Non ora, non qui – Erri De Luca (citazioni)

Non ora, non qui – Erri De Luca (citazioni)

Non ora, non qui è la mia seconda esperienza come lettore di Erri De Luca, persona che stimo oltre che come autore anche per il suo impegno sociale.
Di suo ho già letto Sulla traccia di Nives, cronaca romanzata di un’escursione alpina, e anche in Non ora, non qui (suo romanzo d’esordio) ho ritrovato quello stile a metà fra il romanzo e il diario di memorie.
Uno scritto nostalgico, quasi poetico, prolisso e frastagliato in cui un anziano rievoca la l’infanzia e la giovinezza, probabilmente una sorta di autobiografia sbagliata (l’età del protagonista e dell’autore sono troppo diverse).
Ora vi lascio alla raccolta delle frasi che più mi hanno colpito di questo ricco e intenso romanzo.

Citazioni da Non ora, non qui

Pagina 2 | Pos. 17

Finché ebbe luce negli occhi, mio padre fece fotografie.

Pagina 2 | Pos. 19-20

Gli album, gli archivi non mi sorreggono la memoria, invece la sostituiscono.

Pagina 4 | Pos. 47-49

Mi affezionai a una palla gialla dai molti colori sbiaditi e al suo buon odore di gomma. Quand’ero solo nella stanza la palla mi saltava addosso per la gioia e giocava a non farsi acchiappare. D’improvviso mia madre gridava di smetterla e la palla finiva sotto il letto per la paura.

Pagina 5 | Pos. 73-74

Il freddo faceva venire la cacarella. Solo da bambino l’ho saputo e ora mi pare quasi di inventare una notizia anziché ricordarla.

Pagina 6 | Pos. 90-91

Non erano anni per ragazzi quelli che stavano accadendo a noi.

Pagina 7 | Pos. 94-99

In aula durante l’appello il mio nome esclamato mi scuoteva. Era solo una sigla ed era già un ordine, mal pronunciato, mal annunciato. Era da poco il mio ed era già gualcito. Il fastidio di portarne uno mi venne fin da bambino e mi istigava a non rispondere alla domanda anche cortese del “come ti chiami?.” Mio padre che teneva molto al nome, attribuiva la mia scostumatezza alla vergogna di non saperlo dire bene nella balbuzie. Era perciò comprensivo e mi sostituiva nella risposta con tono solenne. Mi inculcava così il rispetto del nome, ma io stentavo ad impadronirmene e quello da lui pronunciato era solo una variante del suo, non ancora il mio. Perciò stavo zitto, rispondevo di me in silenzio.

Pagina 7 | Pos. 107-8

La gente esce dalle pasticcerie con i pacchi avvolti nella carta blu con la fontana stampata in bianco. Scartandola a fine pasto produceva chiasso a coprire ogni voce e richiamava l’attenzione e la saliva.

Pagina 14 | Pos. 210-12

“Filomé, se telefonano per me chiamami, sono nel bagno.” Anche in questo caso la sua risposta garantiva “vai, vai, figlio mio, ’a Madonna t’accumpagna.” “No, Filomé, in bagno è meglio che ci vado da solo.”

Pagina 14 | Pos. 214-15

Veniva da un’isola ma era contadina. Sapeva che la terra, come il mare, erano ricchi e, come i ricchi, avari.

Pagina 16 | Pos. 239-40

il difetto attira l’attenzione al punto che basta da solo a dare la definizione dell’intera persona.

Pagina 17 | Pos. 251-52

banche dove ogni volta bisognava andare a chiedere quasi per favore di prendere dei soldi che erano suoi.

Pagina 17 | Pos. 256-58

In quel punto dovetti sapere per la prima volta che il male è irreparabile e non c’è modo di risanare un torto qualunque cosa si faccia dopo. Non c’è rimedio al di fuori di non commetterli e non commetterli è opera la più ardua e segreta in mezzo al mondo.

Pagina 22 | Pos. 330-32

Ogni tuffo contiene la sessantesima parte di un addio. Scese per scendere, come un’ancora senza catene, con le orecchie chiuse e gli occhi fissi al fondo. Apriva il buio dell’acqua con le braccia, il mare si accumulava in alto.

Pagina 28 | Pos. 418-19

Accadde così anche all’universo, dicono, che è invecchiato nei primi secondi della sua formazione più che nei miliardi di anni successivi.

Pagina 28 | Pos. 426-27

Solo in morte la vita è interamente di chi l’ha vissuta, e il possesso è senza donatori, senza rimproveri.

Pagina 37 | Pos. 553

Avevo sei anni e la rassegnazione alle smentite che quell’età comporta

Pagina 40 | Pos. 604-7

Papà si radeva nel piccolo bagno che aveva la serratura difettosa e perciò la porta restava dischiusa. Mi accostai allo spiraglio e chiesi il permesso di fargli una domanda. “Sentiamo,” rispose continuando a radersi allo specchio. Presi sul tragico un mio pensiero ridicolo: che allo specchio erano in due, perciò diceva “sentiamo.”

Pagina 45 | Pos. 690-91

Se Iddio fosse una circonferenza la chiesa ne sarebbe il centro, che è il punto più distante possibile.

Pagina 55 | Pos. 837-39

Nelle nuove case gli unici a proprio agio erano gli americani. Ma loro sono gli stranieri del mondo, abitano da sempre in zone appena costruite, in città fresche di intonaco. Il nuovo è una loro abitudine. Sono stranieri anche a casa loro.

Pagina 56 | Pos. 857-59

Li vidi dal basso dov’ero accovacciato: contro il cielo la sua testa bionda mi guardava con due fessure vuote. Mi parve che avesse in faccia due buchi attraverso i quali si poteva vedere il cielo. Io lo vedevo. Forse attraverso i miei poteva vedere la terra.

Pagina 60 | Pos. 913

Ci sono poveri per i quali il ricco non è un’aspirazione.

Pagina 60 | Pos. 916-18

Il male che mi insegnavi a riconoscere, io lo vedevo causato dalle persone. Mi sorvegliavo per non procurarlo, perché anche un rossore risparmiato ad un altro fa parte delle proprie responsabilità. Non tutti ebbero una madre che spiegava il male.

Pagina 61 | Pos. 933

Era un’età, forse è così anche adesso, in cui bisognava diventare diversi da sé, per poter raggiungere una giustezza di immagine.

Pagina 62 | Pos. 938-39

Molti particolari non formano un ricordo, molti ricordi non costituiscono un passato.

Pagina 63 | Pos. 966-67

Si stupiva in quel tempo del fatto che le molte esperienze non producessero persone eccellenti.

Pagina 68 | Pos. 1031-33

Confuso dall’attrazione sentivo il tempo come un galoppo, ogni mattina fuggiva ed io inghiottivo con la saliva le parole più belle che non riuscivo a dire.

Non ora, non qui: giudizio finale

Non ora, non qui di De Luca è un libro da consigliare, giudizio in gran parte motivato dalla sua ottima scrittura e, nella mia classifica generale senza punti di riferimento, si merita la bellezza di tre macchine fotografiche di diverso colore (ditemi se è poco!):

Non ora, non qui - Erri De Luca Non ora, non qui - Erri De Luca Non ora, non qui - Erri De Luca

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x x20,00%
Libri di 10 autori mai lettix x x30,00%
5 titoli non italiani o anglofonix x x60,00%
3 libri di cui non so nullax x66,67%
5 titoli non SF consecutivix x x60,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix x40,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox100,00%
La Gabriella doveva morire

La Gabriella doveva morire

L’ultimo racconto scritto nel corso del 2014 al laboratorio si intitola Il mio bar, che è una storia inventata che sotto sotto ha qualcosa di vero.

Il mio bar

La cosa vera è che sono un cliente spocchioso che pretende un servizio degno di questo nome anche frequentando bar cenciosi; sono tuttavia disposto a concedere una seconda possibilità, forse anche una terza, ma poi se non sono soddisfatto io-cambio-bar.
Che ne frega a voi, dite? Non so, magari qualcuno gestisce un bar e ha bisogno che gli racconti una sequela di ovvietà.
La parte inventata è invece quella dove si narra del nostro protagonista impegnato in una missione disperata: trasformare la Gabriella in una barista decente. Ce la farà? Non ce la farà? Chi lo sa? Io lo so, voi per ora no.

Firmato Parpot – Alain Monnier (citazioni)

Firmato Parpot – Alain Monnier (citazioni)

Firmato Parpot - Alain MonnierFirmato Parpot aspettava silenzioso fra gli scaffali della mia libreria da almeno dieci anni; a quel tempo scoprii un bookstore online che all’atto dell’iscrizione rilasciava un buono spesa da 10 euro.
So che questo non rende merito, tuttavia la cronaca dei fatti mi vide spendere questo buono per un libro di cui non sapevo nulla, se non che il suo costo più le spese di spedizione era pari all’ammontare del mio buono. Detto in altri termini: libro gratis!
Di fatto però non ho mai avuto voglia di leggerlo (l’unica ragione per cui l’ho scelto era il prezzo e la copertina, non sapevo nemmeno che genere di libro fosse), per cui l’esperimento è sostanzialmente fallito… fino a oggi, quando finalmente ho letto il corpo del reato, e m’è pure piaciuto!

Firmato Parpot è un romanzo epistolare in cui ai classici scambi di lettere si aggiungono scontrini, fax, estratti di diario.
Ora, come di consueto, lo spazio riservato alle mie sottolineature.

Citazioni da Firmato Parpot

Pagina 15
Firmato Parpot p. 15

Pagina 27
Firmato Parpot p. 27

Pagina 51
Firmato Parpot p. 51

Pagina 106
Firmato Parpot p. 106

Pagina 128
Firmato Parpot p. 128/A

Pagina 128/129
Firmato Parpot p. 128/BFirmato Parpot p. 129

Pagina 142
Firmato Parpot p. 142

Firmato Parpot: giudizio finale

Firmato Parpot è un noir insolito che è riuscito ad appassionarmi e a stupirmi e per questo nella mia speciale classifica senza punteggi razionali si aggiudica sei revolver scarichi da usare contro nemici immaginari.

Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot Firmato Parpot

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x x x x16,67%
Libri di 10 autori mai lettix x x30,00%
5 titoli non italiani o anglofonix x x60,00%
3 libri di cui non so nullax x66,67%
5 titoli non SF consecutivix x40,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix20,00%
3 titoli di autori esordientix33,33%
Libro in sospeso da un annox100,00%
Libro in un giornox100,00%

Eccoci al secondo traguardo dell’anno, infatti Firmato Parpot era un libro acquistato da almeno un anno e non ancora letto:

Leggere un libro acquistato ma lasciato in sospeso da almeno un anno

Bel-Ami – Guy de Maupassant (citazioni)

Bel-Ami – Guy de Maupassant (citazioni)

Ottimo lavoro, specialmente per quanto riguarda la prima parte, Bel-Ami di Guy de Maupassant narra la scalata di Georges Duroy, giovane ex militare e squattrinato, che da impacciato impiegato delle ferrovie diventa uno dei protagonisti dell’alta società parigina.
Duroy non è un uomo particolarmente intelligente, colto o competente. Il segreto del suo successo è l’opportunismo e l’arguzia con cui sfrutta donne che lo circondano.
Molto interessante lo spaccato della società francese di fine XIX secolo descritto da Bel-Ami, che forse altro non è che la versione più elegante della nostra società, con tutte le sue bassezze e i suoi difetti, i suoi chiaroscuri e le sue ombre, le sue piccole persone e le sue grandi ingiustizie.

(altro…)

Cuore di cane – Michail Bulgakov (citazioni)

Cuore di cane – Michail Bulgakov (citazioni)

Cuore di cane - Mikhail BulgakovCuore di cane è uno dei romanzi che ai tempi della scuola mi sono stati imposti dai professori e che – ovviamente – allora non ho minimamente preso in considerazione… infatti l’ho letto solo in età adulta (proprio come per I promessi sposi).
Peccato che non mi sia ravveduto prima, perché si tratta di un libro veramente intelligente e ricco di ironia (l’innocente inconsapevolezza del protagonista invischiato nelle sue sventure, le sue soluzioni di spirito e – in generale – l’aria tragicomica che si respira all’inizio del romanzo mi hanno ricordato i primi episodi della saga del Ragionier Fantozzi).
Protagonisti il cane Pallino alias cittadino Pallini Poligràf Poligràfovič, il professor Filìppovič e il suo assistente dottor Bormentàl’ in una sorta di moderno Frankenstein (Cuore di cane è del 1925, cioè 107 anni dopo le avventure del moderno Prometeo.
Per farvi un’idea di quanto detto scorrete pure con calma l’elenco delle mie sottolineature dal romanzo di Bulgakov.

Citazioni da Cuore di cane

Pagina 2 | Pos. 19-20

Mica mando sul lastrico il Consiglio dell’Economia Nazionale, se frugo un po’ col muso nella pattumiera, no?

Pagina 2 | Pos. 21-22

adesso è buio, saranno pressappoco le quattro del pomeriggio, se si giudica dall’odore di cipolla che viene dalla caserma dei pompieri

Pagina 2 | Pos. 31-32

Ho provato di tutto, accetto la mia sorte, e se ora piango, è soltanto per il dolore fisico e per il freddo, perché il mio spirito non si è ancora spento…

Pagina 3 | Pos. 40-42

Quando un cane è malato, quello che conta è mangiare un boccone: i vecchi cani dicono che Vlas ti poteva gettare un osso e, magari, anche un po’ di carne. Gli auguro un bel posto in paradiso. Vlas era un vero uomo, era un cuoco da signori: serviva dai conti Tolstoj

Pagina 4 | Pos. 49-50

Quaranta copechi per due portate che messe insieme non ne valgono neanche quindici: gli altri venticinque, è chiaro, se l’è intascati l’economo.

