non poter esser scoperta, ma questi attimi sono le ricompense che mi offro, come le caramelle che, da bambina, accumulavo in fondo a un cassetto. Questi attimi sono possibilità, spiragli.

Poi scopro che dopo tutto non mi vergogno. Mi piace il potere; il potere di stuzzicare un cane con un osso, un potere passivo ma reale.

5. Durante i loro acquisti in città, la protagonista e Diglen incontrano un’ancella incinta di un’altra casa, e tutte le altre ancelle la accusano di nascosto di esibizionismo. Successivamente incontrano turisti giapponesi in abiti occidentali. La nostra protagonista pensa che una volta anche lei e Luke (suo marito, forse?) si vestivano così. I turisti chiedono di poterla fotografare ma ottengono un rifiuto in risposta. Alla domanda se fossero felici hanno un momento di esitazione, poi Diglen risponde di sì.

Moltiplicata per due, cammino per la strada.

Esiste più di un genere di libertà, diceva Zia Lydia. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.

Gli studenti la frequentavano moltissimo; ogni primavera si teneva un festival di Humphrey Bogart, con Lauren Bacall oppure Katharine Hepburn, donne indipendenti, che disponevano liberamente della propria vita. Indossavano camicette con i bottoni sul davanti che suggerivano le possibilità della parola aprirsi. Queste donne potevano lasciarsi aprire; oppure no. Sembravano in grado di scegliere. Anche noi sembravamo in grado di scegliere, allora. Eravamo una società che moriva per troppa libertà di scelta, diceva Zia Lydia.

6. Sulla via del rientro le due donne si fermano in una chiesa trasformata in museo, con tanto di cadaveri appesi incappucciati. La protagonista è felice che Luke non sia nessuno di loro: sono medici che praticavano l’aborto.

Sono i sacchi sui capi la cosa peggiore, peggio di quanto sarebbero le stesse facce, fanno sì che gli uomini sembrino bambole su cui non sono ancora stati dipinti gli occhi, il naso, la bocca, simili a spaventapasseri, e in un certo senso lo sono, poiché la loro funzione dev’essere, appunto, quella di spaventare.

Non è una scusante che le loro azioni fossero legali a quel tempo: i loro crimini sono retroattivi.

Il racconto dell’ancella Capitolo III. Notte

7. La protagonista ricorda il suo passato, quando era libera da ragazza e di quando una volta con sua madre – fervida sostenitrice dei diritti delle donne – ha partecipato a una manifestazione in cui la gente bruciava libri, libri scolastici, libri universitari e riviste. Si fa un riferimento a sua figlia, probabilmente morta.

La differenza tra giacere e dover stare a letto. Dover stare a letto è un concetto passivo

I volti erano felici, quasi estatici. Il fuoco può fare questo effetto.

Mi piacerebbe credere che sto raccontando una storia.

Il racconto dell’ancella Capitolo IV. Sala d’attesa

8. Si scopre che è avvenuta una guerra fra sette. La protagonista ragiona di Zia Lidia, di Serena J. e del Comandante, incontrato in corridoio la sera, dove non sarebbe dovuto esserci.

Era sul Time o su Newsweek, mi pare, a quell’epoca si meritava ancora un articolo.

Non cantava già più, teneva discorsi. Era brava. I suoi discorsi trattavano della santità della casa, di come le donne dovessero restare a casa. Lei non si atteneva personalmente a quei principi, ne parlava soltanto, ma dava a intendere questa sua manchevolezza come un sacrificio che compiva per il bene di tutti.

9. La nostra trova un messaggio (proibito) in camera, cerca di informarsi su chi fosse l’occupante della stanza prima del suo arrivo ma ottiene solo risposte parziali.

Ma Rita si è incollata le labbra. Io qui sono come una bambina, ci sono cose che non mi si devono dire. «Ciò che non sai non ti farà soffrire» è stato tutto quello che mi ha detto.

10. Lei pensa al Comandante, i sentimenti nei suoi confronti sono confusi.

Non so se le parole sono giuste. Non riesco a ricordare. Questi canti non si sentono più in pubblico, specialmente quelli che hanno parole come libera. Sono ritenuti troppo pericolosi. Appartengono a sette messe al bando.

Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà.

11. Durante una visita medica periodica, il medico le propone di farsi mettere incinta da lui per dimostrare di appartenere alle donne fertili: se non darà un figlio al comandante sarà classificata non-donna e cacciata. Rifiuta per non infrangere regole ma è molto turbata.

È sincero, solidale e tuttavia si compiace della sua solidarietà.

12. La figlia della voce narrante è stata data in adozione, probabilmente le hanno detto che lei è morta. Dovrebbe avere otto anni.

Evito di osservare il mio corpo, non perché pensi che sia svergognato e impudico, ma perché non voglio vederlo. Non voglio vedere qualcosa che mi definisca così completamente.

Ho imparato a fare a meno di moltissime cose. Se avete tante cose, diceva Zia Lydia, vi attaccate troppo a questo mondo materiale e vi dimenticate dei valori spirituali. Dovete coltivare la povertà di spirito. Beati gli umili. Non proseguiva, non diceva «beati gli umili perché possederanno la terra».

Il racconto dell’ancella Capitolo V. Il sonnellino

13. Nella casa del Comandante viene a vivere Moira, che la protagonista aveva già notato da qualche parte in passato per via dei suoi capelli corti; si accordano in segreto di incontrarsi nei bagni per parlare. Di notte a un incubo del periodo prima della sottomissione.

Occupare il tempo. Questa è una cosa alla quale non ero preparata: la quantità di tempo vuoto, le lunghe parentesi di niente. Il tempo come un canto fermo.

So che le Zie non di servizio se ne andavano nella sala insegnanti per una tazza di caffè o qualsiasi altra bevanda chiamassero con quel nome.

È Janine che racconta di essere stata stuprata da una banda a quattordici anni e di avere poi abortito. Ha raccontato la stessa storia la settimana scorsa. Sembrava quasi che ne fosse orgogliosa. Potrebbe persino non essere vero. Durante la Testimonianza, è più sicuro inventarsi qualcosa piuttosto che dire che non hai nulla da raccontare. Ma poiché si tratta di Janine, probabilmente è vero, più o meno. «Ma a chi va data la colpa?» chiede Zia Elena, sollevando un dito paffuto. «A lei va data la colpa, a lei, a lei» salmodiamo all’unisono. «Chi li ha provocati?» Zia Elena è raggiante, contenta di noi. «Lei. È stata lei. Lei». «Perché Dio ha lasciato che accadesse una cosa tanto terribile?» «Per darle una lezione. Darle una lezione. Una lezione».

«Che le hanno fatto?» sussurravamo, di letto in letto. Non so. Non saperlo peggiora le cose.

Ero solita pensare al mio corpo come a un veicolo di piacere, o a un mezzo per spostarmi da un luogo all’altro o uno strumento per compiere la mia volontà.

Il racconto dell’ancella Capitolo VI. La famiglia

14. Esiste una routine nella giornata in cui alle ancelle è concesso essere presente mentre Serena J. segue il notiziario. La protagonista ripensa al passato quando tentò di scappare dal paese con Luke e sua figlia.

15. Il Comandante legge alcuni passi delle sacre scritture in cui la Bibbia giustifica la loro schiavitù per generare un suo figlio. Moira fingere un malessere ma viene scoperta e punita.

A colazione era il momento delle Beatitudini. Beato questo, beato quest’altro. Erano incise su un disco, la voce era di un uomo. Beati i poveri di spirito, perché loro sarà il regno dei cieli. Beati i misericordiosi. Beati i mansueti. Beati i silenziosi. Sapevo che questo se l’erano inventato, che era sbagliato, e che inoltre tralasciavano molte cose, ma non c’era modo di verificarlo. Beati coloro che piangono, perché saranno consolati. Nessuno diceva quando.

16. La Cerimonia per generare un figlio prevede che la protagonista stia a contatto con la moglie del Comandante mentre sta giacendo con lui, perché anch’ella sia coinvolta.

17. Ritornata alla sua stanza si spalma un pezzo di burro che si è tenuta da parte per ammorbidire la sua pelle. Più tardi incontra Nick, che la bacia e le comunica che il Comandante vuole parlare con lei.

Mi spalmo il burro sulla faccia, cerco di farlo penetrare nella pelle. Non ci sono più lozioni per le mani o creme per il viso, non per noi. Sono considerate vanità. Noi siamo dei contenitori, è solo il dentro dei nostri corpi che è importante. L’esterno può indurirsi e divenire rugoso, come il guscio di una noce. È stata decretata dalle Mogli questa assenza di lozioni per le mani. Loro non vogliono che noi siamo attraenti. Per loro va già abbastanza male così.

Il racconto dell’ancella Capitolo VII. Notte

18. Ipotizza alcuni possibili scenari riguardo il destino di Luke, che le è ignoto.

Credo che Luke sia sdraiato a faccia in giù in una siepe, in un groviglio di felci, le fronde marroni dell’altr’anno sotto quelle verdi appena aperte, o forse è cicuta, sebbene sia ancora troppo presto per le bacche rosse. Restano di lui i capelli, le ossa, la camicia di lana a scacchi verdi e neri, la cintura di cuoio, gli stivali da lavoro. So esattamente che cosa indossava. Mentalmente posso vedere i suoi vestiti, nitidi come in una litografia o in una pubblicità a colori di una vecchissima rivista, ma non il suo viso, o almeno non così chiaramente. Il suo viso sta cominciando a sbiadire, probabilmente perché non era sempre lo stesso, era imprevedibile, a differenza dei suoi abiti. Prego che i fori dei proiettili (due o tre, ci fu più di uno sparo) siano stati uno vicino all’altro, prego che almeno un foro sia stato preciso, veloce, nel trapassare il cranio, il luogo dov’erano tutte le immagini, così che ci sia stato un solo unico attimo di dolore sordo, come la parola tonfo, soltanto quello e poi il silenzio.

Il corpo è facilmente danneggiabile, facilmente eliminabile, è fatto di acqua e sostanze chimiche, è poco più di una medusa sulla sabbia.

Ci dev’essere una resistenza, altrimenti da dove vengono tutti quei criminali, alla televisione?

Il racconto dell’ancella Capitolo VIII. Nascita

19. Il tasso di natalità è crollato a causa delle radiazioni, e i nuovi nati devono essere approvati o dichiarati non-bambini. Le donne si dirigono in ospedale con la Partomobile.

tende ricadenti come i capelli bianchi di un annegato.

L’essere sana di mente è un patrimonio che accumulo come un tempo la gente accumulava il denaro. Lo metto da parte, per quando sarà il momento.

A che darà vita Diwarren? A un bambino, come tutte speriamo? O a qualcos’altro, un Nonbambino, con una testa a capocchia di spillo, o un muso come quello di un cane, o due corpi, o un foro nel cuore, o senza braccia, o con le mani e i piedi palmati? Non si può sapere. Un tempo potevano saperlo, con le macchine, ma questo adesso è proibito dalla legge. E a che scopo saperlo, comunque? Non ci si può far niente; le gravidanze devono essere portate a termine.

20. La protagonista racconta alcuni benefici riservati alle partorienti e ripensa ai racconti di sua madre sulle lotte per i diritti femminili.

Siete una generazione di transizione, diceva Zia Lydia. Per voi è più difficile. Sappiamo che da voi si attendono dei sacrifici. È duro subire l’oltraggio degli uomini. Per quelle che verranno dopo, sarà più facile, perché accetteranno il loro dovere con cuore volonteroso. Non diceva: perché non avranno ricordi. Diceva: perché non vorranno cose che non possono avere.

Un uomo è semplicemente la strategia di una donna per fare altre donne.

Non valgono più delle donne, tranne che per aggiustare l’automobile e giocare al pallone, proprio quello di cui abbiamo bisogno per il miglioramento della razza umana, giusto?

Porco sciovinista diceva. Non è stramba tua madre? diceva Luke, e lei assumeva un’aria sorniona, furtiva. Ne ho il diritto, diceva, sono abbastanza vecchia. Ho pagato il mio scotto, posso permettermi di essere stramba. Tu hai ancora il muso sporco di latte. Quanto a te, aggiungeva rivolta a me, sei troppo superficiale, un fuoco di paglia. La storia mi darà ragione.

21. Janine partorisce una bambina apparentemente sana. Janine verrà trasferita in un’altra casa per generare altri figli, e non verrà mai dichiarata non-donna e inviata nelle temute Colonie. Le mogli hanno il compito di scegliere il nome della neonata; il nome scelto è Angela.

Ma chi può ricordare il dolore, una volta passato?

Sediamo sulle nostre panche, l’una di fronte all’altra, mentre ci trasportano; senza più emozione, quasi senza più alcun sentimento, potremmo essere dei fagotti di panno rosso. Siamo tutte indolenzite. Ciascuna di noi tiene in grembo uno spettro, un bambino fantasma. Ciò che ci sta davanti, adesso che l’eccitazione è finita, è il nostro fallimento.

