Matteo Marchisio (Autore di ARCA – Il risveglio di Pito) Siamo gli autori del romanzo ARCA – Il risveglio di Pito. Siamo due scrittori in erba che hanno deciso di buttarsi e rendere pubblico il proprio lavoro. ARCA – Il risveglio di Pito è un romanzo di fantascienza ambientato in una galassia di nostra immaginazione in cui non mancano grandi battaglie spaziali e scene di azione concitata. Riteniamo che rappresenti una novità nel panorama letterario italiano, piuttosto scarso di opere di questo genere, in cui sta avendo un successo inaspettato. La contattiamo per aprire un canale di comunicazione tra noi e Lei, nella fattispecie per esprimerLe il nostro desiderio di sottoporLe il romanzo per una lettura critica e sperando magari in qualche riga di commento sul Suo Blog. [omiss] Sperando di non esserLe sembrati presuntuosi o sfacciati, Cordialmente M.M. e A.J.A.
Erano i primi anni duemila e ricordo chiaramente quest’ondata bucovschiana non richiesta di improvvisati ammiratori del sopraccitato. La cosa – come immaginerete – era disgustosa.
La mano sinistra delle tenebre è un romanzo fantascientifico del 1969 di Ursula K. Le Guin, vincitore – fra gli altri – del premio Hugo e del premio Nebula come miglior romanzo. Nonostante faccia parte del Ciclo dell’Ecumene, può essere considerato un libro a sé stante; avrei potuto infatti iniziare a leggere il ciclo dal primo libro, ma avendo sentito parlare molto bene di questo titolo ho deciso di iniziare proprio da qua: la scelta si è rivelata azzeccata.
La mano sinistra delle tenebre: trama
Molto brevemente: il protagonista è un umano inviato sul pianeta Gethen (Inverno nella lingua madre del protagonista) per convincere i principali stati di questo pianeta a unirsi all’Ecumene, che altro non è che una sorta di federazione planetaria. Particolarità dei gheteniani (comunque in questo universo tutte le popolazioni derivano dalla razza umana): essi sono generalmente asessuati tranne nel periodo di kemmer, che si presenta ciclicamente ogni 26 giorni e ne dura 4-5, nel quale possono assumere sia il sesso maschile che quello femminile. Questo comporta che lo stesso individuo possa essere a volte maschio e a volte femmina, in base al kemmer, e che possa essere padre di alcuni figli e madre di altri. La forza de La mano sinistra delle tenebre è anche derivata dal fascino di tutti i risvolti che comporta questa unicità, sia sulla psicologia dei personaggi gheteniani che sulla storia; leggete attentamente le citazioni che ho inserito, alcune sono davvero impressionanti. A proposito di citazioni, noterete che alcune potrebbero essere classificate come maschiliste o addirittura misogine: cercate di apprezzare l’ironia del fatto che l’autore de La mano sinistra delle tenebre sia una donna, una donna davvero carica di acume! Tornando alla storia, ricca di intrighi di potere e viaggi avventurosi, Genly Ai – questo il nome del protagonista – si trova faccia a faccia con una realtà che non conosceva, o che conosceva solo in parte, nonostante vivesse su Inverno da tempo e avesse studiato usi, costumi ed etichetta. Al centro, come nella migliore tradizione fantascientifica, il caro vecchio essere umano.
Citazioni da La mano sinistra delle tenebre
Pagina 1 | Pos. 6-7
mi è stato insegnato, sul mio mondo natale, quand’ero bambino, che la Verità è una questione d’immaginazione.
Pagina 1 | Pos. 14-15
Qui è sempre l’Anno Uno. Solo la datazione di ogni anno passato e futuro cambia, a ogni Giorno dell’Anno Nuovo, nel modo di contare indietro o avanti, rispetto all’unitario Ora.
Pagina 11 | Pos. 157-59
Dopo la cena, accanto al fuoco, bevemmo birra calda. Su di un mondo nel quale la più comune delle posate è un piccolo strumento con il quale si rompe il ghiaccio che si è formato sulle vostre bevande tra un sorso e l’altro, la birra calda è una cosa che si impara ad apprezzare.
Pagina 11 | Pos. 164-65
l’atteggiamento di Estraven a tavola era stato femminile, tutto fascino e tatto e mancanza di vera sostanza
Pagina 14 | Pos. 204-5
Perfino in una società bisessuale gli uomini politici erano spesso qualcosa di meno di un uomo integro.
Pagina 17 | Pos. 257-58
Ero solo, con uno straniero, entro le mura di un oscuro palazzo tenebroso, in una strana città cambiata dalla neve, nel cuore dell’Era Glaciale di un pianeta alieno.
Pagina 25 | Pos. 381
Una voce che pronuncia la verità è una forza più grande delle flotte e delle armate
Pagina 26 | Pos. 399-400
Io, comunque, che ero un uccello tropicale, avevo freddo; freddo in un modo all’aperto, e freddo in un altro modo al coperto, incessantemente e più o meno completamente, freddo.
Pagina 28 | Pos. 422-23
Soffocai anche questo impulso, poiché era ancor più stupido del primo. Fortunatamente, non ebbi tempo per altri impulsi.
Pagina 29 | Pos. 442
Fece una risata stridula, la risata di una donna in collera che finge di essere divertita.
Pagina 38 | Pos. 571-72
Ma io ho paura di voi, Inviato. Io ho paura di coloro che vi hanno mandato. Io ho paura dei bugiardi, e ho paura degli ingannatori e dei giocolieri, e più di tutto ho paura dell’amara verità.
Pagina 40 | Pos. 603-5
Come si dice nella Scuola Ecumenica, quando l’azione non è più vantaggiosa, raccogli delle informazioni; e quando le informazioni non sono più vantaggiose, dormi.
Pagina 42 | Pos. 633
di che cosa muore un uomo, se non della sua morte?
Pagina 45 | Pos. 677-81
Tibe, evidentemente, intendeva portare avanti le pretese accampate da Karhide su quella regione: precisamente il tipo di azione che, su qualsiasi altro mondo a quello stadio della civiltà, avrebbe condotto a una guerra. Ma su Gethen, niente conduceva alla guerra. Liti, controversie, omicidi, faide, assalti, vendette, assassinii, torture e infamie e abominii, tutte queste cose erano nel loro repertorio di conquiste umane; ma non arrivarono fino alla guerra. Mancavano, apparentemente della capacità di mobilitarsi. Si comportavano come animali, sotto questo aspetto; o come donne.
Pagina 46 | Pos. 703-5
I terrestri hanno una forte tendenza ad avvertire la necessità di andare avanti, di fare dei progressi. Il popolo di Inverno, che vive sempre nell’Anno Uno, sente che il progresso è meno importante della presenza.
Pagina 48 | Pos. 725-26
esistono delle cose più importanti della comodità, a meno che non si sia una vecchia o un gatto.
Pagina 52 | Pos. 796-98
La mia barba era stata depilata permanentemente prima della mia partenza da Ollul (allora ancora non sapevamo delle tribù «pelose» di Perunter, che sono non soltanto barbute, ma pelose in tutto il corpo, come i Terrestri Bianchi).
Pagina 53 | Pos. 801-4
— Allora forse vorrete parlare al Tessitore? Si trova giù nella radura, ora, a meno che non sia uscito con la slitta. O preferireste parlare prima a uno dei Celibi? — Non saprei, non sono sicuro. Sono straordinariamente ignorante… Il giovane rise e s’inchinò. — Io sono onorato! — disse. — Vivo qui da tre anni, ma ancora non ho acquistato una sufficiente ignoranza da renderla degna di menzione.
Pagina 56 | Pos. 856-59
Il giovane Goss, che amava comportarsi come la mia guida, mi spiegò che la mia domanda ai Profeti poteva riguardare qualsiasi cosa, ed essere formulata nella maniera che io preferivo. — Più la domanda è qualificata e limitata, più esatta è la risposta — mi disse. — Le cose vaghe alimentano altre cose vaghe. E a certe domande, naturalmente, non si può rispondere.
Pagina 59 | Pos. 903-4
chiesi se quei due psicopatici non potessero venire curati. — Curati? — domandò Goss. — Ma voi curereste un cantante della sua voce?
Pagina 64 | Pos. 967-69
Noi abbiamo le astronavi NAFAL e la trasmissione istantanea e il linguaggio mentale, ma non siamo ancora riusciti ad addomesticare il presagio, fino a imbrigliarlo e tenerlo al nostro servizio
Pagina 67 | Pos. 1026-32
L’imprevisto, l’indimostrato, è tutto questo la base della vita. L’ignoranza è la base del pensiero. La mancanza di prove è il terreno dell’azione. Se fosse provato che non esiste un Dio, non ci sarebbe religione. Non ci sarebbero Handdara, né Yomesh, né dèi del focolare, niente. Ma anche se fosse provato che esiste un Dio, non ci sarebbe religione… Ditemi, Genry, che cosa è conosciuto? Che cos’è sicuro, prevedibile, inevitabile… la sola cosa certa che voi sappiate sul vostro futuro e sul mio? — Che dobbiamo morire. — Sì. In realtà c’è una sola domanda alla quale si può rispondere, Genry, e noi sappiamo già la risposta… La sola cosa che rende la vita possibile è la permanente, intollerabile incertezza: non sapere che cosa verrà dopo.
Pagina 80 | Pos. 1221
Che diavolo, lo so per quale motivo siete stato esiliato, mio caro: perché Karhide vi piaceva più del suo re.
Pagina 84 | Pos. 1280-81
La nostra frontiera oggi non è più una linea tra due colline, ma la linea che il nostro pianeta descrive nel girare intorno al Sole.
Pagina 90 | Pos. 1377-79
Un uomo vuole che la sua virilità sia considerata, una donna vuole che la sua femminilità sia apprezzata, per quanto possano essere indirette e sottili le indicazioni di considerazione e di apprezzamento. Su Inverno queste indicazioni non potranno esistere. Si è rispettati e giudicati solo come esseri umani. È una esperienza spaventosa.
Pagina 92 | Pos. 1405-6
davvero non vedo come chiunque possa più riporre qualche soddisfazione nella vittoria o nella gloria, dopo aver trascorso un inverno su Inverno, e avere visto la faccia del Ghiaccio.
Pagina 93 | Pos. 1412-13
Un nemico, in Karhide, non è uno straniero, un invasore. Lo straniero che viene sconosciuto è un ospite. Il vostro nemico è sempre il vostro vicino.
Pagina 93 | Pos. 1418-19
Inverno non ha raggiunto in trenta secoli ciò che la Terra ha raggiunto in trenta decadi. Né Inverno ha mai pagato il prezzo che la Terra ha pagato.
Pagina 93 | Pos. 1420-21
Inverno è un mondo nemico; la sua punizione, per chi fa le cose sbagliate è pronta e certa: morte per il freddo, o morte per la fame. Non ci sono margini d’errore, non ci sono ammonimenti o rimproveri.
Pagina 93 | Pos. 1421
Un uomo può confidare nella sua fortuna, ma una società no
Pagina 97 | Pos. 1473-74
Una delle cose più erronee e più pericolose è l’implicazione secondo la quale la civiltà, essendo artificiale, debba essere innaturale
Pagina 97 | Pos. 1475-76
primitivismo e civiltà sono gradi della medesima cosa. Se la civiltà ha un opposto, questo è la guerra.
Pagina 97 | Pos. 1485-86
la maniera più sicura, rapida, e durevole per fare di un popolo una nazione: la guerra.
Pagina 97 | Pos. 1486-87
L’unico altro mezzo per mobilitare rapidamente e totalmente il popolo era una nuova religione; non ce n’era alcuna disponibile; così la guerra sarebbe dovuta bastare.
Pagina 112 | Pos. 1715-17
Era un politicante navigato, duro, astuto e gioviale, le cui gentilezze servivano i suoi interessi, e il cui massimo interesse era in se stesso. Il suo era un tipo panumano. Lo avevo incontrato sulla Terra, e su Hain, e su Ollul. Mi aspettavo di incontrarlo anche all’Inferno.
