La pietra del vecchio pescatore, di Pat O’Shea

La pietra del vecchio pescatore, di Pat O’Shea

Avete mai avuto la sensazione che un libro vi stesse seguendo? Che, scorrendo con lo sguardo gli scaffali della libreria, credeste vi stesse fissando, per poi avvicinarvi con aria indifferente, aprirlo, e sfogliarlo con un ghigno nervoso per controllare che non vi fosse qualcosa di sospetto?
Sicuramente sì, quindi saprete qual è stato il mio rapporto con La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea. Si tratta di un fantasy regalatomi quando ancora ero bambino, forse da un mio cugino per un compleanno, non ricordo con esattezza. Tra l’altro è anche un bel malloppone; nell’immagine della sovracoperta si vede che il dorso è piuttosto spesso… magari il motivo era proprio questo, o invece era quel clima di mutuo-sospetto-unilaterale che non m’ha mai fatto prendere in considerazione la possibilità di intraprendere la lettura di La pietra del vecchio pescatore. Invece nell’ultimo anno o due sono stato a tanto così dall’iniziarlo e, finalmente, ora l’ho letto.

La pietra del vecchio pescatore

Il libro è carino, nulla da eccepire, ricco di trovate sorprendenti e creature fantasiose, il target però è strettamente un pubblico preadolescenziale. Notevole comunque l’utilizzo di un linguaggio spesso forbito, in opposizione a certi dialoghi volutamente infantili o artificialmente resi buffi.

Citazioni de La pietra del vecchio pescatore

Pos. 274-75

Due persone svennero e furono rianimate con del brandy. Poi le riconobbero: erano due persone che svenivano sempre, quando c’era modo di scroccare così dei cicchetti.

Pos. 325-26

quella gradevole leggerezza di spirito che tien dietro a una bella risata.

Pos. 426-27

La zia Bina aveva ricoperto le braci di cenere, a covare lì sotto tutta la notte. In certe case c’erano fuochi che non si spegnevano mai da duecent’anni e più.

Pos. 744-45

«Vorrei esser la Regina d’Inghilterra, io, per me», disse Boodie. «E prendere il tè in un salone della reggia, talmente pulito che ti vien voglia di sputare per terra»

Pos. 1650

«Abbiamo un magnifico cocchio, senza cavalli, che si chiama Harley Davidson:

Pos. 1710-11

Borbottò una triplice leggera maledizione, che inviò in tre direzioni, senza prendere di mira alcuno in particolare; ma ciò fece sì che tre cose spiacevoli accadessero a tre poveri innocenti, in diverse località del paese.

Pos. 1773-74

«Ti pare giusto purgare una solo perché sta un po’ zitta?»

Pos. 1884

un vecchio pio che un tempo audace fu!»

Pos. 1889

«La verità e le belle maniere non sono quasi mai la stessa cosa»

Pos. 2014-15

C’era un aeroplano, lassù: si lasciava dietro una scia di vapore, come una sorta di lumaca celeste.

Pos. 2136-37

«Ce n’è sempre un bel po’, di magia, ma noi non ce ne rendiamo conto. Perlopiù, la chiamiamo ‘natura’. Dico, non ci troviamo nulla di stupefacente nel fatto che la mela che cogliamo in autunno era, a primavera, un fiore. è magia naturale e non ce n’accorgiamo.»

Pos. 2425-26

«è difficile per voi capire questo, lo sappiamo. Ciò che è articolo di fede in un’epoca è oggetto di disprezzo in un’altra.

Pos. 2510-11

«Grazie per avermi fatta salva la vita, Grande Regina», bisbigliò il cane, grato – da bravo suddito di qualsiasi tiranno – per il dono di ciò che era suo.

Pos. 2661-62

anche se un bosco è immenso – pensò Pidge – tu puoi vederne solo una piccola parte, quando ci stai dentro, quindi non importa che sia grande o piccolo.

Pos. 2794-95

Breda chiuse il libro. «Troppa Pace, poca Guerra», si lagnò, con aria di critico schizzinoso, e gettò il volume fuori della finestra.

Pos. 2804

Un’ombra ha bisogno della luce, per vivere.

Pos. 2869-71

Brigit tolse il pollice di bocca e li guardò, seria seria in viso. Fra le tante risposte che le vennero in mente, tutte quante menzognere, ne scelse una a caso. E disse: «Non parlo mai con gli estranei».

Pos. 2895-98

«Non fateci caso, a ‘sto vecchio tanghero», disse Finn. «Chi sei tu per darmi del tanghero? Vecchio, per giunta.» «Hai settantasett’anni, pa’.» «E con questo?» «Non sei giovane.» «Sono nella tarda mezz’età»

Pos. 2916-18

«è vero», insisté il vecchio. «Le pianti all’incontrarlo. Capovolte.» «Come può essere? Crescono, no?» «Ma una metà sbucano fuori dall’altra parte del mondo! è bella robusta, la gente in Australia. Sfido! Si mangiano le nostre patate e cipolle!»

Pos. 3083

i bracchi li braccavano.

Pos. 3331

Ha quasi tanta fame quanto il fuoco, ch’è la cosa ch’è più affamata su ‘sta terra».

Pos. 3353-54

Solo il mare può esser tanto veloce e andare in tre direzioni contemporaneamente.

Pos. 3533-34

pinze roventi, ruota, ganci, strappaunghie, graticola, e altri attrezzi consueti a una palestra vecchio stile.

Pos. 3536-37

Sto scherzando, naturalmente», concluse, in tono tutt’altro che scherzoso.

Pos. 4102

I ragnetti presero a estrarre, alacremente, serici filamenti dei loro deretani.

Pos. 4407-10

A parte il canto degli uccelli e il sommesso frusciare del frumento e l’occasionale fuga di animali spaventati, c’era il frinire di un esercito di grilli che suonavano tutti lo stesso motivo ma su note diverse. I più vicini erano i più sonori e quelli lontani gli tenevano bordone; ed erano tutti come un gran festival di solisti ammassati, ciascuno a gara con gli altri simultaneamente, e ognuno si rifiutava ostinato di ascoltare chiunque altro.

Pos. 4489

«Nei periodi più brutti», seguitò la volpe, «a me sembra di essere una fame a quattro zampe.»

Pos. 4922-23

la sorte è una cosa separata dagli dèi e nessuno ce l’ha in mano;

Pos. 5115

Ti dico addio, adesso. E possano la salute e il coraggio sempre assisterti.»

Pos. 5175-76

«Ma son quasi sicuro che nessuno ti molesterà», disse Pidge, con foga. «è una parola troppo piccola, ‘quasi’, per essere messa fra la vita e la morte, Pidge.

Pos. 5309-12

«Chieggo venia», disse l’Oco, con ampollosa alterigia, «ma dal tuo becco non escon che egregie scioccaggini e, foss’in te, desisterei dal dargli fiato.» «Ah! lo sentite come parla fino?» lo dileggiò l’anatrella. «Ti torceranno il collo pure a te, a Natale, come agli altri, nonostante i tuoi sproloqui. Lo sai, Charlie, nevvero?»

Pos. 5317-18

«Ho sentito che sei molto valoroso», disse Pidge all’Ocone, per stornare la lite. «Infatti ho molto fegato»

Pos. 5612-13

una gamba che sembrava dover poco alla natura e tutto all’architettura.

Pos. 5679-80

una mezza dozzina di preti barattare rosari con tortine alla crema e mangiarsele, nascosti

Pos. 6418-19

Pidge comprese il concetto che aveva Curu della vita: finché si è sani e liberi, e le gambe ti portano, c’è sempre speranza.

Pos. 6638-40

Pidge si chiese, di sfuggita, come avesse fatto la Morrigan a creare quel labirinto. Non poteva immaginare che lui e Brigit si erano trovati all’interno della sua impronta digitale, che quelle strane bolle, simili a vesciche, erano gocce di sudore e che il luccichio sulle rocce era prodotto da un untume cutaneo puzzolente e viscido.

Pos. 6734-35

«Credevo che il lago, qui, fosse veramente senza fondo», disse, Pidge, guardando l’acqua verde. «Macché giusto», disse il ranocchio, sdegnoso. «Se fosse senza fondo veramente, uscirebbe fuori dall’altra parte del mondo.»

0111 Edizioni a pagamento?

0111 Edizioni a pagamento?

0111 Edizioni

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Linkedin: competenze ed esperienze

Linkedin: competenze ed esperienze

Linkedin - Competenze ed esperienze

Sarò ironico, ma premetto che si tratta di una richiesta.
Parto però dall’inizio, parlando di personal branding e del mio profilo Linkedin: è relativamente recente l’introduzione nei profili Linkedin della sezione Competenze ed esperienze, dove ognuno può specificare le proprie competenze (ed esperienze) che poi gli altri, eventualmente, confermeranno secondo il proprio punto di vista.

Questo presenta almeno tre vantaggi immediati rispetto alle classiche raccomandazioni, grande classico di Linkedin:

  1. Per confermare una competenza è sufficiente un click
  2. Le proprie competenze sono scelte dall’utente stesso
  3. Appare la fotina di chi ha lasciato il feedback, conferendo alla funzione un aspetto più sociale

Io, nel mio piccolo, ho approfittato subito di quest’opportunità e ho aggiornato il mio profilo inserendo qualche skill. La richiesta cui mi riferivo in apertura riguarda proprio questo: se ti piace il mio lavoro su questo blog ma sei troppo povero per acquistare uno dei miei ebook, lasciami almeno il tuo feedback (è gratis!): basta un click per ogni skill su un elenco precompilato, e poi potrai vedere la tua fotina accanto a quelle di chi t’ha preceduto! Come farsi scappare un’occasione simile?

Visualizza il profilo di Andrea Cabassi su LinkedIn

Segui questo link, visualizza il mio profilo completo e, se mi vuoi un po’ di bene, dammi un feedback… almeno su Blogging!

NB: L’assegnazione di un feedback non esclude la possibilità di acquistare un ebook.
Non è assolutamente meraviglioso?!

Where did you sleep last night nel Market

Where did you sleep last night nel Market

Il racconto Where did you sleep last night è entrato a far parte del catalogo on line dei miei racconti brevi. Questa una breve presentazione:

Where did you sleep last night

Where did you sleep last night segue la trama narrata dall’omonima canzone, resa famosa negli anni da molti musicisti, ultimi i Nirvana. La storia ha origine da una vecchia ballata popolare americana, rivisitata in un racconto musicale sviluppando un testo onirico e tragico.
Il protagonista sta correndo nella foresta, forse in fuga, fra i pini e una storia finita male. Là dove il sole non splende mai, tantomeno nei ricordi, uno spirito benigno sembra proteggere la sua donna sciagurata, soprattutto da se stessa.

L’ebook di Where did you sleep last night è disponibile sia in versione epub che mobi.

One Piece – La Bamba (Los Lobos)

One Piece – La Bamba (Los Lobos)

Continua la saga del Riciclone con il secondo anime music video recuperato dalle spire dei cuscini del mio divano. Dopo l’AMV su Le bizzarre avventure di Jojo, tocca alla serie One Piece e a La Bamba dei Los Lobos! La data riportata nei miei archivi è quella del 21 ottobre 2002, ma sono convinto che di questi numeri non ci sia da fidarsi. Ecco il video:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=FU-sstAabc0&w=500&h=409]

Come promesso, questo AMV è molto più brutto del precedente… già dalla sigla introduttiva si parte parecchio male, e continuando non è che si migliori poi tanto. Però è simpatico, dai… e almeno dura poco!
Per il prossimo appuntamento, invece, vi prometto addirittura un miglioramento (però non ditelo in giro)!

I promessi sposi di Alessandro Manzoni

I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Chi di noi non ha letto i riassuntini a fine capitolo o il bigino di questo libro? E, forse, qualcuno ha addirittura letto il libro intero!

Anzi sì: ricordo che un giorno, alle elementari, ci fu assegnato il compito di leggere un libro scegliendolo da uno scatolone enorme, e un mio compagno scelse proprio I promessi sposi di Manzoni… e lo lesse! Eravamo piccoli e non capivamo quello che facevamo. Personalmente, la mia prima lettura integrale del libro è piuttosto fresca: è stato il libro con cui volli inaugurare il mio eReader, quindi parliamo degli scorsi mesi di settembre e ottobre.

I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Che dire? Il libro mi è piaciuto davvero molto, così da meritarsi nella mia speciale graduatoria insensata ben dieci di quei rami del Lago di Como, senza esitazione alcuna. Anzi, che dico? Dieci Laghi di Como interi!

Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como Un Lago di Como

Leggendolo di prima mano mi sono finalmente reso conto che quello che pensavo fossero solo baggianate rifilateci da professori allo scopo di impressionare le nostre menti ignoranti, effettivamente erano grandissime stronzate:

I promessi sposi: la divina provvidenza

Rispetto alla totalità della storia, il ruolo della divina provvidenza è minimo! Se ne vedono gli effetti soltanto verso la fine, dopo che i personaggi hanno affrontato mille problemi, superato mille avversità e scampato mille pericoli, solo con le loro forze: in queste pagine sono le azioni dei personaggi a guidare il loro destino. Bocciata quindi la divina provvidenza, e promossa la concretezza fisica delle relazioni causa/effetto.

I promessi sposi: il vero protagonista è il seicento

Le balle! Il protagonista è Renzo! E chi discute questo è un somaro (anzi, un somaro mannaro)! È delle sue vicende che il Manzoni ci narra per la maggior parte del tempo. È lui che si deve sfangare le situazioni più intricate, nel viaggio intrapreso alla ricerca di una soluzione ai suoi problemi. Non è certo né uno spettatore né una comparsa! Certo, fa molto figo dire con voce nasale Il vero protagonista dell’opera manzoniana è il seicento, ma è opinione di chi scrive che il vero protagonista sia un personaggio concreto chiamato Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo.

Rivisitazione de I promessi sposi

Per rendere onore alla verità che finalmente è venuta a galla, ho intenzione di eseguire un finto remake del libro, e a questo scopo chiamo in aiuto personaggi di elevata caratura del cinema internazionale. Dopo un casting serratissimo durato minuti e minuti, ecco i dieci nomi selezionati per far rivivere per sempre il capolavoro manzoniano (da leggere con voce nasale).

I promessi sposi – the movie

I promessi sposi - Don Abbondio
Io ho scoperto che tu non sei né figlio d’emigrante, né figlio di preta pura, tu sei proprio figlio di puttena!
Oronzo Canà nel ruolo di Don Abbondio
I promessi sposi - Renzo Tramaglino
Come fai ad andare avanti quando nel tuo cuore cominci a capire che non si torna indetro? Ci sono cose che il tempo non può accommodare, ferite talmente profonde che lasciano un segno.
Frodo Baggins nel ruolo di Lorenzo Tramaglino
I promessi sposi - Lucia Mondella
Parlo con lo spettabile centralino della illustre società ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica?
La signora Pina Fantozzi nel ruolo di Lucia Mondella
I promessi sposi - Azzeccagarbugli
No, mi permetta. No, io… scusi, noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio.
Il Conte Raffaello Mascetti nel ruolo dell’avvocato Azzeccagarbugli
I promessi sposi - Fra' Cristoforo
Prima lava tutte le macchine. Poi le lucidi, con la cera. Devi dare la cera con la mano destra e la devi togliere con la sinistra. Dai la cera, togli la cera. Il respiro lo prendi con il naso e lo emetti dalla bocca. Dai la cera, togli la cera. Non dimenticare il respiro, è molto importante.
Il Maestro Kesuke Miyagi nel ruolo di Fra’ Cristoforo
I promessi sposi - Don Rodrigo
Sai, provo un certo disappunto. E, se c’è un’emozione che per quanto mi sforzi non riesco a sopportare, è il disappunto.
Jean-Baptiste Emanuel Zorg nel ruolo di Don Rodrigo
I promessi sposi - Griso
Lo senti quello, signor Anderson? Quello è il suono dell’inevitabilità. È il suono della tua morte.
L’Agente Smith nel ruolo del Griso
I promessi sposi - Monaca di Monza
Give yourself over to absolute pleasure. Swim the warm waters of sins of the flesh – erotic nightmares beyond any measure, and sensual daydreams to treasure forever. Can’t you just see it? Don’t dream it, be it.
Frank-N-Further nel ruolo della Monaca di Monza
I promessi sposi - Innominato
Ezechiele 25,17: «il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.»
Jules Winnfield nel ruolo dell’Innominato
I promessi sposi - Cardinale Federigo Borromeo
È vano resistere.
Darth Vader nel ruolo del Cardinale Federigo Borromeo

Esattamente com’è vano rimarcare il fatto che il progetto non vedrà mai la luce, tuttavia siete tutti invitati alla prima!

Citazioni da I promessi sposi:

Segue, in chiusura, l’usuale spazio dedicato alle mie sottollineature:

Pos. 364
Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo
Pos. 1351-55
– Perché? – domandarono a un tratto i due giovani. – Perché… perché, quando lo volete sapere, i religiosi dicono che veramente è cosa che non istà bene. – Come può essere che non istia bene, e che sia ben fatta, quand’è fatta? – disse Renzo. – Che volete ch’io vi dica? – rispose Agnese. – La legge l’hanno fatta loro, come gli è piaciuto; e noi poverelli non possiamo capir tutto.
Pos. 1516-17
– Ho capito, – disse Menico: – quello che ci accarezza sempre, noi altri ragazzi, e ci dà, ogni tanto, qualche santino.
Pos. 2859-60
Prendete per questa viottola a mancina: è una scorciatoia: in pochi minuti arriverete a una cantonata d’una fabbrica lunga e bassa: è il lazzeretto; costeggiate il fossato che lo circonda, e riuscirete a porta orientale.
Pos. 3098-3101
Veramente, la distruzion de’ frulloni e delle madie, la devastazion de’ forni, e lo scompiglio de’ fornai, non sono i mezzi più spicci per far vivere il pane; ma questa è una di quelle sottigliezze metafisiche, che una moltitudine non ci arriva. Però, senza essere un gran metafisico, un uomo ci arriva talvolta alla prima, finch’è nuovo nella questione; e solo a forza di parlarne, e di sentirne parlare, diventerà inabile anche a intenderle.
Pos. 5683
I colpi cascano sempre all’ingiù;
Pos. 6105-6
volete aver molti in aiuto? cercate di non averne bisogno.
Pos. 6578-79
Ma cos’è mai la storia, diceva spesso don Ferrante, senza la politica? Una guida che cammina, cammina, con nessuno dietro che impari la strada, e per conseguenza butta via i suoi passi; come la politica senza la storia è uno che cammina senza guida.
Pos. 6756-57
Ma noi uomini siam in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; sopportiamo, non rassegnati ma stupidi, il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile.
Pos. 6809-10
anche nelle maggiori strettezze, i danari del pubblico si trovan sempre, per impiegarli a sproposito.
Pos. 7614-15
Le nuove di tali scoperte volavan di bocca in bocca; e, come accade più che mai, quando gli animi son preoccupati, il sentire faceva l’effetto del vedere.
Pos. 7842
la fábrica del veneno.
Pos. 7954-55
Forse voi vorreste un Bortolo più ideale: non so che dire: fabbricatevelo. Quello era così.
Pos. 9135-36
non si può spiegare quanto sia grande l’autorità d’un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi.
Matilde danza sulla Torre Civica (Cavalese)

Matilde danza sulla Torre Civica (Cavalese)

Nuovo appuntamento, il sesto, con il giro dell’ottanta mondi in una foto, o giro del mondo in ottanta foto, di Matilde danza sulla riva.
Ci troviamo in provincia di Trento, a Cavalese: nella parte alta della cittadina spunta la Torre Civica. Costruita nel medioevo per volere dei vescovi trentini, è oggi il simbolo dell’autonomia amministrativa cittadina.

Torre Civica - Cavalese (TN)

Vuoi farmi avere la tua foto con Matilde in luoghi famosi? Contattami!