22. Si scopre che Moira è scappata.

sentita da Dolores, che l’ha sentita da Janine. Janine l’ha sentita da Zia Lydia. Ci possono essere alleanze anche in luoghi simili, anche in simili circostanze. È una certezza sulla quale si può contare, ci saranno sempre alleanze, di un tipo e di un altro.

Riteneva che tutto il pentimento e i piagnistei di Janine significassero qualcosa, riteneva che Janine fosse stata piegata, che fosse una vera credente. Janine era come un cucciolo che tutti hanno sempre preso a calci, si sarebbe messa a pancia in su per chiunque e avrebbe detto qualsiasi cosa, solo per un attimo d’approvazione.

23. Il Comandante la chiama nella sua stanza, un luogo a lei normalmente proibito, per qualcosa che non riesce a immaginare. Una volta incontratisi, le chiede di giocare a Scarabeo, che è un’attività vietata. Prima di andarsene le chiede un bacio, lui le fa pena.

Quando uscirò di qui, se mai sarò in grado di raccontarlo in qualsiasi forma, anche nella forma di una voce che racconta, anche allora sarà una ricostruzione. È impossibile descrivere una cosa esattamente com’era, perché ciò che dici non può mai essere esatto, devi sempre trascurare qualcosa, ci sono troppe facce, lati, fattori che si intersecano, sfumature; ci sono troppi gesti, con questo o quel significato, troppe forme che non si possono mai descrivere completamente, troppi sapori, nell’aria o sulla lingua, troppe mezze tinte, troppe. Ma se sei un uomo in un qualsiasi tempo futuro, e ce l’hai fatta sin qui, ti prego ricorda: non sarai mai soggetto alla tentazione del perdono, tu uomo, come lo sarà una donna. È difficile resistere, credimi. Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande.

Ma ci dev’essere qualcosa che lui vuole da me e volere significa avere una debolezza. È proprio la debolezza, qualunque essa sia, che mi attira. È come una piccola crepa in un muro prima impenetrabile. Premendo l’occhio contro questa sua debolezza, forse sarò in grado di vedere la mia strada.

Il racconto dell’ancella Capitolo IX. Notte

24. Il nome della nostra protagonista, che ha sostituito quello vero, ora è Difred, un patronimico che indica il nome del suo possessore: il Comandante Fred, appunto. Mentre pensa al passato avverte un dolore.

Il racconto dell’ancella Capitolo X. Le Pergamene dell’Anima

25. Cora la trova svenuta e decide di non dire nulla dell’accaduto. Il Comandate concorda con Difred una serie di codici per quando vuole che lei vada a trovarlo. Le fa alcuni regali: una rivista la prima volta. Lei gli chiede una crema per le mani, e da come le risponde capisce che lui non hai idea delle condizioni cui sono sottoposte.

Lei puntava le lame delle cesoie e poi tagliava, con uno scatto convulso delle mani. Era l’artrite o un attacco feroce, un’azione da kamikaze, perpetrata contro i turgidi genitali dei fiori? Il corpo fruttificante. Recidere i germogli accresce la forza del bulbo. Santa Serena, in ginocchio, che fa penitenza. Mi divertivo spesso in questo modo, con piccole, meschine e amare celie su di lei, ma non a lungo. Non serviva a niente indugiare, osservando Serena Joy alle spalle. Quello che volevo erano le cesoie.

C’è un’atmosfera ribelle, sediziosa in questo giardino di Serena, un senso di cose sepolte che esplodono, senza parole, nella luce, come dita puntate verso l’alto, a dire: tutto ciò che è ridotto al silenzio chiederà a gran voce di essere udito, anche se in silenzio.

Si ammalano molto, queste Mogli di Comandanti. Aggiunge interesse alla loro vita.

Mentre mi faceva dondolare la rivista davanti agli occhi come un’esca, l’ho desiderata con una forza che mi ha scosso fino nel profondo. Nello stesso tempo capivo che era un desiderio banale e irragionevole, perché un tempo non mi interessavano quelle riviste. Le avevo sfogliate negli studi dei dentisti, e talvolta in aereo; le avevo acquistate per portarmele nelle camere d’albergo, per passare il tempo mentre aspettavo Luke. Dopo le buttavo via, poiché erano inutili, e non sarei stata in grado di ricordarne il contenuto. Eppure adesso lo ricordo. Contenevano delle promesse. Trattavano di trasformazioni, suggerivano un’infinita serie di possibilità, che si moltiplicavano come le immagini riflesse in due file di specchi l’una di fronte all’altra, si ripetevano, uguali, fino al punto di fuga. Suggerivano un’avventura dopo un’altra, un guardaroba dopo un altro, un miglioramento dopo un altro, un uomo dopo un altro. Suggerivano il modo di ringiovanire, di superare e dimenticare il dolore, di amare e farsi amare all’infinito. La loro vera promessa era l’immortalità.

26. Difred teme che il Comandante si faccia scoprire dalla moglie.

Quella sera, la prima dall’inizio del nostro accordo (non saprei definirlo altrimenti), mi vergognavo. Sentivo che lui mi guardava e ne ero infastidita. Le lampade erano accese, come al solito, poiché Serena Joy evitava sempre qualsiasi cosa potesse creare un’aura anche vagamente romantica o erotica, e la luce scendeva dall’alto, cruda nonostante il baldacchino. Era come essere su un tavolo operatorio, o su un palcoscenico, mi rendevo conto di avere i peli sulle gambe, sparsi e un po’ ispidi, non avevo neanche le ascelle depilate, ma lui non poteva vederle. Mi sentivo rozza. Questa copulazione, o forse fertilizzazione, che per me non avrebbe dovuto essere più di quanto un’ape sia per un fiore, mi appariva come una indecente, intollerabile violazione di proprietà, mentre prima non era stato così.

Si può essere gelosi solo di chi possiede qualcosa che pensiamo spetterebbe a noi.

Per le generazioni che verranno, diceva Zia Lydia, sarà molto meglio. Le donne vivranno insieme in armonia, tutte in un’unica famiglia; voi sarete per loro come figlie, e quando il livello della popolazione sarà di nuovo salito, non sarete più costrette a trasferirvi da una casa all’altra, il vuoto sarà colmato. Ci potranno essere legami di vero affetto, diceva, strizzando l’occhio con aria complice. Le donne si uniranno per un fine comune! Si aiuteranno reciprocamente nelle faccende quotidiane e procederanno insieme lungo il cammino della vita assolvendo ciascuna il compito che le è stato assegnato. Perché aspettarsi che una donna adempia da sola a tutte le funzioni necessarie alla serena conduzione di una casa? Non è né ragionevole né umano. Le vostre figlie avranno una maggiore libertà. Stiamo operando allo scopo di dare un piccolo giardino a ognuna di voi… Agitava il dito ammonitore: Ma non possiamo essere come maiali avidi ed esigere troppo prima del tempo, non è vero?

27. Durante un’uscita per la spesa, Difred e Diglen confessano l’un l’altra di non essere vere fedeli; all’improvviso appare la polizia che brutalmente arresta una persona loro vicina. Difred è sollevata nel comprendere di non essere stata scoperta.

Un topo in un labirinto è libero di andare ovunque, purché resti nel labirinto.

Non mi avvio subito, mi fermo a guardare ancora una volta il Muro. I mattoni rossi, i riflettori, il filo spinato, i ganci. In un certo senso il Muro è perfino più sinistro se è vuoto. Quando c’è appeso qualcuno almeno sai che cos’è il peggio. Ma vuoto è una minaccia potenziale, come un temporale che si avvicini.

colorati, reggiseni coi pizzi, foulard di seta. Cose ormai perdute. Io e Diglen davanti a Le Pergamene dell’Anima guardiamo, attraverso le vetrine antiproiettile, le preghiere che sgorgano dalle macchine e scompaiono di nuovo attraverso le scanalature, per tornare al regno del «non detto». Adesso sposto lo sguardo e non vedo più le macchine, ma Diglen, riflessa nella vetrina. Anche lei mi sta fissando. Ci guardiamo negli occhi. Questa è la prima volta che vedo gli occhi di Diglen di fronte, non di profilo.

28. Difred ripensa al giorno in cui le hanno azzerato il conto e licenziata dal lavoro solo perché femmina.

Pezzi di carta, abbastanza spessa, unta al tatto, color verde, col ritratto di un vecchio in parrucca su un lato e sull’altro una piramide con sopra un occhio. La scritta diceva In God We Trust, abbiamo fiducia in Dio. Mia madre diceva che qualche negoziante teneva per scherzo, accanto al registratore di cassa, un cartello: Abbiamo fiducia in Dio. Tutti gli altri paghino in contanti. Ora sarebbe considerata una bestemmia.

Sembrava un sistema primitivo, totemico anche, come servirsi di conchiglie di cipree. Io stessa devo averlo usato per un po’, prima che tutto finisse alla Compubanca. È così che sono stati in grado di fare quello che hanno fatto tutto in una sola volta, senza che nessuno lo sapesse in anticipo. Se ci fosse stato ancora del denaro liquido, avrebbero incontrato maggiori difficoltà. È successo dopo la catastrofe, quando avevano ucciso il Presidente e mitragliato il Congresso, e l’esercito aveva dichiarato lo stato d’emergenza. Avevano accusato gli integralisti dell’Islam, allora. «State calmi» dicevano alla televisione. «La situazione è sotto controllo». Io ero sbalordita. Tutti lo erano, lo so. Era difficile credere che i membri del governo fossero finiti così. Come erano riusciti a entrare? Com’era accaduto? È stato allora che hanno abolito la Costituzione. Temporaneamente, si diceva. Non c’erano neppure disordini per le strade. La gente stava in casa la sera, a guardare la televisione, sperando di avere qualche direttiva. Non c’era neppure un nemico con cui prendersela.

questi album erano pieni di immagini dei miei primi anni di vita e andavano diminuendo man mano che crescevo, come se quella folla di piccole me stessa fosse stata decimata da una pestilenza.

29. Durante una sera con il Comandante, questo si lascia andare e le confida che le vorrebbe rendere la vita più sopportabile. Le chiede che cosa vorrebbe, lei le risponde che desidera conoscere quel che sta succedendo.

Il racconto dell’ancella Capitolo XI. Notte

30. Difred ripensa a quando lei e Luke sono stati traditi, forse da un vicino, quando tentarono di fuggire.

Cala la notte. È calata la notte. Perché la notte cala, invece di levarsi, come l’alba? Eppure se si guarda verso est, all’ora del tramonto, si può vedere la notte levarsi, non calare; il buio sale verso il cielo, all’orizzonte, come un sole nero dietro la coltre delle nubi, come fumo da un fuoco invisibile, una linea di fuoco proprio sotto l’orizzonte: un bosco o una città in fiamme. Forse la notte cala perché è pesante, uno spesso sipario tirato sopra gli occhi. Una coperta di lana. Come vorrei riuscire a vedere meglio nel buio. La notte è calata, quindi.

«I sentimenti non si controllano» aveva detto una volta Moira, «ma si può controllare il proprio modo di comportarsi».

«Penserò io al gatto» aveva detto Luke, più tardi. Il «gatto», non la nostra gatta, per questo avevo capito che voleva ucciderla. È così che si deve fare prima di uccidere, mi ero detta. Bisogna creare un soggetto neutrale dove prima c’era il vuoto.

Per il Paradiso abbiamo bisogno di Te. L’Inferno ce lo possiamo fare da soli.

Il racconto dell’ancella Capitolo XII. Gezebele

31. Serena J. propone a Difred di provare a rimanere incinta con un altro uomo. Lei non sa se fidarsi, così per guadagnare la sua fiducia le promette una sigaretta e una foto di sua figlia. Scopre così che lei sa dove sia e che non gliel’ha mai rivelato.

Il suo corpo è segnato solo con una J in rosso. Non significa Jew, ebreo, gli ebrei hanno la stella gialla. Ma qui non ne sono venuti molti, perché erano stati dichiarati Figli di Giacobbe e avevano potuto scegliere se convertirsi, o emigrare in Israele. Molti di loro erano emigrati, ammesso che si debba credere ai notiziari.

Avevo visto un’intera nave carica di ebrei, alla televisione, appoggiati alle spalliere, con i loro abiti e cappelli neri e le loro lunghe barbe, come se cercassero di sembrare il più possibile ebrei

«Forse lui non può» dice. Non so a chi si riferisca. Al Comandante o a Dio? Se è a Dio, dovrebbe dire non vuole. In entrambi i casi è un’eresia. Soltanto le donne non possono, sono chiuse, menomate, difettose.

32. Difreud si procura un fiammifero – sempre grazie a Serena J. – e si immagina di fumarsi la sigaretta o di nasconderla, o di usare il fiammifero per incendiare casa. Col Comandante scopre dettagli sul passato, della società che aveva perso ogni forma di desiderio.

Quando gli do il bacio della buonanotte, come se lo desiderassi davvero, ha l’alito che sa di alcol, e io l’aspiro come il fumo. Confesso che assimilo con piacere queste piccole dosi di dissolutezza.