Pagina 4 | Pos. 55-56

Adesso è venuto il mio turno. Sono diventato Presidente, e tutto quello che rubo voglio spendermelo in donne, code di gamberi e champagne.

Pagina 5 | Pos. 69-71

mi ha chiamato Pallino! Pallino un corno! Pallino è rotondo e ben pasciuto, stupido, mangia la polenta d’avena ed è figlio di nobili genitori; io invece sono uno spilungone irsuto e spelacchiato, e per giunta vagabondo senza fissa dimora… Comunque, grazie per la buona parola.»

Pagina 5 | Pos. 75-78

Ma gli occhi: lì non si sbaglia, sia che li guardi da vicino che da lontano. Eh, sì, sono assai importanti gli occhi, sono una specie di barometro. Ci vedi quello dal cuore duro, che può schiaffarti la punta dello stivale nelle costole, senza nessun motivo; e ci vedi quello che ha paura di tutto e di tutti. Ecco, proprio un lacché come questo tipo qui mi divertirebbe prendere a morsi nelle caviglie. — Hai fifa, eh? Se ce l’hai vuol dire che te la meriti… Tie’… grr… rrr… bau, bau!»

Pagina 6 | Pos. 87-88

Che cos’è? Salame! Ah, caro signore, se avesse visto come lo fanno, quel salame, non si sarebbe neanche avvicinato al negozio. Via, lo dia a me!»

Pagina 9 | Pos. 128-29

«Qui? Beniss… Un momento. Qui no: c’è il portiere. È molto più pericoloso d’uno spazzino, è quanto c’è di peggio al mondo. Odio i portieri, una razza più repellente dei gatti.

Pagina 31 | Pos. 473-76

Se lei tiene a digerire bene, le dò un buon consiglio: a tavola non parli né di bolscevismo né di medicina. E prima del pasto — per l’amor di Dio — non legga giornali sovietici». «Hmm… Ma non ce ne sono altri.» «E lei non ne legga nessuno. Vuole sapere una cosa? Ho fatto trenta esperimenti nella mia clinica, ebbene: i pazienti che non leggevano giornali stavano benissimo. Quelli che costringevo a leggere la Pravda perdevano peso.»

Pagina 40 | Pos. 605-13

Dopo aver apprezzato i vantaggi del collare, il cane fece la prima visita al reparto principale del paradiso, al quale fino a quel momento gli era stato categoricamente proibito l’accesso: cioè al regno della cuoca Dar’ja Petrovna. Tutto l’appartamento non valeva neanche due palmi del reame di Dar’ja. Ogni giorno sul fornello annerito e rivestito di mattonelle, la fiamma infuriava, scoppiettava, e il forno crepitava. Tra le rosse fiamme ardeva il viso di Dar’ja Petrovna; eterno tormento del fuoco e inestinguibile passione. Era lucido e unto; sull’acconciatura alla moda che copriva le orecchie e terminava in un crocchio di capelli chiari sulla nuca, splendevano ventidue brillanti falsi. Alle pareti erano appese pentole dorate. Tutta la cucina traboccava di odori, gorgogliava e sfrigolava nei recipienti chiusi… «Fuori!», strillò Dar’ja Petrovna. «Fuori, ladruncolo, vagabondo! Ci mancavi anche tu qui dentro! Adesso ti faccio vedere coll’attizzatoio, ti…» «Che fai? Ma che abbai?», adulava il cane strizzando gli occhi. «Ladruncolo, io? Non vedi il collare», e si avvicinò di fianco alla porta, infilandoci dentro il muso.

Pagina 55 | Pos. 837-39

L’essere pronuncia molte parole: «carrozza», «esaurito», «giornale della sera», «regalo per bambini», e tutte quelle imprecazioni che esistono solo nel lessico russo.

Pagina 56 | Pos. 846

«Le voci riguardanti la presenza di un marziano nel vicolo Òbuchov risultano del tutto infondate.

Pagina 57 | Pos. 861-65

Nello studio ha riso. Il suo sorriso è sgradevole e innaturale. Poi si è grattato la nuca, si è guardato intorno e io ho annotato una nuova parola, distintamente pronunciata: «borghesi». Ha bestemmiato. Lo fa metodicamente, ininterrottamente e in apparenza senza alcun motivo. Le sue bestemmie hanno un carattere fonografico; è come se le avesse udite nel passato, e avendole inconsciamente registrate nel cervello, ora le vomitasse a interi blocchi. Del resto, che diavolo, non sono mica uno psichiatra!

Pagina 82 | Pos. 1257

«A teatro non ci voglio andare», ribatté Pallini burbero, e si fece un segno della croce sulla bocca, ruttando.

Pagina 85 | Pos. 1289-91

«È stata quella là a darmi una sberla sul muso!», guaì Pallini. «La mia faccia non è mica un bagno pubblico!» «Gliel’ha data perché lei le aveva dato un pizzicotto sul seno», urlò Bormentàl’ facendo cadere un boccale.

Pagina 94 | Pos. 1428-33

Neanche lei è di origine proletaria, vero, carissimo?» «Io? Per carità. Mio padre era giudice istruttore a Vilna», rispose tristemente Bormentàl’, finendo il cognac. «Vede; malissimo. È una pessima eredità. Non si potrebbe immaginare nulla di più spregevole. Del resto, mi scusi, la mia è peggio ancora: mio padre era arciprete di una cattedrale. “Da Siviglia a Granada. Nella penombra silenziosa delle notti…” Già. Accidenti al diavolo.» «Ma, professore, lei è uno scienziato di fama mondiale. Come potrebbero toccarla, mi dica, a causa di…, mi scusi l’espressione, di questo figlio d’un cane?»

Pagina 96 | Pos. 1460-61

Ma perché farlo? Me lo dica lei, per favore: perché fabbricare artificialmente gli Spinoza quando una qualsiasi donnetta è capace di sfornarne uno in qualsiasi momento.

Pagina 103 | Pos. 1571-72

«Cosa fate con quei… gatti ammazzati?». «Pellicce, scoiattolo imitato», fu la risposta, «a credito per i lavoratori. Andranno a ruba.»

Pagina 110 | Pos. 1676-77

e infine Bormentàl’, semisvestito, che cercava pudicamente di nascondere il collo privo di cravatta.

Pagina 113 | Pos. 1721-22

E vero che m’hanno tagliuzzato la testa in lungo e in largo e chissà perché… ma passerà. E poi, chi deve guardarla?»

Cuore di cane: giudizio finale

La mia parte preferita è stata sicuramente l’inizio del romanzo, con Pallino invischiato in qualche cosa che… non solo non capisce, ma rifiuta anche di farlo! Quando Pallino diventa Pallini l’attenzione si focalizza più sulla satira della società sovietica e secondo me perde un po’ fascino.
Nella mia classifica statisticamente incomprensibile, Cuore di cane guadagna matematicamente quattro cuoricini. Non ho detto tre, non ho detto cinque, ho detto quattro, e quattro sia:

Non ho detto un cuore di cane Non ho detto due cuori Non ho detto nemmeno tre Quattro, ho detto quattro! Non cinque, quattro!

Obiettivi di lettura 2015: parziale

L’unica cosa da segnalare è che tutte le fonti che ho consultato classificano Cuore di cane come un romanzo di fantascienza. Non ci avevo pensato, e anche leggendo non m’è affatto sorto il dubbio, tuttavia gli esperimenti che portano il cane Pallino a trasformarsi in essere umano parlano chiaro… quindi devo azzerare il punteggio di 5 titoli non SF consecutivi.

30 librix x x10,00%
Libri di 10 autori mai lettix x20,00%
5 titoli non italiani o anglofonix20,00%
3 libri di cui non so nullax33,33%
5 titoli non SF consecutivi0,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix20,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un anno0,00%
Libro in un giornox100,00%
Pelicula su Rai Radio 1: le citazioni musicali nascoste

Pelicula su Rai Radio 1: le citazioni musicali nascoste

Pelicula su Rai Radio 1 le citazioni musicali

La storia di Pelicula è ambientata in un futuro alternativo e, al momento di scegliere la nomenclatura di luoghi, personaggi e altro, ho optato per inventarli di sana pianta attingendo ai nomi dei miei beniamini debitamente taroccati e camuffati.
Ciò mi ha permesso di partecipare al programma radiofonico King Kong in onda nel pomeriggio di Rai Radio 1, presentando una playlist di canzoni collegate a citazioni nascoste in Pelicula.

Questa la registrazione del programma andato in onda martedì 10 febbraio; a seguire il dettaglio delle citazioni.

Yebba Daor

Il primo personaggio-citazione è Yebba Daor, regina autoproclamata delle piratesse del fiume E70. Yebba è una valorosa piratessa, oltre che mistica, resa temibile alle orecchie dei predoni in istanza sulle rive dell’E70 grazie alle sue azioni temerarie.
Cogliere la citazione in questo caso non è difficilissimo, Yebba Daor è infatti la scrittura al contrario di Abbey Road.
Abbey Road è stato il mio primo CD dei Beatles, di quando i CD li si ascoltava davvero fino a consumarli e che, piaccia o no, qualcosa dentro lo lasciavano in maniera indelebile.
Scegliere un pezzo da Abbey Road però sarebbe banale, e inoltre ammazzarebbe la playlist (se non si fosse capito i Beatles li ADORO in maiuscolo), ma essendo anche il nome dei celebri studi di registrazione usati dai fabfour mi prendo la libertà di scegliere un altro pezzo beatlesiano; ecco il titolo del primo pezzo della playlist: Hey Bulldog (che probabilmente è il loro brano più sottovalutato).

La madre della piccola Matilda

Per passare alla seconda citazione leggiamo un breve stralcio dal capitolo 28:

[…] era riuscita ad afferrare la carrozzella con la piccola Matilda prima che si rovesciasse. La madre aveva assistito a tutta la scena con le lacrime congelate […]

Prima di tutto voglio assicurarvi che alla piccola Matilda non è capitato nulla di male; comunque l’oggetto della seconda citazione non è la piccina ma è sua madre: Matilda Mother è anche il titolo di un pezzo psichedelicissimo targato Pink Floyd composto da Syd Barrett (Wondering and dreaming/the words have different meanings). Venero i Pink Floyd almeno quanto i Beatles.

Wistroge Munpete

Citazione numero tre, un super trivia per gli amanti del rock con la W maiuscola: il nome del personaggio Wistroge Munpete (funzionario dell’ufficio per la censura della XXV circoscrizione, si occupa della gestione della censura da Pelicula agli agenti speciali di polizia dell’intera città… insomma un vero cattivone!) è scomponibile in quattro parti, ognuna corrispondente al nome di uno dei componenti del gruppo The Who:

  • Wist- → John Entwistle
  • -roge → Roger Daltrey
  • Mun- → Keith Moon
  • -pete → Pete Townshend

(Se credete che questa sia tosta guardate un po’ la prossima!)
Degli Who entra in playlist il brano 1921 tratto dal loro capolavoro Tommy.
Premessa: fino a qualche anno fa, quando ancora strumenti come Internet, gli mp3 e la ruota erano pressoché sconosciuti, l’unico modo per conoscere musica nuova (attenzione: con nuova intendo anche classici che radio o TV non passavano più da anni e che quindi mi ero perso) era il passaparola; gli Who li ho conosciuti proprio grazie a una VHS (VADE RETRO!) consumatissima del film di Woodstock dove la performance più sconvolgente era proprio un brano estratto da Tommy degli Who.
Immaginatevi cosa possa essere successo nell’eterna lotta fra le forze del bene e del male, del giorno e della notte, dello Yin e dello Yang… che nella mia cerchia di amicizie musicali erano rappresentati da Led Zeppelin e Deep Purple, con vere e proprie tifoserie schierate (decidete pure voi chi sia lo Yin e chi lo Yang): gli Who hanno improvvisamente rappresentato l’elemento di rottura che tutto ha rimesso in discussione.

Bela Batrane

Altro stralcio, dal capitolo 11 questa volta:

Nel taxi Indra gridava, stava letteralmente percuotendo Bela a colpi di urla. Bela, il maggiore dei fratelli Batrane, alla guida cercava di andare il più veloce possibile, coniugando la linea retta agli ostacoli che trovava sul tragitto.

Come da copione, il nome di Bela Batrane nasconde più di quel che sembra. Parliamo un po’ di vampiri, quelli veri che gelano il sangue però, non i vampiri moderni che sberluccicano e bevono succo di pomodoro:

  • Il nome Bela è un riferimento a Bela Lugosi, storico interprete del conte Dracula nei film horror anni 30.
  • Il cognome Batrane è una parola rumena (la lingua della terra di Dracula) che significa uomo vecchio.
  • Uomo vecchio in inglese diventa old man che – guarda un po’ – richiama il buon Gary Oldman, che nel film Dracula di Bram Stoker interpreta nientepopodimeno che… il conte Dracula.

Tutto questo per dire che nel mio romanzo di vampiri non ce n’è, ma sono un estimatore del romanzo Dracula e della canzone Bela Lugosi’s Dead, dei Bauhaus, che diventa istantaneamente il quarto pezzo della mia playist.