Deuteronomio, la Sacra Bibbia

Deuteronomio, la Sacra Bibbia

La Sacra Bibbia, DeuteronomioIl Deuteronomio è il quinto libro dell’Antico Testamento, e chiude il Pentateuco. È composto da trentaquattro capitoli e, come il libro dei Numeri, narra la storia degli ebrei durante il loro soggiorno nel deserto del Sinai; è particolarmente interessante per l’introduzione di una serie di leggi di varia natura: sociale e religiose (anche qui abbiamo a che fare con racconti scritti fino a 600 anni dopo i fatti narrati).

Se è vero che nel post sul libro dei Numeri (dove mostro la versione della Bibbia da me utilizzata) sono sembrato un po’ serioso, qui girerò la manopola dello humour. Comunque, se credi che la cosa possa infastidirti clicca qui senza pensarci due volte, tuttavia io prometto toni più leggeri e una strizzata d’occhio al lato più divertente di tutta la faccenda. Lapidazioni escluse.

(altro…)

Moby Dick for dummies

Moby Dick for dummies

o anche

Quello che è meglio sapere prima di leggere Moby Dick

Ho deciso di leggere questo romanzo di Herman Melville quasi per caso: in Indietro nel tempo di Jack Finney il protagonista si trova catapultato nella New York del 1882, e riflette sul fatto che, probabilmente, se andasse a bussare alla porta di Herman Melville lo troverebbe mentre sta lavorando a Moby Dick.

In effetti acquistai il romanzo sulla balena bianca diverso tempo fa e questo gancio semi casuale m’ha ricordato che i libri non sono fatti solo per essere esibiti sugli scaffali.
Iniziai dunque la lettura del romanzo, trovandomi però subito in difficoltà a causa di certi concetti che, per chi non è pratico della caccia alla balena, possono risultare oscuri. Cercherò ora di dar valore alla mia esperienza introducendo alcune nozioni e alcuni tecnicismi tipici di questo mondo.

La balena

Nel romanzo viene trattato in modo analitico il quesito La balena è un mammifero o un pesce? (e, se volete, potrete ritrovare questo pezzo fra le citazioni che vi riporto) e la risposta che il protagonista Ismaele – che poi è anche la voce narrante… all’inizio! – si dà, è che la balena è senza ombra di dubbio un pesce. Sappiamo tutti invece che la balena è un mammifero, pochi invece conoscono i diversi tipi di balena. Vediamo nel dettaglio le balene che appaiono in Moby Dick:

Capodoglio

CapodoglioMoby Dick è un capodoglio albino, ed è descritto come un esemplare particolarmente massiccio, cattivo e con un mucchio di fiocine infilzate qui e là.

Balena franca

Balena FrancaLe balene franche sono considerate dai balenieri prede di bassa qualità, questo aspetto è sottolineato più volte nel corso della narrazione.

Il gergo marinaresco

Lontano dal voler essere in qualche modo esauriente, presento una piccola raccolta di termini marinareschi con relativo significato. Li ho raccolti nell’ottica di fornire un supporto alla lettura di Moby Dick: ecco perché il loro numero è così ridotto, e perché non ho tenuto in considerazione evoluzioni moderne di alcuni di essi.

Abbrivo: Velocità residua di una nave dopo l’arresto del sistema di propulsione. Entro un certo limite può essere sufficiente perché il timone produca effetto.
Alberetto: Nome specifico del fuso superiore di ogni albero. È distinto dalle vele che vi corrispondono: alberetto di velaccino, alberetto di velaccio, alberetto di belvedere.
Albero di maestra: L’albero più alto di tutti, al centro della nave.
Albero di mezzana: L’albero a poppa dell’albero di maestra.
Albero di trinchetto: Il primo albero verticale a cominciare dalla prora.
Alzana: È un grosso cavo piano (cima o gomena), di vario diametro, che viene impiegato per alare una nave lungo un fiume o un canale, per tonneggio o per rimorchio.
Babordo: Termine usato per indicare il lato sinistro della nave e distinguere la posizione di qualunque cosa a bordo. Corrisponde alla sinistra di chi è rivolto verso prora.
Barile: Nome che nella Marina Mercantile si dà alle basse gabbie. È anche una misura di volume anglosassone barrel corrispondente a 1,6365 ettolitri.
Barra: Leva o manovella che, fissata alla parte superiore del timone, serve a farlo girare.
Boma: Asta di legno che serve a fissare il gratile inferiore alla randa.
Bompresso: Albero molto inclinato, o quasi orizzontale, che sporge dalla prua dei velieri e che è destinato a sostenere il lato inferiore delle vele triangolari.
Chiesuola: Custodia di protezione della bussola, in legno o in metallo non magnetico.
Controvelaccio: Nome specifico della vela spiegata al di sopra del velaccio e quindi della più alta di quelle dell’albero di maestra.
Crocetta: Telaio formato da barre di legno (dette costiere e traverse) destinato a dare rigidità all’alberetto.
Dritta: Solo ed unico termine per indicare il lato destro della nave e distinguere la posizione di qualunque cosa a bordo. Corrisponde alla dritta di chi è rivolto verso prora. Si dice anche tribordo.
Gabbia: Nome specifico di una vela dell’albero di maestra.
Gomena: È un cavo torticcio generalmente di canapa, avente un diametro compreso fra 160 e 200 millimetri. Serve per ormeggio poppiero e, talvolta, per rimorchio.
Gratile: Fune disposta a rinforzo di ogni lato di una vela.
Lancia: Leggera imbarcazione a remi usata per i servizi di bordo.
Miglio marino: Unità di misura delle distanze in mare. Esso corrisponde al primo di arco del meridiano terrestre. È lungo 1851,85 metri.
Orzare: Avvicinare la prua della nave alla direzione del vento. Si dice anche andare all’orza o venire all’orza.
Pagliolo: Piano di calpestio che può essere posto in diverse zone di un grande scafo o in prossimità del fondo di uno minore. Distinto da un ponte per la sua esiguità strutturale e perché non si distende con continuità da una parte all’altra dello scafo stesso.
Paratia: Ognuno dei tramezzi verticali che dividono lo spazio interno di uno scafo o delle sue sovrastrutture.
Parrocchetto: Vela di un bastimento a vele quadre sostenuta dall’albero di parrocchetto e inferita al pennone di parrocchetto.
Picco: Asta connessa alla sua estremità anteriore ad un albero e destinata a sostenere superiormente una randa aurica.
Polena: Ornamento sulle prore, spesso di forma umana, molto in uso nel passato sia sui bastimenti da guerra che mercantili. Oggi è totalmente scomparso.
Ponte: Ogni struttura continua orizzontale che si estenda da una parte all’altra dello scafo; quello superiore a ogni altro è detto di coperta o semplicemente coperta.
Poppa: La parte posteriore di una nave o di un’imbarcazione.
Pozzetto: È lo spazio scoperto, chiuso da paratie e paglioli stagni, in cui sono raccolte le principali manovre e la timoneria.
Prora o prua: Parte anteriore di una nave o di un’imbarcazione. Normalmente affilata per fendere le onde. La parola prua si usa anche nel senso di direzione.
Randa: Vela trapezoidale inferiormente inferita, cioè fissata, sul boma, anteriormente all’albero e superiormente sostenuta da picco.
Rollio: Il movimento di oscillazione di una nave per effetto delle onde del mare nel senso trasversale, sollevando alternativamente i due fianchi.
Sartia: Fune che fissa allo scafo, o ad altra robusta struttura, lateralmente e alquanto verso poppa, i tronchi maggiori e gli alberi di gabbia.
Sassola: Grosso cucchiaio per levare l’acqua dal fondo delle imbarcazioni.
Serrare: Raccogliere e legare strettamente le vele alle parti delle attrezzature che le sostengono.
Sopravvento: Tutto ciò che si trova dalla parte da cui spira il vento, rispetto a un osservatore che si trovi sulla nave o fuori di essa.
Sottovento: Tutto ciò che si trova dalla parte verso la quale spira il vento, rispetto a un osservatore che si trovi sulla nave o fuori di essa.
Straglio o strallo: Fune (attualmente in cavo di acciaio) che sostiene gli alberi verso prua.
Straorzare: Avvicinare la prua alla direzione del vento in modo eccessivo e involontario, in genere per effetto di una velatura incompatibile con l’intensità del vento stesso.
Terzarolare: Ridurre la superficie velica esposta al vento.
Trinchetto: Vela di un bastimento a vele quadre sostenuta dal tronco maggiore di trinchetto e inferita al pennone di trinchetto.
Uccellina: Nome specifico della vela di straglio di controvelaccio.
Velaccio: Nome specifico di una delle vele superiori dell’albero di maestra.
Verricello: Piccolo argano orizzontale adibito al maneggio degli alberi di carico.

Il Grande Leviatano

LeviatanoIl leviatano è un terribile mostro marino immaginario di origine biblica con il quale i personaggi del romanzo di Melville identificano Moby Dick.
Tale identificazione è talmente forte che questi spesso usano addirittura il nome Leviatano (anche nella forma Il Grande Leviatano) come alternativa al vero nome della balena bianca.

Giona

GionaDurante il romanzo vengono spesso citati Giona e la sua storia. Giona è un personaggio biblico il cui mito narra che, dopo essersi rifiutato di eseguire il volere divino, si imbarca per fuggire dai suoi doveri, provocando così l’ira di Dio. Questo causa una tremenda tempesta che mette a rischio la vita di tutto l’equipaggio della nave; Giona allora decide di confessare la ragione della sua fuga ai compagni i quali, vedendo in lui la causa della maledizione, lo buttano in mare per ottenere il perdono divino.
In mare un grande pesce lo inghiotte, e Giona trascorre tre giorni e tre notti pregando Dio nel ventre del pesce, dopo di ché viene sputato dal pesce su una spiaggia. Capisce così che Dio l’ha perdonato, e si decide nell’eseguire il suo compito. Si reca così presso la città di Ninive per annunciarne la distruzione, ma il popolo di Ninive, inaspettatamente, si pente e Dio decide di risparmiarli; Giona però non è d’accordo, lui voleva che i niniviti fossero puniti. Per protesta Giona si siede davanti alla città e chiede a Dio di farlo morire. Prima Dio lo protegge dal sole con una pianta magica, poi con un verme magico fa morire la pianta magica e Giona subisce il flagello del sole e del vento chiedendo di nuovo a Dio di farlo morire. Questi lo sfotte e fa finire la storia.

La caccia alla balena

In genere la caccia procedeva con baleniere relativamente grandi che potevano rimanere in mare anche per periodi di diversi anni. Avvistata la preda, i cacciatori procedevano a bordo di lance, scialuppe o altre navi più piccole, che si avvicinavano al cetaceo per colpirlo con arpioni. Una volta ucciso il cetaceo, questo veniva riportato alla baleniera per essere lavorato.

Lo spermaceti

SpermacetiDirettamente da definizioni di enciclopedie varie, lo spermaceti è una sostanza oleo-cerosa che si trova in una concavità esterna (organo del bianco o organo dello spermaceti) del cranio dei cetacei fiseteridi (tra i quali il capodoglio) e di alcuni zifidi, detta anche olio di spermaceti, bianco di balena e cetina.
Ha probabilmente funzione idrostatica durante le immersioni in profondità, ed è costituita da cere (esteri di alcoli superiori, soprattutto alcol cetilico, con acidi grassi) miste con il 26-34% di trigliceridi.
Era molto ricercato fino al XIX secolo, a causa della sua bassa emissione di fumo, per la fabbricazione di candele e come combustibile per le lampade ad olio, ma anche per la preparazione di unguenti, saponi, pomate e cosmetici.

Citazioni da Moby Dick

Ecco, come di consueto, le mie sottolineature. Il racconto è corposo e molto bello, per cui spesso mi sono trovato a segnare porzioni anche piuttosto lunghe di testo. Buona lettura!

Pagina 3 | Pos. 44

appartieni a quella genìa terrea e disperata che nessun vino al mondo potrà mai scaldare

Pagina 12 | Pos. 174-75

«Se vi capitasse di scrivere una storia per pesciolini, li fareste parlare come grosse balene.»

Pagina 14 | Pos. 204-6

l’oceano in alto serve
spruzzato da una balena
a esprimere gioia ribelle.»

Pagina 22 | Pos. 334-36

«Una volta vidi due di questi mostri (le balene), probabilmente maschio e femmina, che nuotavano lenti l’uno dietro l’altro, a meno di un tiro di pietra dalla riva (Terra del Fuego) su cui il faggio stendeva i suoi rami.»
Darwin, Viaggio d’un naturalista

Pagina 24 | Pos. 361

Chiamatemi Ismaele.

Pagina 26 | Pos. 384-86

Prendete il più distratto degli uomini quand’è sprofondato nei suoi sogni: mettetelo in piedi, mettete i piedi in movimento, ed egli vi porterà infallibilmente all’acqua

Pagina 26 | Pos. 399-400

Perché gli antichi Persiani consideravano sacro il mare? E perché i Greci gli assegnarono un dio a parte, e fratello dello stesso Giove?

Pagina 27 | Pos. 404-5

a imbarcarsi da passeggero bisogna avere per forza un portafogli, e un portafogli non è che uno straccio se non c’è qualcosa dentro.

Pagina 27 | Pos. 410-13

arrostire polli non mi ha mai attirato; per quanto, una volta che il pollo sia arrostito, giudiziosamente imburrato e magistralmente salato e pepato, non c’è nessuno che possa parlare di un pollo arrosto con più rispetto, per non dire riverenza, di me. è proprio per causa della passione idolatra degli Egiziani antichi per l’ibis al forno e l’ippopotamo arrosto, che noi oggi vediamo le mummie di queste creature nei loro forni mostruosi, le piramidi.

Pagina 28 | Pos. 422-23

Chi non è uno schiavo? Ditemelo.

Pagina 28 | Pos. 428-31

L’atto di pagare è forse il castigo più seccante che i due ladri del frutteto ci abbiano lasciato in eredità. Ma essere pagati, che c’è di eguale al mondo? La premura affabile con cui un uomo riceve del denaro è davvero sorprendente se si pensa che noi crediamo così profondamente che il denaro è la radice di tutti i mali terreni, e che per nulla al mondo un uomo danaroso può entrare in cielo. Ah con che allegria ci consegniamo alla perdizione!

Pagina 30 | Pos. 456

non è che bene sapere essere amico di tutti gli ospiti del posto in cui si abita.

Pagina 48 | Pos. 732-33

L’ignoranza è madre della paura

Pagina 51 | Pos. 781

Meglio dormire con un cannibale sobrio che con un cristiano ubriaco.

Pagina 54 | Pos. 824-26

Finalmente, a furia di contorsioni e strepiti e proteste per la sconvenienza di tenere abbracciato un maschio in quella maniera coniugale, riuscii a strappargli un grugnito.

Pagina 57 | Pos. 861-64

Ma una buona risata è una gran bella cosa, e una bella cosa piuttosto rara. Questo è il vero peccato. Perciò se un uomo ha la fortuna di avere addosso ciò che serve a un altro per farsi una buona risata, non abbia esitazione, ma si disponga allegramente a impiegarsi e a farsi impiegare a quello scopo. E chi si porta addosso qualche generosa esca alle risate, è un uomo che vale più di quanto non si pensi. Ci potete scommettere.

Pagina 58 | Pos. 889

a giudizio dei più, fare una cosa con distacco vuol dire farla con educazione.

Pagina 59 | Pos. 902

veri selvaggi insomma, ché molti portano ancora sulle ossa carne non battezzata. Chi viene da fuori resta a bocca aperta.

Pagina 60 | Pos. 910-11

Un dandy cittadino non regge mai al confronto con uno di campagna, uno che è cafone sul serio, dico, uno che durante la canicola è capace di mietere il suo ettaro coi guanti di capretto per paura di abbronzarsi le mani.

Pagina 62 | Pos. 942-43

Ogni muto fedele pareva sedere apposta lontano dagli altri, come se ogni dolore fosse insulare e incomunicabile.

Pagina 65 | Pos. 994

in che estasi mortale e disperata giace ancora l’antico Adamo che è morto da ben sessanta secoli?

Pagina 66 | Pos. 997-98

la fede, come uno sciacallo, si nutre in mezzo alle tombe

Pagina 66 | Pos. 1003-4

Ho l’impressione che abbiamo travisato in maniera madornale questa storia della vita e della morte. Ho il sospetto che ciò che chiamano la mia ombra qui sulla terra, sia la mia sostanza vera.

Pagina 74 | Pos. 1126-27

In questo mondo, compagni, il peccato che paga può viaggiare liberamente e senza passaporto, mentre la virtù, se è povera, viene fermata a ogni frontiera.

Pagina 83 | Pos. 1260-61

Voglio provare un amico pagano, pensai, visto che la bontà cristiana si è dimostrata nient’altro che vuota cortesia.

Pagina 84 | Pos. 1279-85

Ero un buon cristiano; nato e cresciuto nel seno dell’infallibile Chiesa Presbiteriana. Come potevo allora unirmi a questo selvaggio idolatra nell’adorazione del suo pezzo di legno? Ma pensai, che cos’è un culto? Credi davvero, Ismaele, che il Dio magnanimo del cielo e della terra (pagani e tutti quanti inclusi) può essere mai geloso di un insignificante pezzetto di legno nero? è impossibile. Allora cos’è il culto? Fare la volontà di Dio. Questo vuol dire culto. E che cos’è la volontà di Dio? Fare agli altri quello che mi piacerebbe avere fatto dagli altri, questa è la volontà di Dio. Ora Queequeg è il mio prossimo. E cosa vorrei che facesse per me questo Queequeg? è logico, unirsi a me nella mia speciale forma di culto presbiteriana. Di conseguenza, debbo unirmi a lui nella sua; ergo, debbo diventare idolatra.

Pagina 85 | Pos. 1300-1301

se si vuole avere davvero un bel caldo in corpo, qualche pezzetto di quest’ultimo dev’essere freddo: ché ogni qualità al mondo è tale solamente per contrasto.

Pagina 87 | Pos. 1325

Non è segnata in nessuna carta: i posti veri non lo sono

Pagina 94 | Pos. 1441-42

a noi cannibali tocca aiutare questi cristiani.»

Pagina 95 | Pos. 1449

le erbacce, laggiù, ve le debbono coltivare perché da sole non crescono

Pagina 102 | Pos. 1557

Pequod, come ricorderete senza dubbio, era il nome d’una famosa tribù di indiani del Massachusetts

Pagina 105 | Pos. 1601-2

Ma corpo d’una balena! giovanotto, come mai ti è venuta l’idea di fare il baleniere, eh?

Pagina 108 | Pos. 1646-50

Seppi poi che era il capitano Bildad, che col capitano Peleg era tra i maggiori proprietari della nave; le altre azioni, come capita spesso in questi porti, appartenevano a un mucchio di vecchi pensionati, vedove, orfani e minorenni sotto tutela legale, ognuno dei quali si trovava a essere proprietario, sulla nave, del valore circa di una bitta, d’un piede di tavola, o di un chiodo o due. La gente a Nantucket investe il proprio denaro nelle baleniere come voi investite il vostro in titoli ufficiali di stato, che danno un buon interesse.

Pagina 118 | Pos. 1806-7

nutro infatti il massimo rispetto verso gli obblighi religiosi di ognuno, senza tenere conto del loro grado di comicità

Pagina 119 | Pos. 1814-15

il Cielo abbia pietà di tutti noi, presbiteriani o pagani, perché tutti in un modo o nell’altro abbiamo il cervello terribilmente bacato, e un serio bisogno di riparazioni.

Pagina 123 | Pos. 1882-84

Ma quando la religione di un uomo diviene pazzia autentica, quando si trasforma in vera e propria tortura, e insomma rende questa terra nostra una scomodissima locanda, allora mi pare proprio il momento di pigliare a parte quell’individuo e farsi una piccola discussione.

Pagina 124 | Pos. 1890-91

tutti i pensieri nati da un digiuno saranno necessariamente pensieri di magro.