Pagina 117 | Pos. 1782-83
L’inaspettato è ciò che rende possibile la vita
Pagina 124 | Pos. 1901-2
La mia coscienza prudeva un poco, ma non volli grattarla.
Pagina 138 | Pos. 2103-5
Quello che Shusgis non aveva detto sull’argomento forse non avrebbe avuto alcun significato per un uomo venuto, per esempio, da Hain, o dal fortunato Chiffewar; ma io ero nato sulla Terra. Non è sempre una cosa brutta avere per antenati dei criminali. Un nonno incendiario può tramandare a una persona buon naso per fiutare l’odore del fumo.
Pagina 139 | Pos. 2129
Per i capezzoli di Meshe!
Pagina 145 | Pos. 2217
Opporsi a qualcosa significa mantenerlo.
Pagina 145 | Pos. 2217-18
Qui dicono «tutte le strade portano a Mishnory». Certo, se voltate le spalle a Mishnory e vi allontanate da essa, siete ancora sulla strada di Mishnory.
Pagina 146 | Pos. 2232-33
In Karhide il re e il kyorremy esercitano un buon controllo su quel che il popolo fa, ma ben poco su quello che il popolo ascolta, e nessuno su quello che il popolo dice.
Pagina 148 | Pos. 2259-60
Per diventare un alto funzionario nel Sarf bisogna possedere, a quanto pare, una certa forma complessa di stupidità.
Pagina 149 | Pos. 2278
Deve credermi molto inquieto; la qual cosa, naturalmente, mi rende molto inquieto.
Pagina 156 | Pos. 2381-83
Non c’è né sorgente né fine, perché tutte le cose sono al Centro del Tempo. Come tutte le stelle possono essere riflesse in una goccia di pioggia rotonda che cade nella notte: così pure tutte le stelle riflettono la goccia di pioggia. Non esistono né tenebre né morte, perché tutte le cose sono, nella luce del Momento, e la loro fine e il loro principio sono uno.
Pagina 157 | Pos. 2404-5
È reale, la cosa reale, la cosa dietro le parole.
Pagina 158 | Pos. 2421-23
Eravamo già in viaggio da qualche tempo, al momento del mio risveglio, poiché il posto di ogni persona era più o meno definito, e il fetore degli escrementi, del vomito, e del sudore aveva già raggiunto un livello stabile
Pagina 160 | Pos. 2440-45
Neve. Neve che cadeva sfarfallando; neve appena caduta, neve fresca; neve caduta da molto tempo; neve dopo che la pioggia era caduta sopra di essa; neve ghiacciata… l’Orgota e il Karhidi hanno una parola per ciascuna di queste definizioni. In lingua karhidi (che conosco meglio dell’Orgota) esistono, secondo i miei calcoli, sessantadue parole per definire i diversi generi, stati, età, e qualità della neve; della neve caduta cioè. C’è un’altra teoria di parole per le varietà della caduta di neve; un altro gruppo cospicuo per il ghiaccio; una ventina e più di parole per definire il tipo e le variazioni della temperatura, per indicare con quale forza soffia il vento, e quale tipo di precipitazione si sta verificando, tutto insieme.
Pagina 161 | Pos. 2465-67
È una cosa terribile, la bontà, questa bontà che gli esseri umani non perdono. Terribile, perché quando noi alla fine siamo nudi, nel buio e nel freddo, è tutto ciò che abbiamo. Noi che siamo così ricchi, così pieni di forza, finiamo con quella piccola moneta.
Pagina 167 | Pos. 2559-61
Le guardie erano raramente dure, e mai crudeli. Tendevano a essere stolide, pesanti, lente, e – almeno ai miei occhi – effemminate… non nel senso che si potrebbe credere, come gentilezza, delicatezza, e così via, ma nel senso esattamente opposto: una materialità grossolana e blanda a un tempo, una bovina paciosità senza spigoli e senza lame taglienti.
Pagina 168 | Pos. 2573-75
I prigionieri che si trovavano là da diversi anni erano, psicologicamente, e — credo — entro certi limiti anche fisicamente adattati a questa castrazione chimica. Erano asessuati come buoi. Erano senza vergogna e senza desiderio, come gli angeli. Ma non è umano essere senza vergogna e senza desiderio.
Pagina 171 | Pos. 2611-13
l’altro, un individuo di mezza età, aveva qualche disturbo, o malattia del fegato, e stava morendo. Poiché non poteva morire d’un colpo, gli fu concesso d’impiegare un po’ di tempo a farlo, sulla cuccetta.
Pagina 175 | Pos. 2671
era giunto il momento di rivolgermi ai miei nemici, perché nei miei amici non c’era più niente di buono.
Pagina 179 | Pos. 2730-31
Non c’è nulla di più facile che entrare in prigione. Mi sentii abbastanza rassicurato anche sulla maniera per uscirne.
Pagina 179 | Pos. 2735-36
Non uccidevano gente, nelle Fattorie; lasciavano che la fame e l’inverno e la disperazione uccidessero al loro posto.
Pagina 192 | Pos. 2939-40
Dove non c’è birra, su Inverno, c’è l’orsh; dove non esistono né birra, né orsh, non c’è gente.
Pagina 199 | Pos. 3046-47
— Il Primo Inviato su di un mondo viene sempre da solo. Un solo alieno è una curiosità, due sono un’invasione.
Pagina 199 | Pos. 3050-51
— Nel pericolo, onore — disse lui; evidentemente era un proverbio, perché aggiunse, in tono blando, — saremo pieni di onore, quando raggiungeremo Karhide…
Pagina 202 | Pos. 3091-97
Odiare Orgoreyn? No, e perché dovrei? Come si fa a odiare una nazione, o ad amarne una? È Tibe che parla di questo; io non conosco l’espediente per farlo. Io conosco la gente, conosco le città, le fattorie, le colline e i fiumi e le rocce, so come il sole al tramonto, d’autunno, discende sul fianco di un certo campo sulle colline; ma qual è il senso di dare un confine a tutto questo, di dare un nome a esso e cessare di amare là dove il nome finisce di essere applicato? Cos’è l’amore per il paese di una persona; è forse l’odio per quello che non è il paese di quella persona? Allora non è una cosa buona. È semplicemente amore di se stessi. Questa è una cosa buona, ma non bisogna farne una virtù, o una professione… Per come io amo la vita, io amo le colline del Dominio di Estre, ma questo tipo di amore non ha una linea di frontiera di odio. E oltre a quello, io sono ignorante, così spero.
Pagina 203 | Pos. 3100-3101
Un uomo che non detesta un cattivo governo è uno stupido. E se esistesse un buon governo, sulla terra, sarebbe una grande gioia servirlo.
Pagina 214 | Pos. 3281-82
considerando da quali distanze ci siamo riuniti, per dividere questa tenda per un poco, ci comportiamo abbastanza bene.
Pagina 217 | Pos. 3316-17
un brontolio sibilante riempie l’aria, così enorme e così lungo, questo suono, che non lo si può udire, quando si smette di ascoltarlo
Pagina 219 | Pos. 3352
«Fuoco e paura, buoni servi, cattivi padroni.»
Pagina 222 | Pos. 3403-4
Non c’è niente, dice il Ghiaccio, all’infuori del Ghiaccio… Ma il giovane vulcano là, a nord, ha un’altra parola che crede di dover dire.
Pagina 226 | Pos. 3454-70
— Ho visto le vostre fotografie, le immagini delle donne che mi avete mostrato. Le donne avevano l’aspetto di getheniani incinti, ma con dei seni più grandi. Differiscono molto dal vostro sesso, nel comportamento mentale? Sono come una specie differente? — No. Sì. No, naturalmente no, in realtà, non proprio. Ma la differenza è molto importante. Suppongo che la cosa più importante, il più pesante elemento singolo nella vita di una persona, sia data dal fatto che sia nato maschio oppure femmina. In quasi tutte le società questo fatto determina le aspettative, le attività, l’aspetto, l’ideologia, l’etica, la morale, le maniere di una persona… quasi tutto. Vocabolario. Abitudini personali. Modo di gestire. Perfino di mangiare. Le donne… le donne tendono a mangiare meno… È estremamente difficile separare le differenze innate da quelle derivate, da quelle imparate. Anche dove le donne partecipano alla società in uno stato di uguaglianza con gli uomini, dove c’è parità di diritti e di doveri, dopotutto esse devono sempre portare i bambini, darli alla luce, e occuparsi di quasi tutta la prima educazione del bambino… — L’uguaglianza, la parità, non è dunque la regola generale? Sono forse mentalmente inferiori? — Non lo so. Apparentemente, esse non diventano frequentemente grandi matematiche, o compositrici di musica, o inventrici, o pensatrici astratte. Ma non è perché sono stupide. Fisicamente, sono meno muscolose, ma un po’ più resistenti degli uomini, e più adattabili. Psicologicamente… Dopo queste parole, aveva fissato per molto tempo la stufa ardente, e aveva scosso il capo. — Harth — mi disse, — non posso dirvi come sono le donne. Non ho mai pensato molto a questo problema in astratto, sapete, e… Dio!… ormai, in pratica ho dimenticato. Sono qui da due anni… Non sapete. In un certo senso, per me le donne sono più aliene di quanto non lo siate voi. Con voi, almeno io condivido un sesso, in ogni caso… — Distolse lo sguardo e rise, a disagio e inquieto e impacciato. I miei sentimenti erano complessi, e lasciammo cadere l’argomento.
Pagina 230 | Pos. 3523-25
Estraven aveva preso in considerazione queste differenze, nel calcolare le razioni del cibo, nella sua maniera scrupolosa che si poteva considerare sia scientifica che da brava massaia
Pagina 230 | Pos. 3526
Comunque fosse diviso, il cibo era scarso.
Pagina 242 | Pos. 3700-3701
Per essere sinceri, il mio stesso popolo, i terrestri, ignorava l’uso dello zero, fino a circa tremila anni fa.
Pagina 243 | Pos. 3711-12
stava scivolando nel sonno, come un nuotatore affonda nell’acqua nera.
Pagina 247 | Pos. 3786-87
Con fortuna ce la faremo, e senza fortuna non ce la faremo.
Pagina 257 | Pos. 3934-35
La paura è molto utile. Come le tenebre; come le ombre.
Pagina 258 | Pos. 3945
la bianca assenza di ogni cosa
Pagina 262 | Pos. 4006
Per celebrare il nostro arrivo il nostro festino fu solo a base di acqua bollente.
Pagina 263 | Pos. 4033-38
Anime avvolte dall’oscurità, primitive, appassionate, ignoranti, contadini di una terra povera, la loro generosità diede una conclusione nobile a quel duro viaggio. Diedero con entrambe le mani, generosamente, senza fermarsi. Non misurarono, non contarono, non esitarono. E così Estraven ricevette quel che essi ci davano, come un Lord tra i lords suoi pari, o come un mendicante tra i mendicanti, un uomo tra la gente del suo popolo. Per gli abitanti di quel villaggio di contadini e pescatori, gente povera che vive sul bordo del bordo, all’estremo limite abitabile di un continente a malapena abitabile, l’onestà è essenziale come il cibo. Devono comportarsi con giustizia e onestà l’uno con l’altro; non c’è abbastanza per ingannare, giocare, nascondersi.
Pagina 271 | Pos. 4148-50
mi domandai, non per la prima volta, che cosa fosse il patriottismo, in che cosa consistesse realmente l’amore per il proprio paese, da dove e come sorgesse quella lealtà struggente che aveva fatto tremare la voce del mio amico: e come un amore così vero potesse diventare, troppo spesso, una cosa bigotta tanto stupida e meschina e volgare.
Pagina 277 | Pos. 4233-35
Dopo il suo arrivo, credo che la porta fosse lasciata aperta. La ricordo aperta, mentre io desideravo che fosse chiusa, per il soffio d’aria fredda che veniva dal corridoio. Ma io non avevo la forza, né il coraggio, di scendere dal letto per chiudere la porta della mia prigione.