Questa mancanza di paura è pericolosa. «Non basta» ha detto. «È un’astrazione. Quello che voglio dire è che era finito il loro rapporto con le donne». «Finito? Ma se c’erano Pornoangoli dappertutto, perfino motorizzati». «Non sto parlando di sesso, anzi il sesso era facilissimo. Tutti potevano semplicemente comprarlo, ma non c’era più niente per cui lavorare, niente per cui lottare. Abbiamo le statistiche di quell’epoca. Sai di che cosa si lamentavano di più? Dell’incapacità di provare dei sentimenti. Avevano perso ogni interesse per il sesso e per il matrimonio».

«Meglio non significa mai il meglio per tutti»

Me ne sto distesa, l’aria umida mi opprime come un coperchio. Come una coltre di terra. Vorrei che piovesse. Meglio, vorrei che venisse un temporale, con nuvole nere, fulmini, tuoni da far scoppiare le orecchie. Forse salterebbe la luce, allora potrei scendere in cucina, dire che ho paura, sedermi con Rita e Cora attorno al tavolo. Loro capirebbero la mia paura, la condividerebbero e mi farebbero compagnia. Guarderemmo le nostre facce apparire e sparire al tremolare della fiamma delle candele e nei fasci bianchi della luce dei riflettori sul prato.

33. La figlia di Janine ha qualcosa che non va, ed è al suo secondo figlio che accade. Janine sembra perdere il senno, e si scopre che il posto dove sono è chiamato Centro Rosso.

dio è una risorsa nazionale.

34. Ha luogo una cerimonia fra Angeli (soldati tornati dal fronte) e ragazze offerte in moglie. Diglen rivela a Difred di sapere che vede il Comandante di nascosto, e le chiede di scoprire tutto quello che è possibile.

I matrimoni sono ovviamente combinati. A queste ragazze non è mai stato permesso di restare sole con un uomo; comunque per molti anni anche per noi è stato lo stesso. Hanno l’età per ricordarsi qualcosa dei tempi addietro, di quando si giocava a baseball, in jeans e scarpe da tennis, e si girava in bicicletta? Di quando si leggevano i libri, da sole, ciascuna per conto proprio? Qualcuna di loro non avrà più di quattordici anni. Fatele cominciare presto, è la regola, non c’è un attimo da perdere. Ma non possono non ricordare. E quelle dopo di loro pure, per tre, quattro, cinque anni ancora. Dopo non ricorderanno più. Saranno sempre state vestite di bianco, sempre tra ragazze, sempre in silenzio.

«Noi abbiamo dato loro più di quanto non abbiamo tolto»

Adesso, ditemi il vostro parere, siete persone intelligenti, vorrei sapere che ne pensate. C’è qualche cosa che abbiamo trascurato?» «L’amore» rispondo. «L’amore?» ripete il Comandante. «Che tipo d’amore?» «L’innamorarsi». Il Comandante mi guarda con i suoi candidi occhi da ragazzo. «Oh sì» dice, «ho letto articoli che insistevano molto su questo punto, ma guardiamo le statistiche, cara, valeva proprio la pena, d’innamorarsi? I matrimoni combinati hanno sempre funzionato altrettanto bene, se non meglio». L’amore, diceva Zia Lydia con disgusto, che non vi sorprenda a innamorarvi, ragazze. Niente sentimentalismi, niente grilli per la testa! Agitava il dito verso di noi. Non è l’amore lo scopo della vostra vita.

«Voglio che le donne siano vestite modestamente» dice il Comandante, «con pudore e sobrietà. Non voglio che abbiano i capelli intrecciati con oro, perle, o altri ornamenti costosi; i loro ornamenti, come si addice alle donne che hanno una fede, siano le opere buone. La donna impari in silenzio con totale sottomissione». A questo punto il Comandante alza gli occhi a guardarci tutte. «Totale» ripete. «Non permetto a nessuna donna di insegnare o di usurpare in qualsiasi modo l’autorità maschile. La donna deve conservare il silenzio. «Poiché Adamo fu formato per primo e poi venne Eva. «E Adamo non fu sedotto, la donna fu sedotta e si rese colpevole della trasgressione. Ciononostante sarà salvata dalla maternità, se saprà vivere santamente nella fede, nella carità e nella temperanza». Salvata dalla maternità, penso. Da dove credevamo, in passato, che sarebbe venuta la nostra salvezza?

C’è sempre qualcosa per tenere occupata la mente desiderosa di conoscenza.

«C’è qualcosa che non va, cara?» diceva la vecchia barzelletta. «No, perché?» «Ti sei mossa».

allora fingevo con me stessa che dovessimo conservare qualcosa di simile alla dignità.

35. Difred ripensa a quando lei e Luke tentarono di superare un posto di blocco al confine con passaporti falsi, fallendo e dovendo fuggire. Serena J. le porta una foto di quella che sembra essere sua figlia.

«Quello stava per chiamare qualcuno al telefono» aveva detto. Guidava in fretta attraverso la strada sterrata e i boschi, poi eravamo scesi e ci eravamo messi a correre. Cercavamo una cascina dove nasconderci, una barca. Luke diceva che si capiva subito che i nostri passaporti erano falsi e che non c’era tempo per preparare un piano. Ma forse lui un piano lo aveva, forse aveva una cartina geografica in testa. Quanto a me, stavo solo correndo: via, via. Non voglio dover raccontare questa storia. Non sono obbligata a raccontarla. Non sono obbligata a raccontare nulla, a me o a nessun altro. Potrei starmene seduta qui, in pace. Potrei estraniarmi. Rinchiudermi in me stessa tanto a fondo, che loro non potranno mai stanarmi. Nolite te bastardes carborundorum. A lei non è servito. Perché lottare? Tutto è inutile.

Sono una profuga dal passato, e come altri profughi ricordo le usanze e le abitudini di vita che ho lasciato o sono stata costretta a lasciarmi alle spalle,

Ce l’ha in mano, è una Polaroid; quadrata e lucida. Quindi le fanno ancora le macchine fotografiche. E ci saranno album di famiglia, pure, con le fotografie di tutti i bambini; non delle Ancelle, però. Nella storia futura, noi saremo invisibili.

36. Il Comandante regala un vestito sgargiante a Difred, la fa truccare e la invita fuori. Lei per uscire è costretta a nascondersi in auto sotto una coperta.

Mi sono accorta che questa sera usa molte parole al diminutivo. Vuol togliere importanza alle cose e anche a me stessa.

37. Il Comandante la porta in un club, dove funzionari di vario tipo si intrattengono con donne vestite e truccate in modo vistoso. Tra queste riconosce Moira, e le da un appuntamento in bagno.

Posso guardarmi intorno, qui non ci sono alette bianche a impedirmelo. Mi sento la testa stranamente leggera come se ne fosse stato rimosso un peso, o una sostanza estranea.

Tutte sono molto truccate e mi accorgo che non ci sono più abituata perché i loro occhi mi sembrano troppo grandi, troppo scuri e scintillanti, le bocche troppo rosse, troppo lucenti e umide, quasi intinte nel sangue o, comunque, troppo clownesche.

Ciò che provo non è semplice. Certo non giudico male queste donne, non mi sento di essere severa nei loro confronti. Hanno scelto il compromesso. L’opinione ufficiale nega che esistano, tuttavia eccole qui. Questo è per lo meno qualcosa.

«Coraggio» dico a me stessa, «basta tenere la bocca chiusa e assumere un’aria stupida. Non dev’essere difficile».

«È un club?» chiedo. «Be’, lo chiamiamo così, tra di noi». «Pensavo che un club rientrasse nella serie delle cose proibite». «Ufficialmente sì, ma siamo esseri umani, dopo tutto». Visto che non aggiunge altro, dico: «Che significa?» «Significa che non si può ingannare la Natura. La Natura esige, per gli uomini, la varietà. È logico, rientra nella strategia della procreazione. È il disegno della Natura». Io non faccio commenti, quindi lui continua. «Le donne lo sanno per istinto. Perché compravano tanti vestiti diversi, un tempo? Per ingannare gli uomini, per dargli l’illusione di stare con molte donne diverse. Una nuova ogni giorno». Lo dice come se ci credesse, ma dice molte cose in questo modo. Può darsi che ci cre-da, può darsi di no, o può darsi che ci creda e non ci creda, nello stesso tempo. È impossibile capirlo.

38. Moira racconta a Difred di come è fuggita e poi di come è stata catturata. Giudicata irrecuperabile per tornare nelle case, le è stato fatto scegliere fra la dura vita logorante delle Colonie, o quella che poi ha scelto nel club. È stata l’ultima volta che le due si sono incontrate.

Lei ci godeva, sai. Fingeva di obbedire al principio ‘ama-il-peccatore e odia-il-peccato’, ma in realtà le piaceva menar lo staffile.

«Alla fine mi hanno mostrato un film. Sai su che cosa? Sulla vita nelle Colonie. Nelle Colonie passano il loro tempo a pulire. Sono molto consapevoli dell’importanza della pulizia. Qualche volta si tratta semplicemente di togliere di mezzo i morti, dopo una battaglia. I morti dei ghetti urbani sono i peggiori, restano abbandonati più a lungo e raggiungono un più alto grado di putrefazione. Le donne delle Colonie sono incaricate di bruciarli. Nelle altre Colonie, però, stanno peggio perché devono ripulire le discariche tossiche e gli scarichi di materiale radioattivo. Hanno calcolato che, dopo tre anni al massimo, a queste donne cade il naso e la pelle gli si stacca come un guanto di gomma. Nessuno si preoccupa di nutrirle adeguatamente o di fornirle di abiti protettivi, sarebbe una spesa inutile, visto che ci si vuole liberare di loro. Dicono che ci sono Colonie migliori, dove si pratica l’agricoltura, si coltiva il cotone o i pomodori. Ma non erano queste le Colonie che si vedevano in quel film. «Sono le vecchie a finire nelle Colonie (scommetto che ti sarai chiesta perché non si vedono mai vecchie in giro) oppure Ancelle che si sono bruciate le loro tre possibilità, o, infine, le incorreggibili, come me. Le donne delle Colonie sono materiale di rifiuto. Sterili, certo. Se non lo sono all’inizio, lo diventano dopo un po’. Quando non ne sono sicuri, fanno loro un piccolo intervento, così che non ci sia possibilità di errore. Nelle Colonie ci sono anche gli uomini, circa un quarto rispetto alle donne. Non tutti i Traditori del Genere Umano finiscono al Muro.

39. Il Comandante la porta in una camera. Siccome poco prima Moira le aveva parlato di sua madre, Difred ripensa lei, al loro ultimo incontro. Il Comandante la aspetta a letto, lei si fa coraggio con l’idea di fingere per accontentarlo.

Aspiro l’odore di sapone, di disinfettante, ascolto i rumori lontani di rubinetti aperti, di sciacquoni. Non so perché ma mi sento consolata, a casa. C’è qualcosa di rassicurante nelle stanze da bagno. Le funzioni corporee per lo meno restano immutate.

Mi abbassa una spallina, fa scivolare l’altra mano tra le piume, ma non serve. Sto lì sdraiata, come un uccello morto. Non è un mostro, penso. Non posso permettermi moti d’orgoglio o di avversione, c’è tutto un genere di cose di cui bisogna disfarsi, quando le circostanze lo richiedono.

Il racconto dell’ancella Capitolo XIII. Notte

40. Di nascosto Serena J. fa incontrare Difred al suo stallone Nick. Lei sente di tradire Luke.

Il caldo di notte è peggio del caldo di giorno. Anche col ventilatore acceso, nulla si muove, le pareti assorbono il calore e lo ributtano fuori come un forno.

«L’astinenza stimola l’interesse». È una citazione da un vecchio telefilm. E lo spirito dei telefilm era già vecchio anche allora. Nemmeno mia madre parlava così, per quanto posso ricordare.

Vorrei essere ignorante. Allora non sapevo quanto ero ignorante.

Il racconto dell’ancella Capitolo XIV. La Rigenerazione

41. Difred va a trovare Nick alle spalle di Serena J., dopo le visite al Comandante. Difred comincia a credere che fra loro si sia creato un legame, anche se Nick si dimostra sempre molto distaccato.

Mi dispiace che ci sia tanto dolore in questa storia.

Lo trovo sempre con qualcosa in mano, come se fosse occupato, non come se mi stesse aspettando. Forse non mi sta aspettando. Forse non ha la nozione del futuro, o non gliene importa o non osa pensarci.

Né io né lui pronunciamo mai la parola amore. Sarebbe tentare il destino; sarebbe un sentimentalismo, sarebbe di malaugurio.

42. Difred viene fatta partecipare a una Rigenerazione, ovvero ad assistere all’esecuzione pubblica di donne condannate a morte.

C’è un lungo tratto di corda che si snoda come un serpente davanti alla prima fila di cuscini, passa lungo la seconda, e poi dietro, tra le file di sedie, come un vecchio, lentissimo fiume visto dall’alto, che attraversa una pianura. La corda è spessa e marrone e sa di catrame. L’altro capo corre sul palco. È come una miccia, o come la cordicella di un palloncino.

Le colpe delle altre sono il linguaggio segreto attraverso il quale proviamo a noi stesse ciò di cui potremmo essere capaci.