Pagina 135 | Pos. 2063-65

bisogna ricordarsi che tra tutte le navi le baleniere sono le più esposte a incidenti di ogni genere, specie alla distruzione e perdita proprio di quelle cose su cui sopratutto si fonda la riuscita del viaggio. Quindi lance di scorta, pennoni di scorta, lenze e ramponi di scorta e quasi ogni cosa di scorta tranne un capitano di ricambio e un duplicato di nave.

Pagina 140 | Pos. 2134-39

Queequeg mi diede a capire che al suo paese, a causa della mancanza di ogni genere di sofà o divani, i re, i capi e i pezzi grossi in genere avevano l’abitudine di tenere all’ingrasso come ottomana qualcuno delle classi più umili. Sicché, per ammobiliare bene la casa da quel punto di vista, bastava solo comprare otto o nove poltroni, e distribuirli attorno fra le porte e nelle alcove. La soluzione, inoltre, era molto conveniente per una scampagnata, molto più conveniente di quelle sedie da giardino che si trasformano in bastoni da passeggio. All’occasione, un capo chiamava il servo e lo pregava di far divano di sé all’ombra di un albero, o magari in qualche pantano.

Pagina 142 | Pos. 2174

«Tutti a poppa, figli di scapoli»

Pagina 151 | Pos. 2309-10

Quella grande America sul rovescio del globo, l’Australia

Pagina 153 | Pos. 2343

una nave baleniera fu la mia Yale e la mia Harvard.

Pagina 156 | Pos. 2379-80

non solo il coraggio più fidato e fruttuoso è quello che nasce dal giusto concetto del pericolo che s’incontra, ma che uno che non ha affatto paura è un compagno assai più pericoloso di un vigliacco.

Pagina 156 | Pos. 2385-86

pensava che in quel suo mestiere il coraggio era uno dei principali articoli dell’equipaggiamento di una baleniera, come la carne e il pane, cose che è stupido sprecare.

Pagina 156 | Pos. 2387-88

io sono qua su questo mare pernicioso ad ammazzare balene per guadagnarmi la vita, e non per obbligarle ad ammazzare me per difendere la loro.

Pagina 162 | Pos. 2472

A guardarlo si provava un’umiltà corporale; e un bianco che gli stava davanti pareva una bandiera bianca venuta a implorare tregua a una fortezza.

Pagina 164 | Pos. 2514-16

Somigliava alla cicatrice perpendicolare prodotta a volte nel tronco alto e dritto di un grande albero, quando il fulmine vi guizza sopra lacerante, e senza svellere un solo rametto spella e scava la corteccia da cima a fondo prima di scaricarsi per terra, lasciandolo vivo e verde ma segnato.

Pagina 165 | Pos. 2527

quella barbara gamba bianca sulla quale si appoggiava a metà.

Pagina 167 | Pos. 2557

Per uno che volesse dormire, era difficile scegliere tra giorni così amabili e notti così seducenti.

Pagina 170 | Pos. 2599-2600

Il mio undicesimo comandamento è non pensare, e il dodicesimo è dormi finché puoi.

Pagina 178 | Pos. 2716-17

scartando ogni discussione io accetto il buon principio antico che la balena è un pesce, e a mio sostegno invoco il santo Giona. Fissato questo punto fondamentale, il secondo è vedere per quali motivi la balena differisce dagli altri pesci.

Pagina 178 | Pos. 2720-22

una balena è un pesce che sfiata acqua, ed ha la coda orizzontale. è il suo ritratto. Per quanto stitica, questa definizione è il risultato di lunghe riflessioni.

Pagina 187 | Pos. 2862-63

E se voi stessi non riuscite a gridare tre urrà alla vista di questi pesci vivaci, che il cielo vi aiuti: vi manca lo spirito dell’onesta allegria.

Pagina 194 | Pos. 2964-65

chi anche una sola volta ha offerto un pranzo agli amici, ha assaporato che significa essere Cesare.

Pagina 195 | Pos. 2989

Quello che riusciva a mangiare serviva non tanto a levargli la fame ma a conservargliela perenne.

Pagina 198 | Pos. 3033

Era incluso di nome nel censimento della Cristianità, ma di fatto vi era sempre estraneo.

Pagina 209 | Pos. 3198-99

«Una balena bianca, ripeto.» tornò a dire Achab gettando via la mazza, «una balena bianca. Tenete gli occhi aperti, marinai. Attenti all’acqua bianca.

Pagina 210 | Pos. 3211-13

«Ma sicuro, Queequeg, ce l’ha dentro tutti storti e piegati, i ramponi; Daggoo, hai ragione, ha una sfiatata come un covone di frumento, e bianca come un mucchio della nostra lana a Nantucket dopo la tosatura; ed è vero, Tashtego, che sbatte la coda come un fiocco strappato dalla burrasca. Morte e demoni! è Moby Dick che avete visto, ragazzi! Moby Dick, proprio Moby Dick!»

Pagina 212 | Pos. 3246

Le parole arrabbiate di certi uomini sono poca offesa.

Pagina 216 | Pos. 3311-15

mi stanno davanti come tanti mucchietti di polvere, e io ne sono la miccia. Oh, è duro che per accendere gli altri anche la miccia debba andare distrutta! Ciò che è osato, l’ho voluto; e ciò che ho voluto lo farò! Mi credono pazzo: Starbuck mi crede pazzo; ma io sono demoniaco, io sono la pazzia impazzita. Quella pazzia selvaggia che è calma solo per capire se stessa! La profezia ha detto che sarei stato smembrato, e difatti! Ho perso questa gamba. Io ora profetizzo che smembrerò il mio mutilatore. E perciò il profeta e l’esecutore siano la stessa persona. Questo è più di quanto avete saputo mai fare voi, grandi dei.

Pagina 218 | Pos. 3330-31

gli leggo negli occhi non so che dolore sinistro che mi brucerebbe, se l’avessi io.

Pagina 218 | Pos. 3335-36

una simile ciurma di miscredenti, che quasi non paiono nati da madri umane!

Pagina 219 | Pos. 3347-48

Perché una risata è la risposta più saggia e più naturale a tutto ciò che è bislacco.

Pagina 223 | Pos. 3413-14

Metà dei marinai ballano al suono del tamburo. Alcuni scendono sottocoperta. Altri dormono e si stirano tra i rotoli di cordame. Bestemmie in abbondanza.

Pagina 225 | Pos. 3442-43

Non c’è niente di più bello sulla terra e neanche in cielo forse: quelle poppe calde e ballerine che si vedono e non si vedono, quelle braccia alzate che difendono uva matura, uva che scoppia.

Pagina 234 | Pos. 3574-76

quelli ribattevano che altri leviatani potevano venire inseguiti con qualche speranza di successo, ma dare la caccia o gettare una lancia a un fantasma come un capodoglio non era cosa da uomini. E se uno ci provava, veniva strappato senza scampo dal mondo e gettato di botto nell’eternità.

Pagina 235 | Pos. 3596-97

l’immortalità non è che ubiquità nel tempo

Pagina 237 | Pos. 3624-32

Un desiderio tanto più accanito perché nella sua smania morbosa egli era arrivato al punto da identificare con la bestia non solo tutti i suoi mali fisici, ma ogni sua esasperazione intellettuale e spirituale. La balena bianca gli nuotava davanti agli occhi come l’incarnazione ossessiva di tutte quelle forze del male da cui certi uomini profondi si sentono azzannare nel proprio intimo, finché si riducono a vivere con mezzo cuore e mezzo polmone. Quella malvagità inafferrabile che è esistita fino dal principio, al cui regno perfino i cristiani d’oggi attribuiscono metà dei mondi, e che gli antichi Ofiti dell’oriente veneravano nel loro demonio di pietra, Achab non cadeva in ginocchio per adorarla come loro, ma ne trasferiva allucinato l’idea nell’aborrita balena bianca e le si piantava contro, così mutilato com’era. Tutto ciò che sconvolge e tormenta di più tutto quel che rimescola la feccia delle cose, ogni verità farcita di malizia, ogni cosa che spezza i tendini e coagula il cervello, tutti i subdoli demonismi della vita e del pensiero, ogni male insomma, per quell’insensato di Achab, era personificato in modo visibile e reso raggiungibile praticamente in Moby Dick.

Pagina 238 | Pos. 3643

Nella camicia di forza dondolò al ballo pazzo delle burrasche.

Pagina 238 | Pos. 3644-47

quando secondo ogni apparenza il delirio del vecchio pareva fosse rimasto indietro assieme alle acque alte del Capo Horn, ed egli uscì dalla sua tana oscura nella letizia dell’aria e della luce, perfino quando mostrò quella sua fronte ferma e raccolta, solo un po’ pallida, e diede di nuovo i suoi ordini pacati, sicché gli ufficiali ringraziarono Iddio perché finalmente quella terribile pazzia era superata, sempre Achab, nel suo profondo, continuò a farneticare.

Pagina 238 | Pos. 3650-51

Ma come nel fluire ristretto della sua ossessione non si era perduto un briciolo della gran pazzia di Achab, così in questa sua totale pazzia non si era spenta neanche una favilla della grande intelligenza che gli era naturale.

Pagina 244 | Pos. 3729-30

Era il Serse eletto di grandi mandrie di cavalli selvaggi, i cui pascoli a quei tempi erano recintati solo dalle Montagne Rocciose e dagli Allegani.

Pagina 245 | Pos. 3755-57

Perciò, sebbene in diversi stati d’animo l’uomo si compiaccia di simboleggiare col bianco tante cose delicate o grandiose, nessuno può negare che nel suo più profondo, ideale significato, la bianchezza evochi nell’anima come uno strano fantasma.

Pagina 250 | Pos. 3822-23

ed è per questo motivo che c’è una vacuità muta, piena di significato, in un gran paesaggio di nevi, un omnicolore incolore di ateismo che ci ripugna?

Pagina 250 | Pos. 3830-31

l’infelice miscredente si acceca a fissare l’immenso sudario bianco che avvolge attorno a lui tutto il paesaggio. E di tutte queste cose la balena albina era il simbolo. Perché allora vi meraviglia questa caccia feroce?

Pagina 252 | Pos. 3860-63

Mentre lavorava così, la pesante lampada di peltro sospesa con catene sulla sua testa oscillava continuamente al muoversi della nave, e di continuo sulla fronte segnata di rughe gli passavano sprazzi di luce e righe d’ombra, tanto che quasi pareva che una matita invisibile, mentre Achab segnava linee e rotte sulle carte gualcite, gli andasse tracciando anch’essa linee e rotte sulla carta profondamente incisa della fronte.

Pagina 256 | Pos. 3921-22

Dio, che estasi di torture sopporta l’uomo consumato da un unico insoddisfatto desiderio di vendicarsi! Dorme coi pugni stretti, e si sveglia coi segni del sangue sulle palme.

Pagina 257 | Pos. 3938-39

I tuoi pensieri hanno creato dentro di te una creatura; e all’uomo che a forza di pensare si trasforma in un Prometeo, un avvoltoio divora il cuore per sempre. Un avvoltoio che è la stessa creatura che egli crea.

Pagina 261 | Pos. 3996-97

Per amor di Dio fate economia di lampade e candele! Per ogni gallone che bruciate è stata sparsa almeno una goccia di sangue umano.

Pagina 261 | Pos. 4000

non avevo intenzione di essere spiritoso più di Mosè quando scrisse la storia delle piaghe d’Egitto.

Pagina 263 | Pos. 4019-22

Qualche settimana dopo il Commodoro fece vela per Valparaiso con la sua invulnerabile unità. Ma per via fu fermato da un maestoso capodoglio, che gli chiese un colloquio confidenziale di qualche momento. Il colloquio consistette nel menare una tale botta al legno del Commodoro, che con tutte le sue pompe in azione egli dovette filare dritto al porto più vicino per carenarsi e raddobbare.

Pagina 275 | Pos. 4206-7

fate forza, che ve ne frega dello zolfo, i diavoli sono gente simpatica.

Pagina 275 | Pos. 4212

«Ogni figlio di buona madre cacci fuori il coltello, e forza con la lama tra i denti.

Pagina 275 | Pos. 4215

costui aveva un modo piuttosto speciale di rivolgersi a tutti quanti assieme, specie quando inculcava la religione della voga.

Pagina 281 | Pos. 4304-5

ciò che Achab l’oscuro diceva a quel suo equipaggio giallo-tigre erano parole che è meglio omettere, visto che vivete nella beata luce d’una terra evangelica.

Pagina 282 | Pos. 4316-20

la vista meravigliosa del Pequod eburneo che scendeva sulle sue lance a vele spiegate come una chioccia selvatica sui pulcini strillanti, tutto ciò era emozionante. Non la recluta inesperta che passa dal seno di sua moglie alla febbre della prima battaglia, né lo spettro del morto che incontra all’altro mondo il primo fantasma sconosciuto, nessuno dei due può sentire emozioni più strane e più forti dell’uomo che si trova a vogare per la prima volta dentro la magica cerchia di spuma del capodoglio inseguito.

Pagina 284 | Pos. 4344-45

Inutilmente gridavamo alle altre barche: chiamarle in quella tempesta era come rivolgersi urlando ai pezzi di carbone ardente giù per la ciminiera di una fornace accesa.

Pagina 286 | Pos. 4382-84

«voi avete esperienza di queste cose e io no. Mi volete dire se è una legge immutabile di questa pesca, signor Flask, che un rematore si deve rompere i reni a spingersi a culo in avanti nelle ganasce della morte?»

Pagina 287 | Pos. 4401-2

E allora, pensai rimboccandomi senza rendermene conto le maniche del maglione, vada per un buon tuffo calmo e fresco nella morte e nella distruzione. E il diavolo si porti chi resta ultimo.

Pagina 290 | Pos. 4446-49

quei paesi isolati, immemoriali, inalterabili, che perfino in questi tempi moderni conservano tanto della spettrale natura aborigena delle generazioni primitive della terra, quando la memoria del primo uomo era un ricordo distinto, e tutti gli uomini suoi discendenti, non sapendo da dove egli fosse venuto, si guardavano l’un l’altro come veri fantasmi e chiedevano al sole e alla luna perché erano stati creati e a che scopo

Pagina 297 | Pos. 4550-54

Se questo mondo fosse un piano infinito, e navigando verso est potessimo raggiungere sempre posti più distanti e scoprire cose più dolci e strane di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora ci sarebbe senso nel viaggio. Ma quando inseguiamo quei misteri lontani che sogniamo, o diamo tormentosamente la caccia a quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota davanti a tutti i cuori umani, quando così ci buttiamo alla caccia intorno a questo globo, quelle cose ci portano dentro sterili labirinti, o ci lasciano a mezza strada, sul fondo.

Pagina 299 | Pos. 4579-80

l’inglese è piuttosto chiuso, e il nostro yankee non ama quella qualità che in se stesso.

Pagina 300 | Pos. 4598-99

nel caso dei pirati, per esempio, vorrei proprio sapere se questa loro professione vanta qualche gloria speciale. Certo, qualche volta finisce con un’insolita elevazione: ma solo sulla forca.

Pagina 301 | Pos. 4601-2

Ma che cos’è un gam? Potete consumarvi l’indice facendolo correre su e giù per le colonne dei dizionari, e la parola non la trovate.

Pagina 306 | Pos. 4678-79

il marinaio delle foreste, arrivato fresco dai climi ove usa il coltello da caccia col manico di corno di daino.

Pagina 307 | Pos. 4698-4704

«Ora, come ben sapete, succede spesso in questo nostro mondo convenzionale, sia esso acquatico o no, che quando una persona incaricata di comandare ai suoi simili ne trova uno che lo supera decisamente in quell’oggetto di generale orgoglio che è la virilità, subito concepisce verso costui un astio e un’antipatia invincibili; e alla prima occasione è pronto ad abbattere e frantumare la rocca di quel subalterno, per farne un mucchietto di polvere. E forse mi sbaglio, signori, ma certo quello Steelkilt era un essere alto e nobile, con la testa di un romano e una barba d’oro fluente che somigliava alla gualdrappa infioccata del corsiero tutto sbuffi del vostro ultimo viceré; e con un cervello, e un cuore, e un’anima in corpo, signori, che ne avrebbero fatto un Carlomagno, se fosse nato figlio del padre di Carlomagno.

Pagina 310 | Pos. 4752-53

Steelkilt non indietreggiò per la millesima parte di un pollice; ma trafisse nell’occhio il suo persecutore col pugnale inflessibile del suo sguardo

Pagina 313 | Pos. 4787-89

è una delle principali qualità positive dell’uomo di violenza, che egli dimostri a volte di avere un braccio tanto forte per sostenere un povero forestiero in difficoltà, come per svaligiare un ricco.

Pagina 330 | Pos. 5056

Non vorrei sembrare ruvido, ma questa brutta balena somiglia di più a una troia con le zampe mozze

Pagina 349 | Pos. 5341

nessun figlio di donna può sedersi per la prima volta tra quei grovigli

Pagina 353 | Pos. 5401-3

«Forza ora. Palata lunga e forte, Tashtego. Forza, Tash, figlio mio, bello mio, forza tutti! Ma freddi, freddi come tanti cocomeri, ecco! Calmi, calmi, solo spingete come la morte e i diavoli dell’inferno! Fate saltare i morti dalle fosse a testa in su, ragazzi! Nient’altro. Forza!

Pagina 355 | Pos. 5436-38

Stubb cominciò ad agitare piano piano la lancia aguzza dentro la carne della vittima, a lungo, menandola attorno con cura, come se cercasse cautamente di pescarvi qualche orologio d’oro che la balena poteva avere inghiottito, e che egli temeva di rompere prima di riuscire ad agganciarlo. Quell’orologio d’oro che cercava era la vita profonda del pesce.

Pagina 362 | Pos. 5545-46

Se non avete mai visto quello spettacolo, sospendete ogni vostra decisione sulla convenienza di rendere culto al diavolo e sul vantaggio di farselo amico.

Pagina 365 | Pos. 5591-92

«Dannati fratelli, ammazzatevi pure a vostro gradimento, riempite le pance schifose finchè scoppiano, e crepate.»

Pagina 366 | Pos. 5611-13

«Cuoco,» disse Stubb tornando a servirsi, «appartieni a qualche chiesa?»
«Chiesa?» fece quello cupo, «una volta, a Capetown, passai davanti a una chiesa.»

Pagina 368 | Pos. 5632-35

«Be’ dunque, cuoco, come vedi, questa tua bistecca di balena era così cattiva che l’ho tolta di mezzo quanto più presto ho potuto: lo hai visto, no? Bene: per il futuro, quando dovrai arrostire un’altra bistecca per la mia tavola personale, questo argano qui, ti dico come devi fare per non rovinarla cuocendola troppo. Tieni la bistecca con una mano, e con l’altra mostrale un carbone acceso; fatto questo la puoi servire, capito?

Pagina 371 | Pos. 5677-79

Andate al mercato delle carni la sera di sabato e guardate le folle di bipedi vivi che stanno a fissare le lunghe file di quadrupedi morti. Non è uno spettacolo da far cadere i denti a un cannibale?

Pagina 371 | Pos. 5679-81

Chi non è un cannibale? Vi assicuro che se la caverà meglio un figiano che abbia messo sotto sale in cantina un missionario magro, per far fronte al pericolo di una carestia; se la caverà meglio quel previdente figiano, dico, nel giorno del giudizio, che non tu, ghiottone incivilito e illuminato che inchiodi per terra le oche, e banchetti coi loro fegati gonfi nel tuo paté de fois gras.

Pagina 371 | Pos. 5682-86

Quanto a Stubb, egli mangia la balena alla luce del suo olio, no? E questo aggiunge le beffe al danno, vero? Guarda lì il manico del tuo coltello, ghiottone incivilito e illuminato che stai pranzando col bue arrosto: di che cosa è fatto quel manico? Di che cosa, se non delle ossa del fratello del bue stesso che stai mangiando? E con che cosa ti stuzzichi i denti dopo avere divorato quell’oca grassa? Con una penna dello stesso volatile. E con che penna redige ufficialmente le sue circolari il Segretario della Società per la Soppressione delle Crudeltà contro i Paperi? Solo da un mese o due quella società ha votato una decisione di non raccomandare che penne d’acciaio.