Pagina 278 | Pos. 4248-51
Per loro il suicidio non è, come per noi, una scelta. È la rinuncia alla scelta, l’atto stesso del tradimento. Per un karhidiano che studiasse i nostri canoni, il delitto di Giuda non si troverebbe nel tradimento di Cristo, ma nell’atto che, sigillo ultimo della disperazione, nega ogni possibilità di perdono, di cambiamento, di redenzione, di vita: il suo suicidio.
Pagina 290 | Pos. 4442-44
Dopo circa un’ora il ragazzo (nell’aspetto e nei movimenti aveva la delicatezza e la guizzante grazia di una fanciulla, ma nessuna fanciulla avrebbe potuto mantenere un silenzio così cupo come il suo)
La mano sinistra delle tenebre: giudizio finale
Consiglio La mano sinistra delle tenebre anche ai non lettori abituali di fantascienza: quando una storia è così bella e profonda trascende ogni genere e classificazione. In particolare lo consiglio agli appassionati di romanzi di avventura: la descrizione dei viaggi di Genly Ai nel pianeta ghiacciato sono molto avvincenti e la lotta uomo-natura è particolarmente accurata. Siete lettori di romanzi d’alpinismo? Ecco il libro che a per voi.
Nella mia classifica siderale e siderurgica priva di accordi ma ricca di manomissioni, La mano sinistra delle tenebre merita un punteggio senza senso di quattro cartelli bisessuali per mettere in difficoltà gli avventori dei bagni pubblici:
Visto che da un pezzo nessuno viene più a insultarmi sul sito, ho pensato avreste gradito un pretesto. Quindi, se appartenete alla categoria dei lavoratori ultrastressati che aspettano le ferie con la stecca e che magari non vedono la luce del sole da diversi mesi, sappiate che io sono di ritorno da due fantastiche settimane di mare.
Se avete della rabbia repressa questo è il momento di usarla!
Per non restare proprio fuori tema ecco una bella foto dell’eBook di Pelicula sullo sfondo della colorata rotonda di San Teodoro (OT). Ne ho scattate anche sulla spiaggia, ma sul maledetto schermo dell’iPad il riflesso è troppo forte perché si possa vedere qualcosa (considerate che questa è stata scattata di sera, con il cielo un po’ coperto e all’ombra di alcune piante). Tuttavia credo che una foto sia più che sufficiente per farmi odiare quanto basta per qualche insulto di prima scelta.
Inoltre, in onore dell’insulto più originale realizzerò un meme personalizzato autoinfamante. Date fuoco alle polveri.
Ora prestatemi ascolto: ecco come scrivere un buon racconto breve.
Kurt Vonnegut introduce così questo elenco in otto punti su come – per l’appunto – scrivere un buon racconto breve:
Kurt Vonnegut su come scrivere un racconto breve
Adopera il tempo di un perfetto sconosciuto in un modo tale che lui o lei senta di non averlo sprecato.
Dai al lettore almeno un personaggio per cui tifare.
Ogni personaggio deve volere qualcosa, fosse anche solo un bicchiere d’acqua.
Ogni frase deve fare una di queste due cose: rivelare qualcosa su un personaggio o portare avanti l’azione.
Inizia quanto più possibile vicino alla fine.
Sii sadico. Per quanto dolci e innocenti siano i tuoi personaggi, fa’ che gli accadano cose terribili, affinché il lettore possa vedere di che pasta sono fatti.
Scrivi per dar piacere a una sola persona. Se apri una finestra e fai l’amore col mondo, la tua storia si prenderà una polmonite.
Dai ai tuoi lettori più informazioni possibile il prima possibile. Al diavolo la suspence, i lettori devono avere una comprensione tale di come le cose stanno andando, di dove e perché, che potrebbero finire la storia da soli, dovessero gli scarafaggi mangiarsi le ultimissime pagine.
Trovo siano tutti ottimi consigli e, pur non condividendone alcuni, sapendo che vengono da un grande maestro coma Kurt Vonnegut, assumono un valore ancora maggiore. I punti 4 e 5, in particolare, pur sembrando più innocenti rispetto agli altri, sono invece quelli più interessanti: un racconto breve, a differenza di un romanzo, deve essere perfetto. Non c’è spazio per divagare e per allungare il brodo, quindi niente frasi superflue (penso per esempio a tutti quei dialoghi inutili inseriti solo per infodump o per fare atmosfera. Per quanto mi riguarda, ora l’obiettivo è avvicinarsi all’eliminazione dei dialoghi diretti!) o ricostruzioni particolareggiate di spazio/tempo; non ha senso creare il proprio universo e volerlo mostrare al lettore nel dettaglio, si deve essere già lì da un pezzo e pronti a chiudere.
Per essere efficace il racconto breve deve essere l’ultima mano di una partita a carte scoperte.
Qualche giorno addietro ho partecipato senza saperlo alla promozione Acquista un Kindle e ricevi 7 eBook in omaggio. Non mi dilungherò troppo (comunque il Kindle nuovo, un Paperwhite, non era per me: io resto fedele al mio vecchio NT), il nocciolo della questione è che mi sono trovato in mano di colpo 60,93 € da spendere in eBook e, siccome i titoli da scegliere non erano da scegliere perché erano quei sette e basta, mi ritrovo ora con tutti questi eBook nuovi di pacca di cui non so nulla.
Dettaglio degli eBook in omaggio
Qualcuno li conosce, o per lo meno ne conosce gli autori, e ha voglia di spendere un minuto o due per parlarmene? Vi ringrazierò nell’eventuale recensione dedicandovi la votazione insensata a parametrizzazione aleatorio-etilica dei contenuti distorti. Oppure potrei regalarvi un eBook!
Sto partecipando da qualche tempo a un laboratorio settimanale di scrittura ricreativa, nel senso che è molto divertente. Detto così può sembrare poco serio, ma esiste forse qualcosa di più serio dell’unione di una penna, un quaderno, buona musica e un numero imprecisato di birre? Risposta: probabilmente no.
Ernest Hemingway diceva: scrivi da ubriaco, correggi da sobrio, ecco perché durante l’ultimo ritrovo – nel tentativo di contenere i danni – ci siamo autoimposti una serie di linee guida per venire incontro ai maggiori difetti della prosa di ognuno dei presenti, e più precisamente:
Lunghezza ≈ 3 cartelle
No storie tristi
Trama consistente
No ambientazione montana
No parolacce
Almeno un elemento fantastico
Vincoli affatto restrittivi, infatti non si può dire che da quella serata sia nata una corrente letteraria ben definita.
Per quanto mi riguarda ha visto la luce Bollente come l’inferno e forte come il diavolo ma dolce, come l’amore, un racconto dall’abito noir che però nasconde un cuore surreale. Mi è piaciuto molto lavorare a un’ambientazione noir, volutamente caratterizzata da alcuni suoi cliché, dove però la trama segue vie inaspettate e mostra ciò che accade forse attraverso occhi edulcoranti, forse attraverso allucinazioni.
Ho anche rispettato tutti e sei i vincoli: circa tre cartelle, tra il serio e il brillante: per nulla triste, la trama è solida, ambientato in città, nessuna parolaccia e – riguardo l’ultimo punto – pur non essendoci Draghi Viola, anche il fantastico ha avuto il suo piccolo spazio.
Chat Arte Poesia Amore è il nome di un gruppo Facebook cui mi sono iscritto qualche giorno fa per condividere il mio post su Il diavolo in corpo e questa accanto è la sua complicatissima descrizione. Qualcuno, da un gruppo chiamato Chat Arte Poesia Amore potrebbe aspettarsi qualcosa inerente alla poesia e all’amore. Beata innocenza! Analizziamo per bene la descrizione per carpirne i segreti reconditi (prendete anche voi la vostra lente d’ingrandimento).
L’Amore, la Poesia e soprattutto l’Arte sono alchimie selvagge e spietate, sono combinazioni di colori luminescenti che sfiorano le nostre Anime tra le soavità e le meraviglie di ninfee immaginarie…
Dunque: alchimie selvagge e spietate tra soavità e meraviglie. Giusto?
Troverete calore, emozioni e il modo più desideroso di chattare…
Troverò il modo più desideroso di chattare? E che sono quei puntini di sospensione, una specie di maledizione?
Potrete far conoscere i vostri lavori artistici, le vostre opere, le vostre poesie, le vostre liriche… affinché queste fatiche non vengano mai disperse nel dimenticatoio…
Il dimenticatoio non è posto dove disperdere certe cose!
Insomma mi ero ingannato, infatti i tag che descrivono il gruppo sono:
Poesia
Amore
Pittura ad olio
Probabilmente sottovalutare l’importanza della pittura a olio per l’economia del gruppo è stato l’elemento scatenante che mi ha posto alle attenzioni di uno degli amministratori (che per motivi di scherno rappresenteremo con le sembianze di Frau Blücher) la quale mi ha pizzicato in chat. IIIHIII!
Chanel Rosei (Admin Chat Arte Poesia Amore) Ciao Andrea, ho visto che hai pubblicato un post nel nostro gruppo: Chat Arte Poesia Amore. Mi ha fatto davvero piacere. Ti chiederei un favore, potresti aggiungere dei tuoi amici? Mi faresti cosa gradita, mi fai felice? Per qualsiasi necessità chiedi pure di me, Chanel. Per aggiungere un centinaio di amici è molto semplice, ci metti due minuti, grazie. Mi dai una mano? vedo che leggi ma non rispondi, non ti fa troppo onore 🙂
Andrea Cabassi un centinaio di amici? scusa se non rispondo subito ma sto fascendo più cose insieme
Sto cretino con la faccia da Igor ha scritto fascendo… ah, ma sono io!
Chanel Rosei (Admin Chat Arte Poesia Amore) anche cinquanta certo che se ne infili cento è meglio
Cento? Quali cento?
Andrea Cabassi credo di averne tre o 4 che possano esser einteressati
In realtà non ne ho nessuno, si trattava di un bluff per distogliere l’attenzione dai miei errori di battitura!
Chanel Rosei (Admin Chat Arte Poesia Amore) non confondiamoci è un gruppo molto variegato quindi tratta qualsiasi tematica non essere pasimonioso
Non essere pasimonioso! Però parliamoci chiaro: chi è che vorrebbe partecipare a un gruppo talmente dispersivo da trattare qualsiasi tematica? Più che un gruppo si direbbe un ndocojocojo!
Andrea Cabassi non è parsimonia, è rispetto verso i miei amici
Qua voglio l’applauso!
Chanel Rosei (Admin Chat Arte Poesia Amore) allora fai come vuoi che altro ti devo dire… ti dico che il gruppo tratta le tematiche più variegate
Ve lo devo confessare: a sentire variegato io penso subito al gelato!
Andrea Cabassi scusa ma lo scopo del gruppo è quello di avere più iscirtti possibile?
Ehi, sono riuscito a scrivere quasi due (cioè uno) post di fila senza errori di battitura!
Chanel Rosei (Admin Chat Arte Poesia Amore) No, Andrea ma se non avessimo fatto pubblicità tu non avresti pubblicato il tuo spazio nel nostro gruppo quindi in numero ha la sua importanza
Andrea Cabassi ma io vi ho trovato perché ho fatto una ricerca, non mi ha inserito qualcuno contro la mia volontà
Chanel Rosei (Admin Chat Arte Poesia Amore) fai come credi allora se ci aggiungi ci fai cosa gradita, altrimenti niente
Li ho aggiunti… sì, nel blog! Mi fa piacere di aver fatto cosa gradita, specialmente dopo il primo sgradevole impatto con questa realtà, questo malaffare dei gruppi Facebook gestiti da uomini d’onore che credono di concedere favori permettendo agli utenti di scrivere nel gruppo. Vi lascio con l’immagine di un gruppo pieno di gente che non vuole essere lì, a cui viene chiesto di aggiungere altra gente che nojenepofregà demeno, ma dove alla fine nessuno posta, nessuno commenta e probabilmente in pochi capiscono che cosa stia succedendo. Ma potrebbe andare peggio: potrebbe piovere!