Where did you sleep last night

La quinta citazione in realtà non è una citazione dal mio romanzo ma di un mio racconto breve, scritto prendendo un brano della tradizione folk americana risalente alla fine del diciannovesimo secolo e provando a metterlo in prosa.
Il brano, conosciuto con vari titoli fra cui Black Girl, Black Gal o In the Pines, è stato reso celebre dai Nirvana grazie a una loro celebre rivisitazione nell’Unplugged di MTV con il titolo Where Did You Sleep Last Night, che è anche il titolo del mio racconto e infine quinto pezzo della playlist.
Where Did You Sleep Last Night fa parte di quell’insieme di canzoni che chiamo Bad Loop Song (qui alcune e qui altre), ovvero quelle canzoni che – a volte – capita ascolti a ripetizione senza mai cambiarle per tutto il giorno: metto in ciclo continuo una singola canzone e da mattino a sera ascolto sempre quella.
Voi a casa non provateci.

Sei vite (Luca Maria Gambardella)

Sei vite (Luca Maria Gambardella)

Sei vite di Luca Maria Gambardella è un romanzo breve (o racconto lungo? Faccio sempre confusione) pubblicato a fine 2013 da 0111 Edizioni.
Sei vite è caratterizzato da uno stile di scrittura molto curioso, infatti Luca Maria Gambardella utilizza quasi sempre il dialogo diretto anche per le descrizioni di luoghi e personaggi; nella raccolta delle mie sottolineature troverete qualche buon esempio di questo. Personalmente non mi è affatto dispiaciuto anzi, l’ho letto tutto d’un fiato (vabbè, facciamo due fiati e mezzo!).
Ho sentito parlare di questo libro in rete, l’ho cercato nella libreria dove mi servo abitualmente ma non lo avevano. Solitamente se un libro non lo hanno in magazzino riescono a recuperarmelo al massimo in una settimana, per questo però non hanno saputo dirmi nulla, nemmeno se avrei potuto riceverlo entro un mese. Troppo tempo e troppe incertezze, così ho provato in altre librerie della città, ma ovunque la stessa storia.

Decisamente strano per un libro pubblicato da solamente un anno, ho avuto anche il dubbio che esistesse solamente la versione digitale, infatti alla fine sono stato costretto a ripiegare sull’eBook. Non mi è ancora chiaro se il cartaceo esista, di fatto non fa alcuna differenza perché – esistente o meno – è introvabile.
Dettaglio che esula dalla bontà del libro: € 4,49 per un eBook di mediocre fattura (che cosa ci vuole a fare la TOC in modo sensato? Niente, ecco che cosa ci vuole: n-i-e-n-t-e!) mi sembra un prezzo esagerato. Troppo spesso gli editori vedono nell’eBook un mercato dove investire il meno possibile (meglio se niente: vedi per esempio la TOC incomprensibile) per guadagni facili, dovrebbero invece capire che l’eBook è un mezzo dalle grandi potenzialità: non solo una trasposizione in digitale di un volume di carta!

Sei vite - Luca Maria Gambardella - Ex LibrisPer esempio, che senso ha un ex libris (che non posso scegliere) in un eBook che non posso copiare, non posso prestare e non posso lasciare in eredità a nessuno? Non è forse meglio lasciarsi alle spalle questi retaggi del passato e investire per offrire al lettore qualche cosa di nuovo? Nei DVD ci sono i contenuti speciali, negli eBook non c’è un tubo.
Certo, si potrebbe affermare che l’importante è la sostanza, e che sto parlando solo dei fronzoli… ma anche la sostanza lascia a desiderare: alcune scelte risultano molto molto ingenue, tanto che un buon editing le avrebbero segnalate immediatamente permettendone la correzione. Alcuni temi sono introdotti e mai più approfonditi, dicono la loro anche un pugno di refusi (ma niente di ché), in definitiva Sei vite poteva essere un buon lavoro, ma è penalizzato da alcune scelte (o meglio: non-scelte).

Riporto dal sito dell’autore:

Sei vite - Luca Maria GambardellaĖ la storia di adolescenti che rincorrono la vita, di adolescenti che diventano adulti, di adulti che si scoprono indifesi. Sei vite, così imperfette da sole, così perfette nel loro muoversi in un unico percorso, come torrenti sotterranei in costante ricerca del fiume in superficie. Storia che nasce con una vacanza indimenticabile, si ingrossa rapidamente con una tragica profezia, si inabissa all’improvviso con un mistero senza risposta.

Citazioni da Sei vite

Pagina 9 | Pos. 125-26

La mamma lo temeva, lo odiava, lo amava. Tutto, in una volta sola. Si può provare tutto questo per un uomo? Lei ci è riuscita.

Pagina 11 | Pos. 156

In una cosa credo ciecamente. Nel tempo. Il tempo fa crescere tutti.

Pagina 11 | Pos. 167-68

Ma che esempio è, così, nascondere le debolezze. Non sarebbe meglio ammettere qualche errore? Fai vedere che poi si rimedia.

Pagina 16 | Pos. 233-38

Iniziamo a camminare verso il buio. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Gli sguardi si incrociano. Tutto perfetto. Il buio. Lontano. Il rumore del fuoco. Il rumore del vento. Il rumore del cuore. Il rumore delle stelle. Il rumore della pelle. Le labbra si avvicinano. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Tutto perfetto. Il buio. Il profumo del fuoco. Il profumo del vento. Il profumo del cuore. Il profumo delle stelle. Il profumo della pelle. Lei chiude gli occhi. Lentamente. Lentamente. Lentamente. Tutto perfetto. Il buio. Il colore del fuoco. Il colore del vento. Il colore del cuore. Il colore delle stelle. Il colore della pelle. Tutto perfetto. Mi fermo un istante. Il fuoco si ferma. Il vento si ferma. Il cuore si ferma. La stella si ferma. La pelle si ferma.

Pagina 18 | Pos. 267-68

Suo figlio è intelligente, ma potrebbe studiare di più. Facile da dirsi. Queste insegnanti mi fanno ridere. Dicono le stesse frasi da duemila anni.

Pagina 27 | Pos. 409

Spegne la luce. Solo il rumore delle candele.

Sei vite: giudizio finale

Sicuramente originale, anche se non condivido l’averlo classificato come thriller. Narrazione velocissima, a volte confusa, tuttavia apprezzabile nonostante qualche infodump e qualche brano che un lavoro di limatura probabilmente avrebbe eliminato. Voto insensato definitivo: quattro ami con testa di pesce mozzata.

Primo amo da pesca Primo amo da pesca Amo da pesca centrale Ultimo amo da pesca

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix x6,67%
Libri di 10 autori mai lettix10,00%
5 titoli non italiani o anglofoni0,00%
3 libri di cui non so nullax33,33%
5 titoli non SF consecutivix x40,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italianix20,00%
3 titoli di autori esordientix33,00%
Libro in sospeso da un anno0,00%
Libro in un giornox100,00%
“Un futuro da incubo”, Pelicula sul Corriere della Sera

“Un futuro da incubo”, Pelicula sul Corriere della Sera

Qualche tempo fa sono stato intervistato da Alessandra Troncana del Corriere della Sera a proposito di Pelicula; da quella chiacchierata è nato un bell'articolo comparso ieri nell'inserto cittadino del Corriere dal titolo Un futuro da incubo a Brescia fra cent'anni:

L'articolo integrale

Corriere della Sera Brescia p. 11, 4 febbraio 2015
Corriere della Sera Brescia 4/2/15 p.11

Note & precisazioni

A seguire, alcune note/precisazioni in ordine sparso:

  • L'articolo mi dà un anno in più... ma non è stato scritto nel futuro.
  • Il nome Pelicula l'ho sempre pensato al maschile, eppure anche al femminile non è male. Facciamo che ognuno decida da sé il genere da usare.
  • I riferimenti a Brescia - così come tutte le altre citazioni - sono un simpatico bonus per chi li sa trovare; non coglierli non significa perdersi qualcosa!
  • Onde evitare fraintendimenti tengo a specificare che Matilde danza sulla riva è un'autopubblicazione, non sono ricorso all'editoria a pagamento.

Naturalmente scherzo: l'articolo è ottimo e mi ha fatto immenso piacere leggerlo; fatemi sapere le vostre impressioni!

Pelicula

Volume in brossura
Acquista il romanzo distopico Pelicula direttamente dallo store ufficiale!
Il richiamo della foresta – Jack London (citazioni)

Il richiamo della foresta – Jack London (citazioni)

Il richiamo della foresta di Jack London probabilmente è stato il primo libro che ho letto in vita mia. Devo andare molto a ritroso con la memoria e dunque non ci metterei la mano sul fuoco, ma di sicuro è uno dei primi che ricordo di aver letto e cui sono più affezionato, specie ripensando a quegli anni (chiamai il mio primo cane Buck come omaggio al protagonista del romanzo).
Non mi capita spesso di rileggere un romanzo ma, in linea con gli obiettivi di lettura per questo 2015, penso dovrei farlo più frequentemente.

Siccome credo (spero) che tutti conoscano il libro, passo immantinente a introdurvi le mie sottolineature:

Citazioni da Il richiamo della foresta

Pos. 457

Buck non leggeva i giornali

Pos. 478-80

Suo padre, Elmo, un enorme San Bernardo, era stato il compagno inseparabile del giudice e Buck prometteva di seguirne le orme. Non era altrettanto grosso – pesava solamente sessantatré chili – perché aveva preso dalla madre, Shep, un pastore scozzese.

Pos. 488-89

Inoltre, nel gioco d’azzardo aveva una debolezza ancor più pericolosa: credeva in un sistema. Questo rendeva inevitabile la sua rovina

Pos. 505

Aprì gli occhi e in essi balenò la collera violenta di un monarca rapito.

Pos. 576-79

Si rese conto una volta per tutte che contro un uomo armato di bastone non c’era niente da fare: aveva imparato la lezione e non la dimenticò più finché visse. Quel bastone fu una rivelazione, lo introdusse nel regno della legge primitiva ed egli la imparò bene. Le vicende della vita assumevano un aspetto più duro e Buck le affrontava con coraggio, ma anche con tutta la sua istintiva accortezza, prima latente e ormai ben desta.

Pos. 615-18

Al primo passo che fece sulla superficie fredda Buck sentì i piedi affondare in qualcosa di bianco e molle, molto simile al fango: balzò indietro sbuffando. Altra roba bianca come quella stava cadendo dal cielo; si scrollò, ma gliene cadde addosso dell’altra. L’annusò curiosamente e la leccò: bruciava come il fuoco e un momento dopo era scomparsa. La cosa lo lasciò perplesso. Provò ancora con lo stesso risultato. Tutti quelli che lo guardavano ridevano forte e Buck ebbe vergogna, senza sapere perché: era la prima volta che vedeva la neve.

Pos. 703-6

Buck era stato messo apposta tra Dave e Sol-leks perché imparasse. Era un bravo allievo e gli altri due erano bravi maestri: non gli consentivano di persistere a lungo in un errore e gli imponevano il loro insegnamento con i denti aguzzi. Dave era leale e saggio, non mordeva mai Buck senza motivo, ma non mancava mai di farlo quando era necessario. Poiché c’era anche la frusta di François, Buck trovò che costava meno correggersi che ribellarsi.

Pos. 731-34

Questo primo furto dimostrò che Buck era adatto a sopravvivere nell’ambiente ostile del Nord. E rivelò la sua capacità di adattamento a condizioni mutevoli, senza la quale avrebbe incontrato ben presto una morte orribile. Segnò anche il decadimento e lo sfacelo dei suoi princìpi morali, un inutile intralcio nella lotta spietata per l’esistenza.

Pos. 750-60

Non imparava soltanto dall’esperienza; anche gli istinti, a lungo sopiti, si ridestarono in lui. L’eredità delle generazioni addomesticate lo abbandonava. Riandava confusamente con la memoria alle origini della sua specie, al tempo in cui i cani selvaggi vagavano in branchi nella foresta primordiale e si procuravano il cibo cacciando e uccidendo la preda. Non gli costò fatica imparare a combattere a colpi di denti, con lo scatto fulmineo del lupo: così avevano combattuto i suoi progenitori dimenticati; essi resuscitavano in lui l’antica vita, e le antiche astuzie che avevano trasmesso a tutta la specie erano le sue stesse astuzie. Riaffioravano in lui senza sforzo, senza che dovesse scoprirle, come se le avesse possedute da sempre. Quando nelle notti tranquille e gelide puntava il naso in direzione di una stella e ululava a lungo come fa il lupo, erano i suoi antenati, morti e ormai polvere, a levare il muso verso le stelle e a ululare giù dai secoli attraverso di lui. Le sue modulazioni erano le loro, quelle stesse con cui avevano espresso il dolore e ciò che significavano per loro la quiete, il freddo e le tenebre. Così, esempio di come siamo marionette in balia della vita, l’antico canto riaffiorò in lui ed egli ritornò alle origini: ritornò alle origini perché gli uomini avevano trovato un metallo giallo nel Nord e perché Manuel era un aiuto-giardiniere il cui salario non bastava a mantenere sua moglie e molte piccole copie di se stesso.

Pos. 850-52

mise a correre a tutta velocità con Dolly ansimante e schiumante che lo seguiva a brevissima distanza: lei non poteva raggiungerlo, tanto era il suo terrore, e lui non poteva distanziarla tanta era la sua follia.

Pos. 859-62

Allora intervenne la sferza di François e Buck ebbe la soddisfazione di vedere Spitz ricevere la peggiore frustata che mai fosse stata somministrata a un cane della muta. «Un demonio, quello Spitz», commentò Perrault. «Un dannato giorno farà fuori Buck.» «Quel Buck vale due demoni», fu la replica di François. «Più lo guardo e più me ne convinco. Credi a me: un dannato giorno si infurierà come l’inferno, se lo masticherà tutto e lo sputerà nella neve.

Pos. 921-23

François tirava fuori certe bestemmie incomprensibili, batteva i piedi sulla neve con rabbia impotente e si strappava i capelli; la sua frusta continuava a sibilare sui cani, ma serviva a poco: appena voltava la schiena quelli ricominciavano.