Pagina 373 | Pos. 5706-7

Essi non solo azzannavano brutalmente i visceri sbudellati dei compagni, ma si piegavano come archi flessibili e si mordevano i propri, finché gli intestini parevano inghiottiti e ringhiottiti dalla stessa bocca per essere poi riversati dall’altro lato attraverso la ferita aperta.

Pagina 379 | Pos. 5809-12

Davvero un funerale tristissimo e beffardo! Gli avvoltoi del mare tutti in pie gramaglie, e i pescicani dell’aria tutti impeccabili in nero o in chiazzato. Pochi di loro, immagino, avrebbero dato una mano d’aiuto alla balena viva, se per caso ne avesse avuto bisogno; ma tutti accorrono religiosamente al banchetto per le sue esequie. Oh, spaventoso vulturismo del mondo! Non ne resta immune neanche la più enorme balena!

Pagina 381 | Pos. 5835-36

tentare di sospendere completamente un peso come quello, sia pure con gli enormi paranchi di una baleniera, sarebbe vano come provarsi a pesare un granaio olandese con una bilancia da gioielliere.

Pagina 382 | Pos. 5847-57

Era una nera testa incappucciata, e pendendo lì in una quiete così intensa, pareva la testa della Sfinge in mezzo al deserto. «Parla, tu, grande e venerabile testa,» mormorò Achab, «tu senza barba, ma qua e là brizzolata dai muschi, parla, testa potente, e rivelaci il segreto che ti tieni chiuso dentro. Tu sei scesa più a fondo di tutti i palombari. Questa testa su cui ora splende il sole, si è mossa tra le fondamenta della terra. Dove flotte e nomi dimenticati arrugginiscono, e marciscono ancore e speranze mute; dove, nella sua stiva omicida, questa terra come un galeone porta come zavorra le ossa di milioni di annegati; lì, in quello spaventoso mondo d’acqua, avesti la dimora più familiare. Sei stata dove non sono mai giunti né campane né palombari, hai dormito a fianco di tanti marinai, dove madri insonni darebbero la vita per comporli. Hai visto gli amanti saltare abbracciati dalla nave in fiamme e scendere cuore a cuore sotto le onde trionfanti, fedeli l’uno all’altro quando il cielo pareva tradirli. Hai visto i pirati, a mezzanotte, buttare dal ponte l’ufficiale assassinato, che sprofondò per ore nella più profonda notte di quella gola insaziabile, e i suoi assassini continuare il viaggio incolumi, mentre i fulmini scuotevano all’improvviso la nave vicina che avrebbe portato qualche onesto marito a delle braccia tese che lo aspettavano in ansia. Oh testa! Tu hai visto abbastanza da mandare in pezzi le stelle e fare di Abramo un miscredente, eppure non dici sillaba!»

Pagina 386 | Pos. 5912-14

la storia del fanatismo non impressiona tanto per la smisurata autosuggestione del fanatico stesso, quanto per il suo potere strabiliante di ingannare e stregare tanti altri.

Pagina 398 | Pos. 6090-92

Ci credi tu che è stato nascosto a bordo nella stiva? Panzane! è il diavolo, quant’è vero Giuda. La coda non gliela vedi perché se l’arrotola sotto; la porta in tasca a ciambella, scommetto.

Pagina 399 | Pos. 6117-20

«Lo vedi laggiù quell’albero maestro?» E additò la nave.
«Bene, fai conto che sia il numero uno. Poi prendi tutti i cerchioni della stiva del Pequod e mettili in fila con quello a fare da zeri, capito? Be’, non sarebbe ancora niente rispetto all’età di Fedallah. E tutti i bottai della creazione non potrebbero fornire cerchi sufficienti per tutti gli zeri che servono.»

Pagina 410 | Pos. 6281-82

Penso che questa balena franca sia stata uno stoico; e il capodoglio un platonista che avrà seguito Spinoza nei suoi ultimi anni.

Pagina 419 | Pos. 6425-27

Soltanto una fine più dolce è facile ricordare: la deliziosa morte di un cacciatore di miele dell’Ohio, che cercando il miele nell’inforcatura di un albero cavo ne trovò un tale deposito, che sporgendovisi troppo ne venne risucchiato, e vi morì imbalsamato. Quanta gente pensate che sia caduta così nella testa mielata di Platone, e vi sia morta soavemente?

Pagina 420 | Pos. 6436

Io tento di tutto, e realizzo quel che posso.

Pagina 422 | Pos. 6463-64

se il gran capodoglio fosse stato noto ai primi uomini dell’oriente, sarebbe stato divinizzato dalla magica infantilità dei loro pensieri.

Pagina 422 | Pos. 6469-70

Sir William Jones, che aveva studiato trenta lingue, non riusciva a leggere la faccia del contadino

Pagina 424 | Pos. 6500

Un travicello magro di spina non ha mai retto un animo nobile e pieno.

Pagina 429 | Pos. 6567-70

«Impazzire è contro la mia religione, ma quel farabutto tedesco lo vorrei mangiare. Avanti, forza! Volete farvi battere da quel maiale? Vi piace l’acquavite? Allora una botte per il migliore di tutti. Forza, perché qualcuno non si spacca una vena? Chi è che ha gettato l’ancora? Non ci muoviamo di un pollice, siamo entrati in bonaccia. Ahò, ci cresce l’erba su questo fondo di barca, e per Dio, l’albero sta mettendo i germogli. Così non va, ragazzi. Guardate quel mangiasego! A farla corta, mi volete sputare fuoco, sì o no?»

Pagina 432 | Pos. 6609-10

Urrà! Questa balena dev’essere il postino del diavolo!»

Pagina 433 | Pos. 6626-33

Sembra credibile che con quei tre gracili fili il grande leviatano fosse sospeso come il disco di piombo a un pendolo di lunga carica? E sospeso a che cosa? A tre pezzetti di legno. è questa la bestia di cui fu detto una volta trionfalmente «Puoi riempirgli la pelle di ferri dentati, o la testa di fiocine. La spada di colui che gli mena non fa presa, né la lancia o il giavellotto o l’alabarda: per lui il ferro è paglia, il dardo non lo fa fuggire, le frecce sono come stoppie, egli ride a chi brandisce una lancia»? è questa quella creatura, questa qui sotto? Ahimè, che le parole dei profeti debbano risultare vuote. Perché con la potenza di mille cosce nella coda il leviatano ha cacciato la testa sotto le montagne del mare, per nascondersi alle fiocine del Pequod!
Nella luce obliqua di quel pomeriggio, le ombre che le tre lance gettavano sotto la superficie dovevano essere lunghe e larghe abbastanza da coprire metà dell’armata di Serse. Chi può dire come dovevano sembrare spaventosi alla balena ferita quei fantasmi immensi che le fluttuavano sul capo!

Pagina 434 | Pos. 6655-57

Ma di pietà non ve ne fu. Malgrado tutti i suoi anni, malgrado il suo unico braccio e i suoi occhi ciechi, il pesce doveva morire di quella morte, ed essere assassinato per illuminare le gaie nozze e gli altri divertimenti degli uomini, e anche per fare luce nelle chiese solenni che predicano la mansuetudine incondizionata di tutti verso tutti.

Pagina 435 | Pos. 6663-65

Perché ormai era tanto esausta per la perdita di sangue, che rotolò via impotente dal rottame che aveva fatto, si rovesciò sul fianco ansimante, dibattè a vuoto la pinna mutilata, poi pian piano si girò su se stessa come un pianeta che muore, voltò in alto i bianchi segreti del ventre, s’irrigidì come un tronco, e morì.

Pagina 436 | Pos. 6683-84

Intanto tutto, sul Pequod, era a sghimbescio. Attraversare il ponte dall’una all’altra banda era come arrampicarsi sul tetto ripido di una casa a frontoni.

Pagina 442 | Pos. 6775

aveva una di quelle buffe Bibbie all’antica, abbellita di tavole curiose e per niente scientifiche.

Pagina 446 | Pos. 6836-37

L’istante dopo, con uno scatto di rapidità indescrivibile, il lucido acciaio taglia la distanza spumosa con un alto, superbo arco, e si pianta vibrando nel punto mortale della balena. Invece d’acqua scintillante, essa sfiata ora sangue rosso.

Pagina 452 | Pos. 6920-22

sono convinto che dalla testa di tutti gli esseri massicci e profondi, come Platone, Giove, il Diavolo, Pirrone, Dante e così via, si levi sempre un certo vapore semivisibile quando essi stanno pensando profondamente.

Pagina 454 | Pos. 6956-59

Quando Michelangelo dipinge lo stesso Dio Padre in forma umana, guardate che muscoli. Quei quadri italiani soavi, ricciuti ed ermafroditi in cui l’immagine del Figlio è stata incarnata con più successo, non so quanto rivelano in Lui di amore divino; privi come sono di ogni robustezza, non danno l’idea della forza ma quella negativa e femminea della sottomissione e della pazienza che, come ammettono tutti, formano le tipiche virtù pratiche dei Suoi insegnamenti.

Pagina 455 | Pos. 6965

Nell’uomo come nel pesce, lo scodinzolare è segno d’inferiorità.

Pagina 464 | Pos. 7109

non c’è pazzia degli animali sulla terra che non venga infinitamente superata dalla pazzia degli uomini.

Pagina 466 | Pos. 7143-44

eravamo adesso in quella calma incantata che dicono si nasconda nel cuore di ogni agitazione.

Pagina 472 | Pos. 7231-32

questo signore è un voluttuoso ottomano che va nuotando per il mondo acquatico circondandosi e accompagnandosi con tutti i conforti e i sollazzi di un arem.

Pagina 473 | Pos. 7241-44

Se qualche giovane leviatano tutto fumo ha l’ardire, passando di là, di avvicinare confidenzialmente qualcuna delle signore, con che furia tremenda il Pascià lo assale e lo scaccia! Sarebbe proprio bella se a giovani libertini senza principî come lui fosse permesso di violare il santuario della gioia domestica; sebbene, per quanto il povero Pascià si dia da fare, non riuscirà a tenere fuori dal suo letto il più famigerato vitaiolo, visto che ahimè tutti i pesci vanno a letto assieme.

Pagina 474 | Pos. 7263-65

qualcuno ha supposto che il primo a battezzare così questo tipo di balena ottomana deve avere letto le memorie di Vidocq, e saputo che razza di maestro di campagna fosse quel famigerato francese in gioventù, e di che natura fossero quelle lezioni occulte che inculcava a qualcuna delle sue allieve.

Pagina 479 | Pos. 7338-39

Che cos’è il reddito di 100.000 sterline che l’Arcivescovo di Salvalanima si pappa sul magro pane e formaggio di centinaia di migliaia di lavoratori dalla schiena rotta

Pagina 480 | Pos. 7349

i contrabbandieri di parole grosse?

Pagina 494 | Pos. 7573-74

la balena non può essere altro che fragrante quando, come è di regola, gode di così ottima salute, fa tanto esercizio e sta sempre all’aperto, sebbene, è vero, raramente all’aria aperta.

Pagina 496 | Pos. 7591-93

Per i neri, il calendario non dovrebbe segnare altro che trecentosessantacinque Quattro Luglio e Capidanno. E non ridete quando dico che questo moretto era brillante, perché anche il nero è brillante: guardate l’ebano lucido che impannella i gabinetti dei re.

Pagina 500 | Pos. 7664-65

Ci avevo tenuto dentro le mani pochi minuti, e già mi sentivo le dita come anguille che cominciavano, per così dire, a serpeggiare e torcersi a spirale.

Pagina 501 | Pos. 7679-81

l’uomo deve abbassare o per lo meno trasferire la sua idea della felicità che si può raggiungere, non collocandola in qualche zona dell’intelletto o della fantasia ma nella moglie, nel cuore, nel letto, nella tavola, nella sella, nel focolare, nel proprio paese

Pagina 507 | Pos. 7767

Puzza come l’ala sinistra del giorno del giudizio: è una prova a favore dell’inferno.

Pagina 510 | Pos. 7816-17

C’è una saggezza che è dolore; ma c’è un dolore che è pazzia.

Pagina 511 | Pos. 7825-26

Sulle navi mercantili, l’olio per i marinai è più scarso del latte di regina.

Pagina 515 | Pos. 7895-96

questo doblone era d’oro vergine, purissimo, strappato chi sa dove dal cuore di colline sfarzose, da cui a oriente e a occidente scorrono su sabbie dorate le acque sorgive

Pagina 518 | Pos. 7938-39

Libro, sei bugiardo. Il fatto è che voi libri dovreste stare al vostro posto. Voi servite a darci le parole e i fatti nudi e crudi, e a noi tocca metterci le idee.

Pagina 518 | Pos. 7942-51

Primo: c’è Aries o il Montone, brutta bestia libidinosa che ci fa nascere. Poi Taurus o il Toro: per prima cosa ci dà una cornata. Poi Gemini o i Gemelli, cioè Virtù e Vizio: noi cerchiamo di acchiappare la Virtù, quando, zac! arriva Cancer il Granchio e ci ritira indietro. E qui, andando via da Virtù, Leo o Leone ruggente sta seduto sul passaggio, che ci dà qualche bel morsaccio e qualche bottarella maleducata di zampa. Riusciamo a salvare la pelle, e incontriamo Virgo, la Vergine: è il primo amore! Ci sposiamo e ci crediamo felici per sempre, quando trac! arriva Libra o le Bilance: la felicità è pesata e trovata mancante. E mentre ci piangiamo sopra, perdio! che salto quando Scorpio Scorpione ci punge nel deretano. Curiamo la ferita, quando sbank! da ogni lato arrivano frecce: è Sagittarius, l’Arciere, che si diverte. Siamo lì a cavarci le frecce: si salvi chi può! Un ariete da assedio, Capricornus o il Caprone, arriva sparato, corna in resta, e ci butta a gambe in aria, al che Aquarius o Quello che porta l’acqua ci rovescia addosso tutto il suo diluvio e ci affoga; e per finire coi Pisces o Pesci, andiamo a nanna. Questa sì che è una bella predica, scritta nell’alto dei cieli, e il sole se la passa tutta ogni anno eppure ne esce sempre sano e allegro.

Pagina 532 | Pos. 8149-51

mi fa pensare alla nobile, solida ospitalità sassone di quel bastimento. Possa il mio parroco dimenticarmi, e ricordarmi il diavolo, se mai la dimenticherò.

Pagina 533 | Pos. 8171-73

Nel corso delle mie ricerche sulle storie leviataniche m’imbattei in un vecchio tomo olandese che dal rancido puzzo di balena che faceva capii trattava di baleniere.

Pagina 535 | Pos. 8198

quella regione eschimese dove nei banchetti gli indigeni brindano l’uno all’altro con boccali di olio di balena.

Pagina 535 | Pos. 8202-5

per cui, dico, abbiamo esattamente due botti di birra a testa per la razione di dodici settimane, senza contare la discreta parte che ognuno godeva di quei 550 ankers di gin. Ora, che questi ramponieri al gin e birra, incitrulliti come si può immaginarli, fossero adatti a stare all’impiedi su una testa di lancia e mirare bene alle balene in fuga, parrebbe un tantino improbabile.

Pagina 536 | Pos. 8209-10

Perché, dicono, quando s’incrocia su una nave vuota, se dal mondo non potete avere di meglio, almeno cercate di cavarne un buon pranzo. E questo vuota il boccale.

Pagina 541 | Pos. 8281-85

Le dimensioni scheletriche che ora passerò a esporre sono trascritte verbatim dal mio braccio destro, dove me le feci tatuare, visto che nei miei tempestosi vagabondaggi di allora non c’era altro modo sicuro di preservare statistiche così preziose. Ma siccome ero scarso di spazio, e volevo tenermi le altre parti del corpo come pagina bianca per un poema che allora stavo componendo (almeno le poche parti non tatuate che mi restavano) non badai alle frazioni di pollici; e in realtà i pollici non dovrebbero assolutamente entrare in una misurazione congeniale della balena.

Pagina 543 | Pos. 8319-22

E allora, pensai, quanto è vano e sciocco per l’uomo ritirato e sedentario cercare di capire bene questa balena meravigliosa, semplicemente ponzando sul suo scheletro morto e assottigliato, disteso in questo bosco pacifico. No. Solo nel cuore dei pericoli più fulminei, solo dentro i vortici della sua coda infuriata, solo sul mare profondo e sconfinato si può trovare la verità e la vita della balena tutta intera.

Pagina 544 | Pos. 8327-29

Mi dissero che ce n’erano anche di più piccole, ma erano state smarrite da certi mocciosetti cannibali, figli del sacerdote, che l’avevano rubate per giocarci a palline. E così vediamo che anche la spina dorsale del più smisurato degli esseri viventi si riduce a essere alla fine un semplice gioco da bambini.

Pagina 550 | Pos. 8421-26

Ma resta ancora da fare un’altra domanda, spesso agitata dai più oscuri Nantuckettesi. Se a causa delle quasi onniscienti vedette sulle teste d’albero delle baleniere, che ora penetrano perfino nello stretto di Behring e nei più remoti cassetti e armadi segreti del mondo, e a causa dei mille ramponi e lance scagliati lungo le coste di tutti i continenti, il Leviatano potrà sopportare a lungo una caccia tanto vasta e una strage tanto spietata. E se non sarà alla fine sterminato nelle acque, finché l’ultima balena come l’ultimo uomo fumerà la sua ultima pipa e poi svanirà essa stessa nella boccata finale.

Pagina 551 | Pos. 8435

quando il Far-West (nei cui tramonti si levano ancora dei soli)

Pagina 556 | Pos. 8513-15

Siedi come un sultano fra le lune di Saturno, e prendi l’uomo da solo, con molta astrazione: ti sembrerà un prodigio, una magnificenza, una sciagura. Ma, sempre da lassù, prendi l’umanità in massa, e ti sembrerà per lo più una marmaglia di duplicati superflui, sia contemporanei che ereditari.

Pagina 558 | Pos. 8550-51

Era un puro manipolatore; il suo cervello, se mai ne aveva avuto, doveva essergli fluito da gran tempo dentro i muscoli delle dita.

Pagina 563 | Pos. 8628-32

Oh vita! Eccomi qua, superbo come un dio greco, eppure debitore a questo sciocco di un osso su cui reggermi! Maledetti questi reciproci debiti umani che non possono fare a meno di libri mastri. Vorrei essere libero come l’aria, e invece sono segnato nei registri di tutto il mondo. Sono così ricco, che avrei potuto controbattere ogni offerta dei Pretoriani più ricchi all’asta dell’impero romano, che era l’asta del mondo; eppure sono debitore anche della carne della lingua con cui mi vanto. Perdio! Prenderò un crogiolo e mi ci butterò dentro, per dissolvermi in una piccola concisa vertebra. Davvero.»

Pagina 564 | Pos. 8641-43

Ora, per tanta gente un paio di gambe dura tutta una vita, e dev’essere perché le usano con riguardo, come una vecchia signora dal cuore tenero usa i suoi vecchi e grassocci cavalli da tiro. Ma Achab, eh, quello è uno che va forte.

Pagina 567 | Pos. 8683-84

«Tu mi hai oltraggiato, signore, non insultato. Ma per questo non ti chiedo di guardarti da Starbuck. Ti farebbe solo ridere. Ma che Achab si guardi da Achab. Guardati da te stesso, vecchio.»

Pagina 576 | Pos. 8828-29

Silenzioso, lento e solenne, curvando ancora di più la sua schiena cronicamente curva, si affaticava come se la fatica fosse la vita stessa, e il battito pesante del suo martello il picchio greve del suo cuore.

Pagina 582 | Pos. 8915-21

Alla fine, foggiato a forma di freccia e saldato da Perth all’asta, l’acciaio appuntì l’estremità del rampone; e preparandosi a dare alla lama l’arroventata finale prima di temprarla, il fabbro gridò ad Achab di mettergli vicino la botte dell’acqua.
«No, no, niente acqua per questo; lo voglio temprato proprio nella morte. Oè, là! Tashtego, Queequeg, Daggoo! Sentite, pagani, volete darmi un po’ di sangue per coprire questa punta?» e la alzò alta. Un groppo di tetri cenni rispose: «Sì.» Si fecero tre punture nella carne pagana, e poi si temprarono le punte della balena bianca.
«Ego non baptizo te in nomine patris, sed in nomine diaboli!» urlò Achab smaniando, mentre il maligno ferro divorava sfrigolando il sangue battesimale.