Ha dei guanti neri lunghi fino al gomito. È stata sorpresa a leggere? No, per quello si ha solo una mano mozzata alla terza Condanna. È accusata di lussuria? Ha attentato alla vita del suo Comandante? O, come è più probabile, a quella della Moglie del suo Comandante? Quanto alle Mogli è soprattutto una l’accusa per cui vengono rigenerate, possono farci di tutto, ma non gli è permesso ucciderci, non legalmente. Non con ferri da calza o cesoie da giardinaggio, o coltelli sottratti in cucina, e soprattutto non quando siamo incinte. Possono anche essere accusate di adulterio, certo. Quella è un’accusa sempre valida. Come il tentativo di fuga.

Ho già visto tutto in precedenza: le viene infilato sulla testa un sacco bianco, la fanno salire sullo sgabello come se stessero aiutandola a salire sul predellino di un autobus, la sistemano nella posizione giusta, le infilano il cappio delicatamente attorno al collo, come un paramento sacro, allontanano lo sgabello con una pedata. Ho già sentito quel lungo sospiro salire attorno a me, come l’aria che esce da un materasso gonfiabile, ho già visto Zia Lydia mettere la mano sul microfono, per soffocare gli altri rumori dietro di lei, mi sono già sporta in avanti per toccare la corda, quando è stato il mio turno, ho posato tutte e due le mani sulla corda pelosa, appiccicosa di catrame, nel sole rovente, e poi mi sono messa una mano sul cuore a mostrare il mio accordo con le Rigeneratrici, il mio consenso, la mia complicità nella morte di quella donna. Ho già visto quei piedi scalciare e quelle due donne in nero afferrarli e tirarli in giù con tutta la loro forza. Non voglio vedere più niente. Guardo l’erba, invece. La corda.

43. Una volta terminata la rigenerazione, viene lasciato in balia della folla un uomo condannato a morte per stupro. Diglen capisce che si tratta di un prigioniero politico e durante il linciaggio lo uccide con un colpo netto per evitargli ulteriori torture.

La pena per stupro è la morte. Deuteronomio 22: 23-29.

44. Al momento di andare a fare la spesa Difred si accorge che non sarà Diglen ad accompagnarla. C’è una nuova Diglen che ha preso il posto di quella di prima. Difred cerca di capire se si tratti di una vera fedele, e si fa l’idea che lo sia. Prima di lasciarsi, una volta rientrate, la nuova Diglen dice a Difred che la vecchia Diglen si è impiccata.

C’è una certa consolazione a rientrare nelle abitudini.

«È stata trasferita Diglen? Così presto?» chiedo, ma so che non è così. L’ho vista non più tardi di stamattina, me l’avrebbe detto. «Sono io Diglen» dice la mia nuova compagna. Una risposta perfetta. È lei la nuova Diglen e l’altra, ovunque si trovi, non è più Diglen.

45. Serena J. scopre le uscite notturne di Difred con il Comandante.

«Ho avuto fiducia in te» dice, «ho cercato di aiutarti». Non la guardo in viso. Che cosa hanno scoperto? Di quale dei molti miei peccati sono accusata? L’unico modo di scoprirlo è restare in silenzio. Cominciare a scusarmi adesso, per questo o quell’altro, sarebbe un grave errore. Potrei rivelarle qualcosa che lei non immagina neppure.

Per la prima volta, sento veramente qual è il loro potere.

Il racconto dell’ancella Capitolo XV. Notte

46. Difred teme che Serena J. la voglia punire, ma all’improvviso Nick si presenta da lei e le dice di uscire. Due Occhi (agenti segreti) la arrestano per violazione di segreti di Stato e la portano via su un furgone.

Avrei dovuto rubare un coltello dalla cucina, trovare il modo di impossessarmi delle forbici da cucito. C’erano le cesoie da giardiniere, i ferri da calza, il mondo è pieno di armi, basta cercarle.

Il lavoro sporco è fatto da gente sporca.

Note storiche su Il racconto dell’Ancella

Queste note sono un commento a posteriori sul ritrovamento dei nastri con i racconti di Difred, in cui si scopre che Nick ha fatto intervenire gli Occhi per salvare Difred facendola arrivare nel Regno Unito tramite il Canada.

tutta la musica non religiosa fu bandita sotto il regime.

Non avevamo abbandonato la speranza di rintracciare direttamente la narratrice stessa. Appariva chiaro dal contesto che aveva fatto parte della prima ondata di donne reclutate a scopi riproduttivi e assegnate a coloro che richiedevano questi servigi e potevano avervi diritto grazie alla propria posizione di privilegio.

L’esigenza di un incremento delle nascite era già riconosciuta in epoca pregalaadiana, ed era stata inadeguatamente soddisfatta con l’inseminazione artificiale, con le cosiddette cliniche della fertilità e con l’uso di vicemadri che venivano ingaggiate allo scopo. Galaad dichiarò illegali le prime due perché contrarie ai principi religiosi, ma legittimò e sostenne la terza soluzione, che si ritenne avesse precedenti biblici.

Pare essere stata una donna istruita, ammesso che un laureato di una qualsiasi università nordamericana dell’epoca potesse definirsi istruito.

Era un uomo molto duro, e Limpkin gli attribuisce l’osservazione: «Il nostro grande errore è stato di insegnar loro a leggere. Non lo commetteremo più».

A questo proposito è opportuno un commento sull’organizzazione femminile di controllo nota come le Zie. Judd, secondo il materiale di Limpkin, era dell’opinione fin dall’inizio che fosse più efficace ed economico far controllare le donne, a scopi riproduttivi e altro, a opera delle stesse donne. Non mancavano i precedenti storici; infatti, in qualsiasi impero, imposto con la forza o in altro modo, il controllo degli indigeni è sempre stato effettuato da membri del loro stesso gruppo.

più probabilmente si trattava di Nick, il quale, come risulta dall’esistenza dei nastri, deve aver aiutato Difred a fuggire.

dobbiamo essere grati di qualsiasi briciola la Dea della Storia si è degnata di concederci.

La nostra narratrice avrà raggiunto il mondo esterno sana e salva e si sarà creata una nuova vita? O sarà stata scoperta, nascosta nel suo abbaino, arrestata, mandata nelle Colonie e da Gezebele, o addirittura condannata a morte? Il nostro documento, quantunque a suo modo eloquente, tace su questi argomenti. Noi possiamo evocare Euridice dal mondo dei morti, ma non possiamo far sì che risponda

Chiosa conclusiva

Il racconto dell'ancella è anche una riflessione sul genere femminile e sulla sua posizione nella società: Margaret Atwood utilizza le riflessioni di Difred per esplorare temi importanti come la libertà, l'uguaglianza di genere e la lotta per i diritti umani. La forza narrativa e la descrizione dettagliata del mondo di Gilead rendono questo romanzo una lettura imprescindibile e, nella migliore tradizione del romanzo distopico, un monito su quello che potremmo diventare.

Lo sblocco dello scrittore

Lo sblocco dello scrittore

Dopo aver trascritto le settanta(due) pagine di cui ho parlato qualche tempo fa ero convinto che si sarebbe riaperta una stagione di scrittura grossa, è sempre bello passare alla fase creativa dopo una grande mole di questioni tecnico-gramma-spaccaball-burocratiche. Invece il blocco dello scrittore non ha voluto che fosse così.

La storia aveva preso una piega inaspettata, e se pure devo ammettere che è bello quando capita anche all'autore, è meno bello doversi impegnare per sbrogliare la matassa... o meglio, non era quello che speravo di fare: io avevo voglia di scrivere, non di tornare alla fase di progettazione. Sfruttando una metafora sportiva: volevo giocare, non avevo voglia di allenarmi!

Il blocco dello scrittore non è una sindrome

Il blocco dello scrittore non è una sindrome

Non voglio parlare di sindrome da blocco dello scrittore, ma con il mio metodo di lavoro (ovvero avere una traccia generale ma lasciare i dettagli all'intuizione del momento) è inevitabile ritrovarsi ogni tanto a riflettere e chiedersi dove si è e dove si vuole andare. Ci sono molti contro in questo metodo, ma finché non ne troverò uno migliore...

E insomma ero un po' incagliato perché avevo posto le basi per una situazione che non sapevo come sbrogliare senza riscrivere grossi porzioni di testo o usare un deus ex machina, e mi crogiolavo in questo fastidio interiore finché quasi per caso non ho deciso di provare qualcosa che non facevo da un pezzo: spegnere il cervello.

Non nel senso tragico del termine, ma in un periodo in cui si è letteralmente travolti da lavoro famiglia bollette parenti appuntamenti doveri infortuni malattie fa' la spesa blocco dello scrittore call la macchina e millepensieri al quadrato è letteralmente impossibile staccare. Guardi un film? Leggi un libro? Non stai staccando: stacchi da qualcosa per riattaccarti a qualcos'altro.

C'è però una cosa che ho scoperto nel tempo che mi permette di staccare davvero, di svuotare la mente e pensare al mitologico foglio bianco, questa cosa è la corsa. Però corsa semplice, senza musica o altri aggeggi; la cosa più tecnologica devono essere le scarpe, poi solo un passo avanti all'altro e scansare gli ostacoli.

L'ottusangolo dell'esperto

L'esperto

È risaputo che i benefici derivanti da una bella corsetta siano numerosi, anche per un pigrone della mia specie. Sono andato a controllare, eccone alcuni davvero fighi:

  • Aiuta a migliorare la salute del cuore e delle arterie, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari come l'ipertensione e l'infarto.
  • È un'attività fisica molto efficace per bruciare calorie e perdere peso.
  • Riduce lo stress e l'ansia, migliorando il tono dell'umore e aumentando l'autostima.
  • Sviluppa la forza muscolare e la resistenza fisica.
  • Migliora la qualità del sonno, riducendo il tempo necessario per addormentarsi e aumentando la durata del sonno.
  • Aumenta la densità ossea, riducendo il rischio di osteoporosi.
  • Aiuta a prevenire alcune malattie, come il diabete di tipo 2, il cancro al colon e la demenza.
  • Migliora la capacità polmonare, aumentando la quantità di ossigeno che il corpo può assorbire durante l'attività fisica.
  • Sblocca il blocco dello scrittore.

L'ultima l'ho aggiunta io, comunque la corsa è un'attività completa che porta tanti benefici, sia a livello fisico che mentale. Poi non fa nulla se oggi sono da buttare via, pieno di dolori e con i muscoli scollegati dal corpo, l'importate è che sia riuscito a liberarmi dal blocco dello scrittore!

Focalizza il foglio bianco... ma anche a quadretti va bene

Per superare il blocco dello scrittore focalizza il foglio bianco!

Ci sono riuscito: una volta focalizzato il mio foglio bianco, con la mia matita mentale ho scritto i dati in mio possesso, le cose che non riuscivo a sistemare e gli strumenti a mia disposizione. Nel giro di 3 km avevo risolto tutto: la trama era evoluta in modo naturale, chiudendo eventuali buchi (salvo le necessarie verifiche), elementi di natura per lo più cosmetica si sono integrati diventando essenziali, e questo ramo della storia si è infine legato alla perfezione con il resto dello scritto.

Ho fatto la doccia, scritto una pagina di appunti da sviluppare, e sono felice!

Qual è il tuo metodo segreto? (Psst, non lo dico a nessuno!)

Il tuo segreto per superare il blocco dello scrittore

E tu - scrittore, lettore, cosa o città - ce l'hai una tecnica per ricreare il foglio bianco o comunque per liberarti dal blocco dello scrittore? Meditazione? Yoga? Stupefacenti? Scacchi? Testate al muro? Dimmelomelo!

11 frasi in 10 anni di papa Francesco

11 frasi in 10 anni di papa Francesco

Stamattina ho letto l'articolo Dieci anni di Papa Francesco, ecco 10 frasi che hanno segnato il suo pontificato di Sky TG24 perché curioso di vedere se avessero selezionato anche quella secondo me è la sua frase migliore, che ben identifica lo spirito della Chiesa Cattolica Apostolica Romana SPA, ma con mio grande rammarico non c'era.