Pos. 923-26

François sapeva che dietro ogni agitazione c’era lui, e Buck sapeva che l’altro lo sapeva, ma era troppo astuto per farsi cogliere ancora una volta in flagrante. Con i finimenti addosso tirava coscienziosamente, perché il lavoro era diventato un piacere per lui; ma un piacere ancora più grande era provocare scaltramente una rissa tra i suoi compagni e fare ingarbugliare le tirelle.

Pos. 959-61

La sua rabbia era accanita, mai cieca. Nel suo desiderio appassionato di dilaniare e distruggere non dimenticava mai che un’uguale passione di lacerare e distruggere animava l’avversario.

Pos. 976-77

Per lui non c’era speranza, Buck era inesorabile: la pietà si addiceva a climi più miti.

Pos. 998-99

mentre girava intorno teneva d’occhio il bastone in modo da evitarlo se François glielo avesse scagliato contro, perché la sapeva lunga ormai in fatto di bastoni.

Pos. 1068-69

Quel suo corpo aveva una particolare elasticità e agilità, quasi ferina, e la prontezza vigile di chi vive nel continuo timore di cose visibili e invisibili.

Pos. 1070-72

Intorno a quel fuoco, nelle tenebre, Buck poteva vedere molti tizzoni ardenti, due a due, sempre due a due, e sapeva che erano gli occhi di grandi animali da preda.

Pos. 1237-38

Era semplice dare ai cani meno cibo, ma era impossibile farli camminare più in fretta

Pos. 1319

Ma la muta non si alzò in piedi al comando. Era da un pezzo arrivata allo stadio in cui soltanto le percosse potevano farla alzare.

Pos. 1330-31

Si sentiva stranamente intorpidito e si rendeva conto di essere percosso, ma come attraverso una grande distanza.

Pos. 1333-34

John Thornton si scagliò sull’uomo che brandiva il bastone. Hal venne proiettato all’indietro come se un albero cadendo lo avesse colpito in pieno.

Pos. 1129-31

Il loro male era uno solo: una stanchezza mortale. Non quella che proviene da uno sforzo breve e intenso, da cui ci si riprende in qualche ora, ma la stanchezza che segue a una perdita graduale e prolungata di forze dovuta a mesi di fatica. Non avevano più potere di recupero, né una riserva di energia a cui fare appello. Tutto era stato bruciato, fino all’ultima briciola.

Pos. 1377

«Dio, ti manca soltanto la parola».

Pos. 1379-80

E come Buck capiva che le ingiurie erano parole d’amore, così l’uomo capiva che questo finto morso era una carezza.

Pos. 1405-11

Era più vecchio dei giorni che aveva vissuto e degli anni da cui respirava. Era un anello tra il passato e il presente; l’eternità che stava alle sue spalle pulsava in lui con un ritmo possente al quale si conformava come le maree e le stagioni. Quello che sedeva accanto al fuoco di John Thornton era un cane dall’ampio petto, le zanne bianche e il pelo lungo; ma dietro vi erano le ombre di cani di ogni specie, mezzi lupi e lupi selvaggi, che lo incalzavano e lo incitavano, assaporavano i cibi che mangiava ed erano assetati dell’acqua che beveva, fiutavano con lui il vento e con lui stavano in ascolto, gli insegnavano i suoni della vita selvatica della foresta, determinavano i suoi stati d’animo, dirigevano le sue azioni, si sdraiavano a dormire con lui quando si stendeva a terra, sognavano con lui e diventavano essi stessi l’oggetto dei suoi sogni.

Pos. 1558-59

Potete andare all’inferno, signore. È tutto quello che posso fare per voi, signore.»

Pos. 1572-77

John Thornton chiedeva poco all’uomo e alla natura. Non temeva i luoghi selvaggi: con una manciata di sale e un fucile poteva addentrarsi nella foresta e nutrirsi dove voleva e per quanto tempo voleva. Non avendo fretta, alla maniera degli Indiani, si procurava il cibo con la caccia durante il viaggio; se non ne trovava, come gli Indiani, proseguiva, sicuro che prima o poi lo avrebbe trovato. Così, in questo grande viaggio verso l’Est, la lista delle vivande era composta esclusivamente di carne fresca, il grosso del carico della slitta era costituito dalle munizioni e dagli attrezzi, e il programma era tracciato senza limiti di tempo.

Pos. 1683-84

Appena visto un movimento e udito un suono reagiva in un tempo minore di quello necessario a un altro cane soltanto per percepire il movimento o il suono. Percepiva, decideva e reagiva nello stesso istante.

Pos. 1773-78

La morte, come cessazione del movimento, come fuga della vita dagli esseri viventi, la conosceva e sapeva che John Thornton era morto. Lasciava in lui un gran vuoto, qualcosa di simile alla fame ma che continuava a dolere e il cibo non valeva a colmarlo. Quando si fermava a contemplare le carcasse degli Yeehat, dimenticava per un istante il proprio dolore e provava un orgoglio profondo, superiore a ogni altro fino ad allora provato. Aveva ucciso l’uomo, la preda più nobile, e l’aveva ucciso a dispetto della legge del bastone e della zanna. Annusava incuriosito i cadaveri: erano morti con tanta facilità. Era più difficile uccidere un cane eschimese. Se non avessero avuto le loro frecce, le lance e i bastoni, non avrebbero potuto neanche misurarsi con lui.

Pos. 1783-84

Andò nel centro della radura e rimase in ascolto: era il richiamo, il richiamo dalle molte note, che risuonava più allettante e imperioso che mai, e come mai prima di allora egli era pronto a obbedire.

Pos. 1806-7

Non passarono molti anni che gli Yeehat notarono un cambiamento nella razza dei lupi del bosco

Il richiamo della foresta: giudizio finale

Il richiamo della foresta - BuckBellissimo romanzo che – nonostante sia spesso classificato come per ragazzi – presenta temi molto maturi. Buck impara a scoprire la legge del bastone e della zanna, legge che abilmente sintetizza la lotta per l’esistenza in un ambiente aspro come quello raccontato e che alla fine rappresenterà la sua quotidianità. Non solo lotta, però: anche grande libertà e sentimenti che mai aveva provato prima, in contrasto con la vita agiata e piatta dei suoi primi anni di vita.
Nella mia classifica insensata versione 2015 (che è esattamente identica a quella degli anni scorsi) Il richiamo della foresta si merita sette belle ossa da sgranocchiare:

Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta Il richiamo della foresta

Obiettivi di lettura 2015: parziale

30 librix3,33%
Libri di 10 autori mai letti0,00%
5 titoli non italiani o anglofoni0,00%
3 libri di cui non so nulla0,00%
5 titoli non SF consecutivix20,00%
Rileggere 2 librix50,00%
5 libri di autori italiani0,00%
3 titoli di autori esordienti0,00%
Libro in sospeso da un anno0,00%
Libro in un giornox100,00%

Eccezionale: addirittura con il primo titolo dell’anno taglio un traguardo! Ecco dunque il mio premio autoassegnato per aver letto un libro in un giorno solo:

Leggere un libro in un giorno solo

Ventimila leghe sotto i mari (Jules Verne)

Ventimila leghe sotto i mari (Jules Verne)

Nel corso del 2014 ho letto soprattutto fantascienza e grandi classici… così ho pensato di chiudere l’anno leggendo… un grande classico della fantascienza: Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne (o Giulio Verne, come sentivo dire da bambino).Ventimila leghe sotto i mariVentimila leghe sotto i mari - NautilusDa sempre affascinato dalla figura del Capitano Nemo e del suo Nautilus, ho assistito nel corso degli anni a un mare di trasposizioni più o meno fedeli di questo romanzo, senza però mai aver letto l’originale, e così mi sono sentito in dovere di rimediare a questa mancanza.
Come a volte accade, però, le aspettative erano talmente alte che alla fine del libro ho sentito un po’ d’amaro in bocca. Il romanzo mi è piaciuto molto ma probabilmente mi aspettavo qualcosa di diverso.
Ulteriore nota negativa: durante la lettura di Ventimila leghe sotto i mari il mio Kindle s’è preso uno svarione (per fortuna tutto risolto da un riavvio del sistema) e ha smesso di memorizzare le mie sottolineature, che purtroppo questa volta sono costretto a mostrarvi in versione tronca:

Metà citazioni da Ventimila leghe sotto i mari

Pos. 198-99

Era un uomo di trent’anni e la sua età stava a quella del suo padrone nella proporzione di tre a quattro.

Pos. 233-34

– Qui staremo benissimo dissi soddisfatto a Conseil. – Bene quanto un paguro bernardo nel guscio di una conchiglia – fu la risposta di Conseil.

Pos. 252-54

Nessun dubbio lo sfiorava per ciò che riguardava l’esistenza del cetaceo e non permetteva che a bordo si discutesse sull’argomento. Ne era convinto così come certe contadine credono nell’esistenza delle streghe, per fede, cioè, non per ragionamento.

Pos. 264-65

Tutti scrutavano il mare con attenzione scrupolosa, tanto più che il comandante Farragut aveva accennato a un paio di migliaia di dollari riservati a chiunque, ufficiale, marinaio o mozzo, avesse avvistato l’animale.

Pos. 277-79

Il comandante Farragut aveva avuto buon fiuto nell’ingaggiarlo nel proprio equipaggio: per la sua mira e la sua forza valeva da solo il resto della ciurma. Non saprei descriverlo meglio che paragonandolo a un incrocio fra un telescopio e un cannone costantemente carico.

Pos. 279

Chi dice canadese dice francese.

Pos. 302-3

– Che il profano possa attribuire poteri straordinari alle comete si può capire, ma non è ammissibile che vi credano l’astronomo e il geologo. Ciò vale anche per i balenieri.

Pos. 312-13

Per forza di cose bisogna rigettare nel mondo delle leggende le prodezze delle piovre o di altri mostri di questo genere.

Pos. 348-51

Al largo delle isole Malvine, incrociammo alcuni balenieri americani che ci comunicarono di non avere nessuna notizia sul narvalo. Ma uno di loro, il comandante della “Monroe”, avendo saputo che Ned Land era imbarcato sull'”Abraham Lincoln”, richiese il suo aiuto per cacciare una balena appena avvistata.

Pos. 364-65

Per tre mesi – tre mesi in cui ogni giorno durava un secolo l'”Abraham Lincoln” perlustrò tutti i mari settentrionali del Pacifico

Pos. 390-91

Enormi pezzi di lardo furono lanciati in mare con vivissima soddisfazione dei pescecani.

Pos. 439-40

Verso mezzanotte, però, scomparve o, più precisamente, si spense come un’enorme lampada. Fuggito? Era il nostro timore, non la speranza.

Pos. 648-49

– Corpo di mille diavoli! – gridava. – Questa gente in fatto di ospitalità può andare a scuola dai cannibali.

Ventimila leghe sotto i mari: giudizio finale

Ventimila leghe sotto i mari - Capitano NemoMolto gradevoli le citazioni a Moby Dick (il personaggio di Ned Land, il premio a chi per primo avvistasse il mostro, l’incontro con i balenieri ecc.), le spiegazioni (poco fanta e molto) scientifiche delle attrezzature del Nautilus, le descrizioni dei luoghi fantastici visitati (esclusa Atlantide che secondo me è stata buttata nel romanzo senza l’approfondimento necessario) e in generale le riflessioni del protagonista, il Professor Pierre Aronnax.

Fantascienza datata 1870, se non fosse che tutto quello che Verne ha descritto è stato realizzato per davvero e oggi è addirittura superato (l’energia elettrica che muove il Nautilus è considerata assolutamente all’avanguardia) direi che non soffre dei suoi anni. In verità il bello è proprio vestire i panni dei coevi di Verne che negli ultimi anni del XIX secolo sognavano di viaggi in luoghi inesplorati con macchine al limite del magico.

Nella mia solita classificazione rigidamente senza termini di paragone o logica, Ventimila leghe sotto i mari si merita la bellezza di quattro piovre giganti in miniatura.

Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari Prima Piovra da Ventimila leghe sotto i mari

L’impero dell’atomo (A. E. van Vogt)

L’impero dell’atomo (A. E. van Vogt)

L'impero dell'atomoL’impero dell’atomo è il secondo libro di A. E. van Vogt che leggo, dopo Il segreto degli Slan; confesso di averlo scelto solo perché non sapevo che cosa leggere e il primo non m’era dispiaciuto, ma per diversi capitoli me ne sono pentito.
Questa faccenda degli eserciti che si spostano con le astronavi e poi combattono con frecce e lance è una stronzata (perdonate il francese): non venitemi a raccontare che avendo a disposizione un’astronave da analizzare non si riesce a buttare giù il progetto di un archibugio!
Poi però la storia svela la sua vera natura e sono felice di aver seguito il mio istinto che suggeriva di proseguire: intrighi, complotti, tradimenti, assassinii… un’emozionante lotta fra famiglie (ma anche all’interno della stessa) per il controllo del potere dell’impero e un protagonista originale e molto acuto cui affezionarsi.

Ora, come di consueto, lo spazio riservato alle mie sottolineature.

Citazioni da L’impero dell’atomo

Pos. 8-9

Sua madre, Lady Tania, quando si svegliò, rimase in ascolto di quel pianto pietoso, e poi commentò, acida: «Chi ha spaventato questo piccolo disgraziato? Già sembra temere la vita»

Pos. 221-22

Non ci voleva molto per rendersi conto che i mille uomini che aveva mandato in giro per propagandare la sua versione riguardo alle impiccagioni, stavano facendo un buon lavoro.