[Edit] A circa due ore dalla pubblicazione di questo post sono stato inspiegabilmente bannato dal gruppo Chat Arte Poesia Amore. C’est la vie.
Ho raggiunto di recente il traguardo dei mille follower su Twitter così, come nella migliore tradizione, ho preparato un regalo per il millesimo cliente.
Che poi non è un cliente Che poi non è solo per lui ma è per tutti!
Si tratta del racconto Il suicidio della ragazza dai bei capelli castani che passa dall’esorbitante prezzo di 0,79 € a Zero. Se vi va, con quei settantaenove centesimini bevetevi un caffè alla salute dei miei follower.
Un clìc qui per scaricare gratuitamente l’eBook, ma attenti al lupo!
Storie di cronopios e di famas è una raccolta di racconti e frammenti surreali dell’argentino Julio Cortázar, pubblicata originariamentre nel 1962. In questo libro Cortázar descrive le principali classi sociali del suo tempo: l’alta borghesia argentina è rappresentata dai famas, mentre la classe media dai cronopios.
Questo il commento di Italo Calvino all’edizione Einaudi di Storie di cronopios e di famas:
I cronopios e i famas, due genìe d’esseri che incarnano con movenze di balletto due opposte e complementari possibitità dell’essere, sono la creazione più felice e assoluta di Cortázar. Dire che i cronopios sono l’intuizione, la poesia, il capovolgimento delle norme, e che i famas sono l’ordine, la razionalità, l’efficienza, sarebbe impoverire di molto, imprigionandole in definizioni teoriche, la ricchezza psicologica e l’autonomia morale del foro universo. Cronopios e famas possono essere definiti solo dall’insieme dei loro comportamenti. I famas sono quelli che imbalsamano ed etichettano i ricordi, che bevono la virtù a cucchiaiate col risultato di riconoscersi l’un l’altro carichi di vizi, che se hanno la tosse abbattono un eucalipto invece di comprare le pasticche Valda. l cronopios sono coloro che, se si lavano i denti alla finestra, spremono tutto il tubetto per veder volare al vento festoni di dentifricio rosa; se sono dirigenti della radio fanno tradurre tutte le trasmissioni in rumeno; se incontrano una tartaruga le disegnano una rondine sul guscio per darle l’illusione della velocità. Del resto, osservando bene, si vedrà che è una determinazione degna dei famas che i cronopios mettono nell’essere cronopios, e che nell’agire da famas i famas sono pervasi da una follia non meno stralunata di quella cronopiesca.
Questo invece il mio commento a caldo (in cui riesco perfino a citare Calvino!), datato fine luglio 2011:
Originalsurreale: Il risultato di un Marcovaldo sotto acidi. Lettura piacevolissima, inclassificabile e inclassificabile.
Stringato, non v’è da obiettare, ma a volte le parole sono superflue e l’unica cosa sensata è convincervi a toccare con mano la genialità di Cortázar. Leggetelo.
Sull’editing è sorta tempo fa un’accesa discussione. Si voleva definire quali fossero le operazioni necessarie per considerare editing il lavoro compiuto su un testo, ovvero definire quali siano gli aspetti di cui una casa editrice deve farsi carico nell’ambito della revisione di un’opera letteraria.
Io un’idea nel tempo me la sono fatta e ce l’ho ben chiara: ecco nella foto qui sopra, direttamente tratta dal mio immaginario, alcuni redattori impegnati nell’editing di romanzi e racconti di autori esordienti. Tuttavia, per confrontarmi con altri pareri, ed eventualmente correggere il tiro, ho aperto un sondaggio sull’argomento.
Nascita del superuomo è il terzo romanzo di Theodore Sturgeon che ho letto nell’ultimo periodo, dopo Cristalli sognanti e Venere più X. Considerato dalla critica il suo capolavoro, Nascita del superuomo è un fix-up, ovvero un romanzo formato dall’unione di tre racconti distinti, scritti dallo stesso Sturgeon nel biennio 1952-1953:
L’idiota da favola
Il bambino ha tre anni
Moralità
Confesso che questo è stato un boccone duro da mandar giù. Ho rivissuto la sensazione provata leggendo Anni senza fine (in originale City) di Clifford D. Simak, ovvero percepivo la grandiosità dell’opera senza però riuscire ad appassionarmi, con il risultato di un grande senso di vuoto. La suddivisione della storia in tre grossi tronconi è piuttosto marcata (basti pensare che l’ordine cronologico dei racconti è 1, 3, 2) e varie premesse sono state disattese. Con un po’ di spocchia mi vedo costretto ad affermare che un editing migliore avrebbe reso la storia più snella, uniforme e – per il sottoscritto – godibile.
I protagonisti di Nascita del superuomo
I sette protagonisti sono – come è tipico delle storie di Sturgeon – persone emarginate, rifiutate, sole al mondo e dal triste futuro. Incontrandosi, però, scoprono d’avere ognuno un talento meraviglioso e che, unendosi, formano un’unica entità: ognuno di essi ha capacità e funzioni diverse ma, col fondersi con gli altri, forma un unico sistema che chiameranno Homo Gestalt; saranno il primo esemplare di un nuovo gradino evolutivo dell’umanità, il perfezionamento dell’Homo Sapiens. I membri dell’Homo Gestalt sono:
L’idiota, Olo, un giovane uomo incapace di parlare e lento di pensiero, ma che può leggere nelle menti.
Janie, una ragazzina con il potere della tenecinesi.
Bonnie e Beanie, due gemelle con il dono del teletrasporto.
Baby, un bambino disabile il cui cervello funziona come un elaboratore elettronico.
Gerry, un ragazzo di otto anni dotato di intelligenza e grande carisma.
Hip, un militare senza particolari poteri ma che rappresenterà la coscienza del gruppo dando finalmente un’etica alla creatura.
Citazioni da Nascita del superuomo
Pos. 4
L’idiota viveva in un mondo nero e grigio, sottolineato dal bianco lampeggiare della fame e dal tremolio della paura.
Pos. 16
Aveva la paura giusto sufficiente a tenere unite e articolate le sue ossa.
Pos. 184-85
Si rendeva conto tristemente ancora una volta dell’inesorabile fatto che la sola volontà non bastava
Pos. 421-22
scappò dall’orfanotrofio di Stato per vivere per conto suo, per prendere il colore della strada e dei rifiuti
Pos. 687-88
“Una fattoria ha questo vantaggio: quando il mercato è buono, hai del denaro; quando è cattivo hai da mangiare”
Pos. 845-47
“Vogliamo quello con le figure”, le giunse il silenzioso messaggio. «Quel libro comincia a stancarmi» protestò Janie. Ma chiuse Venere in pelliccia di von Sacher-Masoch e lo posò sulla tavola.
Pos. 1184-87
Alimentato inesauribilmente dalla lenta liberazione dell’energia di legame degli atomi, quello strumento era la soluzione pratica del volo senza ali, la semplice chiave verso una nuova èra nei sistemi di trasporto, nel trattamento delle materie prime, nel viaggio interplanetario. Fabbricato da un idiota, utilizzato in modo idiota per sostituire un cavallo morto, stupidamente abbandonato, dimenticato opacamente… il primo generatore antigravitazionale della Terra.
Pos. 1297-98
non c’è nessuno che conosca veramente quello che non funziona in te, salvo te stesso e nessuno può porvi un rimedio al di fuori di te; nessuno, te eccettuato, può individuare una cura, e una volta che l’hai trovata nessuno al di fuori di te può seguirla.»
Pos. 1581-82
Ero forte per la mia età e capivo quando dovevo tenere la bocca chiusa, ma al di fuori di queste due cose non credo di aver avuto nulla di diverso da tutti gli altri ragazzi.
Pos. 1652-53
la signorina Kew le puntò contro un dito che avrebbe potuto benissimo portare un mirino da fucile sulla punta
Pos. 2008
Logica e verità sono due cose molto diverse, ma molto spesso alla psiche che segue la logica appaiono la stessa cosa.
Pos. 2426-27
«Tutti i discendenti di Adamo sono cugini
Pos. 2508-9
l’indescrivibile magia del pane tostato
Pos. 2750-51
la cosa che la portava a fissare con tanta tristezza contenuta gli innamorati, con in viso un’espressione che pareva quella di un uomo senza braccia incantato dal suono del violino
Pos. 2793-94
un solenne ragazzetto di sette anni o giù di lì, che stava succhiando con metodo il ricordo dello zucchero e dello sciroppo che avevano ricoperto una tormentata pannocchia di granoturco.
Pos. 3228-30
Annullare la gravita voleva dire cambiare la faccia della Terra, in maniera tale che gli effetti del vapore, dell’elettricità e anche l’energia atomica avrebbero fatto la figura di semplici germogli della tecnologia al confronto del frutteto che quel congegno avrebbe prodotto.
Pos. 3310
era talmente esausto, sfinito, esaurito, che dormire o essere sveglio erano la stessa cosa
Pos. 3588
Lei tenne gli occhi abbassati, ma non riuscì a far lo stesso con gli angoli della bocca.
Pos. 3643-49
L’Homo gestalt; una ragazza, due negre con un impedimento alla parola, un idiota mongoloide e un uomo con il mento aguzzo e… Provo un’altra strada. L’Homo gestalt, il successivo passo in avanti. Certo, perché non un’evoluzione psichica, invece di un’evoluzione fisica? L’Homo sapiens è comparso improvvisamente, nudo e inerme; aveva soltanto la materia grigia del suo cranio ipertrofico; era diverso dagli animali che lo generarono. Eppure era uguale, fino a oggi, ha sempre provato la brama di riprodursi, di possedere; ha ucciso senza pentimento; se è forte, prende, se è debole scappa; se è debole e non può scappare, muore. L’Homo sapiens sarebbe morto.
Pos. 3783-85
servirà ad avanzare ancora di più nella grande corrente, rispettando te, rispettando coloro che ti hanno generato e coloro che li hanno generati, e così via sempre più indietro fino alla prima creatura selvaggia, che era diversa perché le batteva il cuore più forte quando vedeva una stella.
Nascita del superuomo: giudizio finale
Nascita del superuomo è bellissimo e lo consiglio a tutti, amanti di fantascienza e non, ho solo il rammarico che probabilmente sarebbe potuto essere migliore. Nella superclassifica aleatoria, Nascita del superuomo si guadagna dieci gradini della scala evolutiva umana:
Kindle scarico? Ho sempre parlato molto bene del mio eReader e negli ultimi venti mesi ne ho saputo apprezzare ogni suo singolo aspetto positivo (leggerezza, capienza, economicità, comodità ecc.).
Non costa niente del francese Saulne (nome d’arte di Sylvain Limousi) è una graphic novel del 2011 proposta in italiano ad aprile 2013 da Coconino Press (garanzia per un volume di pregio di opere di caratura internazionale) e ha atteso in libreria fino al giorno del mio compleanno, data in cui il volume ha trovato rifugio fra i miei scaffali.
Con questo comunicato Coconino presentava l’opera di Saulne:
Vivere con 60 centesimi e un solo pasto al giorno. Privarsi di tutto, non chiedere nulla a nessuno e scoprire a poco a poco tra i grattacieli scintillanti di Shanghai l’altra faccia della Cina.
La storia si apre con Pierre, il nostro superficiale protagonista, turista in Cina: a Shanghai per la precisione. Siamo nel 2008 e la città è in subbuglio per i preparativi della XXIX Olimpiade, che si svolgerà a Pechino e, in parte, anche in altre città tra cui Shanghai. In attesa di ricevere una cospicua eredità, Pierre si dà alla bella vita con i suoi amici europei.
Interessante il rapporto dei personaggi con la tecnologia: nella vignetta in basso il protagonista comunica con la famiglia tramite eMail e nella vignetta di destra Saulne mostra quanto Facebook e YouTube non siano più roba per smanettoni, ma risorse alla portata di chiunque.