Le 10 frasi

Visto che spesso riporto le citazioni dei libri che leggo, ecco le 10 frasi citate da Sky TG24:

  • Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza.
  • Questo vi chiedo: di essere pastori con "l'odore delle pecore", pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini.
  • Un prete non può continuare a essere prete se è un molestatore. Non può. Perché sia malato o un criminale, non lo so. Il sacerdote esiste per dirigere gli uomini a Dio e non per distruggere gli uomini in nome di Dio. Tolleranza zero. E deve continuare a essere così.
  • Chi fa la guerra dimentica l'umanità. La guerra non parte dalla gente, non guarda la vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto l'interesse di parte e i poteri. Si affida alla logica diabolica e diversa delle armi che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune che vuole la pace, perché in ogni conflitto la gente comune è la vera vittima che paga sulla propria pelle le follie della guerra
  • Gli [Vladimir Vladimirovič Putin] parlerei chiaramente come parlo in pubblico. È un uomo colto. Il secondo giorno della guerra sono stato all'ambasciata di Russia presso la Santa Sede a dire che ero disposto ad andare a Mosca a patto che Putin mi lasciasse una finestrina per negoziare. Mi scrisse Lavrov dicendo grazie ma non è il momento. Putin sa che sono a disposizione. Ma lì ci sono interessi imperiali, non solo dell'impero russo, ma degli imperi di altre parti
  • Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? / È Dio che ti ha fatto così, e lui ti ama (queste però sono due - NdRyo).
  • Ho un problema alla gamba destra, si sta infiammando il legamento al ginocchio. È una cosa passeggera, dicono che viene solo ai vecchi, non so perché è arrivato a me.
  • Ho già firmato le mie dimissioni [...] Era Tarcisio Bertone il Segretario di Stato. Le firmai e gli dissi: "In caso di impedimento per motivi medici o che so, ecco le mie dimissioni. Ce le avete già"
  • Siamo qui con il profumo della gratitudine e l'unguento della speranza per dimostrargli [a Joseph Aloisius Ratzinger], ancora una volta, che l'amore non si perde.

Un po' di foto

Ora un po' di foto a caso del fabbricatore di ponti. Anche Sky TG24 ne ha messe un bel po' nel suo articolo quindi non vedo perché io dovrei tirarmi indietro. In realtà avevo previsto questa sezione per dare un po' di colore all'articolo ma - mannaggia ô pataturco - è sempre vestito di bianco! Mi ha fregato!

Instant game: se la prima foto della gallery è Papa Francesco con il cartellino rosso... hai perso!

La Numero Undici

La frase mancante, quella che ho cercato senza successo nell'articolo e che ancora non mi capacito di come non sia stata presa in considerazione o - peggio anora - ritenuta meno significativa di una di quelle dieci scelte è... aspetta solo un secondo, scriverla qua non basta, ecco un'immagine che ben la incornicia:

Se qualcuno offende la mia mamma io gli do un pugno

Come nelle storie migliori, la realtà è stata un po' abbellita, ecco che cosa ha detto esattamente l'Uomo in Bianco:

Se il dottor Gasbarri - grande amico - mi dice una parolaccia contro la mia mamma, ma gli aspetta un pugno!
Papa Francesco

Il messaggio comunque è chiaro: giù le mani da Regina Maria Sivori, la mamma del boss dei preti! Amen.

Ho trascritto 70 pagine di quaderno

Ho trascritto 70 pagine di quaderno

Che poi sarebbero 72, ma faccio cifra tonda e resto umile.

51 + 21 pagine

Comunque, giunse il giorno in cui la paura di smarrire il quaderno con pagine e pagine di lavoro (72: OK l'umiltà ma anche la precisione!) superò la pigrizia per trascriverle, anche perché entrò in ballo il fattore tecnologico con l'idea di sfruttare la dettatura vocale, la stessa con cui è possibile dettare messaggi su Whatsapp e simili ma usata per il bene dell'umanità.

Dettatura vocale

Dettatura

Questa tecnologia è Apple Dettatura, e prevede che io prema una combinazione di tasti, conti fino a tre, pensi a una formula magica e per magia appare quel componente a forma di microfono dell'immagne qui sopra: a questo punto quello che dico viene trascritto più o meno fedelmente dallo spirito bricconcello che vive nel mio PC (a sbafo).

Per i scarsamente dotati di poteri extrasensoriali: aprire il menu Apple ⇨ Preferenze di Sistema ⇨ Tastiera ⇨ Dettatura

Apple dettatura

Bricconcello perché - come nelle mgliori tradizioni - quando ho eseguito i miei test per capire se fosse uno strumento valido, tutto è andato alla perfezione, quando invece l'ho utilizzato sul serio sono saltati fuori tutti i problemi!

Intendiamoci: è un bell'aiuto specie se non si è dattilografi, e io non lo sono... sono abbastanza veloce con la tastiera ma niente di ché, inoltre usando una mano sola perché l'altra deve reggere il quaderno rappresenta per me un enorme handicap.

Quindi, grazie scienza per avermi fornito la dettatura vocale (esiste una dettatura non vocale? Boh!) ma questo non mi esime dal pubblicare il listone delle cose da correggere o implementare.

Gli a capo

Dopo numerosi tentativi ho capito che per fare andre il testo a capo il comando da pronunciare è nuova riga. Problema risolto? In parte: il fatto è che lui va sì a capo, sì nel punto esatto... ma quando vuole lui! Quindi magari mentre io detto non va a capo, e dopo 4 o 5 righe recupera tutto, facendomi vivere nel dubbio se effettivamete abbia recepito o no il comando. Questo sicuramente è migliorabile.

Le lettere accentate

Queste non le becca manco per sbaglio. Giusto alcune parole che conosce, come perché o così, ma dover rincorrere tutte le accentate che sbaglia è a dir poco snervante.

Virgolette e trattini

Per lui le virgolette sono solo "queste", mentre io vorrei che usasse «queste» o - queste - che invece non sono mai riuscito a fargli digerire (cheddupà!) e che quindi dovevo correggere ogni volta, in modo non troppo agevole visto che «queste» nemmeno le ho sulla tastiera!

I nomi di fantasia

Io capisco che lui non possa sognarsi i nomi che io mi invento... ma dopo cinquanta volte che gli dico un nome, lui lo sbaglia e io lo correggo, potrebbe pure impararselo, no?

Il feedback

Questo aspetto è legato al precedente: se mi mostrasse una sorta di indicatore di accuratezza io saprei regolarmi sulla qualità del testo dettato: da rivedere superficialmente, completamente ecc.

L'importanza della riscrittura

Alla fine la riscrittura ha la meglio su tutto: non la puoi aggirare con alcun dettatore vocale spaziale, e poi è anche uno dei motivi principali per cui sono tanto affezionato alla scrittura su carta. Però settantadue pagine erano davvero tante, la prossima volta spero di farne passare meno prima di decidermi a trascriverle!

PS: i titoli dei due capitoli trascritti sono:

  • Diana (pagine azzurre)
  • A occhi serrati (pagine rosa)
Dissipatio HG di Guido Morselli: citazioni

Dissipatio HG di Guido Morselli: citazioni

Dissipatio HG alias Dissipatio H.G. alias Dissipatio H. G. alias Dissipatio Humani Generis (d'ora in avanti userò solo la prima versione, non per pigrizia ma per mancanza di solerzia) è un romanzo distopico e post apocalittico dello scrittore italiano Guido Morselli pubblicato postumo nel 1977. Guido Morselli si è suicidato poco dopo il termine della stesura di Dissipatio HG, il 31 luglio 1973, dandosi la morte con una pistola che lui stesso definì nei suoi diari la ragazza dall’occhio nero.

Dissipatio HD di Guido Morselli

La trama in breve di Dissipatio HG

Il romanzo segue la storia di un uomo che ha deciso di togliersi la vita nella notte immediatamente precedente il suo quarantesimo compleanno, dopo aver rilevato un netto svantaggio dei benefici nei confronti delle cose negative della vita, e probabilmente sentendosi marginale in una società che non lo comprende. Durante questa notte, però, dopo essersi trovato faccia a faccia con la morte, il protagonista di Dissipatio HG decide di non portare a termine il suo proposito e ritorna sui suoi passi.

Man mano il tempo trascorre, prende forma nella sua mente l'impressione di esser tornato in un mondo in cui egli è l'unico testimone... l'intera umanità è scomparsa senza lasciar traccia, come se fosse evaporata. Per verificare quest'idea e cercare altri sopravvissuti, il protagonista vaga esplorando un mondo in cui è completamente solo, provando a comprendere che cosa sia accaduto, nel sempre più arduo tentativo di mantenere la sua sanità mentale, in una lotta contro la sua tendenza verso l'idea del suicidio.

Dissipatio HG è composto da riflessioni continue e asfissianti - tipiche di chi è rimasto solo con ben poco in agenda da fare - sotto forma di lunghi monologhi del protagonista, che esplorano i suoi pensieri e le sue riflessioni sulla vita, la morte, la solitudine e la sopravvivenza, il suicidio e l'esistenza in un mondo privo di umanità.

Dissipatio HG: quarta di copertina

La copertina di Dissipatio HG
Ultimo romanzo di Morselli, di pochi mesi precedente la sua tragica scomparsa, Dissipatio HG (dove HG sta per Humani Generis) è anche il suo libro più personale e segreto, l’unico dove questo maestro del mimetismo ha scelto di porsi direttamente sulla scena. E lo ha fatto in modo così illuminante ed emblematico da far pensare a una confessione che valga da consapevole gesto di congedo. Il protagonista di Dissipatio HG, uomo lucidissimo, ironico, ipocondriaco, e soprattutto fobantropo, attirato da un feroce solipsismo, decide di annegarsi in uno strano laghetto in fondo a una caverna, in montagna. Ma all’ultimo momento cambia idea e torna indietro. Il genere umano, proprio in quel breve intervallo, è scomparso, volatilizzato. Per il resto, tutto è rimasto intatto. Così, paradossalmente, l’umanità è ora rappresentata da un singolo che era sul punto di abbandonarla e che, comunque, non si sente adatto a rappresentare alcunché; neppure, a tratti, se stesso.

Citazioni da Dissipatio HG

Posizione 23-25

Un lungo panico, in principio. E poi, ma tramontata subito, incredulità, e poi di nuovo paura. Adesso l’adattamento. Rassegnazione? Direi proprio accettazione. Con intervalli di proterva ilarità, e di feroce sollievo.

Posizione 46-47

Io non amo Crisopoli, anzi non la posso soffrire. In lei ho scorto il mio antitipo, l’affermazione trionfale di tutto ciò che io rifiuto, l’ho eletta a centro della mia detestazione del mondo; un caput-mundi al negativo.

Posizione 51-52

Un evento (inimmaginabile) anche qui ha sorpreso la gente nel sonno: la sospensione notturna della vita collettiva semplicemente si è prolungata, indefinitamente prolungata.

Posizione 53-54

se io seguito a figurarmeli fuggiti, in realtà loro non sono fuggiti, come la gente di Pompei. Né sono stati ridotti in cenere, come quelli di Hiroshima.

Posizione 107-108

Prendo per il più erto, il mio: quello che da quattro anni m’introduce al mio privilegio, vivere fuori e sopra, vivere solo.

Posizione 126-126

Fuori, sul selciato, la pioggia batteva sonoramente, ma io non dovevo fare rumore. Dovevo, come gli Altri, essere morto.

Posizione 152-152

viene accolto con benevolenza dalla sociologia, ossia ignorato

Posizione 155-156

Ogni tre mesi mi costringete all’attesa del verdetto: «c’è o non c’è». A che scopo, visto che se «c’è», è l’agonia lenta e sicura, consapevole, e senza rimedio?

Posizione 179-180

Quanto alla data che avevo fissata, fra il I e il 2 giugno, c’era una ragione specifica. Sono nato un 2 giugno a mezzogiorno, volevo evitare di compiere quarant’anni.

Posizione 185-189

mi sono messo per il sentiero che costeggia i nostri prati e poi si insinua fra le ombre degli abeti. Una spirale all’ingiù (mi dicevo, camminando). Finora (mi dicevo) hai disceso nella tua vita pareti in pendio, adesso risulta che le pareti in ultimo si fanno verticali. La tua vita termina a imbuto. – Una riflessione più accademica che banale, in quel momento. Ma ero cavo e asciutto come una pomice, e mi compiacevo all’immagine dell’imbuto dove precipitava per me la parabola esistenziale.

Posizione 197-204

Io dovevo calarmi, superare in apnea, pochi istanti, il sifone, e lasciarmi cadere. Ritto o a capofitto, a scelta. Nel lago. Tre o quattro minuti dopo, annegarvi. Seduto sull’orlo del pozzo, i piedi penzoloni nel buio, mi sono concesso un sorso di cognac. Ne avevo con me una mezza bottiglia. Alle 0 e 15 una scivolatina sul sedere, sarei stato dentro; un paio di bracciate per risalire il sifone, e il salto definitivo. Ma alle 0 e 30 del mio orologio da polso, ero ancora lì. Meditante. Meditavo su questo, che il cognac spagnolo non ha niente da invidiare al prodotto francese. Perché? Perché, logico, il distillato dei vini a alto grado zuccherino, prerogativa dei paesi del Sud, non può non essere superiore. Gli stessi ‘Premiers Bois’ francesi, sono vitigni che crescono sotto un sole avaro. E ciò neutralizza il vantaggio dell’invecchiamento nei fusti troppo famosi della Charente. Sono venute le 0 e 40 e io avevo deciso: la gloria dei cognac francesi è effetto di una suggestione collettiva, benché secolare. O, tout court, uno dei tanti falsi miracoli della réclame.

Posizione 231-232

Non mi convince la tesi che ogni esprimere anche il più privato supponga un comunicare.

Posizione 281-282

La posta. Catena al piede, emblema categorico della routine. Garanzia della indefettibile presenza del mondo.

Posizione 292-293

Io sono ormai l’Umanità, io sono la Società (U e S maiuscole). Potrei, senza enfasi, parlare in terza persona: «l’Uomo ha detto così, ha fatto così…».