Pos. 319-35

«Credi veramente a ciò che dici?», chiese. La domanda mise a disagio Joquin, perché c’era stato un tempo in cui non credeva in nulla. Piano piano, tuttavia, si era quasi convinto che la forza terribile e invisibile emanata dal più piccolo atomo di materia radioattiva non potesse avere altra spiegazione. Rispose prudentemente: «Durante i viaggi che feci da giovane, vidi delle tribù primitive che adoravano gli Dei della Pioggia, dei Fiumi, degli Alberi, e diversi Dei animali. E vidi popoli più progrediti, alcuni anche qui sulla Terra, il cui Dio era un essere invisibile onnipotente che vive da qualche parte nello spazio, in un luogo chiamato Paradiso. Osservai tutte queste cose, e allo stesso modo ascoltai come ognuno di questi gruppi descriveva le origini dell’universo. In una versione, eravamo tutti nati dalla bocca di un serpente, che non ho mai visto. Un’altra storia diceva che ci fu una grande alluvione che invase i pianeti, anche se come possa accadere una cosa del genere con l’acqua disponibile, non lo so. Una terza storia affermava che l’uomo fu creato dal fango, e la donna dall’uomo». Guardò il suo interlocutore. Il Lord Condottiero fece un cenno col capo. «Continua», lo esortò. «Ho visto gente che adorava il fuoco, e ho visto gente che adorava l’acqua. Poi, come hanno fatto tanti altri prima di me, finalmente visitai le valli in cui si dice si trovino i nostri Dei. Scoprii i loro luoghi di residenza su ogni pianeta: vasti, desolati, larghi, lunghi e profondi diverse miglia. E in quelle zone vidi, a distanza di sicurezza e protetto da barriere di piombo, i fuochi incredibilmente splendenti che bruciano ancora con furia inestinguibile nelle fantastiche profondità della terra.» In verità, pensai fra me e me, gli Dei Uranio, Plutonio, Radio ed Ecks, debbono essere gli Dei più potenti dell’universo. Sicuramente, stabilii, nessun uomo sano di mente farebbe alcunché per offenderli. Il Lord Condottiero, che era stato anche lui a visitare le residenze degli Dei durante i suoi viaggi, borbottò solo: «Uhm…».

Pos. 373-74

Nessun essere umano fu trovato vivo in alcuno dei quattro Templi. Di Alden non era rimasto né un pezzettino di carne, né una goccia di sangue.

Pos. 608-9

Capiva come mai fosse così riservato. Le persone che scoprivano troppe cose riguardo ai progetti altrui, avevano la spiacevole abitudine di morire.

Pos. 1296-97

In questo periodo della mia vita, mi avrebbe fatto comodo avere una mente un po’ più semplice.»

Pos. 1299-1300

«È un fatto ben noto che gli Dei dell’Atomo sono interessati solo agli ignoranti, ai semplici e ai credenti, e ovviamente ai loro fedeli servitori

Pos. 1870-74

Ai vertici del governo e dell’esercito, a Linn e su Venere, il susseguirsi di battaglie contro le tribù venusiane delle tre isole centrali venivano chiamate col suo vero nome: guerra! Per motivi di propaganda la parola ribellione veniva ostentata a ogni occasione. Era un diversivo necessario. Il nemico combatteva con la ferocia dei popoli che hanno conosciuto la schiavitù. Per provocare una rabbia e un odio uguali nelle truppe, non c’era nulla che funzionasse meglio di quella parola: ribelle.

Pos. 1924-25

Era naturale che un politico cercasse di ingannare gli altri, ma c’era qualcosa di innaturale e di brutto in un politico che ingannava se stesso.

Pos. 2004-6

Visto così da vicino, non sembrava più un edificio, bensì una protuberanza di cemento e metallo, un resto di ciò che doveva esser stato un cunicolo scavato dall’uomo nelle profondità della terra, un monumento alla futilità del cercare la salvezza con mezzi meccanici, piuttosto che intellettuali e morali.

Pos. 2071-77

All’inizio, ogni isola sarebbe stata amministrata come colonia separata ma, già durante la prima fase, si sarebbe restaurata la lingua comune, e sarebbe stato permesso il commercio fra le isole. Nella seconda fase, che sarebbe iniziata dopo circa cinque anni e dopo molta propaganda preliminare, si sarebbero stabiliti dei governi responsabili sulle diverse isole, ma quei governi avrebbero fatto parte dell’Impero, e avrebbero mantenuto le truppe d’occupazione. La terza fase sarebbe iniziata dieci anni dopo, e prevedeva l’organizzazione di una amministrazione centrale costituita da Venusiani, con un sistema di governo federale. Anche questo ordinamento non prevedeva un esercito proprio, e sarebbe stato organizzato all’interno della struttura dell’Impero. Cinque anni più tardi, si sarebbe potuto dare inizio alla fase finale.

Pos. 2159-60

Ogni piano che dipende dalla segretezza è inevitabilmente fragile.

Pos. 2433-34

Czinczar. Quel nome aveva un suono sinistro, un che di violenza contenuta, un tintinnio duro e metallico.

Pos. 2476-77

Si rese conto che stava facendo appello alla loro prudenza, ma la ragione gli diceva che nelle grandi crisi gli uomini non sempre consideravano tutte le possibilità esistenti.

Pos. 2612-15

Lydia tacque. Quella frase «potete dirgli», aveva avuto un profondo effetto chimico sul suo corpo. Non si era resa conto di quanto era stata tesa. Le sembrava che, se avesse parlato, avrebbe rivelato il suo sollievo. Potete dirgli… non poteva avere che un solo significato: le sarebbe stato permesso di andarsene. Rimase ancora una volta in attesa.

Pos. 2627-30

L’ingegnere esaminò la base della fontana. Non aveva fretta: era un uomo grassoccio, conosciuto per le sue barzellette così sconce da far vergognare persino quegli uomini forzuti. Si era già stabilito in uno dei grandi palazzi con tre ragazze di Linn come amanti e cento uomini e donne di Linn come schiavi. Era un uomo felice, con una scarsa ambizione e poco orgoglio.

Pos. 2675-79

Nell’esercito di Linn c’era un vecchio detto secondo il quale, durante il primo mese di addestramento, una recluta, se mandata in battaglia, causava la morte dei suoi compagni addestrati; durante il secondo mese, ostacolava le ritirate rese necessarie dalla sua presenza e, durante il terzo mese, era appena abbastanza brava da farsi ammazzare al primo scontro. Ciane, guardando un gruppo di reclute che avevano cominciato l’addestramento da diverse settimane, si rese conto con angoscia che quel detto era del tutto vero.

Pos. 2751-52

Chi non era addestrato stava semplicemente combattendo per la vita.

Pos. 2761-62

Dopo un mese e mezzo di addestramento, erano troppo preziosi per sacrificarli in una lotta all’ultimo sangue.

Pos. 2763-64

Il suo esercito, cui si andavano unendo gli schiavi ribelli, s’ingrossava di giorno in giorno, ma più s’ingrossava, meno avrebbe potuto controllarlo.

Pos. 2853-54

Czinczar provò la soddisfazione di un essere logico la cui logica aveva funzionato.

Pos. 2940-44

La voce di Ciane spezzò il silenzio: «Ancora non credete negli Dei?». «Sono molto meravigliato», disse Czinczar, «che non temiate il diffondersi della superstizione più che il diffondersi della scienza. Noi cosiddetti barbari», continuò in tono orgoglioso, «vi odiamo per il vostro tentativo di porre dei limiti allo spirito umano. Noi siamo liberi pensatori, e tutta la vostra energia atomica non riuscirà a imprigionarci.

Pos. 2966-67

Ciane scosse il capo, ma non disse nulla. Aveva dato l’unica spiegazione in suo possesso, che si era scontrata contro il magnifico realismo di quell’uomo.


L’impero dell’atomo: giudizio finale

L’impero dell’atomo è stato pubblicato a puntate fra il 1946 e il 1947, e purtroppo ha risentito del lento trascorrere degli anni, e leggendo appare molto chiaro. La lettura di questo lavoro di van Vogt è iniziata nel peggiore dei modi ma – come ricorda un vecchio adagio – tutto è bene quel che finisce bene, quindi sono felice di premiare L’impero dell’atomo con cinque atomi di uranio (configurazione elettronica [Rn]5f³6d¹7s²) che nella mia classificazione senza senso rappresentano grosso modo quello che volete voi:

Un atomo di uranio Un altro atomo di uranio Un atomo di uranio ancora Ennesimo atomo di uranio Ultimo atomo di uranio

Classifica libri 2014

Classifica libri 2014

Come già fatto per il 2013, ecco la classifica dei tre libri che nell’anno appena trascorso si sono maggiormente guadagnati il mio favore, accompagnati da una citazione in rappresentanza di tutta l’opera:

Classifica libri 2014 – il podio

  1. In terza posizione troviamo un romanzo di viaggi, motociclette e… qualità:

    Classifica libri 2014 - Medaglia di bronzoLo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig

    Non ci si consacra mai a una causa in cui si ha piena fiducia. Nessuno si mette a gridare fanaticamente che domani sorgerà il sole.

  2. Si è classificato secondo un libro fantascientifico che è anche un romanzo sulla montagna, un saggio di sociologia e tante altre cose:

    Classifica libri 2013 - Medaglia d'argentoLa mano sinistra delle tenebre di Ursula K. Le Guin

    Anime avvolte dall’oscurità, primitive, appassionate, ignoranti, contadini di una terra povera, la loro generosità diede una conclusione nobile a quel duro viaggio. Diedero con entrambe le mani, generosamente, senza fermarsi. Non misurarono, non contarono, non esitarono. E così Estraven ricevette quel che essi ci davano, come un Lord tra i lords suoi pari, o come un mendicante tra i mendicanti, un uomo tra la gente del suo popolo. Per gli abitanti di quel villaggio di contadini e pescatori, gente povera che vive sul bordo del bordo, all’estremo limite abitabile di un continente a malapena abitabile, l’onestà è essenziale come il cibo. Devono comportarsi con giustizia e onestà l’uno con l’altro; non c’è abbastanza per ingannare, giocare, nascondersi.

  3. Medaglia d’oro 2014 è il romanzo di cappa e spada per eccellenza:

    Classifica libri 2013 - Medaglia d'oroI tre moschettieri di Alexandre Dumas

    “Debole o forte che sia” diceva Milady “quell’uomo ha dunque nell’animo un barlume di pietà; di questo barlume io farò un incendio che lo divorerà. Quanto all’altro, egli mi conosce, mi teme e sa che cosa può aspettarsi da me se gli sfuggo, è dunque inutile ch’io faccia dei tentativi su di lui. Ma Felton è un’altra cosa; è un giovanotto ingenuo, puro e che sembra virtuoso; c’è dunque modo di perderlo.” E Milady si coricò e si addormentò col sorriso sulle labbra; chi l’avesse veduta addormentata, l’avrebbe creduta una giovanetta sognante la corona di fiori che deve mettere sulla sua fronte in una festa imminente.

Per il secondo anno consecutivo i classici spadroneggiano seguiti a ruota dalla fantascienza; vedremo se grazie ai buoni propositi del 2015 qualche cosa cambierà. Accetto scommesse!

Keep calm and tre parole per il 2015

Keep calm and tre parole per il 2015

Keep calm and tre parole per il 2015Cogliendo l’invito di Daniele di Penna Blu a scegliere tre parole per creare una sorta di percorso da seguire per realizzare se stessi e le proprie ambizioni mi sono spremuto le meningi per trovare le mie.
Come volevasi dimostrare è stato del tutto inutile, così appena ho iniziato a fare tutt’altro ecco che mi si sono rivelate fra squilli di trombe e cori angelici.
Ognuna di esse incarna lo spirito guida delle mie principali attività nel mondo della scrittura: la lettura (non mi stancherò mai di ripetere che leggere è alla base di tutto), la scrittura (quella che sporca le mani di inchiostro e matita) e Pelicula, il mio romanzo da poco uscito in libreria.
Ecco la terna:

Obiettivo

Di questo ne parlavo nello scorso post; ora che ci penso anche quello è nato da una discussione proprio su Penna Blu, quindi doppio merito a Daniele.
L’obiettivo è quello di leggere di più: ho fissato una serie di traguardi per spronarmi nella lettura: lo scorso anno ho letto con poca costanza, alternando periodi relativamente intensi a vuoti causati soprattutto dalla mancanza di idee e stimoli. Al di là dei numeri, che sono solo un gioco, spero di riuscire negli obiettivi di:

  • Leggere di più
  • Scoprire nuovi autori/generi
  • Valorizzare letture del passato

Ritmo

Quest’anno ho partecipato con costanza a un laboratorio di scrittura sperimentale, un nome altisonante per indicare un gruppo di persone sedute in una stanza a scrivere. Non che ci volesse il laboratorio per scrivere, ma a me è servito tantissimo per lasciare qualche ora il mondo all’esterno. Era quello di cui avevo bisogno: un impegno fisso dedicato unicamente alla scrittura (qualche volta anche a pane e salsiccia), che è un po’ come fare la tessera in palestra per il tapis roulant quando si può uscire a correre… quel che cambia è l’appuntamento fisso!
Insomma, questo mi ha aiutato a raggiungere l’equilibro di cui avevo bisogno per continuare il mio nuovo lavoro: non basta la volontà, serve costanza per fare scorrere il pensiero sui giusti binari così da avere poi il giusto ritmo per continuare.