Pagina 584 | Pos. 8955-60

Non c’è progresso fermo e irreversibile in questa vita; non avanziamo per gradi fissi verso l’ultima pausa finale: attraverso l’incanto inconscio dell’infanzia, la fede spensierata dell’adolescenza, il dubbio della gioventù (destino comune), e poi lo scetticismo, e l’incredulità, per fermarci alla fine, maturi, nella pace pensosa del Forse. No, una volta arrivati alla fine ripercorriamo la strada, e siamo eternamente bambini, ragazzi, uomini e Forse. Dov’è l’ultimo porto da cui non salperemo mai più? In quale etere estatico naviga il mondo, di cui i più stanchi non si stancano mai? Dov’è nascosto il padre del trovatello? Le nostre anime sono come quegli orfani le cui madri nubili muoiono nel partorirli: il segreto della nostra paternità giace nella loro tomba, ed è lì che dobbiamo cercarlo.

Pagina 588 | Pos. 9006

«Incredibile come può essere sfacciato uno stupido!»

Pagina 591 | Pos. 9055-56

«E chi di quelli che muoiono in mare ha il carro funebre?»

Pagina 596 | Pos. 9127-28

un’onda ha un tale enorme slancio prima di saltare! Corre per tutto il mondo, poi scatta!

Pagina 599 | Pos. 9180-83

Per i marinai, le bestemmie sono parole di casa; bestemmiano nell’incanto della bonaccia e nelle fauci della tempesta, mandano maledizioni dai pennoni di gabbia quando più barcollano su un mare ribollente, ma in tutti i miei viaggi raramente ho sentito una comune bestemmia quando il dito ardente di Dio si è posato sulla nave, quando il Suo «Mene, Mene, Tekel Ufarsin» si è intessuto alle sartie e al cordame.

Pagina 606 | Pos. 9286-87

Dopo il toccare terra, toccare coperta è la cosa più soddisfacente.

Pagina 617 | Pos. 9459

«L’idiota più grosso rimprovera sempre il più piccino»

Pagina 624 | Pos. 9563-65

Senti, non canti mai quando lavori a una cassa da morto? I Titani, dicono, andavan canticchiando mentre scalpellavano i crateri dei loro vulcani; e nel dramma il becchino canta con la vanga in mano. Tu, mai?»

Pagina 625 | Pos. 9583-85

Oh come sono immateriali tutte le cose materiali! Che cosa c’è di reale se non i pensieri senza peso? Ecco qua lo stesso simbolo pauroso della brutta morte, che per puro caso ti diventa l’emblema dell’aiuto e della speranza per chi è messo più a repentaglio. Un salvagente con una cassa da morto!

Pagina 626 | Pos. 9597-98

«Hai visto la balena bianca?»

Pagina 631 | Pos. 9662-64

C’è qualcosa in te, povero ragazzo, che sento troppo come una cura per la mia malattia. Il simile cura il simile; e per questa caccia, la mia malattia diventa la salute che più desidero.

Pagina 631 | Pos. 9667-68

«Oh, malgrado i milioni di furfanti, questo mi fa un bigotto della fedeltà eterna dell’uomo! Un negro! E un idiota!… ma forse la cura del simile vale anche per lui; ridiventa sano.»

Pagina 631 | Pos. 9675

Tu sei fedele, ragazzo, come la circonferenza al suo centro.

Pagina 635 | Pos. 9736

«Sarò io stesso il primo ad avvistare la balena,» diceva. «Sicuro! Il doblone deve guadagnarselo Achab!»

Pagina 638 | Pos. 9780-82

«Ascolta, nantuckettese: qui in questa mano tengo la sua morte! Queste punte sono temprate nel sangue e nel fulmine, e io giuro di temprarle per la terza volta in quel punto caldo dietro la pinna, dove la balena bianca sente pulsare di più la sua vita maledetta!»

Pagina 639 | Pos. 9788-89

Con tutto il suo scatto, il Pequod non riuscì a evitare il rumore del tonfo che fece il cadavere piombando in acqua; anzi non riuscì a evitare, forse, che qualcuna delle bolle schizzate non gli spruzzasse lo scafo col suo lugubre battesimo.

Pagina 641 | Pos. 9815-16

Di sotto al cappello tirato sugli occhi una lacrima cadde nel mare: e tutto il Pacifico non conteneva ricchezze eguali a quella misera goccia.

Pagina 641 | Pos. 9821-42

«Ah, Starbuck! è così dolce il vento, il cielo così tenero. In un giorno così, proprio così delicato, colpii la mia prima balena: un ramponiere di diciott’anni! Quarant’anni fa, quaranta… quarant’anni! Quarant’anni fa! Quarant’anni di caccia continua! Quarant’anni di privazioni, e pericoli, e tempeste. Quarant’anni su questo mare spietato. Per quarant’anni Achab ha lasciato la terra serena, per quarant’anni ha fatto guerra agli orrori dell’abisso! Proprio così, Starbuck: di questi quarant’anni non ne ho passati tre a terra. Quando penso a questa vita che ho fatto, e che solitudine spaventosa è stata, questa fortezza murata e chiusa di un capitano, che lascia ben poco accesso ai moti di affetto dalla terra verde lì attorno, ah che stanchezza! Che fatica! Schiavitù africana di chi comanda, così solo… Quando penso a tutto questo, e finora l’ho appena sospettato, mai capito così chiaro… quando penso che per quarant’anni non ho mangiato che roba secca, salata, giusto segno dell’arido che mi nutriva l’anima! mentre che il più povero a terra ha avuto ogni giorno frutta fresca, e spezzato il pane fresco del mondo invece delle mie croste ammuffite… lontano, lontano oceani interi da quella ragazza che sposai più che cinquantenne, partendo l’indomani per il Capo Horn, lasciando solo una fossa nel cuscino del nostro letto… moglie? no, vedova piuttosto di un marito vivo! Sicuro, Starbuck, quella povera ragazza, l’ho resa vedova il momento che la sposai; e poi la pazzia, il delirio, il fuoco nel sangue, il fumo nel cervello con cui questo vecchio ha calato mille volte le barche come una furia, con la bava alla bocca, per dare la caccia alla sua preda: più demonio che uomo! Ma sì, ma sì, quarant’anni di pazzia! Che pazzo! Che vecchio pazzo è stato questo vecchio Achab! Perché questo strazio? Perché sfinire, perché paralizzare questo braccio col remo, col rampone, con la lancia? Che ci ha guadagnato Achab? Cos’è che gli resta? Guardami. Ah, Starbuck! Non è duro, che con questo gran peso che porto, debbano avermi strappata di sotto una povera gamba? Ah, tìrati via i tuoi vecchi capelli: mi vanno negli occhi, e pare che pianga. Cernecchi così bianchi non sono mai spuntati che da mucchi di cenere! Ma ti sembro davvero tanto vecchio, tanto, tanto vecchio, Starbuck? Mi sento stracco da morire, torto in due, con la gobba, come se fossi Adamo che va barcollando sotto il mucchio dei secoli, dal tempo del Paradiso. Dio, Dio, Dio! spaccami il cuore e sfondami il cervello! Che farsa! Che farsa! Che farsa amara e crudele questi capelli bianchi. Forse che ho tanto vissuto sereno da dovervi portare e da parere e da sentirmi così insopportabilmente vecchio? Qua! Vienimi vicino, Starbuck. Fammi guardare dentro un occhio umano. è meglio che guardare nell’acqua o nel cielo, meglio che guardare Iddio. Per la terra verde! Per il calduccio del focolare! Ma questo è uno specchio magico, amico mio: vedo mia moglie e mio figlio nei tuoi occhi. No, no, resta a bordo, resta a bordo e non ammainare con me quando il vecchio marchiato darà la caccia a Moby Dick. Non voglio che tu corra quel rischio. No, non con quella casa lontana che ti vedo negli occhi!»

Pagina 645 | Pos. 9888-89

«Laggiù soffia! Laggiù soffia! Gobba come una montagna di neve! è Moby Dick!»

Pagina 654 | Pos. 10023-25

«Presagio? Che vuol dire? Un dizionario! Se gli dei vogliono parlare apertamente all’uomo, gli parlano apertamente, da gentiluomini, e non stanno lì a scuotere teste e fare accenni misteriosi come vecchie comari…

Pagina 664 | Pos. 10176-77

Dobbiamo continuare a inseguire questo pesce assassino finché non affoga l’ultimo uomo? Dovremo farci tirare da lui in fondo al mare? O farci trascinare all’inferno? Oh si, continuare la caccia è un’empietà e una bestemmia!»

Pagina 667 | Pos. 10218

Ah! Vento codardo, che colpisci uomini nudi, ma non ti fermi a ricevere un solo colpo.

Pagina 669 | Pos. 10250-51

Forse che avrò gli occhi in fondo al mare, supponendo che io scenda quella scala infinita?

Pagina 673 | Pos. 10312-13

Fermi voi! Il primo che fa solo il gesto di saltare da questa mia lancia, gli do un colpo di rampone. Non siete uomini ma le mie braccia e gambe, e perciò ubbidite…

Pagina 674 | Pos. 10332-36

«Non fateci caso! Quei denti non fanno che offrire nuovi scalmieri ai vostri remi. Arranca! è un appoggio migliore, la bocca del pesce invece dell’acqua che cede.»
«Ma signore, a ogni morso il piatto delle pale si fa più piccolo!»
«Dureranno abbastanza! Arranca!… Ma chi sa,» mormorò, «se questi pescicani nuotano per fare banchetto sulla balena o su Achab?

Pagina 676 | Pos. 10354-58

Achab vacillò; si batté la mano in fronte. «Divento cieco. Mani, stendetevi qui, davanti, che possa ancora trovarmi strada a tastoni. è notte?»
«La balena! La nave!» gridarono i rematori allibiti.
«Ai remi, ai remi! Sprofòndati verso i tuoi abissi, mare, ché prima che sia troppo tardi Achab possa slittare quest’ultima volta, quest’ultima volta contro il suo bersaglio! Ora vedo: la nave! La nave! Scattate, ragazzi! Non volete salvare la mia nave?»

Pagina 677 | Pos. 10366-68

quelle fauci! quelle fauci! è questa la fine di tutte le mie preghiere ardenti? Di tutta una vita di fede? O Achab, Achab, guarda cosa hai fatto. Alla via, timoniere, alla via! No, no, poggia di nuovo! Si volta per assalirci! Oh, la sua fronte implacabile si getta su un uomo a cui il dovere dice che non può fuggire. Signore, stammi accanto!»

Pagina 677 | Pos. 10369-70

Ti ghigno in faccia, balena che ghigni!

Pagina 678 | Pos. 10389

Anche l’ultima ambizione dei più mediocri capitani mi deve essere tolta?

Pagina 679 | Pos. 10409-11

E così l’uccello del cielo, con strida d’arcangelo, rizzando in alto il rostro imperiale, e tutto il corpo imprigionato avvolto nella bandiera di Achab, andò a fondo con la sua nave, che come Satana non volle calare all’inferno finché non ebbe trascinata con sé, come elmo, una viva parte del cielo.

Pagina 680 | Pos. 10425

Sostenuto da quella bara, per quasi tutto un giorno e una notte, galleggiai su un mare morbido e funereo.

Pagina 680 | Pos. 10427-28

Era la Rachele che andava bordeggiando, e che nel rifare la sua rotta in cerca dei figli perduti, trovò solo un altro orfano.

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Madame Bovary di Gustave Flaubert

Madame Bovary - Gustave FlaubertRicordo di aver letto Madame Bovary poco più di un anno fa, una bellissima edizione cartonata trovata sul fondo di uno scaffale in un negozio sfigatissimo, e quindi pagata pure pochi spiccioli.
Questo grande classico costò all’autore Gustave Flaubert pesanti accuse di immoralità per via delle avventure Cornini di Emma Bovary con circa tutti gli altri personaggi del romanzo.
Non mi dilungo troppo sulla trama (ovvero: non ne parlerò affatto!), sia perché trovo sempre molto noioso fare questi riassunti, che… in realtà solo perché è noioso fare i riassunti.
In ogni caso, durante la lettura annotai alcuni passi che mi colpirono per la loro particolare arguzia, e oggi ve li ripropongo:

Madame Bovary è un romanzo fondamentale, che si guadagna la bellezza di cinque cuoricini spezzati… che però, al cambio attuale, nessuno sa a quanti cuori felici equivalgano.

Un cuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato Un cuuoricino spezzato

Le bizzarre avventure di Jojo – We Will Rock You (Queen)

Le bizzarre avventure di Jojo – We Will Rock You (Queen)

Per il ciclo de Il Riciclone, vi presento alcuni miei vecchi anime music video che si credeva fossero andati perduti, ma che recenti scavi fra i cuscini del divano hanno riportato alla luce. Come perdere quest’occasione per una serie di post techno-vintage?
Il primo anime music video che vi propin… che vi propongo, è basato sulla prima serie di OAV de Le bizzarre avventure di Jojo, con la colonna sonora di We Will Rock You dei Queen.
Stando ai miei archivi, l’ultimo aggiornamento a questo video risale al 13 ottobre 2002; io ve lo ripropongo così come l’ho recuperato:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=SAVEIeKdg9U&w=500&h=409]

Per quanto possa ricordare (indice di attendibilità: 0%) questo è in assoluto il primo anime music video da me prodotto… quindi non preoccupatevi: i prossimi saranno sicuramente peggiori!

Andremma 51-53 Che più che un fumetto è una striscia!

Andremma 51-53 Che più che un fumetto è una striscia!

Ultimo appuntamento con Andremma Raccolta! Prima di passare agli episodi, ecco due link utili per chi si fosse perso le puntate precedenti, o solo volesse rivederle:

Senza aggiungere altro, ecco le ultime tre vignette, quelle che più che un fumetto sono una striscia:

Episodi precedenti

Andremma #51: Briscola
Andremma130202

Andremma #52: Fiamma
Andremma130210

Andremma #53: Maggiore
Andremma130501

Episodi precedenti

Il mondo sommerso dal deserto d’acqua (J. G. Ballard)

Il mondo sommerso dal deserto d’acqua (J. G. Ballard)

Deserto d'acqua - J. G. BallardInizio subito sottolineando il fatto che questo è il libro dell’era eBook da cui inizia ufficialmente il risparmio post-ammortizzamento della spesa iniziale dell’eReader. Ho letto questo libro di James Graham Ballard (scrivo il nome per esteso per fà el figo) probabilmente nello stesso stato mentale del protagonista: rapito completamente dal caos onirico del paesaggio che mi circondava. Certe notti sono ancora molto lunghe.
Deserto d’acqua, alias Il mondo sommerso, a seconda dell’edizione, ci propone uno scenario post apocalittico dove i ghiacci polari si sono sciolti (e quando il romanzo uscì, nel 1962, il riscaldamento globale non era ancora un tema caldo!) e le città si sono trasformate in gigantesche lagune. Queste, nel corso degli anni sono state via via abbandonate, sia a causa dell’eccessivo calore che delle difficili condizioni di vita per gli umani. Il protagonista, Kerans, si trova di fronte a un mondo in regressione, che lo affascina e lo spaventa allo stesso tempo, e provoca in lui un regresso mentale, come volesse seguire il destino dell’ambiente che lo ospita.
Tutta la trama non è che cornice alle sue riflessioni, infatti non nascondo di averla apprezzata solo in parte, ma nel complesso il romanzo mi è molto piaciuto e mi ha affascinato tantissimo.
Ora spazio alle mie evidenziazioni:

Pos. 126-30

L’aumentata tendenza all’isolamento, manifestata dagli altri componenti della squadra, e a cui solo l’esuberante Riggs sembrava immune, ricordava a Kerans il fenomeno del metabolismo rallentato e del regresso biologico che si manifesta in tutte le forme di vita animale, nei periodi immediatamente precedenti a fondamentali metamorfosi. Talvolta si domandava in quale fase di trasformazione stesse entrando lui stesso, sicuro che il proprio regresso fosse l’indice non di una latente schizofrenia, ma di un preciso adattamento a un ambiente radicalmente nuovo, con una sua logica interna, dove le vecchie categorie di pensieri sarebbero state solo un peso.

Pos. 187-88

Come indicavano i nidi in quelle che una volta erano state camere da letto, i rettili erano padroni della città. Una volta ancora erano la forma di vita dominante.

Pos. 185-90

Senza i rettili, le lagune e i canali fra i grattacieli semisommersi avrebbero avuto una strana bellezza di sogno, ma le iguane e i basilischi riportavano la fantasia alla realtà. Come indicavano i nidi in quelle che una volta erano state camere da letto, i rettili erano padroni della città. Una volta ancora erano la forma di vita dominante. Guardando le impassibili teste antichissime, Kerans capiva la strana paura che esse suscitavano, risvegliando le memorie arcaiche delle giungle terrificanti del Paleocene, quando i rettili avevano dovuto cedere di fronte all’avanzata dei mammiferi, e sentiva l’odio implacabile che una classe zoologica sente verso un’altra che usurpa il suo posto.

Pos. 223-26

Forse era l’assenza di ricordi che rendeva Kerans indifferente allo spettacolo di quella civiltà semisommersa. Era nato e cresciuto entro quello che una volta era noto come il Circolo Polare Artico, ora trasformato in una zona subtropicale, con una temperatura media annua di venticinque gradi, ed era andato a sud, per la prima volta, al seguito di una spedizione di ricerca ecologica, quando aveva già più di trent’anni.

Pos. 265-67

La nascita di un bambino era diventata una rarità, e solo una coppia su dieci aveva un figlio. Come notava talvolta Kerans, l’albero genealogico della vita umana si stava sistematicamente potando da solo, spostandosi all’indietro nel tempo. Alla fine, sarebbe venuto il momento in cui un secondo Adamo e una seconda Eva si sarebbero trovati soli in un nuovo Paradiso Terrestre.

Pos. 353-54

Ricordati che non solo tu sei la più bella donna qui, ma anche l’unica. Nulla è più essenziale che un termine di paragone. Adamo non aveva senso estetico, altrimenti si sarebbe reso conto che Eva non era poi un capolavoro.»

Pos. 446-51

Per i primi due anni, Hardman aveva agito come cuscinetto fra Riggs e Kerans. Il resto dell’equipaggio prendeva esempio dal tenente, e ciò aveva avuto il vantaggio, secondo Kerans, di non permettere che nella squadra si determinasse quel senso di felice coesione che un secondo più estroverso avrebbe instillato, e che avrebbe reso insopportabile la vita in poco tempo. I rapporti elastici e frammentari a bordo della base, dove un sostituto veniva accettato come un vecchio membro della ciurma in due minuti, e nessuno si curava se avesse passato a bordo due giorni o due anni, erano lo specchio del temperamento di Hardman.

Pos. 578

Nulla dura più a lungo della paura.

Pos. 581-83

E come potresti spiegare altrimenti l’universale, ma completamente ingiustificato, orrore per i ragni, di cui si conosce solo una specie offensiva? E l’odio altrettanto sorprendente per i serpenti e per i rettili? Semplicemente perché tutti portiamo dentro di noi il ricordo del tempo in cui i ragni giganti erano mortali e i rettili erano la forma di vita dominante sul pianeta.»

Pos. 590-93

Non bisogna lasciarsi fuorviare dal pensiero della brevità della vita umana. Ognuno di noi è vecchio quanto l’intero regno animale, e le nostre correnti sanguigne sfociano nel grande mare della sua memoria. L’avventura uterina del feto ricapitola l’intera evoluzione biologica, e il sistema nervoso centrale è un registratore del tempo, nel quale ogni nucleo di neuroni e ogni livello spinale rappresenta una tappa simbolica, un’unità di tempo neuronico.»