Posizione 362-368

Vado di là a prendere una bracciata di legna per la stufa e ci trovo una delle vacche di Giovanni. Animal bibliophagum: stava mangiandosi la mia Psicologia del Conscio. I volumi in brochure e con la copertina verde, una trentina di copie che l’editore mi mandò da distribuire agli amici, erano in un palchetto. Lei li brucava di buona voglia, una poltiglia verdastra sgocciolante dal labbrone peloso sul pavimento sparso di pagine a mazzi. Ho riso. Quel riso aveva le stigmate dell’isteria, ma mi scaricava. Il terrore-congestione, si è sciolto in una specie di tenerezza riconoscente. Carezzavo la bestia, che si nutriva fuor di metafora del mio pensiero fatto verbo e rilegato in cartone. Lo avrei ricuperato l’indomani (se mi riusciva di mungerla), finalmente rimunerativo.

Posizione 426-428

No, non sono comicamente Alceste le Misanthrope, sono, a intervalli, fobantropo, ho paura dell’uomo, come dei topi e delle zanzare, per il danno e il fastidio di cui è produttore inesausto. Questa non è l’unica, è una delle ragioni serie per cui tento di avere la solitudine; una solitudine (nei modesti limiti del possibile) genuina, ossia durevole e a ampio raggio.

Posizione 556-561

Non cercata, ho una prova che l’Evento non è una chimera, un’invenzione mia. In mezzo ai binari vedo sfilare una famiglia di camosci. Due femmine, un maschio, e i cuccioli. Scesi a valle dai monti. Mai accaduto a memoria d’uomo. Del resto ho notato qualche altro segno di buon auspicio: gli uccelli fanno un baccano indiavolato, si sono moltiplicati. Sono ricomparsi molto numerosi, con mio piacere perché li ho sempre apprezzati, in senso musicale, i notturni. Le strigi, i gufi, gli allocchi, e le civette, s’intende. L’istinto li avverte di una novità in cui certo non speravano; il grande Nemico si è ritirato. Non ci sono più fumi nell’aria, a terra non ci sono più puzzi e frastuoni. (O genti, volevate lottare contro l’inquinamento? Semplice: bastava eliminare la razza inquinante).

Posizione 569-572

La fine del mondo? Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell’uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi.

Posizione 591-592

Solo gli ottimisti si illudevano che il reale fosse razionale,

Posizione 613-614

Quello che per ogni altro sarebbe l’oceano della negazione, un orrore totale, io ci galleggio sopra in una barchetta di carta. Costruita con poche, mediocri, qua e là ironiche, idee generali.

Posizione 637-639

Mi sono riveduto nella villa sul lago, dove, fra una primavera e un autunno, guarii insieme da due sottili malattie, la giovinezza (ero entrato il giorno che compivo ventinove anni), e una neurosi ossessiva.

Posizione 670-676

Era una sera sprecatamente bella, e camminavo con lei nella pineta dietro casa; mi disse che trovava strano che i nostri rapporti si mantenessero «così neutri». Cioè, platonici. Lei (aggiunse) stava bruciando dalla voglia di «essere mia». Usava la vecchia locuzione gergale, falsa già in senso fisiologico. Venti minuti dopo avevo regolarizzato la nostra posizione, e lei mi confidava con candore, sul posto, che il desiderio che aveva avuto era in realtà il bisogno di «mettermi da parte». Ci risi su, ma avevo torto, stavolta Henriette parlava bene e chiaro: l’aspirazione a possedere materialmente una cosa o una persona, nasconde, con qualche approssimazione, il nostro intento di liberarci di essa, di passare a altro. Quello che abbiamo posseduto, ce lo possiamo mettere dietro le spalle, confinarlo nel passato, nel già-fatto.

Posizione 788-790

Gli ordinatori elettronici continuano a funzionare, o quanto meno sono in grado di funzionare, ci siano o non ci siano gli operatori e gli utenti; così imperturbati che, volendo, potrei dialogare con essi, se ciò a sua volta non mi puzzasse di teoria (teoria cibernetica). O di science-fiction.

Posizione 793-793

L’idolatria della comunicazione era un vizio recente.

Posizione 794-794

la società, dopotutto, era semplicemente una cattiva abitudine.

Posizione 802-804

Non posso soffrire la nostra piccola metropoli, ecco tutto. Basta il suo nome, o emblema, a darmi noia. Un’ostilità di cui ho rinunciato da un pezzo a approfondire i motivi, renitente come sono a scrutarmi appena un dito sotto la pelle.

Posizione 822-827

Il connotato del morto è l’impassibilità: ora l’ignoranza e (aggiunga) la dimenticanza o facilità a dimenticare, riducono noi vivi, per la quasi totalità delle esperienze (o relazioni) possibili, a una impassibilità analoga. Siamo morti a tutto ciò che non ci tocca o non c’interessa. Non dico a ciò che succede sulla Luna, ma a ciò che succede a coloro che stanno di casa dirimpetto a noi. Della miriade di eventi che si verificano ogni giorno nella nostra stessa sfera umana più prossima, ne conosciamo solo alcuni, qualche decina diciamo, e di solito indirettamente, attraverso un notiziario. Usiamo, e male, una lingua, delle 3.000 che si parlano nel mondo. Morire biologicamente, è il perfezionarsi di uno stato in cui ci troviamo già ora.

Posizione 858-858

Il pessimismo radicale sconfina nell’ottimismo.

Posizione 872-878

C’è una mia vecchia lettura, un testo di Giamblico che ho avuto sott’occhio non ricordo per che ricerca. Parlava della fine della specie e s’intitolava Dissipatio Humani Generis. Dissipazione non in senso morale. La versione che ricordo era in latino, e nella tarda latinità pare che dissipatio valesse ‘evaporazione’, ’nebulizzazione’, o qualcosa di ugualmente fisico, e Giamblico accennava nella sua descrizione appunto a un fatale fenomeno di questo tipo. Rispetto a altri profeti era meno catastrofico: niente diluvio, niente olocausto «solvens saeclum in favilla», assimilabile oggi a un’ecatombe atomica. Gli esseri umani cambiati per prodigio improvviso in uno spray o gas impercettibile (e inoffensivo, probabilmente inodoro), senza combustione intermedia. Il che, se non glorioso, perlomeno è decoroso.

Posizione 879-884

Ho dei trascorsi eruditi di cui, dopo un’astinenza di anni, non mi pento. Sino a Ezechiele (10 secoli circa dopo Mosè) nessun indizio, nello stesso Ebraismo, del concetto di una vita ultraterrena riservata dopo il soggiorno nel mondo agli umani. I giusti venivano premiati con la prosperità (terrena) e con la longevità; così di Abramo è detto che morì «sazio di anni». In seguito, il compenso ultraterreno divenne, come è noto, uno dei fondamentali ingredienti della ricetta religiosa per Ebrei, Cristiani, Mussulmani, e argomento prediletto della teologia e letteratura annessa.

Posizione 891-892

I pagani come tali possono sublimarsi, i peccatori no. Sarebbe interessante sapere a quale delle due categorie appartenga io. Supposto che non le cumuli tutt’e due.

Posizione 905-911

Nella camera del Mayr che ho visitato, c’era la solita scorta di tranquillanti, sul comodino. Me li sono messi in tasca. Ma non che soffra d’insonnia; mi hanno suggerito un’idea. Mi sento in dovere di riseminare (sì, riseminare) la specie, emblematicamente, col metodo di Deucalione. Il quale usò i sassolini che poi si trasformarono in esseri umani. Usando compresse di meprobamato, conto di propiziare una razza più calma, meno rissosa (di quella estinta). E le spargerò, ho pensato, sul campo di tennis del Bellevue dove ho visto giocare le partite di Coppa Davis, zona europea. Se nasceranno saranno bella gente, come i campioni del tennis, e connaturati al fair-play, come quelli. Le spargerò con parsimonia. È una razza che ha l’abitudine di moltiplicarsi esponenzialmente. Non si sa mai. Il rito si è svolto sotto la pioggia. Che del resto usava bagnare cerimoniali meno importanti.

Posizione 931-934

Io sopravvivo. Dunque sono stato prescelto, o sono stato escluso. Niente caso: volontà. Che spetta a me interpretare, questo sì. Concluderò che sono il prescelto, se suppongo che nella notte del 2 giugno l’umanità ha meritato di finire, e la «dissipatio» è stata un castigo. Concluderò che sono l’escluso se suppongo che è stata un mistero glorioso, assunzione all’empireo, angelicazione della Specie, eccetera.

Posizione 1018-1019

le probabilità che l’Evento sia reversibile calano col passare dei giorni. I ‘cari scomparsi’ diventano, sempre più verosimilmente, i ‘cari estinti’.

Posizione 1034-1035

«L’umanità non ha responsabilità, non ha colpe, subisce un destino: amiamo la morte.

Posizione 1049-1049

Ma di questo io rendo merito, soprattutto, al mio nominalismo.

Posizione 1055-1057

come storico registrerò che si è instaurata l’Anarchia con l’abbattimento del suo nemico primordiale, il principio di proprietà. E si è instaurata nello stesso tempo la Monarchia nel valore categorico del termine, tutto il potere a Uno solo. Anarchia e Monarchia coincidono, ora e in me.

Posizione 1114-1116

Sconfortante: la natura era bella e tremenda, ma in funzione a-sociale. Supponeva, negativamente, l’uomo. Io la volevo inviolata, però violabile. Mi sto domandando: per goderla c’era bisogno dei cartelli: «Vietato l’ingresso»?

Posizione 1145-1148

La mia paura non si definisce. È troppa.       E è troppo nuova. Nessuno sulla terra, in un mondo che le paure credeva di averle provate tutte, l’ha mai provata.

Posizione 1163-1163

Il trauma mi aveva ridotto allo stato, non del tutto negativo, di cosa.

Posizione 1182-1183

i morti non vedono se stessi, il loro stesso sangue che hanno versato.

Posizione 1228-1229

i morti hanno il dono di inesistere.

Posizione 1231-1232

Su questa terra non c’è l’eterno, non ci sono che attimi, per quanto incalcolabili.

Posizione 1247-1247

Ho un progetto, e con questo (lo sento) io sfato la morte,

Posizione 1266-1266

Si ripeterebbe il campionato del mondo di calcio per mettere alla prova «un» giocatore, fosse pure Pelé redivivo?

Posizione 1278-1278

Adamo non pensava di se stesso «sono tanto virile», perché non aveva termini di paragone.

Posizione 1353-1354

Carlos aveva il dono della cordialità formale, era uno di quelli che alimentavano l’annuo ricatto degli auguri.

Posizione 1466-1467

E tutta questa storia sarebbe la funebre trovata di un solipsista feroce, ma d’altra parte pusillo e poltrone, che respinge caparbiamente l’idea di morire.

Posizione 1469-1469

Stamattina a buio ero sveglio, da un sonno senza sogni. Sveglio e, poco dopo, deambulante, camminante, in istato di perfetto automatismo.

Posizione 1539-1541

a vent’anni mi interrogavo: sono, sarò, a livello umano? Ma era un pessimismo retorico. Con un margine di approssimazione, un ristretto fluttuare sopra e sotto, il livello umano medio lo avevo raggiunto e l’ho tenuto. Per esempio, mi sono dato spesso della bestia. Il che una bestia non usa.

Posizione 1607-1608

Se fossi morto, c’era un solo posto dove mi sarebbe piaciuto esser sepolto: ai Ross. Ingrassare le eriche e i ginepri così magri e deserti, che mi avevano accolto con favore, da ragazzo e dopo.

Posizione 1649-1650

Poi mi sono fatto la predica. Ti si chiede di riconciliarti, non lo capisci? Non condannavi i Ladroni e le Prostitute. Non condannare i Mercanti.

Concorsi letterari… per la celebrità!

Concorsi letterari… per la celebrità!

Rompo subito il ghiaccio dicendo il nocciolo di tutta la questione: ho partecipato a non-uno-non-due-ma-tre concorsi letterari! La notizia non è esattamente fra le più eccitanti, ma visto che ai concorsi letterari non vinco mai, tanto vale celebrarne almeno la partecipazione! Partecipazione che - secondo i miei archivi segreti - non avveniva ben dal 2016!

C'è stato un periodo in passato in cui non ero molto selettivo e mi iscrivevo più o meno a tutti i concorsi che mi passavano sotto mano, senza badar troppo a chi li organizzava e dove, a quale fosse il premio in palio, quali fossero le modalità di partecipazione ecc.

Basti dire che nel 2006 - l'anno di punta secondo gli archivi di poco fa - ho partecipato ben a 56 concorsi letterari: una media di uno a settimana, collezionando giusto un pugno di attestati, menzioni, segnalazioni e probabilmente qualche maledizione da chi è stato costretto a leggere mie poesie o racconti brevi di quel periodo.

Ecco come non sono i concorsi letterari
Quelli visibili nell'immagine sono tutte versioni alternative di me medesimo che partecipo a concorsi letterari in una deformazione dello spazio-tempo, compresi quelli in piedi, quelli che se ne stanno andando, femmine, vecchi e bambini.