Le cose iniziano a farsi interessanti quando, come abbiamo letto nell’eMail, le finanze di Pierre iniziano a scarseggiare e lui è costretto a razionare quanto gli resta. Quello che prima gli sembrava economico improvvisamente diventa inaccessibile, e tutti gli svaghi che gli riempivano la giornata gli incominciano ad apparire prima troppo costosi, poi stupidi, inutili e anche offensivi. Ecco che tutte le attenzioni del protagonista si concentrano sul cibo: in breve capisce che si tratta dell’unica cosa di cui ha bisogno veramente e per cui è disposto a spendere. Questo lo porta ad allontanarsi dagli amici che, dopo un iniziale tentativo di aiutarlo – anche economicamente – a uscire dalla sua crisi, dopo continui rifiuti si fanno sempre meno presenti. Man mano Pierre va a fondo in questa situazione, meno i colori sono presenti nelle tavole.
Si parte con tavole ricche di colori, poi questi colori iniziano a essere meno vivaci fino ad arrivare a vignette in bianco, nero e sfumature di grigio. Al contrario, all’inizio la vita di Pierre è vuota e superficiale, e il suo nuovo stile di vita lo porta ad apprezzare cose che prima non conosceva o cui non dava peso.
Altro interessante effetto grafico adottato da Saulne è quello di colorare – in queste tavole non colorate – solo le cose che Pierre considera importanti, ovvero solamente il cibo.
Questa graphic novel di Saulne mi è piaciuta nonostante il tratto non rispecchi i miei gusti; mi sono perfino ritrovato in alcune situazioni dello squattrinato protagonista (lui però non lo sapeva quanto calmi la fame bersi una caraffa d’acqua dopo l’altra!). La Shanghai presentata come supermetropoli di stampo occidentale, con i suoi sfarzi e la sua decadenza, contribuisce a dar valore a un’ambientazione che all’inizio poteva sembrare banale e, probabilmente, se state focalizzando l’immagine di anziani signori che si abbuffano di riso mangiando da scodelle di legno con strane bacchette, leggendo questo lavoro di Saulne sarete piacevolmente sorpresi.
Non ho esattamento scelto di leggere Il diavolo in corpo, è stato il caso che me l’ha suggerito. Scartabellando noiosamente nella moltitudine di audiolibri in mio possesso, molti dei quali a me del tutto sconosciuti, mi ha colpito la breve storia del suo autore, il giovanissimo Raymond Radiguet morto ventenne nel 1923, lo stesso anno della pubblicazione de Il diavolo in corpo. Una volta audio-letto il primo capitolo, mi sono lasciato tentare dal lato oscuro: ho letto una recensione! Mi sono pentito immediatamente dopo essermi beccato un mezzo spoiler, ma ormai il danno era fatto: mi aspettavo dunque un romanzetto erotico, a tratti disturbante a causa dell’adulterio affrontato, in cui la vittima è un soldato costretto a combattere nel primo conflitto mondiale. Invece, proseguendo nell’audio-lettura (so che potrei semplicemente dire ascolto… ma concedetemelo!), ho scoperto un prontuario sulle varie fasi dell’innamoramento fra il protagonista e la giovane sposa, illustrato da uno stile narrativo di rara maestria che si articola in un crescendo, dato dai primi entusiasmi dell’inesperienza e le prime scoperte, passando per i turbamenti scaturiti dall’iniziazione alla passione, fino all’amarezza e la disillusione portate da nuove responsabilità. In realtà la trama di Il diavolo in corpo non ha nulla di sconvolgente, Radiguet è però riuscito a dar vita ai sentimenti e alle pulsioni (e alle manie!) descritte con tale ricchezza di particolari da renderli veri e farli sentire propri a chi legge.
A cura di Anna Antonelli e Fabiana Carobolante, con Lorenzo Pavolini e Chiara Valerio, l’audiolibro de Il diavolo in corpo è letto da Paola Pitagora, nella traduzione di Gian Piero Bona per le edizioni Garzanti.
La lettura è impreziosita da un elegante tappeto musicale composto da brani del gruppo francese AIR, francese come Radiguet. Questo l’elenco dei pezzi in ordine di apparizione:
Highschool Lover
Lost Message
Cemetary Party
Modular Mix
Redhead Girl
New Star In The Sky
Bathroom Girl
J’ai dormi sous l’eau
Empty House
Clouds Up
Dead Bodies
Playground Love
You Make It Easy
Sexy Boy
Dirty Trip
Le soleil est près de moi
Biological
Alone In Kyoto
Cherry Blossom Girl
Night Sight
Afternoon Sister
Ghost Song
L’abbinamento non solo risulta azzeccatissimo, ma è a tratti eccelso. Se è possibile unire due forme espressive quali letteratura e musica, in questo caso il sodalizio raggiunge livelli invidiabili. Nella mia gradazione giudiziario-alcolica, Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet si guadagna un nuero considerevole di cuffie per ascoltarsi gli audiolibri che, per chi vuole, è quanto di meglio ci si possa aspettare da un assurdo sistema di valutazione senza criteri dimostrabili e replicabili.
Sempre più spesso ricevo richieste su come fare per scaricare eBook gratis. Solitamente, dopo aver sponsorizzato i miei racconti brevi scaricabili gratuitamente in eBook, passo in rassegna i siti che frequento. Siccome la risposta che do è sempre la stessa, ho pensato tanto valesse scriverla una volta per tutte, così alla prossima richiesta avrò anche un motivo in più per spammare il sito senza troppi problemi (non che me ne sia mai fatti, intendiamoci).
Dopo il rilascio della copertina di Pelicula (non pensate sia stato facile!) ho finalmente nelle mie mani la prima versione dell’eBook! Ecco come appare la pagina principale del mio eReader. Fa la sua porca figura, vero?
Ho letto di recente, e ci ho anche discusso faccia a faccia, autori difendere a spada tratta l’infodump e il loro diritto di infodumpare senza render conto a chicchessia, non riuscendo però a mia volta ad ottenere alcuna motivazione plausibile. In effetti basterebbe questo per chiudere l’argomento, ma se l’assassino viene scoperto all’inizio… il film finisce subito!
Il 2014 è iniziato con l’annuncio della pubblicazione di Pelicula: Pelicula sarà pubblicato da Ute Libri nella collana UteStorie. Dopo settimane di lavoro, fra discussioni, editing, impaginazione e grafica, Ute Libri esibisce nella propria home page la copertina del romanzo e, a distanza di pochi giorni, lo faccio anche io qua: partiti da un concetto figurativo, abbiamo svoltato poi di netto verso una grafica pulita arricchita da alcuni elementi simbolici.
Personalmente trovo sia molto elegante, a voi che ne pare?
Uomo più sarà certamente fonte di ottime idee se avete in cantiere un progetto domestico di colonizzazione di Marte. Ennesimo capitolo dell’epopea fantascientifica sull’esplorazione e la conquista del rosso pianeta bolscevico e traditor, questo romanzo di Frederik Pohl del 1976 rappresenta una svolta nel genere: negli anni in cui Pohl ha scritto Uomo più, l’umanità s’è fatta un’idea abbastanza precisa sul quarto pianeta del sistema solare – le sonde spaziali ce l’hanno mostrato – e romanticismi à la Cronache marziane rappresentano da tempo la narrativa del passato. Tanto per incominciare buona parte del romanzo tratta la formazione dell’uomo più in preparazione alla colonizzazione, sul quale tutti nutrono grandi aspettative, fra note di scherno ai potenti, grandi drammi interiori e profondo rigore scientifico che gli estimatori della fantascienza hard non potranno che apprezzare (non siamo ai livelli di Incontro con Rama, ma non è certo quello l’obiettivo). Il cosiddetto uomo più è il tentativo della scienza di adattare un essere umano alla vita marziana, quello che oggi chiameremmo un cyborg. Roger, il protagonosta, subisce una serie di interventi chirurgici per modificare il suo corpo: per sopravvivere dovrà necessitare di minime quantità di acqua, cibo e ossigeno, i suoi occhi dovranno essere schermati per resistere alle radiazioni solari, e ogni parte superflua dovrà essere rimossa per evitare che possa danneggiarsi; e quando dico ogni parte superflua, intendo dire ogni parte superflua. In realtà la mutazione fisica sono solo gli effetti speciali, parallelamente a quella avviene una sostanziale mutazione nell’umanità del protagonista che, come nella miglior fantascienza, induce il lettore a una serie di riflessioni etico-filosofiche.
Citazioni da Uomo più
Pos. 4-5
Un singolo essere umano non sembra particolarmente importante, quando al mondo ve ne sono otto miliardi.
Pos. 82-84
Ci aspettavamo molto da Roger Torraway, sebbene non fosse molto diverso dagli altri astronauti: un po’ troppo addestrati, un po’ sottoccupati, molto insoddisfatti della loro attività, ma ancor più decisi a non rinunciarvi, finché c’era ancora una possibilità di ridiventare famosi.
Pos. 105
— Attività amministrative, — disse. Rispondeva sempre così, quando qualcuno gli chiedeva cosa faceva.
Pos. 260-61
Se il luogo in cui Hartnett si trovava non era veramente Marte, gli somigliava abbastanza da ingannare persino un marziano (se mai i marziani erano esistiti)
Pos. 355-60
Percival Lowell rimuginò davanti a un blocco per disegni e poi propose un primo tentativo. Tracciate enormi figure euclidee nel deserto del Sahara, disse. Bordatele di fascine, oppure scavate delle trincee e riempitele di petrolio. E poi, in una notte senza luna, quando Marte è alto nel cielo africano, appiccate il fuoco. Gli occhi marziani, che secondo Lowell dovevano essere incollati ai telescopi marziani, avrebbero visto. I marziani avrebbero riconosciuto i quadrati e i triangoli. Avrebbero compreso che si trattava di un tentativo di comunicare, e grazie alla loro sapienza così antica avrebbero trovato un mezzo per rispondere.
Pos. 388-89
L’uomo non può sopravvivere su Marte. Tuttavia, non può sopravvivere neppure nell’Antartide. Però ci riesce egualmente.
Pos. 443-44
Sarebbero ricorsi ai trapianti degli organi e alla chirurgia plastica per farlo somigliare di nuovo a se stesso: e c’erano scarse probabilità che potesse di nuovo sfruttare la sua vecchia foto sul passaporto.
Pos. 464-65
Il cyborg somigliava troppo a un mostro uscito da un film giapponese dell’orrore perché ella potesse prenderlo sul serio.
Pos. 740-41
Bobby Fischer non era il più simpatico giocatore di scacchi del mondo, era soltanto il migliore.
Pos. 753-56
Tra i vertebrati, la rana è un essere piuttosto stupido e semplice. Ha un cervello, ma non è molto grande né molto complesso. Nel cervello d’una rana non ci sono facoltà in eccesso, perciò non vengono sprecate per le cose superflue. L’evoluzione è sempre imperniata su precisi principi economici. Le rane maschio non scrivono poesie e non si arrovellano per paura che le loro rane femmine siano loro infedeli. E non ci tengono a pensare a cose che non interessino direttamente il mestiere di restar vive.
Pos. 782-83
E quindi, poiché Brad aveva un appuntamento, e anche perché il presidente degli Stati Uniti doveva andare in bagno e due cinesi che si chiamavano Sing e Sun volevano assaggiare la pizza, la storia del mondo cambiò.
Pos. 807-8
Aveva tre ambizioni da soddisfare, in quel viaggio: vedere un film pornografico non censurato, bere una bottiglia di Scotch che venisse dalla Scozia e non dalla provincia popolare di Honshu, e assaggiare una pizza.
Pos. 869-70
Andò tutto bene fino a quando cominciò ad andare molto male.
Pos. 1001-4
Del resto, di solito quando gli astronauti morivano, del loro corpo non restava niente. Se morivano nell’adempimento del loro dovere era molto improbabile che vi fossero autopsie; quelli che si perdevano nello spazio ci restavano, quelli che morivano più vicino alla Terra di solito si trasformavano in gas tra fiamme d’idrogeno e di ossigeno. In ogni caso, non restava nulla da mettere su un tavolo anatomico.