Pos. 604

come se si viaggiasse sulla macchina del tempo di Wells.

Pos. 662-63

questo robinsonismo al contrario (naufragare deliberatamente senza la compagnia di un relitto convenientemente pieno di materiale, su un atollo perfetto)

Pos. 705

L’alcol uccide lentamentee, ma io non ho fretta.

Pos. 865-67

la posizione senza significato delle lancette dell’orologio rappresentava, meglio di qualsiasi altro simbolo, gli spettri confusi e minacciosi che proiettavano le loro ombre sempre più scure nella sua mente, la divinità delle mani infinite del tempo cosmico.

Pos. 909-10

Tombe decorate, spaccate e aperte, cadaveri che galleggiavano nei loro sudari scomposti: una tragica prova del Giudizio Universale.

Pos. 1012-13

Una visione invitante e proibita, come le spiagge perdute del paradiso amniotico. Erano irraggiungibili, ma il loro richiamo durava in eterno.

Pos. 1045-47

(Logico. Nessuna malattia ha una prognosi più squallida della vita stessa. Ogni mattina si dovrebbe dire agli amici: “Piango la tua morte irrevocabile”, come se si trattasse di persone colpite da un male incurabile. Forse l’universale omissione di questo minimo gesto di fratellanza era la ragione della riluttanza a parlare dei propri sogni?)

Pos. 1325-26

un enorme negro gobbo che indossava un paio di short di cotone verde. Grottesca parodia gigante di un essere umano, di tanto in tanto si levava la benda che gli copriva un occhio per insultarli, e il miscuglio di grugniti e imprecazioni si spargeva nell’aria bollente.

Pos. 1335-38

«Ma, mio caro amico» fece notare Strangman «la temperatura supererà presto gli ottanta gradi. L’intero pianeta sta rapidamente tornando al periodo Mesozoico.» «Esatto» lo interruppe il dottor Bodkin, svegliandosi per un attimo dalle sue riflessioni «e, dato che siamo parte del pianeta, anche noi stiamo ritornando a quell’era. Questa è la nostra zona di transito e qui stiamo riassimilando il nostro passato biologico.

Pos. 1527-29

«Vi sta bene, Kerans. Sembrate un uomo dello spazio interno.» Una risata gli contorse la faccia. «Ma non cercate di scendere nell’inconscio, Kerans, ricordate che lo scafandro non è adatto per immersioni così profonde.»

Pos. 1599-1600

Debolmente illuminata dalla piccola lampada dell’elmetto, la volta nera con le pareti tappezzate di sedimenti si innalzava sopra di lui come il gigantesco utero tappezzato di velluto di un incubo surrealista.

Pos. 1704-5

Le donne sono come i ragni, stanno a guardarti e intanto tessono le loro tele

Pos. 1768

«Come? Dopo trenta milioni di anni non siete capace di aspettare un minuto?

Pos. 1849-50

Guardava le strade, con le mani aggrappate alla ringhiera, come un vecchio davanti al banco di un negozio dove sono in vendita i ricordi della sua infanzia.

Pos. 1890-91

A Kerans sembrava che l’intera città fosse risorta dalle proprie fogne. Se il giorno del giudizio fosse arrivato, le armate dei morti sarebbero probabilmente risorte avvolte nello stesso fetido manto.

Pos. 1946-47

Il tempo qui non esiste, ora.»

Pos. 2054-55

Kerans galleggiava indifeso in un sogno semiconscio; il rum che gli avevano forzato in gola (evidentemente l’ultimo oltraggio, affogare Nettuno in un mare ancora più magico e potente) sopiva il dolore.

Pos. 2216-17

I marinai, con una bottiglia in una mano e il coltello nell’altra, barcollavano per la piazza.

Come dicevo, il libro mi è piaciuto tanto da guadagnarsi, nella mia graduatoria senza senso, ben sette coccodrilli e tre quarti di scimmietta (quel che manca l’ha mozzicato via uno dei coccodrilli!):

Un Coccodrillo Un Coccodrillo Un Coccodrillo Un Coccodrillo Un Coccodrillo Un Coccodrillo Un Coccodrillo Tre quarti di Scimmietta

Numeri, la Sacra Bibbia

Numeri, la Sacra Bibbia

Quello dei Numeri è il quarto libro del Pentateuco, che forma la parte prima dell’Antico Testamento. Composto da trentasei capitoli, racconta la storia degli ebrei durante il loro soggiorno nel deserto del Sinai; siamo quindi circa nel 1200 AC.
Gli studi più accreditati (non che per forza siano quelli che dicano la verità, ma non vedo perché dovrei basare le mie riflessioni sugli studi più sfigati) affermano che la redazione definitiva del libro dei Numeri è collocata fra il VI e il V secolo AC; quindi, per chi ci capisce di anni alla rovescia, nel migliore dei casi si parla di racconti scritti 600 anni dopo i fatti narrati.

(altro…)

Sul mio eBook reader (Kindle non touch)

Sul mio eBook reader (Kindle non touch)

Dopo approfonditi studi e analisi accurate, lo scorso settembre decisi di acquistare il mio primo eBook reader. Scelta che il me stesso di pochi mesi prima non avrebbe nemmeno concepito, ma l’ennesimo magnifico romanzo guastato da un supporto indegno (carta schifosa, pessima rilegatura, copertina delicatissima già rovinata a metà della prima lettura) pagato una cifra spropositata, e le continue insistenze di chi era già passato alla diavoleria elettronica mi hanno convinto a provare.
Per non parlare dello sconto per l’ultimo modello di Kindle! E infatti la scelta è ricaduta proprio sul Kindle NT (Non Touch).

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Robin Hood – Il principe dei ladri, di Alexandre Dumas

Robin Hood – Il principe dei ladri, di Alexandre Dumas

Robin HoodLo scorso ottobre lessi Robin Hood – Il principe dei ladri, di Alexandre Dumas (padre: lo stesso del celebre I Tre Moschettieri), in realtà credendo di leggere qualcosa di meglio…
Ma Robin Hood è un personaggio che stimo fin dall’infanzia (un anno per carnevale mi travestii proprio da principe dei ladri!) e quindi due parole le spendo lo stesso volentieri. E poi avevo anche il mitico rifugio LEGO nell’albero per Robin Hood e la sua allegra brigata!
Il libro di Dumas è stato pubblicato postumo, e leggendolo si capisce chiaramente perché l’autore non avesse desiderato pubblicarlo mentre era ancora in vita: l’inizio è incoraggiante, e comunque è tutto molto ben scritto, ma la trama (racconta la vita dell’eroe prima di divenire un fuorilegge) lascia a desiderare e spesso si ha l’impressione di star leggendo una serie di episodi non solo slegati, ma a volte anche in contraddizione fra loro. Ho apprezzato la rivisitazione che Dumas fa dei personaggi, ma i forti squilibri della narrazione sono davvero discutibili.
Non vorrei sembrasse che non mi sia goduto il libro, solo che avevo alte aspettative.

Di seguito le mie due uniche sottolineature:

Pagina 224 | Pos. 3420

i grandi dolori non vogliono né consolazioni né testimoni.

Pagina 273 | Pos. 4177-78

La mia giovinezza può forse farvi esitare, ma sappiate che i miei pensieri, i miei sentimenti e le mie azioni sono quelle di un uomo che ha sofferto, dunque di un uomo maturo.

Nella mia speciale classificazione priva di senso, Robin Hood di Alexandre Dumas si aggiudica il punteggio di quattro alberelli e mezza scimmietta:

Alberello Alberello Alberello Alberello Mezza Scimmietta

Incontro con Rama (Arthur C. Clarke)

Incontro con Rama (Arthur C. Clarke)

Incontro con RamaSpinto dal desiderio di leggere qualcosa del creatore di 2001: Odissea nello spazio, avendo sentito parlare di Incontro con Rama lo scorso ottobre decisi di leggerlo. Quello che mi trovai fra le mani scoprii essere agli antipodi rispetto alla fantascienza di Isaac Asimov o al romanzo distopico che così bene conoscevo: in Rama, romanzo di fantascienza hard, il primo protagonista è la fisica. Descrizioni dettagliate delle cause/effetto, secondo leggi rigorosissime, accompagnano la narrazione in qualcosa di più di una semplice cornice. Certo non è come leggere un libro di barzellette, ma non appesantisce la lettura e, come dicevo, propone una dimensione nuova di questo rigore scientifico, come se ci fosse davvero un personaggio chiamato Leggi Fisiche con un ruolo da coprotagonista.
E gli altri protagonisti sono la coppia Scoperta e Ignoto, che accompagnano gli astronauti umani all’interno di Rama, un’enorme astronave aliena dalla forma cilindrica e dall’interno cavo, che si troverà a transitare nel Sistema Solare.

Incontro con Rama | Interno di Rama

Ricostruzione dell’interno di Rama

Gli eroici astronauti perlustreranno Rama praticamente alla cieca, avventurandosi in questa struttura aliena senza capirci quasi nulla, in balia delle incomprensibili cose che via via scopriranno… o che crederanno di aver scoperto.

Incontro con Rama: citazioni

Pagina 7 | Pos. 107-8

Nemmeno nel ventiduesimo secolo era ancora stato scoperto il sistema per evitare che scienziati di una certa età e di idee retrograde occupassero posizioni amministrative d’importanza capitale. Anzi, c’è da temere che il problema non potrà mai essere risolto.

Pagina 8 | Pos. 110

Al professor Davidson non interessavano gli oggetti di dimensioni inferiori alle galassie

Pagina 14 | Pos. 205-7

Norton invidiava spesso i grandi navigatori del passato, quando non esistevano ancora le comunicazioni radio, ed erano liberi di interpretare gli ordini sigillati senza l’assillo continuo dei consigli della commissione. E quando avevano commesso errori nessuno lo aveva mai saputo.

Pagina 31 | Pos. 472-74

In tutto il corso della sua carriera aveva considerato l’universo come un’arena per la lotta delle titaniche e impersonali forze di gravitazione, del magnetismo, delle radiazioni; non aveva mai creduto che la vita potesse recitare una parte di primo piano nello schema delle cose, e ne considerava l’apparizione sulla Terra, su Marte e su Giove come un’aberrazione accidentale.

Pagina 55 | Pos. 831-32

Norton non riusciva a capacitarsi come uomini impegnati nella scienza e nella tecnica potessero credere davvero una sola delle cose che, a quanto aveva sentito dire, i Cosmocristiani accettavano come fatti incontrovertibili.

Pagina 87 | Pos. 1322-24

Creature così progredite non possono non avere principi morali altrettanto elevati. Altrimenti avrebbero finito per autodistruggersi come per poco non abbiamo fatto noi nel ventesimo secolo.

Pagina 98 | Pos. 1489

Come tutti gli spaziali, Norton dubitava delle cose che sembrano troppo belle per essere vere.

Pagina 102 | Pos. 1556-57

Erano partiti solo da dieci minuti e lo strapiombo di cinquanta metri della riva meridionale appariva già lontanissimo. Eppure, chissà perché, New York pareva sempre alla stessa distanza.

Pagina 108 | Pos. 1647-48

Non voleva comportarsi come un barbaro che fracassa tutto quello che non riesce a capire. In fin dei conti era un ospite non invitato, e doveva comportarsi con discrezione.

Pagina 120 | Pos. 1827-29

su Rama non erano state trovate tracce di espressione artistica, tutto era puramente funzionale. Forse i ramani erano convinti di conoscere i segreti fondamentali dell’universo, e non erano ossessionati dai desideri e dalle aspirazioni che tormentano l’umanità.

Pagina 167 | Pos. 2551-53

Andò a gettare il messaggio in un electrostan e la brillante fiammata del laser che divampò sotto il sedile lo rassicurò: il messaggio era stato distrutto, peccato solo che non tutti i problemi si potessero risolvere così in fretta e così igienicamente.

Pagina 186 | Pos. 2840

le modeste pinze tagliafili che avevano neutralizzato l’arma più potente mai costruita

Pagina 190 | Pos. 2909-10

Quando sei in dubbio, non dir niente, e va’ avanti.

Incontro con Rama: giudizio finale

Vincitore dei premi Hugo, Nebula e Locus del 1973/1974, il romanzo mi ha convinto moltissimo, e siccome i ramani fanno tutto tre volte, la valutazione per Incontro con Rama è di tre HAL 9000 e mezzo (il mezzo in più è dovuto al fatto che chi decide è pur sempre un terrestre):

HAL 9000 HAL 9000 HAL 9000 Mezzo HAL 9000

Ciclo di Tschai, di Jack Vance

Ciclo di Tschai, di Jack Vance

Pianeta TschaiE il premio per le immagini di copertina che non c’entrano mezzo bit con il contenuto del libro va a… il ciclo di Tschai, di Jack Vance!
È questa la storia di Adam Reith, astronauta terrestre, che naufraga su Tschai, un pianeta del sistema Carina 4269 a 200 anni luce dalla Terra. Dopo aver imparato la lingua del pianeta nelle prime quattro pagine, Adam si intrattiene risolvendo problemi politici e religiosi di ogni società che incontra sul suo cammino, diventa il massimo conoscitore di qualsiasi cosa inerente al pianeta Tschai (civiltà sotterranee comprese) e, soprattutto, in quattro brevi romanzi riesce a mettere insieme abbastanza pezzi del Meccano per costruire una scialuppa con la quale tornare sulla Terra.
I quattro romanzi che formano il ciclo sono:

  • Naufragio sul pianeta Tschai
  • Le insidie del pianeta Tschai
  • I tesori del pianeta Tschai
  • Fuga dal pianeta Tschai

I quattro libri della saga sono a tutti gli effetti romanzi d’avventura (per la precisione, sono classificati planetary romance), il primo a mio parere è il migliore, i due centrali sono nettamente inferiori e il quarto recupera un po’, mostrando Adam Reith che, da alieno sprovveduto che ignora le usanze dei luoghi che visita, diventa egli stesso guida e sa dimostrare di aver acquisito grande esperienza e conoscenza delle varie culture del pianeta. Molto divertente la messa alla berlina delle varie religioni aliene (con chiari riferimenti anche a quelle terrestri) e della bizzarra ingenuità dei fedeli rispetto a raggiri più che evidenti (con chiarissimi riferimenti ai fedeli terrestri).
Come di consueto, segue la rassegna delle mie sottolineature.

Citazioni dal ciclo di Tschai

Naufragio sul pianeta Tschai

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 3 | Pos. 34-37

— Un esploratore non è tale perché ha seguito dei corsi. Lo è per natura: metà acrobata, metà scienziato, metà furfante, metà… — Mi pare che siano un po’ troppe metà. — Non fa niente. Un esploratore è un uomo che ama i cambiamenti.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 3 | Pos. 40-41

Waunder era massiccio, biondo, un po’ stempiato, con lineamenti troppo comuni per meritare una descrizione.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 4 | Pos. 51-52

Insieme all’equipaggio e ai tecnici, il comandante Marin, il primo ufficiale Deale e il secondo ufficiale Wargrave si erano trasformati in fluttuanti atomi di carbonio, ossigeno e idrogeno. I loro caratteri, le loro abitudini e le loro piccole manie erano solo un ricordo.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 8 | Pos. 122

Pareva che l’universo avesse un debole per le razze bipedi, più o meno antropomorfe,

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 19 | Pos. 278-82

Traz Onmale lo guardò con disgusto e compassione, poi disse: — Allora t’insegnerò io qual è la vera origine dell’uomo. Tu hai visto le due lune. La luna rosa è Az, dimora della beatitudine. Quella azzurra è Braz, luogo di tormento dove vanno gli uomini malvagi, i kruthsh’geir, dopo la morte. Moltissimo tempo fa, le due lune entrarono in collisione, e nell’urto molti furono scaraventati lontano e caddero su Tschai. Ora, tutti cercano di tornare su Az, sia i buoni sia i cattivi, ma i Giudici, da cui proviene la saggezza dai globi che portano, dividono i buoni dai cattivi e li inviano alla destinazione che loro compete.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 27 | Pos. 403

— Gli stregoni sono matti, vero? I morti non vanno su Az.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 63 | Pos. 954-56

— è vero che voialtri mangiate carne umana? — domandò Reith al Sub-Dirdir. — Certamente. è più tenera di tutte le altre. Ma non aver paura. A differenza dei Chasch, i Dirdir e i Sub-Dirdir non sono ingordi.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 61 | Pos. 931-33

— Lo sanno tutti, ed è una storia semplice e chiara — rispose Anacho. — Su Sibot, il pianeta natale, il Grande Pesce depose un uovo, che galleggiò fino alla spiaggia di Remura. Metà rotolò al sole e diventò la razza Dirdir, l’altra metà rotolò all’ombra e diventò la razza Sub-Dirdir.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 60 | Pos. 918-20

E così eccomi qua, senza progetti né risorse, all’infuori della mia… — E qui pronunciò una parola intraducibile che comprendeva l’idea della superiorità sugli altri, dell’intelligenza e dell’inevitabile fortuna che non poteva fare a meno di premiare queste doti.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 67 | Pos. 1015-16

Come gli sembrava remota la sua vita sulla Terra! In confronto alla bizzarra molteplicità di Tschai, la sua esistenza precedente gli pareva scialba e monotona… ma non per questo meno desiderabile.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 90 | Pos. 1373-75

— E le malefatte non ti preoccupano? Baojian rise con amarezza. — Su Tschai, questa parola non ha senso. Esistono i fatti… o non esistono. Se uno ha un modo di comportarsi diverso, finisce di esistere oppure finisce matto,

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 126 | Pos. 1918-19

Tu sicuramente la trovi bella, ma dovresti vedere le donne della mia razza. Eleganti, pallide come la neve, con la testa rasata, lucida come uno specchio.

Naufragio Sul Pianeta Tschai | Pagina 140 | Pos. 2147-49

— I Sub-Chasch credono che in ciascuno di loro si sviluppi un homunculus che va sviluppandosi nel corso della vita e verrà alla luce dopo la morte, diventando un Chasch. Questo è quanto insegnano i Chasch Blu. Non è ridicolo?

Le insidie del pianeta Tschai

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 34 | Pos. 519-20

La cena fu semplice ma gustosa: fette di carne essiccata condita con spezie, insalata di verdure crude, pasticcio d’insetti, sottaceti e vino dolce versato da una grossa damigiana di vetro verde.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 37 | Pos. 563-64

— Che religione sgradevole!