Concorsi letterari: via alla sigla!

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo mai
noi sapremo sfruttare le tue qualità
dacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorso
per la celebrità

Edoardo Bennato
I concorsi letterari del gatto e della volpe

Non vogliatemene, onesti organizzatori di concorsi letterari seri e dai nobili intenti, ma quaggiù è pieno di Gatto & Volpe Ltd. il cui unico obiettivo è quello di spennare più pollastri possibile a colpi di spese di segreteria! Che poi che cosa significa, visto che il materiale non lo restituiscono mai e se gli servono più copie le fanno inviare già al concorrente? Quanto può costare un evidenziatore e una matita col gommino?

Invece di cercare una risposta che non esiste, nel corso degli anni ho identificato alcune caratteristiche che i concorsi letterari devono necessariamente avere perché li prenda in considerazione, dei filtri insomma.

Le caratteristiche del concorso ideale

  • Beh, la prima è quella che mi aiuta di più, e che anche i siti che raccolgono i bandi di concorso spesso segnalano: la partecipazione deve essere gratuita, un po' come succede per l'editoria, il concorso a pagamento è indice di poca serietà ed è qui che troviamo tutti i furbetti spennapolli.
  • Punto numero due: per il vincitore (solitamente anche fino al terzo classificato) deve essere previsto un premio concreto: i migliori a mio modo di vedere sono premi in denaro o la pubblicazione dell'opera inviata. Premi in pacche sulle spalle anche no.
  • L'ultimo punto è una new entry: solo spedizione digitale dei lavori: non ho tempo e voglia di stampare, fascicolare, imbustare, affrancare, spedire, aspettare ecc. che oltre antiecologico, nel 2023 è proprio stupido! E non voglio nemmeno citare quelli che richiedono l'invio di una busta con dentro una chiavetta USB... andate a cagare!

Le directory di concorsi letterari

Siti directory per concorsi di questo genere non sono una novità, da che ne partecipo sono sempre esistiti, purtroppo o per fortuna nel corso degli anni si sono passati il testimone del migliore di categoria, quindi non esiste un over the top con i relativi satelliti, ma un certo numero di siti in sana concorrenza fra loro che portano avanti il servizio ognuno a modo proprio.

Questi sono quelli che utilizzo io oggi, che quindi pubblicano bandi o segnalano concorsi letterari dalle caratteristiche che piacciono a me; la rassegna è sicuramente incompleta ma se avrò modo cercherò di aggiornarla.

concorsiletterari.it
Literary
concorsi-letterari.it
Il piacere di scrivere
Concorsiletterari.net

Oeh, non farmi fare brutta figura, e se ti iscrivi a un concorso interessante trovato su questi siti non mancare di segnalarmelo, ci così partecipo anch'io e ti frego il premio!

Parole Belle: Nittalopo (ep. 1×07)

Parole Belle: Nittalopo (ep. 1×07)

La parola bella di questo settimo - e ultimo della stagione - episodio è nittalopo (che non è un roditore marsupiale tipico della padana inferiore).

Ho trovato il termine nittalopo leggendo…

Nittalopo nella pagina

Quest'anno ho voluto approfondire i romanzi distopici italiani, e nella mia lista compariva Dissipatio H.G. di Guido Morselli. È stato proprio leggendo questo libro che ho trovato questo termine che mi ha colpito sia per la forma e il suono che per il suo significato. Forse lo sono anche io un po' nittalopo, forse mi scoccia accendere la luce di sera, forse in realtà una luce da qualche parte arriva sempre, ma di sicuro è il momento di togliere ogni dubbio sul termine protagonista dell'articolo!

Il significato di “nittalopo”

Nei dizionari che consulto abitualmente, nittalopo è sempre definito come uomo o animale che presenta nittalopia, quindi ecco la definizione di questa:

nictalopìa (o nittalopìa) s. f. [der. di nictalope]. – Nel linguaggio medico, buona capacità visiva nelle ore notturne, sia come espressione di particolare efficienza della vista in condizioni di penombra (nfisiologica), sia come temporaneo e provvisorio recupero della funzione, favorito dall’assenza di luce, in persone affette da minorazione visiva nelle ore diurne (emeranopia o npatologica). Dizionario della Lingua Italiana Treccani
 Nittalopo in Treccani

Gran finale di stagione!

Occhio di nittalopo

Anche se di notte vago per casa a luci spente, è possibile udire il trepestio tipico di chi teme di sbattere il naso contro i muri e apparire sfigurato nell'ultima puntata della prima stagione di Parole Belle.
Se poi qalcuno mi chiedesse perché la prima stagione è durata due anni ho in risposta solo un bel non so!

A presto con la seconda stagione, ricca delle stesse cose della prima!

Il nuovo corso: il romanzo distopico di Mario Pomilio

Il nuovo corso: il romanzo distopico di Mario Pomilio

Avevo in lista di lettura Il nuovo corso di Mario Pomilio da diverso tempo, con altri romanzi distopici italiani. Ho dato però precedenza a libri che avevo recuperato in formato elettronico, impelagandomi anche in letture catastrofiche, e non per il tema ma proprio per il contenuto. Con Il nuovo corso per fortuna non è stato così, da nessun punto di vista: una lettura rapida, piacevole e di indubbio valore.

Ho recuperato una copia del romanzo (Rusconi, 1979) nel circuito bibliotecario e quindi non ho potuto - come mio solito - sottolineare le pagine, ma l'ho riempito di foglietti e bigliettini con le indicazioni dei passi più interessanti; alla fine la mia copia de Il nuovo corso assomigliava a una scultura postmoderna investita da una cartiera!

Copyright de Il nuovo corso
La copertina de "Il nuovo corso"

Il nuovo corso: quarta di copertina

Apparso dopo il disgelo e i tragici fatti d'Ungheria, di cui è trasparente metafora, questo romanzo è un fervido discorso sulla libertà che Pomilio svolge sul filo della fantasia con trovate paradossali e sottilmente allusive.

Un libro di straordinaria attualità, quasi che la Storia si fosse fatta carico di inverare l'intuizione letteraria.

Il turbamento e lo smarrimento del giornalaio Basilio, dopo i primi attimi di euforia per il nuovo corso proclamato dal l'onnipotente Partito, è lo stesso smarrimento e turba mento dei milioni di persone, di noi tutti, che in quei pochi mesi del 1989 abbiamo assistito increduli al dissolversi di regimi comunisti che parevano eterni e al repentino frantumarsi di muri che gli uomini avevano eretto per dividere altri uomini.

Un romanzo che s'inserisce pienamente anche nelle tematiche più tipiche della narrativa di Pomilio, dove mai la passione civile è disgiunta da una più alta riflessione etica.

Riassunti de Il nuovo corso

Non so bene da dove mi sia venuta quest'idea di produrre mini riassunti dei capitoli del romanzo, forse temendo di affrontare una lettura lunga e frastagliata ho pensato che mi sarebbero serviti per tenere le fila... in ogni caso riporto a seguire i mini riassunti di ogni capitolo con la raccolta delle frasi che più mi hanno colpito.

Capitolo 1

In un Paese governato da un regime totalitario, un'unica città è rifornita delle copie de La Verità, il notiziario del Partito - l'unico esistente, in cui è annunciata la fine del regime: il nuovo corso ha inizio. Basilio l'edicolante accoglie la notizia con entusiasmo ma si stupisce notando negli altri scarsa condivisione del suo sentimento. Sorge il dubbio che la notizia non sia vera.

Capitolo 2

Basilno nota che i F.P. (funzionari di partito) non sembrano turbati dal nuovo corso. Il dialogo con il professore di storia lo demoralizza: l'inizio del nuovo corso è anche la fine della storia? Il lattaio gli ridona speranza quando gli dice che il Partito ha deciso di prendfere in mano il nuovo corso.

Capitolo 3

Una manifestazione per il nuovo corso ha agli occhi di Basilio l'aspetto di una manifestazione per il Partito. Basilio recupera un cartello con la scritta W il partito e lo cambia in Abbbasso il partito, W la libertà. La folla cerca di evitarlo.

Capitolo 4

Una delegazione composta da quattro cittadini cinesi visita la città. Di loro non si conosce nulla, e la comunicazione non è possibile perché essi parlano solo la loro lingua. Le autorità locali fanno visitare le bellezze della città e del nuovo corso. Al momento della partenza il loro aereo viene munito di volantini inneggianti la libertà, che il pilota lascia cadere al suolo, generando panico e meraviglia; una squadriglia di caccia decolla e li abbatte.

Capitolo 5

Gli operai della fabbrica di via del Progresso si domandano che cosa sia la misteriosa cosa che producono. L'operaio del posto 35 è ossessionato dal perché non doveva sapere. Letta la notizia del nuovo corso, si fa avanti con il Direttore, ma nemmeno lui ne sa nulla. Il 35 conlude che sarebbe stato meglio non saperlo.

Capitolo 6

Il primario dell'ospedale stava effettuando esperimenti su un siero per annullare la volontà, in modo da gettare le basi per la sua idea di società perfetta. Con l'arrivo del nuovo corso pensa che non gli sarà concessa la sperimentazione umana, si inietta dunque il siero. Gli effetti si rivelano mostruosi, il desiderio di farsi servo del proprio cane lo sconvolge.

Capitolo 7

Alessio e due amici, originari di un'altra città, decidono di farsi ambasciatori per il nuovo corso e visitare la città di origine. Là non scorgono alcun cartello, nessun festone. Una folla li segue incuriositi e alla fine i tre sono arrestati. Cercando di giustificarsi con la loro copia de La Verità diversa da quella locale, fanno nascere il dubbio che sia la loro quella vera.

Capitolo 8

Lazzaro il vagabondo viene visto abbandonarsi volontariamente alle acque del fiume e morire. Lui si sentiva utile, come termine di paragone negativo da evitare, in contrapposizione come simbolo del progresso. Quando viene a sapere del nuovo corso, immediatamente capisce che sarebbe diventato un peso, e si decide per l'estremo gesto.

Capitolo 9

Basilio discute con gli amici sul significato della libertà, di come dovrebbe essere intesa la sua vera essenza. Rimuginando questi concetti arriva fino a sera provando un senso di disagio. Di notte ha un sogno: le copie de La Verità del giorno successivo escono in bianco, censurate. Lui ne vuole una prima dell'intervento della censura, riesce a ottenerla ma gli viene sottratta. In lacrime la reclama come figlio suo, dopodiché si sveglia.

Capitolo 10

Basilio si desta intontito, ma lo conforta l'idea di leggere la nuova edizione de La Verità. Recatosi in edicola, sfoglia in anteprima un numero, ma notando la completa assenza di riferimenti verso il nuovo corso, si sente tradito e decide di mettere in vendita i numeri avanzati dal giorno prima e di bruciare i nuovi.

Si sente tradito perché con questo precedente, anche se un giorno dovesse presentarsi davvero il novo corso e una reale libertà, la gente sarebbe sospettosa, e ne avrebbe paura. Attirata dall'incendio, si presenta la polizia e Basilio scappa, scomparendo tra le fiamme.

Capitolo 11

È il giorno prima degli ultimi avvenimenti e il direttore del carcere legge del nuovo corso sul giornale. Decide dunque di sospendere un'esecuzione in programma quel giorno in attesa di ulteriori chiarimenti. Incontra il condannato per comunicarglielo personalmente e vederlo gli fa comprendere che non è solo un prigioniero, ma un uomo con egami e desideri.

Il giorno dopo si rende conto che non c'è stato alcun nuovo corso, che si è lasciato andare, e per paura di ripercussioni fa eseguire la condanna sospesa, intimando tutti di testimoniare che fosse avvenuta il giorno prima. La paura lo avvolge mentre cerca di riprendele la sua solita vita.

Il nuovo corso romanzo distopico

Il nuovo corso è un romanzo distopico

Il nuovo corso è un romanzo distopico che va oltre la premonizione di un futuro indesiderabile, fa di peggio: pesca nella storia reale. Si tratta - come dice la quarta di copertia - di una metafora, della narrazione della rivoluzione ungherese del 1956 attraverso la voce del romanzo distopico.

Forse troppo poco conosciuta, si tratta della rivolta armata avvenuta a Budapest contro il regime filosovietico che durò dal 23 ottobre all'11 novembre 1956. La rivoluzione finì con la repressione armata dell'esercito sovietico e un altissimo numero fra morti e feriti.

I punti di contatto con il romanzo sono certamente molti più di quelli che potrei individuare io, ma consiglio di leggerlo anche se non si è storici: il fascino del romanzo distopico è anche quello di farsi suggestionare da avvenimenti lontani che non sono in realtà così lontani.

Elianto, un romanzo distopico un po’ troppo vicino

Elianto, un romanzo distopico un po’ troppo vicino

Ho deciso di rileggere Elianto perché la prima volta mi piaque parecchio; qui il contributo grafico da una mia recensione del 2012 del romanzo distopico di Stefano Benni.

Inoltre la recensione era talmente striminzita che mi sono sentito in dovere di aggiungere qualcosa!