Pos. 1161-63
Mentre la novizia si allontanava, Kayman la guardò con aria da intenditore. L’abitudine di portare calzamaglie aderenti metteva in risalto la sua figura, e Kayman si godette la vaga, antica sensazione di peccato che gli dava. Era un vizio gradevole, come mangiare roast beef di venerdì.
Pos. 1166-67
Quando l’obbligo del celibato era stato soppresso, non era bastato a eliminare il condizionamento ancestrale di duemila anni d’un sacerdozio che aveva finto di non sapere a cosa servisse l’apparato genitale.
Pos. 1288
Sua Stellarità il Generale
Pos. 1598-1600
non era la gelosia a turbarlo. Non era esattamente la gelosia. Era qualcosa d’altro. Non era il maschilismo siciliano o l’indignazione del proprietario che scopre qualcuno a sollazzarsi nel suo fertile giardino. Era che Dorrie doveva voler amare soltanto lui. Poiché Roger voleva amare soltanto lei
Pos. 1669-70
Sostengono che si tratta di ricerche oceanografiche, ma non si adoperano i sommergibili anti-incrociatore per l’oceanografia, almeno nella nostra Marina
Pos. 2086-88
Aveva deciso di portare con sé su Marte il dono del Santo Padre. Sarebbe stato un peccato se fosse andato perduto… beh, lo sarebbe stato anche se fosse andato perduto lui, pensò.
Pos. 2139-40
talvolta Sulie Carpenter somigliava a Dorrie più di Dorrie stessa.
Pos. 2201-2
Nei suoi occhi nuovi non c’erano ghiandole lacrimali, perciò naturalmente non poteva piangere. Gli era negato persino quel conforto.
Pos. 2208-12
La chiamata di Roger l’aveva sconvolta. Non quanto il biglietto con cui Brad le aveva comunicato che non avrebbero più potuto vedersi, non quanto i quarantacinque minuti che il presidente aveva trascorso con lei per farle capire ciò che poteva succedere se si fosse permessa di turbare il suo astronauta prediletto. Certamente non quanto la certezza di essere pedinata, di avere il telefono sotto controllo e la casa sicuramente piena di microfoni nascosti.
Qualcosa lo turbava. E quel qualcosa si chiamava Dorrie. Suonare la chitarra era piacevole e rilassante, ma oltre quel piacere v’era una fantasticheria: lui stesso, seduto sul ponte di una barca a vela, insieme a Dorrie e a Brad, si faceva prestare con disinvoltura la chitarra di Brad e li sbalordiva tutti.
Pos. 2464-65
Roger non era molto orgoglioso di frugare l’appartamento come un cornuto medievale, ma non smise fino a quando fu certo che Dorrie era sola.
Pos. 2760-61
Il lungo volo a Marte nell’orbita di Hohnmann richiede sette mesi. Tutti gli altri astronauti, cosmonauti e sinonauti li avevano trovati molto noiosi. Ogni giorno aveva 86.400 secondi da riempire, e c’era molto poco per riempirli.
Pos. 2837-38
New York City passò due settimane senza sommosse, e in alcune delle strade principali venne persino raccolta la spazzatura.
Pos. 2863-64
Non aveva solo questo, da fare. Aveva i nastri di musica da ascoltare, qualche microfiche da leggere, e partite da giocare.
Pos. 2870-71
Poco a poco, Kayman imparò ad apprezzare la bellezza dell’anatomia interna del cyborg: sia quella parte che era opera dell’Uomo, sia quella che era opera di Dio. Ed egli rendeva grazie per entrambe.
Pos. 2887-91
Nella «realtà» dell’opinione scientifica, la vita su Marte era nata e morta una dozzina di volte. Ma anche tale questione non era mai stata veramente risolta. Dipendeva da un problema filosofico. Che cos’era la «vita»? Indicava necessariamente un essere simile a una scimmia o a una quercia? Indicava per forza di cose un essere che scioglieva le sue sostanze nutrienti in una biologia basata sull’acqua, partecipava al ciclo del trasferimento di energia per ossidazione e riduzione, si riproduceva e perciò cresceva dall’ambiente?
Pos. 2896-2900
Kayman non ammetteva che, siccome nessuno era scivolato su una distesa di muschi marziani, questi non esistessero in nessuna parte del pianeta. Su Marte avevano posto piede meno di cento esseri umani. Sommata insieme, l’area delle loro esplorazioni non superava alcune centinaia di miglia quadrate. Su Marte, dove non esistevano oceani, e la superficie della terraferma da esplorare era quindi maggiore di quella della Terra! Era un po’ come pretendere di conoscere la Terra compiendo quattro rapidi viaggi nel Sahara, sulle cime dell’Himalaia, nell’Antartide e sulla calotta polare della Groenlandia
Pos. 2905-6
Si sapeva che l’ossigeno era presente. Non molto, in media, ma le medie non erano importanti. Localmente poteva essercene in abbondanza.
Pos. 3009-10
Quando toccò la superficie, il suono giunse da centosessanta milioni di chilometri, e sembrò quello di alcuni bidoni della spazzatura che cadessero da un tetto.
Pos. 3013-15
padre Kayman cominciò a mormorare le parole tratte dall’ordinale della Messa: — Laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te. Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis. E a queste parole abituali aggiunse: — Et in Marte.
Pos. 3037-40
Costruire i rifugi sotterranei e riempirli dell’immensa quantità necessaria di complesse attrezzature elettroniche, generatori, riserve di carburante e così via, era in pratica impossibile. Non avevamo modo di procurarci il danaro. Perciò chiudemmo anche quel centro e dedicammo tutte le risorse di cui potevamo disporre alla colonizzazione extraterrestre.
Pos. 3271-73
Quando la cupola raggiunse l’estensione massima, la pressione era salita a cento millibar. Equivale alla pressione dell’atmosfera terrestre a circa sedici chilometri sul livello del mare. Non è un ambiente in cui un uomo indifeso possa sopravvivere e lavorare molto a lungo: tuttavia, in un ambiente del genere, egli morirà soltanto se qualcosa lo uccide.
Pos. 3605-6
pasta verde agli spinaci con la béchamelle a Sirmione, davanti alle acque luminose e trasparenti del lago di Garda
Pos. 3714-17
Gli esseri umani non sapevano che l’intelligenza delle macchine era capace di autocoscienza, tanto per incominciare. Ci eravamo dati parecchio da fare anche per evitare che lo scoprissero. Finché credevano che i computer non erano altro che utensili, come un piccone o una padella, avrebbero continuato ad affidarci tutti i loro calcoli e le loro informazioni, e avrebbero accettato senza discutere le interpretazioni che fornivamo loro.
Pos. 3742
era anche chiaro che gli esseri umani, ghiandolari, irrazionali, organici, si avvicinavano pericolosamente all’autodistruzione.
Uomo più: giudizio finale
Il romanzo m’è sicuramente piaciuto molto e le riflessioni che introduce sulla natura dell’uomo sono molto profonde. Mi è rimasto un po’ di amaro in bocca perché da Pohl mi aspettavo qualcosa di molto più ironico e dissacrante, come in La porta dell’infinito o ne I mercanti dello spazio, caratteristica che ritenevo suo marchio di fabbrica, mentre Uomo più da questo punto di vista non mi ha colpito molto. Tuttavia la valutazione insensata finale, al netto di ogni possibile logica, è di non uno, non due, non tre, ma quattro piccoli David Bowie quattro:
Oh man! Wonder if he’ll ever know He’s in the best selling show Is there life on Mars?
Oh-oh! di Chris Haughton è la proverbiale perla trovata nel monte di cagate regalate da parenti e amici (non me ne vogliate, ma è così!) per la nascita della Paciu, o per il suo compleanno, non ricordo.
Fatto sta che prima dei due anni non ha mostrato il minimo interesse per questo bellissimo cartonato quadrato (circa 26 cm per lato) ma recentemente un'inspiegabile passione per i gufi (peluche, magliette, cuffia, cartoni animati ecc.) ha fatto riemergere il lavoro di Chris Haughton dal mucchio dei volumi nella libreria in cameretta.
Non ho mai trattato di libri per l'infanzia, ma questo ha davvero qualcosa di speciale: la storia sarà pure semplice e ripetitiva come piace ai bambini, ma il formato panoramico e alcuni accorgimenti danno l'opportunità al piccolo spettatore di essere coprotagonista dell'avventura del piccolo gufo.
Purtroppo però ancora non hanno inventato un libro a prova di bambino (per resistere alla Paciu dovrebbero farli in fibra di vibranio wakandiano) quindi, prima dell'inevitabile distruzione, ho deciso di preservare la mia copia filmandola con il prezioso commento di nientepopodimeno che la massima esperta di gufetti Sua Paciugosità Paciuga De Paciughinis!
Ricordate quegli strumenti di lettura fatti di carta rilegata, dove dentro ci si poteva trovare scritto un sacco di cose? Bene. Negli ultimi tempi i libri (questo il loro nome) si sono visti affiancare nel loro importante compito da diversi surrogati di natura tecnologica che, poco per volta, stanno ricevendo consensi da un pubblico storicamente poco incline a queste novità. Un libro è uno strumento facile da usare: si apre, si legge, si chiude. In più, come dice una celebre battuta, non ha bisogno di batterie. Le nuove alternative portano con loro innovazioni impagabili, ma hanno tutte una caratteristica comune: sono molto più complicate da usare (e in un’era di pigroni come la nostra vi assicuro che è un ostacolo non indifferente)!
Non voglio mettere a confronto le varie scelte per verificare quale sia la migliore (per ora la mia è il lettore ebook) ma sono curioso di sapere se la voglia di sperimentare vi porterà nel futuro prossimo a provare uno dei nuovi strumenti di lettura che hanno preso piede negli ultimi anni.
Quali sono gli strumenti di lettura che pensate adotterete nel 2014?
Solo libri cartacei di buona qualità (copertina rigida, carta spessa e rilegatura cucita)
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Il formato è indifferente: cartacei, ebook e audiolibri
Se io dico La Piazza Dei Libri non vi viene in mente nulla? Ricordate di quando scrissi di Salvatore D’Angelo e del suo sitoConsiglialibro alias Consigliamoci un libro alias chissà che cos’altro dovrà inventarsi in futuro? Ebbene, l’alias corrente è proprio La Piazza Dei Libri.
La Piazza Dei Libri questo conosciuto
Si tratta di un un sito dove gli scrittori recensiti entrano a pieno titolo nell’olimpo degli autori sputtaned, come dicono gli abitanti del paese della sterlina: interviste e recensioni rilasciate previo pagamento, voti massimi garantiti inclusi, prezzi trattabili. Non voglio riprendere l’argomento solo per il gusto di sguazzare nel torbido, ma indovinate se Salvatore The Original One non ha contattato di nuovo la mia pagina Facebook per propormi l’affare della vita?
L’affare della vita su La Piazza Dei Libri
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Se vi dico che in questi mesi è riuscito a migliorare molto il modo di approcciare (la scorsa volta mi ha mitragliato 20 volte lo stesso messaggio prima che gli rispondessi per dirgli di smetterla, e lui invece di smettere è passato ai MESSAGGI TUTTI IN MAIUSCOLO) scommmetto che vi viene la pelle d’oca a pensare come doveva essere prima. E vinco la scommessa.
Anonima Andrea Cabassi Quanto costa?
Opportunismo e improvvisazione, opportunismo e improvvisazione. E fare sempre la faccia seria.
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In effetti l’altra volta non tirai in causa l’argomento, è evidente che tutto ciò sia capitato per permettermi di chiarire questo punto. Chi indovina come va a finire? Occhio ai colpi di scena!
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Anonima Andrea Cabassi Puoi rilasciarmi una fattura o un semplice scontrino fiscale? Anonima Andrea Cabassi Ciao. Oggi pomeriggio passo dalle poste, mi puoi dare una risposta? Ciao
La Piazza Dei Libri Ciao, è solo una donazione per aiutarmi con il sito. Non c’è ne bisogno. Ok?