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 38 | Pos. 582-98

l’esperienza mi ha insegnato che l’uomo e la religione da lui praticata si identificano. L’ignoto esiste. Ogni uomo proietta sul nulla la forma delle sue particolari vedute. Attribuisce a questa creazione i suoi desideri e le sue attitudini personali. Un religioso che spieghi il suo credo in realtà spiega se stesso. Quando un fanatico viene contraddetto, prova la sensazione che la sua stessa esistenza venga minacciata e reagisce con violenza. — Interessante — dichiarò il mercante grasso. — E l’ateo? — Non proietta alcuna immagine sul nulla. Accetta i misteri cosmici così come sono, non sente il bisogno di aggrapparsi a una maschera più o meno umana che li ricopra. Il capitano sollevò il boccale alla luce della lanterna, prima di bere il contenuto, poi disse: — Forse avete ragione, ma nessuno cambierà idea, per quel che avete detto. Io ho conosciuto un mucchio di gente. Ho camminato sotto i pinnacoli dirdir, nei giardini dei Chasch Blu e nei castelli dei Wankh. Conosco queste razze e i sottouomini che dipendono da esse. Ho viaggiato in tutti e sei i continenti di Tschai, conosco gli Yao, i Binth, i Walalukiani, i Shemolei, e conosco anche i nomadi della steppa, quelli delle paludi, gli isolani e i cannibali di Rakh e di Kislovan. So in che cosa differiscono e in che cosa invece si assomigliano. Tutti, indistintamente, cercano di ricavare il meglio dalla vita, e infine muoiono; e nessuna delle loro religioni modifica questa attitudine. Volete sapere qual è il mio Dio? La buona, vecchia Vargaz! Come dice Adam Reith, mi identifico nella mia nave. Quando la Vargaz scricchiola e beccheggia nelle tempeste, io rabbrividisco e digrigno i denti. Quando scivola leggera sul mare liscio sotto le lune, suono il liuto, mi cingo la fronte con un nastro rosso e bevo vino. Io e la Vargaz ci serviamo reciprocamente, e quando la Vargaz colerà a picco, affonderò con lei.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 41 | Pos. 614-19

Ma permettetemi di farvi una domanda assurda: siete convinto sul serio di provenire da un altro mondo? Reith scoppiò a ridere, per prendere tempo. Infine si decise a dire: — Ci sono quattro probabilità: se venissi da un altro mondo, potrei rispondervi sì o no. Se non venissi da un altro mondo, potrei ugualmente rispondervi sì o no. Nel primo caso, mi esporrei a dei fastidi, nel secondo, il rispetto che ho di me stesso diminuirebbe. Nel terzo caso, darei prova di follia… E il quarto caso rappresenta l’unica situazione che voi non considerereste anormale. La domanda, quindi come dite voi stesso, è assurda.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 59 | Pos. 890-92

— A volte — dichiarò Anacho, come se parlasse a tutti e a nessuno — è cosa saggia mantenere intatto un mito. Sapere troppo può essere penoso.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 60 | Pos. 920-22

I Porpora e i Neri si disprezzano a vicenda, e quando si accoppiano, l’unione è sterile, almeno così dicono. Ma è una cosa che avviene molto di rado, perché tutte e due le razze asseriscono che preferirebbero unirsi con un cane della notte, piuttosto che con un loro simile di colore diverso.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 83 | Pos. 1272-74

— Meravigliosa visione! — commentò Helsse. — Ma non vi pare inventata? O, meglio, non è il dogma che lo asserisce? — Anche se così fosse, non è detto che il dogma sia falso.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 92 | Pos. 1396-97

Helsse aveva letto nel futuro, o conosceva Reith meglio di quanto Reith conoscesse se stesso.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 92 | Pos. 1398-99

è una società di pazzi, tenuti insieme dal formalismo come un uovo marcio è tenuto insieme dal guscio.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 93 | Pos. 1420-21

Una persona che definisce “assurdità” i fatti è destinata a restare spesso sorpresa

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 105 | Pos. 1596-98

Intanto, si era radunato un capannello di curiosi. Una donna vestita di rosso si fece avanti strepitando: — Brutto muso nero, cos’hai fatto a questo povero assassino? è un onesto operaio che fa il suo lavoro.

Le Insidie Del Pianeta Tschai | Pagina 139 | Pos. 2127-28

I bambini avevano i capelli bianchi o neri, secondo il sesso, ma poiché si divertivano per lo più a razzolare nel fango, avevano tutti la pelle dello stesso colore.

I tesori del pianeta Tschai

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 13 | Pos. 196-97

— Conoscete bene questo Reith? — Non molto, ma se avete del denaro per lui, datelo pure a me.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 16 | Pos. 233-34

Vi auguro di sfuggire ai Dirdir e di aver successo nelle vostre future imprese. In caso contrario, ricordate che la morte arriva una volta sola.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 18 | Pos. 266-67

Dove i vili non osano avventurarsi, gli eroi possono trovare la gloria.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 34 | Pos. 507-8

— Ma perché non proviamo a entrare da una zona meno conosciuta? — Maust è conosciuta appunto perché è la migliore.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 34 | Pos. 517-18

— Una delle virtù dirdir è la zs’hanh, cioè l'”indifferenza sprezzante nei riguardi delle attività altrui”.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 36 | Pos. 548-51

— Ci vorranno parecchie ore, per arrivare a Khorai — spiegò poi. — è meglio non arrivarci di notte: i Khor sono sospettosi, pronti a estrarre il coltello alla minima provocazione. Di notte, poi, lo fanno anche senza essere provocati. — E sono loro che ci custodiranno l’aereo? — Quale ladro sarebbe mai tanto pazzo da dar fastidio ai Khor?

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 50 | Pos. 757-58

— Se conoscessi i Dirdir come li conosco io, anche tu avresti paura. — Sono vivi. Ammazzali e moriranno.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 78 | Pos. 1193-94

— Le città sono tutte brutte — disse — ma questa è la peggiore: è un posto detestabile. Hai sentito che puzza? Prodotti chimici, fumo, malattie, putrefazione. Il cattivo odore ha contagiato la gente. Guarda le facce.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 79 | Pos. 1197

Il fatto di dover vivere sempre a contatto con una razza diversa non aveva favorito la socievolezza. A Sivishe, tutti erano estranei fra loro.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 79 | Pos. 1201-3

Il fatto che su un pianeta così grande, dove spesso le comunicazioni erano difficili, se non inesistenti, tutti gli uomini parlassero il medesimo idioma, si spiegava forse col fatto che, su Tschai, vita e morte erano molto più vicine che sulla Terra, e spesso bastava capirsi o non capirsi perché succedesse l’irreparabile.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 90 | Pos. 1368-71

— Sono cose che possono succedere solo su Tschai — osservò Reith. — Tutti si detestano e cercano di ammazzarsi a vicenda, ma mantengono sempre rapporti commerciali fra loro. — Io non ci vedo niente di strano — ribatté Anacho, con aria offesa. — Il commercio porta un reciproco profitto, mentre le uccisioni sono giustificate dall’odio di razza.

I Tesori Del Pianeta Tschai | Pagina 92 | Pos. 1409-10

Come la rancida salsa nera che accompagnava invariabilmente tutte le portate, anche la musica esigeva uno sforzo notevole per essere apprezzata. Ma il gusto, il piacere addirittura che se ne poteva trarre, doveva restare al di là della comprensione degli estranei.

Fuga dal pianeta Tschai

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 15 | Pos. 228-29

Fecero sciabolare ancora il raggio delle loro lampade sulle pareti della caverna,

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 16 | Pos. 240

Reith si sentì riempire da un senso di folle esultanza. Gli pareva di essere già morto e perciò invulnerabile.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 21 | Pos. 321-22

Quando al posto di una merce che dovrebbe essere consegnata si trova solo un sacco vuoto, viene a verificarsi una situazione anormale.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 48 | Pos. 726-30

Dicono che siano i Pnume a decidere quali debbano essere donne-madri; le portano al nido, dove esse giacciono nel buio e generano. — Sole? — No, insieme alle altre madri. — E i padri? — I padri non servono. Nei rifugi sono al sicuro, non c’è bisogno di protezione.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 74 | Pos. 1133-34

Appena il Khor ebbe varcato la soglia, Reith lo abbatté con un violento colpo alla nuca, ignorando le più elementari regole della cavalleria: in una simile circostanza, non era il caso di fare distinzione fra uomo e donna.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 90 | Pos. 1371-72

La tua donna è malata, per caso? Se ti occorrono erbe, bagni aromatici o una cura omeopatica, posso fornirtene a buon prezzo.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 90 | Pos. 1371-73

La tua donna è malata, per caso? Se ti occorrono erbe, bagni aromatici o una cura omeopatica, posso fornirtene a buon prezzo. — A quanto pare, qualunque cosa è buona per far affari

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 93 | Pos. 1421-22

— Che strano! Perché certe sono madri e altre no? — Per un procedimento in cui intervengono anche gli uomini.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 106 | Pos. 1621-23

Quanto all’offerta del purgante a buon mercato, anche lì c’è sotto un trucco. Mi ricordo che mio nonno una volta accettò il purgante e poi trovò la porta del gabinetto chiusa a chiave: dovette pagare per farsi aprire. Vedete dunque che quando si tratta coi Thang bisogna esaminare con cura ogni aspetto della questione.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 109 | Pos. 1665-67

Reith stava per domandare cosa fosse la casa dei monelli, quando un marmocchio sorridente gli si avvicinò e gli mollò un calcio negli stinchi, poi, arretrando, gli fece una boccaccia e si rintanò nella casa dei monelli.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 117 | Pos. 1794-96

— Io dormo nella stanza vicina. Se succede qualcosa chiamami subito — disse Reith. — E se prima uccidono te? — Oh, non ci avevo pensato. Se domattina mi trovi morto, non pagare il conto.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 121 | Pos. 1845-47

— L’ho forse offesa? — domandò. — No, è arrabbiata con me… ma non riesco a capirne la ragione. — Succede sempre così. Tra poco, per motivi altrettanto misteriosi, tornerà di nuovo di buon umore.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 141 | Pos. 2153-54

Era una donna, e perciò irrazionale per natura, ma la sua condotta non poteva spiegarsi solo con questa semplice constatazione.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 145 | Pos. 2222-25

La nave procedeva verso sud, diretta alle Isole Saschan. Passarono parecchi giorni senza che si verificasse niente di più notevole dell’alternarsi del sole e delle due lune, e la Nhiahar navigava di giorno su un mare color bronzo, sotto i raggi di Carina 4269, o su onde tinte di rosa e d’azzurro di notte, quando si alternavano in cielo la rosa Az e l’azzurra Braz.

Fuga Dal Pianeta Tschai | Pagina 150 | Pos. 2299-2300

— Stai pensando che sono matto — disse seccamente Reith. — Me lo sono già chiesto molte, molte volte.

Siccome ho recentemente notato che nei siti seri, dove recensiscono i libri seri, danno sempre anche una valutazione grafica finale, ho deciso di adottare anche io questa abitudine, con l’intento di entrare al più presto a far parte dell’elite dei siti seri di recensioni serie. Quindi, la valutazione totale-finale-globale per il ciclo di Tschai è di…

Scimmietta Scimmietta Scimmietta Tre quarti di scimmietta

Tre scimmiette buffe e tre quarti, che punteggione!

Nota di chiusura: la scala di valutazione è a scelta del lettore, Tschai si pronuncia come l’incrocio fra uno starnuto e un saluto a un amico.

Tschai a tutti!
(salute)

Odissea in 140 caratteri

Odissea in 140 caratteri

OdisseaDue estati fa elevai il mio spirito a picchi di unico splendore leggendo l’Odissea, nella versione del 1963 di Rosa Calzecchi Onesti.
Si tratta del meraviglioso poema epico attribuito al poeta Omero (gli sono stati altresì attribuiti l’Iliade, un cratere su Mercurio e un asteroide), nel quale è narrato il viaggio del re acheo Odisseo (Ulisse, nella traduzione latina) al ritorno dalla… oh, insomma! Lo sanno tutti di che cosa parla l’Odissea.
È stata questa un’esperienza che chiunque dovrebbe provare; esperienza che allora sottolineai con una serie di twit (tweet, nella traduzione latina) con alcune citazioni dell’opera, tratti per lo più dalla (troppo spesso trascurata) seconda parte, quella che affronta il tema della vendetta. Recentemente mi sono ricapitati sott’occhio, e così non ho perso l’occasione di raccoglierli e di ordinarli in fila indiana.

Odissea Odisseo Omero Ulisse

Ho detto indiana, non alfabetica:

Indietro nel tempo – Jack Finney

Indietro nel tempo – Jack Finney

Indietro nel tempo | Jack FinneyChe non si dica che non accetto i consigli di lettura da nessuno: questo è l’esempio lampante che almeno una volta li ho ascoltati!
Indietro nel tempo di Jack Finney è un romanzo fantascientifico appartenente al filone dei viaggi nel tempo. Un amico me l’ha spacciato per il libro sui viaggi del tempo preferito da Stephen King, di cui lessi It. Io non mi sono preso la briga di controllare se fosse vero o no, ho preferito segnarmi il titolo e metterlo nella coda di lettura. Siccome quest’oggi l’ho finito, ora ne parlerò un po’. Del giudizio di Stephen King, comunque, non è che me ne importasse un gran che.
Intanto posso anticiparvi che nel libro non c’è nessuna macchina del tempo, e che per compiere i viaggi il protagonista è soggetto a uno sforzo psichico e utilizza certi portali. Credo di non essermi spiegato, quindi cerchiamo di rendere la faccenda un po’ più complicata: secondo una riflessione di Albert Einstein sulla relatività del tempo, quello che noi consideriamo come il presente non è altro che una visione soggettiva e parziale dell’intero flusso temporale. Dunque, in realtà, il passato, il presente e il futuro coesisterebbero e di conseguenza sarebbe possibile saltare da un punto all’altro del flusso temporale.
Così come nel mondo bidimensionale un cubo potrà essere percepito soltanto come un flusso di quadrati (ma noi del mondo tridimensionale lo sappiamo bene che il cubo è uno solo!), così nel mondo tridimensionale il tempo è percepito come un flusso di istanti che chiamiamo il presente. Chiaro, no?
Bene. Ammesso che sia riuscito a spiegarmi decentemente e che qualcuno abbia pure capito, la domanda a cui rispondere è questa: come si fa a spostarsi a piacimento lungo questo flusso? La spiegazione che dà Jack Finney in Indietro nel tempo è molto affascinante perché riesce a far convivere una semplicità disarmante con una scoperta travolgente, questo senza sembrare uno squilibrato. Per viaggiare, come dicevo poco fa, il protagonista si avvale di portali: tutti i luoghi rimasti inalterati tra un’epoca e l’altra fungono da ponte. Essendo invariati risultano invariabilmente coesistenti nei diversi piani temporali, e quindi possono permettere il passaggio. Anche se sembra già piuttosto incasinato, questo non basta. Il protagonista, una volta recatosi in uno di questi portali dovrà compiere uno sforzo psichico attraverso tecniche di autoipnosi, e convincersi di trovarsi veramente nell’epoca che vuole raggiungere.
Tutto questo rende ancor più affascinante una storia intrisa di secolo XIX, dove una macchina ultratecnologica avrebbe forse stonato un po’; una storia che ha indubbiamente influenzato il genere negli anni a venire (Indietro nel tempo è del 1970).

Citazioni da Indietro nel tempo

Pagina 4 | Pos. 52

«Non c’è problema; non stavo facendo nulla, a parte lavorare. Cosa posso fare per lei?»

Pagina 57 | Pos. 861-68

Ha detto che siamo come persone in una barca senza remi che procede lungo un fiume serpeggiante. Attorno a noi vediamo solo il presente, e non riusciamo a vedere il passato, dietro le anse e le curve del fiume alle nostre spalle. Eppure esso esiste». «Ma lo diceva letteralmente? O forse intendeva…» «Intendeva esattamente ciò che ha detto. Quando ha affermato che la luce del sole aveva un peso, intendeva esattamente che la luce che il sole faceva arrivare su un campo di grano, poniamo, pesava svariate tonnellate. E ora sappiamo – grazie agli esperimenti fatti – che è veramente così. Intendeva dire che la tremenda energia che teoricamente tiene gli atomi legati assieme poteva effettivamente essere rilasciata creando un’esplosione inimmaginabile. Ed è effettivamente così e si tratta di una scoperta che ha cambiato il corso della storia dell’umanità. E allo stesso modo, per quanto riguarda il tempo, intendeva esattamente ciò che ha detto; il passato, là dietro, dietro le anse e le curve del fiume, esiste veramente. è effettivamente lì».

Pagina 70 | Pos. 1068-70

Ora stavo sorridendo anch’io. «Notevole. E costoso». «Niente affatto». Danziger scosse il capo con vigore. «Il costo complessivo supererà di pochissimo i tre milioni di dollari, cioè meno di due ore di guerra, ed è un investimento sicuramente migliore.

Pagina 71 | Pos. 1083-84

Loro credono che si tratti di riprese per un film. Abbiamo persino preparato una finta sceneggiatura da mostrar loro, abbastanza mediocre da risultare convincente.

Pagina 104 | Pos. 1583-84

Suonava abbastanza bene, e io e Rube rimanemmo lì seduti ad ascoltarla, con un sorriso appena accennato sulla bocca, annuendo con il capo, facendo finta che ci piacesse.

Pagina 149 | Pos. 2279-80

Sospetto che volesse semplicemente comportarsi da uomo politico, e mettere le mani avanti nell’eventualità di un possibile futuro insuccesso.

Pagina 159 | Pos. 2433-34

C’era un tappeto verde e rosso, un po’ consumato, con un disegno di grandi rose (o cavoli, a scelta dell’osservatore).

Pagina 187 | Pos. 2853-54

«Dall’Ottava Strada in giù, gli uomini guadagnano. Dall’Ottava Strada in su, le donne spendono!»

Pagina 199 | Pos. 3045-52

Vidi una ragazza, tutta impettita e alquanto imbarazzata, che non girava mai lo sguardo dalla nostra parte: stava dando una dimostrazione di dattilografia. La macchina da scrivere da lei usata era uno strano aggeggio, molto alto e completamente aperto per mostrare il meccanismo, ed era decorato con arabeschi rossi e oro. Alla vetrina erano incollati campioni di scrittura in cui si elogiava la macchina, la sua velocità, la sua superiorità rispetto alla scrittura a mano. Tutti aspettammo che la ragazza terminasse il suo lavoro: una sorta di lettera commerciale. Poi lei si alzò e venne a incollarla sulla vetrina; fatto questo, si sedette e cominciò una nuova lettera. Un uomo accanto a me disse: «Tra un po’, ce ne saranno dappertutto; aspetti e vedrà». Ma io scossi la testa e risposi: «No, non prenderanno mai piede. Gli manca il tocco personale» e lui annuì, pensoso.

Pagina 240 | Pos. 3675-76

Era un uomo di una cinquantina d’anni, decisamente calvo, se si prescinde dal riporto con cui tentava di nasconderlo, almeno a se stesso.

Pagina 257 | Pos. 3930-31

Una donna anziana, con il viso più irlandese di una caricatura anti-irlandese sull’ultima pagina di «Harper’s Weekly», sali a bordo.

Pagina 256 | Pos. 3924-29

Poi il semaforo divenne rosso, il flusso si bloccò in attesa, e un uomo in bicicletta, con un piede sull’asfalto, alzò una mano e si asciugò il sudore sulla fronte con il dorso della mano. E divenne reale. In quell’istante non era più un grazioso elemento di uno scorcio pittoresco; si era trasformato in un uomo reale, stanco per la pedalata, e per la prima volta il mio amico si trovò a riflettere che c’era una ragione se tante persone andavano in bicicletta in mezzo a quel traffico: non potevano permettersi di girare in automobile e volevano risparmiare sul biglietto dell’autobus. Da quel momento, per i pochi giorni di vacanza che gli rimanevano, il mio amico continuò a godersi Parigi. A quel punto non era più un’immensa cartolina animata, ma una città vera, e così i suoi abitanti.

Pagina 258 | Pos. 3955-56

Molti di noi lavorano anche la domenica, i poveri non possono permettersi di santificare le feste, in una grande città.

Pagina 261 | Pos. 3992-94

Ogni azione compiuta nel mio tempo comportava inimmaginabili conseguenze future, eppure ne compivamo in ogni momento. E adesso quel particolare futuro che era la mia epoca si sarebbe dovuto rassegnare a correre il rischio.

Pagina 311 | Pos. 4767-73

La ragazza che mi stava accanto, e gli abitanti della città, avrebbero guardato per qualche momento le illustrazioni e avrebbero rivissuto le sensazioni dell’incendio, ma io sapevo che presto sarebbero tutti spariti, incisori e lettori. Sarebbero rimaste poche copie a ingiallire in qualche biblioteca, e sarebbero diventate qualcosa di strano e di buffo; quell’edificio e il pauroso incendio sarebbero scomparsi da ogni ricordo umano. Per pochi istanti, pensando a tanta transitorietà, venni colto dalla malinconia: la vita umana era cosi breve da sembrare priva di significato. è il tipo di sensazione che si prova di solito quando ci si sveglia in piena notte e ci si sente soli al mondo. Ma io conoscevo bene un tempo in cui questo palazzo, e l’incendio, era come se non fossero mai esistiti, e l’idea mi colpiva dolorosamente.

Pagina 315 | Pos. 4817-18

chissà come mai, tendiamo a comportarci come se i poliziotti fossero tutti scemi.