Recensione di Elianto

Striminzita sì, ma che credo abbia colto nel segno: anche oggi definirei Elianto in questo modo: spensierato racconto della distopia del mondo molto vicino al nostro oggi. Grande ricchezza di invenzioni... buone e cattive.

Prima di procedere però volevo far notare i capolettera dei capitoli (prendiamo quello del prologo come rappresentante liberamente eletto da me), di pregevole fattura e ben rappresentanti dell'opera; un particolare forse frivolo, ma che in un contesto in cui la qualità dell'oggetto libro è sempre meno distinguibile dall'oggetto cartaigienica, ho saputo apprezzare.

I capolettera di Elianto

Elianto: quarta di copertina

Se si fugge di notte da Villa Bacilla sulle ali di una diavolessa sexy, sorvolando Tristala assieme a tre equipaggi che si spostano contemporaneamente, può accadere di visitare gli otto mondi alterei della mappa nootica. Capita così di conoscere la terra primordiale di Ermete Trismegisto, Protoplas; i mari incantati di Capitan Guepière a Posidon; i cinquanta casinò e i locali notturni di Bludus; Mnemonia con i suoi fuochi fatui e l’insidia dell’embambolia; Medium con le sue giornate di Beneficenza Ben-evidente… C’è speranza di riuscire, assieme ai protagonisti, a districarsi tra le mille prove e di attraversare gli infiniti mondi creati dalla fantasia di Stefano Benni?
La copertina di Elianto

L'antiriassunto

Elianto, oltre al titolo dell'opera, è il nome del tredicenne protagonista del romanzo. O meglio, uno dei protagonisti, perché in effetti ce ne sono parecchi, e non tutti stinchi di santo.

All'inizio della storia Elianto è ricoverato alla clinica Villa Bacilla di Tristalia (noti qualche assonanza?) ospedale nel reparto dei malati terminali a causa del morbo dolce, ma i due medici che si contendono la direzione della struttura non sembrano concordare sulle sue sorti.

C'è anche un gruppo di diavoli, tre teppisti, la famiglia di Elianto che vive in un claustrofobico grattasmog, personaggi televisivi dalla dubbia moralità e politici in lotta per il potere che la moralità nemmeno sanno che cosa sia (potevo fermarmi a politici).

Le pantegane di Elianto

Insomma, i personaggi che muovono le pagine di Elianto sono molti, fra protagonisti, antagonisti e semplici comparse, e provare a fare un riassunto sarebbe uno sgarbo prima a te che a me, cito solo l'importante tema del viaggio fra i mondi alterei della mappa nootica:

  • Protoplas, la terra primordiale di Ermete Trismegisto
  • Posidon, i suoi mari incantati e la ciurma di Capitan Guepière
  • Bludus con i suoi casinò e locali notturni
  • Mnemonia e i suoi fuochi fatui e l'insidia dell'embambolia
  • Medium e le sue giornate di beneficenza ben-evidente
  • Neikos con gli eserciti di Siperquater e Triperott
  • Yamserius e il suo deserto freddo con gli angeli cannibali
La mappa di Elianto

Come già detto non intendo fare il riassunto del romanzo, ma ecco comodamente a seguire la selezione delle frasi che ho sottolineato durante la lettura di Elianto!

Elianto: romanzo distopico italiano

Incomincio con i brani che ho selezionato che mi permettodo di identificare Elianto come un romanzo distopico - ed essendo Stefano Benni e la sua creatura italiani a tutti gli effetti - un romanzo distopico italiano!

Posizione 233-236
Ecco la Megalopoli capitale di Tristalia, sede della Nova Repubblica e del governo dei Venti Presidenti. Essi vengono eletti con sondaggio televisivo ogni tre anni, e hanno il diritto-dovere di denunciarsi, sputtanarsi e soprattutto di ammazzarsi legalmente fra loro finché ne resti uno solo, che potrà fare il dittatore per un anno, dopodiché ne verranno rieletti altri venti, e così via fino a nuova formula.
Posizione 237-241
È il Chiodo, uno dei grattasmog più alti del mondo. Sulla sua cima (o capocchia che dir si voglia) sta il Zentrum. Il Zentrum Win 2010 è il supercomputer, anzi Unità Parabiotica Decisionale che governa ogni attività del paese, dai sondaggi agli appalti, dall’erogazione dell’acqua ai titoli dei giornali, dal controllo delle nascite a quello dei semafori, dagli investimenti all’estero ai calendari di calcio. E soprattutto, ha il compito di mantenere equilibrato il livello della Paura. È stato programmato nei velenosi anni novanta dai logici del Gangster, e ne perpetua le idee dopo la sua morte violenta.
Posizione 246-248
Purtroppo hanno sbagliato il sondaggio televisivo odierno, il loro voto è finito nel 32% e non avendo indovinato la risposta di maggioranza, staranno senza luce, riscaldamento e televisione fino a domattina.
Posizione 485-489
Buongiorno cittadini della Nova Repubblica, e siate maggioranza! A voi un sincero augurio di azzeccare il sondaggio odierno. Oggi la svanzika vale 3,12 markodollari, niente male quindi. Prima di presentarvi la domanda, ecco le notizie della mattina. Non vi daremo deprimenti resoconti su lontani inevitabili massacri e stolide faide etniche, ma informazioni riguardanti i fondamentali problemi del nostro amato paese. Sono notizie scelte direttamente dal Zentrum e vogliono far sì che la vostra Paura sia equilibrata, in modo che possiate passare la giornata nelle migliori condizioni di spirito e vigilanza.
Posizione 492-494
Sullo schermo apparve la freccia verde che indicava l’abbassamento del livello di Paura dei cittadini, rilevazione effettuata attraverso speciali sensori chimici inseriti sotto la pelle di diecimila volontari, e dentro alle otturazioni dentarie di diecimila ignari.
Posizione 563-563
ciò che la politica divide il partito unico dei vip riunisce
Posizione 564-566
l’indomani ai presidenti sarebbe stato concesso sparare ed eliminarsi l’un l’altro, e solo il più potente e fortunato avrebbe alla fine governato, poiché questa era l’unica democrazia possibile sotto il cielo di Tristalia ove era avvenuta una grande battaglia di idee al termine della quale non c’erano stati né vincitori, né vinti, né idee.
Posizione 774-780
Bisogna dire (sospiro) che su Tristalia fare la carogna è l’undicesimo comandamento, una facile moda, un conformismo rassicurante, una comoda scorciatoia per ogni carriera. Manca quel senso di sfida e ribellione che rende nobile il trasgredire! Manca, soprattutto, il libero arbitrio. Alle bambine viene insegnato a sfilare prima che a camminare, ai bambini viene imposto il volante già nella carrozzella. Presto spunterà un gregge di modelluzze e pilotini che non occorrerà addestrare al passo dell’oca: si metteranno in fila da soli. In quanto agli adulti, se chiediamo loro di venderci l’anima, hanno come unico problema il pagamento in nero. I peccati di lussuria si consumano per lo più attraverso conversazioni telefoniche prezzolate, e non gravano sull’anima eterna, ma sulla bolletta bimestrale. Gli anziani, temendo la vecchiaia assai più dell’Inferno, non invocano Mefistofele, ma un chirurgo plastico.
Posizione 983-984
Teleotto, la tivù libera della contea. “Libera” nel senso che poteva trasmettere i programmi delle televisioni governative inframezzandoli di pubblicità locale.
Posizione 2989-2996
Io sono d’accordo con papà — disse la figlia — vogliono una risposta che dimostri che non abbiamo paura. Votiamo A. Lo schermo diventò azzurro. Poi apparve il volto cereo del professor Abakuk, direttore demodossametrico, con il sottofondo di un requiem. — Caro telespettatore, la tua vocazione minoritaria ti gioca ancora dei brutti tiri. Il sondaggio ha dato il seguente esito: Risposta A: 38% Risposta B: 40% Risposta C: 12% Risposta D: 10% Siamo quindi spiacenti di informarti che per ventiquattr’ore ti verrà sospesa l’erogazione di gas, luce e acqua e ti sarà isolato il telefono. È inoltre proibito uscire di casa più di uno alla volta, e lasciare il territorio governativo. Un’altra volta stai più attento, e sii maggioranza! La televisione si spense e la casa piombò nel buio.

Il resto delle citazioni da Elianto

Posizione 150-151

Col coltello sapeva fare tutto, da aprire un’auto a chiudere una discussione.

Posizione 207-209

La sua eleganza è celebre in tutti i congressi medico-rivieraschi. E anche i suoi metodi, che si riassumono nella frase: “Un malato senza un rene può vivere benissimo, un malato senza libretto degli assegni no”.

Posizione 349-349

Tutte le suore hanno i baffi

Posizione 800-800

i collegamenti telepatici, i pensieri sonnambuli, le glossolalie

Posizione 1269-1272

Su alcune lastre di pietra erano disegnati scheletri di animali e abbozzi di piante, e nel recinto di un cratere meteorico si agitava una fauna di antennuti, zamputi, striscianti, claudicanti, tutti senza una vera forma o colore, in attesa del radioso cammino verso l’evoluzione, l’autonomia, un habitat sicuro e poi chissà, una fucilata, un acquario o una pignatta.

Posizione 1727-1728

sappi che su Neikos il pacifismo è punito con l’arruolamento fino a sessant’anni.

Posizione 1728-1732

qua si fa la guerra diciotto ore su ventiquattro — disse Tifone — ci guadagnamo il pane, altro che pace, e i bardi vanno pagati o nessuno canterà più le nostre gesta, gli sponsor si ritireranno e moriremo di fame. — Quali sponsor? — Io combatto per le armature “La Sicura” — disse Ultrano, mostrando con orgoglio l’armadillo inciso sullo scudo. — Io — disse Tifone, mostrando una scatola di piselli dipinta sull’elmo — combatto per “Pronto Rancio”, la più grande ditta di catering da battaglia.

Posizione 2035-2035

I diavoli avevano visto parecchi posti fetenti nella loro vita, ad esempio il girone dei politici nel paleoinferno

Posizione 2063-2064

— Ah, sì? — gridò un gigantesco Jojo dalle orecchie di lèpre. — E allora facci vedere cosa sanno fare le diavolesse, bella occhigialli!

Posizione 2067-2069

Ehi, disc-jockey, ce l’hai una musica un po’ piccante? — Che ne dici di Pink Elephants dal film Dumbo? — disse quello. — Vai, ragazzo!

Posizione 2206-2207

Là, in quei silos, invece, ci sono i ricordi senza proprietario, voi neanche immaginate quanti smemorati ci sono sulla terra

Posizione 2386-2389

— Non vuoi venire con noi? — disse Pat. — No, grazie — disse Tigre Moderata, tristemente — ormai ho contratto il mal di Medium. La noia è un male sottile. Ti riduce come loro, tutti uguali, sazi, indifferenti, quasi peggio che sulla Terra. Finirò la mia carriera qui: imbattuto e senza mai vincere. Che fine ingloriosa per un guerriero!

Posizione 3087-3088

— Il tango non è né allegro né triste — disse il ballerino — è tango e basta.

Posizione 3595-3595

tutto ciò che crediamo di insegnare alla materia, essa lo sa già.

Posizione 3647-3648

C’erano invece una ventina di direttori di banche (il settanta per cento dei capitali del paese) e i massimi conduttori televisivi (il settanta per cento della libertà d’informazione).

Posizione 4177-4180

Deve sapere, dottore, che sul tronco di questi alberi vive un grazioso funghetto. Si chiama Pleurotus ostreatus ed è carnivoro. Secerne una sostanza con cui anestetizza piccoli insetti e vermi. Poi li avviluppa con le ife e li succhia. — Ma io — disse Siliconi, sentendosi girare la testa — non sono un verme. — È sicuro? — disse Malcinea.

Posizione 4380-4383

Il giovane poliziotto a occhi chiusi ascoltava la cassetta pirata di Snailhand Slim, battendo il tempo sul volante dell’auto. Si accorse troppo tardi che era arrivato il capitano. — Che razza di musica è questa, agente? — disse. — Sono canzoni country dei ranger americani — disse l’agente — parlano di banditi, di taglie e della bellezza della legalità. — Uhm — disse il sergente — mi sembra un po’ troppo negroide, come musica.

Posizione 4539-4544

Una nube di gas colorato si alzò nei cieli mentre dai bancomat usciva acqua calda e dai rubinetti sgorgavano svanzike, gli allarmi delle banche suonavano mazurke, tutte le Madonne delle chiese si mettevano a piangere e qualcuna addirittura tentava la fuga, la costituzione veniva sostituita con il regolamento del videogioco Street Killers e su tutti i monitor di computer appariva il film porno Umide e cibernetiche, venivano aperte dighe e allagati campi di calcio, lanciate in orbita tutte le auto dei garage sotterranei e i semafori diventavano indaco, l’aviazione veniva spedita all’attacco di Atlantide e le ruspe invadevano il Vaticano per costruire un ippodromo, la Borsa crollava non solo metaforicamente e metà del prodotto nazionale lordo veniva investito in un’impresa di pulizie.