Consolidare

Pelicula è in libreria dallo scorso ottobre, che ridere aver pensato che raggiungere la pubblicazione fosse un punto d’arrivo! Come nella vita, si tratta solamente di un passaggio che porta a un punto successivo. Ecco perché è vietato abbassare la guardia: scrivere il libro è stato facile piacevole, farlo pubblicare molto difficile… convincere la gente a leggerlo sarà un’impresa!
Organizzare presentazioni in libreria, cercare i giusti contatti per la promozione via web, essere presente a eventi e manifestazioni sarà il mio modo di consolidare tutto il lavoro fatto fino a oggi. Non a caso questa terza parola del 2015 è un verbo: indica l’azione, indica che ciò che è stato fatto non è abbastanza; è un messaggio che mi ricorda datti da fare.

Ci vediamo da queste parti fra una dozzina di mesi per verificare come sono andate le cose, nel frattempo – se vi va – pensate anche voi a tre parole-avatar per il nuovo anno!

Obiettivi di lettura 2015

Obiettivi di lettura 2015

LimboStavo sfogliando la mia lista dei libri letti nell’ultimo periodo e ho notato (a dire il vero senza troppo stupore) che negli ultimi cinque anni non sono stato affatto un buon lettore; con una media annuale di 16,4 libri mi posiziono a malapena fuori dal limbo dell’analfabetismo.
Avendo preso coscienza di ciò, ho deciso di pormi un obiettivo di lettura per questo 2015, in termini di libri letti più qualche obiettivo intermedio per non perdere l’entusiasmo in corsa.
Questi gli obiettivi che mi sono fissato, dal più importante a scendere:

  1. Leggere 30 libri
  2. Leggere libri di 10 autori mai letti
  3. Leggere 5 titoli non italiani e non anglofoni
  4. Leggere 3 libri di cui non so assolutamente nulla
  5. Leggere consecutivamente 5 titoli non fantascientifici
  6. Rileggere 2 libri già letti in passato
  7. Leggere 5 libri di autori italiani
  8. Leggere 3 titoli di autori esordienti
  9. Leggere un libro acquistato ma lasciato in sospeso da almeno un anno
  10. Leggere un libro in un giorno solo

Credete possa servire a spronarmi nella lettura? Declinando quegli obiettivi al 2014 avrei completato solo due degli obiettivi (#4: libri sconosciuti e #9: libro lasciato in sospeso)… probabilmente sì!

Come sono andate le letture del vostro 2014? Per il 2015 vi siete posti qualche obiettivo?

Il segreto degli Slan (A. E. van Vogt)

Il segreto degli Slan (A. E. van Vogt)

Il segreto degli SlanIl segreto degli Slan (noto anche come Slan) è un romanzo d’appendice di Alfred Elton van Vogt pubblicato originariamente su rivista nel 1940 e come volume a sé stante nel 1946.
Molto brevemente: il romanzo narra la vita di Jommy Cross, un appartenente alla razza degli Slan, in un mondo dove questi ESP mutanti sono temuti e sterminati dagli umani.
La storia non risente quasi per nulla dei suoi oltre 70 anni, come spesso succede quando al centro delle vicende c’è l’uomo (in questo caso lo slan) con i suoi dilemmi; anzi, questo romanzo è un esempio per chiunque si approcci al genere e pietra miliare dell’epoca d’oro della fantascienza.

Ora, come di consueto, lo spazio riservato alle mie sottolineature.

Citazioni da Il segreto degli Slan

Pagina 2 | Pos. 29-30

Era terribile essere piccoli, deboli e inesperti, mentre la loro vita richiedeva la forza della maturità

Pagina 3 | Pos. 41

Perché era così necessario che lui morisse?

Pagina 8 | Pos. 115-16

Cercò di liberarsi da quei pensieri orribili e dal più terribile suono del mondo: il clamore acuto di gente disperatamente povera, che a dozzine correva dietro una ricchezza che superava ogni sogno.

Pagina 27 | Pos. 410-12

L’uomo che desidera il potere deve, dal momento in cui l’ottiene, rendere la sua posizione sicura. Ciò significa esecuzioni capitali, esilio, confisca, incarcerazione, tortura… tutto, naturalmente, per quelli che gli si sono opposti o non hanno avuto fiducia in lui.

Pagina 30 | Pos. 455-56

Sì, ho detto “massa”. Ecco cos’è il popolo al giorno d’oggi. Una massa, una bestia che noi abbiamo contribuito a creare con la solita propaganda.

Pagina 59 | Pos. 892

gli uomini in quanto massa fanno sempre il gioco di qualcun altro… mai il proprio.

Pagina 62 | Pos. 946-48

Tu hai tenuto quel tuo collo di vecchia tartaruga sempre bel oliato, perciò può darsi che non scricchioli quando ti impiccheranno, ma sgambetterai ben bene con quei tuoi stecchi di gambe.»

Pagina 69 | Pos. 1058-59

La nobiltà d’animo era una gran bella cosa, e forse lui aveva vissuto troppo a lungo fra gli esseri umani per essere un vero Slan, ma non poteva liberarsi dall’idea che lottare era meglio che morire.

Pagina 94 | Pos. 1435-36

«Va tutto bene», mormorò la donna. «La Nonnina ha un sacco di denaro. Non si impiccano i ricchi: non sarebbe ragionevole.»

Pagina 157 | Pos. 2394-95

Erano innamorati? Come potevano due persone incontrarsi e innamorarsi quando, per quel che ne sapevano, c’erano milioni di Slan al mondo fra i quali potevano esserci dozzine di uomini e donne che avrebbero potuto scegliere se le circostanze fossero state diverse?

Pagina 171 | Pos. 2608-9

Marte, visto attraverso un telescopio elettronico, a sessantamila chilometri di distanza somigliava a un uomo vecchissimo, rugoso, ossuto, brutto, infreddolito, bavoso, infinitamente repellente.

Pagina 185 | Pos. 2825-26

Non ci si aspetta che una fortezza sia bella: le torrette dei cannoni in genere vengono costruite tenendo presente la funzionalità, e non per essere poemi di architettura.

Pagina 191 | Pos. 2914-16

C’era una strada dai tenui colori cangianti, e la magnifica realizzazione di un antichissimo sogno degli architetti: degli edifici di forma perfetta che erano vivi come è viva la musica.

Pagina 191 | Pos. 2923

la logica diceva anche che i bambini mostri non venivano creati da gente perbene.

Pagina 196 | Pos. 2993

Tutto può succedere dove ci sono degli uomini: sono solo degli asini superstiziosi ed emotivi».

Pagina 197 | Pos. 3012-13

«Quando la posta è alta, il rischio deve esserne all’altezza.

Pagina 197 | Pos. 3019-20

un uomo nudo contro tutto l’universo era un triste simbolo dell’energia atomica che lui controllava.

Pagina 201 | Pos. 3078-79

Stringendo i denti, con il corpo rigido e diritto, le braccia tese al di sopra della testa, balzò come un tuffatore, con i piedi in avanti, e si infilò nella galleria in modo così preciso che solo dopo parecchi secondi i suoi vestiti cominciarono a strisciare contro le pareti verticali.

Pagina 202 | Pos. 3085-86

Una dozzina di lampade sulla sua testa strinsero gradualmente il cerchio e diventarono un’unica fioca lampadina

Pagina 208 | Pos. 3187

La Natura contava sulla legge delle probabilità: non esisteva un piano preordinato.

Pagina 211 | Pos. 3228

L’uomo entrerà nella storia insieme all’uomo-scimmia di Giava, all’uomo-animale di Neanderthal, al primitivo di Cro-Magnon.


Il segreto degli Slan: giudizio finale

Come accennavo prima, la storia è ancora attuale, il che basterebbe per considerarla un’opera notevole. Per di più è anche molto avvincente e le avventure di Jommy sono caratterizzate da un’inaspettato realismo: è lasciato molto spazio a una vasta gamma di sentimenti (paura, odio, amore, speranza) e la parte tecnica (città, fonti energetiche, mezzi di trasporto, tecnologia, armi) è sicuramente ben delineata.
In definitiva Il segreto degli Slan si merita la bellezza di sei-mutanti-sei nella mia spietata classificazione interregionale senza logica e senza costume:

Primo slan mutante con la nausea Secondo slan mutante con la nausea Terzo slan mutante con la nausea Quarto slan mutante con la nausea Quinto slan mutante con la nausea Sesto e ultimo slan mutante con la nausea

Se non ti piratano non sei nessuno!

Se non ti piratano non sei nessuno!

Non ve l’hanno mai detto? Se non ti piratano non sei nessuno!
Finalmente oggi esco dall’anonimato (dovrò cambiare nome al sito!) grazie a un simpatico trio di utenti Yahoo Answers alla ricerca di Pelicula, ecco la prova:

Pirati Pelicula

Dopo essermi gongolato un po’ ho rotto con decisione il vetro della scatola d’emergenza posta al muro, e ho tirato la leva rossa. In meno di un minuto è arrivata sul posto l’unità d’intervento speciale anti-pirateria della mia casa editrice:

Ciao abbiamo visto un post su Yahoo Answers dove dici di poter dare l’eBook Pelicula della nostra casa editrice gratuitamente. Al di là che questo è illegale, volevamo anche portare alla tua attenzione che siamo la prima casa editrice italiana ad aver abbassato drasticamente i prezzi degli eBook ma la pirateria ci porterà a rialzarli di nuovo… se voi lettori invece di premiarci per questo piratate i nostri titoli rovinate un lavoro che stiamo portando avanti per voi. Spero che questo malinteso si risolva e che non si troveranno nostri titoli illegalmente sui tuoi siti. Grazie per l’attenzione

Nessuno ha più avuto notizia di loro.

Le sabbie di Marte (Arthur C. Clarke)

Le sabbie di Marte (Arthur C. Clarke)

Le Sabbie di MarteHo letto Le Sabbie di Marte di Arthur C. Clarke perché… oh beh, so che può sembrare sciocco ma l’ho letto perché nel negozio Feltrinelli vicino casa è il libro accanto a Pelicula e così mi sono detto: bene, leggiamolo!
Con Clarke sapevo di andare sul sicuro (ora che ci penso è un pezzo che non scelgo un libro seguendo l’istinto, dovrò ricordarmelo per l’anno prossimo) avendo letto non troppo tempo fa Incontro con Rama, e del resto dopo la lettura di un fantasy moderno un po’ di sana fantascienza hard era quello che ci voleva.

Le Sabbie di Marte narra del viaggio dal pianeta Terra a Marte dell’autore di romanzi fantascientifici Martin Gibson e del periodo iniziale della sua permanenza sul pianeta rosso. Il romanzo risale al 1951, quindi dieci anni avanti al primo uomo nello spazio e ben diciotto prima dello sbarco sulla Luna, ma riesce a essere molto attuale. Diciamocelo: il fatto che una società che ancora fa uso della macchina da scrivere e dei foglietti di carta per comunicare a distanza abbia colonizzato il sistema solare fa venire la rabbia, tuttavia non ci sono altri anacronismi, anzi: l’autore prende un po’ in giro la categoria (e mette le mani avanti?) facendo pronunciare queste parole a uno dei personaggi:

Questo è il guaio di tutte le vecchie favole del buon tempo andato… non c’è niente che sia più morto dei racconti avveniristici di ieri.

Ultima curiosità: Le Sabbie di Marte è il primo dei Romanzi di Urania e, come si vede dall’immagine della copertina, uscì in edicola il 10 ottobre 1952.
Ora, finalmente, vi lascio alla mia raccolta di citazioni del romanzo.

Citazioni da Le Sabbie di Marte

Pos. 30-31

Si trovava nello spazio! Era una vera disdetta aver perduto il decollo, ma quando si sarebbe messo a scrivere avrebbe ritoccato abilmente quel punto con chiose e commenti opportuni.

Pos. 41

volendo attenuare la luce del sole avevano derubato le stelle del loro fulgore.

Pos. 109-13

Gibson non si era mai rassegnato al sacrificio delle aerodinamiche astronavi che erano state il miraggio dei primi anni del ventesimo secolo. Quello scintillante attrezzo ginnico, formato da due sfere unite da una sbarra, a forma di manubrio, non era il suo concetto di transatlantico spaziale, e anche se il mondo l’aveva accettato, lui ancora non ci si era abituato. Ne conosceva naturalmente le note giustificazioni: non occorreva una linea aerodinamica a un mezzo che non doveva entrare mai in nessuna atmosfera, e la forma quindi era suggerita da considerazioni di carattere puramente funzionale ed energetico.

Pos. 146-48

Anche quando ogni forza di gravità era scomparsa, ci si ostinava ugualmente a immaginare una direzione in basso, e sembrava naturale supporre che la superficie cui erano uniti tavolo e seggiole fosse il pavimento.

Pos. 150-51

A peggiorare le cose, la rapatura a zero dava a quegli uomini, di solito più che presentabili, una espressione vagamente sinistra, cosicché l’intero quadro offriva l’aspetto di una riunione di famiglia al Castello di Dracula.

Pos. 157-58

«Non siamo in molti, vero?» disse. «Ma non dimenticate che questa nave è pressoché automatica e d’altronde nello spazio non succede mai niente.

Pos. 159-60

non si fidava mai dei primi impulsi ma se li annotava con cura

Pos. 251-52

erano le luci delle prime città lunari, e dicevano alle stelle che dopo un miliardo di anni la vita era giunta finalmente alla Luna.

Pos. 255-56

Aveva completamente dimenticato la colazione… fenomeno senza precedenti.

Pos. 263-64

Il capitano Norden, apparentemente, si comportava come un arbitro non del tutto disinteressato, sostenendo ora l’uno ora l’altro nel tentativo d’impedire una vittoria decisiva.