Pagina 364 | Pos. 5579-82

All’inizio pensai che si sentisse sopraffatta dall’incombere degli edifici che torreggiavano su di noi e dalle strade piene di autobus, automobili e pedoni, e dal rumore, il solito fragore del traffico cui si aggiungeva quello dei martelli pneumatici. Ma lei non stava guardando le automobili o gli edifici, bensì le persone, le normali persone che ci stavano passando davanti.

Pagina 402 | Pos. 6160

Io penso che le decisioni più importanti vengono prese da persone che non sanno nulla a loro volta.

Visto che ho parlato di influenze di Indietro nel tempo nel genere dei viaggi nel tempo, chiudo con una frase celebre che dovrebbe stuzzicare un po’ di curiosità:

Ehi tu, porco, levale le mani di dosso!

Ve l’avevo detto che stuzzicava, no?

Isaac Asimov: cicli e Fondazione

Isaac Asimov: cicli e Fondazione

Abbiamo tutti certamente sentito parlare della Fondazione, con la effe ben maiuscolettata.

Non tutti però sono a conoscenza del fatto che il ciclo della Fondazione non è che la parte finale della Grande Saga Galattica che Isaac Asimov ha scritto nell'arco di quasi cinquant'anni.

Questa si compone di tre cicli: Robot, Impero e, appunto, Fondazione.

Vediamo in che modo:

Ciclo dei Robot

  • Tutti i miei robot (Antologia di racconti che pongono diverse basi al ciclo; il racconto Immagine Speculare invece si pone cronologicamente dopo il romanzo Il sole Nudo)
  • Abissi d'Acciaio
  • Il sole nudo
  • I robot dell'Alba
  • I robot e l'Impero

Ciclo dell'Impero

  • Il Tiranno dei mondi
  • Le correnti dello spazio
  • Paria dei cieli

Ciclo della Fondazione

  • Preludio alla Fondazione
  • Fondazione Anno Zero
  • Cronache della Galassia (titoli alternativi: Fondazione, Prima Fondazione)
  • Il crollo della Galassia centrale (titolo alternativo: Fondazione e Impero)
  • L'altra faccia della spirale (titolo alternativo: Seconda Fondazione)
  • L'orlo della Fondazione
  • Fondazione e Terra
Arcadia Darell, eroina della saga della fondazione di Asimov

Come hai di sicuro notato, tre soli titoli appaiono in grassetto: si tratta della cosiddetta Trilogia della Fondazione o Trilogia originale, ovvero il cuore di questo ciclo; solo successivamente, infatti, Isaac Asimov ha scritto i due prequel e i due sequel.

Da anni sono impegnato nella lettura della Grande Saga Galattica, e di recente ho letto proprio questi tre titoli, dopo una pausa di qualche anno dai due prequel.

Anzi, a dire la verità Cronache della Galassia lo lessi allora, ma l'ho riletto per non spezzare il cuore del ciclo.

Un ciclo famosissimo, forse il più famoso del genere fantascientifico, molto affascinante, un po' datato e, soprattutto, incredibilmente pesante (ed ecco il perché della pausa prima e dopo la sua lettura).

Ne è comunque valsa la pena, sia chiaro! E anche se non ho avuto modo di evidenziare molti passaggi, forse per la poca abitudine, sono tutti frammenti rappresentativi dello stile e del pensiero di Isaac Asimov.

Citazioni da Isaac Asimov

Citazioni da Isaac Asimov
Abissi d'acciaio | Pos. 850-850
solo l'ignoranza si esprime per frasi fatte
Abissi d'acciaio | Pos. 2353-2363
«La decisione fu presa per ragioni economiche. Se lei dirigesse una fattoria, signor Baley, troverebbe conveniente fabbricare un trattore positronico, un mungilatte, un erpice, un'automobile o una mietitrice dotati di cervello? Non sarebbe meglio avere un solo robot che li facesse funzionare tutti? L'avverto che la seconda alternativa le verrebbe a costare la cinquantesima o la centesima parte della prima.» «Ma perché la forma umana?» «Perché in natura è quella di maggior successo. Noi non siamo animali specializzati, signor Baley, a parte il sistema nervoso e qualche altra stranezza. Se vuole una macchina che faccia bene una grande quantità di cose, tutte diverse, non può fare di meglio che imitare la forma umana. Inoltre tutta la nostra tecnologia si basa sull'uomo e il suo aspetto; un'automobile, per esempio, ha i comandi disposti in modo tale che possono essere facilmente usati da mani e piedi di una certa grandezza, attaccati al corpo da arti di una certa lunghezza e articolati da giunture di un certo tipo. Anche oggetti semplici come sedie e tavoli, coltelli e forchette, sono pensati per venire incontro alle necessità del corpo umano che lavora. È più facile costruire robot che assomiglino a noi piuttosto che ripensare daccapo la logica degli strumenti che usiamo.»
Abissi d'acciaio | Pos. 3037-3038
Ci muoviamo sulla frontiera dell'inconoscibile e cerchiamo di capire ciò che non può essere capito. È questo che ci fa uomini.
Cronache Della Galassia | Pos. 1045
La violenza — ritorse Hardin — è l’ultimo rifugio degli incapaci.
Cronache Della Galassia | Pagina 137 | Pos. 2097-98
«Non permettere mai che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto!».
Cronache Della Galassia | Pagina 137 | Pos. 2100-2101
Quando suonò il telefono, Limmar Ponyets stava facendo la doccia: la misteriosa relazione che intercorre tra il bagno e il telefono è valida anche se colui che fa il bagno è un viandante degli oscuri spazi della Periferia Galattica.
Cronache Della Galassia | Pagina 209 | Pos. 3192-94
È il mezzo riconosciuto come il più efficace per dominare gli uomini ed i mondi. Lo scopo che ci ha spinti a sviluppare il commercio e gli scambi è stato questo: favorire l’introduzione della religione. La religione, insieme alle nostre possibilità di sviluppo tecnico ed economico, ci ha permesso di assumere il controllo politico assoluto.
Cronache Della Galassia | Pagina 212 | Pos. 3245
«Un disintegratore è un’ottima arma, ma può essere rivolta anche contro di te».
Il Crollo Della Galassia Centrale | Pagina 134 | Pos. 2054
per diritto di nascita, si eredita solo l’idiozia
L'Altra Faccia Della Spirale | Pagina 206 | Pos. 3155-56
È facile spiegare l’ignoto creando un essere superiore.

Tre Leggi della Robotica

In chiusura, lascia che citi le tre celebri Leggi della Robotica, capisaldi del primo ciclo, quello dei robot, e fondamento per l'intera saga.

È grazie a esso che ho conosciuto quest'autore ed è tuttora il mio preferito.

Via con l'enunciazione!

  • Prima Legge: un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno
  • Seconda Legge: un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge
  • Terza Legge: un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge
Ora (che chicca!) ascoltiamole pronunciate da Isaac Asimov stesso:

Le Leggi della Robotica pronunciate da Isaac Asimov

In realtà ne esiste una quarta, la cosiddetta Legge Zero, ma quella cercala da solo: buona lettura!

Rock 100%

Rock 100%

Sugli album notevoli da passare al mio esperto di rock

Rock 100%

Ho un carissimo amico con il quale condivido la passione per la musica e con cui ho fatto le prime grandi scoperte in questo magnifico mondo. Recentemente ci siamo incontrati dopo un po’ di tempo e, naturalmente, abbiamo parlato di gruppi emergenti, di nuovi lavori delle nostre band preferite e della riscoperta di grandi classici.
Devo dire che io mi sono allontanato dalla nostra comune origine rock, lui invece è assolutamente ortodosso e mi ha prestato una serie di album davvero notevoli; è dunque giunto il mio turno di ricambiare, ed ecco il quesito: che cosa passare al mio amico esperto di musica rock che già non conosca? Ho fatto un tuffo nel mio raccoglitore dei CD (che, diciamocelo, è sempre un piacere!) e ho selezionato dieci album da proporgli che immagino lui non conosca.

Led Zeppelin | Led Zeppelin IV

Come dicevo, date le mie evoluzioni, l’elenco non comprende solo puri album rock… e soprattutto: questo che cosa significa? Come fare per misurare quanto un album sia rock?
Ciò ha un senso? Ebbene, ho deciso di utilizzare come metro il fattore LEDZIV, ovvero il fattore Led Zeppelin IV: una delle nostre prime grandi scoperte musicali, che per la meraviglia provocò slogatura mandibolare a entrambi.

Ho deciso di procedere in ordine cronologico al rovescio (quindi ocigolonorc), si potrebbe quindi supporre che mi voglia tenere i bocconi più succulenti per la fine… questo lo vedremo.

Ana Popovic | Still Making History

Ana Popovic | Still Making History

Anno 2007, fattore LEDZIV 95%
Prima di tutto vi suggerisco di far partire questo video per ascoltare la brava Ana che, durante un live in terra olandese, snocciola uno dietro l’altro una serie di super assoli.
Ed è proprio stato durante un live (in terra italiana) che ho scoperto Ana Popovic.
Suonava con un gruppo internazionale a una manifestazione con un altro pugno di band. Lei e la sua chitarra sono riuscite a mettere in ombra gruppi ben più famosi di cui oggi potrei non ricordare nemmeno il nome.
Siamo solo al primo album e già abbiamo un 95% di LEDZIV. Che vi avevo detto?

Joe Bonamassa | You & Me

Joe Bonamassa | You And Me

Anno 2006, fattore LEDZIV 99%
Ve li ricordate quei baracchini che qualche anno fa erano immancabile cornice dei locali con pretesa di avanguardia tecnologica, dove venivano riprodotti a ciclo infinito le peggiori espressioni musicali del momento? Per intenderci, oggi ci trovereste un iPad connesso a YouTube, allora si andava a DVD comprati dagli ambulanti.
Io, per esempio, me li ricordo perché è stato in uno di questi aggeggi dove ho assistito per la prima a un’esibizione di Joe Bonamassa, il tipo sudaticcio di questo video. Nome e fisico da salumiere che però, come mi spiegò dettagliatamente il bartender, da ragazzino era considerato l’erede di Jimmy Page, suonava la chitarra con pezzi grossi del calibro di B.B. King, e altre meraviglie che non ricordo e che comunque furono raccontate da uno che per lavoro maneggiava superalcolici. Prendetele per quelle che sono.
Se state davvero ascoltando il video avrete certamente notato la kashmirata (se non l’avete notata riascoltatelo, e se ancora niente forse avete bisogno di un ripassino) e non vi stupirete di un così alto LEDZIV!

Motorpsycho | Phanerothyme

Motorpsycho | Phanerothyme

Anno 2001, fattore LEDZIV 90%
2004, agosto: moltitudine che attraversa la Sicilia da Messina a Palermo in treno, auto, prima treno e poi auto, poi dopo col teletrasporto, a salti ecc. Obiettivo: concerto Motorpsycho!
Ho scelto proprio questo album fra tutti i loro quasi unicamente per questa canzone, che adoro. Il gruppo norvegese si è infatti rivelato nel corso degli ultimi venticinque anni piuttosto proficuo, con più di quaranta dischi al loro attivo, album live esclusi, e piuttosto poliedrico, con uno spettro di generi musicali che va dall’indie all’hard rock.
Il fattore LEDZIV, pur ottimo, è calato rispetto ai titoli precedenti, proprio per questa loro tendenza a spaziare fra i generi che si ritrova sia confrontando diversi album, sia all’interno degli album singoli. Dimenticavo: ho i loro autografi!

Dream Theater | Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory

Dream Theater | Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory

Anno 1999, fattore LEDZIV 100%
Sì, avete letto bene: fattore LEDZIV al 100%.
Infatti, secondo me, Led Zeppelin IV sarebbe così se i Led Zeppelin lo avessero registrato oggi. L’album in realtà è del ’99, ma questo è solo un altro merito che va ai Dream Theater.
Riporto a campione la scena nona del secondo atto, che forse più di altri pezzi racchiude l’essenza di questo che, attenzione, è un concept album.
La prima volta che ascoltai il CD, regalo di un amico, fu l’unica per diversi anni: mi fece una tal cattiva impressione che mai avrei supposto di volerlo riascoltare! Invece un giorno, non ricordo né come né perché, lo riascoltai rivalutandolo completamente e oggi è in assoluto uno dei miei album preferiti.
I Dream Theater sono un gruppo prog metal e, ve lo dico per esperienza, a un primo ascolto potrete fare una brutta faccia. Dategli decisamente una seconda occasione.

Blind Guardian | Somewhere Far Beyond

Blind Guardian | Somewhere Far Beyond

Anno 1992, fattore LEDZIV 120%
Nemmeno questa volta si tratta di un errore: è proprio 120%. Chi di voi non ha una compagnia di amici metallari che vi tormenta con gruppi dai nomi truculenti e loghi indecifrabili? Io ce l’ho, ecco perché ho superato il 100%: i Blind Guardian, ecco un esempio, fanno un epic metal che va oltre il comune concetto del rock. Risultano comunque abbastanza morbidi perché possano essere ascoltati anche da me, che ho sempre avuto una certa resistenza verso il metal, da cui la scelta di includerli nella raccolta.

Aphrodite’s Child | 666 (The Apocalypse of John, 13/18)

Aphrodite's Child | 666 (The Apocalypse of John, 13/18)

Anno 1972, fattore LEDZIV 70%
Qualcuno, di certo i più inclini a insinuazioni, noterà che s’è saltati a pié pari gli anni ’80. In effetti sono stati un periodo di palta e il poco di valido che hanno passato è arcinoto per chiunque. Tuttavia anche gran parte dei ’70 sono stati saltati, e questo sì che è stato un decennio florido per la musica rock… ma essendo stato parecchio approfondito, anche qua è difficile che qualcosa sia stato tralasciato.
Però non divaghiamo! Questo doppio concept album degli Aphrodite’s Child è in realtà l’unico album effettivo del gruppo rock greco reso celebre dalle carriere soliste dei militanti Demis Roussos ed Evangelos Odysseas Papathanassiou, in arte Vangelis (sì, quello dell’OST di Blade Runner e di altri film minori). Questo un assaggio di rock psichedelico con atmosfere greche in salsa zazzichi!

Paul McCartney | McCartney

Paul McCartney | McCartney

Anno 1970, fattore LEDZIV 80%
Partiamo subito con un brano, visto che se sul precedente album ho un po’ glissato, su questo ho ancora meno da dire. Potrei accennare al fatto che, visto l’andazzo di quegli anni, questo LP contiene idealmente il 70% di un ipotetico album dei Beatles dopo Let it be… ma forse starei un po’ mentendo, e allora dovrei dire che 90% rappresenta meglio la percentuale che ho in mente. Purtroppo le cose sono andate come sono andate e a noi non restano che alcune percentuali mute di due cifre.

Nick Drake | Bryter Layter

Nick Drake | Bryter Layter

Anno 1970, fattore LEDZIV 65%
Tratto dal suo secondo album di tre, questo brano non può che farci pensare a un grandissimo musicista. Un grande personaggio morto probabilmente suicida dopo un periodo di depressione. Questo il ritratto sommario di Nick Drake: ottimo interprete e pessimo uomo da palco che, fra un pezzo e l’altro delle sue esibizioni, doveva riaccordare la chitarra facendo spazientire gli ubriachi che si trovavano per caso ad ascoltarlo. Perle ai porci.
Inizialmente per i dieci album avevo selezionato un disco del 2006 di Alexi Murdoch, erede musicale di Drake. Poi mi sono domandato: perché metto il clone e non l’originale?
Ho messo l’originale.

Blind Faith | Blind Faith

Blind Faith | Blind Faith

Anno 1969, fattore LEDZIV 95%
Per gli ultimi tre il fattore LEDZIV non è stato altissimo, ma ascoltate un po’ qua!
Il 1969 è stato un anno decisivo per questo supergruppo: è stato l’anno della nascita, del primo e unico album, di tutti i loro live, e dello scioglimento. Pacchetto completo!
Alla fine ci assestiamo al 95%, con il benestare di Eric Clapton.

The Mothers of invention | Freak Out!

The Mothers of invention | Freak Out!

Anno 1966, fattore LEDZIV 75%
Schizzato! Nessun’altra definizione può rendere meglio l’idea di quest’album del gruppo guidato da nientepopodimenoche Frank Zappa. Se comunque volessi delineare un po’ meglio il perimetro, vi citerei questo frammento di testo di una delle canzoni più celebri della storia del rock: «Frank Zappa and the Mothers were at the best place around / but some stupid with a flare gun burned the place to the ground. / Smoke on the water and fire in the sky»: sì, è proprio Smoke On The Water dei Deep Purple.
Non basta? Aggiungiamo il fatto che si tratta del secondo doppio LP della storia della musica rock e il primo concept album. Un po’ di gossip? Paul McCartney, quello di tre album sopra, dichiarò di essersi ispirato a Freak Out! nella composizione di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, che probabilmente avrete già sentito nominare da qualche parte.
Diciamo che questo dovrebbe bastare per farvi schizzare, se così non fosse… ehi, sto parlando di Frank Zappa, non esiste che non vi schizzi qualche sinapsi!

Conclusione rock 100%

Sono stato tentato, un po’ per scherzo, di inserire anche un titolo di qualche attuale boy band (non faccio nomi, sia per decoro sia per la precoce deteriorabilità di questi sfigati… ma soprattutto per decoro), soprattutto per ricordare che anche noi da ragazzini a volte ascoltavamo musica di merda.
Poi però ho pensato che no, non è vero: la musica ha sempre spaccato!

I Miserabili – Victor Hugo (citazioni)

I Miserabili – Victor Hugo (citazioni)

Dopo tre mesi esatti di lettura non costante come avrei voluto, ho terminato la lettura de I Miserabili di Victor Hugo.
Benché possedessi l’opera sin dai lontani anni ’90, lo spessore dei tomi che la compongono m’ha sempre fatto desistere dall’avventurarmi in quello che sembrava una lettura senza speranza. Dato che l’autosuggestione scorre potente in me, è bastato caricare l’eBook de I Miserabili nel mio sottilissimo eReader per farmi scordare che fino al giorno prima misuravo lo spessore della versione cartacea in parsec.

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Medaglia d’argento fra i blog bresciani

Medaglia d’argento fra i blog bresciani

Secondo fra i blog di brescia ma… primo in classifica mondiale, naturalmente: a noi la matematica ci fa umbaffo!
È quanto risulta da un’indagine del Giornale Di Brescia (l’essere secondo fra i blog bresciani, intendo) pubblicata nell’articolo Blog bresciani: dal cibo fino al search marketing di ieri 2 febbraio.
Segue tabellone riepilogativo:

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Trovami in aula o sul campo da golf

Trovami in aula o sul campo da golf

La cicatrice che ho al sopracciglio me l’ha lasciata uno swing su un tiro dal tee. Avevo dodici anni, ricordo un cappellino rosso e molto sangue.
Da allora odio il golf e la borghesia.

Andrea Cabassi
https://youtube.com/watch?v=w4p9IDRvwSY

Detto questo, indovinate un po’ chi appare in un (anzi, due) cameo in questo video!

Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani

Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani

A seguito di un recente sondaggio, il racconto Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani è stato scelto per entrare nel mio catalogo digitale (in formato ePub e mobi).

Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani

Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani è il titolo della mia prima fiaba. Quando dovevo ancora decidere che cosa scrivere, pensavo che se fosse stato un racconto horror mi sarei spaventato troppo, e non mi andava. Una storia d’amore mielosa e sdolcinata mi avrebbe certo cariato i denti, e nemmeno questo mi andava; inoltre non avevo nessuna astronave per un racconto di fantascienza. Allora avrei potuto provare con il genere poliziesco, ma Libisce (il gatto a strisce) aveva nascosto il tubetto del giallo. Così ho scritto una fiaba. Se non l’hai mai letta, la trovi qua; se invece l’hai già letta, spero ti sia piaciuta. Io sono Andrea e il mio nome rima solo con parole buffe come dismenorrea, mixorrea, fricassea, oftalmoblenorrea o alta e bassa marea.

[Edit 27/5/2014] Per celebrare il mio millesimo follower su Twitter, da oggi Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani è scaricabile gratuitamente. Buona lettura!