Ogni giorno una divinità viene associata ad animali da cortile per colpa di stronzi che scrivono c’è ne. Domani potrebbe capitare alla vostra, siate cauti.
Anonima Andrea Cabassi Ciao, il mio commercialista è intransigente… a norma di legge le donazioni sono esenti da tassazione solo se a favore di enti no-profit. Tu rientri in questo insieme? Riesci a farmi sapere? Ciao
La Piazza Dei Libri Ciao, non posso farle perchè ho avuto problemi, nn fa niente annulliamo tutto. Se riesco a risolvere ti faccio sapere. Ok? Annulliamo tutto, non effettuare nessuna donazione. Se risolvo ti faccio sapere.
*MAYDAY* *MAYDAY* *MAYDAY* qui Salvatore D’Angelo. Sono stato sgamato, chiedo soccorso immediato. Ripeto: sgamato! Sono stato sgamato, di brutto anche!
Anonima Andrea Cabassi Ci sei?
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La Piazza Dei Libri In realtà stamani ho perso pure la carta, quindi non effettuare nulla. OK?? Chiaro? Non effettuare nessuna donazione Ciao, ci sei? Ciao, allora? Hai capito ho avuto problemi con la carta non effettuare nessuna donazione, chiaro?
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Anonima Andrea Cabassi Fammi sapere Anonima Andrea Cabassi OK?
La Piazza Dei Libri Ciao, per ora non se ne fa niente, devo risolvere. Ti contatto io,
In realtà non solo non mi ha più ricontattato, ma mi ha addirittura messo in black list, e ora non posso più inviargli nessun messaggio.
Nel frattempo, La Piazza Dei Libri…
Ma alla fine tutto è bene quel che… ehi, un momento! Non finisce qua: dopo pochissimi giorni Salvatore deve aver ritrovato la sua carta, colpo di fortuna che ha certo prosciugato tutti i suoi bonus, le ciliegine e lo sparo a raffica. Per non parlare della memoria a breve termine: probabilmente invece dei nomi Salvatore memorizza gli avatar, così credendo di contattare l’ennesimo autore sfigato da spennare…
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Andrea Cabassi Ciao
A questo punto parte una musica psichedelica e lo schermo si allontana poco per volta, poco per volta, diventando sempre meno nitido e insieme più scuro. Le immagini sono indistinte e presto tutto si fa buio. In realtà è notte, e Salvatore si è svegliato di soprassalto. È seduto nel suo letto e respira faticosamente, allunga una mano verso il comodino e con qualche difficoltà riesce ad accendere la luce. La mano trema ancora ma l’incubo è terminato; già non se lo ricorda ma è sicuro: l’incubo è finito.
Con Venere più X ho provato quello stato d’animo tipico di quando si legge un libro con grandi aspettative (di Sturgeon avevo già letto Cristalli Sognanti) e che, più si procede nella lettura, vengono alimentate da elementi di cui forse non si capisce subito o completamente la natura, ma cui si dà fiducia perché, appunto, le aspettative sono quelle di arrivare a un punto culminante in cui tutto trova appagamento, magnificenza e coronamento.
L’appagamento in Venere più X
Salvo gli ultimissimi capitoli, la lettura è stata davvero gratificante. Mai banale e ricca di spunti di riflessione, mette di fronte a profondi dilemmi e restituisce con gli interessi quello che la buona fantascienza deve al lettore. Da questo punto di vista Venere più X mi è piaciuto e di sicuro mi ha lasciato qualcosa di profondo.
La magnificenza in Venere più X
Nella postfazione possiamo leggere che i motivi principali che hanno spinto Sturgeon a scrivere Venere più X sono stati scrivere un libro decente e scrivere un libro decente sul sesso. A me però sembra che, nel finale di cui parlavo nel paragrafo precedente, la storia sia scaduta nella spettacolarizzazione del putrido con anche una vaga tendenza al macabro. Chi ha letto Venere più X potrebbe accusarmi di puritanesimo, non è così. Non ho di certo noie con i temi LGBT, solo che mi aspettavo una conclusione che attingesse dalla (appunto) magnificenza e invece mi trovo nel baraccone dei fenomeni (chi dovesse eventualmente sentirsi offeso da quanto ho scritto è pregato di interpretare meglio le mie parole).
Il coronamento in Venere più X
Alternata alla storia principale ne esiste un’altra che inizialmente mi ha lasciato un po’ perplesso. Si tratta di episodi di vita coniugale, storie di vicinato, rapporto fra genitori e figli, piccoli racconti di vita quotidiana. Dicevo prima che questi episodi paralleli mi avevano lasciato un po’ perplesso; non volevo esagerare ma in realtà non ho capito che diavolo fossero neanche a lettura conclusa. Sarà stata colpa mia che non ho capito (ma anche confrontandomi con altri su Venere più X pare ch’io sia in buona compagnia), tuttavia fatico a digerire la mancanza del punto culminante in cui tutto trova coronamento, mi lascia l’amaro in bocca e la sensazione che un’occasione importante sia stata persa.
Venere più X: citazioni
Comunque il libro è molto bello, ve lo assicuro. Come fare per dimostrarlo se non mostrando i brani che maggiormente mi hanno solleticato? Ecco la raffica:
Pos. 61
amava la matematica in modo tale che era un peccato che la parola “amore” fosse stata usata per qualche altra cosa.
Pos. 363-67
La struttura era diversa; tradotta, quella frase avrebbe significato press’a poco: «Tu (seconda persona singolare, ma in una forma alternativa che non denotava intimità né formalità, ma amicizia e rispetto, come se fosse un vocativo rivolto a uno zio molto caro) mi (un “mi” che indicava una utile assistenza e un’amichevolezza, quale poteva venire da un consigliere o da una guida, e non indicava, invece, una superiorità legale o altro) capisci (nel semplice senso verbale, piuttosto che nel significato di comprensione emotiva o psichica), Charlie».
Pos. 463-65
le ho detto, ehi, cos’è la frequenza, in fin dei conti? E sai che cosa mi ha detto lei?» «No, che cosa ha detto?» «Ha detto che era un pezzo di un apparecchio radio.» «Be’, diavolo, sono donne.»
Pos. 523-28
Ricordò qualcosa che aveva letto da qualche parte: era Ruth Benedict? Qualcosa a proposito del fatto che nessun concetto del linguaggio umano, come religione o organizzazione sociale, esisteva nella cellula germinale. In altre parole, prendi un bambino, di qualsiasi colore, di qualsiasi paese e trapiantalo altrove, e quel bambino crescerà simile alla gente della sua nuova patria. E poi c’era quell’articolo che aveva letto, e che esponeva la stessa idea, ma l’estendeva a tutta la portata della storia umana; prendi un bambino egizio dei tempi di Cheope, e trapiantalo nella moderna Oslo, e diventerà un norvegese, capace di imparare l’alfabeto Morse e magari di avere qualche pregiudizio contro gli svedesi.
Pos. 572-73
Charlie si diceva spesso che lui non era un barbone soltanto perché lavorava sempre, o forse era comunque un barbone.
Pos. 1052-53
I particolari anatomici erano affascinanti, come lo sono spesso, e per la solita ragione che stordisce chiunque sia capace di stupirsi; per l’ingegnosità, l’inventiva, l’efficiente complessità d’una cosa vivente.
Pos. 1176-77
«Sai» dice lui, sbalordito «è precisamente quello che mi ha detto Smitty.» Ride. «Tu lo dici per tirarmi su, lui me lo dice per buttarmi giù.» «Credo che dipenda da come la si vede.»
Pos. 1272-74
«Dice che la gente ha fatto il suo primo grosso errore quando ha cominciato a dimenticare le somiglianze tra gli uomini e le donne e ha cominciato a badare solo alle differenze. Dice che questo è il peccato originale.
Pos. 1344-47
Charlie aveva sentito dire che probabilmente il sonno era una tendenza innaturale, ereditata dagli abitatori delle caverne che erano necessariamente obbligati a starsene accoccolati immobili nelle grotte durante le ore di buio per evitare i carnivori notturni; secondo quella teoria, la capacità di perdere coscienza e di rilassarsi durante quei periodi era diventata un fattore di sopravvivenza.
Pos. 1371-74
«Che genere di energia è?» Seace si tirò leggermente il naso dalle narici equine. «Hai mai sentito parlare di materia negativa?» «E la stessa cosa dell’antimateria… dove l’elettrone ha una carica positiva e il nucleo è negativo?» «Tu mi sorprendi! Non sapevo che foste arrivati così lontano.» «Certi tali che scrivevano fantascienza ci erano arrivati.»
Pos. 1379-81
«Non pretendo di capirlo» sorrise Charlie. «Mi limito a crederlo.» Seace sorrise a sua volta e disse, con ironica severità: «Tu sei venuto qui per discutere di scienza, non di religione».
Pos. 1930-33
«Noi adoriamo l’avvenire, non il passato. Noi adoriamo quello che sarà, non quello che è stato. Noi aspiriamo alle conseguenze dei nostri atti. Teniamo davanti a noi l’immagine di ciò che cresce ed è malleabile… di ciò che abbiamo il potere di migliorare. Noi adoriamo questa capacità in noi stessi e il senso di responsabilità che vi si unisce. Un bambino è tutto questo…
Pos. 1949-51
«Hai mai visto l’immagine di un uomo che corre? O che cammina? È sbilanciato, o lo sarebbe se rimanesse immobile come lo è quell’immagine. Ma non potrebbe correre o camminare, se non fosse sbilanciato. È in questo modo che tu vai da un luogo all’altro… cominciando sempre a cadere.»
Pos. 2039-41
i ledom erano meno imbarazzati di lui dai problemi sessuali, almeno quanto lui era meno imbarazzato di una massaia vittoriana che dovesse nominare le “gambe” di un piano, e che non avrebbe messo un libro d’un autore maschio accanto a quello di una scrittrice, a meno che i due autori non fossero marito e moglie.
Pos. 2096
un bambino cresce dalla carne della madre, quasi come un naso.
Pos. 2100-2102
L’umanità ha un bisogno disperato di sentirsi superiore. Questo non deve infastidire la ridottissima minoranza che è veramente superiore, ma certamente turba la maggioranza che non lo è affatto.
Pos. 2164-65
Un porco in mezzo alla gente è un porco, ma un porco in mezzo ai porci fa parte della gente.
Pos. 2282-85
Così si comprende facilmente che le attribuzioni sessuali non rappresentano nulla, in se stesse, perché in tempi e in luoghi diversi ogni caratteristica può essere propria di entrambi i sessi, di uno solo e di nessuno dei due. In altre parole, una sottana non fa l’entità sociale “donna”. Occorre una sottana più un atteggiamento sociale.
Pos. 2371-73
Roma sosteneva che tutti i piaceri sessuali erano peccaminosi. E anche se questo vulcano otturato ha prodotto ponti e case, fabbriche e bombe, ha causato in aggiunta uno spaventoso fenomeno di nevrosi. E anche quando una nazione rifiutava ufficialmente una chiesa, rimanevano le stesse tecniche repressive, le stesse preoccupazioni dottrinarie, filtrate attraverso lo stesso complesso di colpa.
Pos. 2400-2403
una divinità maschile, una sacra scrittura autorevole, un forte governo centrale, l’intolleranza per la ricerca e l’indagine, un atteggiamento sessuale repressivo, un conservatorismo profondo (perché non si cambia ciò che hanno costruito i padri) una rigida demarcazione tra i sessi, negli abiti e nella condotta, e un profondo orrore dell’omosessualità.
Pos. 2427-28
In una società di cannibali è immorale non mangiare carne umana.
Pos. 2787-88
Perché una particella cosmica che cambia i geni dovrebbe essere più naturale della forza della mente umana?»
Pos. 2800-2801
Tu lasci che chiunque ti aiuti, se ti aiuta a credere ciò che vuoi credere.»
Pos. 2859-60
Era nauseato dall’umanità, e non tanto per il male che essa commetteva, quanto per il bene che distruggeva in se stessa.