Pos. 373-74

«A pagina tre hai scritto centrifuga mentre avresti dovuto dire centripeta.» «Dal momento che mi pagano a battuta non vedo che differenza faccia. Le due parole sono lunghe uguali, no?»

Pos. 418-19

Gibson avrebbe potuto benissimo comunicare con Mackay mediante il telefono interno, ma tutte le scuse per piantare il lavoro erano buone.

Pos. 570-72

E poiché, come saprai, la forza di campo H è inversamente proporzionale alla distanza, appare subito ovvio che dH/dr varia inversamente al quadrato di r, e perciò è troppo piccola per essere misurata, a meno che tu non ci sia vicinissimo.

Pos. 588-89

Questo è il guaio di tutte le vecchie favole del buon tempo andato… non c’è niente che sia più morto dei racconti avveniristici di ieri.»

Pos. 591-95

Guarda che cosa è successo fino al sessanta, diciamo anche fino al settanta. A quell’epoca si scrivevano ancora romanzi intorno al primo viaggio sulla Luna. Oggi però sono illeggibili. Una volta raggiunta la Luna, per qualche anno ancora si scrisse intorno a Venere e a Marte. Ma oggi anche quei romanzi non si leggono più, se non per farci sopra matte risate. Può darsi che i pianeti esterni forniscano ancora un discreto investimento per un’altra generazione: ma le frottole interplanetarie care ai nostri nonni hanno avuto la loro definitiva sepoltura alla fine del settanta.»

Pos. 617-18

Era meravigliosamente rassicurante il sospiro continuo, regolare delle pompe dell’aria che insufflavano gli alisei artificiali

Pos. 697-99

L’Ares si allontanava alle sue spalle con spaventosa ineluttabilità. Lui stava sprofondando nello spazio, nello spazio vero, finalmente, e il suo unico legame con la vita era quel tenue filo che si dipanava dal suo fianco.

Pos. 719-20

La nave era adesso troppo piccola e fragile per poter essere ancora considerata un rifugio sicuro. Gibson era finalmente solo con le stelle.

Pos. 766

una infarinatura su alcuni problemi, più tipica dei curiosi che dei competenti.

Pos. 785-86

«Finirai col diventare uno di quegli scienziati freddi e astrusi che sanno tutto senza sapere niente. Un altro uomo di valore, completamente sprecato.»

Pos. 846-47

Era una grave violazione alle leggi della probabilità… un caso che non si sarebbe mai verificato in un suo romanzo. Ma la vita è così poco artistica, e alla sua mancanza di stile non c’è assolutamente alcun rimedio da opporre.

Pos. 973-75

«Sono stufo di sorbire la mia birra da un recipiente a forma di bulbo» spiegò. «Voglio cercare di versarla come si conviene in un bicchiere vero, adesso che ne abbiamo di nuovo la possibilità.»

Pos. 1003-6

Naturalmente quella dei Marziani era la storiella che circolava tra gli abitanti della Terra sin dal tempo in cui erano tornate le prime astronavi con la deludente notizia che il pianeta gemello era completamente disabitato. Tuttavia parecchi erano ancora fermamente convinti, malgrado tutte le prove contrarie, che in qualche angolo dei monti ancora inesplorati del pianeta si annidasse qualche forma di vita intelligente.

Pos. 1093-94

Gli erano stati necessari due mesi di lenta acclimatazione sull’Ares, e tutte le risorse della scienza medica moderna per consentirgli di mettere piede sulla superficie di Marte con l’unica protezione di una maschera ad ossigeno.

Pos. 1125-27

Quella luce ferma, immobile, che brillava inaspettatamente nel cielo diurno, era adesso, e tale sarebbe rimasta per molte settimane, la stella mattutina di Marte. Ma era meglio nota col nome di Terra.

Pos. 1152-53

la sincerità era una delle principali virtù del Capo Supremo marziano, una qualità che non lo rendeva certo simpatico a molta gente.

Pos. 1163-64

Tutti, su Marte, sono specializzati in qualcosa, ma certo esistono più mestieri sulla Terra che abitanti su questo pianeta

Pos. 1176-78

Marte è molto lontano, costa un sacco di quattrini, e non offre niente in cambio. Il primo interesse per le esplorazioni interplanetarie si è calmato, e adesso la gente si chiede: “Noi cosa ci guadagniamo da tutto questo?”. Per ora la risposta è stata una sola: “Poco”.

Pos. 1179-80

Molto probabilmente l’uomo medio terrestre pensa che qui si stanno spendendo miliardi che potrebbero essere impiegati meglio a migliorare il pianeta d’origine

Pos. 1187-89

«Non vi sembra che ci sia qualche analogia tra Marte e le prime colonie americane?» «Il paragone non è molto calzante. Dopo tutto, quando arrivarono in America i lontani pionieri vi trovarono aria che potevano respirare e cibo che potevano mangiare!»

Pos. 1196-1200

«Marte è un mondo interessante, bello anche. Ma non potrà mai essere come la Terra.» «E perché dovrebbe esserlo? E poi che cosa intendete per Terra, prima di tutto? Intendete forse le pianure del Sud America, i vigneti di Francia, le isole coralline del Pacifico, o le steppe siberiane? Perché Terra è ciascuno di questi luoghi! Ovunque l’uomo riesca a trovare una possibilità di esistenza, là è la sua terra. Ebbene, presto o tardi gli uomini saranno in grado di vivere su Marte senza bisogno di tutta questa roba.» E con ampio gesto indicò la cupola che racchiudeva la città e le dava vita.

Pos. 1249-50

Quel pensiero, invece, sull’Ares non l’aveva tormentato mai. Lo spazio era privo di atmosfera ovunque, ma lì, quando sotto gli occhi si stendeva una pianura rigogliosa, sembrava che la mancanza d’aria non fosse una cosa giusta.

Pos. 1291-95

«Appunto. Non hanno bisogno di aria come le nostre piante, e tutto quello che serve lo prendono dal suolo. Infatti potrebbero benissimo crescere nel vuoto assoluto, come le piante della Luna, purché avessero un terreno adatto e luce solare a sufficienza.» Un vero trionfo dell’evoluzione, pensò Gibson. Ma a quale scopo?, si chiese. Perché la vita si era aggrappata con tanta tenacia a quel piccolo mondo, nonostante tutto il male causatole dalla natura? Forse il Capo Supremo marziano aveva tratto una parte del suo ottimismo dalla lezione impartita da quelle piantine ostinate e risolute.

Pos. 1313-15

L’Amministrativo, come lo chiamavano, non offriva in sé niente d’interessante: era identico ai tanti palazzi d’amministrazione che si costruiscono sulla Terra, pieno di file di scrivanie, di macchine da scrivere e di schedari d’archivio.

Pos. 1365-67

Era strano parlare a bambini che non avevano mai conosciuto la Terra, che erano nati e avevano trascorso la loro breve esistenza sempre ed esclusivamente al riparo delle grandi cupole. Gibson si chiedeva che significato avesse per loro la Terra. Era forse più reale, per loro, dei regni immaginari delle favole?

Pos. 1591-94

Una volta l’intero equipaggio dell’Ares andò ad assistere ai progressi compiuti dal dottor Scott e dai suoi colleghi nella lotta contro la febbre marziana. Era ancora troppo presto per trarre conclusioni positive, ma Scott sembrava alquanto ottimista. «Avremmo bisogno di una bella epidemia in grande stile» disse fregandosi le mani. «Solo così potremmo provare veramente l’efficacia di questa roba. Per il momento i casi di febbre sono troppo scarsi.»

Pos. 1632-33

Jimmy si fece coraggio ricordando una certa citazione che gli pareva facesse al caso suo e in cui si parlava di cuori teneri e di belle dame.

Pos. 1643-49

«Che cosa si indossa su Marte per i pranzi ufficiali?» domandò Jimmy. «Pantaloncini neri e cravatta bianca» rispose Gibson incerto. «O il contrario? Comunque ce lo diranno all’albergo. Spero che riescano a scovare qualcosa che si possa infilare senza scoppiarci dentro.» Ci riuscirono, giusto per un pelo. L’abito di società su Marte, dove per il calore e l’aria condizionata i vestiti erano ridotti al minimo, consisteva in una camicia di seta bianca con due file di bottoni di madreperla, una cravatta nera a farfalla, e un paio di pantaloncini di raso nero guarniti di una larga cintura a maglia, di alluminio, cucita su un sostegno elastico. L’effetto era tutt’altro che inelegante, ma quando fu vestito Gibson si sentì qualcosa a metà tra un boy-scout e il Piccolo Lord.

Pos. 1739-40

«No, maledetti loro! Questo è il guaio con gli uomini di scienza, non si riesce mai a cavargli di bocca una data precisa.»

Pos. 1749-50

Gibson aveva ormai raggiunta l’età in cui si capisce che la bellezza non è sempre essenziale, ma era giusto che a questo proposito Jimmy avesse opinioni diverse.

Pos. 1768-70

La ruota aveva finalmente compiuto il suo giro: lui era tornato a quella sua lontana ventunesima primavera. Comprendeva pienamente ciò che Jimmy sentiva in quel momento, e sapeva inoltre che qualsiasi cosa gli avesse riserbato l’avvenire, niente avrebbe uguagliato le emozioni che il ragazzo stava scoprendo ora, e che erano per lui nuove e fresche come lo erano state per il primo uomo nel primo mattino del mondo.

Pos. 1855-59

«Da quanto tempo siete su Marte?» gli chiese Gibson, che aveva finalmente smesso di fare fotografie attraverso i finestrini. «Da cinque anni.» «E volate continuamente?» «Più o meno.» «Non preferireste viaggiare sulle navi spaziali?» «Francamente no. Non c’è nessuna emozione a volare con quelle. In realtà non è nemmeno un volare ma un galleggiare nel vuoto per mesi e mesi.»

Pos. 1956-58

«Ma guarda tu che roba!» esplose infine Gibson, a mezzo tra il furioso e il divertito. «Sono venuto sano e salvo dalla Terra a Marte, ho percorso in santa pace cinquanta milioni di chilometri, e non appena metto piede su un modesto comune aereo, ecco che cosa succede! D’ora innanzi viaggerò esclusivamente su astronavi.»

Pos. 2189-93

Gibson camminava in testa, ma procedeva con una certa fatica e stava già meditando di sacrificare l’orgoglio e chiedere a Jimmy di sostituirlo, quando notò con sollievo di essere arrivato a un sentiero serpeggiante che portava più o meno nella direzione giusta. Per un eventuale osservatore quella sarebbe stata una interessante dimostrazione della lentezza di certi processi mentali. Gibson e Jimmy infatti percorsero un buon tratto, sei lunghi passi almeno, prima di rendersi conto della semplice ma strabiliante verità che i sentieri, di solito, non si tracciano da soli.

Pos. 2231-32

«Tra un’ora dovete essere di ritorno, e se ci mettete di più voglio che mi riportiate come minimo un’autentica principessa marziana da Mille e una notte.»

Pos. 2233-34

«Essendo in tre, dovremmo poterci difendere anche se incontrassimo qualcosa di spiacevole»

Pos. 2366-67

Le condizioni su Marte avevano però da tempo raggiunto la stabilità, e tale equilibrio sarebbe quindi durato per millenni, a meno che non ci pensasse l’Uomo a capovolgerlo!

Pos. 2418-19

È sempre fatale adattarsi all’ambiente sfavorevole che ci circonda. Bisogna invece cercare di trasformare l’ambiente forzandolo ad adattarsi a noi.»

Pos. 2575-78

Non aveva nessuna intenzione di posare a modello di perfezione per nessuno. Anche nei suoi momenti più sdolcinati era sempre rifuggito dal servirsi di quelle comode parabole vittoriane in cui si parla di uomini pigri ed egocentrici che si trasformano a un tratto in campioni di virtù e in esseri utilissimi, anzi indispensabili alla società. Ma aveva una paura tremenda che qualcosa di molto simile stesse succedendo a lui!

Pos. 2745-46

sono pochi i grandi uomini che rimangono tali quando li si conosce più a fondo.

Pos. 2853-54

«Sino a che punto a Irene piacerà avere un marito che trascorre metà della propria esistenza nello spazio è ancora da vedere… ma dopotutto, sono secoli che le mogli dei marinai hanno superato questo scoglio.»

Pos. 2956-57

siccome quelli che sapevano la verità se ne stavano muti come pesci, mentre quelli che non sapevano niente gracchiavano come cornacchie, quando scese la notte la città si trovava in uno stato di confusione estrema.

Pos. 2963-64

Porto Lowell aveva tutte le caratteristiche di un alveare nel quale fosse stato improvvisamente infilato un bastoncino.

Pos. 3014-15

Non poterono però impedire i numerosi assembramenti che si formarono in tutta la città, e nei quali ognuno affermava di aver sempre saputo sin dall’inizio cosa fosse in realtà il Progetto Aurora.