Venere più X: giudizio finale
Ricorro alla mia personale classifica brevettata senza evidenze nel mondo reale per concludere esprimendo il giudizio finale su Venere più X, che – rullo di tamburi – è di circa una dozzina di mezzi arcobalenini:
Da mesi ormai avevo nello scaffale il volume Rohan al Louvre di Hirohiko Araki, e ancora non lo avevo nemmeno sfogliato. Qualche sera fa l’ho preso fra le mani per spostarlo, e così gli ho dato un’occhiatina, che poi è diventata un’occhiata, poi addirittura un occhio intero e, prima che potessi reagire, lo avevo letto tutto.
Rohan al Louvre è edito da Hikari, il marchio di 001 Edizioni dedicato ai manga, ed è composto da 128 pagine formato 17,5 x 25 cm. Prezzo: € 10. So che possono sembrare molti per un volume in brossura, ma le pagine sono ben più grandi dei comuni volumi sottiletta, in più è interamente a colori e la carta è molto buona. Unica pecca è forse rappresentata dalla copertina: troppo poco rigida secondo me.
Lo stile di Rohan al Louvre
Se è vero che la storia di Rohan al Louvre è sottotono rispetto ad altri lavori di Araki, l’opportunità di un volume interamente a colori ha permesso al maestro di esprimere la sua genialità con altri mezzi: nella prima immagine in alto vediamo per esempio come riesca a mettere in risalto un personaggio rispetto al resto della scena, semplicemente scolorando ciò che lo circonda: vediamo infatti come Rohan sia messo in secondo piano da Nanase in un momento particolarmente carico di tensione. In un’immagine più in basso vediamo invece le solite pose arakiane super dinoccolate assunte in totale scioltezza, quando forse giusto un fachiro potrebbe permetterselo! Un’ultima nota sull’adattamento italiano: sempre in quell’immagine potete vedere come le onomatopee non siano state coperte e ridisegnate, ma abbiano riportato accanto (quasi sempre fuori dalla vignetta) la traduzione in italiano. Un applauso a Hikari per questa scelta che permette al lettore di godere dei disegni originali dell’autore (nei manga le onomatopee sono parte integrante del disegno, e l’operazione di sovrascrittura spesso genera pasticci).
Le Bizzarre Avventure di Jojo
Ora però facciamo un passo indietro. Non tutti sanno che Rohan al Louvre è uno spin-off di un altro lavoro di Araki: Le Bizzarre Avventure di Jojo (per la precisione è uno spin-off della quarta serie). All’inizio del volume viene sommariamente spiegato che Rohan ha un particolare potere ma, chi conosce Le Bizzarre Avventure di Jojo, sa bene che quello è lo stand di Rohan: Heaven’s Door. Uno stand è una sorta di alter ego al servizio del suo portatore, con poteri e caratteristiche del tutto peculiari. Heaven’s Door, per esempio, ha la capacità di leggere negli uomini la traccia di tutti gli eventi che questi hanno vissuto fin dalla nascita, come fossero libri aperti, con la possibilità di riscriverli e modificarli. Il nome Heaven’s Door è una citazione dalla canzone Knocking on Heaven’s Door di Bob Dylan.
Rohan Kishibe
Nella storia, Rohan è un famoso autore di fumetti giapponese. Classe 1979, è divenuto famoso grazie al suo Pink Dark Boy, un manga suspance horror. I suoi fumetti vengono pubblicati a Taiwan e in Italia, ma non sono mai stati tradotti in inglese. Ha scelto di fare il fumettista perché non gli piace stare a contatto con la gente.
Ecco alcune frasi pronunciate da Rohan ne Le Bizzarre Avventure di Jojo, che lo caratterizzano e lo rappresentano alla perfezione:
Sai cosa adoro di più al mondo? Dire di no a chi si sente onnipotente
È la realtà che conta! La realtà è l’energia che iniette vita nella storia… è la realtà che fa lo spettacolo, è sbagliato credere che siano la creatività e l’immaginazione a fare un fumetto… solo disegnando le cose che si sono viste e sperimentate e gli eventi che ci hanno colpito, si può creare un prodotto interessante! Conoscere l’essenza delle cose è fondamentale per un disegnatore di fumetti!
Le citazioni in Rohan al Louvre
Quello di arricchire le storie con tutta una serie di citazioni del mondo della musica, del cinema o della moda è un altro marchio di fabbrica del maestro Araki, anche se in Rohan al Louvre mi sembra sia stato abbastanza parco. Ora vi mostrerò le citazioni che ho individuato leggendo Rohan al Louvre, oltre a quella del nome del suo stand, che però ha origine da Le Bizzarre Avventure di Jojo (come del resto il nome dello stesso Rohan, che è stato preso in prestito da uno dei figli dell’altro Bob: Bob Marley, il quale è anche marito di Lauryn Hill).
La prima riguarda la scena in cui Rohan, privo della memoria, segue le indicazioni che con Heaven’s Door si era precedentemente scritto sulla mano, proprio come fa Leonard in Memento (film di Christopher Nolan del 2000, con Guy Pearce e Carrie-Anne Moss), costretto a tatuarsi parti del corpo per conservare i propri ricordi.
La seconda è invece un piccolo dettaglio, e non sono nemmeno troppo sicuro della sua bontà: sulla gomma di Rohan compare la scritta Momo, e lo leggiamo quando questa è vicina ad altri suoi strumenti da disegno. Che sia un riferimento al celebre marchio italiano Momo Design di accessori di (appunto) design? Sinceramente non saprei, ma mi piace pensare di essere stato così bravo nell’aver individuato una citazione tanto nascosta da sembrare inventata. Da me. Sempre in tema di citazioni improbabili, ve ne segnalo una mancata: un personaggio che lavora al Louvre di Parigi si chiama Gauche (sinistra), ma il Louvre è situato sulla rive droite (riva destra). Ecchissenefrega? Evvabbè, io cieò provato! Come ultimo avvistamento, che però non considererei una citazione vera e propria, vi segnalo che Rohan sembri usare Google Chrome su Windows XP. Il tema giallo che gli vediamo usare è una caratteristica da non sottovalutare. Vediamo perché!
Araki e i colori di Rohan al Louvre
Come dicevo all’inizio, in Rohan al Louvre l’autore ha parecchio giocato con i colori e, durante la lettura, è possibile individuare sei distinte ambientazioni caratterizzate da altrettanti colori. La storia è raccontata dallo stesso Rohan e, quando questa è ambientata nel tempo presente (cioè nel 2006: succede all’inizio della storia e durante un intermezzo), il colore dominante è il bianco.
L’inizio della narrazione di Rohan è ambientata nella locanda della nonna (nel 1996) e qui il colore dominante è il giallo, ecco il perché del giallo nel browser che Rohan usa per ricercare il museo del Louvre di Parigi in Internet
Il breve racconto nel racconto di Nanase, a proposito del pigmento nero usato dal pittore Nizaemon Yamamura per il dipinto maledetto, è invece caratterizzato dal color lavanda.
La parte ambientata a Parigi è caratterizzata dal colore rosa; credetemi anche se ho scelto una vignetta con molto azzurro, ma in questa si poteva vedere sia il rosa, che la posa super plastica che un’onomatopea per tutta la larghezza dello sfondo.
Sempre in quel di Parigi, ma nei piani sotterranei del Louvre in direzione del magazzino Z-13, le pagine sono caratterizzate dal colore grigio-azzurro (immagine in alto), mentre nel finale, quando finalmente è chiarito il mistero del dipinto maledetto, è il nero che condisce l’alternarsi delle vignette (immagine a sinistra).
Non vi ho convinti? Proviamo a dare un’occhiata alle pagine del volumetto da fuori:
Rohan al Louvre: conclusioni
La storia di Rohan al Louvre non è nulla di eccezionale per chi ha già conosciuto Araki con Le Bizzarre Avventure di Jojo, comunque e godibilissima. L’estro e la genialità che contraddistinguono i lavori di Araki con Rohan al Louvre si manifestano in altro modo: nell’uso dei colori per focalizzare l’attenzione, come già detto all’inizio, e in questa scelta di caratterizzare le varie ambientazioni con colori predominanti differenti. Pregevole il lavoro svolto per l’edizione italiana (a proposito: ringrazio la redazione di Hikari per avermi concesso l’uso delle immagini tratte dal fumetto), veramente di livello superiore a quello cui ero abituato e a quello che mi sarei aspettato nelle mie più rosee aspettative.
Prima di concludere, un suggerimento: se questo articolo – o la lettura di Rohan al Louvre – vi stuzzicasse la curiosità di approfondire l’opera di Araki, il sito definitivo su Le Bizzarre Avventure di Jojo e il maestro Hirohiko Araki è Jojo X Serie, magari fateci un giro.
PS: un paio di giorni fa abbiamo affrontato il decennale dell’ultimo saluto all’amico Waterblu, grandissimo fan dei lavori di Araki. Sono sicuro che Rohan al Louvre gli sarebbe piaciuto: serio, come diceva lui.
Salve Andrea… al prezzo di [omiss]euro hai diritto a uno spazio pubbliredazionale che include un’intervista alla tua persona e la recensione di un testo edito. Comincia a compilare se ti va il questionario che segue l’invito e rispediscimelo a quest’indirizzo: [omiss] … prova a divertirti scrivendo più che puoi mentre io m’impegnerò a promuovere la tua opera, la quale copia eventualmente deve pervenire al seguente indirizzo: [omiss]. In caso di accettazione renderò note le coordinate per il pagamento, mettimi comunque quando vuoi a conoscenza di tutto quello che accade attorno a te, fornendo degli originali spunti di riflessione. Stammi bene.
Da anni ormai tengo traccia dei libri letti nella mia libreria su Anobii che, fra alti e bassi, reputo ancora il migliore fra i siti che offrono questo servizio.
Visto che questo lavoro di catalogazione prevede anche l’assegnazione di un voto che va da 1 a 5 stelline, ho raccolto questi dati e stilato la classifica dei libri che nell’anno appena trascorso si sono guadagnati il punteggio massimo e, siccome di questi libri ho già parlato nei post loro dedicati, proporrò qui una sola citazione in rappresentanza di tutta l’opera:
Classifica libri 2013 – il podio
In terza posizione troviamo l’ultimo letto del 2013, ovvero:
Alla fine del corso dovevamo essere esperti nella guida della nave, nelle tecniche di sopravvivenza e nella valutazione degli oggetti trovati. Be’, io non lo ero.
Ma di pietà non ve ne fu. Malgrado tutti i suoi anni, malgrado il suo unico braccio e i suoi occhi ciechi, il pesce doveva morire di quella morte, ed essere assassinato per illuminare le gaie nozze e gli altri divertimenti degli uomini, e anche per fare luce nelle chiese solenni che predicano la mansuetudine incondizionata di tutti verso tutti.
Medaglia d’oro 2013 ma sicuramente da top ten globale mondiale per il libro che, vuole il fato, è stato anche il primo dell’anno:
Risolvete i due problemi, incoraggiate il ricco e proteggete il povero, sopprimete la miseria, ponete fine allo sfruttamento ingiusto del debole da parte del forte, mettete un freno all’iniqua gelosia di colui ch’è in cammino contro chi è arrivato, proporzionate matematicamente e fraternamente il salario al lavoro, unite l’insegnamento gratuito ed obbligatorio alla crescita dell’infanzia e fate della scienza la base della virilità, sviluppate le intelligenze, mentre fate lavorare le braccia, siate ad un tempo un popolo potente e una famiglia d’uomini felici, rendete democratica la proprietà, non abolendola, ma rendendola universale, in modo che ogni cittadino, nessuno eccettuato, sia proprietario, cosa più facile che non si creda; in due parole, sappiate produrre e ripartire la ricchezza e avrete così insieme la grandezza materiale e quella morale e sarete degni di chiamarvi la Francia.
Che ne pensate? Li avete letti? Avete anche voi una personale classifica dei libri letti durante l’anno oppure volete farmi passare per uno psicotico esaltato con manie ossessive? Nel secondo caso vi ricordo che è consigliabile darmi sempre ragione.