Pos. 3268-69

Tutte le bellezze della Terra, che sino a quel momento lui aveva, se non disprezzate, certo accettate come fatti acquisiti

Le Sabbie di Marte: giudizio finale

Ottimo lavoro del buon Clarke! Opera più acerba rispetto al suo sopracitato capolavoro, tuttavia godibilissima e molto rigorosa dal punto di vista fisico, aspetto cardine questo di tutta la fantascienza hard, i cui canoni Clarke stesso ha contribuito a delineare.
In definitiva la valutazione per Le Sabbie di Marte è di due HAL 9000, in pezzi da mezzo HAL (questo per ricordare che la mia classificazione è del tutto priva di significato ma non di buon gusto. Per chi se lo chiedesse, mezzo HAL 9000 non corrisponde a un HAL 4500):

Mezzo HAL 9000 Mezzo HAL 9000 Mezzo HAL 9000 Mezzo HAL 9000

Kindle Write On

Kindle Write On

Kindle Write On è l’ultimo servizio lanciato da Amazon (attualmente in beta e accessibile solo su invito): un network dedicato alla pubblicazione e alla vendita di libri self. Questo l’articolo dall’ultimo numero di Internazionale (#1081 del 12 dicembre) dove ho appreso la notizia:

Kindle Write On: come cambia il self publishing

Kindle Write On

Il mio pensiero sul self publishing – e indirettamente anche su Kindle Write On – è che, come molti strumenti accessibili a tutti, in realtà sia alla portata di pochi. Ho visto molti libri di autori autodidatti e sono tutti accomunati dalla mancanza di un editing professionale. Difficilmente si può essere bravi scrittori e bravi editor, sono due figure diverse, per usare una metafora non è detto che un bravo pilota sia anche un bravo meccanico… magari sì, ma non è detto. È vero però che l’importante è che chi acquista un libro sia messo nella condizione di sapere che cosa sta comprando: il risultato del lavoro di un team di professionisti composto da scrittore e casa editrice, oppure no? Questo Kindle Write On lo garantisce.

Inoltre non vedo perché i vari Lulu, Youcanprint & Co. (che esistono da anni) debbano essere tanto diversi da Kindle Write On. Solo perché c’è Amazon di mezzo?
La mossa è chiaramente finalizzata a soddisfare una domanda che non è la stessa di chi frequenta librerie (fisiche o virtuali), si tratta di offrire un prodotto a costo zero a un bacino di potenziali clienti con caratteristiche definite (gusti, abitudini, potere di spesa ecc.) che sa che cos’è quello che legge e tuttavia gli va bene lo stesso.
Quindi mi chiedo se l’interrogativo da porsi non sia perché Kindle Write On può essere un problema? ma come fare a incanalare questo bacino verso l’offerta di libri ben fatti? (quello che prima chiamavo il risultato del lavoro di un team di professionisti), che è un po’ come chiedersi se sia possibile proporre caviale a chi è abituato a strafogarsi di hamburger e patatine fritte.

Pelicula su “Briciole di Parole”

Pelicula su “Briciole di Parole”

Questa settimana Pelicula è stato citato nella rubrica Briciole di Segnalazione, in occasione dell’edizione natalizia del blog Briciole di Parole:

Briciole di Parole

Ringrazio Rosa, il cui motto è se non ti uccide, ti rende più forte (ci tengo a specificare che Pelicula l’ha resa più forte) e ricordo che chiunque volesse ospitare Pelicula può contattarmi cliccando qui, oppure può farlo senza dirmi niente che va bene lo stesso!

L’amuleto di Samarcanda – Jonathan Stroud

L’amuleto di Samarcanda – Jonathan Stroud

Con L’amuleto di Samarcanda di Jonathan Stroud mi sono trovato immerso nella lettura di un fantasy frizzante, coinvolgente e ricco di ironia. Si tratta del primo volume di una trilogia (La Trilogia di Bartimeus) ma può essere letto autonomamente: l’autore lascia uno spiraglio aperto a una sottotrama ma la storia principale ha un finale definitivo.

L'amuleto di Samarcanda

L’amuleto di Samarcanda: la trama in breve

Come avrete imparato a conoscere se seguite il blog da un anno a questa parte, Alice B è la nostra esperta di romanzi fantasy di nicchia; lei ha ritenuto che questo lavoro di Jonathan Stroud – che ha riscosso un buon successo di pubblico – non fosse bisognoso di segnalazione, ma a me l’ha consigliato con una mini recensione (del romanzo e della trilogia). Io, che sono cintura nera di copia/incolla, col minimo sforzo vi propongo il massimo risultato:

Ne L’amuleto di Samarcanda i maghi sono i nuovi padroni e leader politici di una Londra contemporanea, in contrapposizione ai comuni, ovvero le persone senza poteri. La loro forza però non viene da doti magiche personali innate, bensì deriva dalla convocazione di spiriti dall’Altro Luogo, obbligati a sottomettersi alla volontà del mago e a fare uso della loro magia per gli scopi spesso biechi del mago che li ha convocati.
La storia è incentrata su Nathaniel, giovane mago apprendista, che, mosso da ambizione e desiderio di vendetta, convoca Bartimeus, spirito di media forza ma di grande intelletto e sagacia. Da qui hanno inizio le loro concitate avventure che li porteranno a costruire un rapporto di insolita simbiosi.

La Trilogia di Bartimeus

La Trilogia di Bartimeus è composta dai seguenti volumi:

  • L’amuleto di Samarcanda
  • L’occhio del Golem
  • La porta di Tolomeo

L’amuleto di Samarcanda e L’occhio del Golem non posso che alzare il pollice, per La porta di Tolomeo avanzo invece qualche critica. I punti di forza della trilogia sono sicuramente la simpatia esplosiva di Bartimeus e la sua divertente rivalità con Nathaniel. Nel secondo volume però Bartimeus viene introdotto troppo in là nella storia: la prima metà abbondante del libro è fiacca, manca della consueta vitalità, del brio a cui le schermaglie tra i due protagonisti mi avevano abituato.
E infatti nel terzo volume Bartimeus torna a essere una presenza costante e irriverente che dà tono e tensione al romanzo.
Lettura comunque consigliatissima, per un fantasy atipico e divertente!

Citazioni da L’amuleto di Samarcanda

Pagina 6 | Pos. 79-80

Bisognava rendergliene atto: era un tipo determinato. E anche molto stupido.

Pagina 7 | Pos. 99

Forse rubare amuleti era l’ultima moda, la versione magica di sgraffignare copricerchioni.

Pagina 27 | Pos. 414-16

Il problema con un manufatto magico potente come l’Amuleto di Samarcanda è che possiede una caratteristica aura palpitante che attira l’attenzione come un uomo nudo a un funerale.

Pagina 29 | Pos. 441-42

Era venuto il momento di mescolarmi alla Moltitudine Pluricefala, al Grande Sporco, in altre parole: alla gente.

Pagina 31 | Pos. 470

Niente pericoli nascosti: una mandria bovina di stolidi esseri umani.

Pagina 34 | Pos. 521-23

Rumore di passi nel vicolo… Parecchi scarponi in avvicinamento. Forse era solo una coincidenza. Londra è una città. Ci vivono delle persone. E i vicoli sono fatti per camminarci. Chiunque si stesse avvicinando, probabilmente stava solo prendendo una scorciatoia per raggiungere casa.

Pagina 47 | Pos. 707-9

Se si vuole mantenere integro l’impero, è necessario un governo forte e forza significa: maghi. Immagina cosa sarebbe il paese senza di essi! È impensabile: sarebbero al potere i comuni!

Pagina 47 | Pos. 718-19

Iniziò anche a imparare molte altre lingue fondamentali, come il latino, l’aramaico e l’ebraico.

Pagina 403 | Pos. 6171

I maghi battibeccano per divertimento. Noi abbiamo dovuto lavorarci sopra.

Pagina 69 | Pos. 1056-57

Da una camera da letto emerse una piccola femmina sferica. Grazie al cielo era completamente vestita.

Pagina 70 | Pos. 1062-63

Il ragno «schifosissimo» fece un gesto volgare con due zampette e proseguì lungo il soffitto trascinandosi dietro la tela.

Pagina 77 | Pos. 1171-72

Lui aveva sei anni di esperienza, io cinquemila e dieci. Ora si poteva cominciare a ragionare.

Pagina 94 | Pos. 1434-37

In verità Nathaniel non considerava più Arthur Underwood come il suo vero maestro. I suoi maestri erano i maghi dei tempi passati, che gli parlavano attraverso i libri, permettendogli di imparare alla velocità che più gli era congeniale e offrendo alla sua mente un susseguirsi infinito di meraviglie. Loro non lo trattavano con superiorità e non lo avrebbero tradito.

Pagina 121 | Pos. 1847

La libertà è un’illusione. C’è sempre un prezzo da pagare.

Pagina 127 | Pos. 1939-41

Vado dove mi ordinano e porto indietro le risposte, senza mai deviare il mio corso e senza mai fermarmi… a meno di essere così fortunato da venir sequestrato dalla Vostra Grazia che mi schiaccia sotto un sasso».

Pagina 127 | Pos. 1946-47

«Se qualcun altro mi avesse fatto questa domanda, o Colui che è Terribile e Grande, avrei detto che era uno sciocco ignorante; in te invece essa è il segno di quella semplicità disarmante che è fonte di ogni virtù.

Pagina 129 | Pos. 1978-79

I tetti e le palme da datteri dell’antica Baghdad (quando ancora non esistevano telefono né e-mail) pullulavano di corrieri

Pagina 130 | Pos. 1987-88

Le Forniture Pinn erano quel tipo di negozio in cui solo i molto ricchi o i molto coraggiosi osano entrare.

Pagina 131 | Pos. 1994-95

Ogni vetrina era un monumento allo sfarzo e alla volgarità cui tutti i maghi aspirano segretamente

Pagina 140 | Pos. 2141-42

Simpkin lo ritrasse per menare un altro colpo; io gli saltai addosso, gli strappai il bastone dalle grinfie e gli diedi una randellata che invertì la topografia dei suoi connotati.

Pagina 150 | Pos. 2300-2301

grandi edifici privi di finestre, con tetti piatti e alte ciminiere, presumibilmente fabbriche in cui i comuni si radunavano per qualche futile proposito.

Pagina 155 | Pos. 2370-72

Ai piedi della scala si fermarono. Alcuni servitori si avvicinarono porgendo bicchieri di champagne (che Nathaniel avrebbe voluto) e di bibita al lime (che non voleva, ma ricevette).

Pagina 166 | Pos. 2532-33

Quando il vetro si ruppe, gli elementi intrappolati al suo interno, che erano rimasti compressi per molti anni, costretti a sopportare le reciproche essenze e la limitatezza della conversazione, si separarono gli uni dagli altri con forza selvaggia.

Pagina 406 | Pos. 6211-14

La stragrande maggioranza degli umani riesce a operare su un solo livello conscio, oltre che su un paio di livelli più o meno inconsci che agiscono magmaticamente nel profondo. Mettiamola così: io potrei leggere un libro con quattro storie differenti stampate una sull’altra, e registrarle tutte con un solo passaggio degli occhi. Per voi invece sono costretto a ricorrere a note a piè di pagina.

Pagina 177 | Pos. 2704-5

L’utukku fece per andarsene, ma chissà come un pensiero solitario riuscì ad affiorare nel deserto della sua mente.

Pagina 177 | Pos. 2714-15

nella mia testa si affollarono una serie di repliche insolenti, ma le ricacciai indietro con qualche difficoltà e rimasi zitto.

Pagina 178 | Pos. 2728-32

Era più rotondo che mai, ma zoppicava che era un piacere, come se gli facesse male ogni muscolo. Fui lieto di vedere anche che il suo bastone da passeggio sparaplasma era stato sostituito da un paio di comunissime stampelle. Sembrava che dalla sua faccia si fosse appena alzato un elefante, e avrei scommesso che il monocolo aveva del nastro adesivo sulla montatura. Aveva un occhio nero e chiuso. Mi concessi un sorriso. Nonostante la situazione, nella vita c’era ancora qualcosa di cui gioire.

Pagina 200 | Pos. 3055-56

Mettete uno scarabeo grande più o meno come una scatola di fiammiferi contro un leviatano dalla testa di toro alto quattro metri e armato di una lancia d’argento, e non vi aspetterete certo di vedere una grande lotta.

Pagina 233 | Pos. 3572-74

«Sappiate che ho devotamente obbedito ai comandi ricevuti. Ho spiato Lovelace. Ho indagato sui segreti dell’Amuleto. Ho rischiato tutto per voi, o padrone. E il responso è…» qui adottò un tono più consueto, sardonico: «… che sei un idiota!

Pagina 234 | Pos. 3581

Scappare è una buona cosa, quando è in gioco la tua pelle.

Pagina 248 | Pos. 3789-90

Nathaniel sentì una nuova voce, acuta e tremante, intromettersi nella conversazione. Era la sua.

Pagina 250 | Pos. 3831-32

«Sono quasi molto colpito.

Pagina 267 | Pos. 4085-86

«Là fuori c’è un mondo di possibilità! E sono tutte meglio che essere un mago morto».

Pagina 301 | Pos. 4611-12

Ho visto ghiacciai che avanzavano più veloci di quel treno

Pagina 418 | Pos. 6401-2

Sono bravi lavoratori, purché non sentano il suono delle campane di chiesa, nel qual caso fanno cadere l’attrezzo che hanno in mano e si sbriciolano in polvere.

Pagina 390 | Pos. 5975-76

«Non credi di aver già fatto tanto da bastare per il resto della tua vita? Pensaci: due maghi assetati di potere ammazzati e un centinaio di maghi assetati di potere salvati… Sei un eroe».

L’amuleto di Samarcanda: giudizio finale

Questo primo capitolo della Trilogia di Bartimeus ha tutto quello che serve per avere successo: è brillante, ha una trama interessante e originale e personaggi ben delineati. tuttavia – come potete vedere dal numero risicato di citazioni, considerato il numero di pagine – è mancato di quella che bellezza del linguaggio che per me non è un valore inferiore agli altri.
L’amuleto di Samarcanda è un perfetto esemplare di quella narrativa di genere che – a mio modo di vedere – strizza un po’ troppo l’occhio al mercato. Regole seguite tutte alla perfezione, senza uno sbaglio, nulla di fuori posto. Non voglio dire che ci sia qualcosa di male in tutto ciò, la letteratura che cerco io però dovrebbe essere capace di osare qualcosa di più.